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venerdì 2 ottobre 2015

Guerra Mediaset Sky: chi vince e chi perde?


A mezzanotte del 08.09.2015 alle 00.00 ora italiana, 01.00 ora bulgara, quando il segnale dei canali Mediaset, Canale 5, Italia 1 e Rete 4 è stato criptato, si è elevato un  bestemmione mentale infinito. Vi posso garantire non solo da parte mia. Un bestemmione di quelli che farebbero rizzare i capelli sia al Papa che dall’ultimo curato di campagna che celebra ancora la messa con il Rito Tridentino.

Mediaset aveva messo in atto il dispetto a Sky, criptando il segnale sul satellite Hot Bird 13, non essendo da quel momento più FTA – Free To Air, perché il segnale veniva ripreso dalla piattaforma a pagamento di Sky – impedendo a tutti i cittadini europei di vedere i programmi Mediaset, rinchiudendo il segnale satellitare attraverso la piattaforma  TV Sat, solo per l’Italia e gli italiani residenti in patria che, a causa di zone d’ombra, non sono raggiunti dal segnale del digitale terrestre.

Per fortuna ci stracciano i coglioni ogni giorno con il mondo globalizzato e altre bischerate, salvo poi mettere in atto strategie industriali degne dei due confinanti del podere del primo film di Don Camillo, i Filotti e i Della Bruciata.

Mossa intelligente diranno alcuni.  Mossa stupida diranno altri.

Già, perché è come se uno per fare un dispetto a un concorrente decidesse di prendere il trapano a percussione, montare la punta più grossa e trapanarsi un testicolo, sicuro che il concorrente soffrirà per questa scelta di auto castrazione. 

Praticamente questo è  ciò che ha fatto Mediaset.

Infatti la sua scelta suicida le si sta ritorcendo contro.

 Gli ascolti sono in preoccupante caduta libera e di riflesso anche gli investitori pubblicitari stanno dirottando le loro risorse verso altre reti televisive, prime fra tutte la Rai, che continua a trasmettere i canali Rai 1, 2 e 3, i generalisti, ma anche altri, sul satellite  in modalità FTA – Free To Air e su TV Sat.

Sicuramente a causa di questa decisione sta perdendo non solo Mediaset – se l’è cercata e voluta, ma sta danneggiando gli italiani residenti all’estero che seguivano i programmi via satellite e molti cittadini stranieri che avevano nei loro pacchetti televisivi via cavo i canali Mediaset, ora criptati.
Infatti  il provincialismo italiano ha scordato è che i canali  satellitari italiani  FTA – Free To Air, all’estero o poco tanto fanno parte del bouquet dei canali inseriti nelle offerte di questi venditori di servizi televisivi, perché esiste un universo di stranieri che amano vedersi le fiction, i film italiani, gli show in lingua originale e non doppiati, magari alla cazzo di cane, standosene comodamente seduti in poltrona, in salotto, dopo cena.

 Senza contare il danno fatto agli studenti che nei loro Paesi studiano la lingua italiana, agli  imprenditori, ma non solo, anche semplici turisti,  che viaggiano per lavoro dai loro Paesi per l’Italia, e  amano tenersi aggiornati, seguendo i canali Mediaset, che oggi non vengono più invogliati all’acquisto di determinati prodotti reclamizzati in quelle reti, perché sono stati violentemente mutilati di questa possibilità, che danneggia  non solo gli italiani in Italia e residenti all’estero per svariati motivi,  ma anche gli investitori pubblicitari, in quanto si sono visti togliere visibilità continentale, e costretti a riposizionare i loro investimenti pubblicitari nella TV di Stato, la quale sicuramente si sfregherà le mani per la gioia, in quanto questa mossa danneggia in primis i loro fatturati.

Con termini diversi lo afferma anche “Il fatto quotidiano”, nel suo articolo: “Mediaset, costa caro l’addio alla piattaforma Sky: oltre un punto di share in meno. Freccero: “Errore industriale”. Simonelli: “Autogol” di Claudia Rossi.  

Solo che l’analisi, a mio avviso, non tiene conto della perdita degli telespettatori europei, e quindi il danno economico, non solo per Mediaset, ma per l’economia italiana, potrebbe essere più elevato, se si tenesse conto anche di questa quota non indifferente di telespettatori continentali persi, privati della ricezione satellitare  FTA – Free To Air.

Le perdite reali però non si possono effettivamente quantificare nel breve termine, ma ci vorrà, a mio avviso, almeno un anno per comprendere come l’emorragia reale, su base europea, di telespettatori causerà perdite ben più elevate del mancato accordo con Sky, danneggiando anche il Made in Italy italiano, il quale attraverso i canali Mediaset, disponibili gratuitamente sul satellite in scala continentale, venivano veicolati e visti da un numero di potenziali consumatori che adesso l’Italia ha praticamente perduto.

Marco Bazzato
02.10.2015

lunedì 28 settembre 2015

“Volkswagen, l’inquinamento? È Cosa Nostra!”

Ci sta poco da girarci attorno. È una settimana che godo come un cammello infoiato. Che godo come un vulcaniano alle prese con il Pon Farr, detto anche “La febbre del sangue”, vedi episodio di Star Trek TOs,  Amok Time del 1968, da quando è scoppiato, partendo dagli Stati Uniti, lo scandalo  Volkswagen, sulle autovetture dalle emissioni taroccate, che come una tempesta di sabbia del Sahara, ha investito praticamente tutto il mondo motorizzato.

È la goduria di vedere i nostri amati amici teutonici, che praticamente si sono fatti trovare con le braghe abbassate e che stanno subendo un atto contronatura di sodomia planetaria, da parte, non solo dei governi infuriati come bisce, per quanto avvenuto, ma ormai anche dalle palle iniziano a fumare dei proprietari di questi modelli, ai quali toccherà per lo meno perdere una mezza giornata, per, quando sarà il momento, portare il  mezzo taroccato e adulterato, dal concessionario della casa automobilistica, fondata nel 1937,  ai tempi del nazismo, per volere dello stesso Adolf Hitler, infatti Volkswagen significa “vettura del popolo”, oggi non certo buona per le tasche di cani e porci,  a far rimappare, a spese della Volkswagen, , la centralina incriminata di tale burdello.

Ci stanno però una serie di domande che credo assalgano tutti i lettori. Innanzitutto il silenzio omertoso dell’Unione Europea, la quale sapeva almeno dal 2013, stando alle informazioni di stampa, che in alcuni specifici motori a nafta, più bello il termine nafta, sa più da grande inquinatore, vedi quel bel fumo nero e oleoso dei trattori o dei motori a nafta degli anni ’80, sputavano dai tubi di scappamento, gas superiori a quanto dichiarato in fase di omologazione al banco. Ma come spesso accade con i grandi gruppi industriali a livello planetario, ci si accorge che la merda inizia a puzzare solo quando il cesso si  tappa e il solido marrone rischia di cadere sul pavimento, appestando tutto il cesso, emanando soffici effluvi ammazza olfatto.

Quanti effettivamente sapevano di questo problema? Sempre stando alle informazioni di stampa, la cosa era emersa negli Stati Uniti nel 2014, ma si è aspettato come spesso accade, a discapito della salute pubblica, il momento politico opportuno per ammazzare il maiale con la macellazione Haal, pardon, per assestare un bel colpo di reni non solo alla credibilità tedesca, ma soprattutto per tramortire la cancelliera teutonica, che sembra ormai perdere colpi, peggio di un vecchio motore ad aste e bilancieri, con tanto di valvole consumate e fasce elastiche contenitive  usurate, che consuma olio a più non posso.

Una voce però ancora non si è fatta sentire: quella degli ambientalisti. Strano, quelli gridano anche se si piscia fuori dal boccale, se un non si tira lo sciacquone dopo aver defecato, o se le stalle colme di vacche, emettono gas metano. Ma in questo frangente? Silenzio assoluto, mutismo. Che abbiano tutti la VW e non vogliano andarsene via a piedi, magari mostrando al mondo che, da ambientalisti, usano autovetture a nafta che inquinano più del culo di una vacca?
La cosa più assurda di tutte è che nessuno al momento ha crocifisso e lapidato l’azienda che ha prodotto la centralina, che non è la Volkswagen, ma bensì la Bosh, sempre tedesca. Su di lei nessuno strale, nessuno ha puntato pubblicamente il suo CEO,  i dirigenti e i suoi tecnici, visto che alla fine, certo, la Volkswagen, ha commercializzato dei veicoli a nafta inquinanti, ma l’inquinamento sembrerebbe non dovuto tanto ai motori, ma alla centralina prodotta dalla Bosh, la quale comprendeva benissimo quando il tubo di scappamento di un mezzo sul rullo della revisione, quando gli veniva infilato nell’ano la sonda dell’opacimetro, passava in modalità “risparmio” tenendo le emissioni di gas entro i limiti di omologazione. 

