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domenica 26 ottobre 2008

Riforma Gelmini: avanti tutta


Nessuna riforma piace, tanto meno quelle inerenti all’istruzione. Troppi soldi, spesi male, troppi docenti di ogni ordine e grado, spesso sottoutilizzati, personale non docente in eccesso. Eppure nessuno vuole cedere un passo, timorosi, a torto o a ragione di perdere non solo il posto, ma anche quel poco di prestigio che la figura dell’insegnante, nonostante gli stipendi miseri, ha.
Si sta assistendo al solito caos studentesco. Classi di ogni ordine e grado, in rivolta. Lezioni per strada, in piazza, come ambulanti, studenti universitari che occupano le facoltà, ma soprattutto tanta disinformazione, ma soprattutto un’idea alquanto vaga dei problemi reali.

C’è qualcuno che soffia sul fuoco della protesta, trasformando un semplice problema di esuberi, come ne accadono ogni giorno in aziende in crisi, vedi Alitalia, in un problema sociale, ma soprattutto di disordine pubblico, dove le forze dell’ordine sono tenute freno, non potendo, per ordini politici, ristabilire l’ordine scolastico.

Qualsiasi azienda malata, con i bilanci profondamente in rosso, deve per sopravvivere ai propri errori gestionali, anche del passato, tagliare i rami secchi, le spese inutili, ridimensionare, per poter offrire gli stessi servizi, le stesse prestazioni, riducendo gli esuberi, senza andare troppo per il sottile, cosa che abitualmente qualsiasi impresa privata fa quotidianamente, senza questo carnevale boccaccesco di sbarbatelli che gridano ai quattro venti come degli invasati, molto probabilmente senza sapere per cosa sono stati mandati a protestare.

Mentre col comparto statale, enorme serbatoio di voti, questo da decenni è impossibile, è una chimera, che ha portato, per colpa della mala gestione della cosa pubblica, allo sfacelo attuale, ma visto che abitualmente – in politica – non si paga per le colpe attuali, figuriamoci se è possibile che qualcuno paghi, a parte insegnanti e personale non docente, per le colpe – pregresse.

La Gelmini, piaccia o no, indipendentemente dal colore politico, sta provando a tagliare dei rami morti nel comparto dell’istruzione di ogni ordine e grado. Questa decisione coraggiosa, presa badando anche ai bilanci, è logico, per chi è stipendiato nell’istruzione dallo Stato, non piaccia e tutti hanno paura, alla fine, di rimanere col classico cerino in mano e la cattedra, meta prima agognata, in quanto sinonimo di sicurezza eterna, tolta da sotto il naso, costringendo molti a trovar nuove occupazioni, come già accade anche alle tutte blu o a molti laureati che non riescono a trovare impiego.

I sindacati, le associazioni studentesche, hanno poco da occupare, sabotando le lezioni, impedendo a quanti – a ragione – si disinteressano dei problemi personali degli insegnati, vogliono continuare a studiare, ma che però in questo frangente il diritto allo studio viene impedito dagli occupanti facinorosi, senza alcuna conseguenza penale od amministrativa, interrompendo, con la scusa dell’autogestione, un servizio pubblico, che per legge deve essere garantito dai docenti stessi, ma che nessuno, pena la paura dell’impopolarità sociale, si azzarda a sanzionare ed arrestare con qualsiasi mezzo legale, anche con l’ausilio delle forze dell’ordine, che prima secondo il premier avrebbero dovuto entrare nella aule, per consentire il normale svolgimento delle lezioni, facendo però poi vergognosamente marcia indietro, lasciando campo libero ai rivoluzionari ex e post sessantottini.

Nessuno, sindacati per primi, seguiti dai docenti, e spalleggiati dagli studenti che vedono in questa ricreazione mascherata la possibilità di bigiare pubblicamente le lezioni, si rendono conto che la borsa è vuota, che il capo famiglia, lo Stato in questo caso, è stato per decenni un amministratore poco accorto, ora è costretto a fare economie, che non piacciono a nessuno.

