mercoledì 2 maggio 2007

Il proiettile a Bagnasco

Continua a far discutere il proiettile recapitato a monsignor Bagnasco, Presidente della Cei, che appresa la notizia dell’infame atto intimidatorio ha minimizzato il fatto, gettando acqua sul fuoco delle polemiche strumentali ,che quotidianamente giungono da fazioni estremistiche dei difensori delle “libertà” individuali, che vorrebbero – non in nome del laicismo di Stato – ma dell’interesse personale, che la Chiesa smettesse di fare apostolato, secondo la sua tradizione secolare, incolpandola di difendere con La Parola i valori in cui è fondata.
Le scritte offensive sui muri, gli attacchi politici dei presunti difensori delle libertà di tutti nel nome di una dissoluzione dei costumi e della morale pubblica – da non confondere con il diritto privato di fare dentro le mura di casa propria ciò che meglio aggrada – stanno mandando in ebollizione gli animi, specie di frange radicali, che vedono nel Magistero della Chiesa, un’indebita interferenza dentro i talami, cosa assolutamente falsa.
Lo scontro ha alzato i toni, da parte però di uno solo dei contendenti, e non è la Chiesa, da sempre nelle medesime posizioni non integraliste, ma d'integrità – anche se sfortunatamente a volte, per colpa sempre di troppi sciagurati, solo a parole – ma che hanno valore indicativo per i credenti.
Il vero pericolo è l’attentato alla libertà di coscienza del cittadino da parte dei fautori di questi presunti diritti sociali, che vogliono dare una falsa pari dignità a forme di convivenza non eterosessuale, attaccando alla radice la famiglia – non intesa solo come realtà confessionale, ma viste le cifre del calo dei matrimoni religiosi, sempre più spesso laica – che nell’ intimo, conscio e inconscio, hanno tutto diritto di aborrire privatamente e pubblicamente quello che considerano un sovvertimento della società e dei principi regolatori che la sorreggono.
La colpa maggiore di questo attacco – non ai valori religiosi, ma alla libertà di pensiero e coscienza – giungono da coloro che pur d’avere forme di convivenza eterosessuale, hanno sposato una causa contraria ai loro principi e orientamenti personali e sociali, saltando per opportunità mediatica, o politica, quell'invisibile ma netto muro di separazione, gettandosi a copro morto in una irrealtà all’antitesi, nel dome del diritto dell'altro (omeopatica percentuale) che porta a mettere in secondo piano, se non ad annullare il proprio, lasciando campo libero a forme sempre più radicali di rivendicazioni e sopraffazioni.
Questi “cattivi maestri” hanno le maggiori responsabilità nell'alimentare queste fiammate di intolleranza, non sono solamente gli eterofobici, e nemmeno la Chiesa, che nei rispettivi ruoli difendono e dichiarano apertamente in ciò che credono, ma coloro che tengono i piedi su sponde diverse, contribuendo a creare una zona grigia di confusione, negativa e destrutturate, soprattutto nei confronti di quanti si lasciano condizionare dai pensieri altrui, facendosi rincitrullire da proclami altisonanti fatti di presunti alti valori civici, che nulla hanno a che fare con la vera laicità, dove il cittadino – non necessariamente sotto la ciabatta delle gerarchie religiose – ha opinioni di coscienza private e pubbliche, che li portano a rifiutare socialmente forme di riconoscimento diverse da quelle eterosessuali, e inglobati in realtà confessionali, in cui non si riconoscono. La vera ingerenza nelle coscienze, è compiuta da coloro che desiderano impiantare con la forza nella menti altrui, pensieri, valori, realtà “familiari" e sociali, contrarie a quelle di naturale procreazione del singolo individuo.

Marco Bazzato
02.05.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/