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venerdì 22 febbraio 2019

È morta la mia maestra delle elementari, Lidia Giantin Pietrogrande

Ho appreso giusto poche ore fa della morte della mia maestra delle elementari, Lidia Giantin Pietrogrande.

Per tutti noi, almeno per i miei compagni della scuola elementare Leonardo da Vinci di Vigonovo, sezione B, era semplicemente la “Signora maestra” o al massimo “Signora Pietrogrande” – così si usava negli anni ’70 della fine del millennio scorso.

È quasi passato mezzo secolo e i ricordi di quegli anni, come un geyser, emergono alla mente e con essi il primo giorno della seconda elementare, quando ci fu cambiata sia aula, sia insegnante.

Si entrava dall’ingresso della scuola, si prendeva la rampa di scale alla sinistra, si salivano due rampe e poi a sinistra ci si immergeva in un lungo corridoio  con tre aule,  la nostra, eravamo in ventiquattro, era la prima: soffitto alto, pareti grigie fino ad un metro  e mezzo e poi il resto bianco immacolato, tre ampie finestre che davano sul cortile, da cui si intravvedevano due vecchi platani.

 I nomi li ricordo ancora tutti, ognuno banco per banco. Eravamo disposti in quattro file composte da tre banchi, in ognuno ci si stava in due, scomodissimi, con ancora i buchi per i calamai. Al mio fianco R.E – citerò per motivi di privacy solo le iniziali. Dietro P.T e C.L. Io e la mia compagna di banco ci trovavamo nella fila centrale, quasi innanzi alla cattedra.

In quel primo giorno entra in classe questa donna, ai miei occhi bambino sembrava altissima, portava un lungo camicie nero . Si presentò dicendo: «Io sono la vostra nuova mastra, il mio nome è Lidia Pietrogrande e fece un ampio sorriso. Dovrete chiamami “Signora maestra”, poi prese il registro e fece l’appello.

 Il primo insegnamento che ci diede fu che dovevamo alzarci sempre dai nostri banchi, fare un passo di lato, quando entrava un adulto, mettere le mani dietro la schiena, salutare e attendere un cenno della mano, o un «Seduti.» prima di tornare nuovamente ai nostri posti e sederci. All’inizio e al termine della lezione, quando entrava e quando usciva, in coro: «Buon giorno, signora maestra.» e cosa più importante, noi maschietti dovevamo cedere il passo alle bambine,in segno di rispetto nei loro confronti. Così  si insegnava in quegli anni.

Le lezioni iniziavano con il segno della croce,una preghiera. La maestra ci faceva chiudere i libri cinque minuti prima del termine del suono della campanella, sempre con il segno della croce e una preghiera, poi, in fila indiana, con lei davanti, ci scortava verso l’uscita e ci guardava uscire dal dall’edificio e scendere i quattro gradini. Fatto ciò, con i testi scolastici al tenuti all’altezza del seno con una mano, con l’altra teneva la sua borsa, si incamminava verso casa. Abitava in una casa con un minuscolo giardino, un cancello bianco e all’interno, quando ci andai per la prima volta, ebbi la sensazione di entrare in salotto che in seguito avrei associato ai salotti inglesi della fine ottocento.

La “Signora maestra”, voglio nominarla così anche oggi, perché così ho continuato a nominarla in seguito, anche dopo più di trent’anni, era una donna d’altri tempi, un’insegnante di vecchio stampo, proveniente da un’epoca che oggi appartiene ai ricordi di quasi mezzo secolo fa.

Era una strana “madre”: austera, severa ma tremendamente innamorata del suo lavoro. A modo suo credo che abbia sentito sempre come figli suoi tutti gli allievi che ha avuto nel corso dei suoi anni di insegnamento. Sapeva insegnare, spiegare con semplicità e rigore, anche le materie che allora erano complesse per le nostri piccole teste in perenne agitazione e formazione.

 Tra i tanti ricordi che emergono in questo momento, due sono predominanti. Il primo riguarda una lezione sulle nuvole, su come riconoscere a prima vista le nubi temporalesche, il colore che queste avevano prima dell’arrivo di un temporale – da queste parti i temporali che giungono dal Garda sovente ancor oggi causano danni – e le differenti colorazioni legate al fatto che potessero portare grandine. Ci disse che si poteva capirlo sia conoscendo da che parte giungeva il vento, sia dal leggero grigiore della medesime, indice di una differente temperatura al suo interno.

L’altro invece è legato a due poesie: “La spigolatrice di Sapri” di Luigi Mercantini e “I Pastori – Settembre” di Gabriele D’Annunzio. In entrambi i casi dovevo impararle a memoria per il giorno seguente, ma casa non le studiai, troppo impegnato a guardare i cartoni animati giapponesi. Fui però fortunato in quanto, prima di giungere a me, aveva fatto il giro con gli altri compagni, così quando venne il mio turno, riuscii a recitarle fino alla fine.

 Era una donna moderna per la sua epoca, ma di una modernità possiamo dire quasi aristocratica, austera. Una delle poche concessioni che lasciava intravvedere sotto il nero grembiule, in pieno inverno, erano i classici maglioni di lana che andavano di moda in quegli anni. Sui lobi delle orecchie portava sempre un paio di orecchini, non vistosi, ma anch’essi esprimevano un lato della sua personalità. Solo una volta ricordo d’averla vista con i pantaloni lunghi, perché la sera precedente c’era stata una furibonda nevicata e si presentò in classe – tutti ne rimanemmo stupiti – indossando un paio di pantaloni scozzesi e scarponcini da montagna. Quella fu l’unica concessione che fece in quattro anni, altrimenti indossava sempre lunghe gonne di colori scuri o tinta pastello.

 Era debole di gola. In quei quattro anni non deve aver fatto più di una settimana di assenze. Spesso, infatti, arrivava a lezione con qualche linea di febbre. Ciò non la scoraggiava e nonostante avesse gi occhi lucidi, riusciva, credo anche grazie al suo carisma, a far danzare l’intera classe a suo comando, dome un navigato direttore d’orchestra.

Aveva le dita magre e affusolate, con la parte interna del pollice e il polpastrello dell’indice perennemente imbiancato, così come parte della manica e del gomito del braccio destro, dalla polvere di gesso che le rimaneva tra le dita. Aveva una bella calligrafia, non solamente quando doveva scrivere sulla lavagna per noi bambini, ma anche da “civile”, fuori dal ruolo di mastra, probabilmente perché sentiva di essere “maestra” in ogni momento.

A mio avviso non era una donna facile alla confidenza, però era una donna che sapeva far aprire le persone, sapeva ascoltare, imponendosi con una dolcezza ruvida, ma mai cattiva, una ruvidezza apparente, perché forse così è che per quattro anni la videro i miei occhi e presumo anche gli occhi degli altri miei compagni della sezione B di quegli anni.

Era una “Signora maestra “ che badava al sodo. Come sapeva premiare, sapeva anche punire. Perché in quegli anni il concetto di punizione della maestra era visto dalle famiglie come un’estensione delle punizioni genitoriali, soprattutto se non ci si comportava bene o se non si faceva il proprio dovere, come i genitori si attendevano da noi, senza proteggerci, a differenza di ciò che troppo spesso accade oggi, dove i figli sono innocenti a prescindere.

Un’ultima nota prima di terminare queste righe in sua memoria: a casa conservo ancora il piccolo Vangelo, con la copertina rossa, che regalò a tutta la classe, al termine della nostra Quinta B.
Grazie, signora maestra, ora sei con il tuo Giuseppe.
Marco Bazzato
22.02.2019

mercoledì 12 febbraio 2014

Padre e madre “assassinati” dalla burocrazia, ma le fiabe gay negli asili sì

Se l’Italia continua a invertirsi in questo modo, tra pochi anni sarà riscritto, dalle lobby gay, anche il “Padre Nostro” e L’Ave Maria”.

 La nuova versione, politicamnete corrotta, si chiamerà: “Gentitore 1 Nostro” e nell’Ave Maria, si dovrà recitare invece di “Santa Maria, Madre di Dio”, “Santa  Maria, genitore 2 di Dio”.

Già perchè per non offendere i diversamente etero, che agli occhi del loro orgoglio valgono più  di coloro che li hanno messi al mondo, svezzati e fatti crescere,, il termine “padre e madre” è stato sostituito da “genitore 1 e genitore 2, nunerandoli come il tatuaggio che i nazisti facevano ai deportati verso i campi di concentramento.

Perchè a detta di questi “illuminati pensatori”, accecati dala loro stessa luce della superbia,  non importa se dell’Unione Europea o se politici italiani,che come cani fedeli si fanno guidare da “guide cieche sorde”  che  scimmiottano, su questa tematica, il  nanismo,intellettuale dell’Antica Grecia, come se andadassero  a trarre ispirazione dentro stalle industriali dove le vacche emettono dal dall’ano, qantità impressionati di boasse, come si diceva tra i villici di campagna al tempo nella lingua dei Dogi Veneneziani, ossia merda e metano, dove dopo essersi annebbiati da questi effluvi malsani, si mettono a redigere leggi, che ricadono sui cittadini, infischiandosene di tutto e di tutti, manco fossero dei drogati in  crisi di astinenza.

Accade in fatti che in alcune scuole dell’ex Regno d’Italia, oggiRepubblica sotto il dominio dell’Unione Europea, e stato tolto il fermine  “papà” e “mamma”, sostiuendoli per l’appunto  con  “”genitore 1” e “genitore 2”, cancellando de facto la figura di riferimento princpale per i bambini: la  mamma. Questo può anche essere letto, alla faccia del falso politicamente corretto, come il desiderio misognino di togliere dalla burocrazia la figura femminile, partorendo così un genocidio amministrativo matrice sessista perchè anche il più stolto e putrido  dei filologi della lingua italiana, figlio del  voto politico del ’68, dovrebbe sapere che il termine genitore è maschile singolare.

Ma se la mellifua ingnoranza linguistica si fermasse a questo, vabbè, basterebbe fare come è stato fatto con la giraffa uccisa con un clpo in testa in Danimarca e poi data in pasto ai leoni, un bel colpo in testa, come sciveva Tom Clacncy nei suoi romanzi, nel Palazzo della Lubianka, dove le spie venivano tolte dalle spese sparandogli alla nuca, eliminando fisicamente e non solo amministrativamente le mamme appena dopo il parto.

 Invece no.

