Visualizzazione post con etichetta popoli e politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta popoli e politica. Mostra tutti i post

venerdì 13 ottobre 2017

I comunisti catalani indi pentisti!

Giuro, quando l’ho sentito in tv, non ci volevo credere.

 I comunisti catalani che, come i peggiori leghisti della Lega Nord del celourismo di bossiniana memoria, sono tra i grandi fiancheggiatori dell’indipendenza della Catalogna.

Francamente il mondo è invertito e la politica si è pervertita, come se non lo fosse mai stata, vero?

 Figuriamoci gli imbarazzi della sinistra italiana, quella post comunista, quelli del Pd, per intenderci o quei quattro gatti spelacchiati dei comunisti di casa nostra, oggi in che razza di imbarazzi ideologici si trovano, costretti ad arrampicarsi sopra gli specchi, o a camminare sullo sterco, illudendosi di non inzaccherarsi le “zampe”,  per giustificare i compagni rossi catarogni.
Già, perché il ginepraio che sta avvenendo in Spagna e nella regione indipendentista ribelle all’oppressore spagnolo, dove con l’indipendenza proclamata ma poi sospesa,  ha messo la Catalogna in un limbo giuridico controverso da dipanare, anche per le cancellerie europee.
 
Non dimentichiamoci che dopo la caduta del muro di Berlino, la Germania è stata una delle artefici della dissoluzione dell’ex Jugoslavia, che porterà alla guerra nei Balcani, ma adesso quell’Europa a favore della dissoluzione di altri Stati sovrani, per indebolirli, per interessi strategici ed economici, si rifiuta di riconoscere l’indipendenza della Catalogna.

Ancora due pesi e due misure, a seconda della convenienza di comodo del momento. Perché è risaputo che la politica non ha amici, ma ha solo interessi da difendere, sempre i propri, a svantaggio degli altri. In termini prettamente dell’uomo comune, si può affermare che la politica è la più alta forma di razzismo assoluto, anche quando fanno gli antirazzisti, per convenienza o per ideologia.

Però, tornando al discorso dei comunisti catalani, mi rammarica solo che non ci sia ancora, per le note vicende giudiziarie che hanno infangato tutta la Lega, il vecchio leone fondatore del partito, Umberto Bossi, a stringere la mano ai suoi acerrimi nemici mangiabambini di comunisti catalani.

Sarebbe come vedere i due terni antagonisti, Dio e Satana, stringersi la mano e andare a banchettare a Cana, nell’osteria di Gesmas, il ladrone impertinente, con Gesù testimone e garzone all’evento, che per allietare gli ospiti tramutava l’acqua in vino.

Bando alle battute fantateologiche. Quella dell’ indipendenza della Catalogna è più una gatta da pelare, ma è divenuta una gatta affetta da alopecia, già pelata come il culo di un macaco, esposto al sole del giungla, in quando è difficile pronosticare come andrà a finire, se in un bagno di sangue tra fratelli  o se finirà a paella e sangria, facendosi incornare per la gioia di quelli avvolto degli osservatori indipendenti – finanziari –  durante la giostra di San Firmino, a Pampolna, quando sarà il momento.

È difficile per tutti gli analisti degli scacchieri geopolitici e finanziari, capire come andrà a finire, in quanto le variabili sono tante, forse troppe. Sta di fatto che alle spalle ci sta un referendum, a mio avviso moralmente legittimo, ma dichiarato illegale dalla Corte Costituzionale spagnola, dove però solo il 68% della popolazione catalana, manco si è recata alle urne, mentre il 90% di quel 42% di chi si è recato, a votato a favore dell’indipendenza.

Possiamo allora dire che dietro a questa sovversione dell’ordine costituito, ci sta come è già accaduto nel corso della storia l’ideologia comunista?

La cosa bizzarra e imbarazzante è che se Veneto e Lombardia faranno due referendum per richiedere maggiore autonomia dall’oppressione fiscale del governo trinciapalle centrale di Roma, quelli, per i detrattori, sono dei populisti buzzurri ignoranti, razzisti che parlano alla pancia del paese.

Mentre se sono i rossi, come il sangue innocente che hanno sparso per quasi un secolo in mezzo mondo, che alzano ancora di più l’asticella delle libertà, ecco i termini populistici e razzisti spariscono, non parlano alla pancia del Paese, ma diventano ideali supremi e superiori di libertà, elaborati da fini intellettuali, dotati di una favella superiore, da imbonitori televisivi, non diversi da quella bravissima donna di Wanna Marchi.

 Come sempre ci sta una distonia pazzesca e manipolativa che rasenta il disumano, nel modo di presentare le notizie al popolo bove in modo da tirarlo per la giacchetta, ma in pratica facendogli tirare l’aratro da una parte o dall’altra, a seconda delle gli interessi politici in gioco.

