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lunedì 10 febbraio 2014
Svizzera al referendum contro l’immigrazione, vince il sì
Finalmente l’Europa civile si sveglia, o almeno i cittadini del piccolo
stato elvetico, grazie ad un referndum, hanno detto sì al blocco
dell’immigrazione indiscriminata di massa , e adessp esultano le associazioni
per i diritti degli indigeni autoctoni, visto che costringerà il governo
centrale di Berna a mettere un freno all’importazione indiscriminata di “capi umani” da utilizzare, se tutto va
bene, come forza lavoro, oppure dediti al bighellonaggio o al brigantaggio,
come se ogni nazione non avesse già in casa a sufficenza ed è costretta a
tenerseli.
E l’Unione Europea si incazza, a torto.
Piangono anche i frontalieri italiani, perchè potrebbe significare che la
pacchia è finita, in quanto si arricchiscono in Svizzera, facendo poi signori
in Italia, visto che gli stipendi elevitici non sono da fame come quelli del
defunto Bel Paese.
Il feferndumSvizzero dovrebe, se i cittadini italiani muovessero la
chiappe, far aprire gli occhi, e la politica dovrebebbe cavalcare l’onda,
battendo il ferro finchè è caldo, per provare a proprre una cosa analoga in
Italia, sempre che non venga cassato in anticipo per incostituzionalità.
Perchè diciamocelo, gli itaani sono stanchi di veder “importati” africani
dall’Africa, e non solo, grazie ad una
politica sinistra e sinistroide, che ingrassa anche la Associazioni
caritatevoli di matrice cattolica, le quali lucrano sull’indutria
dell’immigrazione, che perennemente
grida, come la maschera di un circo:
“venghino signori, venghino,
in Italia c’e posto, vitto e alloggio gratuito, pagato dagli aborigieni locali,
che come buoi, devono solo tirare l’aratro, senza fiatare, altrimenti sono
nerbate spellapelle”
Gli elvetici, a differenza degli italiani e degli europei, hanno capito che
la libera circolazione è un conto, al massimo tre mesi, recita il Trattato di
Lisbona e poi, se non si ha lavoro, ci sta il diritto delle rispettive leggi
nazionali, di rispedire in patria, non solo i cittadini extraeuropei, ma anche
quelli eruropei, come hanno fatto i francesi con gli zingari rumeni e bulgari e
il termine zingaro non è eccezzione dispregiativa, visto che gli stessi
zingari, almeno quelli bulgari si definiscono tali, perchè così si chiama la
loro etinia. Ma in Italia il politicamente corrotto ha voluto negare a queste
persone il nome originario, sotituendolo
con uno politicamente (s)corretto.
Il punto essenziziale è che gli elvetici si sono svegliati, dicendo no
all’enorme business dell’immigrazione incontrollata, che arricchisce gli ultimi
vagoni dell’immenso treno del traffico di capi
umani, dove alla fine coloro che rimangono con il cerino acceso sono quelli
che vengono attirati fuori dai loro Paesi con vaghe promesse di lavoro e gli
autoctoni dei Paesi che sono costretti ad accoglierli, pena essere chiamati razzisti
e persone senza cuore, i qualicome contropartita di tanta generosità, fatta con
il culo altrui, si vedono ridotti i loro servizi, perchè le risorse economiche
vengono dirottate all’indutria (noprofit?)
dell’accoglienza.
E chi in Italia ha vavorito in tutti questi anni l’industria dell’immigrazione
indiscriminata?
Paradossalmente a differenza di
quanto potrebbe apparire, è stata proprio la Lega Nord e la defunta Alleanza
Nazionale, grazie alla famigerata legge Bossi-Fini!.Sì, perchè e la sinistra
questa volta aveva ragione, la Bossi-Fini è stata un freno legale alle
espulsioni immediate, in quanto ha permesso che i delinquenti, o anche
semplicemente coloro che non erano in regola, non importa se cittadini
comunitari od extracomunitari, a rimanere in Italia fino al termine delle
vicissitudini giudiziare, ossia fino a quando le sentenze non passavano in giudicato, ingrassando gli avvocati, pagati ancora dai cittadini
italiani, per via del diritto, legittimo, di patrocinio gratuito.
Per assurdo i maggiori colpevoli del sovraffollamento delle carceri sono
stati proprio i giacobini giustizionalisti di Lega e Alleanza Nazionale che
grazie alla Bossi-Fini, hanno defacto
aiutato a riempire ancora di più le patrie galere, mentre coloro che non erano
in Italia, rispettando i 90 giorni di libera circolazione, potevano essere
rispediti nei loro Paesi, con un biglietto aereo di sola andata, anche in prima
classe, gentilmente offerto dagli italiani e il costo sarebbe stato inferiore
rispetto ai miliardi di euro spesi nel corso degli anni per tenerli in Italia
in attesa di giudizio, per immigrazione clandestina, o dentro i Centri di
Identificazione e Accoglienza.
Il primo passo per smaltire tutte le
eccedenze di “capi umani” che
soggiornano illegalmente in Italia, non importa se entrati senza visto, in
quanto cittadini extraeuropei, o se cittadini europei che soggiornano fuori dal
loro Paese per oltre 90 giorni è proprio quello di cancellare dall’ordinamento
giuridico italiano la Bossi-Fini.
La Lega ogggi ha poco da fare propaganda a favore degli elvetici, perchè
gli elevetici non hanno avuto bisogno di una Lega Nord per svegliarsi, lo hanno
fatto da soli, e il fatto che adesso stia cercando di saltare sul birroccio di vincitori
elvetici, è un paradosso, proprio a causa dei danni che la Bossi-Fini ha causato al tessuto economico e sociale italiano.
Il referndum elvetico è una chiara dimostrazione che ci sono Paesi e
cittadini intelligenti, mentre, putroppo esistono Paesi governati nel passato e
nel presente e/o Istituzioni sovranazionali che sono di natura mendaci e contro gli stessi interessi
nazionali e sovranazionali, in quanto il
loro fine non è il benessere dei cittadini comunitari dell’Unione, ma
l’impoverimento e l’imbastardamento della
medesima.
Dopo più di duemila annni la locuzione latina “Divide ed impera” continua a mietere le sue vittime, la prima grazie alla Bossi-Fin, che almeno in Italia ha diviso e invertito e pervertito
il pensiero degli italiani.
Gli elvetici, in questo caso, non si
sono fatti soggiogare e adesso sono come sabbia bollente sullo scroto coperto
da lerci slip dell’Unione Europea, la quale farà il possibile per grattarsi i coglioni,
nella speranza di mandarli in suppurazione, costringendosi così ad
autoevirarsi, per paura che l’infezione batterica si diffonda come una sanissima e
vivivificante peste nera della ragione in tutti gli Stati membri dell’Unione Europe, Italia compresa.
Anche se ormai non siamo buoni nemmeno come una ruota di scorta, perchè bucata di cielo di terra e di aria e dal mare, come un colapaste colmo di vermicelli scotti.
Marco Bazzato
10.02.2014
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lunedì 27 gennaio 2014
Il Giorno della memoria
Cosa centrano tutte le persone nate, prima dello scoppio ddella II guerra
mondiale e sopratutto quelle nate dopo il 25.04.1945, con il Giorno della Memoria?
A rigor di logica, a rigor storico e come colpe morali e materiali per quanto
commesso dal nazismo, assolutamente nulla.
Smettiamo di permettere ai politici e ai media di farci sentire in colpa e farci irrorare da un sangue che oggettivamente
e storicamente non abbiamo versato.
È stato versato?
Sì!
Così scrivono dicono i libri di storia, le testimonianze dei
sopravvissuti,. Così ha scritto Primo Levi nel suo libro più celebre: “Se questo è un uomo”.
E quindi? E quindi sono passati sessantanove anni dalla fine della II
guerra mondiale, settantacinque dal suo inizio e la maggior parte dei cittadini
dell’Europa dell’Ovest, Italia compresa, sono teoricamente obbligati da
una legge italiana, ...sancita
dal parlamento nel 1959 – tre
anni dopo lo scoppio della seconda aguerra israelo-araba, con gli israeliani appoggiati da Inghilterra,
Francia e Stati Uniti – dopo
una battaglia pubblica condotta dai sopravvissuti. "In questo
giorno," recita la legge "si rispetteranno in tutti i luoghi del
paese due minuti di silenzio, si terranno iniziative e cerimonie, le bandiere
saranno a mezz'asta, i locali di svago chiusi – questa parte finale della legge da decenni è imapplicata o forse non lo è stata mai,
visto che non è considerato giorno festivo
– , i programmi della radio
saranno dedicati all'argomento" e il 1º
novembre 2005 dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle
Nazioni Unite, durante la 42ª riunione plenaria, lo è stato dichiarato anche dall’Onu.
.
Il ricordo oggi deve essere una
scelta, non un obbligo didattico caduto dall’alto, sottoforma di
legge dello Stato, non ancora abrogata,
costringendo intere scolaresche a sorbirsi un giorno di retorica, ripetuta anno
dopo anno come un mantra, come se questi eventi, dal termine della II guerra
mondiale, avessero poi contribuito
ad evitare altri olocausti, altri sacrifici,
altri genocidi, oppure se altri olocasuti, altri sacrifici, altri genocidi, oppure
per scelte politiche di parte si sceglie di non commemmorare , perchè avvenuti
negli Stati Uniti coon il genocidio dei nativi americani, in indocin,
il genocidio degli armeni,, senza andare a menzionare l’emisfero
australe del Pianeta, essendo per la grande poolitica internazionale
meno degni di importanza e quindi vanno messi messi sotto il lo zerbino.
Non va dimenticato che praticamente con cadenza quasi mensile, quando va
bene, bisettimanale, quano va meno bene, o peggio settimanale,ossia quando Rai
Storia vuole stracciare le palle, i documentari
sul nazismo, sulla Shoah, sull’olacusto, sulla II guerra mondiale, sul
fascismo, si sprecano fino alla nausea e ogni giorno, mese, anno che passa,
vengono visti, percepiti, sentiti e vissuti con sempre meno partecipazione
emotiva, con più distacco, quasi fossero documentari di un tempo così lontano
da essere percepito – giustamente – dalle giovani generazioni, come il periodoMesozoico.
