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lunedì 17 febbraio 2014

Vladimir Luxuria arrestata a Sochi?

Il comunista italiano Vladimiro Guadagno, affetto da disturbo di identità di genere (1a), che vorrebbe essere chiamato da tutti Vladimir Luxuria e taluni italiani in passato, cadendo nella trappola politica l’hanno pure votato,  mandandolo  in  Parlamento tanto che aveva anche la pretesa, anche se maschio a tutti gli effetti, anche biologici, per quanto riguarda la tubazione esterna,  di utilizzare i servizi igienici femminili. (1)

Ebbene, il Dottor Vladimiro Guadagno, laureato in lettere e linue straniere, dopo  esser entrato legalmente in Russia, via cielo, non è dato a sapere se vestito come da certificato di nascita e passaporto, o se travesito da donna, con tanto di mammelle false, mostrando che già alla frontiera, alla faccia della propaganda, i russi sono stati tolleranti con una persona affetta da disturbo da idenità di genere, che rispettano le leggi del Paese.

Ma il Dottor Vladimiro Guadagno, noto “agitatore politico” che si spaccia per difensore dei diritti civili anche in patria, ha fatto fare una pessiama figura all’Italia e agli italiani, recandosi scientemente in Russia con lo scopo di provocare dare scandalo, pur di diffondere anche in quella terrra la sua ideologia figlia della toria dell’idenittà di genere. E lo fa, esponendo allo stadio, una delle tante famigerate bandiere arcobaleno, con la scritta in russo, “gay è ok”.

La polizia, gistamente ha preso subito in consegna il fascinoroso mascarato, portandolo al più vicino posto di Polizia, dove il Dottor Vladimiro Guadagno, al passaporto, si è poi lamentato, prima via telefono (2), poi, dopo il rilascio,  a mezzo stampa (3), durante un intervista in un inglesse maccaronico, che la Polizia russa, senza dirlo espressamente, è ignorante, perchè non parlava una sola parola di inglese, ma solo il russo. Bisognerebbe che se il Dottor Vladimiro Guadagno andasse in grio a parlare con i sottofuciali che prestano servizio in strada o dentro le caserme, della Polizia o dei Carabieneri per sincerarsi se tutti parlano l’inglese e se lo parlano, stia sicuro che forse si esprimono megliodi costui. Senza dimenticare che i russi, trovandosi a casa loro, parlano la loro lingua e non sono obbligati ad usare una lingua straniera per comunicare cona persona fermata, la quale, al massimo la forza  pubblica può mettere a disposizione un interprete. Ma evidentemente essendo solo stato in stato di fermo e quindi poi rilasciato, come spesso accade in Italia, con i fascinorosi da stadio o con gli ubriachi che vengono messi in guardina fino a quando non smaltiscono la sbornia, per fare un controllo dei documenti,  magari una piccola ricerca in rete dopo aver visto qualche sua immagine o video, hanno deciso di lasciarlo andare, aprendo le finestre, dopo la sua uscita, per cambiare l’aria, e andando in bagno,a turno, a lavarsi le mani, come loro all’igiene personale.

Ma la cosa esilarante è stato il web, Facebook in particolare,  sembrava impazzito. Nemmeno durante l’11 settembre del 2001 si vedevano le informazioni scorrere a tale velocità. Ma la cosa che scaldava il cuore erano i commenti d’amore nei confronti della Russia e dei polizziotti dell’ex Unione Sovietica, che avevano preso in momentanea consegna il Dottor Vladimiro Guadagno, per via del suo comportamento illegale e antisociale, a dimostrazione che gli italiani si stanno svegliando dai narcotici buonisti,a base di morfina mediatica e di laica ideologia religiosa che altro non è che il nuovo oppio dei popoli e come persone che aprono gli occhi dopo anni di sonno della ragione, imparano a distinguere non solo ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ma sopratutto ciò che è male da ciò che è bene.

E in questo caso il giusto e il bene era ed è dalla parte della polizia russa che con rispetto e diligenza della persona, ha fermato il fascinoroso per identificarlo, salvo poi rilasciarlo senza, e forse questo è stato un errore, ma evidenteente il codice pnale russo non lo prevede, un ingiunzione di rimpatrio immediata e un timbro nero sul passaporto, impendendogli di rimettere piede così nel suolo russo per almeno una decina di anni.

Se al Dottor Vladimiro Guadagno non è stata ingiunta l’espulsione immediata, oltretutto dopo averlo identificato e forse compreso che ruolo ha avuto in Italia nel corso dell’ultimo decennio, è un chiaro segno che le presunte diesciminazioni russe nei confronti degl LGBT sono solo una fantasia dentro le teste degli LGBT russi, riportate dai media occidentali come forma di pressione politica e di ingerenza nei confronti delle leggi ruse, perchè se così i locali gay di Shochi e nin solo, non sarebbero mai stati aperti e sopratutto pubblicizzati nei giornali online e nei media occidentali, affinchè i locali e gli ospiti potessero continuare a sguazzare sui loro gusti sessuali diversi da quelli etero. (4).

Tutta questa storia di “lussuria” o Luxuria ha mostrato in modo inequivocabile che il Dottor Vladimiro Guadagno, comunista di sangue e di professione, è diversamente amato dalla maggioranza silenziosa e non degli italiani, ma  sopratutto che non disegegna il denaro dell’odiato nemico, Silvio Berlusconi, amico di Vladimir Putin, in quanto sembrerebbe che fosse al seguito degli inviati della trasmissione le Iene di Italia 1, di proprietà Mediaset, che di cui una parte consistente delle azioni appartiene al grupppo Finivest, dove l’azionista di maggioranza è il pregiudicato Silvio  Berlusconi, decaduto dalla carica di Senatore, ma Presidente di Forza Italia.

Quando si parla di coerenza politica di un comunista.

Marco Bazzato
17.02.2014



(4) http://www.tuttosport.com/olimpiadi-invernali/2014/02/10-285362/Olimpiadi,+night+e+drag+queen%3A+Sochi+si+scopre+gay+friendly?src=correlato

giovedì 13 febbraio 2014

Il sindaco di Vignovo, Damiano Zecchinato non recede

Daminano Zecchinato non recede dai suoi propositi. La sua guerra, come Sindaco, a spese dei cotribuenti,  con il web e contro  lo critica in modo dialettalmente feroce, continua e lo fa rispondendo ad una lettera aperta del Consigliere del Movimento 5 Stelle, Andrea Danieletto, scritta con toni concilianti e bonari (1).

Ma il Sindaco, come un novello paladino del web, cercando di ribaltare l’onda di impopolarità che agita la sua Amministrazione da mesi, oggi vuole vantare anche il ruolo  di nemico giurato del cyberbullismo e lo fa con una lettera aperta di risposta. (2)).

La rispoposta del  Sindaco e corretta in un unico punto: ossia quando difende la sua prebenda mensile, chiamata indennità. Tutto il resto è populismo, demagogia,confronti tra realtà e situazioni che non stanno nè in cielo e nè in terra, come ad esempio il suicidio della ragazza di Cittadella..(3), inesattezze legali e giornalistiche, riportate alla bene e meglio, facilmente smontabili da chiunque.

 Ma il  Sindaco, un vorrà paragonare la sua situazione con quella della triste vicenda di Cittadella e e quanto ha scritto un cittadino vigonovese, che vive in Messico e una volta rientrato a  Vigonovo si trova lo scantinato allagato, perchè chi doveva muovere il culo, ma no ghe xe schei, non l’ha fatto?

 I cittadini fanno riferimento al loro Sindaco, e poi è compito suo e dei suoi uffici fare in modo che chi di dovere faccia la sua parte, opppure no?

Oppure pgni sindaco preferisce allagati e contenti, ma sopratutto muti e guai chi protesta, perchè altrimenti si danneggia l’immagine dell’Amministrazione. Poi poco  importa se ogni Amministrazione potrebbe essere marcia e corrotta fino a sotto le fondamenta, no, quello che conta è la facciata!

Per pretendre rispetto il rispetto le Istituzioni e le Amministrazioni devono per prima cosa fare la propria parte, il proprio dovere, non importa se prendono lo stipendio ogni mese o se hanno un indennità, i xe sempre schei, ostia, o no? Alla fine sono sempre soldi, no?  

