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lunedì 17 settembre 2018

Società Autostrade dovrebbe pagare (al momento) per il crollo del ponte Morandi?


È passato poco più di un mese dalla tragedia del Ponte Morandi di Genova. Tragedia, sembrerebbe ampiamente annunciata dalle Cassandre, dai gufi che quotidianamente appestano il becero populismo disfattista italiano.

 Tragedia che poi puntualmente, perché la morte, per tutti e anche le disgrazie, più o meno annunciate, non arrivano mai in ritardo, non perdono mai il treno, non saltano le coincidenze, ma le tragedie, invece, cavalcano le coincidenze, gli incroci del destino bieco e famelico di vite umane, tirandosi dietro quel carico casuale di morte, sofferenza e strascichi inevitabilmente polemici, dove alla fine quanti erano caricati dell’onere del controllo sapevano, ma pregavano che non avvenisse mai.

Ora però e qui mi attirerò addosso una camionata di insulti e contumelie, in linea prettamente teorica, Società Autostrade, che fa capo al gruppo Altlantia, con la maggioranza relativa in mano alla famiglia Benetton, non dovrebbe essere investita dell’onere di pagare la ricostruzione del Ponte Morandi e dei danni materiali, morali e umani che questa “roulette russa” caricata a cemento armato, ha causato.

Certo, Società Autostrade era de è responsabile del Ponte che gli era stato dato, assieme ad una buona parte della rete autostradale italiana, in concessione e che era, come del resto lo è tutt’ora, responsabile delle strutture che gli sono state affidate, però e qui casca l’asino, e le inchieste della Magistratura che si è attivata un secondo dopo il crollo, sta facendo emergere una serie di corresponsabilità circa il controllo della struttura, dove coloro che dovevano non solo vigilare, ma mettere anche nell’avviso che la struttura  ormai era logora, da quanto sembra emergere, nelle loro relazioni, hanno sempre evitato di scrivere chiaramente che gli stralli del ponte erano usurati e che l’intera struttura necessitava non solo di manutenzione ordinaria, ma di lavori straordinari di riqualificazione e messa in sicurezza.

Perché purtroppo, in Italia, accade sempre così, chi è responsabile di qualcosa, soprattutto quando si tratta di opere pubbliche, quando deve relazionare, relaziona in modo “untuoso”, sfumato,relaziona in modo da dire e soprattutto non dire, in quanto anche il dire troppo,  potrebbe portare ad un procurato allarme, nel caso che certe relazioni tecniche  di ingegneri incaricati o periti, finiscano nelle mani della stampa. 

Ma siamo sicuri che le responsabilità siano solo di Società Autostrade e quanti al Ministero delle Infrastrutture dovevano vigilare sulla sicurezza del Ponte Morandi?
Voglio fare un’ipotesi, lasciando fuori le perdite per i mancati pedaggi non riscossi nella tratta del Ponte, da parte di Società Autostrade e i costi di messa in sicurezza che si sarebbero dovuti sostenere e non parlo di manutenzione ordinaria, che erano previsti per ottobre di quest’anno, ma i costi straordinari, non solo diretti, in capo a Società Autostrade, con la chiusura a tempo indefinito del medesimo, ma i costi indiretti per il porto di Genova, il sistema di trasporti locali, sia dei cittadini che del movimento marci da e verso il porto di Genova, visto che su quella struttura gravitava il maggior flusso di traffico?

Ammesso e non concesso che Società Autostrade avesse deciso di chiudere il Ponte in entrambi i sensi di marcia per un tempo indefinito, si può escludere a priori che non siano giunte alle orecchie, in modo informale, senza comunicazioni scritte o telefoniche, pressioni a vertici di Società Autostrade, affinché quel tratto, nonostante gli evidenti problemi di instabilità che la struttura mostrava da tempo, non venisse chiuso, onde evitare un danno economico non indifferente a tutta la rete autostradale, stradale, non solo della città di Genova, ma dell’intera regione Liguria e oltre, in quanto il porto di Genova è di rilevanza non solo nazionale, ma internazionale, essendo il primo porto merci italiano?

Non è che Società Autostrade sia stata troppo avventata, sotto l’onda emotiva della tragedia, nello scucire, pochi giorni dopo 25 milioni di Euro, per venire incontro alle prime spese degli sfollati che sono stati costretti ad abbandonare in fretta e furia le loro abitazioni, entro la zona rossa, per il timore che quanto rimane del ponte potesse causare una nuova tragedia?

Tirare fuori quei 25 milioni sull’unghia, non è stata un’ammissione di responsabilità, in assenza di una sentenza definitiva che ne decretasse le effettiva responsabilità della Società Autostrade?

Per quale motivo dovrebbe essere Società Autostrade a dover anticipare i costi di ricostruzione del Ponte crollato, in assenza di una sentenza definitiva?

Secondo l’opinione di molti esperti, chiaramente assai più autorevoli dello scrivente, il ponte  aveva egregiamente svolto la sua vita  operativa, in quanto, secondo le tecniche e tecnologie costruttive dell’epoca di fu progettato, agli inizi degli anni ’60, del secolo scorso, iniziato nel ’64 e inaugurato nel 1967, dove all’epoca, con il carico di traffico stimato in quel periodo, si prospettava una vita non superiore ai cinquant’anni, anche se alcun asseriscono che così non è. Infatti la ridda di opinioni contrapposte e contraddittorie continuano ad infiammare le pagine dei giornali e le trasmissioni televisive dedicate all’evento.

Ma perché lo Stato ora vorrebbe che il ponte venisse ricostruito a spese di Società Autostrade, anche se dalle prime indagini della Magistratura sembrerebbero emergere delle corresponsabilità, circa il mancato controllo della struttura? Certo, il ponte era ed è tutt’ora, seppur sottosequestro in concessione a Società Autostrade, ma l’effettiva proprietà non è di Società Autostrade, nonostante questa abbia l’obbligo di esserne zelante custode, ma la proprietà è dello Stato Italiano, il quale dovrebbe essere questi a farsi carico della ricostruzione del medesimo, salvo poi, dopo sentenza passata i giudicato, non si sa dopo quanti anni, rivalersi su Società Autostrade, obbligandola a risarcire la sua parte di danno, visto che  si presume che alla fine della storia, tra circa una decina d’anni come minimo, sarà accertato che sussistono delle corresponsabilità oggettive tra pubblico e privato e se il Ministero dei Trasporti pretendesse di imporre a Società Autostrade la ricostruzione del Ponte, dando per certa la sua totale colpevolezza, lo Stato, tramite il Ministero dei Trasporti, andrebbe a sostituirsi alla Giustizia Ordinaria e al ruolo non solo degli organi inquirenti, ma anche degli organi giudicanti, non essendoci al momento,  visto che le indagini sono ancora nelle fasi preliminari e i tempi per arrivare al primo grado, saranno assai lunghi, il Ministero dei Trasporti, andrebbe a travalicare le sue prerogative istituzionali o per dirla in modo semplice, “mettendo il carro davanti ai buoi!”