Per fare forse un esempio in teoria banale,ma che rende l’idea della situazione. Poniamo il caso di vivere in una famiglia che per anni si è indebitata, per fare la classica bella vita, vivendo sopra alle proprie possibilità economiche, una bella famiglia allargata. Ma un bel giorno le banche, stanche di far credito, chiudono i cordini della borsa, costringendo il capofamiglia a prendere decisioni drastiche: basta auto di lusso, abiti firmati, viaggi in paradisi esotici, ferie e vacanze da sogno e quant’altro. Tutto finito. Naturalmente, questa non è la situazione degli insegnanti, in quanto, esclusi i professori universitari, gli stipendi sono, per dei docenti in sovrappiù o mal utilizzati, da fame, in Europa occidentale, il che è ben diverso, visto che un insegnante di liceo, in Bulgaria, a fatica arriva a 400 euro al mese, e dove sognarne 600 sembrerebbe come aver sbancato la lotteria di capodanno.

Va ricordato ai contestatori italiani, non importa che siano docenti o studenti, che l’Italia, è al 28 posto, su 30, quindi in zona retrocessione, per quanto concerne l’istruzione, tra i Paesi più industrializzati (OCSE) e nessuno vuole, visti i risultati, pagare pegno, venendo come avviene a Monopoli, eliminato dal gioco perché indebitato sino ai capelli.

Vediamo. I docenti non sono mai colpevoli della svogliatezza degli studenti, e quest’ultimi non sono colpevoli se gli insegnanti sono incapaci o inadatti all’insegnamento e se rimangono zucche vuote. Senza contare, che gli insegnanti, di ogni ordine e grado, danno colpa alla scuola, in generale,se questa non funziona, mentre la scuola se la prende con le varie istituzioni, indiscriminatamente per scaricare i propri panni sporchi, creando il classico minestrone – andato a male – del tutti colpevoli, nessun colpevole, ideale per non cambiare mai nulla, salvo protestare se l’insegnamento, in un modo od in un altro, prova ad evolversi, anche tornando – con meno insegnanti – all’antico.

Per la serie: ogni cosa è buona solo se si aumento i posti - anche senza far nulla – di lavoro, ma se invece si parla di razionalizzazione o mandare a casa inefficienti e lavativi, le cosiddette mele marce, che in ogni luogo di lavoro che si rispetti esistono, ecco che scatta la rivolta, l’attacco, l’andare in piazza, coinvolgendo nel caos generale i fruitori dei servizi, cioè gli studenti.

Chi deve pagare in tutto questo.? piaccia o no, vanno eliminate le cattedre inutili, il personale non docente in esubero, tornando, alle elementari, al maestro unico, che così tanto non piace, forse perché la generazione vecchia, quella figlia del sessantotto si sente anche impreparata sotto l’aspetto didattico ad insegnare le nuove materie, come ad esempio inglese e informatica, che abitualmente, per quanto riguarda i bambini delle elementari, sanno usare il pc e navigare in rete, molto meglio dei genitori, figuriamoci eventualmente di un maestro over 50.

La scuola non vuole aggiornarsi, perché gli insegnanti per primi, dopo aver studiato anni e preso il cosiddetto posto fisso, preferiscono campare sugli sforzi passati, piuttosto che aprirsi alle nuove realtà, in quanto, al pari del sacrificio che quotidianamente compiono gli studenti, costa fatica ed impegno, ma questo, nonostante un esigua ma importantissima minoranza che fa quotidianamente c on fatica il proprio dovere, ai più è – per diritto divino acquisito – sconosciuto, dimenticato e rimosso dalla coscienza individuale e collettiva.

