
“Il re è nudo” e si incazza. Chiudete gli occhi ai bambini!
Non l’ha presa tanto bene lo Stato Città del Vaticano le “rivelazioni” Wikileaks, dove i cablogrammi diplomatici dell’ambasciata statunitense presso la “Santa Sede” fanno fare una figura barbina alle alte cariatidi della diplomazia vaticana. Naturalmente lo Stato foraggiato dall’Italia, grazie al concordato, cerca di smarcarsi, mostrando però una certa diplomatica irritazione per come vengono descritti i vertici della setta composta da un miliardo di addetti del Caattolicesimo Universale.
Ma il problema non sono le ovvietà espresse dagli addetti all’ambasciata, ma lo smacco morale – sempre che in Vaticano esista una morale – manco fosse il primo, circa la catastrofica impreparazione dei diplomatici, legati a una mentalità fariseica e zelota, poco amanti della verità, tradendo così anche i principi del loro capo supremo, non il papa, ma il Cristo crocifisso e il Padre stesso. Cose che Cristo già sapeva, visto che la teologia dice che Dio vede e comprende tutto, ma evidentemente al Vaticano non piace quel passo del Vangelo di Mt 10, 26-27: “Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti”. Ma per il Vaticano, vista l’irritazione manifestata, sembra che queste sacre parole non dovrebbero valere per loro…chissà perché?
Ne esce un ritratto arcinoto di uno Stato Pontificio che a parole predica l’amore, l’armonia, il rispetto nei confronti del prossimo, ma nei fatti fa ostruzionismo, non collabora con i paesi stranieri quando i loro sacerdoti commettono reati con i pantaloni abbassati, contro dei minorenni, oppure quando da quasi duemila anni compie alchimie finanziarie in mezzo mondo, prelevando al contrario di Robin Hood ai poveri per dare ai ricchi, cioè alle alte gerarchie, denaro, terreni, rendite, castelli, palazzi, ospedali e bordelli vari…
Ma uno di quelli che ci fa la figura peggiore è Tarcisio Bertone sa comunicare solo in Italiano, e un diplomatico che si rispetti, come minimo dovrebbe conoscere il francese – lingua internazionale dei diplomatici – o al massimo, anche se zoppicante, un minimo di inglese, perché presumere che i diplomatici stranieri si imparino una lingua morta, il latino, lingua ufficiale del Vaticano è un’utopia neandertaliana, e se poi vengono presi per i fondelli c’è da stupirsi che non sia stato fatto prima pubblicamente.
Alla fine l’ex Stato Pontificio ne esce con le ossa rotte, anche se bisogna essere onesti, fuori dall’Italia se ne fregano del Vaticano e del papa e la massima attenzione che riceve è durante le benedizioni Urbi et Orbi dove anche i non credenti aspettano di sentire gli auguri nella loro lingua, dimenticandolo subito dopo, e tornando alle faccende quotidiane rimuovendo dalla memoria collettiva il nome del Re dello stato teocratico all’interno delle mura capitoline.
L’errore delle gerarchie vaticane, che come nominava duemila anni i loro antenati – sadducei, samariti, farisei, zelti – il loro capo, non sono altro che “sepolcri imbiancati”, che all’alba del XXI esimo secolo vivono ancora con l’illusione di “Roma caput mundi”, mentre alla fine non se li fila nessuno, a parte i politici, ma per ragioni di elettorato, sono solo un residuato preistorico e un costo sociale per la società italiana e presumibilmente anche per altre nazioni dove esistono “Patti Concordatari” che bellamente disattendono, quando si tratta di far camminare la Giustizia, a loro sfavore.
Una gerarchia arroccata ai riti,a secolari tradizioni, persi nelle interpretazioni variabili di pecorai e di un pescatore del Lago di Tiberiade, simili a coloro che festeggiavano durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C, scollata e disadattata rispetto alla società civile, incancreniti su pozioni da castello assediato, come se all’interno delle “Sacre Mura” ci fosse ancora qualcosa degno di un valore morale da salvare e da lasciare ai posteri.
Insomma anche gli americani hanno scoperto finalmente l’acqua calda.
Marco Bazzato
12.12.2010
http://marco-bazzato.blogspot.com/
domenica 12 dicembre 2010
Wikileaks: l'ira della Santa Sede
sabato 11 dicembre 2010
Julian Assange rischia la deportazione negli U.S.A.

I governi non hanno amici ma solo interessi, e questo li pone allo stesso livello di una prostituta che fa servizizzietti orali per pochi euro, lungo le tangenziali del mondo. E come era prevedibile, sembrerebbe che il governo inglese e quello svedese abbiano deciso di prostituirsi, regalando al dardo della legge dell’inventata ragion di Stato, al capo branco statunitense, che meticcio per la vergogna, sta cercando un onorevole via d’uscita dal letame scatenato dalla mancanza di sicurezza dei sistemi di comunicazione con il Dipartimento di Stato.
