Visualizzazione post con etichetta Società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Società. Mostra tutti i post

lunedì 23 ottobre 2017

Pull a pig

Pull a pig, letteralmente tradotto dall’inglese, “Inganna il maiale”, ma visto che il “gioco” se di tal cosa si può parlare, andrebbe tradotto, volgendolo al femminile, con “Inganna la scrofa”.

Ormai è noto che questo non è certo un nuovo gioco, ma una semplice rivisitazione in chiave tecnologica delle scommesse che si facevano da ragazzi, da teenager, da adolescenti, e perché no, anche da adulti, quando tra amici, anche vincendo una certa forma di repulso, si scommetteva nel “farsi” non solo la più cessa della scuola, ma in quei casi, anche la più grassa, dicesi cicciona o altri aggettivi oggi considerati “fuori moda”, soprattutto nel mondo virtuale dei social network, soffocati dalla dittatura espressiva dei censori occulti, che ti bloccano l’accesso se provi, come si diceva in passato, “a farla fuori dal vaso”, detta in termini più attuali, se non usi un linguaggio non consono, dove il sessismo, anche in termini generali, risulta offensivo per la suscettibilità delle donne e/o femmine, le quali dovrebbero, sebbene siano in numero superiore rispetto ai maschi, essere trattate, in rete, come dei Panda e protette, come si adopera il WWF con le specie diversamente umanoidi, che popolano il pianeta Terra.

Il vecchio, ma presunto nuovo gioco, antico come il mondo, Pull a Pig sembra facile, ma la cosa va letta non solo in chiave femminile e/o femminista, ma dovrebbe anche andar letta dal punto di vista maschile.

In quanto, mettiamoci nei panni anche del ragazzo, il quale, come una prova di iniziazione per essere accettato dal gruppo, deve avere lo stomaco e il fegato di interagire in un modo o in un altro con una persona di sesso opposto, esteticamente attraente come un boiler e non è detto che l’impresa titanica vada sempre a buon fine, perché il maschio è “costretto” a mettere in atto, controvoglia, una serie di artifizi psicologici, innanzitutto verso se stesso, per vincere sia le sue resistenze interiori e poi quelle di lei. Dove spesso queste donne, avendo una bassa stima di se stesse, a causa dell’aspetto fisico, essendo forse più diffidenti di quelle fighe, di quelle ghocche che se la tirano, sono anche le più difficili da conquistare, in quanto prima di “mordere l’osso”, ci sta una quantità mostruosa di carne, di adipe, da superare e quindi a costoro, per assurdo, dovrebbe essere data una medaglia, non essendo affetti da una parafilia sessuale che va sotto il nome di “Adipofilia!”

Ma può essere anche vero l’esatto opposto, ossia, costoro, avendo una bassa autostima, cadono ai piedi del fighetto di turno che le annebbia con quattro complimenti dolci in croce, due sorrisetti, tre emoticon, come va tanto di moda oggi, un uscita per un caffè o una pizza e poi, come sovente da prassi, senza manco conoscere in profondità la persona, perse e fatte come i cachi, gliela danno, illudendosi d’aver trovato il grande amore della loro vita.
Grulle.

Attenzione però, il problema vero non è il Pull a Pig. 

Il problema vero è soprattutto l’attuale società contemporanea che, a differenza del passato, offre infinite possibilità in infinite combinazioni per avere delle interazioni sociali, dove però, a differenza del tempo che fu, visto che ormai molto passa attraverso il filtro della rete, non avendo fin da subito un contatto diretto con la persona, si costruiscono più castelli in aria di come si faceva nel passato, cadendo facili prede di soggetti che per un motivo o  per un altro, alla fine cercano , maschi e femmine, questo infoi mento generalizzato non fa distinzione di genere,  trovano sesso “low cost”,  perché anche il sesso stesso è un prodotto in che viene svenduto a prezzi di saldo di fine stagione, in quanto consumato non in modo diverso da come si consuma lo street food, il cibo di strada, chattando con la controparte, creandosi così un mondo di seghe mentali e amori illusori, frutto del mondo informatico, e poi queste illusioni, queste seghe mentali, come avviene da sempre, si trasferiscono in ogni caso nel mondo reale.


Il problema, lo si ribadisce, non è il Pull a Pig in se, quello fa parte della naturalità del genere umano, ma  va condannato è che questi disgraziati e mi riferisco ai maschi senza onore, invece di vantarsi come si faceva in passato con gli amici in piazza, al bar, raccontando i loro sforzi per raggiungere l’obbiettivo, vadano a pubblicare tutto ciò in rete o che si scambino commenti nei vari gruppi di discussione, dove purtroppo, il delatore o la delatrice, l’infame, l’infiltrato o l’infiltrata, come una pettegola dal parrucchiere, va a far uscire dal gruppo ristretto le conversazioni, creando l’immagine falsata di maschi mostri che  se ne approfittano di donne, maggiorenni, che, volendo passare per indifese, si professano vittime, a comunque affamate e saziatesi di carne maschile, esteticamente attraente, altrimenti si dubita che gliela avrebbero data, no?

È vero che vale sempre “l’arcaico” detto femminista de: “L’utero è mio e lo gestisco io”, nulla da eccepire su questo loro sacrosanto diritto di proprietà privata, donata da madre natura alle donne bio, ma va ricordato a queste donne che la danno via con estrema facilità, senza le necessarie accortezze,  poi il rischio che si corre, in primis è quello di essere etichettate come donne dai facili costumi, in quanto perché, piaccia o no, la nostra società è ancora, nel bene o nel male, intessuta da un forte maschilismo, ma se anche così non fosse, una donna che ha rispetto di se stessa, non va a darla al primo gonzo che passa, dopo qualche chattata sullo smarphone, arrabbiandosi poi se in un modo o in un altro, viene fottuta.

Rimarco una cosa però, riferita al genere maschile, genere del quale immodestamente sento d’appartenere: i maschi di oggi non hanno onore, non hanno dignità, non hanno rispetto, lasciamo stare per quella che ti sei portata a letto, brutta e grassa come la morte, nessuno ti ha puntato la pistola addosso e ti ha costretto a farlo. I maschi di oggi non hanno rispetto per se stessi: ti sei fatto la scopata? Bene. Hai aggiunto un’altra tacca incisa sull’uccello? Hai fatto bene. Ma almeno abbi l’onore di tacere e di non fartene vanto, soprattutto lasciando tracce nei messenger. Quindi, se devi reclamare, legittimamente, la tua vittoria: datti appuntamento al bar, davanti ad una birra, attorniato solo da amici fidati e racconta, se vuoi, le tue prodezze amatorie. Poi, se qualcun altro le mette in rete, orbene, ha tradito la tua fiducia  e questo, per dimostrare che si ha senso dell’onore, andrebbe escluso dal gruppo e bloccato nei social network, in quanto “bocca da puttana!”, come si diceva anni fa dalle mie parti.

Poi, visto che la scommessa con gli amici l’hai vinta, sarebbe da persone intelligenti uscirne con signorilità, scaricandola non spiattellandole in faccia la verità, ma raccontando le solite balle diplomatiche che si usano per scaricare una persona. Tanto il maschio, in quei casi lì, davanti a se stesso e davanti agli amici ha già vinto e non ha senso distruggere, umiliare e destrutturare la sconfitta, quella è già stata punita a sufficienza da madre natura, no?

Nota dell’autore: il rispetto va dato alle persone, sempre, soprattutto quando si è faccia a faccia, alle loro spalle, in privato, quando queste non ci sono, ci sta ancora per ora la libertà di dire ciò che si vuole e con il linguatggio che si vuole, indipendentemente dal sesso biologico di appartenenza, se non si vuole beccarsi come minimo uno sputo in faccia o una denuncia!

Foto dalla rete

Marco Bazzato
23.10.2017


martedì 10 ottobre 2017

Trenta giorni di sospensione da Facebook

Ormai, cari amici vicini e lontani, amici che già conoscevo nel mondo reale e che ho conosciuto nel grande “Mare Mostrum” della rete, di Facebook, sono considerato dal Social Network più utilizzato al mondo, un Troll, un disturbatore di professione, un provocatore e questo, a detta del giudizio insindacabile dei “Guardiani occulti di Facebook” è tossico per la società virtuale.

Mi sono beccato un cartellino rosso di quelli grandi come una casa, per un mio commento a loro dire sessista, a riguardo un articolo apparso in rete, dove una donna, diversamente bella, non posso scrivere brutta come la morte, si è innamorata perdutamente di tizio conosciuto in rete, il quale, dopo averci fatto l’amore, non posso scrivere che gliel’ha calata in due e due quattro, da questi, si presume con una fatica titanica e/i satanica, ha portato a termine l’amplesso, il coito, per poi scaricarla come uno straccio usato, in quanto questo aveva scommesso con gli amici che si sarebbe portato aletto una tizia brutta, detto in inglese: Pull a Pig. Scommessa vinta. E diciamocelo, questo giochetto tra amici si è sempre fatto, fa parte del rito di passaggio dei giovani maschi. Con la differenza che prima non ci stava la rete e tutto accadeva in paese, in città, mentre adesso si piglia l’aereo per fottere o per farsi fottere.Chiaramente non tutti lo fanno e non tutte le diversamente belle ci cascano, ma quando si fa “fishing”, qualcuna prima o poi cade nella rete e quindi si vince la scommessa. Indignarsi per una cosa che si sa avviene dalla notte dei tempi,  è un po’ come essere intellettualmente deficitari, negando che se si mette una mano sopra la piastra elettrica accesa, non ci si ustiona la mano. In questi casi resta da capire sempre però chi è la piastra o chi è la mano!

