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venerdì 13 novembre 2015

Presentazione di Aborto d’amore - Аборт от любов, a Montana - Монтана, Bulgaria - България

Montana - Монтана, Bulgaria – България, 09-10 novembre 2015



Per chi non l’avesse mai visto, l’autunno bulgaro ha dei colori particolari. Colori che diventano speciali, non lo scrivo per lisciare il pelo a nessuno, quando si raggiunge il nord Bulgaria.


È ciò che hanno visto i miei occhi una volta giunto nella zona pedemontana della Stara Planina, o Balcani (penisola Balcanica, così denominata  per l’omonima catena montuosa che attraversa la Bulgaria)  nella città di Montana - Монтана , città di origine antichissime, tant’è che tra le altre cose, esistono ampie vestigia romane. La città è situata a poche decine di chilometri dal confine con la Serbia. Un autunno che mi ha fatto ricordare i colori del film del 2000, “Autunno a New York”, con Richard Gere, con i mulinelli di dorate foglie morte che, in certi punti vorticavano furiosamente, per poi depositarsi, come a voler dormire per sempre, lungo i margini delle strade.



Già all’ingresso della città quello che mi ha colpito è stata l’estrema pulizia delle strade, l’erba tagliata nei vialetti e lungo i bordi delle strade. Questo ottimo biglietto da visita dimostra come il Paese abbia finalmente perso quella triste patina di trascuratezza che purtroppo in passato lo aveva caratterizzato, trascuratezza avvenuta negli anni immediatamente successivi alla caduta del Muro di Berlino, alla faccia di chi dice che in Bulgaria le cose non cambiano mai. Cambiano, eccome, ma con i loro tempi.

La città regionale di Montana – Монтана mi ha fin da subito mostrato il suo volto migliore, ampie strade, traffico scorrevole e fluido e soprattutto la città, a nord un panorama montano che non ha nulla da invidiare ad altre rinomate località dell’Occidente, dove si possono fare lunghe passeggiate, a diretto contatto con una natura che benevolmente osservante, ti accoglie.

Arrivati in centro della città – dove domina l’architettura del tempo del socialismo, che però a modo suo, per quanto mi riguarda, tendo a rivalutarla, in quanto nelle sue forme squadrate e apparentemente incolori e grigie, uguali l’una all’altra, ci sta un armonia che oggi andrebbe reinterpretata  riconsiderata e sopratutto non letta in chiave ideologica –  ci siamo recati alla biblioteca regionale Geo Milev - Гео Милев, dove la direttrice, la dottoressa Kety Kostadinova  -  Кети Костадинова, ci ha calorosamente accolti nel suo ufficio.

 Ma il tempo stringeva. Eravamo attesi al liceo linguistico  Peter Bogdan- Петър Богдан  per un incontro con degli studenti selezionati e partecipanti a un corso di scrittura creativa, tenuto dalla professoressa Elka Babaceva - Елка  Бабачева.

Incontrare nella veste di scrittore una classe, in un primo momento ogni volta ti crea un nodo allo stomaco.  Entri in classe. Sei osservato. Osservi loro.  Solo che i miei due occhi sono poca cosa rispetto alla moltitudine di occhi che ti osservano, dove ognuno ti vede da una prospettiva differente dalla tua, la sua, e quindi non sai mai come andrà a finire. Comunque dopo la presentazione della direttrice della biblioteca regionale, ho cercato di instaurare un dialogo con i ragazzi. Non mi sono mai piaciuti i discorsi preparati, io stesso mi annoio quando tocca a me ascoltare e so quanto tedio possono creare, per questo, in queste circostanze, preferisco parlare a braccio. Pensieri e parole che si formano ed escono anche osservando i volti, le espressioni dell’auditorio, in modo da veicolare la comunicazione verso un terreno comune.


 E le aspettative non sono state deluse.



Ho parlato del valore della scrittura, di cosa significa essere scrittori e soprattutto del senso di libertà che, innanzi al foglio bianco, ogni persona ha nell’addentrarsi dentro se stesso, scoprendosi.  Scoprendosi, specie quando si è all’inizio, in modo diverso da ciò che credeva di essere. Ho raccontato che ho iniziato a scrivere a un’età considerata tarda, ma questo ha permesso di fare uscire le mie emozioni, anche se quando ero alle prime armi, io stesso avevo paura di ciò che usciva.


