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sabato 28 settembre 2013
La Barilla dovrebbe licenziare in Italia e delocalizzare all’estero!
Ormai è un fatto di sopravvienza non solo personale, ma anche aziendale. La Barilla farebbe meglio,
alla luce dei gravi episodi di intolleranza, causati dai politicamente corrotti
che vogliono limitare la libertà di impresa e di pubblicità al gruppo Barilla,
perchè il Paese è sottoposto alla pressione impossibile di gruppi vandalici
vittime, etero e gay dell’ideologia omosessuale, dove gi omosessuali
intelligenti, al pari degli etero intelligenti sanno distinguere il giusto dallo sbagliato, mentre gli
omosessuali idioti, al pari degli etero idioti, si comportano come
nazi-comunisti, pronti alla repressione della libertà di pensiero altrui, se
non è politicamente corrotta alla loro visione deviata di una realtà
Guido Barilla secondo alcuni si sarebbe scusato , (1).
Per fortuna solo con i dipendenti o con gli eventuali omo ed etero intelligenti, che pur comprendendo il senso
vero del suo messaggio, hanno faticato a trovare una logica nelle reazioni esagitate
degli omo ed etero idioti. Comunque nel
testo di scuse, non ci sta – per fortuna – alcun tipo di apertura nei confronti
di “famiglie”diverse da quella tradizionale, composta da un uomo e da una
donna, ossia le stesse identiche famiglie o le stesse identiche coppie che
concepiscono, mettono al mondo e crescono figli omosessuali, intesi come spot
pubblicitari futuri , comprendenti queste famiglie, secondo il pensiero di
molti, figlie di un romanzo di fantascienza.
Ma la Barilla dovrebbe lasciare la sua sede storica di Parma e chiudere gli
altri stabilimenti, delocalizzando magari in Russia, a Mosca, dove nell’ex Unione
Sovietica, attacchi violenti e virulenti dell’ideologia omosex, sono proibiti
dalla legge, a difesa dei minori e della loro integrita psicologica, questo è
quanto afferma la legge russa, dove certe propaganda sono illegali..
L’azienda dovrebbe chiudere gli stabilimenti in Italia, lasciare a casa
migliaia di dipendenti, in modo da mettere in crisi anche l’indotto, perchè è
inconcepibile che in un Paese che ha la pretesa di dirsi civile e rispettoso
del diritto di impresa e del diritto di produrre utili per gli azionisti e
stipendi per i dipendenti, quattro barbari arruffapopoli, campino nell’ignoranza
vigliacca e malgina, incitando in modo reazionario al boicottaggio dei
prodotti, perchè non si vedono due uomini o due femmine che si scambiano fluidi
salivari con la lingua, sbavando come lumache sul piatto di pasta succoso,
prima di affondarvi il grugno o le forchette, grufolando, come fanno le coppie
etero, in privato.
Gli omo e gli etero intelligenti hanno compreso che questo è un can can
mediatico, creato ad hoc da etero ed omo idioti, per mettersi al centro dell’attenzione, per
avere, da accattoni dei microfoni o della rete, qualche secondo di visibilità o
qualche mi piace su Facebook, perchè altrimenti questi postulanti e urlatori da
strapazzo, questi quattro coatti indignati, che rappresentano solo se stessi,
non importa se etero od omosessuali, non se li filerebbe manco un cane o una
cagna rabbiosa, anche se come costoro schiuma bava dalla bocca, solo per
dimostrarsi radical chic e trendy impegnato ed indignato..
Potrebbe apparire sbagliato in
questo momento se la Barilla delocalizze all’estero, proprio per l’offesa
cagionata da questi omo ed etero stolti
ad una realtà industriale vecchia di più di un secolo. Ma il Paese ha bisogno
di un segnale forte, duro, schietto e senza tentennamenti, perchè è a rischio
la libertà di espressione e non solo di impresa, ma anche e sopratutto di
espressione. Senza contare che se da una parte si crearebbe della
disoccupazione in Italia, ma tanto qualche centinaio di migliaia in più non
farebbero una grossa differenza, dall’altra, una volta trasferiti i macchinari
e addestrato i nuovi dipendeti, si creerebbero lo stesso eguale numero di
maestranze all’estero, quindi il conto su scala planetaria, come in partita
doppia, sarebbe pari 0, con in più il fatto, non indifferente, che
aumenterebbero gli utili per gli azionisti per la famiglia Barilla in primis, e
senza dimenticare la possibilità di produrre pasta della stessa identica
qualità, ma con costi di mandodopera meno esosi rispetto al quelli da
cravattari applicati da decenni dai politicastri italiani.
E l’Arcigay, da sempre notoriamente vicina ai disoccupati, sarebbe ben
leita di sfamare per sempre queste famiglie – a meno ch enon vogliano farlo
solo per quelle omosex, per ripsarmiare, spinte sotto la soglia della povertà
grazie alle ad una schiera di sudditi
eterosessuali che si vendono per un piatto di lenticchie e gli omosessuali
reazionari che pur di vedere uno spot gay in tv, manderebebro in malora una
multinazionale.
Marco Bazzato
28.09.13
martedì 20 ottobre 2009
“E lei è un sodomita e sostenitore di coppie sodomitiche”.
Ci sono delle frasi che dovrebbero essere impresse a caratteri cubitali nei libri di storia, che senza ombre di fraintendimento raccontano una storia, una verità, che dovrebbe essere storia e verità per tutti, senza i relativismi beceri di cui la moderna politica delle minoranze infinitesimali al livello subatomico ci ha abituato.
Una di queste frasi, colme di coraggio e priva di ogni orpello inneggiate all’ipocrisia del politicamente corretto è stata pronunciata domenica pomeriggio nello studio di Pomeriggio 5, il contenitore domenicale di Canale 5, condotto da Barbara D’Urso, dal cattolicissimo e i pissimo – molto più del papa che come capo di stato ècostretto al pelosissimo politicamente corretto – Maurizio Ruggero, Presidente dell'Associazione Sacrum Romanum Imperium, contro l’omofilo Alessandro Cecchi Paone, che non difeso né dalla D’Urso né tantomeno dal pubblico, evidentemente felice per il coraggio d’esternare, a nome della maggioranza degli italiani, quei pensieri, costretti a tener celati e che potrebbero essere fonte di acidità di stomaco è stati d’ansia perché si è costretti a reprimerli.
Il problema è che Maurizio Ruggero non ha detto nulla di offensivo, né tantomeno di falso nei confronti di soggetti dello stesso sesso commettono atti omofili. È acclarato non solo dai numerosi libri di pseudo cultura gay, e dalla pornografia omosessuale dilagante ormai anche nelle reti nazionali che l’atto sessuale è un atto sodomitico, il quale intende “Qualsiasi rapporto sessuale non finalizzato alla procreazione, specie se in vase indebito (“in un orifizio illecito”).
Ora scaldarsi tanto perché si è dichiarato un fatto, alzando la voce, urlando per mascherare – forse per vergogna – ciò che è risaputo dalla notte dei tempi, ma che non deve essere pubblicamente detto, appare come una sfida alla logica umana dell’intelligenza. D’altronde nessun etero si sognerebbe di arrabbiarsi se di parlasse apertamente di cosa si fa a letto con un esponente del sesso opposto, mentre i gay si vergognano di se stessi quando gli etero sono messi a conoscenza pubblicamente dei loro atti, perché potrebbero aver vergogna dei loro atti.
Scomodare, da parte di uno come Cecchi Paone Dio, appare come un insulto alla divinità, in quanto da quando si abbraccia l’omosessualità come stile di vita, e come atto di godimento carnale, si volta le spalle alla divinità sia quella superiore, sia alla stessa divinità umana presente nell’uomo.
Scriveva Daniel Jousse già nel 1711 “La sodomia è la più abominevole di tutte le impudicizie, e quella da sempre punita con la pena più severa; è questo il crimine che ha fatto perire per mezzo del fuoco le città di Sodoma e di Gomorra (Genesi, cap. 19, n. 24).
Ma anche Cicerone non ci andava leggero. “Quando un marito soggiace a questo vizio, la moglie ha diritto alla separazione di corpo e di beni dal proprio marito.
Anche i grandi Dottori della Chiesa, citati dai gay solo quando fanno comodo, non badavano alle sottigliezze.
Santa Caterina da Siena diceva ”vizio maledetto schifato dagli stessi demoni”.
Il francescano san Bernardino da Siena (1380-1444), celebre predicatore insigne per dottrina e per santità. Egli proclamò nella sua Predica XXXIX:
“Non è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello de la sodomia maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che so’ vissuti secondo Iddio, (…) ‘La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore’. (…)Come de la gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno vi so’ luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in Prediche volgari, pp. 896-897 e 915).
“Non è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello de la sodomia maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che so’ vissuti secondo Iddio, (…) ‘La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore’. (…)Come de la gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno vi so’ luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in Prediche volgari, pp. 896-897 e 915).
Qualcuno potrà addurre che la società è cambiata, che la mentalità si è evoluta, che oggi non è più come in passato, usando il presente per giustificare se stessi o peggio incolpando la società se certi atti, oggi come in passato, non sono tollerati. Ma anche se ipoteticamente la società fosse cambiata, nei fatti gli atti commessi da due individui dello stesso sesso, anche se consenzienti, sono i medesimi e che i loro i praticanti continuano a provare pubblica vergogna, viste le reazioni, quasi oltre il limite dell’isteria.
Ma se non tanto la società fosse cambiata, ma se i gay accettassero veramente se stessi per quello che sono non si capirebbe il perché di certe reazioni esagitate. Evidentemente nel loro profondo sanno che su di loro non pende una condanna umana, ma una condanna ultraterrena.
Sono ridicoli anche su questi discorsi i politici quando parlano di radici cattoliche dell’Italia, quando citano anche loro, come gli omosessuali, i grandi Dottori della Chiesa estrapolandone i concetti, per mera propaganda. Le radici cattoliche dell’Italia si basano anche su questi scritti, volutamente dimenticati dall’ortodossia ideologica di stampo omosessuale, difensori dell’italianità che a loro fa comodo, non di quella vera, quella inscritta non nel dna italiano, ma nel dna umano e che questi vorrebbero sovvertire.
Le scuole, durante l’ora di religione cattolica, dovrebbero far leggere agli studenti, almeno quelli liceali, come fulgido esempio di cultura cattolica i passi riguardanti l’omosessualità dei grandi Dottori della Chiesa, senza timore d’essere attaccati, insultati, offesi e minacciati, perché anche questi brani hanno reso grande la cultura cattolica e il senso d’identità religiosa e culturale del Bel Paese.
Marco Bazzato
20.10.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/
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mercoledì 14 ottobre 2009
Omofobia, testo bocciato alla Camera
*Niente immagini per non dare una visibilita' immeritata!*
Ci sono delle leggi che nemmeno dovrebbero essere pensate. Leggi così sconce che fanno sembrare il Lodo Alfano come l’innocuo gioco della morra cinese. Uno di questi aborti dell’intelletto era la legge contro l’omofobia, gettata fuori dai finestroni parlamentari a calci sui denti, facendo infuriare la relatrice, Paola Concia, che ha dichiarato “Mi vergogno di questo parlamento”. Ottima idea, che dia le dimissioni e non rimanga un giorno in più in un posto dove trova vergogna adessere presente. Gli italiani, tutti, la ringrazieranno per il nobile gesto.
Ma un plauso particolare, per il coraggio e l’abnegazione, va alla Teodem, che più di tutti ha avuto la forza, facendo parte dell’armata Brancaleone del PD, di votare contro, coscienza: Paola Binetti.
Il partito è andato in fibrillazione ventricolare e testicolare per questa scelta coraggiosa, paventando addirittura, come in una dittatura di stampo stalinista in salsa gay, l’invito a cambiare aria. E per fortuna che si chiamano democratici. Evidentemente agli alti papaveri del PD, la democrazia vale solo per gli altri, magari esportandola a suon di bombe, a patto che si rispettino gli ordini di scuderia, dove i parlamentari dovrebbero essere come tante scimmie ammaestrate, che non vedono, non sentono ma soprattutto non pensano con la loro testa. Questa è la democrazia del centrosinistra, identica e dittatoriale come quella del centrodestra, dove i capi non si discutono, mai. Men che meno pubblicamente. Figuriamoci poi sconfessare il Partito durante una votazione parlamentare.
Bestemmia!
Ma l’apoteosi del sordido, del mediocre, dell’utilizzo strumentale, per fini propagandistici contro l’omofobia, lo si è visto ieri sera, in seconda serata, a Matrix, condotto da Alessio Vinci.
In tutta franchezza non sono riuscito a reggere fino al termine della trasmissione, nonostante avessi messo a terra, a pochi centimetri dalla poltrona, una bacinella, nel caso i coniati di vomito mi colpissero come una mazzata alla bocca dello stomaco. Vomito che con difficoltà e grazie a sforzi eroici sono riuscito a trattenere.