E poi, anche l’accenno a mo di paragone indelicato, con la ragazza di Cittaella, con i gentiori e gli amici, i quali avrebbero, nel fossero assistiti da un Principe del Foro,  tutto il diritto di infuriarsi con il Sindaco diVigonovo, dove in via del tutto ipoteetica  potremmo già immaginare i titoli dei qutidani online locali: “Sindaco dencuciato dai genitori di una ragazza di Cittadella, suicidatasi sper cyberbullismo” Ma avendo nel cuore pesi ben più grandi e una figlia morta, si dubita fortemente che vorranno procedere per l’indelicato paragone.

O  non è che stia meditando il  suogesto estremo di libero arbitrio, visto che cita  la situazione con una ragazza che si è suicidata?  Come se le due situazioni personali, di età e di ruolo, esperienze  di vita  in concreto fossero paragonabili., perchè, con tutto il rispetto per questa ragazza, la sua condizione finale è la morte.

Il Sindaco stesso ammette e scrive: “ ..conosco bene il dialetto veneto e lo scrivo abbastanza bene, conosco perfettamentele sue espressioni a volte colorite a volte offensive che possono far venire meno il rispetto della dignità altrui, sopratutto in pubblico...”, peccato che questa conoscienza non si estenda forse anche alla lingua italiana. Infatti in un passo successivo scrive: Non so se sei un esperto di giurisrpudenza,  ma per me “il mi piace” significa anche che “condividi”, (va ricordato che Damiano Zecchinato, ilSindaco non è laurato in giurispurdenza, ma ha un dipolma grafico di litoimpressore, conseguito nel 1976, come da suo CV, (3bis)  quindi esprime solo una sua opinone personale e attualmente non ci stanno sentenze in proposito a favore della sua  opinione) quindi è un avvallo di un parere, rendendosi fattivamente responsabile di quanto chi ha scritto la frase, e di un caso analogo ne hanno dato notizia di condanna i tg di alcuni giorni fa”

Peccato che il Sindaco, o chi per esso, abbia scritto una cosa totalmente destituita di ogni fondamento. Infatti molti siti riportano la notizia, in italiano e non in dialetto veneto, parlato o scritto, in questi termini:  Per un 'like' su Facebook rischia una condanna da sei mesi a tre anni, o una multa di 516 euro. La procura di Parma ha infatti chiesto il rinvio a giudizio di un uomo per concorso in diffamazione aggravata. Lo racconta la “Gazzetta di Parma” (4), (5).
Nei due testi, che provengono da un lancio dell’Agenzia Ansa, si scrive espressamente di “rischio di condanna”, non “di condanna”, come scritto dal Sindaco, non prendendosi la briga di controllare in rete, prima di scrivere inesattezze, facendole passare per verità, forse nel tentativo di voler condizionare il pensiero dei vigonovesi meni accorti. E il Sindaco, quando scrive testualmente “di condanna”, viene meno al rispetto del diritto sancito dalla Codice di Procedura Penale, “secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva ovvero sino all'esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione”(6), scritto in modo più semplice nella Costuzione italiana, che all’articolo 27 recita: L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.  Oltretutto il Sindaco, Damiano Zecchinato, dimostra nello scrivere di questo evento che non conosce la differenza, secondo il Codice di Procedura penale,  tra il reato di diffamazione aggravata, come nel caso da lui citato e il reato di minacce, quelle da lui dencuiate e non ancora rinviate a giudizio, quindi cosa resta per un’eventuale sentenza definitiva di condanna o meglio ancora di assoluzione?

Va ricordato che a livello di forza politca e del rispetto nei confronti delle istuzioni che oggi il Sindaco, come è prassi da suo ruolo, molti suoi colleghi di partito, anche come incarichi pubbici di prima grandezza, hanno dimostrato di non averne affatto, anche dentro le stesse aule parlamentari (7), quando “il l 16 marzo 1993 Luca Leoni Orsenigo, deputato della Lega Nord, spalleggiato dal capogruppoFormentini sventolò nell’aula di Montecitorio alla Camera un cappio, nell’esplicito riferimento alla forca per l’intera classe dirigente della prima Repubblica.” (7bis). Preistoria politica si dirà, forse, ma pur sempre storia della Lega. O come quando in tempi più, recenti nel gennaio 2014, a Torino,  un sito titolava: La rabbia in piazza della Lega: insulti a magistrati e Istituzioni” (8) . Il che può portare a pensare che solo se leghisti si può disprezzare magistratura e Istituzioni, salvo invocarle quando si tratta fare  i giacobini contro gli altri?  Perchè la Lega e il leghismo e i leghisti hanno come humus nel sangue e nelle vene questo.

A pensarci bene, leggendo il testo del Sindaco, dove scrive: “Le diffamazioni alle Istituzioni e all’Ente che esse rappresentano, sono un danno personale, politico e sopratutto di immagine amministrativa al Comune”. Giurò, quando al primo posto ho letto la frase: “sono un danno personale”, mi è venuta in mente la Keynge, sovente attaccata da molti esponenti della Lega Nord, certamente non dal Sindaco in questione, dove costei non ha mai parlato di danno alla sua persona, ma ha dichiarato: È l' ennesima puntata di un attacco costante che non prende di mira tanto e solo la mia persona, quanto chiunque in questo Paese osi pensarla in modo diverso” (9) , dove quasi quasi il testo sembrava  ricalcare pari pari gli scritti da Laura Boldrini, del Sel, oggi Presidente della Camera.

Si ribadiscce espresso il 09.02.2014, (10), ossia il principio di non colpevolezza, mancando ad oggi il rinvio a giduzio dei soggetti denuciati dal Sindaco, Damiano Zecchiano, il quale invece di fare il forte con i deboli,. e il debole conn i forti, dovrebe, insieme alle leggittime istanze dei cittadini, dare risposte, almeno in Consiglio Comunale, alle numerose intepellanze, mai evase, a dispetto che la legge indica tempi certi di risposta, non rispettando le Istituzioni stesse, alle irregolarità segnalate dai consiglieri di oppposizone, di cui l’Amministrazione Comunale, ossia il Sindaco,all’Area Urbana del Comune di Vigonovo, all’Ufficio Protocollo, a Comando della Polizia Municipale del Comune di Vigonvo, erano stati messi a conoscenza fin  08.08.2012, tramite mail da persone terze che si sono firmate, senza nascondersi dietro ad un dito.

Il Sindaco ha il diritto di chiedere rispetto, ma cittadini, tutti, hanno il diritto di ricevere risposte scritte alle legittime istanze dei consiglieri, non importa se di maggioranza o di opposzione. La scrollata di spalle il silenzio è una mancanza di rispetto nei confonti dei cittadini, che tramite le tasse comunali gli versano la sua indennità. Per ricevere rispetto, personale ed istituzionale, bisogna darlo con i fatti, con rispsote concrete, e dimostrando il rispetto dei regolamenti – non di ignorarli quando questi impongno risposte o azioni giuste ma scomode per qualcuno,   di cambiare, se nel legittimo dovere  del ruolo che si ricopre, ciò che si sa e si  sa essere palesemente fuori posto e sotto gli occhi di tutti.

Marco Bazzato
13.02.2014

(4).  http://www.ticinonews.ch/estero/190604/italia-per-un-like-su-facebook-rischia-condanna-per-diffamazione
(5) http://www.gazzettadiparma.it/news/italia-mondo/163543/Per-un--like--su.html



lunedì 10 febbraio 2014

Svizzera al referendum contro l’immigrazione, vince il sì

Finalmente l’Europa civile si sveglia, o almeno i cittadini del piccolo stato elvetico, grazie ad un referndum, hanno detto sì al blocco dell’immigrazione indiscriminata di massa , e adessp esultano le associazioni per i diritti degli indigeni autoctoni, visto che costringerà il governo centrale di Berna a mettere un freno all’importazione indiscriminata di “capi umani” da utilizzare, se tutto va bene, come forza lavoro, oppure dediti al bighellonaggio o al brigantaggio, come se ogni nazione non avesse già in casa a sufficenza ed è costretta a tenerseli.

E l’Unione Europea si incazza, a torto.

Piangono anche i frontalieri italiani, perchè potrebbe significare che la pacchia è finita, in quanto si arricchiscono in Svizzera, facendo poi signori in Italia, visto che gli stipendi elevitici non sono da fame come quelli del defunto Bel Paese.

