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sabato 3 ottobre 2015

Coming out del vescovo: "Sono gay e ho un compagno"


Non c’è che dire, è stato, come si diceva molti anni fa, “uno scherzo da prete”, un gancio ben assestato da parte di un Monsignore che, alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, ha deciso di uscire dall’armadio e dichiarare, mostrando pubblicamente anche il proprio compagno – a molti viene voglia di fare il pugno chiuso – la propria omosessualità, venendo giustamente e prontamente licenziato in tronco, Krzysztof Charamsa - teologo, ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana, oggi ha mandato letteralmente in fibrillazione i siti di mezzo mondo.

Ha fatto  bene? Ha fatto male?

Dal suo punto di vista ha fatto bene.

Ha il diritto di godere appieno della sua felicità con la persona con il quale afferma di provare degli affetti che vanno ben oltre lo spirituale e che sfociano nella carnalità, nella fornicazione e nella lussuria. Liberissimo di farlo. È un suo diritto, ma non dentro i gangli della Chiesa Cattolica, dove fino a  questo momento continua a farne parte – si auspica per poco, in quanto la riduzione allo stato laicale, dopo il macello che sta provocando, dovrebbe essere una semplice formalità.

Il futuro ex Monsignore evidentemente non ha ben chiari i voti che in passato ha dato a momento dell’ ordinazione sacerdotale. Voti ha infranti uno ad uno, rendendoli carta zozza,  lurida e putrida. Lo stesso chiaramente dicasi per tutti gli altri sacerdoti che hanno comportamenti carnali con donne, dove anch’essi si appestano nella lussuria, nella fornicazione, nel coito, fuori dai dettami cristiani, rendendosi sporchi ed indegni nell’indossare l’abito talare e i relativi paramenti sacri.

Non è perché costui si è dichiarato omosessuale che la cosa sia più o meno  grave e greve delle tentazioni della carne in cui cadono vittime/carnefici dei propri istinti lussuriosi e bestiali molti presbiteri che si a sollazzano  nella carnalità, accoppiandosi come cani in calore con femmine, sovente anche maritate,, dentro le sagrestie o nelle canoniche o andando a puttane, travestiti, trans, gay o peggio ancora, più sordidi e luridi, oltreuttto illegali sotto il profilo penale,  dandosi atti carnali di pedofilia.

Quindi il suo peccato, secondo la Chiesa Cattolica, non è solo il peccato di essersi unito carnalmente con un altro essere umano di sesso maschile. Il primo tradimento è stato contro il voto del celibato – chi può sapere quante volte ha somministrato l’Eucarestia o i sacramenti al temine di una ingroppata carnale con il suo “amichetto” –  ha tradito uno dei principi fondati della religione in cui ancora oggi asserisce ancora di credere.
Costui vorrebbe una Chiesa più aperta agli omosessuali?
Il catechismo della Chiesa Cattolica a tal riguardo è chiaro, ma l’ha calpestato, per un suo interesse  e piacere personale.
 La Chiesa Cattolica, come qualsiasi libera associazione ha le sue regole, i suoi statuti interni, i suoi credi e le sue leggi. Se queste leggi a questo stanno strette, nessuno gli vietava di uscirne allo scoccare dei primi pruriti omosessuali, e al cedere delle tentazioni della carne –  invece  ha voluto continuare a servire Dio e Mammona, Matteo 6: 24   –  e  fondare la sua Chiesa “cristiana,” fatta “A Sua immagine e somiglianza” Genesi 1: 26-28, in collaborazione con l’Arcigay, magari  autoproclamandosi Vescovo o Pastore, o meglio ancora Sommo Pontefice, come la Papessa Giovanna!

Purtroppo questo futuro ex ecclesiastico ha seguito la moda di apertura inaugurata da Papa Francesco, quando disse:  “chi sono io per giudicarla” – la persona gay, Nda – da tutti male interpretata come una apertura di credito incondizionato agli omosessuali. Mentre il Papa, con la frase: chi sono io per giudicare” chi conosce un po’ di Vangelo, avrà collegato subito il tutto con Matteo 7,1-5 .

 Senza tra l’altro scordare ciò che scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 2357, che tra le altre cose, espressamente dice: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».  Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita…Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza”.

 Oltre a quanto sopra va rammentato ciò che scrive San Paolo ai Romani 1, 26-27 o i Corinzi 6, 9-10. Auindi il Krzysztof Charamsa sapeva benissimo, oltretutto in quanto teologo,  che inclinazione, oggettivamente disordinata, era contraria a tutti i principi religiosi, etici e morali a cui era stato ordinato, secondo la  vocazione di donarsi a Dio e alla Chiesa, anima e corpo. Evidentemente però anima e corpo sono andati da qualche altra parte e potrebbero fare la fine postulata da Dante Alighieri ne “La divina Commedia”, dove i “sodomiti”, finiranno, come recita il XV Canto, nel VII cerchio dell’Inferno.

Evidentemente non ce la faceva più e di questo gli va dato – quasi – onore.

 Quasi.

 Sì, perché la scelta del giorno non è stata casuale, anzi, l’ha pensata bene. Infatti ha già un libro pronto in italiano e in polacco, tanto per proteggersi le spalle economicamente, per garantirsi un futuro, almeno nell’immediato, con il suo” amichetto del cuore”.

È chiaro che l’ala progressista del Vaticano ne esce – giustamente – ridimensionata, visto che lo stesso Pontefice, in casa d’altri, vedi il suo recente viaggio in America, dava troppo spazio a queste aperture, con addirittura un omosessuale dichiarato pro matrimonio gay, chiamato a leggere le letture, durante una celebrazione liturgica.  Adesso i tradizionalisti si spera che diano il via a purghe  Staliniane, metaforicamente parlando, naturalmente, per eliminare i Giuda  che si “prostituiscono” per “trenta denari” Gv, 13: 21-38, che albergano in seno al Vaticano e approfittano degli agi connessi al loro ruolo per darsi alla lussuria, alla fornicazione, in spregio alla loro ordinazione, in modo da fare un po’ di repulisti generale, separando il grano dalla pula, vedi Parabola della Zizzania, Mt13: 24-30, gettando quest’ultima nel fuoco della Geenna, M 5: 29-30.

Marco Bazzato
03.10.2015

domenica 5 aprile 2015

Buona Pasqua a tutti



Per l’ennesima volta Papa Francesco ha deluso. I giornali e i social network tacciono, per piaggeria, ma il popolo non è né bue e manco vile e lo ha dimostrato la Piazza San Pietro, praticamente deserta, e no certo per via della pioggia.

I fedeli stranieri hanno capito che nonostante le belle parole di facciata, manco sono presi in considerazione di striscio negli auguri e quindi hanno disertato, preferendo andare dove almeno, per quanto poco, vengono rispettati.

Francamente sono sempre più sconcertanti i segni evidenti di disinteresse nei confronti dei fedeli. Certo ci stanno i teorici gesti simbolici, incentrati sulla Sua persona, il buonismo apparentemente sparso a piene mani, dilapidando le casse vaticane, le telefonatine, che ora sembrano essersi fermate, ma per il resto, è calma piatta.