Un po’ come fanno gli adolescenti quando, bravi e beati loro, iniziano a fumare di nascosto e come troiette infoiate, prima tornare a casa, si appestano di profumo gli abiti, mettendosi in bocca qualche centinaio Halls Mentho-Lyptus Extra Strong, per nascondere l’odore sigaretta, dopo essersi fatti fuori un pacchetto di Malboro, o di Lucky Strike senza filtro, convinti,  poveri illusi, che quella cagna da tartufi della madre, non li senta puzzare, appena entrano a casa, e questi, come scolaretti che a scuola hanno riempito la turca di carta igienica, cercano barbare e vili giustificazioni e la madre, sempre più incazzata come una biscia assetata di sangue e con le fauci colme di veleno, non vede l’ora di  prendere a randellate quel suo ovulo fecondato da, non ricorda nemmeno lei chi, mendaci e falsi come una  banconota da 600 mila lire!

 L’azienda produttrice della centralina, stramente tace. Anzi, peggio ancora viene esentata dal ciclone che ha colpito la Volkswagen. Nessun CEO si è dimesso, in quanto non poteva non sapere, non sono giunte notizie di indagini interne e della magistratura tedesca, per capire chi abbia ordinato cosa e chi, tra chi sapeva che “l’adulterazione” era un reato, abbia taciuto o sia stato fatto tacere. Ma è chiaro che, come si diceva  ai tempi di Tangentopoli in Italia, “I vertici non potevano non sapere!”.

Perché, diciamocelo, se a un fornitore esterno, e la Bosh è un fornitore esterno della Volkswagen, impartisci l’ordine di produrre qualcosa di fraudolento, chi opera direttamente sulla creazione di questo software, doveva conoscere le leggi dei vari Paesi e di conseguenza avrebbe dovuto avvisare i suoi superiori che si stava commettendo un reato. Ma su questo versante, zero assoluto e la cosa di per se puzza più dello scandalo stesso, perché la Bosh, dati del 2011, ha un fatturato di 51,4 miliardi di Euro, contro i 197 della Volkswagen, del 2013. Quindi si auspica che le class action che stanno partendo in mezzo mondo, azzannino alla gola gli utili della Volkswagen, così come quelli della Bosh, essendo esecutrice materiale della “adulterazione” delle centraline, complice di quanto avvenuto, visto che è palese che la colpa non è dei motori a nafta Ea189, ma delle centraline taroccate dalla Bosh.

Parafrasando “The Godfather” “Il Padrino” di Mario Puzo, ricordando una celebre copertina di un settimanale tedesco di tanti anni fa, sembra che si sia sparsa la voce che recita: “Volkswagen, l’inquinamento?  È Cosa Nostra!”

Marco Bazzato
28.09.2015

venerdì 9 gennaio 2015

Stampare libri in Bulgaria

Comunicato indirizzato a scrittori e piccole case editrici italiane

In molti nel corso degli anni mi hanno scritto per avere informazioni su come poter vedere la propria opera stampata e spedita in Italia, a seguito di un mio articolo uscito nel lontano 2006.
Come si dice: di acqua ne è passata assai sotto i ponti, molte cose rispetto ad allora sono cambiate in meglio, soprattutto per via dell’ingresso della Bulgaria nell’Unione Europea, e quindi anche i costi sono  diminuiti, per quanto riguarda i trasporti e la facilità di spedizione.
A tutt’oggi però gli autori emergenti italiani, Associazioni culturali, piccoli editori che vogliono risparmiare, aumentando i margini di profitto, nutrono delle resistenze per quanto riguarda lo stampare un libro in piccola tiratura all’estero, preferendo la stamperia sottocasa, o le numerose stamperie che raccolgono gli ordinativi online, con servizio tutto compreso, con l’opera spedita a casa, tramite corriere.
Però chi vuole andare oltre al proprio orizzonte, sappia che è si può risparmiare – e in questi tempi di crisi la parola risparmio dovrebbe far attizzare le orecchie – scartare pregiudizialmente  un Paese come la Bulgaria, che in quanto a tecnica e qualità di stampa, non ha nulla da invidiare alle stamperie italiane, anzi, significa anche venir meno al concetto stesso di Unione Europea e di qualità a  minor costo, sia per i materiali, così come per la mano d’opera, costi che incidono fortemente nel costo finale del prodotto.
Farsi stampare un libro in Bulgaria in piccola tiratura è semplice e conveniente.
Vediamo esempio di costi, tutto, stampa e spedizione, compreso, I.V.A. – da tenere conto che a differenza del Bel Paese, in Bulgaria l’I.V.A. sui libri è del 20%, anziché del 4%  –  e spedizione in Italia libro di 175 pagine, in formato A5, 14 x 21, 80gr, copertina morbida, patinata, stampa in quattro colori:
Il prezzo indicativo, alla data odierna, è di 320 euro x 50 copie,franco destinatario, cifra ben distante dalle  600 che  la maggioranza delle stamperie chiedono in Italia, consegnato al domicilio del cliente, pari a  6,4 euro a copia, contro le  12,00, risparmiando ben 280 euro.
Per essere protagonisti e artefici di se stessi, avendo un risparmio sicuro anche per gli editori, ci sono delle piccole “regole” da seguire:
1 – inviare il testo in formato word e pdf, con l’opera impaginata, o in alternativa l’opera impaginata con InDesing CS5 o superiori, comprensiva di rientro, numero di pagine e le informazioni di terza pagina;
3 – inviare la copertina fronte-dorso-retro estratta dal file Adobe Photoshop e trasformata in pdf, finita, ossia con dorso, comprensiva di tutti gli elementi caratteristici e identificativi di ogni copertina;
4 specificare se l’opera deve contenere il codice ISBN, nel caso si desiderasse l’ISBN bulgaro, va messo tenuto presente che come opera di un autore straniero – per la Bulgaria, tre copie andranno spedite alla Biblioteca Nazionale Bulgara, dall’editore.
5 – tutto  i file possono essere spediti o via mail, tramite jumbo mail, o via skype.
Per  informazioni,  preventivi, e ulteriori delucidazioni contattatemi  a marco.bazzato at liberoit, oppure via Facebook  e/o Skype: Marco Bazzato

Marco Bazzato  


09.01.2015

martedì 27 maggio 2014

Ma il “Made in Italy” italiano è veramente buono?

È da molto tempo che ho iniziato a dubitare della cosiddetta bontà e genuinità del “Made in Italy”. Più passa il tempo e più mi rendo conto, ma non solo io, anzi, la cosa è abbastanza eterogenea tra gli italiani che vivono all’estero, che gli italiani in casa sono sottoposti a un continuo e costante lavaggio del cervello da parte dei media, che se la tirano tanto con il cosiddetto falso “Made in Italy” o perché si usano delle analogie, usando un tricolore che potrebbe richiamare – lentamente – all’Italia, secondo gli italiani, visto che non è detto che fuori dai patri confini, gli stranieri debbano essere obbligati a conoscere i colori della bandiera italiana.

I salumi italiani sono i migliori al mondo! E chi lo dice? Gli italiani. Ah.

Il prosciutto crudo italiano è il migliore al mondo! E chi lo dice? Gli italiani. Ah!

I formaggi italiani sono i migliori al mondo, per via delle diversità italiane. E chi lo dice? Gli italiani. Ah!

L’olio italiano è il migliore al mondo. E chi lo dice? Gli italiani. Ah.

E si potrebbe continuare.

Peccato però che le cose non stiano come ce l’hanno contata.

Ci sono un sacco di prosciutti cotti, crudi e cotti stranieri, che, dispiace dirlo, sono mille volte meglio di quelli italiani e costano assai meno.  Lo stesso dicasi per l’olio di oliva, per i pomodori. Stendo un velo pietoso sulla passata di pomodori italiana, perché se ci penso, mi girano ancora le balle.

A tal proposito vi racconto il primo dei due aneddoti. La settimana scorsa abbiamo acquistato – finalmente- della salsa di pomodoro italiana. Prodotta in Italia, inscatolata in Italia ed esportata. Bene mi sono detto: finalmente il sapore della mia terra. Il sole dei pelati italiani, del sugo fatto secondo la tradizione.

Bene una sega! Bene un cazzo! Bene una fava! Bene una michia! E con le parolacce potrei proseguire ancora a lungo. Sta di fatto che la famosa e mitica salsa italiana, tanto bramata, prima di mangiarla con tagliatelle e ragù, faceva letteralmente, come diceva un mio conoscente di tanti anni fa, “schifo al cazzo!” Il sugo era insipido. Forse ci stava il sole di qualche infima stella dello spazio profondo. I pomodori sapevano quasi da suola di anfibio che ha camminato dentro una stalla piena di vacche. Insomma: una vera cloaca.

Queste parole sono offensive per il “Made in Italy” del Bel Paese? Beh, se quel prodotto e intanto mi riferisco a quel prodotto era una schifezza, certo non è colpa mia della sua pessima qualità. La colpa semmai e la tragedia è che in Italia si produce e gli italiani acquistano tale schifezza, almeno secondo il mio palato!