Ho aggiunto anche il tizio che ha fornicato con la sedicente diversamente bella, molto probabilmente si è trovato nelle stesse condizioni di Loris Batacchi, capo ufficio pacchi alle poste di Fantozzi, quando si è portato a letto, la scimmia, pardon, Mariangela.

Tutto qui. Un innocuo, a mio avviso, commento, con tanto di citazione di un film diventato culto nel cinema italiano, ma che evidentemente non è piaciuto a qualche femmina delatrice, la quale ha subito pensato di segnalarmi ai “Guardiani occulti di Facebook”, dove presumo non si sono nemmeno degnati di leggere il messaggio e comprenderne le sfumature sarcastiche, satiriche e/o umoristiche.

Già, perché non si può dire che ci sono delle donne diversamente belle, che proprio a causa della loro estetica decadente, causata forse da madre natura o da incroci genetici mostruosi, sapendo che non sono le prede più ambite e le più guardate, appena trovano il gonzo, per soddisfare la loro libido affamata, non ci pensano due volte a giacere con degli emeriti sconosciuti, salvo poi indignarsi se a rapporto terminato, quando anche il maschio, legittimamente, al pari della donna, ha soddisfatto le sue voglie carnali, la scarica come fazzoletto usato, gettandola nel cestino dei rifiuti riciclabili, in quanto è utilizzabile anche da altri poi. Perché questa, signore mie è la verità. Sappiamo tutti che femmine e maschi e maschi e femmine, siamo tutti sessualmente e affettivamente riciclabili e/o già stati o state riciclate, quando si è scartati dalla controparte e poi si raccatta o si  è raccattati, dopo un periodo più o meno lungo di purificazione o decantazione, come il vino, in modo da lasciare il tempo che i fondi si depositino. Chi dice l’opposto o nega questo fatto inconfutabile sa di essere mendace o se non lo sa che le cose vanno così, è un idiota, o peggio ancora un codardo o una codarda che mette la testa sotto la sabbia, lasciando al contempo il culo fuori…chissà perché!

Ma se una donna tratta, giustamente il maschio come uno zerbino, allora quello è un diritto della donna e io, chi mi conosce, sa che ho sempre difeso questo diritto della donna, di utilizzare l’uomo per i proprio piaceri carnali personali e poi abbandonarlo, a soddisfacimento avvenuto. Però, essendo un fervido sostenitore delle pari opportunità, rivendico questo diritto da parte di entrambi i generi, senza alcuna distinzione, non solo di genere, ma anche di colore della pelle, di razza, religione, nazionalità, colore degli occhi, colore dei capelli, alito o ascelle puzzolenti o no.

Perché care amiche donne, la cruda realtà è questa, non ci stanno mezze misure o falsi buonismi o interpretazioni politicamente corrette da dare sulla realtà stessa.

Ma probabilmente, anzi, non probabilmente, l’errore credo di averlo commesso, ne sono certo. Il mio errore non è stato tanto quello di scrivere quel commento, lungi da me l’idea di ritrattare ciò che ho scritto, ma il mio errore, il mio vero grave errore è stato quello di essermi mescolato con la plebaglia, con il pantano della società, con il particolato in sospensione colloidale del genere umano. Ho commesso l’errore di degradare me stesso, mettendomi sul loro stesso piano della mediocrità. Ho commesso l’errore di pensare di poter dialogare con dei soggetti ottusi, non importa in quali argomenti, dalla politica, alla famiglia, alla società, al razzismo, all’antirazzismo, al comunismo, al fascismo, al bestialismo, pardon, animalismo e via di “ismi” assortiti e vari. Insomma, la feccia intellettuale del genere umano, il rifiuto non abortito diventato persona, che poi si sclerotizza in posizioni ideologiche, elevandole al rango di fede e di dogmi di verità assolute.

Bubbole.
Quindi, per assurdo, ringrazio Facebook d’avermi imposto un allontanamento temporaneo dal Social Network, in quanto, dopo un momento di scoramento iniziale, mi ha fatto ragionare su quelle priorità che negli ultimi due anni avevo accantonato, ossia lo scrivere in modo libero, qui, nel mio blog, commettendo l’errore di mescolarmi alla massa, alla plebaglia ignorante, incapace di comprendere le sfumature di un testo, in quanto ormai, colpa anche di un politicamente corretto, che da tempo lo chiamo politicamente corrotto, ha creato una società, paradossalmente di integralisti, di fanatici, manipolati dai media, che prendono tutto come un attacco personale o un offesa, ma non sanno comprendere, non sanno ragionare, non sanno usare il cosiddetto “pensiero laterale”, fissandosi in un formalismo linguistico che ha reso la società, o almeno una grande maggioranza, dura come la creta, incapacitata a ragionare con la propria testa.

Debbo dirvi, care lettrici e lettori, se metto prima i masculi e poi le femmine, mi becco ancora del sessista, quindi faccio l’opposto, ma così facendo rischierei di passare per un paraculo, ma va bene, che nel corso degli anni non mi sono mai sognato di segnalare nessuno per un commento inappropriato o che andasse contro il mio modo di vedere la realtà. Nel corso degli anni, di minacce, anche di morte, ma comunque tutti prima o poi in un modo o in un altro dobbiamo crepare, o di torture e violenze, ne ho subite a bizzeffe e mai mi sono sognato di segnalare qualcuno, perché credo che la maggioranza di coloro che tanto sbraitano in rete, che minacciano morte e torture varie, siano solo degli poveri sfigati senza arte e né parte e perché, paradossalmente, credo nel diritto assoluto della libertà di espressione e quindi mai ho degradato me stesso al rango di spia a “guardiani occulti di  Facebook”, facendo il delatore contro questi miserabili, in quanto a differenza di costoro, so d’essere migliore non in termini relativistici, ma in termini assoluti.

Quindi, bando alle tristezze inutili. Io sono qui, nuovamente davanti a questo foglio bianco di word, felice di rimettermi in sella, felice di rimettermi a scrivere, in solitudine, davanti a questo monitor, perché oggi, anche se mi hanno imprigionato con il silenzio, dentro una cella di punizione, quella che questi secondini credevano di avermi imprigionato, invece, almeno per me, significa riacquistare quella libertà, dove io stesso, da stolto, mi ero ingabbiato, mescolandomi con una marmaglia insipida, stupida, intellettualmente corrotta e facilmente corruttibile dalla logica di chi grida più forte e soprattutto da chi, raccontando ogni giorno menzogne politicamente corrette, trasforma queste menzogne reiterate in dogmi, creando, come ho già scritto nelle righe precedenti, degli integralisti ottusi, non diversi dagli integralisti religiosi, me ne fotto di quale religione o filosofia di vita.

Marco Bazzato
10.010.2017

mercoledì 27 novembre 2013

Berlusconi si avvia verso la decandenza

Sono tutti pronti per celerbare la messa a requiem per la morte – politica per ora – del pregiudicato Berlusconi Silvio.

I puzzoni, pardon i postcomunisti sono pronti a stappare, brindndo, in comunanza spirituale, ma solo con quella, con operai – solo  se di colore, disoccupati – se di colore, immigrati clandestini, gruppi LGBT e zingari, con decine di bottiglie, che quei pezzenti sopracitati manco possono permettersi,  di Dom Perignon, dal misero prezzo di 250 euro cadaduna, gioendo e ballando attorno al fuoco, facendo il verso alle danze tribali dei Watussi, dando così liberamente sfogo a quasi quattro lustri di repressione berlusconiana, potendo finalmente dedicarsi liberamente al fancazzismo militante.
  
Ma a parole questi fetenti si dicono sempre vicini – basta che stiano distanti, puzzano – ai contadini, vicini  alla classe operaia e alle masse oppresse, purchè non facciano adunate sediziose e controrivoluzionarie, cosa oggi impossibile in quanto tengono per le palle la triade dei sindacalisti, che manco morti si sognano di portare il malcontento popolare in piazza, quando la sinitra, sinistra, siede, come uno Zar affamato di potere, al potere.

È dal 1994, anno della ua discesa da cielo, ossia anno della sua discesa in campo, come umilmente ama dire, che questi tangheri incopententi cercavano di fargli la festa politicamente. E hanno dovuto, come per Al Capone, con tutti i distinguo del caso, utilizzare la leva in assoluto più temuta al mondo: quella fiscale, in quanto è come dice Pissio, “Più che un paeo me pare  de avere na lima in tel cueo” (1) .

