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lunedì 23 marzo 2020
Covid-19: sospesi in un limbo
Credo che mai come
adesso, non solo l’Italia e gli italiani, si sentano e ci sentiamo tutti
sospesi in limbo. Dentro una bolla d’aria dentro le nostre case, in attesa che
questo scherzo della natura, sempre che sia stato solo un fottuto scherzo del
destino, abbia fine.
Già! Siamo chiusi in
casa. Lasciamo perdere per il momento chi in questo momento può, od è
costretto, per varie motivazioni, ad andare a lavorare. In tutta onestà non si
può affermare che costoro siano dei privilegiati, dei baciati dalla Dea
Bendata. Primi tra tutti i medici e tutto il personale sanitario che a seconda
delle loro mansioni, combattono in prima linea questa guerra per tutti noi.
No. Il motivo di queste
mie parole è rivolto a chi sta in casa. Persone sole, coppie di anziani.
Famiglie con figli, grandi e piccoli. Famiglie con i genitori lontani o con i
figli vicini, costretti a guardarsi attraverso lo schermo di uno smarphone.
Famiglie con dei cari affetti da diverse patologie, diversamente abili. Insomma
quella varia umanità di cui di solito, se li incrociamo lungo le strade, o
fingiamo di non vederli, o se li vediamo, distogliamo il capo dall’altra parte,
dicendoci tra di noi: meglio a loro che a noi, che a un nostro caro.
Mi rivolgo a quanti,
abituati a uscire, a vivere la routine di tutti i giorni: uscita di casa,
lavoro, aperitivo la sera, prima di rincasare, palestra, cena e poi nuovamente
fuori con gli amici o con i compagni di ogni giorno, o come va di moda oggi,
che si sono trasformati in runner improvvisati o che, non so quali dei due sia
il peggiore, sono runner patologici, che è un disturbo riconosciuto dalla
psichiatria – basta cercare su Google: “ossessione per il correre psicologia”
Quelli che magari oggi, sono quelli che si lamentano più di tutti per la
perdita della loro libertà. Che si lamentano per lo stravolgimento della vita e
della quotidianità.
Ebbene, oggi, tutti,
non solo costoro, sono sospesi in questo limbo d'incertezza.
A quanti si lamentano
immotivatamente di questi futili motivi, per la perdita della libertà o di
quella che prima credeva essere libertà, perché la vera libertà, che piaccia o
no non esiste mai, se non si è liberi dentro, è giusto ricordare che nella vita
ci sono delle priorità che vanno oltre il banale piagnisteo perché non si può
fare la partita di calcetto, perché non si può fare la settimanale partita a
tennis con gli amici. Non on si può andare a prendere l’aperitivo in piazza
alle 18.00, appena terminato il lavoro, ola modaiola corsetta, emersa proprio
con il manifestarsi del Covid-19. Che sia un effetto collaterale del virus?
La più grande priorità
che abbiamo in questo momento è quella di non cedere agli inutili e banali
sconforti della quotidianità perduta.
Non è cosa facile per
nessuno.
Però in questo momento
ci sono delle priorità da salvaguardare: noi stessi e la nostra salute, non
solo fisica, ma soprattutto mentale.
Già. Forse in molti
ancora non se ne rendono conto o se iniziano a rendersene conto, stanno
iniziando a realizzare cosa significa perdere tutti i punti di riferimento.
Quando presente e futuro appaiono nebulosi e oscuri, perché le presunte
certezze che si credeva di avere si sono frantumate come neve al sole, e lo
specchio della vita ora ci riflette solo le nostre immagini spezzettate in
migliaia di frammenti, dove non sappiamo più come ricomporre noi stessi.
Questi sono i momenti i
cui vediamo chi siamo. Cosa abbiamo dentro e quali sono le nostre riserve
nascoste di volontà e soprattutto di speranza. La speranza. Che altro non è che
l’ultimo “folle” baluardo utopico, per non cedere allo sconforto, all’ansia,
alla depressone, alla tensione, allo stress, agli attacchi di panico e
all’intolleranza di chi sta, rinchiuso in spazi angusti, solo, con poche
persone o peggio ancora, con molte, rispetto agli spazi a disposizione.
Onestamente? Non credo
che esista una ricetta valida per tutti per superare questi stati emotivi e
claustrofobici. Questi stati ansiosi e depressivi, che possono colpire
chiunque. Questo stress che potrebbe far venire fuori qualche febbriciattola
atipica, quella linea di febbre che ti fa spaventare e credere di essersi
beccati la “peste del ventunesimo secolo”.
Oppure, io non ho una
ricetta e un consiglio da dare a nessuno, in quanto ogni persona è un universo
a se; un micro e un macrocosmo emotivo che si muove con leggi rispettando delle
leggi universali, iscritte appositamente però per ognuno di noi in ognuno di
noi e che ogni singolo deve ed è costretto, oggi più di ieri, ad imparare,
velocemente conoscere, riconoscere mettendo in pratica le adeguate strategie di
sopravvivenza, per supportarsi le proprie “difese immunitarie psicologiche” e
di riflesso anche e quelle fisiche, dato che le une e le altre sono
indissolubilmente coniugate.
Ognuno, per
sopravvivere in questo limbo deve imparare a conoscere le proprie debolezze e
gestire al meglio le proprie risorse.
Io, per assurdo, e on
voglio certo elogiarmi, sono una persona “fortunata”, in quanto sono stato
baciato dal demone dei ricoveri ospedalieri fin dal primo mese di vita. Non sto
a tediavi circa le mie traversie, come fossero un vanto o una vittoria Sono
dati e fatti non essenziali per voi. Però forse potrebbe esservi utile la mia
esperienza, che in parte, piaccia o non in molti, se non tutti, almeno una
volta nella vita, sono stati costretti a sostenere: l’attesa davanti a uno
studio medico. L’attesa per il referto – di vita o di morte – di un referto
diagnostico, che potrebbe significare vita o morte. Quello di morte l’ho
ricevuto più di una volta, ma oggi, per ora sono ancora qui. Ma anche questo
non è importante.
Io quando oggi, ma non
solo oggi, lo sconforto mi assale, e da normale essere umano, succede,
visualizzo nella mente quei momenti. Quegli istanti eterni che non avevano
fine. Nella mente vedo e rivedo il film dove ero protagonista e spettatore.
Quelle lancette dei secondi che si muovevano nel quadrante dell’orologio
affisso alla parrete del quarto Piano del Day Hospital della Pediatria di
Padova o nell’altro reparto, che poi ho avuto il “piacere” di visitare, per
soggiorni più o meno lunghi e checché ne dicessero gli altri degenti, il
“rancio ospedaliero” nonostante la totale assenza di gusti e sapori, per me
sono sempre stati banchetti stupendi, se ci stavano le pietanze di mio
gradimento, naturalmente.
Ebbene, oggi, ringrazio
quei momenti. Ringrazio quelle lunghe attese. Sì, le ringrazio perché mi hanno
dato quel bagaglio esperienziale che mi permette di vivere questo limbo come un
“già vissuto”, in quanto parte del mio essere. E in tutta onestà, credo che
ognuno di voi, donne, uomini, giovani, adulti o anziani, avete sicuramente
provato quel “tempo eterno dell’attesa”. Quel tempo e dentro di voi. Certo,
potrebbe far male riviverlo, e potreste anche negarlo ma è in voi e dovete solo
andare scovarlo e farlo uscire da quell’angolo buio della rimozione dove lo
tenete celato, rapportandolo al vostro presente e, almeno così accade a me, e
potreste sentire le tensioni psicologiche sciogliersi, o per lo meno
allentarsi.
Come dico sempre a me
stesso, se si fa una scala anche di tensione emotiva o psicologica da 1 a 10,
dove 10 sta per esplosione, e si riesce a farla scendere anche solo di un
punto, è un piccolo grande passo per noi stessi.
Oggi siamo rinchiusi
entro quei piccoli passi, siamo costretti nelle nostre case, nei nostri
appartamenti, nelle nostre abitazioni. abbiamo una possibilità che non era mai
stata data prima d’ora: riscoprire e riscoprirci. E la grande sorpresa potrebbe
essere che siamo migliori e più forti di quello che credevano di essere.