Comunicazione pari a zero, discorsi scialbi, intrisi di mediocre retorica trita e ritrita. E in fatti il popolo dei fedeli, checché ne dicano i giornali, come i cani da tartufo, a naso sentono la qualità e la bontà ed è chiaro che ormai scavano sempre meno, disertano, se ne stanno distanti, preferiscono starsene a casa a mangiarsi l’agnello, soprattutto se abitano a Roma e dintorni, piuttosto che gettare via la loro mattinata in modo infruttifero.

  E poi, dai, diciamocelo: un tizio papale che al termine della benedizione Urbi et Orbi termina con: «Buona Pasqua e buon pranzo» lo si può accettare da “Gigi er troione” quando te serve l’abbacchio al forno e te manna afanculo, ma non certo dal “Santo Padre!”, gli Apostoli, dopo la resurrezione, grazie allo Spirito Santo, si facevano capire in molte lingue,costui invece, forse per pigrizia, si limita ai saluti in Italiano!

Certo si capisce l’utopia della famigliarità, ma ci stanno anche delle regole, delle tradizioni di rispetto che questo Pontefice continua a calpestare bellamente, infischiandosene dei fedeli stranieri, come se il suo obbiettivo fosse proprio quello di allontanare con questi suoi atti poco cristiani gli stranieri da Roma.

Non si sa cosa effettivamente abbia i mente, ma la china distruttiva che ha preso, certo non fa onore a lui e soprattutto infanga decenni di lavoro dei suoi predecessori, che sta mandando letteralmente a farsi fottere.

Marco Bazzato

05.04.2015

sabato 15 febbraio 2014

Vigonvo: il Sindaco sostituisce la foto del Presidente della Repubblica con quella di un Capo di Stato teocratico

Damiano Zecchinato ne ha combinata un’altra delle sue.

 A nemmeno un giorno dalla sua lettera indirizzata al consigliere dell’opposizone,  con il Sindaco che iniziava con “Non lascio perdere un bel niente!. Forse la mente di tutti è andata  Goffredo Hamori di Malafesta, conte de Montmirail, d'Appremont e di Papincourt detto “l'Ardito”e,al suo grido di battaglia: “Ch’io deceda se recedo” del film “I visitatori” del 1993, intepretato da Jean Reno. Però se si riguarda il film non si può fare a meno di non notare una lontanissima somiglianza del Sindaco con l’attore francese  di “genere burlesco”, Christian Clavier, che intepretava del fido scudiero  Jean Cojon il Marpione , detto anche “palle molli”/Giacinto Maria Jeanco . (-1).

  Nella sua missiva pubblica, il Sindaco, Damiano Zecchinato, affermava il valore del rispetto delle Istituzioni e del Comune che gli paga l’indennità, combinandone un’altra delle sue: ha sostituito la foto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con quella di un Capo di Stato straniero, ossia il Monarca dello Stato Città del Vaticano.  


Damiano Zecchinato ha detto: “Non mi riconosco nella figura del presidente della Repubblica, bensì in quella del Papa che trasmette più valori. Non volevo il presidente Napolitano sulla mia testa, per me non sta facendo una grande figura, non è assolutamente super partes. Se mi vogliono obbligare devono fare una legge su questi simboli: quello è il mio ufficio e decido io chi avere sulla testa”(1) – (2).

È certamente vero che rispetto a Sandro Pertini l’attuale Presidente della Repubblica,  entrato in Parlamento nel 1958,  vedil’Elezione di Napolitano è incostituzionale?” (3),risulta assai lontano lontano dallo share che al tempo riscuoteva, come cantava Toto Cutungno  ne “L’italiano”, “...un partigiano come Presidente....” Ma da qui a sostiture la foto dell’attuale inquilino del Quirinale con quella di un Capo di Stato straniero, Papà Francesco, può portare a pensare che la visione della società dell’attuale Sindaco sia orientata verso i principi e i valori – teorici – di uno Stato teocratico. E tra le  teocraziе non possiamo non citare l’Arabia Saudita e l’Iran e lo stesso Stato Città del Vaticano (3).

Cche Vigonovo abbia un Sindaco Talebano? Si ricorda che “talebano nel suo significato originale in Pashito e in Persiano significa Studente.(3bis). Studiare i testi sacri, non importa di che religione,  o filosofia religiosa, allarga la mente.

Ora, con tutto il rispetto nei confronti di Papa Francesco, per la sue figura di Sommo Pontefice,  266º Vescovo di Roma e vicario di Cristo sulla Terra, è politicamente accettabile che un Sindaco, in virtù della carica pubblica che ricopre e del rispetto che pretenderebbe dai cittadini,  possa esporre la foto di un monarca, che a rigor di diritto internazionale e di Concordato, quando entra nel suolo del Territorio Italiano, ma non solo in Italia, per le sue visite ufficali, è accolto con gli onori riservati ai Capi di Stato?

Il Sindaco, nella sua volontà di far parlare si se, ha dimenticato che l’Italia è un Paese laico, non sottoposto ad alcuna monachia teocratica, dove  l’articolo 7 della Costituzione italana, recita:  Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale. (4)

Nel sito deln Governo Italiano (5) al quesito16 si può leggere: Negli uffici pubblici si può esporre la foto del Presidente della Repubblica? SÌ, ma non si possono esporre foto di altre autorità.

Papa Francesco è a tutti gli effetti un Capo di Stato regnante,dove il passaporto privato è Argentino e quello Diplomatico è messo dallo StatoCittà del Vatiano,  nel pieno dei suoi poteri temporali (6). Quindi, anche ammesso che il Sindaco, Damiano Zanonato, abbia affosso la foto del monarca della Città del Vaticano, nel mio ufficio “privato”, il Sindaco, riceve, come tutti possono leggere ne sito del Comune di Vigonovo,(7) lunedì dalle 10.00 alle 12.00, giovedì dalle 10.00 alle 12.00 su appuntamento, e-mail: sindaco@comune.vigonovo.ve.it. 

Quidi, quando riceve i  cittadini  nell’ ufficio che ha in uso, non tiene conto dei diritti di costoro,  non solo battezzati, ma anche sbattezzati,  atei o che professano altre confessioni religiose, venendo meno al suo obbligo di rispettare il il principio di di laicità, nei pbblici uffici,  di tutti i cittadini di Vigonovo e non solo.

Questo per quanto riguarda l’aspetto temporale, l’aspetto, spirituale  è molto meno “elastico” di quanto il relativismo contemporaneo vorebbe far supporre.

Chiaramente visto che il Sindaco dice di  ispirarsi ai valori trasmessi da un Capo di Stato Straniero, teocratico,  sarebbe auspicable che avesse il coraggio e il rigore morale di non celebrare  più i matrimoni civili, perchè per la Chiesa Cattolica, quindi anche quella di Papa Francesco, il matrimonio civile è considerato convivenza moreuxorio, mentre il vantaggio coloro che sono sposati in Chiesa, è  che se invece di passare per il divorzio legale, tramite la Giustizia Italiana,  si passa attraverso la Sacra Rota, il  Tribunale Ecclesiastico che fa capo allo Stato città del Vaticano,quando il matrimonio religioso viene annullato, la sentenza, in virtù del Concordato tra Stato Italiano e Stato città del Vaticano, permette di non pagare un centeismo di mantenimento alla non mai moglie, perchè con l’annullamento del matrimonio religioso si annulla anche quello civile,  come se il matrimonio n non fosse mai stato eseguito, nè in Chiesa e nè innanzi ad un pubblico ufficiale, anche se era il sacerdote stesso in quel ruolo.

