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lunedì 17 settembre 2018
Società Autostrade dovrebbe pagare (al momento) per il crollo del ponte Morandi?
È passato poco più di
un mese dalla tragedia del Ponte Morandi di Genova. Tragedia, sembrerebbe
ampiamente annunciata dalle Cassandre, dai gufi che quotidianamente appestano
il becero populismo disfattista italiano.
Tragedia che poi puntualmente, perché la
morte, per tutti e anche le disgrazie, più o meno annunciate, non arrivano mai
in ritardo, non perdono mai il treno, non saltano le coincidenze, ma le
tragedie, invece, cavalcano le coincidenze, gli incroci del destino bieco e
famelico di vite umane, tirandosi dietro quel carico casuale di morte,
sofferenza e strascichi inevitabilmente polemici, dove alla fine quanti erano
caricati dell’onere del controllo sapevano, ma pregavano che non avvenisse mai.
Ora però e qui mi
attirerò addosso una camionata di insulti e contumelie, in linea prettamente
teorica, Società Autostrade, che fa capo al gruppo Altlantia, con la
maggioranza relativa in mano alla famiglia Benetton, non dovrebbe essere
investita dell’onere di pagare la ricostruzione del Ponte Morandi e dei danni
materiali, morali e umani che questa “roulette russa” caricata a cemento
armato, ha causato.
Certo, Società
Autostrade era de è responsabile del Ponte che gli era stato dato, assieme ad
una buona parte della rete autostradale italiana, in concessione e che era,
come del resto lo è tutt’ora, responsabile delle strutture che gli sono state
affidate, però e qui casca l’asino, e le inchieste della Magistratura che si è
attivata un secondo dopo il crollo, sta facendo emergere una serie di corresponsabilità
circa il controllo della struttura, dove coloro che dovevano non solo vigilare,
ma mettere anche nell’avviso che la struttura
ormai era logora, da quanto sembra emergere, nelle loro relazioni, hanno
sempre evitato di scrivere chiaramente che gli stralli del ponte erano usurati
e che l’intera struttura necessitava non solo di manutenzione ordinaria, ma di
lavori straordinari di riqualificazione e messa in sicurezza.
Perché purtroppo, in
Italia, accade sempre così, chi è responsabile di qualcosa, soprattutto quando
si tratta di opere pubbliche, quando deve relazionare, relaziona in modo “untuoso”,
sfumato,relaziona in modo da dire e soprattutto non dire, in quanto anche il
dire troppo, potrebbe portare ad un
procurato allarme, nel caso che certe relazioni tecniche di ingegneri incaricati o periti, finiscano
nelle mani della stampa.
Ma siamo sicuri che le
responsabilità siano solo di Società Autostrade e quanti al Ministero delle Infrastrutture
dovevano vigilare sulla sicurezza del Ponte Morandi?
Voglio fare un’ipotesi,
lasciando fuori le perdite per i mancati pedaggi non riscossi nella tratta del
Ponte, da parte di Società Autostrade e i costi di messa in sicurezza che si
sarebbero dovuti sostenere e non parlo di manutenzione ordinaria, che erano
previsti per ottobre di quest’anno, ma i costi straordinari, non solo diretti,
in capo a Società Autostrade, con la chiusura a tempo indefinito del medesimo,
ma i costi indiretti per il porto di Genova, il sistema di trasporti locali,
sia dei cittadini che del movimento marci da e verso il porto di Genova, visto
che su quella struttura gravitava il maggior flusso di traffico?
Ammesso e non concesso
che Società Autostrade avesse deciso di chiudere il Ponte in entrambi i sensi
di marcia per un tempo indefinito, si può escludere a priori che non siano
giunte alle orecchie, in modo informale, senza comunicazioni scritte o
telefoniche, pressioni a vertici di Società Autostrade, affinché quel tratto,
nonostante gli evidenti problemi di instabilità che la struttura mostrava da
tempo, non venisse chiuso, onde evitare un danno economico non indifferente a
tutta la rete autostradale, stradale, non solo della città di Genova, ma dell’intera
regione Liguria e oltre, in quanto il porto di Genova è di rilevanza non solo
nazionale, ma internazionale, essendo il primo porto merci italiano?
Non è che Società
Autostrade sia stata troppo avventata, sotto l’onda emotiva della tragedia,
nello scucire, pochi giorni dopo 25 milioni di Euro, per venire incontro alle
prime spese degli sfollati che sono stati costretti ad abbandonare in fretta e
furia le loro abitazioni, entro la zona rossa, per il timore che quanto rimane
del ponte potesse causare una nuova tragedia?
Tirare fuori quei 25
milioni sull’unghia, non è stata un’ammissione di responsabilità, in assenza di
una sentenza definitiva che ne decretasse le effettiva responsabilità della
Società Autostrade?
Per quale motivo
dovrebbe essere Società Autostrade a dover anticipare i costi di ricostruzione
del Ponte crollato, in assenza di una sentenza definitiva?
Secondo l’opinione di
molti esperti, chiaramente assai più autorevoli dello scrivente, il ponte aveva egregiamente svolto la sua vita operativa, in quanto, secondo le tecniche e
tecnologie costruttive dell’epoca di fu progettato, agli inizi degli anni ’60,
del secolo scorso, iniziato nel ’64 e inaugurato nel 1967, dove all’epoca, con
il carico di traffico stimato in quel periodo, si prospettava una vita non
superiore ai cinquant’anni, anche se alcun asseriscono che così non è. Infatti
la ridda di opinioni contrapposte e contraddittorie continuano ad infiammare le
pagine dei giornali e le trasmissioni televisive dedicate all’evento.
Ma perché lo Stato ora
vorrebbe che il ponte venisse ricostruito a spese di Società Autostrade, anche
se dalle prime indagini della Magistratura sembrerebbero emergere delle corresponsabilità,
circa il mancato controllo della struttura? Certo, il ponte era ed è tutt’ora,
seppur sottosequestro in concessione a Società Autostrade, ma l’effettiva
proprietà non è di Società Autostrade, nonostante questa abbia l’obbligo di
esserne zelante custode, ma la proprietà è dello Stato Italiano, il quale
dovrebbe essere questi a farsi carico della ricostruzione del medesimo, salvo
poi, dopo sentenza passata i giudicato, non si sa dopo quanti anni, rivalersi
su Società Autostrade, obbligandola a risarcire la sua parte di danno, visto
che si presume che alla fine della
storia, tra circa una decina d’anni come minimo, sarà accertato che sussistono
delle corresponsabilità oggettive tra pubblico e privato e se il Ministero dei
Trasporti pretendesse di imporre a Società Autostrade la ricostruzione del
Ponte, dando per certa la sua totale colpevolezza, lo Stato, tramite il
Ministero dei Trasporti, andrebbe a sostituirsi alla Giustizia Ordinaria e al
ruolo non solo degli organi inquirenti, ma anche degli organi giudicanti, non
essendoci al momento, visto che le
indagini sono ancora nelle fasi preliminari e i tempi per arrivare al primo
grado, saranno assai lunghi, il Ministero dei Trasporti, andrebbe a travalicare
le sue prerogative istituzionali o per dirla in modo semplice, “mettendo il
carro davanti ai buoi!”
