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sabato 14 novembre 2015

Parigi, 128 morti. Hollande:” Atto di guerra!”



Avviso a tutti i lettori: questo articolo non sarà politicamente corretto. Quindi non indignatevi, non lagnatevi e se proseguite nella lettura lo fate a vostro rischio e pericolo.

Prima di iniziare voglio esternare le mie condoglianze ai famigliari delle vittime e dei feriti della notte di terrore parigina. Vittime e feriti innocenti, colpiti dalla follia criminale di un terrorismo dove sembra che i soliti noti facciano il possibile per assumersene la paternità, rivendicalo. Ma, senza che nessuno la preda sul personale, non esprimerò il mio cordoglio alla Francia e alla politica francese.

Diamo il via alle danze. Innanzitutto mi è stata rovinata la serata televisiva. Dopo la visione di un ottimo film, “The Call”, comunque i fatti bene o male sono noti a tutti, ormai.

Che dire di questo “patè parigino di carne umana macinata da proiettili e granate”- carne crivellata e dilaniata dall’attacco di venerdì 13?

 A proposito ieri mi sono scordato di fare qualche gesto scaramantico, ed è avvenuto il cosiddetto “effetto farfalla” della teoria del caos. Caos che a Parigi effettivamente c’è stato, facendomi venire  in mente una frase pronunciata da n noto cantante italiano nel 2009, che parafraserò: “Tutto torna indietro come un boomerang”.

Infatti non dimentichiamo che è stato per volontà dell’ex presidente francese –  il nano capoccione – se a Gheddafi è stata fatta la festa e che adesso in Libia si pratica “Una splendida festa di morte” (Stephen King – 1977), con mezza Europa, che come cani e cagne in calore, leccavano il culo al francese, perché all’epoca l’imperativo era quello di eliminare il leader libico, fisicamente, facendolo ammazzare, dalla scena politica mondiale, per un debituccio contratto dal tappetto francese nei suoi confronti. E da dove adesso dalla Libia, partono  le carrette del mare cariche di  emigranti economici, che fanno arricchire le cooperative legate ai comunisti e al clero, perché l’Italia, come negli autosaloni quando si deve presentare un nuovo modello, si pratica indiscriminatamente “Le porte aperte!”

Adesso retoricamente tutti gridano all’11 Settembre Europeo, Francese, Parigino, o come diavolo lo si vuole chiamare. Non scadiamo nei discorsi da alcolizzati . Questi che hanno fatto la “Danse macabre” (Charles Baudelaire –  Fleurs du mal”, rispetto a chi ha  praticato l’indesiderato coito anale agli americani dell’11 settembre 2001, versione ufficiale a parte, quanto avvenuto venerdì 13 – tocchiamoci – 2015 a Parigi, ha il sapore di una serie di raudi da botti di capodanno, “sfuggiti di mano”, anche perché le vittime –  terroristi compresi – negli U.S.A, furono 2974, mentre la scorsa notte nella città di Lady Oscar, attualmente il computo si ferma  a 128.  Meno di un ventesimo, rispetto agli U.S.A. Ergo il paragone non regge, anche perché lo si vede chiaramente anche dai volti dei giornalisti e dei politici che lo ripetono fino alla nausea, che manco loro ci credono.

Ma la domanda che tutti si pongono è un'altra: è adesso?.

Naturalmente  chiudiamo la stalla dopo che i buoi sono scappati.

 L’Europa, i politici europei, italiani e francesi compresi, si meritano tutto ciò. Purtroppo quelli che crepano in questi casi non sono i politici, colpevoli indiretti, ma i civili. Infatti, il presidente francese è stato portato via dai guardia spalle, gli altri cittadini potevano solo sperare di portare a casa la pellaccia.… Alla faccia della  Libertè e soprattutto di Egalite, la Fraternitè e andata a puttane!

Adesso si chiudono i confini…

Ma prima cosa facevano i servizi segreti di mezza Europa, francesi compresi? Si masturbavano sotto i tavoli, infilandosi le baghette in un orifizio – la bocca, maliziosi che non siete altro! – Oppure se ne stavano al Moulin Rouge a guardasi quella scosciate che ballano il “Can Can?”

Ci sta poco da dire, i terroristi, qualunque sia la loro nazionalità e chiunque li ha  inviati, molto probabilmente o erano cellule dormienti che sono state attivate, oppure, ipotesi più probabile erano dei sedicenti profughi arrivati a Parigi con ordini precisi e per una missione suicida. Sta di fatto che l’organizzazione del “Luna Park itinerante di sangue” è stata ben orchestrata e non è impossibile ipotizzare che questi, visto che si pensa solo a monitorare la rete, internet, i social network, abbiano utilizzato sistemi di comunicazione a bassa tecnologica, visto che essendo quasi completamente in disuso, non sono diversi dalle linee delle metropolitane abbandonate,e quindi ricettacolo di ogni genere di balordi o terroristi.

E che farà adesso la nostra povera italiaetta? Seguirà la linea del buonismo a prescindere, tipico della Boldrini e di quei  zozozzoni di sinistra, oppure, finalmente il Paese si toglierà il guanto di velluto e inizierà ad utilizzare,  legalmente anche con leggi ad hoc, il pugno di ferro?  L’unica mossa inutile, come quella del bambino che voleva mettere l’acqua del mare dentro il secchiello, è quella di un rafforzamento dei controlli di terra, soprattutto con la Francia. Bella mossa e i confini di mare? Lì continueremo ad andarceli a prendere, con il pretesto di salvare vite umane, direttamente entro i limiti delle acque territoriali libiche, per Diana!

