domenica 10 dicembre 2006

Domande di un bambino

Siamo sicuri che in un futuro non lontano i nostri figli non torneranno a casa da scuola e porranno le stesse domande come nel racconto seguente? Come dovranno comportarsi i genitori e gli adulti nei confronti dei più indifesi: i bambini.


«Mamma, come nascono i bambini?» domandò improvvisamente il piccolo Giovanni che aveva solo nove anni.
«Sai, i bambini escono dalla mamma, dopo che un uomo ha voluto bene alla sua donna».
Il piccolo lo guardò sorpreso. «Ma solo mamma e papà possono fare bambini?»
«No, non solo mamma e papà» iniziò a rispondere imbarazzata la madre «ma tutti gli uomini che vogliono bene alle donne possono fare i bambini».
Giovanni la guardò con stupore. «Sai mamma, oggi a scuola hanno detto che ci possono sposare anche uomini con altri uomini, ma è vero?»
Il volto della donna sbiancò, «chi ti ha detto questa cosa?»
«Francesco» rispose tirando su con il naso.
«Lui come sa queste cose?»
«Non lo sapevi? Lui ha due papà, ma nessuna mamma» rispose orgoglioso per aver dato una notizia che la mamma non conosceva, «ma sai cos’è la cosa strana?»
«No, vuoi dirmela tu?»
«Io credo che sia geloso, perché ogni volta che vede che le mamme vengono a prenderci a scuola, diventa cattivo e ci fa i dispetti» disse tutto di un fiato, e proseguì «lui come ha fatto a nascere con due papà, ma senza nessuna mamma?»
La donna non sapeva come rispondere e gli fece un sorriso ebete.
«Mamma, come fanno a nascere i bambini da due uomini?»
«Non possono piccolo mio» rispose sconsolata la donna.
«Ma allora, mamma, come può un bambino avere due papà? Io però avrò sempre una mamma e un papà vero? Io non voglio vedere papà che bacia un altro uomo, invece che te» disse scoppiando a piangere.
La madre ammutolì. «Chi vede due uomini baciarsi?» domandò lei turbata.
«Francesco» rispose il bambino, «io non voglio vedere papà che bacia un altro uomo» ripetè singhiozzando ancora più forte.
La donna fu turbata da quel pianto irrefrenabile e dopo aver tranquillizzato il bambino, lo prese in braccio e le disse: «Dai Giovanni, non pensare queste cose. Tu avrai sempre mamma e papà vicino a te» disse accarezzandoli il viso e asciugandoli le lacrime «domani però andrò a parlare con il direttore della scuola».
«Perché?» domandò il piccolo rasserenato e incuriosito. Ma la donna non rispose.


Il giorno seguente la giovane madre chiese un colloquio con il direttore scolastico, l’uomo fu molto cortese e la invitò ad accomodarsi nel suo ufficio.
«Mi dica, signora?»
«Vorrei sapere cos’è questa storia che c’è un alunno che va in giro a dire che ha due papà? Mio figlio, e credo a questo punto non solo il mio è molto turbato da questa situazione» s’infervorò lei.
«Signora» provò a tranquillizzarla il direttore. «Deve capire che viviamo in una società aperta. La nostra scuola ha tra i suoi alunni immigrati, room, persone di colore..»
«Si fermi, direttore. Non mi riferivo a loro, e cerchi di non confondere le acque. Su questo non ho nulla in contrario, anzi, sono contenta che mio figlio cresca in una scuola aperta, questo sicuramente fa bene a mio figlio, ma non sono disposta ad accettare che gli si confondano le idee sulla naturalità della vita. O allontanate quel bambino da questa scuola, oppure, farò in modo che altri genitori tolgano i loro figli da qui!» esclamò la donna infuriata.
«Non può fare una cosa del genere, signora. Il suo sarebbe un comportamento razzistico!» rispose il direttore perdendo a sua volta la pazienza.
«Bene, allora lo spieghi lei a mio figlio, davanti ad uno psicologo ed un pedagogo dell’età evolutiva, e poi vedremo i loro responsi davanti ad un tribunale. Forse la scuola dovrà pagarci i danni. Intanto appena a casa farò un giro di telefonate a tutti i genitori, e poi vedremo come andrà a finire» terminò la donna alzandosi dalla sedia e dirigendosi all’uscita.