Società Autostrade è responsabile del crollo del Ponte Morandi?

 In base a quanto ascoltato e  letto fino a questo momento, non  me ne vogliano i famigliari delle vittime e gli sfollati della zona rossa, non me la sento di puntare l’indice contro la società concessionaria, additandola come unica responsabile dell’evento. Sono troppe le variabili e rivoli di responsabilità diffusa che si possono essere intersecati nel corso degli anni e che hanno fatto si che si giungesse a tale situazione.

Il punto focale, a mio avviso è un altro: allo stato attuale viviamo in una “società burocratica” che quasi impone come modello comportamentale l’assoluta incapacità di prendersi, innanzi alle professioni che si svolgono, il peso delle proprie responsabilità e il fardello di dover decidere, un po’ come facevano gli imperatori romani nell’Anfiteatro Flavio (Colosseo) quando “pollice su” significava vita e “pollice giù”, equivaleva a morte, mentre la moderna società attuale impone a chi sta negli snodi cardini delle responsabilità e del comando, il pollice orizzontale, ossia in bilico, in precario equilibrio tra sì e no, tra vita e morte, in un eterno processo di stasi, di sospensione, di realtà alterata, aspettando e pregando che il cerino acceso bruci le dita di qualcun altro.

La tragedia del Ponte Morandi si poteva evitare? Con il senno del poi, certamente sì.
Però con il pensiero del prima del poi, no, in quanto tutti, pur di non prendere decisioni, rimanendosene con in pollici in orizzontale, auspicavano che ciò che intimamente e ufficiosamente sapevano potesse accedere da un momento all’altro, ma che non potevano o volevano dire esplicitamente, cambiando il corso della storia, sarebbe accaduto, poiché il destino, che lo si voglia o no, non può e soprattutto non vuole essere cambiato, in quanto perché avvenga un minimo cambiamento in qualcosa è risaputo che la tragedia, la morte, il trauma, lo shock, sono una necessità, un’onda sismica di breve durata, che fa vedere i sui effetti per un periodo relativamente breve, per poi tornare in stato apparente di chete, mentre tutto come un magma di pollici in orizzontale continua a muoversi nel sottosuolo, fino alla prossimo sisma, al prossimo cataclisma, dove neppure il fato, però ci mette il naso, ma solo il destino già scritto degli eventi che inevitabilmente dovranno avvenire.
Foto: dalla rete
Marco Bazzato
17.09.2018

giovedì 12 ottobre 2017

Jus Soli: le motivazioni per il no

Questa mattina mi sono guardato la famigerata proposta di legge sullo Jus Soli,per consegnare in mano a dei minori stranieri, previa richiesta di uno dei due genitori, l’altro, a differenza degli Stati Uniti, che se irregolare viene rimpatriato, in possesso di un permesso soggiorno, al compimento del dodicesimo anno d’età, il genitore in regola può fare richiesta di naturalizzazione del discendente, a patto che questi abbia compiuto un ciclo di studi di almeno cinque, jus culturae.

Come se cinque anni di scuola fossero sufficienti per plasmare una persona alla cultura e alla mentalità italiana.

Stiamo scherzando, vero?

I cinque anni di Jus Culturee sono pochi, perché non va dimenticato il retaggio culturale in cui cresce il minore, ossia la famiglia, soprattutto se entrambi i genitori sono stranieri e quindi, come si sa, spesso quando arrivano alla prima elementare, manco sanno parlare uno straccio di lingua italiana e gli insegnanti sono costretti a rallentare i programmi scolastici, a discapito degli indigeni italiani, degli autoctoni, che avendo i genitori nativi, a parte il fatto del dialetto in alcuni casi, o degli zucconi patologici, sono poco o tanto intessuti di lingua e cultura italiana e la riprova di quanto affermo è che spesso dove ci stanno le famigerate classe multietniche – dove giustamente, a mio avviso, i genitori indigeni, spostano i figli, per timore che l’apprendimento ne risulti rallentato –  tanto care alle  sinistra, che vuole diluire e annacquare l’italianità, perché più si annacqua il sangue e la cultura di un popolo, seguendo il moto latino divide et impera, tanto più facile,  nel breve e medio periodo, sarà fottere quel popolo, in quanto privo di radici storico-culturali comuni, molti genitori indigeni, con discendenza italiana indigena da generazioni, per tutelare i loro figli, fanno il possibile, cosa ahimè non sempre fattibile, per farli andare a scuola con i loro connazionali, figli e discendenti del Jus Sanguies.
Jus Sanguies che anche gli stranieri naturalizzati potranno trasmettere ai loro figli, senza alcun problema. Come già avviene adesso, senza che nessuno se ne abbia mai avuto da lamentare, nascendo così indigeni italiani de facto.

Dico no a questa legge perché andrebbe ad anticipare di sei anni un processo che già avviene con la legge vigente, quando lo straniero, al compimento del diciottesimo anno di età, può farne richiesta, ma l’accoglimento, non è automatico, essendoci dei filtri che ne potrebbero impedire l’ottenimento.

Se ci si riflette bene è più corretto che sia un maggiorenne, da straniero nato in Italia, a farne richiesta, perché, nel caso avesse dei carichi pendenti, oppure avesse già  subito delle misure di custodia cautelare, o altro, questo potrebbe essere un motivo di legittimo impedimento alla naturalizzazione. Mentre naturalizzare un dodicenne, quando questi a causa della minore età, non essendo perseguibile per legge, potrebbe accadere, una volta cresciuto, avendo ottenuto  in tempi immaturi la cittadinanza italiana,  non possa essere espulso, o rimpatriato – cosa che già accade  assai raramente, nel Paese di origine del genitore, residente in Italia, anche con regolare permesso di soggiorno.

Certo, sto parlando di casi estremi, e questo non sta a significare che questi  siano la regola, per fortuna, anzi, statisticamente parlando, è l’esatto opposto, ma è un po’ come i vaccini obbligatori o la vaccinazione antinfluenzale, come asseriva una nota pubblicità: Prevenire è meglio che curare.

Va detto che la propaganda di sinistra da più di due anni sta alzando la cortina fumogena delle menzogne e della disinformazione, contro i nativi da generazioni in Italia, spacciando fake a rotta di collo, asserendo che un minore straniero è già un italiano fatto e finito, soprattutto se ha compiuto un ciclo in Italia, come se ciò fosse un assioma, un postulato matematico.
Ma crediamo veramente a queste bugie politiche?