Ora diciamocelo, il pregiudicato Berlusconi Silvio è sicuramente diversamente innocente, però dai diciamocelo, il futuro ex cavalirere da quasi vent’anni era ostaggio della sinistra, dove i due maggiorni partiti italiani del quasi ventennio “post e antifascista” si sono fatti da reggipanza e reggipalle a vicenda, parandosi il culo l’uno con l’altro, approvando,  a corrente alternata leggine bipartisan per salvarsi, quando era necessario, capra e cavoli. Ergo: la destra lavava la mano dellasinistra e la sinistra quella destra, come fa Bruno Vespa, quando, durante Porta, non sapendo dove mettersele, continua muoverle l’una dentro all’altra, come fossero un unico elemento.

Il problema è che i puzzoni della sinistra intimamente non avrebbero mai voluto la decadenza di Berlusconi,  in quanto perdendo l’unico avversario apparente che hanno, poi non avranno più alibi. Ma se avessero provato a salvarlo con il voto segreto, gli elettori e i militanti  del Pd avrebbero fatto il possibile per spellare vivi, cuocendoli a fuoco lento con aglio, cipolle, patate e carote, il tutto infilato  nel culo – come si fa con i tacchini ripieni –  i gerarchi  dellordalia laica  dell’oligarchia rossa del partito.

Ma proviamo ad immaginare lo stato di prostrazione psicologica in cui si trova il pregiudicato Berlusconi Silvio, in questa lunga giornata, mentre attende che il boia, ossia i senatori, facciano il loro sporco mestiere: decapitarlo politcamente.

È logico che qualsiasi persona che improvvisamente vede svanire il proprio potere si senta braccato, possa avere gli sfinteri e la vescica deboli, che soffra di eccesso di sudorazione e di alitosi pesante. Tutti gli umori del corpo se ne vanno praticamemente via con la Ford Escort, pardon a puttane. Il “cane” dicesi organo sessuale maschile o oggetto quando è flaccidamente molle, destinato alla minzione, potrebbe ritirarsi come la testa di una tartaruga dentro il suo guscio, non riuscendo più a far uscire le “uova”. Le ascelle potrebbero iniziare a pezzarsi in modo osceno, creando rivoli prima, ruscelli, poi torrenti, e fiumi di sudore, appestanti l’ambiente circostante.

Il pregiudicato Berlusconi Silvio tra poche ore sarà “carne politicamente morta” è dal cielo già  si sente il volteggiare degli avvoltoi in toga, pronti a contendersi la “carogna”, pronti a spolparlo ancora vivo, mentre agonizzante cerca di rialzarsi, dove però  un corvo, che se ne sta appollaiato su uno dei pilastri di ingresso di un cimitero, si fionda sul moribondo e planandogli addosso, gli cava entrambi gli occhi, perchè confuso dal luccicare delle lacrime, scambiate per brillocchi di valore.

Il problema di fondo è che dopo la “decapitazione” del pregiudicato Berlusconi Silvio da sentore, si dovrà giocoforza costituire una nuova ondata partigiana, di matrice anticomunista, dove non si canterà più la vetusta “Bella ciao” (2), “Bandiera Rossa” (3), “L’internazionale socialista” (4) o  “L’inno sovietico” (5), ma i nuvi paladini della libertà, i giovani mercenari della giustizia intoneranno, rigorosamente in clandestinità, in quanto considerati  controrivoluzionari da sopprimere moralmente e non solo, in ogni modo, “Benvenuti a ‘sti frocioni” (6), o “Uomini sessuali” (7).

Il problema è cosa accadrà poi?

 In molti inizano a pensare che il “tradimento” di Alfano sia stato orchestrato a tavolino dal Cavaliere e dall’Angelino in previsione della decadenza del pregiudicato dalla carica senatoriale,  per cercare di mantenere quel minimo di voti figlio o vittima di quel retaggio psicologico o psicopatologico, che ha reso gli italiani mentalmente lobotomizzati,  seconondo altri,  sugli elettori che il brand “Pdl” richiamava, visto che in teoria, sebbene i sondaggi, da prendere sempre con le molle, diano il brand “Forza Italia” in salita, è possibile che molti elettori, se si andrà alle urne presto, spostino il loro voto, non verso il “traditore” Alfano, ma verso il Movmento Cique Stelle, che alle ultime tornate amministrative è calato di brutto.


Ma il problema è che con la sinistra nel sedere, pardon, al potere, si continuerà a perseguire la via indicata da Monti e proseguita dal Letta, entrambi due Primi Ministri che non hanno ricevuto l’investitura popolare, ma direttamente da Bruxelles e dalla Bce, per fare gli interessi tedeschi e del rigore monetario, a discapito, come sempre accade quando ci stanno i puzzoni la governo, che vengaono sacrificate le pensioni degli accattoni, tanto sono già morti di fame, se crepano prima si sospende l’erogazione, a meno che non ci sia la sfiga della reversibilità alla vedova, aumenteranno le tasse, I.V.A. accise, tasse varie, già comuqnue fatto in precedenza con il governo Monti, grazie anche all’avvallo irresponsabile del Pdl, insomma, la solita minestra putrida riscaldata e ammuffita, più varie ed eventuali che verranno aggiunte in seguito,. dando da ingoiare agli italiani, non importa se per via orale o per via anale, la  purga che devono prendere tutti – a patto che abbiano redditi mediobassi –  anche se soffrono di diarrea e colite cronica, neonati e neomorti compresi.

Ma l’aspetto peggiore riguarderà Medisaet, che già in questo momento è ridotta ad un ammasso metastasico di televisione. Con la decapitazione definitiva del Cavaliere verranno meno gli interessi degli investitori ad investire in pubblicità nelle reti del biscione e quindi, già che i programmi da mesi sono al livello del tanfo della cloaca massima dell’antica Roma, è possibile che in futuro non lontano,  in prima serata trasmetterano su Canale 5, Rete 4 e Italia 1, sette giorni su sette, solo soap opera sudamericane, recitate con il deretano.  Almeno inizziassero a trasmettere film porno, che per quanto poco sono più educativi delle soap, visto che oltretutto ne sono pieni  i magazzini e potrebbero fare, con poca spesa, prime visioni tutte le sere, anche in fascia protetta, per la buona crescita dei minori, per far diventare le ragazzine che hanno avuto il menarca delle baby puttanelle per manager sfigati, che tutti casa, chiesa e famglia, , i maschietti appena puberi dei bulletti esperti in sadomaso o dei prostituti per vecchi pervertiti, per la goia della sinistra radicale.

W l’Italia che è stata fatta  nel 1861 ed evvia gli italiani che tramite la sinistra, inizieranno a farsi di ogni cosa: cannoni, pasticche, cocaina, metanfetamine, Ketamina, fino alla fantasmagorica droga Krokodrill! (8), che letteralmente scarnifica la carne, chiaramente nel nome della libertà del singolo, in modo che da rincoglionito sia malleabile e docile. perchè ormai divenuto preda della “scimmia!”

Marco Bazzato
27.11.2013



lunedì 28 ottobre 2013

Miss Italia 2013

Avrei voluto intitolare l’articolo: “Miss Italia 2013 – l’agonia di un cadavare”, ma avendo rispetto relativo per i morti – dipende chi sono – mi sono astenuto.

Morale della favola, ieri sera ho assistito al programma, guardandolo sul pc, visto che questi figlio di una fellatzio di La7, trasmettono solo sulla piattaforma Tvsat, ma criptano i programmi per l’estero e quindi, non avendola, nisba.

 Pazienza.

Da dove inizare? Innanzitutto non ci ono aggettivi diversamente positivi per commentare il programm. Ho cercato anche sul dizionario dei sinonimi, alla ricerca dei più cinici e spietati e tutti, in questo particolare caso, sapevano da frutti canditi, zucchero a velo, oppure trasmettevano l’aroma delle castagne di autunno della “Sagra del Folpo” di Noventa Padovana, visto che la “Sagra della folpa rancida” impazzava su quel canale innominabile, che si sta già masticando i coglioni, visto che sarà costretto a trasmettere lo show per altri tre anni, tanto per perdere quei quattro spettatori che ha, visto che continua, come nella “Terra dei fuochi” continuare a disseppellire rifiuti tossici di Mediset e Rai.

Ma, giustamente, se si vuole fare una critica oggettiva non si può non dire che lo  spettacolo era  pietoso, mediocre, il meccanismo di selezione fatto con i piedi,pregno di miseria ad ogni angolo, tanto che sembrava di essere all’inesistente “Fiera del finocchio” di Agna, vicino a Cavarzare, in provincia Padova.

I due presentatori non si trovavano. Il comico, l’Alessandro Siani ha buttato alla fine il suo intervento in politica, gli sponsor erano assenti, le aspiranti e quasi respiranti miss, erano scialbe, alcune normali, altre cicciottelle, mentre altre ancora, rispetto alla taglia 32 – 34 – 36 e 38, erano addirittura obese.

Meglio dei chiodi anoressichi che non delle bulimiche!