Il povero Alessio Vinci era in balia, letteralmente in balia di Vladimiro Guadagno, vestito da donna, con tanto di seni posticci al silicone, fard e rossetto che urlava come un ossesso e la Paola Concia che come un pavone ci andava dietro a ruota.
Paola, volevo aggiungerci una S prima di Concia, che oggi , ancora imbufalita per lo smacco subito, durante Omibus su la 7, ha dato l’aut aut al partito. “O io lo la Binetti!”
Se il partito fosse intelligente, dovrebbe saper bene che ha più bisogno, per ingraziarsi il Vaticano e i cattolici, della Teodem, Paola Binetti. E dovrebbe scaricare la Concia, tenendosi senza tanti complimenti la Binetti, in virtù dei voti che questa potrebbe portare all’interno della coalizione, in quanto è chiaro tutti, che a molti cattolici queste aperture reazionarie a sinistra, spostano l’elettorato a destra. E questo il PD non può permetterselo. La Concia potrebbe accasarsi nel gruppo misto, per iscriversi, alle prossime elezioni, in uno dei tanti partitini comunisti – partito dove aveva iniziato la militanza, per saltare sul carro dei Democratici di Sinistra, e poi nel Partito Democratico – che da sempre pur di raccattare – da perdenti perenni ormai – qualche manciata di voti in più, accoglie e diventa sempre più radicale, tanto da essere estromessi dall’emiciclo parlamentare.
Ma il ribrezzo finale, quello cha costretto molti spettatori, me compreso, a spegnere la tv, fare i gargarismi col colluttorio prima e l’acido per batterie, è stato il servizio sulla famigerata Gay Street, a pochi passi dal Colosseo. Gay Street, che vista l’immensità di Roma, Capitale d’Italia, in molti si chiedono perché non sia stata fatta in qualche quartiere periferico, quasi fuori dalle mura capitoline? Ma tralasciando domande a cui nessuno avrebbe il coraggio di rispondere, il servizio poteva far bloccare la digestione anche a una statua di marmo, omosessuali esclusi naturalmente. È bastato vedere al termine, prima di spegnere la tv, il sorriso compiaciuto di Vladimiro Guadagno e di Paola Concia, come a significare, che nonostante l’ora tarda, siano riusciti a far vedere maschi che si scambiavano fluidi salivari con maschi, e donne che facevano lo stesso con altre donne. Tutto, dicono loro, in nome della lotta contro l’omofobia.
Ora in molti si chiedono, ma là omofobia non potrebbe essere proprio alimentata da tutta questa voglia di protagonismo, non solo mediatico, ma anche di borgata, da parte di persone che con i loro comportamenti pubblici, istigano i bassi istinti degli altri?
È vero, l’omofobia, quando diventa attacco fisico alla persona, non deve essere tollerata, deve essere combattuta usando le leggi a disposizione, senza il bisogno di leggi speciali, in quanto altrimenti per combattere l’omofobia, si creerebbero dei reati di serie A contro gli omosessuali e dei reati di serie B se commessi da etero contro altri etero.
Ora l’aspetto peggiore che Mara Carfagna, Ministro delle Pari Opportunità, ha affermato che, vista la bocciatura, sarà presa in considerazione l’idea approvare in Italia la normativa europea contro l’omofobia. Col rischio che la normativa imponga all’Italia i matrimoni tra persone dello stesso sesso, adozioni ai single, non importa se gay o etero, e quanto di peggio molti altri Paesi europei “più progressisti” hanno già fatto.
Per l’Italia, piuttosto che accettare l’imposizione di simili direttive, sarebbe meglio essere sanzionata. Meglio pagare che cedere al ricatto!
Marco Bazzato
14.10.2009
sabato 20 giugno 2009
Cavalieri, cavalle e puttane
Se Fakfka e Boccaccio fossero vivi, getterebbero nel fuoco i loro classici, per fondarsi a capire la pruriginosa e pornografica politica italiana degli ultimi mesi, rendendosi conto che la fantasia è stata da tempo superata dalla realtà, becera, dell’Onnipotente.
Non c’è che dire, il boss ultimamente è fortunato come uno scommettitore compulsivo che azzecca solo brocchi, puntando nelle corse clandestine su cavalle di bassissimo lignaggio.
Prima la neo maggiorenne che lo chiama Papi, poi i voli di stato con nani, guitti e ballerine, ed ora non una signora da marciapiede, ma d’albergo di lusso che afferma d’essere stata pagata – non dal boss, per allietare le serate dello stesso, dove avrebbe offerto “prestazioni d’utero” quitenziate da terzi, nella sua reggia romana.
Andare a mignotte in Italia non è reato. Se dovessero mettere al gabbio i puttanieri, anche solo per un mese, le patrie galere esploderebbero, nel volgere di una settimana, tante sarebbero le prenotazioni non richieste ma imposte, per il soggiorno obbligato.
Ora però, per l’ennesima volta l’eletto, immune, per ricevuta grazia Alfana trema, di rabbia e forse di stizza. Infatti, nuovamente, grazie al Boss, l’Italia, sta facendo la consueta figura da rifiuto corporeo solido nei giornali e telegiornali di tutto il mondo. Se poi ci chiediamo perché – a ragione – non riceviamo la presidenza dell’Unione Europea, la risposta dovrebbe essere semplicissima anche per uno stolto, e gli stranieri, a ragione godono dell’italica sfiga che è universalmente scaricata dal boss ai suoi connazionali.
Ma è interessante è che questa professionista dell’utero in comodato d’uso, dietro o davanti pagamento, questa signora, non certo una battona da strada, stile sfigate messe a prostituirsi da qualche pappone senza scrupoli, come al tempo era uno suo ex nei suoi confronti, ha registrato, annotato e filmato se stessa durante queste serate, inesistenti secondo Nostro signore del Cerone, e le registrazioni ora sono nelle mani del magistrato che le ha fatte sigillare, forse per paura che quanto dichiarato dall’Escort, che in questo caso non è un modello della Ford, ma una baldracca dal costo di noleggio d’uso dell’utero elevato – extra esclusi – risulti veritiero e quindi potenzialmente deflagrante per il milanese.
Va tenuto presente, e ogni economista o uomo d’affari dovrebbe saperlo, che il mestiere di mignotta è da sempre considerato il lavoro più antico del mondo, ma in molti, amanti del disprezzo femminile, visto che è d’uso dar “da puttane” alle donne, che se non ci fosse domanda, non ci sarebbe offerta, ergo quelli da crocifiggere, appesi per gli organi produttori di liquido seminale, nella pubblica via, non dovrebbero essere tanto le cosiddette “donnaccie” ma gli fruitori dei servizi della bernarda e altro, ossia i clienti, generalmente maschi.
Naturalmente è acclarato che questa donna non è stata pagata dal comandante in capo, ma da una terza persona interessata ad entrare nelle buone grazie di quest’ultimo che ha pensato bene di servirgli carne di topa stagionata al punto giusto, non troppo giovane, ma nemmeno troppo vetusta, altrimenti avrebbe potuto avere il sapore di una vecchia suola di cuoio rinsecchito, di difficile degustazione i denti ricostruiti e le gengive che masticano la vita verso il viale del tramonto.
Dalle ultime notizie, sembrerebbe che il fronte del silenzio si stia lentamente sgretolando, che altre donne, non necessariamente mignotte, ma semplicemente intrattenitrici, stiano dando fiato alla favella, raccontando fatti se non pruriginosi, certamente non edificanti per un tribuno della plebe, che continua, dopo essere stato pubblicamente sputtanato, ad andar cianciando che il suo copulare con mignotte e affini è un fatto privato. Peccato che da qualche mese ci sia in ballo anche un divorzio miliardario e tutte queste signorine di facili costumi sono manna per l’avvocato divorzista della futura ex moglie del boss, che non si esimerà d’usar tutta questa “spazzatura” per poi rigettarla, al momento opportuno, sul volto de fedifrago, usandola come merce di scambio per alzare la posta del divorzio.
Alla luce dei fatti in questi giorni emersi, è giusto ricordare che puttane, cortigiane, zoccole ed escort, sono la stessa, dove la differenza sta nel tipo di clientela a cui si rivolgono, oppure vengono inviate a lavorare, ma che nella sostanza, la colpa di quanto accade, non è tanto di queste donne di facili costumi, ma di maschi senza etica ne privata, ne tantomeno pubblica, che usano le donne come meri oggetti di piacere, come sessumani dagli ormoni impazziti, che come i vecchi dittatori di sovietica e maoista memoria, avevano bisogno, come vampiri affamati di sangue, di giovane carne fresca, per attingere dai loro vigorosi corpi l’illusorio elisir dell’eterna giovinezza, perché schiavi dei loro deliri d’onnipotenza, che li fa pensare d’essere sopra l’etica, la morale e soprattutto migliori del “parco buoi” che guidano.
Parafrasando Jhon Clark, personaggio di Tom Clancy, che diceva, “Un figlio di puttana resta figlio di puttana”, alcuni potrebbero dire “Un puttaniere, non importa se va a mignotte o ad escort, è puttaniere per sempre”.
Marco Bazzato
20.06.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/
martedì 14 aprile 2009
Anno zero: nuove accuse contro Michele Santoro
Come sempre, a parte pochi casi, il giornalismo deve essere asservito al potere, pena, come sta accadendo in questi giorni, la gogna politica mediatica, da parte del presidente del consiglio e del presidente della camera, che non hanno digerito le presunte polemiche mosse, non alla protezione civile nel suo insieme, ma alla lentezza dei ritardi nei soccorsi all’ospedale de L’Aquila, praticamente dichiarato inagibile, non da dopo il sisma, ma come mostrato un servizio di Studio Aperto, andato in onda su Italia 1 alle 12.30, dichiarato inagibile pochi giorni prima del terremoto, e un rapporto di polizia, mandato in onda, ha fatto vedere il documento depositato presso la stazione di polizia dell’ospedale stesso. Tanto è vero che oggi i Tg di Stato hanno accuratamente evitato di mandare in onda i servizi sugli edifici pubblici, edificati, parafrasando il Vangelo, sulla sabbia.
Basterebbe infatti riguardarsi la puntata di Anno Zero, ancora disponibile in rete, per capire che l’attacco politico, è frutto dello spostamento del problema, in quanto nel pezzo d’apertura, curato da Marco Travaglio, sono stati messi a nudo le collusioni tra mafia, camorra, grande industria cementifera e politica. Questo naturalmente non essendo possibile essere smentito, visto che sono gli atti pubblici della magistratura che parlano, ha portato allo spostamento dell’attenzione dell’opinione pubblica, dalle parole di Travaglio, alle presunte affermazioni offensive e denigratorie nei confronti dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile e del capo bipartisan, Bertolaso.
Va aggiunto però anche il silenzio colpevole di De Magistris, che non ha saputo o voluto replicare ad un esponente del Partito della Libertà, quando quest’ultimo, ha dichiarato che una delle proroghe sulla legge antisismica, voluta anche dal governo Prodi, porta la firma del ministro delle infrastrutture, che al tempo era Antotnio di Pietro.
La cosa ributtante è l’assurdo clima di concordia politica che in questi giorni regna sovrano nel Paese, senza polemiche, tutti uniti in un volgarissimo “vogliamoci bene nel nome – dicono i vari esponenti politici – dei terremotati, mentre, proprio per virtù della mancanza di polemiche e accuse reciproche, è chiaro che le mancanze, le lacune, le assenze delle istituzioni stesse nelle procedure di controllo, in primo luogo degli edifici pubblici, devono passare sotto silenzio, gettati sotto il tappeto come se si potesse nascondere dietro un dito di bontà politica falsa lo stato disastroso dell’edilizia italiana, dove molto chiaramente anche a molti politici, oggi, probabilmente tremano le poltrone sotto gli onorevoli glutei, se la magistratura dovesse veramente a spingersi, sempre che non venga stoppata prima, ad indagare sulle responsabilità penali e politiche di un sistema che potrebbe crollare, come è avvento a L’Aquila, sotto il peso dei delitti commessi.
È interessante notare, come oggi per ricevere quelle informazioni che, a parte qualche rarissimo caso, mancano, il cittadino sia costretto a cercarsi le notizie non nei giornali dei grandi gruppi editoriali, ma in rete, dove oggi c’è da segnalare il video su You Tube di Marco Travaglio, che riprende, alla fine, il suo intervento d’apertura di Anno Zero, entrando ancor più nei dettagli degli eventi così tanto vituperati dai quotidiani ufficiali che fanno da megafono, annebbiando i lettori, delle dichiarazioni di Berlusconi e Fini.
Ancora una volta, a parte pochi casi isolati, uno fra tutti, Emma Bonino, la rappresaglia politica contro Michele Santoro, continua ad animare la politica italiana, segno evidente di come il Politic Burò nazionale, ha una scarsa stima delle facoltà di discernimento dei telespettatori, come se questi fossero un branco di pecore che devono essere, prima imboccate, e poi avviate al macello. È assurdo, che in molti emettano commenti su una trasmissione televisiva di cui si dubita l’abbiano seguita dall’inizio alla fine, salvo poi, rilasciare dichiarazioni sull’onda del passaparola.