A dodici anni i ragazzi e le ragazze sono frutti acerbi, incapacitati ad analizzare la complessità della realtà e avere la presunzione che cinque anni di scuola possano creare degli italiani fatti e finiti, integrati e/o assimilati, vedetela come meglio credete, oppure, con il nuovo termine che va tanto in voga oggi, inclusi , non solo è una visone ideologica, ma anche utopica e come la storia insegna, ogni visione utopica o ideologica, genera pesanti ricadute nella realtà e nel mondo reale, dagli esiti spesso nefasti. Basta ricordarsi quanto è accaduto in Belgio e in Francia con gli attentati terroristici, in quanto gli attentatori, sebbene naturalizzati, erano di origine straniera, segno evidente che nei casi più estremi, l’integrazione o l’assimilazione non è avvenuta e cerchiamo di non dare la colpa allo Stato o alla società che non ha saputo integrali. Spesso taluni soggetti che non sono minimamente interessati ad integrasi e quindi chi può escludere che ciò non possa accadere anche in Italia?

Molti potrebbero addurre che i miei siano pretesti politici, razzistici o altro; mentre la realtà è più semplice, visto che vivendo da anni all’estero, so quanto sia difficile integrarsi, assimilarsi e lasciarsi assimilare  da una cultura non propria, certo, ci sono giunto ad un età non più di primo pelo, non vetusta, ma che era quasi “Nel bel mezzo del cammin di nostra vita….”, quindi è giocoforza che il processo sia stato più lento, ma questa lentezza ha l’aspetto positivo che non è mai stata in alcun modo forzata, ma introitata giorno per giorno.

Come molti sapranno vivo in Bulgaria, l’integrazione è, sperimentata sulla mia pelle, è un processo lungo, che non si apprende né in un anno e nemmeno in cinque e forse manco in una vita. Certo, personalmente, con tutte le difficoltà che si possono incontrare ogni giorno, mi sento abbastanza integrato in quello che in passato per me non era il mio tessuto sociale e che ora, almeno in parte, lo sento parte di me, senza però tradire la mia italianità.

Già, senza mai tradire le proprie origini.

E certo sappiamo tutti quanto siamo “sboroni”, soprattutto nei servizi giornalistici di cultura, quando si tratta di italiani all’estero che portano la cultura italiana, facciamo la ruota come i pavoni, in netto contrasto con quello che però quotidianamente è la realtà dei fatti.  

Il punto è proprio questo: le proprie origini.

Siamo quello che siamo,in base alle origini e le stratificazioni culturali del nostro Paese di provenienza, certo, possiamo ampliare la nostra cultura, possiamo ampliare la nostra conoscenza della lingua, apprendendo altre lingue, vivendo in culture diverse da quella materna, non me ne vogliano i cultori del politicamente corrotto in quanto con il termine cultura materna, non ho incluso gli omosessuali che affittano l’utero di una donna per avere un figlio, ma a me il termine cultura materna, con tutto il rispetto per mio padre, piace molto.

E lo stesso vale, che ci piaccia o no, anche per gli stranieri nati in Italia.
Certo per loro il processo di dissoluzione della cultura materna potrebbe essere, forse, teoricamente più breve, ma quel seme istillato dalla nascita, quelle prime parole pronunciate dai loro genitori nella loro lingua, saranno l’imprinting, quelle prime nozioni culturali, apprese all’interno di un consesso straniero, perché, non nascondiamoci dietro una foglia di fico, negando, oppure fingendo che così non sia, tutti coloro che vivono all’estero,   io compreso, mantengono i contatti con la madrepatria, non solo grazie alla rete, a internet, agli smatphone, ma a livello informativo e ludico, grazie alle parabole per la ricezione dei canali satellitari dei Paesi di provenienza, possono essere, dentro la loro abitazione, come in una specie di “Bolla  Extraterritoriale”, ancora in patria.

Io stesso, qui in Bulgaria, guardo principalmente la tv italiana, ma se lo fa un italiano all’estero, quello è positivo perché continua a essere informato su quanto avviene nel suo Paese Natale.  Ma poi, la politica fa la struzza, negando che gli stessi cittadini stranieri, con figli nati in Italia, non facciano crescere i loro figli, almeno la maggioranza, nella stessa “Bolla extraterritoriale” in Italia, perché come fa un italiano all’estero, vogliono mantenere, per quanto possibile, il contatto con le loro radici.

Infatti i bambini stranieri nati in Italia, piaccia o no, passano la maggior parte del loro tempo all’interno di questa “bolla extraterritoriale”, in stretto contatto, linguisticamente e culturalmente con la terra d’origine dei loro genitori, oppure se sono figli di famiglie miste, la cosa risulta ancora più stressante, in quanto si sentono figli di due culture differenti, ma alla fine di nessuna, che lì fa  sentire come piante senza radici, confuse e a volte anche socialmente disadattate. E posso assicurarvi che questi discorsi ne ho uditi tantissimi nel corso degli anni, grazie ai miei contatti, non solo in Italia, ma anche in Bulgaria e Germania.

E anche alla luce di tutto ciò che francamente sono assurde quelle mense scolastiche che offrono piatti multietnici, così i bambini italiani sanno come si alimentano i bambini stranieri, preparando i cosiddetti piatti etnici, tramite nuove esperienze gastronomiche, che faciliterebbero la loro integrazione e/o assimilazione,come gesto di accoglienza e fraternizzazione, dimenticando che i bambini a casa loro,all’interno della “Bolla Extraterritoriale” quei piatti li mangiano quotidianamente, in quanto non è che i genitori appena arrivano in Italia, immediatamente  si mettano a mangiare all’italiana, ma continuano a consumare i pasti e le cene, secondo i loro usi e costumi.

Oltretutto, se diciamo sempre che la cucina italiana è la migliore al mondo, per cosa dobbiamo “imbarbarirci” più del necessario, facendo mangiare ai bambini indigeni piatti di cucine che noi stessi, reputiamo inferiori ai nostri, sia a livello di gusto e di genuinità? E quindi per essere multiculturali, facciamo mangiare male i bambini indigeni italiani e non educhiamo quelli stranieri alla buona tavola? Siamo in contraddizione con la nostra stressa propaganda gastronomica, no?

 Esattamente come faccio, qui, nella mia “Bolla Extraterritoriale. Tanto è vero che quando vado a mangiare in casa d’altri, mangio i piatti bulgari che mi piacciono e declino, gentilmente, quelli che non sono di mio gradimento. Ma non per questo mi sento vittima di razzismo o di discriminazione, anzi, come invece la propaganda politica e buonista fa vedere in Italia, che se non ci si adegua in casa propria alle culture altrui si è dei razzisti o si vuole emarginare qualcuno.

Attenzione però, con tutto il discorso precedente non voglio affermare che un minore straniero, anche se nato in Italia, debba sentirsi isolato o respinto o non accettato nella cultura dove nasce e cresce, ma tengo a precisare che un conto è il piano legale, legato al Jus Soli e un altro, più importante del precedente, è il piano umano e di assimilazione sociale e culturale. È risaputo che la vera integrazione non passi attraverso un passaporto dato anzitempo, messo nelle tasche di un dodicenne, ma la vera integrazione o assimilazione, nasce all’interno dei rapporti sociali, dei rapporti umani,interpersonali,  nella capacità di tutti non  far sentire l’altro un diverso. E tutto ciò vale per l’italiano nei confronti dello straniero nato in Italia, così come per lo straniero appena giunto in Italia e naturalmente viceversa, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione professata o altro.