Che dire dell’ex miss Italia, quella che si è fatta sb...re da da una Noce? Analfabeta e inconcludente. Uno stuzzicadenti sporco di tartaro e sangue, anche mestruale, avrebbe fatto una figura migliore e avrebbe saputo leggere meglio.

I testi erano uno schifo, forse sono stati scritti dal padre della Keynge, il re della sua tribù

. Il finale poi, un vero inno alla divinità dei barboni,  e all’accattonaggio mediatico: le due finaliste come due stoccafisse, inespressive, senza anima e phatos, mentre la Mirigliani, dopo la proclamazione, le  ha schiaffato la corna in testa e poi via col bottiglione di vino, cacciato quqsi in gola, giù per il gargarozzo della vincitrice, in modo che bevesse quasi di forza e a Gargamella,  manco fossero in osteria. E ciliegia sulla torta, nemmeno stelle filanti e  coriandoli – ah, il personale delle pulizie costa! –   uno straccio di musichetta. Per la serie, i fratelli Lo Tumulo almeno sanno renderti allegro l’ultimo viaggio verso il camposanto.

La Rai ha fatto bene a lavarsene le mani, visto che il programma ormai giaceva sul tavolo autoptico delpatologo forense, con il cervello messo sotto formaldede, gli intestini puzzolenti messi da un’altra parte, e con il colon, pieno di materia fecale, scagliato addosso, a pieni mani, a quei quattro gatti di spettatori che tapezzavano il palaport, come un corpo pezzato dalla vitiligine, o come le chiazze sulla pelle, causate da un fegato malridotto di un vecchio settantacinquenne che bussa alle porte del Paradiso, ma con San Pietro che irritato gli fa il gesto dell’ombrello, alzandogli , davanti agli occhi velati dalla catarratta, il dito medio.

E infatti lo share omeopatico è stato confermato dagli indici di ascolto, che come  gli imperatori romani, decretando la morte degli infami, delle piattole, degli schiavi inutili, faceva il pollice verso il basso, ha dimostrato l’abisso putrescente in qui il concorso arranca da almeno cinque anni, nuotando nei miasmi liquamosi del nulla, ossia 937 mila spettatori, + 2,  io e mia moglie, dalla Bulgaria.

E la cosa interessante è che la legge italiana punisce il villipedio di cadavere, lasciando però indenni dagli strali della giustizia show televisivi che sembravano trasmessi da una tv dell’Abissinia, dell’Albania o del Congo.

Nelle tv satellitari dei Paesi asiatici si possono vedere programmi migliori e vallette veramente fighe,  preparate, scosciate e anche mezze smammellate, che  non che si impappinano e sbagliano riga – forse perchè pensano ad altre righe...

Morale finale della storia,  quei “quattro” telespettari che sono rimasti incollati fino al termine del supplizio, hanno assistito ad un atto di necrofilia televiva, con lo stupratore mentale che aveva assunto dosi assassine di viagra, per farsi avere una specie di pseudo erezione, per provare a penetrare il cadavere nei tre orifizi, ma all fine non è riuscito a raggiungere nemmeno l’orgasmo, trovandosi così  la fava dura e dolorante, che lo ha portato – per fortuna – verso una lenta e dolorosissima morte,schiumando bava dalla bocca e rilasciando il contenuto degli intestini e della vescica sul pavimento, mentre con gli occhi vitrei e vuoti fissavano la luce eterna della morte.

Marco Bazzato
28.10.2013

mercoledì 31 luglio 2013

Guida pratica per schiattare dal caldo e dall’afa in ferie e non!

Si dice che la madre degli idioti metta al mondo figli dementi, però, in questa calda estate si sa che non sono mai abbastanza e questa piccola guida, da non mettere in pratica, mai, è utile nella malcapitata idea che poi si gridi alla scampata tragedia, alla tragedia anncuiata o alla tragedia consumata.

In citta:

Cosa fare quando la temperatura supera i 37º e dall’afa che fa sudare i maschi come maiali e le femmine come  scrofe,  messe a rosolare sul fuoco  alle tre del pomeriggio,  nelle città, sfortunatamente svuotate dal traffico e dallo smog?
Intanto niente abiti di contone  o leggeri, meglio l’acrilico, il sintetico, se femmine gli stivaloni da baldrarcca, rigorosamente in plastica o  per le più abbienti in pelle di orso siberiano – che per fare incazzare glianimalisti deve essere rigorosamente una specie protetta e ammazzato di frodo – , con calze di mylon o calzettoni di lana.

 Le crape di maschi e femmine non va coperta nè con cappellini e nè con bandane o altro, rischiano di diminure la temperatura, quinidi il cervello non si frigge.

Lavarsi come nel medioevo, ossia durante le feste comandate o al massimo  una volta la settimana. Non usare i tanto reclamizzati prodotti antisudore o le creme contro gli eventuali pruriti vaginali, causati da zecche o funghi internni o esterni della bernarda.

 Parafrasando l’Ignazio la Russa di Fiorello: “”L’essere umano deve puzza, al massimo mettere del formaggio grana sulla pelle!” Questo fa godere gli  ambientalsiti radicali come  se fossero dei fortunati affetti dalla “Permanent Sexual Arousal Syndrome” (PSAS, se mediamente fortunati, da orgasmi multipli, se semplcemente fortunati da orgasmo a cadenza annuale o se sfigati, completamente frigidi.



Sono consigliate le bibite gassate, molto giacchiate, meglio ancora gli alcolici: birra, vino, whisky, grappa, ideali  congestioni o infarti, se no si è più di primo pelo.assolutamente sconsigliato in questi casi la modica quantità, l’etilometro deve schizzare alle stelle anche ad un metro di distanza.

 Niente bevande dissetanti o gelati. I beveroni a base di frutta sono out, tabù, pornografia liquida da vietare a tut le età. Anche se alcune tendendze dell’antisalutismo radicale consigliano di non assumere alcun tipo di liquidi, anche per giorni e giorni,  quando le temperature sono canicolmente africane o più specificatamente congolesi!

.  Al posto della verdura. un ottuplo Woohper del Burger King, ossia con otto hanburger,  dal peso di 113,5gr, pari ad un totale di 567,5gr,  e tre porzioni giganti di patate fritte, oppure costate di maiale, ossetti con polenta e funghi, salse varie, stile chili o tabasco, purchè piccanti, meglio ancora se si ingurgitano anche una decina di peperoncino Habanero, i quali vanno, come  piccantezza,  dai 200.000 ai 350.000 della scala di Sconville. Chiaramente le porzionioni, non importa se di pasta o di carne devono essere abbondati. Per la pasta mai meno di 180 grammi, mentre per la carne, meglio se di maiale e grigliata, che va abbondantemente espeziata e salata, le singole porzioni, mao inferiori ai 900gr – il vostro colesterolo e la pressione vi ringrazieranno di cuore!

Per smaltire il pasto si consiglia una corsa sotto ilsole rovente, mezzora dopo il pranzo, quando è iniziata la digestione, senza rinunciare ad almeno tre sigarette, da fumarsi al trotto, meglio se queste hanno  un alto contenuto di nicotina e catrame,possibilmente al mentolo e senza filtro. È chiaro che sono  sconsigliati i parchi pubblici, le zone verdi. L’ideale sarebbe correre dietro ai camion, meglio se vetusti, visto che il particolato è più elevato. In mancanza di ciò va bene fare footing – che non signfica fottere in corsa, chiavare o fare una sveltina, anche da soli –  dietro ad auto vetuste, peccato che ne esistano poche senza catalittica e che sia sparita dalla circolazione la benzina super al piombo!

Al mare:
La spiaggia è un altro capitolo delicato.

Chiaramente a livello alimentare valgono le stesse regole  della città, ma non va dimenticato che il sole va preso nelle ore più calde della giornata e che non vanno utilizzate in alcun modo le creme antiabbronzati o protettive. Anzi, sarebe meglio se si sta delle ore sotto il sole di bagnare la pelle con acqua di mare, favorisce le scottature, le bolle e le ustioni sulla pelle. Se si prende il lettino, per non finire a righe al termine della giornata, non usare il parasole per la zucca, il biaco latte, stile rigor mortis,  della crapa e il rosso fuoco del resto del corpo non fanno pandance, meglio una tinta unita omogenea.

Lo stesso vale per i bambini – se siete genitori sciagurati!.

Il bagno in mare, rigosamente a digestione iniziata,ossia dopo mezzora dal termine del pranzo. Per assicurarsi una buona congestione, è bene accertarsi di essere satolli come otri e che lo stomaco non possa ingurgitare manco un  bicchiere di birra gelata o di whisky on the rocks. È comunque “consigliato” fumarsi anche in questi casi almeno tre sigarette senza filtro, ad lto contenuto di nicotina e catrame e al mentolo, per poi tuffarsi, mentre i polmoni faticano a prendere aria.

 Lo stesso rito del fumo va ripetuto, se non si schiatta durante la nutoata per congestione o per arresto cardiocircolatorio, appena si risale a riva, quando i polmoni sono bene aperti per via dello sforzo.  Se  in questi casi sentite strani formicolii al braccio sinistro, dolore al petto o che metà parte del corpo è informicolata, o provate dolori alla nuca, non preoccupatevi, si sta solo avviciando un principio di infarto o di ictus. Si consiglia in questi casi  di pregare o bestemmiare a seconda delle attitudini, potrebbe essere il vostro ultimo giorno di vita.