. Teniamo presente che Papa Francesco, prima di tutto è un Gesuita. I gesuiti sono ecclesiastici di formazione intellettuale assai fine, anche se mantengono all’apparenza un aspettopacioso e bonario, come quelli dei preti di campagna degli anni ’50, in stile Don Camillo.  Ma dietro l’apparenza, ci  sta il giusto  rispetto del mandato terreno che Bergoglio. come Papa, continua a portare avanti in quanto Vicario di Cristo in Terra.   Lo stesso giusto rigore  che è sempre stato insenganto fin da bambini quando si frequentava il Catechismo perchè i valori e principi trasmessi nel corso dei secoli da Gesù, come Figlio di Dio per i Cristiani o ccome principi filosofici ed etici per inon credenti o per coloro che professano altre confessioni,  sono immutati.

Certo,come tutti coloro che hanno frequentato il catechismo o che andavano o vanno tutt’ora alle messe domenicali,  Gesù è venuto per i peccatori, per qutti quelli che non rispettano in primis le tavole della Legge che Dio ha dato ad  Mosè sul Monte Sinai, dove in quest’epoca di convivenze more-uxorio, di non rispetto dei Comandamenti 8 e 9 (non dire falsa testimonianza e non desiderare la donna d’altri – ossia non fornicare fuori dal  sacramento del Matrimonio), oppure gli ammonimenti contro i sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola e ira, che hanno terrorizzato in passato generazioni di fancilulli, quali una ovlta adulti  scelgono di tenre i piedi sulle due sponde di un fiume, su quattro o più poppe/zizze/mammelle o fallo/1 altrui, anzichè sulle due della/del legittima/o consorte.

 Il sindaco Damiano Zecchinato per gistificare il suo gesto dice  tra l’altro: “bensì in quella del Papa che trasmette più valori... Se mi vogliono obbligare devono fare una legge su questi simboli: quello è il mio ufficio e decido io chi avere sulla testa.

Analizziamo queste due frasi, riporatate dai quotidiani..

 Il Papa certo, a dire del Sindaco esprimerebbe più valori, dell’attuale inquilino del Quirinale,  però va ricordato che quando ogni Sindaco presta giuramento pruncia la seguente frase: “Giuro di osservare lealmente la Costituzione Italiana”. È grazie alla Costituzione italiana che il Parlamemento approva le leggi, dove lo stesso Presidende della Repubblica, anche quando firma un D.p r,  le approva. E si sa: la  Legge è uguale per tutti e La legge non ammette ignoranza, anche se l’imputato è extracomunitario e poco scolarizzato,come conferma una recente sentenza, della Corte di Cassazione. (7bis)

Quindi  quando un sindaco si  “schiera”, mettendosi sopra la testa un Capo di Stato straniero è come se si sottomettesse a costui e non alle Leggi della Repubblica Italiana. 

Privatamente a casa sua, ogni cittadino può fare ciò che vuole, ma non può arroccarsi la presunzione del diritto di poter affermare pubblicamente decido io chi avere sulla testa, dicendo “quello è il mio ufficio”. Peccato però che  che “MIO” non può essere utilizzato, in quanto presuppone un diritto di  proprietà della stanza adibita ad ufficio che semplicemente  usa e/o occupa in virtù del fatto che i cittadini l’hanno eletto nel 2011.

Il Sindaco, Damiano Zecchinato,  dice qualcosa di contrario all’ottavo comandamento, visto che ha la foto di un Capo di Stato straniero e Capo Spirituale di uno Stato teocratico della Chiesa Cattolica Universale,  nell’ufficio che ha in uso, in quanto quando afferma che non esiste la legge.

 La legge esisite eccola.
È il D.P.R. 7 aprile 2000, n. 121  Regolamento recante disciplina dell'uso delle bandiere della Repubblica italiana e dell'Unione  europea da parte delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici.
Pubblicato nella Gazz. Uff. 16 maggio 2000, n. 121 (8), , esposte, oltre che nei
luoghi indicati dall'art. 2, commi 1 e 2 della legge 5 febbraio 1998,(9) scrivendo quanto segue: 3. Nei luoghi indicati nel comma 1 si espone anche il ritratto del Capo dello Stato.


Un altro punto essenziale non è se il Vicario di Cristo in Terra e successore al soglio pietrino trasmette più  valori.  Il punto è semmani, anche se la tramissione dei valori inclusi nei messaggi è ottima ,non è detto che la stazione ricevente riesca a decodificarli in modo esatto, corretto, giusto e poi metterli in pratica.  

L’eventuale giudizio di merito o l’entrare nel merito, non spetta certo allo scrivente, ma le opinini possono essere tranquillamente espresse in casa, al bar, davanti ad uno spritz, ad un bianchetto o ad un folpetto al mercato del lunedì mattina, o innanzi ai gradini della chiesa, dopo la messa delle 11.00.

Sappiamo tutti che il Papa trasmette con le più moderne tecnologie digitali e i segnali vengono inviati in tutto il mondo, ma poi se esistono politici, pubblici amminstratori, che dicono di rifarsi a questi valori, ma usano vecchie radio a transistor o televisori a valvole, in bianco e nero, che non sanno manco aprirsi internet e fare una ricerca in rete, hanno ha voglia andare in piazza a decantare questi valori tramessi, quando si sono compresi e messi in pratica, quando fa comodo, a smozziconi, solo per raccattare gli ultimi voti di qualche vecchiatta baciapile o di qualche canuto baciabanchi del giorno di Natale o Pasqua nelle prime file alla messa delle 11.00, perchè alle loro spalle, i cittadini li mettono alla berlina!

Nel Discorso della Montagna di Gesù , di cui Papa francesco è vicario di Cristo in Terra, ci stanno  alcuni versetti di Matteo, capitoli 5 e 6, ma tutti e quattro evangelisti sono illuminanti, tanto che qualsiasi persona, anche atea, solo per un fatto culturale può leggerseli, senza attenere : (10) via etere la trasmissione di valori aggiunti, forniscono a tutti interessanti spunti di riflessione.

: 27Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.
2Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. 3Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra,  perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.(11)


Alla fine di tutto, il Sindaco di Vigonovo, Damiano Zecchinato, ha dimostrato ancora una volta sua totale mancanza di conoscienza delle Leggi tialiane, mancanza di rispetto per la figura del Santo Padre, visto che esiste stima reciproca tra il Presidente della Repubblica italiana e il monarca dello Stato Città del Vaticano.

Oltre a tutto ciò i danni di immagine causati ai cittadini di Vigonvo, per questa sua uscita estemporanea che ha reso i  vigonovesi, a causa del suo Sindaco,gi zimbelli di tutta Italia e non solo.

Non sarebbe sbagliato se si costituissero in un comitato dando il via da una class action contro Damiano Zecchianto, non prima di aver consultato un legale circa la fattibilità, per il danno di immagine causato a tutti i vigonovesi, per considerare “mio” l’ufficio che occupa come Sindaco eletto e per non essersi preso l’onere di controllare come afferma, non esiste una legge che impone la presenza della foto del Presidente della Repubblica, Giogio Napolitano.

Marco Bazzato
15.02.2014



lunedì 1 aprile 2013

Pasqua 2013:Papa Francesco: fa gli auguri in 72 lingue? No!


