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martedì 26 gennaio 2016

Stepchild adoption? No grazie!

Meglio un Family Day o un “Family” Gay?


Ormai è un attacco continuo. Ogni santo giorno stanno tempestando l’Italia e la maggioranza degli italiani con queste “benedette” (?)  unioni civili, come se l’Italia, nuovamente in preda alla recessione che sta arrivando, con il rischio che quattro grandi banche finiscano nel baratro, deve distogliere l’attenzione dei cittadini con questa carnevalat dei presunti diritti civili negati, che il decreto Cirinnà vorrebbe samare.

Ma l’Italia ne ha veramente bisogno?

Assolutamente no.
Soprattutto in questo delicato momento storico.

Abbiamo visto l’ennesima “manifestazione oceanica” sabato 23 gennaio nelle piazze italiane con questa orda barbarica di rivoluzionari arcobaleno, dove secondo le stime delle propaganda gay ci stavano in totale nelle le varie piazze, a loro dire, un milione di persone. La cosa stana è che nessun organo di stampa ha riportato le stime delle varie questure sparse per il Paese, le quali solitamente forniscono delle ufficiali, circa le effettive presenze alle manifestazioni.  

Che i media si siano messi ad angolo retto davanti alle lobby Gay?

Strano, a Padova ci stavano una cinquantina di gatti spauriti e metà erano fiancheggiatori eterosessuali. Il che, statisticamente parlando, significa che nemmeno la maggioranza silenziosa degli omosessuali è interessata a questa farsa dei cosiddetti diritti civili, in quanto è risaputo, secondo la vulgata popolare, che gli omosessuali sono molto meno monogami degli eterosessuali, i quali  manco loro a volte sono campioni di fedeltà coniugali.

È chiaro che giunto allo stato attuale di rottura generalizzata qualche contentino, qualche caramellina, anche amara,  a questi va data. Ma ciò non significa certo calare le braghe ed equiparare il matrimonio etero con la firma di un pezzo di carta davanti ad un pubblico ufficiale di due persone dello stesso sesso. D’altronde due sentenze della Consulta hanno ficcato in profondità dei paletti giuridici e costituzionali ben definiti.

La cosa assurda è che dalla contestazione studentesca del ’68 fino a metà degli anni ’80 del millennio passato,  il matrimonio, soprattutto per la sinistra italiana, era una volgare e becera istituzione borghese da abbattere, rimangiandosi le loro stesse parole degli anni ’40 e ’50, quando il Partito Comunista Italiano nei suoi slogan proclamava: “Per la difesa della famiglia, vota Partito Comunista Italiano.” E poi, hanno cambiato idea e dalla fine degli anni sessanta in poi hanno iniziato l’opera di demolizione del matrimonio e adesso hanno fatto l’ennesimo salto della quaglia, l’ennesima piroetta, per quattro volte a novanta gradi, fino a saltare dalla parte opposta e a volere il “patrimonio” chiama molo con nome diverso, per le persone dello stesso sesso.

Il pomo della discordia è diventato l’adozione del figliastro, che in Italia per non usare quel temine – dispregiativo –, che equivarrebbe a dover dare “all’amico carnale di letto” del padre biologico, del patrigno, si preferisce usare il termine inglese “stepchild adoption” –  sappiamo tutti  che vita face  Cenerentola  quando suo padre morì e rimase  con  la matrigna e le due sorellastre, ed era eterosessuale –  che non è altro che un cavallo di Troia per legalizzare i figli  di una sega “acquistati” all’estero, avuti grazie  alla maternità surrogata, detta anche gestazione d’appoggio, sebbene preferisco il termine politicamente scorretto, prostituta d’utero, o gestazione della mignotta.

Perché a detta delle associazioni omosessuali i figli per costoro sarebbero un diritto. Starno, ma la natura, nella sua infinita sapienza, se non ha dato alle sane “coppie” omosessuali la possibilità biologica di riprodursi tramite coito, come avviene nelle sane coppie eterosessuali. Quindi un motivo ci sarà, o no?. La natura non può sbagliare in questo modo in scala planetaria con  più del 99,99%   dellespecie animali, homo sapiens sapiens, compreso, no?

Eppure con pretesti banalotti  e statisticamente irrilevanti, come ad esempio la morte del padre biologico, si vorrebbe affidare il minore “amico carnale di letto” del padre, al patrigno  - e qui la storia di Cenerentola torna ancora in ballo – perché è risaputo che un conto è una coppia eterosessuale adotti un minore, entrambi non avendo legami di sangue potrebbero dare lo stesso amore e forse di più, rispetto a dei genitori biologici,  sopratutto se questi erano dei figli di puttana che magari lo menavano, si facevano le pere innanzi al piccolo, oppure il maschio picchiava la femmina o costei si faceva sbattere anche dai pali della luce.  Un altro conto è che il padre biologico abbia un legame di sangue, mentre il patrigno, sapendo di non essere il padre biologico, ma solo “l’amico carnale di letto” del padre, alla fine in fondo in fondo, non nutra dei sentimenti di odio e/o di avversione verso colui che non è il frutto dei suoi lombi.  

Oltretutto ci stanno una camionata di ricerche, che naturalmente le associazioni LGBT non diranno mai, che asseriscono che – ops, strano – un minore debba crescere in un ambiente dove ci siano due figure opposte di riferimento, quella maschile e quella femminile e che l’ambiente omo, sia esso maschile o femminile , non è la migliore soluzione per costui.

Ma al centrosinistra, ai suoi fiancheggiatori e a macchia di leopardo anche il centrodestra, non interessa una beta minchia dei diritti dei minori. No, tutti sono ammanicati e silenziosi, con l’industria e la produzione dei figli di una sega, fatti con le prostitute d’utero, con la relativa esportazione di capitali all’estero. Si perché la prostituzione d’utero a scopi riproduttivi è vietata in Italia,e condannata dal Parlamento Europeo, quindi, solo chi può, gli omosessuali sani benestanti e le coppie eterosessuali, dove la donna ha problemi di sterilità, vanno all’estero ad “acquistarsi” il neonato. Dove il pacchetto tutto compreso può arrivare a costare fino a 135 mila euro, viaggi e costi extra esclusi. Starno che la Guardia di Finanza ed Equitalia  non abbia mai indagato su questi “acquirenti”, per capire se avevano i necessari introiti finanziari , che poi hanno esportato all’estero!


Secondo molti a questi gaglioffi, che se ne fottono dell’orientamento sessuale, andrebbe in primis tolto il neonato, il minore e andrebbero multati per una somma venti volte superiore rispetto alla somma spesa per “l’acquisto”. Naturalmente il minore dovrebbe essere reso immediatamente disponibile per l’adozione.  Perché come dicevano i latini, anche in questi casi è meglio: “Unum castigabis, centum emendabis”, che tradotto letteralmente significa: “Ne castigherai uno, ne correggerai cento”


Non va dimenticato anche un’altra cosa fondamentale, ossia che la prostituta d’utero cede, a seguito di regolare contratto prestazionale, il neonato, subito dopo il parto “all’acquirente”, senza nemmeno far passare i sessanta  giorni che i medici veterinari prescrivono per lo svezzamento dei cuccioli di cane. Ossia, per i difensori dei diritti dei minori, il diritto di un neonato ad essere svezzato dalla madre vale, meno del diritto di un cucciolo di essere svezzato dalla cagna che l’ha partorito.  A questo punto mi chiedo: chi è la vera cagna,  visto che gli acquirenti fanno venire al mondo un minore volutamente “orfano” della madre biologica?

Tra le altre cose finalmente sembra che anche le femministe nostrane, in ordine sparso, stiano debolmente alzando la voce contro la pratica della gestazione della mignotta, pardon dell’utero in affitto, però la Cirinnà e i parlamentari che la sostengono, fanno le orecchie da mercanti, perché, da vili, hanno paura che alzare la voce su questa delicata tematica li faccia passare per omofobi e per nemici degli omosessuali. Quindi preferiscono, metaforicamente parlando, prendere a calci nelle ovaie le donne straniere, dove questa pratica è legale, pur di non perdere i voti dei gay italiani e dei loro fiancheggiatori.


Questo avviene nella vita reale, mentre invece cosa vediamo anche nei film e telefilm, anche italiane? Le famiglie etero, sempre piene di problemi, colme di conflitti generazionali, liti tra padri e figli, rivalità, rabbie, rivalse, mentre le cosiddette “famiglie omogenitoriali” – capezzoli, mai uno screzio, sempre armonia perfetta tra il padre biologico, il figlio e tra il figlio e “l’amico carnale di letto” del padre, insomma, la “famiglia” del Mulino Bianco,in salsa gay, rischia di far crepare tutti di ipoglicemia, causa eccesso di zucchero e/o aspartame.