LaShoah è un fatto storico incontrovertibile – nonostante ciò che affermano
i revisionisti, sebbene tutta la Storia del genere unano, dall’inizio di questa
scienz,a è sempre stata oggetto di revisioni, riscritture, correzioni, nuove interpretazioni,
scoperte, correzioni, estensioni, altrimenti
non sarebbe più Storia ma Dogma di fede laico e/o politico, quindi a livello
puramente teorico, anche queste pagine di storia del ventesimo secolo
dovrebbero essere trattate allo stesso modo e non come un Dogma fondamentalista
e indiscutibile, pena l’essere accusati di negazionismo
dell’Olocausto – come lo era stato
la I guerra mondiale,l’unica guerra dei tempi moderni del millennio passato,
vinta dall’Italia unita, che veniva ricordata il 04 novembre.Ooggi quella data
è stata asformata nella Giornate delle Forze
Armate, forse perchè tutti gli i Cavalieri di Vittorio Veneto, come i
dinosauri del triassico , si sono
estinti, o forse perchè anacronistico ricodare una vittoria e la fine di una
guerra, terminata da quasi un secolo, ossia
da circa 3 o 4 generazioni, o anche perchè, vuoi la svogliatezza degli
studenti, unita alle non sempre eccelse qualità degli docenti, oggigiorno
si fatica ad arrivare, con il programma
di studi, al ventesimo secolo.
Sta di fatto che per volontà di legge e per senso responsabilità
individuale, i giovani di oggi obbligati, costretti, coscritti ad assistere a
queste lezioni di storia,e poi ripetere il tutto come pappaglalli, magari recitando
quanto detto dai docenti davanti ad un microfono, fornendo opinioni retoriche, per
vendere al popolo teledipedente,
l’illusorietà che questa data sia sentita , mentre invece è imposta, dagli
italiani.
Quando poi si assiste alla retorica dei politicanti, che leggono discorsi
scritti da altri, fingendo commozione, in queste occasioni le palle, non solo quelle degli oratori, ma
anche degli ascoltatori o dei telespettatori, scendono a terra e come becchini
iniziano a scavarsi la fossa da sole. Basta osservare il politico di turno che legge
per rendersi conto che con la mente sta in tutt’altro posto.
Ma possibile che siamo ancora cosi illusi da credere che ai ragazzi nati nati nel 2000, ossia 55
anni dopo il termine della II gerra mondiale e che leggono il XX secolo allo
stesso modo come i nati dopo l’anno
mille, possano, emotivamente
parlando, sentirsi realmente toccati in
un qualche modo da questi avvenimenti,
quando la maggior parte di costoro manco conoscono gli eventi della storia contemporanea, perchè per loro il
XX secolo è equivaele quasi al mesozoico.
Siamo degli illusi. La politica è illusa, i nostri politici si stanno
comportando come i primi cristiani che usando
Matteo 27,25 “Che il suo sangue ricada su di noi e sui
nostri figli”, credonodi poter instillare un senso di colpa millenario nei
confronti dei cittadini italiani, dell’Europa Occidentale ,tramite l’obbligo di
rcontinuare ancora oggi di ricordare la Shoah, dimenticando che oggi
rispetto secoli dell’anno mille,
l’ignoranza e il sapere, anche sui fatti contemporanei, dove i cittadini europei, non solo italiani, hanno
una buona memoria a breve e riescono a comprendere che quelli che nel millenio
passato sono state le feroci vittime di un regime criminale, poi, dal 1948 i
politici del nuovo Stato hanno iniziato ad occupare territori che in base al
diritto internazionale non erano loro, freandosene bellamente delle risoluzioni
Onu.
Basta leggersi anche i commenti
presnti in rete, per rendersi conto che
l’italiano, a differenza di come lo vorrebbe dipingere la politica, non è
antisemita o antisionista – vedi sionismo
(1) – a parte qualche
lurido idiota che andrebbe condannato non in quanto antisemita, ma solo per il
fatto di essere ignorante e questa ignoranza culturale genera, tra le altre
cose, anche l’antisemitismo, dove non va dimenticato che Israele ha il pieno
diritto di esistetere come Stato, all’interno dei confini definiti dall’Onu,
nel pieno rispetto del diritto internazionale, che a rigor di logica non deve
essere infranto nè dagli Stati confinanti contro Israele e nè da Israle nei
confronti degli Stati confinati, territori Palestinesi compresi, come l’Unesco
stesso, agenzia diretta emanazione dell’Onu, ha riconosciuto..
Il che porta alla conclusione che
l’Italia in Europa i nazionalismi sono considerati, dai nostri politici, sinonimo di chiusura e nazi-fascismo e vanno combattuti sul piano politico e culturale,
essendo ogni di nazionalismo da
considerare come il male assoluto del
secolo scorso e del ventunesimo secolo.
Ma poi, in riferimento al gesto vile
inivato alla comunità ebraica di Roma, La Stampa scrive: “Un tentativo
di propaganda antisionista dietro i
tre plichi con teste di maiale spediti alla Sinagoga di Roma, all’ambasciata
israeliana e ad una mostra ebraica alla vigilia di shabat” (2).
Il che porta a questa considerazione: o
ogni nazionalismo è male
assoluto per tutti i 193 Paesi membri dell’Onu(3),
oppure una politica corrotta chiude gli occhi sul relativismo nazionalista e si permette da alcuni Stati, o ad uno
Stato, rimanere per decenni in palese
antitesi con gli interessi generali della politica internazionale e locale,
dove politici o dei capi di Stato, oggettivamente e brutalmente in rirpovevole
malafede, in determinate circostanze, tendono a fare gli interessi particolari di determinati Stati
o di unoStato in particolare, che certo non è quello italiano.
È bene ricordare, se proprio, come usa dire il Presidente della Repubblica
italiano, che non bisogna mai perdere di
vista il quadro generale e il quadro generale ddlla storia, afferma che la II guerra mondiale ha causato
in totale 55 milioni di morti, e sopratutto questi 55 milioni di morti sono
presenti anche i 6 milioni di morti
dell’olocausto ebreo, generato
dalla follia umana di chi ha permesso l’ascesa di Hitler al potere e di chi,
direttamente o indirettamente, anche dall’estero, l’ha foraggiato e coccoalto,
perchè nella distruzione dell’Europa poteva intravvedere la possibilità di
enormi arricchimenti personali e di profitti per le industrie degli armamenti.
Sistema che anche oggi non è cambiato, anche se con modalità apparentemente
differenti, ma che nella sostanza generano eguali sofferenze in ogni parte del
mondo, e di cui anche l’Italia, aggirando l’articolo 11 delle Costituzione
italiana, grazie alle missioni “di pace” perchè
la politica è osì’ codarda che fugge vigliaccamente dala verità nè è tutt’ora complice.
L’esercizio della memoria è un esercizio inutile, se da quella memoria
storica escono cambiamenti reali, che vanno a beneficio di tutti gli innocenti,
indipendentemente dalla razza, dal sesso e dalla religione.
Ma ogg,i come nel 1924 in U.R.S.S, con Stalin, nel 933 con Hitler in Germania, la grande politica internazionale, fatta da
piccoli uomini, sebbene con modalità differenti e riammodernando il look,
togliendo via baffoni e/o baffetti, eliminando la mascagna o la frangetta,
continuano ad avere le mani orde di
rosso sangue nero delle vittime innocenti che direttamente o indirettamente
condanno a morte, con apparentemente meno violenza e ferocia, ma generando in
ogni caso spaventosi e dimenticati genocidi silenziosi.
Marco Bazzato
27.01.2014
(2)http://www.lastampa.it/2014/01/25/italia/cronache/oltraggio-antiebraica-a-roma-teste-di-maiale-a-sinagoga-e-ambasciata-yzJZoUlWtKX5xmOtnwuhDI/pagina.html
3)
http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_membri_delle_Nazioni_Unite
lunedì 7 ottobre 2013
Strage di clandestini sulle coste di Lampedusa
“venghino, venghino, in Italia ci sta sempre posto. Arrivate con le vostre
carrette del mare, tanto non siete clandestini, ma migranti, come gli uccelli
migratori” tanto quei coglioni degli italiani autoctoni, come idioti, pagano
sempre.
È questo bene o male, più o meno il liet motiv che da mesi appesta i
giornali italiani, per colpa di giornalisti servi che trasmettono e scrivono
certe dichiarazioni, che con toni più o meno sfumati vengono prounciate da alcuni
ministri – senza portafoglio, quindi inutili – vedi la congolo-italiana keynge
e la post comunista, che detesta l’intestazione della camera “presidente” e si
rifà ristampare le carte intestate con la scritta “presidentessa”, Laura
Boldrini.
Lampedusa è sotto attacco, anzi l’Italia intera è sottoattacco da parte di
orde barbariche di clandesti che hanno scatenato, grazie al denaro pagato ai
mercanti di carne umana, una guerra a basso potenziale e non dichiarata alla
stabilità e alla sicurezza nazionale del Paese e la piccola isola nel Mediterrano
è l’avamposto dove viene scaricata la mercanzia, che poi si riversa nele strade
italiane, quando fuggono dai centri di raccolta, secondo quanto chiede la
Bossi-Fini, che alcuni scellerati,
utilizzando il pretesto dei morti annegati, vorrebbe cancellare, aprendo le
frontiere in modo indiscriminato e facendo diventare l’Italia l’anello debole
dei confini di difesa esterni dell’Unione Europea, diventando de facto nazione
complice dei mercanti di carne umana.
Ma intanto a questa guerra non dichiarata continunano a sbagliare i
lampedusani. I volontari che assistono i clandestini dovrebbero scioperare, a mettersi
in ferie,in malattia, marcare visita, lasciando che la situazione venga gestita
dall’esercito e non dai civili.
Certo, i clandestini sono persone, ma sono persone che pagano cifre non
indiffenti per i loro standard, per attraversare mezzo continente nero e
raggiungere le coste italiane, quindi non sono gli ultimi degli ultimi, ma tutto
sommato dei benestanti, perchè chi non può pagare rimane lì a morire in Paesi,
dove sovente le rivolte, le guerre civili, le rivoluzioni sono causate proprio
dall’Occidente perchè deve depredarne le risorse. E un Africa svutata di
africani è un’Africa che diventa preda più facile, come un animale ferito e
indebolito a morte, sopratutto se a partire sono le generaizoni giovani e
istruite che poi vanno afare gli accattoni in Italia e in Europa.
L’Italia deve iniziare a fare come l’Isola di Malta, ossia respingere le
barche cariche di potenziali clandestini
fuori dalle acque territoriali, quando queste vengono violate e
attaccate. Le navi della marina militare devono farle invertire la rotta,
trainarle a poche decine di metri dalle
acque territoriali dei porti di partenza, lasciandole al loro destino.