I ragazzi hanno ascoltato con attenzione, certo, come è normale, non si può essere interessanti per tutto l’auditorio, ma alla fine l’importante è l’essenza e in quell’aula l’essenza ci stava tutta, e questo spingeva la maggioranza dei presenti alla curiosità e all’ascolto.


Quindi ho cercato di rendere partecipi gli studenti, spingendoli a fare domande, perché è dal dialogo e dal confronto che nascono le idee. È dalla conoscenza degli strumenti dello scrittore che poi si forgiano i pensieri. E anche in questo caso le attese non sono andate tradite. Prima timidamente una mano sollevata a porre la prima domanda, poi al termine della risposta, la successiva e via discorrendo. Infatti la maggior parte delle domande vertevano sui meccanismi  del processo creativo,  la molla o le molle  che mi fanno partorire le idee. Ai giovani ho detto che, nel mio caso, parto dal titolo, ossia metto un titolo provvisorio e poi, da questo, la storia inizia a svolgersi, i personaggi prendono forma, ma costoro, non fanno ciò che io voglio, ma ciò che loro sentono di dover fare e lo scrittore è semplicemente un veicolo delle volontà dei personaggi, siano essi i protagonisti o dei comprimari. Infatti, novantanove volte su cento, l’opera  termina in modo  differente da come era stata inizialmente partorita, prima dell’inizio della scrittura.


Ho parlato agli studenti del valore della rabbia, di come questa, tramite la scrittura possa essere veicolata e di come questa, attraverso le parole, possa trovare sfogo, muovendosi attraverso percorsi creativi e non distruttivi. Così come ho evidenziato il valore della lettura, di qualsiasi tipo di lettura. Non solo i cosiddetti libri imposti dai docenti, ma lettura intesa con il piacere di scegliersi un libro, una storia, un saggio, secondo le proprie attitudini e interessi, perché la lettura espande gli orizzonti, espande i pensieri e soprattutto permette di interpretare la realtà circostante, vedendola attraverso processi  cognitivi  diversi e diversificati.




Terminato l’incontro con gli studenti, dopo una breve pausa, è giunto il momento della presentazione di “Aborto d’Amore” - “Аборт от любов”, tradotto dall’italiano al bulgaro da Teodora Ivanova - Теодора Иванова , e pubblicato  da MBIL Agency Editore di Sofia – Bulgaria - presso la biblioteca regionale Geo Milev - Гео Милев della città di Montana - Монтана. La serata è stata condotta dalla direttrice, la dottoressa Kety Kostadinova - Кети Костадинова. Il pubblico era variegato ed eterogeneo. Subito dopo la presentazione dell’autore e dell’opera, mi è stata data la parola. A differenza di una classe di studenti gli spettatori presenti all’evento erano incuriositi a riguardo l’opera e sul fatto che toccasse una tematica femminile, scritta da un maschio. Alla luce di questo ho spiegato che il mio era un omaggio alla donna e che come uomo e come scrittore, ho provato a comprendere le difficoltà di una gravidanza problematica e i relativi pensieri che potevano passare nella mente della protagonista, i riflessi sulla sua vita, così in quella dei suoi cari.


Successivamente mi è stato chiesto come mai la storia è stata ambientata in una provincia italiana. Chiaramente narro l’Italia e la provincia italiana, perché oggi come allora, credo che “Aborto d’amore” - “Аборт от любов” sia una storia universale. Ossia innanzi agli eventi che sconvolgono la vita della famiglia Rampin, difficilmente le reazioni a catena che poi sono avvenute, potevano essere differenti se la famiglia fosse stata di Milano, di Roma, di Sofia o di Montana, perché, ho ribadito, probabilmente i processi mentali ed emotivi potevano essere gli stessi, indipendentemente dal luogo di residenza o nazionalità e grado di istruzione.