 In primo luogo, come già sta avvenendo in Francia, invece di dare il giro di vite o di garrotta contro l’immigrazione clandestina, rimpatriando, forzatamente, non semplicemente espellendoli fuori da patri confini, lasciando a costoro la libertà di aggirarsi per l’Unione Europea, si sta pensando restringere – come si fa sempre in questi casi, ecco perché questi eventi sono come il cacio sui maccheroni –  le libertà civili e individuali, non degli eventuali colpevoli, ma delle vittime,ossia la maggioranza dei cittadini.

Ci sta poco da fare i buonisti a prescindere. Come diceva il consigliere comunale del P.C.I. quando si dovevano celebrare i funerali della signorina Cristina, in Don Camillo – 1952, “I tempi dei sentimentalismi sono finiti. Finiti!”

E come disse Jean Luc Picard, in Star Trek “Primo contatto” 1996: I! Siamo scesi a troppi compromessi, troppe ritirate. Invadono il nostro spazio, e noi ci ritiriamo. Assimilano mondi interi, e noi ci ritiriamo. Adesso basta! Li dobbiamo fermare qui, impedirgli di andare oltre... E io gliela farò pagare per tutto quello che hanno fatto!”

Diciamocelo, ce la siamo voluta, ce la siamo cercata. La politica europea degli ultimi lustri, prona agli interessi Nato,  Americani e in parte francesi,  ha portato a questa situazione di caos generalizzato in Europa, a partire dall’abbattere Gheddafi, al voler abbattere il legittimo governo siriano. Il colpo di Stato silenzioso in Ucraina, con l’annessione quasi forzosa entro l’Unione Europea, Il tutto  come sempre non per  nobili scopi umanitari o di salvaguardia dei diritti umani, o dei diritti civili. Dai, non pigliamoci per il culo. Di questi diritti civili degli altri Paesi ce ne fottiamo bellamente. L’interesse è quello solito di sempre: mettere le mani sulle loro risorse.

 Solo che poi ci si incazza se ci viene restituita, secondo le loro forme, la pariglia, appestandoci di sedicenti profughi, che arrivano in occidente per farci mangiare la loro merda, che è identica alla nostra stessa merda,perché sempre di merda si tratta. La guerra, smettiamo di nasconderci, è il terrorismo di Stato, accettato, mentre il cosiddetto terrorismo è la guerra che i poveri combattono contro i ricchi, oppure il terrorismo è la guerra generata da coloro che si ribellano ai soprusi.  E la religione è solo un bieco e volgare pretesto. Il fatto che qualsiasi figlio di cagna o di scrofa urli, prima di ammazzare a sangue freddo dei disgraziati innocenti, “Allahu Akbar  له أكبر” è un’offesa nauseabonda al proprio Dio, perché questi cani della loro tanto decantata religione, non hanno compreso nulla e usano i deboli di mente, persone prive di valori etici e morali, per piegarli alle loro volontà criminali e alla loro visione ideologica del mondo.

Rimango convinto e in questo momento molti mi odieranno, che il vero Islam, la vera Fede, è un’altra cosa e non ha nulla a che fare con teste tagliate ed esecuzioni sommarie e viltà proferite contro degli innocenti, indipendentemente da qualunque sia il loro credo religioso.

È anche vero però che il vecchio continente se cercata perché non ha una strategia politica di ampio respiro, non ha una visione strategica, ma semplicemente tattica e miope dello scacchiere geopolitico mediorientale e nordafricano. E questi sono i risultati.

Abbiamo lasciato chel’Isis si rafforzasse,  e anche le capre sanno chi lo finanzia, presuntuosi nell’illudersi che volesse fermasi alla Siria, all’Afganistan,  all’Iraq, perché, chi lo ha creato lo credeva un cane fedele al guinzaglio, che poteva essere tenuto buono con qualche polpetta di carne di maiale… Mentre invece si è evoluto ed è diventato come il Kraken che con  i suoi tentacoli ha raggiunto anche  quello che ha la presunzione di credersi il cosiddetto mondo civile.

E adesso in una Parigi sospesa in un limbo di terrore, gli unici che fanno affari d’oro, sono i fioristi..
Marco Bazzato
14.11.2015

Foto presa da Repubblica

sabato 10 gennaio 2015

Gli attentati di Parigi e il “terrorismo mediatico” italiano

Innanzitutto voglio esprimere il mio vivo cordoglio per i morti a Parigi ai famigliari e agli amici delle vittime – tutte. Senza distinzioni tra vittime e carnefici. I vivi da vivi si possono insultare e offendere, quando sono morti ancora caldi, il discorso cambia, piaccia o no, altrimenti diventeremo tutti come quelli dell’ISIS!

Detto questo, tralasciando le dietrologie, ormai se ne contano a centinaia, quello che mi preme analizzare in questo articolo è la bagarre e il “terrorismo mediatico” scatenato dai  media, classici e digitali, in seguito a questa strage.

Va fatta però una doverosa premessa, e la faccio con un proverbio:  “Scherza con i fanti e lascia stare i santi!”, questa è la saggezza popolare dimenticata dall’assurdità del modernismo relativista.

È vero che in una normale democrazia il diritto di satira e di espressone deve essere salvaguardato a prescindere, purtroppo però vivendo  noi tutti in una società imperfetta, anche qui regna un relativismo politico assurdo, peloso e vigliacco. Infatti, se si fanno vignette antisemite, ecco che partono gli strali dell’opinione pubblica, e  a volte qualcuno si cosparge il capo di cenere e fa pubblica ammenda. Se le vignette sono anticristiane e altri si indignano,  l’opinione pubblica e la sinistra soprattutto grida alla censura, parla e straparla di un Paese retrogrado e bigotto, attaccato a dei valori morali e sociali che vanno derisi e soffocati, nel nome della laicità e della pluralità di pensiero. Giusto?  Se invece le vignette sono anti islamiche, si assiste alla cosa più assurda, specie se si è abituati ad osservare determinati siti,  e parlo di coloro che scrivono nei siti atei o dell’ateismo razionalista, quindi delle opinioni personali dei lettori:  silenzio assoluto, di tomba, nessuna condanna, nessuna esultanza per aver sbeffeggiato il Profeta o l’Islam, in quei casi lì, tutti zitti come mosche.

