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sabato 3 ottobre 2015
Coming out del vescovo: "Sono gay e ho un compagno"
Non c’è che dire, è stato, come si diceva molti anni
fa, “uno scherzo da prete”, un gancio ben assestato da parte di un Monsignore che,
alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, ha deciso di uscire dall’armadio e
dichiarare, mostrando pubblicamente anche il proprio compagno – a molti viene
voglia di fare il pugno chiuso – la propria omosessualità, venendo giustamente
e prontamente licenziato in tronco, Krzysztof
Charamsa - teologo, ufficiale della Congregazione per la dottrina
della fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale
vaticana, oggi ha mandato letteralmente in fibrillazione i siti di mezzo mondo.
Ha fatto bene? Ha fatto male?
Dal suo punto di vista
ha fatto bene.
Ha il diritto di godere
appieno della sua felicità con la persona con il quale afferma di provare degli
affetti che vanno ben oltre lo spirituale e che sfociano nella carnalità, nella
fornicazione e nella lussuria. Liberissimo di farlo. È un suo diritto, ma non
dentro i gangli della Chiesa Cattolica, dove fino a questo momento continua a farne parte – si
auspica per poco, in quanto la riduzione allo stato laicale, dopo il macello
che sta provocando, dovrebbe essere una semplice formalità.
Il futuro ex Monsignore evidentemente non ha ben chiari i voti che in passato ha dato a momento dell’
ordinazione sacerdotale. Voti ha infranti uno ad uno, rendendoli carta zozza, lurida e putrida. Lo stesso chiaramente dicasi
per tutti gli altri sacerdoti che hanno comportamenti carnali con donne, dove
anch’essi si appestano nella lussuria, nella fornicazione, nel coito, fuori dai
dettami cristiani, rendendosi sporchi ed indegni nell’indossare l’abito talare
e i relativi paramenti sacri.
Non è perché costui si
è dichiarato omosessuale che la cosa sia più o meno grave e greve delle tentazioni della carne in
cui cadono vittime/carnefici dei propri istinti lussuriosi e bestiali molti
presbiteri che si a sollazzano nella
carnalità, accoppiandosi come cani in calore con femmine, sovente anche
maritate,, dentro le sagrestie o nelle canoniche o andando a puttane, travestiti,
trans, gay o peggio ancora, più sordidi e luridi, oltreuttto illegali sotto il profilo penale, dandosi atti carnali di
pedofilia.
Quindi il suo peccato,
secondo la Chiesa Cattolica, non è solo il peccato di essersi unito carnalmente
con un altro essere umano di sesso maschile. Il primo tradimento è stato contro
il voto del celibato – chi può sapere quante volte ha somministrato l’Eucarestia
o i sacramenti al temine di una ingroppata carnale con il suo “amichetto” – ha tradito uno dei principi fondati della
religione in cui ancora oggi asserisce ancora di credere.
Costui vorrebbe una Chiesa più aperta agli
omosessuali?
Il catechismo della
Chiesa Cattolica a tal riguardo è chiaro, ma l’ha calpestato, per un suo
interesse e piacere personale.
La Chiesa Cattolica, come qualsiasi libera
associazione ha le sue regole, i suoi statuti interni, i suoi credi e le sue
leggi. Se queste leggi a questo stanno strette, nessuno gli vietava di uscirne
allo scoccare dei primi pruriti omosessuali, e al cedere delle tentazioni della
carne – invece ha voluto continuare a servire Dio e Mammona, Matteo 6: 24 – e fondare la sua Chiesa “cristiana,” fatta “A Sua immagine e somiglianza” Genesi
1: 26-28, in collaborazione con l’Arcigay,
magari autoproclamandosi Vescovo o
Pastore, o meglio ancora Sommo Pontefice, come la Papessa Giovanna!
Purtroppo questo futuro ex
ecclesiastico ha seguito la moda di apertura inaugurata da Papa Francesco,
quando disse: “chi sono io per giudicarla”
– la persona gay, Nda – da tutti male interpretata come una apertura di credito
incondizionato agli omosessuali. Mentre il Papa, con la frase: chi sono io per giudicare” chi conosce un
po’ di Vangelo, avrà collegato subito il tutto con Matteo
7,1-5 .
Senza tra l’altro scordare ciò che scrive il
Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 2357, che
tra le altre cose, espressamente dice: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura,
che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la
Tradizione ha sempre dichiarato che « gli
atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono
contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita…Un
numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali
profondamente radicate. Questa
inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte
di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione,
delicatezza”.
Oltre a quanto sopra va rammentato ciò che
scrive San Paolo ai Romani
1, 26-27 o i Corinzi
6, 9-10. Auindi il Krzysztof Charamsa sapeva benissimo, oltretutto in
quanto teologo, che inclinazione, oggettivamente disordinata, era contraria a tutti i
principi religiosi, etici e morali a cui era stato ordinato, secondo la vocazione di donarsi a Dio e alla Chiesa,
anima e corpo. Evidentemente però anima e corpo sono andati da qualche altra
parte e potrebbero fare la fine postulata da Dante Alighieri ne “La divina
Commedia”, dove i “sodomiti”, finiranno,
come recita il XV
Canto, nel VII cerchio dell’Inferno.
Evidentemente non ce la faceva
più e di questo gli va dato – quasi – onore.
Quasi.
Sì, perché la scelta del giorno non è stata
casuale, anzi, l’ha pensata bene. Infatti ha già un libro pronto in italiano e
in polacco, tanto per proteggersi le spalle economicamente, per garantirsi un
futuro, almeno nell’immediato, con il suo” amichetto del cuore”.
È chiaro che l’ala progressista
del Vaticano ne esce – giustamente – ridimensionata, visto che lo stesso
Pontefice, in casa d’altri, vedi il suo recente viaggio in America, dava troppo
spazio a queste aperture, con addirittura un omosessuale
dichiarato pro matrimonio gay, chiamato a leggere le letture, durante una
celebrazione liturgica. Adesso i
tradizionalisti si spera che diano il via a purghe Staliniane, metaforicamente parlando,
naturalmente, per eliminare i Giuda che
si “prostituiscono” per “trenta denari”
Gv, 13:
21-38, che albergano in seno al Vaticano e approfittano degli agi connessi
al loro ruolo per darsi alla lussuria, alla fornicazione, in spregio alla loro ordinazione,
in modo da fare un po’ di repulisti generale, separando il grano dalla pula,
vedi Parabola della Zizzania, Mt13:
24-30, gettando quest’ultima nel fuoco della Geenna, M
5: 29-30.
Marco Bazzato
03.10.2015
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domenica 5 aprile 2015
Buona Pasqua a tutti
Per l’ennesima volta Papa Francesco ha
deluso. I giornali e i social network tacciono, per piaggeria, ma il popolo non
è né bue e manco vile e lo ha dimostrato la Piazza San Pietro, praticamente
deserta, e no certo per via della pioggia.
I fedeli stranieri hanno capito che
nonostante le belle parole di facciata, manco sono presi in considerazione di
striscio negli auguri e quindi hanno disertato, preferendo andare dove almeno,
per quanto poco, vengono rispettati.
Francamente sono sempre più sconcertanti
i segni evidenti di disinteresse nei confronti dei fedeli. Certo ci stanno i
teorici gesti simbolici, incentrati sulla Sua persona, il buonismo apparentemente
sparso a piene mani, dilapidando le casse vaticane, le telefonatine, che ora
sembrano essersi fermate, ma per il resto, è calma piatta.