 Le mamme non vengono toccate – per ora – però come ulteriore punizione perchè  come sanno anche i cani quando vanno in calore, si accoppiano con le cagne, la vita non esiste senza il principio cinese di Yin e di Yang, il principio maschile e  femminile, lo stesso principio che dava vita  al Gacken, robot magnetico, tramite  di Plus e Minus, hanno voluto andare oltre: utilizzare i minori come cavie animali da laboratorio per i loro esperimenti sulla tolleranza, iniziando fin dall’asilo a parlare di sesssualità diversa, rispetto a all’amore che li nanno generati: cioè sesso ,  che non è altro che accoppiamento infecondo, tra persone dello stesso sesso, non importa se  diuomini umini con uomini  o donne, con l’aggiunta di annessi e connessi e/o quant’altro.

E chi ci guadagna in tutto questo? In primis le case editrici che spacceranno i loro libri direttamente dentro gliasili che hanno accettato questa proposta diversamente salubre..Già, perchè i libri non saranno certamente gratis e qualcuno dovrà, o le amministrazioni comunali che tramite gli asili useranno i miniori per gli esperimenti, o i papà e le mamme che si vedranno  obbligati ad acquistarli, senza essere interpellati, e guai dissentire,pena l’essere tacciati di quella parolacciafiglia dell’ideologia gay: omofobia,  patologia mentale, frutto della fantasia della lobby gay,  inesistente sul piano psichiatrico.

Una volta i grandi scrittori omosessuali, perchè la genitalità creativa non dipende dall’essere declinati verso l’omosessualità o dall’essere semplciemente etero, scrivevano testi rivolti alla grande platea di pubblico. Scriveno fiabe d’amore, romanzi, storie con protagonisti maschili e femminili, perchè sapevano che altrimenti non avrebbero avuto alcun tipo di  mercato, in quanto sarebbe nato subito un  privato, seppur legittimo, senso di ributtanza, che certo non favoriva le vendite e di riflesso anche la la creatività futura.

E infatti, cosa hanno fatto questi non creativi, questi volgari scopiazzatori dei classici universali: hanno omosessualizzato, al maschile o al femminine, non solo le fiabe per i bambini, ma anche serie televisivie rinomate come, tanto per fare un solo esempio,  Star Trek, scimmiottando il TOS- Trek  the Orignal Series, in una serie, inguardabile, disponibile su You Tube – cercatevela se volete.

Ma si può essere più turpi e scimmiotteschi di così?

Prendiamo ad esempio un classico: Cenerentola, trasformato – forse  a causa di un melficio –   in Cenerentolo, amante dei cetrioli, con il Principe che manda i  suoi emmissari in giro per i regni vicini a cercare il suo amato – brrr – tirandosi dietro un mocassino o uno scarpone militare di tipo anfibio?

I bambini, checchè ne dicano non sono idioti e inizieranno a farsi e a porre delle domande alle mastrine, le quali saranno costrette ad arrampicarsi sugli specchi per dare delle risposte politicamente (S)corrette, ossia false.

E poi, come avranno preso la notizia il padre e la madre che il loro unico figlio, pretendente al trono, vuole accoppiarsi carnalmente con un altro uomo, senza dare una discendenza dinastica e sicurezza al regno?  Avranno alzato le spalle, dai, ingravida una serva – ancora la donna utilizzata come oggetto da riproduzione e non come essere che dona vita e amore e poi diremo che è figlio di una tua precente relazione?

 Già peccato che al tempo delle fiabe  era obbligatoria la cerimonioa religiosa, innanzi ad un ministro di culto e tanto tempo fa, primeggiava lo Stato Pontificio e la relgione  cattolica, quindi forse il Padre saggio – omofobo – per il politicamente corrotto, avrebbe costratto il figlio a prendere in moglie una principessa, facendo un matrimoio  di faccata, per poi, una volta procreata la discendenza e garantita la successione al trono, tanto per non sbagliare, avrebbe gettato il figlio e l’amico nelle segrete, buttando via la chiave, ordinando alle guardie di scordarsi dei due prigionieri. Ipoteti non certo peregrina e quindi del tutto legittima.

 E se il passo successivo fosse quello di voler riscrivere non solo le fiabe, ma anche la storia ad esempio anche la storia del Grande Scisma di Enrico VIII, trasformandola in una lotta tra il “progressita” Enrico VIII e la tradizionalista Chiesa Cattolica? Ma si dovrebbe cancellare anche le leggi dell’epoca vittoriana, aancora illuminata regina, ncora in uso in Australia e in India, in base al quale sono state cassate le leggi sul matrimonio gay.

Un altro punto focale sono i papà e  mamma, i quali hanno e avranno tutto il diritto che i loro figli ascoltino all’asilo le fiabe tradizionali, fiabe che loro e i loro genitori hanno letto da bambini e non che la loro discendenza torni a casa con la testa riempita e appestata di scemenze e idiozie,  scopiazzate e rivisitate  per l’orgoglio di qualche lobby che vuole ingrassare uno o più editori amici?.

Ci si chiede: ma dove cazzo –  scusate cari lettori, ma in certi momenti i volgarismi, come un attacco di diarrea, diventano intrattenibili – sono i pedagoghi, gli psichiatri, gli psicologi gli specialisti dell’età evolutiva, in quantoo tacciono come vermi, restandosene rannicchiati sotto la melma che sta sommergendo le scuole materne italiane?  Guardando in rete sono poche le voci  “eretiche” al dogma  laicodell’ideoligia gay che alzano la testa, e che gridano al mondo che i bambini hanno bisgno di credere in mamma e papà. Che nanno bisgono di sapere che sono amati, anche se hanno una situazione in casa, figlia degenerata di un falso progressismo. O forse, peggio ancora, sapendo che potrebbero esserci dei rischi per lo sviluppo armonico di queste vittime della perfidia umana, se ne stanno in riva al fiume, pronti ad arpionarli quando mostreanno segni di disagio, sicuri di potersi ingrassare alle spalle o della famiglia o dell’assitenza pubblica, per riedcarli, come nei campi di concentramento,   che le loro sensazioni, i dolori di pancia, che la loro imperattività non è figlia delle porcate ideologiche  che gli sono state propinate, quasi martellate meforiche in testa,  fin dall’asilo, ma che sono portatori sani a rischio di omofobia e che quindi vanno curati a forza di psicofarmaci.

In ogni Paese civile, come disse Mr Spock in Star Trek III:  Le necessità dei molti superano i bisogni dei pochi”  e come ama ripetere come un mantra il Presidente della Repubblica italiano, che spesso richiama, forse perchè fan di Star Trek, “A fare gli interessi generali del Paese” e non quelli particolari. E in questo specifico caso, manco fosse l’unico, gli interessi generalidel Paese sono quelli dei bambini che hanno alle spalle famiglie, legalizzate da un certificato di matrimonio, non  importa se poi si sono separati o divorziati o se i figli sono adottati legalmente, o da orfani o di padre o di madre, o allevati da paranti bilogici. Famiglie comunque composte da  padre e da madre e non da un Genitore 1 e  Genitore 2, perchè viceversa si farebbe non il bene della collettività, ma si tenderebbe a porre l’accento ideologico su situazioni che sono un eccezzione, non la norma,  o  come affermano altri, la normalità.

Farebbe sorridere, se non fosse una cosa dannatamente seria se ci si pensa, che i Paesi con più alto tasso di intolleranza nei confronti dei gay, compreesi nell’acromio  LGBT, dove i casi di bullismo diretto o indiretto per via telematica, fino ad arrivare alle violenze fische e all’omicidio e/o al suicidio, siano le cosidette nazioni progressite del Nord Europa, dove esperimenti di questo tipo sui minori in età prescolastica sono iniziati molti anni prima che in Italia. Questo signifca che per quanto si voglia indottrinare all’idelolgia gay o di gender, usando mediaticamente i sistemi della propaganda nazista, “ripeti una bugia 100 volte e questa diventerà una verità” continuano ad essere applicate alla fine queste reiterate menzonge spacciate per verità scienfifiche sfociano in un rigetto fisiologico, non solo verbale, ma anche violento. Questo l’Italia lo sta già provando sulla sua pelle, infatti, basta leggersi molti commenti che appaino nella rete, gli italiani sono stufi e ne hanno le scatole piene a forza di sentire la propaganda ideologica della lobby gay.

Ormai l’unica arma che rimane al Potere, non è quella di far rientrare le acque dentro l’aveolo naturale del fiume, esondato a casua della propaganda, ma inizare a denuciare o peggio, prendere a mangallenate chi sta cercando di rinforzare gli argini con i sacchi di sabbia, prima che le acque e la corrente travolga tutto e tutti.

Marco Bazzato
12.02.2014

lunedì 27 febbraio 2012

Anche gli immobili ecclesiastici devo pagare l’Imu – Nello Stato città del Vaticano si “bestemmia?”

Ormai è chiaro, le gerarchie ecclesiastiche sono abbarbicate in cesso, alle prese con attacchi di dissenteria economica da Imu – Imposta Municipale Unica. Sembrano, a leggere tutti i giornali cattolici, in primis L’avvenire e Famiglia Cristiana, “venerato” da Adriano Celentano, in preda ad un’isteria da salasso collettivo, una sorta di delirum tremens, che li porta a farneticare nei loro giornali e settimanali, come se fossero in arrivo, per il Vaticano, le sette piaghe d’Egitto.

Si vedrà se dovranno pagare, ma si nutrono dei forti dubbi al riguardo, visto il pressing che puzza da ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano, da parte degli emissari del Vaticano, anche attuato tramite i giornali a esso collegati.

Si dice, cosa oltretutto sbagliata, che l’Imu dovrebbe essere pagata da tutti i luoghi non strettamente di culto, lasciando così fuori una parte considerevole degli incassi che arrivano – in nero – alle chiese. Non bisogna dimenticare che l’obolo versato settimanalmente dai fedeli durante l’offertorio è esente da qualsiasi imposizione fiscale, così come matrimoni, ufficiature per i morti, battesimi, l’“affitto” della chiesa e del celebrante, che spesso vanno sotto il nome di “offerte a tariffa imposta”, e che andrebbero sottoposti a tassazione, visto che se si facessero i conti parziali di quanto ogni chiesa incassa annualmente, il monte totale, sarebbe sostanzioso, senza dimenticare le offerte di Natale, le benedizioni pasquali, il contributo per il riscaldamento, la manutenzione e via discorrendo. Soldi che entrano indirettamente nelle tasche del “Cesare Vaticano, non in quelle di Dio, che aborrisce  il denaro.

