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domenica 22 marzo 2020

Pandemia di Covid-19, non durerà poco, purtroppo!


Ormai è chiaro, la quarantena italica, ma non solo, non terminerà ai primi di aprile. Non terminerà nemmeno in maggio. Probabilmente manco in giugno o luglio. Ci sono troppi indicatori che volgono verso i tempi assai lunghi. Gli allarmi dei virologi. Il fatto che il virus stesso potrebbe, rispetto a quello cinese, essere mutato i Lombardia e non si sa se ha subito mutazioni, nel corso dei vari “attraversamenti delle frontiere”, adattandosi alle diverse specificità dei singoli Paesi. Nessuno lo sa. Gli stessi virologi brancolano al buio.
Il vaccino, semmai ci sarà non sarà disponibile prima di un anno e mezzo. Sono i tempi della sperimentazione e dell’approvazione, prima di essere inoculato a cittadini.
Ammesso e non concesso che un vaccino possa essere funzionale a livello planetario. E presumo che anche gli stessi biologi e virologi che lo stanno studiando, nutrano dei seri dubbi. Proprio per questo motivo le ricerche sono condotte dalle equipe dei singoli Paesi. Non tanto, presumo e forse anche gli stessi virologi lo presumono, per creare un vaccino che possa essere standard, ma perché potrebbe essere necessario, viste le mutazioni, crearne di specifici per le singole nazioni o gruppi anche ristretti di popolazione, suddivisi per aree geografiche.
Il quadro presente e futuro è a tinte non grigie, ma letteralmente nere.
Rimane un altro problema fondamentale che nessuno ha saputo dare una risposta specifica.
Gli asintomatici.
Ossia. Se una persona è asintomatica e quindi si muove liberamente, in virtù del fatto che sta bene, quanti continua ad infettarne o quanti può averne infettati nelle settimane passate? Nessuno lo sa. E soprattutto, quanti continuerà ad infettarne nelle settimane e nei mesi futuri, anche se uscisse di casa solo per lo stretto necessario, la spesa e la farmacia, in quanto essendo asintomatico potrebbe tranquillamente uscire senza alcuna protezione e se non tenesse le distanze minime, anche avendo una carica virale modesta, la possibilità che sia passata ad altri, non è pari rischio zero. Quindi, per la legge dei grandi numeri, l’incognita esiste. Ricordiamoci che in Cina è bastato un solo caso per far partire tutto.
Premetto, prima di proseguire, che non sono un virologo, ma quanto sto scrivendo è frutto delle deduzioni che sto facendo in questi giorni e di quanto ho elaborato nella mente, a seguito delle centinaia di articoli di varia natura letti da quando è iniziata l’epidemia in Cina.
Il mio auspicio più grande è di essere totalmente smentito dai fatti, da qui ai prossimi mesi.
Osservando però la curva di diffusione a livello europeo, la cosa non induce all’ottimismo, perché le crescite esponenziali nei Paesi europei aumentano di giorno in giorno, di ora in ora e al momento non si hanno dati univoci, sia sull’effettiva diffusione non solo in Europa o negli Stati Uniti , ma anche i Africa del Covid-19.
In molti non riescono a comprendere appieno quanto in Italia, ma non solo, sia grave la situazione sotto il profilo sanitario. Lasciamo perdere al momento l’aspetto economico e finanziario, dove sebbene non secondario, perché la gente deve pure vivere e mangiare, pagare le bollette e tutto il corollario che ci sta attorno, in molti non hanno chiaro che per via delle emergenze negli ospedali, tutto il sistema sanitario è virtualmente in stasi, fermo. Bloccato. Eppure le persone si ammalano lo stesso. Le donne devono partorire. Le persone in dialisi o che hanno altre patologie devono continuare ad essere seguite e via di seguito. Tutto però oggi cammina a velocità ridotta.
La macchina sociale e della società, non solo italiana, si è fermata. O se non si è fermata completamente, si muove con al lentezza di una lumaca, in quanto ogni passo verso un’accelerazione, potrebbe portare verso l’accelerazione stessa dalla diffusione dell’epidemia. Insomma è un enorme buco nero che sta inghiottendo la società italiana e on solo. Ogni giorno che ci piaccia o no, i cittadini italiani ed europei stanno al bordo dell’orizzonte degli eventi, dove il centro del buco nero è la malattia, la terapia intensiva e infine la morte. Sebbene è giusto ricordarlo, dati di ieri della Protezione Civile Italiana, il numero di morti PER Covid-19 è dello 0,8%, il restante 91.8% sono morti CON Corona Virus, ossia che avevano altre gravi patologie e che il Covid-19 ne ha “solo” accelerato la morte. Ma sono ancora cifre indicative, in quanto non validate completamente dall’Istituto Superiore di Sanità.
Sussiste però anche un altro problema, che al momento viene sottostimato. Quanto le singole famiglie possono avere la forza emotiva e psicologica di rimanere chiusi all’interno delle loro abitazioni? Certo, per chi vive in una casa singola con giardino, con del verde all’interno è come un carcerato che può avere varie ore d’aria nell’arco di una giornata. Ma per coloro che sono confinati in appartamenti piccoli per il numero dei loro componenti? Quanto tempo passerà prima che questi sviluppino delle fobie, delle intolleranze, l’uno verso gli altri e che gli stati di tensione famigliare si esasperino?
E poi, il rimanere confinati dentro gli appartamenti, piaccia o no, fa partire l’ennesimo circolo vizioso dell’abbassamento del sistema immunitario, esponendo i soggetti più deboli al rischio di malattie, infezioni, dove anche un semplice batterio potrebbe causare anche polmoniti o anche solo altre patologie, certo meno gravi, ma che destabilizzano situazioni già precarie.
Senza dimenticare che vi viene continuamente ripetuto di sanificare le superfici della casa, per evitare il diffondersi del virus. Vero. Però ci sta anche il rovescio della medaglia. Le nostre case rischiano di diventare ambienti quasi asettici. Riducendo in modo considerevole il numero di batteri presenti negli ambienti, il corpo umano potrebbe smettere di produrre quegli anticorpi che aveva creato, come normali difese, rendendo il nostro sistema immunitario meno resistente, facendo partire un nuovo circolo vizioso.
E quando tutto ciò finirà, nessuno sa tra quanti mesi, quanto saranno indeboliti i nostri corpi, proprio per via forse di questo eccesso di igiene?
Il sole. Non dimentichiamo che l’essere umano ha bisogno anche della luce solare e stare giorni, settimane o mesi, indebolisce non solo il sistema immunitario, ma anche l’apparato scheletrico, soprattutto negli anziani, ma non solo, causato sia dall’assenza della luce solare diretta e anche dall’assenza di movimento. Di quel minimo di 5000 passi al giorno che sarebbero necessari per evitare l’accumulo di peso e per mantenere tonici i muscoli.
Ho calcolato che, muovendomi ne mio appartamento, oggi non supero i 500 passi, meno di trecento metri nell’arco delle ventiquattro ore. Quando, come ho scritto sopra, il minimo dovrebbe essere di almeno 5000.
L’uomo si è evoluto fino alla forma attuale nell’arco di milioni di anni, adattandosi al cambiamento dell’ambiente circostante e adattandolo alle proprie esigenze. Oggi ci viene chiesto di fermare improvvisamente, non si sa per quanti mesi, in quanto anche se la pandemia finisse a fine giugno in Italia, vanno considerati gli altri Paesi e con la riapertura della frontiere, anche l’arrivo in Italia di un solo asintomatico, potrebbe potare alla ripartenza del tutto, nuovamente. Perciò è anche probabile che per dichiarare finita la pandemia ci vogliano almeno dai due ai tre anni. Non meno. Sempre che no si ripresenti poi a cadenza periodica, con forme locali più o meno virulente.
Tutti gli indicatori che ho analizzato in questi periodi non inducono al facile ottimismo e credo che anche il nostro governo sappia che tutto ciò potrebbe avere almeno una durata di sei mesi. E ciò lo si potrebbe dedurre da questo documento, trovato in rete: http://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/D20014.pdf?fbclid=IwAR0clBvESee0-R516PVDLTRqBHPwOTzBuL0I2JmYfIgRc6g9zDAtXo_wL64 del Servizio Studi della Senato della Repubblica Italiana che recita espressamente: “Per tutta la durata del periodo emergenziale, fissato in sei mesi dalla Delibera del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020 (dal 31 gennaio al 31 luglio 2020)…”, Articolo 6, pagina 23 del file PDF.
In sostanza ci attenderà un lungo periodo di “mutazione” non solo legato al fatto di essere confinati in casa, ma anche di “mutazioni emotive, caratteriali e comportamentali, che incideranno a lungo alle sula psiche e sulla salute fisica dei singoli cittadini.
Ho, tra gli innumerevoli altri quesiti che mi girano in testa, due e domande: se alla fine fossimo costretti, a livello planetario ad arrivare all’immunità di gregge? Sempre che ci si possa arrivare, nel caso che il Covid-19 non mutasse, quanti saranno i morti in totale?
All’inizio dell’epidemia, a gennaio, scrissi che se sarebbe stata confermata la media del 2,3% della percentuale di morti, il numero sarebbe stato attorno ai 300 milioni. Il genere umano non si estinguerebbe per questi “numeri esigui” in rapporto alla popolazione mondiale. Però significherebbe solo che il mondo come lo abbiamo conosciuto fino a poche settimane fa, sarebbe un modo e un avita personale e sociale, completamente differente dal quella odierna e che sulle ceneri della vecchia società , si sarebbe costretti a costruire in nuovo modello umano e sociale.
Per vedere se tutto ciò sarà vero, e spero veramente di essere in palese errore, i prossimi due o tre anni, per i “sopravvissuti”, saranno fondamentali.
Marco Bazzato
21.03.2020

