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martedì 17 aprile 2012

Alfano, Bersani e Casini: ''Togliere i soldi ai partiti errore drammatico''

Quando ascoltando il Tg delle venti o si leggono certe frasi a effetto nelle edizioni online dei quotidiani o nei lanci d’agenzia, viene da chiedersi n che mani mendaci l’Italia si trova e giunge alla mente il titolo di una canzone di Antonello Venditti: “Questo mondo di ladri”.

Udire che i partiti senza il rimborso elettorale, anche se lo sanno anche i cani randagi per strada, che è un finanziamento occulto, abolito dal referendum del 1993, ma entrato dalla finestra grazie ad un giochetto semantico, è un offesa alla capacità di ragionamento e di intelletto degli italiani.

Quando si odono certe dichiarazioni non può non venire in mente la “Cloaca Massima di Roma”, costruzione ufficializzata da Tarquinio Prisco, e tutti gli scarichi reflui che in essa vi sono transitati secoli, ed evidentemente i miasmi continuano ad annebbiare la Casta politica oggi al potere.

C’è un detto che si può adattare alla classe politica che è stata seduta nei due rami del Parlamento, ante e post Tangentopoli, compresa la famigerata Seconda Repubblica: “Piangere il morto per inculare il vivo”, segno che per un certo tipo di politica, gli italiani, tutti, sono dei diversamente etero passivi, costretti,le ultime vicende del governo Monti e dei suoi accoliti lo stanno a dimostrare, a rimanere a carponi ed essere “posseduti a secco” visto che le casse dello Stato, quando fa comodo, sono così vuote, da essere impossibile la distribuzione di vaselina per scopi caritatevoli.

Ora, potrebbe anche starci bene la “violenza sessuale” cui il Paese è costretto a subire, al Governo e alla Politica non interessa se le vittime sono principalmente i meno abbienti, donne, vecchi o bambini, ma essere vittime anche di “stupri psicologici” e “stalking da segreterie di partito” figli, frutto di una relazione extraconiugale e/o incestuosa del sistema demagogico delle “cazzate” sparate a spron battuto, no, questo no.

L’apoteosi della bischerata, detta dalla Banda dei Tre, è: “Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici ai partiti - già drasticamente tagliati dalle manovre 2010-2011 - sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo e metterebbe la politica nelle mani delle lobby”., dove, come nel gioco delle “tre scimmiette” A.B.C. che, “non vedono, non sentono e non parlano” hanno già dimenticato che le lobby e i cosiddetti poteri forti sono entrati in Parlamento e ci sono rimasti sin dal tempo della Prima Repubblica, nel 509 a.C. e comandano tutt’ora.

Basta vedere chi ha affossato la riforma delle farmacie, quella sugli ordini professionali, sui taxi, sul sistema bancario – gli amici di Monti della Jolanda, pardon, Passera… Chi votava alla Camera e al Senato? Dei barboni o i baroni “bravi” sgherri di queste corporazioni che non vogliono veder intaccati i loro privilegi? 

A.B.C. hanno la memoria apparentemente corta, ma poi dentro le segreterie dei partiti, nei Gruppi Parlamentari, gli ordini di scuderia vengono impartiti ai “peones” che come sherpa obbediscono, pigiando i pulsanti, come la marionetta della pubblicità della Vigorsol.

Si parla del pericolo dell’antipolitica, ma i primi “kamikaze” della politica sono i partiti stessi, idrovore voraci di denaro, che cercano a tutti di salvarsi e lavarsi la faccia e il borsellino, imputando al cambiamento di rotta, un pericolo per la democrazia.

Eppure se i partiti, associazioni private, vogliono “estorcere” tramite leggi ad hoc denaro ai cittadini – lo Stato – la cosa sarebbe anche giusta, se dietro a tutto questo ci fossero dei preventivi e dei consuntivi di bilancio, con tanto di conguaglio, a presentazione delle pezze giustificativa delle spese sostenute, certificate non dalla Corte dei Conti, che non ha possibilità investigativa, ma dalla Guardia di Finanza, dove a cadenza trimestrale, dovrebbe fare le verifiche, sanzionando, come fa per ogni impresa, anche gli errori formali.


Ma questi non vogliono, perché hanno i bastoni e la frusta del comando, fare solo come gli aggrada, salvo sentirsi accerchiati se i cittadini si sentono traditi e disillusi dalla politica.

Se tra pochi mesi si arriverà a una situazione simile a quella greca, i partiti politici, con A.B.C che fanno comunella dovranno iniziare chiedersi il perché, ma a questi non importa del destino dell’Italia, in questo momento di crisi economia strozza famiglie, interessa solo mantenere i privilegi che si sono concessi nel corso dei decenni, possibilmente aumentandoli.

Marco Bazzato
17.04.2012

mercoledì 22 febbraio 2012

Sanremo 2012, chi ha vinto?

Finalmente Sanremo è terminato, ma non accennano a fermarsi le polemiche circa l’intervento di uno sconosciuto, ai giovani, lo ha ammesso in diretta lo stesso vincitore di Sanremolab, Alessandro Casillo, che non conosceva uno straccio di canzone di Adriano Celentano, segno che per le giovani generazioni, la Rai ha gettato al vento una saccoccia di euro, essendo un cantante del millennio passato.  Così come non si fermano le polemiche sulla farfallina di Belen Rodriguez a pochi centimetri – con slip trasparenti – dalla “topa” “nutria” o “pantegana” che dir si voglia, o sul cognome di Ennio Morricone, storpiato in Moriccione, dalla giovane modella ceca, Ivana Mrazova, che candidamente e giustamente aveva ammesso di non amare la musica italiana, beccandosi una carrettata di critiche, omettendo gli strafalcioni fatti da Gianni Morandi, con il nome dell’artista serbo, Goran Bregovic, il cui cognome è stato ripetutamente stuprato linguisticamente dal conduttore. (1) o quello storpiato di Bruce Springesteen, e via “bestemmiando”. Senza dimenticare le polemiche circa l’eccesso di volgarità presente nel Festival, commissariato il martedì successivo, a qui era stato affibbiato un blando Torquemada.

Ma andiamo con ordine: Lo sconosciuto Adriano Celentano.