Società Autostrade è
responsabile del crollo del Ponte Morandi?
In base a quanto ascoltato e letto fino a questo momento, non me ne vogliano i famigliari delle vittime e
gli sfollati della zona rossa, non me la sento di puntare l’indice contro la
società concessionaria, additandola come unica responsabile dell’evento. Sono
troppe le variabili e rivoli di responsabilità diffusa che si possono essere
intersecati nel corso degli anni e che hanno fatto si che si giungesse a tale
situazione.
Il punto focale, a mio
avviso è un altro: allo stato attuale viviamo in una “società burocratica” che
quasi impone come modello comportamentale l’assoluta incapacità di prendersi,
innanzi alle professioni che si svolgono, il peso delle proprie responsabilità e
il fardello di dover decidere, un po’ come facevano gli imperatori romani nell’Anfiteatro
Flavio (Colosseo) quando “pollice su” significava vita e “pollice giù”,
equivaleva a morte, mentre la moderna società attuale impone a chi sta negli
snodi cardini delle responsabilità e del comando, il pollice orizzontale, ossia
in bilico, in precario equilibrio tra sì e no, tra vita e morte, in un eterno
processo di stasi, di sospensione, di realtà alterata, aspettando e pregando
che il cerino acceso bruci le dita di qualcun altro.
La tragedia del Ponte
Morandi si poteva evitare? Con il senno del poi, certamente sì.
Però con il pensiero
del prima del poi, no, in quanto tutti, pur di non prendere decisioni,
rimanendosene con in pollici in orizzontale, auspicavano che ciò che
intimamente e ufficiosamente sapevano potesse accedere da un momento all’altro,
ma che non potevano o volevano dire esplicitamente, cambiando il corso della
storia, sarebbe accaduto, poiché il destino, che lo si voglia o no, non può e soprattutto
non vuole essere cambiato, in quanto perché avvenga un minimo cambiamento in
qualcosa è risaputo che la tragedia, la morte, il trauma, lo shock, sono una
necessità, un’onda sismica di breve durata, che fa vedere i sui effetti per un
periodo relativamente breve, per poi tornare in stato apparente di chete,
mentre tutto come un magma di pollici in orizzontale continua a muoversi nel
sottosuolo, fino alla prossimo sisma, al prossimo cataclisma, dove neppure il
fato, però ci mette il naso, ma solo il destino già scritto degli eventi che
inevitabilmente dovranno avvenire.
Foto: dalla rete
Marco Bazzato
17.09.2018
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giovedì 12 ottobre 2017
Jus Soli: le motivazioni per il no
Questa mattina mi sono
guardato la famigerata proposta di legge sullo Jus Soli,per
consegnare in mano a dei minori stranieri, previa richiesta di uno dei due
genitori, l’altro, a differenza degli Stati Uniti, che se irregolare viene
rimpatriato, in possesso di un permesso soggiorno, al compimento del dodicesimo
anno d’età, il genitore in regola può fare richiesta di naturalizzazione del
discendente, a patto che questi abbia compiuto un ciclo di studi di almeno
cinque, jus culturae.
Come se cinque anni di
scuola fossero sufficienti per plasmare una persona alla cultura e alla
mentalità italiana.
Stiamo scherzando,
vero?
I cinque anni di Jus Culturee sono pochi, perché non va
dimenticato il retaggio culturale in cui cresce il minore, ossia la famiglia,
soprattutto se entrambi i genitori sono stranieri e quindi, come si sa, spesso
quando arrivano alla prima elementare, manco sanno parlare uno straccio di
lingua italiana e gli insegnanti sono costretti a rallentare i programmi
scolastici, a discapito degli indigeni italiani, degli autoctoni, che avendo i
genitori nativi, a parte il fatto del dialetto in alcuni casi, o degli zucconi
patologici, sono poco o tanto intessuti di lingua e cultura italiana e la
riprova di quanto affermo è che spesso dove ci stanno le famigerate classe multietniche
– dove giustamente, a mio avviso, i
genitori indigeni, spostano i figli, per timore che l’apprendimento ne
risulti rallentato – tanto care
alle sinistra, che vuole diluire e
annacquare l’italianità, perché più si annacqua il sangue e la cultura di un
popolo, seguendo il moto latino divide et
impera, tanto più facile, nel breve
e medio periodo, sarà fottere quel popolo, in quanto privo di radici
storico-culturali comuni, molti genitori indigeni, con discendenza italiana
indigena da generazioni, per tutelare i loro figli, fanno il possibile, cosa
ahimè non sempre fattibile, per farli andare a scuola con i loro connazionali,
figli e discendenti del Jus
Sanguies.
Jus
Sanguies che anche gli stranieri naturalizzati potranno
trasmettere ai loro figli, senza alcun problema. Come già avviene adesso, senza
che nessuno se ne abbia mai avuto da lamentare, nascendo così indigeni italiani
de facto.
Dico no a questa legge
perché andrebbe ad anticipare di sei anni un processo che già avviene con la
legge vigente, quando lo straniero, al compimento del diciottesimo anno di
età, può farne richiesta, ma l’accoglimento, non è automatico, essendoci dei
filtri che ne potrebbero impedire l’ottenimento.
Se ci si riflette bene
è più corretto che sia un maggiorenne, da straniero nato in Italia, a farne
richiesta, perché, nel caso avesse dei carichi pendenti, oppure avesse già subito delle misure di custodia cautelare, o
altro, questo potrebbe essere un motivo di legittimo impedimento alla
naturalizzazione. Mentre naturalizzare un dodicenne, quando questi a causa
della minore età, non essendo perseguibile per legge, potrebbe accadere, una
volta cresciuto, avendo ottenuto in
tempi immaturi la cittadinanza italiana, non possa essere espulso, o rimpatriato – cosa
che già accade assai raramente, nel
Paese di origine del genitore, residente in Italia, anche con regolare permesso
di soggiorno.
Certo, sto parlando di
casi estremi, e questo non sta a significare che questi siano la regola, per fortuna, anzi, statisticamente
parlando, è l’esatto opposto, ma è un po’ come i vaccini obbligatori o la
vaccinazione antinfluenzale, come asseriva una nota pubblicità: Prevenire è
meglio che curare.
Va detto che la propaganda
di sinistra da più di due anni sta alzando la cortina fumogena delle menzogne e
della disinformazione, contro i nativi da generazioni in Italia, spacciando
fake a rotta di collo, asserendo che un minore straniero è già un italiano
fatto e finito, soprattutto se ha compiuto un ciclo in Italia, come se ciò
fosse un assioma, un postulato matematico.
Ma crediamo veramente a
queste bugie politiche?