Sorpassare legalmente questo lento processo di elaborazione per legge non aiuta l’integrazione, soprattutto dei minori, ma fa a costoro bruciare le tappe, un po’ come vedere i loro genitori fare sesso, spiandoli attraverso il buco della serratura.

Purtroppo la politica di sinistra e sfortunatamente questo modo insulso di ragionare, sta appestando anche alcuni settori del centrodestra, dove con distinguo più o meno sfumati, cercano, perché a caccia di voti, di far passare questo bruciare le tappe, come un qualcosa di utile per i minori stranieri nati in Italia, ma la realtà dei fatti, rispetto alle folli logiche ideologiche della politica, è ben diversa e dove l’apoteosi dell’ipocrisia di una classe politica da strapazzo, la raggiunge quando dichiarano di fare lo sciopero della fame, a favore di questo scellerato disegno di legge.

Invece di fare lo sciopero della fame a livello simbolico, magari solo al sabato, dovrebbero essere costretti a cibarsi di pane ammuffito e acqua contaminata di sostanze chimiche tossico-nocive per qualche mese, mettendosi veramente per un certo periodo a vivere nel mondo reale, evitando i voli pindarici, perché coloro che hanno cercato di edificare la Civiltà dell’Utopia, sono miseramente caduti a terra, inzuppando il terreno di cadaveri, lasciando dietro si se, solo morte, desolazione e devastazione.

Marco Bazzato

12.10.2017

mercoledì 9 novembre 2016

Ha vinto Trump!

Devo confessarlo, quando questa mattina ho acceso il wifi e ho dato un’occhiata alle news su La Repubblica, stentavo a crederci.

La Clinton aveva perso e sonoramente. Era stata bastonata dagli elettori americani, esattamente come si dovrebbe bastonare un cane rabbioso che cerca di aggredire vostra figlia, con il desiderio prima di azzannarle la gola e poi lasciarla morire dissanguata.

Ma la cosa migliore non è stata tanto la sconfitta della Clinton, ma la vittoria, che auspicavo da mesi, del miliardario americano Donald Trump, il quale come il nostro ex amato premier, Silvio Berlusconi, ama la gnocca, anche straniera, non si sa se più o meno del denaro.

Sta di fatto che il Trump ha sbaragliato la Clinton in questa infernale campagna elettorale, fatta di menzogne, calci ai coglioni mollati dalla Clinton al suo rivale, e martellate alle ovaie date dal Trump alla Clinton. È stata, dicono alcuni osservatori, la campagna elettorale americana più vuota d contenuti della storia recente. A me personalmente è piaciuta, ho adorato le zuffe, gli insulti, gli sputi – metaforici – lanciati ad arco contro l’avversario. Ho amato le contumelie reciproche che i due candidati si scambiavano a distanza, o anche nei faccia a faccia e alla fine la più mediocre ha perso.

Sì, perché diciamocelo, la Clinton, se ha sposato il Bill Clinton, deve certo essere una cima, anzi.  E soprattutto gli americani sanno che costei, quella che avrebbe venduto anche al mercato nero un rene del nipote, ossia del figlio della figlia, pur di fregiarsi del titolo “Boldriniano” di Presidentessa degli Stati Uniti e per questo, come si fa con una cagna randagia, hanno sterilizzato le sue velleità presidenziali, relegandola al ruolo di zerbino e di legittima consorte di un ex presidente che quando era nello Studio Ovale, si faceva fare pompini macchia calzoni di sborra da una stagista.

Ha vinto il migliore? Per il popolo americano sì. per me, a mio avviso, ha vinto il meno controverso, quello che politicamente, a differenza della Clinton era ed è al momento, politicamente più puro, visto che nell’arena politica ci si ficca a capofitto da questo momento. E gli americani, stanchi di guerre e tutto il resto, l’hanno capito e quindi l’hanno premiato.

Certo,il Trump a detta di qualcuno è un razzista, se essere razzisti significa rimandare in patria i clandestini, come fanno Australia, Nuova Zelanda e Canada che non fanno passare manco un spillo e quando beccano uno spillo fuoriposto, lo ricacciano al suo Paese, ebbene sì, è un fautore della legalità, e se essere difensori della legalità significa essere razzisti, nessun problema, si accetta la menzogna, l’essere infangati per il bene della legalità.

Anche perché  dubito fortemente che il Trump sia stato votato dalla maggioranza W.A.S.P. statunitense, anzi presumo che molti latinos regolari abbiano votati per lui, latinos che vivono da anni negli U.S.A. stanchi dei loro connazionali che, a differenza loro, sono giunti nel Paese in modo illegale e per questo, giustamente,  vorrebbero che fossero rispediti nella madrepatria.

Lo hanno accusato di essere un elusore fiscale? Al Capone è stato messo in galera perché non riuscivano a incastrarlo come mafioso, e quindi l’hanno fottuto con la scusa dell’evasione fiscale. Trump è non solo a piede libero, ma da adesso è Presidente degli Stati Uniti, e  non è un evasore solo perché, grazie ai suoi avvocati e ai suoi commercialisti, ha utilizzato le stesse leggi  che sostengono l’elusione fiscale legale di tutti i gradi gruppi americani e non sembra che ci siano dei CEO al gabbio per aver rispettato le leggi che sono state emanate in precedenza a tal proposito dai vari governi degli Stati Uniti, per far piacere alla cricca dei miliardari, delle corporation, che tramite i lobbisti, hanno i loro emissari…

Trump è in combutta con Putin, sgallinava nei comizi la Clinton e i media a lei vicini, sorvolando che avesse distrutto, grazie al nano francese del precedente presidente, il marito della Carla Bruni,  la Libia di quel brav’uomo di Gheddafi, compianto in Italia e dagli italiani i quali, grazie al suo omicidio a sangue freddo, l’Italia è diventata un Paese dove la marina militare, con il pretesto umanitario, fa da scafista e concorrenza sleale agli scafisti a cottimo e  le cooperative rosse e il Vaticano, tramite la Caritas, si ingrassano, tanto da scoppiare di denaro, peggio di sanguisughe ricolme di sangue succhiato.



Trump aiutato dai servizi russi che hanno hacherato, diceva la moglie dell’ex presidente statunitense, le sue mail…Ah,sì, la Clinton era finanziata dall’Arabia Saudita, e dal Qatar, paesi femministi, i quali amano così tanto le loro femmine che le obbligano a vestirsi di nero come sacchi di immondizia,  amano così tanto le loro femmine tanto da frustarle sulla pubblica piazza, e magari anche ammazzarle di nerbate. Amano così tanto da negarle il diritto di voto e vietarle di guidare – ma forse questo è un bene, no, la macchina(?) –  Ma la Clinton è una fervente femminista, in America ma nei due Paesi sopramenzionati,  se ne fotte il cazzo delle condizioni della donna… Arabia Saudita e Qatar che hanno distrutto la Siria, appestandoci di profughi veri, una minima parte, falsi la maggioranza – Grazie Ilaria.