 È chiaro che i maggiori fortuanati in questa roulette russa estiva sono sempre gli over quaranta, che non fanno moto durante l’anno e sono svorappeso, mentre gli altri, quelli altetici e sportivi, potrebbero essere discriminati dal fato, dalla sfiga del che tutto va bene, ma non disperarti, potrebbe toccare proprio a te, mio fedele lettore o lettrice. Tutto sta a provarci.

Ora, cari lettori, avete in mano tutti gli strumenti per scelgiere se usare il discernimeto o essere idioti e predisposti a far lavorare l’ambulanza con tanto di defibrillatore e ossigeno, se in città, o far lavorare i bagnini, che passano la maggor parte del loro tempo a guardare il culo delle bagnanti fighe, a fare commenti tra di loro sulle più cesse, su quelle che hanno le tette cadenti e il culo così flaccido che tocca la sabbia, tanto da crreare mentre camminano una pista per le biglie, come consiglia la nonna a Chiara, nella famosa pubblicità della Tim.

 I maschi invece? Quando passano davanti ai bagnini con i loro fisici scolpiti e i muscoli in bella mostra, guardandosi il ventre rigonfio di birra e vino, bestemmiano e li malediscono, sapendo che trombano come ricci, mentre loro, i bagnanti panzoni,sono costretti ad accontentarsi dei quarti di bue che hanno per mogli o compagne o andare via di manovella, se single,  collegati ad internet, immaginando come diceva Pop Merril ne “La metà oscura” di fottersi qualche “Nobifiga di città”  mentre i bagnini sguazzano senza soluzione di continuità, puciando il randello ogni notte nei ventri di vulve imperiali, dai ventri piatti e dalle mammelle dure come marmo di Carrara.

In ogni caso: buone ferie a  coloro che possono, usando discernimento e ragione!

Marco Bazzato
31.07.2013

venerdì 11 gennaio 2013

Clown negli ospedali? Per carità…


La cosa peggiore negli ospedali quando si è infanti o bambini? Oltre  naturalmente le grida, la paura con il suo tanfo nauseante che ti si attacca addosso, le flebo, gli esami – anche se a me personalmente gli esami del sangue sono sempre piaciuti…il medico che ti cerca la vena, ti infila l’ago, non la becca, inizia a rigirarti l’ago dentro la carne, bucandoti la vena, facendoti uscire un ematoma, che rendendoti il punto la pelle, piena di sangue, sottopelle, molto simile alla ferita causata ad Actarus, il Principe di Feed, pilota di Goldrake, di Atlas Ufo Robot – i cateteri, il freddo dello stetoscopio sul torace infreddolito, la calligrafia illeggibile del dottore e le minestre ospedaliere, una vera sbobba mai mangiata, visto il tanfo che emanavano, almeno quelle al IV piano del Monoblocco dell’Ospedale Civile di Padova, nel reparto di Urologia, quando nel corso degli anni  ’80, vi rimasi “detenuto” per cause nefrologiche dovute a problemi genetici, come si usa dire oggi, congenite come si diceva fino a pochi decenni fa. Ebbene oltre a quanto soprascritto, la maggior rottura era la visita di losche figure, non importa se di sesso maschile o femminile che arrivavano con i loro camici blu o rosa a far giocare i piccoli degenti,due volte la settimana, per non più di un ora al giorno, di pomeriggio abitualmente, dopo il giro dei dottori.

L’evoluzione di quella perversione si è evoluta grazie ad un bischero americano, tale Patch Addams  (1),che nel 1971 ideò la terapia olistica conosciuta come clownterapia (2).

Come molte idee bislacche americane, vedi Babbo Natale, un prodotto della Coca Cola, oppure Halloween, anche questa ha attecchito, come la gramigna, essendo nate associazioni no prfot di clownterapia dedite, e piene di buone intenzioni, atte a fardivertire i pazienti, con i loro membri alabardati come tanti Pennywise, il clown danzante, Booby Grant, It, Esso (3) pronti a succhiare l’energia vitale, emessa in abbondanza dalle tempre malate ma desiderose di guarigione, dei piccoli degenti.

La cosa che allora ma anche oggi, era il fatto che delle stronzette, almeno quelle dei miei tempi erano delle ragazzotte, per fortuna passabili e non dei cessi, entrassero nelle stanze alabardate di giocattoli, costruzioni, macchinine, dove con la scusa di far divertire i bambini, queste allora e forse anche alcuni pagliacci dediti alla clownterapia, si comportavano come i gatti che, secondo alcune leggende, succhiano l’energia vitale ai bambini, non diverse a modo loro dalle vampiresse succhiasangue!.

La scusa che adottano questi  Pennywise è che gli si riempie il cuore quando vedono il sorriso sbocciare, come un fiore malato, dal volto dei bambini. Ma questi non vogliono o fingono di non capire, che a un bambino malato, quel sorriso, proprio in virtù della malattia che lo soggiace, è un sorriso o una risata estratta quasi a forza, come se un dentista volesse estrarre ad un paziente impubere il dente del giudizio, senza anestesia, all’insaputa della madre, mettendogliela poi comunque in conto.

Ricordo ancora come le mamme di quando ero ricoverato, spingessero i figli a giocare con le “signorine,” come venivano chiamate, non per il bene della distrazione dei figli malati, che sovente si accostavano a costoro a malavoglia, anzi, qualche volta quasi piangendo, vendendosi “costretti” a giocare, per dare un po’ di tregua alle madri che facevano assistenza ai piccoli.

Non ho mai giocato con quelle “signorine”, oltretutto vedendo come alla fine i miei compagni di “prigionia” si accostavano recalcitranti a quelle donzelle dagli giochi di ghiaccio e dal – falso –  sorriso facile, in modo non dissimile da quello di un puledrino che viene costretto a forza a trottare verso un ostacolo.

Oggi come allora,almeno io ricordo bene la Pediatria dell’Ospedale Civile di Padova, luna delle cose peggiori erano le stanze dei bambini, così tristemente ricche di colori e immagini della Disney o altro, come se Paperino, Qui, Quo, Qua, Nonna Papera, Zio Paperone  o i colori sgargianti alle pareti potessero lenire il dolore e la sofferenza. E un bambino, purtroppo a volte è peggio di un cucciolo di cane ammaestrato, ossia per compiacere pagliacci, clown, Pennywise e genitori, è costretto a mentire, fingendo di divertirsi, sorridendo e ridendo forzatamente come un ebete perché altrimenti i presunti sguardi assenti, ma presenti dentro l’universo inesplorato e inesplorabile della sua mente, vengono interpretati come scontrosità, scarsa volontà di collaborare e interagire con il mondo esterno, come una sorta di autismo protettivo, che porta i saccenti a reputarlo poco incline alla volontà e alla voglia di guarire e  per questo il piccolo deve continuamente essere costretto a distrarsi con immagini apparentemente allegre, ma che per costui, in quanto malato, trasmettono solo rabbia, odio e profondo disgusto, perché i Pennywise o le immagini di Paperi, Sirenette, Mulan e via discorrendo, gli unici dolori di carta che hanno patito sono quelli imposti gli sceneggiatori.

A mio avviso appestare gli ospedali, le cliniche pediatriche di spacciatori omeopatici di filosofie clownesche è un insulto alla ragione e alla malattia stessa dei minori, in quanto questi sognano spazi aperti, sognano e bramano di sgambettare, correre a piedi, in bicicletta, cadere e sbucciarsi le ginocchia, cieli azzurri incontaminati, anche se sovente dai piani alti degli ospedali si vedono nuvole di smog, arti e menti che rispondono ai comandi che il cervello invia e la volontà ferrea e combattiva d’uscire dal tunnel della sofferenza e della malattia, se questa è clinicamente, farmacologicamente o chirurgicamente vincibile, altrimenti in ogni caso, vista la giovane età combattono, accettando il fato che le sorelle Cloto, Lanchesi e Atropo, le  figlie del “filo” del “destino” “ineluttabile”, hanno in serbo per costui.

Oggi i Pennywise ospedalieri fanno capo a Onlus, Associazione No Profit, che sovente fanno lavorare gratuitamente i volontari,sebbene queste ricevono finanziamenti statali, regionali o comunali per il sostentamento, facendosi belle alle spalle dei minori malati e di chi crede di farli divertire, ma i  piccoli malati hanno bisogno di ben altro per guarire: hanno bisogno di una buona sanità, di medici e paramedici preparati, di servizi per i genitori e non di buffoni con il naso rosso, la faccia pitturata ei capelli posticci, che strappano sorrisi forzati e non essere “usati” per i divertimenti ludici da adulti estranei al loro consesso familiare.

Marco Bazzato
11.01.2013




sabato 15 dicembre 2012

Animali da affezione: l’omissione di soccorso è reato


Animali da affezione: l’omissione di soccorso è reato? Sì, ma solo amministrativo.!

