lunedì 19 marzo 2012

Festa del papà. Auguri!

Oggi sarebbe la festa del papà, e si coglie l’occasione per fare gli auguri a tutti papà del mondo, indipendentemente da razza, nazionalità e religione.

Non tutti li meritano, la stragrande maggioranza sì’, ma esiste un esigua un’esigua minoranza una razza infame, volgari distributori di sperma dentro l’utero femminile, che non  meritano d’essere chiamati “papà, ma “p e/o l – adri” per come sono stati, per come sono tuttora e per come saranno forse fino alla morte, se la ragione non li coglie prima.

 “P e/o l – adri”: persone abiette e senza onore.  Che la morte li colga tra mille sofferenze e patimenti. I “p e/o l – adri” esistono, sono in mezzo a noi.

 Lupi travestiti da agnelli, sorridenti e infidi come serpenti a sonagli. I “p – e/o l – adri” non hanno nazionalità, colore, professione, mestiere.

Potrebbero essere artigiani, pensionati, che per tutta la vita hanno fatto i meccanici di uno sperduto paese dell’Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Professori universitari, medici, dentisti, dipendenti della Pubblica Amministrazione, carrozzieri, idraulici, imbianchini o spazzini…

Una cosa li accumuna: la menzogna e la vigliaccheria, una codardia endemica che li porta a guardare la povere in casa d’altri, mentre nella propria sono sommersi dal letame, a loro dire profumato, dove fanno vivere la moglie e crescere i figli.

Sono quei “p – e/o l – adri” dall’animo fetido, dalla psiche marcia fino al midollo, nati in miseria e/o in ricchezza, cresciuti derubando ai figli e alle figlie, picchiando, alzando le mani.

 Figure mendaci che odiavano la menzogna, ma che hanno passato la loro esistenza a mentire, a rubare al prossimo, allo Stato, al Comune di residenza, ai clienti o agli utenti che si recavano presso i loro uffici sfarzosi, pieni di nequizie e aberrazioni, ipocriti che purificate l’esterno del bicchiere e il piatto, mentre all’interno è pieno di rapina e intemperanza.

“P – e/o l – adri” biologici, forse, che si definiscono tali, perché hanno la presunzione d’essere genitore dei figli della moglie con cui hanno convissuto una vita.

 Miseri donatori di sperma, che dopo aver schizzato il seme, hanno abiurato l’onore, la dignità. Apostati dell’amore, che si trincerano dietro la legge quando fa comodo, dimenticando la legge morale. Quella moralità che avevano l’ardire di insegnare ad altri, gonfiandosi il petto, elargendo sorrisi smaglianti e smargiassi, in un sala di teatro, con il microfono in mano, tessendo lodi all’oratore invitato, che per anni avevano odiato e insultato in famiglia, perché svolgeva diligentemente il proprio lavoro.

“P– e/o l – adri” ipocriti, che quando le verità e le meschinità salgono a galla, e vengono dette dai figli o dalle figlie fuggono come cani con la coda tra le gambe, latrando furiosi come se gli fossero stati pestati i testicoli.

“P – e/o l – adri” senza dignità, senza pudore, spudorati che dovrebbero sotterrarsi per la vergogna. “P – e/o l – adri” che ammazzano il figlio in mille modi diversi, aventi le mani apparentemente linde, ma l’anima lorda di sangue innocente.

“P – e/o l –  adri” che taglieggiano, rubano, estorcono, corrompono Pubblici Ufficiali per il benessere della loro progenie eletta, che architettano assieme ai figli preferiti e a mogli attaccate alla mammella dei mariti, metodi apparentemente legali per costruirsi abitazioni, in spregio agli accordi da loro stessi firmati con la Pubblica Amministrazione, corrompendo, pagando bustarelle o facendo regalie ai Pubblici Ufficiali che dovrebbero vigilare, ma che preferiscono voltare il capo, con la tasca gonfia di denaro sonante, dall’altra parte.

“P – e/o l –  adri” che corrompono sindaci delle vecchie amministrazioni, oggi appollaiati in altri scranni, ma che tacciono, perché complici omertosi.

“P – e/o l – adri”che hanno dimenticato, se mai l’hanno avuta quell’onesta che insegnavano e pretendevano dai figli, ma che poi hanno disatteso completamente.

“P – e/o l –  adri” da primo banco in chiesa, che vanno a prendere l’eucarestia ogni domenica, dopo essersi alzati dai primi banchi, attraversano la navata, mostrando contrizione.

Ai veri papà, tutti i miei più vividi auguri di cuore…

Marco Bazzato
19.03.2012

martedì 13 marzo 2012

Homs – Siria – trovati oltre 50 cadaveri

Non c’è che dire, un regista non avrebbe potuto far di meglio, anzi, con tutta la buona volontà, il cinema splatter a fatica riesce ad avvicinarsi alla realtà. Sfortunatamente no, non  sa rendere al meglio l’orrore in un massacro cinematografico, i corpi bruciati e straziati dei bambini, in quanto la settima arte è “costretta” ad utilizzare pupazzi in lattice, anziché vera carme umana morta.

Per “fortuna” esiste la Siria e centinaia di orrori dimenticati sparsi per il mondo, ma soprattutto, per fortuna, “esiste” l’inedia e la vigliaccheria del mondo civilizzato. Già, perché in Siria si sta andando oltre al naturale scontro tra potere dittatoriale e opposizione, al giusto desiderio di immobilismo o di cambiamento da parte dei ribelli.

E i media italiani, tv in primis, mettono la testa sotto la sabbia, decidendo di non mandare in onda le immagini nude e crude della mattanza, per non turbare il desco serale degli spettatori – potrebbe causare un ulteriore contrazione dei consumi alimentari, danneggiando anche i centri fitness –  ipocriti. E dietro a tutto questo anche la politica italiana, in prima linea contro Gheddafi, dove in Libia continuano a massacrarsi, ma i contratti con l’Eni sono salvi, cosa importa? La politica italiana, la politica dei diritti umani, di destra o di sinistra, sono entrambi la stessa zuppa andata a male, taccino. Hanno troppo a cui pensare, devono spartirsi il Paese con la nuova legge elettorale, perché soffermarsi a fare commenti duri contro il massacro dei civili siriani – donne, vecchi e bambini? Non sono prerogative della politica del nostro Pese, vista l’esiguità degli scambi commerciali, quindi che crepino tutti. interviste fatte a siriani residenti in Italia, come al tempo della guerra in Libia e il conseguente assassinio di Gheddafi? Zero. Chi se ne fotte.

I video che circolano in rete son oda vedere, dal primo all’ultimo e andrebbero trasmessi integralmente nelle ore di maggior audience, nei programmi pomeridiani, nei programmi per bambini, in modo che i piccoli viziati occidentali capissero che esiste un mondo disumano, un mondo dove un neonato può essere sgozzato, dove una donna, una madre, può essere ridotta a brandelli, un mondo dove il cadavere di bambino di pochi anni ha il corpo rigonfio ed è bruciato dal fuoco. Ma si preferisce non vedere, si preferisce fingere che questo, quando fa comodo alla politica, sia un problema che non compete la coscienza dei cosiddetti Paesi civili e dei loro cittadini.

L’evoluta civiltà occidentale…balle. Bisognerebbe dire l’ipocrita e pseudo evoluta civiltà occidentale, che nasconde i massacri commessi sotto lo zerbino, nasconde i cadaveri degli innocenti, rendendosi complice, tramite anche l’assenza di immagini crude, della crudeltà dei carnefici.

L’occidente non ha scuse innanzi a questo silenzio, che va in piazza a protestare a comando quando i partiti politici schioccano le dita della propaganda mediatica, che emette inviti per il gran valzer dell’ipocrisia, solo quando ci sono interessi economici da salvaguardare, altrimenti tace indifferente.

La cosa peggiore è che il cittadino comune, se vuole avere il “piacere” di godersi quanto l’essere umano può essere “superiore” alle bestie, indignandosi per quanto accade nel mondo, non può vedere la  “real death in tv”, no, il cittadino comune, l’anziano, la donna, il bambino sono costretti ad andarseli a cercare in rete, facendo salti da un sito italiano all’altro, nella “speranza” di vedere gli “attori splatter” all’opera su carne morta, perché i media, almeno quelli italiani, hanno abdicato al loro ruolo di servizi pubblico, per addormentare le coscienze del parco buoi, utile al momento delle elezioni..e poi da rincitrullire con idiozie.