Lo stesso dicasi per i salumi italiani. Lo scorso anno acquistai in un negozio rinomato di Sofia, Bulgaria, dei salumi italiani. Anche in quel caso, come avvenne poi in seguito per il sugo di pomodoro, mi dissi, prima di mangiarli: “Finalmente, veri salumi italiani”…bleah. Mio zio, pace all’anima sua, che i salumi li faceva in casa, ammazzando il porco, si sarebbe rivoltato nella tomba, se gli avesse assaggiati. Un vero obbrobrio. Si è salvata solo il prodotto più economico: la mortadella. Con lei nulla da eccepire. Ma per tutto il resto, disgusto assoluto. Sicuramente, a mio avviso, il prosciutto crudo bulgaro non ha nulla da invidiare a quello italiano, anzi, per certi aspetti potrei dire che è addirittura di qualità migliore e costa relativamente meno.

La battaglia portata aventi, assurdamente, dall’Italia, anche in sede Europea è, per fortuna una battaglia che spero sia persa in partenza, per un motivo molto semplice. Chi vive fuori dai patri confini italiani, se ne strafotte del “Made in Italy”, anche se sull’etichetta ci sta la bandierina italiana o vaghi accenti al Bel Paese, per un motivo molto semplice: guarda dove è stato prodotto il cibo e non essendo un idiota, capisce benissimo che il prodotto non è italiano e quindi sceglie secondo il suo palato, non secondo il palato italiano, come vorrebbe l’industria agroalimentare italiana, anche se ormai la maggior parte è in mano a società straniere.

Quindi la battaglia per la protezione del “Made in Italy” è una buffonata che fa spendere vagonate di denaro è una battaglia persa in partenza. Una battaglia priva di senso e di logica, giacché avere la supponenza che i prodotti italiani siano migliori rispetto ai prodotti, anche se con nomi simili a quelli italiani, è un atto di superbia e di arroganza senza eguali, perche lo straniero una volta assaggiato il “Made in Italy” originale, quello che l’Italia vorrebbe imporre all’estero con forza e virulente violenza, almeno così la raccontano i media, ne rimarrebbe il più delle volte deluso, perché, piaccia o no, quando un prodotto ha viaggiato per migliaia di chilometri per raggiungere la destinazione finale, ossia i distributori nazionali, prima, quelli regionali poi, quelli provinciali poi, fino alla grande o piccola distribuzione, per giungere al termine sulle tavole dei consumatori, è logico che sia una schifezza, se privo di conservanti, ed è logico che sia una schifezza, se colmo di conservanti, naturali o non. E voler imporre all’estero che gli stranieri acquistino prodotti italiani, quando in Italia gli italiani sono martellati ai coglioni fino alla nausea perché acquistino prodotti locali, a chilometro zero, beh, questo significa voler far passare gli stranieri, ma anche gli italiani che vivono all’estero per dei coglioni.

Agli italiani che vivono in Italia, probabilmente, la cosa non piacerà, ma dovranno farsene una ragione alla fine, quindi sarebbe meglio prima, piuttosto che poi: gli stranieri che vivono a casa loro e gli italiani che vivono all’estero non sono dei coglioni!

Marco Bazzato
27.05.2014

martedì 19 novembre 2013

Terra dei fuochi. Perchè si dovrebbero acquistare agroalimentare campano?

A scanso di equivoci, va detto che la colpa dello scempio della Terra dei fuochi è anche  stata causata anche dalla grande industria  e dall’imprenditoria  del Nord Italia, partendo da Lombarida, Piemonte, Veneto, e via via a discendere, che  hanno scelto i servizi della camorra, più economici, rispetto allo smaltimento legale dei rifiuti industriali, come morchie, vernici, prodotti chimici, scarti di lavorazione e quant’altro, che hanno ridotto la Campania in un immenso immondezzaio, dove però il detto: tutti colpevoli, nessun colpevole, come sovente avviene in Italia, ma non solo, deve costringuere la parte sana degli italiani, del nord, del centro, del sud, delle isole e anche dei paesi stranieri, a non  acquistare prodotti agricoli,come frutta e verduta,  lavorati e non, provenienti dalla famigerata Terra dei fuochi e/o dal resto della Campania.

Ora, ben sapenedo che nella Terra dei Fuochi e in acune altre zone della Campania, da decenni, l’incidenza dei tumori è più alta rispetto che in altre zone d’Italia, anche se la regione non si è mai attivata per far partire il registro regionale delle malattie neoplastiche, i cittadini “stranieri”, ossia delle altre regioni italiane, hanno il diritto di chiedersi, se, nonostante tutti i controlli e certificazioni, sia ancora il caso  di continuare ad “importare” dalla Campania, nel resto d’Italia e all’estero,  i loro prodotti agricoli, provenienti dalle zone contaminate.

Certo,  in teoria nulla da obbiettare sui controlli a monte sia da parte delle aziende produttrici stesse, sia degli organi preposti alla sorveglianza, ma... Ma prevenire oggi è meglio che curare e quindi la prima prevenzione per la propria salute e per quella dei propri cari deve essere effettuata dai consumatori finali, i quali, in virtù del diritto di precauzionalità, dovrebbero liberamente scegliere di non acquistare alcun tipo di prodotto agroalimentare prodotto in Campania.

Ora chiaramente i campani potrebbero, a ragione, risentirsi per queste parole, però, il senso di responsabilità individuale di ogni singolo consumatore, che ha cuore, in modo egoisticamente positivo, la propria salute stesso e  suoi affetti, deve essere più forte negli italiani, rispetto al diritto al lavoro o al consumo di prodotti campani,  provenienti dalla Terra dei Fuochi e non, da parte dei consumatori, i quali con una decisone scevra da ogni paura e pregiudizio, tutelerebbero l’eventuale rischio di patologie neoplastiche collegate al consumo di prodotti ortofruttiloli, forse provenienti da terreni in cui, non lo è dato da sapere ufficialmente, potrebbero nascondersi rifiguti tossici e nocivi.

Sono decenni che la camorrra e il nord Italia, ma non solo hanno letteralemnte pasteggiato con la  Campania e la politica, comunale, provinciale, regionale e nazionale hanno sempre girato la testa dall’altra parte, facendo finta di non vedere quanto stava avvenendo, tanto più che ora  sembrerebbe che lacamorra e tanti cittadini diversamente onesti, dopo aver pasteggiato con lo sversamento di rifiuti tossici e scarichi industriali e non, ora si appresti a mettere le mani sul ricco boccone delle bonfiche ambientali, , guadagnadoci due volte.

Ed è alla luce di tutto ciò che i cittadini onesti d’Italia e anche gli italiani all’estero e gli stessi “importatori! nelle loro rispettive regioni o Paesi, dovrebbero, anche se hanno tutte le rassicurazioni sanitarie, non acquistare pprodotti campani, non come forma di boicottaggio, ma a scopo precauzionale e preventivo, come un attacco preventivo e di protesta, contro i danni causati dalla criminialità organizzata, criminalità poolitica compresa, dove ogni singolo consumatore, egoisticamente,  anche se  situazione di sicurezza formale, ha il diritto/dovere di muoversi a tutela personale del proprio benessere e a tutela preventiva della propria salute.

Paradossalmente il modo migliore per aiutare la Campania stessa potrebbe essere quella di stabilire un cordone sanitario di non acquisto dei loro prodotti agroalimentari, non operato dalle istituzioni, ma dai cittadini, che non acquistando l’agroalimentare campano, costringerebberero i commercianti all’ingrosso e al dettaglio alla sospensione degli approvigionamenti, almeno fino a quando lo Stato e la regione non avranno fatto il loro dovere, bonificare il territorio, utilizzando aziende che nemmeno lontanamente devono essere in odore di camorra, mafia ndrangheta, stidda o sacra corona unita, tanto per nominarle tutte e non fare un torto a nessuno.

Certo, fino a quando tutti i terreni non saranno bonificati, ci potrebbe essere un’ennesima emorraggia di posti di lavoro, ma l’Italia nel suo insieme è così malmessa a livello occupaziononale che a che se venissero espulsi  dal mercato campano mezzo milione di lavoratori, tra contadadini, braccianti lavorazoni di prodotti agroalimentari e indotto, lo stivale potrebbe reggere il colpo, potrebbero causare scontri di disordini di piazza, ma  le forze politiche non  potrebbero incolpare il libero arbitrio dei cittadini che non acquistano agroalimentare campano,perchè a questa classe politica anche quando ha i candelotti di dinamite infilati nel buco culo, la miccia accesa pronta ad espolodere, preferisce attendere che ci scappi il morto, non per cancro, quelli non fanno testo, ma scontri di piazza,, atti vandalici e cariche di contenimento delle forze dell’ordine contro  l’ultima ruota del carro bucato, i cittadini che indegnamente protestano contro la politica.