Se il buongiorno si vede dal mattino, la “Settimana Santa” di Papa Francesco, al secolo Ciccio-Checco si è conclusa con un sonoro tonfo di immagine e fischi, che nonostante le voci dei vaticanisti si sono sentite, eccome, in tv.

La “parabola da esodo biblico” ha toccato il suo apice mediatico venerdì, in occasione della Via Crucis. La manifestazione pubblica rappresentava una specie di esordio nella tv italiana del nuovo Papa. Eper quanto riguarda lo share, ha sconquassato il suo antagonista, l’oggi Papa emerito, Benedetto XVI, procurandogli una sonora sconfitta. Il Francesco ha battuto il Ratzinger come tamburo: 6.301.000 spettatori contro i 4.107.000 della precedente edizione della Via Crucis, l’ultima capitanata da Ratzinger.

E poi il crollo: La veglia pasquale non è stata trasmessa da nessuna delle reti Rai, né da Rai 1 e né da Rai news24, che al massimo, al pari di TGCOM 24, forniva le breaking news ogni mezzora, attendendo che qualche invasata facesse cadere il Papa, come avvenne nellaMessa di Natale del 25 dicembre 2009. Invece nisba. Lo show religioso era visibile solo su Sat2000, la tv della CEI. E non è stato uno spettacolo esaltante, sotto nessun punto di vista.

Ma andiamo con ordine: la liturgia, su volere del “Dittatore Vaticano”, alla Giulio Cesare, ha voluto fare dell’evento un copia e incolla, obbligando i sudditi in tonaca a rimaneggiare la sceneggiatura, riducendo le letture dell’Antico Testamento, che ne prevedono o  dodici o sette canoniche, arrivando invece alla modica cifra di tre misere letture, più il vangelo.

L’omelia: mediocre  (1) .Un discorsetto di pochi minuti, assolutamente sterile, senza nervo e privo di spunti di riflessioni profondi.  Quatto chiacchere buttate lì, incrociate senza arte e né parte come nella migliore tradizione di un dottore in chimica,  che nonostante tutto continua a fare esperimenti da alchimista, alla ricerca della mitica pietra filosofale, con ampolle e alambicchi, adoperando per reggere il pesantissimo libro della liturgia un “moretto”,come usavano dire le suore negli asili negli anni ’70, per indicare gli africani, o per dirla alla Mark Twin “negri” (2)  chiamati così dall’autore per ben 209 o 217, secondo alcuni, nel suo romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn,uscito in prima edizione nel 1884. Insomma, un’omelia da curato di campagna, priva di alcun spunto dottrinale e teologico elevato, ma molto terraterra, che non ha brillato né per sagacia e né per spirito sopraffino spirito teologico.

Il battesimo e la cresima: ne ha baciati tre su quattro, al momento della cresima, trascurando il vietnamita-americano che portava gli apparecchi acustici alle orecchie. Perché gli altri sì costui no?

Il suono delle campane: Dopo la benedizione del fuoco, un altro momento topico in questi tipi di show, o celebrazioni religiose, è il suono delle campane. Ebbene, abitualmente nelle celebrazioni serie, in tute le basiliche, cattedrali, chiese del mondo, anche in quelle di rito ortodosso, le campane si mettono a suonare allo scoccare della mezzanotte, stile fiaba di Cenerentola, e in quell’attimo tutta la cristianità grida in un'unica voce: Gesù è risorto, fusi orari permettendo. Ma Papa Ciccio – Francesco-Checco no. Forse voleva andare a letto presto. Sta di fatto che quelle vaticane hanno strimpellato alle 22.30 ora italiana. Ergo: questa volta hanno fatto fare una levataccia di un’ora e mezzo prima a Cristo, svegliandolo in piena fase Rem e lasciandolo, come accade a tutti i cristiani e non, incazzato furioso, per essere stato strappato all’improvviso dal sonno profondo.

Nel complesso, alla fine, la sceneggiatura, i testi e i dialoghi, la veglia non ha superato le due ore e mezzo.. Uno show liturgico rimaneggiato alla meno peggio, avente un canovaccio impreciso e lacunoso, recitato in fretta, privo di patos e coinvolgimento emotivo da parte dei concelebranti –  molti sbadigliavano quasi rumorosamente e altri ronfavano – e con il pubblico che rispondeva come poteva,non apparentemente affascinato dal Bergoglio, che nelle lunghe maratone celebrative, dove è primo officiante, si dimostra a corto di fiato e di gambe. Tra l’altro non vanno dimenticati i tempi morti, causati dai continui trasferimenti, come grilli, da un punto all’altro dell’enorme palcoscenico nella la Basilica di San Pietro.  Almeno per i telespettatori a casa, sarebbe utile l’interruzione con qualche stacco pubblicitario, per svuotare la vescica. Se non si volevano mettere spot, sarebbe stata cosa buona e giusta l’ingresso di qualche bella Creatura di Dio, in costume striminzito, o meglio ancora adamitico, che come negli incontri di boxe, portante un cartello sopra la testa, indicasse che da li a poco sarebbe iniziato il round successivo.


Ma apoteosi del cattivo gusto e della mediocrità la si è raggiunta la domenica successiva,il 31 marzo, al termine dello show liturgico solenne della Pasqua di Resurrezione.  Papa Ciccio, una volta terminata la celebrazione ufficiale, ha fatto il consueto giro di campo con la Mercedes scoperta,e come un George W Bush qualsiasi, si è dato nuovamente da fare per farsi portare dalla sicurezza bambini e malati da baciare. Dove i primi ormai non sembrano molto propensi a farsi insalivare le guance e urlano e si dimenano come anguille indemoniate, spaventati dall’eventuale frittura nell’olio ad opera del successore di Pietro, pescatore e pescivendolo, mentre gli ammalatati hanno l’illusione che costui abbia le doti divine e taumaturgiche del primo presidente del cristianesimo, Gesù di Nazareth, ma sfortunatamente per loro..ciccia!

Una vota terminato il giro di “pista”, di campo o di piazza che dir si voglia, il Bergoglio si è affacciato dalla Loggia Centrale per la tradizionale Benedizione Urbi et Orbi, (3) Benedizione alla città e al mondo.  Prima dell’inizio dell’ultimo atto i vaticanisti di Rai News 24 e di TGCOM24, intessevano le doti di Ratzinger per aver esteso gli auguri a 72 lingue, zulù compresi, perché alla fine anche quella è una nicchia del mercato dell’evangelizzazione, sicuri che anche il poliglotta Bergoglio proseguisse sul solco tracciato dalla tradizione dei suoi predecessori. Invece niente. Silenzio assoluto. Benedizione in latino, auguri in Italiano e poi tutti a rimpinzarsi di agnello, tra lo stupore generale, giornalisti in prima fila,che come se avessero tutti preso un calcio nelle palle o una mazzata nelle ovaie, in preda alla Sindrome di Stoccolma  o da quella di shock post-traumatico, da buoni servitori del Concordato, non sono o non hanno voluto scrivere manco un rigo su questo atto di inaudita gravità, commesso da Papa Francesco nei confronti dei cristiani-cattolici,ebrei compresi e non solo, di tutto il mondo, visto che ad oggi è tutt’ora in corso la Pasqua ebraica.

