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giovedì 30 luglio 2009

I coristi gay trovano posto in parrocchia

Troppo speso le associazioni omofile, pardon omosessuali, sbraitano ai quattro venti che la società è omofoba. Ma un coro composto di gay non è un bell’esempio di integrazione tanto voluta dai gay nel mondo reale.

«Sai cantare?»

«No, ma sono gay!»

«Perfetto, sei dei nostri. E tu sei omosessuale?»

«Si, anche lui che è il mio compagno vuole cantare, possiamo?»

«Certo, siete i benvenuti. Tu invece?»

«Ho fatto corsi di canto, e ho fatto vari provini. Dicono che abbia una bella voce…

«Sei etero?»

«Sì, sono sposato da tre anni e con mia moglie abbiamo due figli».

Il selezionatore avrà guardato quest’ultimo come un appestato e poi indicando l’uscita, forse gli avrà gridato: «Vattene, questo è un coro per gay. Non importa saper cantare, quello che conta è essere omosessuale. Tu dici di saper cantare, ma sei sposato con una donna ed hai famiglia. Tra noi non sei gradito….Fuori!»

Forse la selezione del coro gay non sarà andata proprio così, forse questo coro ha veramente delle ottime qualità canore, forse, forse, forse… O sicuramente non sarà andata così, ma…

Sta di fatto che non si era mia sentito di un coro nato, non sotto la spinta delle qualità canore dei coristi, per l’orientamento del contorsionismo a letto di matrice omosessuale.

Ma questo potrebbe anche passare, lasciando indifferenti la città della fondazione del gruppo coristico, Il Paese, l’Europa, pianta Terra, il sistema solare, la Via Lattea – la nostra galassia – e l’universo, ma oltre al danno per la discriminazione degli etero da parte dei gay si è aggiunta la beffa di un
prete bolognese, un po’ avanti con gli anni, che evidentemente non era a conoscenza di ciò che le associazioni gay e/o i singoli omosessuali lanciano contro la chiesa e le organizzazioni ecclesiastiche ed il vaticano stesso.

Forse questo prete, avendo la chiesa mezza vuota, ha cercato il colpo ad effetto per far parlare di se, o forse pur essendo votato al più puro disinteresse non si è letto bene il Vecchio Testamento, con al fine di Sodoma e Gomorra e il Nuovo Testamento, dove gli omosessuali non sono citati in nessun versetto del Vangelo, questo a significare che non fanno parte del progetto Divino di salvezza.

Follie di una notte di mezza estate? Sembrerebbe di no. L’anziano prevosto non è nuovo a iniziative intemperanti ed eclatanti. Aveva infatti organizzato una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia. Praticamente un prete progressista che avrà fatto storcere la bocca a molti.

Per fortuna ora sembrerebbe che la
Curia sia intenzionata a intervenire per bloccare l’iniziativa, anche se il sacerdote sembrerebbe interessato ad alzare le barricate e il livello dello scontro con le gerarchie ecclesiastiche portando avanti la sua – infausta secondo il Vaticano – iniziativa.

È vero, come dice il parroco, “che cantare è un
dono di Dio”, ma letta sotto l’ottica omosessuale sembrerebbe che questo dono, nella fattispecie del coro gay appartenesse solo a quest’ultimi in quanto non è presente nessun etero.

Il problema sta proprio nella formazione del coro, non nel coro in se stesso, visto che in molti, se si comportassero come i gay, potrebbero vedere in questo coro l’aggravante della discriminazione per l’orientamento sessuale, nei confronti degli etero.

Proviamo a immaginarci cosa sarebbe avvenuto se si fosse sparsa la voce che si cercavano coristi esclusivamente etero, e che la presenza di uno o più gay non fosse stata ben accetta?

Si sarebbe scatenato il pandemonio. Articoli nei giornali, interrogazioni parlamentari, servizi televisivi, omosessuali infuriati per l’ennesima discriminazione – vera o presunta – subita, polemiche a non finire, l’Arci Gay avrebbe scatenato l’armamentario ideologico, perché se un gay discrimina l’etero è normale, ma se è l’etero a discriminare il gay ecco che scatta la repressione, l’attacco, il grido di dolore e l’urlo di battaglia contro l’omofobia dilagante, contro la segregazione, contro la non integrazione e via discorrendo…

Ma quando si tratta di eterofobia?

Silenzio, tutti zitti come pecore, tutti proni ad accettare la discriminazione, la ghettizzazione, in nome della libertà e del diritto omosex. Belle facce toste.

Sono poche le volte che lo scrivente si trova d’accordo con le gerarchie vaticane, ma questa volta non per salvare una chiesa che non rappresenta i fedeli, ma per combattere una palese discriminazione del coro gay nei confronti degli eterosessuali, mi ritrovo nelle posizioni intransigenti della curia bolognese. E anche la politica dovrebbe fare la sua parte imponendo al coro d’aprirsi agli eterosessuali, proprio per fugare ogni dubbio sulla volontà di selezione dei membri in base all’orientamento sessuale. Da quando essere etero preclude la possibilità di cantare in un coro?

Questa sembrerebbe una di quelle volte, e questo la dice lunga sulla presunta tolleranza dei gay nei confronti degli etero, nonostante sia propenso a pensare che sia un caso isolato. Si spera.

L’auspicio è che la Curia intervenga per condurre il sacerdote, il pastore rivoluzionario a miti consigli, oppure che sia invitato, vista l’età non certo acerba ad andare in pensione.

Comunque l’unico aspetto positivo è che almeno non cantano musica sacra, ma solo profana.

Marco Bazzato
30.07.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

giovedì 18 giugno 2009

Gay Pride a Roma

Ci risiamo. Per l’ennesimo anno consecutivo Roma è stata invasa. Per sfortuna non erano Unni ma omosessuali con i loro consueti carrettini di offese agli etero e blasfemie varie, hanno trasformato Cristo e la Madonna in loro degni compari.

Erano, rispetto ai cittadini italiani che conta di quasi 57.000.000, 250.000, praticamente quattro gatti – secondo gli organizzatori, questa volta la questura sembra per non offenderli, forse ha evitato di dar cifre – su una popolazione romana di circa 2.700.000, da questi 250.000 vanno tolti i minori, trascinati da genitori etero-snaturati e conniventi, e gli etero adulti presenti, non si capisce perché, ad ingrassare le fila degli
antagonisti.

Per fortuna quest’anno la tv ci ha risparmiato immagini sconvenienti e volgari, filmando una manifestazione quasi civile, nascondendoci alla vista i peggiori esibizionisti del genere umano: uomini che si credono donne, donne che si credono uomini, abbigliamenti sadomaso di chiara impostazione nazista e quanto di peggio si possa indossare per evidenziare la propria “diversità”, vche tutti, secondo loro, dovrebbero accettare.

Ma il massimo della ributtanza, dell’estremismo contestatore, volgare e blasfemo, è stata l’offesa, non tanto eventualmente al Vaticano, che ci potrebbe anche stare, ma ai due simboli maggiori della storia occidentale degli ultimi duemila anni del genere umano: Gesù e Maria, la Madonna. Blasfemia offensiva non solo nei confronti di milioni di fedeli del cristianesimo, ma per assurdo anche per gli stessi omosessuali che nonostante gli anatemi del vaticano contro l’omosessualità, si sentono cristiani e che come tali venerano queste due figure religiose. Quindi gli omosessuali blasfemi attaccano e offendono i loro stessi compagni di sventura, gli omosessuali credenti, i quali – forse per abitudine – subiscono passivamente.

Una delle note positive del TG1 delle 20.00 di domenica sera, è stato l’applauso che si è levato dalla piazza, quando sono stati ricordati gli incidenti al Gay Pride di Mosca, in Russia, dove i russi, non intesi come estremisti di matrice ortodossa, ma ancora liberi nel pensiero ateista di discendenza comunista, non prendono mai di buon cuore queste manifestazioni sgangherate, e le grida fragorose di giubilo scattate a Roma, potevano anche essere interpretate come un plauso accorato e liberatorio nei confronti delle forze dell’ordine russe che hanno disperso la manifestazione non autorizzata, per mantenere integro il buon nome della capitale dell’ex impero sovietico e per la tutela della morale pubblica dei cittadini.

Ora non si discute sulla liceità o meno di tali eventi, sebbene la maggioranza dei cittadini ne farebbe volentieri a meno, come non si discute il diritto degli omosessuali di manifestare, quando sfila in modo civile, vestendosi come persone normali, quali vorrebbero essere trattati, o farsi passare, e senza atti di blasfemia, mentre pur rispettando, tenendosi stretto lo stomaco, trattenendo i coniati di vomito, il diritto di esibirsi in abiti discinti, di appropriarsi di tematiche che non sono mai appartenute al mondo omosex, vedi il Cristo omosessuale, o la storia di Pinocchio, riscritta da Wladimiro Guadagno, detto erroneamente Vladimir Luxuria, dove Pinocchio, da burattino non voleva essere – secondo il Guadagno – un maschio ma una femmina, segno evidente che la cosiddetta cultura omosex non crea nulla, ma si appropria dei simboli altrui – rovinandone il candore e l’innocenza – per piegarli, in posizioni innaturali, ai loro desideri, sapendo benissimo che rispetto ai grandi artisti omosex o bisessuali, vedi Leonardo da Vinci, sono distanti anni luce, sia come fantasia creativa, sia come statura universale, nonostante i loro istinti privati.

La piazza appartiene a tutti, etero e non, a patto che questa sia utilizzata in modo moralmente civile, almeno per quanto concerne la sfera pubblica, poi nel privato ogni persona è libera d’inventarsi una finta cerimonia religiosa o civile, per “unirsi in matrimonio” con altro esponente del suo stesso sesso, senza aver la pretesa di imporlo agli altri come un diritto che tutti dovrebbero accettare, cedendo le armi senza combattere per le proprie convinzioni famigliari, sociali e culturali.

