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sabato 15 febbraio 2014
Vigonvo: il Sindaco sostituisce la foto del Presidente della Repubblica con quella di un Capo di Stato teocratico
Damiano
Zecchinato ne ha combinata un’altra delle sue.
A nemmeno un giorno dalla sua
lettera indirizzata al consigliere dell’opposizone, con il Sindaco che iniziava con “Non lascio perdere un bel niente!. Forse
la mente di tutti è andata Goffredo Hamori di Malafesta, conte de Montmirail, d'Appremont
e di Papincourt detto “l'Ardito”e,al suo grido di battaglia: “Ch’io deceda se recedo” del film “I visitatori” del 1993, intepretato da Jean Reno. Però se si
riguarda il film non si può fare a meno di non notare una lontanissima
somiglianza del Sindaco con l’attore francese di “genere burlesco”, Christian Clavier, che intepretava del fido scudiero Jean
Cojon il Marpione , detto anche “palle molli”/Giacinto Maria Jeanco . (-1).
Nella sua missiva pubblica, il Sindaco,
Damiano Zecchinato, affermava il valore del rispetto delle Istituzioni e del
Comune che gli paga l’indennità, combinandone
un’altra delle sue: ha sostituito la foto del Presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, con quella di un Capo
di Stato straniero, ossia il Monarca dello Stato Città del Vaticano.
Damiano Zecchinato ha
detto: “Non mi riconosco nella figura del presidente della Repubblica, bensì in
quella del Papa che trasmette più valori. Non volevo il presidente Napolitano
sulla mia testa, per me non sta facendo una grande figura, non è assolutamente
super partes. Se mi vogliono obbligare devono fare una legge su questi simboli:
quello è il mio ufficio e decido io chi avere sulla testa”(1)
– (2).
È certamente vero che rispetto a Sandro Pertini l’attuale Presidente della
Repubblica, entrato in Parlamento nel
1958, vedil’Elezione di Napolitano è incostituzionale?” (3),risulta
assai lontano lontano dallo share che
al tempo riscuoteva, come cantava Toto Cutungno
ne “L’italiano”, “...un partigiano come Presidente....” Ma da qui a
sostiture la foto dell’attuale inquilino del Quirinale con quella di un Capo di
Stato straniero, Papà Francesco, può portare a pensare che la visione della
società dell’attuale Sindaco sia orientata verso i principi e i valori –
teorici – di uno Stato teocratico. E
tra le teocraziе non possiamo non citare l’Arabia Saudita e l’Iran
e lo stesso Stato Città del Vaticano (3).
Cche Vigonovo abbia un Sindaco Talebano? Si ricorda che “talebano nel suo
significato originale in Pashito e in Persiano significa Studente.(3bis). Studiare i testi
sacri, non importa di che religione, o
filosofia religiosa, allarga la mente.
Ora, con tutto il rispetto nei confronti di Papa Francesco, per la sue
figura di Sommo Pontefice, 266º Vescovo
di Roma e vicario di Cristo sulla Terra, è politicamente accettabile che un
Sindaco, in virtù della carica pubblica che ricopre e del rispetto che
pretenderebbe dai cittadini, possa
esporre la foto di un monarca, che a rigor di diritto internazionale e di
Concordato, quando entra nel suolo del Territorio Italiano, ma non solo in
Italia, per le sue visite ufficali, è accolto con gli onori riservati ai Capi
di Stato?
Il Sindaco, nella
sua volontà di far parlare si se, ha dimenticato che l’Italia è un Paese laico,
non sottoposto ad alcuna monachia teocratica, dove l’articolo 7 della Costituzione italana,
recita: Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine,
indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono
regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due
parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
(4)
Nel sito deln Governo Italiano (5)
al quesito16 si può leggere: Negli uffici pubblici si può esporre la foto del Presidente della
Repubblica? SÌ, ma non si possono esporre foto di altre autorità.
Papa Francesco è a tutti gli effetti un Capo di Stato regnante,dove il
passaporto privato è Argentino e quello Diplomatico è messo dallo StatoCittà
del Vatiano, nel pieno dei suoi poteri
temporali (6). Quindi,
anche ammesso che il Sindaco, Damiano Zanonato, abbia affosso la foto del
monarca della Città del Vaticano, nel mio
ufficio “privato”, il Sindaco, riceve, come tutti
possono leggere ne sito del Comune di Vigonovo,(7) lunedì dalle 10.00 alle 12.00,
giovedì dalle 10.00 alle 12.00 su appuntamento, e-mail: sindaco@comune.vigonovo.ve.it.
Quidi, quando riceve i cittadini nell’ ufficio che ha in uso, non tiene conto
dei diritti di costoro, non solo
battezzati, ma anche sbattezzati, atei o
che professano altre confessioni religiose, venendo meno al suo obbligo di
rispettare il il principio di di laicità, nei pbblici uffici, di tutti i cittadini di Vigonovo e non solo.
Questo per quanto riguarda l’aspetto temporale, l’aspetto, spirituale è molto meno “elastico” di quanto il relativismo contemporaneo vorebbe far
supporre.
Chiaramente visto che il Sindaco dice di ispirarsi ai valori trasmessi da un Capo di
Stato Straniero, teocratico, sarebbe
auspicable che avesse il coraggio e il rigore morale di non celebrare più i matrimoni civili, perchè per la Chiesa
Cattolica, quindi anche quella di Papa Francesco, il matrimonio civile è
considerato convivenza moreuxorio,
mentre il vantaggio coloro che sono sposati in Chiesa, è che se invece di passare per il divorzio
legale, tramite la Giustizia Italiana, si passa attraverso la Sacra Rota, il Tribunale Ecclesiastico che fa capo allo
Stato città del Vaticano,quando il matrimonio religioso viene annullato, la
sentenza, in virtù del Concordato tra Stato Italiano e Stato città del
Vaticano, permette di non pagare un centeismo di mantenimento alla non mai moglie, perchè con
l’annullamento del matrimonio religioso si annulla anche quello civile, come se il matrimonio n non fosse mai stato
eseguito, nè in Chiesa e nè innanzi ad un pubblico ufficiale, anche se era il
sacerdote stesso in quel ruolo.
. Teniamo presente che Papa Francesco, prima di tutto è un Gesuita. I
gesuiti sono ecclesiastici di formazione intellettuale assai fine, anche se
mantengono all’apparenza un aspettopacioso e bonario, come quelli dei preti di
campagna degli anni ’50, in stile Don Camillo.
Ma dietro l’apparenza, ci sta il
giusto rispetto del mandato terreno che
Bergoglio. come Papa, continua a portare avanti in quanto Vicario di Cristo in Terra. Lo stesso giusto rigore che è sempre stato insenganto fin da bambini
quando si frequentava il Catechismo perchè i valori e principi trasmessi nel
corso dei secoli da Gesù, come Figlio di Dio per i Cristiani o ccome principi
filosofici ed etici per inon credenti o per coloro che professano altre
confessioni, sono immutati.