Invece d’attaccare un giornalista, che cerca di fare informazione, i politici dovrebbero preoccuparsi non delle frasi di Santoro, ma della “Cosa Pubblica” con la competenza e l’attenzione che questa meriterebbe d’avere.
Per concludere, sempre riferendosi alla puntata di giovedì scorso di Anno Zero, è indicativo, stando a quanto detto in studio, che ci sarebbero circa 8000 scuole in Italia da controllare, per vedere se i nostri figli entrano in ambienti sicuri, sotto tutti gli aspetti, soprattutto in quello antisismico. Ma questa denuncia dovrebbe essere fatta da tutti i genitori , tenendo i propri figli a casa da ogni scuola di ogni ordine grado, fino a quando non si ha la certezza che tutti plessi scolastici del Paese sono sismicamente sicuri.
Marco Bazzato
13.04.2009
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martedì 7 aprile 2009
Beppe Grillo a La7
In tutta franchezza ci si aspettava di meglio dal ritorno di Beppe Grillo in tv, dopo anni d’assenza. La sua “performance” è stata oltre che di una mediocre monotonia,abissale, anche di una maleducazione indegna per uno che ha la presunzione di erigersi da paladino dei cittadini e difensore dei deboli.
Beppe Grillo è andato in onda da Bruxelles, in collegamento su La7, nel programma Exit, condotto dalla giornalista Ilaria d’Amico. Ed il comico-politico ne ha, come sua abitudine, per tutti, peccato però che da paladino di quella democrazia che vorrebbe difendere, si rifiuta di lasciar spazio al contraddittorio degli ospiti in studio, comportandosi praticamente allo stesso modo di Silvio Berlusconi quando ha abbandonato, praticamente al termine, l’intervista con Lucia Annunziata, lasciando la giornalista quasi di stucco.
Sebbene Grillo dica cose giuste, vere, sacrosante, oggi che effettivamente il suo ruolo pubblico è cambiato, continua a pensare d’essere un comico, che quando prende in mano il microfono può e deve reggere la scena da solo, senza essere interrotto. Questo può andar bene in un teatro, quando il pubblico paga biglietti salati per ascoltarlo, ma non quando, essendo ospite di una trasmissione d’approfondimento politico ha la pretesa di comportarsi esclusivamente da comico non lasciando spazio alla discussione e al dialogo. Simili comportamenti, piaccia o no, sono tipici dei dittatori, che si fingono paladini della libertà, la propria, nascondendosi dietro i diritti di tutti, ma poi tali diritti non li concedono. Comunque il guitto deve essersi reso conto dell’enorme danno d’immagine che si è inferto con le proprie mani, tant’è che al 3 aprile,, nel blog che porta il suo nome, non figura il video della sua performance televisiva, Questo potrebbe da l’idea di come la libertà d’informazione, in questo caso se contro il suo potere, deve essere nascosta e celata. Per fortuna, come dice Grillo, che la rete oggi è ancora libera, basta, infatti, andare su You Tube, per vedersi il video, diviso in due parti, per rendersi conto che anche lui, da politico, come i politici, ha paura e teme, il dialogo, il dibattito, forse perché a parte quei monologhi che da quattro anni a questa parte, girati in un modo o in un altro, sono praticamente sempre gli stessi, dove nulla toglie e nulla aggiunge a quanto ormai della situazione italiana è universalmente risaputo.
Eppure, non si capisce perché, continua a far notizia.
Il nodo focale è che Grillo comico, se preso a piccole dosi, può anche piacere, intenerire, far riflettere, ma in dosi massicce diventa pesante, estremamente pesante ed indigeribile, in quanto, leggendo anche sul suo blog i suoi intereventi video settimanali, ci si rende conto, che a parte qualche rara novità, i temi sono sempre gli stessi, i personaggi citati dalla Parmalat in poi, sono sempre i medesimi – Tanzi, Tronchetti Provera, Geronzi, Fiat e mappa del potere italiano (ne parla dal 2005) – dcome un ritmo sincopato e stancante, perché, ormai al pari di un politico, non ha più nulla da dire, ma come una macchina ben oliata, continua a mietere denaro dalle tasche dei cittadini, che come per i politici, lo ascoltano e lo seguono in modo acritico, senza porsi troppe domande.
Sembra strano, ma come Berlusconi, Grillo è diventato un concentrato di populismo svenduto all’ingrosso, acquistato e conteso non tanto dai grandi sponsor, quale veicolo pubblicitario, ma acclamato dalle masse che vedono in lui una specie di novello messia, che potrebbe, tramite le sue Liste Civiche, redimere un Italia che non sarebbe redenta nemmeno da un nuovo diluvio universale.
Grillo indipendentemente da tutto, ha l’indubbio merito d’aver risvegliato dalla letargia perenne, per un breve periodo, quella parte assonnata degli italiani, che colpiti dall’indolenza e dall’inedia, poltrivano senza porsi mai nemmeno una domanda, davanti alla tv, digerendo passivamente ogni trasmissione venefica.
Il problema è che Grillo, come tutti del resto, una volta rientrato nel sistema televisivo, si è comportato nel medesimo modo del sistema politico che vorrebbe scardinare, senza averne gli strumenti, avendo si la forza di denunciare il malaffare ed il malessere italico, ma non sapendo proporre valide alternative, che tengano conto, non dei molteplici interessi, ma delle molteplici necessità da equilibrare.
Grillo, politico-comico, questa volta non ha bucato il video, ma nonostante gli applausi ricevuti dal pubblico presente in studio, si è fatto letteralmente bucare dal medesimo, facendosi prendere la mano dal desiderio smodato di non essere trattato come una comparsa, che passa come una meteora, dopo aver partecipato al Grande Fratello, con l’imposizione totalitaria e a senso unico del proprio pensiero. Paradossalmente, facendo allo stesso modo de, citando soprannome dato da Grillo stesso a Silvio Berlusconi, “Lo Psiconano”.
Marco Bazzato
04.04.2009
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lunedì 30 marzo 2009
Berlusconi: «Più potere al premier»
Si dice che nei Paesi dell’ex blocco sovietico, in tempi di crisi economica, per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai reali problemi, si tenessero dei mega congressi, per narrare – mentendo – cosa si era fatto e cosa restava da fare, lasciando sotto lo zerbino l’immondizia dei veri problemi dei Paesi, per non turbare le masse che dovevano essere asservite al potere.
Lo stesso faceva anche la Buon’anima di Benito Mussolini, con i suoi mega comizi dal balcone di Piazza Venezia, a Roma.
Nei giorni scorsi è andata in onda l’ennesima replica degli eventi della storia passata, peccato che molti dei presenti e la maggior parte degli italiani, mentalmente logorati dai vari X-Factor, Fattoria e Grandi Fratalli vari abbiano subito una lobotmia mia della memora storica senza precedenti. E oggi non riescono a rendersi conto che il copione si sta ripetendo. Infatti, per la politica, indipendentemente dal colore, gli archivi sono una pericolosa bomba ad orologeria, che dovrebbero essere rimossi e distrutti, sempre, il più in fretta possibile, a meno che non siano utili, nei tempi e nei modi migliori, al potere stesso.
Si è conclusa infatti domenica, per acclamazione popolare, da parte dei delegati, l’ennesima vittoria, acritica, di Silvio Berlusconi, contro la plebe. Questi infatti è stato nominato, per acclamazione, nuovo segretario de PDL, il soggetto politico nato dalla fusione di Allenza Nazionale con Forza Italia, ricreando, di fatto, la Balena Bianca: La Democrazia Cristiana, che di cristiano naturalmente, il PDL, non ha nlla, sebbene abbia la pretesa di autodefinirsi difensore della cristianità e del vaticano stesso, nonostante il nuovo segretario del PDL e l’ex delfino del missino Giorgio Almirante, Gianfranco Fini, siano sposati e divorziati, e che Silvio Berlusconi non faccia mistero delle sue continue conquiste amatorie, da vero tombeur de femmes, rendendo cornuta l’attuale concubina, secondo il cattolicesimo, Veronica Lario, che stranamente tace e non si ribella mai. Eppure gli sherpa, i delegati del nuovo partito “cattolico” gli battono anche le mani. Alla faccia della coerenza.
Ma il comizio finale del futuronuovo segretario del PDL, Silvio Berlusconi, è stato di un qualunquismo senza fine, un concentrato di populismo degno della casalinga di Voghera, con tutto il rispetto per le casalinghe italiane e non solo, un discorso imperniato sul vuoto pneumatico di contenuti e proposte, infarcito della cosidetta demagogia della “Libertà” – la loro – non quella degli altri, naturalmente, che da quasi tre lustri sta facendo sproondare il Paese sotto lo zerbino dei Paesi industrializzati, impoverito fino all’inverosimle da pratiche depredatorie nell’economia, nella scuola, nella cultura, nella scienza, ma sopratutto nella libertà d’espressione che ha sta facendo si che l’Italia, per quanto riguarda la libertà di stampa sia al livello dei più beceri paesi ditattoriali, in quanto i i principali canali televisivi nazionali _Rai e Mediaset – sono praticamente a reti, quasi, unificate da Endemol Italia, come il pensiero unico che vorrebbe imporre al Paese, Sivio Berlusconi.
Non c’è dubbio, viste le proposte che ha avanzato durante il suo comizio d’insediamento Berlusconi, che il rischio deriva populistico ditattoriale potrebbe nei prossimi mesi essere reale. Potrebbe perchè nel centrosinistra, manca il progetto, la visione l’idea, la vera alternativa democratica alla deriva che si sta compiendo ogni giorno di più e anche il nuovo segretario, nonostante la buona volontà, non riesce a risalire una china, che da anni sembra inesorabile, imposibilitato a parlare e capire la base del suo partito, chiuso dentro un bunker di neoideologismo, dove, come i suoi predecessori, vorrebbe coniugare salotti buoni, i preferiti dalla nomeklatura, con la base, la piazza, i lavoratori, visti quasi come soggetti ingombrati e scomodi, rimasugli di un passato di staliniana memoria, che non vogliono smettere di rivendicare i soliti stantii diritti: occupazione, lavoro, sicurezza sociale ed economica. Slogan forse oggi sentiti da un certo tipo di centrosinistra, come antistorici e anacronistici, per questo preferiscono “accoppiarsi” con la grande finanza, le banche, gli speculatori finanziari – che non condannano mai apertamente piuttosto che tendere una mano a tutti coloro che per vivere sono costretti, a differenza dei politici, a lavorare, invece che perdersi in banali discussioni da bar, chiamate oggi congressi, che dicono molto, ma non risolvono mai nulla, anzi, fanno peggiorare sempre di più, facendo cadere in un abisso sempre più profondo la società, che poi vede nei novelli salvatori della civiltà personaggi come Silvio Berlusconi, interessato solo alla sua libertà, fregandosene bellamente di quella altrui, tant’è che vorrebbe candiarsi, e riuscirà a farsi eleggere, al Parlamento Europeo. Quindi, in caso di elezione, come farà ad essere Presidente del Consiglio in Italia, e parlamentare Europeo, seguendo nel contempo i due parlamenti. La cosa sa molto da “Arlecchino servitore di due padroni” di goldoniana memoria.
Una volta, in tempi di maoista memoria, era reato di lesa maestà controrivoluzionaria, disturbare Mao, il Grande Timoniere. Oggi il grande timoniere risiede ad Arcore, a Palazzo Chigi, anche se vorrebbe Il Colle, Villa Certosa in Sardegna e molto altro.
Un tempo, durante il periodo di libertà rivoluzionaria in Cina, nessuno doveva disturbare il “Grande Timoniere”. Oggi, seppur in forme diverse, il maoismo sta tornando, sotto la nomea del Popolo della Libertà, con un grande comunicatore, che negli anni settanta e ottanta veniva definito dai suoi detrattori più accesi: Il venditore di Aspirapolveri. E quello che negli ultimi anni sembra essere stato aspirato a troppi italiani è la facoltà di capire e comprendere che la storia si sta ripetendo, che tutto nei libri è già stato scritto, basterebbe aprirli e fare le debite somme, ma questo ai più, oggi, risulta un esercizio troppo difficile, meglio rincitrullirsi di pelle parole, veline, Amici Vari ed X-Fatctor. Questa è la cultura dell’italiano informatizzato e collegato col mondo nell’erea della comunicazione in tempo reale. Per capirlo basta guardare lo share di certe trasmissioni. Ma anche questo è troppo difficile da fare. Questa non curanza, ricadrà, prima o poi, sui capi di tutti i cittadini italiani.
Incrociamo le dita, se dovesse andare male, a questo infausto evento manca poco, troppo poco, e quando lo si capirà, sarà troppo tardi.