Marco Bazzato
26.10.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/

domenica 19 ottobre 2008

Riforma Gelmini, scioperi eteroguidati



Si sta assistendo, negli ultimi giorni, al solito balletto di fancazzismo da parte di docenti e studenti, felicemente gaudenti, con la complicità anche di genitori snaturati, alle proteste, tipiche d’ogni inizio d’anno scolastico,queste settimane contro la riforma Gelmini.

Il bello è che i primi a tremare, per i loro – inutili – posti di lavoro, sono i maestri elementari, così spaventati dall’idea di non poter più in futuro far comunella o in classe o nei corridoi, che non esitano a coinvolgere i bambini ignari della storia, spesso mezzi analfabeti, poco istruiti e quindi manipolabilissimi, per far pressione contro il Ministro della Pubblica Istruzione, rea di volerne spedire a casa un bel po’, ripulendo – dalle scorie – gli organici in eccesso.

Ma dietro a questo baialame, che odora da letame da mercato delle vacche, fa riflettere il fatto, che anche troppi genitori, educati alle scuole elementari al maestro unico, ora come citrulli si siano fatti abbindolare, passando dalla parte del nemico, il pubblico dipendente statale che non vuol mollare la sedia.

La scuola italiana, classifica Osce alla mano, funziona come un’auto lasciata a marcire – da decenni – sotto le intemperie, da un autodemolitore, eppure tutti vorrebbero che camminasse comunque, un po’ come vivere nell’illusione mistica che un morto possa essere resuscitato.

È da codardi mandare in piazza dei minori a protestare. Solo i vigliacchi si nascondono dietro a dei bambini, strumentalizzandoli, usandoli come pretesto – falso – per salvare i loro miserevoli posti di lavoro, come se ai bambini d’oggi importasse di questo o quell’insegnate. Infatti i “nostri”pargoli, vivono in condizioni di costante alterazione mentale, circondati da genitori assenti, faide familiari, divorzi, guerre per l’affidamento – economico – dei piccoli “innocenti”, ma che hanno negli occhi la freddezza di Jack Torrance di Shinning e figuriamoci – con l’orgia di insegnanti che vedono ogni giorno – cosa a loro interesse, se invece di tre citrulli, ne vedono solo uno. Nulla. Alzano le spalle, continuando imperterriti a lanciarsi quaderni, penne, matite, tirarsi i capelli, picchiarsi, sputarsi addosso – manco fossero cammelli – e dispettucci vari ed avariati.

Alla sinistra è felice della strumentalizzazione dei bambini, si frega le mani per l’alto senso di “maturità” dei prepuberali, che chiaramente, pur di non fare lezioni in classe, andrebbero a dimostrare sotto una delle finestre del Papa, a favore della pillola abortiva, delle unioni gay, o per l’introduzione di un corso di educazione omosessuale – senza sapere che “robe” sono qegli affari strani la – a scuola, in nome della purista libertà d’insegnamento dogmaticamente predicata dalla sinistra extra parlamentare.

L’Italia è un Paese che vive nella memoria – comunista – storica falsata, che vive nell’idea fallace che rimettere il grembiule ai bambini, sia segno di rigurgito fascista, di un ritorno agli anni del ventennio della Buon Anima, ma come sempre questi orbi a destra – omettono di dire che anche nei Paesi dell’ex blocco sovietico, fino all’arrivo della “democrazia”, i Paesi del Socialismo reale, imponevano agli alunni l’uso del grembiule, nel nome dell’uguaglianza socialista. Mentre oggi, questi comunisti a sinistra col portafoglio rigonfio a destra, vogliono, con la menzogna zingaresca della multiculturalità che i poveri si sentano dei castrati familiari e i ricchi possano sfoggiare abiti firmati, nel nome del Capitalismo socialista di stampo cinese, così amato da Berlusconi, Veltroni e Bertinotti per motivi diversi.

