giovedì 7 febbraio 2008

Alle urne (funerarie) in Aprile


È morto finalmente. Morto,come fosse stato ucciso da un sicario e disciolto nell’acido. Ucciso per il problema personale – la moglie – di un ministro, che ha sempre minacciato – come una donnicciola alla quale non non arriva il ciclo – la caduta del medesimo.

La XV legislatura, la più breve della storia Repubblicana passera agli annali come il governo “dell’abbiamo parlato molto, ma non abbiamo fatto un ca…o!”

Basta del resto fare una semplice lista nera degli abomini ancora presenti, e degli scempi – che ci hanno fatto deridere all’estero – primo fra tutti l’elezione di
un maschio che pensando d’essere donna, vuole utilizzare i servizi femminili, dove gli italiani – forse ormai troppi con tendenze strane si lasciano abbindolare come citrulli.

La legislatura è morta e putrefatta, ed ha vinto lo (s)fascismo.
Lo schifo, è questo disastro annunciato, ricadrà come d’abitudine sul capo e sulle tasche degli italiani. Si stima che le prossime consultazioni elettorali, i partiti che risulteranno eletti, si spartiranno una torta di
300 milioni di euro in più – 600 miliardi di lire, mica topi morti – di rimborsi, che ad onor del vero dovrebbero essere fatti pagare al partito, con i familiari ed i beni personali di tutti – rispondendo in solido.

La cosa più atroce e che si tornerà a votare con quella chiavica di sistema elettorale, definito dal suo stesso estensore,
Roberto Calderoni, “Un’emerita porcata,” rinnegata come un figlio bastardo, gettato nel cassonetto – anzi sulla normale montagna di mondezza napoletana.

Il vomito, è che il Cavaliere, nero o mascarato, non ha voluto fare una nuova legge elettorale con neonato PD – che più che ad un Partito, fa pensare ad una bestemmia – spazzando via, in un colpo solo, uccidendo quei vampiri drenano denari, quella marea di partiucoli omeopatici, unicellulari, che distruggono, e il
campanile mastelliano l’ha dimostrato, il tessuto politico nazionale, solamente perché il leader di Forza Italia pensa come un venditore di cetrioli, ragionando non sugli conquassi economici del paese, ma sui sondaggi, che lo darebbero vincente, facendolo appare come un megalomane affamato di potere.

La cosa più vergognosa, tra le tante, però sembrerebbe che con la data fissata per le elezioni, secondo quanto detto da
Roberto Calderoni, garantirebbe la pensione ai deputati e senatori, di primo pelo, nel caso non venissero o rieletti o ricandiati. Altri parassiti sul groppone da mantenere,con i partiti complici di questa decisione scellerata. Alla faccia del futuro buon governo. Ci si sarebbe appena liberati del mortadella, cadendo nella fornace, o di Berlusconi, o peggio di Walter Veltroni, che aveva promesso, allele telecamere di Fabio Fazio d’abbandonare la politica.

Insomma, il quadro politico – nefasto – futuro che si sta prospettando, tra ritorni di vecchie mummie plastificate, o comunisti sbanchettati, che ora giocano a fare i democratici, non fa presagire nulla né di nuovo, né tantomeno di buono.
Dobbiamo prepararci al ripartire dell’aria fritta, del ripetersi, come dischi ammuffiti, i soliti slogan vecchi e ritriti. Il primo fra tutti, sicuramente vero, specie dopo la sentenza della
Corte Europea di Giustiza che ha riconosciuto il diritto di Europa 7 a esistere, anche se il Governo Prodi, davanti alla Corte, ha tenuto la mano sulla spalla al duopolio Rai-Mediaset, difendendo la Legge Gasparri. Da qui si capisce perché a parole sono tutti bravi ad accusare il Cavaliere, ma nei fatti, si proteggono il deretano l’un l’altro, facendo solo volgari battaglie di parole.

“Il 12 ottobre 2006 il Governo Prodi approva il disegno di legge Gentiloni che, non solo non risolve il problema Europa 7, ma non ne riconosce nemmeno i diritti.Il 30 novembre di fronte alla Corte di Giustizia Europea, il Governo Prodi, tramite l’avvocatura dello Stato, fa propria la posizione del Governo Berlusconi e difende addirittura la legge Gasparri”.

Di una cosa si può essere certi:
Beppe Grillo chiaramente è un populista arruffapopoli, ma infila il dito nella piaga di una politica affaristica, fatta di giochi, giochetti, compromessi, incesti, sodomie e killeraggi vari, che farebbero rabbrividire Hannibal Lecter, che a confronto della raminga italiaca politica, lo fa essere buono come San Francesco.

I nostri politici, economisti, banchieri, industriali, laureati nelle più prestigiose università italiane e straniere, però da tempo, forse per paura delle rivolte popolari, hanno smesso a fornire i dati del debito pubblico italiano, preferendo rincoglionire i cittadini con le fredde percentuali del debito sul P.I.L. In novembre 2007, secondo quanto dal Bollettino Finanza Pubblica della Banca d’Italia, il debito pubblico era di .607,7 miliardi di euro – 320 mila miliardi di vecchie lire – , registrando un aumento pari al 3,9% (60,483 miliardi) rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (2005), quando il debito era a 1.547,238 miliardi di euro.

E questi tra pochi giorni, ci racconteranno la fiaba che risaneranno l’Italia!
Su una cosa in molti sono campioni: in stipendi, prebende e pensioni. Vedi, per terminare l’ultimo scandalino napoletano dei compensi per gli amministratori della normo decennale emergenza rifiuti; erano arrivati, in un caso ad incassare anche 100 mila euro all’anno, con i risultati che tutti ben sappiamo. Peccato che non si possano più cospargere di pece come ai bei tempi dei roghi medioevali.
Chiunque nei prossimi mesi romperà gli zebedei agli italiani, con progetti, programmi di risanamento, o ricette varie e se tiene alla propria salute mentale, si dovrebbe intentare intentare una causa collettiva contro quanti hanno gestito politicamente e amministrativamente il Paese, diastrandolo, confinandoli in Siberia, nudi, senza luce, elettricità, cibo e cellulari, lasciando che la natura, amante dell’evoluzione della specie, faccia il suo corso.


Marco Bazzato

06.02.2008