A mio avviso in ogni caso la Catalogna ha sbagliato, non tanto perché dietro ci sta un partito comunista, ma perché un’indipendenza non riconosciuta dalla comunità internazionale, sarebbe come un dolce messo in forno senza averci messo il lievito. Manco si sgonfierebbe e sarebbe non solo inguardabile, ma immangiabile. Senza contare che in ogni caso la regione catalana, non avendo l’appoggio internazionale, e forse a questo che mirano sotto sotto, andrebbe incontro ad un rapido decadimento economico e finanziario, vedendo aumentare la disoccupazione e le diseguaglianze sociali, come se non ce ne fossero abbastanza, e poi, quando, come è accaduto, ma per motivazioni differenti in Grecia, sarebbe facile preda degli speculatori economici e finanziari, che potrebbero acquistare i gioielli della Corona, come si usa dire, a prezzi da fungo radioattivo, dopo una guerra nucleare
.
A ben vedere, un ritorno al tempo dei Comuni olle città Stato o, la cosa ideale sarebbe un ritorno delle macroregioni federate e indipendenti dai governi nazionali, con la supervisione di un’Unione Europea dei popoli e non della finanza, potrebbe essere la cosa migliore per il Vecchio Continente, avendo avuto cura di bonificarlo, derattizzarlo da tutti gli estremismi di centrosinistra, vere palle al piede dell’evoluzione della specie, non solo quella umana, ma dell’intero regno animale, in tutto il globo terraqueo, all’interno del Sistema Solare, all’interno della zona abitabile della Via Latte e in tutto l’Universo.

Marco Bazzato
13.10.2017



venerdì 14 dicembre 2012

Maratona Telethon: ha senso donare euro a fondo perduto?


È partita la ventitreesima maratona Telethon, dove i cittadini, in piena crisi economica sono invitati a donare denaro, con i governi che continuano a fare tagli alla sanità, alla ricerca, alla scuola, a una fondazione privata, presieduta da Luca Cordero di Montezemolo,, nelle forme e nei modi più disparati, partendo dai 2 fino ai 2.000 euro.

La solidarietà è una libera scelta, ma continuare ad andare a chiedere da quasi un quarto di secolo denaro, quando specie in questo ultimo anno, con un governo che ha tagliato e tassato il passabile, salvando le fondazioni bancarie e non, la chiesa e le organizzazioni “no profit” dal pagamento dell’Imu, è una contraddizione di termini. Da una parte si fa risparmiare ai ricchi, a chi ha un’elevata capacità contributiva, dall’altra parte una maratona di “accattonaggio mediatico”.

Forse sarebbe meglio destinare gli euro al barbone senza casa, o a chi, nel pieno delle festività natalizie è meno fortunato e può acquistarsi un pasto caldo, sicuri che il denaro vada a una persona fisica ben definita? Ma donare 2, o più euro, ad una Fondazione serve per lavarsi la coscienza, evitando di guardare negli occhi chi soffre.

Si chiede denaro ai cittadini per cercare la cura a malattie genetiche, nobile intento, per carità, ma non sarebbero stati spesi meglio questi ventitre anni se si fosse investito sulla ricerca genetica preventiva, creando esami genetici obbligatori e non invasivi ad hoc per le coppie – legalmente sposate – che decidono di fare figli, , dove le coppie, cocenti dei rischi genetici di un eventuale gravidanza, possono risparmiare ai futuri figli la venuta al mondo, tramite la legge 180 sull’interruzione della gravidanza?

In fin dei conti il “controllo qualità” viene effettuato in qualsiasi azienda seria, degna di questo nome, che vuole tenere alti gli standard produttivi e di sicurezza, per se stessa e per gli altri, e quindi anche la ricerca genetica dovrebbe camminare pari pari, mettendo al primo posto la prevenzione e, se possibile un eventuale cura, o almeno assicurare una vita decente, visto che poi, lo Stato taglia su servizi alle persone disabili o portatrici di malattie genetiche invalidanti, come ad esempio  le accompagnatorie?

A ben ragionare, ci si trova nella contraddizione politica che da una parte si tagliano i servizi ai cittadini, ma dall’altra si chiede di contribuire alla ricerca di cure, trascurando la prevenzione genetica, anche con campagne  pubblicitarie sociali ad hoc, imponendo legalmente ai futuri genitori a sottoporsi a controlli genetici, per evitare che mettano al mondo figli geneticamente malati.

A chi si indigna, pensando all’eugenetica, si metta la coscienza in pace.

L’eugenetica la si utilizza da anni anche in Italia, perché tramite l’amniocentesi e la villocentesi è possibile predeterminare se il feto è portatore di alcune malattie genetiche (1) e quindi se al “controllo qualità” non risultasse conforme a degli standard di vita soddisfacente per se stesso e in primis per i genitori, scegliere e/o imporre – ma questo è un problema che dovrebbe risolvere un parlamento sovrano e non condizionato –  l’interruzione della gravidanza.

Non va dimenticato che alla fine avere un figlio malformato geneticamente, quando la scoperta avviene a nascita avvenuta, diventa uno shock per i genitori e la famiglia e non tutti sono in grado di sostenere mentalmente e psicologicamente e psichiatricamente il peso un figlio portatore di una malattia genetica, anche se all’apparenza possono apparire forti, poi giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, alcuni tendono a necrotizzarsi dentro, giungendo a negare il problema del figlio, perché riesce a condurre una vita apparentemente normale, ma pur sempre, ma non in tutti i casi, prende coscienza d’avere una spada di Damocle puntata sul capo e/o la mannaia di due “boia sconosciuti, pronti a mozzargli la testa in qualsiasi momento.

