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lunedì 23 marzo 2020

Covid-19: sospesi in un limbo


Credo che mai come adesso, non solo l’Italia e gli italiani, si sentano e ci sentiamo tutti sospesi in limbo. Dentro una bolla d’aria dentro le nostre case, in attesa che questo scherzo della natura, sempre che sia stato solo un fottuto scherzo del destino, abbia fine.

Già! Siamo chiusi in casa. Lasciamo perdere per il momento chi in questo momento può, od è costretto, per varie motivazioni, ad andare a lavorare. In tutta onestà non si può affermare che costoro siano dei privilegiati, dei baciati dalla Dea Bendata. Primi tra tutti i medici e tutto il personale sanitario che a seconda delle loro mansioni, combattono in prima linea questa guerra per tutti noi.

No. Il motivo di queste mie parole è rivolto a chi sta in casa. Persone sole, coppie di anziani. Famiglie con figli, grandi e piccoli. Famiglie con i genitori lontani o con i figli vicini, costretti a guardarsi attraverso lo schermo di uno smarphone. Famiglie con dei cari affetti da diverse patologie, diversamente abili. Insomma quella varia umanità di cui di solito, se li incrociamo lungo le strade, o fingiamo di non vederli, o se li vediamo, distogliamo il capo dall’altra parte, dicendoci tra di noi: meglio a loro che a noi, che a un nostro caro.

Mi rivolgo a quanti, abituati a uscire, a vivere la routine di tutti i giorni: uscita di casa, lavoro, aperitivo la sera, prima di rincasare, palestra, cena e poi nuovamente fuori con gli amici o con i compagni di ogni giorno, o come va di moda oggi, che si sono trasformati in runner improvvisati o che, non so quali dei due sia il peggiore, sono runner patologici, che è un disturbo riconosciuto dalla psichiatria – basta cercare su Google: “ossessione per il correre psicologia” Quelli che magari oggi, sono quelli che si lamentano più di tutti per la perdita della loro libertà. Che si lamentano per lo stravolgimento della vita e della quotidianità.

Ebbene, oggi, tutti, non solo costoro, sono sospesi in questo limbo d'incertezza.
A quanti si lamentano immotivatamente di questi futili motivi, per la perdita della libertà o di quella che prima credeva essere libertà, perché la vera libertà, che piaccia o no non esiste mai, se non si è liberi dentro, è giusto ricordare che nella vita ci sono delle priorità che vanno oltre il banale piagnisteo perché non si può fare la partita di calcetto, perché non si può fare la settimanale partita a tennis con gli amici. Non on si può andare a prendere l’aperitivo in piazza alle 18.00, appena terminato il lavoro, ola modaiola corsetta, emersa proprio con il manifestarsi del Covid-19. Che sia un effetto collaterale del virus?

La più grande priorità che abbiamo in questo momento è quella di non cedere agli inutili e banali sconforti della quotidianità perduta.

Non è cosa facile per nessuno.

Però in questo momento ci sono delle priorità da salvaguardare: noi stessi e la nostra salute, non solo fisica, ma soprattutto mentale.

Già. Forse in molti ancora non se ne rendono conto o se iniziano a rendersene conto, stanno iniziando a realizzare cosa significa perdere tutti i punti di riferimento. Quando presente e futuro appaiono nebulosi e oscuri, perché le presunte certezze che si credeva di avere si sono frantumate come neve al sole, e lo specchio della vita ora ci riflette solo le nostre immagini spezzettate in migliaia di frammenti, dove non sappiamo più come ricomporre noi stessi.
Questi sono i momenti i cui vediamo chi siamo. Cosa abbiamo dentro e quali sono le nostre riserve nascoste di volontà e soprattutto di speranza. La speranza. Che altro non è che l’ultimo “folle” baluardo utopico, per non cedere allo sconforto, all’ansia, alla depressone, alla tensione, allo stress, agli attacchi di panico e all’intolleranza di chi sta, rinchiuso in spazi angusti, solo, con poche persone o peggio ancora, con molte, rispetto agli spazi a disposizione.

Onestamente? Non credo che esista una ricetta valida per tutti per superare questi stati emotivi e claustrofobici. Questi stati ansiosi e depressivi, che possono colpire chiunque. Questo stress che potrebbe far venire fuori qualche febbriciattola atipica, quella linea di febbre che ti fa spaventare e credere di essersi beccati la “peste del ventunesimo secolo”.

Oppure, io non ho una ricetta e un consiglio da dare a nessuno, in quanto ogni persona è un universo a se; un micro e un macrocosmo emotivo che si muove con leggi rispettando delle leggi universali, iscritte appositamente però per ognuno di noi in ognuno di noi e che ogni singolo deve ed è costretto, oggi più di ieri, ad imparare, velocemente conoscere, riconoscere mettendo in pratica le adeguate strategie di sopravvivenza, per supportarsi le proprie “difese immunitarie psicologiche” e di riflesso anche e quelle fisiche, dato che le une e le altre sono indissolubilmente coniugate.

Ognuno, per sopravvivere in questo limbo deve imparare a conoscere le proprie debolezze e gestire al meglio le proprie risorse.

Io, per assurdo, e on voglio certo elogiarmi, sono una persona “fortunata”, in quanto sono stato baciato dal demone dei ricoveri ospedalieri fin dal primo mese di vita. Non sto a tediavi circa le mie traversie, come fossero un vanto o una vittoria Sono dati e fatti non essenziali per voi. Però forse potrebbe esservi utile la mia esperienza, che in parte, piaccia o non in molti, se non tutti, almeno una volta nella vita, sono stati costretti a sostenere: l’attesa davanti a uno studio medico. L’attesa per il referto – di vita o di morte – di un referto diagnostico, che potrebbe significare vita o morte. Quello di morte l’ho ricevuto più di una volta, ma oggi, per ora sono ancora qui. Ma anche questo non è importante.

Io quando oggi, ma non solo oggi, lo sconforto mi assale, e da normale essere umano, succede, visualizzo nella mente quei momenti. Quegli istanti eterni che non avevano fine. Nella mente vedo e rivedo il film dove ero protagonista e spettatore. Quelle lancette dei secondi che si muovevano nel quadrante dell’orologio affisso alla parrete del quarto Piano del Day Hospital della Pediatria di Padova o nell’altro reparto, che poi ho avuto il “piacere” di visitare, per soggiorni più o meno lunghi e checché ne dicessero gli altri degenti, il “rancio ospedaliero” nonostante la totale assenza di gusti e sapori, per me sono sempre stati banchetti stupendi, se ci stavano le pietanze di mio gradimento, naturalmente.

Ebbene, oggi, ringrazio quei momenti. Ringrazio quelle lunghe attese. Sì, le ringrazio perché mi hanno dato quel bagaglio esperienziale che mi permette di vivere questo limbo come un “già vissuto”, in quanto parte del mio essere. E in tutta onestà, credo che ognuno di voi, donne, uomini, giovani, adulti o anziani, avete sicuramente provato quel “tempo eterno dell’attesa”. Quel tempo e dentro di voi. Certo, potrebbe far male riviverlo, e potreste anche negarlo ma è in voi e dovete solo andare scovarlo e farlo uscire da quell’angolo buio della rimozione dove lo tenete celato, rapportandolo al vostro presente e, almeno così accade a me, e potreste sentire le tensioni psicologiche sciogliersi, o per lo meno allentarsi.

Come dico sempre a me stesso, se si fa una scala anche di tensione emotiva o psicologica da 1 a 10, dove 10 sta per esplosione, e si riesce a farla scendere anche solo di un punto, è un piccolo grande passo per noi stessi.

Oggi siamo rinchiusi entro quei piccoli passi, siamo costretti nelle nostre case, nei nostri appartamenti, nelle nostre abitazioni. abbiamo una possibilità che non era mai stata data prima d’ora: riscoprire e riscoprirci. E la grande sorpresa potrebbe essere che siamo migliori e più forti di quello che credevano di essere.