Nessuno si è mai chiesto  il perché dell’assenza di conflitti tra  genitore, figlio biologico e “amico carnale di letto” del padre? Perché altrimenti la “normalità” della cosiddetta “famiglia” gay potrebbe essere interpretata come pregiudizievole da parte dei telespettatori,  o  perché il figlio biologico rispondesse  indietro al padre o “all’amico carnale di letto” del padre, o avessero degli alterchi verbali molto accesi, con tanto di liti e scontri, e questo potrebbe  mettere in cattiva luce queste “famiglie stereotipate e perfettine..

Oppure come è accaduto nella fiction “Alla ricerca della felicità” dove, la povera figlia lesbica, con il posto fisso alle Poste, passava il tempo a chiacchierare con le colleghe, il padre e con” l’amica carnale di letto”, che faceva la guardia giurata nello stesso ufficio postale – quando si dice culo cinematografico – con la madre indisponente, perché la figlia stramba si era fatta ingravidare all’estero, da un segaiolo sconosciuto, che davanti ad un giornaletto e un filmetto porno, mentre pensava ai cazzi suoi, gli sputava in una fialetta qualche miliardo di “bambini liquidi” che poi sarebbero stati sparati nell’utero a costei.... Alla faccia dell’amore e de sentimenti!

Anche questo “orfano” di padre, perché per i gay, a loro dire, i figli sono un diritto! E qualsiasi mezzo è lecito ed etico pur di poter soddisfare il loro desiderio contronatura!

Ecco, alla fine di chi l’Italia e mezza Europa è in “ostaggio”. È presa in ostaggio dalla lobby gay, che come una piovra ormai, dalle alte sfere dell’Unione Europea, ha allargato tutti i suoi tentacoli, peggio del Professor Moriarty –   acerrimo nemico di Sherlock Holmes, il quale sè chiaro che si faceva ingroppare o veniva ingroppato dal Dottor Watson , come lo si evince leggendo con attenzione  Il ritorno di Sherlock Holmes del 1905,dove a pagina 13 del racconto “La casa vuota”,  - Alberto Peruzzo Editore, 1988 – l’autore scrive:  Non so come Holmes aveva capito del triste lutto che mi aveva colpito, e mi mostrò la sua affettuosa comprensione più con i modi che non con le parole”  –  all’inizio del regno di Edoardo III, il male anche nei racconti veniva combattuto e la letteratura e la cultura britannica avevano la pudicizia di tenere determinate cose dentro la sfera privata. 

Marco Bazzato

26.01.2016


http://marco-bazzato.blogspot.com/

sabato 3 ottobre 2015

Coming out del vescovo: "Sono gay e ho un compagno"


Non c’è che dire, è stato, come si diceva molti anni fa, “uno scherzo da prete”, un gancio ben assestato da parte di un Monsignore che, alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, ha deciso di uscire dall’armadio e dichiarare, mostrando pubblicamente anche il proprio compagno – a molti viene voglia di fare il pugno chiuso – la propria omosessualità, venendo giustamente e prontamente licenziato in tronco, Krzysztof Charamsa - teologo, ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana, oggi ha mandato letteralmente in fibrillazione i siti di mezzo mondo.

Ha fatto  bene? Ha fatto male?

Dal suo punto di vista ha fatto bene.

Ha il diritto di godere appieno della sua felicità con la persona con il quale afferma di provare degli affetti che vanno ben oltre lo spirituale e che sfociano nella carnalità, nella fornicazione e nella lussuria. Liberissimo di farlo. È un suo diritto, ma non dentro i gangli della Chiesa Cattolica, dove fino a  questo momento continua a farne parte – si auspica per poco, in quanto la riduzione allo stato laicale, dopo il macello che sta provocando, dovrebbe essere una semplice formalità.

Il futuro ex Monsignore evidentemente non ha ben chiari i voti che in passato ha dato a momento dell’ ordinazione sacerdotale. Voti ha infranti uno ad uno, rendendoli carta zozza,  lurida e putrida. Lo stesso chiaramente dicasi per tutti gli altri sacerdoti che hanno comportamenti carnali con donne, dove anch’essi si appestano nella lussuria, nella fornicazione, nel coito, fuori dai dettami cristiani, rendendosi sporchi ed indegni nell’indossare l’abito talare e i relativi paramenti sacri.

Non è perché costui si è dichiarato omosessuale che la cosa sia più o meno  grave e greve delle tentazioni della carne in cui cadono vittime/carnefici dei propri istinti lussuriosi e bestiali molti presbiteri che si a sollazzano  nella carnalità, accoppiandosi come cani in calore con femmine, sovente anche maritate,, dentro le sagrestie o nelle canoniche o andando a puttane, travestiti, trans, gay o peggio ancora, più sordidi e luridi, oltreuttto illegali sotto il profilo penale,  dandosi atti carnali di pedofilia.

Quindi il suo peccato, secondo la Chiesa Cattolica, non è solo il peccato di essersi unito carnalmente con un altro essere umano di sesso maschile. Il primo tradimento è stato contro il voto del celibato – chi può sapere quante volte ha somministrato l’Eucarestia o i sacramenti al temine di una ingroppata carnale con il suo “amichetto” –  ha tradito uno dei principi fondati della religione in cui ancora oggi asserisce ancora di credere.
Costui vorrebbe una Chiesa più aperta agli omosessuali?
Il catechismo della Chiesa Cattolica a tal riguardo è chiaro, ma l’ha calpestato, per un suo interesse  e piacere personale.
 La Chiesa Cattolica, come qualsiasi libera associazione ha le sue regole, i suoi statuti interni, i suoi credi e le sue leggi. Se queste leggi a questo stanno strette, nessuno gli vietava di uscirne allo scoccare dei primi pruriti omosessuali, e al cedere delle tentazioni della carne –  invece  ha voluto continuare a servire Dio e Mammona, Matteo 6: 24   –  e  fondare la sua Chiesa “cristiana,” fatta “A Sua immagine e somiglianza” Genesi 1: 26-28, in collaborazione con l’Arcigay, magari  autoproclamandosi Vescovo o Pastore, o meglio ancora Sommo Pontefice, come la Papessa Giovanna!

Purtroppo questo futuro ex ecclesiastico ha seguito la moda di apertura inaugurata da Papa Francesco, quando disse:  “chi sono io per giudicarla” – la persona gay, Nda – da tutti male interpretata come una apertura di credito incondizionato agli omosessuali. Mentre il Papa, con la frase: chi sono io per giudicare” chi conosce un po’ di Vangelo, avrà collegato subito il tutto con Matteo 7,1-5 .

 Senza tra l’altro scordare ciò che scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 2357, che tra le altre cose, espressamente dice: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».  Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita…Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza”.

 Oltre a quanto sopra va rammentato ciò che scrive San Paolo ai Romani 1, 26-27 o i Corinzi 6, 9-10. Auindi il Krzysztof Charamsa sapeva benissimo, oltretutto in quanto teologo,  che inclinazione, oggettivamente disordinata, era contraria a tutti i principi religiosi, etici e morali a cui era stato ordinato, secondo la  vocazione di donarsi a Dio e alla Chiesa, anima e corpo. Evidentemente però anima e corpo sono andati da qualche altra parte e potrebbero fare la fine postulata da Dante Alighieri ne “La divina Commedia”, dove i “sodomiti”, finiranno, come recita il XV Canto, nel VII cerchio dell’Inferno.

Evidentemente non ce la faceva più e di questo gli va dato – quasi – onore.

 Quasi.

 Sì, perché la scelta del giorno non è stata casuale, anzi, l’ha pensata bene. Infatti ha già un libro pronto in italiano e in polacco, tanto per proteggersi le spalle economicamente, per garantirsi un futuro, almeno nell’immediato, con il suo” amichetto del cuore”.

È chiaro che l’ala progressista del Vaticano ne esce – giustamente – ridimensionata, visto che lo stesso Pontefice, in casa d’altri, vedi il suo recente viaggio in America, dava troppo spazio a queste aperture, con addirittura un omosessuale dichiarato pro matrimonio gay, chiamato a leggere le letture, durante una celebrazione liturgica.  Adesso i tradizionalisti si spera che diano il via a purghe  Staliniane, metaforicamente parlando, naturalmente, per eliminare i Giuda  che si “prostituiscono” per “trenta denari” Gv, 13: 21-38, che albergano in seno al Vaticano e approfittano degli agi connessi al loro ruolo per darsi alla lussuria, alla fornicazione, in spregio alla loro ordinazione, in modo da fare un po’ di repulisti generale, separando il grano dalla pula, vedi Parabola della Zizzania, Mt13: 24-30, gettando quest’ultima nel fuoco della Geenna, M 5: 29-30.

Marco Bazzato
03.10.2015

giovedì 9 ottobre 2014

Aborto d’amore – romanzo e-book





Gentili lettori,
È con immensa gioia che Vi comunico l’uscita del romanzo “Aborto d’amore”, avente come sottotitolo “lacrime eugenetiche”.