Questi genitori nel corso degli anni marciscono nel cuore e vedono il figlio come un peso, come un costo, un fardello inconfessabile, anche se apparentemente ne parlano come se i loro traumi mentali non esistessero – perché rimossi, vantandosi dei i sacrifici che hanno fatto per costui, mentre in realtà, se possono, utilizzano ogni genere di artifizio immorale per spremergli denaro sfruttandolo, per i loro meschini interessi, utilizzando come arma di terribile violenza psicologica, frasi che fanno passare loro da vittime della situazione, vittime di un destino che si è accanito contro la loro serenità famigliare, arrivando a “trattenersi” nel corso degli anni cifre spaventose, a mo di risarcimento per i danni che costoro, nelle loro menti malate, avrebbero subito, dimenticando che le vittime non loro, in quanto che lo vogliano o no, sono i diretti responsabili, perché era loro il patrimonio genetico che si è mescolato malamente e malsanamente, come in un coktail maleodorante, dentro l’utero materno, che ha generato un figlio/a “storto/a e/o malformato/a.”

Oggi si dovrebbe in primis volgere verso la ricerca della prevenzione delle malattie genetiche, in modo che con la mappatura genetica, la ricombinazione e/o l’intervento sul DNA o sulla soppressione del feto malformato e/o portatore di malattie genetiche, si possa rimanere all’interno di standard di vita, una volta venuti al mondo, accettabili per la persona, per la famiglia e di riflesso per la società, con il fine poi che, nel corso dei successivi decenni, sarebbe quello di ridurre considerevolmente i costi famigliari, anche intesi come stress e traumi da parte dei genitori e di costi della società, eliminando alla radice, ossia entro pochi mesi dal concepimento, il problema.

Ma queste sono politiche sanitarie a lungo temine che dovrebbero essere messe in cantiere dalla politica, senza farsi condizionare da eventuali visioni ideologiche delle confessioni religiose dominanti, perché laicità dello Stato significa avere una visione a lungo termine e strategica, e non come abituale mene si fa, entro un ottica miope di misera tattica,perché non vuole affrontare e/o risolvere “i problemi prima che nascano”.

Il vero confine della ricerca genetica non dovrebbero essere le cure di “sopravvivenza” utilizzando i portatori di malattie genetiche come cavie umane per sperimentare, alla cieca, sperando di poterne osservare il non peggioramento, non il miglioramento delle condizioni di vita. Un po’ come i farmaci che non curano la malattia, ma i sintomi, perché la maggior parte di questi inibiscono.

Il fine ultimo della ricerca dovrebbe essere la genetica pura, la ricombinazione del DNA, garantendo dei determinati standard di “Purezza e genetica sanità  fisica”, indipendente da sesso, razza, nazionalità e/o religione e classe sociale, per avere degli standard “produttivi” e/o riproduttivi, magari preprogrammando la durata del ciclo vitale, confacenti con le aspettative dei futuri genitori, della famiglia e di riflesso, come fine ultimo, ma non per questo meno importante, della società stessa.

La malattia genetica potrebbe colpire statisticamente ogni bambino che ogni donna porta in grembo. La prima cosa che le future madri e padri auspicano è una sola: che sia sano, tutto il resto non conta. Va ricordato che indipendentemente dal fatto che i futuri genitori siano sani questo non li mette al riparo, con la certezza assoluta che il figlio/a che la futura madre porta in grembo sia geneticamente sano…

Marco Bazzato
14.12.2012
http://marco-bazzato.blogspot.com/


venerdì 3 febbraio 2012

Costa Concordia: Domnika Cemortan confessa l’amore per il capitano Francesco Schettino

Si è presentata agli inquirenti per essere ascoltata come testimone dei momenti salienti della “schettinata” commessa dal comandante Francesco Schettino, la sera di venerdì 13 gennaio 2012. La donna, nonostante comprenda bene la lingua italiana, ha scelto, come è giusto – fonte Porta a Porta del 01.02.2012 – in quanto cittadina straniera, di avvalersi un interprete ufficiale,accettato dalla Magistratura, in modo da servirsene nei momenti più salienti dell’incontro, anche perché è buona prassi scaricare eventualmente la colpa sull’interprete, nel caso di malintesi e incomprensioni – cosa che si è già visto accadere con il delitto di Yara Gambiarsi, a Bremnate, quando una mala interpretazione di un interprete ha portato al fermo di un marocchino, non ancora uscito dall’inchiesta, ma poi rilasciato a seguito della sua testimonianza – prendendosi da persona intelligente tutto il tempo per rileggersi il verbale della sua deposizione, prima di firmarlo.

Domnika Cemortan ha dichiarato due cose essenziali: la prima che si trovava in plancia, prassi inusuale per un passeggero, di cui la colpa ricadrà sul comandante che l’ha permesso e la seconda che costei ha affermato candidamente d’essere innamorata (1) dello Schettino.

 Niente di sbagliato né per la prima e né per la seconda, essendo single può innamorarsi di chi vuole, se poi, da donna libera viene corrisposta da un cinquantenne sposato, che cerca carne fresca per il suo carnet, per tenere alto il detto marinaresco: una donna in ogni porto, il problema è  del “marinaio”e dei rapporti con la moglie.

