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Osama Bin Laden è stato assassinato

Osama bin Muhammad bin Awa bin Laden, conosciuto dagli "amici" come Osama bin Laden, nato a Riyad - Arabia Saudita - 10 marzo 1957, assassinato a Abbottabad, Pakistan, il 2 maggio 2011.
Ormai la notizia non è più cronaca, ma storia.
Osama Bin Laden è stato assassinato da un gruppo di sicari di Stato, in Pakistan, non giustiziato, come vorrebbe fra credere la maggioranza dei media, grazie ad un incursione militare, leggesi invasione mirata di uno Stato sovrano, in spregio delle più elementari norme del Diritto Internazionale, da parte della più grande democrazia del mondo.
Il presunto mandate e ispiratore degli attentanti dell´11 settembre 2001, forse tradito da qualche compagno torturato a Guantanamo, o spiato per mesi, come sostengono gli americani, dalla CIA, è stato fatto secco, con un esecuzione a sangue freddo, durante un operazione di sicari di Stato, composto stando alle prime voci da 14 assassini, poi saliti a 69, appartenenti al corpo dei Navy SEAL - United States Navy SEa, Air and Land forces - durante un operazione che avrebbe richiesto un lungo periodo di preparazione.
Che il meticcio Obama,fosse in grosse difficoltà interne ed estere è risaputo anche ai somari, ma che "Lui", primo Premio Nobel per la Pace al mondo "Sulla parola" - in stile galeotto in libertà condizionata - avesse bisogno del gioco delle tre carte, come un prestigiatore alcolizzato di Harlem per sollevare le sorti della sua miserevole presidenza, questo è stato un guitto da giullare e buffone di corte, completamente inaspettato.
Secondo le vigenti leggi non solo americane ma internazionali, ogni cittadino, chiunque esso sia, è innocente fino a prova contraria.
Criminali di guerra ben più feroci dello sceicco saudita sono stati arrestati e consegnati ai Tribunali internazionali, per essere processati per crimini ben più orrendi di quelli imputati ad Osama Bin Laden.
Prendiamo ad esempio i nazisti, vedi processo di Norimberga, Saddam Husseim,i Kmer Rossi, Milosevic, il genocidio in Ruanda, e via discorrendo. Eppure Bin Laden aveva sulla coscienza un numero di morti, diretti e indiretti, assai inferiore rispetto ai loschi figuri sopracitati, con la differenza, non da poco, che costoro sono stati processati - formalmente - da una giuria di loro pari, ricevendone una condanna, o all´ergastolo, o all´impiccagione, a seconda delle leggi dei rispettivi Paesi, mentre Osama è stato, per dirla alla Obama, "Terminato", cioè assassinato.
A costui: un colpo in testa, in stile Al Capone, e stivaletti di cemento, come d´uso fare la mafia siciliana quando deve far sparire qualche testimone scomodo, seppellendolo nell´oceano, in dispregio di quelle stesse religioni che l´America stessa, dicendo di non essere in guerra con l´Islam, dice di rispettare.
Alcuni dicono che giustizia è fatta...italiani compresi, eppure si è assistito a un crimine, ad uno sfregio del diritto internazionale di una violenza e di una criminalità inaudita, trovandosi innanzi ad un barbarismo culturale non diverso da quello talebano, esperti in esecuzioni sommarie dei traditori. Sì, perché alla fine Bin Laden, essendo stato un uomo della Cia era un traditore, e come tale è stato eliminato.
Il Presidente fallito ha affermato che non verranno mostrate le foto dell´assassinato perché troppo cruente. Strano, in rete fin´ora sono passate due farlocche, e si inizia a dubitare che gli statunitensi lo abbiano assassinato il due di maggio. Alcuni sostengono che Osama fosse stato ammazzato anni fa in Afganistan e il corpo messo sotto ghiaccio, pronto per essere "scongelato" e venduto come "merce fresca" al momento opportuno.