martedì 25 febbraio 2020

Perché trovo più che legittimo il panico da Corona Virus?


Lo scrissi fin dall’inizio: il Corona Virus, che in seguito sarebbe stato ribattezzato Covid-19, mi fece immediatamente venire in mente il romanzo di Stephen King, “L’ombra dello scorpione”, di cui in tempi diversi lessi sia la versione “breve”, così come quella estesa. Con la “piccola” differenza che nel romanzo del Re dell’horror il tasso di mortalità era del 99,4%, contro uno striminzito 2,5%, stando alle mie prime stime attuali, già dai primi giorni. Stime in questi giorni rivedute al ribasso.

Le dinamiche comportamentali non sono differenti e mi riferisco al romanzo di Tom Clancy, “Potere Esecutivo”, dove il  Presidente degli Stati Uniti, Jack Ryan, mise in atto il piano estremo, denominato “segregazione”, quella che noi, volgarmente, chiamiamo quarantena, con le stesse identiche dinamiche che ha prima applicato la Cina, nella provincia epicentro dell’epidemia e poi successivamente quanto sta accadendo oggi in Italia, con due regioni, con alcuni comuni in quarantena.

Il principio è lo stesso: segregazione, come dicono gli americani, dato che siamo assai anglofoni, quando ci fa comodo.

E ora veniamo al punto essenziale, perché trovo più che legittimo e giustificato il panico che si è scatenato nella popolazione. Per un motivo molto semplice. Perché il principio di precacauzionalità che legittimamente vale per i singoli Stati, per proteggere la salute dei cittadini, come loro dovere. Ebbene questo principio, ha avuto, come era lecito e legittimo aspettarsi, conseguenze sociali ed economiche a cascata. Non va dimenticato che in tempi oscuri, come sta accadendo da quasi un mese, vale, sia per gli Stati che per i singoli cittadini, il principio del “Si salvi chi può” oppure “Ognuno per se e Dio – per chi ci crede, naturalmente vale  per tutti, dal macro al singolo.

Quindi è inutile stare tanto a menarcela ed ascoltare i media, i giornalisti e soprattutto i quotati esperti in tali materie, che nemmeno sono d’accordo tra di loro, che continuano a lanciare appelli alla calma e non farsi prendere al panico. “Di ad una persona di non fare una cosa e quella persona – o quella società – si comporterà in modo diametralmente opposto. Quindi, un po’ di psicologia inversa non farebbe male da parte di tv e stampa e social network.

Oggi ci si stupisce dei supermercati vuoti . Sarebbe stato assurdo se fosse stato il contrario.  Già, perché soprattutto i cittadini che si trovano nelle zone interessate alla “segregazione”, adoro il termine del romanzo di Tom Clancy, essendo letteralmente confinati entro il perimetro delle zone interessate è normale che, potendo recarsi solo a fare spese, facciano incetta di generi di prima necessità, fottendosene, legittimamente delle necessità e dei bisogni altrui, seguendo il motto latino: “Mors tua vita mea”, “La tua morte è la mia vita!”.



E cos'altro dovrebbe fare il singolo cittadino? Farsi fregare il cibo o il disinfettante, la mascherina – che dicono non serva un emerito cazzo, oltretutto – e lasciare che l’acquisti qualcun altro? Per la serie: meglio che stiano senza glia altri, piuttosto che rischi di rimanere senza io, questa è l’amara e naturale verità del dell’animo umano, a tutti i livelli, da quello politico, chiudendo la frontiere, non facendo atterrare  i voli, ma non i barconi della ONg, perché in Italia siamo dei geni, salvo poi metterli tutti in quarantena, a spese della collettività.
 Già, perché il ragionamento politico, è che crepino a casa loro e non vengano ad appestarci in casa nostra, salvo poi dirsi indignati quando siamo noi che rischiamo di andare ad appestare in casa d’altri, allora ci sentiamo offesi, se legittimamente ci sbattono la porta in faccia! Quanto siamo patetici e ridicoli, no?

Ma se lo fa il privato cittadino, che non vuole accostarsi allo  presunto untore straniero o di un’altra regione, ecco  che da infingardi, alcuni gridano al razzismo o altre amenità varie, dimenticando che lo stesso principio di precauzionalità applicato su scala individuale o locale. Ma ciò scatena l’esecrazione di politici e ben pensanti, che pochi minuti prima avevano ordinato lo stesso, su scala internazionale, regionale o comunale, impedendo l’accesso o l’uscita delle persone dalle zone interessate, oppure chiudendo corridoi aerei o ferroviari.

Diciamocelo, il Corona Virus ci fa cagare sotto tutti, nessuno escluso. Sia esso il politico, come l’ultimi dei tangheri ubriaconi di qualche villaggio sperduto in mezzo ai monti.

 Perciò ribadisco il concetto: l’altruismo in certe situazioni può significare rischi per se stessi e per i propri cari. E smettiamola di fare gli ipocriti: ci si  dispiace solo se si ammala o muore una persona vicina, un amico, un parente, un conoscente, ecco che allora la cosa diventa una tragedia e un dolore personale. Per tutte le altre morti, vale la frase che viene attribuita ad “Acciaio – in italiano –  Stalin: “Un morto è una tragedia, un milione di morti sono una statistica”, ecco perché a i morti altrui, checché  se ne dica pubblicamente, solo per convenzione sociale, de facto, se non direttamente o indirettamente collegati, non ce ne può fregare di meno.

Ora, dopo questa immersione nel cinico e nel pragmatico, veniamo alle presunte buone notizie, se ce ne sono.

Il virus non è molto mortale, il tasso di mortalità non supera il 2,3% e ciò significa che se anche contagiasse tutti gli abitanti del  terzo pianeta del Sistema Solare, per chi non lo sapesse, questi è il pianeta Terra, il numero totale dei morti non supererebbe i 300 milioni, rispetto al numero di abitanti attuale, la continuazione della razza umana sarebbe comunque garantita. Niente estinzione, oppure solo rimandata.

Un’ altra nota “positiva”. È un virus che in minima parte aiuta i vari sistemi pensionistici, in quanto la maggioranza delle vittime sono persone molto anziane –  sovente con già malattie croniche e scarse difese immunitarie  e il Corona Virus o Covid-19 gli assesta solo un piccolo colpetto, scaraventandoli all’altro mondo –  quindi pensionati e ciò garantisce, seppur in modo al momento minimale, minori pensioni da erogare agli ultrasettantenni. Insomma, una forma letale dalla vita di “Esodati!”.