Dobbiamo solo accettare
quella forze, credendo in noi stessi, scoprendo, anche se può far paura, quelle
forze nascoste e celate dentro la mente di ognuno. Ce lo dobbiamo in primis e
non per Ultimo per chi amiamo. Non farlo significherebbe perdere una magnifica
opportunità prendere coscienza ch abbiamo delle riserve emotive molto più
grandi di quelle che potevamo immaginare. Ciò che conta è avere il coraggio di
andarle a cercare. Sono lì. Ci aspettano!
Marco Bazzato
23.3.2020
Etichette:
Corona Virus,
Covid-19,
Opinioni,
sanità
domenica 22 marzo 2020
Pandemia di Covid-19, non durerà poco, purtroppo!
Ormai è
chiaro, la quarantena italica, ma non solo, non terminerà ai primi di aprile.
Non terminerà nemmeno in maggio. Probabilmente manco in giugno o luglio. Ci
sono troppi indicatori che volgono verso i tempi assai lunghi. Gli allarmi dei
virologi. Il fatto che il virus stesso potrebbe, rispetto a quello cinese,
essere mutato i Lombardia e non si sa se ha subito mutazioni, nel corso dei
vari “attraversamenti delle frontiere”, adattandosi alle diverse specificità
dei singoli Paesi. Nessuno lo sa. Gli stessi virologi brancolano al buio.
Il
vaccino, semmai ci sarà non sarà disponibile prima di un anno e mezzo. Sono i
tempi della sperimentazione e dell’approvazione, prima di essere inoculato a
cittadini.
Ammesso e
non concesso che un vaccino possa essere funzionale a livello planetario. E
presumo che anche gli stessi biologi e virologi che lo stanno studiando,
nutrano dei seri dubbi. Proprio per questo motivo le ricerche sono condotte
dalle equipe dei singoli Paesi. Non tanto, presumo e forse anche gli stessi
virologi lo presumono, per creare un vaccino che possa essere standard, ma
perché potrebbe essere necessario, viste le mutazioni, crearne di specifici per
le singole nazioni o gruppi anche ristretti di popolazione, suddivisi per aree
geografiche.
Il quadro
presente e futuro è a tinte non grigie, ma letteralmente nere.
Rimane un
altro problema fondamentale che nessuno ha saputo dare una risposta specifica.
Gli
asintomatici.
Ossia. Se
una persona è asintomatica e quindi si muove liberamente, in virtù del fatto
che sta bene, quanti continua ad infettarne o quanti può averne infettati nelle
settimane passate? Nessuno lo sa. E soprattutto, quanti continuerà ad
infettarne nelle settimane e nei mesi futuri, anche se uscisse di casa solo per
lo stretto necessario, la spesa e la farmacia, in quanto essendo asintomatico
potrebbe tranquillamente uscire senza alcuna protezione e se non tenesse le
distanze minime, anche avendo una carica virale modesta, la possibilità che sia
passata ad altri, non è pari rischio zero. Quindi, per la legge dei grandi
numeri, l’incognita esiste. Ricordiamoci che in Cina è bastato un solo caso per
far partire tutto.
Premetto,
prima di proseguire, che non sono un virologo, ma quanto sto scrivendo è frutto
delle deduzioni che sto facendo in questi giorni e di quanto ho elaborato nella
mente, a seguito delle centinaia di articoli di varia natura letti da quando è
iniziata l’epidemia in Cina.
Il mio
auspicio più grande è di essere totalmente smentito dai fatti, da qui ai
prossimi mesi.
Osservando
però la curva di diffusione a livello europeo, la cosa non induce
all’ottimismo, perché le crescite esponenziali nei Paesi europei aumentano di
giorno in giorno, di ora in ora e al momento non si hanno dati univoci, sia
sull’effettiva diffusione non solo in Europa o negli Stati Uniti , ma anche i
Africa del Covid-19.
In molti
non riescono a comprendere appieno quanto in Italia, ma non solo, sia grave la
situazione sotto il profilo sanitario. Lasciamo perdere al momento l’aspetto
economico e finanziario, dove sebbene non secondario, perché la gente deve pure
vivere e mangiare, pagare le bollette e tutto il corollario che ci sta attorno,
in molti non hanno chiaro che per via delle emergenze negli ospedali, tutto il
sistema sanitario è virtualmente in stasi, fermo. Bloccato. Eppure le persone
si ammalano lo stesso. Le donne devono partorire. Le persone in dialisi o che
hanno altre patologie devono continuare ad essere seguite e via di seguito.
Tutto però oggi cammina a velocità ridotta.
La
macchina sociale e della società, non solo italiana, si è fermata. O se non si
è fermata completamente, si muove con al lentezza di una lumaca, in quanto ogni
passo verso un’accelerazione, potrebbe portare verso l’accelerazione stessa
dalla diffusione dell’epidemia. Insomma è un enorme buco nero che sta
inghiottendo la società italiana e on solo. Ogni giorno che ci piaccia o no, i
cittadini italiani ed europei stanno al bordo dell’orizzonte degli eventi, dove
il centro del buco nero è la malattia, la terapia intensiva e infine la morte.
Sebbene è giusto ricordarlo, dati di ieri della Protezione Civile Italiana, il
numero di morti PER Covid-19 è dello 0,8%, il restante 91.8% sono morti CON
Corona Virus, ossia che avevano altre gravi patologie e che il Covid-19 ne ha
“solo” accelerato la morte. Ma sono ancora cifre indicative, in quanto non
validate completamente dall’Istituto Superiore di Sanità.
Sussiste
però anche un altro problema, che al momento viene sottostimato. Quanto le
singole famiglie possono avere la forza emotiva e psicologica di rimanere
chiusi all’interno delle loro abitazioni? Certo, per chi vive in una casa
singola con giardino, con del verde all’interno è come un carcerato che può
avere varie ore d’aria nell’arco di una giornata. Ma per coloro che sono
confinati in appartamenti piccoli per il numero dei loro componenti? Quanto
tempo passerà prima che questi sviluppino delle fobie, delle intolleranze,
l’uno verso gli altri e che gli stati di tensione famigliare si esasperino?
E poi, il
rimanere confinati dentro gli appartamenti, piaccia o no, fa partire l’ennesimo
circolo vizioso dell’abbassamento del sistema immunitario, esponendo i soggetti
più deboli al rischio di malattie, infezioni, dove anche un semplice batterio
potrebbe causare anche polmoniti o anche solo altre patologie, certo meno
gravi, ma che destabilizzano situazioni già precarie.
Senza
dimenticare che vi viene continuamente ripetuto di sanificare le superfici
della casa, per evitare il diffondersi del virus. Vero. Però ci sta anche il
rovescio della medaglia. Le nostre case rischiano di diventare ambienti quasi
asettici. Riducendo in modo considerevole il numero di batteri presenti negli
ambienti, il corpo umano potrebbe smettere di produrre quegli anticorpi che
aveva creato, come normali difese, rendendo il nostro sistema immunitario meno
resistente, facendo partire un nuovo circolo vizioso.
E quando
tutto ciò finirà, nessuno sa tra quanti mesi, quanto saranno indeboliti i
nostri corpi, proprio per via forse di questo eccesso di igiene?
Il sole.
Non dimentichiamo che l’essere umano ha bisogno anche della luce solare e stare
giorni, settimane o mesi, indebolisce non solo il sistema immunitario, ma anche
l’apparato scheletrico, soprattutto negli anziani, ma non solo, causato sia
dall’assenza della luce solare diretta e anche dall’assenza di movimento. Di
quel minimo di 5000 passi al giorno che sarebbero necessari per evitare
l’accumulo di peso e per mantenere tonici i muscoli.
Ho
calcolato che, muovendomi ne mio appartamento, oggi non supero i 500 passi,
meno di trecento metri nell’arco delle ventiquattro ore. Quando, come ho
scritto sopra, il minimo dovrebbe essere di almeno 5000.
L’uomo si
è evoluto fino alla forma attuale nell’arco di milioni di anni, adattandosi al
cambiamento dell’ambiente circostante e adattandolo alle proprie esigenze. Oggi
ci viene chiesto di fermare improvvisamente, non si sa per quanti mesi, in
quanto anche se la pandemia finisse a fine giugno in Italia, vanno considerati
gli altri Paesi e con la riapertura della frontiere, anche l’arrivo in Italia
di un solo asintomatico, potrebbe potare alla ripartenza del tutto, nuovamente.
Perciò è anche probabile che per dichiarare finita la pandemia ci vogliano
almeno dai due ai tre anni. Non meno. Sempre che no si ripresenti poi a cadenza
periodica, con forme locali più o meno virulente.