Ora bisognerà attendere la reazione dei pakistani, che se non avvisati, si sono visti violare dall´esercito americano la loro spazio aereo e l´integrità territoriale con un´operazione clandestina, non concordata con dei presunti alleati.. I pakistani, visto che sono più gli americani che hanno bisogno di loro e non viceversa, dovrebbero sospendere per alcuni mesi il permesso di utilizzo logistico dello territorio e dello spazio aereo, in segno di protesta sostanziale contro l´indebita aggressione subita.
L´azione svolta dal Governo americano non è molto diversa da quella di un "vicino di casa" che ti entra furtivamente nel giardino, ti ammazza il cane, considerato portatore di rabbia, senza averne fatto gli esami clinici per appurarlo, e poi si porta via la carcassa dell´animale, seppellendola in una "fossa" oceanica.
Possiamo dire che il mondo si è liberato di un pericolo? No, anzi. Uccidendo in modo barbaro Bin Laden, gli americani ora hanno creato un martire, perché se prima avevano dalla loro la formalità del diritto internazionale, l´assassinio mirato, tipico dei regimi dittatoriali, potrebbe alimentare il fanatismo e le ritorsioni nel territorio europeo e in minor misura negli U..S.A..
L´assassinio di Bin Laden assomiglia a un omicidio rituale, come se una volta eliminato il presunto demone, il demone stesso si dissolvesse. Cosa che purtroppo potrebbe non essere. È vero che Al-Qaida, da anni vive virtualmente attraverso le rivendicazioni internet, come un entità a se stante, lontana dai fatti e dagli eventi che gli vengono attribuiti, ma è anche vero che nel nome del "Martire", secondo i fanatici più radicali, potrebbero scatenarsi rappresaglie contro obbiettivi civili, e non militari, più facili da colpire, e non è detto che necessariamente debbano essere luoghi simbolici, perché ogni luogo, ad attentato compiuto, potrebbe assumere la nomea, col senno del poi, di luogo simbolico.
Quello che annichilisce è il silenzio e la proneria succube a novanta gradi - caratteristica dell´omosessualità passiva - della comunità diplomatica internazionale, occidentale in primis, ligia e attenta a sbraitare contro i deboli, quando fa comodo, al diritto internazionale e ai diritti umani e di giustizia. In questo frangente invece, tutti sembrano come vampiri ubriacati dal sapore del sangue del cadavere assassinato a freddo di Bin Laden, ignorando che dei Paesi che hanno la pretesa di dirsi civili sul piano internazionale non dovrebbero aver remore nel richiamare anche il padrone, pardon l´alleato più potente, quando costui calpesta, qualunque possano essere la banali giustificazioni, le regole del diritto.
Non si tratta di difendere un assassino come Bin Laden, ma di difendere il diritto violato, non tanto con l´uccisione del simbolo, ma con l´assassino della persona che nell´immaginario collettivo incarnava il simbolo.
Forse gli americani non vogliono mostrare la foto del cadavere perché temono non le reazioni per la morte del simbolo, ma le reazioni fanatiche per l´assassinio della persona. I due approcci si muovono su piani diversi, e il secondo, ossia il piano umano, fa più paura del piano simbolico eliminato; sempre che esista la foto dell´esecuzione e la prova certa dell´assassinio, con data digitale, e un video dell´occultamento di cadavere nell´oceano.
Ora sembrerebbe che il Premio Nobel per la Pace, sulla parola si accinga a decorare l´assassino di Bin Laden. Decorazione segreta, così come il nome del sicario. E qui scatta il paradosso: Un Premio Nobel per la Pace che appone una medaglia al petto di un killer professionista.
Quando si parla di vittime, sovente non ci si attiene mai alle fonti di uno dei due belligeranti, ma di solito per le conferme sono attese da organizzazioni terze o indipendenti. In questo caso tutti a plaudere al corpo dell´assassinato che pubblicamente non viene diffuso.
Va ricordato quando si parla di Comunità internazionale che gli americani non riconoscono la Corte Penale Internazionale dell´Aia, ma pensano, a loro insindacabile giudizio, che i criminali vadano impiccatati, quando fa comodo a loro, al primo albero e assassinati, lasciandoli penzolare dalla forca.