Comunicazione pari a zero, discorsi
scialbi, intrisi di mediocre retorica trita e ritrita. E in fatti il popolo dei
fedeli, checché ne dicano i giornali, come i cani da tartufo, a naso sentono la
qualità e la bontà ed è chiaro che ormai scavano sempre meno, disertano, se ne
stanno distanti, preferiscono starsene a casa a mangiarsi l’agnello, soprattutto
se abitano a Roma e dintorni, piuttosto che gettare via la loro mattinata in
modo infruttifero.
E poi, dai, diciamocelo: un tizio papale che al termine della
benedizione Urbi et Orbi termina con: «Buona Pasqua e buon pranzo» lo si può
accettare da “Gigi er troione” quando te serve l’abbacchio al forno e te manna afanculo, ma non certo dal “Santo
Padre!”, gli Apostoli, dopo la resurrezione, grazie allo Spirito Santo, si
facevano capire in molte lingue,costui invece, forse per pigrizia, si limita ai
saluti in Italiano!
Certo si capisce l’utopia della
famigliarità, ma ci stanno anche delle regole, delle tradizioni di rispetto che
questo Pontefice continua a calpestare bellamente, infischiandosene dei fedeli
stranieri, come se il suo obbiettivo fosse proprio quello di allontanare con questi
suoi atti poco cristiani gli stranieri da Roma.
Non si sa cosa effettivamente abbia i
mente, ma la china distruttiva che ha preso, certo non fa onore a lui e soprattutto
infanga decenni di lavoro dei suoi predecessori, che sta mandando letteralmente
a farsi fottere.
Marco Bazzato
05.04.2015
sabato 15 febbraio 2014
Vigonvo: il Sindaco sostituisce la foto del Presidente della Repubblica con quella di un Capo di Stato teocratico
Damiano
Zecchinato ne ha combinata un’altra delle sue.
A nemmeno un giorno dalla sua
lettera indirizzata al consigliere dell’opposizone, con il Sindaco che iniziava con “Non lascio perdere un bel niente!. Forse
la mente di tutti è andata Goffredo Hamori di Malafesta, conte de Montmirail, d'Appremont
e di Papincourt detto “l'Ardito”e,al suo grido di battaglia: “Ch’io deceda se recedo” del film “I visitatori” del 1993, intepretato da Jean Reno. Però se si
riguarda il film non si può fare a meno di non notare una lontanissima
somiglianza del Sindaco con l’attore francese di “genere burlesco”, Christian Clavier, che intepretava del fido scudiero Jean
Cojon il Marpione , detto anche “palle molli”/Giacinto Maria Jeanco . (-1).
Nella sua missiva pubblica, il Sindaco,
Damiano Zecchinato, affermava il valore del rispetto delle Istituzioni e del
Comune che gli paga l’indennità, combinandone
un’altra delle sue: ha sostituito la foto del Presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, con quella di un Capo
di Stato straniero, ossia il Monarca dello Stato Città del Vaticano.
Damiano Zecchinato ha
detto: “Non mi riconosco nella figura del presidente della Repubblica, bensì in
quella del Papa che trasmette più valori. Non volevo il presidente Napolitano
sulla mia testa, per me non sta facendo una grande figura, non è assolutamente
super partes. Se mi vogliono obbligare devono fare una legge su questi simboli:
quello è il mio ufficio e decido io chi avere sulla testa”(1)
– (2).
È certamente vero che rispetto a Sandro Pertini l’attuale Presidente della
Repubblica, entrato in Parlamento nel
1958, vedil’Elezione di Napolitano è incostituzionale?” (3),risulta
assai lontano lontano dallo share che
al tempo riscuoteva, come cantava Toto Cutungno
ne “L’italiano”, “...un partigiano come Presidente....” Ma da qui a
sostiture la foto dell’attuale inquilino del Quirinale con quella di un Capo di
Stato straniero, Papà Francesco, può portare a pensare che la visione della
società dell’attuale Sindaco sia orientata verso i principi e i valori –
teorici – di uno Stato teocratico. E
tra le teocraziе non possiamo non citare l’Arabia Saudita e l’Iran
e lo stesso Stato Città del Vaticano (3).
Cche Vigonovo abbia un Sindaco Talebano? Si ricorda che “talebano nel suo
significato originale in Pashito e in Persiano significa Studente.(3bis). Studiare i testi
sacri, non importa di che religione, o
filosofia religiosa, allarga la mente.
Ora, con tutto il rispetto nei confronti di Papa Francesco, per la sue
figura di Sommo Pontefice, 266º Vescovo
di Roma e vicario di Cristo sulla Terra, è politicamente accettabile che un
Sindaco, in virtù della carica pubblica che ricopre e del rispetto che
pretenderebbe dai cittadini, possa
esporre la foto di un monarca, che a rigor di diritto internazionale e di
Concordato, quando entra nel suolo del Territorio Italiano, ma non solo in
Italia, per le sue visite ufficali, è accolto con gli onori riservati ai Capi
di Stato?
Il Sindaco, nella
sua volontà di far parlare si se, ha dimenticato che l’Italia è un Paese laico,
non sottoposto ad alcuna monachia teocratica, dove l’articolo 7 della Costituzione italana,
recita: Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine,
indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono
regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due
parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
(4)
Nel sito deln Governo Italiano (5)
al quesito16 si può leggere: Negli uffici pubblici si può esporre la foto del Presidente della
Repubblica? SÌ, ma non si possono esporre foto di altre autorità.
Papa Francesco è a tutti gli effetti un Capo di Stato regnante,dove il
passaporto privato è Argentino e quello Diplomatico è messo dallo StatoCittà
del Vatiano, nel pieno dei suoi poteri
temporali (6). Quindi,
anche ammesso che il Sindaco, Damiano Zanonato, abbia affosso la foto del
monarca della Città del Vaticano, nel mio
ufficio “privato”, il Sindaco, riceve, come tutti
possono leggere ne sito del Comune di Vigonovo,(7) lunedì dalle 10.00 alle 12.00,
giovedì dalle 10.00 alle 12.00 su appuntamento, e-mail: sindaco@comune.vigonovo.ve.it.
Quidi, quando riceve i cittadini nell’ ufficio che ha in uso, non tiene conto
dei diritti di costoro, non solo
battezzati, ma anche sbattezzati, atei o
che professano altre confessioni religiose, venendo meno al suo obbligo di
rispettare il il principio di di laicità, nei pbblici uffici, di tutti i cittadini di Vigonovo e non solo.
Questo per quanto riguarda l’aspetto temporale, l’aspetto, spirituale è molto meno “elastico” di quanto il relativismo contemporaneo vorebbe far
supporre.
Chiaramente visto che il Sindaco dice di ispirarsi ai valori trasmessi da un Capo di
Stato Straniero, teocratico, sarebbe
auspicable che avesse il coraggio e il rigore morale di non celebrare più i matrimoni civili, perchè per la Chiesa
Cattolica, quindi anche quella di Papa Francesco, il matrimonio civile è
considerato convivenza moreuxorio,
mentre il vantaggio coloro che sono sposati in Chiesa, è che se invece di passare per il divorzio
legale, tramite la Giustizia Italiana, si passa attraverso la Sacra Rota, il Tribunale Ecclesiastico che fa capo allo
Stato città del Vaticano,quando il matrimonio religioso viene annullato, la
sentenza, in virtù del Concordato tra Stato Italiano e Stato città del
Vaticano, permette di non pagare un centeismo di mantenimento alla non mai moglie, perchè con
l’annullamento del matrimonio religioso si annulla anche quello civile, come se il matrimonio n non fosse mai stato
eseguito, nè in Chiesa e nè innanzi ad un pubblico ufficiale, anche se era il
sacerdote stesso in quel ruolo.
