giovedì 19 dicembre 2013
Matrimonio convivenza, figli legittimi, figli “bastardi” e unioni gay
martedì 20 ottobre 2009
“E lei è un sodomita e sostenitore di coppie sodomitiche”.
Una di queste frasi, colme di coraggio e priva di ogni orpello inneggiate all’ipocrisia del politicamente corretto è stata pronunciata domenica pomeriggio nello studio di Pomeriggio 5, il contenitore domenicale di Canale 5, condotto da Barbara D’Urso, dal cattolicissimo e i pissimo – molto più del papa che come capo di stato ècostretto al pelosissimo politicamente corretto – Maurizio Ruggero, Presidente dell'Associazione Sacrum Romanum Imperium, contro l’omofilo Alessandro Cecchi Paone, che non difeso né dalla D’Urso né tantomeno dal pubblico, evidentemente felice per il coraggio d’esternare, a nome della maggioranza degli italiani, quei pensieri, costretti a tener celati e che potrebbero essere fonte di acidità di stomaco è stati d’ansia perché si è costretti a reprimerli.
Il problema è che Maurizio Ruggero non ha detto nulla di offensivo, né tantomeno di falso nei confronti di soggetti dello stesso sesso commettono atti omofili. È acclarato non solo dai numerosi libri di pseudo cultura gay, e dalla pornografia omosessuale dilagante ormai anche nelle reti nazionali che l’atto sessuale è un atto sodomitico, il quale intende “Qualsiasi rapporto sessuale non finalizzato alla procreazione, specie se in vase indebito (“in un orifizio illecito”).
Ora scaldarsi tanto perché si è dichiarato un fatto, alzando la voce, urlando per mascherare – forse per vergogna – ciò che è risaputo dalla notte dei tempi, ma che non deve essere pubblicamente detto, appare come una sfida alla logica umana dell’intelligenza. D’altronde nessun etero si sognerebbe di arrabbiarsi se di parlasse apertamente di cosa si fa a letto con un esponente del sesso opposto, mentre i gay si vergognano di se stessi quando gli etero sono messi a conoscenza pubblicamente dei loro atti, perché potrebbero aver vergogna dei loro atti.
Scomodare, da parte di uno come Cecchi Paone Dio, appare come un insulto alla divinità, in quanto da quando si abbraccia l’omosessualità come stile di vita, e come atto di godimento carnale, si volta le spalle alla divinità sia quella superiore, sia alla stessa divinità umana presente nell’uomo.
Scriveva Daniel Jousse già nel 1711 “La sodomia è la più abominevole di tutte le impudicizie, e quella da sempre punita con la pena più severa; è questo il crimine che ha fatto perire per mezzo del fuoco le città di Sodoma e di Gomorra (Genesi, cap. 19, n. 24).
Ma anche Cicerone non ci andava leggero. “Quando un marito soggiace a questo vizio, la moglie ha diritto alla separazione di corpo e di beni dal proprio marito.
Anche i grandi Dottori della Chiesa, citati dai gay solo quando fanno comodo, non badavano alle sottigliezze.
“Non è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello de la sodomia maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che so’ vissuti secondo Iddio, (…) ‘La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore’. (…)Come de la gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno vi so’ luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in Prediche volgari, pp. 896-897 e 915).
Qualcuno potrà addurre che la società è cambiata, che la mentalità si è evoluta, che oggi non è più come in passato, usando il presente per giustificare se stessi o peggio incolpando la società se certi atti, oggi come in passato, non sono tollerati. Ma anche se ipoteticamente la società fosse cambiata, nei fatti gli atti commessi da due individui dello stesso sesso, anche se consenzienti, sono i medesimi e che i loro i praticanti continuano a provare pubblica vergogna, viste le reazioni, quasi oltre il limite dell’isteria.
Ma se non tanto la società fosse cambiata, ma se i gay accettassero veramente se stessi per quello che sono non si capirebbe il perché di certe reazioni esagitate. Evidentemente nel loro profondo sanno che su di loro non pende una condanna umana, ma una condanna ultraterrena.
Sono ridicoli anche su questi discorsi i politici quando parlano di radici cattoliche dell’Italia, quando citano anche loro, come gli omosessuali, i grandi Dottori della Chiesa estrapolandone i concetti, per mera propaganda. Le radici cattoliche dell’Italia si basano anche su questi scritti, volutamente dimenticati dall’ortodossia ideologica di stampo omosessuale, difensori dell’italianità che a loro fa comodo, non di quella vera, quella inscritta non nel dna italiano, ma nel dna umano e che questi vorrebbero sovvertire.
Le scuole, durante l’ora di religione cattolica, dovrebbero far leggere agli studenti, almeno quelli liceali, come fulgido esempio di cultura cattolica i passi riguardanti l’omosessualità dei grandi Dottori della Chiesa, senza timore d’essere attaccati, insultati, offesi e minacciati, perché anche questi brani hanno reso grande la cultura cattolica e il senso d’identità religiosa e culturale del Bel Paese.
Marco Bazzato
20.10.2009
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venerdì 16 ottobre 2009
Cacciare Paola Binetti dal PD
Evidentemente i generali
Il Partito Democratico, se democratico così può essere chiamato, si sta appiattendo in posizioni così radicali da rappresentare la pronezza nei confronti della casta, di quelli che secondo la Bibbia, possono essere considerati i discendenti di Sodoma.
Ora questa virulenza pandemica si sta dimostrando in tutta la sua ferocia, proprio contro Paola Binetti, colpevole di ragionare secondo la propria testa, la propria sensibilità personale e sociale, ben conscia di quanto sarebbe avvenuto nel caso avesse votato contro le direttive – dittatoriali – del partito, sta dimostrando all’Italia cosa veramente sarebbe successo al Paese se fosse passata la proposta di legge contro l’omofobia: la gogna per quanti solo osassero pensare in modo normale, rispetto alle diversità omosessuali. E queste diversità si stanno manifestando in tutta la loro rozzezza, con volgari attacchi pretestuosi nei confronti della presunta omofoba, solo perché cerca di marchiare al meglio il proprio territorio, evitando che le torme di invasori GBLT gli entrino dappertutto, costringendo non solo lei, ma la maggioranza degli italiani a alla ritirata, perché accerchiati peggio del Generale Custer.
La Binetti con il suo coraggio e abnegazione sta mostrando al Pese che non bisogna abdicare i propri diritti, nel nome dei presunti diritti altrui, diritti già esistenti, ma che alcuni poteri forti, complessati perché la natura, la genetica, o le condizioni sociali gli hanno consegnati al mondo in modo diverso, pretendono che lo stesso mondo si pieghi alle loro diversità, accettandoli per come sono, quando il loro primo problema e che non accettano se stessi e che intimano agli altri, anche con la coercizione d’essere accettati, togliendo agli etero il loro libero arbitrio e possibilità di scelta nel dire cosa piace e cosa intimamente disgusta.
Ma l’assurdo è proprio che la Binetti, con questa sua scelta autonoma e di coscienza, è diventata, all’interno del PD minoranza. Minoranza che in quanto tale dovrebbe essere tutelata proprio da quella maggioranza omofila che cerca di distruggerla, insultandola e volendone la sua testa su un piatto d’argento, comr sadiche messaline,manco la Binetti fosse Giovanni il Battista.
Ma l’aspetto sordido della vicenda, non è solo l’eventuale espulsione della Binetti dal PD, ma il silenzio vile del Centrodestra, che ha avuto, anche grazie a questa paladina della libertà, la possibilità d’affossare una legge farsa. Nemmeno una parola di solidarietà. Silenzio tombale.
Gli omofili a questo punto, forse, faticano a capire che la coscienza individuale è un diritto inalienabile da preservare, un diritto che vale più dell’orientamento sessuale, del transgenderismo, dell’omosessualità, perché la coscienza appartiene alle persone, non a quello che i GBLT vogliono ideologicamente chiamare generi sessuali. E il valore della scelta di coscienza, il libero arbitrio, vale più di qualsiasi valore omosex, per questo che la coscienza va preservata.
Marco Bazzato
16.10.2009
mercoledì 14 ottobre 2009
Omofobia, testo bocciato alla Camera
*Niente immagini per non dare una visibilita' immeritata!*
Ma un plauso particolare, per il coraggio e l’abnegazione, va alla Teodem, che più di tutti ha avuto la forza, facendo parte dell’armata Brancaleone del PD, di votare contro, coscienza: Paola Binetti.