IL tasso di guarigione sembra essere, il condizionale è d’obbligo, dato che al  momento non ci sono certezze, assai elevato, oltre l’80%. Sembra che i giovani, sotto una determinata fascia di età, se lo possano beccare, ma senza alcun tipo di conseguenze.
 Insomma, per la serie, ci sta un’anarchia di informazioni scientifiche e mediche che sovente si contraddicono a vicenda, il che porta a pensare che il famoso detto “La scienza non è democratica” di Roberto Burioni, continui ad essere smentita dai fatti e   i precedenti circa il fatto che la scienza è democratica, sono innumerevoli, ma non è questa la sede di tale approfondimento.

Che altro aggiungere: reputo in queste situazioni l’egoismo individuale un diritto e un dovere civico per salvaguardare soprattutto se stessi e i propri cari, tutto il resto è relativo.
Se qualcuno prova a dire qualcosa in senso opposto, basta pensare alla reazioni delle borse, alle ingenti perdite che hanno subito in queste settimane e di come sia schizzato alle stelle prezzo dell’oro, come bene rifugio. 

Ciò che vale per la finanza, allo stesso identico cinico modo, vale per gli Stati, le regioni, i comuni, le città, i paesini, i singoli cittadini, dove ognuno, a modo suo, è tenuto a tutelare se stesso e  propri interessi.
Ad una sola condizione: rimanere all’interno della legalità e poi tutto il resto  è un diritto ed è consentito.

Marco Bazzato
25.02.2020

martedì 19 novembre 2013

Terra dei fuochi. Perchè si dovrebbero acquistare agroalimentare campano?

A scanso di equivoci, va detto che la colpa dello scempio della Terra dei fuochi è anche  stata causata anche dalla grande industria  e dall’imprenditoria  del Nord Italia, partendo da Lombarida, Piemonte, Veneto, e via via a discendere, che  hanno scelto i servizi della camorra, più economici, rispetto allo smaltimento legale dei rifiuti industriali, come morchie, vernici, prodotti chimici, scarti di lavorazione e quant’altro, che hanno ridotto la Campania in un immenso immondezzaio, dove però il detto: tutti colpevoli, nessun colpevole, come sovente avviene in Italia, ma non solo, deve costringuere la parte sana degli italiani, del nord, del centro, del sud, delle isole e anche dei paesi stranieri, a non  acquistare prodotti agricoli,come frutta e verduta,  lavorati e non, provenienti dalla famigerata Terra dei fuochi e/o dal resto della Campania.

Ora, ben sapenedo che nella Terra dei Fuochi e in acune altre zone della Campania, da decenni, l’incidenza dei tumori è più alta rispetto che in altre zone d’Italia, anche se la regione non si è mai attivata per far partire il registro regionale delle malattie neoplastiche, i cittadini “stranieri”, ossia delle altre regioni italiane, hanno il diritto di chiedersi, se, nonostante tutti i controlli e certificazioni, sia ancora il caso  di continuare ad “importare” dalla Campania, nel resto d’Italia e all’estero,  i loro prodotti agricoli, provenienti dalle zone contaminate.

Certo,  in teoria nulla da obbiettare sui controlli a monte sia da parte delle aziende produttrici stesse, sia degli organi preposti alla sorveglianza, ma... Ma prevenire oggi è meglio che curare e quindi la prima prevenzione per la propria salute e per quella dei propri cari deve essere effettuata dai consumatori finali, i quali, in virtù del diritto di precauzionalità, dovrebbero liberamente scegliere di non acquistare alcun tipo di prodotto agroalimentare prodotto in Campania.

Ora chiaramente i campani potrebbero, a ragione, risentirsi per queste parole, però, il senso di responsabilità individuale di ogni singolo consumatore, che ha cuore, in modo egoisticamente positivo, la propria salute stesso e  suoi affetti, deve essere più forte negli italiani, rispetto al diritto al lavoro o al consumo di prodotti campani,  provenienti dalla Terra dei Fuochi e non, da parte dei consumatori, i quali con una decisone scevra da ogni paura e pregiudizio, tutelerebbero l’eventuale rischio di patologie neoplastiche collegate al consumo di prodotti ortofruttiloli, forse provenienti da terreni in cui, non lo è dato da sapere ufficialmente, potrebbero nascondersi rifiguti tossici e nocivi.

Sono decenni che la camorrra e il nord Italia, ma non solo hanno letteralemnte pasteggiato con la  Campania e la politica, comunale, provinciale, regionale e nazionale hanno sempre girato la testa dall’altra parte, facendo finta di non vedere quanto stava avvenendo, tanto più che ora  sembrerebbe che lacamorra e tanti cittadini diversamente onesti, dopo aver pasteggiato con lo sversamento di rifiuti tossici e scarichi industriali e non, ora si appresti a mettere le mani sul ricco boccone delle bonfiche ambientali, , guadagnadoci due volte.

Ed è alla luce di tutto ciò che i cittadini onesti d’Italia e anche gli italiani all’estero e gli stessi “importatori! nelle loro rispettive regioni o Paesi, dovrebbero, anche se hanno tutte le rassicurazioni sanitarie, non acquistare pprodotti campani, non come forma di boicottaggio, ma a scopo precauzionale e preventivo, come un attacco preventivo e di protesta, contro i danni causati dalla criminialità organizzata, criminalità poolitica compresa, dove ogni singolo consumatore, egoisticamente,  anche se  situazione di sicurezza formale, ha il diritto/dovere di muoversi a tutela personale del proprio benessere e a tutela preventiva della propria salute.

Paradossalmente il modo migliore per aiutare la Campania stessa potrebbe essere quella di stabilire un cordone sanitario di non acquisto dei loro prodotti agroalimentari, non operato dalle istituzioni, ma dai cittadini, che non acquistando l’agroalimentare campano, costringerebberero i commercianti all’ingrosso e al dettaglio alla sospensione degli approvigionamenti, almeno fino a quando lo Stato e la regione non avranno fatto il loro dovere, bonificare il territorio, utilizzando aziende che nemmeno lontanamente devono essere in odore di camorra, mafia ndrangheta, stidda o sacra corona unita, tanto per nominarle tutte e non fare un torto a nessuno.

Certo, fino a quando tutti i terreni non saranno bonificati, ci potrebbe essere un’ennesima emorraggia di posti di lavoro, ma l’Italia nel suo insieme è così malmessa a livello occupaziononale che a che se venissero espulsi  dal mercato campano mezzo milione di lavoratori, tra contadadini, braccianti lavorazoni di prodotti agroalimentari e indotto, lo stivale potrebbe reggere il colpo, potrebbero causare scontri di disordini di piazza, ma  le forze politiche non  potrebbero incolpare il libero arbitrio dei cittadini che non acquistano agroalimentare campano,perchè a questa classe politica anche quando ha i candelotti di dinamite infilati nel buco culo, la miccia accesa pronta ad espolodere, preferisce attendere che ci scappi il morto, non per cancro, quelli non fanno testo, ma scontri di piazza,, atti vandalici e cariche di contenimento delle forze dell’ordine contro  l’ultima ruota del carro bucato, i cittadini che indegnamente protestano contro la politica.

I cittadini onesti dovrebberro andare in nella dispensa, vedere se hanno ortofrtutta campana e porsi la domanda:  «ma questa che arriva da quelle zone, come posso avere la certezza assoluta che non mi provochi un cancro? Devo fidarmi di uno Stato o degli organi di conrollo che per decenni hanno ignorato il problema?»