Sono persone, certo, sono persone, sono esseri umani, ma l’Italia e
l’Europa non può farsi carico, come vorrebbe qualcuno, di un immigrazione
incontrollata di 2 milioni di capi umani
all’anno da qui al 2050, per un totale di 72 milioni di capi, escludendo
l’eventuale riproduzione di costoro, tanto l’Europa attualmente ha 500 milioni
di capi, tra autoctoni e immigrati.
Quei morti innanzi alla costa dell’Isola di Lampedusa non sono morti a cui
la respondabilità diretta o indiretta va imputata agli italiani, ma sono morti
a qui la responsabilità morale e poltica va imputata apolitici come la Keynge e
la Boldrini che stanno pasteggiando sopra i cadaveri, usandoli come propaganda
politica per abbattere la legge Bossi-Fini, l’unico baluardo contro
l’immigrazione clandesina incontrollata che destabilizzerebbe nell’arco di
pochi anni non soolo la penisola, ma anche l’Unione Europea.
E quindi viene da chiedersi per chi effettivamente lavorano il ministro per
‘integrazione e la Presidente della Camera? Non
certo per gli interessi degli italiani e per la sicurezza nazionale del
Paese.
Che siano al soldo di qualche potenza traniera o sovranazionale?
Ma il ruolo più ambiguo in questa
turpe vicenda di commercio e contrabbando di carne umana viene svolto dai media
cartacei ed elettronici, indistintente. Da settimane hanno sostituito il
termine “ clandestini” con il più politicamente corrotto di”migranti”, come se
tutti entrassero in Italia legalmente e l’unica legge illegale fosse la
Bossi-Fini, perchè alcuni deviati mentali non vogliono separare preventivamente
la pula dal grano, ma, come per chi commercia in rifiuti tossici radioattivi, è
ben felice di nasondere le scorie nucleari in casa d’altri o sotto lo zerbino,
fingendo che tutto vada sempre bene.
La cosa interessante è che questo buonismo strappalacrime, chiamato
politicmante corretto dalla sinitra italiana, che sta contaminando per una
sorta di servilismo masochista anche alcuni settori reazionari del centro
destra, sta producendo un intolleranza
forte negli italiani. Del resto basta aprirsi i social network, dove anche le
pagine dei giornali che fanno capo da un sinistro centro sinistra, i commenti
dei lettori sono di attacco diretto e frontale contro la Keynge e la Boldrini, cosa che il Pd non ha
ancora voluto capire, forse perchè le “usa” per nascondere altre porcherie che
farebbero infuriare aassai gli elettori
e quindi meglio usarle come parafulmine mediatico, per continauare a
fare i propri affari.
Grazie alle poliche politicamente corrotte del centro sinistra e dei suoi
servi del cento destra, l’Italia si sta spostando a destra, diventando sempre più radicale ed estremista.
Non mancherà molto che anche in Italia nasca, come in Grecia, un partito come
Alba Dorata. La sinistra sta gettando i semi dell’odio e le basi nel Paese
perchè, come ogni squilibrato che si rispetti,
non riesce a vedere la punta del propriio naso, ma è interessato a
compiacere il padrone di turno.
L’Italia chiede l’intervento dell’Europa, ma l’Europa, oltre a fare il
gesto dell’ombrello, ci manda anche a fare in culo, affermando che il problema
è in primis del Paese, esattamente come il continente fa con Lampedusa, dove
nello stivale nessuno vuole accogliere i clandestini i quali da giorni vivono in condizioni definite disumane, dalle
organizzazioni per i diritti umani..
Va ricordato che solo a seguito dell’identificazione certa, questi hanno il
diritto di ricevere lo status di profuhi e rifiugiati, non che lo staus, come
vorrebbe una certa sinistra, venisse riconosciuto in bianco e a prescindere, in
pieno dispergio del Ttrattato di Lisbona che tra l’altro recita, e stabilisce
al Capo 2, articolo 77, ex art. 662 del TCE, - c) instaurare progressivamente un sistema
integrato di gestione delle frontiere esterne, Ai fini del paragrafo 1, il
Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa
ordinaria, adottano le misure riguardanti: a) la politica comune dei visti e di
altri titoli di soggiorno di breve durata; b) i controlli ai quali sono
sottoposte le persone che attraversano le frontiere esterne.
Mentre Articolo
79 (ex articolo 63, punti 3 e
4, del TCE), stabilisce quanto segue: c) immigrazione
clandestina e soggiorno irregolare, compresi l'allontanamento e il rimpatrio
delle persone in soggiorno irregolare.
Marco Bazzato
07.10.2013
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martedì 13 marzo 2012
Homs – Siria – trovati oltre 50 cadaveri
Non c’è che dire, un regista non avrebbe potuto far di meglio, anzi, con tutta la buona volontà, il cinema splatter a fatica riesce ad avvicinarsi alla realtà. Sfortunatamente no, non sa rendere al meglio l’orrore in un massacro cinematografico, i corpi bruciati e straziati dei bambini, in quanto la settima arte è “costretta” ad utilizzare pupazzi in lattice, anziché vera carme umana morta.
Per “fortuna” esiste la Siria e centinaia di orrori dimenticati sparsi per il mondo, ma soprattutto, per fortuna, “esiste” l’inedia e la vigliaccheria del mondo civilizzato. Già, perché in Siria si sta andando oltre al naturale scontro tra potere dittatoriale e opposizione, al giusto desiderio di immobilismo o di cambiamento da parte dei ribelli.
E i media italiani, tv in primis, mettono la testa sotto la sabbia, decidendo di non mandare in onda le immagini nude e crude della mattanza, per non turbare il desco serale degli spettatori – potrebbe causare un ulteriore contrazione dei consumi alimentari, danneggiando anche i centri fitness – ipocriti. E dietro a tutto questo anche la politica italiana, in prima linea contro Gheddafi, dove in Libia continuano a massacrarsi, ma i contratti con l’Eni sono salvi, cosa importa? La politica italiana, la politica dei diritti umani, di destra o di sinistra, sono entrambi la stessa zuppa andata a male, taccino. Hanno troppo a cui pensare, devono spartirsi il Paese con la nuova legge elettorale, perché soffermarsi a fare commenti duri contro il massacro dei civili siriani – donne, vecchi e bambini? Non sono prerogative della politica del nostro Pese, vista l’esiguità degli scambi commerciali, quindi che crepino tutti. interviste fatte a siriani residenti in Italia, come al tempo della guerra in Libia e il conseguente assassinio di Gheddafi? Zero. Chi se ne fotte.
I video che circolano in rete son oda vedere, dal primo all’ultimo e andrebbero trasmessi integralmente nelle ore di maggior audience, nei programmi pomeridiani, nei programmi per bambini, in modo che i piccoli viziati occidentali capissero che esiste un mondo disumano, un mondo dove un neonato può essere sgozzato, dove una donna, una madre, può essere ridotta a brandelli, un mondo dove il cadavere di bambino di pochi anni ha il corpo rigonfio ed è bruciato dal fuoco. Ma si preferisce non vedere, si preferisce fingere che questo, quando fa comodo alla politica, sia un problema che non compete la coscienza dei cosiddetti Paesi civili e dei loro cittadini.
L’evoluta civiltà occidentale…balle. Bisognerebbe dire l’ipocrita e pseudo evoluta civiltà occidentale, che nasconde i massacri commessi sotto lo zerbino, nasconde i cadaveri degli innocenti, rendendosi complice, tramite anche l’assenza di immagini crude, della crudeltà dei carnefici.
L’occidente non ha scuse innanzi a questo silenzio, che va in piazza a protestare a comando quando i partiti politici schioccano le dita della propaganda mediatica, che emette inviti per il gran valzer dell’ipocrisia, solo quando ci sono interessi economici da salvaguardare, altrimenti tace indifferente.
La cosa peggiore è che il cittadino comune, se vuole avere il “piacere” di godersi quanto l’essere umano può essere “superiore” alle bestie, indignandosi per quanto accade nel mondo, non può vedere la “real death in tv”, no, il cittadino comune, l’anziano, la donna, il bambino sono costretti ad andarseli a cercare in rete, facendo salti da un sito italiano all’altro, nella “speranza” di vedere gli “attori splatter” all’opera su carne morta, perché i media, almeno quelli italiani, hanno abdicato al loro ruolo di servizi pubblico, per addormentare le coscienze del parco buoi, utile al momento delle elezioni..e poi da rincitrullire con idiozie.
Marco Bazzato
13.03.2012
http://marco-bazzato.blogspot.com/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/siria-massacro-homs-regime-uccide-donne-bambini/196714/
http://www.youtube.com/watch?v=pGXaEnjNubg&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=HWdom8Feqg0&feature=related
martedì 10 febbraio 2009
Eluana Englaro è morta
E’ scritto nel Talmud di Babilonia: “Chi salva una vita salva il mondo intero”.
Eluana Englaro è morta. Condoglianze una sega!
Eluana Englaro è morta. Condoglianze una sega!
Può apparire barbarico, ma il barbarismo non è dello scrivente. Il barbarismo è di coloro che hanno sostenuto l’omicidio medico, desunto dalle presunte volontà della vittima.
Eluana, contro ogni previsione sbagliata dei medici, se ne è andata prima del previsto, come se il tutto fosse stato orchestrato dall’alto da qualche misteriosa forza divina, sempre che esista qualche divinità. Il suo corpo debilitiato dalla fame e dalla sete, che secondo i medici non poteva percepire ha detto basta, lasciando l’Italia ma non solo atterriti e disgustati da una volontà del padre, che in un delirio di onnipotenza ha deciso il destino della figlia, condannandola a morte, decesso avvenuto alle 20.10 ora italiana, secondo quanto comunicato dai media.
Eluana è la vittima sacrificale di un certo modo di far politica, è morta innolata sull’altare pagano dell’ideologia assissina che ha usato cinicamente il lassismo delle istituzioni italiane, costringendo la magistratura a decretarne la dipartita.
Ora a destra in molti si strappano le vesti, eppure per anni hanno dormito sugli allori, confidando che Beppino Englaro desistesse dai suoi propositi, ma questi non si è arreso davanti a nulla e nessuno, e ora reclama un rispettoso silenzio ipocrita, quando lui per primo ha trasfornato il dramma di Eluana in un evento mediatico.
Questa morte reclama giustizia e vendetta, non innanzi agli occhi di Dio, ma davanti alla giustizia umana, che se fosse giusta dovrebbe essere spietata e senza possibilità d’appello, scavando fino a far uscire carne e sangue nelle responsabilità individuali, mediche e politiche di questo assassino annunciato.