Durante lo scambio di domande e risposte con il pubblico, mi è stato chiesto come mai al momento non abbia ancora scritto un romanzo ambientato in Bulgaria. Ho risposto che in testa mi girano svariate idee, però nessuna di queste è ancora l’idea giusta.  Anche perché il rischio conclamato è che eventualmente l’opera potrebbe essere vista come un’opera piena di stereotipi e luoghi comuni, e non voglio incorrere in quell’errore, per questo al momento tutte le idee rimangono confinate entro il mio limbo mentale, in attesa di quella che sentirò essere la storia giusta che merita di essere scritta.


Una domanda che raramente è assente in queste presentazioni con un autore straniero è come l’ospite vede il Paese e i cittadini. Vivendo in Bulgaria da molti anni e avendo potuto toccare con mano nel corso del tempo alcune caratteristiche peculiari, ho cercato di porre l’accento non tanto su come io vedo loro, ma su come loro vedono se stessi e su come il loro vedersi, vuoi anche per il fatto che la Bulgaria è un Paese piccolo, sussiste purtroppo  una specie di senso di inferiorità nei confronti dei cosiddetti grandi Paesi. Certo, non ho negato che i problemi esistano, non hanno  bisogno di uno straniero per vederli, ma è l’approccio, ho cercato di spiegare che dovrebbe essere cambiato. Ossia il pessimismo a volte cosmico che colpisce il bulgaro, rammentando però come si dice in Italia, che “nelle botti piccole ci sta il vino buono”. È sta al singolo scegliere se essere vino buono oppure aceto di pessima qualità, senza nazionalismi e senza vittimismi.


In generale posso dire che “Aborto d’amore” - “Аборт от любов”  è stato accolto bene anche se con delle resistenze in quanto non è stato mai nominato il tema cardine dell’opera, il “romanzato gene dell’omosessualità”. Le medesime resistenze con cui il romanzo è stato accolto dai lettori in Italia, i quali hanno espresso riserve a causa del connubio tra l’eventuale diritto di aborto e il gene dell’omosessualità, dove, con motivazioni culturali da parte bulgara (la cultura può evolversi) e ideologiche, da parte italiana, (l’ideologia, viceversa, incancrenisce cultura e conoscenza) diametralmente opposte.


La serata alla fine si è terminata con l’autografare i libri dei lettori e la possibilità di scambiare qualche parola con ognuno di loro.





Il giorno seguente ho avuto l’onore di essere accompagnato a visitare la città da un cicerone di eccezione: la direttrice del Museo Regionale di Storia, dottoressa, Svetlana Stoilova - Светлана Стоилова, la quale ha spiegato la storia della città sin dal tempo dei romani, con tanto di visita del lapidario, che rappresenta solo una piccola parte, lapidi ritrovate nella città nel corso del tempo e le relative iscrizioni in latino. La visita è proseguita ai resti del castello della città che sovrasta il panorama, proprio sotto la diga di uno dei più grandi laghi artificiali del Paese.




Desidero ringraziare per la straordinaria accoglienza e ospitalità il sindaco della città di Montana – Монтана, il dott. Zlatko Zhivkov -  Златко Живков, la direttrice della biblioteca regionale, la dott.ssa Kety Kostadinova  -  Кети Костадинова, la prof.ssa Elka Babaceva - Елка  Бабачева, docente di lettere del liceo linguistico “Peter Bogdan” e la p.r. della biblioteca regionale, la dott.ssa Veselina Maldenova  - Веселина  Младенова e naturalmente ultima, ma non ultima, mia moglie, in questo evento nelle vesti di interprete, dott.ssa Vessela Lulova Tzalova - Весела Лулова Цалова. 

Marco Bazzato
13.05.2015

mercoledì 28 ottobre 2015

Presentazione di “Aborto d’amore” nella città di Montana - Bulgaria (Монтана - България)


La Casa Editrice   MBIL AGENCY e la Biblioteca Regionale “Geo Milev”

presentano il romanzo
“Aborto d’amore”

Invitiamo tutti coloro che "non hanno paura di leggere” all’ incontro creativo con il famoso scrittore italiano Marco Bazzato, che presenterà il suo ultimo romanzo “Aborto d’amore”
Moderatrice della serata:  Keti  Kostadinova.