La bagarre, scatenata dai fiancheggiatori radicali del cattolicesimo militante, capeggiati da Avvenire e Famiglia Cristiana, e Celentano ci aveva visto giusto quando aveva detto che non parlano più del Paradiso, ma cose ludiche che contemplano la pecunia, in barba a Gesù Cristo che aveva scacciato i Mercanti dal Tempio – GV, 2 -13-25,  che come l’Armata Rossa dell’ex Unione Sovietica hanno puntato i cannoni mediatici contro gli ignari e ignoranti cittadini più manipolabili e timorati da Dio: gli anziani e i semianalfabeti, o affetti da analfabetismo di ritorno, i membri dell’associazione cattolica, Comunione e Liberazione, Salesiani, e altri marchi diversi che si riconoscono in uno Stato Straniero: Il Vaticano S.p.A. (1), pronti ad “aggredire” sottilmente il governo e gli italiani con piagnistei e pianti di miseria eterna, anatemi sussurrati o palesati pubblicamente, pur di non pagare l’obolo dovuto al Cesare Secolare.

I Cannoni di Navarone vengono caricati dall’Avvenire (2), da Vatican Insider del La Stampa (3) , paventando la chiusura delle Scuole dei Salesiani.

Amen.

Dove le cosiddette scuole paritarie cattoliche sono considerate no profit, beh, se la Finanza ci facesse le pulci in profondità, vedendo se sono veramente no profit,  i cittadini avrebbero la conferma della veridicità delle affermazioni. Fino a prova contraria, vanno prese con il diritto del beneficio del dubbio.

0Dice don Alberto Zanini, segretario nazionale Salesiani:  «Il governo tecnico doveva tenere nella debita considerazione la natura non profit di una attività tecnicamente “commerciale» Beh, che questo prete in primo luogo si schiarisca le idee: o la scuola è un no profit, allora questo è un altro discorso, oppure è registrata come attività commerciale, e come tale deve pagarci, come ogni attività commerciale l’Imu, al pari del pizzicagnolo o del salumiere.

Questa sono le tipiche ambiguità ecclesiastiche: lo stare sempre con i piedi tra le due sponde di un fiume, quella Vaticana e quella dello Stato italiano, pregando la loro divinità che l’ingrasso sia sempre una cosa infinita e dovuta.

Anche se le scuole private – attività commerciali – parificate a quelle pubbliche, dovessero chiudere, si libererebbero risorse da destinare al settore pubblico, rinforzando i settori vacanti da quelle ecclesiastiche, depauperate dell’eventuale proselitismo religioso che potrebbe essere fatto al loro interno.

Il ridicolo è che tutte le gerarchie ecclesiastiche, dal pulpito delle loro prediche, quando si tratta degli altri, straparlano di bene comune, del dovere di fare sacrifici per il bene della collettività, ma poi appena quando lo Stato, come per le fasce deboli della popolazione – prive di santi in Paradiso – gli mette le mani dentro i loro malloppi, diventano più infingardi dei peggiori lobbisti e intrallazzatori, pronti a far cadere un governo, tramite i parlamentari amici, che si nascondono all’ombra della Croce, come è stato fatto per duemila anni, per continuare a mante tenere i loro privilegi e le esenzioni che reputano di diritto divino.

In una nota uscita il 27.02, (4) , riferita alle presunte scuole paritarie – private – no profit: Ai fini dell'applicazione dell'esenzione è necessario che l'attività non chiuda con un risultato superiore al pareggio economico. O che eventuali avanzi di gestione siano reinvestiti totalmente nell'attività didattica". Così si legge nel documento del 2009 (la circolare 26 gennaio numero 2, ministero delle Finanze, direzione federalismo fiscale), che dovrebbe essere la base per una futura norma più dettagliata.

Peccato che il falso in bilancio sia stato depenalizzato. Si spera che gli organismi fiscali competenti passino con la lente d’ingrandimento i bilanci di queste scuole, non a livello formale, ma in profondità.

È  da quasi duemila anni, e dal tempo dei Patti Lateranensi che il Vaticano banchetta come un avvoltoio sulle carcasse degli italiani, ingrassandosi, con i vari governi che si sono succeduti, che gli hanno fatto da zerbino, assecondandone le voglie e i ventri panciuti e satolli, ricolmi delle regalie non volute che escono dalle tasche dei cittadini.

Il concetto di “Libero Stato in Libera Chiesa” dovrebbe essere un concetto assoluto e non relativistico, dove la Chiesa e le società imprenditoriali e commerciali, anche formalmente non profit, dovrebbero camminare con le proprie gambe, senza drenare o richiedere per vie diverse da quelle della liberalità dei cittadini, di ricevere sovvenzioni o oboli versati dall’Italia a uno Stato straniero e/o alle sue consociate nel territorio della Repubblica italiana.

Marco Bazzato
27.02.2012

  
(4) http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1038337/imu-alla-chiesa-la-maggior-parte-delle-scuole-cattoliche-sara-esente.shtml

martedì 14 aprile 2009

Anno zero: nuove accuse contro Michele Santoro


Come sempre, a parte pochi casi, il giornalismo deve essere asservito al potere, pena, come sta accadendo in questi giorni, la gogna politica mediatica, da parte del presidente del consiglio e del presidente della camera, che non hanno digerito le presunte polemiche mosse, non alla protezione civile nel suo insieme, ma alla lentezza dei ritardi nei soccorsi all’ospedale de L’Aquila, praticamente dichiarato inagibile, non da dopo il sisma, ma come mostrato un servizio di Studio Aperto, andato in onda su Italia 1 alle 12.30, dichiarato inagibile pochi giorni prima del terremoto, e un rapporto di polizia, mandato in onda, ha fatto vedere il documento depositato presso la stazione di polizia dell’ospedale stesso. Tanto è vero che oggi i Tg di Stato hanno accuratamente evitato di mandare in onda i servizi sugli edifici pubblici, edificati, parafrasando il Vangelo, sulla sabbia.

Basterebbe infatti riguardarsi la puntata di
Anno Zero, ancora disponibile in rete, per capire che l’attacco politico, è frutto dello spostamento del problema, in quanto nel pezzo d’apertura, curato da Marco Travaglio, sono stati messi a nudo le collusioni tra mafia, camorra, grande industria cementifera e politica. Questo naturalmente non essendo possibile essere smentito, visto che sono gli atti pubblici della magistratura che parlano, ha portato allo spostamento dell’attenzione dell’opinione pubblica, dalle parole di Travaglio, alle presunte affermazioni offensive e denigratorie nei confronti dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile e del capo bipartisan, Bertolaso.

Va aggiunto però anche il silenzio colpevole di De Magistris, che non ha saputo o voluto replicare ad un esponente del Partito della Libertà, quando quest’ultimo, ha dichiarato che una delle proroghe sulla legge antisismica, voluta anche dal governo Prodi, porta la firma del ministro delle infrastrutture, che al tempo era Antotnio di Pietro.

La cosa ributtante è l’assurdo clima di concordia politica che in questi giorni regna sovrano nel Paese, senza polemiche, tutti uniti in un volgarissimo “vogliamoci bene nel nome – dicono i vari esponenti politici – dei terremotati, mentre, proprio per virtù della mancanza di polemiche e accuse reciproche, è chiaro che le mancanze, le lacune, le assenze delle istituzioni stesse nelle procedure di controllo, in primo luogo degli edifici pubblici, devono passare sotto silenzio, gettati sotto il tappeto come se si potesse nascondere dietro un dito di bontà politica falsa lo stato disastroso dell’edilizia italiana, dove molto chiaramente anche a molti politici, oggi, probabilmente tremano le poltrone sotto gli onorevoli glutei, se la magistratura dovesse veramente a spingersi, sempre che non venga stoppata prima, ad indagare sulle responsabilità penali e politiche di un sistema che potrebbe crollare, come è avvento a L’Aquila, sotto il peso dei delitti commessi.

È interessante notare, come oggi per ricevere quelle informazioni che, a parte qualche rarissimo caso, mancano, il cittadino sia costretto a cercarsi le notizie non nei giornali dei grandi gruppi editoriali, ma in rete, dove oggi c’è da segnalare il video su You Tube di
Marco Travaglio, che riprende, alla fine, il suo intervento d’apertura di Anno Zero, entrando ancor più nei dettagli degli eventi così tanto vituperati dai quotidiani ufficiali che fanno da megafono, annebbiando i lettori, delle dichiarazioni di Berlusconi e Fini.

Ancora una volta, a parte pochi casi isolati, uno fra tutti, Emma Bonino, la rappresaglia politica contro Michele Santoro, continua ad animare la politica italiana, segno evidente di come il Politic Burò nazionale, ha una scarsa stima delle facoltà di discernimento dei telespettatori, come se questi fossero un branco di pecore che devono essere, prima imboccate, e poi avviate al macello. È assurdo, che in molti emettano commenti su una trasmissione televisiva di cui si dubita l’abbiano seguita dall’inizio alla fine, salvo poi, rilasciare dichiarazioni sull’onda del passaparola.

Invece d’attaccare un giornalista, che cerca di fare informazione, i politici dovrebbero preoccuparsi non delle frasi di Santoro, ma della “Cosa Pubblica” con la competenza e l’attenzione che questa meriterebbe d’avere.

Per concludere, sempre riferendosi alla puntata di giovedì scorso di Anno Zero, è indicativo, stando a quanto detto in studio, che ci sarebbero circa 8000 scuole in Italia da controllare, per vedere se i nostri figli entrano in ambienti sicuri, sotto tutti gli aspetti, soprattutto in quello antisismico. Ma questa denuncia dovrebbe essere fatta da tutti i genitori , tenendo i propri figli a casa da ogni scuola di ogni ordine grado, fino a quando non si ha la certezza che tutti plessi scolastici del Paese sono sismicamente sicuri.
Marco Bazzato
13.04.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

sabato 14 febbraio 2009

Senza parole

Non è abitudine dello scrivente lavare i panni sporchi in piazza, specie di quanto accade a Sofia, in Bulgaria, Paese che amo per la cultura, le persone, il carattere dei cittadini che da anni dimostrano ogni giorno di più il loro amore verso l’Italia, gli italiani e la cultura del Bel Paese, affetto da parte mia mai ricambiato forse a sufficenza, o se riccambiato in modo probabbilmente incompleto.