Marco Bazzato
13.03.2012

http://marco-bazzato.blogspot.com/

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/siria-massacro-homs-regime-uccide-donne-bambini/196714/

http://www.youtube.com/watch?v=pGXaEnjNubg&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=HWdom8Feqg0&feature=related

giovedì 8 marzo 2012

Marò arrestati. E se gli indiani avessero ragione?

Non accennano a placcarsi le schermaglie politico-diplomatico-giudiziarie tra Italia e India, in seguito all’uccisione da parte di due marò del battaglione San Marco, imbarcati sulla petroliera napoletana "Enrica Leixe" (1), che avrebbero, il condizionale è d’obbligo, aperto il fuoco contro una barca di pescatori, uccidendo due pescatori.

L’evento sarebbe avvenuto a più di trenta miglia dalle coste indiane, quindi a rigor di Trattati internazionali in acque  extraterritoriali, in mare aperto.

Stando ai resoconti dei media italiani, il reato commesso sarebbe di pertinenza dell’Italia, e l’arresto ora in essere, sarebbe una palese violazione dei Trattati internazionali e del mandato Onu. I nostri media lamentano che la petroliera, non doveva attraccare nel porto indiano, ma il capitano, a differenza dei militari, risponde all’armatore, mentre i militari rispondono alla loro catena di comando, che aveva sconsigliato l’approdo, ma non aveva nessun diritto legale d’impedire al capitano, non essendo sottoposto a leggi militari, obbligato ad obbedire  agli ordini impartiti dalle autorità indiane.

Ora, stando a quanto riportano i quotidiani, i militari italiani godrebbero dell’immunità, in quanto operavano tecnicamente sotto l’egida Onu. Ma a ben vedere la presenza dei militi a bordo fa parte di un accordo tra Forze Armate e armatori, che per motivi di sicurezza possono richiedere la presenza di militari a bordo. (2), che “conferisce al comandante di ciascun nucleo la responsabilità esclusiva dell’attività di contrasto militare alla pirateria, ed attribuisce in capo a quest’ultimo e al personale da esso dipendente la funzione, rispettivamente, di ufficiale e di agente di polizia giudiziaria limitatamente ai reati di «pirateria» e «nave sospetta di pirateria”.

 Il punto è questo: sospetta pirateria, con le responsabilità che sono attribuite alla funzione  di ufficiale e di agente di polizia, limitatamente ai reati di pirateria.

Dalle immagini che giungono in Italia, sembrerebbe che il fuco sia partito verso una barca di pescatori, ma sarà la perizia balistica indiana che dovrà stabilire se i colpi sono stati sparati dai due marò. A detta di molti sembrerebbe che sussistano delle discrepanze temporali.  Il punto principale è anche un latro, ossia se l’imbarcazione a cui è stato aperto il fuoco è oltre ogni ragionevole dubbio è una barca di pescatori, senza alcun legame con la pirateria, i militari per eccesso di legittima difesa, seppur con l’attenuante del sospetto, potrebbero essere andati oltre il mandato come forze di sicurezza militari a bordo di una petroliera civile.  Da qui l’ordine, rispettato dal capitano, di dirigersi verso il porto indicato dalle autorità, che hanno provveduto, chiedendo il permesso di salire a bordo di una nave battente bandiera italiana, al fermo di polizia giudiziaria dei militari che avrebbero, ma sarà la magistratura indiana a stabilirlo, se sono stati loro a sparare, andando oltre il mandato ricevuto e agli accordi vigenti tra armatore e Marna Militare italiana a cui i marò fanno riferimento.

Anche se fa pensare a un’anomalia il fatto che le autorità diplomatiche abbiano chiesto un incontro con le famiglie, anche allo scopo di offrire dei risarcimenti in denaro ai famigliari delle vittime. (3) – (4) È strano che ancora prima di un dibattimento si voglia giungere a un accordo extragiudiziario. Di prassi i risarcimenti vengono imposti dai giudici  ai colpevoli, a favore della vittime, dopo aver emesso una sentenza di colpevolezza.

Spesso si fa il parallelismo con la Strage del Cermis  (5), dove la politica italiana afferma che i due marò godrebbero dell’immunità (6).  Ma se secondo quanto sostiene la magistratura indiana non si fosse trattato di pirati, seppur sospetti, agli occhi dei militari italiani,  una volta a terra, potrebbero essere obbligati, come sembra stia succedendo, a rispondere alla magistratura di quel Paese, in quanto stando ad un interpretazione estensiva del diritto indiano, sembrerebbe che un reato commesso in una barca indiana, anche al di fuori dalle acque internazionali, sarebbe di competenza di quel Paese. Per fare un parallelismo, spesso la giustizia americana compie azioni di polizia anche fuori dai confini nazionali.

Non si può nemmeno parlare di parallelismi tra la strage del Cermis e quanto è avvenuto nelle acque extraterritoriali dell’oceano indiano, perché gli italiani hanno fatto mettere sotto sequestro l’aereo che aveva causato la strage, seppur si trovasse all’interno di un istallazione della Nato e i i pubblici ministeri italiani richiesero di processare i quattro marine in Italia, ma il giudice per le indagini preliminari di Trento ritenne che, in forza della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo statuto dei militari NATO, la giurisdizione sul caso dovesse riconoscersi alla giustizia militare statunitense”.

 Ma fu un giudice italiano a stabilirlo. Lo stesso dovrebbe appurarlo un giudice indiano, dopo aver visionato i carteggi e aver interpretato i Trattati Internazionali, ma dove anche la magistratura, essendo un organo indipendente dagli altri poteri dello Stato, non dovrebbe subire alcun tipo di pressioni politiche interne e/o internazionali di sorta.

L’Italia non può indignarsi per i sentimenti anti italiani presenti in questi giorni in India.  Sono espressioni “normali” e naturali, fomentante anche dalle forze politiche che hanno bisogno d’avere casse di risonanza in termini di elettorato e di aggregazione, contro un ipotetico comune nemico.

 Non si può aver dimenticato a riguardo la Strage del Cermis, che nel nostro Paese, in concomitanza con le varie fasi dell’inchiesta (7)  si sono tenute manifestazioni antiamericane , o come quelle accadute nel 2007 (8), antirumene.

Indignarsi per quanto altri fanno a “casa loro”, quando in “casa propria” le cose si svolgono, con motivazioni più meno diverse, manifestazioni analoghe, odora di antistoica ipocrisia giornalistico-populistica.

Come non va dimenticato che alla fine con la strage del Cerms, il Ministero della Difesa non paga:Conscio delle gravissime responsabilità dei piloti americani, il Congresso degli Stati Uniti si è affrettato ad approvare un indennizzo di 20 milioni di dollari a favore del comune e della provincia di Cavalese, nonché della società che gestiva la funivia, utti gravemente danneggiati, il 3 febbraio 1998, dalla strage del Cermis, provocata da un aereo della marina militare degli USA che uccise 20 persone. Ma, per motivi oscuri, il ministero della Difesa italiano, che quell’indennizzo ha già ricevuto da tempo, si rifiuta di farli giungere a destinazione. E così alla provincia autonoma di Trento non è rimasto altro che citare il ministero in Tribunale. Per la strage del Cermis gli USA hanno già versato, questa volta direttamente, due milioni di dollari ai familiari di ogni vittima. (9)

La politica italiana, attraverso la rappresentanza diplomatica e consolare ha il diritto-dovere di tutelare i due militari italiani, però come accade in ogni indagine giudiziaria, l’Italia deve attendere che la Giustizia, nel rispetto di tutte le leggi internazionali e Trattati, compresi i bilaterali, faccia il suo corso, senza mettere fretta alla giustizia indiana, intervenendo nel limite e nel rispetto delle relative competenze, tramite gli organismi preposti, alla soluzione del caso giudiziario, lasciando che la legge faccia il suo corso, vigilando superpartes affinché si trovi, attraverso la Giustizia, nelle sedi competenti, Giustizia e Verità processuale, non soggettiva per l’una o per l’altra parte, ma oggettiva, in modo che le responsabilità vengano accertate oltre ogni ragionevole dubbio, nel nome delle vittime innocenti di questo tragico evento, al pari della vittime innocenti della strage del Cermis, hanno perso la vita.