I cittadini onesti dovrebberro andare in nella dispensa, vedere se hanno ortofrtutta campana e porsi la domanda:  «ma questa che arriva da quelle zone, come posso avere la certezza assoluta che non mi provochi un cancro? Devo fidarmi di uno Stato o degli organi di conrollo che per decenni hanno ignorato il problema?»

Il cittadino attento alla prorpia salute è ora che si trasformi in un farmaco chemioterapico, e che inizi ad ad attaccare il male alla radice, distruggendo, ossia non cosnumando prodotti provenienti da una regione diversamente sana, e come ogni farmaco chemioterapico che si rispetti, non deve fare prigionieri, deve attaccare, attaccare, attaccare il male alla radice, non importa se dietro di se lascierà macerie morte e desolazione.
Per chi si indigna...ricordiamoci che lo Stato, tramite le sue partecipate, una fra tutte l’Agip (1), quello che permette di fare alla camorra in Campania, lo lascia fare ad una sua partecipata in Nigeria, per questo lo Stato stesso all’atto pratico non ha interesse a tutelare i campani...se ne fotte bellamente di loro e uqindi perchè, se lo Stato e assente, perchè dovrebbero essere gli altri cittadini d’Italia a farsi carico, tramite l’acquisto di agroalimentare campano, di farsi carico di continuare a preservare i posti di lavoro, a scapito della propria salute?

Marco Bazzato
19.11.2013

venerdì 27 settembre 2013

Barilla: «Mai uno spot con famiglie gay, se a qualcuno non va, mangi un’altra pasta»

Barilla: «Mai uno spot con famiglie gay, se a qualcuno non va, mangi un’altra pasta»

Cosa ci sta di offensivo in questa dichiarazione?

Logicamente nulla. Ma la cultura delle Brigate Rosse continua a permeare gli italiani sinistrosi, figli del teorico politicamente corretto o meglio politicamente corrotto,  essendo compagni che sbagliano, figli del motto,  “colpiscine uno per educane 10, 100, 1000!” e infatti da ieri la rete puzza di uova marce sessantottine, di appelli alla mobilitazione nazionale contro la Barilla, rea di non utilizzare cosiddetta “famiglia gay”, come famiglia tipo italiana negli spot pubblicitari, con tanto di esagitati che invitano al boiccottaggio del marchio.

Siamo giunti ala pornografia e all a prostiuzione intellettuale degli ex eteroingelligenti, al paradosso tafazziano di prendere a calci nei coglioni una delle poche realtà economiche e produttive italiane, vanto nel mondo, perchè non utilizzano gay negli spot pubblicitari.

Il bello è che questi pseudo intellettuali se ne sono accorti solo quando il Barilla l’ha detto in modo chiaro e diretto, mentre fino al giorno prima, andava tutto bene. Evidentemente la verità, se non detta, non fa male, ma se detta in modo dritto, fa bruciare il culo, come se alcuni fossero colpiti da improvvisi attacchi emorroidali, causati da penetrazione a secco di un corpo estraneo, come si usa fare in certe pratiche sessuali estreme.

E infatti, come scrive Andrea Camilleri nei romanzi di Montalbano, ieri tutti sembravano che “fossero stati presi dai turchi”, viste le grida , le urli, la strilla isteriche vomitate ed evacuate in rete, in forme mollemente solide, con tanto di  gruppo Twitter e scemenze su Facebook che invitavano al boicottaggio del marchio,  colpevole di aver villipeso i tutti i reami di Monte Allegro.

Puah! Ridicoli e incivili e oltretutto privi di cultura manageriale.

Infatti le tv italiane e straniere sono piene di spot gay, di  pseudo “famiglie gaie” composte da due uomini, con figlio che porta il patrimonio genetico di “coniugi”, lo stesso dicasi per le pseudo “famiglie” composte da due donne con figlio avente il patrimonio genetico di entrambi i “coniugi”.

La Barilla avrà fatto le sue ricerche di mercato: e i risultati potrebbero avere evidenziato che uno spot con siffatte realtà, percentualemnte atipiche,  potrebbe essere controproducente per le vendite,  quindi perchè gettare denaro in spot dall’incidenza  percentualmente insignificatesulla popplazione italiana, andando ad urtare la sensibilità della maggioranza degli etero intelligenti, i quali – giustamente dal loro punto di vista – potrebbero scegliere prodotti che risaltino al meglio il loro senso di appartenenza alla famiglia tradizionale e fondata sulla genetica discendenza della progenie, all’interno della  sacralità della famiglia fondata sulla biologia riproduttia naturale, composta da un maschio e da una femmina?

InItalia ormai la fa la padrone il leccaculoso politicamente corrotto, pardon, politicamente corretto,  a tutti i costi, dove gli eteroidioti si comportano come servi della gleba, pronti ad attaccarsi al  birroccio riempito di letame ma profumato di essenze apparentemente delicate, ma tossiche per la psiciche umana e i risultati si sono visti, tanto è vero, che per dirla alla Nico Giraldi: si sono beccati il Gaggio” quindi, «Se stavan a a magnar a merda credendo che fosse formaggio!»

In rete però si è visto anche l’esatto opposto, in quanto in molti hannno le palle sfracicate di questa ideologia che sta rendendo l’Italia “un’aula sorda e grigia” tanto per citare il discorso del Bivacco di Benito Mussolini. Non sta aumentando l’intolleranza nei confronti degli omosessuali, ma la consapevolezza storico-tradizionale che essere etero è bello, che amare l’altra metà del cielo è fantatstico, che avere una discendenza, frutto di un legame d’amore , dove i figli possono essere il bastone della vecchiaia è cosa buona e giusta, sancito non da Dio o da qualche legge di qualche Stato più o meno integralista, ma dallla natura, che di per se è bastarda, puttana, ma spietatamente giusta con tutti.

Negli eterointelligenti sta maturando un senso di rigetto non nei confronti degli omosessuali in quanto persone, ma nei confronti dell’ideologia dell’omosessualità, che come una locusta tende ad aggredire e voler sovvertire e distruggere la tradizone e la storia umana, per provare plasmarla a loro immagine e somiglianza.

È sta di fatto che se le associazioni gay desiderano così tanto vedere spot omosessuali nelle tv nazionali generaliste, che si comprino una fabbrica di pasta, si mettano nel mercato, lo affrontino,  vincendolo: vediamo se facendo spot solo con le cosidette “famiglie” diverse da quelle tradizionali, riusciranno a sopravvivere in nun mercato globale altamente competitivo, oppure se, per campare, non saranno  costretti a fare spot televisivi, per vedrli mandati inonda a tutte le fasce orarie,  con l’odiato e vituperato nemico di sempre: la famiglia naturale, altrimenti in pochi acquisteranno la loro pasta politicamente corretta, secondo la loro  opinione!

Marco Bazzato
27.09.2013

venerdì 22 marzo 2013

I marò rispediti in India per il bene dell’economia italiana?


I due marò del Battaglione San Marco non dovevano nemmeno rientrare in Italia per le due licenza: né per quella di Natale e Capodanno, né per le elezioni politiche. Ma tanto  la politica ha  fatto e l’ambasciata italiana ha brigato ha che alla fine, una volta tornati, si sentivano  belli e al sicuro, mentre dopo l’ennesimo voltagabbana nei loro confronti e dell’India,i due fucilieri sono stati rispediti nel paese dove stanno scontando la loro detenzione dorata in attesa di processo.

D’altronde con la grana dell’ambasciatore italiano – che per rappresentare il Paese e gli interessi del Made in Italy viaggia in Volvo –  a cui era stato ordinato di non lasciare il Paese, ritirandogli l’immunità e l’accredito diplomatico, fregandosene, ragione, della Convenzione di Vienna, era come se per alcuni giorni, anche se i media italiani non l’hanno detto, si fossero rotte relazioni diplomatiche tra i due Paesi. E rompere le relazioni diplomatiche significa mettere in pericolo in primis milioni di Euro di contratti e va ricordato che l’India senza l’Italia campa, ma molte grosse aziende italiane senza i contratti con l’India rischiano assai, e non è da escludere che queste abbiano fatto forti pressioni sussurate sulla politica, affinché, per il bene dell’industria in affanno, i due marò venissero rispediti nel subcontinente indiano, in quanto sacrificabili nel nome degli interessi economici della penisola italica.