Va detto che questo gesuita, e dai gesuiti, viste le loro tradizioni latino-americane, al seguito dei Conquistadores, è il minimo che ci si possa aspettare. L’insulto e l’offesa alle altre nazioni, non avendo fatto gli auguri di Buona Pasqua in altre lingue, è sembrato peggio di un cazzotto nella bocca dello stomaco, non  solo a me, come telespettatore che guardava lo show liturgico in tv, ma anche da parte dei fedeli, che secondo le stime – si presume gonfiate – erano di 250 mila, che non hanno preso bene il gesto dell’argentino, naturalizzato vaticano.

Simbolicamente con questo sfregio alla tradizione la Chiesa, anzi Papa Francesco ha dimostrato quanto effettivamente sia interessato a raggiungere, anche solo con un augurio nella loro lingua, i poveri di tutto il mondo. Come ci si può aspettare da un personaggio del genere comprensione e condivisione dei pesi e dei fardelli della Croce di Cristo,  se nemmeno è interessato a raggiungere, gli angoli più sperduti del mondo, gli auguri per la Resurrezione di colui che tramite San Pietro, gli ha permesso d’avere quel posto di lavoro a tempo indeterminato?

In molti sono rimasti basiti, affranti e offesi e non solo i cattolici, ma anche gli ortodossi, che per colpa dei due calendari, gregoriano per i cattolici e giuliano per ortodossi, sono costretti, per via delle divergenze millenarie tra i vertici delle rispettive chiese, a “segare” in due Gesù Cristo, festeggiando simbolicamente due volte la Sua resurrezione. Il che porta a pensare che avesse ragione Piergiorgio Odifreddi, quando scrisse nel suo libro Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) , “…Addirittura, lo stesso termine cretino deriva da “cristiano” (attraverso il francese crétin, da chrétien), con un uso già attestato dall’Enciclopedia nel 1754…” Longanesi, 2007, circa l’affronto commesso dal monarca della chiesa cattolica universale a tutti i cristiani.

È chiaro che alla luce di quanto commesso e/o omesso da Papa Francesco domenica,sarebbe giusto che le varie televisioni che erano collegate in mondovisione e che hanno pagato i diritti di trasmissione, come ritorsione, annullassero i contratti con lo Stato Città del Vaticano, in quanto non avrebbe senso, visto che gli auguri e la Benedizione Urbi et Orbi, rappresentano i momenti topici delle celebrazioni natalizie e pasquali,  pagare per non ricevere manco uno straccio di augurio sarebbe un assurdità.

Chiaramente questa serie di ragionamenti non è contro la figura in se di Papa Francesco, ma per fare una comparazione tra i differenti stili di pontificato, tra Bergoglio, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, solo per citare gli ultimi trentacinque anni di storia vaticana.

Se il Papa Francesco di ieri è il nuovo che avanza, sta facendo terra bruciata, cospargendola di sale, come fecero i romani con Cartagine, di tradizione e consuetudini radicate nei fedeli, non solo cattolici, ma cristiani e non, da decenni. Allora in molti potrebbero anche pensare che tramite Bergoglio potrebbe compiersi la Profezia di Malachia e Papa Francesco potrebbe essere l’ultimo Papa, in quanto i fedeli amano il cambiamento, ma muovendosi all’interno di tradizioni consolidate e che strette di mano ai fedeli o i baci sulla guance agli impuberi non possono certo compensare, in quanto sono solo delle volgari appendici populistiche, le spinte intellettuali di apertura della Chiesa, anzi di Papa Francesco, verso il mondo, come minimo con usando parole ben augurali, non solo in lingua italiana, verso tutti i cittadini de mondo.

Marco Bazzato
01.04.2013


martedì 26 marzo 2013

Magdi Allam abiura il cattolicesimo romano


Mai fidarsi di un apostata! Nascondono in se il seme del fanatismo.

In molti nutrirono serissimi dubbi nel 2008 in occasione del suo battesimo, comunione e cresima celebrati in pompa manga dall’allora Papa Benedetto XVI, usati a mo di propaganda clericale dalle tv di Stato e non solo, nella speranza di reclutare nuovi adepti (1), con tanto di show televisivi che inneggiavano alla forza del messaggio cristiano, che batte e converte,  conducendo apostasia, i credenti di altre religioni.

Ma ieri la doccia fredda è arrivata ieri con il suo articolo di abiura del cattolicesimo romano, anche se non è chiaro se si senta cristiano e battezzato, oppure se abiuri anche il battesimo stesso, impartitogli dall’oggi Papa emerito, Ratzinger.(2), in questo caso sarebbe giusto che si sbattezzasse, scaricandosi dal sito dell’UAAR, Unione Atei e Razionalisti, l’apposito modulo, cosa che potrebbe essere impossibile in quanto Magdi Allam è stato battezzato in uno Stato straniero e teocratico. Teocratico come le teocrazie islamiche che avverma d’aver sempre combattuto a suon di articoli.

E leggendo alcuni brani della sua lettera si rimane basiti da come questo egiziano con passaporto italiano, rinneghi, abiurandole le proprie origini. Infatti in un punto scrive:
“…Sono contrario al buonismo che porta la Chiesa a erigersi a  massimo protettore degli immigrati, compresi e soprattutto dei clandestini. Io sono per l’accoglienza con regole e la prima regola è che in Italia dobbiamo innanzitutto garantire il bene degli italiani…”

Quello che relativizza è ignorante sulle dinamiche non solo cattoliche, ossia dello Stato Città del Vaticano, ma anche su quelle propriamente cristiane, a dispetto del suo pomposo e superbo nome “Cristiano”, dimostrando un’assenza di conoscenza della spiritualità cristiana fuori dal comune per un “italiano” solo di passaporto, ma non svezzato all’italiana, ma con tutto il rispetto per la cultura egiziana, all’egiziana ,dove leggendo  quanto sopra riportato fa venire in mente una vecchia barzelletta razzista del nord Italia:

Ci sta una famiglia meridionale, dove nono riuscendo a trovare lavoro nella loro regione decidono di trasferirsi al nord, usando mezzi di fortuna. Arrivati sula riva del fiume Po’ e non avendo denaro per pagarsi l’attraversata, decidono di andare sull’altra sponda a nuoto. Si getta prima il padre, poi la madre e via via gli altri tre figli. Il padre, la madre e due figli raggiungono la riva, stremati. Ma l’ultimo, il più piccolo fatica sempre di più e spinto dalla corrente contraria viene quasi ricacciato indietro, finendo sottoacqua quando entra in un mulinello, iniziando a chiedere aiuto. Ma gli altri componenti della famiglia lo guardano con disprezzo fino a quando non smette di gridare stremato annega. E il padre sorridendo: «Meglio così, era solo un terrone!» Divenuti settentrionali partono alla ricerca di fortuna.

Madgi “Cristiano?” Allam, è il prototipo tipo dell’immigrato che ha dimenticato da dove è partito e chi era., essendo nato egiziano, con sangue egiziano, sempre con il massimo rispetto per gli egiziani che hanno sangue e  cuore migliori del suo, e perché ha in mano uno straccio di passaporto italiano ,vive nella superbia di essere diventato migliore di tanti suoi connazionali e immigrati, anche migliori di lui, che non hanno avuto la sua stessa fortuna e appoggi politici.