Marco Bazzato
30.03.2009
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mercoledì 18 febbraio 2009
Sanremo 2009: Povia, Luca era Gay
Che dire del brano di Povia, che già prima d’essere cantato aveva dato inizio ad un valzer di polemiche – inutili – ed attacchi – violenti, contro il cantante, reo d’aver espresso , in parole e musica, un’esperienza vissuta da un amico?
Semplicemente stupendo.
Non esistono altri aggettivi per descrivere la delicatezza del testo, la poesia e la leggerezza con cui è stata affrontata una tematica, da alcuni faziosi, ritenuta intoccabile, manco fosse un dogma religiosamente laico.
Si è visto fin da prima della presentazione del cantante, che Paolo Bonolis era imbarazzato, confuso, ma comuque sicuro d’aver fatto la scelta giusta, nonostante poco meno di un’ora prima, Roberto Benigni, avesse rovinato la sua magnifica performance decantando un brano di Oscar Wilde, forse gettato, alla carlona, per fare da contraltare alla canzone, rea di lesa maestà omosex.
Ma il pubblico, gli spettatori, a differenza di quanto vorrebbero imporre anche un certo tipo di giornalismo partigiano, hanno le idee chiare sull’argomento, tanto è che gli applausi finali sono stato copiosi e d’approvazione, nonostante fosse inquadrato Franco Girillini, presidente onorario dell’Arcygay, che scuoteva il cranio sconsolato.
La maggioranza degli italiani aveva bisogno di un’artista che sollevasse il velo dell’omertà dilagante, dell’omologazione mediatica imposta, senza possibilità di contradditrorio, che trasforma ogni opinione difforme a quella del pensiero omosex mediaticamente dominate in offese, calunnie ed attacchi verbali, indegni per un Paese che ha la presunzione di definirsi democratico. E per fortuna che Bonolis ha dato – anche se non nè aveva assolutamente nessun diritto – la parola a Grillini, che dopo aver la espresso la sua opinione, al pari del cantante, ha letto un messaggino telefonico, che raccontava di un’esperienza privata, sbandierata in pubblico, senza porsi la domanda se al pubblico in sala e ai telespettatori a casa la cosa fosse di un qualche interesse.
Tra le altre cose, sono ridicole le dichiarazioni di Vladimiro Guadagno, che ha la pretesa assurda di parlare a nome di tutti gli italiani, mettendo in bocca ai cittadini pensieri o parole pro omosex che probabbilmente non hanno mai pensato nè tantomeno voluto che li venissero affibbiate. Guadagno, quando parla, farebbe bene parlare esclusivamente a titolo personale, in quanto è offensivo farsi mettere in bocca da un altro espressioni non proprie, senza contare che oggi Vladimiro Guadagno è un meteorino come tanti nel varigato mondo dello spettacolo.
D’altronde che Povia abbia ragione lo si evince dalle proteste faziose che si sono scatenate contro di lui, segno inequivocabile che col suo brano ha cantato una reatà scomoda, che non deve essere narrata, che non può essere diffusa, non tanto per la presunta omofobia, sbandierata peggio di quelli che gridano sempre, senza motivo, “Al lupo! Al Lupo!”, oppure “Affogo! Affogo!, ma perchè si ha paura di un brano che farebbe rialzare la testa e le convinzioni della maggioranza silenziosa dei cittadini, continuamente sono costretti a sorbirsi, dai media i comportamenti omosex, come se questi fossero un valore aggiunto alla alla qualità, e non un modo per affossare la qualià stessa dei programmi, facendo leva sulla morbosità – malata – delle persone.
A tutt’oggi su You Tube si trovano parodie volgari, dimostrando chiaramente cos’è la “Cultura Gay” se mai ce ne fosse bisogno, ma senza il brano incriminato dagli omosex, sebbene per fortuna, grazie a musicjam.it è possibile leggerlo, nonostante secondo questi “democratici” andrebbe censurato. Alla faccia della libertà d’espressione e della Costituzione Italiana.
Il brano di Povia, “Luca era Gay” indipendentemente dalle opinioni, tutte di una minoranza rumorosa che ha accesso ai media, è bello, melodico ma sopratutto ha un testo ricco di contenuti forti, che portano a riflettere, a ragionare, a pensare, non importa se in chiave progay oppure, naturalmente pro diversità vera, quella etero, quella che cerca ama e rispetta e anche, possibilità e volontà permettendo, di procera naturalmente, generando vita, facedo progredire al specie unama verso il futuro. Questo, come nella favola di Esopo “La Volpe e l’Uva, naturalmente, da fastidio, secca, rompe, sfracella, col rischio di far cadere rovinosamente a terra il castello di nulla, mal efabbricato sulla sabbia, un castello di fumo sugli occhi, dove osservando bene Benigni prima e Bonolis poi, quando si sperticavano in lodi e salamelacchi al mondo gay, era chiaro che erano parole dette per circostanza, per obblighi contrattuali, costretti da ordini superiori, lanciando ingomignosamente il tizzone ardente contro il cantante, ma in loro, fissandoli attentamente non si poteva altro che leggere, nel profondo, che gioia per il coraggio di Povia per essere andato, non contro corrente, ma verso i fatti, raccontandoli con delicatezza e senza volgarismi di bassa lega, dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio che l’ex gay, Luca, si è denudato senza paura, davanti a tutti, dando al mondo la sua anima, dichiarando il suo amore, all’unica e vera altra metà del cielo: Il sesso opposto.
Sarebbe bellissimo, per l’Italia intera, se il brano di Povia vincesse, in quanto sarebbe una vittoria meritata, sentita forse dalla gran parte dei cittadini che oggi vedono in lui e Luca dei paladini dell’amore vero, e la vittoria, non sarebbe altro che un atto d’amore vero nei confronti della musica, che oggi come non mai ha bisogno di verità.
Marco Bazzato
18.02.2009
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martedì 23 dicembre 2008
Povia: Luca era Gay
Il Festival di Sanremo deve ancora iniziare, che già ha fatto la prima vittima. Il cantante Povia. L’artista sarebbe “incriminato” dalle associazioni omosessuali, perchè – secondo deduzioni – la sua canzone dal titolo “Luca era Gay” sarebbe un attacco contro i diritti degli omosessuali.
La “colpa” se di colpa si può parlare, è che sembrerebbe che il brano si riferisca alle terapie riparative di Joseph Nicolosi, psichiatra americano, che farebbe tornare etero le persone che decidono liberamente di curarsi da quella che loro, in piena coscienza, considerano una malattia: l’omosessualità. In barba alle opinoni dell’OMS, esiste ancora la libertò di cura, ma sopratutto di pensare ed agire al meglio per se stessi.
Apriti cielo. Le associazoni omosex, sono pronte a scendere in campo, a dar battaglia, volendo il blocco di una canzone non ancora presentata al pubblico, praticamente una sorta di censura preventiva alla libertà intellettuale di un artista di cantare, non solo le proprie esperienze , Povia infatti aveva dichiarato tempo fa, in un intervista, che anche lui era stato mosessuale per sette mesi, poi è tornato ad essere quello che la sua natura sente nel profondo sente d’essere: etero, ,ma anche eventuali esperienze simili di suoi conoscenti, mettendo le emozioni, gli stati d’animo, lo sgomento, la sofferenza, il senso d’inadeguatezza e quant’altro in parole e musica.
Nell’Italia, al termine del 2008 e all’inizio del 2009, in piena crisi economica globale, con il Bel Paese forse costretto a chiedere presti al FMI (Fondo Monetario Internazionale) le associazioni omosessuali stanno per scagliare, peggio di Bush preso a scarpate in Iraq, la censura preventiva contro un brano musicale, partendo – come nel caso delle armi di distruzione di massa – da supposizioni non comprovate a tutt’ora dai fatti, perchè un artista non può esprimere musicalmente il proprio pensiero e le proprie emozioni. Il tutto in nome di una presunta omofobia del cantante, o viceversa a questo punto dell’eterofobia che semina zizzania senza ritegno ed etica, irrispettosa della libertà d’espressione.
Si dovrebe fare un passo indietro e riflettere, anche su queste persone che scelgono, senza costrizione alcuna, di liberarsi della loro omosessualità, per tornare ad essere etero. È assurdo che proprio le associazioni gay, di solito notoriamente atee, utilizzino il termine religioso di “convesione all’eterosessualità, come se i gay si macchiassero di reato di Apostasia, per aver abbandonato il cosidetto orientamento “omoaffettivo”.
In questi casi, vale più il benessere psico-fisico di una persona, o il suo orientamento sessuale, che se di matrice gay deve essere “orgogliosamente” sbandierato, o se etero deve essere rimosso, nel nome di un presunto ed ideologiciamente corretto – a senso unico – diritto di “tutti”? Assurdità di certe frange dell’integralismo in salsa omosex.
Si sta già scatenando la battaglia, con le associazioni omosex sul piede di gurra, rapite dalla volontà oscurantista, paradossalmente così identica a quella medioevale del Vaticano, di non far uscire in pubblico opinioni od idee contrare ai loro interessi. Di cos’hanno paura? Della diffusione delle informazioni, delle notizie, delle opinioni, del diritto di vera libera espressione sancito dall’articolo 21 che recita:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Le associazioni “allegre” sono per caso sopra la stessa Costituzione, visto che vogliono impedire – quando aggrada – la libera circolazione delle opinioni?
È strano questo relativismo assolutistico delle suddette. Va ricordato che nel festival 2008 hanno esaltato una canzoncina - banale – che esaltava “l’amore” tra le persone dello stesso sesso, come si si fosse trovato innanzi ad un opera musicale degna dei grandi compositori del passato, scritta dall’attuale marito, Gigi d’Alessio, padre – divorziato – di tre figli,, che ha attirato – sempre dai soliti noti – consensi entusiastici per il coraggio d’aver portato in pubblico la divesità. Già, ma se si porta in pubblico la guarigione per ciò che nel cuore e nel corpo si sente e si vive come una malattia, ecco che parte lo scandalo fazioso, di parte, prendono avvio le grandi manovre con tutta l’artiglieria mediatica schierata contro iun cantante, reo - non ancora accertato – di voler raccontare, una storia di vita vissuta, in musica.
Oggi, i discendenti dei grandi illuministi del ‘700 assomigliano sempre più a dei novelli Torquemada, pronti a bruciare sulla pira mediatica ogni eretico.
Voltaire disse “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”. Evidentemente gli attuali seguaci non hanno capito bene la lezione.
I risultati li vedono. Tutti.
Marco Bazzato
23.12.2008
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lunedì 21 luglio 2008
Morta la Rovigota impasticcata
La tossica sedicenne di Rovigo non c’è l’ha fatta. Ha preso, ed è partita per il paradiso dei drogati, ieri pomeriggio dopo le diciannove, all’ospedale di Dolo.
L’impasticcata, figlia unica, dipinta dai genitori come una studentessa modello, era andata assieme ad altre amiche a Venezia, per la tradizionale festa del Redentore, prendendo parte ad un rave illegale sulla spiega, non autorizzato dalla questura, ci ha rimesso la pelle, dimostrando totale mancanza di rispetto, non solo nei confronti di se stessa, ma anche nei confronti dei genitori, e anche della amiche, impasticcate ma sopravissute, come lei.
Le amiche della neomorata, fatte come quest’ultima, ma non fino al punto di tirare le cuoia, hanno saputo, da brave tossiche, dare solo informazioni monosillabiche, circa l’evento della sera precedente. Le adolescenti, tutte frequentatrici assidue di un istituto superiore, sono già state rimandate a casa, a farsi coccolare, magari, dai genitori, pronti a rincuorarle, dicendo che non è accaduto nulla, che sono cose che possono accadere, che per fortuna è morta l’altra, e via discorrendo, invece di riempirle, non di legnate, ma di segregarle almeno per un mese, privandole di computer, cellulare, vestiti firmati, impedendole anche d’andare al funerale della morta impasticcata.
Capire cos’hanno in testa questa generazione degenerata e corrotta, è come voler capire o comprendere l’universo prima del Big Bang: è impossibile. Sta di fatto che ormai, colpa soprattutto dei genitori che non controllano, che non dialogano con i piccoli tossici che, senza rendersene conto, dopo averli figliati,camminano per casa. Colpa dei genitori, che pur di non farsi rompere le balle, acquistano per i baby narcomani, spesso unici, cani e porci, purchè tacciano, non rompano, stiano zitti. E questa massa pascolante di giovani capre e caproni senza arte e né parte, con la spina dorsale più debole di un invertebrato, hanno cosi disprezzo per le loro inutili vite – a questo punto a ragione – che non lesinano soldi, che spesso nemmeno si guadagnano, per ubriacarsi, impasticciarsi, riducendosi peggio di larve disumane col cervello mezzo in papa e per metà andato a puttane, a forza di bere e strafarsi. E poi agli altri tocca l’onere infame di raccoglierli quando si spiacciacno ubriachi e impasticcati marci,o crepano per arresto cardiaco, tutti pronti a colpevolizzare lo spacciatore di turno perché quatto scemi sono andati a farsi fottere da soli.