. Teniamo presente che Papa Francesco, prima di tutto è un Gesuita. I
gesuiti sono ecclesiastici di formazione intellettuale assai fine, anche se
mantengono all’apparenza un aspettopacioso e bonario, come quelli dei preti di
campagna degli anni ’50, in stile Don Camillo.
Ma dietro l’apparenza, ci sta il
giusto rispetto del mandato terreno che
Bergoglio. come Papa, continua a portare avanti in quanto Vicario di Cristo in Terra. Lo stesso giusto rigore che è sempre stato insenganto fin da bambini
quando si frequentava il Catechismo perchè i valori e principi trasmessi nel
corso dei secoli da Gesù, come Figlio di Dio per i Cristiani o ccome principi
filosofici ed etici per inon credenti o per coloro che professano altre
confessioni, sono immutati.
Certo,come tutti
coloro che hanno frequentato il catechismo o che andavano o vanno tutt’ora alle
messe domenicali, Gesù è venuto per i
peccatori, per qutti quelli che non rispettano in primis le tavole della Legge
che Dio ha dato ad Mosè sul Monte Sinai,
dove in quest’epoca di convivenze more-uxorio,
di non rispetto dei Comandamenti 8 e 9 (non
dire falsa testimonianza e non
desiderare la donna d’altri – ossia non fornicare fuori dal sacramento
del Matrimonio), oppure gli ammonimenti contro i sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola
e ira, che hanno terrorizzato in passato generazioni di fancilulli, quali
una ovlta adulti scelgono di tenre i
piedi sulle due sponde di un fiume, su quattro o più poppe/zizze/mammelle o
fallo/1 altrui, anzichè sulle due della/del legittima/o consorte.
Il sindaco Damiano Zecchinato per gistificare
il suo gesto dice tra l’altro: “bensì in quella del Papa che
trasmette più valori... Se mi vogliono
obbligare devono fare una legge su questi simboli: quello è il mio ufficio e decido
io chi avere sulla testa.
Analizziamo queste due frasi, riporatate dai quotidiani..
Il Papa certo, a dire del Sindaco
esprimerebbe più valori, dell’attuale inquilino del Quirinale, però va ricordato che quando ogni Sindaco
presta giuramento pruncia la seguente frase: “Giuro di osservare lealmente la Costituzione Italiana”. È grazie
alla Costituzione italiana che il Parlamemento approva le leggi, dove lo stesso
Presidende della Repubblica, anche quando firma un D.p r, le approva. E si sa: la Legge è
uguale per tutti e La legge non
ammette ignoranza, anche se l’imputato è extracomunitario e poco
scolarizzato,come conferma una recente sentenza, della Corte di Cassazione. (7bis)
Quindi quando un sindaco si “schiera”,
mettendosi sopra la testa un Capo di
Stato straniero è come se si sottomettesse a costui e non alle Leggi della
Repubblica Italiana.
Privatamente a casa sua, ogni cittadino può fare ciò che vuole, ma non può
arroccarsi la presunzione del diritto di poter affermare pubblicamente decido io chi avere sulla testa,
dicendo “quello è il mio ufficio”. Peccato però
che che “MIO”
non può essere utilizzato, in quanto presuppone un diritto di proprietà della stanza adibita ad ufficio che
semplicemente usa e/o occupa in virtù del fatto che i cittadini l’hanno eletto
nel 2011.
Il Sindaco, Damiano Zecchinato, dice
qualcosa di contrario all’ottavo comandamento,
visto che ha la foto di un Capo di Stato straniero e Capo Spirituale di uno
Stato teocratico della Chiesa Cattolica Universale, nell’ufficio che ha in uso, in quanto quando
afferma che non esiste la legge.
La legge esisite eccola.
È il
D.P.R. 7 aprile 2000, n. 121 Regolamento
recante disciplina dell'uso delle bandiere della Repubblica italiana e
dell'Unione europea da parte delle
amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici.
Pubblicato nella Gazz. Uff. 16 maggio 2000, n. 121 (8),
, esposte, oltre che nei
luoghi indicati dall'art. 2,
commi 1 e 2 della legge 5 febbraio 1998,(9) scrivendo quanto segue: 3.
Nei luoghi indicati nel comma 1 si espone anche il ritratto del Capo dello
Stato.
Un altro punto essenziale non è se il Vicario di Cristo in Terra e
successore al soglio pietrino trasmette più
valori. Il punto è semmani, anche
se la tramissione dei valori inclusi nei messaggi è ottima ,non è detto che la
stazione ricevente riesca a decodificarli in modo esatto, corretto, giusto e
poi metterli in pratica.
L’eventuale giudizio di merito o l’entrare nel merito, non spetta certo
allo scrivente, ma le opinini possono essere tranquillamente espresse in casa,
al bar, davanti ad uno spritz, ad un bianchetto o ad un folpetto al mercato del
lunedì mattina, o innanzi ai gradini della chiesa, dopo la messa delle 11.00.
Sappiamo tutti che il Papa trasmette con le più moderne tecnologie digitali
e i segnali vengono inviati in tutto il mondo, ma poi se esistono politici,
pubblici amminstratori, che dicono di rifarsi a questi valori, ma usano vecchie
radio a transistor o televisori a valvole, in bianco e nero, che non sanno
manco aprirsi internet e fare una ricerca in rete, hanno ha voglia andare in
piazza a decantare questi valori tramessi, quando si sono compresi e messi in
pratica, quando fa comodo, a smozziconi, solo per raccattare gli ultimi voti di
qualche vecchiatta baciapile o di qualche canuto baciabanchi del giorno di
Natale o Pasqua nelle prime file alla messa delle 11.00, perchè alle loro
spalle, i cittadini li mettono alla berlina!
Nel Discorso della Montagna di Gesù , di cui
Papa francesco è vicario di Cristo in Terra, ci stanno alcuni versetti di Matteo, capitoli 5 e 6, ma
tutti e quattro evangelisti sono illuminanti, tanto che qualsiasi persona,
anche atea, solo per un fatto culturale può leggerseli, senza attenere : (10)
via etere la trasmissione di valori aggiunti, forniscono a tutti interessanti
spunti di riflessione.
: 27Avete inteso che fu
detto: Non commettere adulterio; 28ma io vi dico: chiunque guarda una
donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere
di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro
parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.
2Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te,
come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli
uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. 3Quando
invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua
destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel
segreto, ti ricompenserà.(11)
Alla fine di tutto, il Sindaco di Vigonovo, Damiano Zecchinato, ha
dimostrato ancora una volta sua totale mancanza di conoscienza delle Leggi
tialiane, mancanza di rispetto per la figura del Santo Padre, visto che esiste
stima reciproca tra il Presidente della Repubblica italiana e il monarca dello
Stato Città del Vaticano.
Oltre a tutto ciò i danni di immagine causati ai cittadini di Vigonvo, per
questa sua uscita estemporanea che ha reso i vigonovesi, a causa del suo Sindaco,gi
zimbelli di tutta Italia e non solo.
Non sarebbe sbagliato se si costituissero in un comitato dando il via da
una class action contro Damiano Zecchianto, non prima di aver consultato un
legale circa la fattibilità, per il danno di immagine causato a tutti i
vigonovesi, per considerare “mio” l’ufficio
che occupa come Sindaco eletto e per non essersi preso l’onere di controllare
come afferma, non esiste una legge che impone la presenza della foto del
Presidente della Repubblica, Giogio Napolitano.