Il partito è andato in fibrillazione ventricolare e testicolare per questa scelta coraggiosa, paventando addirittura, come in una dittatura di stampo stalinista in salsa gay, l’invito a cambiare aria. E per fortuna che si chiamano democratici. Evidentemente agli alti papaveri del PD, la democrazia vale solo per gli altri, magari esportandola a suon di bombe, a patto che si rispettino gli ordini di scuderia, dove i parlamentari dovrebbero essere come tante scimmie ammaestrate, che non vedono, non sentono ma soprattutto non pensano con la loro testa. Questa è la democrazia del centrosinistra, identica e dittatoriale come quella del centrodestra, dove i capi non si discutono, mai. Men che meno pubblicamente. Figuriamoci poi sconfessare il Partito durante una votazione parlamentare.
Bestemmia!
Ma l’apoteosi del sordido, del mediocre, dell’utilizzo strumentale, per fini propagandistici contro l’omofobia, lo si è visto ieri sera, in seconda serata, a Matrix, condotto da Alessio Vinci.
In tutta franchezza non sono riuscito a reggere fino al termine della trasmissione, nonostante avessi messo a terra, a pochi centimetri dalla poltrona, una bacinella, nel caso i coniati di vomito mi colpissero come una mazzata alla bocca dello stomaco. Vomito che con difficoltà e grazie a sforzi eroici sono riuscito a trattenere.
Il povero Alessio Vinci era in balia, letteralmente in balia di Vladimiro Guadagno, vestito da donna, con tanto di seni posticci al silicone, fard e rossetto che urlava come un ossesso e la Paola Concia che come un pavone ci andava dietro a ruota.
Paola, volevo aggiungerci una S prima di Concia, che oggi , ancora imbufalita per lo smacco subito, durante Omibus su la 7, ha dato l’aut aut al partito. “O io lo la Binetti!”
Se il partito fosse intelligente, dovrebbe saper bene che ha più bisogno, per ingraziarsi il Vaticano e i cattolici, della Teodem, Paola Binetti. E dovrebbe scaricare la Concia, tenendosi senza tanti complimenti la Binetti, in virtù dei voti che questa potrebbe portare all’interno della coalizione, in quanto è chiaro tutti, che a molti cattolici queste aperture reazionarie a sinistra, spostano l’elettorato a destra. E questo il PD non può permetterselo. La Concia potrebbe accasarsi nel gruppo misto, per iscriversi, alle prossime elezioni, in uno dei tanti partitini comunisti – partito dove aveva iniziato la militanza, per saltare sul carro dei Democratici di Sinistra, e poi nel Partito Democratico – che da sempre pur di raccattare – da perdenti perenni ormai – qualche manciata di voti in più, accoglie e diventa sempre più radicale, tanto da essere estromessi dall’emiciclo parlamentare.
Ma il ribrezzo finale, quello cha costretto molti spettatori, me compreso, a spegnere la tv, fare i gargarismi col colluttorio prima e l’acido per batterie, è stato il servizio sulla famigerata Gay Street, a pochi passi dal Colosseo. Gay Street, che vista l’immensità di Roma, Capitale d’Italia, in molti si chiedono perché non sia stata fatta in qualche quartiere periferico, quasi fuori dalle mura capitoline? Ma tralasciando domande a cui nessuno avrebbe il coraggio di rispondere, il servizio poteva far bloccare la digestione anche a una statua di marmo, omosessuali esclusi naturalmente. È bastato vedere al termine, prima di spegnere la tv, il sorriso compiaciuto di Vladimiro Guadagno e di Paola Concia, come a significare, che nonostante l’ora tarda, siano riusciti a far vedere maschi che si scambiavano fluidi salivari con maschi, e donne che facevano lo stesso con altre donne. Tutto, dicono loro, in nome della lotta contro l’omofobia.
Ora in molti si chiedono, ma là omofobia non potrebbe essere proprio alimentata da tutta questa voglia di protagonismo, non solo mediatico, ma anche di borgata, da parte di persone che con i loro comportamenti pubblici, istigano i bassi istinti degli altri?
È vero, l’omofobia, quando diventa attacco fisico alla persona, non deve essere tollerata, deve essere combattuta usando le leggi a disposizione, senza il bisogno di leggi speciali, in quanto altrimenti per combattere l’omofobia, si creerebbero dei reati di serie A contro gli omosessuali e dei reati di serie B se commessi da etero contro altri etero.
Ora l’aspetto peggiore che Mara Carfagna, Ministro delle Pari Opportunità, ha affermato che, vista la bocciatura, sarà presa in considerazione l’idea approvare in Italia la normativa europea contro l’omofobia. Col rischio che la normativa imponga all’Italia i matrimoni tra persone dello stesso sesso, adozioni ai single, non importa se gay o etero, e quanto di peggio molti altri Paesi europei “più progressisti” hanno già fatto.
Per l’Italia, piuttosto che accettare l’imposizione di simili direttive, sarebbe meglio essere sanzionata. Meglio pagare che cedere al ricatto!
Marco Bazzato
14.10.2009
lunedì 12 ottobre 2009
50 mila in corteo contro l'omofobia
Niente immagini per on dare una visibilita' immeritata!
La manifestazione è stata un fiasco colossale. Niente diretta, niente servizi sul Tg3 e le foto in primo piano presenti nei quotidiani online, mostravano tutto fuorchè una manifestazione oceanica, al massimo, vista l’estensione di Roma, si può considerare come un rigagnolo secco.
Quello che non si riesce a capire e a cosa sia servita. Per sensibilizzare, dicono gli organizzatori, gli italiani sul presunto problema dell’omofobia, come se questa fosse una colpa degli italiani e non un numero sparuto di idioti che si comportano indegnamente, commettendo reati contro i non etero, come reazione estrema e totalmente fuori logica a seguito di comportamenti che non sono, da questi singoli violenti, accettati.
La parola d’ordine non dovrebbe essere in questi casi “manifestazione e ostentazione” ma discrezione, pudore e rispetto per le idee altrui, consci che ci si trova in un terreno non tanto che non accetta i portatori di comportamenti non etero, ma che trovandosi in un mondo, volente o nolente governato dagli etero, i non etero dovrebbero capire e comprendere le ragioni della maggioranza, senza pretendere d’imporre i loro comportamenti a chi non gli accetta e che questo non deve essere considerato né come colpa né come infamia, ma semplicemente come libertà di scelta su chi sostenere anche in base all’orientamento sessuale.
D’altronde basta vedere a che tipo di pressione sono sottoposti gli etero quando scelgono restare all’interno della propria cerchia. È il caso della squadra di calcio musulmana di Creteil, vicino a Parigi, costretta, a suon di contumelie popolari, ad accettare una partita di calcio Paris Foot Gay. Uccidendo il ibero arbitrio.
Lo stesso dicasi per il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a cui è appena stato conferito, immeritatamente, il Premio Nobel per la Pace, dove si sono avventate le organizzazioni gay, chiedendo di cancellare il saggio “Don't ask, don't tell” in vigore nelle forze armate statunitensi. Dove nessuno ti chiede e nessuno ti obbliga a rispondere di che orientamento sei. Mentre i gay,invece d’amare la privacy, vogliono essere interrogati sugli orientamenti sessuali, per sentirsi obbligatoriamente costretti a rispondere d’essere orgogliosamente gay. Assurdo. Vogliono un’indebita interferenza delle forze armate nella loro privacy sessuale, per poterla sbandierare. Se non è masochismo questo!
Comunque, l’unica nota positiva potrebbe essere che, per la necessità di mandare nuove truppe in Afganistan, il Presidente, potrebbe mandare i gay in prima linea, sotto il fuoco nemico, togliendo gli etero,visto che per anni ne sono morti un sacco. Potrebbe essere arrivato il momento di riequilibrare il piatto della bilancia che pendeva a sfavore degli etero per numero di morti.. Infatti meglio la morte sotto il fuoco nemico che il congedo con onore per colpa dell’orientamento sessuale. Co questa decisone, il Presidente Obama, farà sicuramente felice i falchi del Congresso, i Teocon.