I due marò sono stati usati dalla politica interna italica per finalità anche elettoralistiche e propagandistiche. Il governo morituro di Mario Monti sperava con questo atto populista e nazionalista di raccattare qualche voto in più, ma gli italiani, se ne sono ben guardati dal farsi coinvolgere a suon di croci sulle schede elettorali. Dove i politicastri nostrani che non avevano previsto la sacrosanta reazione iraconda indiana. Per questo, visto anche la “rottura delle relazioni diplomatiche” con il rischio che finisse al gabbio l’ambasciatore italiano in India per essersi impegnato personalmente con la sua firma a far rientrare i due marò nel Paese di Gandi, ha fatto sì che i due militari divenissero, a detta di alcuni, e della nomenclatura oligarchica politico-militare-industriale, sacrificabili, in nome della ragion di Stato. Visto che, a detta dei silenziosi che operano da dietro le quinte, è meglio due marò arrestati all’estero in attesa di processo per omicidio, piuttosto che un ambasciatore ingabbiato per falso. A livello di immagine per l’Italia la seconda accusa sarebbe più devastante, nonostante sia riconosciuto all’estero che gli italiani sono dei voltagabbana patentati, in “casa” come in “trasferta!”.

Ma la cosa “divertente” è che i due marò sono stati traditi dalle stesse istituzioni nazionali, politiche e militari. Senza dimenticare che l’Unione Europea, si guarda bene dall’intervenire nel contenzioso giuridico italo-indiano. Ogni Paese UE, ha interessi economici e scambi commerciali da difendere con l’India e visto che l’Italia, rispetto a quel subcontinente è considerata una nazione in de pressione economica e l’India, un Paese in crescita, e è meglio fare affari concresce, che non con un Paese depresso,  quasi ridotto come Cipro.

In molti si stanno chiedendo come questi possano sentirsi nei confronti della patria che li utilizza, correttamente secondo la politica economica, come merce di scambio, ciarpame sacrificabile da barattare per un ambasciatore e qualche centinaio di milioni di Euro in commesse commerciali o industriali,  e qualche migliaio di posti di lavoro in Italia, come se ci si trovasse sulle bancarelle di Porta Portese o allo scambio delle figurine Panini dei bambini della scuola primaria?

Ma la parodia dell’assurdo è che l’Italia, dopo aver pagato il risarcimento danni alle famiglie dei due pescatori assassinati, facendo oggettivamente passare i due marò per rei confessi, prima di una sentenza definitiva, dopo aver perso faccia e credibilità in patria e nel resto del mondo il “Bel Paese” ha la pretesa, assurda, di dettare le regole in casa d’altri, ossia ricevendo rassicurazioni scritte che i due fucilieri del Battaglione San Marco non possano essere condannati a morte, ottenendo così un trattamento di favore, discriminatorio rispetto alla legge e gli altri cittadini indiani, nei reati ascritti di pari gravità capitale., Il tutto porterebbe a supporre che le autorità italiane siano ragionevolmente certe che i marò saranno condannati e che dovranno scontare la pena in India, auspicando che le leggi indiane non siano morbide come quelle italiane nei confronti degli assassini e/o omicidi e non prevedano sconti di pena misure alternative, indulti o permessi premio.

Sempre che gli indiani non facciano come gli italiani: mentendo. Emettendo una sentenza di pena capitale anziché di lunga detenzione e che, i due marò non vengano spediti, secondo i tempi della giustizia indiana, innanzi al boia, per l’esecuzione della sentenza.

È chiaro che se in caso di condanna a morte, pena legittima nell’ordinamento giuridico indiano, se in Italia dovessero esserci manifestazioni, anche razzistiche, contro l’India, questa non esiterebbe, come suo diritto, a fare carta straccia dei contratti con il nostro Paese. E quando le aziende interessate saranno obbligate a licenziare, a causa del diritto indiano di far rispettare le loro leggi in casa propria, le manifestazioni a favore dei due marò condannati cesseranno.

Due sole vite da salvare dal boia non possono e non devono rischiare di mettere a repentaglio migliaia di lavoratori, con conseguenze a cascata sul reddito delle famiglie degli operai, causando il crollo del benessere economico e sociale nelle zone interessate, perché parafrasando ciò che auspica sempre il nostro beneamato Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, “Bisogna guardare agli interessi generali dell’Italia e non ai particolarismi o agli interessi dei singoli”.
Proprio come nel finale di “Star Trek II – L’Ira di Kan”:in quanto:
 .È la logica. Le necessità dei molti sono più importanti delle necessità dei pochi o di quelle di uno»


Marco Bazzato
22.03.2013

mercoledì 20 marzo 2013

Il Parlamento cipriota boccia il prelievo forzoso!


La codardia dei parlamentari ciprioti è un attacco senza precedenti ai voleri del FMI, della BCE per far felici le banche creditrici europee che hanno sbagliato gli  investimenti finanziari.

In fin dei conti ai ciprioti si chiedeva una miseria: il 6,75% per i depositi fino ai 100 mila Euro e del 9,9% per quelli eccedenti, magari applicando una franchigia di 20 mila euro. Ma nisba. I parlamentari, vili, hanno detto di no, sbattendo la porta in faccia ai creditori, che per 10 miserabilissimi miliardi di euro, ne chiedevano sull’unghia, 5,8. Guarda caso è proprio la somma che sono esposte verso Nicosia le banche tedesche. Ergo: i tedeschi volevano i soldi sull’unghia e per questo il dinego gli ha fatti incazzare quasi come vipere.(1).

Ma l’atto di codarda generosità dei politici ciprioti non è stato commesso per far piacere al popolo cipriota. Quelli, come ogni Paese, possono tranquillamente scannarsi tra di loro, cannibalizzarsi, squartarsi, come sembra stia accadendo in Grecia. No, la vigliaccheria dei parlamentari ha un nome: gli imprenditori russi che utilizzano la piccola isola come Paradiso fiscale e quindi il prelievo forzoso avrebbe “impoverito” del 9,9% i milionari in euro, non certo il popolino. Perché alla fine non erano i “piccoli espropri” visto che se si incazzano le masse, quelle sono pecore belanti e piagnone, ma sono i milionari quelli, che in ogni Paese, tengono tra le mani le palle dei politici…

L’Italia, visti i precedenti con Giuliano Amato del 9 Luglio 1992, quando questi si accontentò di un prelievo forzoso pari al 6 per mille, una miseria, se paragonata a quanto chiesto e/o imposto dall’Unione Europea, leggesi Germania, a Cipro.

Comunque se adesso godiamo per il coraggio di Nicosia a dire di no alla rapina a mano armata europea nei conti correnti ciprioti, gli italiani devono mettersi il cuore in pace. In caso di governo Bersani, questi da buon lacchè, assieme a Vendola e Monti, non avranno alcun timore nel depredare – legalmente (?) – le tasche degli italiani, visto che gli italiani tutt’ora, fonti BCE, riescono, nonostante tutto, a risparmiare, avendo il gruzzoletto,magari improduttivo o infruttifero, in banca. Ma che vista la cristi ogni giorno che passa si assottiglia sempre  più e quindi sarebbe giusto affrettarsi. Perché i politici italiani e banchieri europei non riescono a comprendere perché una tale massa di denaro debba rimanere inerte e non rimessa in circolazione, togliendola ai legittimi proprietari, per ridistribuirla alle banche straniere che ne hanno bisogno, perché esposte con Titoli di Stato di Paesi privi di solvibilità. Negare questo sarebbe come negare il cibo ai poveri, sputandoci addosso. Sarebbe come togliere ossigeno a una vittima – la banca – che sta per essere stozzata dall’acquisto esagerato di Titolo di Stato considerati ora carta straccia, prendendo a calci le istituzioni finanziarie che tendono le grinfie affamante verso i conti correnti in attivo italiani e non, per sanare le profonde ferite dei bilanci  e dell’imperizia gestionale delle risorse finanziarie.

Cipro, se i parlamentari fossero stati più coraggiosi, sarebbe stato un ottimo terreno di cultura per la sperimentazione, prima in piccola scala, ossia su un totale di un milione di abitanti dell’isola, di quello che poteva diventare uno standard FMI-UE-BCE, accettato e/o imposto a tutti i Paesi con un’esposizione di debito troppo elevata nei confronti delle banche estere.

 Purtroppo, per ora, la cosa non è andata a buon fine. Ma non è detto che, con le adeguate pressioni, i parlamentari non si pieghino, come del resto ha fatto la Grecia, agli ordini tedeschi delle banche creditrici.

 Ed è luce dei fatti ciprioti, he l’ articolo “I risparmi italiani sono al sicuro nelle banche?” (2) datato 09.11.2011, sembrerebbe quasi profetico, visto quanto si voleva che accadesse a Cipro e che quasi sicuramente potrebbe avvenire, con l’avvento di un governo, non importa se di centro sinistra o di centro destra, in Italia, nel volgere di pochi mesi, specie quando tutti gli indicatori economici volgono non verso la ripresa, ma nemmeno verso la crisi, ma verso una vera e propria depressione endogena , endemica e pandemica.

Ma i conti del debito pubblico italiano che ha sfondato quota 2 mila miliardi (2.000.000.000.000, di Euro, vale a dire , 387.254.000.000.000.000 delle vecchie lire), il Paese potrebbe sanare una parte di debito con un prelievo forzoso su tutti i C/C bancari, Postali, Bot e Azioni, detenuti dai privati cittadini e dalle ditte individuali, calcolandoli nel caso di ditte come costi indetraibili, pari al 15%, perché automaticamente il debito italiano scendesse sotto il 100%,(3).