Il cittadino attento alla prorpia salute è ora che si trasformi in un farmaco chemioterapico, e che inizi ad ad attaccare il male alla radice, distruggendo, ossia non cosnumando prodotti provenienti da una regione diversamente sana, e come ogni farmaco chemioterapico che si rispetti, non deve fare prigionieri, deve attaccare, attaccare, attaccare il male alla radice, non importa se dietro di se lascierà macerie morte e desolazione.
Per chi si indigna...ricordiamoci che lo Stato, tramite le sue partecipate, una fra tutte l’Agip (1), quello che permette di fare alla camorra in Campania, lo lascia fare ad una sua partecipata in Nigeria, per questo lo Stato stesso all’atto pratico non ha interesse a tutelare i campani...se ne fotte bellamente di loro e uqindi perchè, se lo Stato e assente, perchè dovrebbero essere gli altri cittadini d’Italia a farsi carico, tramite l’acquisto di agroalimentare campano, di farsi carico di continuare a preservare i posti di lavoro, a scapito della propria salute?

Marco Bazzato
19.11.2013

domenica 28 aprile 2013

Inizia il governo di Enrico Letta. A colpi di pistola!



Non si può certo dire che il governo Letta non sia iniziato in modo scoppiettante.

Durante il giuramento dei ministri, un cittadino qualunque, incensurato, sano di corpo e di mente, muratore disoccupato, divorziato e appassionato giocatore ossessivo-compulsivo, affetto da ludopatia, stando ai TG , cercando un gesto eclatante, da  aspirante suicida, ha ferito due carabinieri e una passante – ai tre si esprime  tutta la solidarietà e gli auguri per una pronta guarigione – davanti  Palazzo Chigi, lasciando sul terreno sette bossoli di pistola.

 Questo dimostra come il Paese, la gente normale, non terroristi con piani eversivi in mente, sia giunta al capolinea e che non scelgano più le periferie o le cittadine o i paesini della provincia profonda per i loro atti di protesta, ma quasi come una “Marcia su Roma” (1) degli aspiranti suicidi, abbiano deciso di andare al centro del potere politico per manifestare nelle forme e nei modi che ritengono più consoni, anche se illegali, il disagio, la frustrazione, la rabbia e anche l’odio accumulato nel corso degli anni, causato da una classe politica che ha pensato esclusivamente ai loro veti incrociati, ai cruciverba in Parlamento, al rimpiattino spartitorio.

E la summa teologica di questo assioma, questo Orizzonte degli Eventi è che il neonato governo di Enrico Letta, membro del gruppo Bilemberg  (2), autore del libro “Morire per Mastricht” ((3), Laterza, 1997,  èl’apoteosi del grande inciucio, dell’ammucchiata più orgistica e lasciva, perversa e contro natura di quella che commetteva  “La grande Prostituta di Babilonia”  (4), dove, come al tempo dei governi  monocolare democristiani, i ministri sono stati nominati utilizzando il famigerato “Manuale Cencelli” (5), per la spartizione delle poltrone.. Nei posti chiave troviamo le “triadi” dei grandi vecchi dell’asse PD-PDL e la lista di civica di Mario Monti, con l’aggiunta del prezzolino ammazza-feti “con la pompa da biciclette”  (6) negli anni settanta. di Emma Bonino, che da decenni, pur di avere incarichi e poltrone, essendo il Partito Radicale da lustri non più grande di una cellula cancerogena, un colpo era di sinistra, con gli ex, post comunisti ed uliveti morti di Prodi e un altro di centrodestra, facendo il salto della quaglia nel partito di Berlusconi, pur di salire, come il furbo Jerry, dalla sedia, fino al frigo, alla ricerca del formaggio.

Si dice che questo sia l’esecutivo più giovane della storia Repubblicana. Certamente se si vanno a vedere i ministri senza portafogli. Sì, ma guardando all’interno dei ministeri chiave, beh,  le cose cambiano radicalmente e l’età si alza come la stessa pressione con cui escono i bambini liquidi, durante l’eiaculazione precoce degli ultrasettantenni, malati di prostata.

Ma ci sono due sorprese tra i ministri, senza portafoglio naturalmente, essendo di nascita straniera, la prima è la nativa congolese, naturalizzata italiana Cecìlie Kyenge, (7), che sembra un incrocio tra Florence Jhonston, la cameriera dei Jefferson (8) e quel mastino dal pugno di ferro, ora scomparsa all’agone politico,di Condolezza Rice (9), Segretario di Stato degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione di George W Bush senior. Quello che è saltato all’occhio, durante il giuramento tenutosi oggi, è la statura, del neoministro per l’integrazione, che sembrerebbe essere alta grosso modo come Renato Brunetta (9), sbeffeggiato dal “grande” Premio Nobel per la Letteratura, Dario Fo (10), che in gioventù si arruolò come volontario nell’esercito della Repubblica di Salò. E visti i suoi trascorsi di giovane fascista, ci si augura che possa utilizzare gli estesi epiteti alla congolese naturalizzata italiana, riferendosi alla sua statura, magari rimembrandosi i versi di “Faccetta nera”, che nel ritornello dice: “Facetta nera/bell’abissina/aspetta e spera che l’ora si avvicina…” o che  il Premio Nobel consigli a Edoardo Vianello di rielaborare i “I Watussi”, che nel testo dice: “Nel continente nero/alle falde del Kilimangiaro/ ci sta un popolo di negri che ha inventato tanti balli…siamo i Watussi/ siamo i Watussi/ gli altissimi negri…”, il tutto alla luce dell’onestà intellettuale che la sinistra da sempre gli riconosce.

È chiaro che Cecìlie Kyenge, neoministro per l’integrazione è stata messa lì tanto per fare figura  a livello internazionale, e come paravento da eventuali critiche che dovessero saltare fuori durante il suo operato a favore degli immigrati, in quanto si utilizzerebbe il colore della sua pelle come cartina tornasole per etichettare come razzisti quanti, dentro, ma soprattutto fuori il Parlamento, ossia la società civile, si opponessero a determinate riforme che la sinistra volesse attuare, anche cancellando la legge Bossi-Fini. (11).

La seconda straniera, naturalizzata italiana, per matrimonio, è Jhosefa Idem (12), che da canoista pluripremiata, è diventata, senza alcuna esperienza politica, Ministro per le Pari Opportunità Sport e Politiche Giovanili, sotto le fila del Partito Democratico. Ora resterà da capire se la Idem, quando ci saranno contenziosi economici, in seno all’Unione Europea, tra il rigorismo tedesco e il lassismo italiano, se sceglierà, contro gli interessi nazionali italiani, il rigorismo di matrice teutonica o se si sarà italianizzata e quindi uniformata, rinunciando, politicamente parlando, a quel rigore che per decenni aveva messo durante la sua carriera agonistica,diventando  po’ come Arlecchino nella commedia di Goldoni: “Il servitore di due padroni” (12)..

Ma l’apoteosi della “Supercazzola” (13)del Conte Lello Mascetti-Enrico Letta – Ugo Tognazzi R.I.P. –  ls si ha con l’innalzamento all’augusto soglio del Ministero della Salute di Beatrice Lorenzin, in quota PDL,  (14), diplomata in un liceo classico e senza alcun tipo di conoscenza dei meccanismi che regolano il mondo della medicina e della salute, essendosi occupata di altro nella precedente legislatura.  Forse è stata messa lì per rinverdire, grazie ad Enrico Letta i “fasti e il radioso futuro” commessi da Maria Stella Gelmini, quando era alla Pubblica Istruzione.

Se si deve affossare definitivamente la salute pubblica. Beatrice Lorenzin è la persona adatta per prendere ordini dai mondialisti del l Bildemberg e della Commissione Trilaterale (15) per le riforme, leggesi privatizzazione della Sanità. E un partito di centrosinistra, che in teoria dovrebbe essere a favore delle fasce più deboli, in un ministero chiave e delicato come quello della Salute ci mette un soggetto di centro destra. Misteri della Fede o più semplicemente l’Italia e gli italiani debbono obbedire, senza fiatare, agli organismi sovra e transnazionali?

Se i botti di questa mattina sono l’antipasto di quello che in futuro potrebbe avvenire in Italia, visto il perdurare della depressione economica, il governo L Enrico Letta-Silvio Berlusconi potrebbe accelerare il restringimento delle libertà individuali, nel nome della “loro” sicurezza.