Marco Bazzato
15.02.2014
(1) http://www.gazzettino.it/NORDEST/VENEZIA/sindaco_leghista_vigonovo_venezia_sostituisce_foto_napolitano_papa_francesco_bergoglio/notizie/519662.shtml
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lunedì 1 aprile 2013
Pasqua 2013:Papa Francesco: fa gli auguri in 72 lingue? No!
Se il buongiorno si vede dal
mattino, la “Settimana Santa” di Papa Francesco, al secolo Ciccio-Checco si è
conclusa con un sonoro tonfo di immagine e fischi, che nonostante le voci dei
vaticanisti si sono sentite, eccome, in tv.
La “parabola da esodo biblico” ha
toccato il suo apice mediatico venerdì, in occasione della Via Crucis. La
manifestazione pubblica rappresentava una specie di esordio nella tv italiana
del nuovo Papa. Eper quanto riguarda lo share, ha sconquassato il suo
antagonista, l’oggi Papa emerito, Benedetto XVI, procurandogli una sonora
sconfitta. Il Francesco ha battuto il Ratzinger come tamburo: 6.301.000
spettatori contro i 4.107.000 della precedente edizione della Via Crucis,
l’ultima capitanata da Ratzinger.
E poi il crollo: La veglia
pasquale non è stata trasmessa da nessuna delle reti Rai, né da Rai 1 e né da
Rai news24, che al massimo, al pari di TGCOM 24, forniva le breaking news ogni
mezzora, attendendo che qualche invasata facesse cadere il Papa, come avvenne
nellaMessa di Natale del 25 dicembre 2009. Invece nisba. Lo show religioso era
visibile solo su Sat2000, la tv della CEI. E non è stato uno spettacolo
esaltante, sotto nessun punto di vista.
Ma andiamo con ordine: la
liturgia, su volere del “Dittatore Vaticano”, alla Giulio Cesare, ha voluto
fare dell’evento un copia e incolla, obbligando i sudditi in tonaca a
rimaneggiare la sceneggiatura, riducendo le letture dell’Antico Testamento, che
ne prevedono o dodici o sette canoniche,
arrivando invece alla modica cifra di tre misere letture, più il vangelo.
L’omelia: mediocre (1)
.Un discorsetto di pochi minuti, assolutamente sterile, senza nervo e privo
di spunti di riflessioni profondi. Quatto chiacchere buttate lì, incrociate senza
arte e né parte come nella migliore tradizione di un dottore in chimica, che nonostante tutto continua a fare esperimenti
da alchimista, alla ricerca della mitica pietra filosofale, con ampolle e
alambicchi, adoperando per reggere il pesantissimo libro della liturgia un
“moretto”,come usavano dire le suore negli asili negli anni ’70, per indicare
gli africani, o per dirla alla Mark Twin “negri” (2)
chiamati così dall’autore per ben 209 o
217, secondo alcuni, nel suo romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn,uscito
in prima edizione nel 1884. Insomma, un’omelia da curato di campagna, priva di
alcun spunto dottrinale e teologico elevato, ma molto terraterra, che non ha
brillato né per sagacia e né per spirito sopraffino spirito teologico.
Il battesimo e la cresima: ne ha baciati tre su quattro, al momento
della cresima, trascurando il vietnamita-americano che portava gli apparecchi
acustici alle orecchie. Perché gli altri sì costui no?
Il suono delle campane: Dopo la benedizione
del fuoco, un altro momento topico in questi tipi di show, o celebrazioni
religiose, è il suono delle campane. Ebbene, abitualmente nelle celebrazioni
serie, in tute le basiliche, cattedrali, chiese del mondo, anche in quelle di
rito ortodosso, le campane si mettono a suonare allo scoccare della mezzanotte,
stile fiaba di Cenerentola, e in quell’attimo tutta la cristianità grida in
un'unica voce: Gesù è risorto, fusi orari permettendo. Ma Papa Ciccio –
Francesco-Checco no. Forse voleva andare a letto presto. Sta di fatto che
quelle vaticane hanno strimpellato alle 22.30 ora italiana. Ergo: questa volta
hanno fatto fare una levataccia di un’ora e mezzo prima a Cristo, svegliandolo
in piena fase Rem e lasciandolo, come accade a tutti i cristiani e non,
incazzato furioso, per essere stato strappato all’improvviso dal sonno
profondo.
Nel complesso, alla fine, la
sceneggiatura, i testi e i dialoghi, la veglia non ha superato le due ore e
mezzo.. Uno show liturgico rimaneggiato alla meno peggio, avente un canovaccio
impreciso e lacunoso, recitato in fretta, privo di patos e coinvolgimento emotivo
da parte dei concelebranti – molti
sbadigliavano quasi rumorosamente e altri ronfavano – e con il pubblico che
rispondeva come poteva,non apparentemente affascinato dal Bergoglio, che nelle
lunghe maratone celebrative, dove è primo officiante, si dimostra a corto di
fiato e di gambe. Tra l’altro non vanno dimenticati i tempi morti, causati dai
continui trasferimenti, come grilli, da un punto all’altro dell’enorme
palcoscenico nella la Basilica di San Pietro.
Almeno per i telespettatori a casa, sarebbe utile l’interruzione con
qualche stacco pubblicitario, per svuotare la vescica. Se non si volevano
mettere spot, sarebbe stata cosa buona e giusta l’ingresso di qualche bella
Creatura di Dio, in costume striminzito, o meglio ancora adamitico, che come
negli incontri di boxe, portante un cartello sopra la testa, indicasse che da
li a poco sarebbe iniziato il round successivo.
Ma apoteosi del cattivo gusto e
della mediocrità la si è raggiunta la domenica successiva,il 31 marzo, al
termine dello show liturgico solenne della Pasqua di Resurrezione. Papa Ciccio, una volta terminata la
celebrazione ufficiale, ha fatto il consueto giro di campo con la Mercedes
scoperta,e come un George W Bush qualsiasi, si è dato nuovamente da fare per
farsi portare dalla sicurezza bambini e malati da baciare. Dove i primi ormai
non sembrano molto propensi a farsi insalivare le guance e urlano e si dimenano
come anguille indemoniate, spaventati dall’eventuale frittura nell’olio ad
opera del successore di Pietro, pescatore e pescivendolo, mentre gli ammalatati
hanno l’illusione che costui abbia le doti divine e taumaturgiche del primo
presidente del cristianesimo, Gesù di Nazareth, ma sfortunatamente per
loro..ciccia!
Una vota terminato il giro di
“pista”, di campo o di piazza che dir si voglia, il Bergoglio si è affacciato
dalla Loggia Centrale per la tradizionale Benedizione
Urbi et Orbi, (3)
Benedizione alla città e al mondo. Prima dell’inizio dell’ultimo atto i
vaticanisti di Rai News 24 e di TGCOM24, intessevano le doti di Ratzinger per
aver esteso gli auguri a 72 lingue, zulù compresi, perché alla fine anche
quella è una nicchia del mercato dell’evangelizzazione, sicuri che anche il
poliglotta Bergoglio proseguisse sul solco tracciato dalla tradizione dei suoi
predecessori. Invece niente. Silenzio assoluto. Benedizione in latino, auguri
in Italiano e poi tutti a rimpinzarsi di agnello, tra lo stupore generale,
giornalisti in prima fila,che come se avessero tutti preso un calcio nelle
palle o una mazzata nelle ovaie, in preda alla Sindrome di Stoccolma o da quella di shock post-traumatico, da
buoni servitori del Concordato, non sono o non hanno voluto scrivere manco un
rigo su questo atto di inaudita gravità, commesso da Papa Francesco nei
confronti dei cristiani-cattolici,ebrei compresi e non solo, di tutto il mondo,
visto che ad oggi è tutt’ora in corso la Pasqua ebraica.