La serata si terrà lunedì 9 novembre 2015, presso la Biblioteca Regionale della  città  di Montana, Bulgaria

sabato 28 marzo 2015

Presentazione a Sofia di “Aborto d’amore”




Il 16 aprile 2015, alle ore 17.30, presso la Galleria Libreria Sofia Press, ubicata in via Slavianska, 29, si terrà la presentazione del mio quarto libro e secondo romanzo, “Aborto d’amore”, pubblicato da MBIL Agency Editore di Sofia.

La serata sarà condotta dalla poetessa e scrittrice Romagnola Miroslalova.

Interverranno tra gli altri, e la traduttrice, Teodora Ivanova e Tania Popova, che ha curato la recensione bulgara dell’opera.

mercoledì 14 gennaio 2015

Aborto d’amore – romanzo: quando la letteratura contro l’omofobia fa paura


Lo sapevo fin dall’inizio, ossia quando nel lontano 2006 iniziai a scrivere il mio secondo romanzo, Aborto d’amore – Lacrime eugenetiche, opera pubblicata in e-book – che la tematica avrebbe spaventato tutti. Ma è compito dello scrittore mettere, grazie alla finzione letteraria, in evidenza le ipocrisie della nostra società contemporanea, e i fatti mi stanno dando ampiamente ragione. A parte pochi casi isolati e in forma privata, pochi hanno avuto il coraggio di scriverne una recensione, in quanto mettere a nudo il falso perbenismo  imperante e veder riflesse le proprie paure – leggesi omofobia – vedendosele spiattellate in faccia, non fa piacere a nessuno. Ma la realtà, a meno che noi non desideriamo intimamente cambiare il nostro punto di vista è approccio,  non cambia da sola e   fare gli struzzi mettendo la testa sotto la sabbia, per paura che le fobie  sopite escano allo scoperto, non si cambia mai da sola.

In molti privatamente mi hanno scritto che il romanzo è crudo, a tratti brutale, privo di fronzoli, orpelli e “leccaculismo”, in quanto non fa sconti a nessuno, perché la vita non fa mai sconti e  se si prova ad attraversala attraverso vie traverse, alla fine volente o nolente ti presenta il conto.

Ho proposto la lettura dell’opera al gruppo le Sentinelle in Piedi, a vari gruppi che pubblicamente sono contro gli omosessuali, anche in modo feroce e linguisticamente parlando offensivo…la risposta? O il romanzo non è stato letto, come loro diritto, o se letto, hanno preferito tacere. Forse, giustamente dal loro punto di vista per non offrire spazio mediatico a me, oppure, ma questa è una supposizione, perché timorosi che un’eventuale vetrina potesse metterli sotto una luce diversamente positiva. Lo stesso per l’Associazione Provita, a parole contro l’aborto, ma poi quando nei fatti ci sta un’opera letteraria e di fantasia che ipotizza una realtà che potrebbe avvenire nei prossimi anni, ossia l’indagine genetica prenatale sui feti per stabilire se questi abbiano o non abbiano il gene dell’omosessualità e che potrebbe attivarsi in determinati contesti sociali e o ambientali, ecco che allora…silenzio.

Come se la vita di un eventuale feto che potrebbe essere  omosessuale o lesbica, fosse meno importante di un feto etero. Ricordiamoci che oggi ciò che è fantasia, un domani potrebbe essere il pane quotidiano della scienza e di riflesso delle gestanti e quindi del loro diritto di scelta, individuale e terreno di riflessione politica su cambiamenti della società e dei diritti del nascituro,senza mai mettere in discussione il diritto d’aborto della donna.

Mi hanno stupito poi alcuni che privatamente si sono attaccati alla forma del romanzo, probabilmente senza comprenderlo nella sostanza, probabilmente perché, anche per via della loro professione, si sono sentiti tirati in ballo e quindi, come se avessero toccato una cosa particolarmente ripugnante, sono scappati quasi a gambe levate, usando scuse pretestuose, non tipiche del loro carattere.