Ora, come sempre ipocritamente accade, inizieranno i dibattiti balneari, le ipotetiche soluzioni, senza però puntare l’indice contro nessuno. Gli esperti s’interrogheranno su come arginare la piaga degli idioti,le cui madri sono sempre gravide, che desiderano aver, almeno per un giorno, quattro righe su un giornale, e hanno scoperto, che la cosa più semplice è quella d’avere i famosi cinque minuti di notorietà, crepando strafatti di merda sintetica e alcol.
D’altronde i dati 2007 parlano chiaro.589 imbecilli sotterrati per colpa dell’extasy. Non 589 morti per cause naturali, malattie, incidenti d’auto o altre disgrazie vere. No, 589 gonzi che hanno deciso, con la loro testa già mezza strafatta, d’acquistare da uno spacciatore una pastiglia di merda, ingurgitarla, magari con l’alcol, per poi sballarsi per due ore – forse – convinti d’essere più liberi, di poter fare voli ancestrali, di vedere cose, che solo loro, i tossici fatti, possono vedere, e negate alle persone intelligenti, negate a coloro che sanno divertirsi senza strafarsi come scimmie rinchiuse nelle gabbie delle loro paure mentali.
Attaccarsi all’utopia che si possa sconfiggere lo spaccio, senza punire, come accade in Italia, i consumatori, non importa se occasionali o no, o i piccoli spacciatori, è come voler illudersi, non facendo nulla, di poter far entrare il mare in un bicchier d’acqua.
Tossici e spacciatori, non importa se di modica quantità, vanno rinchiusi, anche se minorenni, in carcere per almeno dieci anni, lasciandoli per mesi in isolamento, senza ora d’aria, senza contatto con nessuno, con i secondini in silenzio, creando attorno a questi il vuoto, la morte morale e sociale, senza preoccuparsi degli eventuali danni psichici a lungo termine, in quanto, come tossici, li commettevano sulla loro persona, già da soli.
Forse non si eliminerà la droga dalle strade, ma almeno si proverà ad arginare il fenomeno dei tossici del sabato sera, dei tossici dei rave party, dei tossici alcolizzati delle discoteche, che fatti come animali, ammazzano e poi dopo pochi giorni, passata la sbronza sono nuovamente in strada, pronti a ridursi come rifiuti umani per la gioia, secondo loro, di divertirsi. E questa hanno anche il coraggio di chiamarla libertà!
Marco Bazzato
21.07.2008
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giovedì 15 novembre 2007
Filmano la compagna schiacciata
Non c’è che dire, con piacere ,che i giovani d’oggi, ragazzini di sedici anni, hanno una certa dose di sangue freddo e spregiudicatezza.
A Modena un autobus ha triturato sotto le ruote una giovane studentessa, maciullandola letteralmente. Molti di quanti hanno assistito alla terribile scena, sentendosi male per l’orrore, hanno chiuso gli occhi, mentre alcuni baldi studenti di un istituto d’arte, armati di telefonino, con sangue freddo e gratuito spirito giornalistico, hanno messo le riprese digitali su You Tube e Rotten, rimosse dalla polizia postale, dopo che il preside ha denunciato l’accaduto.
Ora, indipendentemente dalla tragedia personale della studentessa, come sempre accade quando i giovani offrono gratuitamente il loro spirito d’osservazione, riprendendo senza cadere – al pari di tanti cineoperatori professionisti, o di guerra o cronaca nera – a terra svenuti, o colti da coniati di vomito, subito si accendono dibattiti sull’insensibilità della gioventù, e gli adulti, invece di plaudire al coraggio e allo spirito d’iniziativa persona, preferiscono sopprimere, non perché le eventuali immagini forti non possano essere interessanti, ma perché non fatte da professionisti stipendiati.
Non credo che certi giovani, così intraprendenti, debbano essere marchiati come mostri insensibili, anzi. In fin dei conti, hanno assistito ad una scena traumatica per tutti, ma hanno avuto il sangue freddo, e la prontezza di riflessi, di non farsi prendere dall’orrore riprendere la scena, come fa la polizia scientifica o dei bravi giornalisti, ed è impensabile pensare che nessuno – di questi professionisti – non si lasci andare, anche per farsi forza, a qualche battutaccia o a qualche sghignazzo soto i baffi. Ma agli adulti scafati dalla morte altrui, questo è permesso, ma se lo fanno dei giovani, ecco che sono dei mostri. Ridicolo. Non va dimenticato, che per assurdo, questi sono anche i giovani “Generazione Dottor House”, che sebbene sia uno stimato dottore, ha fatto del cinismo e dell’indifferenza al dolore altrui e della morte, la sua arma mediatica di maggior successo, e questa indifferenza innanzi al dolore e alla morte, paradossalmente fa presa proprio sugli spettatori più giovani, ma questo nobile cinismo medico innanzi alla sofferenza dei un malato, invece d’essere biasimato, viene elevato a nobile distacco nei confronti del paziente.
D’altronde basta avere un minimo di dimestichezza con la rete, per poter trovare una tale quantità di immagini e filmati shoccanti: teste mozzate, decapitazioni, torture, violenze di ogni genere, specie dalle zone di guerra, per rendersi conto che quanto fatto dai sedicenni, non ha nulla di diverso da quanto quotidianamente ripreso, e tenuto nascosto, dai grandi media che preferiscono non documentare gli orrori, che si compiono, non per disgrazie, ma per guerre, violenze, torture, esecuzioni sommarie, fatte anche da invasori Stati democratici, ai riottosi che non si piegano alla violenza. Guantanamo Docet.
Gli archivi delle redazioni di giornali e tv, sono piene di immagini sconvolgenti, immagini che potrebbero aprire gli occhi nei confronti degli spettatori appisolati davanti alla tv con il ventre rigonfio di birra, ma preferiscono le parole dei comunicati stampa ufficiali, piuttosto che la crudezza di immagini o filmati, anche con i commenti banali o scherzosi nei confronti delle vittime, e preferisce il cloroformio di una tv o dei media anestetizzati.
Per fortuna You Tube e Rotten esistono, e chi ha i nervi saldi, e non ha paura della normale rivoltanza quotidiana, può passare qualche ora tranquillamente schifato da quanto l’uomo, per volontà propria, per distrazione, o per innaturale spirito bestiale compie quotidianamente, contro se stesso e contro il prossimo.
N.d.a Avvisto ai lettori:
Le immagini presenti sul sito Rotten sono estremamente crude. L’eventuale visione è consigliata solo a persone non impressionabili. Si declina ogni responsabilità per eventuali traumi.
Marco Bazzato
15.11.2007
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A Modena un autobus ha triturato sotto le ruote una giovane studentessa, maciullandola letteralmente. Molti di quanti hanno assistito alla terribile scena, sentendosi male per l’orrore, hanno chiuso gli occhi, mentre alcuni baldi studenti di un istituto d’arte, armati di telefonino, con sangue freddo e gratuito spirito giornalistico, hanno messo le riprese digitali su You Tube e Rotten, rimosse dalla polizia postale, dopo che il preside ha denunciato l’accaduto.
Ora, indipendentemente dalla tragedia personale della studentessa, come sempre accade quando i giovani offrono gratuitamente il loro spirito d’osservazione, riprendendo senza cadere – al pari di tanti cineoperatori professionisti, o di guerra o cronaca nera – a terra svenuti, o colti da coniati di vomito, subito si accendono dibattiti sull’insensibilità della gioventù, e gli adulti, invece di plaudire al coraggio e allo spirito d’iniziativa persona, preferiscono sopprimere, non perché le eventuali immagini forti non possano essere interessanti, ma perché non fatte da professionisti stipendiati.
Non credo che certi giovani, così intraprendenti, debbano essere marchiati come mostri insensibili, anzi. In fin dei conti, hanno assistito ad una scena traumatica per tutti, ma hanno avuto il sangue freddo, e la prontezza di riflessi, di non farsi prendere dall’orrore riprendere la scena, come fa la polizia scientifica o dei bravi giornalisti, ed è impensabile pensare che nessuno – di questi professionisti – non si lasci andare, anche per farsi forza, a qualche battutaccia o a qualche sghignazzo soto i baffi. Ma agli adulti scafati dalla morte altrui, questo è permesso, ma se lo fanno dei giovani, ecco che sono dei mostri. Ridicolo. Non va dimenticato, che per assurdo, questi sono anche i giovani “Generazione Dottor House”, che sebbene sia uno stimato dottore, ha fatto del cinismo e dell’indifferenza al dolore altrui e della morte, la sua arma mediatica di maggior successo, e questa indifferenza innanzi al dolore e alla morte, paradossalmente fa presa proprio sugli spettatori più giovani, ma questo nobile cinismo medico innanzi alla sofferenza dei un malato, invece d’essere biasimato, viene elevato a nobile distacco nei confronti del paziente.
D’altronde basta avere un minimo di dimestichezza con la rete, per poter trovare una tale quantità di immagini e filmati shoccanti: teste mozzate, decapitazioni, torture, violenze di ogni genere, specie dalle zone di guerra, per rendersi conto che quanto fatto dai sedicenni, non ha nulla di diverso da quanto quotidianamente ripreso, e tenuto nascosto, dai grandi media che preferiscono non documentare gli orrori, che si compiono, non per disgrazie, ma per guerre, violenze, torture, esecuzioni sommarie, fatte anche da invasori Stati democratici, ai riottosi che non si piegano alla violenza. Guantanamo Docet.
Gli archivi delle redazioni di giornali e tv, sono piene di immagini sconvolgenti, immagini che potrebbero aprire gli occhi nei confronti degli spettatori appisolati davanti alla tv con il ventre rigonfio di birra, ma preferiscono le parole dei comunicati stampa ufficiali, piuttosto che la crudezza di immagini o filmati, anche con i commenti banali o scherzosi nei confronti delle vittime, e preferisce il cloroformio di una tv o dei media anestetizzati.
Per fortuna You Tube e Rotten esistono, e chi ha i nervi saldi, e non ha paura della normale rivoltanza quotidiana, può passare qualche ora tranquillamente schifato da quanto l’uomo, per volontà propria, per distrazione, o per innaturale spirito bestiale compie quotidianamente, contro se stesso e contro il prossimo.
N.d.a Avvisto ai lettori:
Le immagini presenti sul sito Rotten sono estremamente crude. L’eventuale visione è consigliata solo a persone non impressionabili. Si declina ogni responsabilità per eventuali traumi.
Marco Bazzato
15.11.2007
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sabato 6 ottobre 2007
La Casta pubblicata all’estero?
Il saggio politico La casta di Rizzo e Stella, edito da Rizzoli continua a mietere in Italia copie su copie. Stando alle ultime dichiarazioni fatte a Matrix, il libro ha superato il milione di copie, segno evidente, non che gli italiani si stanno appassionando alla lettura, ma che certe letture, specie d’interesse sociale, che toccano - indistintamente - le tasche dei cittadini, in determinati periodi storici, quando l'economia arranca e le famiglie, a fatica, riescono ad arrivare alla fine del mese, come per incanto, iniziano, non a cercare dei capri espiatori, ma vogliono capire e conoscere motivazioni, cause, sprechi, clientelismo, che come un immensa spirale drenano risorse collettive, tramite leggi, leggine, regolamenti interni, che quando sono portati a conoscenza del grande pubblico, fanno nascere la teorica antipolitica.
Ma l’antipolitica non nasce dalla volontà dei cittadini di rovesciare in forma pacifica il governo o le istituzioni. L’antipolitica, non è altro che lo specchio riflesso della mala politica, della politica dell’intrallazzo, della regalia, dei privilegi, delle auto blu, date in dotazione anche chi non ne avrebbe diritto, ai voli di Stato, dove oltre alle cariche istituzionali, sono presenti mogli e figli, che non hanno incarichi istituzionali.
Ma se La Casta, vista l'imminenza della Fiera del libro di Francoforte, fosse tradotta e venduta, ad esempio in Francia, Germania o Inghilterra, quali reazioni da parte dei nostri concittadini Europei potrebbe ricevere? Che accoglienza sarebbe riservata alla classe politica italiana, in occasione di un loro viaggio in uno di questi Paesi, dopo la presa di conoscenza da parte dei lettori, interessati ai fatti politici italiani, e che reazioni istituzionali potrebbero esserci, innanzi alla mole impressionante di dati, aneddoti e affari grigi, all’ombra del Bel Paese?
L’Italia, potrebbe diventare lo zimbello d’Europa, oppure l’uscita al di fuori dei patri confini – ormai inesistenti – potrebbe aiutare, la politica italiana, orse spinta dalla vergogna a cambiare?
