giovedì 2 novembre 2006

Tolleranza: una parola una bestemmia

Non se ne può più. Ci hanno rimepito la testa con la parola tolleranza e con questa scusa ci è stata tolta la libertà di pensiero e di parola di dire quello cosa ci piace, cosa non ci piace, chi ci sta antipatico e chi no.
Il vocabolario Zingarelli, da tra le tante definizioni di tolleranza questa: Capacità di tollerare ciò che è o potrebbe rivelarsi sgradevole o dannoso, Sopportazione
Con la scusa di tollerare tutto e tutti ad ogni costo, si sta diventando indifferenti a quanto ci rirconda. Ogni parola, ogni frase interpretata in modo diverso da quello standard ed uniformato viene visto come razzista, xenofobo, omofobico o quant’altro. Ma dov’è finita la libertà individuale di dire o scrivere apertamente cosa o chi piace o non piace? In nomne di un presunto ipocrita e falso quieto vivere, si permette che il diritto fondamentale di scegliere amicize, dichiarare quello che fa schifo, o addirittura ribrezzo vienga bollato come sovversivo ed illegale. La società attuale, ha perso specie negli ultimi anni la forza ed il coraggio d’espeorsi, la forza è la volontà d’andare oltre a quello che il pensiero massificato e di massa imponte, siamo soggetti ad un nuovo tipo di servilismo linguistico e concettuale che strozza la libertà stessa della persona. Oggi conta solo il diritto dell’altro, il diritto di chi si crede sopra alle leggi, sopra al buon senso, sopra al comune senso del pudore, sopra a dei valori familiari e sociali che per millenni sono stati il principio fondante dell’Italia. Se solo ci si permette di scrivere che certi comportamenti sono sbagliati, che certi atteggiamenti possono risultare sgradevli a chi non li accetta, a chi non condivide determinati disvalori, o chi ha valori propri e che non desidera vederseli infrangere dal primo che grida al razzismo e all’emarginazione, all’omofobia o a quant’altro si inventa per evitare la libera espressione.
Viviamo in una realtà temporale dove l’unico punto di riferimento sociale sembra essere diventato la trasgressione, l’elevazione del diverso a rango di assoluto punto di riferimento comportamentale, al disvalore della vita stessa e dell’amore. Ma siamo così convinti che questi presunti emarginati non nè approfittino della loro situazione, e che partendo dal piangersi costantemente addosso, e vedersi il mondo contro, non vogliano minare la società alla base della convienza sociale e culturale?
Esiste un punto di rottura, un punto dove anche la migliore volontà aperta si scontra con il rifuto d’accettare quanto certi modelli falsi e marginali a livello numerico e sociale ci vengono imposti e sbattuti in prima pagina, nei giornali, nelle tv, nei cinema, e in quant’altro il degrado dei mezzi di comunicazione di massa obbliga a vedere.
Il popolo è stanco di dover subire sempre e comunque determinati soggetti. Soggetti che calpestano i diritti della maggioranza degli italiani in nome solo dei loro inderogabili diritti. Tutti gli altri ogni giorno di più hanno solo obblighi. Obblighi di tolleranza, obblighi d’accettazione, obbligo di digerire ogni genere di neffandezze che ci viene ordinato di sorbirci.
Non ci piace l’orientamento sessuale di un determinato personaggio? Faccia a meno dichiararlo e la smetta di bollare tutti come omofobi, visto che il primo eterofobico è lui!
Non ci piace la minestra di verdure? Siamo minestrofobi! Non ci piaciono gli spaghetti? Cavoli siamo tutti affetti da spaghettofobia. Secono quelli a qui noi non non piacciamo, soffriamo sempre di qualche fobia, di qualche paranoia, di qualche malattia mentale che deve essere curata magari con un bel internamento d’ufficio.
Secondo alcun, siamo tutti malati, ed è vero. Siamo malati del diritto dell’altro e del nostro obbligo di subirlo, siamo malati del dovere di ricevere immondizia ad ogni ora del giorno e della notte, siamo ammalati di disgusto costante, di senso di ribrezzo che prende lo stomaco e che sale al cervello come una lancia infucata. Siamo ammalati di silenzio, siamo ammalati di codardia nel non dire basta ad ogni tipo d’orgoglio futile e meschino. Viene da chiedersi, perchè ad un certo punto dobbiamo solo essere noi i malati, e gli altri sono solamente sani?

Marco Bazzato
02.11.2006
http://marco-bazzato.blogspot.com/

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