Tutti gli
indicatori che ho analizzato in questi periodi non inducono al facile ottimismo
e credo che anche il nostro governo sappia che tutto ciò potrebbe avere almeno
una durata di sei mesi. E ciò lo si potrebbe dedurre da questo documento,
trovato in rete: http://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/D20014.pdf?fbclid=IwAR0clBvESee0-R516PVDLTRqBHPwOTzBuL0I2JmYfIgRc6g9zDAtXo_wL64
del Servizio Studi della Senato della Repubblica Italiana che recita
espressamente: “Per tutta la durata del periodo emergenziale, fissato in sei
mesi dalla Delibera del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020 (dal 31 gennaio
al 31 luglio 2020)…”, Articolo 6, pagina 23 del file PDF.
In
sostanza ci attenderà un lungo periodo di “mutazione” non solo legato al fatto
di essere confinati in casa, ma anche di “mutazioni emotive, caratteriali e
comportamentali, che incideranno a lungo alle sula psiche e sulla salute fisica
dei singoli cittadini.
Ho, tra
gli innumerevoli altri quesiti che mi girano in testa, due e domande: se alla
fine fossimo costretti, a livello planetario ad arrivare all’immunità di
gregge? Sempre che ci si possa arrivare, nel caso che il Covid-19 non mutasse,
quanti saranno i morti in totale?
All’inizio
dell’epidemia, a gennaio, scrissi che se sarebbe stata confermata la media del
2,3% della percentuale di morti, il numero sarebbe stato attorno ai 300
milioni. Il genere umano non si estinguerebbe per questi “numeri esigui” in
rapporto alla popolazione mondiale. Però significherebbe solo che il mondo come
lo abbiamo conosciuto fino a poche settimane fa, sarebbe un modo e un avita
personale e sociale, completamente differente dal quella odierna e che sulle
ceneri della vecchia società , si sarebbe costretti a costruire in nuovo
modello umano e sociale.
Per
vedere se tutto ciò sarà vero, e spero veramente di essere in palese errore, i
prossimi due o tre anni, per i “sopravvissuti”, saranno fondamentali.
Marco
Bazzato
21.03.2020
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martedì 25 febbraio 2020
Perché trovo più che legittimo il panico da Corona Virus?
Lo scrissi fin dall’inizio: il Corona Virus, che in seguito sarebbe stato
ribattezzato Covid-19, mi fece immediatamente venire in mente il romanzo di
Stephen King, “L’ombra dello scorpione”, di cui in tempi diversi lessi sia la
versione “breve”, così come quella estesa. Con la “piccola” differenza che nel
romanzo del Re dell’horror il tasso di mortalità era del 99,4%, contro uno
striminzito 2,5%, stando alle mie prime stime attuali, già dai primi giorni.
Stime in questi giorni rivedute al ribasso.
Le dinamiche comportamentali non sono differenti e mi riferisco al romanzo
di Tom Clancy, “Potere Esecutivo”, dove il
Presidente degli Stati Uniti, Jack Ryan, mise in atto il piano estremo,
denominato “segregazione”, quella che noi, volgarmente, chiamiamo quarantena,
con le stesse identiche dinamiche che ha prima applicato la Cina, nella
provincia epicentro dell’epidemia e poi successivamente quanto sta accadendo
oggi in Italia, con due regioni, con alcuni comuni in quarantena.
Il principio è lo stesso: segregazione, come dicono gli americani, dato che
siamo assai anglofoni, quando ci fa comodo.
E ora veniamo al punto essenziale, perché trovo più che legittimo e
giustificato il panico che si è scatenato nella popolazione. Per un motivo
molto semplice. Perché il principio di precacauzionalità che legittimamente
vale per i singoli Stati, per proteggere la salute dei cittadini, come loro dovere.
Ebbene questo principio, ha avuto, come era lecito e legittimo aspettarsi,
conseguenze sociali ed economiche a cascata. Non va dimenticato che in tempi
oscuri, come sta accadendo da quasi un mese, vale, sia per gli Stati che per i
singoli cittadini, il principio del “Si salvi chi può” oppure “Ognuno per se e
Dio – per chi ci crede, naturalmente vale per tutti, dal macro al singolo.
Quindi è inutile stare tanto a menarcela ed ascoltare i media, i
giornalisti e soprattutto i quotati esperti in tali materie, che nemmeno sono d’accordo
tra di loro, che continuano a lanciare appelli alla calma e non farsi prendere
al panico. “Di ad una persona di non fare una cosa e quella persona – o quella
società – si comporterà in modo diametralmente opposto. Quindi, un po’ di
psicologia inversa non farebbe male da parte di tv e stampa e social network.
Oggi ci si stupisce dei supermercati vuoti . Sarebbe stato assurdo se fosse
stato il contrario. Già, perché soprattutto
i cittadini che si trovano nelle zone interessate alla “segregazione”, adoro il
termine del romanzo di Tom Clancy, essendo letteralmente confinati entro il perimetro
delle zone interessate è normale che, potendo recarsi solo a fare spese,
facciano incetta di generi di prima necessità, fottendosene, legittimamente
delle necessità e dei bisogni altrui, seguendo il motto latino: “Mors
tua vita mea”, “La tua morte è
la mia vita!”.
E cos'altro dovrebbe fare il singolo cittadino? Farsi fregare il cibo o il
disinfettante, la mascherina – che dicono non serva un emerito cazzo,
oltretutto – e lasciare che l’acquisti qualcun altro? Per la serie: meglio che
stiano senza glia altri, piuttosto che rischi di rimanere senza io, questa è l’amara
e naturale verità del dell’animo umano, a tutti i livelli, da quello politico,
chiudendo la frontiere, non facendo atterrare
i voli, ma non i barconi della ONg, perché in Italia siamo dei geni,
salvo poi metterli tutti in quarantena, a spese della collettività.
Già, perché il ragionamento
politico, è che crepino a casa loro e non vengano ad appestarci in casa nostra,
salvo poi dirsi indignati quando siamo noi che rischiamo di andare ad appestare
in casa d’altri, allora ci sentiamo offesi, se legittimamente ci sbattono la
porta in faccia! Quanto siamo patetici e ridicoli, no?
Ma se lo fa il privato cittadino, che non vuole accostarsi allo presunto untore straniero o di un’altra
regione, ecco che da infingardi, alcuni
gridano al razzismo o altre amenità varie, dimenticando che lo stesso principio
di precauzionalità applicato su scala individuale o locale. Ma ciò scatena l’esecrazione
di politici e ben pensanti, che pochi minuti prima avevano ordinato lo stesso,
su scala internazionale, regionale o comunale, impedendo l’accesso o l’uscita
delle persone dalle zone interessate, oppure chiudendo corridoi aerei o
ferroviari.
Diciamocelo, il Corona Virus ci fa cagare sotto tutti, nessuno escluso. Sia
esso il politico, come l’ultimi dei tangheri ubriaconi di qualche villaggio
sperduto in mezzo ai monti.
Perciò ribadisco il concetto: l’altruismo
in certe situazioni può significare rischi per se stessi e per i propri cari. E
smettiamola di fare gli ipocriti: ci si
dispiace solo se si ammala o muore una persona vicina, un amico, un
parente, un conoscente, ecco che allora la cosa diventa una tragedia e un
dolore personale. Per tutte le altre morti, vale la frase che viene attribuita
ad “Acciaio – in italiano – Stalin: “Un
morto è una tragedia, un milione di morti sono una statistica”, ecco perché a i
morti altrui, checché se ne dica
pubblicamente, solo per convenzione sociale, de facto, se non direttamente o
indirettamente collegati, non ce ne può fregare di meno.
Ora, dopo questa immersione nel cinico e nel pragmatico, veniamo alle
presunte buone notizie, se ce ne sono.
Il virus non è molto mortale, il tasso di mortalità non supera il 2,3% e
ciò significa che se anche contagiasse tutti gli abitanti del terzo pianeta del Sistema Solare, per chi non
lo sapesse, questi è il pianeta Terra, il numero totale dei morti non supererebbe
i 300 milioni, rispetto al numero di abitanti attuale, la continuazione della
razza umana sarebbe comunque garantita. Niente estinzione, oppure solo
rimandata.
Un’ altra nota “positiva”. È un virus che in minima parte aiuta i vari
sistemi pensionistici, in quanto la maggioranza delle vittime sono persone
molto anziane – sovente con già malattie
croniche e scarse difese immunitarie e
il Corona Virus o Covid-19 gli assesta solo un piccolo colpetto,
scaraventandoli all’altro mondo – quindi
pensionati e ciò garantisce, seppur in modo al momento minimale, minori pensioni
da erogare agli ultrasettantenni. Insomma, una forma letale dalla vita di “Esodati!”.