È di ieri sera invece la notizia di un’aggressione a due persone non etero da parte di alcuni giovinastri dell’estrema destra. Atto esecrabile, da condannare, anche penalmente, se saranno presi e assicurati alla giustizia, ma per ora comunque avvolti dalla presunzione d’innocenza, secondo quanto dispone il codice penale italiano. Per questa aggressione, come sempre si è scatenato il solito bailame di dichiarazioni di condanna da parte degli esponenti politici sia di destra come di sinistra, dove le associazioni GBLT nuovamente sono pronte a cavalcare l’onda emotiva, che si è già sgonfiata, per gridare il loro sdegno per l’omofobia, a loro avviso, dilagante.
Rimane, per terminare, una solo alcune domande: ci sono più morti sul lavoro, morti causati dalla normale influenza, morti causati da incidenti stradali per colpa di idioti in preda ad alcol, che aggressioni a presunto sfondo omofobico?
Ai posteri l’ardua sentenza!
Per approfondimenti, vedi link.
Marco Bazzato
12.10.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/
mercoledì 2 settembre 2009
Dino Boffo deve dimettersi da L’Avvenire?
Ma il punto nevralgico della storia è un altro: può un omosessuale, di cui sembrerebbe che le tendenze fossero note da tempo, dirigere il quotidiano dei vescovi, quando le posizioni della Chiesa nei confronti dell’omosessualità sono note.
Peggio ancora, può un omosessuale condannato per molestie telefoniche ad una donna ad un ammenda pecuniaria essere il direttore di un quotidiano cattolico?
Evidentemente no, tant’è che alcune voci di corridoio, pubblicate in questi giorni dai quotidiani lo danno prossimo alle dimissioni, nonostante la pubblica difesa – ipocrita – delle alte gerarchie vaticane che hanno rinnovato – a parole – la fiducia all’omosessuale con un passato da molestatore telefonico.
Ma se certe voci giravano da tempo, possibile che le gerarchie ecclesiastiche, sempre così attente a salvare le apparenze, non abbiano chiesto al diretto interessato lumi sulla vicenda, proprio in virtù del fatto che, oltre all’estratto del casellario giudiziario, girava acclusa anche una lettera anonima?
Strano, la chiesa solitamente e – come ha dimostrato lo scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti – cerca sempre di lavare i panni sporchi in casa, evitando – per quanto possibile – il pubblico ludibrio che fa male ai ricavi economici, questa volta protegge fin troppo un omosessuale condannato per molestie telefoniche, che addossa la colpa ad un tossicodipendente – morto – che non può difendersi.
Ora però sorge il dilemma: Boffo dopo il danno d’immagine cagionato alla Chiesa può rimanere a dirigere l’Avvenire? Non importa che sia colpevole o innocente, quello lo appurerà il tempo, ma c’è l’immagine del quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana da salvaguardare, a tutti i costi e certo il dubbio non fa bene nè alle vendite, ai Vescovi e ai cattolici più oltranzisti e radicali che vedono negli atti omosessuali, come aveva già dichiarato a suo tempo Giovanni Paolo II: “Intrinsecamente disordinati” e Boffo e la compagine vescovile dovevano esserne necessariamente al corrente.
La conferenza episcopale italiana e di riflesso lo Stato Città del Vaticano, indipendentemente che la velina su Boffo sia vero oppure una patacca, si trova tra l’incudine e il martello, in quanto o accetta le dimissioni del direttore, oppure , in caso di respingimento, le donne cattoliche dovrebbero infuriarsi come aquile e le famiglie etero, le uniche esistenti sia in natura sia riconosciute dalla chiesa cattolica, dovrebbero boicottare per almeno sei mesi tutte le funzioni religiose, risparmiando un bel gruzzolo all’offertorio ed il prossimo anno devolvere l’otto per mille, non alla chiesa cattolica, ma o allo Stato italiano, oppure ad altre confessioni che non tengono omosessuali nei gangli di potere cattolico, per avere almeno un minimo di coerenza pubblica e di rispetto proprio nei confronti del magistero della Chiesa.
Fa riflettere, alla luce di questo scandalo di molestie omosessuali, il silenzio dei Teodem, fortemente critici, tra le altre cose, nei confronti di un eventuale legge antiomofobia. Questo silenzio, colpevole e imbarazzante, per tutti quelli che si dichiarano a favore dell’ortodossia cattolica più radicale anche su temi legati allo scontro tra omosessualità e cattolicesimo, porta a riflettere sul radicalismo relativistico – di matrice secolare – tanto osteggiato, in via teorica dall’imperatore tedesco dello Stato Città dei Vaticano e dai suoi anfitrioni, inapplicato però nei fatti, o almeno in questo, senza remora alcuna, secolarizzando il magistero stesso della Chiesa Cattolica. Bravi!
Ora in molti temono un’ eventuale guerra a colpi di scoop giudiziari, di imbarazzi privati e d’interesse, ma se così fosse, sarebbe per l’Italia un piacere, una necessità, un bisogno di pulizia etica, morale e giudiziaria che da tempo latita e di cui in molti, soprattutto i cosiddetti poteri forti, temono come la peste, in quanto potrebbe far vacillare molte poltrone se venissero pubblicati dal centro destra gli altarini nascosti del centrosinistra e viceversa.
Con gioia, parafrasando un proverbio cinese “Attendiamo in riva al fiume che i cadaveri dei nemici passino” si spera che siano tanti.
Per concludere, citando un passo del Vangelo secondo Luca: “Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che ì non sarà conosciuto.
Le gerarchie ecclesiastiche che oggi esprimono tanta solidarietà per le vicende di Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, almeno questo passo del vangelo, sempre che non lo rinneghino, dovrebbero non solo conoscerlo a menadito, ma soprattutto applicarlo alla lettera, senza solidarietà ed ipocrisie pelose. Evidentemente il messaggio Cristico da secoli, vista la storia dello Stato Pontificio prima e dello Stato città dei Vaticano poi, è stato rimosso, come un virus malefico che appesta i pensieri, da tempo nelle menti e nei cuori delle alte gerarchie vaticane, partendo dal suo monarca assoluto, passando per vescovi e cardinali, fino all’ultimo dei prevosti di campagna.
giovedì 30 luglio 2009
I coristi gay trovano posto in parrocchia
«Sai cantare?»
«No, ma sono gay!»
«Perfetto, sei dei nostri. E tu sei omosessuale?»
«Si, anche lui che è il mio compagno vuole cantare, possiamo?»
«Certo, siete i benvenuti. Tu invece?»
«Ho fatto corsi di canto, e ho fatto vari provini. Dicono che abbia una bella voce…
«Sei etero?»
«Sì, sono sposato da tre anni e con mia moglie abbiamo due figli».
Il selezionatore avrà guardato quest’ultimo come un appestato e poi indicando l’uscita, forse gli avrà gridato: «Vattene, questo è un coro per gay. Non importa saper cantare, quello che conta è essere omosessuale. Tu dici di saper cantare, ma sei sposato con una donna ed hai famiglia. Tra noi non sei gradito….Fuori!»
Forse la selezione del coro gay non sarà andata proprio così, forse questo coro ha veramente delle ottime qualità canore, forse, forse, forse… O sicuramente non sarà andata così, ma…
Sta di fatto che non si era mia sentito di un coro nato, non sotto la spinta delle qualità canore dei coristi, per l’orientamento del contorsionismo a letto di matrice omosessuale.
Ma questo potrebbe anche passare, lasciando indifferenti la città della fondazione del gruppo coristico, Il Paese, l’Europa, pianta Terra, il sistema solare, la Via Lattea – la nostra galassia – e l’universo, ma oltre al danno per la discriminazione degli etero da parte dei gay si è aggiunta la beffa di un prete bolognese, un po’ avanti con gli anni, che evidentemente non era a conoscenza di ciò che le associazioni gay e/o i singoli omosessuali lanciano contro la chiesa e le organizzazioni ecclesiastiche ed il vaticano stesso.
Forse questo prete, avendo la chiesa mezza vuota, ha cercato il colpo ad effetto per far parlare di se, o forse pur essendo votato al più puro disinteresse non si è letto bene il Vecchio Testamento, con al fine di Sodoma e Gomorra e il Nuovo Testamento, dove gli omosessuali non sono citati in nessun versetto del Vangelo, questo a significare che non fanno parte del progetto Divino di salvezza.