Il feferndumSvizzero dovrebe, se i cittadini italiani muovessero la chiappe, far aprire gli occhi, e la politica dovrebebbe cavalcare l’onda, battendo il ferro finchè è caldo, per provare a proprre una cosa analoga in Italia, sempre che non venga cassato in anticipo per incostituzionalità.

Perchè diciamocelo, gli itaani sono stanchi di veder “importati” africani dall’Africa, e non solo,  grazie ad una politica sinistra e sinistroide, che ingrassa anche la Associazioni caritatevoli di matrice cattolica, le quali lucrano sull’indutria dell’immigrazione,  che perennemente grida, come la maschera di un circo:
“venghino signori, venghino, in Italia c’e posto, vitto e alloggio gratuito, pagato dagli aborigieni locali, che come buoi, devono solo tirare l’aratro, senza fiatare, altrimenti sono nerbate spellapelle”

Gli elvetici, a differenza degli italiani e degli europei, hanno capito che la libera circolazione è un  conto,  al massimo tre mesi, recita il Trattato di Lisbona e poi, se non si ha lavoro, ci sta il diritto delle rispettive leggi nazionali, di rispedire in patria, non solo i cittadini extraeuropei, ma anche quelli eruropei, come hanno fatto i francesi con gli zingari rumeni e bulgari e il termine zingaro non è eccezzione dispregiativa, visto che gli stessi zingari, almeno quelli bulgari si definiscono tali, perchè così si chiama la loro etinia. Ma in Italia il politicamente corrotto ha voluto negare a queste persone il  nome originario, sotituendolo con uno politicamente  (s)corretto.

Il punto essenziziale è che gli elvetici si sono svegliati, dicendo no all’enorme business dell’immigrazione incontrollata, che arricchisce gli ultimi vagoni dell’immenso treno del traffico di capi umani, dove alla fine coloro che rimangono con il cerino acceso sono quelli che vengono attirati fuori dai loro Paesi con vaghe promesse di lavoro e gli autoctoni dei Paesi che sono costretti ad accoglierli, pena essere chiamati razzisti e persone senza cuore, i qualicome contropartita di tanta generosità, fatta con il culo altrui, si vedono ridotti i loro servizi, perchè le risorse economiche vengono dirottate all’indutria (noprofit?) dell’accoglienza.

E chi in Italia ha vavorito in tutti questi anni l’industria dell’immigrazione indiscriminata?

 Paradossalmente a differenza di quanto potrebbe apparire, è stata proprio la Lega Nord e la defunta Alleanza Nazionale, grazie alla famigerata legge Bossi-Fini!.Sì, perchè e la sinistra questa volta aveva ragione, la Bossi-Fini è stata un freno legale alle espulsioni immediate, in quanto ha permesso che i delinquenti, o anche semplicemente coloro che non erano in regola, non importa se cittadini comunitari od extracomunitari, a rimanere in Italia fino al termine delle vicissitudini giudiziare, ossia fino a quando le sentenze non passavano  in giudicato, ingrassando  gli avvocati, pagati ancora dai cittadini italiani, per via del diritto, legittimo, di patrocinio gratuito.

Per assurdo i maggiori colpevoli del sovraffollamento delle carceri sono stati proprio i giacobini giustizionalisti di Lega e Alleanza Nazionale che grazie alla Bossi-Fini, hanno defacto aiutato a riempire ancora di più le patrie galere, mentre coloro che non erano in Italia, rispettando i 90 giorni di libera circolazione, potevano essere rispediti nei loro Paesi, con un biglietto aereo di sola andata, anche in prima classe, gentilmente offerto dagli italiani e il costo sarebbe stato inferiore rispetto ai miliardi di euro spesi nel corso degli anni per tenerli in Italia in attesa di giudizio, per immigrazione clandestina, o dentro i Centri di Identificazione e Accoglienza.

Il primo passo  per smaltire tutte le eccedenze di “capi umani” che soggiornano illegalmente in Italia, non importa se entrati senza visto, in quanto cittadini extraeuropei, o se cittadini europei che soggiornano fuori dal loro Paese per oltre 90 giorni è proprio quello di cancellare dall’ordinamento giuridico italiano la Bossi-Fini.

La Lega ogggi ha poco da fare propaganda a favore degli elvetici, perchè gli elevetici non hanno avuto bisogno di una Lega Nord per svegliarsi, lo hanno fatto da soli, e il fatto che adesso stia cercando di saltare sul birroccio di vincitori elvetici, è un paradosso, proprio a causa dei danni che la Bossi-Fini ha causato al tessuto economico e sociale italiano.

Il referndum elvetico è una chiara dimostrazione che ci sono Paesi e cittadini intelligenti, mentre, putroppo esistono Paesi governati nel passato e nel presente e/o Istituzioni sovranazionali che sono di natura  mendaci e contro gli stessi interessi nazionali e sovranazionali,  in quanto il loro fine non è il benessere dei cittadini comunitari dell’Unione, ma l’impoverimento e l’imbastardamento della  medesima.

Dopo più di duemila annni la locuzione latina “Divide ed impera” continua a mietere le sue vittime,  la prima grazie alla Bossi-Fin, che almeno in Italia ha diviso e invertito e pervertito il pensiero degli italiani.

 Gli elvetici, in questo caso, non si sono fatti soggiogare e adesso sono come sabbia bollente sullo scroto coperto da lerci slip dell’Unione Europea, la quale farà il possibile per grattarsi i coglioni, nella speranza di mandarli in suppurazione, costringendosi così ad autoevirarsi, per paura che l’infezione batterica  si diffonda come una sanissima e vivivificante peste nera della ragione in tutti gli Stati  membri dell’Unione Europe, Italia compresa. Anche se ormai non siamo buoni nemmeno come una ruota di scorta, perchè bucata di cielo di terra e di aria e dal mare,  come un colapaste colmo di vermicelli scotti.

Marco Bazzato
10.02.2014

domenica 9 febbraio 2014

Il sindaco di Vigonovo denucia chi ha scritto: “Te taio ea testa coea motosega”.

Se non fosse una cosa apparentemente seria, una minaccia precisa e immediata per l’incolumità fisica del Sindaco di Vigonvo, Damiano Zecchinato, ci sarebbe solo da scompisciarsi dalle risate. (1) – (2)

Eppure il Sindaco non ride affatto, anzi denucia il povero Cristo, S.M che in un impeto lingustico dialettale ha scritto nella pagina Facebook di “Se sei di Vigonovo”, la seguente frase in lingua volgare, ossia popolare:
 “Quei del Comune no fa manutension ai arseri e mi ghe buto via ea testa co ea motosega al Sindaco”, che tradotto in italiano corrente significa:
“Quelli del comune non fanno manutenzione agli argini e io butto via la testa del sindaaco con la motosega”

Ora ci stanno due dilemmi amletici di fondo: il primo, non certo banale, Vigonovo, a memoria d’uomo e distorico e il Sindaco potrebbe tranquillamente andarlo achiedere alla bibliotecaria comunale, non ci sono mai stati tagliatori di teste, come nel Borneo di Sandokan, oltretutto armati di di motosega, funzionante a miscela al 2% di olio,  in stile film splatter alla Cesar Romero, o del tipo: “Non aprite quella porta” o all’italianissimo “Della Morte Dell’amore” di Tiziano Sclavi.

Quindi acclarato che nella storia non ci stanno precedenti, sorge il seconodo dilemma amletico, forse il più grave: l’antropologia culturale dei veneti,  non sololo dei vigonovesi.

Il termine “te sego via ea testa coea motosega”, “te tajo ea testa” e altre declinazini riferite alla decapitazione meteforica è parte integrante  del bagaglio culturale e dei modi di dire tipici degli autoctoni di quella zona e di molti zone del Veneto e  di Vigonovo in particolare.

 È un modo di dire che gli abitanti hanno sentito pronuciare decine se nn centinania o migliaia di volte e il Sindaco, autoctono  pure lui, lo dovrebbe sapere benissimo.

Il fatto che 27 persone abbiano condiviso quanto scritto da S.M  tramite  il “like” un detto  tipico degli autoctoni vigonovesi non è sinonimo di minaccia ma è condivisione un modo tipico di dire e di esprimersi, certo all’apparenza rozzo, ma che nelle bettole e nelle osterie di tutto il Veneto non viene interpretato come minaccia o come offesa, ma come un compendio idiomatico della lingua veneta, ricca di espressoni colorite, non diverse di classici evergreen “ma va in mona” o dai più usati da quasi ogni fascia di età: “va in figa de to mare”, “to mare vaca”, “to mare putana” o la classica”chea aputana de to mare”. 