Se Julian Assange venisse deportato negli Stati Uniti, e non estradato, in quanto a tutt’ora esiste solo un mandato di cattura internazionale emesso dalla Svezia per una presunta storia di violenze sessuali, l’intero sistema giudiziario statunitense potrebbe rischiare una grana ancora più grande, in quanto sembra assurdo ma non è mai stato violato il I° Emendamento della Costituzione Americana, che recita:
« Il Congresso non promulgherà leggi che favoriscano qualsiasi religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti ».
Gli Stati Uniti d’America, patria a parole delle libertà civili, hanno paura della “lista della spesa” degli ambasciatori sparsi per il mondo. Sì, perché come ha detto pochi giorni fa Bruno Vespa a Porta a Porta, gli ambasciatori non sono altro che i portinai della nazione che rappresentano all’estero, e alla fine le rivelazioni Wikileaks, non sono che i commenti sul vicino di casa delle massai dal pizzicagnolo e raccolgono dalle amiche le confessioni sul fustacchione, oppure del cornuto all’insaputa della moglie e/o viceversa. Da che mondo è mondo non si è mai visto un “divulgatore di gossip” deportato in un paese straniero, perché questi non sa tenere riservate le informazioni, la maggioranza comunque di dominio pubblico nei rispettivi paesi, andando ad arrestare,assurdo degli assurdi, il fondatore di un sito internet. A voler essere pignoli, ma gli americani lo sono solo quando fa comodo, dovrebbero arrestare, se avessero commesso dei reati penali, coloro che materialmente caricano i cablogrammi su Wikileaks, perché se la legge ancora esiste, ed ha un valore logico e di giustizia, dovrebbero dimostrare chi praticamente ha caricato file per file, e se i servizi segreti funzionassero a dovere, dovrebbero averli già individuati,,ma sono degli incapaci. Gli americani, se riusciranno a farsi deportare in patria Julian Assange, non vogliono processare i colpevoli materiali, perché incapacitati a prenderli, ma solo il simbolo di questo “sputtanamento” planetario, che si sono auto inflitti da soli.
Ma il mondo del cyber spazio, quel mondo planetario senza barriere, si sta ribellando, dando vita ad una risposta – senza perdite di vite umane – all’attacco sferrato Wikileaks, dove gli hacker stanno attaccando a testa bassa, con attacchi mirati e chirurgi i siti delle compagnie americane in patria e all’estero, facendo pressioni politiche nei confronti di aziende non registrate nel suolo americano, affinchè tagliassero “i viveri”, ergo le donazioni di sostegno al sito ingiustamente incriminato.
Intanto una delle accusatrici si è data alla macchia, secondo quanto riportano molti quotidiani italiani e stranieri, alimentando il sospetto che la donna in questione fosse una spia prezzolata dalla Cia, e che lo stupro fosse solo un invenzione dei servizi americani che sapevano benissimo di non poterlo incastrare per le fughe di notizie avvenute entro il loro territorio nazionale, anche se in paesi esteri.
Ci si augura che Julian Assange non venga caricato in un aereo piombato e spedito – segretamente – negli Stati Uniti, perché potrebbe anche significare che la libertà di parola, di pensiero e di espressione è solo un’ utopia e che gli U.S.A, la decadente superpotenza è con le spalle al muro e l’unica sua possibilità di salvezza, dalla catastrofe, è quella di dar via ad una repressione delle libertà civili su scala planetaria, seguendo il modello della Repubblica Popolare Cinese.
Marco Bazzato
11.12.2010
http://marco-bazzato.blogspot.com/
mercoledì 1 dicembre 2010
WikiLeaks: in attesa dei dispacci che facciano tremare le cancellerie di mezzo mondo.

Dovevano essere i file che avrebbero fatto tremare le cancellerie di mezzo mondo, invece per ora l’atteso botto non c’è stato. Solo banalità, gossip, e qualche piccola perla di ovvietà che tutti i cittadini, riferiti ai politici dei singoli stati, sanno ed esprimo quotidianamente ogni giorno su blog, siti e pagine di Facebook. Insomma chi si aspettava qualcosa di deflagrante è rimasto deluso.
Del nostro beneamato premier, Silvio Berlusconi, si è già detto tutto e il contrario di tutto e allo stato attuale, visto che non molla l’osso del comando per gli scandali quotidiani, appare vero che “ciò che non distrugge, fortifica”Verrebbe da gridare “Miracolo!” o “Peccato!”