Certo,come tutti
coloro che hanno frequentato il catechismo o che andavano o vanno tutt’ora alle
messe domenicali, Gesù è venuto per i
peccatori, per qutti quelli che non rispettano in primis le tavole della Legge
che Dio ha dato ad Mosè sul Monte Sinai,
dove in quest’epoca di convivenze more-uxorio,
di non rispetto dei Comandamenti 8 e 9 (non
dire falsa testimonianza e non
desiderare la donna d’altri – ossia non fornicare fuori dal sacramento
del Matrimonio), oppure gli ammonimenti contro i sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola
e ira, che hanno terrorizzato in passato generazioni di fancilulli, quali
una ovlta adulti scelgono di tenre i
piedi sulle due sponde di un fiume, su quattro o più poppe/zizze/mammelle o
fallo/1 altrui, anzichè sulle due della/del legittima/o consorte.
Il sindaco Damiano Zecchinato per gistificare
il suo gesto dice tra l’altro: “bensì in quella del Papa che
trasmette più valori... Se mi vogliono
obbligare devono fare una legge su questi simboli: quello è il mio ufficio e decido
io chi avere sulla testa.
Analizziamo queste due frasi, riporatate dai quotidiani..
Il Papa certo, a dire del Sindaco
esprimerebbe più valori, dell’attuale inquilino del Quirinale, però va ricordato che quando ogni Sindaco
presta giuramento pruncia la seguente frase: “Giuro di osservare lealmente la Costituzione Italiana”. È grazie
alla Costituzione italiana che il Parlamemento approva le leggi, dove lo stesso
Presidende della Repubblica, anche quando firma un D.p r, le approva. E si sa: la Legge è
uguale per tutti e La legge non
ammette ignoranza, anche se l’imputato è extracomunitario e poco
scolarizzato,come conferma una recente sentenza, della Corte di Cassazione. (7bis)
Quindi quando un sindaco si “schiera”,
mettendosi sopra la testa un Capo di
Stato straniero è come se si sottomettesse a costui e non alle Leggi della
Repubblica Italiana.
Privatamente a casa sua, ogni cittadino può fare ciò che vuole, ma non può
arroccarsi la presunzione del diritto di poter affermare pubblicamente decido io chi avere sulla testa,
dicendo “quello è il mio ufficio”. Peccato però
che che “MIO”
non può essere utilizzato, in quanto presuppone un diritto di proprietà della stanza adibita ad ufficio che
semplicemente usa e/o occupa in virtù del fatto che i cittadini l’hanno eletto
nel 2011.
Il Sindaco, Damiano Zecchinato, dice
qualcosa di contrario all’ottavo comandamento,
visto che ha la foto di un Capo di Stato straniero e Capo Spirituale di uno
Stato teocratico della Chiesa Cattolica Universale, nell’ufficio che ha in uso, in quanto quando
afferma che non esiste la legge.
La legge esisite eccola.
È il
D.P.R. 7 aprile 2000, n. 121 Regolamento
recante disciplina dell'uso delle bandiere della Repubblica italiana e
dell'Unione europea da parte delle
amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici.
Pubblicato nella Gazz. Uff. 16 maggio 2000, n. 121 (8),
, esposte, oltre che nei
luoghi indicati dall'art. 2,
commi 1 e 2 della legge 5 febbraio 1998,(9) scrivendo quanto segue: 3.
Nei luoghi indicati nel comma 1 si espone anche il ritratto del Capo dello
Stato.
Un altro punto essenziale non è se il Vicario di Cristo in Terra e
successore al soglio pietrino trasmette più
valori. Il punto è semmani, anche
se la tramissione dei valori inclusi nei messaggi è ottima ,non è detto che la
stazione ricevente riesca a decodificarli in modo esatto, corretto, giusto e
poi metterli in pratica.
L’eventuale giudizio di merito o l’entrare nel merito, non spetta certo
allo scrivente, ma le opinini possono essere tranquillamente espresse in casa,
al bar, davanti ad uno spritz, ad un bianchetto o ad un folpetto al mercato del
lunedì mattina, o innanzi ai gradini della chiesa, dopo la messa delle 11.00.
Sappiamo tutti che il Papa trasmette con le più moderne tecnologie digitali
e i segnali vengono inviati in tutto il mondo, ma poi se esistono politici,
pubblici amminstratori, che dicono di rifarsi a questi valori, ma usano vecchie
radio a transistor o televisori a valvole, in bianco e nero, che non sanno
manco aprirsi internet e fare una ricerca in rete, hanno ha voglia andare in
piazza a decantare questi valori tramessi, quando si sono compresi e messi in
pratica, quando fa comodo, a smozziconi, solo per raccattare gli ultimi voti di
qualche vecchiatta baciapile o di qualche canuto baciabanchi del giorno di
Natale o Pasqua nelle prime file alla messa delle 11.00, perchè alle loro
spalle, i cittadini li mettono alla berlina!
Nel Discorso della Montagna di Gesù , di cui
Papa francesco è vicario di Cristo in Terra, ci stanno alcuni versetti di Matteo, capitoli 5 e 6, ma
tutti e quattro evangelisti sono illuminanti, tanto che qualsiasi persona,
anche atea, solo per un fatto culturale può leggerseli, senza attenere : (10)
via etere la trasmissione di valori aggiunti, forniscono a tutti interessanti
spunti di riflessione.
: 27Avete inteso che fu
detto: Non commettere adulterio; 28ma io vi dico: chiunque guarda una
donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere
di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro
parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.
2Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te,
come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli
uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. 3Quando
invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua
destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel
segreto, ti ricompenserà.(11)
Alla fine di tutto, il Sindaco di Vigonovo, Damiano Zecchinato, ha
dimostrato ancora una volta sua totale mancanza di conoscienza delle Leggi
tialiane, mancanza di rispetto per la figura del Santo Padre, visto che esiste
stima reciproca tra il Presidente della Repubblica italiana e il monarca dello
Stato Città del Vaticano.
Oltre a tutto ciò i danni di immagine causati ai cittadini di Vigonvo, per
questa sua uscita estemporanea che ha reso i vigonovesi, a causa del suo Sindaco,gi
zimbelli di tutta Italia e non solo.
Non sarebbe sbagliato se si costituissero in un comitato dando il via da
una class action contro Damiano Zecchianto, non prima di aver consultato un
legale circa la fattibilità, per il danno di immagine causato a tutti i
vigonovesi, per considerare “mio” l’ufficio
che occupa come Sindaco eletto e per non essersi preso l’onere di controllare
come afferma, non esiste una legge che impone la presenza della foto del
Presidente della Repubblica, Giogio Napolitano.
Marco Bazzato
15.02.2014
(1) http://www.gazzettino.it/NORDEST/VENEZIA/sindaco_leghista_vigonovo_venezia_sostituisce_foto_napolitano_papa_francesco_bergoglio/notizie/519662.shtml
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giovedì 13 febbraio 2014
Il sindaco di Vignovo, Damiano Zecchinato non recede
Daminano Zecchinato non recede dai suoi propositi. La sua guerra, come
Sindaco, a spese dei cotribuenti, con il
web e contro lo critica in modo
dialettalmente feroce, continua e lo fa rispondendo ad una lettera aperta del
Consigliere del Movimento 5 Stelle, Andrea Danieletto, scritta con toni
concilianti e bonari (1).
Ma il Sindaco, come un novello paladino del web, cercando di ribaltare
l’onda di impopolarità che agita la sua Amministrazione da mesi, oggi vuole
vantare anche il ruolo di nemico giurato
del cyberbullismo e lo fa con una lettera aperta di risposta. (2)).