 L’Italia, in virtù della futura stretta economica, causata dal MES (16), potrebbero essere in molti i liberi cittadini che sceglieranno nel prossimo futuro i piazzali innanzi ai palazzi del potere, per cercare di porre fine alla loro vita.

Oggi resta da capire se l’aspirante suicida sia stato fortunato a salvare la pelle, o se le Forze dell’Ordine non abbiano agito con eccessiva mollezza, in quanto negli Stati Uniti, in una situazione del genere, il soggetto sarebbe stato crivellato di colpi, tanto da diventare uno scolapasta insanguinato, riverso a terra.

 Morto.

Marco Bazzato
28.04.2013

venerdì 11 gennaio 2013

Clown negli ospedali? Per carità…


La cosa peggiore negli ospedali quando si è infanti o bambini? Oltre  naturalmente le grida, la paura con il suo tanfo nauseante che ti si attacca addosso, le flebo, gli esami – anche se a me personalmente gli esami del sangue sono sempre piaciuti…il medico che ti cerca la vena, ti infila l’ago, non la becca, inizia a rigirarti l’ago dentro la carne, bucandoti la vena, facendoti uscire un ematoma, che rendendoti il punto la pelle, piena di sangue, sottopelle, molto simile alla ferita causata ad Actarus, il Principe di Feed, pilota di Goldrake, di Atlas Ufo Robot – i cateteri, il freddo dello stetoscopio sul torace infreddolito, la calligrafia illeggibile del dottore e le minestre ospedaliere, una vera sbobba mai mangiata, visto il tanfo che emanavano, almeno quelle al IV piano del Monoblocco dell’Ospedale Civile di Padova, nel reparto di Urologia, quando nel corso degli anni  ’80, vi rimasi “detenuto” per cause nefrologiche dovute a problemi genetici, come si usa dire oggi, congenite come si diceva fino a pochi decenni fa. Ebbene oltre a quanto soprascritto, la maggior rottura era la visita di losche figure, non importa se di sesso maschile o femminile che arrivavano con i loro camici blu o rosa a far giocare i piccoli degenti,due volte la settimana, per non più di un ora al giorno, di pomeriggio abitualmente, dopo il giro dei dottori.

L’evoluzione di quella perversione si è evoluta grazie ad un bischero americano, tale Patch Addams  (1),che nel 1971 ideò la terapia olistica conosciuta come clownterapia (2).

Come molte idee bislacche americane, vedi Babbo Natale, un prodotto della Coca Cola, oppure Halloween, anche questa ha attecchito, come la gramigna, essendo nate associazioni no prfot di clownterapia dedite, e piene di buone intenzioni, atte a fardivertire i pazienti, con i loro membri alabardati come tanti Pennywise, il clown danzante, Booby Grant, It, Esso (3) pronti a succhiare l’energia vitale, emessa in abbondanza dalle tempre malate ma desiderose di guarigione, dei piccoli degenti.

La cosa che allora ma anche oggi, era il fatto che delle stronzette, almeno quelle dei miei tempi erano delle ragazzotte, per fortuna passabili e non dei cessi, entrassero nelle stanze alabardate di giocattoli, costruzioni, macchinine, dove con la scusa di far divertire i bambini, queste allora e forse anche alcuni pagliacci dediti alla clownterapia, si comportavano come i gatti che, secondo alcune leggende, succhiano l’energia vitale ai bambini, non diverse a modo loro dalle vampiresse succhiasangue!.

La scusa che adottano questi  Pennywise è che gli si riempie il cuore quando vedono il sorriso sbocciare, come un fiore malato, dal volto dei bambini. Ma questi non vogliono o fingono di non capire, che a un bambino malato, quel sorriso, proprio in virtù della malattia che lo soggiace, è un sorriso o una risata estratta quasi a forza, come se un dentista volesse estrarre ad un paziente impubere il dente del giudizio, senza anestesia, all’insaputa della madre, mettendogliela poi comunque in conto.

Ricordo ancora come le mamme di quando ero ricoverato, spingessero i figli a giocare con le “signorine,” come venivano chiamate, non per il bene della distrazione dei figli malati, che sovente si accostavano a costoro a malavoglia, anzi, qualche volta quasi piangendo, vendendosi “costretti” a giocare, per dare un po’ di tregua alle madri che facevano assistenza ai piccoli.

Non ho mai giocato con quelle “signorine”, oltretutto vedendo come alla fine i miei compagni di “prigionia” si accostavano recalcitranti a quelle donzelle dagli giochi di ghiaccio e dal – falso –  sorriso facile, in modo non dissimile da quello di un puledrino che viene costretto a forza a trottare verso un ostacolo.

Oggi come allora,almeno io ricordo bene la Pediatria dell’Ospedale Civile di Padova, luna delle cose peggiori erano le stanze dei bambini, così tristemente ricche di colori e immagini della Disney o altro, come se Paperino, Qui, Quo, Qua, Nonna Papera, Zio Paperone  o i colori sgargianti alle pareti potessero lenire il dolore e la sofferenza. E un bambino, purtroppo a volte è peggio di un cucciolo di cane ammaestrato, ossia per compiacere pagliacci, clown, Pennywise e genitori, è costretto a mentire, fingendo di divertirsi, sorridendo e ridendo forzatamente come un ebete perché altrimenti i presunti sguardi assenti, ma presenti dentro l’universo inesplorato e inesplorabile della sua mente, vengono interpretati come scontrosità, scarsa volontà di collaborare e interagire con il mondo esterno, come una sorta di autismo protettivo, che porta i saccenti a reputarlo poco incline alla volontà e alla voglia di guarire e  per questo il piccolo deve continuamente essere costretto a distrarsi con immagini apparentemente allegre, ma che per costui, in quanto malato, trasmettono solo rabbia, odio e profondo disgusto, perché i Pennywise o le immagini di Paperi, Sirenette, Mulan e via discorrendo, gli unici dolori di carta che hanno patito sono quelli imposti gli sceneggiatori.

A mio avviso appestare gli ospedali, le cliniche pediatriche di spacciatori omeopatici di filosofie clownesche è un insulto alla ragione e alla malattia stessa dei minori, in quanto questi sognano spazi aperti, sognano e bramano di sgambettare, correre a piedi, in bicicletta, cadere e sbucciarsi le ginocchia, cieli azzurri incontaminati, anche se sovente dai piani alti degli ospedali si vedono nuvole di smog, arti e menti che rispondono ai comandi che il cervello invia e la volontà ferrea e combattiva d’uscire dal tunnel della sofferenza e della malattia, se questa è clinicamente, farmacologicamente o chirurgicamente vincibile, altrimenti in ogni caso, vista la giovane età combattono, accettando il fato che le sorelle Cloto, Lanchesi e Atropo, le  figlie del “filo” del “destino” “ineluttabile”, hanno in serbo per costui.

Oggi i Pennywise ospedalieri fanno capo a Onlus, Associazione No Profit, che sovente fanno lavorare gratuitamente i volontari,sebbene queste ricevono finanziamenti statali, regionali o comunali per il sostentamento, facendosi belle alle spalle dei minori malati e di chi crede di farli divertire, ma i  piccoli malati hanno bisogno di ben altro per guarire: hanno bisogno di una buona sanità, di medici e paramedici preparati, di servizi per i genitori e non di buffoni con il naso rosso, la faccia pitturata ei capelli posticci, che strappano sorrisi forzati e non essere “usati” per i divertimenti ludici da adulti estranei al loro consesso familiare.

Marco Bazzato
11.01.2013




venerdì 14 dicembre 2012

Maratona Telethon: ha senso donare euro a fondo perduto?


È partita la ventitreesima maratona Telethon, dove i cittadini, in piena crisi economica sono invitati a donare denaro, con i governi che continuano a fare tagli alla sanità, alla ricerca, alla scuola, a una fondazione privata, presieduta da Luca Cordero di Montezemolo,, nelle forme e nei modi più disparati, partendo dai 2 fino ai 2.000 euro.