Nota dell´autore.
Sono favorevole alla pena di morte, l´ho sempre dichiarato, quando questa è comminata da un Tribunale legalmente riconosciuto sia sul piano interno come in quello Internazionale. Io stesso avrei plaudito all´esecuzione della pena capitale, dopo un giusto processo, affrontando tutti i gradi di giudizio. Ma nel caso di Bin Laden nessuna delle banali regole del diritto è stata rispettata. Questo è un precedente pericoloso, perché il pericolo per una china arbitraria della giustizia locale, regionale, nazionale o internazionale, si sta facendo sempre ripida. Uccidere a sangue freddo, senza il diritto di un processo, non è giustizia, ma esecuzione, assassinio, omicidio eseguito da un sicario addestrato e al soldo di uno Stato.
Oggi lo hanno fatto gli Stati Uniti, domani lo stesso diritto d´impunità potrebbero pretenderlo, a ragione allora, qualsiasi altro Paese,e tutti dovrebbero plaudire.
Tutte le vittime di Bin Laden e di Al-Qaida, da quelle dell´11 settembre in poi, avevano il diritto sacrosanto d´avere giustizia, non vendetta e assassinio di Stato.
Marco Bazzato
05.05.2011
http://marco-bazzato.blogspot.com/
mercoledì 6 gennaio 2010
Obama: "Gli 007 hanno fallito"
Il 2009 è morto sotto i migliori auspici.
Una Madonna ha colpito Berlusconi, il Papa travolto da una fedele infoiata, che pensava che egli fosse veramente il vicario di Gesù Cristo e che dalla sua gonna uscisse la potenza del Padre, mentre è riuscita solo a far carambolare a terra l’ex membro della gioventù hitleriana, in mondo visione. Complimenti, forse il miglior strike di bowling di vaticana memoria.
M a la notizia più ghiotta in assoluto è stato il fallimento di un attentatore con l’esplosivo tra i coglioni, che sfortunatamente non è esploso, facendo apparire i servizi segreti americani (Cia, Nsa) una succursale della Banda Bassotti, per quanto riguarda la capacità di prevedere gli eventi.
Questo secondo i media ufficiali.
Ma potrebbe esistere un’altra verità, una verità più semplice che vedrebbe il meticcio neo Premio Nobel per la pace in ostaggio delle lobby guerrafondaie che per anni hanno supportato il precedente presidente degli Stati Uniti, l’ubriacone George W Bush. È chiaro infatti che sebbene fosse stato avvisato il referente della Cia nello Yemen della possibilità di attentati, questa abbia, non chiuso un occhio, ma tutti e due, permettendo così che il bravo ragazzo s’imbarcasse su un volo Delta, da Amsterdam, alla volta degli U.S.A.
Chi pagherà per l’inettitudine dei servizi segreti americani?
Naturalmente i cittadini di mezzo mondo, che si vedranno letteralmente spogliati dai Body Scanner installati nei principali aeroporti del mondo, nei gate d’ingresso per gli imbarchi verso gli Stati Uniti.
Bisogna sacrificare un po’ della propria privacy in nome della sicurezza, dicono gli idioti…Balle, bisognerebbe appendere per i testicoli gli ufficiali dei servizi americani di stanza in Yemen e gli addetti alla sicurezza dello scalo olandese, che forse non erano collegati con le banche date americane, altrimenti avrebbero potuto prendere, al momento dell’imbarco, le contromisure necessarie.
Ma ci pensiamo? La nazione più potente del mondo, sulla carta, che è la più indebitata col rischio di defalut finanziario se Cina e Russia mettessero sul mercato tutti i bond americani, che si fa mettere in scacco da 100 accattoni yemeniti, 100 terroristi del week end che possono far affondare nella merda, il gigante americano con i piedi d’argilla?