La rispoposta del Sindaco e corretta
in un unico punto: ossia quando difende la sua prebenda mensile, chiamata indennità. Tutto il resto è populismo,
demagogia,confronti tra realtà e situazioni che non stanno nè in cielo e nè in
terra, come ad esempio il suicidio della ragazza di Cittadella..(3),
inesattezze legali e giornalistiche, riportate alla bene e meglio, facilmente
smontabili da chiunque.
Ma il Sindaco, un vorrà paragonare la sua situazione
con quella della triste vicenda di Cittadella e e quanto ha scritto un
cittadino vigonovese, che vive in Messico e una volta rientrato a Vigonovo si trova lo scantinato allagato,
perchè chi doveva muovere il culo, ma no
ghe xe schei, non l’ha fatto?
I cittadini fanno riferimento al loro
Sindaco, e poi è compito suo e dei suoi uffici fare in modo che chi di dovere
faccia la sua parte, opppure no?
Oppure pgni sindaco preferisce allagati e contenti, ma sopratutto muti e
guai chi protesta, perchè altrimenti si danneggia l’immagine dell’Amministrazione.
Poi poco importa se ogni Amministrazione
potrebbe essere marcia e corrotta fino a sotto le fondamenta, no, quello che
conta è la facciata!
Per pretendre rispetto il rispetto le Istituzioni e le Amministrazioni
devono per prima cosa fare la propria parte, il proprio dovere, non importa se
prendono lo stipendio ogni mese o se hanno un indennità, i xe sempre schei, ostia, o no? Alla fine sono sempre soldi, no?
E poi, anche l’accenno a mo di paragone indelicato, con la ragazza di
Cittaella, con i gentiori e gli amici, i quali avrebbero, nel fossero assistiti
da un Principe del Foro, tutto il
diritto di infuriarsi con il Sindaco diVigonovo, dove in via del tutto
ipoteetica potremmo già immaginare i
titoli dei qutidani online locali: “Sindaco
dencuciato dai genitori di una ragazza di Cittadella, suicidatasi sper
cyberbullismo” Ma avendo nel cuore pesi ben più grandi e una figlia morta,
si dubita fortemente che vorranno procedere per l’indelicato paragone.
O non è che stia meditando il suogesto estremo di libero arbitrio, visto che
cita la situazione con una ragazza che
si è suicidata? Come se le due
situazioni personali, di età e di ruolo, esperienze di vita in concreto fossero paragonabili., perchè, con
tutto il rispetto per questa ragazza, la sua condizione finale è la morte.
Il Sindaco stesso ammette e scrive: “
..conosco bene il dialetto veneto e lo scrivo abbastanza bene, conosco
perfettamentele sue espressioni a volte colorite a volte offensive che possono
far venire meno il rispetto della dignità altrui, sopratutto in pubblico...”,
peccato che questa conoscienza non si estenda forse anche alla lingua italiana.
Infatti in un passo successivo scrive: Non
so se sei un esperto di giurisrpudenza,
ma per me “il mi piace” significa anche che “condividi”, (va
ricordato che Damiano Zecchinato, ilSindaco non è laurato in giurispurdenza, ma
ha un dipolma grafico di litoimpressore, conseguito nel 1976, come da suo CV,
(3bis) quindi esprime solo una sua
opinone personale e attualmente non ci stanno sentenze in proposito a favore della
sua opinione) quindi è un avvallo di un parere, rendendosi fattivamente responsabile
di quanto chi ha scritto la frase, e di un caso analogo ne hanno dato notizia
di condanna i tg di alcuni giorni fa”
Peccato che il Sindaco, o chi per esso, abbia scritto una cosa totalmente
destituita di ogni fondamento. Infatti molti siti riportano la notizia, in
italiano e non in dialetto veneto, parlato o scritto, in questi termini: Per
un 'like' su Facebook rischia una condanna da sei mesi a tre anni, o una multa
di 516 euro. La procura di Parma ha infatti chiesto il rinvio a giudizio di un
uomo per concorso in diffamazione aggravata. Lo racconta la “Gazzetta di Parma” (4),
(5).
Nei due testi, che provengono da un lancio dell’Agenzia Ansa, si scrive
espressamente di “rischio di condanna”,
non “di condanna”, come scritto dal
Sindaco, non prendendosi la briga di controllare in rete, prima di scrivere
inesattezze, facendole passare per verità, forse nel tentativo di voler
condizionare il pensiero dei vigonovesi meni accorti. E il Sindaco, quando
scrive testualmente “di condanna”,
viene meno al rispetto del diritto sancito dalla Codice di Procedura Penale, “secondo il quale un imputato è considerato non
colpevole sino a condanna definitiva ovvero sino all'esito del terzo grado
di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione”(6), scritto in
modo più semplice nella Costuzione italiana, che all’articolo 27 recita: L'imputato non è considerato colpevole sino
alla condanna definitiva. Oltretutto il Sindaco, Damiano Zecchinato,
dimostra nello scrivere di questo evento che non conosce la differenza, secondo
il Codice di Procedura penale, tra il
reato di diffamazione aggravata, come
nel caso da lui citato e il reato di minacce,
quelle da lui dencuiate e non ancora rinviate a giudizio, quindi cosa resta per
un’eventuale sentenza definitiva di condanna o meglio ancora di assoluzione?
Va ricordato che a livello di forza politca e del rispetto nei confronti
delle istuzioni che oggi il Sindaco, come è prassi da suo ruolo, molti suoi
colleghi di partito, anche come incarichi pubbici di prima grandezza, hanno
dimostrato di non averne affatto, anche dentro le stesse aule parlamentari (7), quando “il l 16 marzo 1993 Luca Leoni Orsenigo,
deputato della Lega Nord, spalleggiato dal capogruppoFormentini sventolò
nell’aula di Montecitorio alla Camera un cappio, nell’esplicito
riferimento alla forca per l’intera classe dirigente della prima Repubblica.”
(7bis). Preistoria politica si dirà, forse, ma pur sempre storia della
Lega. O come quando in tempi più, recenti nel gennaio 2014, a Torino, un sito titolava: La rabbia in piazza della Lega: insulti a magistrati e Istituzioni” (8)
. Il che può portare a pensare che solo se leghisti si può disprezzare
magistratura e Istituzioni, salvo invocarle quando si tratta fare i giacobini contro gli altri? Perchè la Lega e il leghismo e i leghisti
hanno come humus nel sangue e nelle vene questo.
A pensarci bene, leggendo il testo del Sindaco, dove scrive: “Le diffamazioni alle Istituzioni e all’Ente
che esse rappresentano, sono un danno personale, politico e sopratutto di
immagine amministrativa al Comune”. Giurò, quando al primo posto ho letto
la frase: “sono un danno personale”,
mi è venuta in mente la Keynge, sovente attaccata da molti esponenti della Lega
Nord, certamente non dal Sindaco in questione, dove costei non ha mai parlato
di danno alla sua persona, ma ha
dichiarato: È l' ennesima puntata
di un attacco costante che non prende di mira tanto e solo la mia persona,
quanto chiunque in questo Paese osi pensarla in modo diverso”
(9) , dove quasi
quasi il testo sembrava ricalcare pari
pari gli scritti da Laura Boldrini, del Sel, oggi Presidente della Camera.