Ergo, come un cantante sul viale del tramonto da anni sa farsi pubblicità e diventare mecenate agli occhi degli italiani, con il denaro altrui: quello degli sponsor e del canone, per propinare un cazziatone, un pistolotto omeliaco fatto di ovvietà, trite e ritrite dai giornali, raccontate in modo populistico, mettendoci oltretutto di mezzo L’ Ascoltatore Onnisciente e Onnipresente, tirato in ballo senza motivo: Dio. Che centrava Dio con Sanremo? Non è mai pervenuto una sua opinione battuta dalle agenzie di stampa, circa un interessamento per Celentano o per la manifestazione canterina. Tirare in ballo una persona o un entità che non desidera essere messo in mezzo nelle ludiche faccende umane, oltretutto parlando di Dio o di un Paradiso che nemmeno nessun Papa in persona vivente, ha mai potuto osservare dal vivo, beh, puzza un po’ di propaganda o pubblicità occulta di un luogo teorizzato teologicamente, ma di cui non sino stati trovati risconti oggettivi, circa l’effettiva esistenza. Ergo, Celentano parlava a titolo personale e per sentito dire.

Riferito al fatto che dovrebbero andare chiusi L’Avvenire e Famiglia Cristiana, potrebbe anche aver ragione – ma quella è un opinione  di Celentano – il problema semmai è che l’Italia è piena di giornali, giornaletti, settimanali, mensili e trimestrali, che in modo diretto e/o indiretto ricevono aiuti dovuti dallo Stato e sarebbe ora che il governo dei tagli, nei confronti dei pensionati, agisse anche contro quei giornalacci inutili che drenano risorse pubbliche.

Il punto non è quello che ha detto Adriano Celentano, pensieri che molti italiani hanno, ma è la platea nazionalpopolare dove l’affermazione è stata fatta. Si può desumere che i direttori delle due testa non si siano preoccupate tanto di un improbabile chiusura, ma dell’eventuale calo delle vendite nelle parrocchie o nella edicole. Tranquilli: i quasi 15 milioni di telespettatori a fatica compreranno giornali, d’altronde le tirature giornaliere e settimanali stanno lì a testimoniarlo anche perché i lettori, per contarne la percentuale, bastano e avanzano 10 dita. E in ogni caso, i lettori intelligenti, non avrebbero smesso d’acquistare le due testate messe all’indice, solo perché lo ha detto Adriano Celentano. Così come i lettori intelligenti non inizieranno ad acquistarli.

Belen:

Belen non è una donna oggetto, ma  una persona soggetto che sa agire e muoversi nel mondo dello showbizz con rara maestria. E non si può parlare di sfruttamento della donna per via della farfallina quasi inguinale tatuata e messa in bella mostra. Se vogliamo essere onesti, Belen ci ha rimesso economicamente, essendo la sua performance un fuori programma, e una sua libera iniziativa non concordata con gli autori, e per questa esibizione extra non ha ricevuto un centesimo in più di quanto concordato. Certo l’unica cosa che ci ha guadagnato sono state le prime pagine dei giornali e le trasmissioni televisive che ne hanno parlato i giorni seguenti, segno che non c’erano in scaletta eventi o notizie più importanti della farfalla, ma non è colpa della soubrette se i media non vanno a caccia di notizie. La Rodriguez ha solo sfruttato l’indolenza e il lato morboso dei media.

Le volgarità in prima serata:

 Se ci sono state sono state poche e  come per la bestemmia di Berlusconi, come ha detto Mons. Rino Fisichella, va contestualizzata (2), lo stesso dicasi per il linguaggio che alcuni considerano da trivio, vanno contestualizzati all’interno di una performance comica sia da parte di Luca e Paolo, così come dai conduttori, che nel contesto delle necessità e delle emozioni del momento, l’unico linguaggio possibile poteva essere solo quello. In certi casi si toglie il trivio e cade il discorso. È un fatto di sintassi, parafrasando Marco Paolini in Vajont.

Gli strafalcioni linguistici: come sempre il provincialismo pecoreccio si dimostra in tutta la sua magnificenza in questi frangenti. Se sbaglia una straniera, specie dell’Est Europa, anche se vive in Italia da quattro anni, ecco che si aprono le carrettate dal cielo, con diluvi di critiche senza soluzione di continuità, come se la lingua italiana fosse stata violentata e vituperata, ma se certi errori balzani vengono commessi da un italiano con i cognomi stranieri, ecco che partono le giustificazioni possibili e immaginabili. Eppure il conduttore, nato professionalmente come cantante, ha meno giustificazioni della valletta straniera, in primo luogo perché lui la lingua italiana la parla da anni, e cosa non meno importante, dimostrando poco rispetto nei confronti dei cognomi dei suoi colleghi stranieri.

 E la domanda che sorge allora, per dirla alla Vittorio Sgarbi: chi è più capra?

La musica:

 Un insipido contorno a unno show istituzionale ma che ha perso lo spirito della competizione, con canzonette non adatte né ai mutati gusti delle nuove generazioni, per questo che il festival non lo guardano, nè come biglietto da visita verso una platea internazionale che sappia fare successi in altri Paesi. E basta dare uno sguardo a quelle che sono stati anche nei soli ultimi cinque anni dei successi internazionali, segno di una provincialità musicale che fatica a uscire dal getto.

Si dice che ormai la manifestazione sanremese sia appaltata da Amici, visto che molti cantanti provengono dai cosiddetti talent show. È chiaro che gli italiani abbiano una memoria storica e musicale limitata nel tempo. Non possiamo dimenticare che quelli che al tempo erano i giovani in passato, sovente sono usciti dal Cantagiro (3), con le nuove proposte che poi hanno avuto successo nazionale e internazionale. I talent di oggi, pur con le dovute differenze, ricalcano, con formule diverse, le stesse opportunità che venivano date in passato, solo che il veicolo oggi è quello televisivo.

Il punto però alla fine è se la musica italiana di oggi è in grado a produrre grandi successi su scala internazionale come è avvenuto in passato. Si può dire che a parte qualche raro caso sporadico, la musica italiana essendo diventata un prodotto a breve scadenza, le stelle nascono e muoiono nel giro di due stagioni, basta vedere il caso di Marco Carta, scomparso dalle scene musicali italiane, dimenticato anche da Maria De Filippi, visti anche gli scarsi risultati di vendita del suo ultimo album del 2010, 30.000 copie.