Molti potrebbero obiettare, che questo libro, è un libro italiano, per italiani, e che i panni sporchi, seppur all’interno di un contesto Europeo, devono essere lavati dentro il Paese, ma nei confini dell'Europa Unita, dove le uniche barriere oggi esistenti sono quelle linguistiche, e le enormi differenze economiche, e stipendi che non possono essere paragonati, tra Paesi dell'ovest, e Paesi dell'ex blocco sovietico, dove i confini politici e naturali vanno dal Baltico al Mediterraneo, dall’oceano Atlantico al Mar Nero, dalla Bulgaria al Portogallo, e dall'Italia alla Polonia, un testo d'importanza sociologica come La Casta, offrirebbe all'Europeo, un panorama diverso, e meno idilliaco della situazione politica italiana, comunque spesso presente anche nelle rassegne stampa internazionali.
Sarebbe interessante, in un futuro non molto lontano, se questo libro avesse una diffusione nell’Europa a venticinque, conoscere le reazioni dei nostri connazionali all’estero, ma anche dei cittadini di questi Paesi, che spesso guardano con occhio sognante all’Italia, ma che non sempre sanno cosa c’è dietro all’apparenza di facciata, lustra e specchiata di questa penisola, bramata e sognata dai turisti , e studenti di tutto il mondo.
Come reagirebbe un francese, un tedesco, un rumeno, un bulgaro, un polacco innanzi alla forza deflagrante che questo libro, ha avuto, unito alla carica dirompente di un comico come Beppe Grillo, che da anni nel suo blog denunciava i malanni politici, ma non solo di questa povera Italia, da decenni sacrificata dall'ingordigia di pochi, e che da settimane ormai, riempiono le pagine dei giornali, non solo nazionali, facendo sentire gli italiani, ma anche i numerosi stranieri presenti nel Paese, come vittime sacrificali, di una politica che preferisce le compassate in tv, piuttosto che adoperarsi per risollevare la situazione stagnante di una nazione, dove Le Caste, sembrano predominare ed essere onnipresenti in ogni ganglio delle istituzioni, sempre più chiuse a riccio in se stesse, poco propense ad un serio esame di coscienza, facendo tornare i costi della politica entro limiti fisiologici più accettabili per gli italiani, stanchi d’essere, specie le categorie più deboli, sempre le pecore da tosare, quando si tratta di ripianare la voragine abissale dei conti pubblici, fuori controllo anche per l'incapacità politica di fermare la voracità famelica di quanti, appena seduti in una fatidica poltrona, devono foraggiare a destra e a sinistra le loro piccole, ma costosissime corti medioevali, fatte vassalli, portaborse, e parenti, che mungono senza ritegno dalla mammelle pubbliche delle Casse dello Stato, che ingordamente non sa più come spremere, fino al midollo gli italiani, che hanno come unica colpa, vista la poca trasparenza dei candidati, d'averli votati. Forse però è vero, che ogni Paese, ha i politici che si merita, ma quando è troppo è troppo.
Marco Bazzato
06.10.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/
Ma l’antipolitica non nasce dalla volontà dei cittadini di rovesciare in forma pacifica il governo o le istituzioni. L’antipolitica, non è altro che lo specchio riflesso della mala politica, della politica dell’intrallazzo, della regalia, dei privilegi, delle auto blu, date in dotazione anche chi non ne avrebbe diritto, ai voli di Stato, dove oltre alle cariche istituzionali, sono presenti mogli e figli, che non hanno incarichi istituzionali.
Ma se La Casta, vista l'imminenza della Fiera del libro di Francoforte, fosse tradotta e venduta, ad esempio in Francia, Germania o Inghilterra, quali reazioni da parte dei nostri concittadini Europei potrebbe ricevere? Che accoglienza sarebbe riservata alla classe politica italiana, in occasione di un loro viaggio in uno di questi Paesi, dopo la presa di conoscenza da parte dei lettori, interessati ai fatti politici italiani, e che reazioni istituzionali potrebbero esserci, innanzi alla mole impressionante di dati, aneddoti e affari grigi, all’ombra del Bel Paese?
L’Italia, potrebbe diventare lo zimbello d’Europa, oppure l’uscita al di fuori dei patri confini – ormai inesistenti – potrebbe aiutare, la politica italiana, orse spinta dalla vergogna a cambiare?
Molti potrebbero obiettare, che questo libro, è un libro italiano, per italiani, e che i panni sporchi, seppur all’interno di un contesto Europeo, devono essere lavati dentro il Paese, ma nei confini dell'Europa Unita, dove le uniche barriere oggi esistenti sono quelle linguistiche, e le enormi differenze economiche, e stipendi che non possono essere paragonati, tra Paesi dell'ovest, e Paesi dell'ex blocco sovietico, dove i confini politici e naturali vanno dal Baltico al Mediterraneo, dall’oceano Atlantico al Mar Nero, dalla Bulgaria al Portogallo, e dall'Italia alla Polonia, un testo d'importanza sociologica come La Casta, offrirebbe all'Europeo, un panorama diverso, e meno idilliaco della situazione politica italiana, comunque spesso presente anche nelle rassegne stampa internazionali.
Sarebbe interessante, in un futuro non molto lontano, se questo libro avesse una diffusione nell’Europa a venticinque, conoscere le reazioni dei nostri connazionali all’estero, ma anche dei cittadini di questi Paesi, che spesso guardano con occhio sognante all’Italia, ma che non sempre sanno cosa c’è dietro all’apparenza di facciata, lustra e specchiata di questa penisola, bramata e sognata dai turisti , e studenti di tutto il mondo.
Come reagirebbe un francese, un tedesco, un rumeno, un bulgaro, un polacco innanzi alla forza deflagrante che questo libro, ha avuto, unito alla carica dirompente di un comico come Beppe Grillo, che da anni nel suo blog denunciava i malanni politici, ma non solo di questa povera Italia, da decenni sacrificata dall'ingordigia di pochi, e che da settimane ormai, riempiono le pagine dei giornali, non solo nazionali, facendo sentire gli italiani, ma anche i numerosi stranieri presenti nel Paese, come vittime sacrificali, di una politica che preferisce le compassate in tv, piuttosto che adoperarsi per risollevare la situazione stagnante di una nazione, dove Le Caste, sembrano predominare ed essere onnipresenti in ogni ganglio delle istituzioni, sempre più chiuse a riccio in se stesse, poco propense ad un serio esame di coscienza, facendo tornare i costi della politica entro limiti fisiologici più accettabili per gli italiani, stanchi d’essere, specie le categorie più deboli, sempre le pecore da tosare, quando si tratta di ripianare la voragine abissale dei conti pubblici, fuori controllo anche per l'incapacità politica di fermare la voracità famelica di quanti, appena seduti in una fatidica poltrona, devono foraggiare a destra e a sinistra le loro piccole, ma costosissime corti medioevali, fatte vassalli, portaborse, e parenti, che mungono senza ritegno dalla mammelle pubbliche delle Casse dello Stato, che ingordamente non sa più come spremere, fino al midollo gli italiani, che hanno come unica colpa, vista la poca trasparenza dei candidati, d'averli votati. Forse però è vero, che ogni Paese, ha i politici che si merita, ma quando è troppo è troppo.
Marco Bazzato
06.10.2007
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domenica 13 maggio 2007
Family Day: La piazza ha parlato
Il Family day si è concluso, così la manifestazione di Piazza Navona. Entrambe le kermesse svoltesi a Roma hanno dato il loro responso. I numeri dei partecipanti dimostrano che alla maggioranza degli italiani - com'era prevedibile - non sono interessati ne ai Di.Co, ne ad una qualsiasi regolamentazione delle coppie di fatto, che liberamente e senza costrizione hanno deciso di vivere moro uxorio come pubblici concubini, senza la volontà di regolarizzare la loro posizione davanti ad un ufficiale di stato civile.
Nemmeno i grandi nomi chiamati a parlare sul palco di Piazza Navona, hanno spinto i sostenitori della sinistra ad uscire di casa per dare solidarietà ad una legge che neppure la base dei partiti - i cittadini - sentono essenziale, snobbandola, dando una chiaro segnale di contrarietà al riconoscimento delle coppie di fatto, in special modo degli omosessuali – che con nostalgia del cinema poliziesco degli anni settanta, erano correttamente chiamati "Invertiti" – mostrando lo scollamento tra la volontà politica di portare avanti una legge distruttiva e inutile per la società civile di nome e di fatto.
La piazza da decenni patrimonio della sinistra, questa volta era – rispetto a Piazza San Giovanni – vuota. Questo dovrebbe far ragionare quanti – in special modo i progressisti estremi e radicali - bravi a sbandierare numeri teorici privi di riscontro all'atto pratico. Dovrebbero rimettersi in carreggiata, visto che si sono avventurati in una strada dissestata in un campo minato e deviato, dove il popolo - da decenni considerato dalla sinistra solamente una massa di buoi da ammaestrare - ha alzato la testa, disinteressandosene dei richiami di certi partiti,tanto e vero che i DS, futuro partito democratico, da buon cerchiobattista in odore di nuova Democrazia Cristiana ha lasciato a casa bandiere, e gli stessi leader, sono restati in panciolle davanti alla tv, magari guardando con una punta di nostalgia "La corazzata Potemkin:" di fantozziana memoria
Piazza Navona rispetto a Piazza San Giovanni, suonava sinistramente vuota, con quattro bandiere di partito, rappresentanze di associazioni omosessuali, dove il cittadino dotato di grano salis ha preferito mantenersi a debita distanza, conscio che la sua presenza avrebbe fatto il gioco di quanti vorrebbero trasformare l'amicizia o l'associazionismo tra due persone dello stesso sesso, in una pseudo famiglia.
L’italia, come vorrebbero tanti idioti sapienti, non è filo clericale, ma laica e desiderosa di portare avanti le tradizioni storico culturali e sociali dei padri, e in nome di questa laicità ha fatto capire anche a sordi, ciechi e stolti, che non vogliono avere nulla a che fare, con quanti desiderano convivere - per libera scelta - fuori da ogni tutela relegale, e avendo scelto così non hanno diritto di pretendere diritti hanno rifiutato.
L’assurdità di questa situazione kafkiana è che per decenni la sinistra ha bombardato gli italiani con proclami contro famiglia, matrimonio e figli, considerati desiderati ideali borghesi, lavando ideologicamente i cervelli, proponendo modelli alternativi senza regole,privi di diritti e doveri. Ora, dopo aver maciullato le menti creando la situazione che tutti conosciamo, pretende il riconoscimento di quelle stesse coppie che ha convinto a vivere moro uxorio, dichiarando oscenamente che ogni genere di convivenza “è famiglia”, uomini con uomini, donne con donne, volendo equiparare cani e porci, alla stessa famiglia, che per primi hanno contribuito in passato a disintegrare ideologicamente, presentando oggi come un diritto civile, vivere fuori dal matrimonio, che deve essere tutelato dallo Stato l'incapacità o la volontà di farsi carico di un unione coniugale regolamentata dalle leggi e dalla Costituzione.
Questi signori ora affermano che la società è cambiata rimuovendo che per anni sono stati p loro a fomentare il seme della divisione, contrapponendo con l’ ideologia distruttiva a disgregare la società, e ora pretenderebbero, che le lo Stato dia dignità legale alle macerie che hanno creato.
Perdere tempo in modo strumentale e ideologico con questo allargamento dei diritti delle macerie, è uno spreco di denaro pubblico e risorse dei contribuenti, perchè non possono essere tutelati quanti, per libera hanno scelto di vivere senza regole, o quanti, appartenenti allo stesso sesso, hanno la presunzione orgogliosa, di pretendere che l'Italia intera consideri due persone dello stesso sesso, famiglia, o più semplicemente coppia, mentre alla fine saranno sempre un semplice uno e uno che da risultato zero.
Marco Bazzato
13.05.2007
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Nemmeno i grandi nomi chiamati a parlare sul palco di Piazza Navona, hanno spinto i sostenitori della sinistra ad uscire di casa per dare solidarietà ad una legge che neppure la base dei partiti - i cittadini - sentono essenziale, snobbandola, dando una chiaro segnale di contrarietà al riconoscimento delle coppie di fatto, in special modo degli omosessuali – che con nostalgia del cinema poliziesco degli anni settanta, erano correttamente chiamati "Invertiti" – mostrando lo scollamento tra la volontà politica di portare avanti una legge distruttiva e inutile per la società civile di nome e di fatto.