Checchè ne dicano i bestialisti, pardon gli animalisti, l’omissione di soccorso, in caso di incidente, con un animale da affezione –  cani, gatti, e uccelli –  se beccati, si rischia solo una sanzione amministrativa come stabilisce “l’articolo 189 del decreto legislativo n. 285 del 1992 (Codice della Strada) dove è stato aggiunto il seguente comma:
 «9-bis. L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subìto il danno. Chiunque non ottempera agli obblighi di cui al periodo precedente è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 389 a euro 1.559.” (1), che andrà in vigore dal 27 di dicembre del 2012.

Quindi in questo caso il legislatore, anche se ha calato le braghe davanti agli animalisti, saggiamente non ha previsto sanzioni penali, come l’arresto fino a un anno e pecuniarie fino a 2.500 – art. 583 del Codice Penale –  a dimostrazione, tanto per smentire gli animalisti, che gli animali, da affezione,  a termini di legge, non sono equiparati agli esseri umani, nonostante quello che continua a ripetere Maria Vittoria Brambilla nei servizi odierni  dei TG di Medisaet.

Ma ha senso fermasi a soccorre un animale da affezione investito accidentalmente?

Immaginiamo un investimento in una strada extraurbana, dove si corre a 70km orari, e si becca un cane di taglia media perché sbuca fuori all’improvviso, causando anche danni visibili all’autovettura, che forse nessuno risarcirà, specie se randagio.

L’automobilista, prima frena all’improvviso, con il rischio di tamponamento, se quello dietro non mantiene la distanza di sicurezza. L’auto va arrestata in modo che non arrechi intralcio alla circolazione, vanno accese le quattro frecce,ti sganciano le cinture di sicurezza, si scende dal mezzo, magari bestemmiando e imprecando come bufali, va indossato il giubbino giallo o rosso, si deve andare alla ricerca nel baule del triangolo, da posizionare a una distanza adeguata, per rallentare il flusso del traffico, si deve andare verso il punto dove giace l’animale, pregando le divinità che qualcuno non stiri, ammazzandolo, il soccorritore. Questi Deve raccogliere l’animale, senza sapere se questo ha le vaccinazioni, visto che non sa se è randagio, con il rischio di venire morsicato ed essere costretto ad andare a farsi le vaccinazioni. Deve raccogliere la bestia, magari anche sanguinante, continuando a smadonnare, sperare che in auto ci sia un nylon altrimenti la bestia potrebbe lordare la tappezzeria di sangue, vomito, feci urina e compagnia bella. Se non ha un nylon, per rispettare una legge, perché certamente non può metterlo in baule, specie se ha una berlina, potrebbe morire soffocato.

Continuando a pregare di non essersi beccato la rabbia, con la bestia che guaisce di dolore, deve andare a pigliarsi il triangolo, togliersi la giacchetta di sicurezza carter infrangente, chiudere il baule, salire in auto, prendere il cellulare, se non  conosce un veterinario vicino, e chiamare qualche servizio, a pagamento, dove forniscono informazioni h24. A informazioni ricevute, magari dopo un’attesa di minuti, tanto per far girare la bolletta o svuotare la carta prepagata, toglie le frecce di emergenza, riallaccia le cinture di sicurezza e si immette nella carreggiata di marcia, mentre la bestia continua a guaire e perdere fluidi, e il guidatore pensa che  arriverà in ritardo ai suoi appuntamenti – per far felice i bestialisti.

  Arrivato dal veterinario questi prima compila una marea di scartoffie, iniziando a tempestarlo di domande, come se questi conoscesse vita, morte e miracoli dell’animale. Ci da un occhiata veloce, e  mentalmente inizia a sfregarsi le mani per la parcella che quel gonzo sarà costretto a pagargli, visto che la bestia, non importa che sia randagia o che abbia un proprietario, quello che deve pagare il pollo a cui è rimasto il cerino acceso tra le dita, se che spera che una volta trovato il proprietario, questi che ne ha denunciato la fuga,  non lo riempia di botte e gli rifonda tutte le spese, per essersi fermato a soccorrerlo.

Peggio gli andrà se il cane è randagio, dove in quel caso nessuno gli rifonderà le spese e i danni che l’animale gli ha causato al mezzo.

A tutto questo va aggiunto il tempo perso e peggio se randagio e se il soccorritore viene morsicato o graffiato, lo stress per il rischio di malattie infettive, come la rabbia, dove quindi con questa legge dello Stato si rischia di mettere a repentaglio la salute dei cittadini.

A conti fatti ha senso fermarsi? Ragionandoci bene, assolutamente no, perché le probabilità di essere individuati potrebbero minime, sempre che non ci sia un bestialista che tira giù il numero di targa e poi fa la segnalazione alle Forze dell’Ordine,  o che ci siano telecamere che immortalano il tutto. Alla fine comunque al massimo arriverebbe a casa la sanzione amministrativa da pagare, sempre che non si faccia ricorso, vincendolo, dimostrando l’impossibilità oggettiva di fermarsi e prestare soccorso, pagando la sanzione minima, o che addirittura ne venga accertata l’impossibilità oggettiva e quindi non pagando un euro, avendo come conclusione una legge composta di tanto fumo e poco arrosto, visto che tra l’altro, come gustosissima ciliegina sulla torta, la sanzione amministrativa non va ad incidere sulla fedina penale.

Alla fine non si tratta di istigare a disobbedire alla legge, ma di valutare, secondo coscienza, soppesando i pro e contro, intesi come costi/ benefici dove potrebbe conviene tirare dritto, sempre di non essere bestialisti convinti..

Marco Bazzato
15.12.2012


lunedì 16 gennaio 2012

Costa Concordia: tutto sommato è andata bene?


Poteva andare peggio.

 Il naufragio della Costa Concordia si è dimostrato “un’opera d’arte di scherzosa imperizia marinaresca” degna di un dilettante, studente superbo delle sceneggiate napoletane, alle prese con una bagnarola di pochi metri, che si arrampica sugli spuntoni di scogli che si manifestano dalla mattina alla sera, facendo affondare il Concordia, come se le Sirene di Ulisse  avessero attratto “l’impubere” capitano di passaggio, amante delle trovate goliardiche.

 Mettersi a fare lo slalom tra gli scogli, non è stata una delle mosse più intelligenti, eppure in rapporto al numero dei presenti, tra passeggeri ed equipaggio, più di quattromila persone, il numero delle vittime è stato per fortuna risicato – attualmente ce ne sono sei di ufficiali e sedici dispersi, lo 0,5%.

Al Titanic andò peggio.

Ma c’è un aspetto che per certi versi può essere considerato positivo: sono stati testati sul campo i sistemi di sicurezza di abbandono della nave, impensabile da fare a livello teorico, anche utilizzando i migliori supercomputer esistenti, mostrando i limiti e la preparazione dell’equipaggio, mal addestrato, spesso che manco parlavano un briciolo di italiano, impauriti e con le scialuppe che scendevano a fatica sull’acqua. I protocolli si testano nelle condizioni reali e non in simulazioni certificate, dove tutti – come marionette – e senza la variante del panico, sanno dare il meglio di se, come tanti soldatini indottrinati nella Corea del Nord.

Ci sono stati dei ritardi – quasi un ora –  delle omissioni, a quanto sembra, ma sarà la magistratura ad appurarlo, causati dal comandate, che ha tardato a darne comunicazioni alla Capitaneria di Porto, ma, quando la macchia dei soccorsi si è attivata, nonostante l’umano panico tra i passeggeri, il deflusso è stato regolare e rapido, vista anche la vicinanza all’isola del Giglio e al dirottamento di altri mezzi navali, giunti in soccorso.

Per i detrattori va ricordati che alla fine il naufragio si è svolto sottocosta, a 150 Mt dalla riva, con gli stessi isolani che si sono apprestati a fornire i primi soccorsi, con coperte, qualcosa di caldo e indumenti asciutti, agli sventurati profughi.

Nessuno ne ha parlato, ma in quel maledetto venerdì 13 dello “slalom del capitano”, più di 1000 persone, in una sola botta, hanno perso il lavoro,ma nessuno ne parla, forse perché la maggioranza delle maestranze erano lavoratori stranieri, quindi non vanno ad incidere nelle percentuali dei disoccupati italiani, anche se nella conferenza stampa di oggi dell’amministratore delegato di Costa Crociere ha dichiarato che tutti i dipendenti della Concordia verranno ricollocati in altre navi. Staremo a vedere.

La cosa più “spassosa” è che l’Italia, ancora, è diventata, per colpa di un codardo, la zimbella del mondo, per lo stupro delle più elementari norme delle leggi del mare – e del buon senso, senza dimenticare che sempre il comandate, rivoluzionando le regole non scritte del mare, ha scelto di “dare l’esempio” ai croceristi, essendo stato tra i primi sopraggiunti a terra,  battendo sul tempo tutti gli altri, indice di scarsa sportività e di totale assenza di sprezzo del pericolo, nonostante fosse stato invitato, dalla Capitaneria di Porto, a rientrare a bordo.