A riguardo la triade femminile vincitrice di Sanremo 2012, si dubita che abbiano la caratura per sfondare fuori dalla “provincia” Italia, proiettandosi all’estero, ma si auspica che non siano, come spesso accade, delle meteore che passano sul firmamento musicale, scomparendo quasi immediatamente nello spazio infinito del dimenticatoio.

E la Rai? Da un conteggio provvisorio sembra che con la manifestazione canterina ci abbia rimesso 3,5 milioni di Euro. E questi li pagano ancora gli italiani...(3). Non male vista la disastrosa congiuntura economica nazionale e internazionale. Sarebbe giusto che il parlamento indagasse, su questa perdita.

Marco Bazzato
22.02.2012



giovedì 9 febbraio 2012

CASCATA DELLA DIGA DEI LAGO ARTIFICIALE “IVANOVO” IN BULGARIA

            La cascata della diga di un lago artificiale si trasforma in una calamita` nazionale e nessuno si assume la responsabilità dell`accaduto.

            La parete del lago artificiale “Ivanovo” si è distrutta, allagando il villaggio di Bisser nella regione di Harmanli. La diga che si era già incrinata nel 2006 e nonostante le segnalazioni, nessuno ha provveduto. Secondo le agenzie stampa le cause per le quali non sono stati eseguiti i lavori di consolidamento sarebbero i contenziosi riguardanti le competenze, la mancata manutenzione ed i controlli non effettuati. Dopo le tragedie avvenute negli anni precedenti -2005 e 2007,  partiti politici al potere e all`opposizione  si sono prodigati in  promesse, non mantenute. 
           
            La negligenza delle Istituzioni bulgare ha causato nuove vittime. Nove persone hanno perso la vita, travolte dall’ acqua del lago artificiale. Un` onda di 3 metri in pochi secondi ha portato via il villagio di Bisser. Lungo la sua strada, la furia della natura ha sommerso i villaggi di Lescnikovo, Elenovo, Stoikovo, Rodopi, Dinevo. La vita di centinaia di persone e` stata messa in pericolo. L`intera parte meridionale della Bulgaria è rimasta sotto l`acqua di fiumi esondati e  dei laghi artificiali privi dell’adeguata  manutenzione e prevenzione. Siccome il disastro ripresenta ogni anno non e` doveva una sorpresa per le autorità`. Nessuno però` si accolla la responsabilità - nè per il caso corrente nè per il lassismo dimostrato nei riguardi dei problemi accumulatisi nel corso degli anni.


           
            Da quanto apparso sui giornali diventa chiaro che nessuno nel Paese sa qual’e` il vero stato  dei laghi artificiali, essendo inesistente anche un elenco dettagliato delle le dighe di piccole dimensioni che potrebbero essere di pericolo per la popolazione.

            Quasi un milione e mezzo di persone rischiano l'Apocalisse.
           
            Le tragedie si ripetono ma i colpevoli non pagano quasi mai per i loro errori. Le deduzioni sono sempre le stesse e le indagini di solito si concludono senza nessun colpevole. 

La Bulgaria vivrà nuovamente il lutto nazionale dopo l`accertamento del numero delle vittime.

Magdalena Stefanova
Bulgaria
08.02.2012

giovedì 18 giugno 2009

Gay Pride a Roma

Ci risiamo. Per l’ennesimo anno consecutivo Roma è stata invasa. Per sfortuna non erano Unni ma omosessuali con i loro consueti carrettini di offese agli etero e blasfemie varie, hanno trasformato Cristo e la Madonna in loro degni compari.

Erano, rispetto ai cittadini italiani che conta di quasi 57.000.000, 250.000, praticamente quattro gatti – secondo gli organizzatori, questa volta la questura sembra per non offenderli, forse ha evitato di dar cifre – su una popolazione romana di circa 2.700.000, da questi 250.000 vanno tolti i minori, trascinati da genitori etero-snaturati e conniventi, e gli etero adulti presenti, non si capisce perché, ad ingrassare le fila degli
antagonisti.

Per fortuna quest’anno la tv ci ha risparmiato immagini sconvenienti e volgari, filmando una manifestazione quasi civile, nascondendoci alla vista i peggiori esibizionisti del genere umano: uomini che si credono donne, donne che si credono uomini, abbigliamenti sadomaso di chiara impostazione nazista e quanto di peggio si possa indossare per evidenziare la propria “diversità”, vche tutti, secondo loro, dovrebbero accettare.

Ma il massimo della ributtanza, dell’estremismo contestatore, volgare e blasfemo, è stata l’offesa, non tanto eventualmente al Vaticano, che ci potrebbe anche stare, ma ai due simboli maggiori della storia occidentale degli ultimi duemila anni del genere umano: Gesù e Maria, la Madonna. Blasfemia offensiva non solo nei confronti di milioni di fedeli del cristianesimo, ma per assurdo anche per gli stessi omosessuali che nonostante gli anatemi del vaticano contro l’omosessualità, si sentono cristiani e che come tali venerano queste due figure religiose. Quindi gli omosessuali blasfemi attaccano e offendono i loro stessi compagni di sventura, gli omosessuali credenti, i quali – forse per abitudine – subiscono passivamente.

Una delle note positive del TG1 delle 20.00 di domenica sera, è stato l’applauso che si è levato dalla piazza, quando sono stati ricordati gli incidenti al Gay Pride di Mosca, in Russia, dove i russi, non intesi come estremisti di matrice ortodossa, ma ancora liberi nel pensiero ateista di discendenza comunista, non prendono mai di buon cuore queste manifestazioni sgangherate, e le grida fragorose di giubilo scattate a Roma, potevano anche essere interpretate come un plauso accorato e liberatorio nei confronti delle forze dell’ordine russe che hanno disperso la manifestazione non autorizzata, per mantenere integro il buon nome della capitale dell’ex impero sovietico e per la tutela della morale pubblica dei cittadini.

