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lunedì 23 ottobre 2017

Pull a pig

Pull a pig, letteralmente tradotto dall’inglese, “Inganna il maiale”, ma visto che il “gioco” se di tal cosa si può parlare, andrebbe tradotto, volgendolo al femminile, con “Inganna la scrofa”.

Ormai è noto che questo non è certo un nuovo gioco, ma una semplice rivisitazione in chiave tecnologica delle scommesse che si facevano da ragazzi, da teenager, da adolescenti, e perché no, anche da adulti, quando tra amici, anche vincendo una certa forma di repulso, si scommetteva nel “farsi” non solo la più cessa della scuola, ma in quei casi, anche la più grassa, dicesi cicciona o altri aggettivi oggi considerati “fuori moda”, soprattutto nel mondo virtuale dei social network, soffocati dalla dittatura espressiva dei censori occulti, che ti bloccano l’accesso se provi, come si diceva in passato, “a farla fuori dal vaso”, detta in termini più attuali, se non usi un linguaggio non consono, dove il sessismo, anche in termini generali, risulta offensivo per la suscettibilità delle donne e/o femmine, le quali dovrebbero, sebbene siano in numero superiore rispetto ai maschi, essere trattate, in rete, come dei Panda e protette, come si adopera il WWF con le specie diversamente umanoidi, che popolano il pianeta Terra.

Il vecchio, ma presunto nuovo gioco, antico come il mondo, Pull a Pig sembra facile, ma la cosa va letta non solo in chiave femminile e/o femminista, ma dovrebbe anche andar letta dal punto di vista maschile.

In quanto, mettiamoci nei panni anche del ragazzo, il quale, come una prova di iniziazione per essere accettato dal gruppo, deve avere lo stomaco e il fegato di interagire in un modo o in un altro con una persona di sesso opposto, esteticamente attraente come un boiler e non è detto che l’impresa titanica vada sempre a buon fine, perché il maschio è “costretto” a mettere in atto, controvoglia, una serie di artifizi psicologici, innanzitutto verso se stesso, per vincere sia le sue resistenze interiori e poi quelle di lei. Dove spesso queste donne, avendo una bassa stima di se stesse, a causa dell’aspetto fisico, essendo forse più diffidenti di quelle fighe, di quelle ghocche che se la tirano, sono anche le più difficili da conquistare, in quanto prima di “mordere l’osso”, ci sta una quantità mostruosa di carne, di adipe, da superare e quindi a costoro, per assurdo, dovrebbe essere data una medaglia, non essendo affetti da una parafilia sessuale che va sotto il nome di “Adipofilia!”

Ma può essere anche vero l’esatto opposto, ossia, costoro, avendo una bassa autostima, cadono ai piedi del fighetto di turno che le annebbia con quattro complimenti dolci in croce, due sorrisetti, tre emoticon, come va tanto di moda oggi, un uscita per un caffè o una pizza e poi, come sovente da prassi, senza manco conoscere in profondità la persona, perse e fatte come i cachi, gliela danno, illudendosi d’aver trovato il grande amore della loro vita.
Grulle.

Attenzione però, il problema vero non è il Pull a Pig. 

Il problema vero è soprattutto l’attuale società contemporanea che, a differenza del passato, offre infinite possibilità in infinite combinazioni per avere delle interazioni sociali, dove però, a differenza del tempo che fu, visto che ormai molto passa attraverso il filtro della rete, non avendo fin da subito un contatto diretto con la persona, si costruiscono più castelli in aria di come si faceva nel passato, cadendo facili prede di soggetti che per un motivo o  per un altro, alla fine cercano , maschi e femmine, questo infoi mento generalizzato non fa distinzione di genere,  trovano sesso “low cost”,  perché anche il sesso stesso è un prodotto in che viene svenduto a prezzi di saldo di fine stagione, in quanto consumato non in modo diverso da come si consuma lo street food, il cibo di strada, chattando con la controparte, creandosi così un mondo di seghe mentali e amori illusori, frutto del mondo informatico, e poi queste illusioni, queste seghe mentali, come avviene da sempre, si trasferiscono in ogni caso nel mondo reale.


Il problema, lo si ribadisce, non è il Pull a Pig in se, quello fa parte della naturalità del genere umano, ma  va condannato è che questi disgraziati e mi riferisco ai maschi senza onore, invece di vantarsi come si faceva in passato con gli amici in piazza, al bar, raccontando i loro sforzi per raggiungere l’obbiettivo, vadano a pubblicare tutto ciò in rete o che si scambino commenti nei vari gruppi di discussione, dove purtroppo, il delatore o la delatrice, l’infame, l’infiltrato o l’infiltrata, come una pettegola dal parrucchiere, va a far uscire dal gruppo ristretto le conversazioni, creando l’immagine falsata di maschi mostri che  se ne approfittano di donne, maggiorenni, che, volendo passare per indifese, si professano vittime, a comunque affamate e saziatesi di carne maschile, esteticamente attraente, altrimenti si dubita che gliela avrebbero data, no?