Se non ci fossero di mezzo dei morti, i sopravvissuti traumatizzati, che presenteranno per mesi sindromi da stress post traumatico e le class action che colpiranno la Costa Crociere e tutti i responsabili, il rischio di inquinamento ambientale a causa delle tonnellate di gasolio presenti nella pancia del cruiser che giace addormentato su un fianco, che rischia di colare a picco, ci sarebbe da “ridere” per lo “spettacolo” che l’Italia ha mostrato al mondo, con i media che hanno spedito i loro inviati per i reportage e con le prime pagine di quotidiani e siti internet che hanno consumato milioni di pixel, per descrivere gli eventi.

Come andrà a finire? Si spera non a tarallucci e vino, ma con i colpevoli che pagheranno fino all’ultimo euro per i danni morali e materiali patiti dai croceristi, anche se si potrebbe pensare che alla fine, come ormai già si sta appurando, tutte le colpe saranno scaricate – giustamente – sul comandate, e con le compagnie di assicurazioni che faranno il possibile per non pagare i danni. Insomma, gli avvocati stanno affilando i coltelli per combattere all’arma bianca, pregustando parcelle succulente, pur di far sganciare meno euro possibile ai loro assisiti, lasciando in secca tutti i danneggiati...

Marco Bazzato
16.01.2012

domenica 5 dicembre 2010

Arriva il Natale


Ecco che nuovamente arriva il Natale, festa usurpata al pagano dio Mitra, sostituito 2000 anni fa con un “tipo” più moderno e con una diversa immagine regale, infatti questo Re – narra la leggenda – dovrebbe, ma gli storici non sono concordi, essere nato, ma guarda i destini del caso, anche lui il 25 dicembre.
Lasciamo stare l’aspetto religioso, diventato nel panorama mondiale una festività quasi settante, in quanto in pochi lo festeggiano come celebrazione religiosa, essendo diventato l’aspetto ludico, le libagioni, i regali, l’albero, i ventri ricolmi, i babbi natali che spuntano come una masnada di lebbrosi fuggiti da un lebbrosario di Calcutta. Insomma una festa del consumismo spinto, dove i genitori, mentendo come scimpanzé, inducono a credere che un vegliardo panciuto la notte tra il 24 e il 25 faccia in poche ore il giro del globo con una slitta volante trainata da renne per portare dei doni ai bambini buoni. Per dirla tutta, il festival della patacca.

Una delle cose più rivoltanti sono i centri commerciali, addobbati come tacchini pronti per spennare i clienti, che vi si recano tra imprecazioni sommesse e grida dei figli, perché vorrebbero avere in dono,mentre alla fine pagano i genitori, cani e porci, non importa che siano elettrici, elettronici o manuali.
Poi, come se non bastasse, oltre all’albero, la tradizione italiana ha inventato – grazie a San Francesco – anche il presepio, divenuto la fiera del Circo Barum visti i personaggi che lo agitano: uomini della politica, dello spettacolo, puttane e puttanele, dove il bambinello sfortunato, partorito secondo alcuni in una grotta, secondo altri in una capanna, da qui si capisce il relativismo religioso che nemmeno sa mettersi d’accordo su una cosa banale, dovrebbe levare le tende e farsi mettere al mondo magari in un vero luogo isolato, il deserto potrebbe andare benissimo, senza tanti pastori che fino a pochi attimi prima bestemmiavano e bevevano e poi perché sbronzi, affermano d’aver veduto degli angeli che gli invitava alla trasumanza adoratoria.

I Natale è divenuto l’apoteosi della stupidità, lo festeggiano anche i cinesi comunisti mangia cani e bambini a tradimento, non tanto perché sanno cosa in teoria dovrebbe significare, ma perché anche nel Paese di Mezzo, è arrivato il consumismo politico, imposto dal partito, quindi potenza dei media e della propaganda, bisogna adeguarsi altrimenti si sentono out.

La scemenza assoluta poi è la consegna dei regali, rigorosamente o la notte tra il 24 e il 25 oppure il 25 mattina. Per fare un dispetto alla festività, per scardinare questa follia cannibalizzante il pensiero, sarebbe interessante, se proprio si vuole perdere tempo nel ricercare regali inutili, consegnarli una settimana prima, o due settimane dopo, o meglio ai primi di febbraio, anche per mandare un segnale ai commercianti che sperano di risollevare i bilanci almeno a fine anno, con la corsa alle borse piene dei citrulli.

Uno degli aspetti più depravati sono i cenoni della vigilia e i pranzi natalizi, dove le farmacie vedono incrementare follemente le vendite di lassativi e purganti stura intestino, perché non è corretto andare a banchettare, in onore di uno che nasce al freddo e al gelo, senza riempirsi, anche di ogni genere di schifezze lo stomaco sia la vigilia, sia il 25. La cosa migliore da fare, e al più economica, sarebbe quella di tornare alla tradizione degli antichi romani: mangiare come maiali, riempirsi come dei serpenti boa e mettere dei catini ai piedi della tavolata, infilandosi un dito in gola, rigettando il tutto, per ripartire a spron battuto con nuove portate e facendo bella figura anche il giorno seguente, visto che in ogni caso, o che esca dalla via d’entrata o che esca dalla via naturale d’uscita le scorie devono uscire.

Festeggiare il Natale, da decenni appare come il rito delle pecore – i consumatori, costretti a una tosatura – economica – anticipata, in inverno, dove la maggioranza dei belanti si accapigliano, si spintonano, bestemmiano, si provocano le ascelle pezzate per la bloglia dantesca dell’ultimo frenetico acquisto, sovente inutile, diventando così malati entro un meccanismo perverso dove, dopo aver esaurito ogni genere di maledizione, si spergiura sempre di non ricaderci più, salvo poi farsi nuovamente fottere l’anno successivo.

Un consiglio per trascorre un ottimo 24 e 25 dicembre: Non fate nulla, non comprate regali, no organizzate cenoni o pranzi luculliani, tenete a distanza parenti, nipoti e cugini di ogni ordine e grado, restatevene chiusi in casa,attendendo che l’ubriacatura di regali, cene, pranzi, beveraggi e libagioni passi. Ne guadagnerete i salute, evitando le rotture dei parenti che meno si vedono meglio si sta, e soprattutto risparmierete. Il Natale in fin dei conti è un giorno come un altro, e se ci pensiamo bene anche la patacca “A Natale siamo tutti più buoni” è vera solo per il fatto che nelle settimane e nei giorni precedenti si h dato fondo a bestemmie, maledizioni,e insulti proferiti agli abitanti del Cielo e a quelli rintanati – al caldo – sottoterra, arrivando all’appuntamento della vigilia e del dì di Natale, stanchi, depressi, spaesati e con il portafoglio vuoto, il più delle volte dopo aver speso denaro per persone che stanno ipocritamente simpatiche e nel cuore, ma realmente nello stomaco e nelle balle!!


Una delle più belle preghiere natalizie sia quella del comandate Hartman, da Full Metal Jacket è un film del 1987 diretto da Stanley Kubrick
“Tanti auguri a te. Tanti auguri a te. Tanti auguri Gesù Cristo, tanti auguri a te.
Allora oggi è il Santo Natale, il gran varietà religioso comincerà alle ore 09.30.
Il cappellano Charlie vi farà sapere come il mondo libero riuscirà a fare fuori il comunismo, con l’aiuto di Dio e di alcuni Marines. Dio ci si arrapa con i Marines, perché noi ammazziamo tutto quello che vediamo. Lui fa il suo mestiere, noi facciamo il nostro. E per dimostrargli il nostro apprezzamento per averci dato tanto potere ,noi gli riempiamo il cielo di anime sempre fresche. Dio è arrivato prima del corpo dei Marines, quindi a Gesù voi potete offrire il cuore, ma il vostro culo appartiene alla nostra arma. Signorine, sono stato chiaro?"

Marco Bazzato
05.12.2010

http://marco-bazzato.blogspot.com/

lunedì 5 ottobre 2009

Messina, infuriano le polemiche



Il bilancio, non del disastro naturale, della frana che si è abbattuta su Messina, dovrebbe essere di 23 morti e 35 dispersi. Finalmente è ora delle polemiche, nonostante i morti non siano stati sepolti, i dispersi per sempre e il fango siano ancora dentro i fabbricati e le strade. E come accade in questi “tragici eventi naturali” inizia il rimpallo delle responsabilità, di chi sapeva e non ha fatto nulla per cambiare, a distanza di due anni dall’ultimo sgottamento della collina, la situazione.
http://marco-bazzato.blogspot.com/

Va chiarito un fatto essenziale. La natura non c’entra nulla con quanto avvenuto, visto che questa se ne fotte bellamente di quei microbi camminati, che costruiscono le loro case-formicai nei luoghi più impensati. Luoghi che nemmeno un primate ci costruirebbe una tana. Ma l’uomo, essere senziente per eccellenza, è stupido. È stupido e poco previdente, come una cicala, che canta, balla, scopa e si ubriaca senza pensare al domani. Ma quel domani alla fine è arrivato, presentando il conto dei morti, dei dispersi e della distruzione naturale.