Debbo confessarlo, questo romanzo mi ha fatto cambiare, perché, non che rinneghi le mie posizioni passate, “l’abiura” non fa parte della mia cultura, però  sposo in toto il proverbio arabo che recita:
“Onesto è colui  che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”.

È risaputo che l’essere umano non è detentore della Verità Assoluta, questa appartiene, per chi è credente alla divinità alla quale egli si rivolge, però essere volutamente ciechi e ottusi innanzi ai cambiamenti, rifiutandoli a priori, per motivi ideologici o religiosi, perché credono che questa divinità indichi la retta via, significa abdicare il diritto di pensare e osservare il mondo che circonda tutti con gli occhi scevri dal pregiudizio. Non importa se questo pregiudizio è rivolto alla realtà LGBT o qualsiasi altra realtà nella quale aprioristicamente sbarriamo le porte.  Poi, naturalmente deve rimanere il diritto di dissentire, ma negare aprioristicamente i diritti altrui, potrebbe essere in alcuni casi un boomerang, che prima o poi potrebbe ritorcesi contro, attraverso vie al momento ignote e imperscrutabili.

 Limitare il proprio discernimento per ragioni che nulla hanno a che fare con la Fede, perché legati a una visione fanatica e letterale della religione, equivale a negarsi la possibilità di essere diversi, equivale a chiudersi entro un fortino fatto di paure e di pensieri chiusi, soprattutto quando si ha paura di guardare, attraverso un’opera letteraria, ciò che è il proprio io e le proprie visioni ideologiche che sovente però potrebbero nascondere anche dei disagi psicologici profondi.

Il romanzo “Aborto d’amore” è, a mi avviso, un romanzo che potrebbe piacere alle Associazioni LGBT, perché snuda l’ipocrisia perbenista e ipocrita non solo della profonda provincia italiana, perché probabilmente tutti, davanti agli eventi che vedono coinvolti i coniugi Rampin, potrebbero all’inizio comportarsi da provinciali, così come è vero che non tutti coloro che vivono nella provincia profonda debbano giocoforza avere una visione provincialista e ottusa del mondo che li circonda, che cambia, che evolve che li mette innanzi a nuove sfide   personali, culturali, sociali, cambiando radicalmente il loro pensiero e la loro prospettiva, nei confronti del diritti dell’uomo e della loro accettazione sociale.

Marco Bazzato

14.01.2015

mercoledì 29 ottobre 2014

Aborto e omosessualità, un binomio letterario nel romanzo “Aborto d’amore”



Aborto e omosessualità un binomio che fa paura a molti, specie se legato ai continui progressi della genetica prenatale. I coniugi Rampin sprofondano in un abisso emotivo e sociale quando scoprono che il loro figlio, a seguito di un esame genetico illegale, potrebbe avere il gene dell’omosessualità. Accettare la nuova vita che giunge, oppure prendere una decisione drastica, causata dalla pressione mediatica a cui sono stati involontariamente sottoposti.

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Buona lettura.