Se l’Italia dovesse lamentarsi per la lentezza del sistema giudiziario italiano dovrebbe ricordarsi il caso di Meredith Kercher (10), dove la famiglia attende ancora giustizia, con un cittadino italiano, Raffaele Sollecito, e una cittadina americana, Amanda Knox,  assolti per non aver commesso il fatto,  dopo quasi quattro anni di detenzione (11), L’Italia e gli italiani potrebbero indignarsi solo se il sistema  giudiziario italiano fosse realmente migliore e più rapido di quello indiano…
Ma visti i precedenti.
In ogni caso ai due Marò del Battaglione San Marco va la solidarietà e la presunzione d’innocenza fino a prova contraria, da accertarsi nelle sedi opportune.

Marco Bazzato
08.03.2012




martedì 6 marzo 2012

Lucio Dalla: le polemiche post mortem causate dal Vaticano


L’improvvisa scomparsa di Lucio Dalla, morto d’infarto in Svizzera e sepolto il giorno del suo compleanno nella natia Bologna, continua a mietere polemiche, con il Vaticano chiuso ella trincea dei propri errori dottrinali, in spregio delle norme più elementari del Codice di Diritto Canonico, delle Sacre Scritture del Nuovo Testamento e del Catechismo della Chiesa Cattolica.

La Chiesa, il Vaticano, non dovevano concedere il funerali religiosi al cantante scomparso. La lobby omosessuale, checché ne dicano i porporati c’entrano come i cavoli a merenda, con questo scivolone, circa il Magistero calpestato della Chiesa.

Tutti sapevano dell’omosessualità di Lucio Dalla. Affari suoi si dirà! Affari che competono alla sua sfera privata. Giustissimo.

 Ma…Ma esisteste un ma. Se tutti sapevano e costui era vicino alla Chiesa in quanto si professava credente e praticante, strano ossimoro, visto che la Chiesa chiede agli omosessuali di vivere la propria condizione in astinenza, evitando le tentazioni e le congiunzioni carnali con un esponente dello stesso sesso, la Chiesa non poteva non sapere della condizione di ambiguità in cui l’uomo, non l’artista, in cui  ha vissuto per  anni.

Se la Chiesa sapeva doveva comportarsi, codice di diritto canonico alla mano, di conseguenza. Se non sapeva doveva informarsi, non fare lo struzzo, mettendo la testa sotto la sabbia, aggrappandosi, come abitudine sugli specchi della demagogia puerile e lavamani, emulando Ponzio Pilato.

Con tutto il rispetto per il dolore umano di Marco Alemanno, la Chiesa non doveva permettergli di salire sul pulpito a leggere quel messaggio, perché così lo Stato città del Vaticano, da cui il vescovado dipende, è andato contro le sue millenarie regole, codici e codicilli.

Nel Nuovo Testamento sta scritto: Romani 1,26-27: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni verso gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento».

Così come  ne I Corinti 6,9-10: «[...] Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati (malakoi — Vulg. molles), né sodomiti (arsenokoitai — Vulg. masculorum concubinatores), né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio».

Lo stesso dicasi per  Timoteo 1,9-10: «[...] sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli [...] per i pervertiti (arsenokoitai — Vulg. masculorum concubinatores) [...] e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina».

La Chiesa con queste esequie religiose ha dimostrato la sua ambiguità interpretativa, quando fa comodo.

Questa non può ridurre allo stato laicale preti considerati scomodi che vanno contro la dottrina ufficiale (1), quando si tratta di dare gli stessi diritti religiosi agli omosessuali cattolici, comportandosi in antitesi con gli insegnamenti dei vari Pontefici che si sono scagliati contro il relativismo della società moderna, ma, per fare cassa – leggesi diritti televisivi e offerte – disattendere le regole  che  si è data nel corso di quasi duemila anni.

Tra le altre cose, suona come una vera e propria presa in giro la frase pronunciata da padre Bernardo Boschi, dove a suo dire: «La Chiesa condanna il peccato e non i peccatori.» A costui sarebbe consigliato un ritiro spirituale e una lettura attenta della Bibbia, per tornare in Comunione con le Sacre Scritture.

Gli italiani non hanno dimenticato il caso Piergiorgio Welby, che ha scelto liberamente di morire dopo una lunghissima malattia. Spiegazione ufficiale del Vicariato romano per non svolgere le esequie religiose? Per evitare l’esposizione mediatica. (2) .Per Welby il principio (ballerino) di distinzione tra peccato e peccatore non valeva – , anzi la Chiesa nel suo caso si arroccata il diritto di condannare, prima del Giudizio Finale, peccato e peccatore, invece d’affidarlo, come da prassi liturgica delle esequie, usando una delle una delle invocazioni che recita: (3)

Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
ascolta la nostra preghiera per; il fratello N.,
perdona le sue colpe e concedigli il riposo eterno
nella beata pace della tua dimora,
in compagnia dei tuoi santi.
Fa' che dall'oscurità della morte
passi allo splendore della tua luce,
e viva per sempre con te nella gloria del tuo regno.
Per Cristo nostro Signore.

Facendo due paragoni tra un essere umano famoso che dalla vita ha avuto tutto – Lucio Dalla – e un “signor nessuno”, Piergiorgio Welby, che ha cercato una morte dignitosa, dopo una vita fatta all’insegna dello stesso Calvario e della stessa Passione Cristica, dove Welby e Cristo si sono consegnanti volontariamente alla morte – che sia suicidio anche quello di Cristo? Probabilmente sì, ma la Chiesa lo negherà sempre – con il Cristo che ha sopportato “solo” il peso della flagellazione, la corona di spine, e i chiodi sulle mani e sui piedi, le pene della crocifissione, per un totale di non più di 36 ore,  che paragonati ad una lenta e costante agonia di Welby, il cattolicesimo Vaticano, ha scelto l’edonismo e l’apparire di un cantante,  rispetto alla ricerca del diritto di morie dignitosamente di un essere umano, condannato  a prescindere dalla Chiesa, che si è arroccata il diritto del Giudizio Finale, con il Catechismo della Chiesa Cattolica, che espressamente recita:  Gravi disturbi psichici, l'angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida, .(4)seconda parte del codice 2282.
 Ma la Chiesa nel caso Welby non ha concesso alcun tipo di attenuante terrena – funerale negato – ma,spiritualmente parlando, il comportamento privato del cantante, che secondo la religione non poteva sfuggire all’onnipresenza di Dio, era ben conosciuto e condannato, secondo le Sacre Scritture dallo Stesso Dio, ma il Vaticano ha ignorato bellamente anche il 6° Comandamento: Non commettere atti impuri. (5).
Appare chiaro che facendo un’analisi comparativa di due eventi apparentemente scollegati, ci si trova innanzi ad un mondo ecclesiastico che non conosce, non solo l’ABC della religione che va a predicare, ma dimostra una compassione a corrente alternata, viziata da un relativismo commerciale, in spregio alla cacciata dei Mercanti dal Tempio –  Luca a19, 45-46, (6) dallo Sterco di Satana.


Con questo giudizio arbitrario, il Vaticano, la Chiesa ha sconfessato anche il Primato di Pietro e quanto detto da Gesù Cristo e presente nel Vangelo di Matteo 16, 18 “ E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. (7) e la tradizione religiosa dell’omofobia presente nell’ordinamento dell’ex Stato Pontificio, ora  Stato Città del Vaticano, che si rifà alle Sacre Scritture, ignorate per esigenze edonistiche, d’immagine, dettato dal guadagno economico e dalla speranza di fare proselitismo religioso e/o apostolato. Dipende dal punto di vista.

Se la Chiesa deve arrabbiarsi deve prendersela con le proprie omissioni e le interpretazioni capziose, di comodo, ma non accanirsi, dopo che è passata all’incasso, con le associazioni gay.