Ma si sa, esiste sempre un’enorme differenza tra il cittadino comune e l’èlite, o peggio quelli/e che nanno la presunzione, in base al posto che occupano, di considerarsi l’èlite, spalleggiandosi a vicenda, sostenendosi a volte anche in modo eticamente indecoroso per i ruoli che occupano, avendo la presunzione d’essere Depositari del Verbo, sebbene i fatti, dimostrabili,indichino l’opposto. Queste persone, queste docenti, indipendentemente da quello che possono pensare, o voler far pensare all’opinone pubblica, rappresentanto per fortuna solo se stesse, grazie a Dio non sono rappresentative nè dei bulgari, nè tantomeno della Bulgaria, anche se si illudono d’esserlo.

Questa casta non è degli insengnati di scuola elementare, media e superiore, ma appartiene a quella restante, innominata. Sono un circolo ristretto, anzi ristrettissimo, un circolo quasi di stampo carbonaro dove il mazziniano mutuo sostegno regna sovrano, intoccabile, inarrivabile e si potrebbe quasi osar dire invincibile.

Eppure hanno paura.

Hanno paura della verità, hanno paura dei fatti, hanno paura proprio dei loro stessi atti pubblici, pubblicati sottoforma di traduzioni letterarie, per questo preferiscono l’attacco preventivo, celato dietro il fuscello di libertà di giudizio, sottoforma di libertà d’espressione, salvo poi dopo aver sganciato, una di queste, i propri strali-missili verbali contro qualche malcapitato/a di turno, fugge via, adducendo ad improrogabili impegni, come un F117 Stealth ammazza-civili, denominati eufemisticamente “danni collaterali” scomparendo nel crepuscolo, non avendo il coraggio di partecipare ad un pubblico contradditorio.

Questa casta è nemica stessa della cultura e della lingua italiana scritta, ma si crogiola in se stessa quando – in forma servile – riceve omaggi e piaggerie, autoincensandosi del proprio potere sui sudditi- studenti-servi della gleba.

Naturalmente queste teoriche hanno tutti gli strumenti nelle loro mani e nella testa per insengare, come docenti, teoria della traduzione, la quale però non si ferma con la nozionistica fine a se stessa, ai testi di grammatica imparati e ripetuti, come 33 giri rigati, a memoria, esprimendosi come scrisse in Pinocchio, Carlo Collodi, “Come un libro stampato”. Se la conoscenza si limitasse a questo, si starebbe freschi e in teoria, tututti, una volta apprese le regole insengate e di riflesso imparate sarebbero perfetti.

Sfortunatamente così non è.

Scriveva Aldo Savoldello, in arte Silvan, in un libro del 1976, “Silvan, Manuale di Silvan”, “Sapere un gioco e niente, saperlo fare è gia qualcosa, saperlo presentare è tutto”. Che parafrasando diventa: “Spere una lingua è niente, saperla insegnare è gia qualcosa, saperla tradurre, comprendendone e trasmettendone e fondo i significati è tiutto. Ma la realtà è ben diversa, drammaticamente diversa, miseramente diversa. È una realtà fatta di non conoscenza, di non aggiornamento, o per meglio dire di ignoranza, che deriva da ignorare, non sapere, una realtà che conosce e trasmette dell’Italia solo vecchi stereotipi, un’Italia ferma agli anni ottanta e novanta, di un’Italia che – a detta di questi – è viva solo nella letteratura antica, nei classici, imposti agli studenti come programmi didattici, fatti digerire a malavoglia, ma che non tiene conto dell’evoluzione della lingua, che non tiene conto dell’evoluzione della cultura, miseramente povera nel lessico contemporaneo, totalmente assente nell’idiomatica, un’Italia ferma ai luoghi comuni più arcaici, stereotipando l’italiano perchè non ci si aggiorna sulla contemporaneità, perchè è più facile ripetere per mesi, anni, decenni sempre i soliti testi, piuttosto che impegnarsi a ricercare, trovare, leggere, in lingua italiana, nuovi autori contemporanei,mparando ed insegnando agli studenti ad esprimersi in un linguaggio più attuale e ricco e diverso nelle sue differenti sfumature linguistiche locali.

Eppure questi/ sono i depositari del verbo, e guai a chi osa rompere il cerchio magico, guai a chi si permette, non essendo passato sotto le loro forche caudine, portare un’Italia diversa, più viva, contemporanea, un’Italia fatta di attualità, politica, eventi culturali e cinematografici, un’Italia che può e deve essere raccontata, conosciuta e fatta conoscere in modo più artisitco, meno teorico, meno dogmatico, quando tutti i dogmi, politici e religiosi sono stati spazzati via dall’attualità, quando delle idelogie non sono rimaste altro che vecchie macerie fumati di una storia che, seguendo l’onda del tempo e dei cambiamenti sociali e culturali, viene continuamente riscritta.

Purtroppo questo circolo ristretto è vittima, non è dato a sapere, se in forma cosciente opure no, di arcaismo culturale, antistorico che forse non può o non si vuole colmare, presumibilmente non per mancanza di mezzi, ma perchè l’aggiornamento costa fatica, sacrificio, sudore della fronte e consumo di cellule neuronali, di sinapsi, di lavoro, di nuovi carichi – che forse non si vogliono prendere – della corteccia celebrale, tutto ciò poi ricade sugli studenti, su coloro che pur studiando la lingua italiana, risultato totalmente privi di preparazione pratica, di conoscenza – perchè non trasmessa – e alla prima prova di lavoro come traduttori, fanno letteralmente cadere le braccia, quando i testi passano al vaglio di un redatore esperto di entrambe le lingue e culture. Tutto ciò a questo grupposcolo non va giù, risulta di difficile se non di impossibile deglutizione, creando così in quest’èlite degli attacchi di bile, degli attacchi rancorosi, espressi in forme e modi che non fanno a loro alcun onore.

Questa è una realtà volutamente mandata in cortocircuito, una realtà disarticolata dalla realtà stessa, dove l’Italia e la cultura italiana sta perdendo, per la complicità lassista di a questo grupposcolo, che come diceva anni fà una professoressa italiana, riferendosi agli alunni italiani, malscolarizzata, sebbene docenti e insegnati hanno superato a pieni voti gli esami finali, dopo aver prima terminato con successo, e licenziati anche, gli studi liceali, col rischio, neppure troppo velato, che nel giro di pochi anni non ci siano più studenti che dopo aver frequentato anche i numerose scuole superiori dove si insegna anche lingua italiana, non vogliano più continuare questo percorsi di studio post liceali, perchè alla fine anche tra studenti le chiacchere girano uscendo dall’alveolo degli stessi, andando a finire in altre orecchie interessate a conoscere in modo approfondito questi eventi.

Il problema è che forse il decano o la decana di questo circolo ristretto, ha perso e fatto perdere al suo sguarnito seguito il contatto col mondo reale, con le realtà studentesche ma non solo, con le persone che escono e tornano in patria, dopo esser stati in Italia, rientrando culturalmente e linguisticamente arricchite, studenti di altre realtà, spesso non collegate con l’Italia intesa come cultura, storia e arte, ma per professioni diverse e che toccano, anche per mesi, con mano il cambiamento, l’evoluzione, la diversa stratificazione sociale cosi poco attinente con gli stereotipi che abitualmente, in questo circolo ristretto manca, in quanto probabbilmente forse interessati a percepire i cambiamenti avvenuti.

A farne le spese in oltre che gli studenti è la lingua e la cultura italiana stessa, che grazie anche a questi “detentori di verità” sta perdendo appel in modo sostanziale, portando le persone a cercare forme alternative di conoscenza della lingua e della cultura italiana, allontanandosi anche dai consueti canali i istituzionali.

Lo scrivente, come italiano che ama il Paese che da tempo lo ospita, è profondamente rammaricato per la deriva autoritaria che questo circolo ha creato contro uuna diffusione veicolata attraverso diversi canali, che non siano i loro, della cultura e la lingua italiana, rinchiudendosi a riccio in un fortino, evitando il confronto, spaventati forse dalle critiche che potrebbero sorgere una volta fatte adeguatamente le pulci ad cun certo lavoro di traduzione di un libro di una scrittrice di un’isola italiana, massacrato dalla traduttrice, che ha ricevuto una remunerazione, che il bulgaro medio guadagna in più di un anno, non proveniente dalla Bulgaria, con molti dubbi palesi, sulla qualità e professionalità del testo tradotto, debitamente esplicitati dalla commissione stessa, sempre che questi non vengano cambiati in corsa dopo la lettura di questo testo da qualcuno/a, anche se lo scrivente ribadisce d’averne una copia nelle sue mani, consegnatagli pochi giorni dopo la pubblicazione del nome del vincitore/vincitrice.

Si è preferito non fare nomi e cognomi, tanto ai lettori italiani, come alla maggioranza dei bulgari, questi non direbbero nulla, non sarebbero altro che entità evanescenti, prive di importanza alcuna, che verrebbero rimossi dalla memoria collettiva ed individuale pochi minuti dopo esser stati letti, ma ai diretti/e interessati e a coloro che gravitano attorno alla lingua e alla cultura italiana in Bulgaria, sono notissimi, spesso senza averne reali motivi specie come insengnati pratici dell’arte della traduzione, sia per le loro traduzioni svolte, ma il dovere di cronaca ed il diritto della libertà di parola ed espressione scritta – come mi è stato espressamente detto da uno/a di loro durante una conversazone telefonica, vale in Italia come in Bulgaria, sancito da entrambe le Costituzioni, a patto che non si diffami il lavoro la persona e l’onorabilità professionale e umana altrui.

È altresì chiaro ai diretti interessati, nel caso avessero qualcosa da replicare hanno a disposzione il numero cellulare dello scrivente, i gli indirizzi mail e naturalmente lo spazio pubblico anche nel blog. Chiaramente il silenzio non farebbe altro che avvalorare quanto scritto, come per assurdo, confidando che sia solo una fantasticheria errata dello scrivente, qualsiasi forma di ritorsione, professionale o come già udito, attraverso interposte persone, che hanno riportato voci di corridoio, già forse in essere, additando lo scrivente come un soggetto pericoloso per la persona che mi ha riportato la notizia.