Eppure si farebbe presto a risolvere un po’ di problemi economici nella scuola. Basterebbe abrogare sin da subito l’ora – inutile – di religione, rispedendo nel loro Stato straniero d’adozione – il vaticano – preti, pretini, e laureati – inutili – in teologia (scienza ecotplasimca del fumo) che occupano, su segnalazione vescovile, posti di lavoro pubblici, senza portare un grammo di contributo sapienzale in una scuola morta.

La scuola è in rivolta, per l’ennesima volta, non per migliorarsi, ma per proteggere i propri privilegi, senza dare nulla in cambio agli studenti stessi per accrescere il sapere e le conoscenze. È una scuola che puzza peggio di una tomba di famiglia scoperchiata, dove i resti dei cadaveri sono stati ritrovati in posizione sodomitiche e sadomasochiste, lanciando nell’aria gli effluvi malsani dei corpi decomposti da secoli, che vorrebbero imporre al mondo la prosecuzione dei loro odori pestilenziali di decomposizione e morte.

Un qualsiasi maestro intelligente, fregandosene dello spirito di corpo, farebbe scongiuri, sacrificando a qualche divintià pagana galli, gatti neri, gufi e rane pur di far si che “l’adorato “collega, col quale si reca, durante le ore di lezioni, a prendere il caffè, lasciando che i bambini si picchino in classe, che i più forti e pluripipetenti brutalizzino i più deboli, venga licenziato, felice anche di cedere l’anima al Signore delle Tenebre, se dopo la decapitazione – metaforica – di metà del corpo insegnanti , inutili, gli stipendi si alzino almeno del trenta percento, permettendo allo Stato di risparmiare, riservandolo alle vere necessità della scuola il restante settanta.

Ma la competizione tra insegnanti, non essendo stata insegnata a loro, non può essere applicata, in quanto il concetto tutto italiano di produttività, ricalca ancora il modello sessantottino, che ha distrutto la scuola, occupando posti e cattedre, senza conoscere il significato della parola merito, assunti – mangiando pane a tradimento – con la scusa che altrimenti le piazze della penisola sarebbero state incendiate dai manifestanti, e questo rigurgito rosso, usando ancora una volta i minorenni, continua tutt’ora, segno evidente che i “cattivi maestri” sono ancora ai loro posti di potere, pronti a mandare le truppe allo sbaraglio pur di salvare i loro stipendi.

Marco Bazzato
19.10.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/

sabato 15 dicembre 2007

Aumenti ingiustificati: governo affamato!