La solidarietà è una libera scelta, ma continuare ad andare a chiedere da quasi un quarto di secolo denaro, quando specie in questo ultimo anno, con un governo che ha tagliato e tassato il passabile, salvando le fondazioni bancarie e non, la chiesa e le organizzazioni “no profit” dal pagamento dell’Imu, è una contraddizione di termini. Da una parte si fa risparmiare ai ricchi, a chi ha un’elevata capacità contributiva, dall’altra parte una maratona di “accattonaggio mediatico”.

Forse sarebbe meglio destinare gli euro al barbone senza casa, o a chi, nel pieno delle festività natalizie è meno fortunato e può acquistarsi un pasto caldo, sicuri che il denaro vada a una persona fisica ben definita? Ma donare 2, o più euro, ad una Fondazione serve per lavarsi la coscienza, evitando di guardare negli occhi chi soffre.

Si chiede denaro ai cittadini per cercare la cura a malattie genetiche, nobile intento, per carità, ma non sarebbero stati spesi meglio questi ventitre anni se si fosse investito sulla ricerca genetica preventiva, creando esami genetici obbligatori e non invasivi ad hoc per le coppie – legalmente sposate – che decidono di fare figli, , dove le coppie, cocenti dei rischi genetici di un eventuale gravidanza, possono risparmiare ai futuri figli la venuta al mondo, tramite la legge 180 sull’interruzione della gravidanza?

In fin dei conti il “controllo qualità” viene effettuato in qualsiasi azienda seria, degna di questo nome, che vuole tenere alti gli standard produttivi e di sicurezza, per se stessa e per gli altri, e quindi anche la ricerca genetica dovrebbe camminare pari pari, mettendo al primo posto la prevenzione e, se possibile un eventuale cura, o almeno assicurare una vita decente, visto che poi, lo Stato taglia su servizi alle persone disabili o portatrici di malattie genetiche invalidanti, come ad esempio  le accompagnatorie?

A ben ragionare, ci si trova nella contraddizione politica che da una parte si tagliano i servizi ai cittadini, ma dall’altra si chiede di contribuire alla ricerca di cure, trascurando la prevenzione genetica, anche con campagne  pubblicitarie sociali ad hoc, imponendo legalmente ai futuri genitori a sottoporsi a controlli genetici, per evitare che mettano al mondo figli geneticamente malati.

A chi si indigna, pensando all’eugenetica, si metta la coscienza in pace.

L’eugenetica la si utilizza da anni anche in Italia, perché tramite l’amniocentesi e la villocentesi è possibile predeterminare se il feto è portatore di alcune malattie genetiche (1) e quindi se al “controllo qualità” non risultasse conforme a degli standard di vita soddisfacente per se stesso e in primis per i genitori, scegliere e/o imporre – ma questo è un problema che dovrebbe risolvere un parlamento sovrano e non condizionato –  l’interruzione della gravidanza.

Non va dimenticato che alla fine avere un figlio malformato geneticamente, quando la scoperta avviene a nascita avvenuta, diventa uno shock per i genitori e la famiglia e non tutti sono in grado di sostenere mentalmente e psicologicamente e psichiatricamente il peso un figlio portatore di una malattia genetica, anche se all’apparenza possono apparire forti, poi giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, alcuni tendono a necrotizzarsi dentro, giungendo a negare il problema del figlio, perché riesce a condurre una vita apparentemente normale, ma pur sempre, ma non in tutti i casi, prende coscienza d’avere una spada di Damocle puntata sul capo e/o la mannaia di due “boia sconosciuti, pronti a mozzargli la testa in qualsiasi momento.

Questi genitori nel corso degli anni marciscono nel cuore e vedono il figlio come un peso, come un costo, un fardello inconfessabile, anche se apparentemente ne parlano come se i loro traumi mentali non esistessero – perché rimossi, vantandosi dei i sacrifici che hanno fatto per costui, mentre in realtà, se possono, utilizzano ogni genere di artifizio immorale per spremergli denaro sfruttandolo, per i loro meschini interessi, utilizzando come arma di terribile violenza psicologica, frasi che fanno passare loro da vittime della situazione, vittime di un destino che si è accanito contro la loro serenità famigliare, arrivando a “trattenersi” nel corso degli anni cifre spaventose, a mo di risarcimento per i danni che costoro, nelle loro menti malate, avrebbero subito, dimenticando che le vittime non loro, in quanto che lo vogliano o no, sono i diretti responsabili, perché era loro il patrimonio genetico che si è mescolato malamente e malsanamente, come in un coktail maleodorante, dentro l’utero materno, che ha generato un figlio/a “storto/a e/o malformato/a.”

Oggi si dovrebbe in primis volgere verso la ricerca della prevenzione delle malattie genetiche, in modo che con la mappatura genetica, la ricombinazione e/o l’intervento sul DNA o sulla soppressione del feto malformato e/o portatore di malattie genetiche, si possa rimanere all’interno di standard di vita, una volta venuti al mondo, accettabili per la persona, per la famiglia e di riflesso per la società, con il fine poi che, nel corso dei successivi decenni, sarebbe quello di ridurre considerevolmente i costi famigliari, anche intesi come stress e traumi da parte dei genitori e di costi della società, eliminando alla radice, ossia entro pochi mesi dal concepimento, il problema.

Ma queste sono politiche sanitarie a lungo temine che dovrebbero essere messe in cantiere dalla politica, senza farsi condizionare da eventuali visioni ideologiche delle confessioni religiose dominanti, perché laicità dello Stato significa avere una visione a lungo termine e strategica, e non come abituale mene si fa, entro un ottica miope di misera tattica,perché non vuole affrontare e/o risolvere “i problemi prima che nascano”.

Il vero confine della ricerca genetica non dovrebbero essere le cure di “sopravvivenza” utilizzando i portatori di malattie genetiche come cavie umane per sperimentare, alla cieca, sperando di poterne osservare il non peggioramento, non il miglioramento delle condizioni di vita. Un po’ come i farmaci che non curano la malattia, ma i sintomi, perché la maggior parte di questi inibiscono.

Il fine ultimo della ricerca dovrebbe essere la genetica pura, la ricombinazione del DNA, garantendo dei determinati standard di “Purezza e genetica sanità  fisica”, indipendente da sesso, razza, nazionalità e/o religione e classe sociale, per avere degli standard “produttivi” e/o riproduttivi, magari preprogrammando la durata del ciclo vitale, confacenti con le aspettative dei futuri genitori, della famiglia e di riflesso, come fine ultimo, ma non per questo meno importante, della società stessa.

La malattia genetica potrebbe colpire statisticamente ogni bambino che ogni donna porta in grembo. La prima cosa che le future madri e padri auspicano è una sola: che sia sano, tutto il resto non conta. Va ricordato che indipendentemente dal fatto che i futuri genitori siano sani questo non li mette al riparo, con la certezza assoluta che il figlio/a che la futura madre porta in grembo sia geneticamente sano…

Marco Bazzato
14.12.2012
http://marco-bazzato.blogspot.com/


mercoledì 28 dicembre 2011

Natale: Coldiretti, crollo spesa a tavola, 2,3 mld (-18%)

Si presume che in molti possano dire d’aver tirato un sospiro di sollievo, quando sono usciti  i dati sul crollo dei consumi per gli acquisti di libagioni e regali natalizi. – 18%, ma si auspica che il fossato possa allargarsi, e quella di quest’anno è la miglior performance negativa dal 2001, quando collassarono le Torri Gemelle.

Se l’Italia ride, la Germania piange. I teutonici godono di una sfavorevole contingenza positiva, con i consumi che aumentano, gli stipendi che salgono e l’inflazione che non riesce ad eroderli a sufficienza, per costringerli a tirare la cinghia, ingurgitando wuster, crauti e bevendo birra in quantità industriale, secondo il miglior pregiudizio antiteutonico, ma ingozzandosi di ogni genere di cibaria prelibata, alla faccia dell’Italia che tanto sbandiera il suo Made in Italy nel mondo.