Questo romanzo ha avuto una gestazione lunghissima. Sebbene la scrittura sia iniziata nel 2006, la stesura definitiva è dell’anno scorso, il 2013. Ho scelto la versione e-book,  pubblicando con la piattaforma di lulu.com perché alla fine ho creduto che il romanzo meritasse di uscire, anche in virtù del particolare momento storico che stiamo vivendo, almeno osservando l’Italia da una posizione privilegiata, dove il Paese e la politica italiana, in gran parte, a torto o a ragione, si è schierata a favore o contro la proposta di legge contro l’omofobia, con in prima linea, per il mantenimento dell’attuale legalità e status quo, le Sentinelle in piedi, come se questi presunti problemi, nonostante il rischio Ebola, immigrazione incontrollata e una crisi economica che scaraventato lo stivale in una depressione economica, in quanto l’attuale quadro politico va avanti spedito a proclami e slogan di facciata, non avesse altro a cui pensare.
“Aborto d’amore” è un romanzo che potrebbe accendere molti animi, ma sta a voi, miei fedeli lettori, dare fuoco alla polveri. Sì, perché l’opera letteraria tratta un tema apparentemente digerito dall’opinione pubblica italiana: l’aborto. Ma quando questo si mescola, all’interno di un romanzo, con l’indagine prenatale e il presunto gene dell’omosessualità, a lungo dibattuto tra gli scienziati e di cui non è ancora stata confermata la scoperta ufficiale, in prestigiose pubblicazioni scientifiche, ecco che la fantasia romanzata può offrire diversi scenari ipotetici.

Naturalmente non è compito del romanziere dare giudizi scientifici, etici, morali, legali, all’interno di un opera di fantasia. Il compito del romanziere, a mio avviso è di creare realtà parallele, mondi o futuri alternativi, ove poi, al termine, il lettore potrà, se vorrà, scegliere con chi schierarsi.

“Aborto d’amore” è ambientato in un paese mai citato della profonda provincia veneziana, che si trova, come se ci fosse un inesistente Muro di Berlino, diviso dalla linea continua di una strada provinciale, dalla provincia di Padova.  Narra delle vicende della famiglia Rampin e l’abisso emotivo nel quale è sprofonda a seguito di un esame genetico prenatale, illegale, che ha diagnosticato la presenza nel feto del gene dell’omosessualità. Le certezze di Arianna e Francesco collassano, avvolgendo tutti i protagonisti, principali e secondari, in un turbinio senza fine di situazioni personali e sociali che sconvolgeranno le loro vite e le presunte certezze che credevano acquisite, salde e costruite sopra la roccia, dove alla fine nessun personaggio è come appare e nessuna sicurezza e così certa da essere incrollabile e assoluta.

L’e-book può essere acquistato cliccando direttamente su questo link. La registrazione non è obbligatoria, si può pagare con Visa, Mastercard, American Express e PayPal.

Marco Bazzato
09.10.2014



giovedì 19 dicembre 2013

Matrimonio convivenza, figli legittimi, figli “bastardi” e unioni gay

Il lupo come si sa perde il pelo ma non il vizio, esattamente come i drogati, rimarranno ex drogati a vita, anhche se dovessero campare cent’anni, rimanendo senza buchi tossici, per almeno trenta. Il centro sinistra e la sinistra italiana, in ogni caso post comunista, ossia post puzzona, rimarrà sembre mendace e vigliacca, disonesta ad accordare la verità al loro pensiero, piuttosto che accordare il pensiero alla verità.

Un tipico esempio di questo modo di pensare deviato lo ha dimostrato propprio in questi giorni il Presidente della Camera, “signorina” o “missis” Laura Boldrini, che non  finge o peggio non riesce a comprendere la differenza che ci sta tra un compagno,un coinquilino, un covivente moreuxorio e un marito vero e prorpio e si che essendo laureata in giurisprudenza, il codice civile italiano dovrebebbe conoscerlo a menadito, invece nisba.

I post comunisti o neopuzzoni non perdono il vizio di mentire, anche innanzi alle ovvietà, perchè se in passato questi smemorati per interessi personali, attaccavano il matrimonio come barbara istituzione borghese da abbattere, oggi, e molti giornalisti sono complici di questa vigliaccheria linguistica, tendono ad uniformare, per plasmare il cervello degli idioti, il matrimonio con la convivenza. Infatti sempre più spesso, si utilizzano termini come marito o compagno, oppure moglie e compagna, come se agli effetti giuridici fosse la stessa cosa.

È uno stillicidio fetido e menzognero che si rinnova, come le feci che vengono evaquate fuori durante la deiazione quotidiana, che manipola le menti deboli delle giovani generazioni che ancora non sanno distinguere il giusto dallo sbagliato, il vero dal falso. È un martellamento – ai coglioni –  costante, sparato, gridato,  scritto, vomitato a tutto volume contro gli strati più deboli e psicoloabili della società, i quali, come i bambini che giocano con gli escrementi, costruiscono castelli fetidi di merda.

È infatti la stessa Boldrini Laura, dottoressa in Giurisprudenza, nell suo tentativo maldestro di autodifesa e di difesa  del suo “concubino”, da  laurata in legge doveva conoscere, che se il Presidente degli Stati Uniti, Obama, viaggia con la moglie, non con la compagna. Ma quello che è peggio che una persona che afferma ogni sinistro giorno che le istituzioni e le leggi vanno rispettate, ha l’ardire pubblico di paragonare la sua piccola persona e il suo piccolo ruolo da burocrate passacarte, a quello del Presidente degli Stati Uniti, facendo passare costui e la moglie, il primo come un suo pari, passacarte, e la seconda come una semplice concubina del marito, solo perchè priva di onestà intellettuale e legale, nel saper stare al proprio posto e di non confodnere i ruoli diversi e matrimonio legale, davanti alla legge, con un semplice concubinato.

Secondo voi,  la Laura Boldrini può paragonarsi come ruolo di persona di Stato a Barak Obama, e il suo convivente more uxorio può essere paragonato ad una legittima sposa, come lo è innanzi alla legge, Michelle Obanma?
Ma che stiamo scherzando?

E un iniziativa analoga, sempre nello spirito sinistro di una sinistra, sinistra, lo ha fatto anche Enrico Letta, il quale, legiferando l’uguaglianza dei figli nati all’interno di un matrimonio legittimo, con i figli  illegittimi, o naturali che dir si voglia, equiparando un “bastardo” –  termine oggettivo usato quasi oltre duemila anni, pper indicare una discendenza impura, rispetto ad uno sponsale legale, un pò come si è detto per secoli per i cani bastardi, oggi impropriamente, perchè vittime del politicamente corretto, ossia l’evidente falso  –  nato da una relazione extraconiugale, con i figli nati all’interno di un matrimonio legale, come se fossero la stessa cosa, legittimando in modo indiretto la cornificazione e la discendenza a discapito dei figli legittimi, con tanto di annessi e connessi ereditari, quasi a voler apparentemente rendere cosa buona e giusta  l’eventuale femminicidio della legittima consorte del padre, o l’omicidio del legittimo consorte della madre, per scopi economici ed ereditari.

E poi dicono che la sinistra non è attaccata al denaro come un tarzanello sta attaccato al culo di un mulo!

Il tutto perchè?

Per distrugere l’istituzione legale del matrimonio, quello fondato su l’unione feconda di un uomo e di una donna, in quanto il passo successivo sarà quello di annacquarla, per far spazio anche alle unioni tra le persone dello stesso sesso, o legalizzare, come si vorrebbe fare per quelle tero, questo tipo di convivenze, ancora per tornaconto economico dell’uno o dell’altro.

Va ricordato che la sinistra, almeno quella italiana, ha sempre parlato di lussuria libera, di sesso aperto, di chiavate e inculate in libertà – non importa se sono le donne  quelle che se lo pigliano  nell’ano da un maschio o se sono maschi che inculano altri maschi –  ogni buco va bene. Basta godere, in quanto la discendenza non è importante, anzi. Avere figli è come avere un emorroide che fa male e pesa al culo per tutta la vita. Le vere femministe, almeno così si diceva negli anni settanta, aprono le gambe, prendono la pillola, fanno mettere il goldone, facendosi montare dal primo che passa, ma non sono vacche da fecondare a piacimento, da muugere quando gli infantivogliono rubargli il latte dalle mammmmelllle, succhiando i capezzoli fino a farle bestemniare e godere.  Manco debbono stare  a badare alla casa, ma in fabbrica a lavorare, a produrre e che in una società veramente libera il matrimonio è uno spillone inifilato al cazzo, un ago da balia messo al citoride, insomma una forma di costrizione e prostituzione arcaica e tribale, dove la donna è sottomessa all’uomo, non importa se alla missionaria o alla pecorina. In ogni caso lo pigliava sempre e comunque in qualche buco e quindi farsi fottere – gratis –  dallo Stato o da un prete, tramite uno sponsale, manco lo si doveva pensare.