IL tasso di guarigione sembra essere, il condizionale è d’obbligo, dato che
al momento non ci sono certezze, assai
elevato, oltre l’80%. Sembra che i giovani, sotto una determinata fascia di
età, se lo possano beccare, ma senza alcun tipo di conseguenze.
Insomma, per la serie, ci sta un’anarchia
di informazioni scientifiche e mediche che sovente si contraddicono a vicenda, il
che porta a pensare che il famoso detto “La scienza non è democratica” di
Roberto Burioni, continui ad essere smentita dai fatti e i precedenti circa il fatto che la scienza è
democratica, sono innumerevoli, ma non è questa la sede di tale
approfondimento.
Che altro aggiungere: reputo in queste situazioni l’egoismo individuale un
diritto e un dovere civico per salvaguardare soprattutto se stessi e i propri
cari, tutto il resto è relativo.
Se qualcuno prova a dire qualcosa in senso opposto, basta pensare alla
reazioni delle borse, alle ingenti perdite che hanno subito in queste settimane
e di come sia schizzato alle stelle prezzo dell’oro, come bene rifugio.
Ciò che vale per la finanza, allo stesso identico cinico modo, vale per gli
Stati, le regioni, i comuni, le città, i paesini, i singoli cittadini, dove
ognuno, a modo suo, è tenuto a tutelare se stesso e propri interessi.
Ad una sola condizione: rimanere all’interno della legalità e poi tutto il
resto è un diritto ed è consentito.
Marco Bazzato
25.02.2020
domenica 29 dicembre 2013
Caterina Simonsen e la "civiltà" di alcuni animalisti
Ho sempre aborrito la viltà degli animalisti, considrandoli alla stregua di
una metastasi, una nemesi, una cancrena sociale endemica che uccide
l’intelletto, che onnibula la ragione, perchè vogliono portare il mondo nell’oscurantismo
scientifico, uccidendo la ricerca, nel nome della loro folle ideologia
nazi-comunista o comunisto-nazista, tanto sempre di stessa merda si tratta.
È cronaca di pochi giorni fa, dove una giovane donna di venticique anni, oltretutto
studentessa di veterinaria, e quindi l’amore per gli animali gli nasce da
dentro, ma conosce anche la medicina, e che che ha avuto l’onestà di di dire la
verità su facebook, ossia che costei a causa di gravi malattie genetiche, oggi
continua a vivere grazie anche alla sperimentazione animale. Ebbene questi
paladini dell’umanità, questi difensori dei deboli e degli oppressi, hanno
avuto la disumana infamia morale di
augurarle la morte:
“Per me
puoi pure morire domani. Non sacrificherei nemmeno il mio pesce rosso per
un’egoista come te” (1),
oppure, “Magari fosse morta a 9 anni, un essere
vivente di m... in meno ..
Perchè ecco chi sono oggi gli animalisti, bestie inferiori come intelletto
e come sensibilità alla sensibilità degli animali che dicono di proteggere, ma
fondamentalmente vili e codardi.
Sì lo ribadisco, persone vili e codarde, perchè se da una parte si
arroccano il diritto di difendre gli animali, da chi e da cosa non si è mai
capito, ah, sì, dalla sperimentazione aninale, beh, però questi falsi paladini degli animali, non hanno i
coglioni, e in questi giorni ne ho sfidati assia più di uno pubblicamente, a riuncuiare a qualsiasi tipo di cura
farmacologica o medica, per se stessi e per i loro cari, pur di esere fedeli ai
loro principi da buffoni,che a livello astratto sono pronti a difendre con la
morte – quella altrui – ma guai a
toccargli un grammo del loro miserabilissimo diritto alla salute e all’accesso
a terapie farmacologiche, anche di semplici farmaci da banco, se prima sono
stati testati sugli animali.
Risposte ricevute da questi paladini degli animali? 0 (zero) assoluto.
Forse da questi babbuini – che manco devono offendersi visto che
considerano gli animali identici a loro, con tutto il rispetto per i babbuini,
vengo considerato un provatore, uno che vuole il loro male, uno che offende, o
che si attaca al capello...Eh sti cazzi! Mi è sembrato di trovarmi innanzi a
quella battuta grassa, considerata, a
seconda dei punti di vista, omofoba, che
si ode spesso: sono tutti bravi a fare i
busoni col culo altrui. Ma quando il
culo in gioco è quello loro o di qualche famigliare rimangono muti come cani a
cui hanno tagliato le corde vocali, abbassano le orecchie e si infilano addirittura
la loro coda in culo, pur di salvarsi la pelliccia, pardon la pellaccia,
ingurgitando farmaci in quanità industriale, e che vadano a farsi fottere
beagle, topolini bianchi, cani, gatti, scimmie o quantìaltro...senza contare
che nessuno di questi paladini degli animali muove un dito contro l’irrorazione
estiva di prodotti chimici contro la ezanzare e manco si sognano di fare una
manifestazione di piazza per salvare i topi dalla deratirizzazione, che crepano
come le zanzare, avvelenate..., dimostrando così che non sono altro che puzzole
vigliacche, ipocrite e sepolcri imbiancati di menzogne mediatiche!
Se vivessimo in un paese utopicamente perfetto, quasi a misura di
bestialisti, il legislatore, risparmiando miliardi di euro sulle spese mediche,
promulgherebbe e il parlamento approverebbe una norma ove a tuttti gli iscritti ad associazioni animaliste,
antivisezione e affini, in modo preventivo viene negata qualsiasi tipo di
assistenza medica, da quella farmacologica e da banco, fino a ricoveri
ospedalieri e agli interventi chirurgici, visto che il sapere dei medici passa
anche per la storia della sperimentazione animale. È logico che il divieto di
accesso alla cure mediche, esteso ai famigliari, mogli, figli o conviventi,
indipendentemnte dall’orientamento sessuale dei medesimi, ribaltando il
concetto dell’odiato fascismo,
riscrivendo l’assioma e tramutandolo in: colpiscili
tutti per educarne qualcuno”.
E i miliardi risparmiati ogni anno sulle
prestazioni sanitarie o rimborsi del Servizio Sanitario Nazionale, andrebbero a
finanziare un fondo per la ricerca e la sperimentazione, usando anche cavie
animali da laboratorio, ma salvando, grazie alla legge che lo imporrebbe,
l’obbligo di obiezione di coscienza degli animalisti e i loro fiancheggiatori
verso i farmaci e le cure mediche, se provengono o anche se hanno origini
storiche, antiche o recenti, la coscienza e l’etica degli animalisti e dei
nemici della sperimentazione animale, perchè è troppo comodo “volere la botte piena e la moglie ubriaca!”
Ma si sa, putroppo in Italia le cose semplici sono impossibili, però almeno
in questo caso ci sta una nota positiva: forse finalmente gli italiani, con
intelletto, si sono resi conto di chi o cosa sono veramente oggi gli
animalisti, in quanto, e non è la prima volta che accade, anche se non mai in
modo così ecclatante , tanto da interessare i media nazionali e le grandi testate giornalistiche, sovente nei social
network si trovano creature subumane prive di umanità, che per vendicare un cane,
un gatto, un uccellino – demandando il compito ad altri a farlo al loro posto,
perchè codardi anche in questo caso – ogni genere di tortura e di sevizie all’umano,
reo a loro dire di aver ucciso un animale, quando per punire nel modo adeguato
ci stanno già le leggi che li tutelano comuqnue, in quanto vittime di rieati.
Questo è il messaggio di solidarietà che ho lasciato nella pagina Facebook
di Caterina:
Ciao Caterina,
Ti offro il mio pieno e incondizionato sostegno morale contro quelle “persone” che ti hanno insultata e ti hanno augurato la morte solo per aver difeso la sperimentazione animale. Sovente mi sono scontrato con questa gentaglia, avrei altri termini da utilizzare, ma sono nella tua pagina e mi trattengo per rispetto nei tuoi confronti.