Nemmeno un cane rognoso sarebbe stato lasciato morire così, ma bensì con una pietosa sbadilata sul cranio, che gli avrebbe spappolato istantanemente il cervello, portandolo alla morte immediata. Eluana, a differenza di un cane, non ha avuto nemeno questo privilegio, non ha avuto nemmeno l’onore di una morte immedita, è stata lasciata morire di fame e di sete, uccisa, stando ai primi referti medici, secondo alcuni quotidiani, da un attacco cardiocircolatorio, secondo altri da un blocco renale dovuto alla disidatrazione.
Ora molti esponenti della classe medica sostengono che la donna non ha sofferto, ma chiaramente sono tutte opinioni velate dal dubbio e dall’incertezza su cosa effettivamente possa avvenire nel cervello di una persona in stato vegetativo permanente, in quanto non è assolutamente certo che una persona che non risponde agli stimoli esterni e/o interni non li percepisca, ma che visto il suo stato non possa comunicarli in modo compiuto.
È straziante pensare che un essere umano sia lasciato morire di sete, una delle morti più atroci che la natura possa riservare, senza contare che se effettivamente il decesso è avvenuto per blocco renale – lo scrivente lo sa per esperienza – questo è uno dei dolori più insopportabili che un corpo possa sostenere, superiore addirituttura a quello di un parto, e tutto questo è stato commesso deliberatamente nel pieno “interesse” dei medici, improntati tutti ad osservare le reazioni dell’agnello sacrificale, probabbilmente anche per scopo di ricerche mediche future.
Beppino Englaro ha dichiarato che che la figlia non avrebbe mai voluto viviere da vegetale, ma si dubita che Eluana, cosciente o no, abbia mai voluto morire di fame e di sete, vittima dei reni bloccati dell’urina che non viene più prodotta e con le scorie che intossicano completameente l’organismo, sino a portarla alla morte.
Non è necessario essere cristiani cattolici, fanatici integralisti dello Stato Città del Vaticano, oppure dediti a pratiche devozionali, secondo alcuni più o meno dettate dalla superstizione popolare, o secondo altri dalla fede in una vita ultraterrena, per capire che si si trova innazi ad un evento di inaudita gravità umana e politica, dove anche il centrodestra ha delle colpe politiche ed etiche che vanno oltre ogni ragionevole comportamento di responsabilità politica, in quanto “Il Caso Englaro” era dominio pubblico da anni, ma nessuno dei precedenti governi, anche di centrosinistra, esattamente come quello attuale, non hanno mai voluto affrontare energeticamente il “vernaio” bioetico del Testamento Biologico, fino a quanto lo Stato Città del Vaticano non ha dato il silenzio/assenso.
Viene da chiedersi cosa accadrà a livello politico dopo le esequie della donna uccisa? La prima indicazione è gia disponibile: il governo ha bloccato il decreto d’urgenza, visto che è inutile, rimandandolo – forse – come disegnodi legge alle prossime settimane, segno chiaro e tangibile che l’interesse per il problema Englaro era esclusivamente mediatico e quindi una priorità generata dall’opinone pubblica e ora che lo sgomento e il silenzio dovrebbe regnare sovrano in segno di rispetto, porta il tutto a non renderlo più attuale e che probabbilmente, come spesso accade, cadrà nel dimenticatoio fino ad un nuovo caso.
Eluana non è stata lasciata andare, ma è stata costretta a morire per colpa del lassismo della politica, dei politicanti che hanno demandato facendo si che la magistratura decretasse al posto del governo o che legiferasse il parlamento, perchè non avevano “le palle” per decidere in nome del Popolo italiano, come da mandato conferito dagli elettori, tradendo il mamdato popolare, tirando loro a campare e lasciando – menefreghisticamente parlando – qualcun’altra crepare.
I pianti politici di coccodrillo sono inutli, sono carne morta, esattamente come Eluana, sono il Canto del Cigno di una politica bipartisan che tra differenze e distinguo e veti contrapposti non agisce, non legifera, preferendo una letargia del quieto vivere, piuttosto che impegnare risorse intellettuali e politiche – se a questo punto esistono – per venire incontro ai bisogni dei sudditi.
Passi il comportamento negligente della politica davanti a questo evento omicida a livello nazionale, ma la figurccia che avanti al cosidetto mondo civile difficilmente sarà dimenticata. Ancora una volta – se mai fosse necessario – il Paese viene messo alla berlina dai media stranieri, passando forse alla storia come il primo omicidio di Stato dovuto all’imperizia politica per il non saper legiferare nei tempi giusti, dando l’immagine di un Italia allo sbando con una classe politica divisa e frazionata su tutto, incapace d’uscire dagli schemi di partito, completamente disarticolati, come se fosse in stato vegetativo permanente, che si bea quando riesce a far passare una moratoria all’ONU contro la pena di morte, ma che poi non riesce a legifare rapidamente per salvare la vita di una persona incapace a difendersi, spegnendo così il Faro di Civiltà Giuridica del Diritto Romano.
Quest’oggi la politica ipocrita chiede silenzio, chiede rispetto per la famiglia, per il padre che non ne merita nemmeno un po’, il tutto non per solidarietà nei confronti di Eluana, visto che se la politica avesse avuto rispetto per la vita umana si sarebbe attivata molti anni prima dell’omicidio-suicidio assisitito dietro il paravento di un protocollo dubbio, ma per il sacro terrore – della politica che vive sotto scorta – che ha dei cittadini e dell’opinione pubblica.
Indirizzare il Paese in questo momento al silenzio non significa altro che chiedere di mettere subito una lapide su tutto, dimenticando e rimuovendo dalla memoria collettiva il fannullonismo politico. Eluana forse poteva essere salvata, se il parlamento avesse avuto la volontà – visto quello che ogni parlamentare porta a casa ogni mese – di lavorare sabato e domenica, portandosi avanti come fa ogni buon lavoratore responsabile, il lavoro, ma così non è avvenuto. È stato più comodo diramare comunicati stampa, farsi mettere sotto il naso un microfono, sparando la solita litania di frasi di circostanza, anzichè agire. La domenica per i politici cristiano-cattolici è sacra, e l’orazione e la preghiera non può essere distolta da banali sedute parlamentari, da riunioni dei capigruppo. D’altrode bastava vedere le immagini di lunedì sera, per rendersi conto di quanto il “dramma Englaro” fosse sentito dai Senatori a destra e a manca: l’emiciclo era praticamente quasi vuoto, alla faccia della necessità di legifare d’urgenza.
Vergogna!
Innanzi a questi comportamenti delle iItituzioni, dei nostri orani di governo, Camera e Senato non può esserci silenzio rispettoso, ma sdegno politico e sociale e mediatico, lo stesso sdengo che lo scrivente ha sentito quando ieri sera tornanto a casa, ha visto che il satellite, ricevendo i programmi italiani dal medesimo, i tre canali della tv di Stato, Rai 1, Rai, 2 e Rai 3 l’audio per tutta la serata era assente. Si ricevevano solo le immagini, ma mute, mentre gli altri canali italiani – Mediaset – si ricevevano perfettamente. Molto probabbilmente un gusto tecnico, anche se ciò potrebbe portare a pensare ad un atto deliberato di oscuramento audio internazionale, proprio per non far udire quanto stava avvenendo in Italia. Naturalmente si spera che non sia così e che ogni congettura sia destituita di ogni fondamento.
La vicenda Englaro ci si augura che non temini con le esquie della donna, ma che si apra un dibattito serio, non solo politico, ma anche sotto il profilo delle responsabilità penali di quanto avvenuto, perchè non nè umano nè etico che si possa uccidere una vita umana senza alcun riscontro oggettivo scritto, ma solo sulla base di dichiarazioni del padre.
Non ci si può stringere in un abbraccio di condoglianze alla famiglia Englaro quando una morte è avvenuta con questo sistema, perchè la morte di Eluana Englaro è un offesa alla dignità della vita e della morte stessa, visto che è stata inferta in un regime di teorica insensibilità sensoriale.
Addio Eluana, in qualsiasi posto tu ti trovi ora, sei più amata che dal tuo padre biologico, che per non soffrire più lui ti ha offerto in sacrificio alla medicina, alla politica, agli interessi di partito e di ideologia.
Buon viaggio.
Marco Bazzato
10.02.2009
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domenica 25 gennaio 2009
Barack Obama chiude Guantamano
Brutte notizie per i Teocom americani e per i Teodem italiani, primo fra tutti il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il Senatore Marcello Pera, che entrambi avevano abbracciato le idee “fascistoidi” dello quasi scarpato, ora ex Presidente degli Stati Uniti George Bush. Il nuovo Ppesidente, Barack Obama, ha deciso di chiudere, entro un anno, il campo di concentramento di Guntanamo, dichiarandolo così, come le torture subite dai prigionieri, incostituzionale.
Brutto colpo davvero per gli amici dell’ex presidente, che di punto in bianco si sono trovati spiazzati dal nuovo corso dell’ amministrazione americana. Forse anche per questo Berlusconi non ha voluto essere a Capitol Hill per la cerimonia d’insediamento, visto che si sarebbe sentito come una scarpa vecchia, e in imbarazzo – sempre che conosca il significato della parola – politico innanzi al presidente , definito dal premier italiano “abbronzato”..
D’altronde era chiaro che anche l’attacco difensivo di Israele nei confronti della Striscia di Gaza era pianificato da molto, ma non solo con la scusa delle imminenti elezioni nello Stato ebraico, ma guarda caso, proprio nel periodo di transizione tra la vecchia presidenza e la nuova. Non per nulla l’esercito con la Stalla di David ha dichiarato la tregua unilaterale, dando l’impressione d’essere stato li primo a porgere il ramoscello d’ulivo pochi giorni prima del giuramento del 20 gennaio.
Ora si spera che il nuovo presidente americano mantenga, almeno in parte, le promesse fatte, anche se vista la crisi economica, non sarà, nonostante i clamori di questi giorni, come una passeggiata all’aria aperta. La super potenza in decadimento dovrebbe prendere esempio dalla Cina, che non ha esitato a mettere a morte i responsabili del latte contaminato, non come in Italia, che più disastri un’amministratore pubblco commette e più si aprono le porte a nuove vette con stipendi e prebende che fanno invidia ad ogni mortale, specie se disoccupato, che se ha richiesto la Social Card la maggior parte non da segni di vita.
Ora resterà da vedere se Barack Obama, avendo dichiarato illeggittime le torture e Guantanamo si prodigherà per mettere sotto imichment l’ex presidente che – con la coda tra le gambe – è partito in elicottero per la pensione, ma non è dato da sapere se accompagnato dall’amica di anni: la bottiglia di wishy.