E sapete perché? Perché in Italia ci stanno due paure fetenti che fanno inzaccherare le mutande: la paura di essere marchiati come antisemiti e quella di essere affetti da islamofobia, mentre sono felicemente fieri se malati cristianofobia.
Già perché in Italia è politicamente e socialmente accettata dai più, da coloro che si credoo radica chic – mentre i più sono una manica di ignorantoni e lazzaroni senza arte, né parte ,  privi di spessore intellettuale e culturale –  la cristianofobia, mentre è pubblicamente esecrata l’islamofobia, anche se la legge in teoria dovrebbe punirli tutti  in egual misura sebbene  non  si è mai sentito nessuno che sia stato denunciato e processato per cristianofobia? Qui ci vorrebbe un estensione della legge Mancino. Mentre per l’antisemitismo e l’islamofobia, tutti ci fanno con i piedi di piombo, attenti a come aprono bocca. (vigliacchi!)

Resta da capire se alla fine sono idioti i cristiani o se sono più volpi gli altri?

Rimane in ballo un fatto essenziale da comprendere, ma di cui nessuno ha avuto le palle di affrontare il problema alla radice: il limite etico della satira. Sì, perché piaccia o no un confine, se non impartito dalla legge, deve almeno essere frutto della libera coscienza dell’individuo o del vignettista, ci deve essere.
Noi crediamo che la libertà sia un valore assoluto, infatti lo è.  La libertà, come tutte le libertà è un diritto che va dosato, centellinato e usato con estrema accortezza. Nessuno di noi è Signore e Padrone assoluto della propria libertà, ogni persona ne è beneficiario,ma come colui che beneficia di un dono, questo va usato e manipolato come se fosse una persona inferma, malata, bisognosa di cure e attenzioni, perché altrimenti la presunzione dell’eccesso di libertà può far attivare in alcuni strati della società delle formazioni cancerose, che poi attaccano all’improvviso e con esisti difficilmente poi controllabili, soprattutto quando si è nelle mani di una politica infingarda e che usa, per i propri tornaconti personali, il terrore della gente e delle persone, gridando ai quattro venti: “siamo in guerra, andiamo felici alla guerra, dobbiamo schierarci. Bisogna combattere”, e altre amenità del genere. Certo, ma poi a fare la guerra mica ci vanno questi che la invocano.

Non difendo l’Islam in quanto tale, ma difendo la buona fede di milioni  persone di islamici, anche quelli che vivono in Europa e in Italia, a cui si è chiesto di fare pubblica condanna di questi atti terroristici.  Hanno fatto bene a  tacere, perché in ogni caso, qualsiasi cosa avessero detto, visto il panico mediatico che stanno scatenando politici e giornalisti, sarebbe stato distorto, manipolato e manco sarebbero stati creduti, perché alla fine anche loro sono vittime,  come è stato vittima il poliziotto musulmano che aveva fatto giuramento alla bandiera francese,  freddato dai terroristi.
L’Europa, le Istituzioni Europee, i politici italiani e i cittadini italiani devono innanzitutto interrogarsi sul significato vero di libertà, perché troppo spesso si crede che libertà significhi fregarsene degli altri, in nome del proprio libero arbitrio. Ebbene, questa non è libertà, questa è anarchia, è assenza di regole e l’assenza di regole certe per tutti, fa covare nel tempo anche questi mostri, sebbene a questi le armi morali siano state messe in mani da altri: ossia su chi, nel nome assolutamente relativo della libertà assoluta di satira, ha permesso che si passasse sopra tutto, a tutti. A sentimenti, a credi, a culture, non importa che queste culture siano islamiche, cattoliche,ebree o di altre confessioni religiose non appartenenti alle tre religioni monoteiste.

Le stragi di Parigi sono i frutti avvelenati di questa libertà, che oggi va sotto il nome assurdo di t”tolleranza”.

Personalmente trovo osceno il termine “Tolleranza”, perché tolleranza significa solo mandare giù e/o far mandare bocconi amari nel nome del diritto – arbitrario – proprio e/o dell’altro, e questo diritto ci ha resi proni e/o arroganti,  lavando il cervello, mentre il termine più corretto dovrebbe essere accettazione, perché la tolleranza è come una bombola di gas , prima o poi esplode, con esiti deflagranti.

 Il termine migliore è reciprocità, ma il termine reciprocità e riconoscimento reciproco è un termine sconosciuto alla razza umana, visto che il più delle volte è la politica, per  interessi economici apparentemente occulti, che soffia sul fuoco delle divisioni, fomentandole e facendo leva  sugli istinti più biechi dell’essere umano, il quale, come un fuscello al vento, è facilmente manipolabile.

Marco Bazzato

10.01.2015 

giovedì 14 febbraio 2013

Berlusconi aveva ragione: Sanremo 2013 come la Festa dell’Unità?


Si è giunti alla seconda serata del Festival di Sanremo e ancora non si riesce a comprendere se si svolge nell’ex città dei fiori, visto che di questi manco l’ombra, o alla festa della piadina, dentro uno stand della Festa dell’Unità, in quanto il convitato di pietra, Presidente del Gran Consiglio dei Dieci Assenti, è la Bandiera Rossa del Partito Comunista.