Era passato un mese da quando la madre del piccolo aveva fatto il giro di telefonate, e quasi tutti i genitori da lei contattati, avevano risposto favorevolmente al suo appello. Stranamente quelli più arrabbiati di lei, erano i genitori dei bambini extracomunitari e provenienti dall’africa sub sahariana.
Il direttore aveva cercato più volte di dissuaderla dal proposito, usando toni misurati. La donna aveva organizzato in accordo con il marito, una riunione di tutti i genitori che approvavano la sua linea, e si ritrovarono in una piccola saletta presa in affitto per l’occasione.
La discussione fu breve, e i partecipanti decisero di ritirare i figli la settimana seguente. Improvvisamente si fece largo un uomo che li gelò tutti. «Sono il papà di Francesco. Vorrei sapere cos’è questa storia. Mio figlio da un mese torna a casa piangendo, nessuno vuole parlare con lui, è stato isolato».
Tutti tacquero tranne un uomo di colore che viveva assieme alla moglie e al figlio in Italia da anni, e con un italiano abbastanza comprensibile disse: «Io sono africano, e nel mio paese, nella mia tribù i bambini sono di tutti. Tutti contribuiscono a crescerli e allevarli, gli insegniamo a cacciare, ma i nostri bambini conoscono la loro vera mamma e il loro vero papà, e anche se ormai da anni viviamo qui, voglio che mio figlio cresca con i valori con qui è stata allevata la mia famiglia. A noi dispiace per suo figlio, ma non siamo noi i responsabili di questa situazione, lo è lei caro signore. Per quello che riguarda la mia famiglia, desidero che mio figlio viva in condizioni equilibrate».
L’uomo lo fissò cercando di trattenere la rabbia che aveva dentro, ma disse: «Pensavo che almeno da una persona di colore che aveva subito discriminazioni razziali, potevo trovare un minimo di comprensione, ma mi sbagliavo. Evidentemente lei si è italianizzato nel modo peggiore».
L’uomo di colore sorrise. «Io e mia moglie rimaniamo ancorati alle tradizioni della nostra terra, se lei vuole dare una colorazione politica a tutto, lo faccia, ma ci dimostra una volta di più che abbiamo scelto nel modo migliore, non per fare un torto a suo figlio, ma per fare un atto di protezione al nostro, e questo lei non può impedircelo».
Il genitore legale di Francesco usci, e la sala scoppiò in un fragoroso applauso.
La riunione si sciolse e il giorno seguente, tutti i genitori coinvolti trasferirono i loro figli in un'altra scuola, e il piccolo Giovanni lo stesso pomeriggio chiese alla madre: «Mamma, perché ho cambiato scuola?»
La madre sorrise, e guardò il figlio: «Lo abbiamo fatto per fare in modo che tu non vedessi troppo presto cose brutte».
«Francesco era una cosa brutta?» domandò il piccolo.
«No, non è colpa di Francesco» rispose la donna. «Nessuno ha colpa di queste cose, ma io e papà non siamo d’accordo che tu vada a scuola dove non ci sono situazioni che potrebbero farti male».
«Come farmi male? Francesco non mi faceva male, anzi nelle ultime settimane aveva smesso di fare il cattivo, quando vedeva le mamme degli altri bambini».
La donna guardò il figlio, ma non rispose. “Come posso dire tutto a Giovanni” pensò tra se, “è ancora troppo piccolo, e come faccio ad affrontare con lui questi argomenti?” continuò a pensare, “domani lo porterò da uno psicologo, sperando che sappia usare meglio di me le parole per spiegargli la situazione” concluse la donna, prendendo dal tavolo la tazza vuota dei fiocchi d’avena mangiati dal figlio. “Aveva ragione quel padre africano” riprese a pensare, “non si può avere una società che ogni giorno di più è priva di valori, i figli crescono nella confusione, e nessuno riesce a fermare il treno impazzito dei pensieri, e alla fine rischiamo di deviare e degenerare tutti”
La donna fissò il figlio e sorrise. «Non ti preoccupare, Giovanni, tra poche settimane ti dimenticherai di quel bambino che ha due papà» disse accarezzandoli i capelli, e sedendosi assieme lui per aiutarlo a fare i compiti.

N.d.a: questa è un opera di fantasia, qualsiasi riferimento a fatti reali è puramente casuale.

Marco Bazzato
10.12.2006
http://marco-bazzato.blogspot.com/

1 commento:

  1. E' la storia piu imbecille che abbia mai letto! Sei un povero sfigatone!

    RispondiElimina

.Visto il barbarismo espressivo di qualche utente anonimo, i commenti potranno essere moderati e/o rimosssi a insindacabile giudizio..
Il titolare del blog declina qualsiasi responsabilità civile, penale per i contenuti dei commenti dei lettori, in quanto unici titolari, che se ne assumono la completa paternità e con l’invio del post, dichiarano implicitamente compreso quanto sopra