Ora non si discute sulla liceità o meno di tali eventi, sebbene la maggioranza dei cittadini ne farebbe volentieri a meno, come non si discute il diritto degli omosessuali di manifestare, quando sfila in modo civile, vestendosi come persone normali, quali vorrebbero essere trattati, o farsi passare, e senza atti di blasfemia, mentre pur rispettando, tenendosi stretto lo stomaco, trattenendo i coniati di vomito, il diritto di esibirsi in abiti discinti, di appropriarsi di tematiche che non sono mai appartenute al mondo omosex, vedi il Cristo omosessuale, o la storia di Pinocchio, riscritta da Wladimiro Guadagno, detto erroneamente Vladimir Luxuria, dove Pinocchio, da burattino non voleva essere – secondo il Guadagno – un maschio ma una femmina, segno evidente che la cosiddetta cultura omosex non crea nulla, ma si appropria dei simboli altrui – rovinandone il candore e l’innocenza – per piegarli, in posizioni innaturali, ai loro desideri, sapendo benissimo che rispetto ai grandi artisti omosex o bisessuali, vedi Leonardo da Vinci, sono distanti anni luce, sia come fantasia creativa, sia come statura universale, nonostante i loro istinti privati.

La piazza appartiene a tutti, etero e non, a patto che questa sia utilizzata in modo moralmente civile, almeno per quanto concerne la sfera pubblica, poi nel privato ogni persona è libera d’inventarsi una finta cerimonia religiosa o civile, per “unirsi in matrimonio” con altro esponente del suo stesso sesso, senza aver la pretesa di imporlo agli altri come un diritto che tutti dovrebbero accettare, cedendo le armi senza combattere per le proprie convinzioni famigliari, sociali e culturali.

Comunque, a ben vedere, quella di quest’anno, forse per la crisi, o per la diminuzione pubblica degli omosessuali, questo Gay Pride è apparso in tono minore, non ancora a livello della mazziniana carboneria, ma se si ha pazienza, forse almeno in Italia, nel giro di qualche decennio, si spera che si possa tornare al più assoluto e sano silenzio su queste tematiche. Tutti, indistintamente vivevano benissimo lo stesso, prima dell’inizio di queste “carnevalate blasfeme”, che non fanno bene nemmeno a chi le promuove, sebbene sempre si difendono,a ffermando che i partecipanti mascherati alla carnevalata, sono una minima parte del movimento. Isolateli allora, visto che alla fine danneggiano tutti gli altri, perché a ragione, i media preferiscono filmare loro anziché le persone normali, nonostante naturalmente, qualche eccezione.

Nota finale di oggi, a proposito di assurdità: il presidente meticcio Barak Obama, creando una discriminazione senza precedenti, ha esteso i diritti di “famiglia” ai dipendenti statali, negli Stati Uniti, creando una pericolosissima discriminazione nei confronti dei lavoratori non etereo del settore privato, contraddicendo al tempo stesso, anche lo stesso Stato della California, che ha cassato – tramite referendum – la legalizzazione dei “matrimoni” tra le persone dello stesso sesso.

Marco Bazzato
18.06.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

mercoledì 28 maggio 2008

Commenti moderati

A causa di un esigua minoranza, pochissimi, numericamente omeopatici, ma fastidiosi come tarzanelli, in qualità di amministratore del blog, sono stato costretto ad inserire la moderazione e/o la registrazione per i commenti.

Me ne dolgo in quanto find’ora, la maggioranza dei commenti, anonimi e non, sono sempre stati, seppur connotati di forti critiche nei confronti dei contenuti degli articoli all’insegna del rispetto, della dialettica accesa, ma entro i limiti del fisiologico confronto, pur nella diversità delle opinioni.

Quello che ha portato alla decisione, è il fatto che, alcune persone, vigliaccamente nascoste dall’anonimato, hanno l’ardire, peggio degli zingari che fanno razzie nelle case altrui, di lasciarsi andare a sproloqui che rasentano, non solo insulti, ma anche le minacce fisiche.

L’amministratore ha provveduto a togliere alcuni commenti ingiuriosi nei confronti della sua persona,ed irrispettosi verso i lettori.

A questi anonimi Dante, se abituati in casa loro a comportarsi come latrine, come vasi da notte, o come nelle toilette pubbliche, dove ognuno è costretto, a causa delle impellenti necessità fisiologiche da espletare a subirsi gli odori e flatulenze altrui, questo non significa che debbano portare il loro lordume in casa d’altri.
Ringraziandovi per la comprensione

giovedì 27 marzo 2008

Risposta ad una lettrice

Rispondo ad una lettrice che privatamente mi ha scritto una mail molto interessante. Se dalla medesima, riceverò risposta affermativa, nei prossimi giorni inserirò anche il suo scritto.

Gentile signorina,

provo compassione e pietà umana solo per la madre dell’adulto – secondo le leggi dello Stato Italiano – perché questa donna, oltretutto vedova, assieme ai parenti del ragazzo, sono gli unici che meritano rispetto, in quanto non c’è dolore più atroce e disumano di quello di una madre che è costretta a sopravvivere alla morte di un figlio. Ma a riguardo questo maggiorenne di diciannove anni, non posso, non voglio e non mi interessa avere nessun sentimento di umana pietas. Mi dispiace, ma quel dolore lo riservo ad un ammalato, ad un diversamente abile, ad una persona che attaccata alla vita se la vede sfuggire via giorno per giorno, non a chi, avendo la salute, avendo la fortuna d’avere degli amici, una famiglia che li sta vicino, decide liberamente di ammazzarsi, suicidarsi, sballarsi, o come scrive lei, facendo una cazzata. Devo secondo lei provare dolore per una persona che liberamente acquista pasticche, ingurgita alcol per sballarsi, e stramazza per un infarto? Tutto questo per divertirsi? Ma tiamo scherzando? Dove stiamo andando a finire? Oggi per divertirsi, si picchia un compagno, si ruba, ci si sballa, si da fuoco o si commettono atti vandalici, solo per vincere il cosiddetto “Mal di vivere” ed io dovrei giustificare, perdonare, capire sempre tutto questo etico, personale e sociale vivere di questi soggetti?