 Sta di fatto che la povera signora Schettino, alla luce di quanto dichiarato dalla donna, può considerarsi ufficialmente cornuta, ma di questo deve ringraziare la serietà e la professionalità del marito, anche se bisognerà capire se questo sentimento era corrisposto, cosa possibilissima visto che sono stati ritrovati degli oggetti appartenenti a Dominka nella cabina del capitano, in quanto era sua ospite, stando a quanto si afferma.

Ora bisogna spezzare una lancia a favore della moglie di Schettino, che povera donna, si vede per colpa delle scorribande sugli scogli e forse su “passere” diverse da quella legittimamente registrata sul certificato di matrimonio, che vede il suo nome, povera tapina, indirettamente esposto su tutte le pagine dei giornali di mezzo mondo e a costei va tutta l’umana solidarietà e comprensione.

Dominika ha fatto bene a raccontare come stavano i fatti, compresi i sentimenti personali,  dando prova buona fede, non avendo nulla di cui vergognarsi.

Semmai altri dovrebbero imparare a tenere a posto la “patta dei pantaloni”.

Ora non è dato da sapere se il povero Schettino, che sembra quasi diventato una macchietta, a casa, visto che si trova agli arresti domiciliari, non abbia preso, per dirla parafrasando Tomas Milian, alias Nico Giraldi, “Una bella padellata di cazzi suoi” dalla legittima consorte, che a quanto si apprende da voci di quartiere, abbia iniziato a girare con col cappello per nascondere le verità proclamate ai da  Domnika Cemortan.

Francesco Schettino appare agli occhi dei media come l’incarnazione del male assoluto,  tanto vituperato che gli è stata negata la partecipazione simbolica su un carro al prossimo Carnevale di Viareggio (2).

A proposito di Domnika Cemortan, visto che in molti social network i commentatori più esperti, ossia quelli che quando si recano nei Paesi dell’Est trovano donne solo pagandole, perché in patria sono sfigati come la rogna, hanno scritto offese e insulti , senza soluzione di continuità, dove al coro di disprezzo oltre ai maschi si sono unite anche donne italiane, offese e perché una donna dell’Est ha avuto l’ardire di dirsi innamorata di un italiano. Ebbene a queste persone bisogna dire che per le donne e gli uomini dell’est, le donne italiane  vengono considerate nei rispettivo social network delle incapaci scansafatiche inabili in cucina, parassite mercantili mantenute dal marito. Le cose vanno dette per scaraventare vicendevolmente una bella “padellata di pregiudizi pecorecci reciproci”, che fanno disonore a tutti.

Che dire sull’ex coppia clandestina Domnika Cemortan – Francesco Schettino? Che il “coming out” – l’uscita dall’armadio, se non auguri e figli maschi, se ci saranno, moglie legale permettendo, la quale ha il diritto d’essere incazzata nera contro il fedifrago cornificatore e sarebbe auspicabile, vista la buriana che probabilmente si è scatenata in famiglia, ch il marito scontasse la carcerazione preventiva in un luogo più di sicuro: in carcere

Ora resta da capire se il dolore della moglie di un capitano, oltre ad essere dolore del cuore per quanto commesso dal marito, sia anche dolore economico, visti i 12.000 euro al mese che portava a casa come stipendio? 

In molti si stanno chiedendo se, indipendentemente dalle corna messe alla moglie, se il capitano, dopo aver impattato contro lo scoglio all’Isola del Giglio, per un banalissimo errore di calcolo, dagli esisti catastrofici, che ha portato come conseguenza  l’abbandono della nave anzitempo,  non sia imputabile ad un disturbo da stress post traumatico (3), che ha dato vita ad un lunghissimo stato crepuscolare (4)  che gli avvocati di Schettino, in sede dibattimentale, coadiuvati da psicologi e psichiatri, cercheranno di dimostrare?  Perché se come è vero ed è umano che i passeggeri superstiti del naufragio della Costa Concordia, si stanno battendo perché venga riconosciuto come danno esistenziale un disturbo da stress post traumatico, figuriamoci come si può sentire il comandante, che per un atto di sfida ha causato tutto questo?

 E anche il suo stato psicologico post impatto dovrà essere tenuto in debita considerazione dai giudici quando sarà il momento di emettere una sentenza, mitigando così il reato di abbandono nave, come attenuante, proprio in virtù del disturbo da stress post traumatico che potrebbe avergli provocato una lunga perdita momentanea di raziocinio nelle ore dopo l’impatto,facendoli dire anche: «. È buio..»  in risposta a Gregorio de Falco della capitaneria di porto.

E con tutto il rispetto per le vittime e i passeggeri del naufragio non va dimenticato che anche il comandate era vittima, ed è tutt’ora vittima del suo comportamento irresponsabile e che forse il trauma esistenziale per quanto ha commesso se lo porterà appresso per sempre.

Marco Bazzato
03.02.2012



giovedì 10 novembre 2011

La proposta di Giancarlo Carocci di sopprimere i cani nei canili

Ha provocato un vespaio di polemiche la proposta del consigliere provinciale umbro, Giancarlo Carocci, circa la possibilità, per ora non contemplata dalla legge, di sopprimere i cani dal veterinario, piuttosto che abbandonarli per strada o che poi trovano rifugio, a spese della comunità, nei vari canili.

Apriti cielo, l’Empa ha dichiarato che provvederà a denunciare il consigliere umbro all’autorità giudiziaria per istigazione a delinquere, quanto la tutela giuridica degli animali è norma alla Legge 189/04 che punisce con la reclusione fino a due anni chiunque cagiona senza alcuna necessità la morte ad un animale (1).