Come dice un proverbio “Chi è causa del suo male pianga se stesso”

 La Chiesa ha dato spazio al coming out non espressamente affermato, ma non negato, dell’amico di Lucio Dalla, Marco Alemanno, con il conseguente outing post mortem del cantante, che non ha potuto smentire le parole pronunciate in pubblico.

Marco Bazzato
06.03.2012

(7)  http://www.unionecatechisti.it/testi/bibbia/nuovotest/vangeliat/Matteo/Matteo16.htm

venerdì 2 marzo 2012

La Harlan “libera” le 900 scimmie da laboratorio

Sembrerebbe che stia andando verso una tragica conclusione, per la legalità nel nostro Paese, ostaggio di fronde radicali animaliste, la triste vicenda della Harlan, azienda internazionale che fornisce servizi a laboratori di ricerca, università pubbliche e private.

È assurdo in un Paese che ha la pretesa di dirsi civile che dei “terroristi!, in altro modo on si possono definire, vadano a danneggiare un’azienda, che stando ai controlli effettuati, opera nell’assoluta legalità, rispettando i protocolli per la detenzione degli animali in gabbia, in regola con le normative vigenti, circa l’ospitalità, entro i suoi spazi, di animali destinati a dei laboratori oltreconfine, dove l’azienda italiana fa da intermediario.

Le scene di “violenza urbana”, /(1) leggesi violazione della proprietà privata, invece d’essere bloccate dalle forze dell’ordine, senza che nessun politico abbia avuto il coraggio di condannare l’accaduto, anzi. Una parlamentare della Repubblica, Maria Vittoria Brambilla, invece di schierarsi per la legalità, il rispetto delle leggi attuale dello Stato italiano, fa battaglie ideologiche e morali, che fanno perdere alle imprese, vedi la Green Hill  (2) di Montichiari e la Harlan,  profitti che in parte andranno allo Stato e ai comuni  e perdite di posti di lavoro anche nella filiera si vedono accerchiate da  uno sparuto numero di reazionari che  aizzano le coscienze deboli, facendo un presunto appello alla moralità relativa, dove questi sparuti si arroccano il diritto di parlare a nome di tutti gli italiani.
 
L’Italia sta toccando il fondo per quanto riguarda la credibilità legale circa la possibilità di fare impresa. Bastano “quattro accattoni” che gridano come animali indemoniati per rendere a miti consigli una politica arruffona senza principi, che attaccano il carro, trasformandosi  in reggipanza degli urlatori. Peccato che non accada così con la Tav in Val di Susa, lì i manganelli volano quasi come al tempo della buon anima, usati come nuovo olio di ricino, non solo contro i violo lenti, ma colpendo alla cieca i manifestanti pacifici.

La vicenda dei macachi fa capire anche all’estero quanto siano diventati macachi gli italiani. Macachi perché permettono che quattro scimmie gridino peggio di Cita, arrampicandosi e scavalcando come scimpanzé i cancelli, facendo irruzione un’azienda in regola, non si capisce in nome di quale assurdo principio.

 Per una moralità che non piace a una parlamentare, in cerca di voti alle prossime elezioni, che indirettamente spalleggiata da dei radicali della sinistra animalista, contro il capitale e la libera impresa?

 Strana moralità per una che fa parte del Popolo della Libertà e che invece di battersi affinchè imprese straniere vengano in Italia ad investire, rema contro gli interessi nazionali, per quattro beagle e due  macachi?

E gli italiani dovrebbero affidare le sorti della nazione ad nemica della scienza e del progresso, vittima della regressione oscurantista di una tribù di aborigeni animalisti?

La cosa migliore sarebbe che il governo rendesse questi allevamenti, questi luoghi di transito per gli animali destinati al nobile scopo di sacrificarsi per la ricerca scientifica, in “zone militari di interesse strategico”, come per la Val di Susa. Così nel caso di ribellioni insensate da parte dei cittadini, stando al silenzio che i partiti politici fanno, nel nome dei miliardi che ci sono in gioco, altro che credibilità europea ormai sotto i tacchi.

Gli italiani non l’hanno ancora capito, ma nel nome dell’estremismo radicale animalista il Paese sta abdicando spazi di libertà, sottratti agli umani, per essere dati immotivatamente alle razze animali diversa,ente inferiori rispetto all’Homo Sapiens Sapiens. Questo, e non verrà controbilanciato potrebbe, nel nome dell’interesse della casta animalista, potrebbe portare a vedere gli umani ingabbiati, rinchiusi in recinti, con gli animalisti che li utilizzano per la vivisezione.

Certo, sembrerebbe un ragionamento da Pianeta delle Scimmie, ma quando si deve affrontare un modo di pensare da primati, va messa in conto ogni variabile, anche la più deleteria per la specie umana.

L’animalismo è diventato il nuovo credo barbarico delle masse metropolitane sbandate eprive del senso della ragione, regrediti allo stato di sub primati, prive del rispetto della proprietà privata altrui. Masse dotate di schemi di pensiero che hanno fatto regredire i portatori di questa patologia soggetti pericolosi e aggressivi verso i loro simili, che non si adeguano al pensiero del branco.

L’amore per gli animali, viceversa è un'altra cosa. È rispetto in primo luogo per la specie animale superiore a qui l’uomo appartiene, rispetto della gerarchia naturale che ha messo l’essere umano al primo posto nella scala evolutiva, e di conseguenza rispetto per le forme specie e razze di animali inferiori rispetto all’uomo, il cui anche l’utilizzo scientifico, se permesso dalla legge e dai protocolli internazionali, ha ricadute benefiche sia sull’uomo stesso sia sulle specie inferiori, in quanto anche per curare gli animali a cui sono somministrati farmaci provenienti dalla sperimentazione su questi esseri.
 Ma gli animalisti fingono di non saperlo. A costoro e i loro amati andrebbero tolti i farmaci e cure, passate attraverso la sperimentazione clinica su cavie animali, in nome di quel principio che gli animalisti, quando fa comodo fanno assurgere a dogma di fede ideologica, ma pronti a calpestarlo quando si tratta di utilizzarli per se stessi o per i propri cari, umani e/p animali che siano.

Questa è l’ipocrisia ideologica dell’animalista radicale.

Marco Bazzato
02.03.2012


(2)   http://marco-bazzato.blogspot.com/2011/12/chiudere-green-hill-il-canile.html

martedì 28 febbraio 2012

Imu a partiti politici, Onlus e galassia No Profit? Sì grazie

Sì parte da un assunto essenziale: le Onlus “Organizzazioni non lucrative di utilità sociale”, nella maggioranza dei casi svolgono reali attività al servizio della collettività, con i volontari che si adoperano, nei ritagli del tempo libero, per il prossimo.

Ma le associazioni no profit sono un universo con all’interno galassie e nebulose che nascondono polveri sottili e buchi neri, dove il denaro “sparisce” attraverso vie diverse.

Scrive Francesco Annarumma (1):  In Italia il settore non profit è ancora privo di controlli e soprattutto risulta ancora oggi essere un fenomeno non rilevato in maniera concreta né dal punto di vista giuridico né dal punto di vista economico: almeno non come in altri paesi europei quali Svezia, Norvegia, Germania o la vicina Francia.
A causa di questo in Italia anche nel settore non profit e nella beneficenza si annida il seme della corruzione.

In molti si chiedono ma cosa ci guadagna una persona a fare il volontario,a  perdere o investire il suo tempo – denaro – nei confronti del prossimo, mettendoci anche del proprio, impegnandosi la sera, i sabati, le feste comandate e quant’altro?

Risposta: è una libera iniziativa della coscienza dell’individuo a cui va dato il massimo rispetto.

Ma si parte da un assunto:in rapporto alla popolazione volontaria italiana quanti sono quelli  che lavorano nelle “aziende commerciali “no profit a gratis, dotate di strutture organizzative complesse, che ricevono “donazioni” dal basso e dall’alto, sottoforma d finanziamenti statali, dove il tutto appare come una clessidra, con  la sabbia – il denaro – vola dal basso verso il centro e dall’alto verso il centro, quasi senza soluzione di continuità. Una specie di Schema Ponzi (2) che arricchisce chi sta al centro della “ragnatela”, ma che deprime le tasche dei volontari e dello Stato.