Molti profeti di sventura si stanno sfregando le mani per i dati appena usciti. La situazione italiana è di un paese entrato in recessione, con un P.I.L che nell’ultimo trimestre ha fatto registrare un negativo dello – 0,5, reso depressivo anche dalla manovra Monti, inutile per le casse dello Stato, ma ottima per gli speculatori internazionali che attendono, sfregandosi le mani e pregustandosi l’assalto all’arma bianca al patrimonio industriale e artistico del Bel Paese, che arriverà con la (s)vendita del patrimonio pubblico a prezzi di saldo, che renderà l’Italia ancor di più una colonia straniera,scaraventandola in termini di crescita e ricchezza procapite, indietro di almeno trent’anni, con i lavoratori costretti a vendere la cinghia, ad eliminare non solo il superfluo, ma anche il necessario per il sostentamento personale e famigliare, viste le strette in atto su sanità e pensioni, e l’esosità dei “Castellani” nei confronti della plebe.

Il bello, se così si può dire, che da questo nero circolo vizioso non se ne esce, se non con le ossa rotte e con un sistema economico sfasciato e ridotto alla fame. D’altronde il Nord Est, l’ex locomotiva Italia, ormai è fermo su un binario morto, colmo di erbacce, con lo Stato che cerca, come al tempo del Medioevo, di far cassa, con balzelli iniqui, che vanno a colpire principalmente gli strati più poveri della popolazione e con gli italiani stanchi d’essere vessati dalle “Nuove Signorie” non diverse dal quelle parassite del passato, che saldano per spirito di equità sociale le prestazioni fornite dai villici con quasi un anno di ritardo, quando va bene, perché abituate a “piangere miseria”, ma che riescono a trovare sempre la “grana” per le varie guerre umanitarie, quando si tratta d’andare a depredare e colonizzare in casa d’altri.

La contrazione dei consumi, e si auspica che tenda almeno per il 2012 ad aumentare, potrebbe essere solo benevola per il Paese, con i cittadini che forse inizieranno a “ribellarsi” entro i limiti della legalità, con manifestazioni oceaniche, il blocco dei pubblici servizi, con scioperi a singhiozzo, senza preavviso, con i pensionati in piazza, pronti a immolarsi contro un sistema politico –industriale che fa sembrare l’Europa sempre più vittima del Grande Fratello, profetizzato in 1984 di Orwell, con i cittadini ridotti al rango di servi della gleba.

Il Paese ha bisogno non solo del crollo sistematico dei consumi, ma anche dell’aumento della disoccupazione, nel settore dell’artigianato, così nella piccola, media e grande industria, nel terziario, nella grande distribuzione e nell’agricoltura. Il Paese ha bisogno di una massa disperati che vanno a taccheggiare per Grandi Magazzini e negozi, nella speranza di non essere presi, perché portati dalla fame e dalla disperazione a rubare per sfamarsi e sfamare la famiglia. Il Paese ha bisogno di un aumento dei fallimenti pilotati e non, per svuotarlo dall’interno delle proprie ricchezze, per rendere i suoi abitanti irosi e rancorosi verso una classe politica che invece di guardare agli interessi degli italiani è  votata a salvare le banche e il sistema finanziario globale, ora in crisi  di liquidità, il che porta a chiedersi se il sistema finanziario si sa mangiato il capitale andando a puttane di lusso?

Ma l’Italia è ancora indietro rispetto alla Grecia nella corsa verso il baratro. Nel Paese dell’Olimpo mancano anche i farmaci di prima necessità, con i farmacisti che minacciano – giustamente – di far pagare il costo completo dei medicinali, visto che la Cassa Sanitaria si “dimentica” di pagare il conto, sono in aumento i casi di malnutrizione e denutrizione, e con i cittadini che non possono ormai permettersi un minimo di assistenza sanitaria e sociale, perché questa è l’Europa del Trattato di Lisbona.

 In ogni caso il Bel Paese almeno può consolarsi, essendo, assieme a Grecia, Romania e Bulgaria, nella lista nera delle nazioni più corrotte d’Europa – Servizio di Rai news 24 del 27.12.2011, questo porta a sperare che se la situazione non sia ancora disperata, che ci sia un barlume che porti a propendere verso il collasso completo del sistema.

Insomma, il 2011 si chiude con i peggiori e nefasti auspici, con la certezza che il 2012, sarà sulla stessa “pista” allucinogena, con l’auspico che i cittadini sappiano risvegliarsi dal sonno della ragione e che si aprano i libri di storia, iniziando a leggere cosa accadde durante la Rivoluzione Francese, con il sistema monarchico distrutto, dove tra balli, canti, e banchetti per la libertà ritrovata, le teste rotolavano – non metaforicamente – a terra, ghigliottinate.

Marco Bazzato
28.12.2011

venerdì 23 dicembre 2011

Francia, protesi mammarie pericolose. Trentamila donne da rioperare


E dopo la “mucca pazza”, “l’aviaria”, “la suina” ecco che arriva la “mammelllllla in plastica assassina!”.

Sembrerebbe la trama di un film di Cesar Romero, genio indiscusso del capolavoro “L’alba dei morti viventi”o dei tanti film del compianto genio demenziale di Mel Broks eppure la “le zizze assassine al siliicone” scorrazzano indisturbate per le vie di mezzo mondo, volando negli aerei, attraversando ceck in, incuranti degli allarmi antiterrorismo,  ballonzolando prosperose  davanti agli occhi del poliziotto di turno, che con le bave alla bocca, sbavando come un San Bernardo, fissa intruppato le “poppe esplosive” della ricca nobildonna, raccolta da un vecchio sporcaccione, tolta dalla strada, e divenuta matrigna cattiva per via della nuova prosperità acquisita, procace istruttrice per i figli minorenni di primo letto dell’amato e cornuto  consorte.

C’è poco da scherzare, ma i galletti, i cugini d’oltralpe, hanno fatto proprio un bel tiro mancino a mezzo mondo, con questa storiaccia delle protesi mammarie difettose, prodotte con un silicone inadatto all’innesto sul corpo umano e ora, come un’auto difettosa, vengono richiamate per un tagliando di controllo e l’eventuale “amputazione”, anche in Italia, a spese, sembrerebbe del Servizio Sanitario Nazionale.

Innanzi a questa “bischerata” va fatto un distinguo non da poco: le uniche vere vittime sono le donne che a seguito di una mastectomia, hanno scelto la mastoplastica, perché lo svuotamento del seno per via chirurgica ha comportato, oltre al trauma dovuto alla patologia che l’ha causato, anche un trauma psicologico per la femminilità perduta, e andava recuperata, per questo il Servizio Sanitario Nazionale sta cercando di correre ai ripari, con l’asportazione delle protesi difettose, a carico dello Stato. Per tutte le altre, no.

A tutte le donne che invece avevano i seni cadenti e arrivavano fino alle ginocchia, le “poppe a pera” come diceva Massimo Boldi in S.PQ.R,  o piatte come assi da stiro, o come cammelle senza gobbe, che non sapevano accettare la propria condizione, indice di scarsa stima e di persone che ragionano secondo il pensiero e l’opinione altrui, non con la propria testa. si auspica che l’intervento di rimozione, che si sono fatte per scopi estetici sia a totale carico dei singoli soggetti,, visto che si presume che prima dell’intervento siano state prospettate diverse tipologie di protesi, dalla più economica a quella più costosa, e in una società dove quando l’apparire è più importante dell’essere, e si va al risparmio, per fare bella figura, è giusto che le taccagne si ripaghino di tasca propria l’intervento di rimozione e/o di sostituzione. Al massimo hanno tutto il diritto di rivalersi, intentando una causa ai chirurgi estetici, cercando di dimostrare, in sene giudiziaria, che sono state mal consigliate o che hanno ricevuto un’informazione insufficiente o incompleta, anche se sarebbe opportuna, ma questo lo dovrebbero fare le associazione di consumatori, una Class Action contro il Ministero della Salute per omesso controllo, accertando così’ se c’è stato oppure no.