Iniziamo questa dissezione, che a onor del vero andrebbe fatta o con lanciafiamme o  la sega elettrica, direttamente sui diretti interessati, con i presentatori: hanno la professionalità della provola andata a male:

la Littizzetto che non riesce a uscire dal suo cliché stantio e stitico, si toglie le scarpe, fa le mosssette come una ventenne quasi ottuagenaria, perennemente infoiata, non riesce a leggere il gobbo e si deve aiutare, come al tempo della Rivoluzione di Ottobre del 1917,con il blocco con i testi. Quasi lo stesso per il suo compagno di merende, Fabio Fazio, che non riesce a smettere di arrossire, come se fosse in menopausa, balbetta, finge di incazzarsi e cammina avanti e indietro come se avesse innanzi il plotone di esecuzione, comandato dal colonnello Champignon  della Legione Straniera del famoso spot della Telecom, restando eternamente imprigionato al ruolo di “Che tempo che fa”.

La scenografia: è una chiavica, un mix tra un bordello di periferia per gli spettacoli di burlesque e un salone delle festicciole adolescenziali dove si svolge il Bunga Bunga, patrocinato dall’Arcigay. Le luci e i giochi di luce sono così tetri da far pensare ad una casa delle streghe che manco conoscono uno straccio di incantesimo per trasformarsi in principesse, visto che gli addetti alle luci sembrano una massa di falsi ipovedenti che percepiscono la pensione senza averne diritto.

Il Clan dei Piemontesi  e dei Liguri. Si dubita che esista a memoria d’uomo, anche partendo dal mesozoico, una tale infornata di corregionali .Luciana Littizzetto, Fabio Fazio, Maurizio Crozza, Neri Marcorè, Carla Bruni, tutti provenenti dalle due regione sopraindicate. Per fortuna si è in Europa e nel pieno del 2013! Manco durante le premiazioni dei concorsi di Poesia interpaesani si assiste a una tale povertà di ospiti stracittadini.

La presunta figona: Bar Refeli. Ma per cosa è stata chiamata? Per strimpellare, male, sui tamburi della batteria e per fare la presunta bella statuina, visto che manco è, secondo me, tutta sta gran bellezza, solo perché era l’ex fidanzata di Leonardo Di Caprio? Senza contare che la povera tapina, era costretta alla traduzione simultanea, perché i due presentatori, pagati quasi un milione di euro, nessuno parlava o voleva parlare in inglese. Bella figura di merda, in Eurovisione,  di un Italietta provincialotta e ignorante che in passato creava ed esportava arte, cultura e sapienza in tutto il mondo.

Crozza: Maurizio Crozza va preso a piccole dosi, alla lunga, come ogni cosa stanca e da assuefazione. Il suo interevento di quasi quaranta minuti era scontato e ripetitivo. I personaggi erano triti e ritriti, già fatti in Ballarò, Italialand e nei suoi spettacoli, senza contare che le battute di “Bersani” anch’esse erano riciclate, sono ormai stancati. L’unica nota positiva: il contestatore, che ha risvegliato gli spettatori in sala, che sembravano amorfi come tante marionette durante i comizi di Stalin. Ci si sarebbe aspettato più coraggio da Crozza, non solo nel monologo, ma anche durante la contestazione dei dissidenti. Infatti, visto il giramento di palle che aveva avuto molti si aspettavano che interrompesse completamente l’intervento, andandosene e sbattendo la porta. Ma poi, avendo forse prevalso il lato economico, avrà pensato alla penale e quindi ha ingoiato il boccone amaro e ha sopportato l’odiato dissidente di centro destra. Mentre quando la contestazione è dell’estrema sinistra, verso il centro destra, quella per gli ex e post comunisti, è sempre cosa buona e giusta.

Boh…facciaculaggine della politica di ogni schieramento.

L’Armata Rossa non è riuscita a frenare completamente la deriva omosessuale in Italia, nonostante in passato avesse sconfitto  i nazisti nella Battaglia di Stalingrado, riuscendo solo a rallentare la deriva controrivoluzionaria degli anarchici comunisti italiani, nemici dell’ortodossia sovietica e post sovietica, dei due uomini che volevano mostrare in video  una loro  “limonata” . Per fortuna l’Eurovisione e la Santa Madre Russia è venuta in aiuto della famiglia naturale, impedendo che il video andasse in onda, visto che l’Italia e la Rai avrebbero violato la legge Russa, voluta dall’ex capo del KGB, quindi comunista, e ora amico di Berlusconi, Vladimir Putin, che proibisce in ogni forma la propaganda omosessuale. E si sa, oggi i rubli russi pesano assai anche nell’economia e nella finanza italiana, Rai compresa.

 E i media italiani, specie quelli di centrosinistra? Silenzio osservanza, mutismo e rassegnazione, nel rispetto della tradizione che nell’ex Unione Sovietica, che ha inviato il Coro dell’Armata Rossa dove, fino al momento della caduta del Muro di Berlino, si favoleggiava che i membri fossero ufficiali e spie attive del KGB.

Ma il Coro dell’Armata Rossa non è riuscito a fermare completamente i due amici che vorrebbero sposarsi. Infatti sono saliti sul palco senza dire una parola, ma mostrando cartelli che declamavano i loro fatti privati, ma nell’ex  Unione Sovietica  non capiscono un cazzo della lingua italiana, come in Italia non si capisce un cazzo di russo. Ma non sono riusciti a fermare la canzone degna di un club per scambisti dell’Arcigay, di Enzo Rubino, “Amami uomo”, ma anche in quel caso gli ex sovietici non capiscono un cazzo della lingua italiana e non diventerà mai famosa come l’Italiano di Toto Cutugno, che ha ammesso pubblicamente di rimpiangere i bei tempi dell’ex CCCP, dove regnava l’ordine e la giustizia sociale.

Carla Bruni? Chi ha detto che sa cantare? Ne sento così tanti di quelli che chiamo “Poeti drin drin”, perché strimpellano quattro giri di note sulla chitarra, e a orecchio riesco a riconoscere le chiaviche. che non avendo una casa discografica alle spalle, essendo degli aborti di natura musicale, si stampano i CD clandestinamente in cantina. Ossequiosamente i due conduttori si sono ben guardati dal chiedere all’ex moglie del presidente francese, come mai, secondo voci, avesse favorito la fuga di un assassino che si nascondeva dietro la nomea vigliacca di terrorista. Il mio sogno di quel momento? L’irruzione sul palco dei Carabinieri, arrestandola per aver agevolato la fuga del condannato in contumacia, Cesare Battisti, nel nome del Popolo italiano.