A dodici anni i ragazzi
e le ragazze sono frutti acerbi, incapacitati ad analizzare la complessità
della realtà e avere la presunzione che cinque anni di scuola possano creare
degli italiani fatti e finiti, integrati e/o assimilati, vedetela come meglio
credete, oppure, con il nuovo termine che va tanto in voga oggi, inclusi , non
solo è una visone ideologica, ma anche utopica e come la storia insegna, ogni
visione utopica o ideologica, genera pesanti ricadute nella realtà e nel mondo
reale, dagli esiti spesso nefasti. Basta ricordarsi quanto è accaduto in Belgio
e in Francia con gli attentati terroristici, in quanto gli attentatori, sebbene
naturalizzati, erano di origine straniera, segno evidente che nei casi più
estremi, l’integrazione o l’assimilazione non è avvenuta e cerchiamo di non
dare la colpa allo Stato o alla società che non ha saputo integrali. Spesso
taluni soggetti che non sono minimamente interessati ad integrasi e quindi chi
può escludere che ciò non possa accadere anche in Italia?
Molti potrebbero
addurre che i miei siano pretesti politici, razzistici o altro; mentre la
realtà è più semplice, visto che vivendo da anni all’estero, so quanto sia
difficile integrarsi, assimilarsi e lasciarsi assimilare da una cultura non propria, certo, ci sono
giunto ad un età non più di primo pelo, non vetusta, ma che era quasi “Nel bel mezzo del cammin di nostra vita….”,
quindi è giocoforza che il processo sia stato più lento, ma questa lentezza
ha l’aspetto positivo che non è mai stata in alcun modo forzata, ma introitata
giorno per giorno.
Come molti sapranno
vivo in Bulgaria, l’integrazione è, sperimentata sulla mia pelle, è un processo
lungo, che non si apprende né in un anno e nemmeno in cinque e forse manco in
una vita. Certo, personalmente, con tutte le difficoltà che si possono incontrare
ogni giorno, mi sento abbastanza integrato in quello che in passato per me non
era il mio tessuto sociale e che ora, almeno in parte, lo sento parte di me,
senza però tradire la mia italianità.
Già, senza mai tradire
le proprie origini.
E certo sappiamo tutti
quanto siamo “sboroni”,
soprattutto nei servizi giornalistici di cultura, quando si tratta di italiani
all’estero che portano la cultura italiana, facciamo la ruota come i pavoni, in
netto contrasto con quello che però quotidianamente è la realtà dei fatti.
Il punto è proprio
questo: le proprie origini.
Siamo quello che
siamo,in base alle origini e le stratificazioni culturali del nostro Paese di
provenienza, certo, possiamo ampliare la nostra cultura, possiamo ampliare la
nostra conoscenza della lingua, apprendendo altre lingue, vivendo in culture
diverse da quella materna, non me ne vogliano i cultori del politicamente
corrotto in quanto con il termine cultura materna, non ho incluso gli
omosessuali che affittano l’utero di una donna per avere un figlio, ma a me il
termine cultura materna, con tutto il rispetto per mio padre, piace molto.
E lo stesso vale, che
ci piaccia o no, anche per gli stranieri nati in Italia.
Certo per loro il
processo di dissoluzione della cultura materna potrebbe essere, forse, teoricamente
più breve, ma quel seme istillato dalla nascita, quelle prime parole
pronunciate dai loro genitori nella loro lingua, saranno l’imprinting,
quelle prime nozioni culturali, apprese all’interno di un consesso straniero,
perché, non nascondiamoci dietro una foglia di fico, negando, oppure fingendo
che così non sia, tutti coloro che vivono all’estero, io
compreso, mantengono i contatti con la madrepatria, non solo grazie alla rete,
a internet, agli smatphone, ma a livello informativo e ludico, grazie alle parabole
per la ricezione dei canali satellitari dei Paesi di provenienza, possono
essere, dentro la loro abitazione, come in una specie di “Bolla Extraterritoriale”, ancora in patria.
Io stesso, qui in
Bulgaria, guardo principalmente la tv italiana, ma se lo fa un italiano
all’estero, quello è positivo perché continua a essere informato su quanto
avviene nel suo Paese Natale. Ma poi, la
politica fa la struzza, negando che gli stessi cittadini stranieri, con figli
nati in Italia, non facciano crescere i loro figli, almeno la maggioranza,
nella stessa “Bolla extraterritoriale” in Italia, perché come fa un italiano
all’estero, vogliono mantenere, per quanto possibile, il contatto con le loro
radici.
Infatti i bambini
stranieri nati in Italia, piaccia o no, passano la maggior parte del loro tempo
all’interno di questa “bolla extraterritoriale”, in stretto contatto, linguisticamente
e culturalmente con la terra d’origine dei loro genitori, oppure se sono figli
di famiglie miste, la cosa risulta ancora più stressante, in quanto si sentono
figli di due culture differenti, ma alla fine di nessuna, che lì fa sentire come piante senza radici, confuse e a
volte anche socialmente disadattate. E posso assicurarvi che questi discorsi ne
ho uditi tantissimi nel corso degli anni, grazie ai miei contatti, non solo in
Italia, ma anche in Bulgaria e Germania.
E anche alla luce di
tutto ciò che francamente sono assurde quelle mense scolastiche che offrono
piatti multietnici, così i bambini italiani sanno come si alimentano i bambini
stranieri, preparando i cosiddetti piatti etnici, tramite nuove esperienze
gastronomiche, che faciliterebbero la loro integrazione e/o assimilazione,come
gesto di accoglienza e fraternizzazione, dimenticando che i bambini a casa
loro,all’interno della “Bolla Extraterritoriale” quei piatti li mangiano
quotidianamente, in quanto non è che i genitori appena arrivano in Italia,
immediatamente si mettano a mangiare
all’italiana, ma continuano a consumare i pasti e le cene, secondo i loro usi e
costumi.
Oltretutto, se diciamo
sempre che la cucina italiana è la migliore al mondo, per cosa dobbiamo “imbarbarirci”
più del necessario, facendo mangiare ai bambini indigeni piatti di cucine che
noi stessi, reputiamo inferiori ai nostri, sia a livello di gusto e di
genuinità? E quindi per essere multiculturali, facciamo mangiare male i bambini
indigeni italiani e non educhiamo quelli stranieri alla buona tavola? Siamo in contraddizione
con la nostra stressa propaganda gastronomica, no?
Esattamente come faccio, qui, nella mia “Bolla
Extraterritoriale. Tanto è vero che quando vado a mangiare in casa d’altri,
mangio i piatti bulgari che mi piacciono e declino, gentilmente, quelli che non
sono di mio gradimento. Ma non per questo mi sento vittima di razzismo o di
discriminazione, anzi, come invece la propaganda politica e buonista fa vedere
in Italia, che se non ci si adegua in casa propria alle culture altrui si è dei
razzisti o si vuole emarginare qualcuno.
Attenzione però, con
tutto il discorso precedente non voglio affermare che un minore straniero,
anche se nato in Italia, debba sentirsi isolato o respinto o non accettato
nella cultura dove nasce e cresce, ma tengo a precisare che un conto è il piano
legale, legato al Jus Soli e un altro, più importante del precedente, è il
piano umano e di assimilazione sociale e culturale. È risaputo che la vera
integrazione non passi attraverso un passaporto dato anzitempo, messo nelle
tasche di un dodicenne, ma la vera integrazione o assimilazione, nasce
all’interno dei rapporti sociali, dei rapporti umani,interpersonali, nella capacità di tutti non far sentire l’altro un diverso. E tutto ciò
vale per l’italiano nei confronti dello straniero nato in Italia, così come per
lo straniero appena giunto in Italia e naturalmente viceversa,
indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione professata o altro.