Loro diritto farlo però, se questo è il comunicato, l’Empa non si fida dei veterinari, in quanto, stando alle dichiarazioni dello stesso consigliere umbro, dovrebbero essere loro che somministrano l’eutanasia e non i padroni. A ben pensarci, usando questo metro di ragionamento, i delinquenti finali non sarebbe chi porta l’animale per la soppressione, ma il “Menghele” che se ne occuperà, in quanto non andrebbero a rispettare le normative e le leggi vigenti a loro tutela. E la deduzione finale potrebbe essere: ma l’Empa non ha fiducia dei veterinari?

Non si può dimenticare che i veri delinquenti sono gli “animalisti” della domenica, quei “cani” con tutto il rispetto per il quadrupede, che vanno a comprarsi animali importati clandestinamente dai Paesi dell’Est (2) che non hanno bisogno d’essere istigati.

Tutta questa crudeltà nei confronti di un consigliere provinciale è accanimento contro quelli che ragionano in modo non convenzionale, oppure dietro l’”amore” ci sta il business dei canili, un mercimonio di finanziamenti dello Stato, Regioni, Provincie e Comuni, la loro soppressione rappresenterebbe una perdita secca  e non di affettività nei loro confronti?

Un cane costa a un Comune dai trecento ai mille euro l’anno, la soppressione se si applicassero, dopo aver cambiato le leggi dello Stato italiane, quelle vigenti negli Stati Uniti, dove al randagio dopo sessanta giorni viene praticata l’eutanasia e la carcassa smaltita, in quanto rifiuto speciale, dentro un forno crematorio apposito, il risparmio annuale  sarebbe di circa duecento milioni di euro (3).

È più semplice il business della denuncia facile a chi esprime la propria opinione, piuttosto che  incidere realmente nelle situazioni di disagio e sofferenza degli animali. Basta guardarsi qualche volta Striscia la Notizia, con i servizi di Edoardo Stoppa. È mai possibile che i cittadini debbano chiamare un Tg satirico dopo che molte volte le denunce agli organi competenti, sono cadute nel vuoto e nel disinteresse generale?

Il problema del maltrattamento degli animali da compagnia è una patologia endemica di alcuni deviati sociali, che non si risolve però gettando via denaro in campagne mediatiche di sensibilizzazione sociale, che lasciano il tempo che trovano, ma trovando soluzioni apparentemente impopolari ma che diano una scossa a determinati soggetti, anche se è triste dirlo, ma certe persone, e sono una minoranza malata, quando hanno deciso d’abbandonare un animale nulla le può far recedere dalle loro intenzioni, così come non è con il mantenere gli animali in strutture fatiscenti nel totale degrado, abbandono e rispetto delle minime condizioni di vita che si risolve il problema..

Purtroppo sono i controlli sul territorio che latitano, agli onori della cronaca saltano i cosiddetti casi roboanti, quelli del singolo animale strappalacrime, che fanno indignare, ma non è l’evento mediatico sul singolo che risolve una situazione creatasi primis per interesse economico che non per amore nei confronti degli animali.

A voler essere cinici, a parte l’indignazione dei cittadini, esiste un problema di fondo. Se venissero fatti i controlli a tappeto nei canili convenzionati e non, facendoli chiudere se risultassero non a norma, ci si troverebbe nella situazione opposta: la mancanza di spazi, quindi si preferisce far notizia con un singolo di rilevanza mediatica che indagare, denunciando lo stato dei fatti, per non incidere in quella “torta economica” di aiuti erogati dallo Stato. Ergo il lassismo paga e fa guadagnare, perché altrimenti  si rischierebbe di dover ricorrere a soluzioni estreme e impopolari. Meglio lo Status Quo.

Leggendo la “Carta dei diritti degli animali” (4) all’articolo 3 è scritto testualmente:  “Art. 3 - Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti crudeli; b) Se la soppressione di un animale è necessaria, deve essere instantanea, senza dolore, nè angoscia”, come del resto lo si evince dal sito dell’A.S.L. CNI (5), dove dovrà, nel caso si volesse mettere mano alla legge, essere il legislatore che si assume l’onere di modificarla secondo le mutate esigenze, non tanto della sensibilità sociale, ma tenendo  conto degli eventuali risparmi per le casse dello Stato, ormai vuote, vista la congiuntura economica sfavorevole del Paese, fermo restando il principio che l’animale, nel caso di soppressione tramite eutanasia, nel rispetto delle convenzioni internazionali firmate anche dall’Italia, deve tenerne conto.

Come del resto fa la civilissima Svizzera, (6), dove dall’ambasciata Svizzera in Italia, si risponde alle accuse di soppressione indiscriminata di cani e gatti randagi inselvatichiti: “«Per quanto concerne la questione dei gatti domestici inselvatichiti come intervento ordinario di controllo ed equilibrio, ogni anno, in Svizzera oltre 10.000 esemplari vengono catturati, castrati o sterilizzati e poi liberati, da parte delle organizzazioni per la protezione degli animali, d'intesa con le autorità. La misura della "caccia" con la soppressione dell'animale è quindi una misura straordinaria e solo raramente utilizzata»”.