Follie di una notte di mezza estate? Sembrerebbe di no. L’anziano prevosto non è nuovo a iniziative intemperanti ed eclatanti. Aveva infatti organizzato una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia. Praticamente un prete progressista che avrà fatto storcere la bocca a molti.
Per fortuna ora sembrerebbe che la Curia sia intenzionata a intervenire per bloccare l’iniziativa, anche se il sacerdote sembrerebbe interessato ad alzare le barricate e il livello dello scontro con le gerarchie ecclesiastiche portando avanti la sua – infausta secondo il Vaticano – iniziativa.
È vero, come dice il parroco, “che cantare è un dono di Dio”, ma letta sotto l’ottica omosessuale sembrerebbe che questo dono, nella fattispecie del coro gay appartenesse solo a quest’ultimi in quanto non è presente nessun etero.
Il problema sta proprio nella formazione del coro, non nel coro in se stesso, visto che in molti, se si comportassero come i gay, potrebbero vedere in questo coro l’aggravante della discriminazione per l’orientamento sessuale, nei confronti degli etero.
Proviamo a immaginarci cosa sarebbe avvenuto se si fosse sparsa la voce che si cercavano coristi esclusivamente etero, e che la presenza di uno o più gay non fosse stata ben accetta?
Si sarebbe scatenato il pandemonio. Articoli nei giornali, interrogazioni parlamentari, servizi televisivi, omosessuali infuriati per l’ennesima discriminazione – vera o presunta – subita, polemiche a non finire, l’Arci Gay avrebbe scatenato l’armamentario ideologico, perché se un gay discrimina l’etero è normale, ma se è l’etero a discriminare il gay ecco che scatta la repressione, l’attacco, il grido di dolore e l’urlo di battaglia contro l’omofobia dilagante, contro la segregazione, contro la non integrazione e via discorrendo…
Ma quando si tratta di eterofobia?
Silenzio, tutti zitti come pecore, tutti proni ad accettare la discriminazione, la ghettizzazione, in nome della libertà e del diritto omosex. Belle facce toste.
Sono poche le volte che lo scrivente si trova d’accordo con le gerarchie vaticane, ma questa volta non per salvare una chiesa che non rappresenta i fedeli, ma per combattere una palese discriminazione del coro gay nei confronti degli eterosessuali, mi ritrovo nelle posizioni intransigenti della curia bolognese. E anche la politica dovrebbe fare la sua parte imponendo al coro d’aprirsi agli eterosessuali, proprio per fugare ogni dubbio sulla volontà di selezione dei membri in base all’orientamento sessuale. Da quando essere etero preclude la possibilità di cantare in un coro?
Questa sembrerebbe una di quelle volte, e questo la dice lunga sulla presunta tolleranza dei gay nei confronti degli etero, nonostante sia propenso a pensare che sia un caso isolato. Si spera.
L’auspicio è che la Curia intervenga per condurre il sacerdote, il pastore rivoluzionario a miti consigli, oppure che sia invitato, vista l’età non certo acerba ad andare in pensione.
Comunque l’unico aspetto positivo è che almeno non cantano musica sacra, ma solo profana.
Marco Bazzato
30.07.2009
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giovedì 18 giugno 2009
Gay Pride a Roma
Erano, rispetto ai cittadini italiani che conta di quasi 57.000.000, 250.000, praticamente quattro gatti – secondo gli organizzatori, questa volta la questura sembra per non offenderli, forse ha evitato di dar cifre – su una popolazione romana di circa 2.700.000, da questi 250.000 vanno tolti i minori, trascinati da genitori etero-snaturati e conniventi, e gli etero adulti presenti, non si capisce perché, ad ingrassare le fila degli antagonisti.
Per fortuna quest’anno la tv ci ha risparmiato immagini sconvenienti e volgari, filmando una manifestazione quasi civile, nascondendoci alla vista i peggiori esibizionisti del genere umano: uomini che si credono donne, donne che si credono uomini, abbigliamenti sadomaso di chiara impostazione nazista e quanto di peggio si possa indossare per evidenziare la propria “diversità”, vche tutti, secondo loro, dovrebbero accettare.
Ma il massimo della ributtanza, dell’estremismo contestatore, volgare e blasfemo, è stata l’offesa, non tanto eventualmente al Vaticano, che ci potrebbe anche stare, ma ai due simboli maggiori della storia occidentale degli ultimi duemila anni del genere umano: Gesù e Maria, la Madonna. Blasfemia offensiva non solo nei confronti di milioni di fedeli del cristianesimo, ma per assurdo anche per gli stessi omosessuali che nonostante gli anatemi del vaticano contro l’omosessualità, si sentono cristiani e che come tali venerano queste due figure religiose. Quindi gli omosessuali blasfemi attaccano e offendono i loro stessi compagni di sventura, gli omosessuali credenti, i quali – forse per abitudine – subiscono passivamente.
Una delle note positive del TG1 delle 20.00 di domenica sera, è stato l’applauso che si è levato dalla piazza, quando sono stati ricordati gli incidenti al Gay Pride di Mosca, in Russia, dove i russi, non intesi come estremisti di matrice ortodossa, ma ancora liberi nel pensiero ateista di discendenza comunista, non prendono mai di buon cuore queste manifestazioni sgangherate, e le grida fragorose di giubilo scattate a Roma, potevano anche essere interpretate come un plauso accorato e liberatorio nei confronti delle forze dell’ordine russe che hanno disperso la manifestazione non autorizzata, per mantenere integro il buon nome della capitale dell’ex impero sovietico e per la tutela della morale pubblica dei cittadini.
Ora non si discute sulla liceità o meno di tali eventi, sebbene la maggioranza dei cittadini ne farebbe volentieri a meno, come non si discute il diritto degli omosessuali di manifestare, quando sfila in modo civile, vestendosi come persone normali, quali vorrebbero essere trattati, o farsi passare, e senza atti di blasfemia, mentre pur rispettando, tenendosi stretto lo stomaco, trattenendo i coniati di vomito, il diritto di esibirsi in abiti discinti, di appropriarsi di tematiche che non sono mai appartenute al mondo omosex, vedi il Cristo omosessuale, o la storia di Pinocchio, riscritta da Wladimiro Guadagno, detto erroneamente Vladimir Luxuria, dove Pinocchio, da burattino non voleva essere – secondo il Guadagno – un maschio ma una femmina, segno evidente che la cosiddetta cultura omosex non crea nulla, ma si appropria dei simboli altrui – rovinandone il candore e l’innocenza – per piegarli, in posizioni innaturali, ai loro desideri, sapendo benissimo che rispetto ai grandi artisti omosex o bisessuali, vedi Leonardo da Vinci, sono distanti anni luce, sia come fantasia creativa, sia come statura universale, nonostante i loro istinti privati.
La piazza appartiene a tutti, etero e non, a patto che questa sia utilizzata in modo moralmente civile, almeno per quanto concerne la sfera pubblica, poi nel privato ogni persona è libera d’inventarsi una finta cerimonia religiosa o civile, per “unirsi in matrimonio” con altro esponente del suo stesso sesso, senza aver la pretesa di imporlo agli altri come un diritto che tutti dovrebbero accettare, cedendo le armi senza combattere per le proprie convinzioni famigliari, sociali e culturali.
Comunque, a ben vedere, quella di quest’anno, forse per la crisi, o per la diminuzione pubblica degli omosessuali, questo Gay Pride è apparso in tono minore, non ancora a livello della mazziniana carboneria, ma se si ha pazienza, forse almeno in Italia, nel giro di qualche decennio, si spera che si possa tornare al più assoluto e sano silenzio su queste tematiche. Tutti, indistintamente vivevano benissimo lo stesso, prima dell’inizio di queste “carnevalate blasfeme”, che non fanno bene nemmeno a chi le promuove, sebbene sempre si difendono,a ffermando che i partecipanti mascherati alla carnevalata, sono una minima parte del movimento. Isolateli allora, visto che alla fine danneggiano tutti gli altri, perché a ragione, i media preferiscono filmare loro anziché le persone normali, nonostante naturalmente, qualche eccezione.