Comunque, a ben vedere, quella di quest’anno, forse per la crisi, o per la diminuzione pubblica degli omosessuali, questo Gay Pride è apparso in tono minore, non ancora a livello della mazziniana carboneria, ma se si ha pazienza, forse almeno in Italia, nel giro di qualche decennio, si spera che si possa tornare al più assoluto e sano silenzio su queste tematiche. Tutti, indistintamente vivevano benissimo lo stesso, prima dell’inizio di queste “carnevalate blasfeme”, che non fanno bene nemmeno a chi le promuove, sebbene sempre si difendono,a ffermando che i partecipanti mascherati alla carnevalata, sono una minima parte del movimento. Isolateli allora, visto che alla fine danneggiano tutti gli altri, perché a ragione, i media preferiscono filmare loro anziché le persone normali, nonostante naturalmente, qualche eccezione.

Nota finale di oggi, a proposito di assurdità: il presidente meticcio Barak Obama, creando una discriminazione senza precedenti, ha esteso i diritti di “famiglia” ai dipendenti statali, negli Stati Uniti, creando una pericolosissima discriminazione nei confronti dei lavoratori non etereo del settore privato, contraddicendo al tempo stesso, anche lo stesso Stato della California, che ha cassato – tramite referendum – la legalizzazione dei “matrimoni” tra le persone dello stesso sesso.

Marco Bazzato
18.06.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

mercoledì 10 dicembre 2008

I segreti di Brokeback Mountain censurato



Come sempre si grida allo scandalo – immotivato – se durante la visione di un film, in questo caso I segreti Brokeback Mountain, vengono eliminate delle scene inutili ai fini narrativi, destinato ai palalati pruriginosi di una nicchia ristretta di persone che discrimiano a livello sessuale l’altra metà del cielo, in questo caso la donna.

La buriana mediatica ha fatto addirittura scendere il campo l’ex parlamentare
Vladamiro Guadagno, che quando sedeva sugli scanni dei deputati, sotto la bandiera dell’ormai extraparlamentare Rifondazione Comunista voleva usare – senza averne biologicamente e anagraficamente diritto – i servizi igienici femminili, mandando su tute le furie, la collega, donna, fisicamente e psicologicamente, Elisabetta Gardini.

Ora il signor
Vladimiro Guadagno, che secondo la moderna psichiatria soffre del “disturbo dell’identità di genere” classificato dal DSM-V come disturbo mentale, anche se l’uomo in questione preferisce omettere sempre “il disturbo” nascondendosi dietro la nomea fuorviante di “identità di genere” che l’ha portato a farsi applicare due petti al silicone, posticci, senza essersi mai fatto castrare per diventare completamente quello che “pensa” d’essere, ha attaccato i vertici di Rai Due, accusandoli d’aver censurato il “capolavoro” che così tanta fortuna poi ha portato all’attore Heath Ledger, tant’è che nel 2008, a causa di un intossicazione da psicofarmaci, è morto, dando voce che I segreti di Brokeback Mountain sia un prodotto cinematografico che porti alquanta sfortuna, anche a distanza di anni, ai suoi attori.

Naturalmente i gusti e gli orientamenti personali, se diversi dall’eterosessualità, dovrebbero – esattamente come il titolo del film dice, restare “segreti”, confinati nella sfera privata dell’individuo o degli individui.

Il fatto che si gridi allo scandalo, o peggio alla censura, è furviante per un motivo fondamentale: il filmetto, da anni, per chi vuole è disponibile in dvd, potendosi gustare in assoluto voyuerismo omosex le scene di sesso dei due attori.

Ora va ricordato che sebbene al film sia stato tolto, per sommovimento quasi popolare di una minoranza ristretta della popolazione italiana, il divieto ai minori di 14 anni, la visione di questa “cosa” qui da parte della tv di Stato, essendo aperta a tutti, non necessariamente famiglie etero con figli naturali e non, devono per forza di cose costrette a vedersi – per il rispetto dei minori – scene “d’amore”, dicono alcuni, tra uomini. La scusa più comoda che le associazioni usano è che è dovrebbero essere i genitori a spiegare ai figli che esistono persone diverse da mamma e papà, che fanno certe cose a letto, mandando letteralmente al diavolo, visto che a loro non interessa la pedagogia, il dovere d’educare – secondo coscienza e natura – i propri figli.

Non va dimenticato che per quanto si possa sbraitare, la società tutt’ora fondata e naturalmente portata avanti dagli eterosessuali, che tramite l’unione tra uomo e donna, non tra persone dello stesso sesso, permette la sopravvivenza della specie, e che un genitore, dentro le mura domestiche ha l’obbligo di distogliere l’attenzione dei figli da realtà, come educatore, considerate immorali. A meno che gli omosessuali, non vogliano imporre alla famiglia naturale i loro concetti di educazione e di morale.

Quello che è più assurdo è che Rai due, oltre ad aver sbagliato a mandare in onda, apportando quei tagli etici che riteneva moralmente sconvenienti, quindi essenziali, si accinga a ritrasmetterlo in edizione integrale solo perchè qualche associazione gay non vuole spendere i venti euro e comprarsi il film.

Questa protesta non è altro che l’ennesima volontà di imporre alla maggioranza delle famiglie e degli italiani un pensiero unificato, per gli interessi di pochi.

Marco Bazzato
10.12.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/

martedì 2 dicembre 2008

Omosessualità: no alla depenalizzazione

Ogni tanto il piccolo Stato Città del Vaticano riesce a stupire positivamente. L’ultima buona novella, in ordine di tempo, riguarda la proposta – sbagliata – francese di chiedere all’ONU la depenalizzazione dell’omosessualità, assestante un colpo di grazia a molti paesi del mondo – 94 per la precisone su 182, dati 2006 – che amano la tradizione e l’unione tra uomo e donna, come nucleo fondante della socità.

Immediatamente innanzi a questa sana richiesta di trasparenza legislativa, sono partite le bordate immotivate delle associazioni omosessuali che da anni cianciano, per meri interessi materiali, vedi eredità, adozioni, subentro dell’affitto e altro per imporre la parificazione del “
matrimonio” 0mosex , andando in contrasto con la “dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo che all’articolo 16 afferna:

Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di
razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.

Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della
società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Nemmeno l’ONU stesso stabilisce nella dichiarazione la liceità ,nè implicitamente nè esplicitamente, dei “matrimoni” tra persone dello stesso sesso. Titare la corda in modo forzoso ed arbitrario verso l’accettazione di queste “unioni” è uno spergio alla dichiarazione stessa.

E da qui le accuse pretestuose e prive di senso logico che mettono alla gogna le opinioni di uno Stato indipendente, che per quanto antipatico possa essere in moltissimi frangenti ideologici, ogni tanto mette a segno delle vere e proprie perle di verità di incomparabile bellezza e sublimità d’animo etico e giuridico.
D’altronde, basta guardare la
cartina per rendersi conto che quanto proposto dai francesi è un verocolpo di mano, quasi un attentato ai diritti sovrani degli Stati di legiferare – secondo coscienza – al proprio interno, negando sistematicamente l’opinione condivisa dalla maggioranza della popolazione del mondo, che il Vaticano nella sua libertà, comuque troppo spesso relativa, non ha fatto altro che ribadire, anche se pare assurdo, un concetto democratico di libertà dei singoli Paesi.

Entrare nel merito agli aspetti delle giustizia delle pene da commutare – secondo alcune nazioni – nei confronti di coloro che si macchiano del reato di sodomia, condanndo i colpevoli a lunghe pene detentive o a morte, questo è un altro discorso. Infatti è proprio esclusivamente in quei casi li che l’ONU dovrebbe intervenire cercando d’indurre senza intaccare le tradizioni storico-religiose e culturali, alla cancellazione delle pene detentive o delle condanne a morte, senza lasciare margini di equiparazione legali ed etiche tra unioni naturali e feconde (uomo e donna) e non.

Se si torna a riosservare ancora la cartina, ci si può rendere conto che i cosidetti Paesi progressisti sul versante dei “diritti” degli omosessuali sono in netta minoranza, rispetto anche al numero della popolazione globale del pianeta, segno evidente che questo “problema” in massima parte inventato dalla propaganda, tocca in modo così marginale, se non quasi omoepatico la popolazione terrestre, segno che alla fine si tratta della volontà di pochi d’imporre la propria visione od opinione dittatoriale al Pianeta su faccende private di letto, che dovrebbero rimanere confinate dentro le stanze di casa, non esportate con “sterile orgoglio” fuori dalle imposte che per pudore – se fosse amore vero – per rispetto nei confronti di se stessi, ma sopratutto degli altri dovrebbero rimanere chiuse e sprangate dall’interno.

Per assurdo questa volta il Vaticano ha agito con coscienza, non cristiana, non morale o religiosa, ma con coscienza eticamente umana e laica, chiedendo che certi comportamenti privati non siano ostentati come presunte ricchezze, generate forse da povertà spirituali abissali, che cercano sfoghi esibizionistici, sterili, che non possonon essere nominati problemi sociali, in quanto inutili a livello riproduttivo alla società stessa, ma che certamente possono dare il loro contributo personale e individuale al benessere della società.

D’altronde, i francesi come del resto il vaticano, e l’ONU stesso, sono paradossali, vediamo ad esempio anche questa depenalizzazione “Universale” di tutti, ma letteralmente può essere anche inteso come un atto della megalomania terrestre, che si mette come nel “
Sistema geocentrico tolemaico” al centro dell’Universo, credendosi gli unici esseri viventi intelligenti dell’Universo stesso. Da qui si può denotare come la presunta superbia della razza umana, tenda già per implicito dar per assodato, o per negare a priori l’esistenza di altre forme di vita – non umanoidi – di natura extraterrestre.