Quanto effettivamente va a finire in percentuale e come si impiegano gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle a esse direttamente connesse?

Ma le domande che si pongono i cittadini sono altre: perché le onlus,  inquadrate “attività commerciali no profit” debbono essere esentate dall’Imu, come sembra che debba accadere per le scuole private – denominate paritarie – così come per i partiti politici?

È ancora caldo il tema del tesoriere dello scomparso partito della Margherita, che ha “stornato”, dalle casse del partito, all’insaputa dei dirigenti la somma di quasi 13 milioni di Euro, secondo stime prudenziali.

 Ed è alla luce di queste somme di cui l’ex tesoriere si è appropriato indebitamente che nei cittadini sorge la domanda sul perché viste le somme di un ex partito omeopatico, che girano nella politica, perché per dare il buon esempio e non essere considerati una “Casta privilegiata” che non vuole rinunciare ai propri agi, al pari delle altre attività commerciali, visto che lucrano – denaro – da parte dello Stato, grazie ai rimborsi elettorali, non versano anche loro l’Imu?

Proviamo a immaginare quante sono le sedi di partito, le sezioni periferiche, palazzi, appartamenti di pregio, ville, i terreni, che essendo di proprietà sia di partiti politici o come di Associazioni – commerciali – di volontariato no profit, che annualmente, con il beneplacito delle Leggi dello Stato, fatte ancora dai partiti – e torna la clessidra con la sabbia che scende e sale verso il centro – eludono legalmente le tasse, impoverendo la nazione?

Non si può dire che un partito abbia il bilancio in pari, visti i finanziamenti che riceve, così non si può dire che un’associazione o un “impresa commerciale” no profit, se reinveste gli utili d’impresa nelle attività caratteristiche debba essere esonerata dal pagamento dell’Imu, perché anche se i bilanci, dopo le scritture di rettifica fossero in pareggio, a seguito dei reinvestimenti nell’attività, l’utile operativo reale esiste, ed in quanto tale dovrebbe, per equità sociale nei confronti delle altre attività,essere pagato alle casse comunali. Anche su questo l’Unione Europea dovrebbe aprire un istruttoria, visto che al pari della Chiesa dovrebbero essere, grazie ai risparmi ottenuti, considerati indebiti aiuti di Stato. È giusto dare le colpe al Vaticano quando lo merita, ma anche il letame andrebbe distribuito con equità, ma i grandi media tacciono in questo frangente.

Prendiamo i partiti politici (3), osservando la tabella, è evidente anche agli occhi di un demente che i partiti lucrano  dal verbo lucrare –  [vc. dotta, lat. tardo lucrare per lucrari, da lucrum ‘lucro’; av. 1306]
v. tr. (qlco.; qlco. + su)
* Ricavare utili in denaro: sono riusciti a lucrare considerevoli guadagni | Guadagnare, spec. in modo illecito o disonesto: è stato accusato di lucrare su forniture e servizi | (fig.) Lucrare le indulgenze, godere il beneficio delle indulgenze concesse dalla Chiesa cattolica. Se la lingua italiana non è scritta da babbei, anche i babbei comprendono che i partiti e associazioni e “attività commerciali” no profit – assurdismo linguistico e forzatura interpretativa leguleia, trattengono somme che dovrebbero tornare alla collettività, cosa che i partiti in primis non fanno.

Basta vedere una qualsiasi tv commerciale per rendersi conto della nuova forma di elemosina del ventunesimo secolo: l’accattonaggio televisivo da parte del No Profit che investono cifre non indifferenti in spot pubblicitari “d’alto valore sociale” anche nelle fasce di maggior ascolto, quando il costo per minuto raggiunge picchi stellari, usando immagini stucchevoli e di disperati per far leva sull’emotività dei telespettatori, invitandoli a “donare” via  Sms, per quello che è il nuovo obolo lava coscienza, il nuovo credo religioso, basato sull’utilizzo strumentale di disgraziati, spesso provenienti da paesi poveri, che forse manco sanno che i loro i loro volti sono utilizzati per raccattar denaro che forse mai vedranno in minima parte.

 Infatti chi può dire se a questi è stata fatta firmare la liberatoria per l’utilizzo dei loro volti, o se ne ricevano qualche utile dallo sfruttamento mediatico delle loro difficoltà economiche, con gli stessi contratti che vengono fatti alle  grandi star che hanno alle spalle fior d’avvocati pronti a spaccare il capello in quattro? No, probabilmente scattano una foto, due riprese fatte da un operatore e via..chi si è visto si è visto. Alla faccia della privacy, del diritto d’immagine. Ma tanto sono cittadini del terzo mondo, no? Hanno fame, sono disperati, gli basta una scodella di riso o un po’ di manioca, latte e acqua e che i diritti d’immagine in uso nei paesi ricchi può andare a farsi fottere.

Chi si ricorda del dimenticato Edoardo Costa (4), uno dei protagonisti di vivere e “terzo pino” del kolossal hollywoodiano Die Hard 4 e della sua Associazione ONLUS, la C.I.A.K. (Construction Intelligence Association Kids  (5), condannato  per truffa ai danni dei bambini africani (6), scoperto e letteralmente snudantato da Striscia la Notizia? (7)

Partendo dal presupposto che tutto sia sempre formalmente legale, rimane il fatto che il vecchio proverbio “Il pesce puzza dalla testa”, i dubbi legittimi, dovrebbe mettere in guardia i cittadini a non cadere nella facile preda del populismo  e del pianto mediatico che in questi giorni sta facendo la Chiesa, e sottobanco anche le associazioni “commerciali” no profit, spalleggiate dai partiti politici, circa il pagamento dell’Imu.

 Perché su una cosa la Chiesa potrebbe aver ragione: ossia se viene chiesto a lei e tutte le strutture a essa collegate il pagamento dell’Imu, dovuta ai rispettivi municipi, lo stesso, per spirito di equità lo si dovrebbe fare per tutta la galassia “commerciale” no profit e per i partiti politici. Ed è chiaro anche il discorso di Monti, circa il salvataggio – a termini di legge – delle scuole private di proprietà ecclesiastica, che reinvestono nell’attività caratteristica, ma la Chiesa si è fatta usare, lasciandosi usare, perché sa benissimo che ad essa è collegata un ampia galassia no profit, dove ha preferito pagare per la parte più eclatante: scuole e ospedali, lasciando intatto il sottobosco delle organizzazioni  collegate.

Lo stesso dicasi per i partiti politici che hanno al loro interno nebulose e nebulose di No profit  – formale – , cooperative comprese, che passeranno indenni le forche caudine del fisco.

 Gli italiani non hanno ancora compreso che sono stati gabbati per l’ennesima volta e che solo la parte che emerge in modo lampante inizierà a pagare:la Chiesa, anche se riuscirà a trovare delle scappatoie, lasciando intatto il restante 90% di sommerso legale che continuerà ad eludere norma di legge l’Imu, perché lo Stato lo consente.

 La cosa più rivoltante è che i sindaci di tutti i comuni d’Italia, invece di coalizzarsi, tacciono asserviti al clero e ai rispettivi partiti politici d’appartenenza, dimenticando volutamente che le casse comunali spesso sono desolatamente vuote, ma preferiscono i questi frangenti fare la  orecchie da mercanti: ossia starsene  in omertoso e complice silenzio delle politiche nazionali, regionali e provinciali, da dove dipendono le loro poltrone.

 Marco Bazzato
28.02.2012


lunedì 27 febbraio 2012

Anche gli immobili ecclesiastici devo pagare l’Imu – Nello Stato città del Vaticano si “bestemmia?”

Ormai è chiaro, le gerarchie ecclesiastiche sono abbarbicate in cesso, alle prese con attacchi di dissenteria economica da Imu – Imposta Municipale Unica. Sembrano, a leggere tutti i giornali cattolici, in primis L’avvenire e Famiglia Cristiana, “venerato” da Adriano Celentano, in preda ad un’isteria da salasso collettivo, una sorta di delirum tremens, che li porta a farneticare nei loro giornali e settimanali, come se fossero in arrivo, per il Vaticano, le sette piaghe d’Egitto.