Evidentemente, pur rispettando tutti i Trattati e le Dichiarazioni dei diritti e le legislazioni nazionali vigenti, in alcuni Paesi più evoluti, in caso di necessità le leggi permettono, all’interno delle medesime delle deroghe a salvaguardia della salute pubblica dei cittadini umani, nel rispetto del diritto degli animali.

La colpa dell’incremento degli abbandoni di animali da compagnia, in particolare i cani durante il periodo estivo può essere imputata anche ai media, alla pubblicità di cibo, dei servizi su mostre canine che portano il telespettatore al desiderio emulativo, magari non avendone il tempo e le possibilità economiche, spinti dai messaggi pubblicitari ad alimentarlo e trattarlo come veniva fatto fino a pochi decenni fa da chi ne aveva gli spazi, nel modo adeguato, trasformando oggi per qualcuno da animale da compagnia a “oggetto di consumo”.

 Salvo poi una volta acquistato “l’oggetto” agognato, disfarsene alle prime difficoltà, perché non si sono tenuto in considerazione gli obblighi di legge a tutela dell’animale, e una volta fatti i conti, si decide di sbarazzarsene.

Sono chiaramente comportamenti estremi, che non vanno comunque sottovalutati, in quanto poi i costi di questo “oggetto ludico” alla fine vanno a ricadere su tutti i contribuenti, visto che poi lo Stato, tramite le associazioni degli amanti degli animali e i canili, sono costretti a farsi carico.

Marco Bazzato
10.11.2011


venerdì 9 ottobre 2009

A Barack Obama il Nobel per la pace


Ci sono notizie che riescono a rovinarti la giornata, mandandoti per traverso sia la colazione sia il pranzo, visto quanto sono mostruose. Una fra queste è la notizia del conferimento del Premio Nobel per la Pace a Barack Obama.

Ridicolo.

È ridicolo che un premio così prestigioso sia stato dato a un tizio che a meno di un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca, come primo Presidente mulatto degli Stati Uniti, praticamente non ha fatto nulla di concreto, ma solo cianciato, mancando ignomignosamente ogni obbiettivo che si era sbandierato ai quattro venti in campagna elettorale. Vedi la riforma del sistema sanitario nazionale, affossata senza pietà, lo stesso dicasi per il ritiro delle truppe dai teatri di guerra in Iraq e Afganistan, dove in quest’ultimo paese gli americani continuano ricevere bastonate, stile Vietnam, infamanti per una presunta superpotenza, che ora si accingerebbe ad inviare sul teatro delle operazioni belliche altri 50.000 mila soldati e un numero consistente di sacchi neri per il rientro in patria dei cadaveri dilaniati.
Promesse da marinaio in campagna elettorale non mantenute.

Obama è un Presidente marionetta, che riesce solo a rimpinguarsi lo stomaco di hamburger e frappè, sfilare in maniche di camicia, pronunciando discorsi così pieni di retorica imbolsita e parole vuote che potrebbero affossare di noia un bradipo appollaiato su un ramo d’albero.

Questo Premio Nobel per la Pace è un insulto per la pace stessa, in quanto, a parte qualche incontro da combriccola delle briscola ambasciatoriale, di risultati pratici nemmeno l’ombra, ma solo cartine, buone per rollarsi sigarette senza filtro e spinelli, che non hanno ottenuto nessun risultato degno di nota.

Barack Obama da tempo è ormai un Presidente a metà, esattamente come è mezzo bianco e mezzo nero, praticamente una specie di Barone Ashura ,impallinato dai falchi del congresso che lo tengono in ostaggio e che avevano bisogno di un uomo nuovo di facciata, dopo la catastrofe Bush, dovevano presentare al mondo una facciata nuova, pur continuando nei medesimi disegni.

Ora questo premio, svilito della sua importanza proprio perché è stato dato a Obama, assume così solo una connotazione politica per aiutare un Presidente in evidente difficoltà, rinunciando al valore etico e morale che questo premio dovrebbe riservare ai vincitori, dove molti commentatori anche americani, hanno dato lettura del Nobel al Presidente americano, come una cambiale in bianco, che al termine della presidenza potrebbe essere in protesto, quindi inesigibile sotto il profilo dei risultati effettivamente conseguiti. E a ben guardare questo, al termine dei prossimi tre anni di soggiorno alla Casa Bianca, sempre che non venga rieletto per un altro mandato, potrebbe essere il destino.

In tutta onestà, ben comprendendo il WOW presidenziale appresa questa mattina la notizia, che arricchirà le tasche del povero presidente di bicolore, permettendogli cosi hamburger e patatine in scala industriale per i secoli a venire. La Svezia, reali compresi, hanno preso una tavanata magistrale sulla fronte scialacquando il prestigio del premio e facendolo finire sotto i tacchi del mondo, annichilendone il valore simbolico, rendendolo pari al premio consegnato al “Miglior acchiappa citrulli del Paese dei Balocchi”.

Anche il mondo politico internazionale è stupido dalla bieca notizia, in quanto tutte le cancellerie sanno quanto nullo sia stato fin ora, oltre alle generiche parole di circostanza, il contributo dato da Obama alla pace nel mondo è praticamente nullo, a parte qualche esternazione così generica da essere evanescente, come il respiro di un corpo messo in stasi criogenica.