I bestialisti, come li chiamo io, sono intellettualmente ottusi, radicali impazziti che commettono atti di terrorismo mediatico e non con le loro scorribande. Sono soggetti mentalmente instabili, visto che non si rendono conto manco delle ovvietà, ma se li metti con le spalle al muro, con i fatti, beh, tacciono come vermi senza arte e nè parte. Ho sempre chiesto a costoro, se avessero un famigliare, o se loro stessi fossero affetti da una malattia rara, ma anche normale, diciamo, sarebbero disposti a non farsi curare perchè i farmaci prima sono stati testati sugli animali, condannando così se stessi, un loro figlio, la loro moglie o quant’altro? Silenzio assoluto, coda in mezzo alle gambe e orecchie abbassate, perchè non sanno rispondere.
Io poi sarei anche dell’idea di scrivere nei “bugiardini” dei farmaci il numero di cavie che sono state utilizzate durante i test, non solo la posologia e via discorrendo, ma tutto, proprio tutto, in modo che i “bestialisti”, una volta letto il “bugiardiono”, possano segliere se seguire la loro ideologia bacata, oppure se salvarsi la loro intuile pellaccia.
Non ti crucciare per questi subumani, non sono nè persone e nemmeno animali, sono solo esseri inferiori che il più delle volte non sanno nemmeno cosa sia un letto di ospdeale, una serie infinta di esami, degli interventi chirugici e una sfilaza di medicinali da far impallidire lo stesso farmacista...augura loro invece lunga vita, perchè la natura e l’esistenza gli ha già maledetti abbastanza, essendo “bestialisti” idioti, oltre che persone , a cui però, prima o poi l a natura e il destino le farà pagare tutte,fino all’ultimo.
Ti auguro un 2014 sempre migliore dell’anno che sta per finire, sperando che la tua salute possa avere dei migliramenti e che continui ad essere te stessa, fottendotene di questi scellerati dal cervello bacato!
La cosa positiva di tutta questa faccenda?
Che il movimento bestialista, pardon animalista, ne esce al momento sconfitto
sul fronte della comunicazione, come è giusto che sia e si auspica che sia
l’inizio per un risveglio della coscienze e degli intelletti, lavati e
onnibultati da una propaganda reazionaria e nemica della scienza e della
ricerca stessa.
E adesso, bestialisti, insultatemi fin che volete. Dei vostri insulti come
diceva il Conte Mascetti, “mi importa
sega!”, vi risponderò e come dicono gli americani con un bel: “Fuck You”, aggiungendoci anche un bel “gesto dell’ombrello”, con tanto di dito
medio alzato, perchè la vita di un essere umano malato vale mille volte di più
di quella di qualche centiana di topolini o di beagle e sopratutto della vita
degli animalisti fanatici e folli, perchè i veri amanti degli animali usano la
ragione!
Marco Bazzato
29.12.2013
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mercoledì 31 luglio 2013
Guida pratica per schiattare dal caldo e dall’afa in ferie e non!
Si dice che la madre degli idioti metta al mondo figli dementi, però, in
questa calda estate si sa che non sono mai abbastanza e questa piccola guida,
da non mettere in pratica, mai, è utile nella malcapitata idea che poi si gridi
alla scampata tragedia, alla tragedia anncuiata o alla tragedia consumata.
In citta:
Cosa fare quando la temperatura supera i 37º e dall’afa che fa sudare i
maschi come maiali e le femmine come
scrofe, messe a rosolare sul
fuoco alle tre del pomeriggio, nelle città, sfortunatamente svuotate dal
traffico e dallo smog?
Intanto niente abiti di contone o
leggeri, meglio l’acrilico, il sintetico, se femmine gli stivaloni da
baldrarcca, rigorosamente in plastica o
per le più abbienti in pelle di orso siberiano – che per fare incazzare
glianimalisti deve essere rigorosamente una specie protetta e ammazzato di
frodo – , con calze di mylon o calzettoni di lana.
Le crape di maschi e femmine non va
coperta nè con cappellini e nè con bandane o altro, rischiano di diminure la
temperatura, quinidi il cervello non si frigge.
Lavarsi come nel medioevo, ossia durante le feste comandate o al
massimo una volta la settimana. Non
usare i tanto reclamizzati prodotti antisudore o le creme contro gli eventuali
pruriti vaginali, causati da zecche o funghi internni o esterni della bernarda.
Parafrasando l’Ignazio la Russa di
Fiorello: “”L’essere umano deve puzza, al massimo mettere del formaggio grana
sulla pelle!” Questo fa godere gli
ambientalsiti radicali come se
fossero dei fortunati affetti dalla “Permanent Sexual
Arousal Syndrome” (PSAS, se
mediamente fortunati, da orgasmi multipli, se semplcemente fortunati da orgasmo
a cadenza annuale o se sfigati, completamente frigidi.
Sono consigliate le bibite gassate, molto giacchiate, meglio ancora gli
alcolici: birra, vino, whisky, grappa, ideali
congestioni o infarti, se no si è più di primo pelo.assolutamente
sconsigliato in questi casi la modica quantità, l’etilometro deve schizzare
alle stelle anche ad un metro di distanza.
Niente bevande dissetanti o gelati.
I beveroni a base di frutta sono out, tabù, pornografia liquida da vietare a
tut le età. Anche se alcune tendendze dell’antisalutismo radicale consigliano
di non assumere alcun tipo di liquidi, anche per giorni e giorni, quando le temperature sono canicolmente
africane o più specificatamente congolesi!
. Al posto della verdura. un ottuplo
Woohper del Burger King, ossia con otto hanburger, dal peso di 113,5gr, pari ad un totale di
567,5gr, e tre porzioni giganti di patate
fritte, oppure costate di maiale, ossetti con polenta e funghi, salse varie,
stile chili o tabasco, purchè piccanti, meglio ancora se si ingurgitano anche
una decina di peperoncino Habanero, i quali vanno, come piccantezza, dai 200.000 ai 350.000 della scala di
Sconville. Chiaramente le porzionioni, non importa se di pasta o di carne
devono essere abbondati. Per la pasta mai meno di 180 grammi, mentre per la
carne, meglio se di maiale e grigliata, che va abbondantemente espeziata e
salata, le singole porzioni, mao inferiori ai 900gr – il vostro colesterolo e
la pressione vi ringrazieranno di cuore!
Per smaltire il pasto si consiglia una corsa sotto ilsole rovente, mezzora
dopo il pranzo, quando è iniziata la digestione, senza rinunciare ad almeno tre
sigarette, da fumarsi al trotto, meglio se queste hanno un alto contenuto di nicotina e catrame,possibilmente
al mentolo e senza filtro. È chiaro che sono sconsigliati i parchi pubblici, le zone verdi.
L’ideale sarebbe correre dietro ai camion, meglio se vetusti, visto che il
particolato è più elevato. In mancanza di ciò va bene fare footing – che non
signfica fottere in corsa, chiavare o fare una sveltina, anche da soli – dietro ad auto vetuste, peccato che ne
esistano poche senza catalittica e che sia sparita dalla circolazione la
benzina super al piombo!
Al mare:
La spiaggia è un altro capitolo delicato.
Chiaramente a livello alimentare valgono le stesse regole della città, ma non va dimenticato che il
sole va preso nelle ore più calde della giornata e che non vanno utilizzate in
alcun modo le creme antiabbronzati o protettive. Anzi, sarebe meglio se si sta
delle ore sotto il sole di bagnare la pelle con acqua di mare, favorisce le
scottature, le bolle e le ustioni sulla pelle. Se si prende il lettino, per non
finire a righe al termine della giornata, non usare il parasole per la zucca,
il biaco latte, stile rigor mortis, della crapa e il rosso fuoco del resto del
corpo non fanno pandance, meglio una tinta unita omogenea.
Lo stesso vale per i bambini – se siete genitori sciagurati!.
Il bagno in mare, rigosamente a digestione iniziata,ossia dopo mezzora dal
termine del pranzo. Per assicurarsi una buona congestione, è bene accertarsi di
essere satolli come otri e che lo stomaco non possa ingurgitare manco un bicchiere di birra gelata o di whisky on the
rocks. È comunque “consigliato” fumarsi anche in questi casi almeno tre
sigarette senza filtro, ad lto contenuto di nicotina e catrame e al mentolo,
per poi tuffarsi, mentre i polmoni faticano a prendere aria.
Lo stesso rito del fumo va ripetuto,
se non si schiatta durante la nutoata per congestione o per arresto
cardiocircolatorio, appena si risale a riva, quando i polmoni sono bene aperti
per via dello sforzo. Se in questi casi sentite strani formicolii al
braccio sinistro, dolore al petto o che metà parte del corpo è informicolata, o
provate dolori alla nuca, non preoccupatevi, si sta solo avviciando un
principio di infarto o di ictus. Si consiglia in questi casi di pregare o bestemmiare a seconda delle
attitudini, potrebbe essere il vostro ultimo giorno di vita.