Almeno una bella notizia Obama l’ha già data, oltre a Guantanamo, forse memore delle sue disciendenze keniote. Il mulatto infatti ha dichiarato, anche se è una realtà ovvia a chiunque, che l’unico matrimonio possibile è quello tra un uomo e una donna, mandando in fibrillazione le associazioni omosessuali, che si erano prodigate durante la campagna elettorale per procurali consensi, confidando che questi una volta eletto ne avesse memoria, comportandosi come il nostrano Berlusconi che con le promesse disattese ha saputo crearsi un consenso ampissimo, segno che l’Italia, per dirla come dicono in Toscana, è un Paese di grulli, che come tanti novelli Pinocchio credono all’esistenza del “paese dei balocchi”. Le associazioni eterofobiche americane invece d’arrabbiarsi, dovrebbero essere felici, per averlo preso nel c..o
C’è da capire, sempre a riguardo il nuovo presidente statunitense, l’apertura all’Iran sarà reale, oppure un ennesima promessa da mercante. Se così fosse le reazioni di Israele non si farebbero certo attendere, in quanto questo Paese, armato di testate nucleari fino ai denti, difficilmente dirigerebbe anche una remota possibilità di dialogo con l’altra teocrazia, quella iraniana, che nonostante parli sovente a sproposito a livello internazionale, sotto l’aspetto pubblico non ha eserciti schierati oltre confine, coloni, e fino ad oggi, per fortuna, non ha mai usato armi al fosforo, con la scusa d’illuminare a giorno i bersagli, gettando poi i mortali effetti sulla popolazione civile, che secondo Israele sono solo danni collaterali. Uomini, donne e bambini, tutti ostaggi di Hammas, e che quindi, invece d’essere protetti, anche da un esercito che attacca e colpice in modo spropositato all’offesa per difendersi, diventano carne da macello, dove se qualche giornalista troppo zelante prova a farlo notare all’opinione pubblica, diventa antisemita, nemico della democrazia, amico dei terroristi, perchè parla della strage, o peggio, dei civili, dilaniati con meno pietà di quella che è riservata ad uncane rognoso.
Barack Obama avrà, sperando che gli sia concesso, molto lavoro sporco da fare, molta feccia politica da eliminare, stando attento che dietro di lui non si compiano giochi contro la sua incolumità. Non va dimenticato infatti, che in America, come in altri Paesi del mondo, chi ha l’ardire voler cambiare troppo, spesso ne resta vittima. Kennedy insegna.
Il pericolo più grade per il nuovo presidente potrebbe arrivare dall’Elite finanziaria nazionale ed internazionale, che quando l’economia tirava, gridava ai quattro venti per avere un mercato senza regole, senza controlli, perchè si sapeva controllare da solo, avendo al suo interno delle – presunte – regole etiche e professionali a prova di disastro, ma che alla luce di quanto sta avvenendo da settembre, ha mostrato al mondo tutta la malvesazione, i mancati controlli che il liberismo sfrenato e senza regole, durante i periodi di espansione economica, alla fine ricadono sulle fasce più deboli della popolazione, senza che nessuno dei responsabili economici e politici dei disastri paghi fino in fondo le conseguenze. Forse questo potrebbe avvenire negli Stati Uniti, forse. Ma in Italia no. Nel Bel Paese più si danneggia il popolo e l’economia, più si sale in alto nella scala del potere nazionale e internazionale, per essere pronti, quando l’economia riprenderà di far ripartire i disastri che, come da tempo immemore avviene, peseranno sulle generazioni future.
25.01.2009
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lunedì 5 gennaio 2009
Nessuna tregua nella Striscia di Gaza
Si sta compiendo, sotto gli occhi del mondo, sopratutto quello politico occidentale, un vero e proprio massacro di inermi: donne, vecchi e bambini, nel nome del presunto diritto di difendersi contro un organizzazione terroristica regolarmente eletta dal popolo palestinese, di cui la comunità internazionale non ne vuol sentir parlare, mandado letteralmente al diavolo il diritto di autodeterminazione dei popoli. Chiaramente, per alcuni esistono popoli di “serie A” e popoli di serie indefinita, come se questi non fossero esseri umani.
http://marco-bazzato.blogspot.com/ Nella Striscia di Gaza, nel nome solo dei diritto d’esistenza d’Israele, il mondo, sopratutto l’ONU – per veto americano – vola codardemente la testa da verso una sola parte.
Ora appare chiaro che Hammas ha certamente delle colpe non indifferenti, ma che aldilà dei proclami – di facciata – in nessun modo è in grado di distruggere lo Stato di Israele, che ha tra le sue fila uno degli eserciti meglio armati a livello planetario, che ha la pretesa di dirsi civile.
Ma oltre aquesto, non si può altro che pensare che Israele e il suo famoso servzio segreto, tanto osannato per affidabilità e bravura insuperabile, non è in grado, in conserto con l’esercito, di scovaere i terruristi di Hammas, evitando le ingenti perdite civili di questi giorni, segno evidente che la cosidetta “guerra chirurgica” non è che l’ennesima fantasia, nata dalle menti malate degli strateghi militari, che per colpirne uno, ne debbono massacrare 100. Se questa è chirugia, assomiglia alla famigerata chirugia medioevale, che per asportare il dito del piede destro, amputavano entrambe le gambe.
Oltre 500 morti e più di 2500 feriti, che non possono uscire dalla Striscia, dove i giornalisti non possono entrare e mostrare quanto avviene, ma possono essere spettatori esterni, grazie alla democratica apertura di Israele nei loro confronti. Tutti i valichi d’accesso sono chiusi, nessuna delle più di 1.400.000 persone possono uscire, e i soccorsi medci e alimentari non possono accedervi. Tutto questo è solo per colpa di Hammas?
Domanda banale: ma questo 1.400.000 sono tutti ostaggi di Hammas che impedisce loro l’uscita, oppure dall’altra parte, l’esercito di Sion ne impedisce l’entrata, cosi come l’Egitto?
Di fatto, i palestinesi, rimanendo – secondo alcuni ostaggi di Hammas – confinati entro i propri confini,viene tolto anche il diritto d’essere profughi, negandoli di fatto gli aiuti internazionale.
Fa ridere, se non ci fossero di mezzo persone affamate, allo stremo, con i campi bombardati, per impossibilitare i palestinesi ad un minimo di autosufficienza alimentare, lo “sforzo stitico” dell’Unione Europea, che ha stanziato tre milioni di euro in aiuti umanitari. Praticamente poco più di due euro a persona, un’ elemosina infame che non si da nemmeno ad un barbone, uscendo da messa, il giorno di Natale.
Ah già, i palestinesi non lo festeggiano. Capito il motivo di tanta micragneria europea.
Ma quello che fa ridere, per l’enorme “verità” politica, è quanto dichiarato dal ministro degli interni istraeliano, Tipzi Livni, che pochi giorni fa a Parigi, ha dett che “Nella Striscia di Gaza, non esiste un emergenza umanitaria”. Domanda idiota: se ci fosse sua figlia li, direbbe la stessa cosa? E il bello è che anche i nostri politici, specie quelli di centro destra ci credono. Primo tra tutti Gian Franco Fini, che semnra ossessionato dai fantasmi di un ventennio che nemmeno ha vissuto, tanto che da ex membro dell’MSI, ex delfino del CAMERATA Giorgio Almirante, continua a condannare le leggi razziali, come se avesse qualche conto lui aperto con la propria coscienza missina. Ma quello è solo un suo problema. O come Franco Frattini, che in barba ad ogni misera regola di buon senso, vede con gli occhi chiusi, solo responsabilità di Hammas che tiene in ostaggio il popolo palestinese.
Se ciò che Frattini affema corrispondesse al vero, potrbbe essere dimostrato in modo semplice: Aprendo i valichi, e vedendo se i palestinesi rimangono felici a farsi massacrare dagli israeliani, oppure preferiscono fuggire, diventando profughi e ricevendo gli aiuti umanitari, che in teoria, gli spetterebbero di diritto.
C’è da dubitare infatti che Hammas riesca a trattenere più di un milione di persone contro la loro volontà, a patto che non ci sia qualcuno, oltre i confini, pronto a sparare ad altezza d’uomo, per impedrine la fuga. Se cosi fosse, la Striscia di Gaza, potrebbe essere già considerata da tempo, un enorme prigione a cielo aperto, dove non si attende altro che i “carcerati” aiutati anche dalle incursioni belliche “di mare, di cielo e di terra” mettano fine – con la morte dei “carcerati” – alla vita degli abitanti e/o ostaggi e/o prigionieri di Israele, dove secondo quest’ultimo, l’unico colpevole è Hammas.
Quello che davanti a tutto questo “macello” fa schifo, è oltre all’indolenza, la piaggeria – a senso unico – anche dell’Italia, ma non solo, pena d’essere politicamente bollati come sovversivi di estrema sinistra, dando ai famigerati diritti umani, quella valenza relativa, ottima se esclusivamente a senso unico, alternato.
Ci sarà da ridere veramente, se quando ci sarà la tanto “invocata” tregua, saranno riaperti i valichi per consentire alla popolazione civile – tutta – d’uscire, curarsi e mangiare. Anche se il democraticco Paese di Sion, non vuole nè tregua, nè osservatori internazionali – forse per paura – che gli atti dello Stato ebraico, non siano eticamente e moralmente accettabili.
Ma l’etica non va a braccetto con la politica, non importa il colore d’appartenenza. L’etica per la politica non è altro che un mostro appestato che deve essere chiacciato e ucciso, come la maggioranza dei palestinesi innocenti, uccisi da un Paese straniero, che incolpa sempre qualcun altro dei propri problemi interni. E che ora ha bisgono di fare piazza pulita, dei nemici esterni, per l’avvicinarsi delle elezioni politiche. Quindi guerra per scopopi elettoralistici.
Evidentemente ammazzare civili fa bene per incrementare il bacino di voti. Tanto non sono ebrei, ma palestinesi.
Marco Bazzato
05.01.2009
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giovedì 3 luglio 2008
Ingrid Betancourt: Libera
Ingrid Betancourt è stata liberata con un bliz dei soldati colombiani, che oltre alla franco-colombiana, hanno liberato altri quattordici ostaggi.
La donna, nonostante fosse magra e scavata, non risulta, come solo pochi mesi fa, avevano riportato anche i giornali italiani, malata e con quasi, non uno, ma due piedi nella fossa. Era sorridente, quasi allegra, e non sembrava una persona appena liberata da sei anni di prigionia in mano ai guerriglieri delle Farc, ma una turista rientrata dopo un lungo soggiorno al Club Mediterranee, dove era stata coccolata con sauna e massaggi.