E adesso? Contrordine compagni!

Viva il matrimonio, a patto solo che sia aperto a gay, lesbiche e trans, altrimenti è un istituzione che discrimina le diversità, dicono questi. Ma cazzo, se sono diversi perchè  diavolo vogliono le stesse cose degli “uguali?”

Anche se i veri diversi, nono sono gli  i gay, le lesbiche o trans, in quanto i primi si fanno ichiappettare da persone del loro stesso sesso, mentre le donne, beh,forse vanno via pricipalmente di 69...ma sono affari che riguardano la loro privacy no? Cosa fanno, come lo fanno e con chi lo fanno, sono cazzi loro,  vero?

Vero e quindi perchè si dovrebbe legalizzare e riconoscere un atto sessuale o un attrazione che compete  prettamente  la sferaprivata?

I veri diversi, ma lo sanno solo le persone intelligenti, ad onor di logica sono gli etero, in quanto vanno con una persona del sesso opposto, amando, godendo, facendo l’amore e anche creando una discendenza. Mentre i veri uguali sono gli omosessuali, quelli che vanno con persone del loro stesso sesso, perchè con gli etero, a differneza di gay e lesbiche, gli opposti e i veri diversi, si attraggono.

Il pronlema di fondo è che spiegare le cose semplici a dei politici e ad un popolo che mentalmente ha il cervello lavato dai media, da un’informazione falsamente corretta, è un impresa quasi impossibile, perchè come le scimme ignoranti si arrampicheranno sugli specchi, usando la parolina magica che in questi anni ha fatto breccia nella testa degli stolti: omofobia...già perchè quando non sanno cosa rispondere, perchè intellettualmente deficitari, la urlano ai quattro venti, come se questo potesse far crescere in costoro un briciolo di cervello, un lume di razioncinio, un grammo di ragione. Ma innanzi al vuoto pneumatico e privo di suono di una mente stolta, l’unico neurone funzionante che a questi rimane, è solo quello di girare in eternocome impazzito, per poi perire suicida, sbattendo con violenza addosso ad uno spigolo, entro una testa vuota, rotonda come una palla da biliardo.

Un ultima nota interessente, per far capire che una parte del mondo che faceva capo alle colonie inglesi si è svegliato e ha deciso, democraticamente, di dichiarare illegali i matrimoni tra le persone dello stesso sesso e questi due grandi nazioni sono l’Australia e l’India, certo non due Nazioni antidemocratiche, anzi, visto che l’India ha rispovlerato il diritto Vittoriano  e il regno vittoriano è stato un regno illuminato dalla saggezza....cosa che gli angolosassoni odierni hanno perso!

Forse il mondo si sta svegliando, ma  noi in Italia, per colpa di una certa sinistra, invece di fare passi in avanti, “retroc ediamo” come i gamberi, con un agran brcucior de bucio de cul, come dicono e fanno a Roma,, dentro i palazzi del potere politico,  nei confonti degli italiani.

Marco Bazzato
19.12.2013

lunedì 13 maggio 2013

L’insegnate espulso dall’Eritrea perché omosessuale


Quando ho letto l’articolo su Repubblica online, (1) le sensazioni all’inizio sono state contrapposte, tanto da pensare “maledetti negri razzisti e omofobi”: Ma se avessi espresso pubblicamente questo pensiero politicante scorretto, gli antirazzisti mi avrebbero attaccato, in un modo o in un altro, per aver usato il termine “maledetti”, accostato a quello di “negri”. Meglio evitare. In compenso forse potevo trovare sponda nella comunità omosessuale e nei loro fiancheggiatori, ma sarei stato poco oggettivo nell’analisi degli eventi raccontati dal quotidiano, dove del resto è assodato che l’errore, il peccato originale, la genesi della colpa non era dell’Eritrea, dei suoi cittadini e delle sue leggi, ma l’errore era dell’Italiano partito per l’ex colonia, forse come uno sprovveduto o con la vana speranza che gli africani non scoprissero quello che secondo la loro cultura era il suo sordido e depravato segreto.

E già, perché ci sta poco da incazzarsi e sentirsi offesi.

 La multiculturalità presuppone in primis il rispetto delle leggi, delle tradizioni della cultura e delle sensibilità non solo dei singoli cittadini di dove l’emigrante, anche  se a tempo determinato, si reca. Quindi il dovere primario è quello di sapere, conoscere e comprendere che certe tendenze, che sono imposte dall’alto in Italia, non necessariamente in tutti i Paesi africani debbano godere dello stesso range di tolleranza spacciata per diritti civili dei cittadini, o della stessa accettazione incondizionata che gli omosessuali godono in occidente, in quanto in Eritrea, l’omosessualità è punita e punibile con una pena detentiva che va dai tre ai dieci anni di prigione, ed evidentemente secondo la loro cultura e la loro storia è giusto che sia e che continui a essere così.

E visto che solitamente la comunità GBLT sono assai informate sulle diverse legalità esistenti, in molti potrebbero obiettare che fosse oggettivamente impossibile che il docente non avesse dato un’occhiata a “Diritti GBLT in Africa” su Wilkipedia, (2) dove ci stanno tanto di articoli del Codice Penale. (2).

Evidentemente il governo e le forze di sicurezza di Asmara, come dovrebbero fare tutti i Paesi civili, si è premunito di scavare nel passato del docente italiano, anche se questi, secondo quanto scrive il quotidiano La Repubblica, si è sempre comportato con correttezza e discrezione a riguardo il suo orientamento sessuale – e ci mancherebbe, costui è risultato “coniugato”  – ma le autorità hanno fatto quello che è giusto che facessero: raccogliere informazioni, per avere un quadro completo sulla persona, è un loro diritto/dovere.

E quando hanno scoperto che il docente era “sposato” in Spagna, sebbene se in Italia “l’unione” tra due persone dello stesso sesso a tutt’oggi,a  torto o ragione, dipende dai punti di vista, non abbia alcun valore giuridico, tanto è bastato per definirlo, in ottemperanza alle  della legge eritrea, “un individuo pericoloso e potenzialmente destabilizzante per l’ordine pubblico del Paese”, costringendolo alla clandestinità, in quanto ricercato e al rientro in patria.

Certamente le autorità consolari hanno fatto il loro dovere per tutelare l’incolumità del docente, ma non potevano e non dovevano interferire con i processi legali, legislativi e culturali dell’Eritrea, altrimenti si sarebbe configurata un’indebita ingerenza nelle leggi e nelle tradizioni secolari del Paese, che ogni nazione libera e indipendente ha il diritto di continuare a coltivare per il benessere, anche psicofisico, della propria cittadinanza.

Alla luce di tutto ciò è chiaro che in Eritrea, considerato a torto o a ragione, visti tutti i problemi che il Paese ha, come Paese del terzo mondo, almeno per quanto riguarda l’immigrazione momentanea per motivi di lavoro, o anche per turismo, cerca per quanto possibile, di non farsi contaminare da quello che secondo la loro cultura è un comportamento destabilizzante sia per i singoli che per la società e, come ha giustamente fatto presente l’Ambasciatore eritreo, convocato immotivatamente alla Farnesina, che, stando a La Repubblica, avrebbe dichiarato che“qualsiasi straniero presente sul suo territorio ha l’obbligo di rispettare gli usi ed i costumi locali, e a maggior ragione, le disposizioni di legge, e che in Eritrea i rapporti omosessuali sono reati”, quindi è giocoforza dedurre che in Eritrea, come in Italia, come dicevano i latini: “Ignorantia legis non excusant” , “La legge non ammette ignoranza”.

Forse l’italiano pensava che visto che si recava in uno dei Paesi più poveri, grazie anche e non solo alla follie imperiali italiane di Mussolini, che gli eritrei si passassero le informazioni come diceva Tarzan: “Tramite il tam tam della giungla!” e che l’unico etere che gli etiopi conoscessero fosse quello dell’aria, da liana a liana.

Comunque, nel loro piccolo, gli eritrei hanno saputo dimostrare al mondo che quando vogliono la legge funziona e che non si fa soggiogare dall’uomo bianco, in casa propria. Speriamo che per il continente africano questa legalità segni una demarcazione tra la Vecchia Era e l’inizio di una Nuova Era, esattamente che come vogliono gli italiani con gli immigrati che commettono o sono portatori di atti contrari alla legge, ossia sentirsi padroni in casa propria.

La cosa interessante è che nell’articolo manco si usa mai il termine, abusato e inesistente a livello giuridico e psichiatrico, tanto caro ai gay, come simbolo di violenza verbale e psicologica nei confronti di chi gli è avverso, ossia omofobia, termine inventato di mala pianta nel 1985.  Evidentemente innanzi alla saggezza della legge etiope, e nel rispetto delle relazioni internazionali, forse hanno capito che è un termine logoro, ripetitivo noioso non solo da ascoltare, ma soprattutto da pronunciare.