Sorpassare legalmente
questo lento processo di elaborazione per legge non aiuta l’integrazione,
soprattutto dei minori, ma fa a costoro bruciare le tappe, un po’ come vedere i
loro genitori fare sesso, spiandoli attraverso il buco della serratura.
Purtroppo la politica
di sinistra e sfortunatamente questo modo insulso di ragionare, sta appestando
anche alcuni settori del centrodestra, dove con distinguo più o meno sfumati,
cercano, perché a caccia di voti, di far passare questo bruciare le tappe, come
un qualcosa di utile per i minori stranieri nati in Italia, ma la realtà dei
fatti, rispetto alle folli logiche ideologiche della politica, è ben diversa e
dove l’apoteosi dell’ipocrisia di una classe politica da strapazzo, la
raggiunge quando dichiarano di fare lo sciopero della fame, a favore di questo
scellerato disegno di legge.
Invece di fare lo
sciopero della fame a livello simbolico, magari solo al sabato, dovrebbero
essere costretti a cibarsi di pane ammuffito e acqua contaminata di sostanze
chimiche tossico-nocive per qualche mese, mettendosi veramente per un certo
periodo a vivere nel mondo reale, evitando i voli pindarici, perché coloro che
hanno cercato di edificare la Civiltà dell’Utopia, sono miseramente caduti a
terra, inzuppando il terreno di cadaveri, lasciando dietro si se, solo morte,
desolazione e devastazione.
Marco Bazzato
12.10.2017
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mercoledì 9 novembre 2016
Ha vinto Trump!
Devo confessarlo,
quando questa mattina ho acceso il wifi e ho dato un’occhiata alle news su La
Repubblica, stentavo a crederci.
La Clinton aveva perso
e sonoramente. Era stata bastonata dagli elettori americani, esattamente come
si dovrebbe bastonare un cane rabbioso che cerca di aggredire vostra figlia,
con il desiderio prima di azzannarle la gola e poi lasciarla morire
dissanguata.
Ma la cosa migliore non
è stata tanto la sconfitta della Clinton, ma la vittoria, che auspicavo da
mesi, del miliardario americano Donald Trump, il quale come il nostro ex amato
premier, Silvio Berlusconi, ama la gnocca, anche straniera, non si sa se più o
meno del denaro.
Sta di fatto che il
Trump ha sbaragliato la Clinton in questa infernale campagna elettorale, fatta
di menzogne, calci ai coglioni mollati dalla Clinton al suo rivale, e
martellate alle ovaie date dal Trump alla Clinton. È stata, dicono alcuni
osservatori, la campagna elettorale americana più vuota d contenuti della
storia recente. A me personalmente è piaciuta, ho adorato le zuffe, gli
insulti, gli sputi – metaforici – lanciati ad arco contro l’avversario. Ho
amato le contumelie reciproche che i due candidati si scambiavano a distanza, o
anche nei faccia a faccia e alla fine la più mediocre ha perso.
Sì, perché diciamocelo,
la Clinton, se ha sposato il Bill Clinton, deve certo essere una cima,
anzi. E soprattutto gli americani sanno
che costei, quella che avrebbe venduto anche al mercato nero un rene del
nipote, ossia del figlio della figlia, pur di fregiarsi del titolo “Boldriniano”
di Presidentessa degli Stati Uniti e per questo, come si fa con una cagna
randagia, hanno sterilizzato le sue velleità presidenziali, relegandola al
ruolo di zerbino e di legittima consorte di un ex presidente che quando era
nello Studio Ovale, si faceva fare pompini macchia calzoni di sborra da una
stagista.
Ha vinto il migliore? Per
il popolo americano sì. per me, a mio avviso, ha vinto il meno controverso,
quello che politicamente, a differenza della Clinton era ed è al momento,
politicamente più puro, visto che nell’arena politica ci si ficca a capofitto
da questo momento. E gli americani, stanchi di guerre e tutto il resto, l’hanno
capito e quindi l’hanno premiato.
Certo,il Trump a detta
di qualcuno è un razzista, se essere razzisti significa rimandare in patria i
clandestini, come fanno Australia, Nuova Zelanda e Canada che non fanno passare
manco un spillo e quando beccano uno spillo fuoriposto, lo ricacciano al suo
Paese, ebbene sì, è un fautore della legalità, e se essere difensori della
legalità significa essere razzisti, nessun problema, si accetta la menzogna, l’essere
infangati per il bene della legalità.
Anche perché dubito fortemente che il Trump sia stato
votato dalla maggioranza W.A.S.P. statunitense, anzi presumo che molti latinos
regolari abbiano votati per lui, latinos che vivono da anni negli U.S.A.
stanchi dei loro connazionali che, a differenza loro, sono giunti nel Paese in
modo illegale e per questo, giustamente,
vorrebbero che fossero rispediti nella madrepatria.
Lo hanno accusato di
essere un elusore fiscale? Al Capone è stato messo in galera perché non
riuscivano a incastrarlo come mafioso, e quindi l’hanno fottuto con la scusa
dell’evasione fiscale. Trump è non solo a piede libero, ma da adesso è
Presidente degli Stati Uniti, e non è un
evasore solo perché, grazie ai suoi avvocati e ai suoi commercialisti, ha
utilizzato le stesse leggi che
sostengono l’elusione fiscale legale di tutti i gradi gruppi americani e non
sembra che ci siano dei CEO al gabbio per aver rispettato le leggi che sono
state emanate in precedenza a tal proposito dai vari governi degli Stati Uniti,
per far piacere alla cricca dei miliardari, delle corporation, che tramite i lobbisti,
hanno i loro emissari…
Trump è in combutta con
Putin, sgallinava nei comizi la Clinton e i media a lei vicini, sorvolando che
avesse distrutto, grazie al nano francese del precedente presidente, il marito
della Carla Bruni, la Libia di quel brav’uomo
di Gheddafi, compianto in Italia e dagli italiani i quali, grazie al suo
omicidio a sangue freddo, l’Italia è diventata un Paese dove la marina
militare, con il pretesto umanitario, fa da scafista e concorrenza sleale agli
scafisti a cottimo e le cooperative
rosse e il Vaticano, tramite la Caritas, si ingrassano, tanto da scoppiare di
denaro, peggio di sanguisughe ricolme di sangue succhiato.
Trump aiutato dai
servizi russi che hanno hacherato, diceva la moglie dell’ex presidente
statunitense, le sue mail…Ah,sì, la Clinton era finanziata dall’Arabia Saudita,
e dal Qatar, paesi femministi, i quali amano così tanto le loro femmine che le
obbligano a vestirsi di nero come sacchi di immondizia, amano così tanto le loro femmine tanto da
frustarle sulla pubblica piazza, e magari anche ammazzarle di nerbate. Amano
così tanto da negarle il diritto di voto e vietarle di guidare – ma forse
questo è un bene, no, la macchina(?) – Ma la Clinton è una fervente femminista, in
America ma nei due Paesi sopramenzionati,
se ne fotte il cazzo delle condizioni della donna… Arabia Saudita e Qatar
che hanno distrutto la Siria, appestandoci di profughi veri, una minima parte,
falsi la maggioranza – Grazie Ilaria.