Il pubblico e i dati d’ascolto. Ho la sensazione di trovarmi sia riferito al pubblico in sala sia con i dati d’ascolto nella Corea del Nord, con il pubblico che applaude perché alle spalle ci sta la milizia comunista con il mitra spianato, pronta a sparare ad ogni accenno di sedizione controrivoluzionaria, così come i dati che fino ad oggi vengono diffusi dai giornali che parlano di uno share, nelle due serate, quasi superiore a quello dello sbarco del primo uomo sulla Luna.

Le canzoni? Dove cazzo è andata a finire la melodia e la sonorità della musica italiana?  A puttane? Non sono un nostalgico delle canzonette stile Toto Cutugno, Ricchi e Poveri e Claudio Villa, ,ma questo festival progressista ha solo fatto ascoltare canzoni di borgata, di periferia,con testi e musiche così sciatti, da far rimpiangere “I bambini fanno ohh…”, “Luca era gay” di Povia e “Minchia signor tenetente” dell’ex Vito Catozzo, Giorgio Faletti. Se i quattro broccoli delle nuove proposte, forse pescati dentro qualche centro sociale, appestato dai fumi illegali della cannabis, rappresentano l’Italia,  la musica leggera è veramente fottuta, perché non si può far altro che dire che sono stati rapiti, per usi musicali impropri, delle braccia sane, destinate all’agricoltura.

Le ultime righe prima di concludere: Voglio annunciare a tutti i lettori, che mi sono messo le palle a “bagno Maria”, avendomele grattugiate durante le due serate del Festival, ora sono spellate e arrossate come il culo di una scimmia che soffre di emorroidi!

In ogni caso è sempre meglio una vera Festa dell’Unità che non questa sagra paesana che sembra la Festa di quartiere della verza bollita.. che puzza di carogna morta!.

Marco Bazzato
14.02.2013

giovedì 20 ottobre 2011

Gheddafi e morto


Mu ammar Abū Minyar Abd al-Salām al-Qadhdhāfī
Detto Muammar Gheddafi, Sirte, 7 giugno 1942 – Sirte, 20 ottobre 2011





Gheddafi e morto.

 Onore all’amico dell’Italia. Ora il mondo “piange” il grande dittatore, e l’Italia in primis. Al premier e al Ministro degli Esteri dispiacerà per l’impossibilità di poter ospitare più la sua tenda, le amazzoni, i cavalli ei beduini armati.

Il Colonnello Gheddafi, diventato un feroce dittatore solo che dopo i Bruto europei hanno iniziato a pugnalare alle spalle il Cesare libico, ma prima nominato da tutti i media italiani come Augusto e Illuminato capo di Stato, nonostante avesse riempito Lampedusa di immigrati clandestini e profughi, ma era un “amico” dell’Italia e delle grandi corporation petrolifere e del gas naturale, che tutti gli altri si fottano…

Era chiaro, nessuno aveva intenzione catturarlo vivo, sia da parte degli “amici” della politica internazionale, sia dai suoi ex seguaci in patria, dove molti dei suoi ex papaveri hanno fatto il “salto della quaglia” trasformandosi da feroci esecutori dei suoi voleri, a democratici aperti agli interessi del popolo, pur di mantenere il loro status e il loro tenere di vita.

Gheddafi era l’amico di tutti, perché, indipendentemente dalle sue nefandezze, a partire dalla giusta cacciata colonialisti italiani, alla strage di Lokerbie, alle sei infermiere bulgare accusate ingiustamente d’aver infettato dei bambini in un ospedale di Bengasi, per quasi quarant’anni ha fatto comodo a tutti: terroristi e “democrazie civili”. I primi perché era una fonte inesauribile di idee e di sistemi per creare terrore, alle “democrazie europee”, Italia in primis, perché interessata al petrolio e al gas naturale del Paese.

A Gheddafi, proprio per via del suo essere “sopra le righe” gli è sempre stato perdonato tutto, sono state accantonate le sue nequizie e i suoi atti criminali. A modo suo, aveva fascino, aveva quel fascino nero e boheme e zingaricamente beduino, affascinato dalla mimica e dalla loquacità oratoria della Buon anima di Benito Mussolini, di cui aveva tutti i suoi discorsi pubblici, per attirare a se le masse e i politici, quest’ultimi, asserviti dalla grande industria, attratti dai contratti commerciali ed economici, e dalla possibilità di de localizzare, producendo a basso costo e con pochi controlli sul mercato del lavoro e sulla sicurezza.

L’Italia deve ringraziare il “fu” dittatore libico, che sembra sia stato ucciso, da voci frammentarie, dopo la cattura, con un colpo alla testa.

Bell’inizio per la nuova democrazia.


Poi, va detto, che al Tribunale dell’Aia nessuno ce lo voleva, vivo. Avrebbe potuto parlare, raccontare un bel po’ di retroscena a riguardo la politica terroristica degli ultimi quarant’anni, e le Cancellerie certamente non avrebbero voluto cattiva pubblicità, e si sa, come tutti i parenti, amici e fratelli scomodi, si preferisce asserire che costoro sono impazziti o che sono stati “suicidati!”