A questo punto sorge il dubbio che gli avinazzati e gli strafatti di grappa siano più lucidi e sobri  anche se apparentemente onnibultati dall’alcol, in quanto immediatamente, e senza bisogno di avvocati, sanno  distinguere la realtà, gli intercalari lessicali, anche se  privi di istruzione superiore od universitaria,  dalle minacce vere e proprie.

 Evidentemente questa distinzione e questa ragione in certi luoghi, in alcuni,non avviene se si è sobri, anzi, sembrerebbe che la sobrietà in casi singolari ne alteri la percezione, propendendo ad astrzioni mentali, prendendo decisioni che, seppur legittime, contrarie alla storia, all’antropologia culturale stessa.

La lingua veneta è fatta anche di queste bassezze espressive locali, alcune divenute patrimonio lingustico nazionale, che nel normale inguaggio amicale, all’inteno di un gruppo ben consolidato, e di un contesto sociale, sono intese non come offese, ma come un  intercalare, al pari della bestemmia, dove come diveva Marco Paolini in Vajont:
“...Ma è ovvio, le osterie sono un parametro fondamentale della qualità della vita, per piacere..Le osterie spesso cosa sono? Una parte della casa, con la stufa, il bottiglione. Uso libero e indiscriminato dello stesso. Nelle osterie si gioca, si discute e si bestemmia con una regolarità impressionante. Tanto che i due parroci hanno rinuciato ad estirparle. Dice che esula dalla missione pastorale.  Ma è vero. A quel punto la bestemmia  non centra più niente con la relgion. Centra con la sintassi. Essa sostituisce tutti gli articoli e le congiunzioni tra una parola e l’altra. Cavi la bestemmia e non scorre più il discorso. Ipocriti...
”e lo stesso dicasi per questi modi di dire.(3)

I cittadini vigonovesi e del circondario dovrebbero esprimere solidarietà a chi ha scritto la frase e i relativi ventisette “Like” al vaglio degli organi inqurenti, perchè secondo la legge al momento sono tutti da considerarsi non coplevoli fino a sentenza definitva.  Poi perchè è chiaro oche il denunciate in questo caso è lacunoso, o se di sua conoscienza, ha scelto volutamente, come suo diritto, di ignorare, i concetti di antropologia culturale linguistici e socilogici, tipici di alcuni vigonovesi, i quali portatano avanti la tradizione lessicale idiomatica e detti dei loro nonni e  bisnonni. L’ignorare non è una colpa, sia ben inteso,ma in questo caso è un dato oggettivo, ha dimenticato le origini ruspanti del popolo veneto, tipiche per assurdo proprio del leghismo prima maniera,  forse anche per via degli scanali che nanno portato il partito a diventare l’ombra si se stesso, perdendo voti ed elettorato su scala nazionale e regionale e in codesto frangentente quello del suo concittadino.

È difficile se non impossibile altresì esprimere al momento solidarietà anticipata al Sindcaco, Damino Zecchinato,  per un motivo semplice: al momento non esiste nessuna sentennza di conanna passata in giudicato, da parte della Giustizia che quanto è stato scritto da S.M.e avvallato tramite “Like” dagli altri ventisette, denuciati, a spese del Comune di Vignovo, come prescrive la legge, da parte del Sindaco, Damino Zecchinato, siano colpevoli di qualcosa. Quindi, nessuna sentenza passata in giudicato, come vuole il garantismo di cui la politica specie di centrodestra, è sempre stata paladina, alla faccia di determinate volontà giacobine della Lega.

I cittadini dovrebebro essere solidali con i ventotto denunciati perchè la denuncia, si ribadisce legittima,  del Sindaco, è un attacco alla cultura  locale del  paese e della regione,dove in questi caso andrebe salvagurdata e non demonizzata, in quanto parte integrante del patrimonio linguistico dei nostri avi.

 Se il tutto viene  letto alla luce di questa chiava interpetativa, decade il senso stesso della denucia, perchè si evince che la frase incriminata era ed è un semplice intercalare linguistico, come il classico romanesco”ma va a morì ammazzà” o al classico veneto “mori da un colpo” o “te copo” che molti genitori hanno spesso proferito contro i figli, non importa se di minore o di maggiore età, senza che poi questi ultimi siano corsi a denuciare il tutto alle forze dell’ordine..

La cosa che alla fine che amareggia e che l’espressione idiomatica attenzionata dagli organi inquirenti è scaturita dal dissesto idrogeologico del paese, dove gli arggini dei fiumi, a detta dei vigonovesi, da anni non vengono puliti in modo efficace, a causa di un rimpallo di resposabilità, dove la loro mantenzione è demandata, a seconda dei punti in cui questi si trovano, ad enti diversi, ma dove bene o male sembra che alla fine tutti rispondandano con il tipico: no ghe xe skei” Non ci sono soldi!

Ora però i cittadini vigonovesi hanno il diritto id chiedersi  se è giusto che debbano ancora essere costoro, che con le loro tasse comunali dovranno  pagare indirettamente le spese processuali di della denucia fatta dal Sindaco, o se non era il caso, vista la situazione di crisi economica in cui molte famiglie riversano, che sarebbe stato più accorto utilizzare questi denari per aiutare anche simbolicamente i cittadini più deboli,? 

Perchè non è detto che se anche ci fosse una sentenza di  condanna, che poi il Comune riesca a recuperarele somme spese e sempre in caso di condanna, anche risarcitoria, se i danni morali saranno introitati  tra qualche anno dal  futuro ex Sindaco, oppure se entreranno nelle casse comunali?

I cittadini vigonovesi hanno il diritto di porsi queste domande, avendo se possibile, delle rispose chiare ed univoche.




Marco Bazzato
09.02.2014



mercoledì 15 gennaio 2014

Vigonovo: “ssalasso sulla Tia. Aziende in rivolta”. Ma l’85% dichiara metrature inferiori!

Sembra che le aziende di Vigonovo, (Ve) siano in rivolta, per via della TIA (Tariffa di Igiene ambientale) (1)., leggesi articolo de La nuova Venezia.

 In ogni caso il succo del discorso è un altro: l’85% delle aziende, per risparmiare sulla Tia, stando a ciò che scrive La Nuova Venezia, avrebbe dichiarato  metrature inferiori, rispetto a quelle reali. Peccato che l’autoriduzione sia illegale, in quanto cagiona un indebito guadagno, tramite il  risparmio delleaziende, provocando un danno di riflesso a quelle aziende oneste.

L’85% non sono bruscolini, oppure un esigua minoranza. Si tratta di più dei 2/3. Siamo –  oltretutto in un Comune che ha eletto un sindaco leghista – a percentuali di  false dichiarazioni e quindi di danno alle casse comunali, che a parità di false attestazioni, per  i medesimi comportamenti fraudolenti.  si  potrebbe forse solo in Campania, a Napoli,  o a Casal di Principe, con tutto il rispetto per le aziende oneste e i cittadini della regione e dei comuni sopracitati.

Alla faccia di “Roma ladrona, la Lega non perdona!” oppure “i terroni non pagano le tasse”. “Alla faccia del cazzo”, avrebbe affernato un tizio campano che conobbi anni fa!.

Questo porta ad una deduzione ancora più sconfortante: solo il 15% ha dichiarato il vero, rispetto all’85% di quelle che per anni hanno dichiarato, annualmente, il falso. Il che significa che su 240 aziende presenti nel territorio vigonovese, a riguardo la Tia, solo 36 si sono comportate, in questo frangente, onestamente. Questo significa che la minoranza silenziosa è stata soffocata dalla maggioranza disonesta, perchè, avendo conseguito un indebito risparmio, de facto hanno derurubato indirettamenete  i loro stessi concittadini.

Se fosse stata una partita di basket,il risultato sarebbe:
: DISONESTI  Vs ONESTI, 204 – 36

Ma i disonesti non hanno vinto per bravura, ma perchè avevano corrotto gli arbitri,in modo da avere carta bianca, disputando il match a porte chiuse!