Dobbiamo solo accettare quella forze, credendo in noi stessi, scoprendo, anche se può far paura, quelle forze nascoste e celate dentro la mente di ognuno. Ce lo dobbiamo in primis e non per Ultimo per chi amiamo. Non farlo significherebbe perdere una magnifica opportunità prendere coscienza ch abbiamo delle riserve emotive molto più grandi di quelle che potevamo immaginare. Ciò che conta è avere il coraggio di andarle a cercare. Sono lì. Ci aspettano!
Marco Bazzato
23.3.2020


domenica 22 marzo 2020

Pandemia di Covid-19, non durerà poco, purtroppo!


Ormai è chiaro, la quarantena italica, ma non solo, non terminerà ai primi di aprile. Non terminerà nemmeno in maggio. Probabilmente manco in giugno o luglio. Ci sono troppi indicatori che volgono verso i tempi assai lunghi. Gli allarmi dei virologi. Il fatto che il virus stesso potrebbe, rispetto a quello cinese, essere mutato i Lombardia e non si sa se ha subito mutazioni, nel corso dei vari “attraversamenti delle frontiere”, adattandosi alle diverse specificità dei singoli Paesi. Nessuno lo sa. Gli stessi virologi brancolano al buio.
Il vaccino, semmai ci sarà non sarà disponibile prima di un anno e mezzo. Sono i tempi della sperimentazione e dell’approvazione, prima di essere inoculato a cittadini.
Ammesso e non concesso che un vaccino possa essere funzionale a livello planetario. E presumo che anche gli stessi biologi e virologi che lo stanno studiando, nutrano dei seri dubbi. Proprio per questo motivo le ricerche sono condotte dalle equipe dei singoli Paesi. Non tanto, presumo e forse anche gli stessi virologi lo presumono, per creare un vaccino che possa essere standard, ma perché potrebbe essere necessario, viste le mutazioni, crearne di specifici per le singole nazioni o gruppi anche ristretti di popolazione, suddivisi per aree geografiche.
Il quadro presente e futuro è a tinte non grigie, ma letteralmente nere.
Rimane un altro problema fondamentale che nessuno ha saputo dare una risposta specifica.
Gli asintomatici.
Ossia. Se una persona è asintomatica e quindi si muove liberamente, in virtù del fatto che sta bene, quanti continua ad infettarne o quanti può averne infettati nelle settimane passate? Nessuno lo sa. E soprattutto, quanti continuerà ad infettarne nelle settimane e nei mesi futuri, anche se uscisse di casa solo per lo stretto necessario, la spesa e la farmacia, in quanto essendo asintomatico potrebbe tranquillamente uscire senza alcuna protezione e se non tenesse le distanze minime, anche avendo una carica virale modesta, la possibilità che sia passata ad altri, non è pari rischio zero. Quindi, per la legge dei grandi numeri, l’incognita esiste. Ricordiamoci che in Cina è bastato un solo caso per far partire tutto.
Premetto, prima di proseguire, che non sono un virologo, ma quanto sto scrivendo è frutto delle deduzioni che sto facendo in questi giorni e di quanto ho elaborato nella mente, a seguito delle centinaia di articoli di varia natura letti da quando è iniziata l’epidemia in Cina.
Il mio auspicio più grande è di essere totalmente smentito dai fatti, da qui ai prossimi mesi.
Osservando però la curva di diffusione a livello europeo, la cosa non induce all’ottimismo, perché le crescite esponenziali nei Paesi europei aumentano di giorno in giorno, di ora in ora e al momento non si hanno dati univoci, sia sull’effettiva diffusione non solo in Europa o negli Stati Uniti , ma anche i Africa del Covid-19.
In molti non riescono a comprendere appieno quanto in Italia, ma non solo, sia grave la situazione sotto il profilo sanitario. Lasciamo perdere al momento l’aspetto economico e finanziario, dove sebbene non secondario, perché la gente deve pure vivere e mangiare, pagare le bollette e tutto il corollario che ci sta attorno, in molti non hanno chiaro che per via delle emergenze negli ospedali, tutto il sistema sanitario è virtualmente in stasi, fermo. Bloccato. Eppure le persone si ammalano lo stesso. Le donne devono partorire. Le persone in dialisi o che hanno altre patologie devono continuare ad essere seguite e via di seguito. Tutto però oggi cammina a velocità ridotta.
La macchina sociale e della società, non solo italiana, si è fermata. O se non si è fermata completamente, si muove con al lentezza di una lumaca, in quanto ogni passo verso un’accelerazione, potrebbe portare verso l’accelerazione stessa dalla diffusione dell’epidemia. Insomma è un enorme buco nero che sta inghiottendo la società italiana e on solo. Ogni giorno che ci piaccia o no, i cittadini italiani ed europei stanno al bordo dell’orizzonte degli eventi, dove il centro del buco nero è la malattia, la terapia intensiva e infine la morte. Sebbene è giusto ricordarlo, dati di ieri della Protezione Civile Italiana, il numero di morti PER Covid-19 è dello 0,8%, il restante 91.8% sono morti CON Corona Virus, ossia che avevano altre gravi patologie e che il Covid-19 ne ha “solo” accelerato la morte. Ma sono ancora cifre indicative, in quanto non validate completamente dall’Istituto Superiore di Sanità.
Sussiste però anche un altro problema, che al momento viene sottostimato. Quanto le singole famiglie possono avere la forza emotiva e psicologica di rimanere chiusi all’interno delle loro abitazioni? Certo, per chi vive in una casa singola con giardino, con del verde all’interno è come un carcerato che può avere varie ore d’aria nell’arco di una giornata. Ma per coloro che sono confinati in appartamenti piccoli per il numero dei loro componenti? Quanto tempo passerà prima che questi sviluppino delle fobie, delle intolleranze, l’uno verso gli altri e che gli stati di tensione famigliare si esasperino?
E poi, il rimanere confinati dentro gli appartamenti, piaccia o no, fa partire l’ennesimo circolo vizioso dell’abbassamento del sistema immunitario, esponendo i soggetti più deboli al rischio di malattie, infezioni, dove anche un semplice batterio potrebbe causare anche polmoniti o anche solo altre patologie, certo meno gravi, ma che destabilizzano situazioni già precarie.
Senza dimenticare che vi viene continuamente ripetuto di sanificare le superfici della casa, per evitare il diffondersi del virus. Vero. Però ci sta anche il rovescio della medaglia. Le nostre case rischiano di diventare ambienti quasi asettici. Riducendo in modo considerevole il numero di batteri presenti negli ambienti, il corpo umano potrebbe smettere di produrre quegli anticorpi che aveva creato, come normali difese, rendendo il nostro sistema immunitario meno resistente, facendo partire un nuovo circolo vizioso.
E quando tutto ciò finirà, nessuno sa tra quanti mesi, quanto saranno indeboliti i nostri corpi, proprio per via forse di questo eccesso di igiene?
Il sole. Non dimentichiamo che l’essere umano ha bisogno anche della luce solare e stare giorni, settimane o mesi, indebolisce non solo il sistema immunitario, ma anche l’apparato scheletrico, soprattutto negli anziani, ma non solo, causato sia dall’assenza della luce solare diretta e anche dall’assenza di movimento. Di quel minimo di 5000 passi al giorno che sarebbero necessari per evitare l’accumulo di peso e per mantenere tonici i muscoli.
Ho calcolato che, muovendomi ne mio appartamento, oggi non supero i 500 passi, meno di trecento metri nell’arco delle ventiquattro ore. Quando, come ho scritto sopra, il minimo dovrebbe essere di almeno 5000.
L’uomo si è evoluto fino alla forma attuale nell’arco di milioni di anni, adattandosi al cambiamento dell’ambiente circostante e adattandolo alle proprie esigenze. Oggi ci viene chiesto di fermare improvvisamente, non si sa per quanti mesi, in quanto anche se la pandemia finisse a fine giugno in Italia, vanno considerati gli altri Paesi e con la riapertura della frontiere, anche l’arrivo in Italia di un solo asintomatico, potrebbe potare alla ripartenza del tutto, nuovamente. Perciò è anche probabile che per dichiarare finita la pandemia ci vogliano almeno dai due ai tre anni. Non meno. Sempre che no si ripresenti poi a cadenza periodica, con forme locali più o meno virulente.
Tutti gli indicatori che ho analizzato in questi periodi non inducono al facile ottimismo e credo che anche il nostro governo sappia che tutto ciò potrebbe avere almeno una durata di sei mesi. E ciò lo si potrebbe dedurre da questo documento, trovato in rete: http://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/D20014.pdf?fbclid=IwAR0clBvESee0-R516PVDLTRqBHPwOTzBuL0I2JmYfIgRc6g9zDAtXo_wL64 del Servizio Studi della Senato della Repubblica Italiana che recita espressamente: “Per tutta la durata del periodo emergenziale, fissato in sei mesi dalla Delibera del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020 (dal 31 gennaio al 31 luglio 2020)…”, Articolo 6, pagina 23 del file PDF.
In sostanza ci attenderà un lungo periodo di “mutazione” non solo legato al fatto di essere confinati in casa, ma anche di “mutazioni emotive, caratteriali e comportamentali, che incideranno a lungo alle sula psiche e sulla salute fisica dei singoli cittadini.
Ho, tra gli innumerevoli altri quesiti che mi girano in testa, due e domande: se alla fine fossimo costretti, a livello planetario ad arrivare all’immunità di gregge? Sempre che ci si possa arrivare, nel caso che il Covid-19 non mutasse, quanti saranno i morti in totale?
All’inizio dell’epidemia, a gennaio, scrissi che se sarebbe stata confermata la media del 2,3% della percentuale di morti, il numero sarebbe stato attorno ai 300 milioni. Il genere umano non si estinguerebbe per questi “numeri esigui” in rapporto alla popolazione mondiale. Però significherebbe solo che il mondo come lo abbiamo conosciuto fino a poche settimane fa, sarebbe un modo e un avita personale e sociale, completamente differente dal quella odierna e che sulle ceneri della vecchia società , si sarebbe costretti a costruire in nuovo modello umano e sociale.
Per vedere se tutto ciò sarà vero, e spero veramente di essere in palese errore, i prossimi due o tre anni, per i “sopravvissuti”, saranno fondamentali.
Marco Bazzato
21.03.2020

