mercoledì 23 maggio 2007

Immondezaio napoletano

Nemmeno nelle più malfamate periferie di un paese del terzo mondo, si vede l’immondizia non raccolta per settimane, cassonetti bruciati, spazzatura accantonata agli angoli delle strade, che intasa ormai la circolazione automobilistica.
Napoli e provincia sommerse dai rifiuti, anzi, lasciata in balia della sporcizia, del degrado, del rischio sanitario di epidemie, della diossina sprigionata dai rifiuti. Eppure paradossalmente i grandi network televisivi, i rotocalchi d'approfondimento della seconda serata, sembrano disinteressarsi del dramma. Porta a Porta e Matrix, solamente per citare i più noti, sono più propensi a continuare a dar voce alle madri di Rignano Flaminio – dove si sarebbero compiuti dei presunti abusi sessuali nei confronti del dieci percento degli alunni che frequentavano la scuola materna - invece di dar voce agli abitanti di Napoli e dintorni, invitando politici nazionali e locali a spiegare ai agli italiani, del perchè da quattordicianni, il problema ritorna ogni volta in forma sempre più acuta.
Il Presidente della regione Antonio Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino, sembrano scomparsi dagli schermi tv, eppure erano sempre davanti a telecamere e taccuini, quando si trattava di elogiare i pochi successi delle loro amministrazioni,ora sono dei desaparecidos mediatici.
Di chi sono le colpe di questo dramma? Stando ai media ufficiali, gli unici colpevoli sarebbero i cittadini, che esasperati dal tanfo opprimente bruciano i cassonetti. Sono loro i responsabili della diossina che si sprigiona dal denso fumo oleoso che appesta l'aria. Sono i cittadini, non le istituzioni nazionali e locali che hanno permesso che simili situazioni diventassero fuori controllo.
I cittadini di Napoli e provincia sono i responsabili della raccolta differenziata che non vuole mai partire, responsabili di non avere pazienza e forza di sopportazione sufficiente a sopportare appestamento nauseabondo dell'aria.
Nessun altro è colpevole. Le amministrazioni che si sono succedute in Campania, sono esenti da colpe, da errori, ritardi, omissioni, e si sono certamente mosse nel pieno rispetto della legalità, evitando e bloccando le infiltrazioni camorristiche che si contendono il racket dei rifiuti, eppure i Comuni sono in ginocchio, e la protesta per ora sporadica potrebbe deflagrare con esisti imprevisti.
Alcuni sindaci stanno decidendo di chiudere scuole, banche, uffici pubblici. Certo, soluzione interessante, corretta sotto il profilo giuridico, ma i cittadini cosa dovrebbero fare? Chiudere la respirazione, bloccare la ventilazione polmonare e smettere di respirare?
È paradossale che nelle altre regioni d’Italia, nonostante i problemi che comunque ci sono, non si arrivi alla situazione Campana. Di chi sono le colpe di questo collasso sociale e ambientale? Chi doveva vigilare e non lo ha fatto in tutti questi anni? Possibile che la magistratura non riesca a far luce sul quanto sta accadendo, accertando responsabilità penali di quanto continua ad avvenire?
I giornali hanno titolato "L’ira di Napolitano” ma con tutto il rispetto per il Presidente della Repubblica, è più importante l’ira dei cittadini esasperati che vivono sommersi dai rifiuti, peggio che nel Medioevo, rispetto alla giusta esecrazione presidenziale.
È necessaria una grande mobilitazione di popolo che scuota le istituzioni nazionali e locali, affinché l’emergenza Campania venga sviscerata in tutte le sue colpe, disattenzioni e connivenze.
Chiedo ai lettori, specie quelli di Napoli e provincia di inviarmi le loro testimonianze, scrivendo a marcobazzato@gmail.com, le più rappresentative saranno pubblicate. Non si accettano mail non firmate.

Marco Bazzato
23.05.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/