E ora si parla di ricostruzione, di stanziamenti di un miliardo di euro, ha dichiarato ieri il presidente del consiglio, per le nuove case.

Sbagliato!

Quelle case, se erano abusive, sulle mappe catastali non c’erano, in quanto la zona, e lo sapevano anche le cimici, era ad alto rischio di dissesto idrogeologico, tanto è vero che oggi sul Corriere della Sera, il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, dichiara che nella sola zona della frana, dovuto alla pioggerellina durata due ore, le abitazioni abusive siano circa 1.200. Che si abbattano tutte seduta stante, senza tanti complimenti, visto che gli abitanti ne hanno usufruito indebitamente e illegalmente per anni e anche se fossero state incluse nei vari condoni edilizi, buoni per rimpinguare le casse dello stato, rimarrebbe comunque il fatto che queste sono state edificate in una zona d’alto rischio idrogeologico.

In molti si sono lamentati del fatto che le istituzioni, pur conoscendo il problema non abbiano fatto nulla per risolvere il problema del rischio idrogeologico della collina sovrastante sulle case abusive. Ma cosa dovevano fare le istituzioni? Abbattere la collina per preservare le case abusive? Una collina, piaccia o no, fa la collina e quando le pioggerelline sono troppo elevate, se ai piedi di questa il terreno è stato reso friabile a causa dell’edificazioni di edifici ad uso civile che non dovrebbero esserci, questa si squaglia. Questo lo sanno anche i bambini, quando giocano sulla sabbia, in spiaggia. Ma gli adulti no. Quelli edificano abusivamente, nonostante forse possano essere stati sconsigliati da qualche tecnico lungimirante che prima o poi la situazione sarebbe collassata.
Ora Messina piange le sue vittime. Ma di chi è la colpa di questo scempio costruttivo indiscriminato? Della natura, del fato, della sfiga o del Mago Merlino?

È inutile girarci sopra, questo scempio ambientale è stato creato dall’uomo, dai fabbricanti abusivi, poi dal comune che non è intervenuto per abbattere, complice anche il caos legislativo, che per demolire una costruzione abusiva, fra ricorsi, controricorsi, appelli, contro appelli fanno passare anni, e intanto la natura – a ragione – se ne fotte delle umane scemenze giudiziarie e come un dio sterminatore, distrugge ciò che in lei è stato violentato dall’uomo, facendolo sprofondare nel fango primordiale della creazione, riducendo il tutto in poltiglia: uomini e case.

Ora i cittadini, colpiti non dalla catastrofe naturale, ma dallo scempio creato dall’uomo stesso, che ha favorito che la collina franasse, devono essere aiutati? Umanamente verrebbe da dire di si, perché è la perdita di vite è una tragedia per l’uomo stesso, ma una volta sepolti i morti, le case abusive, condonate o no, dovranno essere abbattute, per due ragioni fondamentali. La prima, costa meno abbattere le abitazioni che non mettere in teorica sicurezza una collina, la seconda,perché serva non solo da monito, ma perché sia veramente l’inizio di una distruzione/abbattimento di tutto ciò che è stato edificato senza rispettare i benché minimi criteri di sicurezza e di rispetto del territorio.

Ora resterà da vedere se il presidente della regione Sicilia darà ordine d’abbattere le 1.200 abitazioni abusive ai piedi della collina, oppure se i cittadini italiani che hanno edificato le proprie abitazioni, rispettando i vincoli, debbano sedersi, aspettando di godersi il prossimo spettacolo de ”La collina assassina”.

Marco Bazzato
05.10.2009

giovedì 30 luglio 2009

I coristi gay trovano posto in parrocchia

Troppo speso le associazioni omofile, pardon omosessuali, sbraitano ai quattro venti che la società è omofoba. Ma un coro composto di gay non è un bell’esempio di integrazione tanto voluta dai gay nel mondo reale.

«Sai cantare?»

«No, ma sono gay!»

«Perfetto, sei dei nostri. E tu sei omosessuale?»

«Si, anche lui che è il mio compagno vuole cantare, possiamo?»

«Certo, siete i benvenuti. Tu invece?»

«Ho fatto corsi di canto, e ho fatto vari provini. Dicono che abbia una bella voce…

«Sei etero?»

«Sì, sono sposato da tre anni e con mia moglie abbiamo due figli».

Il selezionatore avrà guardato quest’ultimo come un appestato e poi indicando l’uscita, forse gli avrà gridato: «Vattene, questo è un coro per gay. Non importa saper cantare, quello che conta è essere omosessuale. Tu dici di saper cantare, ma sei sposato con una donna ed hai famiglia. Tra noi non sei gradito….Fuori!»

Forse la selezione del coro gay non sarà andata proprio così, forse questo coro ha veramente delle ottime qualità canore, forse, forse, forse… O sicuramente non sarà andata così, ma…

Sta di fatto che non si era mia sentito di un coro nato, non sotto la spinta delle qualità canore dei coristi, per l’orientamento del contorsionismo a letto di matrice omosessuale.

Ma questo potrebbe anche passare, lasciando indifferenti la città della fondazione del gruppo coristico, Il Paese, l’Europa, pianta Terra, il sistema solare, la Via Lattea – la nostra galassia – e l’universo, ma oltre al danno per la discriminazione degli etero da parte dei gay si è aggiunta la beffa di un
prete bolognese, un po’ avanti con gli anni, che evidentemente non era a conoscenza di ciò che le associazioni gay e/o i singoli omosessuali lanciano contro la chiesa e le organizzazioni ecclesiastiche ed il vaticano stesso.

Forse questo prete, avendo la chiesa mezza vuota, ha cercato il colpo ad effetto per far parlare di se, o forse pur essendo votato al più puro disinteresse non si è letto bene il Vecchio Testamento, con al fine di Sodoma e Gomorra e il Nuovo Testamento, dove gli omosessuali non sono citati in nessun versetto del Vangelo, questo a significare che non fanno parte del progetto Divino di salvezza.

Follie di una notte di mezza estate? Sembrerebbe di no. L’anziano prevosto non è nuovo a iniziative intemperanti ed eclatanti. Aveva infatti organizzato una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia. Praticamente un prete progressista che avrà fatto storcere la bocca a molti.

Per fortuna ora sembrerebbe che la
Curia sia intenzionata a intervenire per bloccare l’iniziativa, anche se il sacerdote sembrerebbe interessato ad alzare le barricate e il livello dello scontro con le gerarchie ecclesiastiche portando avanti la sua – infausta secondo il Vaticano – iniziativa.

È vero, come dice il parroco, “che cantare è un
dono di Dio”, ma letta sotto l’ottica omosessuale sembrerebbe che questo dono, nella fattispecie del coro gay appartenesse solo a quest’ultimi in quanto non è presente nessun etero.

Il problema sta proprio nella formazione del coro, non nel coro in se stesso, visto che in molti, se si comportassero come i gay, potrebbero vedere in questo coro l’aggravante della discriminazione per l’orientamento sessuale, nei confronti degli etero.

Proviamo a immaginarci cosa sarebbe avvenuto se si fosse sparsa la voce che si cercavano coristi esclusivamente etero, e che la presenza di uno o più gay non fosse stata ben accetta?

Si sarebbe scatenato il pandemonio. Articoli nei giornali, interrogazioni parlamentari, servizi televisivi, omosessuali infuriati per l’ennesima discriminazione – vera o presunta – subita, polemiche a non finire, l’Arci Gay avrebbe scatenato l’armamentario ideologico, perché se un gay discrimina l’etero è normale, ma se è l’etero a discriminare il gay ecco che scatta la repressione, l’attacco, il grido di dolore e l’urlo di battaglia contro l’omofobia dilagante, contro la segregazione, contro la non integrazione e via discorrendo…

Ma quando si tratta di eterofobia?

Silenzio, tutti zitti come pecore, tutti proni ad accettare la discriminazione, la ghettizzazione, in nome della libertà e del diritto omosex. Belle facce toste.

Sono poche le volte che lo scrivente si trova d’accordo con le gerarchie vaticane, ma questa volta non per salvare una chiesa che non rappresenta i fedeli, ma per combattere una palese discriminazione del coro gay nei confronti degli eterosessuali, mi ritrovo nelle posizioni intransigenti della curia bolognese. E anche la politica dovrebbe fare la sua parte imponendo al coro d’aprirsi agli eterosessuali, proprio per fugare ogni dubbio sulla volontà di selezione dei membri in base all’orientamento sessuale. Da quando essere etero preclude la possibilità di cantare in un coro?

Questa sembrerebbe una di quelle volte, e questo la dice lunga sulla presunta tolleranza dei gay nei confronti degli etero, nonostante sia propenso a pensare che sia un caso isolato. Si spera.

L’auspicio è che la Curia intervenga per condurre il sacerdote, il pastore rivoluzionario a miti consigli, oppure che sia invitato, vista l’età non certo acerba ad andare in pensione.

Comunque l’unico aspetto positivo è che almeno non cantano musica sacra, ma solo profana.

Marco Bazzato
30.07.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/