Da qui infatti nasce l’inghippo, dove in molti si fanno una delle tante domande della domanda generale: dov’era il Ministero della Sanità, perché chi doveva non ha vigilato sull’importazione delle protesi mammarie, testandone la qualità e la ricettività nel corpo umano e che fossero state atossiche per le consumatrici? Possibile che non siano stati fatti dei controlli a campione, e che nessuno per anni, ai Piani Alti, che avrebbe dovuto vigilare sulla salute dei consumatori non si sia preso la briga di compiere dei controlli a campione, sulle medesime? Oppure ci si è accontentati delle autocertificazioni della casa produttrice, magari con le traduzioni fatte con i piedi?

Ora che il Ministero debba farsi carico dei costi nei confronti delle donne che a causa di malattie si siano sottoposte a mastoplastica lo si trova come voler proteggere un Re nudo  - il Ministero della Salute – nel centro di Milano con una foglia d’edera, nella speranza che non si vedano gli organi genitali e che non crei scandalo, o offesa al pubblico decoro.

Vengono, ripensando a questa storia di falsa illusione estetica e di bellezza plastificata, in mente le prime donne che si sottoponevano al rigonfiamento spropositato delle mammellllle: le donne di strada, le puttattanone, che battevano mostrando la mercanzia, mentre adesso, con questa diffusione capillare di tette rifatte e posticce, non si sa se si ha innanzi una donna vera o un tarocco, perché in molte si sono fatte attrarre dai canoni estetici dello Showbiz, dove anche le più morte di fame volevano le zizze all’ultimo grido, per far bella figura con amici, mariti e amanti, e per far invidia a quelle accattone delle amiche dalle tette cadenti, o cammelle senza gobbe!

Evviva la società dell’apparire anziché quella dell’essere!


Marco Bazzato
23.12.2011

mercoledì 30 novembre 2011

Suicidio assistito: morto Lucio Magri, fondatore del Manifesto

È morto in Svizzera Lucio Magri, fondatore del Manifesto, grazie all’aiuto di un medico amico. Una decisone consapevole  maturata dopo la morte della moglie, a cui era legatissimo.

È stato però costretto a recarsi in Svizzera, perché le assurde leggi italiane non permettono all’individuo di disporre della propria vita, scegliendo anche il momento di farla finita quando lo reputa più opportuno. Il suo è stato un viaggio della speranza, con la certezza che questa speranza trovi accoglimento e pace nella morte.

Non è giusto condannare Lucio Magri per la sua scelta ponderata e ragionata, sarebbe invece giusto chiedersi perché un cittadino italiano debba essere costretto a recarsi all’estero per dar corso a tale pratica, e perché l’Italia non vuole adeguarsi agli altri Paesi europei evoluti che hanno fatto con la legge sull’eutanasia, non solo un atto di pietas umana, ma anche sapendone monetizzare il tutto?

La colpa è di un radicalismo che obbliga le persone a vivere, anche contro la propria volontà, è da ricercarsi nell’imposizione della morale cattolica al Paese, che continua a negare il dibattito sul diritto della “dolce morte”, non solo per quanto concerne lo “staccare la spina” a un malato terminale, e il caso Englaro ha fatto scuola, ma anche sul diritto e sulla liberalità di usufruire della propria vita, scegliendone il momento del trapasso. In Italia infatti si può parlare di statalizzazione della vita, dove questa non appartiene al cittadino, ma allo Stato che gli nega il diritto di disporne al meglio, costringendolo a suicidi plateali, vedi Mario Monicelli, o recandosi all’estero.

Se la politica italiana, invece di strizzare l’occhio al Vaticano, rimanendo prono sulle sue posizioni, “staccasse la spina” da quel cordone ombelicale culturale che drena denaro e risorse al Paese, lasciando che la politica faccia politica, non viziata dall’etica in salsa talebana, il Paese potrebbe ambire a entrare, come ha fatto la Svizzera e non solo, a quella nicchia di mercato, che nei prossimi anni potrebbe espandersi dell’eutanasia, della “dolce morte”, ma soprattutto liberalizzando il diritto alla morte.

Una nazione che non permette il suicidio medicalmente assistito è una nazione culturalmente e mentalmente arretrata, perché va contro il diritto naturale dell’essere umano di disporre della propria esistenza e del momento in cui farla finita.

Perché allora se si vuole essere pignoli fino all’inverosimile, certamente in molti sapevano della volontà di Lucio Magri di farla finita, ma contrariamente a quanto avviene in altre occasioni, dove spesso le persone annunciano le proprie intenzioni suicide e vengono salvate in extremis perché la psicologia dice che chi ha propositi suicidi lancia dei segnali d’avvertimento che vanno colti, compresi e decodificati, ma in questo caso coloro che sapevano hanno taciuto. Era per via forse dell’età? O per un atto estremo, oggi incompreso di libertà interiore e culturale del singolo?

Se si fosse trattato di un’adolescente o di un adulto nel pieno delle forze si sarebbero mobilitati assistenti sociali, psicologi per curarlo, per farlo desistere, per ospedalizzarlo anche con un TSO – Trattamento Sanitario Obbligatorio – mentre in questo caso coloro che sapevano hanno saputo e rispettato la scelta dell’individuo, perché?

Forse per una serie di motivi, il primo legato all’età e alla depressione, dove nella liberalità della scelta si è deciso di non intervenire, lasciando al medesimo il libero arbitrio, ma anche perché si sta facendo strada l’idea che l’anziano, nella terza età, deve avere il diritto di disporre come meglio crede degli ultimi scampoli dell’esistenza, scegliendo come e quando arrestarla.

Ed è la fiction fantascientifica che fa da apripista all’attualità. In un episodio di Star Trek Next Generation,  TNG 4x 22 (1) “Una vita a metà”, dove in un pianeta è prassi alla soglia dei sessant’anni il suicidio rituale per evitare la vecchia e la malattia. Questo apre nei vari personaggi un dibattito e uno scontro culturale al limite dell’incidente diplomatico tra le diverse concezioni etiche dei pianeti, dove alla fine prende il predominio la cultura d’appartenenza, con il protagonista che sceglie di tornare nel suo pianeta, rispettando la tradizione degli antenati.

Ed è bello pensare che il gesto oggi considerato dalla cultura dominante come un atto estremo, dove per metterlo in pratica ha dovuto, come un carbonaro o come i primi cristiani che per fare i loro riti si rifugiavano nelle catacombe, che in un immediato futuro possa essere considerato un atto maltusiano (2), non riferito come in origine al controllo delle nascite, ma alla coscienza culturale della morte, se praticato, in un lontano futuro possa diventare un atto connaturato alla natura e alla tradizione culturale del genere umano, leggendo il tutto entro un’ottica di controllo e contenimento della sovrappopolazione planetaria, riservando risorse alle giovani generazioni, debellando la fame e le disuguaglianze sociali, perché se cambiasse la cultura, sapendo che la vita è un contratto culturale e sociale a termine, i singoli e la società potrebbe essere spinta a dare il meglio di se, prima che la clessidra termini la caduta della sabbia dall’alto verso il basso, azzerando il tempo che l’uomo ha a disposizione.

Si preferisce leggere la scelta di Lucio Magri come una liberazione di risorse, anche economiche, nei confronti delle giovani generazioni, dando un segnale di cambiamento culturale e sociale, che una persona può e deve vivere una vita piena, facendo da apripista alla cultura accettata e riconosciuta dell’eutanasia come atto d’amore nei confronti della società.

 Leggere l’evento doloroso come un atto nei confronti dell’umanità può aiutare anche la cultura italiana a comprendere che è stato un estremo atto d’amore nei confronti della vita, dove indipendentemente dalle teorie psicologiche e psichiatriche empiriche e antiscientifiche, essendo accettate come un dogma non comprovato, sono un atto di fede cieca, l’essere umano, se adeguatamente supportato da un alto livello culturale, ambientale e sociale, saprebbe scegliere con altruistico discernimento il giusto per gli altri, senza essere un peso per loro e per se, perché strutturalmente e culturalmente portato  a comprendere che la vita essendo un dono ricevuto, è una proprietà che appartiene al singolo e come tale ha il diritto di disporne al meglio, per se stesso e per la società.

Marco Bazzato
30.11.2011