Quando ho scritto gli articoli, ero arrabbiato. Ero e lo sono tutt’ora, perché è disumano morire per mano propria, morire per uno sballo, morire per una serata, per pasticche mischiate ad alcol. Ero e sono tutt’ora nero con quel giovane uomo, che dopo la morte del padre,ha lasciato completamente sola la madre, e lei è l’unica vera vittima dell’ingiustizia umana, e di questo, incolpo ancora il neomaggiorenne.

Personalmente per questi articoli, ho ricevuto un sacco di insulti, minacce, offese e ingiurie, perché non mi sono piegato al “falso buonismo e perdonismo dominante”, perché ho guardato l’altra metà del bicchiere, quello mezzo vuoto, perché il contenuto è stato svuotato, riempito, svuotato e riempito un sacco di volte fino a stordirsi, e questo evidentemente alla “giovani dello sballo” o per essere scorretti fino in fondo, ai “Giovani Sballati” non piace.

Nessuno per assurdo è degenerato, ma assurdamente si commettono atti degenerati e degeneranti, che portano alla morte. Ho scritto la stessa cosa a Lollo, “l’amico” dell’uomo, che è stato intervistato da Studio Aperto, ha ammesso candidamente “Che non pensava potessero esserci pastiglie tagliate male…!” Infatti, non ha pensato, né lui, né l’altro adulto con lui, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una volta, i grandi, i genitori dicevano ai figli: “Non accettate caramelle dagli sconosciuti” Una volta diventati uomini, queste semplici regole elementari, per gli adulti non valgono più. Buttano giù pastiglie sconosciute e alcol, senza pensare alle eventuali conseguenze, e poi, hanno la pretesa di ricevere una qualche forma di compassione per i loro gesti sconsiderati. Mi dispiace, ma non ci siamo!

Hanno offerto anche a me, quando ero più giovane, schifezze varie, ma ho detto di no, ho rifiutato, avevo cose più importanti a cui pensare, dedicarmi, riflettere, ma soprattutto avevo, ed ho tutt’ora voglia di vivere. Quando mi hanno offerto quella – scusi la parola – merda, ero ricoverato per l’ennesima volta in ospedale, avevo meno di 14 anni, e durante la degenza dove innumerevoli volte ho visto morire persone;Persone che la sera o il giorno prima ci parlavo, e il giorno dopo, le loro stanze erano sigillate, perché il paziente era deceduto, avevo conosciuto un uomo, che a quel tempo aveva all’incirca vent’anni, durante le consuete camminate serali su e giù per i corridoi, mi chiese se volevo provare dell’eroina, della cannabis. Risposi semplicemente di no. Ero lì per guarire, non per uscire peggio di come ero entrato. Ho deciso liberamente il mio destino. Le assicuro che anche se la decisione di dir di no, e durata meno di un istante, è stata improvvisa e istantanea, quell’istante è stato lunghissimo, quasi eterno. In quel momento mi è passato tutto davanti agli occhi,,ma ho preso la mia decisione, e oggi, a distanza di più di ventiquattro anni, vado via a testa, perché so per esperienza diretta che dire di no è possibile.

Le assicuro, che nonostante i miei 39 anni, non ho dimenticato né la mia adolescenza, né anche le mie cazzate, che non sono state poche. Fermo restando che c’erano e ci sono tutt’ora dei limiti, dei paletti che non andavano e non vanno, nemmeno oggi superati. Anch’io ho bevuto, mi sono ubriacato, non ho vergogna a dirlo, ma per fortuna, ho sempre avuto il cervello di farlo in posti dove non mettevo a rischio la mia incolumità, fermandomi prima di un limite che mi ero già prefissato ancor prima d’iniziare. Non le dico questo perché pensi che non capisca, anzi, capisco benissimo, ma proprio perché capisco, ho il diritto di arrabbiarmi come quando vedo vite gettate via, quando vedo il vuoto, l’assenza, il desiderio smodato d’andare oltre i limiti fisici del corpo d/o della psiche, solo per provare l’ebbrezza del proibito, ora a portata di tutti.

La gente si è sentita offesa. Mi sta bene, ho ricevuto così tante maledizioni, che bastano fino al prossimo anno, ma spero almeno che a qualcuno siano servite, se non altro a canalizzare la loro rabbia, non verso una pastiglia, uno sballo, ma verso – in questo caso – la mia persona o i miei scritti, confidando che qualcuno, ne basterebbe uno solo, prima d’assumere la prossima pastiglia riflettesse con un minimo di intelletto, anche su quanto ho scritto.

Le dico questo, non perché sento di dovermi lavare in qualche modo la coscienza, visto che ci sono luoghi più consoni, e questo non è certamente il web.
Ho ricevuto in questi giorni, due sole mail, intelligenti. La prima è la sua, la seconda di un artista di strada, a cui ho già risposto privatamente. Tutti gli altri, a parte due sole persone, hanno dimostrato, mettendosi per assurdo ad un livello verbale e gergale ancora più basso del mio, che al marciume non c’è fondo, allo schifo, al vomito, allo squallido e mediocre, non c’è possibilità, né di soluzione, e dubito, tantomeno di redenzione.

Di una cosa sono certo. I giovani, per fortuna, in maggior parte sono persone sane, con dei valori, dei principi, volontà forti e voglia di emergere, non con idiozie, pasticche o alcolismi vari, ma emergere per idee positive e propositive, creando evolvendo, divenendo persone degne del consesso civile. La maggior parte di quelli che si sono incazzati con me, che mi hanno insultato, oltretutto da vili, in forma anonima, perché non hanno “gli attributi” per firmarsi con i loro veri nomi e cognomi, forse per paura che i genitori gli taglino i viveri, li seghino la paghetta settimanale, che sappiano quanto s’impasticcano, si sbronzano, quante canne fanno e preferiscono assaltare come jene, come cani randagi in branchi, come punk-a-bestia, per rimarcare la loro libertà e la loro anarchia della regole del vivere civile. Quelle stesse regole, che prima combattono, poi quando avviene il fattaccio di cronaca,pretendono che la società civile, da loro tanto odiata perchè perbenista, si unisca al loro dolore, arrabbiandosi, insultando se poi qualcuno si permette di dargli contro, sbattendogli in faccia tutte le loro meschinità e contraddizioni.