Dove però l’impoverimento del Paese e degli italiani sarebbe doppio in quanto, oltre al calo immediato, per via dell’esproprio dai conti correnti del 15%, non va dimenticato che salterebbe fuori immediatamente un secondo 15% in più di sofferenze bancarie, che andrebbero a bloccare ancora di più la possibilità di erogare prestiti alla piccola e media impresa, mettendola dentro una spirale depressiva la cui via d’uscita forse potrebbe essere visibile tra non meno un decennio.

Ma questo sarebbe un modo “indolore”, ossia senza utilizzare l’esercito e la violenza, per rendere il Paese schiavo e i cittadini servi. E giunti alla situazione economica da canna del gas, forse la cosa migliore, come dice il Movimento Cinque Stelle, sarebbe quella di uscire dall’Euro, lasciando che affondino, pur che l’Italia si salvi, le altre banche straniere, tedesche per prime, che anche in questo caso, sono tra le più  esposte con i Titoli di Stato italiani…

Perché se l’interesse prioritario dei tedeschi è quello di salvare il loro sistema bancario ed economico e il benessere dei cittadini, per quale motivo l’Italia e gli italiani non dovrebbero avere lo stesso diritto al pari dei tedeschi?

Giunti a questo punto l’effetto domino sul sistema bancario e finanziario internazionale sarebbe la cosa più auspicabile per i Paesi “ricchi…”., perché porterebbe a un livellamento verso il basso dei tenori di vita europei ma non solo, equiparandoli quasi ai Paesi in via di sviluppo.

A oggi i mercati finanziari internazionali e le economie reali, quelle che riescono a fare un PIL non negativo, si reggono in piedi per il rotto della cuffia. Mentre le economie come l’Italia che hanno una crescita del PIL negativa, ossia in recessione secondo gli ottimisti, depressione secondo di realisti, avrebbero il sacrosanto  interesse a trascinare nel baratro le presunte economie forti.

 Un Paese che si è impoverito i cittadini sanno già a fare i conti con la povertà e con il crollo sia dei consumi sia delle necessità ludiche.  Ma una nazione che rischia di perdere tutto, perché potrebbe passare dal benessere alla povertà, è più incline al terrore sociale e ai colpi di matto e quindi è più controllabile. Quindi, se l’Italia e la politica italiana fosse intelligente, potrebbe usare come cavallo di Troia o Ariete lo stesso sistema utilizzato dall’Unione Europea, BC e FMI contro la Grecia e la Spagna, girando il coltello dalla parte del manico, uscendo dall’euro e non onorando, come ha fatto Argentina e Islanda, il debito estero e lasciando mezzo mondo con le pive nel sacco, avendo tra le mani inutili fogli di carta straccia di titoli di Stato.

Marco Bazzato
20.03.2013


martedì 19 marzo 2013

Papa Francesco e la Chiesa al servizio dei poveri?



Ormai sembra diventato un mantra straccia palle. “La Chiesa torni a essere al servizio dei poveri…” e quando mai lo è stata? Papa Ciccio (Francesco), sembra l’Obama della prima elezione, del novembre del 2008. Dove il suo tanto becero populismo lo portò a beccarsi anche il premio Nobel per la Pace, sulla… fiducia, Nobel per la Pace che nessuno mai menziona più perché anche le capre sanno che è stata una bischerata politica. E Ciccio, Francesco, gli sta andando dietro a ruota, con i media che lo esaltano fino all’inverosimile, facendo assurgere la normalità che dovrebbe avere un qualsiasi essere umano, a simbolo – assurdamente inventato – di bontà e carità assoluta.

  L’attenzione ai poveri? L’abbiamo vista quest’oggi la plebaglia, messa ai margini, distanti dal centro del potere. Infatti, alla faccia degli ultimi a cui prestare – a parole – attenzione, durante l’incoronazione, dopo il clero ci stavano le teste coronate, i altri leader dei paesi democratici, segno che lo Stato città del Vaticano, a livello sostanziale detesta e le democrazie,  in quanto gli eletti sono eletti, in modo diretto o indiretto, dalla plebaglia bastarda, e nono per Grazia Divina, poi i rappresentati delle altre confessioni religiose e per ultimi, come appestati, in piedi come tante vacche miggenti, il “popopulame”, i servi della gleba, i veri servi da sempre della Chiesa, mossi dal sacro terrore dell’inferno del peccato medioevale, che riempiono le bisacce degli ecclesiastici di denaro, pane e salame e quant’altro, a Gloria di Dio…che a differenza dei preti, non mangia non si ingrassa sulle spalle e sul sacrificio altrui..

Certo, si è parlato e si parlerà ancora molto dell’uscita di Papa Ciccio (Francesco) dopo la celebrazione liturgica di domenica, che come un pastore metodista si è messo a stingere mani, baciare uomini, donne, vecchi e bambini, uscendo dai confini pontifici, entrando in Italia, senza che nessun poliziotto fermasse l’extracomunitario, chiedendone i documenti e la motivazione della sua venuta nel Bel Paese. Una nazione civile, come USA o Australia, nel dubbio avrebbe ammanettato dietro la schiena il presunto clandestino, portato in caserma per accertarne ufficialmente l’identità e poi  rilasciato se in regola o con un decreto di espulsione se irregolare, o se aveva in tasca il Passaporto diplomatico, per quanto poco, come Capo di Stato straniero, aveva l’obbligo almeno morale di avvisare con largo anticipo del suo ingresso nel nostro Paese e non “invaderlo” simbolicamente, anche se per pochi minuti, in totale dispregio della Bossi-Fini, perché la legge non ammette l’ignoranza sia da parte dei poliziotti, così come dei papi extracomunitari.

Scene di simile populismo poco austero e per nulla papale si sono viste anche quest’oggi, quando ha ordinato all’autista di fermare la Mercedes per andare a salutare un povero Cristo in barella. Gesto nobile, per carità, ma ormai manca poco che quasi dia una legnata in testa al conducente, mettendosi a scorazzare con la Papamobile cabriolet – non è chiaro se si tratti di un modello nuovo o se è stata modificata quella di Ratzinger.Se fosse un modello ex novo, dimostrerebbe come ha risparmiato sull’anello e altri paramenti, ma il grosso del grano, se l’auto scoperta non è stata regalata al Vaticano,  questa sia un eminentissimo spreco, alla facciaccia dei poveri –  iniziando a fare numeri su due ruote alla Remi Julienne, famoso stutman cinematografico del cinema italiano degli anni ’70 e ’80.

Un Papa che afferma di rivolgersi ai poveri, i primi che darebbero anche il loro sangue se la Chiesa lo chiedesse, ma bisogna capire a che poveri si rivolge: ossia a quelli di spirito, i poveri di salute, di speranza, oppure ai poveri di cuore, ma ricchi nel portafoglio? È troppo fumoso e populista parlare di poveri, usandoli per la propria propaganda e per farsi bello agli occhi del mondo...

Inizia, piaccia o no, un papato che sotto certi punti di vista appare, si ribadisce appare, di rottura con il passato. Ma non va dimenticato che Bergoglio era il diretto antagonista nel precedente Conclave do Ratzinger e questo lo pone in una situazione non di outsider, perché facent parte del sistema da anni, dove il popolino, manipolato anche dai media, si lascia incantare e incaprettare dalle apparenze, dalla gestualità, ma poi, come per Obama, è alla lunga che si vedono con quali poteri starà per rimanere sulla cresta dell’onda, senza creare eccessivi fastidi ai veri poteri che comandano in Curia. Sì, perché va detto che Ratzinger faceva comodo perché era un teologo interessato a scrivere libri, Giovanni Paolo II a viaggiare,bighellonando e facendo  show in giro per il mondo, ed hanno lasciato la Barca di Pietro che venisse retta da altri. Dove piaccia o no, è dal 1978 che non siede un Papa italiano sul soglio Pietrino, perché che gli stranieri sono più manipolabili a livello linguistico in Curia, in quanto devono leggersi documenti non scritti nella loro lingua materna e si vedevano costretti, come accadrà anche a Bergoglio. a farseli in parte “premasticare” da altri.

Le bizzarrie di Papa Francesco saranno accettate in Curia fino a quando si limiterà ai gesti d’apparenza per accalappiare i miti, gli umili: il maggior bacino del mercato delle questue della Chiesa fin dagli esordi. Perché fino a quando coltiverà il suo orticello di fedeli, senza mettere le mani dentro i gangli del potere, “Nel porto delle nebbie”, come diceva Giovanni Falcone, sarà libero di muoversi come vuole, ma poi, nel caso dovesse andare a pestare troppi calli, alluci e testicoli ai veri poteri forti, beh, la musica potrebbe cambiare in modo molto amaro e improvviso.