Nota finale di oggi, a proposito di assurdità: il presidente meticcio Barak Obama, creando una discriminazione senza precedenti, ha esteso i diritti di “famiglia” ai dipendenti statali, negli Stati Uniti, creando una pericolosissima discriminazione nei confronti dei lavoratori non etereo del settore privato, contraddicendo al tempo stesso, anche lo stesso Stato della California, che ha cassato – tramite referendum – la legalizzazione dei “matrimoni” tra le persone dello stesso sesso.
Marco Bazzato
18.06.2009
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venerdì 27 febbraio 2009
Povia, Luca era Gay. Vincitore morale
A bocce ferme non si può che affermare che il vincitore morale del Festival di Sanremo sia Povia e la sua stupenda canzone Luca era Gay.
A nulla son servite le manifestazioni dell’ultima serata, gli articoli di giornale, i proclami sbandierati a destra e manca, verbalmente violente come una dichiarazione di guerra, per arrestare la scalata al successo del cantante sanremese, con buona pace di chi lo vorrebbe impalato e messo in graticola, reo d’aver raccontato una storia.
Gli italiani – che non sono idioti – hanno capito il messaggio, fino in fondo, e hanno dato il loro responso, innapellabile, anche se francamente, in un Italia affetta da eterofobia strisciante e mediatica, sarebbe stato troppo invocare il primo posto, in un Paese, secondo i gay, affetto da omofobia.
Ma l’italiano è stanco di vedere, come si è chiesto Aldo Grasso,la «gayzzazione della tv»? Gli italiani sembrerebbo stanchi, esausti, con i nervi a fior di pelle, nel vedersi imporre omosessuali ad ogni ora del giorno e della notte, come se – oggi – essere gay fosse un valore aggiunto, da imporre a tutti, per far piacere ad una minoranza.
Povia, col suo testo equilibrato, ha lanciato un segnale chiaro, recepito in maniera straordinara da quanti lo hanno portato al secondo posto del festival, facendo passare finalmente un sano messagigo d’amore etero, un messaggio che edifica e che costriusce una famiglia naturale, compsta da marito (uomo), moglie (donna) e figli biologogici avuti dalla coppia, mettendo al primo posto – finalmente – l’unica famiglia naturale esistente in natura, l’unica famiglia che da continuità alla specie umana e che come tale deve essere tutelata, senza riserve, da ogni tipo d’attacco politico-ideologico strumentale che sta facendo letteralmente morire il Paese, che vede l’incremento delle nascite solo da parte dei cittadini extracomunitari, che continano ad avere nel D.N.A il concetto di famiglia, intesa come atto d’amore riproduttivo, non solamente, come viene inteso dagli omosex, finalizzato al soddisfacimento fisico, che muore un attimo dopo l’orgasmo.
Quello che ha fatto male, è stato vedere il cantante, sabato, scortato da uomini in divisa, segno chiaro di quanto la libertà d’espressione sia oggi un’utopia, riservata ad una minoraza eletta, ad una minoranza che non vuole ingerenze, contro il loro pensiero unico dominante, una minoranza spalleggiata anche da apostati eterosessuali, nemici dell’eterosessualità stessa, che per piaggeria e vanagloria, hanno svenduto la coscenza all’altra metà del cielo, inesistente. Arruffapopoli pericolosi, pronti a saltare sul carro dei vincitori, pronti a difendere l’indifendibile, offendendo alla maggioranza delle persone di buona volotà, per accreditarsi - come paladini prezzolati – ai detentori del potere, o a quanti vorrebbero sovvertire l’ordine legale, portando in alto una presunta bandiera di legalità, appoggiandoin modo smodato i “matrioni” tra persone dello stesso sesso, o la fecondazione eterologa ai portatori di eterofobia.
L’attacco che questa minoranza organizzata ha messo in essere contro una canzone, contro un’artista è stato respinto, praticamente con la forza brutale della democrazia, con la forza di un televoto, che ha elevato Povia al sescondo gradino del podio,in barba ai gufi, in barba a tutte le accuse capziose, pretenzionse ed oscurantismi, di stampo, per assurdo, clericale che avrebbe voluto la canzone “Luca era gay” all’indice, nemmeno fosse un testo eretico, un testo da appestati, un testo infame ed offensivo per qualuno o contro qualcosa.
La musica, indipendentemente da quanto o cosa si canta, è patrimonio primo dell’artista che la crea e del pubblico che l’ascolta, la segue, l’apprezza anche, quando il testo come quello di Povia pè equilibrato, ci ragiona sopra. La musica, una canzone non può sottostare ad diktat politici, non può essere censurata, indipendentemente dal contenuto. Certo può essere criticata, non condivisa, non ascoltata, ma non per questo si deve attaccare mediaticmaente un’artista solo per il fatto d’aver cantato qualcosa, che secondo alcuni, andrebbe contro la “morale” imposta da una minoranza agguerrita, contro una maggioranza, che almeno in quest’occasione non si è dimostrata nè silenziosa, nè distratta e/o assente, distante dalla tematica si personale del testo stesso, ma che potrebbe avere un valore sociale più ampio di quello che al primo ascolto potrebbe apparire.
Marco Bazzato
27.02.2009
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mercoledì 18 febbraio 2009
Sanremo 2009: Povia, Luca era Gay
Che dire del brano di Povia, che già prima d’essere cantato aveva dato inizio ad un valzer di polemiche – inutili – ed attacchi – violenti, contro il cantante, reo d’aver espresso , in parole e musica, un’esperienza vissuta da un amico?
Semplicemente stupendo.
Non esistono altri aggettivi per descrivere la delicatezza del testo, la poesia e la leggerezza con cui è stata affrontata una tematica, da alcuni faziosi, ritenuta intoccabile, manco fosse un dogma religiosamente laico.
Si è visto fin da prima della presentazione del cantante, che Paolo Bonolis era imbarazzato, confuso, ma comuque sicuro d’aver fatto la scelta giusta, nonostante poco meno di un’ora prima, Roberto Benigni, avesse rovinato la sua magnifica performance decantando un brano di Oscar Wilde, forse gettato, alla carlona, per fare da contraltare alla canzone, rea di lesa maestà omosex.
Ma il pubblico, gli spettatori, a differenza di quanto vorrebbero imporre anche un certo tipo di giornalismo partigiano, hanno le idee chiare sull’argomento, tanto è che gli applausi finali sono stato copiosi e d’approvazione, nonostante fosse inquadrato Franco Girillini, presidente onorario dell’Arcygay, che scuoteva il cranio sconsolato.
La maggioranza degli italiani aveva bisogno di un’artista che sollevasse il velo dell’omertà dilagante, dell’omologazione mediatica imposta, senza possibilità di contradditrorio, che trasforma ogni opinione difforme a quella del pensiero omosex mediaticamente dominate in offese, calunnie ed attacchi verbali, indegni per un Paese che ha la presunzione di definirsi democratico. E per fortuna che Bonolis ha dato – anche se non nè aveva assolutamente nessun diritto – la parola a Grillini, che dopo aver la espresso la sua opinione, al pari del cantante, ha letto un messaggino telefonico, che raccontava di un’esperienza privata, sbandierata in pubblico, senza porsi la domanda se al pubblico in sala e ai telespettatori a casa la cosa fosse di un qualche interesse.
Tra le altre cose, sono ridicole le dichiarazioni di Vladimiro Guadagno, che ha la pretesa assurda di parlare a nome di tutti gli italiani, mettendo in bocca ai cittadini pensieri o parole pro omosex che probabbilmente non hanno mai pensato nè tantomeno voluto che li venissero affibbiate. Guadagno, quando parla, farebbe bene parlare esclusivamente a titolo personale, in quanto è offensivo farsi mettere in bocca da un altro espressioni non proprie, senza contare che oggi Vladimiro Guadagno è un meteorino come tanti nel varigato mondo dello spettacolo.
D’altronde che Povia abbia ragione lo si evince dalle proteste faziose che si sono scatenate contro di lui, segno inequivocabile che col suo brano ha cantato una reatà scomoda, che non deve essere narrata, che non può essere diffusa, non tanto per la presunta omofobia, sbandierata peggio di quelli che gridano sempre, senza motivo, “Al lupo! Al Lupo!”, oppure “Affogo! Affogo!, ma perchè si ha paura di un brano che farebbe rialzare la testa e le convinzioni della maggioranza silenziosa dei cittadini, continuamente sono costretti a sorbirsi, dai media i comportamenti omosex, come se questi fossero un valore aggiunto alla alla qualità, e non un modo per affossare la qualià stessa dei programmi, facendo leva sulla morbosità – malata – delle persone.