Tu termini la tua mail con questa frase: “Però alcuni sono completamente diversi da loro... Un esempio era...” Infatti, concludo, era così diverso che oggi si svolgono i funerali. A questo punto, spero che possa veramente riposare in pace.

Cordialmente

Marco Bazzato
27.03.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/


mercoledì 26 marzo 2008

Morte di un impasticcato: reazioni allucinogene



Il mondo, la mentalità umana, specie quella italiota – che porta a pensare alla fusione tra italiano e idiota – è così invertita, che si è ridotta ad un ammasso di zucche, pensieri, ragionamenti, resi marci dall’alto tasso alcolico, divenuti distrutti, moribondi, rantolanti, agonizzati, ricoperti di vomito ed escrementi, uguali a rifiuti solidi, liquidi e umani, lasciati dagli spiantati ad ogni Rave Party.

Ho potuto toccare con mano, grazie proprio alle reazioni rabbiose ai commenti venati di carogneria abissale, furia cieca, maleducazione al limite estremo della follia psichedelica, quali sono i pensieri di una parte, la più marcia e minoritaria,delle nuove (de)generazioni di ventenni, che dovrebbero affacciarsi al domani, ma con già alle spalle devastazioni alcoliche e psicotrope, indegne anche per ex galeotti navigati.
Il tutto è nato da un
articolo da me scritto il giorno precedente a questo. La cosa che più ha fatto ribrezzo, è la pseudo solidarietà di questi giovinastri, degli pseudo amici del neo morto, che in forme diverse, più o meno velate, tutti da vili, usando la forma anonima, hanno lasciato commenti, spesso al limite della farneticazione allucinogena, piangendo – lacrime di coccodrillo – per la morte di questo “bravo ragazzo”, principe di virtù, espressione eccelsa di qualità morali interiori, supreme e superiori, andato al creatore per libera scelta,all’età di diciannove anni. Questo adulto, uomo “fatto e finito” per la legge italiana, che avrebbe potuto votare per la prima volta – al pari della stragrande maggioranza dei suoi coetanei sani – alle prossime elezioni politiche, ha deciso, penso senza che nessuno provasse a dissuaderlo, a recarsi ad un Rave Party illegale, acquistare droghe – illegali – bere liberamente fino a stordirsi, per morire in mezzo al divertimento generale, musica sparata a 1000, rifiuti lasciati dagli altri spiantati.

Ora stando a questi impiastri, la colpa della morte sarebbe da imputare – come accade in questi casi – agli altri: la società, chi organizza i Rave, alla scuola che non ha fatto adeguatamente il proprio lavoro formativo; insomma una marea di zozzerie moralmente abiette, usante dagli “amici” che paradossalmente, come avvoltoi che si agguantano sul corpo, ora arrivano a frotte per difendere la memoria e l’onore del neo morto. Ma chiedo: dov’erano questi, prima della sua dipartita?

D’altronde, i coetanei di questo, in un servizio andato in onda a
Studio Aperto di Italia andato in onda martedì alle 18.30, dove si vede chiaramente – perché intervistato – questo Lolle “Lorenzo”, che candidamente afferma d’essere stato con “l’amico” la notte della sua dipartita dal mondo dei “vivi”, anche lui al Rave illegale, complice silenzioso di quanto avvenuto, e ora fa l’affranto, il dispiaciuto o quant’altro. Ma domando: era totalmente lucido? Non aveva usato alcun tipo di alcol e droghe? A giudicare dallo sguardo postumo, stranulato – non per il dolore –forse non proprio. Questi secondo alcuni “malpensanti” sarebbero le nuove generazioni, il futuro di fatti e fattoni? A questi non lascerei pulire nemmeno un paio di scarpe pulite. Snifferebbero la pelle, pur di sballarsi un po’ e vivere, alcuni attimi fuori dal mondo, dentro il loro mondo, che vorrebbero modellare a loro immagine e somiglianza, vittime prime dei loro deliri di onnipotenza e/o presunta immortalità.

Ora, secondo alcuni, non si deve scrivere, dire e nemmeno pensare che questo è morto drogato e riempitosi come una botte di grappa, d’alcol. Non si può dire, anche se l’autopsia redigerà, con parole diverse, grazie alle analisi, la stessa cosa. . Ma non si può dire. Secondo questi puristi, drogato, alcolizzato, impasticcato, o che aveva – nel gergo dei tossici – la scimmia va rimosso, non in memoria del morto, ma per negare i comportamenti della persona quando era vivo.Bell’ipocrisia! Praticamente come quando si fanno le pulizie di casa, e invece di gettare la “polvere” nella spazzatura, la si scopa sotto il tappeto. Alla fine il mucchio, volenti o nolenti si vede.

Il punto è che queste “persone” hanno la presunzione d’essere sempre e comunque nel giusto, non importa cosa assumono, essi sono – secondo il loro punto di vista – nel giusto, nel nome della loro libertà,e guai a giudicarli, guai a dire qualcosa di diverso dal loro sentire, guai a non uniformarsi, verso il basso, verso i rifiuti, al loro modo di pensare e di vivere, devono – secondo loro – essere capiti, compatiti, accettati per quello che sono e per quello che desiderano diventare, non importa se a rischio della propria vita.
Ora naturalmente si aprirà la caccia allo spacciatore – di
droga – ma solo di chi spaccia si può dire che spaccia droga, mentre il tossico che l’assume, anche se in forma saltuaria, non può essere definito drogato, ma solo – secondo il politicamente corretto – assuntore di sostanza stupefacenti, come se cambiasse la realtà dei “fatti”.