È chiaro che i maggiori fortuanati
in questa roulette russa estiva sono sempre gli over quaranta, che non fanno
moto durante l’anno e sono svorappeso, mentre gli altri, quelli altetici e
sportivi, potrebbero essere discriminati dal fato, dalla sfiga del che tutto va
bene, ma non disperarti, potrebbe toccare proprio a te, mio fedele lettore o
lettrice. Tutto sta a provarci.
Ora, cari lettori, avete in mano tutti gli strumenti per scelgiere se usare
il discernimeto o essere idioti e predisposti a far lavorare l’ambulanza con
tanto di defibrillatore e ossigeno, se in città, o far lavorare i bagnini, che
passano la maggor parte del loro tempo a guardare il culo delle bagnanti fighe,
a fare commenti tra di loro sulle più cesse, su quelle che hanno le tette
cadenti e il culo così flaccido che tocca la sabbia, tanto da crreare mentre
camminano una pista per le biglie, come consiglia la nonna a Chiara, nella
famosa pubblicità della Tim.
I maschi invece? Quando passano
davanti ai bagnini con i loro fisici scolpiti e i muscoli in bella mostra,
guardandosi il ventre rigonfio di birra e vino, bestemmiano e li malediscono, sapendo
che trombano come ricci, mentre loro, i bagnanti panzoni,sono costretti ad
accontentarsi dei quarti di bue che hanno per mogli o compagne o andare via di
manovella, se single, collegati ad
internet, immaginando come diceva Pop Merril ne “La metà oscura” di fottersi qualche
“Nobifiga di città” mentre i bagnini
sguazzano senza soluzione di continuità, puciando il randello ogni notte nei
ventri di vulve imperiali, dai ventri piatti e dalle mammelle dure come marmo
di Carrara.
In ogni caso: buone ferie a coloro
che possono, usando discernimento e ragione!
Marco Bazzato
31.07.2013
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domenica 28 aprile 2013
Inizia il governo di Enrico Letta. A colpi di pistola!
Non si può certo dire che il
governo Letta non sia iniziato in modo scoppiettante.
Durante il giuramento dei
ministri, un cittadino qualunque, incensurato, sano di corpo e di mente, muratore
disoccupato, divorziato e appassionato giocatore ossessivo-compulsivo, affetto
da ludopatia, stando ai TG , cercando un gesto eclatante, da aspirante suicida, ha ferito due carabinieri e
una passante – ai tre si esprime tutta
la solidarietà e gli auguri per una pronta guarigione – davanti Palazzo Chigi, lasciando sul terreno sette
bossoli di pistola.
Questo dimostra come il Paese, la gente
normale, non terroristi con piani eversivi in mente, sia giunta al capolinea e
che non scelgano più le periferie o le cittadine o i paesini della provincia
profonda per i loro atti di protesta, ma quasi come una “Marcia su Roma” (1) degli aspiranti
suicidi, abbiano deciso di andare al centro del potere politico per manifestare
nelle forme e nei modi che ritengono più consoni, anche se illegali, il
disagio, la frustrazione, la rabbia e anche l’odio accumulato nel corso degli
anni, causato da una classe politica che ha pensato esclusivamente ai loro veti
incrociati, ai cruciverba in Parlamento, al rimpiattino spartitorio.
E la summa teologica di questo
assioma, questo Orizzonte degli Eventi è che il neonato governo di Enrico
Letta, membro del gruppo Bilemberg (2), autore del libro
“Morire per Mastricht” ((3),
Laterza, 1997, èl’apoteosi del grande
inciucio, dell’ammucchiata più orgistica e lasciva, perversa e contro natura di
quella che commetteva “La grande Prostituta di Babilonia” (4), dove, come al tempo dei governi monocolare democristiani, i ministri sono
stati nominati utilizzando il famigerato “Manuale
Cencelli” (5),
per la spartizione delle poltrone.. Nei posti chiave troviamo le “triadi” dei
grandi vecchi dell’asse PD-PDL e la lista di civica di Mario Monti, con l’aggiunta
del prezzolino ammazza-feti “con la pompa
da biciclette” (6) negli anni settanta. di Emma
Bonino, che da decenni, pur di avere incarichi e poltrone, essendo il Partito
Radicale da lustri non più grande di una cellula cancerogena, un colpo era di
sinistra, con gli ex, post comunisti ed uliveti morti di Prodi e un altro di
centrodestra, facendo il salto della quaglia nel partito di Berlusconi, pur di
salire, come il furbo Jerry, dalla sedia, fino al frigo, alla ricerca del
formaggio.
Si dice che questo sia l’esecutivo
più giovane della storia Repubblicana. Certamente se si vanno a vedere i
ministri senza portafogli. Sì, ma guardando all’interno dei ministeri chiave,
beh, le cose cambiano radicalmente e l’età
si alza come la stessa pressione con cui escono i bambini liquidi, durante l’eiaculazione
precoce degli ultrasettantenni, malati di prostata.
Ma ci sono due sorprese tra i
ministri, senza portafoglio naturalmente, essendo di nascita straniera, la
prima è la nativa congolese, naturalizzata italiana Cecìlie Kyenge, (7), che sembra un
incrocio tra Florence Jhonston, la cameriera dei Jefferson (8) e quel mastino dal pugno
di ferro, ora scomparsa all’agone politico,di Condolezza Rice (9), Segretario di
Stato degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione di George W Bush senior.
Quello che è saltato all’occhio, durante il giuramento tenutosi oggi, è la
statura, del neoministro per l’integrazione, che sembrerebbe essere alta grosso
modo come Renato Brunetta (9),
sbeffeggiato dal “grande” Premio Nobel per la Letteratura, Dario Fo (10), che in gioventù si
arruolò come volontario nell’esercito della Repubblica di Salò. E visti i suoi
trascorsi di giovane fascista, ci si augura che possa utilizzare gli estesi
epiteti alla congolese naturalizzata italiana, riferendosi alla sua statura, magari
rimembrandosi i versi di “Faccetta nera”, che nel ritornello dice: “Facetta nera/bell’abissina/aspetta e spera
che l’ora si avvicina…” o che il
Premio Nobel consigli a Edoardo Vianello di rielaborare i “I Watussi”, che nel
testo dice: “Nel continente nero/alle
falde del Kilimangiaro/ ci sta un popolo di negri che ha inventato tanti balli…siamo
i Watussi/ siamo i Watussi/ gli altissimi negri…”, il tutto alla luce dell’onestà
intellettuale che la sinistra da sempre gli riconosce.
È chiaro che Cecìlie Kyenge,
neoministro per l’integrazione è stata messa lì tanto per fare figura a livello internazionale, e come paravento da
eventuali critiche che dovessero saltare fuori durante il suo operato a favore
degli immigrati, in quanto si utilizzerebbe il colore della sua pelle come
cartina tornasole per etichettare come razzisti quanti, dentro, ma soprattutto fuori
il Parlamento, ossia la società civile, si opponessero a determinate riforme che
la sinistra volesse attuare, anche cancellando la legge Bossi-Fini. (11).
La seconda straniera,
naturalizzata italiana, per matrimonio, è Jhosefa Idem (12), che da canoista pluripremiata,
è diventata, senza alcuna esperienza politica, Ministro per le Pari Opportunità
Sport e Politiche Giovanili, sotto le fila del Partito Democratico. Ora resterà
da capire se la Idem, quando ci saranno contenziosi economici, in seno all’Unione
Europea, tra il rigorismo tedesco e il lassismo italiano, se sceglierà, contro
gli interessi nazionali italiani, il rigorismo di matrice teutonica o se si
sarà italianizzata e quindi uniformata, rinunciando, politicamente parlando, a
quel rigore che per decenni aveva messo durante la sua carriera
agonistica,diventando po’ come
Arlecchino nella commedia di Goldoni: “Il
servitore di due padroni” (12)..
Ma l’apoteosi della “Supercazzola” (13)del Conte Lello
Mascetti-Enrico Letta – Ugo Tognazzi R.I.P. – ls si ha con l’innalzamento all’augusto soglio
del Ministero della Salute di Beatrice Lorenzin, in quota PDL, (14), diplomata in un
liceo classico e senza alcun tipo di conoscenza dei meccanismi che regolano il
mondo della medicina e della salute, essendosi occupata di altro nella
precedente legislatura. Forse è stata
messa lì per rinverdire, grazie ad Enrico Letta i “fasti e il radioso futuro”
commessi da Maria Stella Gelmini, quando era alla Pubblica Istruzione.