Se si fosse a scuola, i docenti parlerebbero di bullismo da parte di delinquenti prepotenti nei confronti degli studenti più deboli e laboriosi. Bulli che danneggiano, soffocando con la loro boria e  disonestà, dettata dall’imbroglio e dal falso, gli studenti onesti, ma come per la partita di basket, in questo caso i docenti hanno fatto, come gli arbitri della partita di pallacanestro, il gioco delle tre scimmiette: non vedono, non sentono, non parlano. Un gioco che nel linguaggio del Comissario Montalbano,  a Montelusa sarebbe definito dallo sbirro: omertà!

204 mendaci, 36 veraci e onesti. La percentuale di aziende disoneste, in questa particolare situazione, è spaventosa, per non dire, sicuramente non dissimile a quella dei tentacoli di un calamaro gigante.

Il che però porta anche ad un altro ragionamento: possibile che la Ragioneria del Comune di Vigonovo, in conserto con l’Ufficio Tecnico e l’Ufficio al Commercio, in tutti questi anni non si siano mai presi la briga di controllare e incrociare  i dati delle dichiaraizoni delle aziende, con le metrature dichiarate all’Ufficio Tecnico? Possibile che nessuno dipendente dei rispettivi uffici  si sia mai accorto delle discrepanze e che non le abbia segnalate ai suoi superiori?

Nei commenti in rete, il Movimento cinque stelle di Vigonovo scrive: La critica del M5S non è rivolta alla sanzione (siamo stati tra i primi a rilevare tariffe al mq. triple rispetto ad altri comuni proprio perchè molti non dennciavano la metratura corretta), ma critichiamo l'Amm.one comunale che invece di informare, incontrare ed eventualmente solo in ultima istanza chiedere i controlli e sanzionare, ha fatto il contrario, ottenendo che le attività del nostro territorio sono multate per decine di migliaia di euro e poi incontrandole per dire che ormai la frittata era fatta.

In questo commento si potrebbe quasi intravvedere il fatto che l’Amministrazione fosse a conoscienza delle discrepanze tra dichiarato e reale, chiaramente non di tutte, ma che forse i sospetti ci stavano, visto che una ragioneria che funziona fa ddei bilanci  preventivi e consuntivi e quando gli introiti sono inferiori ad una certa soglia, un’amministrazione comunale dovrebbe iniziare a porsi il problema di  dove sta l’inghippo, cominciando ad indagare. Ma non si è voluto approfondire, preferendo aumentare le tariffe in modo indiscriminato, per compensare i mancati introiti. Il che è paradossale se ci si pensa. Un Comune che ha a disposizione un corpo di geometri avrebbe potuto iniziare ad indagare fin da subito, spedendoli, assieme ai vigili urbani, in qualità di testimoni, a fare le nuove misurazioni, in modo da stanare prontamente i mendaci. Invece no. Si sono aumentate, tramite delibere, le tasse della TIA, senza darne comunicazione ai diretti interessati. Secondo l’Amministrazione “non era compito del Comune informare azienda per azienda delle nuove norme. Ci sono i commercialisti per questo...”.

Vero, ma un’amministrazione e un Sindaco popuista che ha la pretesa di dirsi, in campagna elettorale, al servizio dei cittadini e delle imprese, poteva/doveva farsi carico,tramite gli assessorati competenti –  questo vale anche per l’Amministrazione precedente, guidata dal PDL –organizzandoli in modo che con un semplice data-base, una mainling list, l’Amministrazione potesse inviare, a costo zero, le nuove normative e/o delibere a tutte le aziende vigonovesi, evitando l’accavallarsi di rincari, modifiche normative e/o delibere e sanzioni, che in primis, sono andate a colpire le 36 aziende oneste.

Le 204  disoneste, per quanto riguarda le dichiarazioni di metrature dei locali, non dovrebebro avere diritto a nessuna dilazione, Anzi. 
 Èchiaro che il Comune, essendo legato a doppia mandata con la legalità,  deve aver sicuramente trasmesso,  a tempo debito, , il tutto agli uffici di Giustizia Competenti per territorio, in modo che, se di  lorocompetenza,  accertassero eventuali reati penali o amministrativi.

Ora queste 204 aziende, la cui poszione va vagliata caso per caso,  hanno poco da piangere e lamentarsi. Ma stando ai grandi numeri, in questa singolare situazione, è come trovarsi dentro un cesto di colmo di 204 mele marce che hanno danneggiato le 34 aziende mele,  e sono  non vittime, ma carnefici delle loro reiterate false dichiarazioni, commesse nell’arco di anni. Le uniche vittime di questo malaffare sono le 34 aziende  che hanno fatto nel corso degli anni dichiarazioni veritiere e gli altri cittadini onesti vigonovesi che con questa squallida storia di avidità e menzogne non hanno nulla a che spartire.
 A loro e solo a loro va la più viva solidarietà!

nNd.a: gli approfondimenti  presenti in questo articolo partono dallo spuunto offerto dall’articolo online de La Nuova Venezia, che porta il titolo:  Salasso Tia,  aziende in rivolta di Patrizia Rossetti.

Marco Bazzato
15.01.14


domenica 4 agosto 2013

Sandro Bondi: «Rischio guerra civile!»

Ormai sembra una gara a chi la spara più grossa, a chi ha il cazzo più lungo o a chi di qunado va in cesso a cagare fa lo stronzo più somigliante ad un palo di  mandingo, pesandolo ed esponendolo all’ammirazione estasiata dei fan. Infatti, dopo la condanna di Berlusconi Silvio, è meglio chiamarlo con il suo cognome e nome, come si fa nellrl aule di giustizia, che i servi del pregidicato sembrano letteralmente fuori di cotenna, rilasciano farnetiticanti dichiarazoni ai gioristi, non diverse da quelle che i cospiratori si scambiano “nei peggiori bar di Caracas” tra sigari Avana e rum, con l’apoteosi l’ha faggiunta l’apostata comunista Sandro Bondi,  che ha paventato il «Rischio guerra civile!».


Personalmente l’idea di una guerra civile in Italia potrebbe essere anche una prospettiva affascinate, questa manca dalla fine della seconda guerra mondiale, quando con la caduta del fascismo ci stavano le vendette private, il più delle volte guarda caso volute dagli ex compagni comunisti di Sandro Bondi. Evidentemente è nel sangue dei rossi l’idea di destabilizzare in un modo o in un altro l’ordine costituito, ma oggi, per fortuna o sfortuna, non vedo che gli adepti o i seguaci della setta politica denomiminata PDL scendano in pizza imbracciando un fucile, un mitragliatore semiautomatico, per salvare il culo ad un pregiudicato. Essere del PDLcome essere della Lega, del Movimento Cinque Stelle,  di Lista Civica, di Fratelli d’Italia, del PD o del SEL, non necessariamente significa essere degli oligofrenici guerrafondai, anche se in tutti i partiti l’idea esistono le frange estreme e radicali che adornano menanre le mani come al tempo della buoanima e comunisti o i postcomunisti non si sono mai tirati indietro manco loro, anzi, hanno sempre fatto la loro porca parte!

La guerra civile paventata dal Bondi ci potrebbe anche stare, ma ad una condizione, ossia che i gerarchi del PDL, femmine comprese, combattano in prima linea, vadano in trincea, armi alla mano e baionetta tra i denti, pronti a sparare, sventrare, squartare e le femmine, solo se belle fighe che combattono nude, mentre i cessicol burqua, per non spaventare i bambini, siano  pronte a farsi violentare a subire ogni genere di sevizie sessuali e psicologiche, pur di passare da vittime da quei cattivoni che voglioono mandare via dal Senato il pregiudicato Berlusconi Sivlio.

E poi ce li vediamo gli italiani combattersi a morte per la causa del pregidicato? Certo ci sono stati cieci milioni di – omissis –  che hanno creduto per quasi un ventennio all’oggi pregiudicato Berlusconi Silvio, ma ce ne sono altrettanti che continuano a credere che il PD si il partito della classe operaia, dei più deboli.  ìAh, sì in questo  caso devonoessere immigrati clandestini di colore, rom o al massimo omosessuali, il tutto come apparenze, perchè poi come sostanza, al pari de PDL cista l’interesse della grande industria, delle banche e della finanza.   In totale questi quasi ventimilioni di elettori, plagiati psicologociamente o dall’uno o dall’altro politico, invece di darsele di santa ragione, dovrebbero fare un bel karakiri collettivo, sventrandosi gli addomi nelle pubbliche piazze, diventando tante torce umane stile bonzi o in tanti Ian Palach, patriota cecoslomucco, pardon cecoslovacco. Ma alla fine sono venti milioni e più – omissis – senza i – omissis!