In molti, nei loro farneticanti commenti, mi hanno accusato di disumanità. Grazie, ma respingo sorridendo, pur rispettando le opinioni d’ognuno, perché – secondo questi dotti – non avrei fatto un analisi articolata dei “disagi” di questa (de)generazione dannata, non portando nulla di costruttivo alla risoluzione delle problematiche giovanili. Ma fatate un piacere a voi stessi e alla società: tacete!
La maggioranza silenziosa, ne ha piene le scatole di questi impiastri, di questi fancazzisti, che vorrebbero – con la scusa solo della loro libertà – avere il mondo ai propri piedi, e quando si prova a dialogare, a far capire che hanno torto marcio, hanno anche la faccia tosta di dire che chi si permette di dargli contro sono dei rincoglioniti, che non vogliono capire i loro problemi e che soprattutto non accettano lezioni di vita da nessuno. Sta bene. Beccatevi le lezioni di morte!
Sarei curioso, visto che questi amano essere compresi, compatiti e giustificati in ogni loro azione, quanti di questi spiantati, dopo la morte del loro “grande amico” dalle mille virtù smetteranno di farsi, di ubriacarsi, di drogarsi e sballarsi, dimostrando in primo luogo a se stessi – se gliene importa qualcosa – che da questa morte ne hanno tratto una lezione di vita.

Posso anche avere nei confronti della madre di quest’adulto, maggiorenne e vaccinato, tutta l’umana comprensione per la perdita del figlio, ma non posso comprendere – umanamente a questo diciannovenne – d’aver coscientemente gettato via la propria giovane vita, per una serata di sballo, musica, droga e alcol. Per quanto riguarda i suoi cari amici, quelli sono moralmente, eticamente e umanamente inesistenti, tanto più se erano con a lui a sballarsi in un Rave illegale.

Concludo cercando di far chiarezza alle zucche vuote che l’inizio della frase: “Generazione fumata! Questi fighetti, figli di papà o figli di cento padri, o di madri zoccole…” è scritta e pensata in senso generale, senza alcun riferimento alla persona in questione. Se alcuni, in preda a qualche postumo alcolico o tutt’ora avvolti da farneticazioni allucinogene, hanno letto, capendo e/o interpretando fischi per fiaschi, ‘ meglio che vadano a farsi unna cura disintossicante.

Non sentendomi responsabile dei vaneggiamenti tossici di qualche fumato fuori di testa con gli orecchini attaccati ai lobi delle orecchie, manco fosse un Montone (per chi non lo sapesse, questo animale, è il maschio della pecora!), questa morte poteva essere evitata esclusivamente dalla persona in questione, e come ho scritto in un post al suo “caro” amico Lorenzo, che si firma Lollo, questi ha voluto – come fanno in troppi – giocare alla roulette russa, oppure a carte, usando un mazzo drogato, taroccato, adulterato, tossico,ognuno la metta giù come meglio crede, ma questa volta – come troppe volte – è uscito l’Asso di Picche, per colpa del disinteresse della persona in questione, nei confronti della propria vita. L’unica cosa che posso sperare è che questa morte non sia stata inutile. Ma, viste le nuove (de)generazioni –minorate e minoritarie – che stanno crescendo, è una speranza, morta, abortita, fumata, impasticcata o gettata nel cesso, ancora prima d’essere pensata e/o concepita. Affari loro, poi, però, non vadano a puntare l’indice contro gli altri. Questi sono carnefici e vittime di se stessi. Tanto vale lasciarli, a questo punto, che affoghino, senza offrire alcuna scialuppa di salvataggio, ma lanciando a loro delle pesanti ancore, aiutandoli ad affondare. D’altronde, qualcuno mi corregga se sbaglio,è questo quello che vogliono – liberamente – fare della loro vita.

Aiutiamoli a completare l’opera, fornendo loro alcol, droghe leggere e pesanti, di tutti i tipi, in quantità industriale, facendo la loro volontà, e nel contempo, con un po’ di pazienza, liberandoci di loro. (Scusate, ma “Liberandoci di loro” non si può ne pensare, né dire, né tantomeno scrivere, altrimenti si offende la loro “sensibilità” narcomane!).

Marco Bazzato

26.03.2008

venerdì 29 febbraio 2008

Tipi Strani


Se ne incontrano di tipi strani in rete, quando si scrivono articoli, racconti o semplicemente si formulano le proprie opinioni. Uno tra questi è un certo Matteo Ferigo, non so se il nome sia vero o inventato, che a seguito di un mio racconto: “Adozioni Gay: no grazie” è partito subito, come un toro imbizzarrito o un coprogo in crisi di cibo, dandomi del diffamatore, dell’omofobo – dimenticando che esistono in opposizione anche gli eterofobici, paradossalmente impuniti dalla legge – e altri insulti più o meno velati, che possono essere letti perché pubblici, ciccando sopra il nome del soggetto, sopramenzionato.

Quello che balza subito all’occhio, che è questo signore, che si spaccia, non so se è vero, per un fine pedagogo, si lascia andare ad insulti, bassezze, mancanza di stile, che rasenta il liquame tossico di una discarica abusiva napoletana.

Ora, fermo restando il principio secondo me inviolabile che ogni persona ha il diritto, come stabilisce anche la
Costituzione Italiana all’articolo 19 – materia che prima d’insegnare ai suoi alunni, dovrebbe come minimo conoscere – si è permesso di dire che un racconto fantastico, ambientato in un ipotetico futuro, con diretta conseguenza con avvenimenti legali del 2008, è diffamatorio.

Allora, non credo esista il reato di diffamazione fantascientifica, oppure se dobbiamo tornare indietro nella storia italiana, siamo costretti a tornare all’
Indice dei libri proibiti, tento aggiornato fino al 1969 dal Sant’Uffizio.

La persona in questione, dandomi del diffamatore, citandomi una serie di letture scientifiche, non ha avuto il coraggio d’esporsi pubblicamente, assumendosi la responsabilità, che il tragico evento descritto nel racconto non potrà mai avvenire proprio per le cause da narrate. Se fossi un vero diffamatore, come sostiene, dovrebbe portarmi la prova certa che l’evento è totalmente fantastico, che non ha potuto – naturalmente – fare escludere, né nel presente attuale, né tantomeno in futuro.

Ci sono altre scorrettezze, o peggio ancora illegalità palesi, che il “fine pedagogo” ha messo in atto. La prima è stata pubblicare nel suo blog, senza l’autorizzazione della diretta interessata, di una mia foto, sebbene nel mio sito, è chiaramente visibile nella foto il simbolo © del Copyright, che mi è concesso in uso gratuito, ma che non poteva essere diffuso senza l’esplicito consenso scritto della legittima proprietaria, che non si era premunito a contattare.