La Clinton, con la complicità
dei boiardi dell’Unione Europea, che ha messo al potere in Ucraina i fascisti “democratici”la
sinistra che mette al potere l’estrema destra, solo per andare rompere i
coglioni a Putin, per impossessarsi delle basi navali nel Mar Nero… E quando a
questo sono girati i marroni, l’Unione Europea ha sanzionato la Russia e l’Italia,
come Tafazzi, le ha approvate, danneggiando per più di due miliardi di Euro le
imprese italiane. La mamma degli idioti
partorisce sempre politicanti strategicamente ed economicamente figli
mongoloidi, con tutto il rispetto per i portatori della Sindrome di Down!
Ma il cattivone era
quel pincione, misogino e razzista di Trump.
Evidentemente il popolo
americano ne ha i coglioni sfraciati di guerre non dichiarate e quindi ha
scelto un sano e legittimo protezionismo, un sano e legittimo isolazionismo e
gli altri, se sono così idioti da scannarsi tra di loro che lo facciano.
Anche l’Europa dovrà
svegliarsi. La cosa migliore sarebbe quella di smantellare, almeno in Europa,
la Nato, ricacciando a casa i militari americani e rispedendo al mittente i
missili nucleari e le armi varie di cui il vecchio continente è appestato e che
l’Europa si faccia la propria difesa, anche nucleare, la Francia è già una
potenza. Che ci sia il ritorno nei singoli stati dell’Unione alla ferma di leva
obbligatoria per almeno diciotto mesi, che l’obiezione di coscienza per
schivare il servizio militare sia dichiarata illegale e chi non vuole servire
la patria o le istituzioni militari europee, entro e/o fuori dai patri confini,
coloro che si dichiarano pacifisti o anarchici, siano privati dei diritti
civili per almeno dieci anni, passando nel contempo i diciotto mesi dentro un carcere
militare di massima sicurezza.
Ma la cosa più ridicola
del dopo elezioni è che ora tutti accusano i sondaggisti di aver sbagliato,
toppato nei sondaggi…dando sempre la
neoperdente alle presidenziali in testa, ance se di un pelo di filo di Tampax,
mentre la verità è che i media pompavano la Clinton, dopandola, allo stesso
modo in cui si dopava Lance Amstong. Eppure, forse proprio perché mediaticamente
drogata, e la maggioranza degli americani odiano, come è giusto che sia, i tossici, alla fine è stata votata solo dalle
persone della sua stessa risma
ideologico-narcomane.
Un’altra cosa: il muro
tra Messico è Stati Uniti è stato progettato in piena amministrazione Obama. Il
fatto che il Trump voglia portarlo a termine, realizzandolo, non sarebbe altro
che la realizzazione di un progetto dei democratici e non certo del
repubblicano Trump. Un po’ come il Berlusca quando voleva fare il ponte sullo
stretto di Messina, con tutti i post puzzoni che gli davano contro e adesso che
la stessa bischerata è stata riproposta da Renzi…silenzio di tomba…ma si sa, in
Italia, come in America, quando le cose sporche vengono fatte dalla sinistra,
si dice che anche la merda sa di buono ed è commestibile e digeribile, mentre
se le stesse cose sporche le fa la destra, la merda rimane merda, oppure anche
il cibo migliore, peggio ancora, viene classificato come percolato anale.
E poi che male fa un
muro? Chi vuole entrare legalmente negli
Stati Uniti potrà farlo attraversando i confini in modo legale, come fanno la
maggioranza dei latinos in generale o dei messicani civili, in particolare!
Una cosa solo mi
rammarica nella sconfitta della Clinton: il vedere la cantante madonna – escort
da quattro soldi – fare in tv milioni di
pompe con ingoio, come aveva promesso, agli elettori americani… anche se con
questa dichiarazione, nessuno l’ha fatto notare, costei ha bellamente ignorato,
da brava omofoba, le milioni di lesbiche che sicuramente avranno votato la
Clinton, infatti a costoro non ha promesso di leccargli la patata al sugo!
Marco Bazzato
09.11.2016
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martedì 26 gennaio 2016
Stepchild adoption? No grazie!
Meglio
un Family Day o un “Family” Gay?
Ormai è un attacco
continuo. Ogni santo giorno stanno tempestando l’Italia e la maggioranza degli
italiani con queste “benedette” (?)
unioni civili, come se l’Italia, nuovamente in preda alla recessione che
sta arrivando, con il rischio che quattro grandi banche finiscano nel baratro,
deve distogliere l’attenzione dei cittadini con questa carnevalat dei presunti
diritti civili negati, che il decreto Cirinnà vorrebbe samare.
Ma l’Italia ne ha
veramente bisogno?
Assolutamente no.
Soprattutto in questo
delicato momento storico.
Abbiamo visto l’ennesima
“manifestazione oceanica” sabato 23 gennaio nelle piazze
italiane con questa orda barbarica di rivoluzionari arcobaleno, dove
secondo le stime delle propaganda gay ci stavano in totale nelle le varie
piazze, a loro dire, un milione di persone. La cosa stana è che nessun organo
di stampa ha riportato le stime delle varie questure sparse per il Paese, le
quali solitamente forniscono delle ufficiali, circa le effettive presenze alle
manifestazioni.
Che i media si siano
messi ad angolo retto davanti alle lobby Gay?
Strano, a Padova ci
stavano una cinquantina di gatti spauriti e metà erano fiancheggiatori
eterosessuali. Il che, statisticamente parlando, significa che nemmeno la
maggioranza silenziosa degli omosessuali è interessata a questa farsa dei
cosiddetti diritti civili, in quanto è risaputo, secondo la vulgata popolare,
che gli omosessuali sono molto meno monogami degli eterosessuali, i quali manco loro a volte sono campioni di fedeltà
coniugali.
È chiaro che giunto
allo stato attuale di rottura generalizzata qualche contentino, qualche caramellina,
anche amara, a questi va data. Ma ciò
non significa certo calare le braghe ed equiparare il matrimonio etero con la
firma di un pezzo di carta davanti ad un pubblico ufficiale di due persone
dello stesso sesso. D’altronde due sentenze della Consulta
hanno ficcato in profondità dei paletti giuridici e costituzionali ben
definiti.
La cosa assurda è che
dalla contestazione studentesca del ’68 fino a metà degli anni ’80 del
millennio passato, il matrimonio, soprattutto
per la sinistra italiana, era una volgare e becera istituzione borghese da abbattere,
rimangiandosi le loro stesse parole degli anni ’40 e ’50, quando il Partito Comunista
Italiano nei suoi slogan proclamava: “Per
la difesa della famiglia, vota Partito Comunista Italiano.” E poi, hanno
cambiato idea e dalla fine degli anni sessanta in poi hanno iniziato l’opera di
demolizione del matrimonio e adesso hanno fatto l’ennesimo salto della quaglia,
l’ennesima piroetta, per quattro volte a novanta gradi, fino a saltare dalla
parte opposta e a volere il “patrimonio” chiama molo con nome diverso, per le
persone dello stesso sesso.