martedì 25 febbraio 2020

Perché trovo più che legittimo il panico da Corona Virus?


Lo scrissi fin dall’inizio: il Corona Virus, che in seguito sarebbe stato ribattezzato Covid-19, mi fece immediatamente venire in mente il romanzo di Stephen King, “L’ombra dello scorpione”, di cui in tempi diversi lessi sia la versione “breve”, così come quella estesa. Con la “piccola” differenza che nel romanzo del Re dell’horror il tasso di mortalità era del 99,4%, contro uno striminzito 2,5%, stando alle mie prime stime attuali, già dai primi giorni. Stime in questi giorni rivedute al ribasso.

Le dinamiche comportamentali non sono differenti e mi riferisco al romanzo di Tom Clancy, “Potere Esecutivo”, dove il  Presidente degli Stati Uniti, Jack Ryan, mise in atto il piano estremo, denominato “segregazione”, quella che noi, volgarmente, chiamiamo quarantena, con le stesse identiche dinamiche che ha prima applicato la Cina, nella provincia epicentro dell’epidemia e poi successivamente quanto sta accadendo oggi in Italia, con due regioni, con alcuni comuni in quarantena.

Il principio è lo stesso: segregazione, come dicono gli americani, dato che siamo assai anglofoni, quando ci fa comodo.

E ora veniamo al punto essenziale, perché trovo più che legittimo e giustificato il panico che si è scatenato nella popolazione. Per un motivo molto semplice. Perché il principio di precacauzionalità che legittimamente vale per i singoli Stati, per proteggere la salute dei cittadini, come loro dovere. Ebbene questo principio, ha avuto, come era lecito e legittimo aspettarsi, conseguenze sociali ed economiche a cascata. Non va dimenticato che in tempi oscuri, come sta accadendo da quasi un mese, vale, sia per gli Stati che per i singoli cittadini, il principio del “Si salvi chi può” oppure “Ognuno per se e Dio – per chi ci crede, naturalmente vale  per tutti, dal macro al singolo.

Quindi è inutile stare tanto a menarcela ed ascoltare i media, i giornalisti e soprattutto i quotati esperti in tali materie, che nemmeno sono d’accordo tra di loro, che continuano a lanciare appelli alla calma e non farsi prendere al panico. “Di ad una persona di non fare una cosa e quella persona – o quella società – si comporterà in modo diametralmente opposto. Quindi, un po’ di psicologia inversa non farebbe male da parte di tv e stampa e social network.

Oggi ci si stupisce dei supermercati vuoti . Sarebbe stato assurdo se fosse stato il contrario.  Già, perché soprattutto i cittadini che si trovano nelle zone interessate alla “segregazione”, adoro il termine del romanzo di Tom Clancy, essendo letteralmente confinati entro il perimetro delle zone interessate è normale che, potendo recarsi solo a fare spese, facciano incetta di generi di prima necessità, fottendosene, legittimamente delle necessità e dei bisogni altrui, seguendo il motto latino: “Mors tua vita mea”, “La tua morte è la mia vita!”.



E cos'altro dovrebbe fare il singolo cittadino? Farsi fregare il cibo o il disinfettante, la mascherina – che dicono non serva un emerito cazzo, oltretutto – e lasciare che l’acquisti qualcun altro? Per la serie: meglio che stiano senza glia altri, piuttosto che rischi di rimanere senza io, questa è l’amara e naturale verità del dell’animo umano, a tutti i livelli, da quello politico, chiudendo la frontiere, non facendo atterrare  i voli, ma non i barconi della ONg, perché in Italia siamo dei geni, salvo poi metterli tutti in quarantena, a spese della collettività.
 Già, perché il ragionamento politico, è che crepino a casa loro e non vengano ad appestarci in casa nostra, salvo poi dirsi indignati quando siamo noi che rischiamo di andare ad appestare in casa d’altri, allora ci sentiamo offesi, se legittimamente ci sbattono la porta in faccia! Quanto siamo patetici e ridicoli, no?

Ma se lo fa il privato cittadino, che non vuole accostarsi allo  presunto untore straniero o di un’altra regione, ecco  che da infingardi, alcuni gridano al razzismo o altre amenità varie, dimenticando che lo stesso principio di precauzionalità applicato su scala individuale o locale. Ma ciò scatena l’esecrazione di politici e ben pensanti, che pochi minuti prima avevano ordinato lo stesso, su scala internazionale, regionale o comunale, impedendo l’accesso o l’uscita delle persone dalle zone interessate, oppure chiudendo corridoi aerei o ferroviari.

Diciamocelo, il Corona Virus ci fa cagare sotto tutti, nessuno escluso. Sia esso il politico, come l’ultimi dei tangheri ubriaconi di qualche villaggio sperduto in mezzo ai monti.

 Perciò ribadisco il concetto: l’altruismo in certe situazioni può significare rischi per se stessi e per i propri cari. E smettiamola di fare gli ipocriti: ci si  dispiace solo se si ammala o muore una persona vicina, un amico, un parente, un conoscente, ecco che allora la cosa diventa una tragedia e un dolore personale. Per tutte le altre morti, vale la frase che viene attribuita ad “Acciaio – in italiano –  Stalin: “Un morto è una tragedia, un milione di morti sono una statistica”, ecco perché a i morti altrui, checché  se ne dica pubblicamente, solo per convenzione sociale, de facto, se non direttamente o indirettamente collegati, non ce ne può fregare di meno.

Ora, dopo questa immersione nel cinico e nel pragmatico, veniamo alle presunte buone notizie, se ce ne sono.

Il virus non è molto mortale, il tasso di mortalità non supera il 2,3% e ciò significa che se anche contagiasse tutti gli abitanti del  terzo pianeta del Sistema Solare, per chi non lo sapesse, questi è il pianeta Terra, il numero totale dei morti non supererebbe i 300 milioni, rispetto al numero di abitanti attuale, la continuazione della razza umana sarebbe comunque garantita. Niente estinzione, oppure solo rimandata.

Un’ altra nota “positiva”. È un virus che in minima parte aiuta i vari sistemi pensionistici, in quanto la maggioranza delle vittime sono persone molto anziane –  sovente con già malattie croniche e scarse difese immunitarie  e il Corona Virus o Covid-19 gli assesta solo un piccolo colpetto, scaraventandoli all’altro mondo –  quindi pensionati e ciò garantisce, seppur in modo al momento minimale, minori pensioni da erogare agli ultrasettantenni. Insomma, una forma letale dalla vita di “Esodati!”.