Va ricordato che Magdi “Cristiano?” Allam ha sempre sfruttato l’Italia e l’ottusità di certi italiani in quanto si è sempre nascosto dietro il paravento d’essere un nemico di qualsiasi forma di integralismo e a favore dell’integrazione mentre scriveva per il Manifesto, giornale comunista, favorevole all’apertura indiscriminata delle frontiere, proprio come lui, per poi passare a Repubblica e poi al Corriere della Sera, salvo adesso sembrare un Erminio Boso o il prosindaco di Treviso, Gentilini, o uno gli esponenti atei di Forza Nuova.

Facendo una breve ricerca in rete si trova che domenica 16/02/2007 rilasciòun’intervista a Stefano Lorenzetto, de Il Giornale (3), dove al termine dichiara quanto segue:

“Una volta ti sei persino accostato all’eucarestia.
«Sì al Cairo, avrò avuto 13-14 anni. Agii di impulso, pur sapendo che era un atto blasfemo, non essendo battezzato. Ho sempre provato attrazione per la religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico. Oggi sono convinto che l’occidente possa riscattarsi solo riscoprendo Dio.»
Che cosa ti impedisce di convertiti al Cristianesimo?
«Niente e nessuno. Il giorno che decidessi di farlo, sarei orgoglioso di annunciarlo.»”

Mentre il 23 maggio del 2008 scrive il giorno seguente alla sua iniziazione battesimale, a quella eucaristica e alla confermazione cristiana, nel Correre della Sera:

«Indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisone di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre un legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’unica  civiltà umana, a cui aderisco pienamente da cristiano, ispirandomi di nuova luce nella missione che dio mi ha riservato.» 

Semplicemente leggendo gli stralci di questi due testi si possono mettere in luce le enormi contraddizioni e/o menzogne che emergono. Il 16/02/2007, a domanda risponde: “Ho sempre provato attrazione per la religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico…” mentre solo 13 mesi dopo , “.., che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre…”sconfessandosi con le sue stesse mani, in quanto ora come allora non si capisce se e quale religione abbia mai professato.

Ieri con la sua abiura nei confronti del cattolicesimo romano, apparsa nel sito “Io amo l’Italia”, l’ex giornalista, l’ex politico, che evidentemente ha bisogno di farle parlare di se, in quanto già nel 2011 aveva dato prova di quanto disprezzasse l’Italia che gli ha dato un passaporto, che sfortunatamente gli era dovuto per legge, permettendogli di candidarsi ad un seggio al Parlamento Europeo, risultando tra i fanalini di coda in quanto a presenze,  abbia nel corso degli anni sputato addosso al tutti i piatti che l’hanno sfamato,. (3).

Ergo chi o cosa sarebbe Magdi “Cristiano?” Allam? Un egiziano con passaporto italiano, musulmano, ateo, agnostico, cristiano a seconda della convenienza dell’attimo, entrato piano piano entro i gangli del potere italiano, per poi tornare verso l’oblio della periferia, rinchiuso in un dimenticatoio mediatico, tanto più che oggi il pericolo islamista radicale sembra lontano, visto che l’onda lunga dall’11 settembre in poi, senza dimenticare la morte di Bin Laden, sta cercando una rivalsa e un riscatto sociale, dopo essersi bruciato da solo la terra sotto i piedi, per puro calcolo dilettantistico?

Esiste per carità il diritto dell’uomo di evolversi e di cambiare opinione, altrimenti rimarrebbe arroccato all’età della prima infanzia. Ma bisogna capire se il cambiare opinione è frutto di maturazione interiore o se di freddo calcolo cinico, legato a interessi più ampi. In ogni caso è chiaro che il fenomeno Magdi “Cristiano?” Allam è mediaticamente ridotto al lumicino e che la grande notizia di ieri, oggi appartiene alla storia e agli esempi diversamente positivi da ricordare a futura memoria dei posteri.

Nel dizionario della lingua italiana, alla parola Abiura, si legge:

Nel cristianesimo e nell’islamismo, solenne rinuncia ad un'altra religione o dottrina considerata falsa o erronea.  Formula scritta o orale, nella quale si esprime tale rinuncia.

Magdi Allam è figlio di quell’integralismo e culturale relativista, a seconda delle convenienze, della società in cui è nato e cresciuto. Può cambiare casacche , bandiere e religioni  ma rimarrà un integralista sempre.  La sua prima battaglia, persa in partenza, è contro se stesso, anche se ha sempre voluto rimuovere il problema profondo che del malessere che lo assale.

E quindi resta da spere se dopo aver abiurato per la seconda volta, prima l’islam, tramite l’apostasia e poi il cattolicesimo romano, forse per passare alla prima delle tre religioni Abramitiche, attraversando il Mar Rosso e pellegrinando simbolicamente per quarant’anni per giungere in Israele, abbracciando l’ebraismo, sulla scia del suo libro, “Viva Israele” del 2007, così che non potrà più essere criticato, in quanto altrimenti le critiche legittime potrebbero essere lette come critiche antisemite e antisioniste.

Marco Bazzato
26.03.2013


martedì 19 marzo 2013

Papa Francesco e la Chiesa al servizio dei poveri?



Ormai sembra diventato un mantra straccia palle. “La Chiesa torni a essere al servizio dei poveri…” e quando mai lo è stata? Papa Ciccio (Francesco), sembra l’Obama della prima elezione, del novembre del 2008. Dove il suo tanto becero populismo lo portò a beccarsi anche il premio Nobel per la Pace, sulla… fiducia, Nobel per la Pace che nessuno mai menziona più perché anche le capre sanno che è stata una bischerata politica. E Ciccio, Francesco, gli sta andando dietro a ruota, con i media che lo esaltano fino all’inverosimile, facendo assurgere la normalità che dovrebbe avere un qualsiasi essere umano, a simbolo – assurdamente inventato – di bontà e carità assoluta.

  L’attenzione ai poveri? L’abbiamo vista quest’oggi la plebaglia, messa ai margini, distanti dal centro del potere. Infatti, alla faccia degli ultimi a cui prestare – a parole – attenzione, durante l’incoronazione, dopo il clero ci stavano le teste coronate, i altri leader dei paesi democratici, segno che lo Stato città del Vaticano, a livello sostanziale detesta e le democrazie,  in quanto gli eletti sono eletti, in modo diretto o indiretto, dalla plebaglia bastarda, e nono per Grazia Divina, poi i rappresentati delle altre confessioni religiose e per ultimi, come appestati, in piedi come tante vacche miggenti, il “popopulame”, i servi della gleba, i veri servi da sempre della Chiesa, mossi dal sacro terrore dell’inferno del peccato medioevale, che riempiono le bisacce degli ecclesiastici di denaro, pane e salame e quant’altro, a Gloria di Dio…che a differenza dei preti, non mangia non si ingrassa sulle spalle e sul sacrificio altrui..