Paradossalmente in questo frabgente lo stesso ONU riport, le lancette dell’umanità indietro di quasi duemiatrecento anni, dovuta alla “Grandeur” formata – come nel caso della Terra – da pulviscolo disperso nell’immensità del cosmo, a concetti arcaici e primordiali, frantumati non solo dalla storia, ma dalla scienza stessa.

Questa depenalizzazione “Universale” dell’omosessualità, letta alla luce della storia è quanto di più anacronistico si possa concepire, perchè con questa non si arrichisce l’umanità o l’uomo in generale di nulla, ma porta solo acqua ideologica ad un mulino che andrebbe ad irrigare dei campi che non possono dar in nessun modo frutti evolutivi per il genere umano stesso.

Viceversa gli aspetti privati degli individui che hanno relazioni fisiche con altre persone dello stesso sesso, non devono essere penalizzate dalla legge – a livello di coercizione fisica delle libertà private ed individuali – che deve dipendere, senza posizione alcuna tantomeno dall’ONU o dall’Unione Europea, i singoli Stati del Pianeta in base alla propria cultura, religione od ideologia politica dittattoriale, non importa se di stampo comunista o fascista, ma nemmeno essere parificate all’unica forma di coppia evolutiva che è la coppia formata di individui di sesso opposto, che possono biologicamente e naturalmente riprodursi per il bene e per il proseguimeto dell’umanità stessa.

Marco Bazzato
02.12.2008

sabato 22 novembre 2008

Terapia Riparativa: ripartono le polemiche

In tempi di “vacche magre” ogni notizia è buona per distogliere l’attenzione dei lettori dalla quotidianità. E cosa c’è di meglio se non prendersela col Vaticano e con i loro adepti anche quando cercano di far del bene?


In questi giorni certi siti estremi dell’area antagonista – di matrice omosessuale – hanno ricaricato spingarde e cannoni con due inchieste, una tutta nuova riferita ai presunti rifiuti – che è un loro diritto – dei padroni di casa ad affittare le loro proprietà a persone dichiaratamente omosessuali. È già qui, senza motivo, si è gridato allo scandalo! Ma non poteva – il giornalista – tenersi per se il proprio orientamento,come fa ogni etero che non ha bisogno d’andare in giro a sbandierare la sua normalità? Infatti, va ricordato che non esiste – visto che è inutile e dannosa la “Giornata dell’Orgoglio Etero”.

Va ricordato che l’autore dell’inchiesta è un giornalista si è spacciato da gay, presentandosi a vari proprietari di appartamenti a Roma, con l’intento provocatorio, probabilmente atteggiandosi e ancheggiando forse da femminello, cercando di prendere casa in affitto, ma naturalmente – nel loro diritto – i proprietari alla vista del tipo/a hanno storto il naso, rifiutandosi. D’altronde un proprietario di casa, o appartamento, si sceglie i propri inquilini, e così come liberamente si sceglie, liberamente si rifiuta.

Da qui l’inutile buriana mediatica, col sindaco Alemanno costretto – sbagliando – a scusarsi (ma di cosa!), per l’inesistente omofobia dei proprietari romani. Evidentemente alle organizzazioni omosessuali ciò non piace, e preferirebbero l’esproprio proletario come forma di condanna contro la libera proprietà privata e il diritto di scelta.

Ma la summa del ridicolo, l’apoteosi delle barzellette da bettole malfamate, piene di bestemmiatori, la si ha quando – sempre i soliti omosessuali praticanti – tirano fuori la tiritera “ammazza libertà di cura” contro le terapie riparative, che mirano a far tornare etero chi etero non pensa più d’esserlo.

La cosa più ridicola di questa situazione è che gli omosessuali, invece di prendersela con chi vuole fuggire dalla propria condizione, ritornando etero - come se secondo loro eterosessuale significasse “appestato” – attaccano in modo smodato psichiatri, psicologi, frati e preti, che non seguono le teorie imposte dall’OMS, considerate da molti dei dogmi laici, ma si rifanno ad altre teorie – lasciate cadere nel dimenticatoio nel nome del politicamente corretto a tutti i costi.

La terapia riparativa non è una crociata contro gli omosessuali, ma è una libera scelta della persona che non si riconosce nell’orientamento o disordine omo o bisex – dipende dai punti di vista – e desidera ritornare all’origine, desidera ritornare etero, riscoprendo la tradizione a discapito del cosiddetto progressismo, in quanto – con disagio – sentono di non appartenere interiormente e socialmente a quella “diversità”sessuale.

Il fatto che questa terapia sia osteggiata è un evidente paradosso proprio di coloro che amano le cosiddette diversità, visto che non accettando le stesse diversità di approfondimento e riscoperta psicologica dell’individuo, arrivando ad attaccare in modo frontale il diritto di libera scelta dell’individuo che intende sottoporsi ad un tipo di cammino fuori dalle convenzioni universalmente imposte proprio dalla stessa maggioranza che non vuole intromissioni sul pensiero unico unificato.

La terapia, mista alla preghiera, a differenza delle terapie progressiste, opera in modo più tradizionale, e cerca di stringere un legame tra l’uomo, che desidera ardentemente tornare ad essere uomo e Dio, riscoprendo quei valori morali tipici del cattolicesimo d’ispirazione Vaticana, che non piace alla sinistra antagonista, ai movimenti gay, forse perché vedono – se la terapia funziona – il pericolo di un escalation di persone che potrebbero portare acqua anche economica al piccolo Stato d’oltre Tevere, smentendo così, con prove incontrovertibili, che le persone che si sentono ammalate di omosessualità possono guarire, amare una persona del sesso opposto e generare dei figli. Stranamente tutto questo per le associazioni gay è sconvolgente perché porterebbe ad uno rivoluzione incettabile – loro dicono ad un ritorno ai tempi bui – perché potrebbe scardinare il loro credo e la venerazione quasi succube che nutrono nella forza salvifica dell’OMS che ha cancellato – senza dire mai che fine abbia effettivamente poi fatto – l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Ora indipendentemente dalle prese di posizione politica, bisogna tenere conto in questi casi delicati dell’interesse del singolo, della propria volontà d’accettarsi in un modo o riscoprirsi – così come originariamente è stato concepito – in un altro. Alla fine quello che conta è il risultato individuale, il soddisfacimento psicofisico dei diretti interessati, che devono avere il diritto di scegliere il tipo d’approccio anche medico – in quanto non va dimenticato che anche lo psicologo che porta il “paziente, utente, o fruitore del servizio a pagamento” all’accettazione del proprio disagio, trasformandolo – se ci riesce – in una realtà positiva per se e per chi lo circonda a vivere la propria vita da “diversamente normale”.

Marco Bazzato
22.11.2008
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martedì 26 agosto 2008

Domenico Riso: gay postumo


Avere pregiudizi antietero, spesso, sfortunatamente è una prerogativa delle associazioni omofile, che non perdono l’occasione ideologica per scagliarsi contro un quotidiano, La Repubblica, reo d’aver correttamente evitato di dar risalto, alla vicenda, inerente alla vita privata di Domenico Russo, morto nell’incidente aereo in Spagna, assieme, non va dimenticato ad altre 153 persone, la maggior parte, ancora in fase di riconoscimento da parte dei legittimi familiari.

La cosa rivoltante, è l’utilizzo a scopi propagandistici di un fatto privato, che se la persona, mentre era in vita, ha voluto tenere per se, per un nucleo ristretto di conoscenti, debba poi venire spiattellata all’opinione pubblica, non solo italiana, ma internazionale, per mettere in risalto una realtà giuridicamente inesistente in Italia, senza pensare che dietro alla morte di queste tre persone, lo stewart italiano, l’amico ed il figlio francese, procreato, ma omesso, grazie ad un rapporto d’amore, sfortunatamente conclusosi in divorzio, con una donna, che in quanto di sesso opposto, grazie all’unione dei due poli, maschile e femminile, hanno potuto generare una nuova vita, prima dell’apostasia omofila del francese.
Non si è sentito nessuna parola di cordoglio, da parte delle organizzazioni gay, nei confronti della madre che ha perso il figlio. Come se questa fosse stata in dovere metterlo al mondo, per poi doversene separare, anche se forse per brevi periodi, affinché l’ex marito, potesse, secondo le convinzioni ideologiche delle associazioni gay italiane, far fregiare al povero stewart deceduto, una teorica famiglia omosex, esistente solo nelle utopie di un infinitesimale minoranza della popolazione calpesta il pianeta Terra.

I giornali italiani hanno, per rispetto della privacy, dell’italiano, e della madre del figlio del francese – unici veri genitori biologici e legali – tenuto riservata la notizia dell’omosessualità e del fatto che condividesse la propria vita privata con un altro uomo. Ma i media gay no. Questi ci hanno marciato sopra – trasformandolo in un icona – non voluta – gay – senza porsi la domanda, se sia il genitore, sia i parenti stretti del giovane, così come la madre del piccolo, volevano che si esibisse come una medaglia olimpica,sbandierata in piazza – per propaganda ideologica – gli orientamenti personali dei due adulti coinvolti e del minore, coinvolti nella vicenda, senza chiedersi se la donna voleva che l’opinione pubblica sapesse che l’ex marito era gay, ingenerando un atto di sciaccallaggio meditatico, incuranti delle conseguenze insite anche nella realtà socio-culturale dell’italiano, imponendo per forza un cambiamento, o un mediatico ludibrio, dipende dai punti di vista, imposto per partigianeria omosex all’ opinione pubblica, lesivi il rispetto dei famigliari – naturali – da parte italiana e francese.
Sono morte 154 persone, ma nessun quotidiano, a differenza dei media gay, hanno fatto una tale pubblicità all’eterosessualità delle altre vittime, mantenendo quel rispetto dovuto, necessario in simili tragedie, mentre i media gay, insensibili delle conseguenze familiari e sociali delle persone coinvolte, hanno strumentalizzato, a fine di propagandare l’ideologia non etero, i rapporti privati di due adulti consenzienti, infischiandosene hanno coinvolto anche un minore che, sebbene morto, andava tutelato, nel nome del rispetto dovuto alla madre, dimostrando ancora una volta, che per certe organizzazioni, la donna è un soggetto da calpestare, triturando il suo dolore, in quanto non né lesbica con figlio.