IL tasso di guarigione sembra essere, il condizionale è d’obbligo, dato che al  momento non ci sono certezze, assai elevato, oltre l’80%. Sembra che i giovani, sotto una determinata fascia di età, se lo possano beccare, ma senza alcun tipo di conseguenze.
 Insomma, per la serie, ci sta un’anarchia di informazioni scientifiche e mediche che sovente si contraddicono a vicenda, il che porta a pensare che il famoso detto “La scienza non è democratica” di Roberto Burioni, continui ad essere smentita dai fatti e   i precedenti circa il fatto che la scienza è democratica, sono innumerevoli, ma non è questa la sede di tale approfondimento.

Che altro aggiungere: reputo in queste situazioni l’egoismo individuale un diritto e un dovere civico per salvaguardare soprattutto se stessi e i propri cari, tutto il resto è relativo.
Se qualcuno prova a dire qualcosa in senso opposto, basta pensare alla reazioni delle borse, alle ingenti perdite che hanno subito in queste settimane e di come sia schizzato alle stelle prezzo dell’oro, come bene rifugio. 

Ciò che vale per la finanza, allo stesso identico cinico modo, vale per gli Stati, le regioni, i comuni, le città, i paesini, i singoli cittadini, dove ognuno, a modo suo, è tenuto a tutelare se stesso e  propri interessi.
Ad una sola condizione: rimanere all’interno della legalità e poi tutto il resto  è un diritto ed è consentito.

Marco Bazzato
25.02.2020

domenica 29 dicembre 2013

Caterina Simonsen e la "civiltà" di alcuni animalisti

Ho sempre aborrito la viltà degli animalisti, considrandoli alla stregua di una metastasi, una nemesi, una cancrena sociale endemica che uccide l’intelletto, che onnibula la ragione, perchè vogliono portare il mondo nell’oscurantismo scientifico, uccidendo la ricerca, nel nome della loro folle ideologia nazi-comunista o comunisto-nazista, tanto  sempre di stessa merda si tratta.

È cronaca di pochi giorni fa, dove una giovane donna di venticique anni, oltretutto studentessa di veterinaria, e quindi l’amore per gli animali gli nasce da dentro, ma conosce anche la medicina, e che che ha avuto l’onestà di di dire la verità su facebook, ossia che costei a causa di gravi malattie genetiche, oggi continua a vivere grazie anche alla sperimentazione animale. Ebbene questi paladini dell’umanità, questi difensori dei deboli e degli oppressi, hanno avuto  la disumana infamia morale di augurarle la morte:
 “Per me puoi pure morire domani. Non sacrificherei nemmeno il mio pesce rosso per un’egoista come te” (1), oppure, “Magari fosse morta a 9 anni, un essere vivente di m... in meno  ..

Perchè ecco chi sono oggi gli animalisti, bestie inferiori come intelletto e come sensibilità alla sensibilità degli animali che dicono di proteggere, ma fondamentalmente vili e codardi.

Sì lo ribadisco, persone vili e codarde, perchè se da una parte si arroccano il diritto di difendre gli animali, da chi e da cosa non si è mai capito, ah, sì, dalla sperimentazione aninale, beh, però questi  falsi paladini degli animali, non hanno i coglioni, e in questi giorni ne ho sfidati assia più di uno pubblicamente, a  riuncuiare a qualsiasi tipo di cura farmacologica o medica, per se stessi e per i loro cari, pur di esere fedeli ai loro principi da buffoni,che a livello astratto sono pronti a difendre con la morte – quella altrui – ma guai a toccargli un grammo del loro miserabilissimo diritto alla salute e all’accesso a terapie farmacologiche, anche di semplici farmaci da banco, se prima sono stati testati sugli animali.

Risposte ricevute da questi paladini degli animali? 0 (zero) assoluto.

Forse da questi babbuini – che manco devono offendersi visto che considerano gli animali identici a loro, con tutto il rispetto per i babbuini, vengo considerato un provatore, uno che vuole il loro male, uno che offende, o che si attaca al capello...Eh sti cazzi! Mi è sembrato di trovarmi innanzi a quella battuta grassa, considerata,  a seconda dei punti di vista, omofoba,  che si ode spesso: sono tutti bravi a fare i busoni col culo altrui.  Ma quando il culo in gioco è quello loro o di qualche famigliare rimangono muti come cani a cui hanno tagliato le corde vocali, abbassano le orecchie e si infilano addirittura la loro coda in culo, pur di salvarsi la pelliccia, pardon la pellaccia, ingurgitando farmaci in quanità industriale, e che vadano a farsi fottere beagle, topolini bianchi, cani, gatti, scimmie o quantìaltro...senza contare che nessuno di questi paladini degli animali muove un dito contro l’irrorazione estiva di prodotti chimici contro la ezanzare e manco si sognano di fare una manifestazione di piazza per salvare i topi dalla deratirizzazione, che crepano come le zanzare, avvelenate..., dimostrando così che non sono altro che puzzole vigliacche, ipocrite e sepolcri imbiancati di menzogne mediatiche!

Se vivessimo in un paese utopicamente perfetto, quasi a misura di bestialisti, il legislatore, risparmiando miliardi di euro sulle spese mediche, promulgherebbe e il parlamento approverebbe una norma ove a tuttti gli  iscritti ad associazioni animaliste, antivisezione e affini, in modo preventivo viene negata qualsiasi tipo di assistenza medica, da quella farmacologica e da banco, fino a ricoveri ospedalieri e agli interventi chirurgici, visto che il sapere dei medici passa anche per la storia della sperimentazione animale. È logico che il divieto di accesso alla cure mediche, esteso ai famigliari, mogli, figli o conviventi, indipendentemnte dall’orientamento sessuale dei medesimi, ribaltando il concetto  dell’odiato fascismo, riscrivendo l’assioma e tramutandolo in: colpiscili tutti per educarne qualcuno”.

  E i miliardi risparmiati ogni anno sulle prestazioni sanitarie o rimborsi del Servizio Sanitario Nazionale, andrebbero a finanziare un fondo per la ricerca e la sperimentazione, usando anche cavie animali da laboratorio, ma salvando, grazie alla legge che lo imporrebbe, l’obbligo di obiezione di coscienza degli animalisti e i loro fiancheggiatori verso i farmaci e le cure mediche, se provengono o anche se hanno origini storiche, antiche o recenti, la coscienza e l’etica degli animalisti e dei nemici della sperimentazione animale, perchè è troppo comodo “volere la botte piena e la moglie ubriaca!”

Ma si sa, putroppo in Italia le cose semplici sono impossibili, però almeno in questo caso ci sta una nota positiva: forse finalmente gli italiani, con intelletto, si sono resi conto di chi o cosa sono veramente oggi gli animalisti, in quanto, e non è la prima volta che accade, anche se non mai in modo così ecclatante , tanto da interessare i media nazionali e le grandi  testate giornalistiche, sovente nei social network si trovano creature subumane  prive di umanità, che per vendicare un cane, un gatto, un uccellino – demandando il compito ad altri a farlo al loro posto, perchè codardi anche in questo caso –  ogni genere di tortura e di sevizie all’umano, reo a loro dire di aver ucciso un animale, quando per punire nel modo adeguato ci stanno già le leggi che li tutelano comuqnue, in quanto vittime di rieati.