Va detto che questo gesuita, e
dai gesuiti, viste le loro tradizioni latino-americane, al seguito dei
Conquistadores, è il minimo che ci si possa aspettare. L’insulto e l’offesa
alle altre nazioni, non avendo fatto gli auguri di Buona Pasqua in altre lingue,
è sembrato peggio di un cazzotto nella bocca dello stomaco, non solo a me, come telespettatore che guardava
lo show liturgico in tv, ma anche da parte dei fedeli, che secondo le stime –
si presume gonfiate – erano di 250 mila, che non hanno preso bene il gesto
dell’argentino, naturalizzato vaticano.
Simbolicamente con questo sfregio
alla tradizione la Chiesa, anzi Papa Francesco ha dimostrato quanto
effettivamente sia interessato a raggiungere, anche solo con un augurio nella
loro lingua, i poveri di tutto il mondo. Come ci si può aspettare da un
personaggio del genere comprensione e condivisione dei pesi e dei fardelli
della Croce di Cristo, se nemmeno è
interessato a raggiungere, gli angoli più sperduti del mondo, gli auguri per la
Resurrezione di colui che tramite San Pietro, gli ha permesso d’avere quel
posto di lavoro a tempo indeterminato?
In molti sono rimasti basiti,
affranti e offesi e non solo i cattolici, ma anche gli ortodossi, che per colpa
dei due calendari, gregoriano per i cattolici e giuliano per ortodossi, sono
costretti, per via delle divergenze millenarie tra i vertici delle rispettive
chiese, a “segare” in due Gesù Cristo, festeggiando simbolicamente due volte la
Sua resurrezione. Il che porta a pensare che avesse ragione Piergiorgio
Odifreddi, quando scrisse nel suo libro Perché
non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) , “…Addirittura,
lo stesso termine cretino deriva da “cristiano” (attraverso il francese crétin,
da chrétien), con un uso già attestato dall’Enciclopedia nel 1754…”
Longanesi, 2007, circa l’affronto commesso dal monarca della chiesa cattolica
universale a tutti i cristiani.
È chiaro che alla luce di quanto
commesso e/o omesso da Papa Francesco domenica,sarebbe giusto che le varie
televisioni che erano collegate in mondovisione e che hanno pagato i diritti di
trasmissione, come ritorsione, annullassero i contratti con lo Stato Città del
Vaticano, in quanto non avrebbe senso, visto che gli auguri e la Benedizione Urbi et Orbi, rappresentano
i momenti topici delle celebrazioni natalizie e pasquali, pagare per non ricevere manco uno straccio di
augurio sarebbe un assurdità.
Chiaramente questa serie di
ragionamenti non è contro la figura in se di Papa Francesco, ma per fare una
comparazione tra i differenti stili di pontificato, tra Bergoglio, Benedetto
XVI e Giovanni Paolo II, solo per citare gli ultimi trentacinque anni di storia
vaticana.
Se il Papa Francesco di ieri è il
nuovo che avanza, sta facendo terra bruciata, cospargendola di sale, come fecero
i romani con Cartagine, di tradizione e consuetudini radicate nei fedeli, non
solo cattolici, ma cristiani e non, da decenni. Allora in molti potrebbero
anche pensare che tramite Bergoglio potrebbe compiersi la Profezia di Malachia
e Papa Francesco potrebbe essere l’ultimo Papa, in quanto i fedeli amano il
cambiamento, ma muovendosi all’interno di tradizioni consolidate e che strette
di mano ai fedeli o i baci sulla guance agli impuberi non possono certo
compensare, in quanto sono solo delle volgari appendici populistiche, le spinte
intellettuali di apertura della Chiesa, anzi di Papa Francesco, verso il mondo,
come minimo con usando parole ben augurali, non solo in lingua italiana, verso
tutti i cittadini de mondo.
Marco Bazzato
01.04.2013
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martedì 26 marzo 2013
Magdi Allam abiura il cattolicesimo romano
Mai fidarsi di un apostata! Nascondono
in se il seme del fanatismo.
In molti nutrirono serissimi dubbi
nel 2008 in
occasione del suo battesimo, comunione e cresima celebrati in pompa manga dall’allora
Papa Benedetto XVI, usati a mo di propaganda clericale dalle tv di Stato e non
solo, nella speranza di reclutare nuovi adepti (1),
con tanto di show televisivi che inneggiavano alla forza del messaggio cristiano,
che batte e converte, conducendo apostasia,
i credenti di altre religioni.
Ma ieri la doccia fredda è
arrivata ieri con il suo articolo di abiura del cattolicesimo romano, anche se
non è chiaro se si senta cristiano e battezzato, oppure se abiuri anche il
battesimo stesso, impartitogli dall’oggi Papa emerito, Ratzinger.(2),
in questo caso sarebbe giusto che si sbattezzasse, scaricandosi dal sito
dell’UAAR, Unione Atei e Razionalisti, l’apposito modulo, cosa che potrebbe
essere impossibile in quanto Magdi Allam è stato battezzato in uno Stato
straniero e teocratico. Teocratico come le teocrazie islamiche che avverma
d’aver sempre combattuto a suon di articoli.
E leggendo alcuni brani della sua
lettera si rimane basiti da come questo egiziano con passaporto italiano,
rinneghi, abiurandole le proprie origini. Infatti in un punto scrive:
“…Sono contrario al buonismo che porta la Chiesa a erigersi a massimo protettore degli immigrati, compresi
e soprattutto dei clandestini. Io sono per l’accoglienza con regole e la prima
regola è che in Italia dobbiamo innanzitutto garantire il bene degli italiani…”
Quello che relativizza è
ignorante sulle dinamiche non solo cattoliche, ossia dello Stato Città del
Vaticano, ma anche su quelle propriamente cristiane, a dispetto del suo pomposo
e superbo nome “Cristiano”, dimostrando un’assenza di conoscenza della
spiritualità cristiana fuori dal comune per un “italiano” solo di passaporto,
ma non svezzato all’italiana, ma con tutto il rispetto per la cultura egiziana,
all’egiziana ,dove leggendo quanto sopra
riportato fa venire in mente una vecchia barzelletta razzista del nord Italia:
Ci sta una famiglia meridionale, dove nono riuscendo a trovare lavoro
nella loro regione decidono di trasferirsi al nord, usando mezzi di fortuna.
Arrivati sula riva del fiume Po’ e non avendo denaro per pagarsi
l’attraversata, decidono di andare sull’altra sponda a nuoto. Si getta prima il
padre, poi la madre e via via gli altri tre figli. Il padre, la madre e due
figli raggiungono la riva, stremati. Ma l’ultimo, il più piccolo fatica sempre
di più e spinto dalla corrente contraria viene quasi ricacciato indietro,
finendo sottoacqua quando entra in un mulinello, iniziando a chiedere aiuto. Ma
gli altri componenti della famiglia lo guardano con disprezzo fino a quando non
smette di gridare stremato annega. E il padre sorridendo: «Meglio così, era
solo un terrone!» Divenuti settentrionali partono alla ricerca di fortuna.
Madgi “Cristiano?” Allam, è il
prototipo tipo dell’immigrato che ha dimenticato da dove è partito e chi era.,
essendo nato egiziano, con sangue egiziano, sempre con il massimo rispetto per
gli egiziani che hanno sangue e cuore
migliori del suo, e perché ha in mano uno straccio di passaporto italiano ,vive
nella superbia di essere diventato migliore di tanti suoi connazionali e
immigrati, anche migliori di lui, che non hanno avuto la sua stessa fortuna e
appoggi politici.