Marco Bazzato
13.05.2013



giovedì 29 ottobre 2009

Nozze cattoliche proibite al castrato diventato “legalmente donna”


Dopo un abominio del genere e lo scandalo derivato, era il minimo che l’arcivescovo doveva fare, sebbene la condanna alla riduzione allo stato laicale sarebbe stata la giusta pena per lo sgarro fatto alla chiesa.

D’altronde che “questo matrimonio non s’ha da fare” anche per lo stolto doveva essere chiaro fin da principio, ma per il prete, che dovrebbe conoscere le regole, non solo divine, ma anche ecclesiastiche e del diritto canonico, evidentemente no.
Il fattaccio accade a Firenze, dove due uomini, secondo i certificati di battesimo, vogliono contrarre matrimonio religioso. Uno dei due da decenni è stato castrato, che si è fatto imbottire d’ormoni, ha cambiato il suo stato anagrafico, da uomo a donna, innanzi alle leggi dello Stato Italaino ed ha firmato davanti al sindaco un contratto matrimoniale con un altro uomo.. E questo matrimonio civile regge da 26 anni.

Ora però i due maschi, secondo i registri battesimali, che saggiamente non tiene conto delle eventuali castrazioni e agiungimenti posticci di seni e pseudo attributi femminili, volevano contrarre anche un matrimonio religioso, entro le mura di uno Stato Straniero – una chiesa – lo Stato Città del Vaticano, dove certe regolette dello Stato italaino sono carta straccia.

I due uomini, secondo i certificati di battesimo, avevano trovato un complice per il loro misfatto, un prete, che invece d’essere, come si conviene a ogni burocrate, non importa se di uno Stato laico, di uno Stato teocratico o di Dio, ligio alle leggi, ai regolamenti e alle carte, le ha palesemente e platealmente violate, e da qui è scattata la sospensione da parte del superiore, l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori.

Come sempre accade gli strenui difensori dei diritti degli omosessuali si sono scatenati, hanno accusato la chiesa di discriminazione e di ogni genere di nefandezza, dimenticando che per gli atti cartacei, uno dei due era un uomo con sembianze femminili, stando al certificato di battesimo. Stop. “…Tutto il resto è noia…” come canta Franco Califano.

Non va dimenticato che poche settimane fa, a Treviso, in questo caso l’errore di un funzionario pubblico poco solerte, aveva erroneamente trascritto un matrimonio, eseguito all’estero, di due persone dello stesso sesso, cosa giustamente proibita dalla legge italiana, esattamente come proibita nello Stato Città del Vaticano e quindi in tutte le chiese cattoliche del mondo. Questi due qui, con la complicità del prete, cosa volevano? Cambiare le regole in casa d’altri?

La cagnara indegna che si è scatenata sui media è poco consona alla presunta cattolicità della “coppia” in quanto se veramente cattolici dovrebbero conoscere almeno le regolette fondamentali, quelle del catechismo, sapendo che entrambi sono stati battezzati come maschi, e la chiesa non ammette nozze omosex.

Marco Bazzato
29.10.2009
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martedì 27 ottobre 2009

Piero Marrazzo e l’odissea familiare


Probabilmente questi sono stati i giorni peggiori di Piero Marrazzo, che da Presidente di Regione, con tutti gli oneri che ne conseguono, si ritrova sbattuto nelle prime pagine dei giornali, secondo lui per una vicenda privata, ma secondo Vox populi, vox Dei per una storia di perversione, sodomia, cocaina e sesso mercenario. Sesso mercenario che si protraeva non da un giorno, oppure occasionale, ma da ben sette anni. E la moglie molto probabilmente non l’avrà certo presa bene. Scoprire infatti che il marito con cui condividi gioie e dolori “fotte” e si “fa fottere” da dei transessuali, per di più pagandoli profumatamente, certo non deve aver rallegrato alla giornalista del TG3 le ultime giornate.

Sarebbe bello poter avere dei microfoni direzionali, stile Diabolik, per sentire le maledizioni, le imprecazioni, gli insulti scagliati dai famigliari della moglie di Marrazzo nei confronti di quello che entro poco potrebbe essere – nel volgere di pochi mesi – solo un ex consorte. Forse le frasi pronunciate potrebbero essere l’apoteosi di tutti gli insulti che gli italiani serbano nel cuore nei confronti dei pervertiti, ma che per motivi d’opportunità sono costretti a tacere.

Roberta Serdoz rappresenta oggi la riscossa di tutte le donne d’Italia cornificate dai mariti che invece d’aver la decenza di tradire con altre donne, scivolano nella perversione del tradimento consumato con uomini. L’umiliazione per la donna in questi casi è amplificata oltre che dal senso di vergogna, anche dal senso di schifo e di repulso che sicuramente proverà nel guardare il fedifrago in faccia, ricordandosi le volte che si è concessa a lui, forse dopo una copulata perversa e a pagamento consumata dal marito con un uomo che pensa d’essere una donna.

Lo squallido che sta affiorando in questi giorni sta raggiungendo abissi di perversione fuori da ogni logica umana, non per un sentimento che potrebbe, se non viziato dal pagamento delle prestazioni sessuali, anche vero, ma proprio del degrado morale, inteso anche come impudicizia corporea e ambientale, viste anche le immagini degradate, non di via Gradoli, ma in via dei Due Ponti, sebbene la degradazione sia in questo caso dei comportamenti derivati dall’essere transessuali mercenari.

La grettezza del mercimoniale mondo del transessualismo fa emergere tutto il rifiuto sociale del tradimento, della fornicazione extraconiugale, del rifiuto a una normale vita affettiva creata da una coppia maschio/femmina. La pulsione, regressiva allo stato dei primati, porta l’individuo che si accoppia con un suo simile,pagandolo, che pensa d’essere donna, negli aspetti estetici esteriori, ma maschio di nascita e che mercifica il suo corpo, dovrebbe indurre, proprio alla luce dello scandalo Marrazzo a prendere in considerazione il fatto che certe “libertà” sessuali il più delle volte sono l’anticamera della tomba dell’amore coniugale e che a nulla servono i pianti, i piagnistei, i certificati medici, le perizie psicologiche che attestano lo stato di prostrazione psicofisica causati dalla distruzione scientemente cercata, a meno di non essere mentalmente dementi.

Piero Marrazzo dovrebbe riflettere se, alla luce di quanto ha causato alla famiglia in primo luogo e poi alla Regione Lazio, se non sia il caso d’applicare la filosofia del bushido, tramite – come scrive wilkipedia – il suicidio rituale, per salvare l’onore.

È strano però alla luce di quanto in questi giorni è venuto alla luce il silenzio delle associazioni gay, e il sindacato di battoni, battone, transessuali, mercifica tori d’ano e affini, abitualmente sempre pronti a scendere in piazza per ogni emissione d’aria contro i loro presunti diritti.

Ora sarebbe cosa buona e giusta che la moglie cornuta, la povera Roberta Serdoz ,andasse in ogni talk show a raccontare, per filo e per segno, insulti, contumelie, maledizioni e quant’altro la mente umana ha il pieno diritto di generare in queste situazioni distruttive, deflagranti e destrutturanti non per il cornificatore, a lui non deve essere dato nemmeno il rispetto che si deve a un clochard, ma alla moglie offesa, umiliata pubblicamente, distrutta negli affetti e nei sentimenti, sbattuta in prima pagina per colpa di un portatore insano di perversioni sessuali al limite dell’abominio umano.

Ma sfortunatamente potrebbe accadere che la vittima, ossia la moglie, possa venire dipinta come la carnefice, se decidesse con piena ragione, di divorziare, pretendere un risarcimento da strappa mutande, togliendo al marito ogni bene, non solo economico, ma anche sentimentale e affettivo, come ad esempio la figlia di otto anni, che in questi giorni sarà costretta, ingiustamente o giustamente, dipende dai punti di vista, per colpa del padre, a subire ogni genere di offesa e neffandeze come solo i bambini, nella loro pura innocenza, sanno trasmettere con virulenta e distruttiva semplicità.