A tutt’oggi su You Tube si trovano parodie volgari, dimostrando chiaramente cos’è la “Cultura Gay” se mai ce ne fosse bisogno, ma senza il brano incriminato dagli omosex, sebbene per fortuna, grazie a musicjam.it è possibile leggerlo, nonostante secondo questi “democratici” andrebbe censurato. Alla faccia della libertà d’espressione e della Costituzione Italiana.
Il brano di Povia, “Luca era Gay” indipendentemente dalle opinioni, tutte di una minoranza rumorosa che ha accesso ai media, è bello, melodico ma sopratutto ha un testo ricco di contenuti forti, che portano a riflettere, a ragionare, a pensare, non importa se in chiave progay oppure, naturalmente pro diversità vera, quella etero, quella che cerca ama e rispetta e anche, possibilità e volontà permettendo, di procera naturalmente, generando vita, facedo progredire al specie unama verso il futuro. Questo, come nella favola di Esopo “La Volpe e l’Uva, naturalmente, da fastidio, secca, rompe, sfracella, col rischio di far cadere rovinosamente a terra il castello di nulla, mal efabbricato sulla sabbia, un castello di fumo sugli occhi, dove osservando bene Benigni prima e Bonolis poi, quando si sperticavano in lodi e salamelacchi al mondo gay, era chiaro che erano parole dette per circostanza, per obblighi contrattuali, costretti da ordini superiori, lanciando ingomignosamente il tizzone ardente contro il cantante, ma in loro, fissandoli attentamente non si poteva altro che leggere, nel profondo, che gioia per il coraggio di Povia per essere andato, non contro corrente, ma verso i fatti, raccontandoli con delicatezza e senza volgarismi di bassa lega, dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio che l’ex gay, Luca, si è denudato senza paura, davanti a tutti, dando al mondo la sua anima, dichiarando il suo amore, all’unica e vera altra metà del cielo: Il sesso opposto.
Sarebbe bellissimo, per l’Italia intera, se il brano di Povia vincesse, in quanto sarebbe una vittoria meritata, sentita forse dalla gran parte dei cittadini che oggi vedono in lui e Luca dei paladini dell’amore vero, e la vittoria, non sarebbe altro che un atto d’amore vero nei confronti della musica, che oggi come non mai ha bisogno di verità.
Marco Bazzato
18.02.2009
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martedì 23 dicembre 2008
Povia: Luca era Gay
La “colpa” se di colpa si può parlare, è che sembrerebbe che il brano si riferisca alle terapie riparative di Joseph Nicolosi, psichiatra americano, che farebbe tornare etero le persone che decidono liberamente di curarsi da quella che loro, in piena coscienza, considerano una malattia: l’omosessualità. In barba alle opinoni dell’OMS, esiste ancora la libertò di cura, ma sopratutto di pensare ed agire al meglio per se stessi.
Apriti cielo. Le associazoni omosex, sono pronte a scendere in campo, a dar battaglia, volendo il blocco di una canzone non ancora presentata al pubblico, praticamente una sorta di censura preventiva alla libertà intellettuale di un artista di cantare, non solo le proprie esperienze , Povia infatti aveva dichiarato tempo fa, in un intervista, che anche lui era stato mosessuale per sette mesi, poi è tornato ad essere quello che la sua natura sente nel profondo sente d’essere: etero, ,ma anche eventuali esperienze simili di suoi conoscenti, mettendo le emozioni, gli stati d’animo, lo sgomento, la sofferenza, il senso d’inadeguatezza e quant’altro in parole e musica.
Nell’Italia, al termine del 2008 e all’inizio del 2009, in piena crisi economica globale, con il Bel Paese forse costretto a chiedere presti al FMI (Fondo Monetario Internazionale) le associazioni omosessuali stanno per scagliare, peggio di Bush preso a scarpate in Iraq, la censura preventiva contro un brano musicale, partendo – come nel caso delle armi di distruzione di massa – da supposizioni non comprovate a tutt’ora dai fatti, perchè un artista non può esprimere musicalmente il proprio pensiero e le proprie emozioni. Il tutto in nome di una presunta omofobia del cantante, o viceversa a questo punto dell’eterofobia che semina zizzania senza ritegno ed etica, irrispettosa della libertà d’espressione.
Si dovrebe fare un passo indietro e riflettere, anche su queste persone che scelgono, senza costrizione alcuna, di liberarsi della loro omosessualità, per tornare ad essere etero. È assurdo che proprio le associazioni gay, di solito notoriamente atee, utilizzino il termine religioso di “convesione all’eterosessualità, come se i gay si macchiassero di reato di Apostasia, per aver abbandonato il cosidetto orientamento “omoaffettivo”.
In questi casi, vale più il benessere psico-fisico di una persona, o il suo orientamento sessuale, che se di matrice gay deve essere “orgogliosamente” sbandierato, o se etero deve essere rimosso, nel nome di un presunto ed ideologiciamente corretto – a senso unico – diritto di “tutti”? Assurdità di certe frange dell’integralismo in salsa omosex.
Si sta già scatenando la battaglia, con le associazioni omosex sul piede di gurra, rapite dalla volontà oscurantista, paradossalmente così identica a quella medioevale del Vaticano, di non far uscire in pubblico opinioni od idee contrare ai loro interessi. Di cos’hanno paura? Della diffusione delle informazioni, delle notizie, delle opinioni, del diritto di vera libera espressione sancito dall’articolo 21 che recita:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Le associazioni “allegre” sono per caso sopra la stessa Costituzione, visto che vogliono impedire – quando aggrada – la libera circolazione delle opinioni?
È strano questo relativismo assolutistico delle suddette. Va ricordato che nel festival 2008 hanno esaltato una canzoncina - banale – che esaltava “l’amore” tra le persone dello stesso sesso, come si si fosse trovato innanzi ad un opera musicale degna dei grandi compositori del passato, scritta dall’attuale marito, Gigi d’Alessio, padre – divorziato – di tre figli,, che ha attirato – sempre dai soliti noti – consensi entusiastici per il coraggio d’aver portato in pubblico la divesità. Già, ma se si porta in pubblico la guarigione per ciò che nel cuore e nel corpo si sente e si vive come una malattia, ecco che parte lo scandalo fazioso, di parte, prendono avvio le grandi manovre con tutta l’artiglieria mediatica schierata contro iun cantante, reo - non ancora accertato – di voler raccontare, una storia di vita vissuta, in musica.
Oggi, i discendenti dei grandi illuministi del ‘700 assomigliano sempre più a dei novelli Torquemada, pronti a bruciare sulla pira mediatica ogni eretico.
Voltaire disse “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”. Evidentemente gli attuali seguaci non hanno capito bene la lezione.
I risultati li vedono. Tutti.
Marco Bazzato
23.12.2008
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mercoledì 10 dicembre 2008
I segreti di Brokeback Mountain censurato
La buriana mediatica ha fatto addirittura scendere il campo l’ex parlamentare
Ora il signor
Naturalmente i gusti e gli orientamenti personali, se diversi dall’eterosessualità, dovrebbero – esattamente come il titolo del film dice, restare “segreti”, confinati nella sfera privata dell’individuo o degli individui.
Il fatto che si gridi allo scandalo, o peggio alla censura, è furviante per un motivo fondamentale: il filmetto, da anni, per chi vuole è disponibile in dvd, potendosi gustare in assoluto voyuerismo omosex le scene di sesso dei due attori.
Ora va ricordato che sebbene al film sia stato tolto, per sommovimento quasi popolare di una minoranza ristretta della popolazione italiana, il divieto ai minori di 14 anni, la visione di questa “cosa” qui da parte della tv di Stato, essendo aperta a tutti, non necessariamente famiglie etero con figli naturali e non, devono per forza di cose costrette a vedersi – per il rispetto dei minori – scene “d’amore”, dicono alcuni, tra uomini. La scusa più comoda che le associazioni usano è che è dovrebbero essere i genitori a spiegare ai figli che esistono persone diverse da mamma e papà, che fanno certe cose a letto, mandando letteralmente al diavolo, visto che a loro non interessa la pedagogia, il dovere d’educare – secondo coscienza e natura – i propri figli.