La cosa che più rammarica, ma si spera che in futuro WikiLeaks lo faccia, è che non siano stati pubblicati, se fossero disponibili, i messaggi tra le varie ambasciate nel mondo di cosa ne pensano i rispettivi diplomatici dei governati dei paesi ospiti. Sarebbe interessante sapere per esempio cosa pensa un ambasciatore italiano del presidente degli Stati Uniti, o del primo ministro inglese e via discorrendo. Tanto per avere un panorama complessivo della situazione. Se fossimo fortunati, forse, i giudizi, bene o male potrebbero collimare o avere delle piccole differenze,da quanto si può udire in qualsiasi bar di periferia o mentre il barbiere fa barba e capelli, commentando i fatti e i comportamenti dei vari politici nazionali e internazionali, conosciuti e sconosciuti.
A voler essere feroci si potrebbe dire senza timore d’essere smentiti che siamo giunti alla politica da shampisti, con tutto il rispetto per gli shampisti.
Possiamo dire ch si è strappato il velo dell’ipocrisia diplomatica, dei sorrisi a tutti i costi, delle strette di mano davanti ai fotografi, delle pacche sulle spalle e delle corna presidenziali fatte durante gli incontri internazionali, delle barzellette sporche e delle bestemmie contestualizzate, mostrando i vari “leader” nazionali di tutto il mondo, politicamente “nudi come germi” dalla testa alla cintola dei pantaloni, a parte Berlusconi, messo a nudo dalla “cintola in giù”.
Basta ipocrisie, le ambasciate servono ai cittadini per alcuni servizi agli autoctoni e agli emigrati, ma è solo la punta dell’iceberg degli interessi di cui gli ambasciatori e i loro addetti diplomatici quotidianamente si occupano. Addetti militari, addetti culturali, addetti economici e via discorrendo. Ambasciatori e addetti diplomatici non perdono tempo con le “miserie” della plebe – al massimo in caso di incontri con i piccoli imprenditori, l’ambasciatore dice ha “ha preso nota dei bisogni” sebbene nè lui nè nessuno del corpo diplomatico o dei segretari presenti prenda uno straccio di appunto, questo rende l’idea di quanto siano di facciata questi incontri – quelle vengono, a parte casi rarissimi, demandati a dipendenti di rango inferiore, a impiegati, il vero lavoro di un ambasciata rimane comunque la raccolta di informazioni, e non bisogna essere geni per comprenderlo. È naturale che poi i funzionari di grado inferiore, su indicazioni dei superiori, redigano dei dispacci da inviare ai rispettivi Ministeri degli Affari Esteri, per far sapere ai politici ed eventualmente anche alla grande industria, vizi privati e pubbliche virtù delle controparti che si potrebbero incontrare in occasione di negoziati economici e/o politici ad altissimo livello.
Questi sono i “segreti” svelati con dovizia di particolari nei romanzi di spionaggio, come nel caso di Tom Clancy, hanno forti agganci con il sistema e la comunità dell’intelligence. Vedi “Il Cardinale del Cremlino” 1988, e oggi, piaccia o no, le cose non sono cambiate di una virgola. Verità e fantasia mascherate unite e fuse, ma che all’interno rivelano informazioni assai pratiche e utili, per chi non vuole leggere un romanzo solo per la storia, ma anche per comprendere quanto di reale possa esserci dietro.
Le cancellerie internazionali ora sono incazzate perché è ufficiale che molto del denaro speso viene utilizzato affinchè ci si possa “diplomaticamente sputarsi” addosso a vicenda come dei lama tibetani, e sono scandalizzate del fatto che la plebaglia venga a sapere quello che comunque ipotizza bene, infatti, sono furiosi per via dell’ufficialità dei documenti emersi.
Uno dei personaggi più ridicoli di questa situazione è il Ministro degli esteri Franco Frattini, che ne chiede a gran voce l’arresto e l’interrogatorio, anche se non si è capito se anche con metodi estremi, e dato che ci siamo anche un soggiorno “fine pena mai”, senza processo, a Guantanamo. E questo sarebbe un libertario democratico?
Certe richieste di “legalità” odorano di letame fascisto-comunistoide richiamano alla memoria i campi di rieducazione sovietica.
Frattini omette di dire che in quei dispacci resi pubblici i singoli paesi seppur menzionati non possono metterci bocca, in quanto si tratta di comunicazioni interne, intercorse tra le varie ambasciate americane sparse per il mondo e il Dipartimento di Stato, e secondo i principi del diritto internazionale, è come fossero state inviate all’interno del territorio degli Stati Uniti d’America perché le ambasciate non sono altro che appendici all’estero, nelle varie capitali o uffici consolari, del paese che invia i propri ambasciatori nei paesi ospiti, e all’interno le ambasciate sono luoghi extraterritoriali, inviolabili dei singoli stati rappresentati. A tutti gli effetti si tratta di corrispondenza che seppur a migliaia di chilometri di distanza ha viaggiato – formalmente – all’interno del territorio statunitense, e dove per logica di rispetto, le dichiarazioni di Frattini equivalgono ad un intromissione negli affari interni di una nazione sovrana.