Certo, si è parlato e si parlerà ancora molto dell’uscita di Papa Ciccio (Francesco) dopo la celebrazione liturgica di domenica, che come un pastore metodista si è messo a stingere mani, baciare uomini, donne, vecchi e bambini, uscendo dai confini pontifici, entrando in Italia, senza che nessun poliziotto fermasse l’extracomunitario, chiedendone i documenti e la motivazione della sua venuta nel Bel Paese. Una nazione civile, come USA o Australia, nel dubbio avrebbe ammanettato dietro la schiena il presunto clandestino, portato in caserma per accertarne ufficialmente l’identità e poi  rilasciato se in regola o con un decreto di espulsione se irregolare, o se aveva in tasca il Passaporto diplomatico, per quanto poco, come Capo di Stato straniero, aveva l’obbligo almeno morale di avvisare con largo anticipo del suo ingresso nel nostro Paese e non “invaderlo” simbolicamente, anche se per pochi minuti, in totale dispregio della Bossi-Fini, perché la legge non ammette l’ignoranza sia da parte dei poliziotti, così come dei papi extracomunitari.

Scene di simile populismo poco austero e per nulla papale si sono viste anche quest’oggi, quando ha ordinato all’autista di fermare la Mercedes per andare a salutare un povero Cristo in barella. Gesto nobile, per carità, ma ormai manca poco che quasi dia una legnata in testa al conducente, mettendosi a scorazzare con la Papamobile cabriolet – non è chiaro se si tratti di un modello nuovo o se è stata modificata quella di Ratzinger.Se fosse un modello ex novo, dimostrerebbe come ha risparmiato sull’anello e altri paramenti, ma il grosso del grano, se l’auto scoperta non è stata regalata al Vaticano,  questa sia un eminentissimo spreco, alla facciaccia dei poveri –  iniziando a fare numeri su due ruote alla Remi Julienne, famoso stutman cinematografico del cinema italiano degli anni ’70 e ’80.

Un Papa che afferma di rivolgersi ai poveri, i primi che darebbero anche il loro sangue se la Chiesa lo chiedesse, ma bisogna capire a che poveri si rivolge: ossia a quelli di spirito, i poveri di salute, di speranza, oppure ai poveri di cuore, ma ricchi nel portafoglio? È troppo fumoso e populista parlare di poveri, usandoli per la propria propaganda e per farsi bello agli occhi del mondo...

Inizia, piaccia o no, un papato che sotto certi punti di vista appare, si ribadisce appare, di rottura con il passato. Ma non va dimenticato che Bergoglio era il diretto antagonista nel precedente Conclave do Ratzinger e questo lo pone in una situazione non di outsider, perché facent parte del sistema da anni, dove il popolino, manipolato anche dai media, si lascia incantare e incaprettare dalle apparenze, dalla gestualità, ma poi, come per Obama, è alla lunga che si vedono con quali poteri starà per rimanere sulla cresta dell’onda, senza creare eccessivi fastidi ai veri poteri che comandano in Curia. Sì, perché va detto che Ratzinger faceva comodo perché era un teologo interessato a scrivere libri, Giovanni Paolo II a viaggiare,bighellonando e facendo  show in giro per il mondo, ed hanno lasciato la Barca di Pietro che venisse retta da altri. Dove piaccia o no, è dal 1978 che non siede un Papa italiano sul soglio Pietrino, perché che gli stranieri sono più manipolabili a livello linguistico in Curia, in quanto devono leggersi documenti non scritti nella loro lingua materna e si vedevano costretti, come accadrà anche a Bergoglio. a farseli in parte “premasticare” da altri.

Le bizzarrie di Papa Francesco saranno accettate in Curia fino a quando si limiterà ai gesti d’apparenza per accalappiare i miti, gli umili: il maggior bacino del mercato delle questue della Chiesa fin dagli esordi. Perché fino a quando coltiverà il suo orticello di fedeli, senza mettere le mani dentro i gangli del potere, “Nel porto delle nebbie”, come diceva Giovanni Falcone, sarà libero di muoversi come vuole, ma poi, nel caso dovesse andare a pestare troppi calli, alluci e testicoli ai veri poteri forti, beh, la musica potrebbe cambiare in modo molto amaro e improvviso.

La Chiesa, specialmente la Curia romana è sempre campata da papa grazie alla tradizione e anche la rottura dei presunti schemi fa parte della tradizione, a patto che non siano da ostacolo alla gestione del potere, non solo per quello delle anime, ma anche per quello economico, paradossalmente legati come il Serpente del Paradiso terrestre che circuì Eva. Il ruolo nei prossimi anni di Papa Francesco sarà di rinverdire i fasti mediatici e le adunate oceaniche di fanatici che furono per quasi trent’anni appannaggio di Giovanni Paolo II e che Benedetto XVI, freddo e teutonico, si è trovato a proseguire sul solco tracciato dal predecessore, a malavoglia.

Intanto l’inizio del Pontificato sembra che abbia già inanellato un clamoroso fiasco di pubblico, di share e di gradimento. I media la settimana scorsa parlavano di circa un milione di infedeli – secondo le religioni non cristiane – a Roma per la celebrazione odierna, mentre oggi, fonti giornalistiche televisive hanno parlato di non più di 350mila persone, 1/3 dei previsti, sebbene i costi per la Pubblica Amministrazione capitolina, visto che ci stava anche la metropolitana e i servizi pubblici gratis fino alle 14.00, da e per Piazza San Pietro, ancora una volta dimostrano come questi grandi eventi andrebbero delocalizzati fuori dalla capitale, fuori dall’Italia, in quanto oggi come in passato i fasti dell’ex Stato Pontificio si reggono sulle spalle della plebe, su cui indirettamente ricadono i costi economici e i disagi che certi eventi comportano.

Chiaramente Papa Francesco non è responsabile di tutto ciò, ma adesso egli è il monarca assoluto di questo meccanismo vaticano e se volesse veramente tenere fede al suo tanto blaterato interesse per i poveri, per gli ultimi, dovrebbe comprendere che certi grandi eventi sono economicamente dannosi per Roma, a livello di spesa pubblica, e che da questi agapi gigantesch,ne traggono vantaggi economici sempre i soliti “ignoti”, ossia i soggetti privati, a partire dai venditori di paccottiglie, pardon souvenir, agli albergatori, ai ristoratori, anche se la maggioranza dei presenti anche quest’oggi a Piazza San Pietro erano cittadini romani e o  Italiani che hanno fatto il classico turismo religioso mordi e fuggi, portandosi da casa pane e companatico, spendendo meno possibile e viaggiando magari utilizzando le agenzie di viaggi che in modo diretto  o indiretto  sono riconducibili ad stato straniero: lo Stato Città del Vaticano, contribuendo ad arricchirlo, alla faccia dei poveri, che pagano per tutti..

In ogni caso stiamo sereni: Papa Francesco non cambierà nulla di sostanziale nella Curia romana. È troppo attaccato e ama la vita per fare il martire, non della Fede, ma contro ingordigia e la sete di potere politico-affaristico-religsa, perché la Chiesa si sa, nella sua storia è piena di Papa morti… improvvisamente…

Marco Bazzato
19.03.2013

giovedì 14 marzo 2013

Habemus Papam, Jorge Maria Bergoglio: Papa Francesco

Alla fine hanno eletto un argentino, che si è auto battezzato: Francesco, ossia Ciccio o Checco e che secondo il quotidiano online, Leggo, fin da ragazzo camperebbe con un solo polmone (1).


Lo show del conclave è durato, grazie al Signore degli Inferi, solo due giorni, al quinto scrutinio, è uscita la fumata bianca, liberando Roma dalla cappa di smog che appestava l’intera capitale a causa delle fumante nere, che uscivano dal camino della Cappella Sistina, in quanto guardando la tv italiana sembrava che il mondo si fosse fermato ed esistesse solo quel fottutissimo fumaiolo, ogni tanto usato come campo base da qualche uccello,  causata anche dalla notoria assenza in Vaticano di doppiette visibili, per abbatterlo.