L’unica nota positiva sul Premio Nobel per la Pace assegnato a Barck Obama sarà che qualunque guerra gli Stati Uniti combatteranno sotto la sua presidenza sarà sempre e comunque una guerra giusta, combattuta a suon di cannonate e distruzioni a beneficio della Pace.

Parola di Premio Nobel!

Marco Bazzato
09.10.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

lunedì 5 ottobre 2009

Messina, infuriano le polemiche



Il bilancio, non del disastro naturale, della frana che si è abbattuta su Messina, dovrebbe essere di 23 morti e 35 dispersi. Finalmente è ora delle polemiche, nonostante i morti non siano stati sepolti, i dispersi per sempre e il fango siano ancora dentro i fabbricati e le strade. E come accade in questi “tragici eventi naturali” inizia il rimpallo delle responsabilità, di chi sapeva e non ha fatto nulla per cambiare, a distanza di due anni dall’ultimo sgottamento della collina, la situazione.
http://marco-bazzato.blogspot.com/

Va chiarito un fatto essenziale. La natura non c’entra nulla con quanto avvenuto, visto che questa se ne fotte bellamente di quei microbi camminati, che costruiscono le loro case-formicai nei luoghi più impensati. Luoghi che nemmeno un primate ci costruirebbe una tana. Ma l’uomo, essere senziente per eccellenza, è stupido. È stupido e poco previdente, come una cicala, che canta, balla, scopa e si ubriaca senza pensare al domani. Ma quel domani alla fine è arrivato, presentando il conto dei morti, dei dispersi e della distruzione naturale.

E ora si parla di ricostruzione, di stanziamenti di un miliardo di euro, ha dichiarato ieri il presidente del consiglio, per le nuove case.

Sbagliato!

Quelle case, se erano abusive, sulle mappe catastali non c’erano, in quanto la zona, e lo sapevano anche le cimici, era ad alto rischio di dissesto idrogeologico, tanto è vero che oggi sul Corriere della Sera, il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, dichiara che nella sola zona della frana, dovuto alla pioggerellina durata due ore, le abitazioni abusive siano circa 1.200. Che si abbattano tutte seduta stante, senza tanti complimenti, visto che gli abitanti ne hanno usufruito indebitamente e illegalmente per anni e anche se fossero state incluse nei vari condoni edilizi, buoni per rimpinguare le casse dello stato, rimarrebbe comunque il fatto che queste sono state edificate in una zona d’alto rischio idrogeologico.

In molti si sono lamentati del fatto che le istituzioni, pur conoscendo il problema non abbiano fatto nulla per risolvere il problema del rischio idrogeologico della collina sovrastante sulle case abusive. Ma cosa dovevano fare le istituzioni? Abbattere la collina per preservare le case abusive? Una collina, piaccia o no, fa la collina e quando le pioggerelline sono troppo elevate, se ai piedi di questa il terreno è stato reso friabile a causa dell’edificazioni di edifici ad uso civile che non dovrebbero esserci, questa si squaglia. Questo lo sanno anche i bambini, quando giocano sulla sabbia, in spiaggia. Ma gli adulti no. Quelli edificano abusivamente, nonostante forse possano essere stati sconsigliati da qualche tecnico lungimirante che prima o poi la situazione sarebbe collassata.
Ora Messina piange le sue vittime. Ma di chi è la colpa di questo scempio costruttivo indiscriminato? Della natura, del fato, della sfiga o del Mago Merlino?

È inutile girarci sopra, questo scempio ambientale è stato creato dall’uomo, dai fabbricanti abusivi, poi dal comune che non è intervenuto per abbattere, complice anche il caos legislativo, che per demolire una costruzione abusiva, fra ricorsi, controricorsi, appelli, contro appelli fanno passare anni, e intanto la natura – a ragione – se ne fotte delle umane scemenze giudiziarie e come un dio sterminatore, distrugge ciò che in lei è stato violentato dall’uomo, facendolo sprofondare nel fango primordiale della creazione, riducendo il tutto in poltiglia: uomini e case.

Ora i cittadini, colpiti non dalla catastrofe naturale, ma dallo scempio creato dall’uomo stesso, che ha favorito che la collina franasse, devono essere aiutati? Umanamente verrebbe da dire di si, perché è la perdita di vite è una tragedia per l’uomo stesso, ma una volta sepolti i morti, le case abusive, condonate o no, dovranno essere abbattute, per due ragioni fondamentali. La prima, costa meno abbattere le abitazioni che non mettere in teorica sicurezza una collina, la seconda,perché serva non solo da monito, ma perché sia veramente l’inizio di una distruzione/abbattimento di tutto ciò che è stato edificato senza rispettare i benché minimi criteri di sicurezza e di rispetto del territorio.

Ora resterà da vedere se il presidente della regione Sicilia darà ordine d’abbattere le 1.200 abitazioni abusive ai piedi della collina, oppure se i cittadini italiani che hanno edificato le proprie abitazioni, rispettando i vincoli, debbano sedersi, aspettando di godersi il prossimo spettacolo de ”La collina assassina”.

Marco Bazzato
05.10.2009

domenica 28 settembre 2008

Dieta mediterranea o propaganda?