Il cosiddetto “
coming out” letteralmente: uscire dall’armadio a muro, non può essere un atto postumo fatto dai media, a discapito dei sentimenti di pietà umana, che si dovrebbe avere, se in esistesse il concetto, nei confronti dei familiari – naturali prima e legali poi – rispettando anche le leggi di uno Stato, in questo caso quello italiano, che costituzionalmente, per grazia di Dio, aggiungiamo, per ora, riconosce, saggiamente, la coppia intesa, anche a livello coniugale, come un nucleo fondato da un uomo e da una donna, realtà che evidentemente gay e lesbiche, per scarsa conoscenza costituzionale ignorano, o che vorrebbero, non si capisce mai in nome di cosa, rivoluzionare, a loro uso e consumo.

A Domenico Russo come essere umano, e ai famigliari italiani – naturali, legali e acquisiti, va il rispetto che si deve ad una persona che ha perso, assieme ad altre 153 persone la vita, ma soprattutto va il rispetto per aver voluto essere discreto nel proprio vivere, senza ostentare, come spesso fanno troppi gay, l’orientamento, ma vivendolo, al pari, e per questo uguale ad un etero, con riservatezza, senza volgarissimi esibizionismi od ostentazioni della propria diversità, che non fanno altro che allontanare certi soggetti dalla società civile, costringendoli ad inventarsi un mondo – inesistente – tutto loro, viventi nell’eterna illusione di poter piegare la natura ai propri voleri ideologici.

Marco Bazzato
26.08.2008
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mercoledì 23 luglio 2008

Affidata una bambina al “padre” Gay




Ci sono sentenze, che pur di far piacere al mondo eterofobico, non esitano a consegnare una minore, una bambina impubere di 10 anni, affidandola anche al padre divorziato, cittadino dichiarato di Sodoma.

Accade a Bologna, considerata una delle città più aperte d’Italia, brava a fare sentenze contronatura, contro l’opposizione della madre della piccola, che giustamente aveva divorziato per schifo, per rifiuto, per vergogna – dopo otto anni di matrimonio – dall’uomo che l’aveva ingravidata, quando questi ha scoperto la sua “inclinazione” anti eteronaturale.

La madre della piccola sventurata, si era opposta alla decisione dell’ex marito di portare la figlia innocente, in ferie con lui in un’isola greca, meta tipica dei cittadini di Sodoma. La vittima dei cambiamenti paterni, per fortuna, per ora non è a conoscenza del rinnegamento del padre,apostata “allegro”, che l’ha trasformato in qualcosa di sconosciuto anche alla moglie, che ha preferito la solitaria eterosessualità, divorziando il marito, non volendo condividere, come questi avrebbe voluto, il suo uomo con un altro uomo. E questa sarebbe la “normalità”omosex. Chiedere alla propria moglie d’accettare una relazione, non solo adulterina, sodomitico-omosex, salvo poi,per vendetta, quando tutto ciò è rigettato con disgusto, fare il possibile per avere l’affidamento condiviso, portando la piccola in un’isola frequentata da antieteronaturali e famiglie, senza specificare però di che tipo di “famiglia”, è un insulto alla genitorialità responsabile.

La sentenza è un ennesimo atto di piaggeria nei confronti della potente lobby eterofobica, che in nome di non si capisce quali diritti legali, vuole sovvertire i diritti naturali, imposti dall’inizio del mondo dalla natura stessa, e la dannosa vittoria di questi sulla pelle di un’innocente, di una bambina, costretta a subire prima il divorzio dei genitori, di un padre apostata, nemico dell’eteronaturalità.

Fa riflettere pensare che la giustizia(?) condanni, non solo una minore a seguire il “padre” nell’isola delle sue tendenze, a discapito della madre – eteronaturale – nel nome, non del diritto del minore di vivere in una famiglia equilibrata, che tenga conto, vista laa tenera età del suo equilibrio psicofisico, ma piegandosi – a 90 gradi – agli anatemi della comunità omofila, sempre pronta a scagliarsi contro la naturale famiglia eteronaturale, senza rendere conto che anche la loro esistenza dipende ancora da quest’ultimi, che erroneamente – in quanto non esiste un test genetico prenatale per stabilire se l’inclinazione sarà quella omofila, o se vivrà una vita normale da eternonaturale –continuano a metterli al mondo!

Marco Bazzato
23.07.2008
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sabato 28 giugno 2008

Homo Fobicus o Etero Fobicus?

Non si sa se inorridire, o vomitare dopo aver ascoltato le parole di Flavio Paparo Consigliere comunale in forza alla lista Bruni di Bergamo. Il “saggio consigliere” provocatoriamente dice: «Allora come si sceglie l'identità sessuale così si deve poter scegliere il modello di convivenza che soggettivamente si riconosce come più confacente» – terminando – «Tra quelli disponibili nessuno dovrebbe di principio essere escluso, nemmeno per quanto l'ipotesi possa essere triviale: quello promiscuo uomo-animale, così come l'incesto, la poligamia, la pedofilia».

Che dire di un personaggio così? Naturalmente, seguendo il filo del suo dotto ragionamento, dobbiamo essere portati a pensare, che se per caso suo figlio, o un caro nipote dovesse essere adescato da un pedofilo e sodomizzato, secondo il principio Paparo, umanamente stringerebbe la mano al pedofilo, ringraziandolo per le amorevoli attenzioni d’amore, secondo la morale e la legge, malato, secondo quella del Paparo, soggettivamente sano e costruttivo. Stesso discorso, naturalmente, se trovasse, diciamo suo figlio, magari minorenne, a letto con sua madre, non farebbe una piega, chiuderebbe la porta tranquillo, andando al bar a giocare a carte, visto che soggettivamente i due individui sono consenzienti.

Nel
video, definito dalle organizzazioni omofile: omofobo, non si vedono altro che rispettabili cittadini di Bergamo, non che esprimono, come vogliono spacciare i gay, pregiudizi, ma opinioni personali, riguardo l’omofilia, e­/o i comportamenti sodomiti.

L’immorale attacco ai bergamaschi, rei secondo anche Maddalena Cattaneo, assessore delle pari opportunità, condanna senza mezzi termini quei tangheri dei suoi concittadini, che non si piegano alle dogmatiche progressiste e confuse, che vorrebbero unificare i pensieri, sotto l’unica bandiera della minoranza omofila che, nonostante i pareri contrari di molti, pretende, a suon di accuse pretestuose di bollare come omofobi, quanti non si piegano al volere invertito.

Il trailer del documentario è inguardabile, figuriamoci il resto, non per le espressioni chiare, semplici, prive dei consueti giri di parole dei progressisti che vogliono dimostrare a tutti i costi un cervello, che evidentemente, tende ad andare in feriecon estrema facilità,, ma per come si vuole, nel commento prima e dopo, bollare come omofobi dei cittadini a cui liberamente è stato chiesta la loro opinione, e che in quanto non confacente ai canoni dei richiedenti, si sono stati infamati, non come sane persone eteronaturali, ma come pericolosi sovversivi omofonici. Questa, secondo gli omofiliaci, è ,libertà, a senso unico che vogliono imporre, per farsi accettare, anche con la violenza verbale che anni addietro, un noto conduttore televisivo, passato, come si dice in alcune parti, dall’altra sponda, ha attaccato volgarmente
Vittorio Sgarbi in una puntata di Marchette, reo d’aver espresso la propria liberale opinione sulla questione emofilia.

Marco Bazzato
28.06.2008
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giovedì 26 giugno 2008

Maionese con bacio gay? No grazie



Ha dovuto ritirare lo spot la multinazionale americana Heinz, che in un impeto di progressismo distruttivo, senza controllo, aveva osato pubblicizzare un loro prodotto, una maionese, mostrando una presunta famiglia omofila, dove un povero bambino innocente, era costretto, per colpa di pubblicitari adulti, senza scrupoli, a chiamare un uomo: mamma, mostrando, al termine come ciliegia al curaro sulla torta, un bacio tra due “maschi”.

Gli inglesi, che una politica socialmente e destrutturate, vorrebbe progressisti sino all’autolesionismo familiare e, si sono ribellati, chiedendo e ottenendo – giustamente – la rimozione della pietra dello scandalo incriminata.

Naturalmente le organizzazioni omofile si sono assurdamente indignate per la decisione, parlando, come da mantra assodato, di discriminazione, invitando i loro accoliti a boicottare la maionese incriminata.

La multinazionale americana, fatti due conti, ha optato, dopo essersi scusata con la maggioranza eteronaturale degli inglesi per l’increscioso incidente di percorso e d’immagine, definendo lo spot, contro la famiglia naturale composta da un uomo – vero – una donna – vera – che senza interventi esterni, possono procreare, tramite un atto d’amore, si è cosparsa il capo di cenere, cercando di giustificarsi, innanzi ai consumatori, che volevano solamente scherzare! Alla faccia dello scherzo!