Questo è il messaggio di solidarietà che ho lasciato nella pagina Facebook di Caterina:

Ciao Caterina,


Ti offro il mio pieno e incondizionato sostegno morale contro quelle “persone” che ti hanno insultata e ti hanno augurato la morte solo per aver difeso la sperimentazione animale. Sovente mi sono scontrato con questa gentaglia, avrei altri termini da utilizzare, ma sono nella tua pagina e mi trattengo per rispetto nei tuoi confronti.
I bestialisti, come li chiamo io, sono intellettualmente ottusi, radicali impazziti che commettono atti di terrorismo mediatico e non con le loro scorribande. Sono soggetti mentalmente instabili, visto che non si rendono conto manco delle ovvietà, ma se li metti con le spalle al muro, con i fatti, beh, tacciono come vermi senza arte e nè parte. Ho sempre chiesto a costoro, se avessero un famigliare, o se loro stessi fossero affetti da una malattia rara, ma anche normale, diciamo, sarebbero disposti a non farsi curare perchè i farmaci prima sono stati testati sugli animali, condannando così se stessi, un loro figlio, la loro moglie o quant’altro? Silenzio assoluto, coda in mezzo alle gambe e orecchie abbassate, perchè non sanno rispondere.
Io poi sarei anche dell’idea di scrivere nei “bugiardini” dei farmaci il numero di cavie che sono state utilizzate durante i test, non solo la posologia e via discorrendo, ma tutto, proprio tutto, in modo che i “bestialisti”, una volta letto il “bugiardiono”, possano segliere se seguire la loro ideologia bacata, oppure se salvarsi la loro intuile pellaccia.
Non ti crucciare per questi subumani, non sono nè persone e nemmeno animali, sono solo esseri inferiori che il più delle volte non sanno nemmeno cosa sia un letto di ospdeale, una serie infinta di esami, degli interventi chirugici e una sfilaza di medicinali da far impallidire lo stesso farmacista...augura loro invece lunga vita, perchè la natura e l’esistenza gli ha già maledetti abbastanza, essendo “bestialisti” idioti, oltre che persone , a cui però, prima o poi l a natura e il destino le farà pagare tutte,fino all’ultimo.
Ti auguro un 2014 sempre migliore dell’anno che sta per finire, sperando che la tua salute possa avere dei migliramenti e che continui ad essere te stessa, fottendotene di questi scellerati dal cervello bacato!

La cosa positiva di tutta questa faccenda?

Che il movimento bestialista, pardon animalista, ne esce al momento sconfitto sul fronte della comunicazione, come è giusto che sia e si auspica che sia l’inizio per un risveglio della coscienze e degli intelletti, lavati e onnibultati da una propaganda reazionaria e nemica della scienza e della ricerca stessa.

E adesso, bestialisti, insultatemi fin che volete. Dei vostri insulti come diceva il Conte Mascetti, “mi importa sega!”, vi risponderò e come dicono gli americani con un bel: “Fuck You”, aggiungendoci anche un bel “gesto dell’ombrello”, con tanto di dito medio alzato, perchè la vita di un essere umano malato vale mille volte di più di quella di qualche centiana di topolini o di beagle e sopratutto della vita degli animalisti fanatici e folli, perchè i veri amanti degli animali usano la ragione!

Marco Bazzato
29.12.2013


mercoledì 31 luglio 2013

Guida pratica per schiattare dal caldo e dall’afa in ferie e non!

Si dice che la madre degli idioti metta al mondo figli dementi, però, in questa calda estate si sa che non sono mai abbastanza e questa piccola guida, da non mettere in pratica, mai, è utile nella malcapitata idea che poi si gridi alla scampata tragedia, alla tragedia anncuiata o alla tragedia consumata.

In citta:

Cosa fare quando la temperatura supera i 37º e dall’afa che fa sudare i maschi come maiali e le femmine come  scrofe,  messe a rosolare sul fuoco  alle tre del pomeriggio,  nelle città, sfortunatamente svuotate dal traffico e dallo smog?
Intanto niente abiti di contone  o leggeri, meglio l’acrilico, il sintetico, se femmine gli stivaloni da baldrarcca, rigorosamente in plastica o  per le più abbienti in pelle di orso siberiano – che per fare incazzare glianimalisti deve essere rigorosamente una specie protetta e ammazzato di frodo – , con calze di mylon o calzettoni di lana.

 Le crape di maschi e femmine non va coperta nè con cappellini e nè con bandane o altro, rischiano di diminure la temperatura, quinidi il cervello non si frigge.

Lavarsi come nel medioevo, ossia durante le feste comandate o al massimo  una volta la settimana. Non usare i tanto reclamizzati prodotti antisudore o le creme contro gli eventuali pruriti vaginali, causati da zecche o funghi internni o esterni della bernarda.

 Parafrasando l’Ignazio la Russa di Fiorello: “”L’essere umano deve puzza, al massimo mettere del formaggio grana sulla pelle!” Questo fa godere gli  ambientalsiti radicali come  se fossero dei fortunati affetti dalla “Permanent Sexual Arousal Syndrome” (PSAS, se mediamente fortunati, da orgasmi multipli, se semplcemente fortunati da orgasmo a cadenza annuale o se sfigati, completamente frigidi.



Sono consigliate le bibite gassate, molto giacchiate, meglio ancora gli alcolici: birra, vino, whisky, grappa, ideali  congestioni o infarti, se no si è più di primo pelo.assolutamente sconsigliato in questi casi la modica quantità, l’etilometro deve schizzare alle stelle anche ad un metro di distanza.

 Niente bevande dissetanti o gelati. I beveroni a base di frutta sono out, tabù, pornografia liquida da vietare a tut le età. Anche se alcune tendendze dell’antisalutismo radicale consigliano di non assumere alcun tipo di liquidi, anche per giorni e giorni,  quando le temperature sono canicolmente africane o più specificatamente congolesi!

.  Al posto della verdura. un ottuplo Woohper del Burger King, ossia con otto hanburger,  dal peso di 113,5gr, pari ad un totale di 567,5gr,  e tre porzioni giganti di patate fritte, oppure costate di maiale, ossetti con polenta e funghi, salse varie, stile chili o tabasco, purchè piccanti, meglio ancora se si ingurgitano anche una decina di peperoncino Habanero, i quali vanno, come  piccantezza,  dai 200.000 ai 350.000 della scala di Sconville. Chiaramente le porzionioni, non importa se di pasta o di carne devono essere abbondati. Per la pasta mai meno di 180 grammi, mentre per la carne, meglio se di maiale e grigliata, che va abbondantemente espeziata e salata, le singole porzioni, mao inferiori ai 900gr – il vostro colesterolo e la pressione vi ringrazieranno di cuore!

Per smaltire il pasto si consiglia una corsa sotto ilsole rovente, mezzora dopo il pranzo, quando è iniziata la digestione, senza rinunciare ad almeno tre sigarette, da fumarsi al trotto, meglio se queste hanno  un alto contenuto di nicotina e catrame,possibilmente al mentolo e senza filtro. È chiaro che sono  sconsigliati i parchi pubblici, le zone verdi. L’ideale sarebbe correre dietro ai camion, meglio se vetusti, visto che il particolato è più elevato. In mancanza di ciò va bene fare footing – che non signfica fottere in corsa, chiavare o fare una sveltina, anche da soli –  dietro ad auto vetuste, peccato che ne esistano poche senza catalittica e che sia sparita dalla circolazione la benzina super al piombo!

Al mare:
La spiaggia è un altro capitolo delicato.

Chiaramente a livello alimentare valgono le stesse regole  della città, ma non va dimenticato che il sole va preso nelle ore più calde della giornata e che non vanno utilizzate in alcun modo le creme antiabbronzati o protettive. Anzi, sarebe meglio se si sta delle ore sotto il sole di bagnare la pelle con acqua di mare, favorisce le scottature, le bolle e le ustioni sulla pelle. Se si prende il lettino, per non finire a righe al termine della giornata, non usare il parasole per la zucca, il biaco latte, stile rigor mortis,  della crapa e il rosso fuoco del resto del corpo non fanno pandance, meglio una tinta unita omogenea.

Lo stesso vale per i bambini – se siete genitori sciagurati!.

Il bagno in mare, rigosamente a digestione iniziata,ossia dopo mezzora dal termine del pranzo. Per assicurarsi una buona congestione, è bene accertarsi di essere satolli come otri e che lo stomaco non possa ingurgitare manco un  bicchiere di birra gelata o di whisky on the rocks. È comunque “consigliato” fumarsi anche in questi casi almeno tre sigarette senza filtro, ad lto contenuto di nicotina e catrame e al mentolo, per poi tuffarsi, mentre i polmoni faticano a prendere aria.

