giovedì 16 novembre 2006

Gelosia

Dentro la caverna
dei dolori passati
giace il mio cuore.
È oscura questa grotta,
è lacrime e pianto
per i tradimenti subiti.
Sono immagini nere
volteggianti come avvoltoi
bramanti lo spirito stanco.
Li sento, mi toccano
trascinandomi in oscuri meandri
d’un percepire senza luce.
Dov’è il mio amore?
Lo vedo, ci parlo
eppure è distante.
Lo bramo, lo amo
lo allontano,
vittima prima dei dolori subiti.
Piango lacrime amare
sulla sua nera maglietta
pregna della nostra passione.
È silenzio nella nera caverna
ove l’unico barlume di luce
è cieca rabbia per l’amore che all’attimo
non riesco a sentire.
Lo sento, è presente nel cuore
è forza viva movente emozioni.
Lo sento è forza nascente
da spirito antico,
da spirito presente
d’un antico ponte d’una Venezia perduta.
Ora quello spirito
è qui a recalamare le mie emozioni
facendo nascere paure senza pace.
Parte la mente verso lidi illusori,
lidi di paure, pianto
e rabbia bruciante.
L’antica pergamena
trascritta in nuovi simboli
apparentemente sconosciuti
brucia nel mio corpo come quei fogli ingialliti,
brucia lo spirito come anima in fuga
verso un abisso senza fine.
Gelosia,
quando sento la sua voce
parlare di volti sconosciuti,
quando sento che altrui parole
accarezzano il suo udito.
Ed io in terra distante
mon posso abbracciarlo,
non posso sentire e bramare
il suo spirito nel mio corpo presente.
Mi manca,
mi manca
è ferita d’amore mai chiusa
ferita esposta al pianto del mondo,
ferita di lontananza che cerca nuova pace.
Son qui, chiusa in limbo d’attesa
rinchiusa in una prigione
forse senza speranza.
Sono qui, attendente
il raggio d’un nuovo sole
che illuminerà i nostri volti
in un tramonto di mezza estate.
Sento le spine ferirmi la pelle,
sento le membra bloccarsi
innanzi al muro d’una distanza incolmabile.
Fremono gli attimi d’attesa
fremono i secondi che sembrano secoli
e che mai voglion giungere al destino abbracciante.
Piango nel tramonto d’una grigia sera
in un parco abbandonato
dove una madre culla il suo bimbo
e gli amanti si fanno promesse d’amore.
Piango ripensando ai dolci momenti d’amore,
li sento. In noi sono presenti
come fornace viva
alimentanti l’anima.
Li sento distruggenti
come fiamma infernale
bruciante in un’attesa
che all’attimo è senza fine.
Dov’è la nuova alba?
Il nuovo raggio di sole
il tocco dolce d’una brezza
che accarezza i nostri corpi?
Sento il gelido inverno
raggrinzirmi la pelle,
fiocchi di neve
in cielo volteggianti
toccano terra, morendo.
Dov’è il mio sorriso
in questo mondo perduto?
Dov’è il mio futuro
in questi attimi senza speranza?
Avanzano i miei passi
verso l’imbrunire
danzano i miei capelli
su un corpo che vorrebbe volare.
Silenzio, l’aria aleggia stanca
i pensieri nell’antica caverna d’oscuro pianto
sono rimasti imprigionati,
li sento, non sono più miei
appartengono a demoni neri
che vorrebbero il mio spirito affossare.
Urlo il nome dell’amato
l’eco profondo della mente
rimanda l’eco di nomi ignoti.
aleggianti come in una camera a gas
deprivante la vita.
Aleggia nell’aria stantia
un antico fantasma,
vedo il suo strascico di pizzo
lasciarmi segni nella mente.
Era immagine abbandonata nell’agosto passato,
era risata satanica ritrovata nell’ultimo dolore
fra labbra socchiuse
per non far uscire l’urlo lacerante della vita morente.
Quante piaghe nell’anima
quanti spiriti morti
aleggiano senza volto
nelle paure della mente.
Imprigionata in una caverna senza speranza
attendo il nuovo presente
per dimenticare fra le braccia dell’amato i dolori passati
con nel cuore dolci parole di carezze d’amore,
che mi faranno tornare alla vita.

Marco Bazzato
15.01.2004
http://marco-bazzato.blogspot.com/

2 commenti:

  1. L'autore della poesia e' un simbolo maschile del fascino e della raffinatezza della letteratura italiana! Anche dal commento sopra si nota che certi lettori/lettrici sono rimasti senza parole dalla bellezza del verbo che appartiene al poeta. I miei piu' vivissimi complimenti!

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