Saggiamente, la multinazionale interpellati gli esperti, dopo aver fatto due conti elementari, hanno deciso di togliere lo spot, preferendo, da persone abituate a calcolare i profitti, di tenere in considerazione la maggioranza dei cittadini inglesi, che conta più di 60 milioni di abitanti, visto il boicottaggio paventato dalle organizzazioni omofile, preferendo rinunciare a quel 5% di popolazione gay, che potrebbero al massimo far scollare di 5 +/-% di fatturato, rispetto alla popolazione generale di eteronaturali, di potenziali acquirenti.

Questo spiacevole e increscioso “malinteso scherzoso”, fa capire chiaramente, che indipendentemente da ciò che si vuole imporre, a tutti i costi mediaticamente, la maggioranza dei cittadini, nell’interesse dei minori che spesso stanno per ore davanti alla tv, chiedono, pretendendo che anche gli spot siano, non solo a misura di famiglia naturale, ma anche dei minori visto che nessuna famiglia, dotata di amor proprio, non vuole che figli siano deviati, traviati, da modelli “familiari sterili improduttivi.

Per quanto concerne le organizzazioni omofile, che non colgono l’occasione di riflettere prima di parlare, dovrebbero avere l’umiltà, non quell’orgoglio, che nasconde problematiche profonde, di capire, prendendo coscienza, che gli eteronaturali, non hanno nulla contro, come li nomina
www.sapere.it gli omosessuali, cioè invertiti, ma che non per presunta e gridata omofobia,patologia inesistente, simile ad un intolleranza, alimentare, identica a quella che si può avere nei confronti del glutammato o dei latticini, o altro, nulla di più, nulla di meno e, che come tale consiglia l’assoluta astensione, visione, presenza, vicina e/o lontana degli omofiliaci. Un po’ come quella vecchia pubblicità del dentifricio, in cui la voce fuori campo diceva: “Prevenire è meglio che curare!” Parole sagge, parole sagge…e il ritiro dello spot incriminato lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio.

Marco Bazzato
26.06.2008
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lunedì 19 maggio 2008

Mara Carfagna: Gay Pride, niente patrocinio

E poi dicono che le belle donne non hanno cervello, che un ex starletta, divenuta prima parlamentare, poi ministro delle pari opportunità nel Berlusconi IV, non ha gli attributi per rispedire al mittente, missive senza arte e né parte, che invece di portare soluzioni ai presunti problemi, portano solo confusione, caos e lascività esibizionisitica, come il famigerato Gay Pride e alla conseguente richiesta di patrocinio, che in termini terra terra, significa soldi, grana pecunia…

La Carfangna ha fatto capire chiaramente, che non ci sono soldi – patrocinio, secondo i gay – da gettare in inutili carnevalate, in quanto, cifre alla mano, il gridare “Al Lupo, Al Lupo” contro un inesistente problema d’omofobia, non è che un modo come un altro di spargere zizzania tra i cittadini, creando inutili contrapposizioni tra eteronaturali e non. La Carfagna, cifre alla mano, ha dimostrato, che gli omicidi nei confronti di omosessuali, negli ultimi due anni, sono stati dodici in totale, e le aggressioni, violenze e minacce, non più di qualche decina. Cifre praticamente nulle, rispetto ai casi di violenza e/o omicidi, commessi nei confronti delle donne, che fa capire, che il problema dell’omofobia se esiste, esiste solamente come percezione mediatica, ma numericamente quasi inesistente, e solo all’interno delle teste o dei gruppi omosessuali, che hanno l’illusione di sentirsi discriminati, mentre forse qualche buona seduta dagli strizzacervelli, come psicologi o psicoterapeuti, potrebbero aiutare queste persone ad imparare a dominare quel senso di panico che potrebbero avere nei confronti della naturale società eterosessuale.

D’altronde, il tenere il borsello chiuso del ministro Carfagna, èun dovere, oltre che una necessità pratica, visto che , nessuno ha saputo spiegare l’utilità sociale e pubblica, ha una baracconata come il Gay Pride, e se questa “manifestazione” porta reali benefici alla cause ideologiche portate avanti con fermezza scientifica nell’imporre un radicale cambiamento dei pensieri degli italiani, costretti ad essere coinvolti, loro malgrado,in realtà private che non gli appartengono.

D’altronde, basta parlare con chiunque, se non è ipocrita, come spesso accade, quando si fanno domande sugli omosessuali, questi saggiamente alzano le spalle, scrollano la testa sorridono, e tirano dritto, segno evidente, che rispettando i loro pensieri e la loro individualità, se ne fregano, visto che la vita di tutti i giorni ha priorità più importanti.

Va anche ricordato, che il Gay Pride, essendo non una manifestazione di sensibilizzazione, ma una carnevalata, spesso discinta e volgare, può organizzata con i fondi delle organizzazioni private interessate all’evento, e che se la cosa sta loro a cuore, non devono essere interessati alla sovvenzione da parte dello Stato, che sa tanto da socialismo reale, ma in un economia di mercato, possono cercarsi sponsor, come si fa per ogni grande e vero evento degno di questo nome. Sponsor che mettano il proprio nome, il marchio a favore della causa, se lo credono utile, col conseguente tornaconto economici e d’immagine. Se non avviene, si batte cassa allo Stato, cercando di mungere la mucca dai seni avvizziti e che non produce latte, è chiaro, piaccia o no, che l’evento ha un’importanza numericamente irrisoria, ma che vuole essere imposto, tramite i mezzi di comunicazione di massa. Evidentemente se le aziende o i grandi gruppi industriali non ritengono opportuno accostare i loro nomi e loro marchi, hanno fatto le loro ricerche di mercato; oppure, secondo alcuni dovrebbero essere tacciate di discriminazione sessuale ed omofobia?

Il ministro per le pari opportunità, non deve essere oggi giudicata per il suo passato come starletta, o i vari calendari fatti, ma per come oggi, da deputata prima, ma soprattutto da ministro gestisce la cosa pubblica, attenta alle disponibilità economiche dello Stato e a quali sono le reali priorità del Paese, che numeri alla mano, non sembrano essere, agli occhi anche dell’opinione pubblica, il Gay Pride.

Scatenare un’assurda bagarre politico-ideologica per la decisone oculata – saggia e ponderata – che tiene conto degli interessi generali del Paese, e non di questa o quella singola comunità, otre che scorretto è lesivo per l’immagine dell’Italia che non ha, in questo difficile momento bisogno di battaglie di bandiere arcobaleno, dove lo sventolio della presunta omofobia è strumentalmente utilizzata, per descrivere una realtà sociale e nazionale, che non appartiene al Paese.
Le organizzazioni, hanno con la decisione del ministro la possibilità di trovarsi degli pagatori, pardon dei patrocinanti, che se hanno veramente a cuore la causa, non lesineranno né denaro né mezzi per dar la maggior visibilità possibile, altrimenti tirino le debite conclusioni su quanto il Gay Pride interessa l’opinione pubblica. Se il privato non investe, l’interesse, senza essere omofonici, è pari a zero. Tutto il resto è volgare e pretestuosa propaganda ideologico-politica di bassissima lega. Meglio pensarci bene, prima di indignarsi – immotivatamente – per il risparmio, almeno in questo caso, di denaro pubblico, pardon: Patrocinio.

Marco Bazzato
19.05.2008
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venerdì 16 maggio 2008

Unioni Gay: California corrotta




La California e il governatore, il Terminator Arnold Schwarzenegger hanno dovuto cedere, innanzi alla tracotanza e alla violenza (il)legale della Corte Suprema dello Stato, che ha dato l’assenso – sbagliato eticamente e moralmente – ai cosiddette “Unioni?” allegre, dette anche più banalmente gay.

Ora, che le unioni siano una cosa allegra, da prendere alla leggera, esattamente come si va dal fruttivendolo per acquistare cetrioli, senza sapere da parte del venditore, se poi il prodotto fa a finire nello stomaco dell’acquirente, oppure prende canali secondari, è tutto da dire. Ma l’America puritana, integerrima, attaccata ai valori della famiglia e della Patria, almeno in due Stati: California e Massachuttes, dopo questa “saggia” decisione, rischia forse una lenta ma inesorabile estinzione.

Dare valore legale alle unioni allegre, socialmente inutili per il benessere sociale e la crescita demografica d’ogni Paese civile che si rispetti, è un ordine imposto alla maggioranza dei cittadini – eteronaturali – costretti a dover chiamare marito e marito, o moglie e moglie, due persone dello stesso sesso, che hanno avuto un assurdo riconoscimento legale, detto anche da alcuni civile, senza spiegare di che civiltà si parla, visto che nessuno apertamente lo spiega, andandosene in bagno per rigettare, anche il pollo del mese precedente.

La California, dove San Francisco ha la più alta incidenza di “allegri compagni” degli States, ha forse ceduto alle pressioni delle potenti lobby pro-eterofobici o anti-eteronaturali, dipende dai punti di vista, ha vinto la piccola battagliuccia tattica, perdendo – perché così la natura vuole – la battaglia strategica della vita stessa, sebbene altre leggi antifamiglie naturali, oltre che essere già passate, si prospettano all’orizzonte, non solo statunitense, ma sfortunatamente anche, si spera il più tardi possibile, magri mai, in Italia, sebbene nel Bel Paese, il baluardo a difesa di certe scorribande legali, appare essere solo il Vaticano.


Ma proviamo, per ridere anche se si dovrebbe piangere lacrime amare, un dialogo di presentazione, tra questi “allegrotti” e una vera coppia eteronaturale, con figlio .

«Piacere, sono Franco, e questo signore qui è mio marito, Gino».

Marito e moglie, quelli veri, composti da un uomo e una donna, si guardano negli occhi imbarazzati, sentendo che l’intestino d’entrambi ribolle di scariche, col rischio d’infiammazioni emorroidali.

«Piacere, Giuseppe. Mentre questa è mia moglie, Caterina.

Il figlio della coppia – eteronaturale – guarda prima i genitori, poi i due uomini, e nascondendosi dietro le gambe della madre, chiede: «Mamma, ma il signore ha detto che l’altro signore è sua moglie?»