La Clinton, con la complicità dei boiardi dell’Unione Europea, che ha messo al potere in Ucraina i fascisti “democratici”la sinistra che mette al potere l’estrema destra, solo per andare rompere i coglioni a Putin, per impossessarsi delle basi navali nel Mar Nero… E quando a questo sono girati i marroni, l’Unione Europea ha sanzionato la Russia e l’Italia, come Tafazzi, le ha approvate, danneggiando per più di due miliardi di Euro le imprese italiane.  La mamma degli idioti partorisce sempre politicanti strategicamente ed economicamente figli mongoloidi, con tutto il rispetto per i portatori della Sindrome di Down!

Ma il cattivone era quel pincione, misogino e razzista di Trump.

Evidentemente il popolo americano ne ha i coglioni sfraciati di guerre non dichiarate e quindi ha scelto un sano e legittimo protezionismo, un sano e legittimo isolazionismo e gli altri, se sono così idioti da scannarsi tra di loro che lo facciano.

Anche l’Europa dovrà svegliarsi. La cosa migliore sarebbe quella di smantellare, almeno in Europa, la Nato, ricacciando a casa i militari americani e rispedendo al mittente i missili nucleari e le armi varie di cui il vecchio continente è appestato e che l’Europa si faccia la propria difesa, anche nucleare, la Francia è già una potenza. Che ci sia il ritorno nei singoli stati dell’Unione alla ferma di leva obbligatoria per almeno diciotto mesi, che l’obiezione di coscienza per schivare il servizio militare sia dichiarata illegale e chi non vuole servire la patria o le istituzioni militari europee, entro e/o fuori dai patri confini, coloro che si dichiarano pacifisti o anarchici, siano privati dei diritti civili per almeno dieci anni, passando nel contempo i diciotto mesi dentro un carcere militare di massima sicurezza.

Ma la cosa più ridicola del dopo elezioni è che ora tutti accusano i sondaggisti di aver sbagliato, toppato  nei sondaggi…dando sempre la neoperdente alle presidenziali in testa, ance se di un pelo di filo di Tampax, mentre la verità è che i media pompavano la Clinton, dopandola, allo stesso modo in cui si dopava Lance Amstong. Eppure, forse proprio perché mediaticamente drogata, e la maggioranza degli americani odiano, come è giusto che sia,  i tossici, alla fine è stata votata solo dalle persone della sua stessa risma  ideologico-narcomane.

Un’altra cosa: il muro tra Messico è Stati Uniti è stato progettato in piena amministrazione Obama. Il fatto che il Trump voglia portarlo a termine, realizzandolo, non sarebbe altro che la realizzazione di un progetto dei democratici e non certo del repubblicano Trump. Un po’ come il Berlusca quando voleva fare il ponte sullo stretto di Messina, con tutti i post puzzoni che gli davano contro e adesso che la stessa bischerata è stata riproposta da Renzi…silenzio di tomba…ma si sa, in Italia, come in America, quando le cose sporche vengono fatte dalla sinistra, si dice che anche la merda sa di buono ed è commestibile e digeribile, mentre se le stesse cose sporche le fa la destra, la merda rimane merda, oppure anche il cibo migliore, peggio ancora, viene classificato come percolato anale.

E poi che male fa un muro?  Chi vuole entrare legalmente negli Stati Uniti potrà farlo attraversando i confini in modo legale, come fanno la maggioranza dei latinos in generale o dei messicani civili, in particolare!

Una cosa solo mi rammarica nella sconfitta della Clinton: il vedere la cantante madonna – escort da quattro soldi – fare  in tv milioni di pompe con ingoio, come aveva promesso, agli elettori americani… anche se con questa dichiarazione, nessuno l’ha fatto notare, costei ha bellamente ignorato, da brava omofoba, le milioni di lesbiche che sicuramente avranno votato la Clinton, infatti a costoro non ha promesso di leccargli la patata al sugo!

Marco Bazzato
09.11.2016

martedì 26 gennaio 2016

Stepchild adoption? No grazie!

Meglio un Family Day o un “Family” Gay?


Ormai è un attacco continuo. Ogni santo giorno stanno tempestando l’Italia e la maggioranza degli italiani con queste “benedette” (?)  unioni civili, come se l’Italia, nuovamente in preda alla recessione che sta arrivando, con il rischio che quattro grandi banche finiscano nel baratro, deve distogliere l’attenzione dei cittadini con questa carnevalat dei presunti diritti civili negati, che il decreto Cirinnà vorrebbe samare.

Ma l’Italia ne ha veramente bisogno?

Assolutamente no.
Soprattutto in questo delicato momento storico.

Abbiamo visto l’ennesima “manifestazione oceanica” sabato 23 gennaio nelle piazze italiane con questa orda barbarica di rivoluzionari arcobaleno, dove secondo le stime delle propaganda gay ci stavano in totale nelle le varie piazze, a loro dire, un milione di persone. La cosa stana è che nessun organo di stampa ha riportato le stime delle varie questure sparse per il Paese, le quali solitamente forniscono delle ufficiali, circa le effettive presenze alle manifestazioni.  

Che i media si siano messi ad angolo retto davanti alle lobby Gay?

Strano, a Padova ci stavano una cinquantina di gatti spauriti e metà erano fiancheggiatori eterosessuali. Il che, statisticamente parlando, significa che nemmeno la maggioranza silenziosa degli omosessuali è interessata a questa farsa dei cosiddetti diritti civili, in quanto è risaputo, secondo la vulgata popolare, che gli omosessuali sono molto meno monogami degli eterosessuali, i quali  manco loro a volte sono campioni di fedeltà coniugali.

È chiaro che giunto allo stato attuale di rottura generalizzata qualche contentino, qualche caramellina, anche amara,  a questi va data. Ma ciò non significa certo calare le braghe ed equiparare il matrimonio etero con la firma di un pezzo di carta davanti ad un pubblico ufficiale di due persone dello stesso sesso. D’altronde due sentenze della Consulta hanno ficcato in profondità dei paletti giuridici e costituzionali ben definiti.

La cosa assurda è che dalla contestazione studentesca del ’68 fino a metà degli anni ’80 del millennio passato,  il matrimonio, soprattutto per la sinistra italiana, era una volgare e becera istituzione borghese da abbattere, rimangiandosi le loro stesse parole degli anni ’40 e ’50, quando il Partito Comunista Italiano nei suoi slogan proclamava: “Per la difesa della famiglia, vota Partito Comunista Italiano.” E poi, hanno cambiato idea e dalla fine degli anni sessanta in poi hanno iniziato l’opera di demolizione del matrimonio e adesso hanno fatto l’ennesimo salto della quaglia, l’ennesima piroetta, per quattro volte a novanta gradi, fino a saltare dalla parte opposta e a volere il “patrimonio” chiama molo con nome diverso, per le persone dello stesso sesso.