Il pomo della discordia
è diventato l’adozione del figliastro, che in Italia per non usare quel temine –
dispregiativo –, che equivarrebbe a dover dare “all’amico carnale di letto” del
padre biologico, del patrigno, si preferisce usare il termine inglese “stepchild adoption”
– sappiamo tutti che vita face Cenerentola quando suo padre morì e rimase con la
matrigna e le due sorellastre, ed era eterosessuale – che non è altro che un cavallo di Troia per
legalizzare i figli di una sega “acquistati”
all’estero, avuti grazie alla maternità surrogata,
detta anche gestazione d’appoggio, sebbene preferisco il termine politicamente
scorretto, prostituta d’utero, o gestazione della mignotta.
Perché a detta delle
associazioni omosessuali i figli per costoro sarebbero un diritto. Starno, ma
la natura, nella sua infinita sapienza, se non ha dato alle sane “coppie”
omosessuali la possibilità biologica di riprodursi tramite coito, come avviene
nelle sane coppie eterosessuali. Quindi un motivo ci sarà, o no?. La natura non
può sbagliare in questo modo in scala planetaria con più del 99,99% dellespecie
animali, homo sapiens sapiens, compreso, no?
Eppure con pretesti
banalotti e statisticamente irrilevanti,
come ad esempio la morte del padre biologico, si vorrebbe affidare il minore “amico
carnale di letto” del padre, al patrigno
- e qui la storia di Cenerentola torna ancora in ballo – perché è
risaputo che un conto è una coppia eterosessuale adotti un minore, entrambi non
avendo legami di sangue potrebbero dare lo stesso amore e forse di più,
rispetto a dei genitori biologici,
sopratutto se questi erano dei figli di puttana che magari lo menavano,
si facevano le pere innanzi al piccolo, oppure il maschio picchiava la femmina
o costei si faceva sbattere anche dai pali della luce. Un altro conto è che il padre biologico abbia
un legame di sangue, mentre il patrigno, sapendo di non essere il padre
biologico, ma solo “l’amico carnale di letto” del padre, alla fine in fondo in
fondo, non nutra dei sentimenti di odio e/o di avversione verso colui che non è
il frutto dei suoi lombi.
Oltretutto ci stanno
una camionata di ricerche, che naturalmente le associazioni LGBT non diranno
mai, che asseriscono che – ops, strano – un minore
debba crescere in un ambiente dove ci siano due figure opposte di riferimento,
quella maschile e quella femminile e che l’ambiente omo, sia esso maschile o
femminile , non è la migliore soluzione per costui.
Ma al centrosinistra, ai
suoi fiancheggiatori e a macchia di leopardo anche il centrodestra, non
interessa una beta minchia dei diritti dei minori. No, tutti sono ammanicati e
silenziosi, con l’industria e la produzione dei figli di una sega, fatti con le
prostitute d’utero, con la relativa esportazione di capitali all’estero. Si perché
la prostituzione d’utero a scopi riproduttivi è vietata in Italia,e condannata
dal Parlamento
Europeo, quindi, solo chi può, gli omosessuali sani benestanti e le coppie
eterosessuali, dove la donna ha problemi di sterilità, vanno all’estero ad “acquistarsi”
il neonato. Dove il pacchetto tutto compreso può arrivare a costare fino a 135
mila euro, viaggi e costi extra esclusi. Starno che la Guardia di Finanza ed
Equitalia non abbia mai indagato su
questi “acquirenti”, per capire se avevano i necessari introiti finanziari , che
poi hanno esportato all’estero!
Secondo molti a questi gaglioffi, che se ne fottono
dell’orientamento sessuale, andrebbe in primis tolto il neonato, il minore e
andrebbero multati per una somma venti volte superiore rispetto alla somma
spesa per “l’acquisto”. Naturalmente il minore dovrebbe essere reso
immediatamente disponibile per l’adozione.
Perché come dicevano i latini, anche in questi casi è meglio: “Unum castigabis, centum emendabis”, che
tradotto letteralmente significa: “Ne
castigherai uno, ne correggerai cento”
Non va dimenticato
anche un’altra cosa fondamentale, ossia che la prostituta d’utero cede, a
seguito di regolare contratto prestazionale, il neonato, subito dopo il parto “all’acquirente”,
senza nemmeno far passare i sessanta
giorni che i medici veterinari prescrivono
per lo svezzamento dei cuccioli di cane. Ossia, per i difensori dei diritti dei
minori, il diritto di un neonato ad essere svezzato dalla madre vale, meno del
diritto di un cucciolo di essere svezzato dalla cagna che l’ha partorito. A questo punto mi chiedo: chi è la vera cagna, visto che gli acquirenti fanno venire al
mondo un minore volutamente “orfano” della madre biologica?
Tra le altre cose
finalmente sembra che anche le femministe
nostrane, in ordine sparso, stiano debolmente alzando la voce contro la
pratica della gestazione della mignotta, pardon dell’utero in affitto, però la
Cirinnà e i parlamentari che la sostengono, fanno le orecchie da mercanti, perché,
da vili, hanno paura che alzare la voce su questa delicata tematica li faccia
passare per omofobi e per nemici degli omosessuali. Quindi preferiscono,
metaforicamente parlando, prendere a calci nelle ovaie le donne straniere, dove
questa pratica è legale, pur di non perdere i voti dei gay italiani e dei loro
fiancheggiatori.
Questo avviene nella
vita reale, mentre invece cosa vediamo anche nei film e telefilm, anche
italiane? Le famiglie etero, sempre piene di problemi, colme di conflitti
generazionali, liti tra padri e figli, rivalità, rabbie, rivalse, mentre le
cosiddette “famiglie omogenitoriali” – capezzoli, mai uno screzio, sempre
armonia perfetta tra il padre biologico, il figlio e tra il figlio e “l’amico
carnale di letto” del padre, insomma, la “famiglia” del Mulino Bianco,in salsa
gay, rischia di far crepare tutti di ipoglicemia, causa eccesso di zucchero e/o
aspartame.
Nessuno si è mai
chiesto il perché dell’assenza di
conflitti tra genitore, figlio biologico
e “amico carnale di letto” del padre? Perché altrimenti la “normalità” della
cosiddetta “famiglia” gay potrebbe essere interpretata come pregiudizievole da
parte dei telespettatori, o perché il figlio biologico rispondesse indietro al padre o “all’amico carnale di
letto” del padre, o avessero degli alterchi verbali molto accesi, con tanto di
liti e scontri, e questo potrebbe
mettere in cattiva luce queste “famiglie stereotipate e perfettine..