 Lo stesso rito del fumo va ripetuto, se non si schiatta durante la nutoata per congestione o per arresto cardiocircolatorio, appena si risale a riva, quando i polmoni sono bene aperti per via dello sforzo.  Se  in questi casi sentite strani formicolii al braccio sinistro, dolore al petto o che metà parte del corpo è informicolata, o provate dolori alla nuca, non preoccupatevi, si sta solo avviciando un principio di infarto o di ictus. Si consiglia in questi casi  di pregare o bestemmiare a seconda delle attitudini, potrebbe essere il vostro ultimo giorno di vita.

 È chiaro che i maggiori fortuanati in questa roulette russa estiva sono sempre gli over quaranta, che non fanno moto durante l’anno e sono svorappeso, mentre gli altri, quelli altetici e sportivi, potrebbero essere discriminati dal fato, dalla sfiga del che tutto va bene, ma non disperarti, potrebbe toccare proprio a te, mio fedele lettore o lettrice. Tutto sta a provarci.

Ora, cari lettori, avete in mano tutti gli strumenti per scelgiere se usare il discernimeto o essere idioti e predisposti a far lavorare l’ambulanza con tanto di defibrillatore e ossigeno, se in città, o far lavorare i bagnini, che passano la maggor parte del loro tempo a guardare il culo delle bagnanti fighe, a fare commenti tra di loro sulle più cesse, su quelle che hanno le tette cadenti e il culo così flaccido che tocca la sabbia, tanto da crreare mentre camminano una pista per le biglie, come consiglia la nonna a Chiara, nella famosa pubblicità della Tim.

 I maschi invece? Quando passano davanti ai bagnini con i loro fisici scolpiti e i muscoli in bella mostra, guardandosi il ventre rigonfio di birra e vino, bestemmiano e li malediscono, sapendo che trombano come ricci, mentre loro, i bagnanti panzoni,sono costretti ad accontentarsi dei quarti di bue che hanno per mogli o compagne o andare via di manovella, se single,  collegati ad internet, immaginando come diceva Pop Merril ne “La metà oscura” di fottersi qualche “Nobifiga di città”  mentre i bagnini sguazzano senza soluzione di continuità, puciando il randello ogni notte nei ventri di vulve imperiali, dai ventri piatti e dalle mammelle dure come marmo di Carrara.

In ogni caso: buone ferie a  coloro che possono, usando discernimento e ragione!

Marco Bazzato
31.07.2013

domenica 28 aprile 2013

Inizia il governo di Enrico Letta. A colpi di pistola!



Non si può certo dire che il governo Letta non sia iniziato in modo scoppiettante.

Durante il giuramento dei ministri, un cittadino qualunque, incensurato, sano di corpo e di mente, muratore disoccupato, divorziato e appassionato giocatore ossessivo-compulsivo, affetto da ludopatia, stando ai TG , cercando un gesto eclatante, da  aspirante suicida, ha ferito due carabinieri e una passante – ai tre si esprime  tutta la solidarietà e gli auguri per una pronta guarigione – davanti  Palazzo Chigi, lasciando sul terreno sette bossoli di pistola.

 Questo dimostra come il Paese, la gente normale, non terroristi con piani eversivi in mente, sia giunta al capolinea e che non scelgano più le periferie o le cittadine o i paesini della provincia profonda per i loro atti di protesta, ma quasi come una “Marcia su Roma” (1) degli aspiranti suicidi, abbiano deciso di andare al centro del potere politico per manifestare nelle forme e nei modi che ritengono più consoni, anche se illegali, il disagio, la frustrazione, la rabbia e anche l’odio accumulato nel corso degli anni, causato da una classe politica che ha pensato esclusivamente ai loro veti incrociati, ai cruciverba in Parlamento, al rimpiattino spartitorio.

E la summa teologica di questo assioma, questo Orizzonte degli Eventi è che il neonato governo di Enrico Letta, membro del gruppo Bilemberg  (2), autore del libro “Morire per Mastricht” ((3), Laterza, 1997,  èl’apoteosi del grande inciucio, dell’ammucchiata più orgistica e lasciva, perversa e contro natura di quella che commetteva  “La grande Prostituta di Babilonia”  (4), dove, come al tempo dei governi  monocolare democristiani, i ministri sono stati nominati utilizzando il famigerato “Manuale Cencelli” (5), per la spartizione delle poltrone.. Nei posti chiave troviamo le “triadi” dei grandi vecchi dell’asse PD-PDL e la lista di civica di Mario Monti, con l’aggiunta del prezzolino ammazza-feti “con la pompa da biciclette”  (6) negli anni settanta. di Emma Bonino, che da decenni, pur di avere incarichi e poltrone, essendo il Partito Radicale da lustri non più grande di una cellula cancerogena, un colpo era di sinistra, con gli ex, post comunisti ed uliveti morti di Prodi e un altro di centrodestra, facendo il salto della quaglia nel partito di Berlusconi, pur di salire, come il furbo Jerry, dalla sedia, fino al frigo, alla ricerca del formaggio.

Si dice che questo sia l’esecutivo più giovane della storia Repubblicana. Certamente se si vanno a vedere i ministri senza portafogli. Sì, ma guardando all’interno dei ministeri chiave, beh,  le cose cambiano radicalmente e l’età si alza come la stessa pressione con cui escono i bambini liquidi, durante l’eiaculazione precoce degli ultrasettantenni, malati di prostata.

Ma ci sono due sorprese tra i ministri, senza portafoglio naturalmente, essendo di nascita straniera, la prima è la nativa congolese, naturalizzata italiana Cecìlie Kyenge, (7), che sembra un incrocio tra Florence Jhonston, la cameriera dei Jefferson (8) e quel mastino dal pugno di ferro, ora scomparsa all’agone politico,di Condolezza Rice (9), Segretario di Stato degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione di George W Bush senior. Quello che è saltato all’occhio, durante il giuramento tenutosi oggi, è la statura, del neoministro per l’integrazione, che sembrerebbe essere alta grosso modo come Renato Brunetta (9), sbeffeggiato dal “grande” Premio Nobel per la Letteratura, Dario Fo (10), che in gioventù si arruolò come volontario nell’esercito della Repubblica di Salò. E visti i suoi trascorsi di giovane fascista, ci si augura che possa utilizzare gli estesi epiteti alla congolese naturalizzata italiana, riferendosi alla sua statura, magari rimembrandosi i versi di “Faccetta nera”, che nel ritornello dice: “Facetta nera/bell’abissina/aspetta e spera che l’ora si avvicina…” o che  il Premio Nobel consigli a Edoardo Vianello di rielaborare i “I Watussi”, che nel testo dice: “Nel continente nero/alle falde del Kilimangiaro/ ci sta un popolo di negri che ha inventato tanti balli…siamo i Watussi/ siamo i Watussi/ gli altissimi negri…”, il tutto alla luce dell’onestà intellettuale che la sinistra da sempre gli riconosce.

È chiaro che Cecìlie Kyenge, neoministro per l’integrazione è stata messa lì tanto per fare figura  a livello internazionale, e come paravento da eventuali critiche che dovessero saltare fuori durante il suo operato a favore degli immigrati, in quanto si utilizzerebbe il colore della sua pelle come cartina tornasole per etichettare come razzisti quanti, dentro, ma soprattutto fuori il Parlamento, ossia la società civile, si opponessero a determinate riforme che la sinistra volesse attuare, anche cancellando la legge Bossi-Fini. (11).

La seconda straniera, naturalizzata italiana, per matrimonio, è Jhosefa Idem (12), che da canoista pluripremiata, è diventata, senza alcuna esperienza politica, Ministro per le Pari Opportunità Sport e Politiche Giovanili, sotto le fila del Partito Democratico. Ora resterà da capire se la Idem, quando ci saranno contenziosi economici, in seno all’Unione Europea, tra il rigorismo tedesco e il lassismo italiano, se sceglierà, contro gli interessi nazionali italiani, il rigorismo di matrice teutonica o se si sarà italianizzata e quindi uniformata, rinunciando, politicamente parlando, a quel rigore che per decenni aveva messo durante la sua carriera agonistica,diventando  po’ come Arlecchino nella commedia di Goldoni: “Il servitore di due padroni” (12)..