Si ribadiscce espresso il 09.02.2014, (10),
ossia il principio di non colpevolezza, mancando ad oggi il rinvio a giduzio
dei soggetti denuciati dal Sindaco, Damiano Zecchiano, il quale invece di fare
il forte con i deboli,. e il debole conn i forti, dovrebe, insieme alle
leggittime istanze dei cittadini, dare risposte, almeno in Consiglio Comunale,
alle numerose intepellanze, mai evase, a dispetto che la legge indica tempi
certi di risposta, non rispettando le Istituzioni stesse, alle irregolarità
segnalate dai consiglieri di oppposizone, di cui l’Amministrazione Comunale,
ossia il Sindaco,all’Area Urbana del Comune di Vigonovo, all’Ufficio
Protocollo, a Comando della Polizia Municipale del Comune di Vigonvo, erano
stati messi a conoscenza fin 08.08.2012,
tramite mail da persone terze che si sono firmate, senza nascondersi dietro ad
un dito.
Il Sindaco ha il diritto di chiedere rispetto, ma cittadini, tutti, hanno
il diritto di ricevere risposte scritte alle legittime istanze dei consiglieri,
non importa se di maggioranza o di opposzione. La scrollata di spalle il
silenzio è una mancanza di rispetto nei confonti dei cittadini, che tramite le
tasse comunali gli versano la sua
indennità. Per ricevere rispetto, personale ed istituzionale, bisogna darlo
con i fatti, con rispsote concrete, e dimostrando il rispetto dei regolamenti –
non di ignorarli quando questi impongno risposte o azioni giuste ma scomode per
qualcuno, di cambiare, se nel legittimo
dovere del ruolo che si ricopre, ciò che
si sa e si sa essere palesemente fuori
posto e sotto gli occhi di tutti.
Marco Bazzato
13.02.2014
(1)
http://www.comune.vigonovo.ve.it/upload/1/Lettera%20aperta%20al%20Sindaco%20dal%20Consigliere%20Andrea%20Danieletto.pdf
(2))http://www.comune.vigonovo.ve.it/upload/1/Risposta%20%20lettera%20aperta%20del%20Sindaco%20al%20Consigliere%20Andrea%20Danieletto%20.pdf
(3) http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2014/02/12/news/non-mi-ero-accorto-del-suo-dolore-1.8652939
(4). http://www.ticinonews.ch/estero/190604/italia-per-un-like-su-facebook-rischia-condanna-per-diffamazione
(5) http://www.gazzettadiparma.it/news/italia-mondo/163543/Per-un--like--su.html
(8)
http://www.tribunodelpopolo.it/la-rabbia-della-lega-in-piazza-insulti-a-magistrati-e-istituzioni/
(9) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/08/26/insulti-alla-kyenge-le-scuse-del-vicesindaco.html
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domenica 9 febbraio 2014
Il sindaco di Vigonovo denucia chi ha scritto: “Te taio ea testa coea motosega”.
Se non fosse una cosa apparentemente seria, una minaccia precisa e
immediata per l’incolumità fisica del Sindaco di Vigonvo, Damiano Zecchinato,
ci sarebbe solo da scompisciarsi dalle risate. (1)
– (2)
Eppure il Sindaco non ride affatto, anzi denucia il povero Cristo, S.M che
in un impeto lingustico dialettale ha scritto nella pagina Facebook di “Se sei di Vigonovo”, la seguente frase
in lingua volgare, ossia popolare:
“Quei del Comune no fa manutension ai arseri
e mi ghe buto via ea testa co ea motosega al Sindaco”, che tradotto in italiano corrente significa:
“Quelli del comune non fanno
manutenzione agli argini e io butto via la testa del sindaaco con la motosega”
Ora ci stanno due dilemmi amletici di fondo: il primo, non certo banale,
Vigonovo, a memoria d’uomo e distorico e il Sindaco potrebbe tranquillamente
andarlo achiedere alla bibliotecaria comunale, non ci sono mai stati tagliatori di teste, come nel Borneo di Sandokan, oltretutto armati di di motosega,
funzionante a miscela al 2% di olio, in stile
film splatter alla Cesar Romero, o del tipo: “Non aprite quella porta” o
all’italianissimo “Della Morte Dell’amore”
di Tiziano Sclavi.
Quindi acclarato che nella storia non ci stanno precedenti, sorge il
seconodo dilemma amletico, forse il più grave: l’antropologia culturale dei
veneti, non sololo dei vigonovesi.
Il termine “te sego via ea testa coea motosega”, “te tajo ea testa” e altre declinazini riferite alla decapitazione
meteforica è parte integrante del bagaglio culturale e
dei modi di dire tipici degli autoctoni di quella zona e di molti zone del
Veneto e di Vigonovo in particolare.
È un modo di dire che gli abitanti hanno sentito
pronuciare decine se nn centinania o
migliaia di volte e il Sindaco,
autoctono pure lui, lo dovrebbe sapere benissimo.
Il fatto che 27 persone abbiano
condiviso quanto scritto da S.M tramite il “like”
un detto tipico degli autoctoni vigonovesi
non è sinonimo di minaccia ma è condivisione un modo tipico di dire e di
esprimersi, certo all’apparenza rozzo, ma che nelle bettole e nelle osterie di
tutto il Veneto non viene interpretato come minaccia o come offesa, ma come un compendio
idiomatico della lingua veneta, ricca di espressoni colorite, non diverse di
classici evergreen “ma va in mona” o
dai più usati da quasi ogni fascia di età: “va in figa de to mare”, “to mare vaca”, “to mare putana” o la classica”chea
aputana de to mare”.
A questo punto sorge il dubbio
che gli avinazzati e gli strafatti di grappa siano più lucidi e sobri anche se apparentemente onnibultati
dall’alcol, in quanto
immediatamente, e senza bisogno di avvocati, sanno distinguere la realtà, gli intercalari lessicali, anche se privi di istruzione superiore od
universitaria, dalle minacce vere
e proprie.
Evidentemente questa distinzione e questa
ragione in certi luoghi, in alcuni,non avviene se si è sobri, anzi, sembrerebbe
che la sobrietà in casi singolari ne alteri la percezione, propendendo ad astrzioni mentali, prendendo
decisioni che, seppur legittime, contrarie alla storia, all’antropologia
culturale stessa.
La lingua veneta è fatta anche di
queste bassezze espressive locali, alcune divenute patrimonio lingustico
nazionale, che nel normale inguaggio amicale, all’inteno di un gruppo ben
consolidato, e di un contesto
sociale, sono intese non come offese, ma come un intercalare, al pari della bestemmia, dove
come diveva Marco Paolini in Vajont:
“...Ma è ovvio, le osterie
sono un parametro fondamentale della qualità della vita, per piacere..Le
osterie spesso cosa sono? Una parte della casa, con la stufa, il bottiglione.
Uso libero e indiscriminato dello stesso. Nelle osterie si gioca, si discute e
si bestemmia con una regolarità impressionante. Tanto che i due parroci hanno
rinuciato ad estirparle. Dice che esula dalla missione pastorale. Ma è vero. A quel punto la bestemmia non centra più niente con la relgion. Centra
con la sintassi. Essa sostituisce tutti gli articoli e le congiunzioni tra una
parola e l’altra. Cavi la bestemmia e non scorre più il discorso. Ipocriti...