La donna, che invece di spiegare certi barbarismi legali al figlio, avrebbe preferito sprofondare in una fossa biologica, in un pozzo artesiano, oppure farsi una settimana di ferie nelle vicinanze di Chernobyl, lo fissò sorridendogli. «Vedi, Giacomo – iniziò – ci sono persone che credono di provare dei sentimenti nei confronti delle persone dello stesso sesso…»

«Ma sono malati, mamma, che pensano queste cose?» la interruppe il bambino.
La donna inginocchiandosi disse:«Per la medicina e per i dottori no, ma anche loro sbagliano. Ti ricordi come quella volta che avevi la febbre alta, e invece di darti lo sciroppo, ti hanno mandato a casa, e poi abbiamo dovuto portarti in ospedale?..».

«Si mi ricordo…mi hanno fatto le punturine al sederino e mi faceva tanto male..Ma perché i dottori non fanno anche a quelli lì – disse il piccolo, indicando i due “allegri” – le punturine?»

«Perché si fanno le punture da soli, ma in modo diverso dal nostro!» Esclamò il padre, prendendo per mano la moglie ed il figlio in braccio, e allontanandosi velocemente, lasciando marito e marito con un palmo di naso e offesi per il comportamento omofobo di quella famiglia felice, che loro, anche avessero festeggiato cento anni di matrimonio e/o unione, non avrebbero mai potuto avere per vie naturali una progenie! In barba ai tanti decantati diritti civili, è e sarà sempre e comunque un rapporto sterile e privo d’amore, non solo genitoriale.


L’assurdo di questa legge, è che concede diritti a destra e manca, manco fossero prebende parlamentari, senza in cambio chiedere nulla alle “coppie” alle grotte. Nemmeno uno straccio di figlio messo al mondo in modo naturale…neanche questo gli hanno chiesto di poter dimostrare di saper fare. Alla faccia dei privilegi.

Marco Bazzato
16.05.2008
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venerdì 9 maggio 2008

Alemanno e il Gay Pride



Forse è arrivata per Roma la svolta,il cambiamento, l’inversione di tendenza, verso una normale mormalità almeno pubblica, con l’arrivo di Gianni Alemanno alla guida della capitale.

Il neo sindaco, tra le altre cose, forte della vittoria del Centro Destra a livello nazionale, che ha sancito – almeno per ora – la scomparsa dei partiti della sinistra e della destra estrema, ridotti ad entità extraparlamentari, sebbene, almeno comunisti e arcobaleni vari, ogni tanto fanno capolino nelle tv nazionali, pur privi del mandato popolare per rappresentare , continuando a pontificare, le loro idee che i cittadini, durante le ultime elezioni, hanno ritenuto inutili e dannose, hanno anche l’ardire d’attaccare Alemanno, se sceglie di cambiare in meglio, l’immagine della città.

Alemanno, sicuro dei numeri, sta seriamente pensando di dare un giro di vite al Gay Pride, non tanto per limitare le libertà fondamentali dei cittadini di manifestare e riunirsi pacificamente in corteo, per reclamare quella cosa strana che chiamano diritti del singolo omosessuale, ma per indirizzare la protesta, non sotto forma di una carnevalata bocaccesca, che appare come un’ammucchiata senza arte e né parte, dove i manifestanti, infilzandosi metaforicamente l’uno con l’altro, rendono indistinguibile il maschio dalla femmina, l’uomo dalla donna, in una Babilonia chiassosa, che costringe anche chi non vuole vedere e/o sentire di tapparsi in casa, o lasciare per i giorni di “festa” la città, mettendo i tappi sulle orecchie e stracci sugli occhi ai figli, per non far sentire e vedere il caos che regna sovrano.

Naturalmente, apriti cielo. Gli strali delle organizzazioni antieterosessuali, hanno iniziato per dirla alla Montagnani a danzare sui testicoli della grancassa mediatica, usando i soliti vecchi stereotipi dell’armamentario comunista – che non vuol morire – sbraitando come donnicciole a cui è stato rubato il fard, che il neosindaco è Alemanno e omofobo, fascista e bla,bla vari, che ormai anche i muri conoscono, avendo fatto anche la muffa sui medesimi.

Alemanno però, non si è fatto scoraggiare dalle “volanti rosse” della propaganda, ribadendo di non avere nulla contro il Gay Pride, anche se in molti sperano che il Comune, almeno da quest’anno, non dia il patrocinio, ma d’essere contrario ad ogni forma di esibizionismo, non importa se gay o etero.

Non l’avesse mai detto, maremma maiala! Ancora una parola a difesa dell’etica della città e il sindaco avrebbe corso il rischio d’essere investito da una caterva d’uova andate a male, scarpe col tacco numero 50, camicette da donna taglia XXL, parrucche cotonate stile anni settanta e zeppe d’altezza incredibile, tutto per dimostrare la civiltà ed il rispetto dei diritti altrui, il rispetto per i cittadini, e sono la maggioranza, totalmente e a ragione, disinteressati a queste rimostranze, che non hanno nessun valore d’influenza sociale, in quanto l’omosessualità come afferma Gianni Alemanno, riguarda solo ed esclusivamente la sfera privata delle persone, entro le mura domestiche.

Ma se il Gay Pride si dovesse fare, sarebbe interessante che questo vedesse sfilare le persone, non importa se uomini o donne, abbigliati come pubblica decenza vorrebbe, rispettando il sesso esterno d’appartenenza, senza baracconate assurdistiche di “disturbi” di identità di genere, o altro.

Maschi vestiti da maschi, donne vestiti da donne, tutti assieme, ognuno col un partner del sesso opposto, senza timore e/o vergogna di mostrare una normalità uguale a quella degli eterosessuali, dove almeno per un giorno si sfili senza dimostrare eterofobie sessiste e discriminatorie nei confronti dell’altro sesso.

Rispettare i diritti di tutti, significa, cosa che la realtà contemporanea vuole dimenticare, nel nome di un’anarchia distruttiva, i cui i risultati venefici sono sotto gli occhi di tutti facendo accettare delle regole di rispetto per l’altro, senza subire prevaricazioni nel nome delle minoranze, che vorrebbero imporre, con la scusa dei loro presunti diritti, tutti da dimostrare, che una città, una capitale europea, simbolo e culla della civiltà, deve subire carnevalate esibizionistiche, che nemmeno a Rio de Janeiro, si sognerebbe di fare.

Alemanno, certamente non è intenzionato a dare l’immagine di una capitale bacchettona o chiusa in se stessa, refrattaria alle diversità ma, da amministratore della cosa pubblica, ha il dovere di pretendere da qualunque tipo di manifestazione, ancor di più dall’eventuale futuro, e si spera non certo Gay Pride, rispetto, decoro anche quando si manifesta per certi e/o presunti ipotetici diritti negati.

Sarebbe giusto, se l’evento culturale avesse il più basso profilo mediatico possibile, per non mettere – come se già non bastasse – il Paese, sotto lo sguardo internazionale, dando un immagine diversa dalla realtà quotidiana italiana, lasciando che in quei giorni il chiasso regni sovrano, come il silenzio dei cittadini, dei rumori delle auto che lasciano la città, rendendo il paesaggio lunare e spettrale, silenzioso, con le imposte chiuse, e le serrande abbassate, i bambini segregati in casa, facendo capire loro che fuori c’è il Babau pericoloso, che potrebbe cibarsi, come nelle fiabe degli orchi di loro.

Naturalmente tutto questo è alto che un magnifico sogno utopico. La realtà sarà diversa, molto diversa, estremamente e totalmente diversa, nel nome del diritto di tutti, ma sempre ed esclusivamente, come da prassi, senza doveri!

Marco Bazzato
09.05.2008
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domenica 6 aprile 2008

Suora o castrato?




Marco ha 40 ani, e da tempo, dopo essersi fatto applicare le tette al silicone, imbottendosi quotidianamente d’ormoni, fattosi castrare, all’età di vent’anni, facendosi cambiare il nome all’anagrafe, gira vestito da suora, portando il velo.

Questo maschio, secondo la chiesa, indipendentemente dalla castrazione e/o ormoni, nel certificato di battesimo,è sempre tale, visto che il prete, ma per primi i genitori, avevano messo al mondo un uomo, pisellino compreso, e tale rimarrà – secondo natura – fino al giorno del giudizio. Questi ha poco da sbraitare che il Cattolicesimo non lo vuole. Il primo che non si accettava era lui, facendosi mutilare gli attributi, perchè non tollerava – manco soffrisse del
morbo celiaco – come la natura l’ha creato, ora fa l’offeso, se altri non accettano in quello che si è fatto trasformare.

Rifiutava la sua natura,e vorrebbe che altri accettassero questa trasformazione? Questi chi è il centro dell’universo,
egocentrico narcisista che pretende che le attenzioni si concentrino sulla sua persona?

In un’intervista rilasciata da questo – per il battesimo Cattolico Romano – uomo, si lamenta – senza motivo – d’esser stato trattato male dal Vescovo, quando gli ha svelato la sua realtà.

Ora questo personaggio, si è accodato, a quella che per la Chiesa Romana, è considerata non più che un gruppo settante d’eretici: la
Chiesa Vetero Cattolica, che accoglie, per proselitismo, al pari della sinistra arcobaleno, ogni (de)genere di identità sessuale, che forse inconsciamente, si riconoscono sotto il motto “Fa quel che vuoi” di Aleiseter Crowley.

Secondo quest’intervista, rilasciata dalla sedicente suora, al
Corriere della Sera, Marco, stando al certificato di battesimo – l’unico che vale per il cattolicesimo – dice di sentirsi rifiutato dal medesimo, per questo – secondo lui – è stato costretto a rifugiarsi in una Chiesa Parallela.