Come scritto all’inizio, questa non vuole essere una polemica personale, ma alcune persone, una in particolare ha fatto si che un mio gesto di cortesia si trasformasse da parte di questa in un attacco premeditato, mascherato da libertà d’espressione – per dei sinonimi che a quella li non piacevano, ma che dopo un riscontro fatto con calma, quelli indicati da codesta saputella come le opzioni più valide si sono dimostrate inesatte e decontestualizzate – nei confronti di un’altra persona; un attacco senza precedenti, dimostratando alla platea basita, quanto fosse forte il racore e la rabbia contro questa sua collega, nel campo delle traduzioni artistiche, che non ha mai studiato sotto le sgrinfie di questa “gentile” ma che ha saputo dimostare tutto il suo disprezzo – una copia del suo intervento sgrammaticato in lingua bulgara è in mio possesso – inviatomi dalla medesima, privo naturalmente delle aggiunte verbali che ha implementato durante l’intervento. Intervento spalleggiato da un’adepta nel circolo elitario che forse aveva dei debiti di gratitudine da saldare pubblicamente, in quanto dallo scrivente era stata messa al corrente, circa un anno prima, delle modalità di vittoria di un concorso per la traduzione di un libro italiano. Va detto che quest’adepta in passato aveva “corretto” ossia redatto la sua mentore per un altro libro, tradotto dall’italiano, che a detta di molti filologi di lingua bulgara, ma anche da lettori comuni, sebbene sia firmato – come traduzione da una persona sola – ha in se stili e modalità differenti di traduzione, come se il lavoro fosse stato fatto a più mani, cosa che probabbilmente la redattrice era al corrente, per questo al momento opportuno si è lasciata andaare a lodi sperticate nei confronti della traduttrice stessa e di riflesso verso se stessa.

Per la cronaca, va detto che questa “esperta traduttrice” e profonda conoscitrice della lingua italiana, maestrina di Teoria della Traduzione” davanti al semplice idioma come “prendere all’amo”, non sapeva cosa volesse significare. Cosa resta per tutto il resto?

I lettori potrebbero pensare che dietro questo lungo articolo ci sia, da parte dello scrivente acredine, rabbia, invidia o voglia d’offendere o far de male. Nulla di tutto ciò, perchè abbassarsi al livello di chi offende gratuitamente ed immotivatamente, nascondendosi dietro il pretesto, puerile ed infantile, della – come si dice in Bulgaria – “Libertà del Verbo” porrebbe lo scrivente ad un livello pari, se non inferiore di quello di questa gentil persona, dall’animo socialisticamente nobile, ora votata anche alle traduzioni del Papa Tedesco, facendo sorgere il dubio atroce e lacerante su come si possano tradurre delle epistole teologiche o d’alto contenuto metafisico senza avere un’adeguata preparazione religiosa e teologica alle spalle, in quanto educata, durrante il socialismo reale, a considerare parafrasando Stalin “La religione come oppio dei Popoli”, trasmutatasi come un novello Saul, converitasi improvvisamente al cattolicesimo più acceso, il giorno dopo la caduta del Muro di Berlino. Almeno il Conte Volpi di misurata, aveva fatto per un pò l’esule in Svizzera, prima di rientrare in patria per trasformarsi, con una nuova verginità politica, in un acceso sostenitore della Repubblica e della democrazia.

Naturalmente per questa persona va provato solo profonda compresione cristiano affetto per le sue esuberanti paure espresse in malomodo verbalmente aggressivo, confidando che possa trovare una tranquillità emotiva personale, affettiva e professionale, anche se a differenza – per fortuna – di molte sue amiche di circolo, non è una zitella cronica, che chiaramente non è una colpa, ma una realtà sopratuttto in Bulgaria, sfavorevole per la donna stessa, in quanto se superati i trent’anni non è stabilmente accasata è guardata con occhio sbilenco dai maschi in quanto forse considerata portatrice di anafettività personale sociale e professionale cronicizzata.

Quello che questo grupposcolo non ha ancora capito, o finge di non aver capito, che la traduzione artistica di prosa d’arte, si chiama traduzione artistica perchè deve essere fatta con arte, maestria, fantasia, con conoscenza ampia sia dell’ideomatica del testo originale, sia di quella della propria lingua materna, cosa che indipendentemente dalla “teoria della traduzione” l’essere artisti, nel senso più ampio del termine è una qualità innata della persona, una dote, un dono, un talento che non può essere insengato con lezioni teoriche, ma che può essere sviluppato, indirizzato, sgrezzato, reso brillante come un gioello solo se è gia presente nelle persone, altrimenti e come voler insengare ad una capra l’alfabeto fenicio, o peggio insegnare l’alfabeto fenicio senza nemeno mai averlo visto, studiato e digerito.

Il problema di fondo sta tutto qui. O si è capaci, oppure no. Questo club ristretto, per terminare, non vuole che nessuno metta il naso, o peggio, che possa, non appartenendo alla loro èlite, giudicare il loro lavoro, capendolo fino in fondo, infatti per invida malcelata detestano tutti coloro che non si muovono seguendo i loro canali e le loro indicazioni. E questo li fa infuriare, oltre ogni ragionavole dubbio.

Chiramente si vuole ribadire, a scanso di pregiudizi nei confronti dei bulgari, che la meschinità, l’invidia, la cattiveria, il diffondere malelingue, attaccare quello che si considera un nemico, quando in partenza si sa essere deboli, è una prerogativa universale, insita nell’uomo, indipendentemente dalla nazionalità, dal colore della pelle e dalla religione d’appartenenza, che appartiene – indistintamente – alla parte più bassa, abietta, primitiva e istintuale dell’uomo, che non fa onore nè a se stesso, neppure in troppi casi alla sua “presunta” intelligenza e sensibilità personale e sociale.

La cosa più avvilente sotto l’aspetto umano è quella di scoprire persone, che prima erano quasi mitizzate per loro bravura, per la loro competenza e capacità, in virtù proprio dei ruoli ricoperti, ma una volta scavato oltre la patina dell’apparenza, dell’immagine, dell’apparire, ci si ritrova innanzi ad un abisso che non fa onore al ruolo stesso che ricoprono, ci si ritrova innanzi a delle capacità divinizzate che non corrispondono alla realtà dei fatti, facendo crollare miseramente il castello, costruito sulla sabbia, che la mente umana, complice l’eccesso di superlativi assoluti, sovente espressi l’uno verso l’altro, non trovano corrispondenza, o peggio lasciano scoraggiati e confusi, disillusi per quanto si è toccato con mano, portando a pensare che dove c’è eccesso di fumo, sotto sotto esista un rischio palese od occulto di trovarsi innanzi ad un arrosto striminzito e carbonizzato, secco come un albero lasciato privo d’acqua artistico-letteraria e che farebbe di tutto affinchè nuove realtà, più competetenti e libere, intellettualmente e culturalmente, abbiano un palcoscenico, perchè nessuno, a loro avviso, deve permettersi di offuscare la loro splendente luce riflesssa l’un altra e che fa vivere il gruppo, che accecandosi a forza di compliementi, non vuole e odia il confronto con le stesse realtà professionali, che non siano del loro enturange, e che finchè avranno fiato, faranno di tutto per annichilirle. E molti/e, come si dice in questo caso, sono stati – come si dice in bulgaro – fuori dalla nave, senza tanti complimenti.

Di tutto questo bisogna ringraziare quest’èlite per la loro dignità etica, umana e professionale. Come dice un vecchio proverbio “Tutto il mondo è Paese” infatti i Servelloni Mazzanti Vien dal Mare, i Kobran, gli Guidobaldo Maria Riccardelli, i Mega direttori galattici, i Semenzara sono realtà appartenenti al Villaggesco mondo culturale italiano, ma che hanno un valore transnazionale, universale, applicabile in ogni Paese, senza distinzione alcuna, e che alla fine lasciano delusi, ammareggiati, sconfortati, perchè i siffatti personaggi sopra elencati, crocifiggerebbero tutti in sala mensa, solo per aver provato ad osare di dire o pensare qualcosa di diverso dall’unico coro dominante che dovrebbe illuminare di civilità, ma che sono esattamente come la matricola 1001/bis, di una mediocrità mostruosa.

Marco Bazzato
14.02.2008
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domenica 26 ottobre 2008

Riforma Gelmini: avanti tutta


Nessuna riforma piace, tanto meno quelle inerenti all’istruzione. Troppi soldi, spesi male, troppi docenti di ogni ordine e grado, spesso sottoutilizzati, personale non docente in eccesso. Eppure nessuno vuole cedere un passo, timorosi, a torto o a ragione di perdere non solo il posto, ma anche quel poco di prestigio che la figura dell’insegnante, nonostante gli stipendi miseri, ha.
Si sta assistendo al solito caos studentesco. Classi di ogni ordine e grado, in rivolta. Lezioni per strada, in piazza, come ambulanti, studenti universitari che occupano le facoltà, ma soprattutto tanta disinformazione, ma soprattutto un’idea alquanto vaga dei problemi reali.

C’è qualcuno che soffia sul fuoco della protesta, trasformando un semplice problema di esuberi, come ne accadono ogni giorno in aziende in crisi, vedi Alitalia, in un problema sociale, ma soprattutto di disordine pubblico, dove le forze dell’ordine sono tenute freno, non potendo, per ordini politici, ristabilire l’ordine scolastico.

Qualsiasi azienda malata, con i bilanci profondamente in rosso, deve per sopravvivere ai propri errori gestionali, anche del passato, tagliare i rami secchi, le spese inutili, ridimensionare, per poter offrire gli stessi servizi, le stesse prestazioni, riducendo gli esuberi, senza andare troppo per il sottile, cosa che abitualmente qualsiasi impresa privata fa quotidianamente, senza questo carnevale boccaccesco di sbarbatelli che gridano ai quattro venti come degli invasati, molto probabilmente senza sapere per cosa sono stati mandati a protestare.

Mentre col comparto statale, enorme serbatoio di voti, questo da decenni è impossibile, è una chimera, che ha portato, per colpa della mala gestione della cosa pubblica, allo sfacelo attuale, ma visto che abitualmente – in politica – non si paga per le colpe attuali, figuriamoci se è possibile che qualcuno paghi, a parte insegnanti e personale non docente, per le colpe – pregresse.

La Gelmini, piaccia o no, indipendentemente dal colore politico, sta provando a tagliare dei rami morti nel comparto dell’istruzione di ogni ordine e grado. Questa decisione coraggiosa, presa badando anche ai bilanci, è logico, per chi è stipendiato nell’istruzione dallo Stato, non piaccia e tutti hanno paura, alla fine, di rimanere col classico cerino in mano e la cattedra, meta prima agognata, in quanto sinonimo di sicurezza eterna, tolta da sotto il naso, costringendo molti a trovar nuove occupazioni, come già accade anche alle tutte blu o a molti laureati che non riescono a trovare impiego.