Se si deve affossare
definitivamente la salute pubblica. Beatrice Lorenzin è la persona adatta per prendere
ordini dai mondialisti del l Bildemberg e della Commissione Trilaterale (15) per le
riforme, leggesi privatizzazione della Sanità. E un partito di centrosinistra,
che in teoria dovrebbe essere a favore delle fasce più deboli, in un ministero
chiave e delicato come quello della Salute ci mette un soggetto di centro
destra. Misteri della Fede o più semplicemente l’Italia e gli italiani debbono
obbedire, senza fiatare, agli organismi sovra e transnazionali?
Se i botti di questa mattina sono
l’antipasto di quello che in futuro potrebbe avvenire in Italia, visto il
perdurare della depressione economica, il governo L Enrico Letta-Silvio Berlusconi
potrebbe accelerare il restringimento delle libertà individuali, nel nome della
“loro” sicurezza.
L’Italia, in virtù della futura stretta
economica, causata dal MES (16),
potrebbero essere in molti i liberi cittadini che sceglieranno nel prossimo
futuro i piazzali innanzi ai palazzi del potere, per cercare di porre fine alla
loro vita.
Oggi resta da capire se l’aspirante
suicida sia stato fortunato a salvare la pelle, o se le Forze dell’Ordine non
abbiano agito con eccessiva mollezza, in quanto negli Stati Uniti, in una
situazione del genere, il soggetto sarebbe stato crivellato di colpi, tanto da
diventare uno scolapasta insanguinato, riverso a terra.
Morto.
Marco Bazzato
28.04.2013
((3)
http://www.informarexresistere.fr/2013/04/26/morire-per-maastricht-con-enrico-letta-e-leurogendfor-il-matrimonio-tra-partitocrazia-e-poteri-forti-portera-miseria-e-repressione-violenta/#axzz2RlOfIjiN
venerdì 11 gennaio 2013
Clown negli ospedali? Per carità…
La cosa peggiore negli ospedali
quando si è infanti o bambini? Oltre
naturalmente le grida, la paura con il suo tanfo nauseante che ti si
attacca addosso, le flebo, gli esami – anche se a me personalmente gli esami
del sangue sono sempre piaciuti…il medico che ti cerca la vena, ti infila
l’ago, non la becca, inizia a rigirarti l’ago dentro la carne, bucandoti la
vena, facendoti uscire un ematoma, che rendendoti il punto la pelle, piena di
sangue, sottopelle, molto simile alla ferita causata ad Actarus, il Principe di
Feed, pilota di Goldrake, di Atlas Ufo Robot – i cateteri, il freddo dello
stetoscopio sul torace infreddolito, la calligrafia illeggibile del dottore e
le minestre ospedaliere, una vera sbobba mai mangiata, visto il tanfo che
emanavano, almeno quelle al IV piano del Monoblocco dell’Ospedale Civile di
Padova, nel reparto di Urologia, quando nel corso degli anni ’80, vi rimasi “detenuto” per cause
nefrologiche dovute a problemi genetici, come si usa dire oggi, congenite come
si diceva fino a pochi decenni fa. Ebbene oltre a quanto soprascritto, la
maggior rottura era la visita di losche figure, non importa se di sesso
maschile o femminile che arrivavano con i loro camici blu o rosa a far giocare
i piccoli degenti,due volte la settimana, per non più di un ora al giorno, di
pomeriggio abitualmente, dopo il giro dei dottori.
L’evoluzione di quella
perversione si è evoluta grazie ad un bischero americano, tale Patch
Addams (1),che nel 1971 ideò la
terapia olistica conosciuta come clownterapia (2).
Come molte idee bislacche
americane, vedi Babbo Natale, un prodotto della Coca Cola, oppure Halloween, anche
questa ha attecchito, come la gramigna, essendo nate associazioni no prfot di
clownterapia dedite, e piene di buone intenzioni, atte a fardivertire i
pazienti, con i loro membri alabardati come tanti Pennywise, il clown danzante,
Booby Grant, It, Esso (3) pronti a
succhiare l’energia vitale, emessa in abbondanza dalle tempre malate ma
desiderose di guarigione, dei piccoli degenti.
La cosa che allora ma anche oggi,
era il fatto che delle stronzette, almeno quelle dei miei tempi erano delle
ragazzotte, per fortuna passabili e non dei cessi, entrassero nelle stanze
alabardate di giocattoli, costruzioni, macchinine, dove con la scusa di far
divertire i bambini, queste allora e forse anche alcuni pagliacci dediti alla
clownterapia, si comportavano come i gatti che, secondo alcune leggende,
succhiano l’energia vitale ai bambini, non diverse a modo loro dalle vampiresse
succhiasangue!.
La scusa che adottano questi Pennywise è che gli si riempie il cuore
quando vedono il sorriso sbocciare, come un fiore malato, dal volto dei
bambini. Ma questi non vogliono o fingono di non capire, che a un bambino
malato, quel sorriso, proprio in virtù della malattia che lo soggiace, è un
sorriso o una risata estratta quasi a forza, come se un dentista volesse
estrarre ad un paziente impubere il dente del giudizio, senza anestesia,
all’insaputa della madre, mettendogliela poi comunque in conto.
Ricordo ancora come le mamme di
quando ero ricoverato, spingessero i figli a giocare con le “signorine,” come
venivano chiamate, non per il bene della distrazione dei figli malati, che
sovente si accostavano a costoro a malavoglia, anzi, qualche volta quasi
piangendo, vendendosi “costretti” a giocare, per dare un po’ di tregua alle
madri che facevano assistenza ai piccoli.
Non ho mai giocato con quelle
“signorine”, oltretutto vedendo come alla fine i miei compagni di “prigionia”
si accostavano recalcitranti a quelle donzelle dagli giochi di ghiaccio e dal –
falso – sorriso facile, in modo non
dissimile da quello di un puledrino che viene costretto a forza a trottare
verso un ostacolo.
Oggi come allora,almeno io
ricordo bene la Pediatria dell’Ospedale Civile di Padova, luna delle cose
peggiori erano le stanze dei bambini, così tristemente ricche di colori e
immagini della Disney o altro, come se Paperino, Qui, Quo, Qua, Nonna Papera,
Zio Paperone o i colori sgargianti alle
pareti potessero lenire il dolore e la sofferenza. E un bambino, purtroppo a
volte è peggio di un cucciolo di cane ammaestrato, ossia per compiacere
pagliacci, clown, Pennywise e genitori, è costretto a mentire, fingendo di
divertirsi, sorridendo e ridendo forzatamente come un ebete perché altrimenti i
presunti sguardi assenti, ma presenti dentro l’universo inesplorato e
inesplorabile della sua mente, vengono interpretati come scontrosità, scarsa
volontà di collaborare e interagire con il mondo esterno, come una sorta di
autismo protettivo, che porta i saccenti a reputarlo poco incline alla volontà
e alla voglia di guarire e per questo il
piccolo deve continuamente essere costretto a distrarsi con immagini
apparentemente allegre, ma che per costui, in quanto malato, trasmettono solo
rabbia, odio e profondo disgusto, perché i Pennywise o le immagini di Paperi,
Sirenette, Mulan e via discorrendo, gli unici dolori di carta che hanno patito
sono quelli imposti gli sceneggiatori.
A mio avviso appestare gli
ospedali, le cliniche pediatriche di spacciatori omeopatici di filosofie
clownesche è un insulto alla ragione e alla malattia stessa dei minori, in
quanto questi sognano spazi aperti, sognano e bramano di sgambettare, correre a
piedi, in bicicletta, cadere e sbucciarsi le ginocchia, cieli azzurri
incontaminati, anche se sovente dai piani alti degli ospedali si vedono nuvole
di smog, arti e menti che rispondono ai comandi che il cervello invia e la
volontà ferrea e combattiva d’uscire dal tunnel della sofferenza e della
malattia, se questa è clinicamente, farmacologicamente o chirurgicamente
vincibile, altrimenti in ogni caso, vista la giovane età combattono, accettando
il fato che le sorelle Cloto, Lanchesi e Atropo, le figlie del “filo” del “destino”
“ineluttabile”, hanno in serbo per costui.