Può sembrare un assurdo, ma visto il numero di Fedeli del Cattolicesimo, questa non si pone il problema di spedire via il 2% dei – presunti – fedeli, che in natura sono una cosa, ma nella testa si credono un'altra, in quanto la Chiesa, al pari qualsiasi club, ha il diritto d’accettare tra i suoi soci, membri, accoliti, e/o adepti che dir si voglia, chi vuole, se rispettano le regole, che non possono essere cambiate per le stranezze che una persona ha della propria identità sessuale, arrivando a farsi mutilare – chirurgicamente – i genitali, per essere più confacente all’idea o al pensiero – astratto – che uno ha di se.

Qualcun altro, continua ad affermare – a sproposito – che il Cattolicesimo sarebbe malato d’omofobia. Tesi da dimostrare, in quanto accusare la seconda religione del pianeta di discriminazione di qualche milione di – teorici – fedeli, sperasi nel mondo, che rispetto al miliardo e rotti, rappresentano una quantità numericamente inesistente, oltre che essere palesemente ridicola, è fuorviante, in quanto il Club Cattolico, non è ne elitario, né esclusivo, ma per rimanere al suo interno, il membro, il fedele, deve accettarne le regole e/ statuto, comprese, non le restrizioni sbandierate dai detrattori, ma rispettando in primo luogo, la maggioranza dei membri, visto che piaccia o no è rappresentata da oltre il 90% di eteronaturali, e l’ammissione di queste minoranze, potrebbe rendere il sistema instabile, portando all’allontanamento di molti fedeli tradizionalisti, che vedono in queste aperture uno sfregio, non solo al cattolicesimo, ma anche alla Bibbia e al Vangelo stesso.

La Chiesa, come organo indipendente ed autonomo, ha il dovere di tener conto della maggioranza delle sensibilità sociali, e delle convinzioni personali dei sui membri, tenendo alto il valore della sua Storia, della tradizione – composta anche d’errori, in quanto creatura nata dall’intelletto umano – ed è proprio in virtù di questa Storia millenaria, costellata da luci e ombre, che comunque non può perdersi in discussioni amene, che vanno contro il suo pensiero originale.

Rimane un dubbio di fondo, che no riguarda per assurdo la Chiesa, ma il Corriere della Sera, che ultimante nella versione online, a cadenza quasi giornaliera, continua a mettere in rete articoli, secondo alcuni, che parlano delle “presunte problematiche eterofobiche, ma secondo altri, la maggioranza, che va a dar contro alla maggioranza eteronaturale, facendo passare i primi – gli eterofobici – per eterne vittime, escluse – secondo questi – dal consesso civile.

Il Corriere si sta trasformando ogni giorno di più, in un organo che tende l’orecchio e da voce, senza spiegare ai lettori il motivo del cambiamento della sua politica editoriale, in un megafono dell’estrema sinistra radicale, perdendo l’equilibrio di buon senso che ha fatto di questo quotidiano il più accreditato del Paese, riportando notizie eterofobuiche di parte, senza dare spazio alla replica.

Marco Bazzato

06.04.2008

venerdì 4 aprile 2008

Elezioni 2008: Sodomia economica e sociale





L’accattonaggio politico in campagna elettorale, si sa, è privo di decenza. È privo dello stesso pudore, come quello di quel gruppo naturistico eterofobico inglese, nudi in una piscina comunale a
Manchester. Non ha pudore, nemmeno come quella donna americana, che seppur impasticcata d’ormoni per fare il cambio di sesso, che dopo aver fatto comprato il seme online, presso una banca del seme, se lo è iniettato autonomamente, ora mostra – peggio della donna barbuta del circo degli orrori e/o disastri umani, il volto mascolino, fuorviando il lettore, che potrebbe essere indotto a pensare che anche un uomo può concepire. La cosa più ributtante, è che i maggiori quotidiani online italiani, danno questa mostruosità nella pagina principale, manco fossero siti che rappresentano le minoranze eterofobiche.


L’accattonaggio veltroniano, che dovrebbe essere sgomberato come i nomadi dai campi abusivi, che creano disagio ai cittadini, dovrebbe essere allontanato dalle tv, dagli spazi pubblici, per manifeste menzogne manipolatorie verso gli elettori, che senza contraddittorio, al pari degli altri candidati, in quest’ennesima tornata elettorale, sono costretti a sorbirsi,, come prigionieri di guerra in mano al nemico, ogni genere di corbelleria e castroneria politica, enunciate da piazzisti senza arte e ne parte.


Per assurdo, l’unico che ha avuto il coraggio di dire le cose “papele, papele” è stato il generale Del Vecchio, dichiarando che “I gay nell’esercito sono «inadatti”. Proseguendo con “Io rispetto ogni scelta legittima e lecita della persona - ha aggiunto - ma credo che nell’ambito di una struttura come l’esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità. Anche nella mia carriera mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree”. Apriti cielo.


Alla politica, non piace la verità militare, il rigido codice d’onore, tant’è che la logica del buon senso del generale Del Vecchio, è stata attaccata, e i maggiori esponenti del PD, ne hanno preso le distanze, manco fosse un appestato o lebbroso. Figurarsi cosa sarebbe successo, se il generale avesse affermato, che gli omosessuali dovrebbero essere inviati subito in prima linea, sotto il fuoco nemico; sicuramente nemmeno questo sarebbe andato bene, perché avrebbe generato nuovamente l’ennesimo rigurgito d’accuse d’omofobia.


Naturalmente come ogni cosa di buon senso, non sono piaciute, sempre agli esponenti del PD, le dichiarazioni di
Paola Binetti, che candidamente, senza paura d’essere marchiata – da brutta abitudine di chi è a corto d’argomenti – come omofoba, perché ha ribadito per l’ennesima volta, che non avrebbe mai – giustamente – votato leggi comprendenti la copertura legale delle “unioni??” di persone dello stesso sesso.


Anche questa volta, l’ennesimo cancan mediatico, fatto di prese di distanze, di messe all’indice, dello sgolarsi, per ribadire da parte dei candidati di centro sinistra, la loro “apertura” mentale, nei confronti dei c comportamenti non eteronaturali.


Mentre nessuno, come da abitudine degli struzzi, ha fatto le pulci alle ennesime sparte del cineofilo Veltroni, che forse pensa che il mondo sia una realtà immaginaria, impressa nella celluloide, tant’è che come il suo sosia politico, Berlusconi, e gli altri candidati, non hanno avuto il coraggio di mettere la testa nella “Fossa dei Leoni” dei futuri disoccupati di Malpensa, che dopo l’ennesimo abbandono del tavolo delle trattative di Air France per l’acquisto – causa conclamata incapacità manageriale e dei sindacati – a prezzi da garrotta, della disastrata compagnia di bandiera italiana, tenendo comizi nell’immenso scalo aeroportuale – quasi deserto – per rassicurare i futuri disoccupati, circa le possibilità di salvare non solo Malpensa, dal trasformarsi in un’ennesima cattedrale nel deserto italiana, ma i posti di lavoro. Tutti, forse, avranno pensato “meglio tenersi a debita distanza, blaterando parole d’incoraggiamento politico…Eventuali contestazioni – se trasmesse in tv – potrebbero far perdere voti ed elettori.


Per assurdo, l’unico che ha la stazza di sfidare l’impopolarità, pomodori, uova, e qualche sasso, è
Giuliano Ferrara, che porta avanti una battaglia politica – ideologicamente condotta senza portare nessun cenno d’equilibrio – eticamente lodevole contro l’aborto indiscriminato.


In mezzo a questo bailamme, che puzza ogni giorno di più di chiacchiere da comari nullafacenti con la scopa in mano, pronte a fare pulizia – a parole – in casa d’altri, mentre la propria affonda nei liquami tossici, nessuno ha alzato la voce contro l’ennesima promessa da marinaio che rischia, la sieropositività per rapporti non protetti, con le donne con cui intrattiene relazioni in ogni porto che approda, è quando il Veltroni nazional popolare, che ha imparato dal maestro Berlusconi, l’arte del piazzista di patacche, ha promesso un bonus famiglia di 600 euro, per venire incontro all’innalzamento smodato di prezzi, che ha falciato il potere d’acquisto degli italiani.


Vediamo nei dettagli questa dotta proposta, che puzza, non solo d’infamità politica, ma di sberleffo sociale e insulto alla miseria.


Il bonus, di 600 Euro, dovrebbe andare – il condizionale è d’obbligo quando si parla di promesse elettorali – alle famiglie con un nucleo famigliare composto di quattro persone, marito, moglie e due figli – come si vede, la Binetti ha ragione, quando si parla di sostegno e tutela alle sole famiglie naturali – sempre che questa non abbia un reddito superiore ai 18.000 euro annui, molto probabilmente lordi.


Un bonus famiglia di 600 euro, dato ad una famiglia di quattro persone, che diviso tra i componenti, da come risultato, la pantagruelica somma di 0,41 (quarantuno) centesimi procapite. Nemmeno ad un barbone, chi vuole fare l’elemosina, dà 40 centesimi. Secondo il pensiero Veltroniano,
a doppia pensione, e stipendio, quando sarà eletto di circa 15.000 euro mensili, le famiglie italiane, che si barcamenano nello strozzinaggio fiscale, che non riescono ad arrivare alla fine del mese, devono – secondo i suoi buoni propositi – le famiglie italiane in difficoltà, devono avere come aiuto, meno di mezzo caffè procapite, bevuto al bar. Complimenti per l’acume. Da qui, da queste semplici cose, si capisce quanto questo futuro baldo condottiero, conosce i problemi dell’Italia e degli Italiani, e come per tutti gli altri candidati premier, ci sono sempre – troppi – grulli che li seguono.