Sta ai media ora non trasformare un carnefice, non solo nella vittima dei presunti ricatti, perché altrimenti sarebbe un’offesa nei confronti della vera vittima di queste perversioni sessuali, che duravano da anni, sette almeno. Non va dimenticato che i militari, le cosiddette mele marce non sono ancora state condannate in via definitiva, e quindi anche per loro esiste la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio. Senza contare che eventuale reato a parte, i militari hanno svolto un servizio non solo sociale, ma anche familiare e politico, facendo emergere il comportamento dell’ex Presidente della Regione Lazio, permettendo non solo alla politica, ma soprattutto alla famiglia di lui di fare pulizia, allontanando – si spera quanto prima – il soggetto dalle mura domestiche, senza dimenticare che i comportamenti licenziosi e libertini non avevano nulla di privato, in quanto partendo dalla scorta, l’autista, i vari transessuali prestatori d’ano a pagamento, altri clienti pervertiti e le due vie dove Marrazzo andava a pagare anche 5.000 euro per ricevere una marchetta, questa era tutto fuochè una faccenda privata. L’unica che sicuramente non conosceva il vizzietto del marito d’accoppiarsi carnalmente con uno più uomini, era la moglie, solitamente l’ultima a conoscere le cose, nonostante oggi, ,martedì, dai giornali si evinca la volontà della donna di rimanere vicino al cornificatore depravato. Parole che non dicono nulla, in quanto anche la donna a mente ancora troppo calda potrebbe essere stato facile perdonare, ma poi vedremo col passare dei giorni, dei mesi, quando inizierà a domandarsi dove va il marito ogni volta che esce da solo, quando si avvicineranno i momenti dei processi, dove dovrà ripercorrere nuovamente davanti a un giudice i suoi vizzietti, i costi pagati per le prestazioni, le bugie che ha detto, ma soprattutto dormirci assieme, senza non prima avergli fatto fare una serie di esami per appurare che non sia portatore di qualche malattia sessuale, o infezione dovuta ai rapporti anali se commessi senza l’uso del preservativo o peggio ancora dell’Aids.

Marrazzo però dovrà anche chiarire prima alla moglie e poi anche ai magistrati quanti denaro abbia letteralmente infilato nei “buchi dei cu.i” dei transessuali, perché sebbene il suo stipendio non sia certo da pezzente, 5.000 euro per commettere un atto sodomitico è una cifra da capogiro. Senza contare che bisognerebbe sapere quante volte la settimana o al mese spendeva certe cifre e per quanto tempo questo andazzo degradante e dispendioso è andato avanti, facendo così quattro conti per capire se ha usato solo il suo denaro o se ci sono stati altri introiti, anche perché è difficile da credere che la moglie, indipendentemente da tutto, non chiedesse almeno una volta ogni tanto conto delle entrate familiari, solo per un semplice calcolo dettato da una sana gestione dell’economia domestica.
Piero Marrazzo ora dice d’essere stressato, d’avere le palpitazioni, di sentirsi distrutto, di vergognarsi per ciò che ha fatto. Beh innanzitutto dovrebbe avere almeno come minino sette anni di vergogna, sette come gli anni che avrebbe frequentato questo transessuale, pagandolo.

Questa è una storia sordida, squallida che oggi peggio degli scandali di Berlusconi fa apparire, all’estero, un uomo delle istituzioni come un degenerato sessuale, mettendo ancor di più in cattiva luce l’Italia, gli italiani ma soprattutto la Regione Lazio e i laziali che l’hanno avuto come Presidente di Regione. Lo Stato e la Regione Lazio dovrebbero costituirsi parte civile contro Piero Marrazzo per il danno d’immagine che i suoi comportamenti teoricamente privati hanno cagionato, chiedendo un sostanzioso risarcimento.

Un consiglio alla moglie da parte di Cicerone e da Santa Caterina da Siena. Il primo diceva: Quando un marito soggiace a questo vizio, la moglie ha diritto alla separazione di corpo e di beni dal proprio marito e Santa affermava che la sodomia è ”vizio maledetto schifato dagli stessi demoni”.

La moglie mediti perché un vizio non sparisce quando uno scandalo, specie lo scandalo dell’ex giornalista e dell’ex Presidente della Regione Lazio, diventa di dominio pubblico, anzi potrebbe assumere nuove forme.

Marco Bazzato
27.10.2009
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lunedì 26 ottobre 2009

Piero Marrazzo e la gaia gioia per i transessuali


In tutta franchezza all’inizio non ci si poteva credere, ma poi, passato lo stupire, la gioia ha trovato la sua naturale collocazione. Sono trascorsi due anni e mezzo da quando il portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, è stato beccato in auto, in una via trafficata da transessuali, sparendo in seguito dall’agone politico. E ora la storia si ripete grazie alla solerzia ricattatoria di quattro carabinieri che avevano tentato un’estorsione ai danni del Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ripreso con un telefonino durante un’irruzione in un appartamento, in atteggiamenti inequivocabili con un transessuale, dove stando anche ai verbali pubblicati da Il Giornale, si vedevano strisce di coca e in sottofondo il presidente mezzo nudo che piagnucolava ai militi che non voleva essere rovinato.

Doveva pensarci prima! Non si va a transessuali che sniffano coca, salvo poi frignare se si viene sbugiardati dalle forze dell’ordine, indipendentemente dal presunto ricatto.

Ma la cosa più esilarante la si è vista ieri nei Tg, quando il frequentatore del transessuale cocainomane ha rilasciato una dichiarazione ai media. L’utilizzatore del rapporto sessuale mercenario, aveva la voce rotta dalla rabbia e a fatica, per la vergogna, riusciva a stento a trattenere le lacrime.

Bellissima scena d’alta politica, bellissima scena d’alti valori etici e educativi per i cittadini che tra poco dovranno andare alle urne per le elezioni regionali.

Ora ci sarà da ridere perché dopo la campagna contro Berlusconi, dovrebbe essere arrivato il momento di una severa e dura reprimenda contro Piero Marrazzo, dove purtroppo i media stanno prendendo una deriva vittimistica nei confronti del Presidente della Regione Lazio, come non lo fu per Silvio Berlusconi.
Dobbiamo estrapolare dal contesto il fatto delle quattro mele marce dell’Arma dei Carabinieri che hanno tentato sia di ricattare Piero Marrazzo, sia di vendere il filmato, ma concentrarci su cosa effettivamente stava facendo Marrazzo con un prestatore d’ano a pagamento, con annesse piste di cocaina. Forse Marrazzo non sapeva che consumare coca è reato e soprattutto da quanto tempo questi frequentava il prestatore d’ano cocainomane?

La pietra dello scandalo di Piero non è tanto il ricatto, dove questi si sarebbe prestato per paura dello sputtanamento pubblico, assurdo se una persona fosse certa d’avere la coscienza a posto sia sotto l’aspetto penale, etico, morale e politico. Cosa che evidentemente alla luce dei pagamenti, avvenuti tramite anche assegni, non è, ma la pietra dello scandalo è che una persona dalla moralità personale così da specchio curvo a novanta gradi non abbia dimostrato, almeno per ora la decenza di ammettere d’essere un abituale frequentatore di transessuali, di amare i giochetti viziosi con siffatti soggetti, pagandoli. Altro come dice lui: “Debolezza privata”.

Ora Marrazzo si difende, “Ho una famiglia alla quale tengo più di ogni altra cosa e che voglio preservare con tutte le mie forze…” .

Ridicolo e patetico. Evidentemente quando decideva d’assecondare le sue pulsioni sessuali, che probabilmente i familiari della moglie potrebbero anche definire perversioni con un mercenario del sesso, non aveva una famiglia da preservare, non aveva una figlia o dei famigliari che non dovevano sapere. Ipocrisia allo stato puro. Se i carabinieri non l’avessero ricattato, forse Marrazzo avrebbe continuato a infischiarsene della famiglia, continuando a frequentare – di nascosto – il prestatore d’ano a pagamento.

Una cosa che i media non hanno fatto notare è che la vicenda Marrazzo, per quanto riguarda la frequentazione di un prestatore d’ano è più grave di quella di Berlusconi che lo ha visto coinvolto con la puttana Patrizia D’Addario, in quanto il premier, come hanno accertato i magistrati, era solo l’utilizzatore finale dei servizi della baldracca, non il pagatore, mentre Marrazzo, almeno da quanto fin ora è emerso, pagava il sodomita. Senza contare che almeno Berlusconi è un uomo che va a donne, non un uomo che va a donne col cazzo e siliconati.

Ora però sembrerebbe che l’ex giornalista, divenuto Presidente di Regione si accinga a diventare x anche in questo campo, avendo così forse la possibilità di riprendere le sue frequentazioni con i prestatori d’ano a pagamento, dove stando a quanto riporta oggi Repubblica la frequentazione con il sodomita sarebbe iniziata sette anni orsono, e che negli allegri ambienti omofili romani la cosa era risaputa.

Ora il Pd si appresta a scaricare gentilmente l’appestato, nonostante a parole il Pd sia uno strenuo difensore delle minoranze non etero, nei fatti i Presidenti di Regione che vanno clandestinamente da prestatori d’ano, non ci fanno una bella figura né con l’elettorato cattolico né tantomeno con le gerarchie ecclesiastiche di cui il Presidente di Regione del Lazio è costretto anche a trattare per colpa del Concordato tra Stato e Chiesa, fascisto-craxiano.