Il pomo della discordia è diventato l’adozione del figliastro, che in Italia per non usare quel temine – dispregiativo –, che equivarrebbe a dover dare “all’amico carnale di letto” del padre biologico, del patrigno, si preferisce usare il termine inglese “stepchild adoption” –  sappiamo tutti  che vita face  Cenerentola  quando suo padre morì e rimase  con  la matrigna e le due sorellastre, ed era eterosessuale –  che non è altro che un cavallo di Troia per legalizzare i figli  di una sega “acquistati” all’estero, avuti grazie  alla maternità surrogata, detta anche gestazione d’appoggio, sebbene preferisco il termine politicamente scorretto, prostituta d’utero, o gestazione della mignotta.

Perché a detta delle associazioni omosessuali i figli per costoro sarebbero un diritto. Starno, ma la natura, nella sua infinita sapienza, se non ha dato alle sane “coppie” omosessuali la possibilità biologica di riprodursi tramite coito, come avviene nelle sane coppie eterosessuali. Quindi un motivo ci sarà, o no?. La natura non può sbagliare in questo modo in scala planetaria con  più del 99,99%   dellespecie animali, homo sapiens sapiens, compreso, no?

Eppure con pretesti banalotti  e statisticamente irrilevanti, come ad esempio la morte del padre biologico, si vorrebbe affidare il minore “amico carnale di letto” del padre, al patrigno  - e qui la storia di Cenerentola torna ancora in ballo – perché è risaputo che un conto è una coppia eterosessuale adotti un minore, entrambi non avendo legami di sangue potrebbero dare lo stesso amore e forse di più, rispetto a dei genitori biologici,  sopratutto se questi erano dei figli di puttana che magari lo menavano, si facevano le pere innanzi al piccolo, oppure il maschio picchiava la femmina o costei si faceva sbattere anche dai pali della luce.  Un altro conto è che il padre biologico abbia un legame di sangue, mentre il patrigno, sapendo di non essere il padre biologico, ma solo “l’amico carnale di letto” del padre, alla fine in fondo in fondo, non nutra dei sentimenti di odio e/o di avversione verso colui che non è il frutto dei suoi lombi.  

Oltretutto ci stanno una camionata di ricerche, che naturalmente le associazioni LGBT non diranno mai, che asseriscono che – ops, strano – un minore debba crescere in un ambiente dove ci siano due figure opposte di riferimento, quella maschile e quella femminile e che l’ambiente omo, sia esso maschile o femminile , non è la migliore soluzione per costui.

Ma al centrosinistra, ai suoi fiancheggiatori e a macchia di leopardo anche il centrodestra, non interessa una beta minchia dei diritti dei minori. No, tutti sono ammanicati e silenziosi, con l’industria e la produzione dei figli di una sega, fatti con le prostitute d’utero, con la relativa esportazione di capitali all’estero. Si perché la prostituzione d’utero a scopi riproduttivi è vietata in Italia,e condannata dal Parlamento Europeo, quindi, solo chi può, gli omosessuali sani benestanti e le coppie eterosessuali, dove la donna ha problemi di sterilità, vanno all’estero ad “acquistarsi” il neonato. Dove il pacchetto tutto compreso può arrivare a costare fino a 135 mila euro, viaggi e costi extra esclusi. Starno che la Guardia di Finanza ed Equitalia  non abbia mai indagato su questi “acquirenti”, per capire se avevano i necessari introiti finanziari , che poi hanno esportato all’estero!


Secondo molti a questi gaglioffi, che se ne fottono dell’orientamento sessuale, andrebbe in primis tolto il neonato, il minore e andrebbero multati per una somma venti volte superiore rispetto alla somma spesa per “l’acquisto”. Naturalmente il minore dovrebbe essere reso immediatamente disponibile per l’adozione.  Perché come dicevano i latini, anche in questi casi è meglio: “Unum castigabis, centum emendabis”, che tradotto letteralmente significa: “Ne castigherai uno, ne correggerai cento”


Non va dimenticato anche un’altra cosa fondamentale, ossia che la prostituta d’utero cede, a seguito di regolare contratto prestazionale, il neonato, subito dopo il parto “all’acquirente”, senza nemmeno far passare i sessanta  giorni che i medici veterinari prescrivono per lo svezzamento dei cuccioli di cane. Ossia, per i difensori dei diritti dei minori, il diritto di un neonato ad essere svezzato dalla madre vale, meno del diritto di un cucciolo di essere svezzato dalla cagna che l’ha partorito.  A questo punto mi chiedo: chi è la vera cagna,  visto che gli acquirenti fanno venire al mondo un minore volutamente “orfano” della madre biologica?

Tra le altre cose finalmente sembra che anche le femministe nostrane, in ordine sparso, stiano debolmente alzando la voce contro la pratica della gestazione della mignotta, pardon dell’utero in affitto, però la Cirinnà e i parlamentari che la sostengono, fanno le orecchie da mercanti, perché, da vili, hanno paura che alzare la voce su questa delicata tematica li faccia passare per omofobi e per nemici degli omosessuali. Quindi preferiscono, metaforicamente parlando, prendere a calci nelle ovaie le donne straniere, dove questa pratica è legale, pur di non perdere i voti dei gay italiani e dei loro fiancheggiatori.


Questo avviene nella vita reale, mentre invece cosa vediamo anche nei film e telefilm, anche italiane? Le famiglie etero, sempre piene di problemi, colme di conflitti generazionali, liti tra padri e figli, rivalità, rabbie, rivalse, mentre le cosiddette “famiglie omogenitoriali” – capezzoli, mai uno screzio, sempre armonia perfetta tra il padre biologico, il figlio e tra il figlio e “l’amico carnale di letto” del padre, insomma, la “famiglia” del Mulino Bianco,in salsa gay, rischia di far crepare tutti di ipoglicemia, causa eccesso di zucchero e/o aspartame.

Nessuno si è mai chiesto  il perché dell’assenza di conflitti tra  genitore, figlio biologico e “amico carnale di letto” del padre? Perché altrimenti la “normalità” della cosiddetta “famiglia” gay potrebbe essere interpretata come pregiudizievole da parte dei telespettatori,  o  perché il figlio biologico rispondesse  indietro al padre o “all’amico carnale di letto” del padre, o avessero degli alterchi verbali molto accesi, con tanto di liti e scontri, e questo potrebbe  mettere in cattiva luce queste “famiglie stereotipate e perfettine..