Oppure come è accaduto
nella fiction “Alla ricerca della felicità” dove, la povera figlia lesbica, con
il posto fisso alle Poste, passava il tempo a chiacchierare con le colleghe, il
padre e con” l’amica carnale di letto”, che faceva la guardia giurata nello
stesso ufficio postale – quando si dice culo cinematografico – con la madre
indisponente, perché la figlia stramba si era fatta ingravidare all’estero, da
un segaiolo sconosciuto, che davanti ad un giornaletto e un filmetto porno,
mentre pensava ai cazzi suoi, gli sputava in una fialetta qualche miliardo di “bambini
liquidi” che poi sarebbero stati sparati nell’utero a costei.... Alla faccia
dell’amore e de sentimenti!
Anche questo “orfano”
di padre, perché per i gay, a loro dire, i figli sono un diritto! E qualsiasi
mezzo è lecito ed etico pur di poter soddisfare il loro desiderio contronatura!
Ecco, alla fine di chi
l’Italia e mezza Europa è in “ostaggio”. È presa in ostaggio dalla lobby gay,
che come una piovra ormai, dalle alte sfere dell’Unione Europea, ha allargato
tutti i suoi tentacoli, peggio del Professor Moriarty –
acerrimo nemico di Sherlock Holmes, il
quale sè chiaro che si faceva ingroppare o veniva ingroppato dal Dottor Watson , come lo
si evince leggendo con attenzione Il ritorno
di Sherlock Holmes del 1905,dove a pagina 13 del racconto “La casa vuota”, - Alberto Peruzzo Editore, 1988 – l’autore
scrive: Non so come Holmes aveva capito del triste lutto che mi aveva colpito,
e mi mostrò la sua affettuosa comprensione più con i modi che non con
le parole” – all’inizio del regno di
Edoardo III, il male anche nei racconti veniva combattuto e la letteratura e la
cultura britannica avevano la pudicizia di tenere determinate cose dentro la
sfera privata.
Marco Bazzato
26.01.2016
http://marco-bazzato.blogspot.com/
martedì 12 gennaio 2016
La futura distruzione della cultura europea è colpa di una certa sinistra!
L’Europa dei burocrati
e dei politici di centro sinistra o quelli filo immigranti a tutti costi, adesso
ha paura.
Sì ha paura perché in
Europa si sta assistendo a una preoccupante, dicono loro, ascesa dei partiti di
destra, considerati xenofobi e soprattutto nemici dell’immigrazione
indiscriminata, voluta dai cosiddetti progressisti, interessati, non a fare gli
interessi degli indigeni locali, degli autoctoni da almeno quattro o più
generazioni, o gli immigrati integrati nel tessuto sociale e socioculturale, indipendentemente
dalla religione professata, o figli di immigrati, italiani a tutti gli effetti
al compimento del diciottesimo anno di età, a seguito di richiesta di
cittadinanza, in quanto questi partiti, desiderosi a difendere con le unghie e con i denti della
legalità, la propria identità culturale e storica, ma a rendere le varie
nazioni europee un crogiolo indiscriminato di illegalità diffusa, o peggio
ancora una percezione, cosa ancora più pericolosa, di illegalità diffusa.
Beh, la colpa di questa scesa, come il
principio della dinamica classica – «ad ogni azione corrisponde
sempre una uguale ed opposta reazione», detto anche concetto
newtoniano – è colpa di un progetto
che si snoderà da qui ai decenni avvenire di un certo modo sinistro di far politica della sinistra, mirata a svendere le
radici europee e italiane, facendo regredire il vecchio continente al medioevo
in salsa afgana.
Quindi si può dare
ormai per assodato che sono gli stessi governi del centro sinistra dei vari
Stati o gli euro burocrati che vogliono e desiderano un’ascesa dei partiti di
centrodestra o di estrema destra.
Ma perché?
È presto detto. Perché l’aumento
dei partiti cosiddetti legati all’amor di patria, lasciamo stare il termine
abusato e pluristuprato di nazionalismo, permetteranno, con la scusa di
contenere il fenomeno della presunta
xenofobia, di mettere in atto, come del
resto si sta già facendo sommessamente, leggi per limitare la libertà di stampa
e di espressione, il tutto in nome della difesa della libertà di tutti i
cittadini, perché è così, che come
polpette avvelenate al curaro, la venderanno al popolo bue e credulone del
centrosinistra.
Del resto lo abbiamo
visto con non solo con i recenti attentati in Francia, con “l’atto terroristico”
e di Colonia, che da come sta emergendo in questi giorni sono stati pianificati
a tavolino, sono avvenuti anche in altre città della Germania, sembrerebbero configurare
una strategia ad ampio raggio programmata, da interpretarsi come una guerra non
dichiarata pubblicamente, che mira ad infondere, soprattutto nelle donne, un
senso di insicurezza , non importa se reale o immaginario, costringendole a
modificare i loro comportamenti, nella
speranza di non essere attaccate nuovamente da dei terroristi che si nascondono
dietro la nomea di molestatori o peggio ancora di violentatori.
Infatti, mentre una
volta la sinistra era quella più antimoralista e più attenta alle libertà
fondamentali della donna, al suo diritto di libero arbitrio e di poter gestire
al meglio la propria vita, oggi spalleggia indirettamente chi vorrebbe ridurre
le donne alla stregua di oggetti, da rinchiudere in casa e da tenere segregate,
o al massimo essere “obbligate” ad uscire accompagnate, facendo così il gioco
di un certo fanatismo islamico che mira ad annientare e annichilire il libero
arbitrio della donna.
È chiaro che i silenzi
complici e colpevoli con il quale molti esponenti politici di un certo centrosinistra
al governo, o che da quasi esterni lo fiancheggiano, non sono molto interessati
al benessere psicofisico delle donne molestate o violentate – forse se la sono
cercata, penseranno tra se certe marionette, ragionando ormai com’ era nella
mentalità del peggior integralismo
moraleggiante dell’Italia bigotta, fascista e post fascista, dell’Italia
cattolica. Solo che adesso, fa molto radical chic fare , non pardon i bigotti, ma gli evoluti intellettuali,
difendendo il diritto della donna di essere liberamente sottomessa all’islam,
di vestire, quasi come palombare, soprattutto se queste sono islamiche di
nascita o italiane convertite all’islamismo
salafita, la corrente più radicale dell’Islam, che come l’Italia asservita
al Vaticano e ai diktat della chiesa, non fa distinzioni tra religione e Stato.
L’apparente progressismo
di una buona parte dell’emiciclo parlamentare di centro sinistra, come un
maschio traditore, fa gli occhi dolci a quella che crede essere una bella gnocca di passaggio, celata sotto il burqa , con il
quale, per una scopata o una fornicata, è pronto a tradire non solo la
moglie, ma anche la sua patria, la propria cultura ,
facendo arretrare il Paese al millennio passato.
La sinistra che per
anni ha fatto il possibile per staccare l’Italia e gli italiani da quell’abbraccio
stritolante che reputava, a torto o a ragione, della religione cattolica, oggi
sembra voglia consegnare al nuovo braccio secolare che avanza, nel nome del politicamente
corretto, non solo l’Italia, ma l’Europa intera.