La Chiesa, specialmente la Curia romana è sempre campata da papa grazie alla tradizione e anche la rottura dei presunti schemi fa parte della tradizione, a patto che non siano da ostacolo alla gestione del potere, non solo per quello delle anime, ma anche per quello economico, paradossalmente legati come il Serpente del Paradiso terrestre che circuì Eva. Il ruolo nei prossimi anni di Papa Francesco sarà di rinverdire i fasti mediatici e le adunate oceaniche di fanatici che furono per quasi trent’anni appannaggio di Giovanni Paolo II e che Benedetto XVI, freddo e teutonico, si è trovato a proseguire sul solco tracciato dal predecessore, a malavoglia.

Intanto l’inizio del Pontificato sembra che abbia già inanellato un clamoroso fiasco di pubblico, di share e di gradimento. I media la settimana scorsa parlavano di circa un milione di infedeli – secondo le religioni non cristiane – a Roma per la celebrazione odierna, mentre oggi, fonti giornalistiche televisive hanno parlato di non più di 350mila persone, 1/3 dei previsti, sebbene i costi per la Pubblica Amministrazione capitolina, visto che ci stava anche la metropolitana e i servizi pubblici gratis fino alle 14.00, da e per Piazza San Pietro, ancora una volta dimostrano come questi grandi eventi andrebbero delocalizzati fuori dalla capitale, fuori dall’Italia, in quanto oggi come in passato i fasti dell’ex Stato Pontificio si reggono sulle spalle della plebe, su cui indirettamente ricadono i costi economici e i disagi che certi eventi comportano.

Chiaramente Papa Francesco non è responsabile di tutto ciò, ma adesso egli è il monarca assoluto di questo meccanismo vaticano e se volesse veramente tenere fede al suo tanto blaterato interesse per i poveri, per gli ultimi, dovrebbe comprendere che certi grandi eventi sono economicamente dannosi per Roma, a livello di spesa pubblica, e che da questi agapi gigantesch,ne traggono vantaggi economici sempre i soliti “ignoti”, ossia i soggetti privati, a partire dai venditori di paccottiglie, pardon souvenir, agli albergatori, ai ristoratori, anche se la maggioranza dei presenti anche quest’oggi a Piazza San Pietro erano cittadini romani e o  Italiani che hanno fatto il classico turismo religioso mordi e fuggi, portandosi da casa pane e companatico, spendendo meno possibile e viaggiando magari utilizzando le agenzie di viaggi che in modo diretto  o indiretto  sono riconducibili ad stato straniero: lo Stato Città del Vaticano, contribuendo ad arricchirlo, alla faccia dei poveri, che pagano per tutti..

In ogni caso stiamo sereni: Papa Francesco non cambierà nulla di sostanziale nella Curia romana. È troppo attaccato e ama la vita per fare il martire, non della Fede, ma contro ingordigia e la sete di potere politico-affaristico-religsa, perché la Chiesa si sa, nella sua storia è piena di Papa morti… improvvisamente…

Marco Bazzato
19.03.2013

venerdì 1 marzo 2013

Benedetto VXI è “morto” alle 20.00, ora italiana. R.I.P.


Benedetto VXI è morto alle 20.00, ora italiana. R.I.P. È ufficialmente andato.

Dalle 20, ora italiana Benedetto XVI è “morto” ed è istantaneamente “risorto” come Benedetto XVI, Papa Emerito, ossia a riposo. Pensionato di lusso, ospite non pagante  al “Gran hotel” nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo e poi, fra due o tre mesi, dentro un ex convento di clausura, al riparo, secondo voci non confermate, da un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità e associazione a delinquere,  ma si tratta di una bufala. (1), stando a quanto scrive il quotidiano online Libero.

In ogni caso il pomeriggio di ieri rimarrà nella memoria collettiva di molti per un periodo apparentemente lungo. Le lacrime dell’arcivescovo Georg Gänswein, da anni segretario privato dell’ormai ex pontefice, ora forse ridotto al ruolo di badante de luxe un papa pensionato.

L’anziano monarca dello Stato Città del Vaticano è uscito alla’aperto alle 16.50 per ricevere l’omaggio dei sudditi,dei servi,con tanto di lacrimoni anche di Piero, l’autista, prima di recarsi a bordo di un elicottero della Repubblica italiana e, per andare a firmare le scartoffie relative ai passaggi di potere in seguito all’abdicazione.

  Gli ultimi baciamani del suo pontificato, a cui non poteva sottrarsi a causa del cerimoniale, erano iniziati verso le 11, dove probabilmente ieri sera, allo scoccare delle 20.00, avrà messo la mano destra in ammollo nell’acqua bollente Benedetta, per non rimanerne ustionato sterilizzandosela, mentre con le gambe su uno sgabello, avrà potuto guardarsi in santa pace il TG1,condotto da un suo accanto fan e seguace, Francesco Giorgino, rendendosi conto finalmente che dopo anni la sua prigionia dorata era giunta al termine, ritornando ad assaporarsi il piacere delle albe e dei tramonti che scorrono, anche non facendo una beata minchia, passando le giornate leggendo qualche buon libro, ingozzandosi di crauti, salsicce e bevendo boccali di giganti di birra scura bavarese, lasciandosi andare al rutto libero, senza l’assillo d’essere udito dalla Guardie Svizzere, appostate dietro l’uscio, non si capisce se a protezione del papa o per impedirgli di fuggire…

L’evento dell’autopensionamento di Benedetto XVI è sicuramente stato per i “quattro cattolici” rimasti in Italia, per il mondo cattolico e non, un evento di portata epocale, che sarà scritto nei libri – cartacei e non –  di storia e che darà anche il via a un filone letterario fatto di complottismi teologico-avventurosi.. L’evento sarà analizzato, sezionato, dissezionato dagli studiosi,  esperti di geopolitica e fantapolitica, da teologi i sotto ogni sfaccettatura possibile, cercando di leggere nei fondi di bicchiere di un ex gerarca dell’ex Tribunale dell’Inquisizione, ossia Prefetto per il Tribunale per la Dottrina della Fede, divenuto papa, che dopo otto anni si è “Spapato” pur rimanendo Papa pensionato.

Dobbiamo dircelo: Joseph Ratzinger era come quel personaggio di Luca Bizzarri, in Ciro, che sentiva d’avere sempre sulle spalle quella carogna di avvoltoio. Benedetto XVI aveva il fardello ingombrante del confronto con il suo predecessore: Giovanni Paolo II.

Infatti alzi la mano chi alla sua elezione non ha storto il naso, incazzandosi anche per l’accento teutonico, visto che l’orecchio di mezzo mondo per ventisette anni si era assuefatto a quello del polacco?

Così come non va dimenticato ciò che dicevano al momento dell’elezione di Benedetto XVI i vaticanisti: dopo quasi trent’anni ci voleva un papa con scadenza breve, quindi lo Spirito Santo o chi per esso aveva deciso per uno abbastanza avanti con l’età, dove secondo alcune teorie non doveva campare più di cinque o sei anni e poi sarebbe tornato al Creatore, visto che veniva considerato un Papino di sSrie B, di passaggio, incapace a reggere il confronto, anche mediatico e come comunicatore, con il suo predecessore.

Tiè, invece. Benedetto X VI ha fatto il gesto dell’ombrello a tutti, sollevando idealmente anche il dito medio al mondo, decidendo di godersi i suoi ultimi anni come un sepolto vivo, senza stracciamento di giuggiole, mettendo stop a viaggi pastorali, folle oceaniche e maratona della Passione per le vie di Roma del Venerdì  Santo, l’Angelus e compagnia briscola, creando un burdello teologico non indifferente, come descritto ne “Benedetto XVI ha tradito – come Giuda – il ruolo di vicario di Cristo?” (2).

Ieri è stata scritta una pagina di storia, che rimarrà nei cuori delle persone il tempo tecnico dell’elezione del nuovo papa e poi, come è già accaduto con Giovanni Paolo II, nel volgere di sei mesi un anno al massimo, chi si ricorderà di Benedetto XVI? Nessuno. I fedeli come gli elettori sono volubili e dotati di una memoria religiosamente e politicamente a breve termine.