sabato 11 ottobre 2014

Incipit di “Aborto d’amore” romanzo e-book



Capitolo I

   “Ancora queste maledette nausee…” imprecò con la mente la donna.
   Succedeva così da quasi una settimana “Devo prendere appuntamento dal medico…” continuò a riflettere, mentre sceglieva cosa indossare per uscire.
   Ogni giorno la stessa storia. Il marito si alzava a orari impossibili in quanto faceva i turni in una fabbrica di calzature che produceva a ciclo continuo, rincasava esausto, si accomodava sulla poltrona, e fingendo di guardare la tv, cambiava i canali con l’indice premuto sul telecomando, dandole sui nervi.
   Finalmente si era decisa: avrebbe indossato la camicetta gialla abbinata ad un paio di jeans neri, e ai piedi le immancabili scarpe da tennis. Se solo fosse stata qualche centimetro meno alta avrebbe portato i tacchi, ma il marito era due centimetri più basso di lei, e quando li indossava, non faceva che lamentarsi che si sentiva un pigmeo al suo confronto. Ma non aveva tempo per pensare a discorsi idioti, aveva l’appuntamento con la parrucchiera. Diede un ultimo sguardo al trucco, e aggiunse altre gocce di profumo dietro i lobi delle orecchie. «Sono pronta!» si disse ammirandosi allo specchio.
    Aveva una bella figura, era alta un metro e settanta centimetri, portava una terza abbondante di seno, e le tette, ancora non mostravano segni di stirature o abbassamenti, e, nonostante la gelosia del marito, sfoderava spesso un decolté di tutto rispetto. Aveva da poco compiuto trentacinque anni, e le sembrava ieri quando aveva detto “Sì” a Francesco davanti al sacerdote del paese ubicato ai confini tra Padova e Venezia. A volte si interrogava se aveva scelto giusto per se, e per il suo futuro. Ma piangere lacrime sul passato, era un esercizio abbandonato da tempo, perché le costavano delle interminabili emicranie e un numero infinito di kleenex.
   «Francesco, io esco…arrivo verso le sette per prepararti la cena» strillò la donna.
   «Va bene, fa che cazzo vuoi. Tanto lo fai sempre!» imprecò senza alzare lo sguardo dalla tv.
  Arianna Marini in Rampin uscì dall’appartamento, chiuse la porta, e si appoggiò con le spalle rivolte al muro traendo un sospiro di sollievo.
   «Finalmente fuori da quella prigione» si disse sottovoce, ripensando al marito che fissava bestemmiando inebetito lo schermo tv.
   Dove erano andati a finire i sogni sul principe azzurro? Se mai c’erano stati, quel bastardo a cavallo aveva scelto un’altra principessa, e lei si era dovuta accontentare di un mozzo di stalla, che passava le giornate a montare scarpe in mezzo a neri, cinesi, cingalesi, arabi e marocchini, lasciandosi sottomettere dal caporeparto, che non vedeva l’ora di far volare nella fabbrica qualche scarpa mal fatta, colpendo il disgraziato di turno, e guarda caso, spesso beccava Francesco, che di attenzione e precisione, a volte non voleva sentirne parlare.
   Scese velocemente le scale, l’esercizio faceva bene al fisico e rassodava i glutei. Non voleva trovarsi a quarant’anni come le sue amiche, che erano un ammasso informe di brufoli adolescenziali, e cellulite dovute alla mancanza di esercizio, e a una dieta fatta di cioccolatini, frappé, gelati e hamburger, ingurgitati in scala industriale.
   La fresca aria pomeridiana le accarezzava i capelli che scendevano liberi fino a quasi le natiche. In effetti sapeva che la cascata nera, unita agli strani occhi azzurri e ai seni che fissavano davanti a se, con la durezza di un sergente maggiore, facevano girare la testa ai maschi. Ma lei, nonostante la rabbia che nutriva nei confronti del marito, non riusciva a tradirlo.
   Tante volte durante le serate del venerdì sera con le vecchie compagne del liceo, era stata accusata perché non aveva la forza d’essere vacca come la maggior parte di loro. Spesso gli attacchi partivano da Vanessa, la sua ex compagna di banco, che annoverava, tra tutte, un nutrito carnet di amanti veri o inventati, ma non riusciva a essere come lei. Le regole religiose inculcatele fin da bambina, avevano costruito un muro di pudore e sensi di colpa che non riusciva a scrollarsi. Vanessa invece, da quando la conosceva era sempre stata piena i grilli per la testa. Da sempre in prima fila alle manifestazioni studentesche, pronta a sventolare la bandiera di Che Guevara, Comunista, o Anarchica, a seconda dall’umore del momento, in difesa di qualsiasi cappellone drogato, o finocchio che reclamava parità dei diritti sociali davanti alla legge bigotta e genuflessa alle gerarchie Vaticane dello Stato Italiano. Negli ultimi anni si era unita ai gruppi radicali che predicavano l’aborto libero, la pillola del giorno dopo, unioni Gay, i Di.Co, cadendo come una preda nella sua foga da affabulatrice politica, portando a tracolla la sgualcita sacca da perenne studentessa fuoricorso di Filosofia all’Università di Padova.
  Scese nel garage, prese lo scooter, attenta a non ammaccare l’Alfa 146, comperata a rate dal marito. Si maledisse l’ennesima volta per aver acconsentito all’acquisto, avallando il finanziamento presso la concessionaria il giorno della firma del contratto. Mise il casco in testa, e avviò il piccolo mezzo a due ruote.
   Lina, la vecchia parrucchiera aveva il negozio a un chilometro dal suo appartamento, e Arianna non vedeva l’ora di accomodarsi sulla poltrona e sfogliare le riviste di moda e pettegolezzi per sapere vita morte e miracoli dei Vip della Costa Smeralda, e altre amenità, sperando che quelle letture non compromettessero oltre il necessario la sanità mentale.
  Varcò la soglia, e trovò la solita fila di vecchiotte ultra settantenni sedute, che desideravano mostrarsi come adolescenti infatuate e rivoluzionate dai presunti ormoni della crescita, che nel loro caso, erano ormoni della gotta e della senilità galoppante. Le conosceva quasi tutte. Alcune erano le madri delle sue amiche, che da quando, erano rimaste vedove, si erano abbonate a ogni genere di divertimento, diventando esperte nell’arte amatoria verso aitanti giovani, e con la loro esperienza facevano da mamme, nonne e navi scuola sessuale.