È durato praticamente solo quasi più di due giorni lo sciopero dei camionisti, più che sufficienti comunque, per mettere a K:o il sistema Italia. Indipendentemente dai normali disagi dei cittadini, la protesta ha evidenziato l’estrema vulnerabilità del Paese, e di come il continuo aumento dei prezzi, sta mettendo alla corda i portafogli degli italiani.
L’accordo comunque, non risolve i problemi decennali, che la politica non ha mai voluto risolvere. Il Paese, per scongiurare – quello che qualcuno ha definito immotivatamente come una presa in ostaggio – nuovi scioperi, non solo di questa categoria, ma anche di altre che versano in situazioni analoghe, deve, soprattutto, da parte del parlamento, mettere nell’agenda politica, la situazione economica dei cittadini, che indipendentemente dal lavoro, faticano ad arrivare a fine mese.
Forse la politica fatica a capire che la “pentola a pressione Italia” è sul punto d’esplodere, con esiti deflagranti.
I camionisti, con la loro protesta, non hanno rappresentato solo se stessi, ma si sono fatti portavoce, a costo d’impopolarità del malessere generalizzato, che da nord a sud, è sempre sul punto d’esplodere, ma la politica, spesso autoreferenziale su se stessa, sembra non voler sentire il grido d’allarme, non macroeconomico o internazionale, ma quotidiano dei cittadini.
La retorica politica, che in quest’ultimo decennio, continua a toccare nuovi abissi, dove, entrata in un circolo vizioso, ed incapace ad uscirne, gioca a tirare a campare, cercando di sopravvivere, come un vascello che naviga a vista durante la tempesta, negando – per incapacità, o mancanza di volontà – l’esistenza dei problemi.
La politica, finge di non capire che le persone – forse per il totale distacco, dovuto agli alti stipendi che possono riservarsi senza controllo – dalla realtà. È facile non vedere l’aumento del pane, della pasta, dei carburanti, dei servizi pubblici, quando tra stipendi elevatissimi, benefit, che permettono di non scucire un Euro, che abitualmente assalgono i comuni mortali, facendoli vivere come dentro una cupola di vetro che li rende autoimmuni ad ogni disagio economico.
Il paradosso, è che come sempre, terminato lo sciopero, rimangono gli umani liquami, che vanno sotto il nome di aumenti ingiustificati delle merci, soprattutto frutta e verdura, con il consueto corollario di balle – senza fine – e l’abituale rimbalzo di responsabilità tra una categoria ed un'altra.
Naturalmente, la politica, - fregandosene – non può intervenire sulle leggi di mercato, al massimo può monitorare – a parole – la situazione, in senso relativo, perché quando un benzinaio veneto – lavoratore autonomo e proprietario del prodotto che vende, esattamente come i venditori di frutta e verdura, ha aumentato i prezzi dei carburanti, venendo subito multato e accusato di ingiustificato aumento dei prezzi.
No va dimenticati, che gli sceriffi di Nottingam, attualmente al governo, stanno depredando ogni giorno di più, come vampiri assetati, le tasche dei cittadini, abbassando la qualità dei servizi, imponendo sempre nuovi balzelli, felicitandosi con se stessa, in un sano spiriti di autocompiacimento, quando le entrate fiscali salgono, offrendo loro – come in un circolo vizioso senza fine – la possibilità di spendere e spandere, in progetti spesso inutili, senza ritegno.

Marco Bazzato
15.12.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/

martedì 11 dicembre 2007

Sciopero dei camionisti : la protesta continua





Notizia dell’ultima ora:
Il Ministro dei trasporti Bianchi precetta i camionisti, imponendo loro di risalire nei mezzi entro questa mezzanotte, per rimuovere i presidi, ma questo però non significa poter obbligare dei liberi professionisti – lavoratori autonomi – di riprendere il lavoro. Anche se c’è da vedere in che modo, questi bestioni, e con che mezzi, questi potranno essere rimossi da strade ed autostrade. Con la violenza.
C’è da aggiungere, che gli autotrasportatori – almeno per ora – nemmeno si sognano di rimettersi alla guida, e la politica sa bene che non può precettarli. È solo propaganda.