I cittadini vigonovesi e del
circondario dovrebbero esprimere solidarietà a chi ha scritto la frase e i relativi ventisette “Like” al vaglio degli organi inqurenti, perchè
secondo la legge al momento sono tutti da considerarsi non coplevoli fino a
sentenza definitva. Poi perchè è
chiaro oche il denunciate in
questo caso è lacunoso, o se di sua
conoscienza, ha scelto volutamente, come suo diritto, di ignorare, i
concetti di antropologia culturale linguistici e socilogici, tipici di alcuni vigonovesi, i quali portatano avanti la tradizione lessicale idiomatica e detti dei loro
nonni e bisnonni. L’ignorare non è una colpa, sia ben inteso,ma in questo caso è un dato oggettivo, ha dimenticato
le origini ruspanti del popolo veneto, tipiche per assurdo proprio del leghismo prima maniera, forse anche per via degli scanali che nanno
portato il partito a diventare l’ombra si se stesso, perdendo voti ed
elettorato su scala nazionale e regionale e in codesto frangentente quello del suo
concittadino.
È difficile se non impossibile altresì esprimere al momento solidarietà
anticipata al Sindcaco, Damino Zecchinato,
per un motivo semplice: al momento non esiste nessuna sentennza di
conanna passata in giudicato, da parte della Giustizia che quanto è stato
scritto da S.M.e avvallato tramite “Like”
dagli altri ventisette, denuciati, a spese del Comune di Vignovo, come
prescrive la legge, da parte del Sindaco, Damino Zecchinato, siano colpevoli di
qualcosa. Quindi, nessuna sentenza passata in giudicato, come vuole il
garantismo di cui la politica specie di centrodestra, è sempre stata paladina,
alla faccia di determinate volontà giacobine della Lega.
I cittadini dovrebebro essere
solidali con i ventotto denunciati
perchè la denuncia, si ribadisce
legittima, del Sindaco, è un attacco alla cultura locale del
paese e della regione,dove in questi caso andrebe salvagurdata e non demonizzata, in quanto parte integrante del patrimonio
linguistico dei nostri avi.
Se il tutto viene letto alla luce di questa chiava
interpetativa, decade il senso stesso della denucia, perchè si evince che la frase
incriminata era ed è un semplice intercalare linguistico, come il classico
romanesco”ma va a morì ammazzà” o al
classico veneto “mori da un colpo” o “te
copo” che molti genitori hanno spesso proferito contro i figli, non importa
se di minore o di maggiore età, senza che poi questi ultimi siano corsi a
denuciare il tutto alle forze dell’ordine..
La cosa che alla fine che amareggia e che l’espressione idiomatica
attenzionata dagli organi inquirenti è scaturita dal dissesto idrogeologico del
paese, dove gli arggini dei fiumi, a detta dei vigonovesi, da anni non vengono
puliti in modo efficace, a causa di un rimpallo di resposabilità, dove la loro
mantenzione è demandata, a seconda dei punti in cui questi si trovano, ad enti
diversi, ma dove bene o male sembra che alla fine tutti rispondandano con il
tipico: no ghe xe skei” Non ci sono
soldi!
Ora però i cittadini vigonovesi hanno il diritto id chiedersi se è giusto che debbano ancora essere
costoro, che con le loro tasse comunali dovranno pagare indirettamente le spese processuali di
della denucia fatta dal Sindaco, o se non era il caso, vista la situazione di
crisi economica in cui molte famiglie riversano, che sarebbe stato più accorto
utilizzare questi denari per aiutare anche simbolicamente i cittadini più
deboli,?
Perchè non è detto che se anche ci fosse una sentenza di condanna, che poi il Comune riesca a
recuperarele somme spese e sempre in caso di condanna, anche risarcitoria, se i
danni morali saranno introitati tra
qualche anno dal futuro ex Sindaco,
oppure se entreranno nelle casse comunali?
I cittadini vigonovesi hanno il diritto di porsi queste domande, avendo se
possibile, delle rispose chiare ed univoche.
Marco Bazzato
09.02.2014
(1)
http://www.gazzettino.it/NORDEST/VENEZIA/minacce_facebook_Sindaco_vigonovo_damiano_zecchinato_denuncia/notizie/508684.shtml
(2) http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2014/02/08/news/minacce-su-facebook-zecchinato-ne-querela-28-1.8622411
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mercoledì 15 gennaio 2014
Vigonovo: “ssalasso sulla Tia. Aziende in rivolta”. Ma l’85% dichiara metrature inferiori!
Sembra che le aziende di Vigonovo, (Ve) siano in rivolta, per via della TIA (Tariffa di Igiene ambientale) (1).,
leggesi articolo de La nuova Venezia.
In ogni caso il succo del discorso è
un altro: l’85% delle aziende, per risparmiare sulla Tia, stando a ciò che
scrive La Nuova Venezia, avrebbe dichiarato metrature inferiori, rispetto a quelle reali.
Peccato che l’autoriduzione sia illegale, in quanto cagiona un indebito
guadagno, tramite il risparmio delleaziende,
provocando un danno di riflesso a quelle aziende oneste.
L’85% non sono bruscolini, oppure un esigua minoranza. Si tratta di più dei
2/3. Siamo – oltretutto in un Comune che
ha eletto un sindaco leghista – a percentuali di false dichiarazioni e quindi di danno alle
casse comunali, che a parità di false attestazioni, per i medesimi comportamenti fraudolenti. si potrebbe forse solo in Campania, a
Napoli, o a Casal di Principe, con tutto
il rispetto per le aziende oneste e i cittadini della regione e dei comuni
sopracitati.
Alla faccia di “Roma ladrona, la Lega
non perdona!” oppure “i terroni non
pagano le tasse”. “Alla faccia del
cazzo”, avrebbe affernato un tizio campano che conobbi anni fa!.
Questo porta ad una deduzione ancora più sconfortante: solo il 15% ha
dichiarato il vero, rispetto all’85% di quelle che per anni hanno dichiarato,
annualmente, il falso. Il che significa che su 240 aziende presenti nel
territorio vigonovese, a riguardo la Tia, solo 36 si sono comportate, in questo
frangente, onestamente. Questo significa che la minoranza silenziosa è stata
soffocata dalla maggioranza disonesta, perchè, avendo conseguito un indebito
risparmio, de facto hanno derurubato indirettamenete i loro stessi concittadini.
Se fosse stata una partita di basket,il risultato sarebbe:
: DISONESTI Vs ONESTI, 204 – 36
Ma i disonesti non hanno vinto per bravura, ma perchè avevano corrotto gli
arbitri,in modo da avere carta bianca, disputando il match a porte chiuse!
Se si fosse a scuola, i docenti parlerebbero di bullismo da parte di
delinquenti prepotenti nei confronti degli studenti più deboli e laboriosi.
Bulli che danneggiano, soffocando con la loro boria e disonestà, dettata dall’imbroglio e dal falso,
gli studenti onesti, ma come per la partita di basket, in questo caso i docenti
hanno fatto, come gli arbitri della partita di pallacanestro, il gioco delle
tre scimmiette: non vedono, non sentono,
non parlano. Un gioco che nel linguaggio del Comissario Montalbano, a Montelusa sarebbe definito dallo sbirro: omertà!