No, gli italiani sono troppo codardi, stanno ancora troppo bene, nonostante la crisi economica per andare in piazza a manifestare, per farsi prendere a manganellate dalle forze della polizia, non hanno i – omissis –  per trasformare le strade in un campo di battaglia siriano, libico, egiziano, per comattere porta a porta, per fare i cecchini, come a Sarayevo, attualmente non ci sta un un Ratko Mladić, non hanno le palle per creare nello stivalale una nuova  Srebrenica, non abbiamo truppe paramilitari nello stile tigri di Arkan... Così anche per questo l’Italia dimostra la sua arretratezza culturale e gli italiani di oggi manifestano la viltà e l’incapacità di combattere per una buona causa, per il bene della nazione, anche se combattere per un miliardario pregidicato, sceso in campo nel 1994 per salvarsi il –  omissis –  certo non è una buona causa, anzi, sarebbe dei – omissis – se lo facessero!.

Morire per il pregiudicato Berlusconi Silvio? Da idioti!
Farsi manganellare per il pregiudicato Berlusconi Sivlio? Sarebbe da teste di – omissis!
Rischiare di farsi segare in due da qualche raffica a ripetizione sparata da qualche cecchino che sventaglia neò mucchio per creare caos e tensione? Sarebbe da – omissis!

Gli italiani che stannno attaccati al culo del pregiudicato Berlusconi Silvio non hanno capito che potrebbero ressere della marionette nelle mani dei parlamentari del PDL, la cui prima paura è quella di rimanere orfani non solo dei loro posto di lavoro come parlamentari, i ventimila euro mensili fanno comodo per le piccole spese di soprovvivenza, nella giungla della depressione economica, a cui le sorti del Paese non interessa una beata minchia, figurarsi del destino degli italiani. E lo sfaldamento del PDL, previo decadimento della carica di senatore del pregidudicato Berlusconi Silvio,  porterebbe giocoforza alla perdita di poltrone, prestigio, sempre che oggi i parlamentari di quasiasi schieramento godano di qualche prestigio vero delle menti degli italiani dotati di sano intelletto, in quato se i parlamentari del PDL fossero veramente solidali con il loro leader non avrebbero consegnato le  dimissioni dagli incarichi di sottosegretari nelle mani dei rispettivi capogruppi, no, si sarebbero dimessi in massa da parlamentari, ma sono troppo attaccati al denaro per avere i – omissis –  per farlo e i primi sono proprio i cosidetti falchi, la “guardia pretoriana” del pregiudicato, Berlusconi Silvio.

La condanna inflitta all’ormai pregidicato Berlusconi Silvio non è politica, checchè ne vogliano far credere i lacchè, ma è una sentenza di condanna definitiva, giunta dopo quasi un decennio e se le cause penali sono così lunghe, i politici inizino chidersi di chi è la colpa e il PD Trasformare una giusta condanna giudiziaria in  un atto politico equivale a voler destabilizzare il Paese per scopi personali e non fare gli interessi del medesimo.

L’oggi pregiudicato Berlusconi Silvio, nel 1994 poteva dire di essere un neofita della politica, una vestale illibata, mna un imprenditore scafato dalla politica in tutti gli orifizi,  il cosidetto “uonmo nuovo sovietico” che giungeva come un messia miliardario salvifico a mondare  la nazione dai puzzoni, pardon, comunisti. Ma oggi nel 2013, dopo diciannove anni in Parlamento si è trasformato in tutto quello che all’inizio diceva che non sarebbe mai divenuto: un politico di professione, dove  sembra che voglia dare continuità dinastica al partito, che in settembre dovrebbe tornare all’antico, Forza Italia, cedendo le redini del comando alla figlia Marina, e con gli italiani – omissis –  che i il Paese si ritova, onnibulati dal fatto di poter avere, come nei Paesi civili un primo ministro in microgonna, reggicalze e guêpière, tutto in nero sadomaso, diventano come  Roland D. LeBay , che vendette la a Plymouth Fury del 1958 a  Arnie Cunningham  nel romanzo di Stepen King, “Cristine, la macchina infernale” – 1983, che pensano  che «Non c’è profumo più buono di quello di figa!”» e il padre, oggi pregiduicato, lo ha sempre saputo, visto che di canubri nel Pdl non ce ne sta manco una, e infatti per diciannove anni Silvio Berlusconi, per onnibulore i maschi primitivi o primati, ha usato la vulva, facendne annsuare immaginariamente a migliaia,  e questi, come tanti lobotomizzati analfabeti mettevano la crocetta sulla tetta, pardon, sul nome più proprompentete e prosperoso.

In conclusione chechè ne dicano i falchi del PDL, che come tanti avvoltio non vedono l’ora di cibarsi delle carogne dei cittadini nemici della loro libertà, nel Paese non ci sta il rischio guerra civile, a meno che il gerarca del pregiudicato, Berlusconi Silvio, lapostata  comunista Sandro Bondi, non sappia chenel Paese sono pronte squadre di agitatori politici, provenienti anche dall’estero, come accade sempre quando si vuole destabilizzarne uno.

La cosa migliore che dovrebbe fare il nipote del consigliere privato del pregiudicato Berlusconi Silvio, ossia GianniLetta, eEnrico Letta, sarebbe quella di rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato il quale a sua volta dovrebbe dimettersi lui stesso, creando un ingorgo istituzionale, che non potrebbe essere risolto entro il 15 di ottobre, data ultima nel quale il pregiudicato Berlusconi Silvio dovrà decidere se restarsene buono buono agli arresti domicilari, potendo vedere solo i famigliari più stretti, ossia i figli o magari andare  a rammazzare le strade, come spazzino, in quanto affidato ai servizi sociali.

E alzi la mano chi non vorrebe vedere un miliardario rammzzare merda di cane o cocci di vetro, lungo una strada provinciale, battuta da puttane?

Marco Bazzato
04.08.2013

martedì 16 luglio 2013

Siamo tutti Roberto Calderoli


Gli italiani indigeni e autoctoni che alla luce delle continue esternazioni sia della Boldrini che della Keynge, sul dare la casa prima ai rom, poi agli extacomunitari con figli, o che vorrebbero l’apertura indiscriminata delle frontiere italiane, per far felici looro capi mondialisti, o togliere il diritto dei figli degli italiani nati all’estero di sentirsi italiani, elimindando il Jus Sanguis, a favore del Jus Soli,  in una sorta di razzismo discriminatorio al contrario, ossia contro i nativi italiani che da decenni sono figli del Jus Sanguis, dovrebbero alzare la schiena e gridare orgogliosI i proprio “Natali di Sangue”:

SIAMO TUTTI ROBERTO CALDEROLI.

Già, perchè non se ne può più del finto buonismo sinistro della sinistra che, che sta causando un assurda tempesta in un bicchiere d’acqua, una escalation di dichiarazioni contro un legittimo ragionamento oggettivo espresso da un autorevole membro del parlamento e vicepresidente della camera,  dei paladini delle libertà altrui, sempre buone nei periodi di vacche morte della politica, hanno fatto uscire cani, cagne, porci e porche dal recinto dei cervelli lobotomizzati, per iniziare una lotta senza quartiere contro la neutra dichiarazione di Roberto Calderoli nei confronti del ministro della (dis)integrazione, Keynge, che recita:

«Io mi consolo, quando navigo in Internet e vedo le fotografie del governo. Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango».

I cittadini autoctoni e indigeni italiani, se non vogliono fare la fine degli indiani chiusi nelle riserve, dove i colonizzatori extracomunitari hanno eroso giorno per giorno grazie a fiancheggiatori come la Laura Boldrini, Presidente della Camera, che non perde l’occasione per ribadire, nel nome del diritto di accoglienza indiscriminato – a spese degli italiani – la superiorità degli invasori stranieri attualmente illegali nei confronti dei nativi di sangue che cercano, seppur tra mille difficoltà, di sbarcare un lunario sempre pù oscuro e funereo.

Oggi

SIAMO TUTTI ROBERTO CALDEROLI

, perchè “l’italiano vero”, come cantava Toto Cutugno, è stanco dei sopprusi della politica, è stanco di sentirsi e trasformarsi ogni giorno di più in servo di un esercito di invasione e occupazine, spalleggiato da soggetti che fanno comunella, per non utilizzare altri aggettivi, con il “nemico!” nel nome del presunto diritto degli altri – stranieri – a discapito degli indigeni nativi di sangue in Italia.