Per concludere voglio
dire che non ho nulla contro i fedeli islamici e contro l’Islam in generale, ma
ci stanno troppe arre grigie dove chi di
dovere, invece di vigilare come si conviene, finge di non vedere e volta il
capo dall’altra parte, o peggio cala le
braghe per paura di essere tacciato come islamofobo.
Non è una religione in
se a essere nemica dell’uomo, ma è come la religione viene usata dall’uomo come
grimaldello per soggiogarlo e piegarlo ai propri voleri.
L’Italia ci ha messo duemila anni per uscire
da quella ombra chiaroscura che era il cattolicesimo romano, croce e delizia di duemila anni di vette di
umanità eccelsa e di abissi di bestialità disumana, che nulla avevano a che
fare né con Dio, né con il Cristo e adesso, però, in pochi se ne rendono conto,
stiamo facendo il percorso inverso, regredendo, annichilendo i nostri spazi di
libertà, in nome del diritto altrui di avere la propria libertà, secondo come
la religione di costoro comanda, in casa Europa… usando la solita formuletta da
vigliacchi: per non offendere i credenti di altre religioni.
Solo i codardi e i
venduti si comportano così!
Se un continente, o un
Paese come l’Italia, non dimostra di
avere rispetto per la propria storia e la propria cultura, sarà in un futuro più
o meno lontano facile prede di lupi travestiti da agnelli, ed è quello che gli
italiani stanno lasciando, per indolenza, e per paura di essere criticati o
tacciati come razzisti, che accada.
Il declivio che porta
all’abisso si avvicina sempre di più e come l’orizzonte degli eventi di un buco
nero, se ne rimarrà ingoiati e distrutti!
Marco Bazzato
12.01.2016
http://marco-bazzato.blogspot.com/
lunedì 11 gennaio 2016
Lemmy Klimster e David Bowie: due stelle bizzarre nel cielo!
Lemmy Kilmister ,Ian Fraser Kilmister, detto Lemmy (Stoke-on-Trent, 24
dicembre 1945 – Los Angeles, 28 dicembre 2015), è
stato un cantante, musicista e compositore britannico,
occasionalmente anche attore.
David Bowie, pseudonimo di David
Robert Jones (Londra, 8 gennaio 1947– 10 gennaio 2016),
è stato un cantautore, polistrumentista, attore,compositore e produttore
discografico britannico.
Il 2015 si è chiuso con il
decesso di Lemmy
Klimster e il nuovo anno è partito alla grande con la dipartita di un altro
mostro sacro della musica internazionale, David
Bowie, l’husky della musica, per via degli occhi a due colori.
Personalmente mi ha toccato molto
di più la morte di Lemmy Klimster , fondatore dei Motörhead, che non la morte
di David Bowie.
Certamente due artisti agli
antipodi, ma Lemmy, almeno per il mio sangue da metallaro, rappresentava molto
di più di ciò che per molti ha rappresentato il Duca Bianco. Lemmy, come per
altri cantanti metal, rappresentava, rappresenta e rappresenterà sempre la
rabbia, il desiderio di combattere, a volte con armi sbagliate contro il
destino, contro la vita stessa, prima nemica dell’esistenza e lemmy, nel mio
universo musicale, assieme a molti altri cantanti del genere metal, faceva
parte di questo universo, ormai divenuto
di massa, popolare, avendo perso nel corso dei decenni quella patina
underground , che lo faceva odiare dai genitori e dagli amici fighetti e panozzi,
in quanto eravamo visti tutti come dei
topi di fogna, dei rifiuti sociali non solo del mondo musicale, dei disadattati
puzzolenti e ubriachi.
Due inglesi purosangue.
Strana terra l’Inghilterra, dove
il tradizionalismo culturale ha creato i più grandi fenomeni musicali del
ventesimo secolo e le loro influenze continuano, con le loro onde sonore, a
spargersi nel nostro presente. A partire dai Beatles, ai Rolling Stone, agli
Iron Maiden, agli stessi Motörhead,passando
per i Pink Floyd, David Bowie, ai Police, ai Judas Priest,Ozzy Ousborne, solo per citarne una minima parte di quelli
più rappresentativi, e molti altri.
È triste dirlo, ma i dinosauri
della musica, come è accaduto nel Giurassico, si stano lentamente estinguendo.
Non a causa di un meteorite, come alcune teorie affermano, ma a causa età,
causa eccessi alcolici e tossici, causa malattie, o semplicemente di morte
naturale – anche se la morte naturale non esiste, in quanto, in qualsiasi
referto di un medico legale che si rispetti, è risaputo che questi è costretto, anche in assenza di un’autopsia,
a scrivere le cause – vere o inventate – del decesso, ossia scrivendo quale
organo ha ceduto, trascinando così all’Inferno, o sparando direttamente in Paradiso,
tutto il resto del neomorto!
Lemmy e Bowie a modo, pur essendo
due artisti agli antipodi, hanno rappresentato la loro epoca, figli del loro
tempo, figli di quella rabbia e di quel desiderio di cambiamento che negli anni
’70, ’80 e ’90 era rivoluzione. Dove però, purtroppo, una volta divenuti
feticci di venerazione di massa, si erano trasformati in soggetti utili e usati
dall’enstabliment , come veicoli per il controllo sociale. Dove quell’anticonformismo
nemico dell’ordine costituito, si era trasformato, anche a causa delle mutate realtà
socio-culturali avvenute con il passare dei decenni,in icone socialmente accettate
dallo stesso mondo politico e culturale, perdendo, volenti o nolenti, come per
ogni fenomeno di massa, quell’aurea di verginità, perché apparentemente anche l’andare
contro corrente e contro i conformismi dei cliché sociali, non significava altro
che farsi trasportare dalla corrente
cavalcata dalla politica e della cultura, abituata fin da sempre ad utilizzare
anche l’arte e la musica come veicolo di consenso sociale e di indirizzamento
ideologico.
Con tutto il rispetto per i fans
a livello planetario del Duca Bianco, ma per me Lemmy, nel suo universo,
rappresentava un universo molto più vicino al mio. Un universo veramente
anticonformista per eccellenza, perché Lemmy alla fine è sempre rimasto se
stesso. Certo un artista borderline, ma che non si è nascosto nel camaleontismo
di Bowie, geniale per certi versi, ma privo di personalità per altri. Erano due personaggi che a modo loro avevano
modi agli antipodi per sperimentare e per essere le onde musicali portanti del
cambiamento nei rispettivi generi, ma Lemmy aveva quella marcia in più, pur
avendo in comune con David Bowie una proverbiale timidezza, Lemmy non aveva
paura di nasconderla, anzi, la sua timidezza era la sua forza, la sua
riservatezza era la fonte creativa della sua ruvidezza vocale e musicale.
Che dire alla fine? Nel Monte
Olimpo degli dei della musica oggi ci stanno due nuove divinità che pur nelle
distanze siderali dei rispettivi generi musicali, continueranno a scontrarsi e
forse a odiarsi sportivamente, entrambi si abbracceranno, ovunque essi si
trovino, sotto la bandiera dell’Union Jack!.
E, ovunque vuoi siate, R.I.P.
Marco Bazzato
11.01.2016
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