Si vedrà se dovranno pagare, ma si nutrono dei forti dubbi al riguardo, visto il pressing che puzza da ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano, da parte degli emissari del Vaticano, anche attuato tramite i giornali a esso collegati.

Si dice, cosa oltretutto sbagliata, che l’Imu dovrebbe essere pagata da tutti i luoghi non strettamente di culto, lasciando così fuori una parte considerevole degli incassi che arrivano – in nero – alle chiese. Non bisogna dimenticare che l’obolo versato settimanalmente dai fedeli durante l’offertorio è esente da qualsiasi imposizione fiscale, così come matrimoni, ufficiature per i morti, battesimi, l’“affitto” della chiesa e del celebrante, che spesso vanno sotto il nome di “offerte a tariffa imposta”, e che andrebbero sottoposti a tassazione, visto che se si facessero i conti parziali di quanto ogni chiesa incassa annualmente, il monte totale, sarebbe sostanzioso, senza dimenticare le offerte di Natale, le benedizioni pasquali, il contributo per il riscaldamento, la manutenzione e via discorrendo. Soldi che entrano indirettamente nelle tasche del “Cesare Vaticano, non in quelle di Dio, che aborrisce  il denaro.

La bagarre, scatenata dai fiancheggiatori radicali del cattolicesimo militante, capeggiati da Avvenire e Famiglia Cristiana, e Celentano ci aveva visto giusto quando aveva detto che non parlano più del Paradiso, ma cose ludiche che contemplano la pecunia, in barba a Gesù Cristo che aveva scacciato i Mercanti dal Tempio – GV, 2 -13-25,  che come l’Armata Rossa dell’ex Unione Sovietica hanno puntato i cannoni mediatici contro gli ignari e ignoranti cittadini più manipolabili e timorati da Dio: gli anziani e i semianalfabeti, o affetti da analfabetismo di ritorno, i membri dell’associazione cattolica, Comunione e Liberazione, Salesiani, e altri marchi diversi che si riconoscono in uno Stato Straniero: Il Vaticano S.p.A. (1), pronti ad “aggredire” sottilmente il governo e gli italiani con piagnistei e pianti di miseria eterna, anatemi sussurrati o palesati pubblicamente, pur di non pagare l’obolo dovuto al Cesare Secolare.

I Cannoni di Navarone vengono caricati dall’Avvenire (2), da Vatican Insider del La Stampa (3) , paventando la chiusura delle Scuole dei Salesiani.

Amen.

Dove le cosiddette scuole paritarie cattoliche sono considerate no profit, beh, se la Finanza ci facesse le pulci in profondità, vedendo se sono veramente no profit,  i cittadini avrebbero la conferma della veridicità delle affermazioni. Fino a prova contraria, vanno prese con il diritto del beneficio del dubbio.

0Dice don Alberto Zanini, segretario nazionale Salesiani:  «Il governo tecnico doveva tenere nella debita considerazione la natura non profit di una attività tecnicamente “commerciale» Beh, che questo prete in primo luogo si schiarisca le idee: o la scuola è un no profit, allora questo è un altro discorso, oppure è registrata come attività commerciale, e come tale deve pagarci, come ogni attività commerciale l’Imu, al pari del pizzicagnolo o del salumiere.

Questa sono le tipiche ambiguità ecclesiastiche: lo stare sempre con i piedi tra le due sponde di un fiume, quella Vaticana e quella dello Stato italiano, pregando la loro divinità che l’ingrasso sia sempre una cosa infinita e dovuta.

Anche se le scuole private – attività commerciali – parificate a quelle pubbliche, dovessero chiudere, si libererebbero risorse da destinare al settore pubblico, rinforzando i settori vacanti da quelle ecclesiastiche, depauperate dell’eventuale proselitismo religioso che potrebbe essere fatto al loro interno.

Il ridicolo è che tutte le gerarchie ecclesiastiche, dal pulpito delle loro prediche, quando si tratta degli altri, straparlano di bene comune, del dovere di fare sacrifici per il bene della collettività, ma poi appena quando lo Stato, come per le fasce deboli della popolazione – prive di santi in Paradiso – gli mette le mani dentro i loro malloppi, diventano più infingardi dei peggiori lobbisti e intrallazzatori, pronti a far cadere un governo, tramite i parlamentari amici, che si nascondono all’ombra della Croce, come è stato fatto per duemila anni, per continuare a mante tenere i loro privilegi e le esenzioni che reputano di diritto divino.

In una nota uscita il 27.02, (4) , riferita alle presunte scuole paritarie – private – no profit: Ai fini dell'applicazione dell'esenzione è necessario che l'attività non chiuda con un risultato superiore al pareggio economico. O che eventuali avanzi di gestione siano reinvestiti totalmente nell'attività didattica". Così si legge nel documento del 2009 (la circolare 26 gennaio numero 2, ministero delle Finanze, direzione federalismo fiscale), che dovrebbe essere la base per una futura norma più dettagliata.

Peccato che il falso in bilancio sia stato depenalizzato. Si spera che gli organismi fiscali competenti passino con la lente d’ingrandimento i bilanci di queste scuole, non a livello formale, ma in profondità.

È  da quasi duemila anni, e dal tempo dei Patti Lateranensi che il Vaticano banchetta come un avvoltoio sulle carcasse degli italiani, ingrassandosi, con i vari governi che si sono succeduti, che gli hanno fatto da zerbino, assecondandone le voglie e i ventri panciuti e satolli, ricolmi delle regalie non volute che escono dalle tasche dei cittadini.

Il concetto di “Libero Stato in Libera Chiesa” dovrebbe essere un concetto assoluto e non relativistico, dove la Chiesa e le società imprenditoriali e commerciali, anche formalmente non profit, dovrebbero camminare con le proprie gambe, senza drenare o richiedere per vie diverse da quelle della liberalità dei cittadini, di ricevere sovvenzioni o oboli versati dall’Italia a uno Stato straniero e/o alle sue consociate nel territorio della Repubblica italiana.

Marco Bazzato
27.02.2012

  
(4) http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1038337/imu-alla-chiesa-la-maggior-parte-delle-scuole-cattoliche-sara-esente.shtml

sabato 25 febbraio 2012

La sindachessa e la bandiera del “Sole degli Appennini” nell’aula consigliare


“Impresa familiare” 

Erano molti i nomi che giravano tra i suoi concittadini, i detrattori e avversari politici. Alcuni la chiamavano “Franchina”, in onore e in odore da sudore e pelo ascellare del mitico Franchino, reso immortale nel celebre “Fantozzi subisce ancora”,   che le ricopriva le auguste e cadenti mammelle, dove a detta di chi l’aveva vista in spiaggia, giungevano quasi alle cosce.

Altri chiamavano lei e il marito “La famiglia Addams” dove la sindachessa interpretava il ruolo della nonna di Gomez Addams e il marito, “capellone” fino all’inverosimile, quello di zio Fester. Altri ancora la apostrofavano lo “Scrondo” per via d un’ipotetica somiglianza con  un personaggio televisivo degli anni ’80, oppure lo “scolo”, ma non si era mai inteso quello del lavandino o come malattia venerea. Sta di fatto che era una nemica giurata del sapone, dei deodoranti antitraspirazione, dello shampoo e del dentifricio.

Lo stesso Secondo Martinelli una volta in passato, avendo avuto l’auto guasta, era stato caricato dal donnone e dentro la vecchia Fiat 128 color prugna, cosparsa di ogni Mal di Dio. Il giovane di allora, quasi respirò a fatica, tanto era il tanfo nauseabondo emanato dal corpo della donna, dal sudore e dall’alito fetido che sapeva di pantegana lasciata a imputridirsi sotto il sole d’agosto, che aveva impregnato sedili e pannelli delle porte in finta pelle e dove anche le bocchette d’areazione emettevano aria che puzzava.

Ma era fatta così, Carmela Celodurista. Aveva uno sguardo da Bos taurus, da bove castrato affettivamente e fisicamente. Di professione, prima di dedicarsi alla politica attiva e militante, faceva la donna delle pulizie.