Comunque, indipendentemente dalla liberazione della donna, la quale, ora dovrà, dopo sei anni, trascorsi in mezzo alla natura, all’aria salubre, riadattarsi allo smog, alla confusione della vita “civile”, costretta per almeno i prossimi sei mesi a ripetere come un pappagallo, la sua avventura da avventuriera di ex candidata moralizzatrice, trombata alle elezioni del 2002.
La povera tapina, stando agli appelli internazionali di pochi mesi fa, sembrava malata, emaciata, psicologicamente provata, priva di forze per continuare la “sua battaglia di libertà”, ma molto probabilmente, quando la Betancourt sarà messa in mano agli strizza cervelli, dei servizi segreti colombiani e non solo, la scopriranno amicona con i suoi ex sequestratori, tanto da che le verrà diagnosticata l’infamante Sindrome di Stoccolma.
Sono in molti, in questi momenti, gli osservatori, che iniziano a fiutare quasi puzzo, non solo di bruciato per la liberazione della donna, ma anche a riguardo alla lunga ed “estenuante” prigionia. La donna, infatti, non appariva così deperita e psicologicamente prostrata, come alcune foto diffuse alcuni mesi fa, potevano far pensare. Oggi però non è il giorno delle domande, dei dubbi, delle giuste malignità, che giungeranno in futuro sempre più forti, ma della gioia, del sorriso per la liberazione della Betancourt.
Forse, dopo la liberazione della senatrice, il mondo ha scampato un nuovo pericolo, partito guarda caso proprio dall’Italia, da dove era partita la proposta – insensata – di dare alla Betancourt il Premio Nobel per la Pace, nonostante negli ultimi anni, non abbia fatto, in quanto sequestrata, praticamente nulla di rilevante per la pace stessa, non solo nel suo Paese, ma anche nel mondo.
Dare un premio di tale portata ad un simbolo, inerte per sei anni, è un inutile spreco di fama e denaro immotivato, in quanto in questi sei anni, sicuramente ci sono state persone, molto più meritevoli, ma soprattutto attive, per la Pace nel mondo, che già di per se, comunque è solo una balzana utopia umana, impossibile da raggiungere in questa Terra.
A ben pensarci, però questa liberazione giunge a fagiolo. Infatti, il sinistro movimento d’opinione, a favore della franco-colombiana, stava iniziando a fare proseliti, non solo in ambito italiano, ma anche in ambito internazionale, contribuendo ad aumentare l’interesse dei media, nei confronti dei ribelle del Farc, che avrebbero potuto, passare non più da carnefici, ma da vittime di un sistema politico oppressivo, che continua tutt’ora, grazie, guarda caso, propri all’aiuto di paramilitari, leggesi mercenari, americani.
La liberazione della Betancourt, appare alla luce della delicata situazione colombiana, sempre di più il frutto di un lavoro certosino, per chiudere la vicenda senza ulteriori intoppi politici, in quanto, una volta guarita dalla Sindrome di Stoccolma, la franco- colombiana, sarà utilissima per diffondere, figurarsi dopo sei anni di prigionia, il verbo antiterrorista americano, che mira a distruggere i ribelli che si schierano contro il Paese a stelle e strisce ed i suoi servi.
Marco Bazzato
03.07.2008
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giovedì 20 marzo 2008
Censura: Italia come la Cina?
Con l’avvio della nuova campagna di repressione cinese nei confronti del Tibet, il cosiddetto mondo occidentale, che ha la pretesa di dirsi civile – a senso unico – alza i sussurri nei confronti del Paese di Mezzo, protestando, attento a non svegliare il padrone, lamentandosi, bisbigliando, fingendo stupore pubblico nei confronti di quell’ennesimo bagno di sangue, che il governo cinese, sta tentando di minimizzare.
L’indignazione italica, oltre che di facciata, è totalmente falsa e ipocrita, buona per far leva, in periodo d’elezioni, sulle sensibilità dei cittadini, ma nei fatti, non sortirà alcun effetto, perché, per quanto riguarda, censura e/o propaganda interna, il Bel Paese, non è secondo a nessuno. Anzi.
L’italiano spesso con la memoria a breve, decisamente morta, e nessuno dei media ufficiali, tv, giornali, radio, o internet, fa nulla per risvegliarla, anzi, cerca d’imporre il valium mentale, come panacea malefica, per i genocidi in cui anche l’italia, è indirettamente complice, pardon alleata.
L’Italiano, forse non vuole ricordare, che dal marzo 2003, sul suolo iracheno, è presente una forza multinazionale, con una coalizione internazionale di pace – all’uranio impoverito, cluster bombs, mine antiuomo – che ha dichiarato, dopo l’attentato dell’11 settembre 2001, l’Iraq alleato di Al-Qaida, dando avvio ad un secondo Vietnam, impantanando i soldati americani, in una guerra, che sta riportando l’Iraq, culla dell’Antica Babilonia, all’età della pietra. Ma nessuno si scandalizza, tutti tacciono, come marionette guidate da non si sa che burattinaio, che ha tolto agli italiani, la sete di giustizia, la fame di verità, il bisogno di conoscere, cosa veramente i nostri governanti hanno avvallato e continuano ad avallare, inviando i nostri soldati, a prendere parte alle depredazione e alla spogliazione di un intero popolo, aiutato a risorgere, con delle briciole, delle miserie economiche, nemmeno fossero cani randagi, che debbono essere abbattuti, perché pericolosi, e i sopravissuti, hanno il dovere di continuare a vivere, per servire i nuovi padroni:, conquistatori di pace armata.
Stando alle ultime statistiche, fatte da organizzazioni internazionali indipendenti, ferme al 2005, le vittime civili sarebbero più di 650.000, e oggi, marzo 2008, alcuni sussurrano che queste abbiano superato il 1.000.000 di morti, senza che si sia alzata una sola parola d’indignazione politica e umana, nei confronti di questo genocidio silenzioso, di questo olocausto, che in cinque anni, ha portato il numero delle vittime, pari a quasi il 20% dei morti uccisi dai nazisti nei campi di sterminio durante la seconda guerra mondiale.
L’Italia e la politica italiana s’indigna per la censura cinese, per le mancanze di libertà e/o di informazione di quel Paese sterminato? Ma noi non siamo da meno, non siamo diversi, fingiamo d’esserlo, comportandosi nello stesso modo.
Il governo cinese, come l’Italia, piange solo i propri morti, i propri caduti, le proprie vittime. Ci siamo stupiti se la tv di Stato cinese e i ministri cinesi, hanno considerato esecrabile il comportamento dei tibetani, che rivogliono l’indipendenza, chiamandoli con lo stesso nome, che i media italiani usano nei confronti di chi attacca i nostri militari: terroristi. Stesso nome utilizzato dai nazisti, nei confronti degli italiani, che dopo l’armistizio dell’8 settembre, si erano dati alla clandestinità, prendendo il nome di partigiani, nome che per assurdo, non piace alla politica italiana, non importa se di centro destra e/o di centro sinistra, sebbene questa forma di lotta sia riconosciuta anche dall’O.N.U., ma per propaganda interna, non deve essere né nominata, né menzionata, altrimenti si rischia il reato di collusione col nemico.
Oltre un milione di morti, passati sotto il silenzio, dimenticati dalla cronaca,dall’attualità e dalle agende politiche dei governanti, non importa se italiani, europei, o americani. Oltre un milione i di morti rimossi dalla coscienza collettiva, che non meritano ricordo, che non hanno – per il ricco occidente, portatore di pace colonizzatrice – ragione d’esistere.
L’Italia e la Cina possono stringersi la mano, abbracciarsi senza paura, mandare i propri atleti alle olimpiadi col capo alzato e il petto infuori, il secondo organizzarle senza timore d’essere boicottato, perché la presunta esecrazione internazionale, dura il tempo di un battito d’ali d’una farfalla, che muore all’arrivo dei primi freddi.
La libertà di parola e/o d’informazione esiste in Italia, fino ad un certo punto, rimossa, in nome della Ragion di Stato, come per la Cina, anche per l’Italia, è d’obbligo il concetto di difendere e tutelare solo le proprie vittime,civili – a patto che non siano giornalisti indipendenti, vedi il caso di Enzo Baldoni o Ilaria Alpi – e/o militari, disinteressandosene e rimuovendone in parte o in toto gli orrori, le stragi o gli eventuali “danni collaterali” causati degli pseudo interventi pacificatori.
D’altronde, l’Italia e gli Stati Uniti, e come in ogni guerra che si rispetti, sono bravi a innalzare monumenti alla memoria, al milite ignoto, a colui che ha dato la propria vita per la patria, per un idea, un ideale, o per semplice calcolo economico, visto che la paga è più alta, per via delle indennità di missione, salvo poi dimenticarsi dei reduci, delle vittime militari che portano nella psiche – sindromi da stress post traumatico da combattimento – e nel corpo le ferite di guerra, gettandoli in un angolo, come oggetti vecchi ed inutili, non riconoscendo, vedi i casi delle morti da uranio impoverito, che hanno colpito i militari italiani, reduci dalle guerre balcaniche, all’altro mondo, evitando in tutti d’investigare sulle modalità causa-effetto, che hanno stroncato o resi inabili, in modo permanente, dei servitori dello Stato, perché significherebbe ammettere che sono state usate armi proibite dalla convenzioni internazionali.
C’è un proverbio che dice: è meglio tacere sempre, perché le meraviglie nascono tutte in casa propria e spesso si ha la cattiva sensazione di trovarsi innanzi al Peto che si lamenta dalla flautolenza. Questa in sintesi è la brtità messa a tacere, in nome della Ragion di Stato, gli interessi economici, usata come una clava dalle moderne democrazie del XXI° Secolo e che questa sera, la tv di Stato, la Rai 1 ha “festeggiato” con enfasi disumana, il compleanno della II Guerra del Golfo, senza spendere una sola parola per oltre un milione di esseri umani, vittime civili, o in gergo militare, uccisi e/o sterminati dalla Pacificazione armata di una dittatura che fino a pochi anni prima era considerata amica della maggiore potenza militare e nucleare del pianeta Terra.
Marco Bazzato
19.03.2008
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domenica 2 marzo 2008
Medici abortisti in estinzione
Buone notizie per i feti in attesa d’essere ammazzati. Da un lancio d’agenzia ADN Kronos, sembrerebbe che i ginecologi svuotauteri, o sicari prenatali, si stiano estinguendo – troppo lentamente – come Panda.