Va ricordato che Magdi “Cristiano?”
Allam ha sempre sfruttato l’Italia e l’ottusità di certi italiani in quanto si
è sempre nascosto dietro il paravento d’essere un nemico di qualsiasi forma di
integralismo e a favore dell’integrazione mentre scriveva per il Manifesto,
giornale comunista, favorevole all’apertura indiscriminata delle frontiere,
proprio come lui, per poi passare a Repubblica e poi al Corriere della Sera,
salvo adesso sembrare un Erminio Boso o il prosindaco di Treviso, Gentilini, o
uno gli esponenti atei di Forza Nuova.
Facendo una breve ricerca in rete
si trova che domenica 16/02/2007 rilasciòun’intervista a Stefano Lorenzetto, de
Il Giornale (3),
dove al termine dichiara quanto segue:
“Una volta ti sei persino
accostato all’eucarestia.
«Sì al Cairo, avrò avuto 13-14 anni. Agii di impulso, pur sapendo che
era un atto blasfemo, non essendo battezzato. Ho sempre provato attrazione per
la religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico. Oggi
sono convinto che l’occidente possa riscattarsi solo riscoprendo Dio.»
Che cosa ti impedisce di
convertiti al Cristianesimo?
«Niente e nessuno. Il giorno che decidessi di farlo, sarei orgoglioso
di annunciarlo.»”
Mentre il 23 maggio del 2008
scrive il giorno seguente alla sua iniziazione battesimale, a quella
eucaristica e alla confermazione cristiana, nel Correre della Sera:
«Indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella
decisone di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho
ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre un legame
indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’unica civiltà umana, a cui aderisco pienamente da
cristiano, ispirandomi di nuova luce nella missione che dio mi ha riservato.»
Semplicemente leggendo gli
stralci di questi due testi si possono mettere in luce le enormi contraddizioni
e/o menzogne che emergono. Il 16/02/2007, a domanda risponde: “Ho sempre provato attrazione per la
religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico…” mentre
solo 13 mesi dopo , “.., che ho ammirato
e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre…”sconfessandosi con
le sue stesse mani, in quanto ora come allora non si capisce se e quale
religione abbia mai professato.
Ieri con la sua abiura nei
confronti del cattolicesimo romano, apparsa nel sito “Io amo l’Italia”, l’ex
giornalista, l’ex politico, che evidentemente ha bisogno di farle parlare di se,
in quanto già nel 2011 aveva dato prova di quanto disprezzasse l’Italia che gli
ha dato un passaporto, che sfortunatamente gli era dovuto per legge,
permettendogli di candidarsi ad un seggio al Parlamento Europeo, risultando tra
i fanalini di coda in quanto a presenze, abbia nel corso degli anni sputato addosso al
tutti i piatti che l’hanno sfamato,. (3).
Ergo chi o cosa sarebbe Magdi
“Cristiano?” Allam? Un egiziano con passaporto italiano, musulmano, ateo,
agnostico, cristiano a seconda della convenienza dell’attimo, entrato piano
piano entro i gangli del potere italiano, per poi tornare verso l’oblio della periferia,
rinchiuso in un dimenticatoio mediatico, tanto più che oggi il pericolo
islamista radicale sembra lontano, visto che l’onda lunga dall’11 settembre in
poi, senza dimenticare la morte di Bin Laden, sta cercando una rivalsa e un
riscatto sociale, dopo essersi bruciato da solo la terra sotto i piedi, per
puro calcolo dilettantistico?
Esiste per carità il diritto
dell’uomo di evolversi e di cambiare opinione, altrimenti rimarrebbe arroccato
all’età della prima infanzia. Ma bisogna capire se il cambiare opinione è
frutto di maturazione interiore o se di freddo calcolo cinico, legato a
interessi più ampi. In ogni caso è chiaro che il fenomeno Magdi “Cristiano?”
Allam è mediaticamente ridotto al lumicino e che la grande notizia di ieri,
oggi appartiene alla storia e agli esempi diversamente positivi da ricordare a
futura memoria dei posteri.
Nel dizionario della lingua
italiana, alla parola Abiura, si legge:
Nel cristianesimo e nell’islamismo, solenne rinuncia ad un'altra
religione o dottrina considerata falsa o erronea. Formula scritta o orale, nella quale si
esprime tale rinuncia.
Magdi Allam è figlio di quell’integralismo
e culturale relativista, a seconda delle convenienze, della società in cui è
nato e cresciuto. Può cambiare casacche , bandiere e religioni ma rimarrà un integralista sempre. La sua prima battaglia, persa in partenza, è
contro se stesso, anche se ha sempre voluto rimuovere il problema profondo che
del malessere che lo assale.
E quindi resta da spere se dopo
aver abiurato per la seconda volta, prima l’islam, tramite l’apostasia e poi il
cattolicesimo romano, forse per passare alla prima delle tre religioni
Abramitiche, attraversando il Mar Rosso e pellegrinando simbolicamente per
quarant’anni per giungere in Israele, abbracciando l’ebraismo, sulla scia del
suo libro, “Viva Israele” del 2007,
così che non potrà più essere criticato, in quanto altrimenti le critiche
legittime potrebbero essere lette come critiche antisemite e antisioniste.
Marco Bazzato
26.03.2013
martedì 19 marzo 2013
Papa Francesco e la Chiesa al servizio dei poveri?
Ormai sembra diventato un mantra
straccia palle. “La Chiesa torni a essere al servizio dei poveri…” e quando mai
lo è stata? Papa Ciccio (Francesco), sembra l’Obama della prima elezione, del
novembre del 2008. Dove il suo tanto becero populismo lo portò a beccarsi anche
il premio Nobel per la Pace, sulla… fiducia, Nobel per la Pace che nessuno mai
menziona più perché anche le capre sanno che è stata una bischerata politica. E
Ciccio, Francesco, gli sta andando dietro a ruota, con i media che lo esaltano
fino all’inverosimile, facendo assurgere la normalità che dovrebbe avere un
qualsiasi essere umano, a simbolo – assurdamente inventato – di bontà e carità
assoluta.
L’attenzione ai poveri? L’abbiamo vista quest’oggi la plebaglia, messa
ai margini, distanti dal centro del potere. Infatti, alla faccia degli ultimi a
cui prestare – a parole – attenzione, durante l’incoronazione, dopo il clero ci
stavano le teste coronate, i altri leader dei paesi democratici, segno che lo
Stato città del Vaticano, a livello sostanziale detesta e le democrazie, in quanto gli eletti sono eletti, in modo
diretto o indiretto, dalla plebaglia bastarda, e nono per Grazia Divina, poi i
rappresentati delle altre confessioni religiose e per ultimi, come appestati,
in piedi come tante vacche miggenti, il “popopulame”, i servi della gleba, i
veri servi da sempre della Chiesa, mossi dal sacro terrore dell’inferno del
peccato medioevale, che riempiono le bisacce degli ecclesiastici di denaro,
pane e salame e quant’altro, a Gloria di Dio…che a differenza dei preti, non
mangia non si ingrassa sulle spalle e sul sacrificio altrui..