La piazza da decenni patrimonio della sinistra, questa volta era – rispetto a Piazza San Giovanni – vuota. Questo dovrebbe far ragionare quanti – in special modo i progressisti estremi e radicali - bravi a sbandierare numeri teorici privi di riscontro all'atto pratico. Dovrebbero rimettersi in carreggiata, visto che si sono avventurati in una strada dissestata in un campo minato e deviato, dove il popolo - da decenni considerato dalla sinistra solamente una massa di buoi da ammaestrare - ha alzato la testa, disinteressandosene dei richiami di certi partiti,tanto e vero che i DS, futuro partito democratico, da buon cerchiobattista in odore di nuova Democrazia Cristiana ha lasciato a casa bandiere, e gli stessi leader, sono restati in panciolle davanti alla tv, magari guardando con una punta di nostalgia "La corazzata Potemkin:" di fantozziana memoria
Piazza Navona rispetto a Piazza San Giovanni, suonava sinistramente vuota, con quattro bandiere di partito, rappresentanze di associazioni omosessuali, dove il cittadino dotato di grano salis ha preferito mantenersi a debita distanza, conscio che la sua presenza avrebbe fatto il gioco di quanti vorrebbero trasformare l'amicizia o l'associazionismo tra due persone dello stesso sesso, in una pseudo famiglia.
L’italia, come vorrebbero tanti idioti sapienti, non è filo clericale, ma laica e desiderosa di portare avanti le tradizioni storico culturali e sociali dei padri, e in nome di questa laicità ha fatto capire anche a sordi, ciechi e stolti, che non vogliono avere nulla a che fare, con quanti desiderano convivere - per libera scelta - fuori da ogni tutela relegale, e avendo scelto così non hanno diritto di pretendere diritti hanno rifiutato.
L’assurdità di questa situazione kafkiana è che per decenni la sinistra ha bombardato gli italiani con proclami contro famiglia, matrimonio e figli, considerati desiderati ideali borghesi, lavando ideologicamente i cervelli, proponendo modelli alternativi senza regole,privi di diritti e doveri. Ora, dopo aver maciullato le menti creando la situazione che tutti conosciamo, pretende il riconoscimento di quelle stesse coppie che ha convinto a vivere moro uxorio, dichiarando oscenamente che ogni genere di convivenza “è famiglia”, uomini con uomini, donne con donne, volendo equiparare cani e porci, alla stessa famiglia, che per primi hanno contribuito in passato a disintegrare ideologicamente, presentando oggi come un diritto civile, vivere fuori dal matrimonio, che deve essere tutelato dallo Stato l'incapacità o la volontà di farsi carico di un unione coniugale regolamentata dalle leggi e dalla Costituzione.
Questi signori ora affermano che la società è cambiata rimuovendo che per anni sono stati p loro a fomentare il seme della divisione, contrapponendo con l’ ideologia distruttiva a disgregare la società, e ora pretenderebbero, che le lo Stato dia dignità legale alle macerie che hanno creato.
Perdere tempo in modo strumentale e ideologico con questo allargamento dei diritti delle macerie, è uno spreco di denaro pubblico e risorse dei contribuenti, perchè non possono essere tutelati quanti, per libera hanno scelto di vivere senza regole, o quanti, appartenenti allo stesso sesso, hanno la presunzione orgogliosa, di pretendere che l'Italia intera consideri due persone dello stesso sesso, famiglia, o più semplicemente coppia, mentre alla fine saranno sempre un semplice uno e uno che da risultato zero.
Marco Bazzato
13.05.2007
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giovedì 10 maggio 2007
Tutti contro il Family Day?
Sta divampando ogni girono di più la critica distruttiva e ideologica contro il Family Day in programma a Roma il 12 maggio. Man mano che il giorno si avvicina, i politici di entrambi gli schieramenti, prendono le distanze, seppur con i dovuti distinguo, nel nome della laicità dello Stato, difesa a corrente alternata, a seconda delle convinzioni di comodo del momento, anche se in tanti, prima delle votazioni, facevano la fila nel farsi fotografare con cardinale o il vescovo di turno, per dare l’immagine di se rassicurante e vicina - a volte ipocritamente - ai valori cattolici, cercando d'arraffare i voti, solo per interesse di poltrona, e ora anche se con equilibrismi, fanno i salti mortali, difendendo i diritti della fazione opposta.
La famiglia - non quella cattolica, ma quella laica - è vittima del fuoco incrociato, che invece di mirare addosso agli italiani, che scelgono - per libera scelta - di sposarsi, spara sue cannonate ideologiche e arbitrarie contro la presunta ingerenza di uno Stato straniero: Il Vaticano, come se fossero responsabili del libero arbitrio dei singoli, che a dispetto della viltà di quanti vorrebbero i Di.Co, hanno il coraggio di farsi carico di formare una famiglia legale davanti ad un sindaco o ad un ufficiale comunale di stato civile, tramite l'unico vincolo costituzionale che è il matrimonio nella forma eterosessuale, dove la Costituzione a tal riguardo è chiarissima, infatti recita:
Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
Art. 31.
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
Sicuramente gli estensori della Costituzione allora non pensavano che la società italiana sessantanni dopo si sarebbe mossa in direzioni – che per giusto ragionamento – erano considerati aberrati e devianti.
Stando ai cosiddetti difensori delle libertà individuali – già garantite nella Costituzione stessa – il Family day è un attacco alla libertà dello Stato Laico perchè organizzato dall'associazionismo Cattolico, protetto nei valori fondanti della Carta Costituzionale Italiana (Vedi anche l’articolo 17), dove i cittadini sono colpevoli d'avere una coscienza individuale e collettiva che abbraccia il Cristianesimo, mentre quando la Piazza si riempie di manifestanti che portano bandiere con Falce e Martello e si rifanno ad un Comunismo di stampo Sovietico, forse hanno rimosso - che nell'ex impero Rosso e negli Stati Satelliti - nonostante l'ateismo di Stato - proprio le coppie che vivevano al di fuori del matrimonio, laico ma anche religioso, non erano accettati dalla dirigenza e dal cittadino comune,senza contare com’era vista – secondo l’ideale di purezza – l’omosessualità; mentalità che come modello si avvicinava all’ideale di Patria e Famiglia dell’ideologia fascista, dove però per distinguersi, non contemplava la divinità, ma entrambi improntati su una forte matrice morale pubblica e privata, cosa che la sinistra italiana da decenni, superbamente orgogliosa della sua “diversità” ha portato tra le sue file, di tutto e di più, con i risultati che tutti vediamo.
Sembra paradossale, ma i difensori dei Di.Co, vivono oggi lo stesso complesso sociale di coloro che fino a pochi anni fa vivevano fuori da ogni regola legale, in quanto pubblici concubini, e pretendano di equipararsi quasi alla famiglia naturale, senza averne ne e i requisiti, ne la possibilità stessa - visti gli orientamenti di alcuni – di poterla formare, facendola evolvere e progredire verso il futuro.
Ha fatto bene il ministro Rosy Bindi a lasciare fuori le organizzazioni omosessuali dalla conferenza sulla famiglia, in quanto per orientamento sessuale, di scelta o altro, si autonegano (in quanto dotati di libero arbitrio) la possibilità biologica di formarla in modo naturale.
I primi che dovrebbero unirsi al corteo del Family Day, non sono quanti si riconoscono nei valori cattolici, ma nei valori laici dello Stato Italiano, consci delle difficoltà che la famiglia, l'unica riconosciuta prima dalle leggi naturali, poi da quelle legali, dello Stato Italiano concepiti grazie ad un atto sessuale- e/o d’amore – unicamente tra uomo e donna, o se tramite fecondazione artificiale, sempre avvenuta tra spermatozoo (principio maschile) e un ovulo (principio femminile).
La natura stessa, non ha concepito e nemmeno la scienza riproduttiva medica con principi diversi da quelli sopra descritti. Coloro si ostinano ad affermare il contrario, sono i primi negatori dell'evoluzionismo, esaltato a seconda convenienza ideologica del momento, ma negato, quando si tratta di scendere nei dettagli essenziali dell’origine della specie.
Marco Bazzato
09.05.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/
La famiglia - non quella cattolica, ma quella laica - è vittima del fuoco incrociato, che invece di mirare addosso agli italiani, che scelgono - per libera scelta - di sposarsi, spara sue cannonate ideologiche e arbitrarie contro la presunta ingerenza di uno Stato straniero: Il Vaticano, come se fossero responsabili del libero arbitrio dei singoli, che a dispetto della viltà di quanti vorrebbero i Di.Co, hanno il coraggio di farsi carico di formare una famiglia legale davanti ad un sindaco o ad un ufficiale comunale di stato civile, tramite l'unico vincolo costituzionale che è il matrimonio nella forma eterosessuale, dove la Costituzione a tal riguardo è chiarissima, infatti recita:
Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
Art. 31.
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
Sicuramente gli estensori della Costituzione allora non pensavano che la società italiana sessantanni dopo si sarebbe mossa in direzioni – che per giusto ragionamento – erano considerati aberrati e devianti.
Stando ai cosiddetti difensori delle libertà individuali – già garantite nella Costituzione stessa – il Family day è un attacco alla libertà dello Stato Laico perchè organizzato dall'associazionismo Cattolico, protetto nei valori fondanti della Carta Costituzionale Italiana (Vedi anche l’articolo 17), dove i cittadini sono colpevoli d'avere una coscienza individuale e collettiva che abbraccia il Cristianesimo, mentre quando la Piazza si riempie di manifestanti che portano bandiere con Falce e Martello e si rifanno ad un Comunismo di stampo Sovietico, forse hanno rimosso - che nell'ex impero Rosso e negli Stati Satelliti - nonostante l'ateismo di Stato - proprio le coppie che vivevano al di fuori del matrimonio, laico ma anche religioso, non erano accettati dalla dirigenza e dal cittadino comune,senza contare com’era vista – secondo l’ideale di purezza – l’omosessualità; mentalità che come modello si avvicinava all’ideale di Patria e Famiglia dell’ideologia fascista, dove però per distinguersi, non contemplava la divinità, ma entrambi improntati su una forte matrice morale pubblica e privata, cosa che la sinistra italiana da decenni, superbamente orgogliosa della sua “diversità” ha portato tra le sue file, di tutto e di più, con i risultati che tutti vediamo.
Sembra paradossale, ma i difensori dei Di.Co, vivono oggi lo stesso complesso sociale di coloro che fino a pochi anni fa vivevano fuori da ogni regola legale, in quanto pubblici concubini, e pretendano di equipararsi quasi alla famiglia naturale, senza averne ne e i requisiti, ne la possibilità stessa - visti gli orientamenti di alcuni – di poterla formare, facendola evolvere e progredire verso il futuro.
Ha fatto bene il ministro Rosy Bindi a lasciare fuori le organizzazioni omosessuali dalla conferenza sulla famiglia, in quanto per orientamento sessuale, di scelta o altro, si autonegano (in quanto dotati di libero arbitrio) la possibilità biologica di formarla in modo naturale.
I primi che dovrebbero unirsi al corteo del Family Day, non sono quanti si riconoscono nei valori cattolici, ma nei valori laici dello Stato Italiano, consci delle difficoltà che la famiglia, l'unica riconosciuta prima dalle leggi naturali, poi da quelle legali, dello Stato Italiano concepiti grazie ad un atto sessuale- e/o d’amore – unicamente tra uomo e donna, o se tramite fecondazione artificiale, sempre avvenuta tra spermatozoo (principio maschile) e un ovulo (principio femminile).
La natura stessa, non ha concepito e nemmeno la scienza riproduttiva medica con principi diversi da quelli sopra descritti. Coloro si ostinano ad affermare il contrario, sono i primi negatori dell'evoluzionismo, esaltato a seconda convenienza ideologica del momento, ma negato, quando si tratta di scendere nei dettagli essenziali dell’origine della specie.
Marco Bazzato
09.05.2007
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sabato 28 aprile 2007
Diritto all’eterosessualità
Gli attacchi estremistico-fobici di alcune organizzazioni che difendono i “diritti” degli eterofobici, si fanno ogni giorni più violenti e radicali, al punto da mettere all’indice e alla gogna mediatica il Family Day, manifestazione in difesa della famiglia naturale (uomo – donna) – programmata a Piazza San Giovanni a Roma per il 13 maggio 2007 alle ore 18 – che dall’inizio della storia ha consentito l’evoluzione e la sopravvivenza della specie, umana e animale.
Questa lobby vorrebbe imporre la loro ideologia – ad uno Stato Straniero: Il Vaticano – e che piaccia o no, è autonomo e indipendente, attaccando indiscriminatamente anche coloro che si riconoscono non nei dettami di una religione, ma nei dettami della scienza darwiniana dell’evoluzione della specie.
C’è un dato indiscutibile: l’eterofobico è per sua natura sterile e condannato all’estinzione con la propria morte, in quanto – mancando la controparte opposta sessuale – si nega – per libera scelta, /eo per giusta decisone della natura in quanto inadatti (che se ne frega dei “diritti” civili) – la riproduzione tramite accoppiamento e procreazione naturale.
È altresì deleterio che certa disinformazione, si accanisca – cieca ad un occhio – quando vengono denunciati casi di sacerdoti (maschi) che hanno compiuto atti pedofili con bambini (maschi) negando che questo sia un atto omosessuale compiuto da pedofili, puntando l’indice solo sulla viltà del reato, senza condannare atto pedofilo compiuto tra due persone, una elle quali è minorenne non consenziente.