Si avvicinano tempi bui per le copulatici assatanate, ninfomani dalle gambe perennemente spalancate, che si vedranno costrette a prendersi, oltre che lo scolo (
Le care signore, se continua questa defezione dei Neroni, ex apostati, redenti e penitenti del Giuramento di Ippocrate, le pie donne, saranno costrette, se hanno abbastanza intelligenza d’accorgersi che il ciclo è andato – assieme a loro – farsi sfottere, di correre in ospedale facendosi dare un bel lassativo uterino, la famigerata RU486, che oltre ad aver fatto evacuare milioni si feti, ha già reso cibo per vermi, 16 donne nel mondo, finite al creatore – se esiste – per emorragia da pillola lassativa vaginale.
Sembrerebbe sempre secondo l’Adn Kronos, che a macchia di leopardo, in Italia, ormai circa il “60% circa (59,5%) dei ginecologi italiani attivi in strutture che effettuano l'interruzione volontaria di gravidanza è obiettore di coscienza”,, con gioia per i fautori della 194, che a più di trent’anni dall’approvazione , non si aspettavano di trovarsi innanzi ad una dipartita catastrofica della legge, causata, non tanto dalle sollevazioni popolari e politiche di radicali catto-integralisti, ma da parte di dottori illuminati, che per anni, sono stati complici di un’ecatombe uterina, di feti gettati nei rifiuti anche di sei mesi, capendo a questo punto,che le vittime indifese, sono proprio questi esseri – legalmente inesistenti – viventi.
I fautori dell’aborto, il più delle volte non hanno assistito a questa pratica svilente per la donna, hanno poco da blaterare incazzati, per i risvegli di coscienza, visto che questi erano inevitabili, da parte di dottori stanchi di sentirsi nell’animo dei carnefici, solo per rimediare agli errori di valutazione di coppie più o meno reali, che prima scopano e poi pensano, ragionando con l’utero e col membro, anziché col cervello.
Non è certo colpa di un medico, se una donna o un uomo, non prendono le loro precauzioni precoito, come non è colpa del ginecologo, se questa è ingravidata, per ignoranza, sbadataggine, per minore età o per infermità patologica ad un minimo d’istruzione sessuale.
La donna, come l’uomo, nella società della comunicazione in tempo reale, continuano a comportarsi, come e peggio dell’alba della civiltà industriale, portando avanti, anche nel 2008, comportamenti goderecci, superando le nomali soglie della coscienza individuale e di coppia, giungendo oltre il limite estremo dell’incoscienza personale e sociale.
Naturalmente ci si trova davanti al ciclopico scontro tra il “presunto diritto della donna” di gettare nel cesso, quanto uteramente presente, e il diritto del dottore, d’agire – non secondala coscienza o l’incoscienza della donna, dipende dai punti di vista – ma secondo la propria, visto che fino a prova contraria, la gravidanza non è né una malattia, né una patologia infettiva. Tant’è che il primo compito del dottore, è quello di curare i sani e un’ingravidata era sana quando si è fatta mettere dentro il “coso”, riempiendola di bambini liquidi – senza le dovute protezioni da parte di entrambi – e la gravidanza, non è un attacco emorroidale, o un
Si spera che nei prossimi anni, il numero dei medici dotati di sana coscien
Va ricordato, che non è necessario, come pensa la maggioranza degli idioti, essere servi o schiavi di una religione, in questo caso quella
Naturalmente cosa diversa è se la donna è vittima – rarissima – di violenza sessuale, o se il figlio che porta in grembo, è affetto da qualche malattia genetica.
Una nota personale, per concludere, non sono contrario, né al lassativo uterino – sono maschio e non rischio di rimetterci la pelle – né all’aborto entro al terzo mese di gravidanza, ma dalla l’
Marco Bazzato
02.03.2008
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mercoledì 10 ottobre 2007
Italia Talebana
Cosa siamo andati a fare in Afganistan? La propaganda governativa, affermava al tempo, che la presenza italiana con una forza di “Pace Guerrafondaia” era essenziale per togliere dalla schiavitù le donne afgane, costrette, non dalla religione islamica, visto che nel Corano, non è contemplato l’utilizzo del burqua, ma dalle tradizioni tribali afgane, che imponevano alle donne la totale copertura del corpo in pubblico, e che i nostri soldati, avrebbero riportato anche la libertà alle donne afgane, sottraendole al vile giogo di una cultura maschilista e pastorale.
Ora scopriamo che tutto questo è una bufala, che la presenza italiana è una menzogna, in quanto, dopo la decisione del Prefetto di Treviso, Vittorio Capocelli, che da il via libera per l’utilizzo del burqua , a patto che le donne, in caso di controllo, mostrino il volto alle autorità. Questa sentenza, apre in Italia, un pericoloso precedente, perché in nome di un precetto religioso inesistente, lesivo della dignità della donna, in un futuro non molto nelle scuole, nei loghi di lavoro e per le strade, si potrebbero trovare, legalmente, donne bardate in questo modo tribale.
Lascia sconcerti la dichiarazione del Ministro delle politiche per la famiglia Rosy Bindi, ove dichiara: «Che prima di vietare l'uso del burqa occorre pensarci bene, perchè se esso è «segno di oppressione va combattuto, ma se è simbolo di una cultura liberamente scelta» allora va tollerato.» Il Ministro deve poter dimostrare, come una donna, impaurita dal marito, andrà mai a dichiarare d'essere costretta ad indossarlo. Certo che dichiarerà, onde evitare percosse e violenze in casa, che è una sua libera scelta.
Ma ad affilare le armi, contro la decisione, è il Ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, che si dichiara sconcertata. «Ritengo la copertura integrale del volto un'offesa alla dignità delle donne. Sul burqa non può esistere alcuna ambiguità. Il no è netto. Nel nostro Paese esiste la legge numero 152 del 1975 che, all'articolo 5, vieta di fare uso, in luogo pubblico, di una copertura totale del volto. Questa normativa va applicata con fermezza e saggezza. E del resto, il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il Ministro degli Interni Giuliano Amato sono sempre stati chiari in merito».
Proviamo a fare un ipotesi: una donna viene fermata da un agente di polizia - maschio - per un controllo. Questa, nel nome della sua cultura, dichiara che non si scopre il volto in pubblico, innanzi ad un uomo, perchè la religione non lo consente. Come dovrebbe procedere l’agente? Portarla in caserma, in stato di fermo, attendere l'arrivo di un’agente donna che ne accerti le generalità? Sempre col rischio, che poi, qualche sinistra anima nobile, non si metta a sbraitare come un ossesso di discriminazione culturale e religiosa, dando avvio ad una spirale d'intolleranza e sfiducia, interventi politici in giornali e programmi televisivi, fuori controllo.
Nel nome di una presunta pluralità culturale, che non tiene conto dei più elementari diritti umani, si aprono voragini legali e normative, che in caso di necessità, di pericolo per l'ordine pubblico, o per il rispetto della persona nella sua integrità, sono difficili da chiudere, dove il Paese potrebbe pagare amaramente queste aperture alle culture tribali. Oggi il burqua, domani, forse per merito di qualche prefetto anche l'infibulazione , perché la cultura della violenza e della violenza, della coercizione, specie se di un altro Paese deve essere sempre rispettata. Complimenti all'Italia e alla sua giustizia.
Marco Bazzato
10.10.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/
Ora scopriamo che tutto questo è una bufala, che la presenza italiana è una menzogna, in quanto, dopo la decisione del Prefetto di Treviso, Vittorio Capocelli, che da il via libera per l’utilizzo del burqua , a patto che le donne, in caso di controllo, mostrino il volto alle autorità. Questa sentenza, apre in Italia, un pericoloso precedente, perché in nome di un precetto religioso inesistente, lesivo della dignità della donna, in un futuro non molto nelle scuole, nei loghi di lavoro e per le strade, si potrebbero trovare, legalmente, donne bardate in questo modo tribale.
Lascia sconcerti la dichiarazione del Ministro delle politiche per la famiglia Rosy Bindi, ove dichiara: «Che prima di vietare l'uso del burqa occorre pensarci bene, perchè se esso è «segno di oppressione va combattuto, ma se è simbolo di una cultura liberamente scelta» allora va tollerato.» Il Ministro deve poter dimostrare, come una donna, impaurita dal marito, andrà mai a dichiarare d'essere costretta ad indossarlo. Certo che dichiarerà, onde evitare percosse e violenze in casa, che è una sua libera scelta.
Ma ad affilare le armi, contro la decisione, è il Ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, che si dichiara sconcertata. «Ritengo la copertura integrale del volto un'offesa alla dignità delle donne. Sul burqa non può esistere alcuna ambiguità. Il no è netto. Nel nostro Paese esiste la legge numero 152 del 1975 che, all'articolo 5, vieta di fare uso, in luogo pubblico, di una copertura totale del volto. Questa normativa va applicata con fermezza e saggezza. E del resto, il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il Ministro degli Interni Giuliano Amato sono sempre stati chiari in merito».
Proviamo a fare un ipotesi: una donna viene fermata da un agente di polizia - maschio - per un controllo. Questa, nel nome della sua cultura, dichiara che non si scopre il volto in pubblico, innanzi ad un uomo, perchè la religione non lo consente. Come dovrebbe procedere l’agente? Portarla in caserma, in stato di fermo, attendere l'arrivo di un’agente donna che ne accerti le generalità? Sempre col rischio, che poi, qualche sinistra anima nobile, non si metta a sbraitare come un ossesso di discriminazione culturale e religiosa, dando avvio ad una spirale d'intolleranza e sfiducia, interventi politici in giornali e programmi televisivi, fuori controllo.
Nel nome di una presunta pluralità culturale, che non tiene conto dei più elementari diritti umani, si aprono voragini legali e normative, che in caso di necessità, di pericolo per l'ordine pubblico, o per il rispetto della persona nella sua integrità, sono difficili da chiudere, dove il Paese potrebbe pagare amaramente queste aperture alle culture tribali. Oggi il burqua, domani, forse per merito di qualche prefetto anche l'infibulazione , perché la cultura della violenza e della violenza, della coercizione, specie se di un altro Paese deve essere sempre rispettata. Complimenti all'Italia e alla sua giustizia.