I sindacati, le associazioni studentesche, hanno poco da occupare, sabotando le lezioni, impedendo a quanti – a ragione – si disinteressano dei problemi personali degli insegnati, vogliono continuare a studiare, ma che però in questo frangente il diritto allo studio viene impedito dagli occupanti facinorosi, senza alcuna conseguenza penale od amministrativa, interrompendo, con la scusa dell’autogestione, un servizio pubblico, che per legge deve essere garantito dai docenti stessi, ma che nessuno, pena la paura dell’impopolarità sociale, si azzarda a sanzionare ed arrestare con qualsiasi mezzo legale, anche con l’ausilio delle forze dell’ordine, che prima secondo il premier avrebbero dovuto entrare nella aule, per consentire il normale svolgimento delle lezioni, facendo però poi vergognosamente marcia indietro, lasciando campo libero ai rivoluzionari ex e post sessantottini.

Nessuno, sindacati per primi, seguiti dai docenti, e spalleggiati dagli studenti che vedono in questa ricreazione mascherata la possibilità di bigiare pubblicamente le lezioni, si rendono conto che la borsa è vuota, che il capo famiglia, lo Stato in questo caso, è stato per decenni un amministratore poco accorto, ora è costretto a fare economie, che non piacciono a nessuno.

Per fare forse un esempio in teoria banale,ma che rende l’idea della situazione. Poniamo il caso di vivere in una famiglia che per anni si è indebitata, per fare la classica bella vita, vivendo sopra alle proprie possibilità economiche, una bella famiglia allargata. Ma un bel giorno le banche, stanche di far credito, chiudono i cordini della borsa, costringendo il capofamiglia a prendere decisioni drastiche: basta auto di lusso, abiti firmati, viaggi in paradisi esotici, ferie e vacanze da sogno e quant’altro. Tutto finito. Naturalmente, questa non è la situazione degli insegnanti, in quanto, esclusi i professori universitari, gli stipendi sono, per dei docenti in sovrappiù o mal utilizzati, da fame, in Europa occidentale, il che è ben diverso, visto che un insegnante di liceo, in Bulgaria, a fatica arriva a 400 euro al mese, e dove sognarne 600 sembrerebbe come aver sbancato la lotteria di capodanno.

Va ricordato ai contestatori italiani, non importa che siano docenti o studenti, che l’Italia, è al 28 posto, su 30, quindi in zona retrocessione, per quanto concerne l’istruzione, tra i Paesi più industrializzati (OCSE) e nessuno vuole, visti i risultati, pagare pegno, venendo come avviene a Monopoli, eliminato dal gioco perché indebitato sino ai capelli.

Vediamo. I docenti non sono mai colpevoli della svogliatezza degli studenti, e quest’ultimi non sono colpevoli se gli insegnanti sono incapaci o inadatti all’insegnamento e se rimangono zucche vuote. Senza contare, che gli insegnanti, di ogni ordine e grado, danno colpa alla scuola, in generale,se questa non funziona, mentre la scuola se la prende con le varie istituzioni, indiscriminatamente per scaricare i propri panni sporchi, creando il classico minestrone – andato a male – del tutti colpevoli, nessun colpevole, ideale per non cambiare mai nulla, salvo protestare se l’insegnamento, in un modo od in un altro, prova ad evolversi, anche tornando – con meno insegnanti – all’antico.

Per la serie: ogni cosa è buona solo se si aumento i posti - anche senza far nulla – di lavoro, ma se invece si parla di razionalizzazione o mandare a casa inefficienti e lavativi, le cosiddette mele marce, che in ogni luogo di lavoro che si rispetti esistono, ecco che scatta la rivolta, l’attacco, l’andare in piazza, coinvolgendo nel caos generale i fruitori dei servizi, cioè gli studenti.

Chi deve pagare in tutto questo.? piaccia o no, vanno eliminate le cattedre inutili, il personale non docente in esubero, tornando, alle elementari, al maestro unico, che così tanto non piace, forse perché la generazione vecchia, quella figlia del sessantotto si sente anche impreparata sotto l’aspetto didattico ad insegnare le nuove materie, come ad esempio inglese e informatica, che abitualmente, per quanto riguarda i bambini delle elementari, sanno usare il pc e navigare in rete, molto meglio dei genitori, figuriamoci eventualmente di un maestro over 50.

La scuola non vuole aggiornarsi, perché gli insegnanti per primi, dopo aver studiato anni e preso il cosiddetto posto fisso, preferiscono campare sugli sforzi passati, piuttosto che aprirsi alle nuove realtà, in quanto, al pari del sacrificio che quotidianamente compiono gli studenti, costa fatica ed impegno, ma questo, nonostante un esigua ma importantissima minoranza che fa quotidianamente c on fatica il proprio dovere, ai più è – per diritto divino acquisito – sconosciuto, dimenticato e rimosso dalla coscienza individuale e collettiva.

Marco Bazzato
26.10.2008
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domenica 19 ottobre 2008

Riforma Gelmini, scioperi eteroguidati



Si sta assistendo, negli ultimi giorni, al solito balletto di fancazzismo da parte di docenti e studenti, felicemente gaudenti, con la complicità anche di genitori snaturati, alle proteste, tipiche d’ogni inizio d’anno scolastico,queste settimane contro la riforma Gelmini.

Il bello è che i primi a tremare, per i loro – inutili – posti di lavoro, sono i maestri elementari, così spaventati dall’idea di non poter più in futuro far comunella o in classe o nei corridoi, che non esitano a coinvolgere i bambini ignari della storia, spesso mezzi analfabeti, poco istruiti e quindi manipolabilissimi, per far pressione contro il Ministro della Pubblica Istruzione, rea di volerne spedire a casa un bel po’, ripulendo – dalle scorie – gli organici in eccesso.

Ma dietro a questo baialame, che odora da letame da mercato delle vacche, fa riflettere il fatto, che anche troppi genitori, educati alle scuole elementari al maestro unico, ora come citrulli si siano fatti abbindolare, passando dalla parte del nemico, il pubblico dipendente statale che non vuol mollare la sedia.

La scuola italiana, classifica Osce alla mano, funziona come un’auto lasciata a marcire – da decenni – sotto le intemperie, da un autodemolitore, eppure tutti vorrebbero che camminasse comunque, un po’ come vivere nell’illusione mistica che un morto possa essere resuscitato.

È da codardi mandare in piazza dei minori a protestare. Solo i vigliacchi si nascondono dietro a dei bambini, strumentalizzandoli, usandoli come pretesto – falso – per salvare i loro miserevoli posti di lavoro, come se ai bambini d’oggi importasse di questo o quell’insegnate. Infatti i “nostri”pargoli, vivono in condizioni di costante alterazione mentale, circondati da genitori assenti, faide familiari, divorzi, guerre per l’affidamento – economico – dei piccoli “innocenti”, ma che hanno negli occhi la freddezza di Jack Torrance di Shinning e figuriamoci – con l’orgia di insegnanti che vedono ogni giorno – cosa a loro interesse, se invece di tre citrulli, ne vedono solo uno. Nulla. Alzano le spalle, continuando imperterriti a lanciarsi quaderni, penne, matite, tirarsi i capelli, picchiarsi, sputarsi addosso – manco fossero cammelli – e dispettucci vari ed avariati.

Alla sinistra è felice della strumentalizzazione dei bambini, si frega le mani per l’alto senso di “maturità” dei prepuberali, che chiaramente, pur di non fare lezioni in classe, andrebbero a dimostrare sotto una delle finestre del Papa, a favore della pillola abortiva, delle unioni gay, o per l’introduzione di un corso di educazione omosessuale – senza sapere che “robe” sono qegli affari strani la – a scuola, in nome della purista libertà d’insegnamento dogmaticamente predicata dalla sinistra extra parlamentare.

L’Italia è un Paese che vive nella memoria – comunista – storica falsata, che vive nell’idea fallace che rimettere il grembiule ai bambini, sia segno di rigurgito fascista, di un ritorno agli anni del ventennio della Buon Anima, ma come sempre questi orbi a destra – omettono di dire che anche nei Paesi dell’ex blocco sovietico, fino all’arrivo della “democrazia”, i Paesi del Socialismo reale, imponevano agli alunni l’uso del grembiule, nel nome dell’uguaglianza socialista. Mentre oggi, questi comunisti a sinistra col portafoglio rigonfio a destra, vogliono, con la menzogna zingaresca della multiculturalità che i poveri si sentano dei castrati familiari e i ricchi possano sfoggiare abiti firmati, nel nome del Capitalismo socialista di stampo cinese, così amato da Berlusconi, Veltroni e Bertinotti per motivi diversi.

Eppure si farebbe presto a risolvere un po’ di problemi economici nella scuola. Basterebbe abrogare sin da subito l’ora – inutile – di religione, rispedendo nel loro Stato straniero d’adozione – il vaticano – preti, pretini, e laureati – inutili – in teologia (scienza ecotplasimca del fumo) che occupano, su segnalazione vescovile, posti di lavoro pubblici, senza portare un grammo di contributo sapienzale in una scuola morta.

La scuola è in rivolta, per l’ennesima volta, non per migliorarsi, ma per proteggere i propri privilegi, senza dare nulla in cambio agli studenti stessi per accrescere il sapere e le conoscenze. È una scuola che puzza peggio di una tomba di famiglia scoperchiata, dove i resti dei cadaveri sono stati ritrovati in posizione sodomitiche e sadomasochiste, lanciando nell’aria gli effluvi malsani dei corpi decomposti da secoli, che vorrebbero imporre al mondo la prosecuzione dei loro odori pestilenziali di decomposizione e morte.

Un qualsiasi maestro intelligente, fregandosene dello spirito di corpo, farebbe scongiuri, sacrificando a qualche divintià pagana galli, gatti neri, gufi e rane pur di far si che “l’adorato “collega, col quale si reca, durante le ore di lezioni, a prendere il caffè, lasciando che i bambini si picchino in classe, che i più forti e pluripipetenti brutalizzino i più deboli, venga licenziato, felice anche di cedere l’anima al Signore delle Tenebre, se dopo la decapitazione – metaforica – di metà del corpo insegnanti , inutili, gli stipendi si alzino almeno del trenta percento, permettendo allo Stato di risparmiare, riservandolo alle vere necessità della scuola il restante settanta.