Se crediamo alle panzanatedi Babbo Natale, a Gesù Bambino, alla Befana, al Gnau Fufu possiamo credere che quest’attentato non si poteva prevedere e che l’attentatore non era una faccia schedata, quindi per i servizi americani, un emerito sconosciuto.
Il vero dramma per gli “amici” che tengono politicamente in ostaggio il meticcio, il presidente americano, è il fallimento dell’attentato. Il dramma è che l’aereo non sia esploso, permettendo così’ al mondo e alla sicurezza internazionale di evitare misure draconiane, come l’inasprimento delle sanzioni contro l’Iran, inviare ulteriori truppe in Afganistan, bombardare veramente lo Yemen.
Proviamo a immaginare cosa sarebbe accaduto se l’attentatore fosse riuscito nella sua impresa? Subito sarebbero partite le accuse rivolte a mezzo mondo, dove gli americani come loro prassi avrebbero visto nemici anche dentro i tombini delle fogne, costringendo il cosiddetto mondo civile, quello umano, non radicalizzato a far indossare gli elmetti ai soldati e andare in trincea a combattere, a morire, ancora per far piacere a qualche multinazionale del petrolio o altro.
Il problema che oggi ha l’America è il meticcio e la sua signora, il Premio Nobel e consorte non sono altro che degli arruffa popoli, dei populisti dell’ultima ora che hanno ingannato gli statunitensi, mostrandosi come persone del popolo, perché di colore, apparendo umili come coloro che per mancanza di denaro si ingozzano di Junk Food, cibo spazzatura, mostrandosi agricoltori alla Casa Bianca, interessati ai cibi biologici, e altre scemenze, mentre da quando, quello che prima della Guerra di Secessione, perduta dal Sud, non sarebbe stato altro che uno schiavo nelle piantagioni di cotone, oppure prima dell’avvento – nefasto – di Martin Luther King che ha fatto abolire le leggi sulla segregazione, al grido del motto rivoluzionario “I have the dream” avrebbe continuato a viaggiare negli autobus riservati alle persone di colore, continua a comportarsi con la mentalità dello schiavo, visto che i suoi padroni gli hanno ordinato di chiedere scusa pubblicamente per gli errori dei servizi segreti, ma nel contempo riducendo ancor di più il diritto alla privacy dei viaggiatori stranieri che si recano negli Stati Uniti.
Insomma, un inizio d’anno col botto mancato a fine anno e all’inizio, quando a Time Square hanno paralizzato mezza città per un furgoncino abbandonato da due giorni a poche centinaia di metri da dove alla mezzanotte del 31 dicembre sarebbe sceso l’enorme testicolo luminoso che sancisce l’arrivo del nuovo anno.
Ora che accadrà? Nulla, tutto continuerà come prima, muovendosi lungo il ripido declivio che porterà ad ulteriori restrizioni nelle libertà individuali, restrizioni che verranno accettate a scatola chiusa dall’Unione Europea, e dall’Italia che come un bastardino affamato obbedirà senza muovere alcuna obiezione, per spingere l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti verso una nuova forma di dittatura strisciante, perché il mondo è sotto scacco di quattro accattoni armati di Kalansnikov che come ogni partigiano che si rispetti, con una semplice fionda, i piccoli Davide, abbattono il gigante Golia, facendoli fare la figura del perfetto idiota!
Ma la cosa strana che dimostra di come Obama sia un presidente dimezzato, come il colore della sua pelle, è che non ha chiesto le dimissioni dei vertici dei servizi, anzi, sono ancora ai propri posti, come accade nella politica delle banane in Italia, che più danni si commettono durante l’esercizio delle proprie funzioni, più si spalancano le porte verso mete ambite sempre più alte e posti di prestigio meglio retribuiti, a dimostrazione che non si lavora, come si vorrebbe far credere ai grulli, per il popolo, ma contro di esso, e che i veri ordini, quelli esecutivi, non giungono dalla marionetta che appare come il comandante in capo, ma da altri che se ne stanno rintanati, dietro le quinte, premendo per portare avanti i loro interessi economici.
Marco Bazzato
06.01.2010