È vero che vale sempre “l’arcaico” detto femminista de: “L’utero è mio e lo gestisco io”, nulla da eccepire su questo loro sacrosanto diritto di proprietà privata, donata da madre natura alle donne bio, ma va ricordato a queste donne che la danno via con estrema facilità, senza le necessarie accortezze,  poi il rischio che si corre, in primis è quello di essere etichettate come donne dai facili costumi, in quanto perché, piaccia o no, la nostra società è ancora, nel bene o nel male, intessuta da un forte maschilismo, ma se anche così non fosse, una donna che ha rispetto di se stessa, non va a darla al primo gonzo che passa, dopo qualche chattata sullo smarphone, arrabbiandosi poi se in un modo o in un altro, viene fottuta.

Rimarco una cosa però, riferita al genere maschile, genere del quale immodestamente sento d’appartenere: i maschi di oggi non hanno onore, non hanno dignità, non hanno rispetto, lasciamo stare per quella che ti sei portata a letto, brutta e grassa come la morte, nessuno ti ha puntato la pistola addosso e ti ha costretto a farlo. I maschi di oggi non hanno rispetto per se stessi: ti sei fatto la scopata? Bene. Hai aggiunto un’altra tacca incisa sull’uccello? Hai fatto bene. Ma almeno abbi l’onore di tacere e di non fartene vanto, soprattutto lasciando tracce nei messenger. Quindi, se devi reclamare, legittimamente, la tua vittoria: datti appuntamento al bar, davanti ad una birra, attorniato solo da amici fidati e racconta, se vuoi, le tue prodezze amatorie. Poi, se qualcun altro le mette in rete, orbene, ha tradito la tua fiducia  e questo, per dimostrare che si ha senso dell’onore, andrebbe escluso dal gruppo e bloccato nei social network, in quanto “bocca da puttana!”, come si diceva anni fa dalle mie parti.

Poi, visto che la scommessa con gli amici l’hai vinta, sarebbe da persone intelligenti uscirne con signorilità, scaricandola non spiattellandole in faccia la verità, ma raccontando le solite balle diplomatiche che si usano per scaricare una persona. Tanto il maschio, in quei casi lì, davanti a se stesso e davanti agli amici ha già vinto e non ha senso distruggere, umiliare e destrutturare la sconfitta, quella è già stata punita a sufficienza da madre natura, no?

Nota dell’autore: il rispetto va dato alle persone, sempre, soprattutto quando si è faccia a faccia, alle loro spalle, in privato, quando queste non ci sono, ci sta ancora per ora la libertà di dire ciò che si vuole e con il linguatggio che si vuole, indipendentemente dal sesso biologico di appartenenza, se non si vuole beccarsi come minimo uno sputo in faccia o una denuncia!

Foto dalla rete

Marco Bazzato
23.10.2017


giovedì 9 gennaio 2014

Il messaggio di di minacce private di un “animalista", ristoratore del Lazio

Innanzitutto buon anno a tutti, cari i miei lettori. Spero che abbiate passato un buon Natale e un buo Capodanno e che il 2014 vi sia iniziato alla grande e che possa continuare.

Non avrei mai immaginato di dover iniziare il nuovo anno con un articolo incentrato ancora sugli animalisti o in questo caso su un  pseudo animalista.

Ma quando si aprono i “messaggi altri” di Facebook,e ci si trova una missiva delirante e ricca di minacce, scritta il 29.12.2013, alle ore 02.18, accorgendosi di essere difronte al classico sociopatico, appartenente ad una sottospecie dell’ Uomo di Neanderthal, è difficile non mettersi a riflettere su come questo signore, forse prezzolato dalle industrie dei cibi e dall’abbiglimanento pet, che mi scrive un  messaggio dalle pregno di toni foschi e minacciosi, manco fosse un terrorista di Al Quaeda, o uno sfigato  nemmeno degno di allacciare i calzari  degli ultimi rimasugli di quella putrida feccia umana di matrice comunista delle Brigate Rosse., In questi momenti si ringrazia la divinità di appartenere alla specie umana amante degli animali, che li cura, li apprezza usandoli senza essere ipocriti e falsi,  non un membro combattente delle inesistenti brigate dei bestialisei zoofile..