Ma la competizione tra insegnanti, non essendo stata insegnata a loro, non può essere applicata, in quanto il concetto tutto italiano di produttività, ricalca ancora il modello sessantottino, che ha distrutto la scuola, occupando posti e cattedre, senza conoscere il significato della parola merito, assunti – mangiando pane a tradimento – con la scusa che altrimenti le piazze della penisola sarebbero state incendiate dai manifestanti, e questo rigurgito rosso, usando ancora una volta i minorenni, continua tutt’ora, segno evidente che i “cattivi maestri” sono ancora ai loro posti di potere, pronti a mandare le truppe allo sbaraglio pur di salvare i loro stipendi.

Marco Bazzato
19.10.2008
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domenica 7 settembre 2008

Riforma Gelmini :finalmente i maestri tremano


Dopo anni di presenza comunista, nelle scuole di ogni ordine e grado, perché stupidamente eletti dal popolo, si torna all’antico, alla tradizione, a quel calore familiare, che anche la scuola può ricreare, eliminando la brodaglia senza sale,priva professionalità e senza spina dorsale, voluta anni fa da un ministro comunista, e ulteriormente massacrata da Letizia Moratti, dove anche questa, per necessità d’aumentare i posti di lavoro dei maestri, aveva trasformato le aule, con i poveri bambini basiti, in un mercato di bestiame d’animali, che avrebbero, per pietà, dovuti essere condotti, non in classe ad insegnare,ma al macello.

Oggi rigettati nell’infermo extraparlamente i comunisti, e rimessa in cantina la Moratti, parcheggiata, come sindaco a Milano, si torna all’antico. Si torna, nonostante gli anni siano cambiati, gli scolari spesso più svegli dei maestri, all’insegnate unico.

Il maestro o la maestra, figure paterne e materne, che dopo l’onda progressista, avevano riempito le teste degli alunni di didattica escrementizia, dove sovente le galline o i galli adulti, invece d’insegnare, si beccano tra di loro in classe, infischiandosene dei bambini, si cambia registro. Si cambia mandando via un bel po’ di parassiti inutili, di mangiapane a tradimento, di insegnanti assunti solo per dimostrare la diminuzione del numero dei disoccupati e per far contenti i sindacati di categoria, felici d’avere un parco buoi con stipendi da fame , da aizzare ad inizio d’ogni anno scolastico contro le famiglie e la società civile, chiedo sempre nuove assunzioni.

Ora a molti, sta montando la strizza, la paura di dover passar le mattinate a dar cibo ai piccioni, o andare a far pranzo alla mensa dei poveri. I docenti, che non si sa se decenti, sobillati dai sindacati, che agitano le acque per paura di perdere associati, e quindi denaro, sono pronti alla battaglia di trincea, “ai materassi”, non per salvare una scuola decotta, ma per tenersi incollato al deretano le sedie, che improvvisamente, come il gioco del cerino, diminuiscono drasticamente di numero.

Naturalmente la propaganda ideologico-sindacale, lancia editti di tenore diverso. Lancia i soliti proclami – mediocri – affabulando con parole come: professionalità dei docenti, dedizione al lavoro e ruolo educativo di più insegnati n aula, all’impossibilità che un solo maestro possa seguire le molteplici attività didattiche, in cui i bambini italiani – tra i più somari d’Europa – sono costretti, peggio di carcerati per reati non commessi, a scontare pene didattiche inenarrabili, dovute ad assunzioni incontrollate, sovente di docenti impreparati ed incompetenti.
Secondo i maestri, la figura dell’insegnate unico, non rende un buon servizio agli alunni, perché questo non è in grado di fornire tutta la didattica e le materie che la moderna scuola impone.

Allora, secondo queste fosse biologiche di scienza, queste latrine del libero pensiero sotto vuoto spinto, un bambino di otto, nove o dieci anni, deve essere in grado, pena voti da bocciatura, d’assorbire quello che tre o quattro insegnanti spiegano, mentre un idiota di insegnante non può insegnare tre o quattro materie? Ma questi si sono diplomati o laureati Alla “Nuova Università di Acchiappa Citrulli?”.

Eppure, se non fossero stati zucconi ai tempi universitari, dovrebbero avere tutti gli strumenti e la didattica per svolgere al meglio il proprio lavoro. Chiaramente, in un modo o in un altro stanno cercando di pararsi il deretano per nascondere incapacità ed impreparazione, nascondendosi dietro la pianta di Cannbabis, delle competenze specifiche per ogni materia.

Ma che diavolo! Si parla di materie elementari da insegnare a bambini delle scuole elementari. Nozioni che un maestro laureato, se ha studiato e sa applicare la didattica e la pedagogia dell’età scolastica, dovrebbe essere in grado d’impartire. Non si sta parlando di scuola media inferiore, superiore od università, ma di insegnamento elementare.

Molto probabilmente insegnati e sindacalisti, conoscono bene i gradi d’impreparazione, lacune, i buchi e coscienti di tutto ciò tentano la manipolazione dell’opinione pubblica, cianciando di professionalità e qualità, che senza la molteplice presenza in classe andrebbe – secondo loro – a scadere.
Se questi però avessero ragione, perché i professori delle medie bestemmiano, imprecano, maledicono i ventri delle madri degli insegnanti elementari, quando i loro protetti arrivano impreparati come zucche vuote? Ah si, colpa delle famiglie che non seguono a dovere la progenie. Come dei novelli Giuda Iscariota, fanno pagare le colpe della loro professionalità latitante ai genitori dei bambini, affidatigli.

Ma una delle cose più risibili che questi sanno cianciare, come scusa pretestuosa, quando si discute del ritorno del maestro unico, è che i tempi sono cambiati, che i bambini d’oggi, non sono come quelli di trent’anni fa, che il modo di fare didattica – ed i risultati, grazie a loro, si vedono – è cambiato, che oggi si è in una società multiculturale, che i problemi sono diversi e non possono ricadere nelle spalle – dicono – di un maestro solo.

Vero, trenta, quaranta, cinquant’anni fa, la maggioranza dei genitori avevano al massimo la licenza elementare, e vedevano nel maestro la figura che avrebbe potuto dare ai loro figli quell’istruzione che non avevano potuto avere. E se il maestro puniva, anche a bacchettate, a casa arrivava il resto. Mentre i genitori d’oggi, così istruiti, colti, spesso appartenenti alla borghesia, artigiani, liberi professionisti, laureati o quant’altro, se i pargoli vengono puniti per qualche malefatta, questi invece di raddrizzare – come ai tempi della Buonanima – la schiena dei piccoli reazionari a forza di cinghiate a sangue, divenendo un tutt’uno col maestro, oggi preferiscono picchiare il reo, colpevole – a loro dire, perché memori delle giuste nerbate ricevute – d’aver punito il figlio, sovente, unico pargolo con punizioni indegne di un paese civile, con punizioni più simili alle torture psicologiche, usate a Guatavamo, contro i nemici combattenti degli Stati Uniti d’America.

Il ministro Gentiloni,come Bruntetta, sta cercando di rimettere ordine nella pubblica amministrazione, cacciando i parassiti, costringendo – poverini – i fannulloni a lavorare, oppure a riciclarsi come coltivatori di tarzanelli. Ma naturalmente, le resistenze che trova, non sono di natura didattico-educativa, ma di salvaguardia di casta, quella degli insegnanti elementari, cresciuta come un carcinoma maligno, che da tempo ha mandato in metastasi il sistema scuola, e che oggi, pena la morte culturale del Paese, vede il ministro della pubblica istruzione, costretto a cure chemioterapiche per debellare i mostri, gli zombi, i vampiri economici e culturali, che si annidano, prima nelle teste degli alunni e che ricadono poi nelle casse dello Stato, quindi come costi nelle tasche degli italiani.

Marco Bazzato
07.09.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/

martedì 29 maggio 2007

Studenti drogati?

Si sta scatenando la battaglia strumentale ed ideologica a riguardo la droga che gira nelle scuole. L'ennesima scoperta dell’acqua calda, che ha portato il ministro Livia Turco a proporre attraverso il ministro della pubblica istruzione, l'intervento dei nas nei plessi scolastici. L'atroce presa di coscienza che nelle scuole circoli liberamente droga, è esplosa in seguito alla morte di un quindicenne, che si era fatto di crak.
Mandare i nas elle scuole, o proporre kit di controllo ai genitori, perché sappiano se il loro figlio è drogato, è forse un ennesima trovata pubblicitaria e di propaganda, specie da parte della compagine di sinistra del governo, notoriamente antiproibizionista. A tal proposito è da ricordare la mancata messa in onda di un servizio delle Jene di Italia 1, che con un test assolutamente anonimo, svolto su 50 parlamentari, e evidenziato 16 casi di positività all'uso di stupefacenti." Lo stop del Garante è legato alla "raccolta illecita di dati di natura sensibile in quanto attinenti allo stato di salute" che sarebbe stata effettuata nel servizio”.
Partendo da questo presupposto, anche i genitori, non potrebbero fare il test ai loro figli, perchè cosa succederebbe in famiglia, se i genitori scoprissero d'avere un figlio drogato, con informazioni raccolte senza il consenso informato del minore?
Quello che fa riflettere è come nel corso degli anni, la dicotomia è cambiata a riguardo il problema droga, e drogati.
Anni fa non si diceva – per esempio – che un giovane fa uso di stupefacenti, ma chiaramente lo si chiamava semplicemente “drogato”, oggi la sinistra abitudine di sfumare le parole, renderle meno dure, ha fatto perdere il senso di gravità degli atti compiuti, fornendo mediaticamente la falsa impressione, che rispetto al passato, far uso di stupefacenti sia meno grave di drogarsi.
L'incapacità cronica della politica, nell'affrontare il problema, ha portato l'Italia ad essere nei primi posti in Europa per il consumo di cocaina, molto più semplicemente, sembra, come scrive "Elektra-Blog"" In Italia “c’è un consumo gigantesco di cocaina, una spaventosa domanda di cocaina”, ergo: siamo infestati di drogati.
Sarebbe utile a tal proposito cambiare radicalmente il modo di presentare il problema droga, non più parlando di droghe leggere o droghe pesanti, promuovendo il messaggio forse meno criptico, ma certamente più chiaro, parlando chiaramente di "Drogati Leggeri" e "Drogati pesanti", ponendo l'accento sul termine "drogati".
Oggi non di vedono più film o sceneggiati televisivi, dove il tossico si inietta una dose di eroina in vena, standosene poi rincretinito per ore, oppure il fattone di canne, lo sniffatore di cocaina o fumatore di crak, che dopo l’assunzione, o era euforico, oppure rincretinito come una scimmia. Oggi si va vedere il giovane che "assume una marijuana, arrotolandosi lo spinello, il vip rampante che sniffa felice, senza poi far vedere l'espressione idiota quando l'effetto termina, e i tic muscolari a lungo termine che questi drogati si portano appresso.
È ora di tornare a vedere drogati veri in tv, tossicomani che stramazzano a terra in preda a crisi cardiache, che tremano per crisi d'astinenza. Tossici fatti di extasi e pasticche che camminano come zombi dopo una serata di sballo in disco con gli occhi fuori dalle orbite e l'espressione ebete, e poi si sfracellano ammazzando innocenti, ma che se si sfracellano da soli, senza causare altre vittime, hanno semplicemente esercitato il loro libero arbitrio di autodistruggersi, praticando l'eutanasia guidando.
Basta con questo tabù del nascondere gli effetti nelle teste e nei corpi dei drogati, facendo vedere solamente un mondo pulito, fatto di divertimento folle e menzogne senza fine. Dove sono le telecamere che riprendono questi idioti che vomitano e sudano freddo, piangono o blaterano frasi incomprensibili?
La tv dei vip, dello scandalo del gossip dei tossici, fa vedere fulgidi esempi di top model che cadono nel tunnel della cocaina, che in pochi mesi si disintossicano e tornano meglio di prima, dando l'impressione che si possa uscire dall'abisso con la stessa facilità con cui si è entrati. Una tv dove nessuno condanna, nessuno giudica esecrabili i drogati vip, anzi plaudono felici, dando anche umana comprensione, perchè vittime da stress di ricchezza e da ansia da passerelle e popolarità.
Basta con i falsi buonisimi, il perdonismo peloso, il fingere che i giovani non sappiano - come fossero perfetti idioti - che essere "Drogati leggeri" o “Drogati Pesanti", sempre drogati si è. a meno che non si scelga - se ci si riesce - di smettere, per non morire più a scuola a 15 anni dopo aver fumato crak.