Ora i presunti insorti, aiutati dalla Nato e dalle cancellerie europee, dopo essersi tolti la polvere da sparo e il sangue dalle mani, messe sotto naftalina le divise colme di carne umana, che, sono pronti a mettere le mani sull’oro e sulle riserve economiche dell’ex leader libico, accantonando l’idea – giusta – di Gheddafi, di una moneta unica africana con cui farsi pagare dai Paesi ricchi le risorse naturali, come oro, petrolio, uranio e altro. Il ricco mondo civilizzato mai avrebbe accettato, gli americani in primis, di iniziare finalmente a pagare le materie prime, acquistando valuta estera, come fa l’Europa e che è stato anche il motivo della cacciata di Saddam Husseim che voleva passare all’Euro, come valuta di scambio per l’acquisto del petrolio iracheno.

Ed è chiaro che il Governo Provvisorio alla fine si non sarà diverso dal padrone precedente, visto che le vendette sono già iniziate con esecuzioni, sommarie,stupri e distruzione , alla fine farà quello che i padroni occulti, i bombaroli della Coalizione dei Volenterosi, vorranno.

La differenza tra il prima e il dopo: Se prima le democrazie civili volevano fare affari con la Libia, dovevano fare i conti con il colonnello, mentre ora, il Governo Provvisorio e quello che verrà, sarà un governo fantoccio, come è accaduto in Afganistan e Iraq, voluto dai colonizzatori, che adesso, dopo aver devastato il Paese a suon di bombe, e fatto arretrare la popolazione, come standard di vita, indietro di quarant’anni, si sfregano le mani per la ricostruzione di ponti, strade, infrastrutture, e per le royality petrolifere e sul gas che ruberanno legalmente al popolo libico, grazie agli accordi bilaterali per la ricostruzione di un Paese, come diranno nei prossimi mesi, messo in ginocchio da quarant’anni di feroce dittatura.

Marco Bazzato
20.10.2011

giovedì 5 maggio 2011

Osama Bin Laden è stato assassinato




Osama bin Muhammad bin Awa bin Laden, conosciuto dagli "amici" come Osama bin Laden, nato a Riyad - Arabia Saudita - 10 marzo 1957, assassinato a Abbottabad, Pakistan, il 2 maggio 2011.

Ormai la notizia non è più cronaca, ma storia.

Osama Bin Laden è stato assassinato da un gruppo di sicari di Stato, in Pakistan, non giustiziato, come vorrebbe fra credere la maggioranza dei media, grazie ad un incursione militare, leggesi invasione mirata di uno Stato sovrano, in spregio delle più elementari norme del Diritto Internazionale, da parte della più grande democrazia del mondo.

Il presunto mandate e ispiratore degli attentanti dell´11 settembre 2001, forse tradito da qualche compagno torturato a Guantanamo, o spiato per mesi, come sostengono gli americani, dalla CIA, è stato fatto secco, con un esecuzione a sangue freddo, durante un operazione di sicari di Stato, composto stando alle prime voci da 14 assassini, poi saliti a 69, appartenenti al corpo dei Navy SEAL - United States Navy SEa, Air and Land forces - durante un operazione che avrebbe richiesto un lungo periodo di preparazione.

Che il meticcio Obama,fosse in grosse difficoltà interne ed estere è risaputo anche ai somari, ma che "Lui", primo Premio Nobel per la Pace al mondo "Sulla parola" - in stile galeotto in libertà condizionata - avesse bisogno del gioco delle tre carte, come un prestigiatore alcolizzato di Harlem per sollevare le sorti della sua miserevole presidenza, questo è stato un guitto da giullare e buffone di corte, completamente inaspettato.

Secondo le vigenti leggi non solo americane ma internazionali, ogni cittadino, chiunque esso sia, è innocente fino a prova contraria.

Criminali di guerra ben più feroci dello sceicco saudita sono stati arrestati e consegnati ai Tribunali internazionali, per essere processati per crimini ben più orrendi di quelli imputati ad Osama Bin Laden.

Prendiamo ad esempio i nazisti, vedi processo di Norimberga, Saddam Husseim,i Kmer Rossi, Milosevic, il genocidio in Ruanda, e via discorrendo. Eppure Bin Laden aveva sulla coscienza un numero di morti, diretti e indiretti, assai inferiore rispetto ai loschi figuri sopracitati, con la differenza, non da poco, che costoro sono stati processati - formalmente - da una giuria di loro pari, ricevendone una condanna, o all´ergastolo, o all´impiccagione, a seconda delle leggi dei rispettivi Paesi, mentre Osama è stato, per dirla alla Obama, "Terminato", cioè assassinato.

A costui: un colpo in testa, in stile Al Capone, e stivaletti di cemento, come d´uso fare la mafia siciliana quando deve far sparire qualche testimone scomodo, seppellendolo nell´oceano, in dispregio di quelle stesse religioni che l´America stessa, dicendo di non essere in guerra con l´Islam, dice di rispettare.

Alcuni dicono che giustizia è fatta...italiani compresi, eppure si è assistito a un crimine, ad uno sfregio del diritto internazionale di una violenza e di una criminalità inaudita, trovandosi innanzi ad un barbarismo culturale non diverso da quello talebano, esperti in esecuzioni sommarie dei traditori. Sì, perché alla fine Bin Laden, essendo stato un uomo della Cia era un traditore, e come tale è stato eliminato.

Il Presidente fallito ha affermato che non verranno mostrate le foto dell´assassinato perché troppo cruente. Strano, in rete fin´ora sono passate due farlocche, e si inizia a dubitare che gli statunitensi lo abbiano assassinato il due di maggio. Alcuni sostengono che Osama fosse stato ammazzato anni fa in Afganistan e il corpo messo sotto ghiaccio, pronto per essere "scongelato" e venduto come "merce fresca" al momento opportuno.

Ora bisognerà attendere la reazione dei pakistani, che se non avvisati, si sono visti violare dall´esercito americano la loro spazio aereo e l´integrità territoriale con un´operazione clandestina, non concordata con dei presunti alleati.. I pakistani, visto che sono più gli americani che hanno bisogno di loro e non viceversa, dovrebbero sospendere per alcuni mesi il permesso di utilizzo logistico dello territorio e dello spazio aereo, in segno di protesta sostanziale contro l´indebita aggressione subita.