Strano ossimoro per una in guerra con l’igiene personale.

La donna era sposata, il marito Teomondo Scorfalo, detto Geppetto, di professione falegname avvinazzato, chiamato anche “Il sega”. Non se ne sono mai capiti i motivi rendiconti. Alcuni dicevano che fosse per via degli occhiali da miope e per le ore che passava in bagno fin dall’adolescenza, sognando d’essere Super Sex che gridava “ Fix tcten tcten” nei momenti di massima orgasmica tensione interiore o quando aveva alzato il gomito a forza di rossi o bianchetti scadenti, bevuti d’un fiato nella bettola sottocasa.

Gli Scrofalo avevano una figlia, Luisella, chiamata alle spalle, dalle amiche, “Il Cefalo”, per l’alto quoziente d’intelligenza mostrato alle scuole medie, avendo ripetuto la terza media – al Don Bosco – sei volte ed essendosi diplomata per corrispondenza alla “Scuola Radio Elettra”, conseguendo il diploma di lingua italiana per stranieri, Livello A2, con il minimo dei voti, dopo aver dato l’esame sette volte, dove la madre esasperata per i risultati del frutto del suo ovulo, aveva prima supplicato e poi pagato la commissione esaminatrice perché mettessero da parte i pregiudizi e le dessero l’agognato pezzo di carta. E così avvenne.

  Fu così che la figlia alla veneranda età di trentacinque anni riuscì a trovarsi un lavoro come svuota cessi, in una stamberga di albergo, denominato “Il Pennone”, frequentato da extracomunitari di colore, dove sebbene gli ospiti fossero stranieri, laureati in patria in Medicina, psicologia, psichiatria, ma che di professione erano costretti a fare i papponi, o a spacciare droga, Luisella, riusciva a farsi intendere, non perché brava, ma perché gli ospiti, nonostante pulci, zecche, pidocchi e cessi intasati, erano dotati, rispetto a lei, di Quozienti di Intelligenza superiori al suo – e ci voleva poco –  e riuscivano a intuire cosa volesse dire con le sue frasi smozzicate in italiano, infarcite da dialettismi arcaici, in uso dai contadini del diciannovesimo secolo.

Carmela Celodurista aveva iniziato la sua attività politica pochi mesi prima del compimento del trentesimo atto d’età, il lavoro del marito, “Il sega” non andava al meglio. I tavoli, le credenze, i comò che produceva nella modesta attività imprenditoriale erano sbilenchi, con la vernice scadente passata alla meno peggio, dato che usavano pennelli quasi privi di setole e smalti scadenti. Anche le pialle lavoravano alla ben e meglio, le parti lisce sembravano bassorilievi fatti da drogati in crisi d’astinenza, eternamente storti, tanto che ogni volta doveva metterci sui piedi degli spessori per metterli in piano.

Carmela non si perdeva nessuna manifestazione, convegno, dibattito politico del partito indipendentista al quale si era iscritta. Adorava il “commendatore”, così si faceva chiamare l’anziano leader, diplomato, come la figlia Luisella, alla “Scuola Radio Elettra” come aggiustatore di Radio a Galena. Anche il “commendatore” aveva figliato, un maschio, detto “Il Sardina”, per via dello sguardo intelligentissimo. Bravissimo con i congiuntivi e con la storia d’Italia. Tant’è che pensava che Camillo Benso conte di Cavour, non fosse il nome di uno statista nato a Torino del Risorgimento italiano, ma di un Cammello, dal nobile pedigree, appartenete a un Conte della Savoia.

La donna, lentamente, a forza di banchetti nelle piazze della città, e a colpi di ascella pelosa e pezzata, era riuscita a farsi strada, prima nell’opposizione e poi, quando il vento anche a Roma era cambiato, entrando nella stanza dei bottoni come assessore alle Pubblica Istruzione, cercando di far avere alla figlia una delega per le politiche scolastiche. Operazione non riuscita perché una giornalista di un quotidiano nazionale, Giuseppa Grana, dai colleghi veniva soprannomina Rogna era andata a scartabellare negli archivi della scuola media privata, ed era riuscita ad accedere a carteggio della Scuola Radio Elettra, in quanto la madre aveva fornito una falsa laurea in lingua e letteratura italiana.

A Giuseppa che manco sapeva che Luisella fosse la figlia dell’assessore comunale, ci era venuta in contatto perché stava facendo un’inchiesta sugli alberghi in prossimità della Stazione Ferroviaria che davano alloggio a persone prive di permesso di soggiorno, anche perché la madre aveva sempre detto che la figlia laureata lavorava per degli stranieri. Quando la vide che cercava di pulire un vaso alla turca con il suo spazzolino da denti, ne notò la somiglianza.

Ma Carmela non si accontentava, voleva di più. Non gli bastava la carica di assessore comunale, mirava più in alto: in Regione. E alla fine ci riuscì.

 Sono entrate nella storia le sue interpellanze come consigliere regionale circa la dannosità di saponi, deodoranti, dentifrici e shampoo, sui pericoli che questi cagionano all’essere umano. Per questo ne aveva richiesto la proibizione in tutto il territorio regionale.

 Mozione respinta.

 Così come era entrata nella storia regionale un'altra sua trovata: l’abolizione della lingua nazionale, con il ritorno al dialetto, tramandato alle giovani generazioni per via orale. Riteneva che i libri danneggiassero l’intelletto, senza contare, come forse era accaduto al “Sega”, che la vista di parole e immagini potessero portare all’abbassamento della vista e cancellassero le sapienze antiche dei progenitori. A suo scrivere andava proibito nelle scuole l’utilizzo dell’alfabeto, ma soprattutto dei numeri perché di origine araba. Tutte le operazioni, le somme, i calcoli, le moltiplicazioni, le divisioni e via discorrendo erano cifre “infedeli”. E voleva, anche se li detestava, il ritorno alla numerazione romana.

Mozione respinta.

Alla fine Carmela Celodurista riuscì nel suo grande sogno: avere due poltrone per il suo enorme culone. Con l’aiuto scellerato dei suoi concittadini che l’avevano eletta Sindaco, guidato da una giunta dove i componenti erano bene o male gli stessi da quasi quindici anni, che si scambiavano le poltrone, come ci si scambiano mutande scheggiate di feci vecchie e panni sporchi.

Così come era arrivata alla carica di Consigliere Regionale, in forza al partito, era risuscita a diventare sindachessa utilizzando armi non convenzionali, proibite dalla Convenzione di  Ginevra e dai successivi cinque protocolli, adoperando le sue ascelle, la pelle grassa e l’alito fetido, dove i cittadini, rincitrulliti dal tanfo che emanava, l’avevano votata come se fossero stati intossicati da gas urticanti o lacrimogeni, sparati dalla Polizia, contro degli inermi che manifestavamo, perdendo la partita.

L’ultima sua trovata è stata commessa tre settimane, durante un consiglio comunale, quando nell’aula consigliare aperta al pubblico, ha esposto, oltre al tricolore, la bandiera dell’Unione Europea, il vessillo comunale, anche quella del suo partito, “Il Sole degli Appennini”

Le opposizioni e la maggioranza sono insorte e sono scoppiati tumulti. Tumulti sedati quando la donna ha sollevato le braccia al cielo, mostrando le ascelle su cui si erano formate delle stalattiti o delle treccine rasta, con gli effluvi che si sono spanti per l’aula, costringendo gli astanti a mettersi i fazzoletti sul naso, cercando di trattenere i coniati di vomito. Alcuni non ci sono riusciti e hanno inzaccherato il pavimento di spaghetti allo scoglio, cozze, capesante, vongole e rane macinate.

Era presente anche la giornalista Giuseppa Grana, la quale nonostante fosse stata abituata in passato ai tanfi dei cadaveri decomposti delle zone di guerra, non è riuscita a trattenere lo stomaco, rigettando il cotechino con le lenticchie del pranzo di Natale, che per l’occasione, sebbene espulsi da quasi due mesi, erano tornati a far sentire la loro indignazione.