Marco Bazzato
29.05.2007
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venerdì 6 aprile 2007

Accusato d’essere eterofobico: si suicida

È colpa della scuola se un ragazzo si suicida, perché dileggiato e accusato d’essere eterofobico?. Secondo alcuni, naturalmente si.
Le associazioni a difesa di tale orientamento sessuale accusano società, scuola, genitori di scarsa considerazione del mondo eterofobico. Si preannunciano tempi bui per l’educazione scolastica. Questo tragico evento potrebbe essere uno dei pretesti affinché siano istituiti nella pubblica istruzione – dalle elementari, alle superiori – ore e lezioni di cultura e educazione non eterosessuale per far superare la presunta omofobia – dicesi anche diritto al rifiuto, che non significa attacco, ma difesa – nei confronti di certe diversità, e la grancassa mediatica ha da tempo iniziato a far rullare i tamburi di guerra.
D’altronde basta guardare anche il recente sceneggiato “Il padre delle spose” con Lino Banfi, e siti web, anche dei maggiori portali di comunicazione nazionale, per rendersi conto, di come l’indottrinamento martellante scaglia continuamente frecce avvelenate – conoscendo il naturale disgusto non inespresso pubblicamente, o scritto palesemente , ma vomitato al buio nei bagni, in silenzio, attenti che coniati e imprecazioni sommesse non siano udibili all’esterno – per l’assalto eterofobico a cui si sta assistendo, si vede e si legge un continuo dilagare di “amori” eterofobici di natura lesbica, per stimolare la propensione al sogno erotico maschile d’essere compartecipi voyueristici di tali rapporti, non potendo mostrare in giornali e tv elettroniche dei grandi network atteggiamenti eterofobici maschili, usano la donna come oggetto per far passare la distorsione fuorviante – per portare il cittadino medio e poco accorto, ai trucchi mediatici – all’accettazione dei DI.CO per le “coppie” eterofobiche.
Tornando dell’educazione nei confronti dell’eterofobia, non spetta al genitore eterosessuale educare i figli a tali realtà; il primo ruolo della famiglia è educare alla complementarietà tra uomo e donna, per un corretto sviluppo psicofisico del figlio; non spetta nemmeno a scuole di ogni ordine e grado educare a sessualità diverse da quella naturale, educando, o plagiando a forme d’affettività invertite rispetto a quella uomo- donna. Qualsiasi genitore dotato di rispetto per i loro figli, ha il diritto-dovere di denunciare scuola e professori, per insegnamenti contrari ai valori familiari naturali – in cui i tutori e custodi legali della podestà genitoriale credono – imposti per piaggeria nei confronti di una minoranza che seppur esistente, non è rappresentativa né dell’Italia, né degli italiani che hanno il diritto legale di rifiutare tali” valori culturali aggiunti”, ma costretti al silenzio, perché altrimenti marchiati a fuoco come pericolosi omofobi, costretti e deglutire ogni de-genere di comportamento pubblico, obbligati per la difesa dei valori in cui credono, ad affidarsi alle parole di un Capo di Stato Straniero: La città del Vaticano, visto che la politica, anche quella che teoricamente dice d’ispirarsi a valori cristiani, usando banali distinzioni verbali, si rinnega quei valori in cui afferma di credere.
È essenziale non puntare il dito su scuola, sui presunti bulli che avrebbero dileggiato il ragazzo, perché non si sa come lui in primo luogo vivesse la sua condizione, e se fosse effettivamente eterofobico, forse il primo a non accettarsi era il giovane,spaventato dalla sua realtà personale,e non adeguatamente supportato psicologicamente, che non spettava ai compagni di scuola, ma alla famiglia, che non ha saputo – anche con l’aiuto di psicologi – cogliere i segnali anticipatori del figlio. Incolpare gli altri per le proprie debolezze, è diventata una costante sociale, dove si preferisce fare di ogni erba un fascio, trasformando un dramma familiare, in un’esistente piaga sociale.
La politica italiana e i media, si sta incamminando in un pericoloso progressismo regressivo, dove nel nome della presunta libertà di tutti, si rischia di muoversi attraverso meandri scivolosi di un’anarchia etica e morale di difficile controllo,e i frutti avvelenati di questi balzi verso radiosi futuri utopici, mostrerà nei prossimi decenni tutti i loro frutti avvelenati, rischiando di guastare ancor di più le già poco solide radici sociali, e culturali del Paese.

Marco Bazzato
06.04.2007
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sabato 24 marzo 2007

Niete cellulari in classe

Niente cellulari in classe. Sai che scoperta. C’era bisogno che un Ministro della Repubblica dicesse ciò? Evidentemente la scuola è alla frutta (avariata) e invece di sfornare studenti con un minimo di educazione civica, sono costretti a rincorrere marmocchi in classe, urlando come ossessi, affinché spengano l’odiato strumento di comunicazione, usato per giocare, filmare, scambiarsi mms, giochini e altre amenità, distraendosi dalle lezioni.
C’è da dubitare che appelli e sanzioni serviranno a qualcosa. I genitori scenderanno sul piede di guerra, pronti a difendere il sangue del loro sangue, dagli attacchi feroci di una scuola, che invece d’insegnare, vuole proibire comunicazioni (inutili), pronti a scendere in piazza, scioperando accanto a studenti svogliati che non possono recidere il cordone ombelicale con la madre, pronta a raccontare e a farsi descrivere l’ultima avventura amorosa, o lo strillo del professore-dittatore di turno, per poi fondarsi a sbraitare come ossesse dal preside.
Siamo al capolinea del buon senso, dell’educazione, calpestata da scorrettezze, sgambetti, professori sbeffeggiati, insultati, vittime di scherzi che farebbero uscire pazzo un morto.
Viene da chiedersi, come le generazioni precedenti, non siano morte sui banchi di scuola, distrutti dallo sfinimento, costretti ad ascoltare tediose lezioni, senza nessuno svago senza possibilità di giocare durante le lezioni, distraendosi dalla noia.
Non serve andare molto indietro nel tempo, per ricordare che prima dell’avvento della “generazione Gsm”, i genitori che dovevano comunicare cose importanti ai figli, telefonavano alla segreteria della scuola, la quale avvisava un membro del personale non docente, che prelevava il pargolo dalla classe e lo accompagnava al telefono, riportandolo poi in classe. Oggi invece lo stress e il disturbo costante è un obbligo, un diritto conquistato da genitori apprensivi, da figli svogliati, allattati al seno televisivo, dove padri e madri, pur di non sentire lamenti e strilli in famiglia li accontentano in ogni capriccio, altrimenti i debosciati si sentono degli esclusi dalla società, che li vuole filmati e firmati, bulli, con l’ultimo modello di telefonino in mano, e attenti ad ogni banalità commerciale.
D’altronde la rivoluzione culturale è gia in atto. È notizia di pochi giorni fa, che in un Istituto Tecnico professionale di Siracusa,una professoressa è stata picchiata da un’alunna e dalla madre a causa di un brutto voto. La malcapitata ha dovuto recarsi al pronto soccorso. Questi, ma non tutti, sono le nuove generazioni,e se in passato il brutto voto comportava da parte delle famiglie una serie di punizioni ai figli svogliati, oggi la colpa è dell’insegnante di turno, rea di fare il suo lavoro, mentre avrebbe dovuto tapparsi gli occhi tornando al voto politico da distribuire con gratuita magnanimità a buoi, asini, ciuchi e somari.
Non si possono incolpare solo gli alunni di questa situazione. I primi somari che dovrebbero tornare sui banchi di scuola, sono certa gentaglia genitoriale imbarbarita, svogliata, che non vuole educare, detesta punire, e menefreghista si disinteressa dei figli, ma li difende oltre la soglia dell’indifendibile, quando si accorgono che, complice anche della loro asineria educativa, si giustificano dicendo: i”o non ho avuto nulla, e mio figlio deve avere tutto quello che io non ho avuto”, con la differenza, che troppi alunni e studenti d’oggi, non conoscono il valore del sacrificio e della rinuncia, e per colpa del modo di diseducare dei genitori, credono che a loro tutto sia dovuto.

Marco Bazzato
24.03.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/