204 mendaci, 36 veraci e
onesti. La percentuale di
aziende disoneste, in questa particolare situazione, è spaventosa, per non
dire, sicuramente non dissimile a quella dei tentacoli di un calamaro gigante.
Il che però porta anche ad un altro ragionamento: possibile che la
Ragioneria del Comune di Vigonovo, in conserto con l’Ufficio Tecnico e
l’Ufficio al Commercio, in tutti questi anni non si siano mai presi la briga di
controllare e incrociare i dati delle
dichiaraizoni delle aziende, con le metrature dichiarate all’Ufficio Tecnico? Possibile
che nessuno dipendente dei rispettivi uffici
si sia mai accorto delle discrepanze e che non le abbia segnalate ai
suoi superiori?
Nei commenti in rete, il Movimento cinque stelle di Vigonovo scrive: La critica del M5S non è rivolta alla
sanzione (siamo stati tra i primi a rilevare tariffe al mq. triple rispetto ad
altri comuni proprio perchè molti non dennciavano la metratura corretta), ma
critichiamo l'Amm.one comunale che invece di informare, incontrare ed
eventualmente solo in ultima istanza chiedere i controlli e sanzionare, ha fatto
il contrario, ottenendo che le attività del nostro territorio sono multate per
decine di migliaia di euro e poi incontrandole per dire che ormai la frittata
era fatta.
In questo commento si potrebbe quasi intravvedere il fatto che
l’Amministrazione fosse a conoscienza delle discrepanze tra dichiarato e reale,
chiaramente non di tutte, ma che forse i sospetti ci stavano, visto che una
ragioneria che funziona fa ddei bilanci
preventivi e consuntivi e quando gli introiti sono inferiori ad una
certa soglia, un’amministrazione comunale dovrebbe iniziare a porsi il problema
di dove sta l’inghippo, cominciando ad
indagare. Ma non si è voluto approfondire, preferendo aumentare le tariffe in
modo indiscriminato, per compensare i mancati introiti. Il che è paradossale se
ci si pensa. Un Comune che ha a disposizione un corpo di geometri avrebbe
potuto iniziare ad indagare fin da subito, spedendoli, assieme ai vigili
urbani, in qualità di testimoni, a fare le nuove misurazioni, in modo da
stanare prontamente i mendaci. Invece no. Si sono aumentate, tramite delibere,
le tasse della TIA, senza darne comunicazione ai diretti interessati. Secondo
l’Amministrazione “non era compito del
Comune informare azienda per azienda delle nuove norme. Ci sono i
commercialisti per questo...”.
Vero, ma un’amministrazione e un Sindaco popuista che ha la pretesa di dirsi,
in campagna elettorale, al servizio dei cittadini e delle imprese, poteva/doveva
farsi carico,tramite gli assessorati competenti – questo vale anche per l’Amministrazione
precedente, guidata dal PDL –organizzandoli in modo che con un semplice
data-base, una mainling list, l’Amministrazione potesse inviare, a costo zero, le
nuove normative e/o delibere a tutte le aziende vigonovesi, evitando l’accavallarsi di
rincari, modifiche normative e/o delibere e sanzioni, che in primis, sono andate a colpire
le 36 aziende oneste.
Le 204 disoneste, per quanto
riguarda le dichiarazioni di metrature dei locali, non dovrebebro avere diritto
a nessuna dilazione, Anzi.
Èchiaro che il Comune, essendo legato a doppia mandata con la legalità, deve aver sicuramente trasmesso, a tempo debito, , il tutto agli uffici di Giustizia Competenti per territorio, in modo che, se di lorocompetenza, accertassero eventuali reati penali o amministrativi.
Èchiaro che il Comune, essendo legato a doppia mandata con la legalità, deve aver sicuramente trasmesso, a tempo debito, , il tutto agli uffici di Giustizia Competenti per territorio, in modo che, se di lorocompetenza, accertassero eventuali reati penali o amministrativi.
Ora queste 204 aziende, la cui poszione va vagliata caso per caso, hanno poco da piangere e lamentarsi. Ma stando
ai grandi numeri, in questa singolare situazione, è come trovarsi dentro un
cesto di colmo di 204 mele marce che hanno danneggiato le 34 aziende mele, e sono
non vittime, ma carnefici delle loro reiterate false dichiarazioni,
commesse nell’arco di anni. Le uniche vittime di questo malaffare sono le 34
aziende che hanno fatto nel corso degli
anni dichiarazioni veritiere e gli altri cittadini onesti vigonovesi che con
questa squallida storia di avidità e menzogne non hanno nulla a che spartire.
A loro e solo a loro va la più viva
solidarietà!
nNd.a: gli approfondimenti presenti
in questo articolo partono dallo spuunto offerto dall’articolo online de La Nuova Venezia, che porta il
titolo: Salasso Tia, aziende in rivolta
di Patrizia Rossetti.
Marco Bazzato
15.01.14
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venerdì 22 febbraio 2013
Elettrodotto Dolo-Camin: oggi hanno ragione i costruttori!
Ieri leggendo un articolo su
Veneziatoday (1)
e per l’ennesima volta ci si rende conto che anche in quella zona del ricco ed
ottuso Nord Est, come in tutta Italia, i politici sono una masnada “de magnaschei!” – Mangiasoldi – che piuttosto
di alzare il culo dalle poltrone, perché se un’Amministrazione Comunale non
vuole fare pulizia, anche davanti prove evidenti, fornite a tutti gli uffici
preposti, partendo dal Sindaco, per proteggere, forse a suon di stecche, un ex
Presidente di Consorzio e suoi figli –
questi sono pesci piccoli – cosa resta combattere per il bene di tutti i
cittadini, contro i grandi gruppi?
Infatti, i grandi gruppi
conoscono le situazioni di voluta ignoranza cosmica in cui potrebbero versare
le singole Amministrazioni interessate, ma è un andazzo lassista, presente in
tutta Italia e non solo in quella zona interessata.
È grazie all’omertà delle P.A.,
all’inettitudine di una classa politica, brava esclusivamente a fare
accattonaggio al momento delle elezioni, ma poi, come anche in questo caso, i
grandi gruppi, “sodomizzano” i cittadini. Perché se gli interessi di questi non
vengono tutelati dalle Amministrazioni Comunali, non sta a una società, magari
quotata in borsa, fare gli interessi dei “servi della gleba”, visto che
risponde, come per ogni attività, agli
interessi dei proprietari e agli azionisti, principio valido per lo scarparo e quella è anche la zona – così come per la
grande industria che scarica rifiuti tossici in qualche canale,salvo intervento
della Magistratura, a seguito di denunce su denunce, segnalazioni
“dimenticate”, interrogazioni ignorate dal Sindaco, facendo passare i 30 giorni
previsti dalla legge, circa l’obbligatorietà della risposta ai consiglieri
comunali che l’avevano formulata.
E l’azienda non ha preso in
considerazione l’idea di interrare l’elettrodotto da 380 mila volt, lungo ben 15 chilometri , in
quanto il costo sarebbe stato spaventoso. Meglio passare sopra le teste dei
cittadini, sopra case, scuole, zone residenziali e artigianali, campi, i pochi
rimasti, a costi molto inferiori. Poco importa, hanno oggi ragione i costruttori,
se poi lungo l’elettrodotto, le case, le aziende si deprezzeranno, se qualche
bambino rischierà la leucemia, se qualche vecchio con il pacemaker farà un
colpo (una pensione in meno da pagare da parte dell’Inps, facendo risparmiare le
casse dell’Istituto). In quel caso
spetterà, a tempo debito, alla Giustizia dimostrare se esiste un nesso
scientifico tra l’elettrodotto e le malattie e/o le morti o se il tutto è frutto della casualità.