L´azione svolta dal Governo americano non è molto diversa da quella di un "vicino di casa" che ti entra furtivamente nel giardino, ti ammazza il cane, considerato portatore di rabbia, senza averne fatto gli esami clinici per appurarlo, e poi si porta via la carcassa dell´animale, seppellendola in una "fossa" oceanica.

Possiamo dire che il mondo si è liberato di un pericolo? No, anzi. Uccidendo in modo barbaro Bin Laden, gli americani ora hanno creato un martire, perché se prima avevano dalla loro la formalità del diritto internazionale, l´assassinio mirato, tipico dei regimi dittatoriali, potrebbe alimentare il fanatismo e le ritorsioni nel territorio europeo e in minor misura negli U..S.A..
L´assassinio di Bin Laden assomiglia a un omicidio rituale, come se una volta eliminato il presunto demone, il demone stesso si dissolvesse. Cosa che purtroppo potrebbe non essere. È vero che Al-Qaida, da anni vive virtualmente attraverso le rivendicazioni internet, come un entità a se stante, lontana dai fatti e dagli eventi che gli vengono attribuiti, ma è anche vero che nel nome del "Martire", secondo i fanatici più radicali, potrebbero scatenarsi rappresaglie contro obbiettivi civili, e non militari, più facili da colpire, e non è detto che necessariamente debbano essere luoghi simbolici, perché ogni luogo, ad attentato compiuto, potrebbe assumere la nomea, col senno del poi, di luogo simbolico.

Quello che annichilisce è il silenzio e la proneria succube a novanta gradi - caratteristica dell´omosessualità passiva - della comunità diplomatica internazionale, occidentale in primis, ligia e attenta a sbraitare contro i deboli, quando fa comodo, al diritto internazionale e ai diritti umani e di giustizia. In questo frangente invece, tutti sembrano come vampiri ubriacati dal sapore del sangue del cadavere assassinato a freddo di Bin Laden, ignorando che dei Paesi che hanno la pretesa di dirsi civili sul piano internazionale non dovrebbero aver remore nel richiamare anche il padrone, pardon l´alleato più potente, quando costui calpesta, qualunque possano essere la banali giustificazioni, le regole del diritto.

Non si tratta di difendere un assassino come Bin Laden, ma di difendere il diritto violato, non tanto con l´uccisione del simbolo, ma con l´assassino della persona che nell´immaginario collettivo incarnava il simbolo.

Forse gli americani non vogliono mostrare la foto del cadavere perché temono non le reazioni per la morte del simbolo, ma le reazioni fanatiche per l´assassinio della persona. I due approcci si muovono su piani diversi, e il secondo, ossia il piano umano, fa più paura del piano simbolico eliminato; sempre che esista la foto dell´esecuzione e la prova certa dell´assassinio, con data digitale, e un video dell´occultamento di cadavere nell´oceano.

Ora sembrerebbe che il Premio Nobel per la Pace, sulla parola si accinga a decorare l´assassino di Bin Laden. Decorazione segreta, così come il nome del sicario. E qui scatta il paradosso: Un Premio Nobel per la Pace che appone una medaglia al petto di un killer professionista.
Quando si parla di vittime, sovente non ci si attiene mai alle fonti di uno dei due belligeranti, ma di solito per le conferme sono attese da organizzazioni terze o indipendenti. In questo caso tutti a plaudere al corpo dell´assassinato che pubblicamente non viene diffuso.

Va ricordato quando si parla di Comunità internazionale che gli americani non riconoscono la Corte Penale Internazionale dell´Aia, ma pensano, a loro insindacabile giudizio, che i criminali vadano impiccatati, quando fa comodo a loro, al primo albero e assassinati, lasciandoli penzolare dalla forca.

Nota dell´autore.

Sono favorevole alla pena di morte, l´ho sempre dichiarato, quando questa è comminata da un Tribunale legalmente riconosciuto sia sul piano interno come in quello Internazionale. Io stesso avrei plaudito all´esecuzione della pena capitale, dopo un giusto processo, affrontando tutti i gradi di giudizio. Ma nel caso di Bin Laden nessuna delle banali regole del diritto è stata rispettata. Questo è un precedente pericoloso, perché il pericolo per una china arbitraria della giustizia locale, regionale, nazionale o internazionale, si sta facendo sempre ripida. Uccidere a sangue freddo, senza il diritto di un processo, non è giustizia, ma esecuzione, assassinio, omicidio eseguito da un sicario addestrato e al soldo di uno Stato.

Oggi lo hanno fatto gli Stati Uniti, domani lo stesso diritto d´impunità potrebbero pretenderlo, a ragione allora, qualsiasi altro Paese,e tutti dovrebbero plaudire.

Tutte le vittime di Bin Laden e di Al-Qaida, da quelle dell´11 settembre in poi, avevano il diritto sacrosanto d´avere giustizia, non vendetta e assassinio di Stato.
Marco Bazzato
05.05.2011
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mercoledì 6 gennaio 2010

Obama: "Gli 007 hanno fallito"




Il 2009 è morto sotto i migliori auspici.
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Una Madonna ha colpito Berlusconi, il Papa travolto da una fedele infoiata, che pensava che egli fosse veramente il vicario di Gesù Cristo e che dalla sua gonna uscisse la potenza del Padre, mentre è riuscita solo a far carambolare a terra l’ex membro della gioventù hitleriana, in mondo visione. Complimenti, forse il miglior strike di bowling di vaticana memoria.

M a la notizia più ghiotta in assoluto è stato il fallimento di un attentatore con l’esplosivo tra i coglioni, che sfortunatamente non è esploso, facendo apparire i servizi segreti americani (Cia, Nsa) una succursale della Banda Bassotti, per quanto riguarda la capacità di prevedere gli eventi.