Ma l’apoteosi della “Supercazzola” (13)del Conte Lello Mascetti-Enrico Letta – Ugo Tognazzi R.I.P. –  ls si ha con l’innalzamento all’augusto soglio del Ministero della Salute di Beatrice Lorenzin, in quota PDL,  (14), diplomata in un liceo classico e senza alcun tipo di conoscenza dei meccanismi che regolano il mondo della medicina e della salute, essendosi occupata di altro nella precedente legislatura.  Forse è stata messa lì per rinverdire, grazie ad Enrico Letta i “fasti e il radioso futuro” commessi da Maria Stella Gelmini, quando era alla Pubblica Istruzione.

Se si deve affossare definitivamente la salute pubblica. Beatrice Lorenzin è la persona adatta per prendere ordini dai mondialisti del l Bildemberg e della Commissione Trilaterale (15) per le riforme, leggesi privatizzazione della Sanità. E un partito di centrosinistra, che in teoria dovrebbe essere a favore delle fasce più deboli, in un ministero chiave e delicato come quello della Salute ci mette un soggetto di centro destra. Misteri della Fede o più semplicemente l’Italia e gli italiani debbono obbedire, senza fiatare, agli organismi sovra e transnazionali?

Se i botti di questa mattina sono l’antipasto di quello che in futuro potrebbe avvenire in Italia, visto il perdurare della depressione economica, il governo L Enrico Letta-Silvio Berlusconi potrebbe accelerare il restringimento delle libertà individuali, nel nome della “loro” sicurezza.

 L’Italia, in virtù della futura stretta economica, causata dal MES (16), potrebbero essere in molti i liberi cittadini che sceglieranno nel prossimo futuro i piazzali innanzi ai palazzi del potere, per cercare di porre fine alla loro vita.

Oggi resta da capire se l’aspirante suicida sia stato fortunato a salvare la pelle, o se le Forze dell’Ordine non abbiano agito con eccessiva mollezza, in quanto negli Stati Uniti, in una situazione del genere, il soggetto sarebbe stato crivellato di colpi, tanto da diventare uno scolapasta insanguinato, riverso a terra.

 Morto.

Marco Bazzato
28.04.2013

venerdì 11 gennaio 2013

Clown negli ospedali? Per carità…


La cosa peggiore negli ospedali quando si è infanti o bambini? Oltre  naturalmente le grida, la paura con il suo tanfo nauseante che ti si attacca addosso, le flebo, gli esami – anche se a me personalmente gli esami del sangue sono sempre piaciuti…il medico che ti cerca la vena, ti infila l’ago, non la becca, inizia a rigirarti l’ago dentro la carne, bucandoti la vena, facendoti uscire un ematoma, che rendendoti il punto la pelle, piena di sangue, sottopelle, molto simile alla ferita causata ad Actarus, il Principe di Feed, pilota di Goldrake, di Atlas Ufo Robot – i cateteri, il freddo dello stetoscopio sul torace infreddolito, la calligrafia illeggibile del dottore e le minestre ospedaliere, una vera sbobba mai mangiata, visto il tanfo che emanavano, almeno quelle al IV piano del Monoblocco dell’Ospedale Civile di Padova, nel reparto di Urologia, quando nel corso degli anni  ’80, vi rimasi “detenuto” per cause nefrologiche dovute a problemi genetici, come si usa dire oggi, congenite come si diceva fino a pochi decenni fa. Ebbene oltre a quanto soprascritto, la maggior rottura era la visita di losche figure, non importa se di sesso maschile o femminile che arrivavano con i loro camici blu o rosa a far giocare i piccoli degenti,due volte la settimana, per non più di un ora al giorno, di pomeriggio abitualmente, dopo il giro dei dottori.

L’evoluzione di quella perversione si è evoluta grazie ad un bischero americano, tale Patch Addams  (1),che nel 1971 ideò la terapia olistica conosciuta come clownterapia (2).

Come molte idee bislacche americane, vedi Babbo Natale, un prodotto della Coca Cola, oppure Halloween, anche questa ha attecchito, come la gramigna, essendo nate associazioni no prfot di clownterapia dedite, e piene di buone intenzioni, atte a fardivertire i pazienti, con i loro membri alabardati come tanti Pennywise, il clown danzante, Booby Grant, It, Esso (3) pronti a succhiare l’energia vitale, emessa in abbondanza dalle tempre malate ma desiderose di guarigione, dei piccoli degenti.

La cosa che allora ma anche oggi, era il fatto che delle stronzette, almeno quelle dei miei tempi erano delle ragazzotte, per fortuna passabili e non dei cessi, entrassero nelle stanze alabardate di giocattoli, costruzioni, macchinine, dove con la scusa di far divertire i bambini, queste allora e forse anche alcuni pagliacci dediti alla clownterapia, si comportavano come i gatti che, secondo alcune leggende, succhiano l’energia vitale ai bambini, non diverse a modo loro dalle vampiresse succhiasangue!.

La scusa che adottano questi  Pennywise è che gli si riempie il cuore quando vedono il sorriso sbocciare, come un fiore malato, dal volto dei bambini. Ma questi non vogliono o fingono di non capire, che a un bambino malato, quel sorriso, proprio in virtù della malattia che lo soggiace, è un sorriso o una risata estratta quasi a forza, come se un dentista volesse estrarre ad un paziente impubere il dente del giudizio, senza anestesia, all’insaputa della madre, mettendogliela poi comunque in conto.

Ricordo ancora come le mamme di quando ero ricoverato, spingessero i figli a giocare con le “signorine,” come venivano chiamate, non per il bene della distrazione dei figli malati, che sovente si accostavano a costoro a malavoglia, anzi, qualche volta quasi piangendo, vendendosi “costretti” a giocare, per dare un po’ di tregua alle madri che facevano assistenza ai piccoli.

Non ho mai giocato con quelle “signorine”, oltretutto vedendo come alla fine i miei compagni di “prigionia” si accostavano recalcitranti a quelle donzelle dagli giochi di ghiaccio e dal – falso –  sorriso facile, in modo non dissimile da quello di un puledrino che viene costretto a forza a trottare verso un ostacolo.

Oggi come allora,almeno io ricordo bene la Pediatria dell’Ospedale Civile di Padova, luna delle cose peggiori erano le stanze dei bambini, così tristemente ricche di colori e immagini della Disney o altro, come se Paperino, Qui, Quo, Qua, Nonna Papera, Zio Paperone  o i colori sgargianti alle pareti potessero lenire il dolore e la sofferenza. E un bambino, purtroppo a volte è peggio di un cucciolo di cane ammaestrato, ossia per compiacere pagliacci, clown, Pennywise e genitori, è costretto a mentire, fingendo di divertirsi, sorridendo e ridendo forzatamente come un ebete perché altrimenti i presunti sguardi assenti, ma presenti dentro l’universo inesplorato e inesplorabile della sua mente, vengono interpretati come scontrosità, scarsa volontà di collaborare e interagire con il mondo esterno, come una sorta di autismo protettivo, che porta i saccenti a reputarlo poco incline alla volontà e alla voglia di guarire e  per questo il piccolo deve continuamente essere costretto a distrarsi con immagini apparentemente allegre, ma che per costui, in quanto malato, trasmettono solo rabbia, odio e profondo disgusto, perché i Pennywise o le immagini di Paperi, Sirenette, Mulan e via discorrendo, gli unici dolori di carta che hanno patito sono quelli imposti gli sceneggiatori.

A mio avviso appestare gli ospedali, le cliniche pediatriche di spacciatori omeopatici di filosofie clownesche è un insulto alla ragione e alla malattia stessa dei minori, in quanto questi sognano spazi aperti, sognano e bramano di sgambettare, correre a piedi, in bicicletta, cadere e sbucciarsi le ginocchia, cieli azzurri incontaminati, anche se sovente dai piani alti degli ospedali si vedono nuvole di smog, arti e menti che rispondono ai comandi che il cervello invia e la volontà ferrea e combattiva d’uscire dal tunnel della sofferenza e della malattia, se questa è clinicamente, farmacologicamente o chirurgicamente vincibile, altrimenti in ogni caso, vista la giovane età combattono, accettando il fato che le sorelle Cloto, Lanchesi e Atropo, le  figlie del “filo” del “destino” “ineluttabile”, hanno in serbo per costui.