Certo, si è parlato e si parlerà
ancora molto dell’uscita di Papa Ciccio (Francesco) dopo la celebrazione liturgica
di domenica, che come un pastore metodista si è messo a stingere mani, baciare
uomini, donne, vecchi e bambini, uscendo dai confini pontifici, entrando in
Italia, senza che nessun poliziotto fermasse l’extracomunitario, chiedendone i
documenti e la motivazione della sua venuta nel Bel Paese. Una nazione civile,
come USA o Australia, nel dubbio avrebbe ammanettato dietro la schiena il
presunto clandestino, portato in caserma per accertarne ufficialmente
l’identità e poi rilasciato se in regola
o con un decreto di espulsione se irregolare, o se aveva in tasca il Passaporto
diplomatico, per quanto poco, come Capo di Stato straniero, aveva l’obbligo
almeno morale di avvisare con largo anticipo del suo ingresso nel nostro Paese
e non “invaderlo” simbolicamente, anche se per pochi minuti, in totale
dispregio della Bossi-Fini, perché la legge non ammette l’ignoranza sia da
parte dei poliziotti, così come dei papi extracomunitari.
Scene di simile populismo poco
austero e per nulla papale si sono viste anche quest’oggi, quando ha ordinato
all’autista di fermare la Mercedes per andare a salutare un povero Cristo in
barella. Gesto nobile, per carità, ma ormai manca poco che quasi dia una
legnata in testa al conducente, mettendosi a scorazzare con la Papamobile cabriolet
– non è chiaro se si tratti di un modello nuovo o se è stata modificata quella
di Ratzinger.Se fosse un modello ex novo, dimostrerebbe come ha risparmiato
sull’anello e altri paramenti, ma il grosso del grano, se l’auto scoperta non è
stata regalata al Vaticano, questa sia
un eminentissimo spreco, alla facciaccia dei poveri – iniziando a fare numeri su due ruote alla
Remi Julienne, famoso stutman cinematografico del cinema italiano degli anni
’70 e ’80.
Un Papa che afferma di rivolgersi
ai poveri, i primi che darebbero anche il loro sangue se la Chiesa lo
chiedesse, ma bisogna capire a che poveri si rivolge: ossia a quelli di
spirito, i poveri di salute, di speranza, oppure ai poveri di cuore, ma ricchi
nel portafoglio? È troppo fumoso e populista parlare di poveri, usandoli per la
propria propaganda e per farsi bello agli occhi del mondo...
Inizia, piaccia o no, un papato
che sotto certi punti di vista appare, si ribadisce appare, di rottura con il
passato. Ma non va dimenticato che Bergoglio era il diretto antagonista nel
precedente Conclave do Ratzinger e questo lo pone in una situazione non di
outsider, perché facent parte del sistema da anni, dove il popolino, manipolato
anche dai media, si lascia incantare e incaprettare dalle apparenze, dalla gestualità,
ma poi, come per Obama, è alla lunga che si vedono con quali poteri starà per
rimanere sulla cresta dell’onda, senza creare eccessivi fastidi ai veri poteri
che comandano in Curia. Sì, perché va detto che Ratzinger faceva comodo perché
era un teologo interessato a scrivere libri, Giovanni Paolo II a viaggiare,bighellonando
e facendo show in giro per il mondo, ed
hanno lasciato la Barca di Pietro che venisse retta da altri. Dove piaccia o
no, è dal 1978 che non siede un Papa italiano sul soglio Pietrino, perché che
gli stranieri sono più manipolabili a livello linguistico in Curia, in quanto
devono leggersi documenti non scritti nella loro lingua materna e si vedevano costretti,
come accadrà anche a Bergoglio. a farseli in parte “premasticare” da altri.
Le bizzarrie di Papa Francesco
saranno accettate in Curia fino a quando si limiterà ai gesti d’apparenza per
accalappiare i miti, gli umili: il maggior bacino del mercato delle questue
della Chiesa fin dagli esordi. Perché fino a quando coltiverà il suo orticello
di fedeli, senza mettere le mani dentro i gangli del potere, “Nel porto delle
nebbie”, come diceva Giovanni Falcone, sarà libero di muoversi come vuole, ma
poi, nel caso dovesse andare a pestare troppi calli, alluci e testicoli ai veri
poteri forti, beh, la musica potrebbe cambiare in modo molto amaro e
improvviso.
La Chiesa, specialmente la Curia
romana è sempre campata da papa grazie alla tradizione e anche la rottura dei
presunti schemi fa parte della tradizione, a patto che non siano da ostacolo
alla gestione del potere, non solo per quello delle anime, ma anche per quello
economico, paradossalmente legati come il Serpente del Paradiso terrestre che
circuì Eva. Il ruolo nei prossimi anni di Papa Francesco sarà di rinverdire i
fasti mediatici e le adunate oceaniche di fanatici che furono per quasi
trent’anni appannaggio di Giovanni Paolo II e che Benedetto XVI, freddo e
teutonico, si è trovato a proseguire sul solco tracciato dal predecessore, a
malavoglia.
Intanto l’inizio del Pontificato
sembra che abbia già inanellato un clamoroso fiasco di pubblico, di share e di
gradimento. I media la settimana scorsa parlavano di circa un milione di infedeli
– secondo le religioni non cristiane – a Roma per la celebrazione odierna,
mentre oggi, fonti giornalistiche televisive hanno parlato di non più di
350mila persone, 1/3 dei previsti, sebbene i costi per la Pubblica Amministrazione
capitolina, visto che ci stava anche la metropolitana e i servizi pubblici
gratis fino alle 14.00, da e per Piazza San Pietro, ancora una volta dimostrano
come questi grandi eventi andrebbero delocalizzati fuori dalla capitale, fuori
dall’Italia, in quanto oggi come in passato i fasti dell’ex Stato Pontificio si
reggono sulle spalle della plebe, su cui indirettamente ricadono i costi
economici e i disagi che certi eventi comportano.
Chiaramente Papa Francesco non è
responsabile di tutto ciò, ma adesso egli è il monarca assoluto di questo meccanismo
vaticano e se volesse veramente tenere fede al suo tanto blaterato interesse
per i poveri, per gli ultimi, dovrebbe comprendere che certi grandi eventi sono
economicamente dannosi per Roma, a livello di spesa pubblica, e che da questi
agapi gigantesch,ne traggono vantaggi economici sempre i soliti “ignoti”, ossia
i soggetti privati, a partire dai venditori di paccottiglie, pardon souvenir,
agli albergatori, ai ristoratori, anche se la maggioranza dei presenti anche
quest’oggi a Piazza San Pietro erano cittadini romani e o Italiani che hanno fatto il classico turismo
religioso mordi e fuggi, portandosi da casa pane e companatico, spendendo meno
possibile e viaggiando magari utilizzando le agenzie di viaggi che in modo diretto o indiretto
sono riconducibili ad stato straniero: lo Stato Città del Vaticano,
contribuendo ad arricchirlo, alla faccia dei poveri, che pagano per tutti..
In ogni caso stiamo sereni: Papa
Francesco non cambierà nulla di sostanziale nella Curia romana. È troppo
attaccato e ama la vita per fare il martire, non della Fede, ma contro ingordigia
e la sete di potere politico-affaristico-religsa, perché la Chiesa si sa, nella
sua storia è piena di Papa morti… improvvisamente…
Marco Bazzato
19.03.2013
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giovedì 14 marzo 2013
Habemus Papam, Jorge Maria Bergoglio: Papa Francesco
Alla fine hanno eletto un
argentino, che si è auto battezzato: Francesco, ossia Ciccio o Checco e che
secondo il quotidiano online, Leggo, fin da ragazzo camperebbe con un solo
polmone (1).
Lo show del conclave è durato,
grazie al Signore degli Inferi, solo due giorni, al quinto scrutinio, è uscita
la fumata bianca, liberando Roma dalla cappa di smog che appestava l’intera
capitale a causa delle fumante nere, che uscivano dal camino della Cappella
Sistina, in quanto guardando la tv italiana sembrava che il mondo si fosse
fermato ed esistesse solo quel fottutissimo fumaiolo, ogni tanto usato come
campo base da qualche uccello, causata
anche dalla notoria assenza in Vaticano di doppiette visibili, per abbatterlo.