Oppure come è accaduto nella fiction “Alla ricerca della felicità” dove, la povera figlia lesbica, con il posto fisso alle Poste, passava il tempo a chiacchierare con le colleghe, il padre e con” l’amica carnale di letto”, che faceva la guardia giurata nello stesso ufficio postale – quando si dice culo cinematografico – con la madre indisponente, perché la figlia stramba si era fatta ingravidare all’estero, da un segaiolo sconosciuto, che davanti ad un giornaletto e un filmetto porno, mentre pensava ai cazzi suoi, gli sputava in una fialetta qualche miliardo di “bambini liquidi” che poi sarebbero stati sparati nell’utero a costei.... Alla faccia dell’amore e de sentimenti!

Anche questo “orfano” di padre, perché per i gay, a loro dire, i figli sono un diritto! E qualsiasi mezzo è lecito ed etico pur di poter soddisfare il loro desiderio contronatura!

Ecco, alla fine di chi l’Italia e mezza Europa è in “ostaggio”. È presa in ostaggio dalla lobby gay, che come una piovra ormai, dalle alte sfere dell’Unione Europea, ha allargato tutti i suoi tentacoli, peggio del Professor Moriarty –   acerrimo nemico di Sherlock Holmes, il quale sè chiaro che si faceva ingroppare o veniva ingroppato dal Dottor Watson , come lo si evince leggendo con attenzione  Il ritorno di Sherlock Holmes del 1905,dove a pagina 13 del racconto “La casa vuota”,  - Alberto Peruzzo Editore, 1988 – l’autore scrive:  Non so come Holmes aveva capito del triste lutto che mi aveva colpito, e mi mostrò la sua affettuosa comprensione più con i modi che non con le parole”  –  all’inizio del regno di Edoardo III, il male anche nei racconti veniva combattuto e la letteratura e la cultura britannica avevano la pudicizia di tenere determinate cose dentro la sfera privata. 

Marco Bazzato

26.01.2016


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martedì 12 gennaio 2016

La futura distruzione della cultura europea è colpa di una certa sinistra!




L’Europa dei burocrati e dei politici di centro sinistra o quelli filo immigranti a tutti costi, adesso ha paura.

Sì ha paura perché in Europa si sta assistendo a una preoccupante, dicono loro, ascesa dei partiti di destra, considerati xenofobi e soprattutto nemici dell’immigrazione indiscriminata, voluta dai cosiddetti progressisti, interessati, non a fare gli interessi degli indigeni locali, degli autoctoni da almeno quattro o più generazioni, o gli immigrati integrati nel tessuto sociale e socioculturale, indipendentemente dalla religione professata, o figli di immigrati, italiani a tutti gli effetti al compimento del diciottesimo anno di età, a seguito di richiesta di cittadinanza,  in quanto questi  partiti, desiderosi  a difendere con le unghie e con i denti della legalità, la propria identità culturale e storica, ma a rendere le varie nazioni europee un crogiolo indiscriminato di illegalità diffusa, o peggio ancora una percezione, cosa ancora più pericolosa, di illegalità diffusa.

 Beh, la colpa di questa scesa, come il principio della dinamica classica – «ad ogni azione corrisponde sempre una uguale ed opposta reazione», detto anche concetto newtoniano –  è colpa di un progetto che si snoderà da qui ai decenni avvenire di un certo modo sinistro di far  politica della sinistra, mirata a svendere le radici europee e italiane, facendo regredire il vecchio continente al medioevo in salsa afgana.

Quindi si può dare ormai per assodato che sono gli stessi governi del centro sinistra dei vari Stati o gli euro burocrati che vogliono e desiderano un’ascesa dei partiti di centrodestra o di estrema destra.

Ma perché?

È presto detto. Perché l’aumento dei partiti cosiddetti legati all’amor di patria, lasciamo stare il termine abusato e pluristuprato di nazionalismo, permetteranno, con la scusa di contenere il fenomeno della  presunta xenofobia,  di mettere in atto, come del resto si sta già facendo sommessamente, leggi per limitare la libertà di stampa e di espressione, il tutto in nome della difesa della libertà di tutti i cittadini,  perché è così, che come polpette avvelenate al curaro, la venderanno al popolo bue e credulone del centrosinistra.

Del resto lo abbiamo visto con non solo con i recenti attentati in Francia, con “l’atto terroristico” e di Colonia, che da come sta emergendo in questi giorni sono stati pianificati a tavolino, sono avvenuti anche in altre città della Germania, sembrerebbero configurare una strategia ad ampio raggio programmata, da interpretarsi come una guerra non dichiarata pubblicamente, che mira ad infondere, soprattutto nelle donne, un senso di insicurezza , non importa se reale o immaginario, costringendole a modificare i  loro comportamenti, nella speranza di non essere attaccate nuovamente da dei terroristi che si nascondono dietro la nomea di molestatori o peggio ancora di violentatori.

Infatti, mentre una volta la sinistra era quella più antimoralista e più attenta alle libertà fondamentali della donna, al suo diritto di libero arbitrio e di poter gestire al meglio la propria vita, oggi spalleggia indirettamente chi vorrebbe ridurre le donne alla stregua di oggetti, da rinchiudere in casa e da tenere segregate, o al massimo essere “obbligate” ad uscire accompagnate, facendo così il gioco di un certo fanatismo islamico che mira ad annientare e annichilire il libero arbitrio della donna.

È chiaro che i silenzi complici e colpevoli con il quale molti esponenti politici di un certo centrosinistra al governo, o che da quasi esterni lo fiancheggiano, non sono molto interessati al benessere psicofisico delle donne molestate o violentate – forse se la sono cercata, penseranno tra se certe marionette, ragionando ormai com’ era nella mentalità del peggior integralismo  moraleggiante dell’Italia bigotta, fascista e post fascista, dell’Italia cattolica. Solo che adesso, fa molto radical chic fare , non pardon i  bigotti, ma gli evoluti intellettuali, difendendo il diritto della donna di essere liberamente sottomessa all’islam, di vestire, quasi come palombare, soprattutto se queste sono islamiche di nascita o italiane convertite all’islamismo salafita, la corrente più radicale dell’Islam, che come l’Italia asservita al Vaticano e ai diktat della chiesa, non fa distinzioni tra religione e Stato.

L’apparente progressismo di una buona parte dell’emiciclo parlamentare di centro sinistra, come un maschio traditore, fa gli occhi dolci a quella che  crede essere una bella gnocca  di passaggio, celata sotto il burqa , con il quale, per una scopata o una fornicata, è pronto a tradire non solo la moglie,  ma  anche la sua patria, la propria cultura , facendo arretrare il Paese al millennio passato.

La sinistra che per anni ha fatto il possibile per staccare l’Italia e gli italiani da quell’abbraccio stritolante che reputava, a torto o a ragione, della religione cattolica, oggi sembra voglia consegnare al nuovo braccio secolare che avanza, nel nome del politicamente corretto, non solo l’Italia, ma l’Europa intera.