Oggi i Pennywise ospedalieri
fanno capo a Onlus, Associazione No Profit, che sovente fanno lavorare gratuitamente
i volontari,sebbene queste ricevono finanziamenti statali, regionali o comunali
per il sostentamento, facendosi belle alle spalle dei minori malati e di chi
crede di farli divertire, ma i piccoli
malati hanno bisogno di ben altro per guarire: hanno bisogno di una buona
sanità, di medici e paramedici preparati, di servizi per i genitori e non di
buffoni con il naso rosso, la faccia pitturata ei capelli posticci, che
strappano sorrisi forzati e non essere “usati” per i divertimenti ludici da
adulti estranei al loro consesso familiare.
Marco Bazzato
11.01.2013
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venerdì 14 dicembre 2012
Maratona Telethon: ha senso donare euro a fondo perduto?
È partita la ventitreesima
maratona Telethon, dove i cittadini, in piena crisi economica sono invitati a donare
denaro, con i governi che continuano a fare tagli alla sanità, alla ricerca,
alla scuola, a una fondazione privata, presieduta da Luca Cordero di
Montezemolo,, nelle forme e nei modi più disparati, partendo dai 2 fino ai
2.000 euro.
La solidarietà è una libera
scelta, ma continuare ad andare a chiedere da quasi un quarto di secolo denaro,
quando specie in questo ultimo anno, con un governo che ha tagliato e tassato
il passabile, salvando le fondazioni bancarie e non, la chiesa e le
organizzazioni “no profit” dal pagamento dell’Imu, è una contraddizione di
termini. Da una parte si fa risparmiare ai ricchi, a chi ha un’elevata capacità
contributiva, dall’altra parte una maratona di “accattonaggio mediatico”.
Forse sarebbe meglio destinare
gli euro al barbone senza casa, o a chi, nel pieno delle festività natalizie è
meno fortunato e può acquistarsi un pasto caldo, sicuri che il denaro vada a
una persona fisica ben definita? Ma donare 2, o più euro, ad una Fondazione
serve per lavarsi la coscienza, evitando di guardare negli occhi chi soffre.
Si chiede denaro ai cittadini per
cercare la cura a malattie genetiche, nobile intento, per carità, ma non
sarebbero stati spesi meglio questi ventitre anni se si fosse investito sulla
ricerca genetica preventiva, creando esami genetici obbligatori e non invasivi
ad hoc per le coppie – legalmente sposate – che decidono di fare figli, , dove
le coppie, cocenti dei rischi genetici di un eventuale gravidanza, possono
risparmiare ai futuri figli la venuta al mondo, tramite la legge 180
sull’interruzione della gravidanza?
In fin dei conti il “controllo
qualità” viene effettuato in qualsiasi azienda seria, degna di questo nome, che
vuole tenere alti gli standard produttivi e di sicurezza, per se stessa e per
gli altri, e quindi anche la ricerca genetica dovrebbe camminare pari pari,
mettendo al primo posto la prevenzione e, se possibile un eventuale cura, o
almeno assicurare una vita decente, visto che poi, lo Stato taglia su servizi
alle persone disabili o portatrici di malattie genetiche invalidanti, come ad
esempio le accompagnatorie?
A ben ragionare, ci si trova nella
contraddizione politica che da una parte si tagliano i servizi ai cittadini, ma
dall’altra si chiede di contribuire alla ricerca di cure, trascurando la
prevenzione genetica, anche con campagne
pubblicitarie sociali ad hoc, imponendo legalmente ai futuri genitori a
sottoporsi a controlli genetici, per evitare che mettano al mondo figli
geneticamente malati.
A chi si indigna, pensando
all’eugenetica, si metta la coscienza in pace.
L’eugenetica la si utilizza da
anni anche in Italia, perché tramite l’amniocentesi e la villocentesi è possibile
predeterminare se il feto è portatore di alcune malattie genetiche (1)
e quindi se al “controllo qualità” non risultasse conforme a degli standard di
vita soddisfacente per se stesso e in primis per i genitori, scegliere e/o
imporre – ma questo è un problema che dovrebbe risolvere un parlamento sovrano
e non condizionato – l’interruzione
della gravidanza.
Non va dimenticato che alla fine
avere un figlio malformato geneticamente, quando la scoperta avviene a nascita
avvenuta, diventa uno shock per i genitori e la famiglia e non tutti sono in
grado di sostenere mentalmente e psicologicamente e psichiatricamente il peso
un figlio portatore di una malattia genetica, anche se all’apparenza possono
apparire forti, poi giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, alcuni
tendono a necrotizzarsi dentro, giungendo a negare il problema del figlio,
perché riesce a condurre una vita apparentemente normale, ma pur sempre, ma non
in tutti i casi, prende coscienza d’avere una spada di Damocle puntata sul capo
e/o la mannaia di due “boia sconosciuti, pronti a mozzargli la testa in
qualsiasi momento.
Questi genitori nel corso degli anni
marciscono nel cuore e vedono il figlio come un peso, come un costo, un
fardello inconfessabile, anche se apparentemente ne parlano come se i loro
traumi mentali non esistessero – perché rimossi, vantandosi dei i sacrifici che
hanno fatto per costui, mentre in realtà, se possono, utilizzano ogni genere di
artifizio immorale per spremergli denaro sfruttandolo, per i loro meschini
interessi, utilizzando come arma di terribile violenza psicologica, frasi che
fanno passare loro da vittime della situazione, vittime di un destino che si è
accanito contro la loro serenità famigliare, arrivando a “trattenersi” nel
corso degli anni cifre spaventose, a mo di risarcimento per i danni che
costoro, nelle loro menti malate, avrebbero subito, dimenticando che le vittime
non loro, in quanto che lo vogliano o no, sono i diretti responsabili, perché
era loro il patrimonio genetico che si è mescolato malamente e malsanamente,
come in un coktail maleodorante, dentro l’utero materno, che ha generato un figlio/a
“storto/a e/o malformato/a.”
Oggi si dovrebbe in primis
volgere verso la ricerca della prevenzione delle malattie genetiche, in modo
che con la mappatura genetica, la ricombinazione e/o l’intervento sul DNA o
sulla soppressione del feto malformato e/o portatore di malattie genetiche, si
possa rimanere all’interno di standard di vita, una volta venuti al mondo,
accettabili per la persona, per la famiglia e di riflesso per la società, con
il fine poi che, nel corso dei successivi decenni, sarebbe quello di ridurre
considerevolmente i costi famigliari, anche intesi come stress e traumi da
parte dei genitori e di costi della società, eliminando alla radice, ossia
entro pochi mesi dal concepimento, il problema.
Ma queste sono politiche
sanitarie a lungo temine che dovrebbero essere messe in cantiere dalla
politica, senza farsi condizionare da eventuali visioni ideologiche delle
confessioni religiose dominanti, perché laicità dello Stato significa avere una
visione a lungo termine e strategica, e non come abituale mene si fa, entro un
ottica miope di misera tattica,perché non vuole affrontare e/o risolvere “i
problemi prima che nascano”.
Il vero confine della ricerca
genetica non dovrebbero essere le cure di “sopravvivenza” utilizzando i
portatori di malattie genetiche come cavie umane per sperimentare, alla cieca,
sperando di poterne osservare il non peggioramento, non il miglioramento delle
condizioni di vita. Un po’ come i farmaci che non curano la malattia, ma i
sintomi, perché la maggior parte di questi inibiscono.
Il fine ultimo della ricerca
dovrebbe essere la genetica pura, la ricombinazione del DNA, garantendo dei
determinati standard di “Purezza e genetica sanità fisica”, indipendente da sesso, razza,
nazionalità e/o religione e classe sociale, per avere degli standard
“produttivi” e/o riproduttivi, magari preprogrammando la durata del ciclo
vitale, confacenti con le aspettative dei futuri genitori, della famiglia e di
riflesso, come fine ultimo, ma non per questo meno importante, della società stessa.
La malattia genetica potrebbe
colpire statisticamente ogni bambino che ogni donna porta in grembo. La prima
cosa che le future madri e padri auspicano è una sola: che sia sano, tutto il
resto non conta. Va ricordato che indipendentemente dal fatto che i futuri
genitori siano sani questo non li mette al riparo, con la certezza assoluta che
il figlio/a che la futura madre porta in grembo sia geneticamente sano…
Marco Bazzato
14.12.2012
http://marco-bazzato.blogspot.com/
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