Grane grandi come bisarche e autobotti per il governo Prodi, che evidentemente ha la saccoccia vuota. Gli autotrasportatori, se ne sono andati dall’incontro col governo, sbattendo la porta, e per dirla alla Carcarlo Pravettoni, l’Italia resta a secco. La politica, invece di risolvere i problemi, si indigna, perché i sindacati sbattono la porta.
Stando al catastrofismo dei media, l’Italia sembrerebbe a secco, colpita dai crampi della fame, e quasi all’agonia, mentre gli italiani, invece hanno i serbatoi pieni, e sicuramente anche i frighi.
L’allarmismo sociale, ha raggiunto vette – come spesso accade – di isteria collettiva. Eppure l’informazione non manca, assicurata da radio, Tv e internet – ma per qualcuno all’età della pietra, sembra che la comunicazione sia ferma ai tempi di Gutemberg.
La Fiat, poveretta, ha dovuto mandare a casa per colpa del just in time un bel po’ di dipendenti, perché qualcuno gli ha detto, che non aveva più senso nel mondo globalizzato, farsi magazzini capienti.
I gestori invece fanno festa. Quelli previdenti, hanno riempito le cisterne, con gran gioia delle compagnie petrolifere, facendo in meno di due giorni, incassi che abitualmente farebbero in cinque o più giorni, e i media lamentano che potrebbero essere a rischio i carburanti per i mezzi di soccorso, ma in questo caso, la colpa non sarebbe dei camionisti, ma dei gestori, che non hanno tenuto le giacenze d’emergenza, obbligatorie nelle stazioni di servizio, dove in questo caso, dovrebbero essere la Guardia di Finanza a fare le ispezioni, per accertarsi, ed eventualmente sanzionare, le stazioni di servizio – che per legge – non hanno tenuto le scorte d’emergenza.
È vero, ci sono i blocchi, ma anche da parte dei camionisti, bisogna dire che certe posizioni, nei confronti delle compagnie di trasporti – anche italiane – con sedi nei Paesi dell’est, accusati - senza motivo – di concorrenza sleale, perché i prezzi applicati in quei Paesi, sono adeguati, principalmente per gli standard economici di quei cittadini, tanto è vero, che solo un’infinitesimale percentuale di quei carburanti, sono utilizzati per i trasporti internazionali, la stragrande maggioranza, è per uso interno.
Da molte parti, iniziano a levarsi voci che incitano all’intervento dell’esercito, per ripristinare le scorte dei carburanti ed alimenti, ma questa soluzione antidemocratica, andrebbe contro, al diritto di sciopero, ma anche al bisogno, non solo della categoria dei camionisti, ma di ogni categoria, siano essi operai, agricoltura o terziario, di chiedere adeguamenti salariali che offrano la possibilità d’arrivare a fine mese, pagare muto od affitto, e magari risparmiando anche qualcosa per il futuro, senza ormai l’abituale puzzo di canna del gas.
Quello che fa riflettere, è come i media stiano scaldando gli animi dei cittadini, contro la categoria in sciopero, facendo, mediaticamente parlando, indebite pressioni, su quanti reclamano migliori condizioni di lavoro. Sembrerebbe invece, che se da una parte manca la volontà o il denaro per raggiungere un accordo, dall’altra, la grande imprenditoria, ha messo in moto la grancassa, soffiando, non sul fuoco della protesta, ma alitando pericoli vapori di benzina sui cittadini, facilmente suscettibili.
Questo ipotetico shock, dovrebbe in primo luogo far riflettere la politica, che da decenni ha rinunciato ad ampliare ed ammodernare – secondo standard europei degni di questo nome – il traffico merci su rotaia, lasciato andare, per favorire guarda caso, molti anni fa proprio i grandi gruppi di trasporto, e le compagnie petrolifere, interessate a vendere gasolio, e guarda caso proprio mezzi pesanti.
Fa pensare – per concludere – che in questo caso nessuna forza politica ha dato alcun tipo di solidarietà pubblica agli autotrasportatori. Non lo si può certo chiedere ai partiti di centro sinistra, ma nemmeno i partiti di centro destra, abitualmente il famoso popolo delle Partite I.V.A. buoni solo quando è il momento di raccogliere platee in piazza e voti durante le elezioni, ma oggi totalmente dimenticati, come fossero soggetti infettivi.
Questo la dice lunga su quanto la politica chiede al popolo, e quanto poco sa offrire anche come solidarietà nei confronti di una singola categoria. Certo gli autotrasportatori non è Confindustria, ma forse, soprattutto i politici hanno paura a rinunciare alle auto blu, e per questo, usano – con i grandi – il guanto di velluto, e – con i piccoli padroncini, lavoratori autonomi, non precettabili – il guanto di velluto.

Marco Bazzato
12.12.2007

lunedì 10 dicembre 2007

Sciopero dei camionisti: finalmente!


