mercoledì 24 gennaio 2007

Liberalizzazione dei carburanti

In Italia da decenni si discute delle liberalizzazione della rete dei carburanti, aprendo impianti anche nei centri commerciali, eliminando i piccoli chioschi, o punti vendita con erogati considerati minimi. La volontà del governo è quella di favorire la falsa idea della concorrenza tra gestori, quando è accertato da una sentenza del 8 giugno 2000 che le maggiori compagnie petrolifere italiane avevano formato un cartello[1], e in questi giorni la storia si ripete, partendo nuovamente da zero con la nuova indagine avviata dall’antitrust che ha accusato nove compagnie petrolifere d’aver dato vita ad un cartello sui prezzi consigliati ai gestori[2]
Il consumatore non è un idiota che non si accorge della realtà. Basta che getti lo sguardo sui pannelli espositori dei prezzi per rendersi conto che a parole tutto dovrebbe cambiare, ma nei fatti tutto rimane uguale.
Si può concordare con il governo che ci sia u un sistema distributivo che perde benzina come un’autocisterna bucata, che a differenza degli altri paesi europei, in Italia gli orari sono regolamentati, mentre all’estero sono liberi, con orari d’apertura di 24 ore, impossibile nel Bel Paese, vista la grande quantità di piccoli punti vendita, spesso a gestione familiare.
Con la presunta liberalizzazione si vorrebbe far passare l’idea che ci sarebbe un abbassamento dei prezzi di circa dieci centesimi, cosa che non avverrà. perché già anni fa, quando si è passati dal prezzo imposto, al prezzo consigliato, non avvennero le sbandierate diminuzioni auspicate dal governo, al contrario, Infatti, se l’utente fa attenzione, noterà che i prezzi dei carburanti aumentano in occasione delle feste comandate e ferie, indice che quando i grandi flussi di traffico aumentano, le compagnie in primis sono le prime a fare la cresta sul prezzo consigliato, mentre la logica dei grandi numeri vorrebbe che quando l’erogato aumenta, i prezzi debbano seppur di poco scendere.
Ci sono altri fattori che inducono al pessimismo, e tra i tanti emerge anche il fatto che quando il petrolio schizza verso l’alto, l’adeguamento è automatico e immediato, mentre quando scende, i prezzi alla pompa (consigliati dalle compagnie petrolifere) non sono adeguati prontamente, anzi spesso ci vogliono mesi perché ciò avvenga.
Va ricordato che nel prezzo alla pompa attuale gravano ancora una tantum, partendo dalla prima mai rimossa dovuta alla guerra d’Abissinia del 1935, fino all’ultima del 2004, che aveva come scusante il rinnovo degli autobus inquinanti, che stando ai conti aggiornati al 21 agosto 205, parli a 25 centesimi di euro, o lire 485.90 delle vecchie lire.[3]
Le proposte di liberalizzazione fatte dal governo, oltre che essere inutili, sono demagogiche, fatte per nascondere ai consumatori, che l’automobilista è un pollo da spennare, una gallina a cui torcere lentamente il collo lentamente, perché lo Stato non vuole rinunciare al 60% delle tasse che gravano sui carburanti, dove tra l’altro si registra una doppia imposizione delle tasse, una tassa sulla tassa: è calcolata l’I.V.A. sull’imposta di fabbricazione.
Per aggiungere confusione a confusione,si vuole spacciare per trasparenza nei confronti dei consumatori l’eliminazione della pubblicazione quotidiana dei prezzi consigliati da ogni società petrolifera che determina condizioni di trasparenza del mercato utili solo alle società petrolifere, togliendo all’utente la possibilità di tenere sottocontrollo anche tramite la rete[4] i prezzi ufficiali.
Se il governo vuole libera concorrenza non a parole, aumenti la vigilanza sulle compagnie petrolifere, abroghi le una tantum che gravano sui carburanti, faccia sgravi sui carburanti per restituire in minima parte quanto per decenni è stato spillato dalle tasche degli utenti, imponga alle compagnie di sospendere campagne pubblicitarie, raccolte punti e amenità varie, reclamizzate a suon di euro sulle tv nazionali e locali, i cui costi si scaricano sul prezzo finale. Gli utenti hanno dei sistemi difensivi nelle loro mani da usare con intelligenza e oculatezza, ricordandosi che sono loro che detengono il portafoglio, e non farsi abbagliare da campagne pubblicitarie, non fare raccolte punti o bollini (i premi spesso arrivano dopo mesi d’attesa, e non sempre sono quelli voluti), evitino per quanto possibile le stazioni di servizio autostradali (i prezzi sono più alti e non sempre commisurati alla qualità dei servizi) controlli che il prezzo esposto sia lo stesso della colonnina erogatrice, controlli che il benzinaio introduca effettivamente quanto richiesto (varrebbe la buona norma di scendere e osservare di persona, o posizionarsi con il finestrino in modo da poter vedere la colonnina erogatrice).
È certo però, che nonostante le belle parole, tutto rimarrà inalterato, non importa che i gestori abbiano minacciato due giorni di sciopero, a volte sono scioperi annunciati, ma poi revocati pochi minuti prima della chiusura serale, intanto i cittadini hanno fatto la fila per riempire i serbatoi, con gaudio (e rischio rapine) dei gestori, ma soprattutto delle compagnie petrolifere, che sanno che pochi giorni prima dello sciopero i gestori riempiono le cisterne, anticipando il carburante che acquisterebbero in due o più settimane, in una settimana sola, facendo scucire agli utenti che fanno il pieno, euro che spesso spalmerebbero in una o due settimane, ma che il panico da sciopero porta inopinatamente a fare, scrivere in massa ai marchi petroliferi (compagnie) pretendendo che i prezzi si abbassino con la stessa repentina velocità con cui si alzano.
Nota di storia: dopo i vari ricorsi delle compagnie petrolifere, arrivate fino al Consiglio di Stato, la decisione definitiva fu: multa annullata[5], nessuno ha pagato, il cartello non c’è stato, ed ora si riparte come Sisfo, nuovamente da capo.

Marco Bazzato
24.01.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/
[1] faib.it/antitrust_8giu00.htm
[2] repubblica.it/2007/01/sezioni/economia/benzina-libera/benzina-antitrust/benzina-antitrust.html
[3] corriere.it/Primo_Piano/Economia/2005/08_Agosto/20/benzina.shtml
[4] kataweb.it/utility/benzina/intro.html
[5] corriere.it/Primo_Piano/Economia/2005/08_Agosto/20/benzina.shtml