Oggi i Pennywise ospedalieri fanno capo a Onlus, Associazione No Profit, che sovente fanno lavorare gratuitamente i volontari,sebbene queste ricevono finanziamenti statali, regionali o comunali per il sostentamento, facendosi belle alle spalle dei minori malati e di chi crede di farli divertire, ma i  piccoli malati hanno bisogno di ben altro per guarire: hanno bisogno di una buona sanità, di medici e paramedici preparati, di servizi per i genitori e non di buffoni con il naso rosso, la faccia pitturata ei capelli posticci, che strappano sorrisi forzati e non essere “usati” per i divertimenti ludici da adulti estranei al loro consesso familiare.

Marco Bazzato
11.01.2013




venerdì 14 dicembre 2012

Maratona Telethon: ha senso donare euro a fondo perduto?


È partita la ventitreesima maratona Telethon, dove i cittadini, in piena crisi economica sono invitati a donare denaro, con i governi che continuano a fare tagli alla sanità, alla ricerca, alla scuola, a una fondazione privata, presieduta da Luca Cordero di Montezemolo,, nelle forme e nei modi più disparati, partendo dai 2 fino ai 2.000 euro.

La solidarietà è una libera scelta, ma continuare ad andare a chiedere da quasi un quarto di secolo denaro, quando specie in questo ultimo anno, con un governo che ha tagliato e tassato il passabile, salvando le fondazioni bancarie e non, la chiesa e le organizzazioni “no profit” dal pagamento dell’Imu, è una contraddizione di termini. Da una parte si fa risparmiare ai ricchi, a chi ha un’elevata capacità contributiva, dall’altra parte una maratona di “accattonaggio mediatico”.

Forse sarebbe meglio destinare gli euro al barbone senza casa, o a chi, nel pieno delle festività natalizie è meno fortunato e può acquistarsi un pasto caldo, sicuri che il denaro vada a una persona fisica ben definita? Ma donare 2, o più euro, ad una Fondazione serve per lavarsi la coscienza, evitando di guardare negli occhi chi soffre.

Si chiede denaro ai cittadini per cercare la cura a malattie genetiche, nobile intento, per carità, ma non sarebbero stati spesi meglio questi ventitre anni se si fosse investito sulla ricerca genetica preventiva, creando esami genetici obbligatori e non invasivi ad hoc per le coppie – legalmente sposate – che decidono di fare figli, , dove le coppie, cocenti dei rischi genetici di un eventuale gravidanza, possono risparmiare ai futuri figli la venuta al mondo, tramite la legge 180 sull’interruzione della gravidanza?

In fin dei conti il “controllo qualità” viene effettuato in qualsiasi azienda seria, degna di questo nome, che vuole tenere alti gli standard produttivi e di sicurezza, per se stessa e per gli altri, e quindi anche la ricerca genetica dovrebbe camminare pari pari, mettendo al primo posto la prevenzione e, se possibile un eventuale cura, o almeno assicurare una vita decente, visto che poi, lo Stato taglia su servizi alle persone disabili o portatrici di malattie genetiche invalidanti, come ad esempio  le accompagnatorie?

A ben ragionare, ci si trova nella contraddizione politica che da una parte si tagliano i servizi ai cittadini, ma dall’altra si chiede di contribuire alla ricerca di cure, trascurando la prevenzione genetica, anche con campagne  pubblicitarie sociali ad hoc, imponendo legalmente ai futuri genitori a sottoporsi a controlli genetici, per evitare che mettano al mondo figli geneticamente malati.

A chi si indigna, pensando all’eugenetica, si metta la coscienza in pace.

L’eugenetica la si utilizza da anni anche in Italia, perché tramite l’amniocentesi e la villocentesi è possibile predeterminare se il feto è portatore di alcune malattie genetiche (1) e quindi se al “controllo qualità” non risultasse conforme a degli standard di vita soddisfacente per se stesso e in primis per i genitori, scegliere e/o imporre – ma questo è un problema che dovrebbe risolvere un parlamento sovrano e non condizionato –  l’interruzione della gravidanza.

Non va dimenticato che alla fine avere un figlio malformato geneticamente, quando la scoperta avviene a nascita avvenuta, diventa uno shock per i genitori e la famiglia e non tutti sono in grado di sostenere mentalmente e psicologicamente e psichiatricamente il peso un figlio portatore di una malattia genetica, anche se all’apparenza possono apparire forti, poi giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, alcuni tendono a necrotizzarsi dentro, giungendo a negare il problema del figlio, perché riesce a condurre una vita apparentemente normale, ma pur sempre, ma non in tutti i casi, prende coscienza d’avere una spada di Damocle puntata sul capo e/o la mannaia di due “boia sconosciuti, pronti a mozzargli la testa in qualsiasi momento.

Questi genitori nel corso degli anni marciscono nel cuore e vedono il figlio come un peso, come un costo, un fardello inconfessabile, anche se apparentemente ne parlano come se i loro traumi mentali non esistessero – perché rimossi, vantandosi dei i sacrifici che hanno fatto per costui, mentre in realtà, se possono, utilizzano ogni genere di artifizio immorale per spremergli denaro sfruttandolo, per i loro meschini interessi, utilizzando come arma di terribile violenza psicologica, frasi che fanno passare loro da vittime della situazione, vittime di un destino che si è accanito contro la loro serenità famigliare, arrivando a “trattenersi” nel corso degli anni cifre spaventose, a mo di risarcimento per i danni che costoro, nelle loro menti malate, avrebbero subito, dimenticando che le vittime non loro, in quanto che lo vogliano o no, sono i diretti responsabili, perché era loro il patrimonio genetico che si è mescolato malamente e malsanamente, come in un coktail maleodorante, dentro l’utero materno, che ha generato un figlio/a “storto/a e/o malformato/a.”

Oggi si dovrebbe in primis volgere verso la ricerca della prevenzione delle malattie genetiche, in modo che con la mappatura genetica, la ricombinazione e/o l’intervento sul DNA o sulla soppressione del feto malformato e/o portatore di malattie genetiche, si possa rimanere all’interno di standard di vita, una volta venuti al mondo, accettabili per la persona, per la famiglia e di riflesso per la società, con il fine poi che, nel corso dei successivi decenni, sarebbe quello di ridurre considerevolmente i costi famigliari, anche intesi come stress e traumi da parte dei genitori e di costi della società, eliminando alla radice, ossia entro pochi mesi dal concepimento, il problema.

Ma queste sono politiche sanitarie a lungo temine che dovrebbero essere messe in cantiere dalla politica, senza farsi condizionare da eventuali visioni ideologiche delle confessioni religiose dominanti, perché laicità dello Stato significa avere una visione a lungo termine e strategica, e non come abituale mene si fa, entro un ottica miope di misera tattica,perché non vuole affrontare e/o risolvere “i problemi prima che nascano”.

Il vero confine della ricerca genetica non dovrebbero essere le cure di “sopravvivenza” utilizzando i portatori di malattie genetiche come cavie umane per sperimentare, alla cieca, sperando di poterne osservare il non peggioramento, non il miglioramento delle condizioni di vita. Un po’ come i farmaci che non curano la malattia, ma i sintomi, perché la maggior parte di questi inibiscono.

Il fine ultimo della ricerca dovrebbe essere la genetica pura, la ricombinazione del DNA, garantendo dei determinati standard di “Purezza e genetica sanità  fisica”, indipendente da sesso, razza, nazionalità e/o religione e classe sociale, per avere degli standard “produttivi” e/o riproduttivi, magari preprogrammando la durata del ciclo vitale, confacenti con le aspettative dei futuri genitori, della famiglia e di riflesso, come fine ultimo, ma non per questo meno importante, della società stessa.

La malattia genetica potrebbe colpire statisticamente ogni bambino che ogni donna porta in grembo. La prima cosa che le future madri e padri auspicano è una sola: che sia sano, tutto il resto non conta. Va ricordato che indipendentemente dal fatto che i futuri genitori siano sani questo non li mette al riparo, con la certezza assoluta che il figlio/a che la futura madre porta in grembo sia geneticamente sano…

Marco Bazzato
14.12.2012
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