Questo secondo i media ufficiali.

Ma potrebbe esistere un’altra verità, una verità più semplice che vedrebbe il meticcio neo Premio Nobel per la pace in ostaggio delle lobby guerrafondaie che per anni hanno supportato il precedente presidente degli Stati Uniti, l’ubriacone George W Bush. È chiaro infatti che sebbene fosse stato avvisato il referente della Cia nello Yemen della possibilità di attentati, questa abbia, non chiuso un occhio, ma tutti e due, permettendo così che il bravo ragazzo s’imbarcasse su un volo Delta, da Amsterdam, alla volta degli U.S.A.

Chi pagherà per l’inettitudine dei servizi segreti americani?

Naturalmente i cittadini di mezzo mondo, che si vedranno letteralmente spogliati dai Body Scanner installati nei principali aeroporti del mondo, nei gate d’ingresso per gli imbarchi verso gli Stati Uniti.

Bisogna sacrificare un po’ della propria privacy in nome della sicurezza, dicono gli idioti…Balle, bisognerebbe appendere per i testicoli gli ufficiali dei servizi americani di stanza in Yemen e gli addetti alla sicurezza dello scalo olandese, che forse non erano collegati con le banche date americane, altrimenti avrebbero potuto prendere, al momento dell’imbarco, le contromisure necessarie.

Ma ci pensiamo? La nazione più potente del mondo, sulla carta, che è la più indebitata col rischio di defalut finanziario se Cina e Russia mettessero sul mercato tutti i bond americani, che si fa mettere in scacco da 100 accattoni yemeniti, 100 terroristi del week end che possono far affondare nella merda, il gigante americano con i piedi d’argilla?

Se crediamo alle panzanatedi Babbo Natale, a Gesù Bambino, alla Befana, al Gnau Fufu possiamo credere che quest’attentato non si poteva prevedere e che l’attentatore non era una faccia schedata, quindi per i servizi americani, un emerito sconosciuto.

Il vero dramma per gli “amici” che tengono politicamente in ostaggio il meticcio, il presidente americano, è il fallimento dell’attentato. Il dramma è che l’aereo non sia esploso, permettendo così’ al mondo e alla sicurezza internazionale di evitare misure draconiane, come l’inasprimento delle sanzioni contro l’Iran, inviare ulteriori truppe in Afganistan, bombardare veramente lo Yemen.

Proviamo a immaginare cosa sarebbe accaduto se l’attentatore fosse riuscito nella sua impresa? Subito sarebbero partite le accuse rivolte a mezzo mondo, dove gli americani come loro prassi avrebbero visto nemici anche dentro i tombini delle fogne, costringendo il cosiddetto mondo civile, quello umano, non radicalizzato a far indossare gli elmetti ai soldati e andare in trincea a combattere, a morire, ancora per far piacere a qualche multinazionale del petrolio o altro.

Il problema che oggi ha l’America è il meticcio e la sua signora, il Premio Nobel e consorte non sono altro che degli arruffa popoli, dei populisti dell’ultima ora che hanno ingannato gli statunitensi, mostrandosi come persone del popolo, perché di colore, apparendo umili come coloro che per mancanza di denaro si ingozzano di Junk Food, cibo spazzatura, mostrandosi agricoltori alla Casa Bianca, interessati ai cibi biologici, e altre scemenze, mentre da quando, quello che prima della Guerra di Secessione, perduta dal Sud, non sarebbe stato altro che uno schiavo nelle piantagioni di cotone, oppure prima dell’avvento – nefasto – di Martin Luther King che ha fatto abolire le leggi sulla segregazione, al grido del motto rivoluzionario “I have the dream” avrebbe continuato a viaggiare negli autobus riservati alle persone di colore, continua a comportarsi con la mentalità dello schiavo, visto che i suoi padroni gli hanno ordinato di chiedere scusa pubblicamente per gli errori dei servizi segreti, ma nel contempo riducendo ancor di più il diritto alla privacy dei viaggiatori stranieri che si recano negli Stati Uniti.

Insomma, un inizio d’anno col botto mancato a fine anno e all’inizio, quando a Time Square hanno paralizzato mezza città per un furgoncino abbandonato da due giorni a poche centinaia di metri da dove alla mezzanotte del 31 dicembre sarebbe sceso l’enorme testicolo luminoso che sancisce l’arrivo del nuovo anno.
Ora che accadrà? Nulla, tutto continuerà come prima, muovendosi lungo il ripido declivio che porterà ad ulteriori restrizioni nelle libertà individuali, restrizioni che verranno accettate a scatola chiusa dall’Unione Europea, e dall’Italia che come un bastardino affamato obbedirà senza muovere alcuna obiezione, per spingere l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti verso una nuova forma di dittatura strisciante, perché il mondo è sotto scacco di quattro accattoni armati di Kalansnikov che come ogni partigiano che si rispetti, con una semplice fionda, i piccoli Davide, abbattono il gigante Golia, facendoli fare la figura del perfetto idiota!

Ma la cosa strana che dimostra di come Obama sia un presidente dimezzato, come il colore della sua pelle, è che non ha chiesto le dimissioni dei vertici dei servizi, anzi, sono ancora ai propri posti, come accade nella politica delle banane in Italia, che più danni si commettono durante l’esercizio delle proprie funzioni, più si spalancano le porte verso mete ambite sempre più alte e posti di prestigio meglio retribuiti, a dimostrazione che non si lavora, come si vorrebbe far credere ai grulli, per il popolo, ma contro di esso, e che i veri ordini, quelli esecutivi, non giungono dalla marionetta che appare come il comandante in capo, ma da altri che se ne stanno rintanati, dietro le quinte, premendo per portare avanti i loro interessi economici.

Marco Bazzato
06.01.2010