Uno che conosce la diplomazia dovrebbe evitare certe sparate, interferendo con gli affari interni di un paese “amico”.
Qualsiasi immigrato in Italia o italiano all’estero che si reca presso la propria rappresentanza diplomatica, vede all’interno del perimetro della medesima le forze dell’ordine del proprio paese,lo sa. È strano che il Ministro degli affari esteri non sia a conoscenza di questa ovvietà, e si lasci andare a dichiarazioni di ingerenza nei confronti di un paese sovrano.
Ora WikiLeaks ha promesso che farà crollare una grande banca statunitense, mettendone in luce le connivenze tra la diplomazia e i banchieri il che ha spinto la signora con le corna, Hilary Clinton, moglie dell’ex presidente dai calzoni macchiati di sperma, Bill Clinton, a far dare la caccia al fondatore di WikiLeaks, e facendo partire la prima guerra mondiale informatica non dichiarata contro un privato cittadino e una società che ha sede in un paese straniero. Con la guerra cibernetica – non dichiarata ufficialmente – gli americani è come se avessero mandato gli squadroni della morte a snidare non i nemici entro i confini di uno stato straniero che ospita i server. Oggi succede a WikiLeaks, domani potrebbe accadere a qualsiasi libera attività ubicata in ogni parte del mondo che sta sui maroni agli americani, il tutto per una falla di comunicazione avvenuta all’interno dei loro confini, ambasciate sparse per il mondo comprese.
Da quando un paese che si reputa democratico e libero ha paura della verità e dei fatti scritti dai loro stessi funzionari? Un terrorista, perché così ministri come Frattini, dipingono dovrebbe essere considerato il suo fondatore Julian Assange. Per chi ha la memoria corta o preferisce resettarla, verso la fine degli anni ’80 gli americani guardavano a Michail Gorbaciov, come un innovatore quando lanciò la “Glasnost” – trasparenza nel vacillante impero dell’oggi ormai ex Unione Sovietica, mentre ora quando questo australiano compie un’operazione di trasparenza nei confronti degli Stati Uniti, facendo uscire documenti disponibili grazie anche alla mediocrità delle difese dei sistemi di sicurezza, ecco che diventa un nemico della pace internazionale, per dirla alla Frattini, “che vuole distruggere il mondo”.
Insomma,in poche parole, siamo all’apologia dell’artereosclerosi.
Ma la cosa più interessante che emerge, almeno per quanto riguarda l’Italia, è come viene visto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi dai funzionari dell’ambasciata americana a Roma: un mediocre, dedito a “festini selvaggi”, ma soprattutto il liberista che guarda sempre all’America, ma nei fatti è “intimo” amico di un ex spia comunista, Vladimir Putin, e Berlusconi a parole odia i comunisti, e di un dittatore, tra l’altro simpatico, coreografico e ipocondriaco – stando ai dispacci americani – Gheddafi. Questo dovrebbe far capire in che mani sono gli italiani in questo momento. Uno come Putin resterà per cultura sempre uno con il modo di pensare della spia, ma evidentemente al Cavaliere piace essere accostato a simili personaggi dell’ex apparato sovietico.
Ora però il pericolo più grande non potrebbe venire da WikiLeaks ma dal “silenzio stampa” dei maggiori quotidiani internazionali, cartacei e online, che potrebbero iniziare a dare un basso profilo ai file, perché un conto è quando si tratta di gossip e un'altra cosa quando rischiano, minacciati dai vari governo, ritorsioni legali, nel caso facessero da cassa di risonanza, mettendo al corrente i lettori di quanto emerge.
I cittadini di ogni singolo paese dovrebbero chiedere ai quotidiani d’essere aggiornati in tempo reale per quanto riguarda i file rilasciati da WikiLeaks, perché hanno il diritto di conoscere come si muove il molch della diplomazia, della grande industria e la finanza, perché alla fine quando giungono le crisi finanziarie i costi dei macelli politici ricadono ancora sui cittadini, e sarebbe ora che ognuno inizi a portarsi a casa il proprio letame, smettendo di spalmarlo addosso ai cittadini che alla fine sono solo vittime di questo commistione politico-economico-affaristico planetario.
Marco Bazzato
01.12.2010
http://marco-bazzato.blogspot.com/