Il concetto è sempre lo stesso: massimizzare
i profitti,spendendo il meno possibile e
molti sfaticati anche nelle P.A. lo sanno e “nazionalizzare i costi ambientali,
sanitari e sociali. Tanto, anche se da qui a vent’anni ci fossero dei casi di malattie
e/o morte a presunta causa dell’elettrodotto ci vorrebbero lustri di inchieste,
milioni di euro di perizie e controperizie, ingrassando avvocati da ambo le
parti, per arrivare a un verdetto “politico” di non colpevolezza o di
assoluzione per insufficienza di prove. O anche se ci fosse la condanna, come spesso
accade in Italia, nessuno pagherebbe. Quindi ben venga il deprezzamento delle
zone interessate all’elettrodotto, le eventuali malattie e morti di qualche
centinaio di persone,ma prima, per l’ennesima volta, come se non lo si sapesse,
andrebbe dimostrato il legame causa-effetto. Intanto, nel pieno rispetto delle
leggi vigenti, giustamente secondo i proprietari e/o gli azionisti, lavorando
al risparmio si ingrassano e comuni interessati si “accodano” alla Voce dei
Padroni!
Marco Bazzato
22.02.2013
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lunedì 22 ottobre 2012
Strani movimenti in alcune Province italiane destinate a scomparire?
Sembrerebbe che in attesa del
taglio delle Provincie da parte dello Stato, quelle destinate a morire abbiano messo
in atto una campagna acquisti per cercare di aggirare legalmente i limiti
imposti dalla Spendig Review (1),
dove anche se hanno superato di molto il numero di abitanti, hanno il problema
che per poche centinaia di chilometri quadrati, dovendo avere una superficie
minima di 2.500 Kmq, come per il Calcio Mercato, hanno dato via alla campagna
acquisti,con le Amministrazioni dei rispettivi paesi hanno finto di mantenere
le promesse politiche disattese da decenni, e pochi mesi fa sono iniziati, nei
paesi da inserire nel loro territorio provinciale, dei referendum che dire farlocchi è poco, non
avendo raggiunto il quorum del 50 +1 degli aventi diritto, e che in alcuni non
toccato manco il 25% degli aventi diritto. Tanto i giochi erano comunque già
fatti e caduti dall’alto come imposizione inappellabile, per il “bene dei
cittadini!”
Fa riflettere il fatto che
nessuno degli abitanti, dove queste nuove “annessioni”, termine che di solito
si utilizza quando uno Stato ne conquista un altro o una parte dei suoi
territori, che i cittadini di questi paesi siano “stati venduti” per una
fermata di autobus, ma che a distanza di mesi non sanno quali saranno gli
effettivi costi da sostenere per questa annessione, visto che le
Amministrazioni Comunali, i media e i giornali ufficiali tacciono.
Stando ad alcune indiscrezioni,
sembrerebbe che gli abitanti di questi paesini che si sono visti imposto dall'alto mascherato da referendum popolare, dovranno pagare un Imu
maggiorata, visto che rispetto alla Provincia lasciata, in quella nuova,
entrando a far parte di un ipotetica Città Metropolitana, le aliquote potrebbero essere più elevate.
Ma questo “giochetto”, come
accade spesso in Italia, vedrà le perdite distribuite iniquamente tra i
cittadini e i vantaggi che andranno a ingrassare sempre i soliti noti, che se
ne stanno acquattati dietro le quinte: i Presidenti di e i Consiglieri di
quelle Provincie che avrebbero dovuto scomparire, e con essi l’ apparato
burocratico, che lo Stato voleva snellire.
La rete di passaggi, dal basso
verso l’alto, la si potrebbe ipotizzare in questo modo: i vari Comuni possono
aver fatto richiesta di passaggio a una Provincia limitrofa, girando le spalle
alla storia secolare, venendo accettati nella Provincia e inseriti in un’ipotetica
futura Città Metropolitana, facendo scattare il salvataggio della medesima che
non verrebbe abrogata, e con il conseguente mantenimento dei costi
amministrativi – perdita per i cittadini, nonostante l’ipotizzato e teorico incremento
del valore degli immobili a uso commerciale e abitativo, e dei terreni agricoli,
che potrebbero trasformarsi in edificabili e di una fermata di autobus.
Vista l’attuale crisi globale, che ha visto il crollo dei prezzi del
mattone, senza dimenticare che a fatica le banche erogano crediti anche per
l’acquisto di immobili, se non si danno garanzie “blindate”, anche se
aumentassero i prezzi di immobili e terreni, difficilmente nel breve e medio
periodo torneranno ai valori antecedenti alla crisi .Anzi. Il divenir parte delle
nuove città metropolitane potrebbe portare, oltre che all'aumento dell’Imu,
anche al rischio concreto di trasformarsi in degradate periferie urbane, con
tutti i rischi connessi per la sicurezza dei cittadini e il conseguente crollo
del valore degli immobili.
A questi cittadini, come si fa
per i somari è stata messa davanti agli occhi la carota degli ipotetici futuri
guadagni, senza metterli al corrente preventivamente delle bastonate economiche
che dovranno ricevere per andare avanti, negando così la possibilità oggettiva
e informata di scelta, mettendoli innanzi ai costi immediati e agli ipotetici
introiti futuri, trattandoli come servi della gleba, imponendo il fatto
compiuto, caduto dall’alto.
Esiste però anche una seconda
possibilità: ossia che le Provincie che fanno campagna acquisti non riescano
raggiungere nei ristretti tempi necessari, il numero di abitanti e/o superficie
minima richiesta e che in quel periodo transitorio si vedano costretti a
sostenere costi per essere accorpati nella nuova Provincia, ma quando questa
verrà abrogata si vedranno costretti a tornare alla situazione precedente,
facendo il percorso a ostacoli ed economici a inverso, inteso come tempo perso
e costi per carte di identità patenti, registrazione della nuova Provincia
dell’automobile e gli altri adempimenti obbligatori per legge che nessun ente
e/o quotidiano ha informato preventivamente sulle spese da sostenere, visto che
si presume che non facciano tutti questi passaggi burocratici gratis, il tutto
ancora per rimpinguare le casse di Stato, Regioni e/o Provincie e degli Enti. Senza
dimenticare i costi che i Comuni saranno costretti a sostenere per
l’adeguamento della cartellonistica stradale, viabilità, burocrazia interna,
intesa come carta intestata e via discorrendo.
Ma tutto questo ai cittadini che
sono stati allocati in un’altra Provincia, le rispettive Amministrazioni
Comunali non hanno aperto bocca…temendo il diniego a furor di popolo…
Marco Bazzato
22.10.2012
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domenica 12 febbraio 2012
Vigonovo ha bisogno di una nuova stazione di servizio?