Non va dimenticato che per quanto si possa sbraitare, la società tutt’ora fondata e naturalmente portata avanti dagli eterosessuali, che tramite l’unione tra uomo e donna, non tra persone dello stesso sesso, permette la sopravvivenza della specie, e che un genitore, dentro le mura domestiche ha l’obbligo di distogliere l’attenzione dei figli da realtà, come educatore, considerate immorali. A meno che gli omosessuali, non vogliano imporre alla famiglia naturale i loro concetti di educazione e di morale.
Quello che è più assurdo è che Rai due, oltre ad aver sbagliato a mandare in onda, apportando quei tagli etici che riteneva moralmente sconvenienti, quindi essenziali, si accinga a ritrasmetterlo in edizione integrale solo perchè qualche associazione gay non vuole spendere i venti euro e comprarsi il film.
Questa protesta non è altro che l’ennesima volontà di imporre alla maggioranza delle famiglie e degli italiani un pensiero unificato, per gli interessi di pochi.
Marco Bazzato
10.12.2008
venerdì 1 agosto 2008
Il presidente rumeno bacchetta l'Italia
Eppure è accaduto proprio ieri, a Roma, in occasione della visita del presidente della Repubblica Rumeno, Traian Basescu, che dopo che i suoi cari concittadini, non importa se d’etnia Rom, o no,arrivano qui, facendo i loro porci comodi, rubando, ammazzando, comportandosi non come civili cittadini europei come il presidente vorrebbe che fossero trattati, ma da…
È paradossale che un presidente di un Paese amico, arrivi in Italia, per difendere, non i suoi connazionali probi, ma quelli che fanno il possibile, riuscendovi benissimo, s mettere in cattiva luce la loro nazione, e che un Presidente, anziché cospargersi il capo di cenere, ha l’ardire anche di lamentarsi se questi novelli San Francesco, benefattori dell’umanità, che appena arrivati in Italia gettano i documenti, anche dei figli, sempre che siano figli loro, sono trattati nel modo che meritano.
Il Presidente Basescu, ha poco da blaterare che i rumeni sono cittadini europei, cercando di giustificare l’attitudine delinquenziale di un esigua minoranza, che rappresenta il peggio, forse indesiderato anche in Romania, della sua cara nazione, ma dovrebbe aprire bocca, con statistiche alla mano, comparando il tasso delinquenziale dei suoi connazionali in Italia, con i cittadini europei presenti nel nostro Paese, e poi – se è in grado – farsi le dovute deduzioni.
Qui non si tratta di discriminare un Paese o un’etnia, che va detto chiaramente nessuno comunque vuole sotto casa, non per razzismo, ma perché è così desiderosa di mantenere le proprie tradizioni – tutte – che sovente non fa, o non vuole fare nulla per eliminare le peggiori, e con un presiddente, che non conosce il bon ton tipico del Paese del Sol Levante, non sa inginocchiarsi a terra, chiedendo scusa per le malefatte di una minoranza esigua, sempre troppa per i gusti italiani, dei suoi cari e amati connazionali.
La stampa internazionale ci ha preso gusto a crocifiggere l’Italia, per la presunta politica discriminatoria nei confronti delle minoranze, ma va ricordato che nell’ottobre del 2005 i cari cuginetti francesi, con le rivolte delle banlieues non sono andati giù leggeri, manganellando senza complimenti i facinorosi, con egalitè, senza badare se questi erano emigrati dall’Africa, o figli di immigrati, e quindi con cittadinanza francese, senza che mezza Europa insorgesse, anzi plaudendo per il ristabilimento dell’ordine costituito. Chiaramente, secondo l’Europa, questo è permesso alla Francia, ma all’Italia, no. Alla faccia della democrazia!
Evidentemente il nuovo sport europeo è quello di dar addosso all’Italia, che quasi sicuramente avrà commesso degli errori, forse per eccesso di solidarietà, ma che è stata costretta , causa apertura indiscriminata delle frontiere a portarsi a casa ogni genere di fetecchia, rifiutata nei loro Paesi d’origine.
Il presidente rumeno, invece d’andare ad alzare la voce in casa d’altri, dovrebbe far fare ai suoi amati connazionali, un corso d’integrazione, non solo alle regole europee, ma nel caso di venuta in Italia, di regole italiane: usi, costumi, legalità minima, rapporti umani, sociali, corsi minimi di igiene, non aspettare, come molti rom pretenderebbero, ottenendolo, che siano i servizi sociali che facciano pulizia nei loro campi, roulotte e baracche.
Praticamente nulla di eccezionale, che ogni scuola elementare abitualmente insegna ad ogni bambino, non importa se italiano, francese, inglese in età scolare.
I rumeni, come gli italiani, hanno il diritto di far entro le mura di casa propria, in questo caso del proprio paese quello che vogliono, cosa che sfortunatamente troppi italiani, già fanno, e non possono essere espulsi, ad esempio sul Proxima Centauri, ma andare a fare malanni all’estero, in questo caso in Italia, confidando che questa sia la discarica europea delle feccia degli altri Paesi, questo ogni Paese che si dica civile, ha l’obbligo morale, nei confronti dei propri cittadini e degli immigrati, non importa se comunitari oppure no, di non tollerare in alcun modo.
Un presidente della repubblica, se non è di una repubblica delle banane, e fino a prova contraria, la Romania non lo è, dovrebbe avere l’umiltà di tenere chiusa la bocca a riguardo i fatti delinquenziali dei suoi connazionali, non proteggerli, additando il Paese che li ospita, come razzista, se questi non si comportano come persone civili, rispettando le regole minimo del vivere sociale.
Va anche detta, cosa che forse il presidente rumeno non sa, che i primi ad odiare, peggio dei dolori emorroidali, delle coliche renali o de dolori premestruali i propri connazionali che delinquono all’estero, in questo caso in Italia, sono proprio rumeni, non importa se d’etnia rom, oppure no, in quanto, la maggioranza dei rumeni nel Bel Paese, si sentono infangati, si vergognano, hanno a ragione, paura del pregiudizio imperante, anche se non sono colpevoli, che sovente si scatena contro di loro, e con quest’uscita a difesa dei cittadini disonesti, Basescu, ha fatto un pessimo servizio alla maggioranza dei rumeni onesti presenti in Italia.
Evidentemente ha paura, che in conserto con l’Unione Europea, rispettando le regole comunitarie, che i rumeni che delinquono siano rispediti a casa.
E questo non piace ai rumeni onesti in patria, in quanto non vogliono riprendersi la spazzatura che hanno, con difficoltà, cercato di smaltire all’estero, entro i confini comunitari.
L’Italia ringrazia per aver scelto il Bel Paese!
Marco Bazzato
01.08.2008
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sabato 28 giugno 2008
Homo Fobicus o Etero Fobicus?
Che dire di un personaggio così? Naturalmente, seguendo il filo del suo dotto ragionamento, dobbiamo essere portati a pensare, che se per caso suo figlio, o un caro nipote dovesse essere adescato da un pedofilo e sodomizzato, secondo il principio Paparo, umanamente stringerebbe la mano al pedofilo, ringraziandolo per le amorevoli attenzioni d’amore, secondo la morale e la legge, malato, secondo quella del Paparo, soggettivamente sano e costruttivo. Stesso discorso, naturalmente, se trovasse, diciamo suo figlio, magari minorenne, a letto con sua madre, non farebbe una piega, chiuderebbe la porta tranquillo, andando al bar a giocare a carte, visto che soggettivamente i due individui sono consenzienti.
Nel video, definito dalle organizzazioni omofile: omofobo, non si vedono altro che rispettabili cittadini di Bergamo, non che esprimono, come vogliono spacciare i gay, pregiudizi, ma opinioni personali, riguardo l’omofilia, e/o i comportamenti sodomiti.
L’immorale attacco ai bergamaschi, rei secondo anche Maddalena Cattaneo, assessore delle pari opportunità, condanna senza mezzi termini quei tangheri dei suoi concittadini, che non si piegano alle dogmatiche progressiste e confuse, che vorrebbero unificare i pensieri, sotto l’unica bandiera della minoranza omofila che, nonostante i pareri contrari di molti, pretende, a suon di accuse pretestuose di bollare come omofobi, quanti non si piegano al volere invertito.