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giovedì 9 ottobre 2014

Aborto d’amore – romanzo e-book





Gentili lettori,
È con immensa gioia che Vi comunico l’uscita del romanzo “Aborto d’amore”, avente come sottotitolo “lacrime eugenetiche”.

Questo romanzo ha avuto una gestazione lunghissima. Sebbene la scrittura sia iniziata nel 2006, la stesura definitiva è dell’anno scorso, il 2013. Ho scelto la versione e-book,  pubblicando con la piattaforma di lulu.com perché alla fine ho creduto che il romanzo meritasse di uscire, anche in virtù del particolare momento storico che stiamo vivendo, almeno osservando l’Italia da una posizione privilegiata, dove il Paese e la politica italiana, in gran parte, a torto o a ragione, si è schierata a favore o contro la proposta di legge contro l’omofobia, con in prima linea, per il mantenimento dell’attuale legalità e status quo, le Sentinelle in piedi, come se questi presunti problemi, nonostante il rischio Ebola, immigrazione incontrollata e una crisi economica che scaraventato lo stivale in una depressione economica, in quanto l’attuale quadro politico va avanti spedito a proclami e slogan di facciata, non avesse altro a cui pensare.
“Aborto d’amore” è un romanzo che potrebbe accendere molti animi, ma sta a voi, miei fedeli lettori, dare fuoco alla polveri. Sì, perché l’opera letteraria tratta un tema apparentemente digerito dall’opinione pubblica italiana: l’aborto. Ma quando questo si mescola, all’interno di un romanzo, con l’indagine prenatale e il presunto gene dell’omosessualità, a lungo dibattuto tra gli scienziati e di cui non è ancora stata confermata la scoperta ufficiale, in prestigiose pubblicazioni scientifiche, ecco che la fantasia romanzata può offrire diversi scenari ipotetici.

Naturalmente non è compito del romanziere dare giudizi scientifici, etici, morali, legali, all’interno di un opera di fantasia. Il compito del romanziere, a mio avviso è di creare realtà parallele, mondi o futuri alternativi, ove poi, al termine, il lettore potrà, se vorrà, scegliere con chi schierarsi.

“Aborto d’amore” è ambientato in un paese mai citato della profonda provincia veneziana, che si trova, come se ci fosse un inesistente Muro di Berlino, diviso dalla linea continua di una strada provinciale, dalla provincia di Padova.  Narra delle vicende della famiglia Rampin e l’abisso emotivo nel quale è sprofonda a seguito di un esame genetico prenatale, illegale, che ha diagnosticato la presenza nel feto del gene dell’omosessualità. Le certezze di Arianna e Francesco collassano, avvolgendo tutti i protagonisti, principali e secondari, in un turbinio senza fine di situazioni personali e sociali che sconvolgeranno le loro vite e le presunte certezze che credevano acquisite, salde e costruite sopra la roccia, dove alla fine nessun personaggio è come appare e nessuna sicurezza e così certa da essere incrollabile e assoluta.

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Marco Bazzato
09.10.2014