Era ora che la categoria dei Bisonti della strada incrociasse le braccia, si spera – a meno di minacce di sanzioni, o promesse capestro, poi immancabilmente disattese – fino a venerdì.
Questo è lo sciopero dei padroncini, non solo contro questo governo, manche contro le passate, perché ha sempre voluto agevolare il trasporto su gomma, anziché quello su rotaia, e oggi, dimostrando che il sistema Italia non può continuare a reggersi quasi esclusivamente su ruote.
Finalmente i camionisti italiani, hanno imparato dai cugini francesi, che non perdono mai l’occasione, quando incrociano le braccia, di cingere – come un’armata di Crociati – la capitale transalpina.
Forse però, in Italia, non avremmo la forza d’arrivare a tanto, sopportando i disagi, e provando – come spesso fanno i francesi – a solidarizzare con gli scioperanti.
Secondo le previsioni, già entro venerdì potrebbero mancare le scorte dei carburanti, o per imperizie dei gestori che non hanno riempito le cisterne entro venerdì, oppure perché gli utenti, anziché fare i soliti 20 Euro, già dalle prime ore di oggi, si sono affannati in lunghe code per riempire i serbatoi, avendo quindi carburante per i prossimi cinque o più giorni, facendo qualche giorno di riposo a braccia conserte, o se sono stati previdenti, riuscendo quasi a raggiungere gli obiettivi annuali prefissati dalle compagnie.
Sfortunatamente non si può addossare la colpa ai camionisti, se la situazione è arrivata a questo punto. Abbiamo una rete ferroviaria vetusta, vecchia, spesso lasciata a se stessa, e la politica, i sindaci, i comitati civici, spesso ostacolano la costruzione di nuove linee, per non intaccare i seppur giusti interessi locali, che però – e oggi e nei prossimi giorni se ne vedranno i risultati, catastrofici, se l’agitazione si protrarrà fino a venerdì – i risultati.
Probabilmente come molti politici affermano, i blocchi sono illegali, ma però quello che si trova strano, è perché nei servizi giornalistici, si da eccessivamente spazio ai disagi causati, e poche battute per spigare le motivazioni e i disagi della categoria – spesso padroncini, col bilico acquistato in leasing, il mutuo della casa da pagare, ed i figli da mandare a scuola, come ogni lavoratore italiano, alle prese con le ristrettezze economiche dei bilanci famigliari, che stanno mandando a quel paese il Paese.
Buttandola sull’evoluzionismo più radicale, non si sta altro che assistendo alla lotta dei piccoli, per non soccombere, schiacciati sotto i piedi dai grandi gruppi, e che come ogni specie, cerca di sopravvivere al cannibalismo, in questo caso politico, per non diventare vittime della strage degli innocenti, degli autonomi, che vorrebbero poter continuare a fare il loro lavoro, venendo rispettati.
È paradossale, ma ci si rende conto dell’importanza di ogni singola categoria, solo quando questa – al colmo dell’esasperazione – incrocia le braccia, mostrando i muscoli, e venendo paradossalmente additata dall’opinione pubblica, come nemica della società, mentre il vero nemico della società, spesso è la società stessa, che invece di sanare le proprie ferite, ed i propri malanni, preferisce accusare chi denuncia – anche con forme radicali come il diritto di sciopero – il malessere di una categoria.
Sembra assurdo, ma l’unica categoria che non protesta mai, è quella delle politica nazionale, sempre così attenta ai propri bisogni economici, rendendo quasi immediatamente esecutivi gli aumenti di pensione, i benefit, gli aggiramenti degli emolumenti parlamentari, attenti, che non vengano erosi dall’inflazione, e che a differenza dei comuni mortali – leggesi cittadini privi d’immunità economico-parlamentare – costretti a tiare la cinghia per campare. Ma che importa di tutto ciò agli Eletti, loro sono stati eletti, e raggiunta la fatidica poltrona, guai a scalzarli. Ma se un camionista toglie per cinque giorni le chiappe dal camion , quello si che è un lavativo, nemico del popolo e della società, che tiene in ostaggio un Paese. Mentre una politica che finge di rinnovarsi, per non cambiare mai nulla, cos’è?

Marco Bazzato
10.12.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/