Non mi è mai piaciuto occuparmi di cronaca locale. Ogni persona ha i propri interessi e gusti, ma quando notizie e foto giungono tramite amici che non ti hanno dimenticato, a differenza di alcuni parenti strettissimi con qui si condivide una parte del patrimonio genetico, dotati di priorità etiche e di morali differenti, che fingono che non si esista più, nella mente scattano non ricordi o rimpianti,ma i ragionamenti anche storici, che le nuove amministrazioni non ricordano, o che in virtù del tempo trascorso, possono appartenere ad un passato per alcuni remoto, ma per altri no.
La notizia che mi ha fatto risalire in mente Vigonovo e un articolo inviatomi da una persona con relativa foto, circa la nuova stazione di servizio che sta per sorgere in prossimità di Via Dante, a Vigonovo Ve, direzione Stra.
Ebbene, quella lunga e stretta stradina, quasi un budello o un’ansa intestinale deformata, è ben conosciuta dagli automobilisti della zona, dove i più idioti – con lo scrivente ci si mette tra questi, avendola percorsa fino a quasi dieci anni fa a velocità folli –, sanno che provenendo dalla località “Baita”, nel rettilineo lungo l’argine del Piovego, con un’autovettura e /o una moto di media clindrata, può imboccare la curva a quasi 180km, proseguendo verso il centro del paese, e prima d’arrivare al “nuovo” ponte sull’Idrovia, dove tra le due “anse” dovrebbe sorgere una nuova stazione di servizio “No Branding” – nella direttrice in uscita dal paese – ossia si rifornisce di carburante extrarete, con i margini di ricavi lordi, e sconti sui carburanti da parte dei proprietari del servizio, che vanno oltre il doppio, rispetto a quello che la rete ordinaria offre ai gestori. E visto il margine quasi doppio dovrebbe portare a una diminuzione dei prezzi alla pompa, in linea teorica, di oltre gli 25 centesimi – per le benzine – ma è risaputo che le differenze tra gestori dei grandi marchi presenti nella rete e le “pompe bianche” non superano i 10 centesimi, nonostante il Primo Ministro Mario Monti abbia affermato che con la liberalizzazione (fantasma) della rete (1) i prezzi dovrebbero scendere di altri 10 centesimi,alla fine sempre vanificati dai continui rincari.
Tornando a questa nuova stazione di servizio, ci sono voci discordanti e i cittadini chiedono chiarezza, e rispetto al miliardesimo di millesimo delle distanze tra il fabbricato e l’unghia dell’argine. Distanze che si presume certamente siano state rispettate, così come l’impianto sarà sicuramente stato autorizzato dalla preposta commissione provinciale sui carburanti, che avrà dato il beneplacito, nel pieno rispetto delle leggi vigenti (2).
Il punto non è se sono state rispettate le leggi, quello spetta ad altri eventualmente accertarlo, ma si pone l’accento non solo sulla pericolosità intrinseca della “stradina” provinciale SP 20,, ma sull’opportunità che un paese piccolo come Vigonovo, che conta poco più di 10.000 abitanti, distribuiti tra le frazioni, debba avere due stazioni di servizio, una in località Tombelle, che lavora da più di trent’anni e quella nuova in costruzione, che andrà a far contrarre l’erogato dell’attuale “pompa bianca”, visto che le amministrazioni comunali precedenti ci hanno messo decenni a far chiudere quello in Piazza Marconi. Punto vendita chiuso dopo che anche l’altro distributore sito all’ex numero civico di Via Padova 76/A ha cessato l’attività nel 2004.
I vigonovesi non avranno forse dimenticato quel piccolo chiosco,per anni è stato Agip e poi, Ip, marchio a quel tempo appartenete al gruppo Eni. Il punto vendita sorgeva in una posizione infelice, nato dallo spostamento da Via Padova “vecchia” a via Padova “nuova”, quando ai primi degli anni ’70 è stato costruito il cavalcavia sull’Idrovia incompiuta Padova-Venezia.
Per anni ufficiosamente anche gli amministratori comunali dell’epoca si lamentavano con il gestore, che non era proprietario, circa la mancanza di visuale in uscita, quando si puntava il muso dell’auto verso Tombelle. Essendoci poca visibilità, si voltava la testa a sinistra, fino a quasi slogarsi le cervicali, per vedere se sopraggiungevano automobili, che spesso appena superata la curva dove anche oggi sta la fermata dell’autobus, prendevano velocità, schizzando come dannate sul quasi rettilineo, tant’è che verso al fine degli anni 90 avvenne un incidente mortale, all’altezza alla fermata, il traffico impazzito, l’autoambulanza che non riusciva a passare e i curiosi, sempre andati di moda, che giungevano sino al punto vendita, volendo lasciare quasi le auto in mezzo al piazzale, per andarsi a godere il giusto e sacrosanto, secondo il loro punto di vista, cadavere sanguinante, incastrato nell’auto e non ancora coperto da un lenzuolo bianco.
Si spera, se l’opera verrà edificata, che in molti non auspicano, che la direzione di marcia sia obbligatoria, verso la “Baita”, in modo che i clienti non possano, se non violando il codice della strada, tornare verso il paese dopo il rifornimento, come accadde all’impianto nella direttrice Via Padova, sull’Idrovia, con il gestore e i clienti infuriati – e altri soddisfatti – per il cartello di direzione obbligatoria a verso Padova e il divieto di accesso, provenendo da Padova, ma per non accedere al punto vendita, avendo l’amministrazione comunale fatto tracciare la linea continua, cosa che la maggioranza degli automobilisti se ne fregavano, comprese tante giovani promesse politiche e dipendenti dell’amministrazione comunale, entrando nell’impianto da Padova, o tornado verso il centro del paese, a rifornimento ultimato.
Una cosa del genere potrebbe ripetersi, con tutte le differenze del caso, se venisse aperta la nuova stazione di servizio, indipendente dal rispetto di tutte le leggi vigenti in materia.
L’impianto che era presente in Via Padova 76/A così come quello che dovrebbe sorgere in Via Dante, potrebbe avere un altro problema:l’entrata e dell’uscita delle autobotti per gli scarichi di carburante. Infatti, oltre l’intrinseca pericolosità delle operazioni di scarico, ove debbono vigilare al pari il trasportatore e l’addetto al piazzale, al momento dell’entrata e dell’uscita dell’autobotte l’addetto al piazzale quando vede l’autocisterna giungere, a volte si muove verso la strada per far defluire il traffico, con il rischio per la persona che può vedersi costretta a uscire dalla stessa proprietà o dai confini del punto vendita, per controllare il deflusso del traffico. E in una zona come quella, dove almeno in passato, e si presume anche oggi soggetta a rischi di forti nebbie, con la visibilità ridotta, questi sono fattori, ch potrebbero incidere sulla sicurezza delle degli automobilisti e degli addetti al piazzale, indipendentemente dal rispetto di tutte le leggi vigenti da parte della P.A.
E sono molti, oggi come allora, coloro che gufano attendendo che ci scappi il morto, o mal che vada un ferito grave, o se proprio dovesse andar in modo pessimo, un incidente senza morti o feriti ma con molte auto coinvolte. Sono in molti che già da oggi incrociano le dita, attendendo che il “lieto evento” si compia, in quanto vale sempre il detto dei sani e dei vivi: “meglio agli altri che a noi…”
“Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna.”
Aldous Huxley, Collected Essays, 1959
Aldous Huxley, Collected Essays, 1959
Marco Bazzato
12.02.2012
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