Per concludere voglio dire che non ho nulla contro i fedeli islamici e contro l’Islam in generale, ma ci stanno troppe arre grigie  dove chi di dovere, invece di vigilare come si conviene, finge di non vedere e volta il capo dall’altra parte,  o peggio cala le braghe per paura di essere tacciato come islamofobo.
Non è una religione in se a essere nemica dell’uomo, ma è come la religione viene usata dall’uomo come grimaldello per soggiogarlo e piegarlo ai propri voleri.

 L’Italia ci ha messo duemila anni per uscire da quella ombra chiaroscura che era il cattolicesimo romano,  croce e delizia di duemila anni di vette di umanità eccelsa e di abissi di bestialità disumana, che nulla avevano a che fare né con Dio, né con il Cristo e adesso, però, in pochi se ne rendono conto, stiamo facendo il percorso inverso, regredendo, annichilendo i nostri spazi di libertà, in nome del diritto altrui di avere la propria libertà, secondo come la religione di costoro comanda, in casa Europa… usando la solita formuletta da vigliacchi: per non offendere i credenti di altre religioni.

Solo i codardi e i venduti si comportano così!

Se un continente, o un Paese come l’Italia,  non dimostra di avere rispetto per la propria storia e la propria cultura, sarà in un futuro più o meno lontano facile prede di lupi travestiti da agnelli, ed è quello che gli italiani stanno lasciando, per indolenza, e per paura di essere criticati o tacciati come razzisti, che accada.

Il declivio che porta all’abisso si avvicina sempre di più e come l’orizzonte degli eventi di un buco nero, se ne rimarrà ingoiati e distrutti!

Marco Bazzato

12.01.2016

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lunedì 11 gennaio 2016

Lemmy Klimster e David Bowie: due stelle bizzarre nel cielo!

Lemmy Kilmister ,Ian Fraser Kilmister, detto Lemmy (Stoke-on-Trent, 24 dicembre 1945 – Los Angeles, 28 dicembre 2015), è stato un cantante, musicista e compositore britannico, occasionalmente anche attore.


David Bowie, pseudonimo di David Robert Jones (Londra, 8 gennaio 1947– 10 gennaio 2016), è stato un cantautore, polistrumentista, attore,compositore e produttore discografico britannico.


 Il 2015 si è chiuso con il decesso di  Lemmy Klimster e il nuovo anno è partito alla grande con la dipartita di un altro mostro sacro della musica internazionale, David Bowie, l’husky della musica, per via degli occhi a due colori.

Personalmente mi ha toccato molto di più la morte di Lemmy Klimster , fondatore dei Motörhead, che non la morte di David Bowie.

Certamente due artisti agli antipodi, ma Lemmy, almeno per il mio sangue da metallaro, rappresentava molto di più di ciò che per molti ha rappresentato il Duca Bianco. Lemmy, come per altri cantanti metal, rappresentava, rappresenta e rappresenterà sempre la rabbia, il desiderio di combattere, a volte con armi sbagliate contro il destino, contro la vita stessa, prima nemica dell’esistenza e lemmy, nel mio universo musicale, assieme a molti altri cantanti del genere metal, faceva parte di questo universo, ormai divenuto  di massa, popolare, avendo perso nel corso dei decenni quella patina underground , che lo faceva odiare dai genitori e dagli amici fighetti e panozzi, in quanto eravamo  visti tutti come dei topi di fogna, dei rifiuti sociali non solo del mondo musicale, dei disadattati puzzolenti e ubriachi.

Due inglesi purosangue.

Strana terra l’Inghilterra, dove il tradizionalismo culturale ha creato i più grandi fenomeni musicali del ventesimo secolo e le loro influenze continuano, con le loro onde sonore, a spargersi nel nostro presente. A partire dai Beatles, ai Rolling Stone, agli Iron Maiden, agli stessi Motörhead,passando  per i Pink Floyd, David Bowie, ai Police,  ai Judas Priest,Ozzy Ousborne,  solo per citarne una minima parte di quelli più rappresentativi,  e molti altri.

È triste dirlo, ma i dinosauri della musica, come è accaduto nel Giurassico, si stano lentamente estinguendo. Non a causa di un meteorite, come alcune teorie affermano, ma a causa età, causa eccessi alcolici e tossici, causa malattie, o semplicemente di morte naturale – anche se la morte naturale non esiste, in quanto, in qualsiasi referto di un medico legale che si rispetti, è risaputo che questi  è costretto, anche in assenza di un’autopsia, a scrivere le cause – vere o inventate – del decesso, ossia scrivendo quale organo ha ceduto, trascinando così all’Inferno, o sparando direttamente in Paradiso,  tutto il resto del neomorto!

Lemmy e Bowie a modo, pur essendo due artisti agli antipodi, hanno rappresentato la loro epoca, figli del loro tempo, figli di quella rabbia e di quel desiderio di cambiamento che negli anni ’70, ’80 e ’90 era rivoluzione. Dove però, purtroppo, una volta divenuti feticci di venerazione di massa, si erano trasformati in soggetti utili e usati dall’enstabliment , come veicoli per il controllo sociale. Dove quell’anticonformismo nemico dell’ordine costituito, si era trasformato, anche a causa delle mutate realtà socio-culturali avvenute con il passare dei decenni,in icone socialmente accettate dallo stesso mondo politico e culturale, perdendo, volenti o nolenti, come per ogni fenomeno di massa, quell’aurea di verginità, perché apparentemente anche l’andare contro corrente e contro i conformismi dei cliché sociali, non significava altro che  farsi trasportare dalla corrente cavalcata dalla politica e della cultura, abituata fin da sempre ad utilizzare anche l’arte e la musica come veicolo di consenso sociale e di indirizzamento ideologico.

Con tutto il rispetto per i fans a livello planetario del Duca Bianco, ma per me Lemmy, nel suo universo, rappresentava un universo molto più vicino al mio. Un universo veramente anticonformista per eccellenza, perché Lemmy alla fine è sempre rimasto se stesso. Certo un artista borderline, ma che non si è nascosto nel camaleontismo di Bowie, geniale per certi versi, ma privo di personalità per altri.  Erano due personaggi che a modo loro avevano modi agli antipodi per sperimentare e per essere le onde musicali portanti del cambiamento nei rispettivi generi, ma Lemmy aveva quella marcia in più, pur avendo in comune con David Bowie una proverbiale timidezza, Lemmy non aveva paura di nasconderla, anzi, la sua timidezza era la sua forza, la sua riservatezza era la fonte creativa della sua ruvidezza vocale e musicale.

Che dire alla fine? Nel Monte Olimpo degli dei della musica oggi ci stanno due nuove divinità che pur nelle distanze siderali dei rispettivi generi musicali, continueranno a scontrarsi e forse a odiarsi sportivamente, entrambi si abbracceranno, ovunque essi si trovino, sotto la bandiera dell’Union Jack!.
E, ovunque vuoi siate, R.I.P.

Marco Bazzato
11.01.2016
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