Poi, non meno penalmente grave, il fatto, che si sia permesso di postare la mia corrispondenza privata, senza riceverne la preventiva autorizzazione, ancora in totale sfregio della Costituzione Italiana, che nell’articolo 15, a tal proposito è chiarissima.

Potrete sinceravi della bontà di quanto scrivo, andando direttamente al suo Blog, anche i reiterati insulti scritti nei miei confronti.

Ma quello che è più assurdo, è che questi ha definito “l'omosessualità non è una malattia, bensì una malformazione genetica innata”… “E la malformazione non è una cosa naturale?”… “Le ho detto che è una malformazione genetica, come può essere l'anoressia”, e continua “DOVE CAZZO HO DETTO CHE È UNA MALATTIAAAAAAAAAA?????????????? DOVEEEEEE???????"

Devo dire, che francamente sono rimasto basito dall’eloquio forbito, professionale, pedagogico di questo sedicente insegnate. Ho trovato il suo accanimento ridicolo, puerile, quasi patetico, forse tutto questo è dovuto ad una forte carenza d’affetto, oppure ad una frustrazione professionale non facile da estirpare. Trovo però più assurdo di tutto, che questo sedicente signore – se signore si può chiamare una persona che ha un eloquio così triviale – che dopo una serie d’illegalità, comportamenti moralmente ed eticamente scorretti, superando con estrema facilità il rischio di prendersi una denuncia per tutti i fatti sopramenzionati, non ha nemmeno, non dico cancellare i reiterati insulti, ma quanto meno, l’umiltà di chiedere scusa,ma d’altronde uno che titola il suo
blog come Schizoide Mat, c’è poco da stare allegri. e se avessi un figlio che ha la sventura d’averlo come insegnante, lo cambierei immediatamente, non di classe, ma di scuola.

Naturalmente il mio auspicio è che questa persona dimostri – soprattutto nei confronti di se stesso e degli altri – maggior controllo emotivo, confidando però, che almeno in classe – se veramente si considera un educatore – non si comporti come si è comportato con me.

Gli faccio i miei migliori auguri. Li merita di cuore, non tanto per lui, ma per è vicino: famiglia, genitori, figli, amici e alunni, avete tutta la mia umana comprensione, so che non deve essere una cosa facile, fatevi forza!

Marco Bazzato

29.02.2008

martedì 19 febbraio 2008

Ricevo e pubblico


Ricevo e pubblico una gentilissima mail giuntami questa mattina, ringraziando l'autuore per avermi fato notare la mancaza dello spazio riservato ai commenti. Mancanza dovuta, non ad un intento censorio, ma ad un banale errore d'impostazione nei comandi del blog. Scusandomi per il disguido causato dalla mia imperizia,
Marco Bazzato

Salve signor Marco Bazzato,

ho appena terminato di leggere il suo articolo
"Adozioni Gay, No Grazie" e mi sono accorto che nel suo blog non è possibile inserire commenti, quindi mi ritrovo a scriverle questa e-mail, innanzitutto per congratularmi per l'assenza di libertà di parola che garantisce ai suoi lettori.

Inizio subito col chiederle gentilmente le fonti del suo articolo dato che, nonostante sia palesemente inventato, ad una rapida lettura da parte di un lettore disattento questa potrebbe apparire come un racconto reale e potrebbe sviare da una realtà completamente diversa.

Infatti, da quanto ne so io, mi pare azzardato che un bambino possa odiare i propri genitori adottivi a tal punto da arrivare al suicidio... sarebbe un caso unico nel mondo, unico anche per l'assurdità del fatto: questo bambino al di là della famiglia non conosceva nessuno? Nessun amico? Nessun primo amore? Nessun hobby? Niente di niente? Beh, mi sa più di una storia di un ragazzo segregato in casa più che altro.

Inoltre le note contenute nel suo articolo mi fanno sorgere molti dubbi per l'incoerenza con ciò che succede nel mondo reale:

o la storia dei bambini che lodano i propri genitori eterosessuali naturali e adottivi mi ha fatto scappare una grossa risata: non ho mai visto un bambino vantarsi con gli amici del proprio papà e della propria mamma, o discutere sui propri genitori invece che giocare a pallone, o fare la gara con gli amici a chi ce l'ha più grosso (il papà, intendo), o chi ha la mamma più gnocca, ecc.

o non sono inoltre riuscito ad immaginarmi un bambino, figlio di una coppia gay aggressivo, e soprattutto che nessuno nel gruppo dei coetanei non l'abbia almeno stuzzicato per essere figlio di un omosessuale; ad immaginarmi un omosessuale latente aggressivo, poi, non ci provo neppure o i dati riportati da una rivista indipendente poi mi fanno capire quanto lei sia una persona ignorante in materia di valutazioni scientifiche: se un articolo non viene riportato dalla maggior parte delle riviste scientifiche di psicologia (la medicina non vedo proprio cosa possa centrare con questo caso, quindi questa sua citazione fuori luogo è davvero ridicola) è evidente che al suo interno abbia numerosi quanto evidenti errori di interpretazione o inoltre i dati da lei riportati sono in pieno conflitto con i numerosissimi dati riportati dall'APA (American Academy of Pediatrics), i quali nei loro esperimenti non hanno notato nessuna differenza psicologica significativa tra i figli di genitori eterosessuali e di quelli omosessuali; un dato così contrastante avrebbe portato ad altri dati opposti a quelli derivati dagli esperimenti dell'APA, e invece niente.

Insomma, sentiti complimenti per la MEGA-STRONZATA che evidentemente ha scritto di suo pugno, nella quale dimostra di essere una persona ignorante, dal pregiudizio facile, diffamante, senza scrupoli nel raccontare il falso e disposta a tutto pur di portar acqua al suo mulino.

Ci tengo a farle notare che non le dico questo perché sono un omosessuale, e non rappresento nessuna associazione gay, bensì sono semplicemente una persona stanca di vedere in giro gente come lei, che si spaccia per saccente dall'alto della sua ignoranza. Si vergogni.

Le consiglio inoltre di provvedere il più presto possibile di cancellare o al massimo di correggere il suo articolo diffamante e falso prima che qualcuno le faccia causa.

Sperando di non dover mai più leggere cose del genere in giro per la rete, le porgo i miei distinti saluti.