Marco Bazzato
10.10.2007
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mercoledì 19 settembre 2007
Moschea a Bologna
La costruzione della Moschea di Bologna, la più grande d’Europa, sembra avere, almeno per ora, subito una battuta d’arresto,certo non grazie alla sparata di Calderoli, che provando ad imitare Beppe Grillo con il suo ormai famoso V-Day, che sta mettendo il lassativo negli stomaci dei politici italiani, sentono forti dolori di stomaco e movimenti intestinali, spasmodici, spaventati per la rivoluzione pacifica, voluta dal comico genovese, propone di portare a spasso i maiali sul terreno destinato alla nuova struttura religiosa, nel quartiere Pilastro del capoluogo emiliano.
Indipendentemente dagli aspetti politici del problema “Moschea”, che dovrebbe essere messo prima ai voti, tramite referendum popolare dai bolognesi, rimane il fatto, che, piaccia o no, l'islamizzazione, italica procede di pari passo con gli immigrati islamici – utili solo, quando si tratta di far fare loro i lavori che gli italiani non vogliono – e con la seconda generazione dei medesimi, italiani a tutti gli effetti, hanno il diritto, al pari dei cristiani d’avere i loro luoghi di culto.
Molto probabilmente il secondo rinascimento italico, paradossalmente potrebbe svilupparsi attorno, come lo fu nel medioevo, a questi nuovi luoghi di culto e ricreativi, in quanto, il musulmano, a differenza dell'europeo o dell'italico, ha un attaccamento alla propria Fede, e forse potenzialità economiche ed interesse, molto di più quanto ne abbiano i cattolici della domenica.
Non va dimenticato, che nel giro di qualche decennio, potrebbe cadere il dominio cattolico, come religione dominante, non solo in Europa, ma anche in Italia, se non ci si renderà conto, che la nuova ventata religiosa, potrebbe spazzare via l’attuale, stanca e logora, con una ventata, non si sa se positiva o negativa, di rigida religiosità, non guardante più a Roma, ma alla Mecca come punto focale di riferimento e preghiera.
Vedendo il tutto sotto l’ottica della stretta attualità portare spavento, ma non va dimenticato, che Roma stessa, prima di diventare Cristiana era pagana, secondo quello che poi fu definita dalla nuova religione dominante, e non ci sarebbe da stupirci, se nel volgere di meno di due secoli, la vecchia religione cristiana, possa essere considerata, dalla nuova religione dominante, una sorta di idolatria pagana da cancellare dalla storia.
Il processo, sarà lento ma inarrestabile. Si inzierà chiedendo lo spegnimento delle campane, specie al venerdì per non turbare la preghiera, e nel contempo, i muezin, dall'alto dei minareti, diffonderanno la loro voce, tramite altoparlanti. Ogni giorno, ogni settimana, mese anno, decennio, sempre in modo più stingente, man mano che i fedeli islamici aumentano, portando via, zone sempre più ampie di quelle che in futuro non saranno più le antiche città cattoliche come oggi le vediamo, con le loro cappelle, chiese e basiliche, ma sarà un futuro totalmente diverso, non necessariamente peggiore, o addirittura potrebbe - secondo alcuni – essere addirittura migliore.
Ma tutto questo non lo vedremo noi, ma i nostri discendenti, forse non più figli della religione cattolica, ma di quella islamica, ma che in fin dei conti, al pari dell’ebraismo, ha come padre Abramo.
Marco Bazzato
18.09.2007
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mercoledì 8 agosto 2007
Poi si parla del regime iraniano
La nostra politica, compresa quella dell’Unione Europea, asservita a quella americana, sta perdendo una buona occasione per far sentire la sua voce e i suoi tanto cari principi morali, che evidentemente valgono solo per gli Stati islamici, ma non per gli Stati Uniti d'America, dove secondo il quotidiano La Repubblica, lo Stato cristiano-talebano del Texas, metterà a morte,secondo una una legge che permette di condannarealla pena capitale anche i complici. L'esecuzione di Kennet Foster è stata fissata per il 30 agosto.
Ora valendo il principio espresso in un mio precedente articolo, di non ingerenza negli affari interni di un Paese, a riguardo l’ondata di esecuzioni capitali tramite impiccagioni nelle pubbliche piazze in Iran, non si capisce il perché questa di indignazione politica, scatenata nei confronti della Repubblica iraniana, non abbia trovato riscontro, nella medesima virulenta riprovazione, nei confronti dell’alleato, o padrone - dipende dai punti di vista - d’oltreoceano.
Come sempre in politica internazionale vale la regola del doppio metro di giudizio, generando di conseguenza un silenzio mediatico assordante nel caso statunitense, pena l'essere accusati d'antiamericanismo, e filo islamismo, mentre quando le parti sono invertite, guai a non lapidare pubblicamente uno stato islamico, reo d’applicare al suo interno il proprio sistema giudiziario.
Volendo ragionare cinicamente, un’esecuzione in più o in meno, davanti al mare di morti quotidiani di guerre e carestie, non fa assolutamente differenza, anzi, forse rende la partita un po’ più interessante, distogliendo l’opinione pubblica dai reali problemi di un Paese. Ciò però non toglie, che a livello di quei tanti sbandierati principi universali dei diritti dell’uomo, la politica nel suo insieme globale, è attenta a non disturbare, oppure ad usare il nemico di turno, per lanciare opinabili campagne moralizzatrici a senso unico.
Che la pena di morte, sia un’istituzione barbara, o giusta, questo spetta ad altri deciderlo, resta il fatto, che l’applicazione dei principi e i presunti valori sono applicati in modo barbaro e fraudolento, usando meramente gli interessi politico-strategico-militari per lanciare eventuali strali, facendo passare per bugiardi o terroristi, quanti, anche in modo civile secondo i loro costumi, cercano di difendere la legalità interna.
Ma l’assurdo più grande è che di questa vicenda ne parli solo, almeno in via telematica, il quotidiano La Repubblica, mentre i Radicali, sempre attenti, con la loro sensibilità a senso unico, ne danno comunicazione attraverso un forum, per non urtare la sensibilità statunitense. Senza contare l’assoluta mancanza di dichiarazioni da parte di politici di centro sinistra, forse impegnati in regate oceaniche, oppure a litigare coni sindaci forzisti, che non vanno ad omaggiare il Presidente del Consiglio in vacanza, come un normale signor Rossi qualsiasi, ma munito di scorta e auto blindata al seguito.
Indipendentemente alla leicità morale oppure no delle esecuzioni capitali, rimane il nocciolo della questione, che non è tanto la salvaguardia di una vita umana, che tra l’altro ad essere cinici ha un valore politico pressoché nullo, ma l’uso strumentale che si continua a fare dei diritti umani, impunemente calpestati, non importa da che Stato, sia esso una moderna democrazia come quella americana, sia essa una presunta teocrazia, come quella iraniana, o la nostra Repubblica, che anche se ha abrogato la pena di morte, ha da tempo abdicato, paradossalmente al diritto, negando la certezza della pena, qualunque essa sia, nel nome dei presunti diritti umani, che de facto, lasciano spesso impunti, ladri, briganti, tangentisti, brigatisti - specialmente se rossi - o quant’altro la feccia umana produce, ma non viene gettata nella discarica dei rifiuti umani della società, ma sovente innalzata gli onori politici e mediatici, in virtù dei loro trascorsi insani, e da qui nasce il garantismo assoluto, che ormai va sotto il nome di impunità.
Marco Bazzato
08.08.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/
Ora valendo il principio espresso in un mio precedente articolo, di non ingerenza negli affari interni di un Paese, a riguardo l’ondata di esecuzioni capitali tramite impiccagioni nelle pubbliche piazze in Iran, non si capisce il perché questa di indignazione politica, scatenata nei confronti della Repubblica iraniana, non abbia trovato riscontro, nella medesima virulenta riprovazione, nei confronti dell’alleato, o padrone - dipende dai punti di vista - d’oltreoceano.
Come sempre in politica internazionale vale la regola del doppio metro di giudizio, generando di conseguenza un silenzio mediatico assordante nel caso statunitense, pena l'essere accusati d'antiamericanismo, e filo islamismo, mentre quando le parti sono invertite, guai a non lapidare pubblicamente uno stato islamico, reo d’applicare al suo interno il proprio sistema giudiziario.
Volendo ragionare cinicamente, un’esecuzione in più o in meno, davanti al mare di morti quotidiani di guerre e carestie, non fa assolutamente differenza, anzi, forse rende la partita un po’ più interessante, distogliendo l’opinione pubblica dai reali problemi di un Paese. Ciò però non toglie, che a livello di quei tanti sbandierati principi universali dei diritti dell’uomo, la politica nel suo insieme globale, è attenta a non disturbare, oppure ad usare il nemico di turno, per lanciare opinabili campagne moralizzatrici a senso unico.
Che la pena di morte, sia un’istituzione barbara, o giusta, questo spetta ad altri deciderlo, resta il fatto, che l’applicazione dei principi e i presunti valori sono applicati in modo barbaro e fraudolento, usando meramente gli interessi politico-strategico-militari per lanciare eventuali strali, facendo passare per bugiardi o terroristi, quanti, anche in modo civile secondo i loro costumi, cercano di difendere la legalità interna.
Ma l’assurdo più grande è che di questa vicenda ne parli solo, almeno in via telematica, il quotidiano La Repubblica, mentre i Radicali, sempre attenti, con la loro sensibilità a senso unico, ne danno comunicazione attraverso un forum, per non urtare la sensibilità statunitense. Senza contare l’assoluta mancanza di dichiarazioni da parte di politici di centro sinistra, forse impegnati in regate oceaniche, oppure a litigare coni sindaci forzisti, che non vanno ad omaggiare il Presidente del Consiglio in vacanza, come un normale signor Rossi qualsiasi, ma munito di scorta e auto blindata al seguito.
Indipendentemente alla leicità morale oppure no delle esecuzioni capitali, rimane il nocciolo della questione, che non è tanto la salvaguardia di una vita umana, che tra l’altro ad essere cinici ha un valore politico pressoché nullo, ma l’uso strumentale che si continua a fare dei diritti umani, impunemente calpestati, non importa da che Stato, sia esso una moderna democrazia come quella americana, sia essa una presunta teocrazia, come quella iraniana, o la nostra Repubblica, che anche se ha abrogato la pena di morte, ha da tempo abdicato, paradossalmente al diritto, negando la certezza della pena, qualunque essa sia, nel nome dei presunti diritti umani, che de facto, lasciano spesso impunti, ladri, briganti, tangentisti, brigatisti - specialmente se rossi - o quant’altro la feccia umana produce, ma non viene gettata nella discarica dei rifiuti umani della società, ma sovente innalzata gli onori politici e mediatici, in virtù dei loro trascorsi insani, e da qui nasce il garantismo assoluto, che ormai va sotto il nome di impunità.
Marco Bazzato
08.08.2007
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