Lo Stato Città del Vaticano ha
rispettato tutti i tempi televisivi concordatari, con la fumata bianca partita
poco dopo l’inizio del TG3, per poi attendere fino alle 20.21, l’uscita di Papa
Francesco, Checco Ciccio, visto che per avere un maggiore effetto scenico,e
Papa Francesco Checco Ciccio, da buon pastore ha pazientemente atteso agnelli, pecore, capre e caproni, il
comandante in capo della Barca di Pietro, riempissero Piazza San Pietro fino
all’inverosimile, colma così anche di sardine, scardole e tinche, triglie e
acciughe.
Quando giornalisti,
telespettatori e pubblico di adepti e/o fedeli, dipende dai punti di
vista, in Piazza hanno compreso, dopo l’Habemus Papam – scopiazzato di santa e sana pianta dal film
di Nanni Moretti – che il nuovo Maestro Costruttore di Ponti, è un
extracomunitario argentino,, hanno forse pensato che non era Belen Rodriguez, e
ci sono stati alcuni interminabili secondi di gelo, di shock, di terrore
assoluto. I giornalisti sono stati i più lesti a riprendersi. Iniziando a
snocciolare alcuni dati di questo Bergoglio: avi piemontesi, ordinato sacerdote
a 33 anni – mistica cifra cabalistico massonica, eletto al soglio pontificio a
76 anni, vetustello che non dovrebbe campare molto, dopo che nel conclave
precedente aveva, si è fatto volutamente sorpassare nello sprint finale
l’attuale Papa Emerito, Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, e cosa forse peggiore
e/o migliore di tutte: gesuita. Sì, perché non dobbiamo dimenticare che i
gesuiti furono collaborazionisti intransigenti e ligi alla corona spagnola,
Conquistadores col motto: “Siamo venuti per servire Dio, il Re e anche
per diventare ricchi.” Risultato? Le civiltà precolombiane spazzate via a
suon di cataste di cadaveri o convertite a forza al presunto Unico e Vero Dio…
il denaro?
E infatti la scelta del nome:
Francesco, in omaggio al vero e unico morto di fame con la tonaca, il poverello
d’Assisi sembra quasi una cannibalizzazione della holding della Compagnia di
Gesù, nei confronti di un ordine rivale,
quello dei confratelli francescani, dove il nuovo Pontefice potrebbe “prendere
le armi” della fede, ma non solo, dando nuovo impulso alla teologia della
liberazione (2).
Alla fine il Francesco – Ciccio Checco è uscito. La prima impressione?
Apparentemente sembra un buon diavolo mite, di buon cuore, quasi bonario e
pacioso e come un attore consumato, abituato ai palchi sopraelevati degli
altari ha iniziato il suo pontificato con un alcune frasi:
«Fratelli
e sorelle, Buonasera! Voi sapere che il dovere del conclave era di dare un
vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo
quasi alla fine del mondo, ma ora siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La
comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo. Grazie! E prima di tutto vorrei
fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo
tutti insieme per lui, che il Signore lo Benedica e la Madonna lo accudisca.»,
con una preghiera pubblica del Padre Nostro, dell’Ave Maria e un
Gloria al Padre, e a differenza dei due predecessori niente “umile servo nella vigna del Signore”
del tedesco o “se mi sbaglio mi
corrigerete” del polacco.
Poi però l’uomo ha lasciato posto
al Papa, e anche qui, la prima impressione è stata positiva: riesce a fare
gruppo, comunella, con una spiritualità da curato di campagna degli anni ’60
italiani, una spiritualità diretta e asciutta e proprio per questo più calzante
anche con i desideri degli adepti e/o fedeli, sapendo creare un buon feeling con versatori all’offertorio
domenicale e se italiani, ossia con coloro che anche firmano per devolvere l’otto per mille alla Chiesa
Cattolica. Ma non è per questo che Francesco Ciccio potrebbe non piacere alla
curia Romana, ma per la quasi somiglianza fisica con Albino Luciani, Giovanni Paolo
I, che regnò per 33 giorni – come i 33
gradini del Rito Scozzese Accettato –
somiglianza che non essere di buon auspicio per saldare una cambiale con
scadenza 2020/2025n quanto potrebbe diventare inesigibile, causa trasferimento
in un non luogo – Aldilà, Paradiso – in tempi molto più recenti, mesi, o
al massimo non più di un lustro…oppure dando
le dimissioni. Ma non avendo dentro la follia razionale del tedesco, sarebbe
impossibile, anche se è interessante sognare la convivenza di due Papi Emeriti
entro le mura Vaticane e con un terzo al potere… creando così una fotocopia del
Parlamento italiano, pieno di vegliardi inutili, nominati senatori a vita, che
ritirano ogni mese il ricco bottino senza dare alcun contributo al Paese.
Papa Francesco – Checco Ciccio
potrebbe essere un Papa amato dalle masse filo clericali, ma potrebbe trovare
le sue nemesi, i suoi antagonisti naturali all’interno dei palazzi curiali
romani che non amano il cambiamento, anzi preferiscono avere, come tutti i
politici, non importa se con le gonne, pardon tonache o in giacca e cravatta,
varie poltrone – quindi prebende – su cui poggiare comodamente le natiche.
Resterà da vedere come si adatterà
Papa Francesco –Ciccio Checco ad avere la testa verso l’alto, non a testa in
giù, come accade nell’emisfero meridionale, correndo il rischio che polpacci e
caviglie gli si gonfino a dispetto della testa, proprio a causa della posizione
capovolta, per lui, del mondo, qui, nell’emisfero settentrionale.
In ogni caso le strategie
politiche dal Vaticano hanno cercato di guardare in primis al portafoglio dell’ex
Stato Pontificio. In quanto un papa americano sarebbe stato mal visto dagli
islamici e cattolici, filo vaticani negli U.S.A. sono una sparuta minoranza,
generati miseri utili, mentre l’ingrasso per i prossimi trent’anni sarà
assicurato ora dall’America Latina, in seguito dall’Asia, quando il Vaticano si
deciderà a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, rompendo le relazioni diplomatiche con Taiwan,
visto che non è il gigante – la Cina –
che deve riconoscere per primo la pulce – lo Stato Città del Vaticano –
e infine l’Africa. Tre continenti che attualmente sono il maggior bacino di vocazioni
e di creduloni, pardon, di fedeli, che forniscono materie prime: preti e
denaro, alla Casa Madre, ossia lo Stato Città del Vaticano. Perché oggi come quasi 2000 anni fa, come
disse il grande Giuda Iscariota, i trenta denari fanno sempre comodo a tutti.
In ogni caso, qualunque sia il
suo destino prossimo o venturo, il tutto è nelle mani del suo Dio, e ai comuni
mortali, che stanno imparando ad amare l’uomo, il Cardinale, Jorge Maria
Bergoglio (3), che a
differenza degli argentini non lo conoscono, auguriamo, come dicono i vulcani
nani:«Lunga vita e prosperità», perché indipendentemente che il suo pontificato
sia breve o lungo, l’uomo Jorge Maria Bergoglio, ha già aperto i cuori di molti
e molti potrebbe aprine, sempre che non rimanga imbrigliato entro le maglie
della curia e dei giochi di potere romani.
Evviva, quindi, a Papa Francesco,
venuto per noi dell’emisfero settentrionale da un mondo capovolto.
Marco Bazzato
14.03.2013
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