Veltroni candidato premier, Berlusconi e compagnia completa dell’emiciclo parlamentare, dovrebbero ricordare benissimo la polemica politica del
settembre 2007, quando i giornali scoprirono che i tapini, vittime dell’adeguamento automatico – che loro hanno al pari dei magistrati – degli stipendi, per il recupero dell’inflazione, che erode, non si capisce perché solo alcuni stipendiati “eletti”, si sono trovati nel mese di agosto 200 (duecento) euro netti d’aumento, più sette mesi di arretrati! Poi il Veltroni buonista, vuole dare le briciole agli italiani, spacciandole per munifici Bonus. Manco gli italiani fossero un Flipper, che ricevano due palle in omaggio.


Certo, una cosa è vera, gli italiani ricevono dalla politica qualcosa: i calci nelle palle – se maschi – o sulle ovaie – se donne!.


Avrei un ultima domanda, forse assurda. Ma questa campagne elettorale, costa molto di più dei 41 centesimi che Veltroni vorrebbe dare agli italiani?
Sarebbe cosa utile, che ad elezioni ultimate, i vincitori, imponessero la pubblicazione, da parte di tutti i parti delle loro spese elettorali. Naturalmente voce per voce.


È chiedere troppo?

Marco Bazzato


04.04.2008

sabato 9 febbraio 2008

Maschi e femmine, la divinità ha parlato


Il Capo di Stato della Città del Vaticano, ha pontificato, quello che già, non un qualche dio, ma la natura stessa, aveva da tempo immemore sancito, prima della nascita non di qualche divinità, mortale, immortale, ma dal ciclo evoluzionista della natura universale, non solo umana, ma animale e vegetale, che ad onor di verità, se ne infischia dei progressisti regressivi che vorrebbero riportare le lancette della storia, alla disumanità ripugnante della pederastia dell’antica Grecia, che in quei secoli bui, per quelli – con l’evoluzione della ragione – che la legge tutela come minori, aveva liberalizzato la pedofilia, volendo imporre l’illuministico-accecante-oscurantista come normale e naturale i “rapporti affettivi” tra eterofobici.

L’imperatore straniero, non ha sancito, sebbene nominando un dio, un
Dogma, ma ha esposto – questa volta con semplicità – un dato di fatto incontrovertibile, non solo sul piano evoluzionistico, ma anche storico, sociale e naturale e culturale.

D’altronde quanto detto, non è presente solo nella filosofia religiosa
cattolica, ma anche nella filosofia cinese dello Yin e yang esiste il concetto Esclusivo del maschile e del femminile, non lasciando alcun spazio ad altre “unioni” non complementari ed involutive.

Nei nostri tempi, all’alba del XXI secolo, si continua a discutere, ma anche voler tutelare legalmente, secondo un disegno umano, che non necessariamente implica giustizia, coerenza e coscienza logica, di “legami affettivi” biologicamente sterili, che come una zavorra si attaccano al tessuto sociale, non solo rallentando l’evoluzione, ma producendo effetti a cascata deleteri, non nel tessuto privato di due singoli soggetti – che secondo il loro modo di “pensare” si reputano “coppia”, ma sociale, con sentenze legali, che impongono – arbitrariamente – l’equiparazione delle “famiglie o delle unioni alternative” alla naturale famiglia umana, con i diritti, che per logica evoluzionistica e progressista, dovrebbero spettare esclusivamente a quest’ultima.
Non si capisce, come mai,gli intellettuali del tessuto sociale europeo, partoriti da legami eteronaturali, stiano, consciamente o no, lasciando il passo, approvando leggi, in sede di Unione Europea e italiana, contro gli interessi stessi dell’unica cellula primordiale degna d’essere tutelata e spinta ad espandersi ed evolversi, plagiando ad una “tolleranza” imposta a suon di sanzioni, innaturalmente inculcate nelle giovani generazioni, come se questi fossero responsabili costretti a subire, le scelte individuali di “coppie” dello stesso sesso, oggi sciaguratamente legittimate ad adottare un bambino, togliendo il diritto d’esprimersi liberamente, nel nome di un ipocrita e disgustoso politicamente (s)corretto, rimuovendo, come proposto da un ministro inglese, le parole “
mamma e papà” dal vocabolario degli insegnanti, imponendo un generico e degenere Genitori, per non offendere la sensibilità dei “genitori adottivi” o naturali convertitesi, dopo il fallimento dell’unione con una persona del sesso opposto, all’eterofobia.

Paradossalmente, a dar una mano al ripristino a quella che dovrebbe essere l’unica legale naturalità sociale ed evolutiva, potrebbero essere, se non fossero spinta da un laicismo radicale e deleterio, proprio la scienza, questa che in passato fu a lungo vituperata e messa al rogo, che si porta appresso rancori e ricordi storici, che a rigor di logica e razionalità, non dovrebbero appartenere ad un neutro uomo di scienza, litigio all’unica verità naturale che conosce: quella scientifica,preferendo essere antagonista distruttivo, anziché protagonista costruttivo, non della scienza al servizio di una religione, ma di una scienza serva e maestra della scienza stessa, che combaciano come lo Yin e yang universali, inscritte nel
DNA. stesso, non dello scienziato, ma dell’uomo e della natura.


Marco Bazzato
09.02.2008

lunedì 4 febbraio 2008

Grande Fratello col castrato!




È cominciato da poco il “Grande Fratello”, ma già da prima, aveva iniziato a sollevare un vespaio di polemiche e prese di posizioni pro e contro, per la presenza di un ex uomo, che si crede donna perché si è fatto castrare o togliere, dipende dai punti di vista, perché il presunto ex maschietto – secondo lui o lei – si è sottoposto ad un bombardamento ormonale, inserito ora all’anagrafe con un nome femminile. Ma per tutti e per sempre sarà sempre una persona nata con gli attributi – ora tolti – al posto giusto.
Quello che è ridicolo, che il signore in questione, poco dopo l’ingresso nella Casa, sia andato a raccontare da un altro – in forma strettamente privata, sotto l’occhio delle telecamere – questa trasformazione: da maschio coni gli attributi funzionanti, a teorica donna – veramente sterile – vulva, utero, organi genitali femminili plastificati e in fecondabile per appagare quello che la psichiatria chiama “disturbo da identità di genere”.

Ora, lasciando da parte se una persona che si reputa sana di mente, debba farsi castrare, per essere quello che in natura non è, perché affetto da un disturbo psichiatrico, dove sarebbe più sano curare il cervello, non tagliare il pisello, non si capisce, per quale sordido motivo, una trasmissione come il Grande Fratello debba ospitare una persona del genere, trasformando già quello che è una baracconata di voyeurismo mediatico, in un Circo Barum (dis)gusto samente pruriginoso e non adatto ad uno spettacolo trasmesso in prima serata, visto anche da minori, che in futuro potrebbero voler emulare la “fallace” decisione.

Quello che inquieta, è come questa storia di pruderie private di una persona, non abbia levato – come giustamente meriterebbe – gli strali anche della politica italiana più intransigente e reattiva a questo genere di anomalie psichiatrico-mediatiche, passando quasi inosservata, come se il Paese fosse assuefatto all’olio di ricino di (s)fascista memoria, subendo ogni genere di
nequizia, segno disperato che lo spettatore, da anni passivamente amorfo, si lascia infettare impassibile, senza reagire, come se fosse un demente affetto da catatonia.

Non ho visto il “Grande Fratello”, anche perché la trasmissione da anni è alla corda, come un suicida attaccato alla canna del gas, che non vede l’ora d’accendersi l’ultima sigaretta per esalare, esplosivamente parlando, l’ultimo respiro, tant’è che sempre meno sommessamente, sono molti che auspicano una qualche forma di pena di morte nei confronti dei reality, indicati spesso, come terroristi ammazza neuroni.

Tornando al nostro castrato, sebbene la legge secolarizzata italiana, ma non solo, dovrebbe essere oggi considerato donna a tutti gli effetti, per la
Legge di Santa Romana Chiesa, stando a quanto dichiara un documento dello Stato Città del Vaticano, che dice: “che le procedure di "cambiamento di sesso" non cambiano il genere sessuale di una persona agli occhi della chiesa” e continua: “"Il punto chiave è che l'intervento chirurgico (sui transessuali) è così superficiale ed esterno che non cambia la personalità. Se la persona era maschio, rimane maschio. Se era femmina, resta femmina", dice la fonte.

In molti, anche la maggioranza che non guarda il Grande Fratello, spera che la detenzione degli sfigatelli in generale, ma anche del castrato, termini quanto prima, torni ad un sano – se è possibile – anonimato, anche se altri molti, a denti stretti, affermano che se questa “donna”, nato uomo, non ricevesse delle avanches da un altro uomo, in molti sarebbero pronti a gridare allo scandalo, all’
omofobia, da tempo così radical-chic, tanto d’averne fatto addirittura una legge, per sanzionare il reato propaganda eteronaturale, arrivando, come proposto in Inghilterra, alla negazione del diritto degli insegnati di pronunciare a scuola le parole “Mamma” e “Papà” per non offendere i “figli” di “coppie” eterofobiche.
Ma ci sarebbero due altre alternative, entrambe nefaste a livello mediatico: la prima se il “cappone” dovesse essere eliminato. Subito partirebbe la solita campagna, dove qualche eteronaturale prezzolato, andrebbe a dichiarare, che gli italiani sono omofonici – personalmente non ci trovo nulla di sbagliato parteggiare per una sana coppia eteronaturale – ma l’apoteosi peggiore, sarebbe se questo dovesse vincere, subito media e tv sarebbero subissati di interviste e future, che declamerebbero a pieni polmoni, il presunto
progresso regressivo italico, per la società evoluzionistica ed eteronaturale.

Marco Bazzato
04.02.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/