Rimane una domanda che si vorrebbe che il nuovo governo desse una risposta: il servizio di elitaxi fatto con un elicottero della Repubblica Italiana è stato senza costi per gli italiani, oppure è stata l’ennesima scrocconeria che lo Stato Città del Vaticano ha estorto per colpa del Concordato,alle casse degli italiani? Perché sarebbe bello conoscere quanto è costato il circo “della coscia di pollo con le pale” –   elicottero – l’affitto dei piloti, usura del mezzo, carburante avio, tenendo conto che il mezzo si è mosso dalla sua base verso il Vaticano, dal Vaticano a Castel Gandolfo,  da Castel Gandolfo al rientro alla base. E probabilmente i piloti avranno anche ricevuto un’indennità extra, avendo volato fuori dal Paese, in quanto viaggio internazionale: Italia-Stato Città del Vaticano. Stato Città del Vaticano- zona extraterritoriale dello Stato Città del Vaticano nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Palazzo apostolico nello Stato città del Vaticano a Castel Gandolfo-Italia. Senza dimenticare il distaccamento dei Vigili del Fuoco italiani dentro lo Stato Città del Vaticano, in quell’eliporto, così come nell’eliporto extraterritoriale del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, più varie ed eventuali… Ma tanto paga pantalone…

Una piccola nota autobiografica: devo molto a Karol Woytila e a Joseph Ratzinger, perché al tempo della dipartita di Giovanni Paolo II e fino a quando non è stato eletto Benedetto XVI ero fermo a tre quarti del mio romanzo “Progetto Emmaus”. I personaggi erano come impiantanti in un punto e sembrava che non volessero fare più nulla, come se in attesa di un qualcosa di nuovo. La morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Ratzinger diedero nuova linfa ai personaggi che si muovevano all’interno del romanzo. Quando vidi le maniche del maglioncino nero di Benedetto XVI sotto la “divisa pontificia”, questi si ridestarono e nella mia mente e si rimisero a scapitare come cavalli imbizzarriti, desiderosi d’uscire per galoppare verso il sole che cala all’orizzonte, conducendomi alla conclusione dell’opera letteraria.

Quindi: oggi come allora, grazie Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
E come si usa dire:
 “Il Re è morto, viva il Re!”

01.03.2013

martedì 26 febbraio 2013

Elezioni politiche 2013. E adesso?


In moti avranno fatto zapping fino a quasi le tre di notte, ora, arrivando sfiniti alla fine della lunga giornata elettorale.

L’unica certezza è che l’Italia e gli italiani sono finiti, per colpa di PD PDL, dentro un gigantesco mixer colmo di merda, dove la speculazione europea sta affilando le armi per spolpare il cadavere dello Stivale, iniziando a fuggire dall’industria e dalla finanza boccheggiante, con lo spred che finalmente torna a crescere e le cancellerie di mezzo mondo che si mettono le mani sui coglioni, sperando che nei loro Paesi non avvenga il “miracolo Italiano”

La cosa buffa è che Grillo ha sbancato il casinò, spendendo, rispetto agli altri partiti politici e senza andare in tv, anzi con i giornalisti costretti a rincorrerlo su e giù per il Paese, trattati a volte come cani servi del potere, obbligati dal dovere di cronaca a inseguirlo, venendo sbeffeggiati senza tanti complimenti.

Bersani è il grande principe è il “vincitor perdenti” si trova con un nugolo di parlamentari, inutili anche per farci il minestrone di verdure, con Vendola cetriolo capo, che e con il suo Sel è entrato in Parlamento dalla porta di servizio, visto il suo striminzito 3,2%, dimostrando che manco la lobby gay crede alle sue proposte, figuriamoci gli etero.

I trombati eccellenti: Fini, Di Pietro, la Binetti, la Conica, il Buttiglione, per dire quelli più eclatanti  (1) soprattutto quel simpaticone di Ingroia ha dimostrato che in Italia come non ci sta posto per i post fascisti, peggio vengono trattati come sudici seguaci del baffone comunista Stalin, considerati dei cadaveri che camminano e consumano ossigeno e rilasciano nell’atmosfera, anidride carbonica, senza contare le acque nere.

Ma l’orgasmo più bello è venuto durante la conferenza stampa di Mario Monti. Sembrava uno studentello al primo anno di economia che non ha passato un esamino e con il professore di turno che l’ha insultato contro, davanti ai famigliari e compagni di corso, beccandosi sul libretto una solenne insufficienza e  sempre da parte del docente, un “vaffanculo!”

 Monti era rosso in volto. Faccia che di solito fa qualsiasi persona non ha quando per farsi passare il giramento di zebedei si scola tre cartoni di San Crispino, pregando che il bambino venga accoppato da un cacciatore di frodo, prima che ripeta per l’ennesima volta: “Guarda nonno, guarda….è… Bum, morto stecchito”.

Presumibilmente durante quella conferenza stampa, moti degli elettori di Monti si saranno messi se maschi i coglioni ioni, se femmine le zizze,  tra la porta e lo stipite, ordinando ai figli di chiudere il portoncino blindato con la massima violenza possibile e poi…

Berlusconi è il vero vincitore morale della causa perduta.  Ora se ne sta all’angolo, sfregandosi le mani e vedendo il Bersani che bestemmia, masticandosi il toscano, come se fosse alla Festa dell’Unità di Brescello, incazzato perché è cuochi e camerieri sono ciuchi marci, per l’ennesima volta si sono scolati la vendemmia dell’anno successivo, prima ancora che si formi l’uva.

E gli Italiani? Passata la sbornia capiranno che uno per uno, tutti assieme, senza distinzione di razza, sesso, orientamento sessuale, stanno per prendersi l’ennesimo cazzo in culo, nuovamente a secco come le tasche. E brucerà. Eccome se brucerà.  Saranno emorroidi per tutti.

Già, perché tra poco gli italiani inizieranno ad attraversare il canale d’Otranto a nuoto direzione Albania. È chiaro che il Paese è ingovernabile peggio di un cavallo morto, reso carne macinata e spacciato per manzo nei supermercati di mezza Europa, impossibile da ritirare dal mercato comune.

Soluzione alla crisi e possibili scenari?

Grande inciucio, PD – PDL? Per ora esclusa dallo smacchiatore di giaguari del giaguaro rimasto con la sua pelliccia.

Alleanza PD con il Movimento 5 Stelle? Bersani deve prepararsi a calare le braghe e zac… Grillo dirà o mangia la minestra o salta la finestra e vaffanculo.

Ritorno alle urne? Sarebbe la buffonata del secolo, visto che farebbe pensare che i due “grandi” partiti, Pd e PDL, come i bambini a cui un piccolo bullo ha rubato le biglie e adesso vanno a piangere dalla vecchia madre, ormai moribonda (Napolitano è agli sgoccioli, come mandato) battendo i piedi a terra e facendo gli offesi… sempre che alcuni grillini non si vendano per un piatto di lenticchie…

Un nuovo governo tecnico, con Giuliano Amato come premier? Potrebbe essere l’opzione imposta da tempo da parte dell’Unione Europea e dal sistema finanziario internazionale, perché garantirebbe la continuità di Monti e della politica di austerity, ossia impoverimento generalizzato del Paese, almeno per due anni, per poi lasciare spazio alle elezioni anticipate, spianando la strada alla maggioranza assoluta del Movimento Cinque Stelle, movimento che, anche se non è stato capito da molti, va incasellato all’interno di una destra. Simile. Quasi etero guidata dai banchieri Teocon americani..

Il ruolo di Grillo e del Movimento cinque stelle? Continuare sulla sua opera di sfascio della partitocrazia, facendo quello che per trent’anni non è riuscito a fare Pannella e al Partito Radicale. Se si tornasse entro un anno alle urne, la vittoria del Movimento cinque stelle potrebbe essere schiacciante, indipendentemente dalla legge elettorale, che giocoforza, in un modo o in un altro, dovrà essere ripresa in esame, questa volta senza giochetti, perché a continuare a fare i conti senza l’oste, alla fine si rischia di morire alcolizzati , per lo scoppio del fegato e della bile, anche se è astemi.

I mercati? L’euro e l’Unione Europea?

Che si fottano. Si auspica, ma le grandi banche, anche americane e non solo, non lo permetterebbero, a costo di militarizzare l’Italia,seminando morte, sangue, distruzione e miseria. Il problema è che il tessuto economico italiano è sfasciato, la morte e la miseria continuano ad avanzare, assieme alla disoccupazione. Tanto vale lasciarsi dietro quanti più cadaveri europei ed europeisti possibile. Alla fine ci sarà un’uscita dal tunnel della recessione e della depressione.  È importante quanti morti la società europea sarà disposta a considerare come morti fisiologiche, ossia danni collaterali sopportabili e a mo di ripulitura del sistema, per poter poi ripartire, non più forti di prima, ma con meno problemi, leggesi esseri umani nel continente europeo.

Stiamo sereni, questa scelta non sarà fatta dagli italiani e dal sistema politico italiano, ma l’onore di queste morti spetta e spetterà, vedi la Grecia, alla grande finanza internazionale e alle grandi cancellerie,quella tedesca in primis. A questi spetterà l’onore di premere i fatidici pulsanti e tirare le levette e “grilletti”, circa la prosecuzione dell’impoverimento italiano, per il bene degli italiani e del bene comune diranno, per salvare il sistema creditizio delle banche private  sovrannazionali..

Oggi come ieri Bersani, Berlusconi, Monti e apparentemente da ora anche Grillo sono solo i burattini tirati da una piovra economica impossibile da uccidere, perché esiste dai secoli e il Movimento cinque stelle in questo momento è utile al “sistema!”

Marco Bazzato
26.02.2013