SIAMO TUTI ROBERTO CALDEOLI

perchè a una vacca, una una donna, una scimpanzè, una cagna non può alllattare per sempre, ed essere munta fino all’avvizzimento delle tette da parte di lupi ingordi e affamati che gli si attaccano alle zizze e succhiano, succhiano, succhiano, fino a quando questa non crepa e poi, iniziano a pasteggiare sopra il cadavere.

La nostra Italia è come una donna, come nostra madre, nostra sorella, nostra moglie, e costei non deve essere violentata, così come da nemici interni – che sono sempre troppi –  anche da da nemici esterni, che come vandali giungono per violentarla, stuparla, sodomizzarla, sgozzarla, squartarla,  rendendola schiava e serva di  orde barbariche provenienti dai quattro punti cardinali, per poi una volta presa e ridotta alla fame, esporla come il trofeo di un animale maciullato da un orda di bestie selvagge finanziarie, economiche e culturali, senza scrupoli.

Se i politici italiani di centro destra fossero mentalmente più liberi, e non legati al loro misero  e miserevole stipendiucolo da 20.000 euro al mese, netti, naturalmente, come estremo gesto di solidarietà,, farebbero cadere il governo Letta, ritirando i ministri, togliendo la fiducia all’esecuivo, in modo da mandare a casa personaggi come la Boldrini e la Keynge, le quali probabbilmente, viste le loro idee radicali, se non venissero canddiate in circoscrizioni sicure, come capoliste,  a fatica tornerebbero nel giro della grande politica a fare danni e malanni agli indigeni italiani e autoctoni.

Il problema è che la Lega ormai è un partito defunto e il PDL si è venduto e svenduto alla sinistra, calando le braghe e facendosi inchiappettare bellamente – oltretutto a secco, senza manco un pò di olio di vaselina o grasso di foca, visto che va di moda e fa tanto radical chic – dai radicali post comunisti che, come vermistriscianti, si sono accomodati al banchetto  del PD, come ospiti indesiderati alla stregua del meteorismo, dell’aerofagia, dell’alito cattivo, del calboniano “ventilazio intestinalis putres,” ma  necessari per la tenuta del governo.

Per questo, nel pieno rispetto delle leggi sul diritto di cittadinanza attuali, oggi più che mai gli italiani veri, dovrebbero essere un unico cuore uniti in un unico:

SIAMO TUTTI ROBERTO CALDEROLI

rubando il motto del comunsita Pietro Calamndrei, “ora e sempre resistenza” perchè, come La canzone del Piave – fiume sacro alla patria – 
“...il Piave mormorò: non passa lo straniero
Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento
ahim, quanta gente hai visto lasciar il tetto,
per l’onta subita a Caporetto....”

con questa sinistra al potere la Caporetto economica, sociale e culturale è ormai dietro l’angolo, è alle porte e i risultati li vedono tutti gli italiani, figli di genitori, aventi nonni, bisnonni e trisnonni italiani, per questo innazi a questa Desert Storm scatentata dalla sinistra, in questo tristo momento, dove sembra che le orde di Annibale vogliano invadere  l’Italia, senza passare dalle Alpi, ma via mare – con l’appoggio delle orde papaline dell’ex Stato Pontificio, che però nel suo “sacro” suolo di immigrati o rifiugati politici non ne ospita manco uno –  quasi com eun eterna spedizione dei Mille, non per la liberazione dell’Italia, ma come un’invasione strisciante e silenziosa, oggi  avendo una classe politica vigliacca e prona alla pecorina, si è giocoforza costretti, per evitare la vicina Waterloo economica, culturale e sociale, gridare in un unica voce e con un unico cuore, visto che la congolo-italiana ha accettato le scuse:

“SIAMO TUTTI ROBERTO CALDEROLI!”

Marco Bazzato
16.07.2013


P.s:  l’articolo in questione non è ne a favore e nècontro la congolo-italiana  Cècilie Keynge, per le presunte offese proferite dal Roberto Calderoli nei suoi confronti, ma è contro un certi medodi squadristi di  far politica del centro sinistra, viste le loro inusitate e violentissime reazioni masturbatorio-verbali che  hanno proferito contro Roberto Calderoli,  l’hznno obbligato a fare abiura  e/o potrgere umilianti scuse pubbliche in Senato,  anche se queste erano già stato poste in privato alla diretta interessat, a seguito delle reazioni verbli non diverse da un attacco effettuato con armi di stermionio di massa, come il gas Sarin, l’Antrace, il Mostarda, lo zylcon B, utilizzando  armi vietate da tutte le convezioni internazionali, tipo fosforo bianco, , dimostrando che la presunta superiorità intellettuale dei sinistroidi è un utopia, mentre la reatà è che quando si lasciano andare la favella, in modo incontrollato non sono diversi dagli scaricatori di porto o i preti pedofili che,parafrasando “Cara ti amo” di Elio e le storie tese, “bestemmiano e picchiano i bambini.”

lunedì 13 maggio 2013

L’insegnate espulso dall’Eritrea perché omosessuale


Quando ho letto l’articolo su Repubblica online, (1) le sensazioni all’inizio sono state contrapposte, tanto da pensare “maledetti negri razzisti e omofobi”: Ma se avessi espresso pubblicamente questo pensiero politicante scorretto, gli antirazzisti mi avrebbero attaccato, in un modo o in un altro, per aver usato il termine “maledetti”, accostato a quello di “negri”. Meglio evitare. In compenso forse potevo trovare sponda nella comunità omosessuale e nei loro fiancheggiatori, ma sarei stato poco oggettivo nell’analisi degli eventi raccontati dal quotidiano, dove del resto è assodato che l’errore, il peccato originale, la genesi della colpa non era dell’Eritrea, dei suoi cittadini e delle sue leggi, ma l’errore era dell’Italiano partito per l’ex colonia, forse come uno sprovveduto o con la vana speranza che gli africani non scoprissero quello che secondo la loro cultura era il suo sordido e depravato segreto.

E già, perché ci sta poco da incazzarsi e sentirsi offesi.

 La multiculturalità presuppone in primis il rispetto delle leggi, delle tradizioni della cultura e delle sensibilità non solo dei singoli cittadini di dove l’emigrante, anche  se a tempo determinato, si reca. Quindi il dovere primario è quello di sapere, conoscere e comprendere che certe tendenze, che sono imposte dall’alto in Italia, non necessariamente in tutti i Paesi africani debbano godere dello stesso range di tolleranza spacciata per diritti civili dei cittadini, o della stessa accettazione incondizionata che gli omosessuali godono in occidente, in quanto in Eritrea, l’omosessualità è punita e punibile con una pena detentiva che va dai tre ai dieci anni di prigione, ed evidentemente secondo la loro cultura e la loro storia è giusto che sia e che continui a essere così.

E visto che solitamente la comunità GBLT sono assai informate sulle diverse legalità esistenti, in molti potrebbero obiettare che fosse oggettivamente impossibile che il docente non avesse dato un’occhiata a “Diritti GBLT in Africa” su Wilkipedia, (2) dove ci stanno tanto di articoli del Codice Penale. (2).

Evidentemente il governo e le forze di sicurezza di Asmara, come dovrebbero fare tutti i Paesi civili, si è premunito di scavare nel passato del docente italiano, anche se questi, secondo quanto scrive il quotidiano La Repubblica, si è sempre comportato con correttezza e discrezione a riguardo il suo orientamento sessuale – e ci mancherebbe, costui è risultato “coniugato”  – ma le autorità hanno fatto quello che è giusto che facessero: raccogliere informazioni, per avere un quadro completo sulla persona, è un loro diritto/dovere.

E quando hanno scoperto che il docente era “sposato” in Spagna, sebbene se in Italia “l’unione” tra due persone dello stesso sesso a tutt’oggi,a  torto o ragione, dipende dai punti di vista, non abbia alcun valore giuridico, tanto è bastato per definirlo, in ottemperanza alle  della legge eritrea, “un individuo pericoloso e potenzialmente destabilizzante per l’ordine pubblico del Paese”, costringendolo alla clandestinità, in quanto ricercato e al rientro in patria.