Ormai non passa giorno che i quotidiani, non facciano il loro bel articolo sui pregi della dieta mediterranea, su quanto questa è buona e sana, eppure come dichiara oggi il quotidiano La Repubblica che scrive “Ma perché la dieta mediterranea è così efficace? «Nessuno è per ora in grado di dire che cosa esattamente "funziona”. Ma come, fior di nutrizionisti, esperti, dietologi, medici, cartomanti, papponi, trans e viados continuano a pontificare sui benefici, senza sapere di cosa parlano? Forse – continua ancora Repubblica – il pane e la frutta. Capezzoli, ma pane e frutta sono consumati anche in Inghilterra, in Bulgaria, in Romania e praticamente negli Stati di mezzo mondo…qualcosa in questo blaterare – da tossici in crisi d’astinenza – risulta al limite del ricovero coatto in qualche manicomio psichiatrico.

La cosa puzza. Gli articoli hanno il sapore amaro delle veline giornalistiche di staliniana o fascista memoria, articoli che sanno di chewing gum masticato fino alla nausea, come il canto malefico delle sirene che attirano naviganti verso gli scogli. Allora, a parole tutto dovrebbe far bene, aiutare a prevenire la diarrea, crampi mestruali, gonorrea, sifilide, Aids, cancro ai testicoli, alle ovaie, ai polmoni, al pancreas e in varie altre parti del corpo, ma nei fatti le statistiche sono ben diverse. Qualcosa – oltre all’apparato testicolare dei lettori – gira per il verso sbagliato.

In Italia, ancor di più che negli altri paesi europei, basta guardare le immagini di qualsiasi tv, si vede un numero esorbitante di culi femminili con le chiappe che toccano i polpacci, di volti e pappagorgie fuori scala, indegne persino per l’omino Michelin, dove naturalmente l0assenza della dieta mediterranea ne è il maggior colpevole, dicono, oppure potrebbe essere proprio il contrario?

Non è che le cose invece, nonostante quello che le aziende pensano, stanno in modo un po’ diverso? Cioè che gli italiani, a differenza dei produttori, stanno scoprendo ogni giorno di più che è possibile vivere benissimo e meglio, anche senza la cosiddetta “cucina mediterranea” e questo, come si dice a Roma “fa roder er culo?”
Le aziende, è chi
aro da tempo, versano in stato di coma profondo. I prezzi per colpa anche loro, ma anche della speculazione, stanno costringendo ad imparare, visto che gli italiani sono un po’ tardi nel recepire le novità, che si può campare benissimo anche senza spaghetti all’amatriciana, mozzarella di bufala, parmigiano reggiano, olio di oliva e quant’altro, ingrassando meno e stando meglio.

Anche i media sono rimasti fermi alle immagini stereotipate de “Maccarone !» -« ...m'hai provocato, e io mo' te magno... », dal film del 1954 “Un americano a Roma” con Alberto Sordi, senza rendersi conto che da quella finzione, sono passati quasi undici lustri, detto in parole più comprensibili ai semplici: più di mezzo secolo.

C’è poco da dire. L’Italia, soffre patologicamente da decenni di nazionalismo culinario che ci ha resi macchietta fuori da patri confini, con i giornali italiani, continuano ad alimentare questo stereotipo, come il fuochista che deve far marciare una locomotiva a carbone destinata ala demolizione, salvo poi arrabbiarsi se gli stranieri ci campano, ci pigliano per i fondelli, ci sorridono in faccia, deridendoci – giustamente – ferocemente alle spalle, lasciandoci con la bocca spalancata come tontolini, quando sanno dimostrarci che si può campare benissimo anche senza dieta mediterranea.

Paradossalmente nemmeno durante il ventennio della Buon anima – pace alla sua anima – lo stivale era attraversato da spinte medianiche composte di mantra autarchici, d’inviti a snobbare la cucina straniera, qualunque essa sia, a favore di quella “nostrana”, creando però – come sempre accade quando i media impongono l’indigestione – una sorta di rifiuto, non solo ideologico, ma anche e soprattutto di natura fisica per quanto riguarda la gastronomia “Made in Italy” prodotta ornai anche questa in Cina.

Riavvicinare l’italiano alla cosiddetta “dieta mediterranea?” Utopia, fantasie da membri degli alcolisti anonimi, illusioni e allusioni esplicite da “porci con le ali”. Il mondo è cambiato, ma è cambiata soprattutto l’Italia di oggi, dove gli italiani, lentamente si stanno estinguendo. Ci vorranno certo dei secoli, ma la parabola discendente, il gorgo che porta ad essere inghiottiti nel vortice dell’estinzione ci fa avvicinare a quello che in termini astrofisici è chiamato, quando si parla di un buco nero, “Orizzonte degli eventi”, dove il tutto è inghiottito nel nulla.

Tutto accade, eppure nessuno sembra volersene rendere conto. Si continua a danzare sulla tomba del morto, cantando a squarciagola mentre il Titanic Italia va a fondo, mentre gli italiani vengono fagocitati, giorno per giorno da stranieri, perdendo cultura, identità e cucina tipica, perché ormai indeboliti alle fondamenta della stessa storia culinaria italiana, ed i quotidiani – dormienti – non se ne rendono conto che è ora d’attaccarsi al carro, penna e taccuini dietro i nuovi vincitori – anche in cucina – multietinca.

Marco Bazzato
28.09.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/