Si leggono in questi giorni ventate d’ipocrisia che odorano di flatulenze dovute al maceramento di sostanze piccanti negli intestini, da parte di Piero Marrazzo, il quale solo a sputtanamento nazionale avvenuto si ricorda d’avere una figlia di otto anni che apprende dalla tv dei giochetti erotici che il padre conduceva con altri uomini con le labbra e mammelle plastificate. E vorrebbe sparire! Non si preoccupi, sparirà. Sparirà perché probabilmente la famiglia lo tratterà come un appestato, bandendolo di casa, la figlia non gli vorrà – a ragione – più rivolgergli la parola, gli amici etero lo guarderanno di sbilenco e naturalmente in Rai non ci potrà tornare, in quanto nessun direttore di testata, dopo quanto accaduto se lo porterà in una tv, come quella di stato lottizzata.

Ma in molti immagineranno la gioia della moglie, la giornalista di Linea Notte del Tg3, Roberta Serdoz, felice dopo 4 anni di matrimonio e una figlia di 8 anni di scoprire che il marito la tradiva da sette con u n uomo dalle tette posticce. La coppia, soprattutto la donna, potrà dimostrare all’Italia quanto progressista è, quanto tollerante sarà nei confronti degli omosessuali e dei transessuali dopo la scoperta che il marito fa parte di questa “allegra” combriccola, per di più, pagandoli.

Il ribrezzo oggi arriva dal fatto che tutti, in un modo più o meno velato esprimono solidarietà a Marrazzo, nonostante l’imbarazzo che provano, ma nessuno ha speso una parola di solidarietà nei confronti della moglie cornuta. Lei è un parassita sociale, un soggetto a cui non manifestare vicinanza per quanto, per colpa del marito, sta subendo, per i traumi che grazie a Piero Marrazzo la loro figlia sta patendo. Si concentra l’attenzione, anche solidale, nei confronti del cornificatore, del traditore, del vile che non ha avuto il coraggio di confessare alla moglie le proprie “debolezze” dice il Marrazzo, perversioni pensano in molti.

Stando ai quotidiani queste frequentazioni andavano avanti da anni. Non giorni. Anni passati a mentire alla moglie, alla figlia, a quella famiglia che ora dice di voler difendere. Sì, ma difendere da chi? Dai media che fanno solo il loro lavoro, non pescando nel torbido, ma nei fatti e se i fatti, ora agli occhi della famiglia e dell’opinione pubblica appaino sordidi e torbidi, certo non si può parlare di volontà politica di distruggere una persona. Marrazzo ha fatto tutto da solo. Da solo ha frequentato i trans, da solo mentiva alla moglie, a tutti, seppure i transessuali di via Gradoli sapessero delle sue debolezze private, e loro nel rispetto della sua privacy e dei loro affari, a ragione hanno taciuto.

Ora si spera che altri politici vengano beccati con le braghe calate, meglio se sposati, e che si dimettano con la coda tra le gambe!

Marco Bazzato
26.10.2009
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venerdì 16 ottobre 2009

Cacciare Paola Binetti dal PD



Le voci continuano a rincorrersi in modo frenetico. L’aria che tira nei confronti di Paola Binetti, ogni giorno che passa, dopo che costei ha votato a favore della pregiudiziale di incostituzionalità sulla legge contro l’omofobia, voluta dalla sua collega di partito, in palese conflitto d’interesse, in quanto lesbica dichiarata, con un coinvolgimento emotivo sulla questione, Paola Concia, facendo così girare la voce che la Binetti potrebbe essere espulsa dal Partito Democratico.

Evidentemente i generali
omofili stanno mandando all’attacco le truppe dei disertori etero, passati dall’altra sponda, dalla parte del nemico, che oggi stanno facendo di tutto per impallinare politicamente Paola Binetti, rea d’aver votato secondo coscienza.

Il Partito Democratico, se democratico così può essere chiamato, si sta appiattendo in posizioni così radicali da rappresentare la pronezza nei confronti della casta, di quelli che secondo la Bibbia, possono essere considerati i discendenti di Sodoma.

Ora questa virulenza pandemica si sta dimostrando in tutta la sua ferocia, proprio contro Paola Binetti, colpevole di ragionare secondo la propria testa, la propria sensibilità personale e sociale, ben conscia di quanto sarebbe avvenuto nel caso avesse votato contro le direttive – dittatoriali – del partito, sta dimostrando all’Italia cosa veramente sarebbe successo al Paese se fosse passata la proposta di legge contro l’omofobia: la gogna per quanti solo osassero pensare in modo normale, rispetto alle diversità omosessuali. E queste diversità si stanno manifestando in tutta la loro rozzezza, con volgari attacchi pretestuosi nei confronti della presunta omofoba, solo perché cerca di marchiare al meglio il proprio territorio, evitando che le torme di invasori GBLT gli entrino dappertutto, costringendo non solo lei, ma la maggioranza degli italiani a alla ritirata, perché accerchiati peggio del Generale Custer.

La Binetti con il suo coraggio e abnegazione sta mostrando al Pese che non bisogna abdicare i propri diritti, nel nome dei presunti diritti altrui, diritti già esistenti, ma che alcuni poteri forti, complessati perché la natura, la genetica, o le condizioni sociali gli hanno consegnati al mondo in modo diverso, pretendono che lo stesso mondo si pieghi alle loro diversità, accettandoli per come sono, quando il loro primo problema e che non accettano se stessi e che intimano agli altri, anche con la coercizione d’essere accettati, togliendo agli etero il loro libero arbitrio e possibilità di scelta nel dire cosa piace e cosa intimamente disgusta.

Ma l’assurdo è proprio che la Binetti, con questa sua scelta autonoma e di coscienza, è diventata, all’interno del PD minoranza. Minoranza che in quanto tale dovrebbe essere tutelata proprio da quella maggioranza omofila che cerca di distruggerla, insultandola e volendone la sua testa su un piatto d’argento, comr sadiche messaline,manco la Binetti fosse Giovanni il Battista.

Ma l’aspetto sordido della vicenda, non è solo l’eventuale espulsione della Binetti dal PD, ma il silenzio vile del Centrodestra, che ha avuto, anche grazie a questa paladina della libertà, la possibilità d’affossare una legge farsa. Nemmeno una parola di solidarietà. Silenzio tombale.

Gli omofili a questo punto, forse, faticano a capire che la coscienza individuale è un diritto inalienabile da preservare, un diritto che vale più dell’orientamento sessuale, del transgenderismo, dell’omosessualità, perché la coscienza appartiene alle persone, non a quello che i GBLT vogliono ideologicamente chiamare generi sessuali. E il valore della scelta di coscienza, il libero arbitrio, vale più di qualsiasi valore omosex, per questo che la coscienza va preservata.

Marco Bazzato
16.10.2009
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mercoledì 14 ottobre 2009

Omofobia, testo bocciato alla Camera

*Niente immagini per non dare una visibilita' immeritata!*

Ci sono delle leggi che nemmeno dovrebbero essere pensate. Leggi così sconce che fanno sembrare il Lodo Alfano come l’innocuo gioco della morra cinese. Uno di questi aborti dell’intelletto era la legge contro l’omofobia, gettata fuori dai finestroni parlamentari a calci sui denti, facendo infuriare la relatrice, Paola Concia, che ha dichiarato “Mi vergogno di questo parlamento”. Ottima idea, che dia le dimissioni e non rimanga un giorno in più in un posto dove trova vergogna adessere presente. Gli italiani, tutti, la ringrazieranno per il nobile gesto.

Ma un plauso particolare, per il coraggio e l’abnegazione, va alla Teodem, che più di tutti ha avuto la forza, facendo parte dell’armata Brancaleone del PD, di votare contro, coscienza: Paola Binetti.

Il partito è andato in fibrillazione ventricolare e testicolare per questa scelta coraggiosa, paventando addirittura, come in una dittatura di stampo stalinista in salsa gay, l’invito a cambiare aria. E per fortuna che si chiamano democratici. Evidentemente agli alti papaveri del PD, la democrazia vale solo per gli altri, magari esportandola a suon di bombe, a patto che si rispettino gli ordini di scuderia, dove i parlamentari dovrebbero essere come tante scimmie ammaestrate, che non vedono, non sentono ma soprattutto non pensano con la loro testa. Questa è la democrazia del centrosinistra, identica e dittatoriale come quella del centrodestra, dove i capi non si discutono, mai. Men che meno pubblicamente. Figuriamoci poi sconfessare il Partito durante una votazione parlamentare.

Bestemmia!

Ma l’apoteosi del sordido, del mediocre, dell’utilizzo strumentale, per fini propagandistici contro l’omofobia, lo si è visto ieri sera, in seconda serata, a Matrix, condotto da Alessio Vinci.