Certamente le autorità consolari hanno fatto il loro dovere per tutelare l’incolumità del docente, ma non potevano e non dovevano interferire con i processi legali, legislativi e culturali dell’Eritrea, altrimenti si sarebbe configurata un’indebita ingerenza nelle leggi e nelle tradizioni secolari del Paese, che ogni nazione libera e indipendente ha il diritto di continuare a coltivare per il benessere, anche psicofisico, della propria cittadinanza.

Alla luce di tutto ciò è chiaro che in Eritrea, considerato a torto o a ragione, visti tutti i problemi che il Paese ha, come Paese del terzo mondo, almeno per quanto riguarda l’immigrazione momentanea per motivi di lavoro, o anche per turismo, cerca per quanto possibile, di non farsi contaminare da quello che secondo la loro cultura è un comportamento destabilizzante sia per i singoli che per la società e, come ha giustamente fatto presente l’Ambasciatore eritreo, convocato immotivatamente alla Farnesina, che, stando a La Repubblica, avrebbe dichiarato che“qualsiasi straniero presente sul suo territorio ha l’obbligo di rispettare gli usi ed i costumi locali, e a maggior ragione, le disposizioni di legge, e che in Eritrea i rapporti omosessuali sono reati”, quindi è giocoforza dedurre che in Eritrea, come in Italia, come dicevano i latini: “Ignorantia legis non excusant” , “La legge non ammette ignoranza”.

Forse l’italiano pensava che visto che si recava in uno dei Paesi più poveri, grazie anche e non solo alla follie imperiali italiane di Mussolini, che gli eritrei si passassero le informazioni come diceva Tarzan: “Tramite il tam tam della giungla!” e che l’unico etere che gli etiopi conoscessero fosse quello dell’aria, da liana a liana.

Comunque, nel loro piccolo, gli eritrei hanno saputo dimostrare al mondo che quando vogliono la legge funziona e che non si fa soggiogare dall’uomo bianco, in casa propria. Speriamo che per il continente africano questa legalità segni una demarcazione tra la Vecchia Era e l’inizio di una Nuova Era, esattamente che come vogliono gli italiani con gli immigrati che commettono o sono portatori di atti contrari alla legge, ossia sentirsi padroni in casa propria.

La cosa interessante è che nell’articolo manco si usa mai il termine, abusato e inesistente a livello giuridico e psichiatrico, tanto caro ai gay, come simbolo di violenza verbale e psicologica nei confronti di chi gli è avverso, ossia omofobia, termine inventato di mala pianta nel 1985.  Evidentemente innanzi alla saggezza della legge etiope, e nel rispetto delle relazioni internazionali, forse hanno capito che è un termine logoro, ripetitivo noioso non solo da ascoltare, ma soprattutto da pronunciare.



Marco Bazzato
13.05.2013



sabato 12 gennaio 2013

La Cassazione sentenzia l’affido esclusivo del figlio a una lesbica






A leggere il titolo di Repubblica sembra che il riconoscimento a quella che la lobby gay chiama impropriamente ed erroneamente “Famiglia omosessuale” – biologicamente inesistente in n natura –  sia cosa quasi fatta in quanto nella versione online il quotidiano scrive: Cassazione difende coppie omosessuali,  Famiglia gay non dannosa per i figli (1), e che il che non significa che una cosa se non è dannosa, che questa sia positiva ma solo che non si è voluto  scavare a fondo, investigando in  ogni singolo anfratto, non solo in Italia, su quelle persone che essendo state etero prima  e avendo figliato, poi si sono convertite all’omosessualità costringendo i minori, anche a causa delle sentenze dei tribunali, a vivere sotto lo stesso tetto in compagnia dell’amico del padre o dell’amica della madre.

La Cassazione ha semplicemente sancito che un figlio essere costretto e/o obbligato a vivere con la madre, ex tossica, anche se professa privatamente e pubblicamente il lesbismo –  il che non è né un attenuante e né un aggravante, ma un dato oggettivo accertato dalla stessa Corte Costituzionale – condividendo lo stesso tetto con la sua amica, educatrice della comunità di recupero dei narcoamani, dove era in passato allocata.

Ora bisognerebbe leggere per intero ciò che hanno scritto i giudici della Prima Corte di Cassazione di Roma, visto che in rete si trovano solo estratti”manipolati” a seconda delle convenienze politiche, e infatti anche l’Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, emissari di un governo straniero, lo Stato Città del Vaticano, scrive: “Figli alle coppie gay? Sentenza pericolosa” (2), tirando dala parte oppostala sentenza, esattamente come fa l’in fluentissima  lobby gay, capeggiata  in Parlamento dalla Deputata Anna Paola Concia, che dichiara all’Adnkronos: “La Cassazione giustamente afferma che non ci sono certezze scientifiche a questi preconcetti. In realtà ci sono tanti studi anche provenienti da Oltreoceano che dimostrano – prosegue la donna che ha studiato all’Isef (3) senza citarne uno –  che l’orientamento sessuale all’interno della coppia non condiziona in alcun modo la crescita di un bambino – visto che una  persone dello stesso sesso non lo possono mettere al mondo, parla “saggiamente” solo di crescita – che ha necessità di amore e affetto”

Nella sentenza non si fa menzione né di adozioni ad amici omosessuali o lesbiche che condividono gli stessi spazi abitativi né di adozioni e/p semplice affidamento anche da parte dell’amica educatrice nella comunità di recupero di drogati, ma che il minore è affidato esclusivamente alla madre naturale e biologica. L’amica della madre, giustamente, non ha alcun titolo legale nell’educazione e/o nessun diritto e non può in nessun caso fare le veci della madre biologica, in qualunque sede e in qualunque luogo.

Quindi di cosa cianciano la lobby gay  e lo Stato città del Vaticano?

La Prima sezione della Corte di Cassazione di Roma,con la sentenza 601, ha scelto il male minore per il minore –  il padre del piccolo, di religione musulmana, scrive La Repubblica,  , stando a quanto scrive L’Avvenire, picchiava la madre, anche sotto gli occhi del minore che  assisteva –  rimanendo, non potendo far giustamente altrimenti, all’interno della Carta Costituzione e delle leggi della Repubblica italiana, visto che probabilmente mancavano i presupposti giuridici per allontanarlo anche dalla madre, ospitandolo in una casa famiglia, rendendolo successivamente adottabile.

La Cassazione non ha fatto alcuna apertura nei confronti delle amicizie omosessuali e lesbiche, ribadendo implicitamente i concetti presenti negli Art. 29,30 e 31 (4), della Costituzione italiana, in quanto, l’amica della madre non avendo nessun legame legale con la madre biologica del minore, per questo, sempre secondo la Costituzione, non ha nessun diritto nell’intervenire, intromettersi, interferire nell’educazione del minore, in quanto questi è tutelato dalla Costituzione, anche se dalla sentenza la famiglia nucleare,  come in sociologia si intende la famiglia riproduttiva, (5) ne esce amputata dal padre, in quanto ora composta solo dalla madre e dal figlio., mentre l’amica della madre, a riguardo la famiglia nucleare è da considerarsi solo un corpo estraneo e/o alieno alla famiglia stessa.

Non è migliore la demagogia che ne fa lo Stato Città del Vaticano attraverso i suoi  emissari osservatori vescovili in Italia. La sentenza della Cassazione se ne frega bellamente – avendo fatto probabilmente i controlli di rito, anche sulla fedina penale dell’amica della madre biologica del minore, risultando non giuridicamente pericolosa per costui – considerando il loro rapporto, un’amicizia tra adulti consenzienti e senziienti, priva di alcun risvolto giuridico, sia per le due amiche, sia per il minore nei confronti dell’amica della madre naturale, che  implica direttamente o indirettamente alcuna possibilità di adozione ad un single di un minore,a patto che sotto l’onda populista e qualunquista di questa sentenza ineccepibile sotto il piano giuridico e Costituzionale, nella prossima legislatura non si di decida di intervenire, modificando lo status quo, per far piacere alla  lobby omosessuale, che ormai miete seguaci e fiancheggiatori anche tra gli etero,  in quanto da decenni manipola le persone, utilizzando il populismo qualunquista, facente facile presa sui manipolabili, che al pari dello Stato Città del Vaticano,  utilizzano , il  Quarto Potere (6)  a volte anche per fini e interessi privati, e particolarismi di bottega, trasformandosi in  nemici feroci del bene comune.

Marco Bazzato
12.01.2013