Lo Stato Città del Vaticano ha rispettato tutti i tempi televisivi concordatari, con la fumata bianca partita poco dopo l’inizio del TG3, per poi attendere fino alle 20.21, l’uscita di Papa Francesco, Checco Ciccio, visto che per avere un maggiore effetto scenico,e Papa Francesco Checco Ciccio, da buon pastore ha pazientemente atteso  agnelli, pecore, capre e caproni, il comandante in capo della Barca di Pietro, riempissero Piazza San Pietro fino all’inverosimile, colma così anche di  sardine, scardole e tinche, triglie e acciughe.

Quando giornalisti, telespettatori e pubblico di adepti e/o fedeli, dipende dai punti di vista,  in Piazza hanno compreso, dopo l’Habemus Papam –  scopiazzato di santa e sana pianta dal film di Nanni Moretti – che il nuovo Maestro Costruttore di Ponti,   è un extracomunitario argentino,, hanno forse pensato che non era Belen Rodriguez, e ci sono stati alcuni interminabili secondi di gelo, di shock, di terrore assoluto. I giornalisti sono stati i più lesti a riprendersi. Iniziando a snocciolare alcuni dati di questo Bergoglio: avi piemontesi, ordinato sacerdote a 33 anni – mistica cifra cabalistico massonica, eletto al soglio pontificio a 76 anni, vetustello che non dovrebbe campare molto, dopo che nel conclave precedente aveva, si è fatto volutamente sorpassare nello sprint finale l’attuale Papa Emerito, Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, e cosa forse peggiore e/o migliore di tutte: gesuita. Sì, perché non dobbiamo dimenticare che i gesuiti furono collaborazionisti intransigenti e ligi alla corona spagnola, Conquistadores  col motto: “Siamo venuti per servire Dio, il Re e anche per diventare ricchi.” Risultato? Le civiltà precolombiane spazzate via a suon di cataste di cadaveri o convertite a forza al presunto Unico e Vero Dio… il denaro?

E infatti la scelta del nome: Francesco, in omaggio al vero e unico morto di fame con la tonaca, il poverello d’Assisi sembra quasi una cannibalizzazione della holding della Compagnia di Gesù,  nei confronti di un ordine rivale, quello dei confratelli francescani, dove il nuovo Pontefice potrebbe “prendere le armi” della fede, ma non solo, dando nuovo impulso alla teologia della liberazione (2).

Alla fine il Francesco – Ciccio  Checco è uscito. La prima impressione? Apparentemente sembra un buon diavolo mite, di buon cuore, quasi bonario e pacioso e come un attore consumato, abituato ai palchi sopraelevati degli altari ha iniziato il suo pontificato con un alcune frasi:

 «Fratelli e sorelle, Buonasera! Voi sapere che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma ora siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo. Grazie! E prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, che il Signore lo Benedica e la Madonna lo accudisca.», con una preghiera pubblica del Padre Nostro, dell’Ave Maria  e  un Gloria al Padre, e a differenza dei due predecessori niente “umile servo nella vigna del Signore” del tedesco o “se mi sbaglio mi corrigerete” del polacco.

Poi però l’uomo ha lasciato posto al Papa, e anche qui, la prima impressione è stata positiva: riesce a fare gruppo, comunella, con una spiritualità da curato di campagna degli anni ’60 italiani, una spiritualità diretta e asciutta e proprio per questo più calzante anche con i desideri degli adepti e/o fedeli, sapendo creare un  buon feeling con versatori all’offertorio domenicale e se italiani, ossia con coloro che anche firmano  per devolvere l’otto per mille alla Chiesa Cattolica. Ma non è per questo che Francesco Ciccio potrebbe non piacere alla curia Romana, ma per la quasi somiglianza fisica con Albino Luciani, Giovanni Paolo I, che regnò per 33 giorni –  come i 33 gradini del Rito Scozzese Accettato –   somiglianza che non essere di buon auspicio per saldare una cambiale con scadenza 2020/2025n quanto potrebbe diventare inesigibile, causa trasferimento in un non luogo – Aldilà, Paradiso – in tempi molto più recenti, mesi, o al  massimo non più di un lustro…oppure dando le dimissioni. Ma non avendo dentro la follia razionale del tedesco, sarebbe impossibile, anche se è interessante sognare la convivenza di due Papi Emeriti entro le mura Vaticane e con un terzo al potere… creando così una fotocopia del Parlamento italiano, pieno di vegliardi inutili, nominati senatori a vita, che ritirano ogni mese il ricco bottino senza dare alcun contributo al Paese.

Papa Francesco – Checco Ciccio potrebbe essere un Papa amato dalle masse filo clericali, ma potrebbe trovare le sue nemesi, i suoi antagonisti naturali all’interno dei palazzi curiali romani che non amano il cambiamento, anzi preferiscono avere, come tutti i politici, non importa se con le gonne, pardon tonache o in giacca e cravatta, varie poltrone – quindi prebende – su cui poggiare comodamente le natiche.

Resterà da vedere come si adatterà Papa Francesco –Ciccio Checco ad avere la testa verso l’alto, non a testa in giù, come accade nell’emisfero meridionale, correndo il rischio che polpacci e caviglie gli si gonfino a dispetto della testa, proprio a causa della posizione capovolta, per lui, del mondo, qui, nell’emisfero settentrionale.

In ogni caso le strategie politiche dal Vaticano hanno cercato di guardare in primis al portafoglio dell’ex Stato Pontificio. In quanto un papa americano sarebbe stato mal visto dagli islamici e cattolici, filo vaticani negli U.S.A. sono una sparuta minoranza, generati miseri utili, mentre l’ingrasso per i prossimi trent’anni sarà assicurato ora dall’America Latina, in seguito dall’Asia, quando il Vaticano si deciderà a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese,  rompendo le relazioni diplomatiche con Taiwan, visto che non è il gigante – la Cina –  che deve riconoscere per primo la pulce – lo Stato Città del Vaticano – e infine l’Africa. Tre continenti che attualmente sono il maggior bacino di vocazioni e di creduloni, pardon, di fedeli, che forniscono materie prime: preti e denaro, alla Casa Madre, ossia lo Stato Città del Vaticano.  Perché oggi come quasi 2000 anni fa, come disse il grande Giuda Iscariota, i trenta denari fanno sempre comodo a tutti.

In ogni caso, qualunque sia il suo destino prossimo o venturo, il tutto è nelle mani del suo Dio, e ai comuni mortali, che stanno imparando ad amare l’uomo, il Cardinale, Jorge Maria Bergoglio (3), che a differenza degli argentini non lo conoscono, auguriamo, come dicono i vulcani nani:«Lunga vita e prosperità», perché indipendentemente che il suo pontificato sia breve o lungo, l’uomo Jorge Maria Bergoglio, ha già aperto i cuori di molti e molti potrebbe aprine, sempre che non rimanga imbrigliato entro le maglie della curia e dei giochi di potere romani.
Evviva, quindi, a Papa Francesco, venuto per noi dell’emisfero settentrionale da un mondo capovolto.

Marco Bazzato
14.03.2013