Due giorni dopo un suo articolo al vetriolo riempiva quasi una pagina del quotidiano nazionale, con tanto di descrizione dei cibi rigettati e con una foto scattata con un telefonino alla sindachessa con le braccia alzate al cielo, le ascelle rasta e i capelli unti sudati che  cadevano a ciocche sul volto, con tanto di forfora, che sembrava la striscia irregolare di una pista di cocaina.

Fu la notizia del Tg Rai delle 20.00, ma anche il Tg3 nell’edizione regionale delle 19.30 ne diede ampio risalto. Lo stesso fece la BBC, l’Abc e Al Jazeera. La tv satellitare del Quatar, anche nella versione inglese, che con dovizia di particolari, il giornalista parlava delle armi non convenzionali utilizzate per rendere a miti consigli gli insorti, poi stramazzati a terra.

Ma la giornalista non si era limitata al semplice articolo. Il mattino seguente, ancora prima di mettersi al lavoro, aveva inviato un pacchetto via Ups al Prefetto, sapendo quale sarebbe stata la sua reazione.

Il Prefetto ancora ufficialmente ignaro dell’accaduto alla vista del plico e del contenuto, sorrise amaramente preoccupato per l’ulcera.

Aveva convocato la sindachessa per il pomeriggio seguente. Quella bandiera illegale in un’aula consigliare, doveva essere rimossa, senza se e senza ma.

Carmela Celodurista giunse nel primo pomeriggio, abbigliata con il suo solito male arnese: vestiti macchiati e bisunti, capelli arruffati e grassi, alito e ascelle fetide.

Il prefetto ancor prima ancora che entrasse nel suo studio, a porta chiusa, si mise le mani, una sulla bocca e un'altra sullo stomaco, cercando di trattenere i coniati. Ci riuscì a fatica. La donna bussò. Aveva l’aria tronfia, la camminata sicura indipendentemente dai prosciutti in bella mostra dei polpacci villosi.

Il Prefetto, che non vedeva l’ora di ricacciarla nella sua latrina,disse senza tanti preamboli:
 «Quella bandiera di partito deve essere tolta! Intesi?»
La donna prontamente rispose: «Quella bandiera resta al suo posto!» alitandogli a pochi centimetri dal naso.

Il Prefetto sbiancò. Sembrava Paolo Bitta, quando vede quel cesso della Patty. Adorava guardarsi su Italia 1 le nuove serie di Camera Caffè, dopo che da You Tube erano state tolte le serie precedenti. 

Era bianco come un cencio. In quel breve attimo in cui la donna aveva aperto la bocca gli aveva visto le carie, i denti gialli e quelli piombati alla ben e meglio e un pezzettino dell’abbacchio della Pasqua precedente.

«Lei, ora torna al suo Municipio, subito e mi toglie quella cazzo di bandiera!» Sembrava De Falco della Capitaneria di Porto che ordina a Schettino di tornare a bordo. «Ci siamo capiti?»
«Ma è quasi buio, signore…»balbettò Carmela confusa. «.È quasi buio…ripetè a bassa voce, con un sussurro.
«Ci siamo intesi?»
«Sì»
«Non ho capito. Ripeta!» si sentiva come il Sergente Hartman  che sbraita contro a “Palla di Lardo”
«Signorsì, signore.» rispose spaventata tutto d’un fiato. «Lo farò immediatamente, signore.»
«Bene…Ah, un'altra cosa.» disse porgendoli il pacchetto ricevuto il giorno precedente.
La sindachessa lo prese e lo aprì, guardandone il contenuto stupefatta.
«Perché?»
«E ha il coraggio di chiederlo?»
«Ma signor Prefetto, il sapone, lo shampoo, il deodorante ascellare, il dentifricio fanno male  al corpo….»cercò di giustificarsi.
«Non me ne frega una sega se fanno male al suo corpo, fanno bene al mio stomaco e a quello dei suoi concittadini» gli gridò contro, infuriato.
«Ma io…»
«Vada a lavarsi, e inizi a presentarsi come un essere u mano, cazzo! È un ordine!»

E la donna girò il suo immenso culone diede di spalle al Prefetto e avviandosi vero la porta, sollevò il braccio destro  e dopo aver girato il collo si annusò l’ascella. «Quell’idiota di un Prefetto…Io non sento nulla…» si disse sottovoce, confidando di non essere udita.
Ma il movimento stesso dell’aria gli portò l’ultima zaffata.
Il Prefetto attese che la donna fosse uscita, poi tenendosi la bocca corse in bagno. Riuscì ad arrivare appena in tempo sulla tazza del water e rilasciò lo stomaco. Prima di tirare lo sciacquone fissò il contenuto del suo stomaco. “Maledizione”imprecò mentalmente: “dieci euro del cibo cinese gettato nel cesso dalla parte sbagliata…merda!”

Dall’autobiografia di Secondo Martinelli
I stesura
Marco Bazzato
25.02.2012

Carne morta


Note dell’autore, prima della lettura: opera dalle tematiche forti, adatta a un pubblico adulto e non impressionabile.

Carne morta incisa a Y
dalle spalle al pube
la pelle si apre
come tessuto raggrinzito.

Nell’aria volano odori
di carne e sangue
gli intestini escono dall’ alveolo
sguscianti serpenti impazziti
sull’addome esposto.

Il bisturi lacera, alza il costato e dai bordi del seno
cadono le protesi al silicone,
l’eterna dormiente più nulla sente, guscio svuotato
già in fuga verso l’ultima meta: il nulla.

Guanti di gomma, giacca cerata
occhiali schizzati, olfatto protetto dal mentolo
l’assistente gli asciuga il sudore dalla fronte
tra le recisioni  secche delle terminazioni nervose.

Un ago piantato con violenza in vescica
la siringa si beve pochi decilitri d’urina
parafilia di demone perverso
che svuota  il cono troncato del fu donna.

Cade lo stomaco e intestino nella bacinella
feci e resti di cibo e fluidi,
un meticcio attende il suo pasto
tra fameliche fauci spalancate, pregustando l’augusto banchetto.

Metallica è la voce del patologo
minuzioso oratore d’ogni incisione e movimento
attorniato da tirocinanti che vomitano l’anima
lacrimanti per i pasti rigettati.

Si avvicina un novizio dallo sguardo cinereo
 simile agli occhi spenti del cadavere disossato
cercante un impossibile conforto
ma il patologo lo sbeffeggia estasiato.

Un bisturi si avvicina alla cute
un’ incisione leggera e sicura
e lo scalpo vien tolto dal capo
tra grida di gioia e danze di giubilo.

La pelle del volto era già stata rimossa
denti, gengive, muscoli e nervi giaccono scoperti
le palpebre assenti mostrano i bulbi oculari,
pozzi neri fissano l’infinito.

La sega elettrica ruota sulla nuca
la duramadre si scheggia lanciando nello spazio
frammenti d’osso e fluidi
fantasmi pronti a far ricomparsa la comparsa nei deboli.

Il anatomopatologo rimuove la calotta cranica
mostrando un cervello esibizionista
pregno della magnificenza
di un pensiero emigrato.

Recide il midollo spinale
lama arrugginita che esce dal fodero
guaina sanguinate ove scorrevano  segnali
traslocati in altro loco assente

Pesa il cervello, massa informe delle astrazioni che furono
poco più di un chilogrammo
ventuno grammi è il peso dell’anima evaporata
che osserva un corpo dissezionato sconosciuto.

Sorride l’anatomopatologo
tutto è esposto come mercanzia avariata,
mercanzia smontata da un meccanico capace
che non sa ricostruire il puzzle senz’anima.

Il decano contempla la sua opera
come  in una macelleria
costate, stomaco, intestino
spalla e cosce, tutto in bella mostra.

Venghino gente,
 venghino al gran bazar della carne umana
dove il solo involucro sarà dato in sepoltura
portate i vostri bimbi al Grande Circo della Morte”

Si inchina
dopo l’ultimo invito
raccogliendo delle le frattaglie per il nero felino
anche lui ha diritto al banchetto.

La sera, seduto al desco ripensa alle gioie della professione
a quei corpi a sua disposizione
congiunge le mani, ringraziando il Signore delle Mosche
per avergli donato quella magnifica possessione.

Marco Bazzato
25.02.2012