Il trailer del documentario è inguardabile, figuriamoci il resto, non per le espressioni chiare, semplici, prive dei consueti giri di parole dei progressisti che vogliono dimostrare a tutti i costi un cervello, che evidentemente, tende ad andare in feriecon estrema facilità,, ma per come si vuole, nel commento prima e dopo, bollare come omofobi dei cittadini a cui liberamente è stato chiesta la loro opinione, e che in quanto non confacente ai canoni dei richiedenti, si sono stati infamati, non come sane persone eteronaturali, ma come pericolosi sovversivi omofonici. Questa, secondo gli omofiliaci, è ,libertà, a senso unico che vogliono imporre, per farsi accettare, anche con la violenza verbale che anni addietro, un noto conduttore televisivo, passato, come si dice in alcune parti, dall’altra sponda, ha attaccato volgarmente Vittorio Sgarbi in una puntata di Marchette, reo d’aver espresso la propria liberale opinione sulla questione emofilia.
Marco Bazzato
28.06.2008
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giovedì 26 giugno 2008
Maionese con bacio gay? No grazie
Gli inglesi, che una politica socialmente e destrutturate, vorrebbe progressisti sino all’autolesionismo familiare e, si sono ribellati, chiedendo e ottenendo – giustamente – la rimozione della pietra dello scandalo incriminata.
Naturalmente le organizzazioni omofile si sono assurdamente indignate per la decisione, parlando, come da mantra assodato, di discriminazione, invitando i loro accoliti a boicottare la maionese incriminata.
La multinazionale americana, fatti due conti, ha optato, dopo essersi scusata con la maggioranza eteronaturale degli inglesi per l’increscioso incidente di percorso e d’immagine, definendo lo spot, contro la famiglia naturale composta da un uomo – vero – una donna – vera – che senza interventi esterni, possono procreare, tramite un atto d’amore, si è cosparsa il capo di cenere, cercando di giustificarsi, innanzi ai consumatori, che volevano solamente scherzare! Alla faccia dello scherzo!
Saggiamente, la multinazionale interpellati gli esperti, dopo aver fatto due conti elementari, hanno deciso di togliere lo spot, preferendo, da persone abituate a calcolare i profitti, di tenere in considerazione la maggioranza dei cittadini inglesi, che conta più di 60 milioni di abitanti, visto il boicottaggio paventato dalle organizzazioni omofile, preferendo rinunciare a quel 5% di popolazione gay, che potrebbero al massimo far scollare di 5 +/-% di fatturato, rispetto alla popolazione generale di eteronaturali, di potenziali acquirenti.
Questo spiacevole e increscioso “malinteso scherzoso”, fa capire chiaramente, che indipendentemente da ciò che si vuole imporre, a tutti i costi mediaticamente, la maggioranza dei cittadini, nell’interesse dei minori che spesso stanno per ore davanti alla tv, chiedono, pretendendo che anche gli spot siano, non solo a misura di famiglia naturale, ma anche dei minori visto che nessuna famiglia, dotata di amor proprio, non vuole che figli siano deviati, traviati, da modelli “familiari sterili improduttivi.
Per quanto concerne le organizzazioni omofile, che non colgono l’occasione di riflettere prima di parlare, dovrebbero avere l’umiltà, non quell’orgoglio, che nasconde problematiche profonde, di capire, prendendo coscienza, che gli eteronaturali, non hanno nulla contro, come li nomina www.sapere.it gli omosessuali, cioè invertiti, ma che non per presunta e gridata omofobia,patologia inesistente, simile ad un intolleranza, alimentare, identica a quella che si può avere nei confronti del glutammato o dei latticini, o altro, nulla di più, nulla di meno e, che come tale consiglia l’assoluta astensione, visione, presenza, vicina e/o lontana degli omofiliaci. Un po’ come quella vecchia pubblicità del dentifricio, in cui la voce fuori campo diceva: “Prevenire è meglio che curare!” Parole sagge, parole sagge…e il ritiro dello spot incriminato lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio.
Marco Bazzato
26.06.2008
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martedì 27 maggio 2008
Accoltella il figlio perché gay?
Naturalmente, fino al terzo grado di giudizio, il genitore, sebbene pregiudicato, deve essere ritenuto innocente, nonostante sia stato condotto in galera, anche se bisognerebbe capire fino a che punto, il figlio ha voluto forzare la mano in famiglia, imponendo un’accettazione del proprio orientamento sessuale, in un nucleo familiare, che viveva in regole, inerenti alla morale sessuale, ferree, e se il figlio ha cercato consciamente o inconsciamente di scardinare, generando una conflittualità esplosiva, dove genitori e figli, ne sono rimasti, con esisti diversi, vittime.
Certo, se il padre, verrà in futuro, ritenuto colpevole e condannato per quanto commesso, usando sul figlio, peraltro maggiorenne un eccesso violento di metodi educazionali e correzionali, a quest’ultimo, terminato il processo si dovrà andare tutta la solidarietà per ciò che la giustizia stabilirà che ha subito. Ma fino ad allora il padre, come ordina la giustizia italiana, è da ritenersi innocente.
Rimane aldilà dell’aspetto giudiziario, l’aspetto etico, culturale e sociale di dove si è svolto il presunto evento criminoso, cioè quanto un figlio ha il diritto di forzare la mano in famiglia, imponendo a genitori e/o fratelli l’accettazione incondizionata del proprio orientamento sessuale, diverso dalla genitorialità eterosessuale, che ha consentito anche la sua nascita, specie se vive o è disoccupato, nonostante abbia conseguito la maggiore età, e per la legge autonomo a tutti gli effetti, entro le mura familiari, mantenuto dai genitori stessi?
Alcuni dicono, condannando eticamente ogni forma di violenza fisica, che ci si trova, sebbene ancora da dimostrare, davanti l’ennesimo episodio d’omofobia. Eppure non ci si rende conto che i genitori hanno subito, vista la loro cultura, una violenza indicibile, quando il sangue del loro sangue, dichiarando la propria intolleranza e la mancanza d’amore nei confronti delle donne, preferendo lussuria e concupiscenza con esponenti del suo stesso sesso, li ha messi con le spalle al muro, condannandoli senza appello ad un’accettazione contraria ai loro valori morali, che vanno rispettati e non violati.
Il diciottenne, adulto per le leggi dello Stato italiano, se avesse rispettato le tradizioni familiari, storiche, culturali e sociali, o se non le condivideva, doveva staccarsi, rendendosi indipendente, facendosi aiutare dalla comunità omosessuale – se solidale come dice d’essere, a parole – se secondo la sua opinione, la convivenza entro le mura domestiche era diventata insopportabile per tutti. Ma ha scelto scientemente di non farlo, scatenando la reazione iraconda di un genitore, che visti i precedenti, al figlio avrebbe dovuto essere chiaro, che non sarebbe stato facile né trattare, e ancor più fargli ingoiare il rospo, il calice di fiele, letale come il sapore delle mandorle amare del cianuro, del proprio orientamento sessuale.
Dire, se il genitore sarà condannato, che il torto sta da parte esclusivamente paterna, è comunque, già da oggi, una forzatura etico-morale, in quanto, sebbene il figlio non possa essere materialmente colpevolizzato del proprio orientamento, doveva usare più accortezza e pudore, evitando di dichiarare i particolari della propria vita intima e o sessuale, soprattutto se coscio dell’ambiente, pregno di radicale impostazione eterosessuale, dove era stato non solo allevato, ma soprattutto concepito e messo al mondo.
Sfortunatamente, in questi casi, sui figli ricadono le colpe, non dei genitori, ma della scienza, che a tutt’oggi, non ha voluto, o politicamente saputo approfondire gli aspetti genetici del problema omosessualità, tenendo i futuri genitori sotto una cappa di nero oscurantismo scientifico, in quando manca una diagnosi prenatale che stabilisca in modo inequivocabile l’orientamento genetico-sessuale del feto, condannando genitori e figli ad una coesistenza difficile, che poteva essere evitata, già in fase uterina, se si fornissero esami genetici accurati, con la conseguente libertà di scelta da parte delle madri, se tenere o eliminare il grumo di cellule che le crescono in grembo. Questo è un ulteriore diritto negato alla donna e a alla maternità responsabile.
Marco Bazzato
27.05.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/