In tutta franchezza non sono riuscito a reggere fino al termine della trasmissione, nonostante avessi messo a terra, a pochi centimetri dalla poltrona, una bacinella, nel caso i coniati di vomito mi colpissero come una mazzata alla bocca dello stomaco. Vomito che con difficoltà e grazie a sforzi eroici sono riuscito a trattenere.

Il povero Alessio Vinci era in balia, letteralmente in balia di Vladimiro Guadagno, vestito da donna, con tanto di seni posticci al silicone, fard e rossetto che urlava come un ossesso e la Paola Concia che come un pavone ci andava dietro a ruota.

Paola, volevo aggiungerci una S prima di Concia, che oggi , ancora imbufalita per lo smacco subito, durante Omibus su la 7, ha dato l’aut aut al partito. “O io lo la Binetti!”

Se il partito fosse intelligente, dovrebbe saper bene che ha più bisogno, per ingraziarsi il Vaticano e i cattolici, della Teodem, Paola Binetti. E dovrebbe scaricare la Concia, tenendosi senza tanti complimenti la Binetti, in virtù dei voti che questa potrebbe portare all’interno della coalizione, in quanto è chiaro tutti, che a molti cattolici queste aperture reazionarie a sinistra, spostano l’elettorato a destra. E questo il PD non può permetterselo. La Concia potrebbe accasarsi nel gruppo misto, per iscriversi, alle prossime elezioni, in uno dei tanti partitini comunisti – partito dove aveva iniziato la militanza, per saltare sul carro dei Democratici di Sinistra, e poi nel Partito Democratico – che da sempre pur di raccattare – da perdenti perenni ormai – qualche manciata di voti in più, accoglie e diventa sempre più radicale, tanto da essere estromessi dall’emiciclo parlamentare.

Ma il ribrezzo finale, quello cha costretto molti spettatori, me compreso, a spegnere la tv, fare i gargarismi col colluttorio prima e l’acido per batterie, è stato il servizio sulla famigerata Gay Street, a pochi passi dal Colosseo. Gay Street, che vista l’immensità di Roma, Capitale d’Italia, in molti si chiedono perché non sia stata fatta in qualche quartiere periferico, quasi fuori dalle mura capitoline? Ma tralasciando domande a cui nessuno avrebbe il coraggio di rispondere, il servizio poteva far bloccare la digestione anche a una statua di marmo, omosessuali esclusi naturalmente. È bastato vedere al termine, prima di spegnere la tv, il sorriso compiaciuto di Vladimiro Guadagno e di Paola Concia, come a significare, che nonostante l’ora tarda, siano riusciti a far vedere maschi che si scambiavano fluidi salivari con maschi, e donne che facevano lo stesso con altre donne. Tutto, dicono loro, in nome della lotta contro l’omofobia.

Ora in molti si chiedono, ma là omofobia non potrebbe essere proprio alimentata da tutta questa voglia di protagonismo, non solo mediatico, ma anche di borgata, da parte di persone che con i loro comportamenti pubblici, istigano i bassi istinti degli altri?

È vero, l’omofobia, quando diventa attacco fisico alla persona, non deve essere tollerata, deve essere combattuta usando le leggi a disposizione, senza il bisogno di leggi speciali, in quanto altrimenti per combattere l’omofobia, si creerebbero dei reati di serie A contro gli omosessuali e dei reati di serie B se commessi da etero contro altri etero.

Ora l’aspetto peggiore che Mara Carfagna, Ministro delle Pari Opportunità, ha affermato che, vista la bocciatura, sarà presa in considerazione l’idea approvare in Italia la normativa europea contro l’omofobia. Col rischio che la normativa imponga all’Italia i matrimoni tra persone dello stesso sesso, adozioni ai single, non importa se gay o etero, e quanto di peggio molti altri Paesi europei “più progressisti” hanno già fatto.

Per l’Italia, piuttosto che accettare l’imposizione di simili direttive, sarebbe meglio essere sanzionata. Meglio pagare che cedere al ricatto!

Marco Bazzato
14.10.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

lunedì 12 ottobre 2009

50 mila in corteo contro l'omofobia

Niente immagini per on dare una visibilita' immeritata!

Erano in 50 mila, secondo gli organizzatori, i partecipanti alla manifestazione romana contro l’omofobia, svoltasi sabato. Praticamente un numero omeopatico, non solo rispetto al numero degli abitanti della penisola, ma anche semplicemente rispetto al numero degli abitanti di Roma, che ne conta circa 2.700 mila. Il che stando alle statistiche che vorrebbero circa un 10% della popolazione sessualmente attiva non eterosessuale, indicherebbe che meno di 1/6 dei non etero romani erano presenti alla passeggiata per le vie romane, di questi 50 mila vanno tolti anche i fiancheggiatori etero che nulla avevano a che fare con questi presunti problemi, ma che forse si trovavano lungo il tragitto per fare shopping e tanto per fare numero sono stati inseriti nel computo.

La manifestazione è stata un fiasco colossale. Niente diretta, niente servizi sul Tg3 e le foto in primo piano presenti nei quotidiani online, mostravano tutto fuorchè una manifestazione oceanica, al massimo, vista l’estensione di Roma, si può considerare come un rigagnolo secco.

Quello che non si riesce a capire e a cosa sia servita. Per sensibilizzare, dicono gli organizzatori, gli italiani sul presunto problema dell’omofobia, come se questa fosse una colpa degli italiani e non un numero sparuto di idioti che si comportano indegnamente, commettendo reati contro i non etero, come reazione estrema e totalmente fuori logica a seguito di comportamenti che non sono, da questi singoli violenti, accettati.

La parola d’ordine non dovrebbe essere in questi casi “manifestazione e ostentazione” ma discrezione, pudore e rispetto per le idee altrui, consci che ci si trova in un terreno non tanto che non accetta i portatori di comportamenti non etero, ma che trovandosi in un mondo, volente o nolente governato dagli etero, i non etero dovrebbero capire e comprendere le ragioni della maggioranza, senza pretendere d’imporre i loro comportamenti a chi non gli accetta e che questo non deve essere considerato né come colpa né come infamia, ma semplicemente come libertà di scelta su chi sostenere anche in base all’orientamento sessuale.

D’altronde basta vedere a che tipo di pressione sono sottoposti gli etero quando scelgono restare all’interno della propria cerchia. È il caso della squadra di calcio musulmana di Creteil, vicino a Parigi, costretta, a suon di contumelie popolari, ad accettare una partita di calcio Paris Foot Gay. Uccidendo il ibero arbitrio.

Lo stesso dicasi per il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a cui è appena stato conferito, immeritatamente, il Premio Nobel per la Pace, dove si sono avventate le organizzazioni gay, chiedendo di cancellare il saggio “Don't ask, don't tell” in vigore nelle forze armate statunitensi. Dove nessuno ti chiede e nessuno ti obbliga a rispondere di che orientamento sei. Mentre i gay,invece d’amare la privacy, vogliono essere interrogati sugli orientamenti sessuali, per sentirsi obbligatoriamente costretti a rispondere d’essere orgogliosamente gay. Assurdo. Vogliono un’indebita interferenza delle forze armate nella loro privacy sessuale, per poterla sbandierare. Se non è masochismo questo!

Comunque, l’unica nota positiva potrebbe essere che, per la necessità di mandare nuove truppe in Afganistan, il Presidente, potrebbe mandare i gay in prima linea, sotto il fuoco nemico, togliendo gli etero,visto che per anni ne sono morti un sacco. Potrebbe essere arrivato il momento di riequilibrare il piatto della bilancia che pendeva a sfavore degli etero per numero di morti.. Infatti meglio la morte sotto il fuoco nemico che il congedo con onore per colpa dell’orientamento sessuale. Co questa decisone, il Presidente Obama, farà sicuramente felice i falchi del Congresso, i Teocon.

È di ieri sera invece la notizia di un’aggressione a due persone non etero da parte di alcuni giovinastri dell’estrema destra. Atto esecrabile, da condannare, anche penalmente, se saranno presi e assicurati alla giustizia, ma per ora comunque avvolti dalla presunzione d’innocenza, secondo quanto dispone il codice penale italiano. Per questa aggressione, come sempre si è scatenato il solito bailame di dichiarazioni di condanna da parte degli esponenti politici sia di destra come di sinistra, dove le associazioni GBLT nuovamente sono pronte a cavalcare l’onda emotiva, che si è già sgonfiata, per gridare il loro sdegno per l’omofobia, a loro avviso, dilagante.

Rimane, per terminare, una solo alcune domande: ci sono più morti sul lavoro, morti causati dalla normale influenza, morti causati da incidenti stradali per colpa di idioti in preda ad alcol, che aggressioni a presunto sfondo omofobico?

Ai posteri l’ardua sentenza!

Per approfondimenti, vedi
link.

Marco Bazzato
12.10.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/