Non si tratta di condannare l’omosessuale in quanto tale, ma l’omosessualità usata come vanto, quando si parla di “orgoglio” omosex o eterofobico che dir si voglia e Gay Pride, ma negata, quando persone affette da tale orientamento sessuale, negano che alcuni si macchino orrendi crimini contro i bambini.
Certo, non si può affermare con certezza l’equazione: omosessualità uguale pedofila, ma non si può non vedere che la maggioranza degli atti di pedofilia vedono coinvolte persone di sesso maschile, con bambini di sesso maschile.
Per quanto riguarda il Family Day, vilmente attaccato da organizzazioni eterofobiche e da alcuni esponenti politici – che dovrebbero rimanere in silenzio – in quanto anche queste persone, a meno che non lo possano dimostrare con prove reali – sono state generate da eterosessuali, non da eterofobici che li hanno concepiti tramite “accoppiamento”uomo- uomo o donna-donna. Quando ciò avverrà, significherà che la natura si è piegata al volere “dei diritti civili” imposti arbitrariamente a tutti i cittadini, usando come scusante “che l’opinione pubblica” è favorevole a certe “unioni”, non pubblicando però i nomi dei favorevoli, avendo come giustificazione il rispetto della privacy), senza leggersi i vari blog e siti, non confessionali, estranei alla Chiesa, dove l’omosessualità non è ben vista, come ainvece vorrebbero far credere.
La difesa della famiglia (anche laica o atea) – che si crea solo con l’accoppiamento tra eterosessuali – non come orientamento religioso, ma come fatto evolutivo e di rinnovamento generazionale per la specie umana, non è un atto politico, che può essere strumentalizzato e vituperato da gruppi eterofobici, che per selezione naturale, o per scelta individuale, sono, o si sono tagliati fuori dalla catena darwiniana dell’evoluzione come un ramo secco, o un lago chiuso senza sbocchi sul mare aperto della vita che genera vita.
Marco Bazzato
28.04.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/
Questa lobby vorrebbe imporre la loro ideologia – ad uno Stato Straniero: Il Vaticano – e che piaccia o no, è autonomo e indipendente, attaccando indiscriminatamente anche coloro che si riconoscono non nei dettami di una religione, ma nei dettami della scienza darwiniana dell’evoluzione della specie.
C’è un dato indiscutibile: l’eterofobico è per sua natura sterile e condannato all’estinzione con la propria morte, in quanto – mancando la controparte opposta sessuale – si nega – per libera scelta, /eo per giusta decisone della natura in quanto inadatti (che se ne frega dei “diritti” civili) – la riproduzione tramite accoppiamento e procreazione naturale.
È altresì deleterio che certa disinformazione, si accanisca – cieca ad un occhio – quando vengono denunciati casi di sacerdoti (maschi) che hanno compiuto atti pedofili con bambini (maschi) negando che questo sia un atto omosessuale compiuto da pedofili, puntando l’indice solo sulla viltà del reato, senza condannare atto pedofilo compiuto tra due persone, una elle quali è minorenne non consenziente.
Non si tratta di condannare l’omosessuale in quanto tale, ma l’omosessualità usata come vanto, quando si parla di “orgoglio” omosex o eterofobico che dir si voglia e Gay Pride, ma negata, quando persone affette da tale orientamento sessuale, negano che alcuni si macchino orrendi crimini contro i bambini.
Certo, non si può affermare con certezza l’equazione: omosessualità uguale pedofila, ma non si può non vedere che la maggioranza degli atti di pedofilia vedono coinvolte persone di sesso maschile, con bambini di sesso maschile.
Per quanto riguarda il Family Day, vilmente attaccato da organizzazioni eterofobiche e da alcuni esponenti politici – che dovrebbero rimanere in silenzio – in quanto anche queste persone, a meno che non lo possano dimostrare con prove reali – sono state generate da eterosessuali, non da eterofobici che li hanno concepiti tramite “accoppiamento”uomo- uomo o donna-donna. Quando ciò avverrà, significherà che la natura si è piegata al volere “dei diritti civili” imposti arbitrariamente a tutti i cittadini, usando come scusante “che l’opinione pubblica” è favorevole a certe “unioni”, non pubblicando però i nomi dei favorevoli, avendo come giustificazione il rispetto della privacy), senza leggersi i vari blog e siti, non confessionali, estranei alla Chiesa, dove l’omosessualità non è ben vista, come ainvece vorrebbero far credere.
La difesa della famiglia (anche laica o atea) – che si crea solo con l’accoppiamento tra eterosessuali – non come orientamento religioso, ma come fatto evolutivo e di rinnovamento generazionale per la specie umana, non è un atto politico, che può essere strumentalizzato e vituperato da gruppi eterofobici, che per selezione naturale, o per scelta individuale, sono, o si sono tagliati fuori dalla catena darwiniana dell’evoluzione come un ramo secco, o un lago chiuso senza sbocchi sul mare aperto della vita che genera vita.
Marco Bazzato
28.04.2007
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venerdì 16 febbraio 2007
Ariel Toaff: Pasqua di Sangue
Non ho avuto l’onore di leggere il saggio storico Pasqua di Sangue di Ariel Toaff. Non ho avuto l’onore perché in ritardo sui tempi d’acquisto. Ho provato a richiederlo direttamente alla casa editrice "Le Edizioni del Mulino", che gentilmente è stata costretta a declinare la mia richiesta, in quanto l’autore da poche ore aveva deciso di sospendere la stampa del medesimo.
Leggendo nella rete, ho trovato una quantità inverosimile di commenti al vetriolo, alcuni casi grondati di rabbia apocalittica contro l’autore che con onestà intellettuale ha voluto entrare in un tema controverso, difficile da accettare, forse non condivisibile, ma che non per questo doveva cadere nella scure della censura politica che odora di zolfo, lo stesso zolfo, e che sembra ricalcarne pari passo, “L’indice dei libri proibiti” di Sant’Uffizio Memoria.
Voglio esprimere all’autore del saggio, lamia solidarietà per il coraggio d’aver espresso tesi controverse, che non intaccano l’ebraismo come religione praticata da milioni di fedeli nel mondo, perché la Santità di una Fede, qualunque essa sia proviene direttamente dal Dio in cui ci si prostra, ma la devianza nasce dall’uso strumentale e politico che di essa si vuole fare, e non si può non lodare un autore che ha avuto coraggio e forza intellettuale di scavare all’interno delle deviazioni della fanatica follia religiosa, non importa da che parte provenga, sia essa Cattolica, Araba o Ebraica, il fanatismo presente o passato, è sempre un dramma che ricade sull’umanità intera.
Vorrei dire ai tanti commentatori che un testo storico va letto e interpretato esclusivamente in chiave storica, gettarlo nell’arena politica della strumentalizzazione ideologica, contribuisce ad allontanate la storia stessa, portandola e manipolandola verso un ipotetico presente inesistente.
Non si può parlare d’antisemitismo di un libro scritto da un ebreo, si può parlare del coraggio dell’ebreo nel rivelare e approfondire la storia, per quanto sgradevole possa apparire, andando contro il dogma imposto, lodare la forza d’esporre le proprie tesi, anche se vanno, credo con estremo dolore, non contro la Fede del Dio in cui si crede, ma contro il male che in passato l’uomo ha fatto proprio contro la Fede stessa.
L’augurio è che Ariel Toaff ritorni sulla sua decisone, e che gli avvoltoi politici, e quanti si rivoltano contro un loro fratello di religione ebraica, paventando il rischio di nuovi olocausti, sappiano rileggere, ma soprattutto leggano veramente le tesi espresse nel libro con occhio meno pregiudiziale, e non ancorato alla paura e al timore di una verità o un opinione storica diversa da quella comunemente conosciuta e riconosciuta.
Un libro, in questo caso un saggio storico, ha comunque un valore aggiunto, un valore che non dovrebbe essere cancellato dalla memoria, non deve essere gettato al rogo, censurato e usato come clava sia verso l’autore, e verso i lettori, con la scusante che esso possa risvegliare i fantasmi dell’antisemitismo. Le motivazioni che portano all’antisemitismo, sono ben altre, e per quanto esse siano abiette, nonabbisognano d’andare a scomodare una storia, una leggenda, una verità tenuta nascosta che appartiene a più di seicento anni fa.
Per il bene della libertà d’espressione, mi auguro che l’autore torni sulla sua decisione, perché il ritiro dal mercato di “Pasqua di sangue” indipendentemente dal caso di Ariel Toaff è un attacco alla libertà d’espressione, quella libertà sacra e inviolabile di cui gli ebrei per primi ne sono stati vittime nei secoli passati, e che ora sono nuovamente vittime, questa volta però all’interno del proprio gruppo religioso d’appartenenza. Questa è una sconfitta autoinflietta e autolesionista per loro, per la libertà di ricerca, di divulgazione storica, e per la cultura stessa, che deve basarsi necessariamente sul dialogo, lo scontro accademico anche feroce, ma non sulla censura o l’autocensura imposta da pressioni politiche, che alla fine si ritorcono contro coloro che la perseguono e la invocano come necessità strategica, per veicolare il pensiero verso un unico pensiero dominante.
Marco Bazzato
16.02.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/
Leggendo nella rete, ho trovato una quantità inverosimile di commenti al vetriolo, alcuni casi grondati di rabbia apocalittica contro l’autore che con onestà intellettuale ha voluto entrare in un tema controverso, difficile da accettare, forse non condivisibile, ma che non per questo doveva cadere nella scure della censura politica che odora di zolfo, lo stesso zolfo, e che sembra ricalcarne pari passo, “L’indice dei libri proibiti” di Sant’Uffizio Memoria.
Voglio esprimere all’autore del saggio, lamia solidarietà per il coraggio d’aver espresso tesi controverse, che non intaccano l’ebraismo come religione praticata da milioni di fedeli nel mondo, perché la Santità di una Fede, qualunque essa sia proviene direttamente dal Dio in cui ci si prostra, ma la devianza nasce dall’uso strumentale e politico che di essa si vuole fare, e non si può non lodare un autore che ha avuto coraggio e forza intellettuale di scavare all’interno delle deviazioni della fanatica follia religiosa, non importa da che parte provenga, sia essa Cattolica, Araba o Ebraica, il fanatismo presente o passato, è sempre un dramma che ricade sull’umanità intera.
Vorrei dire ai tanti commentatori che un testo storico va letto e interpretato esclusivamente in chiave storica, gettarlo nell’arena politica della strumentalizzazione ideologica, contribuisce ad allontanate la storia stessa, portandola e manipolandola verso un ipotetico presente inesistente.
Non si può parlare d’antisemitismo di un libro scritto da un ebreo, si può parlare del coraggio dell’ebreo nel rivelare e approfondire la storia, per quanto sgradevole possa apparire, andando contro il dogma imposto, lodare la forza d’esporre le proprie tesi, anche se vanno, credo con estremo dolore, non contro la Fede del Dio in cui si crede, ma contro il male che in passato l’uomo ha fatto proprio contro la Fede stessa.
L’augurio è che Ariel Toaff ritorni sulla sua decisone, e che gli avvoltoi politici, e quanti si rivoltano contro un loro fratello di religione ebraica, paventando il rischio di nuovi olocausti, sappiano rileggere, ma soprattutto leggano veramente le tesi espresse nel libro con occhio meno pregiudiziale, e non ancorato alla paura e al timore di una verità o un opinione storica diversa da quella comunemente conosciuta e riconosciuta.
Un libro, in questo caso un saggio storico, ha comunque un valore aggiunto, un valore che non dovrebbe essere cancellato dalla memoria, non deve essere gettato al rogo, censurato e usato come clava sia verso l’autore, e verso i lettori, con la scusante che esso possa risvegliare i fantasmi dell’antisemitismo. Le motivazioni che portano all’antisemitismo, sono ben altre, e per quanto esse siano abiette, nonabbisognano d’andare a scomodare una storia, una leggenda, una verità tenuta nascosta che appartiene a più di seicento anni fa.
Per il bene della libertà d’espressione, mi auguro che l’autore torni sulla sua decisione, perché il ritiro dal mercato di “Pasqua di sangue” indipendentemente dal caso di Ariel Toaff è un attacco alla libertà d’espressione, quella libertà sacra e inviolabile di cui gli ebrei per primi ne sono stati vittime nei secoli passati, e che ora sono nuovamente vittime, questa volta però all’interno del proprio gruppo religioso d’appartenenza. Questa è una sconfitta autoinflietta e autolesionista per loro, per la libertà di ricerca, di divulgazione storica, e per la cultura stessa, che deve basarsi necessariamente sul dialogo, lo scontro accademico anche feroce, ma non sulla censura o l’autocensura imposta da pressioni politiche, che alla fine si ritorcono contro coloro che la perseguono e la invocano come necessità strategica, per veicolare il pensiero verso un unico pensiero dominante.
Marco Bazzato
16.02.2007
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