Se fossi come uno dei membri delle inesistenti brigate bestialiste-zoofile passerei la notte a fantasticare a come ficcare la testa dei suoi pet  dentro un forno a microonde,  visto che questo    tipo di animalista ha forse amplessi quasi  sessuali,  basati sul petting leggero, in qunato si fanno slinguazzare quasi in bocca e non solo, dalle loro bestie. Passerei la notte a sognare come infilare spilloni incandescenti nelle pupille dei loro amati, sentendoli abbaiare e guaire, latrare di dolore per ore e ore. Ma le mie fantasie sono fantasie di una persona che ha una una spiccata creatività, anche per l’orrido e per far nascere un forte senso di disgusto, repulso e indignazione nei suoi lettori. Ma questo fa parte del gioco di essere scrittori, divertirsi con le parole, incasellandole l’una dietro l’altra, scendendo sempre più nel profondo dell’aberrazione e dellla depravazione umana, usando  la fantasia.

 Mentre altri, come questo ristoratore animalista  della povincia  di Frosinone –  che ha come comuni confinati Arce, Castro dei Volsci, Ceprano, Pastena, San Giovanni Incarico, in un  villaggio arroccato in sperone roccioso che domina la vallata, dove confluiscono i fiumi Lari e Sacco, che conta non più di settecento abitanti –  somministra  ai suoi avventori carne o tranci di carne di cadaveri di animali cucinati, non importa se mammifera o ittica, consciamente, tutti i santi giorni. E l’assurdo, visto che, se si reputa animalista, dovrebbero sapere che gli animali sentono l’oodore della morte  prima di venire soppressi nel mattatio. Un vero animalista non fa il ristoratore, vendendo carne di cadavere di mammiferi o pesci, dovrebbe sapere che quell’odore di morte si attacca e rimane impregnato dentro ogni singola cellula e fibra, grasso e nervo dell’animle. Ma a questo signore, che ha il coraggio di venirmi a fare la morale “privata” a suon di minacce, questo non interessa, ci passa bellamente sopra, perchè è interessato solo  ed esclusivamente al profitto, rendendolo non è dissimile, da chi in primis per profitto, e per distribuire dividenti agli azionisti, è nel ramo della sperimentazione animale, per scopi farmacologici e non. Varia solo il termine di ricchezza generata, ma il principio è il medesimo, in quanto volente o nolente, anche se in modo apparentemente differente, si trova all’interno della filiera di chi lucra sulla morte degli animali, per arricchirsi!

Ma alcuni animalisti ristoratori in questo caso, , no! Questi andrebbero fermati, in qunato non  dovrebbero servire il loro dio animale e mammoma, somministrando ai loro clienti carni di cadaveri di agnellini per l’abbacchio, usandoli per i sacrifici pasquali, nel pieno rispetto della tradizione e tutte le altre specie di mammiferi, voltatili o prodotti ittici, cadaveri freschi o a lunga conservazione che somministrano. Sarebbero soggetti da mettere in carcerazione preventiva, fino a quando non assimilino e fanno propria la ragione, in quanto  non sono altro che sfuttatori della ricerca scientifica, visto che si presume che questo bravo signore mi ha minacciato per aver difeso pubblicamente la ricerca scientifica, usando anche la sperimentazione animale –  prendendo spunto dal caso di Caterina Simonsen in molte pagine di Facebook e anche nel mio blog con l’articolo dal titolo: “Caterina Simonsen e la “civilità” di alcuni animmalisti” (1) –  avesse almeno la compiacenza di non usare alcun tipo di droga legale uscita dai laboratori farmaceutici, che prima di passare alla sperimentazione umana,  usa cavie animali da laboratorio,  di non andare mai dal medico, visto che droghe farmacologice legali  e scienza medica si basano anche sulla sperimentazione animale. Ma solo lui questo ristoratore della provincia di Frosinone  si deve  e vuole  alle spalle arricchirsi e curarsi alle degli animali, ma tutti gli altri no. Gli altri che fanno le sue stesse identiche cose, ai suoi occhi sono dei criminali... Meglio che prima di andare a guardare la pagliuzza negli occhi altrui,  e prendendo coscienza di dovei si è infilato di sua spontanea volontà  nel posteriore la trave, forse provando anche un intenso piacere sessuale. Ma sono cose che riguardano lasua sfera privata.

Ma veniamo al testo di questo animalista, dove visto che mi ha inviato un messaggio privato, per non ledere la sua privacy lo citerò solo con le iniziali:  L.G.

L.G.  secondo le sue info del suo profilo iFacebook è “commericante presso commerciante in proprio”  mentre  facendo una ricerca più  più approfondita, scopro  essere ristoratore, nel Lazio, della provincia di Frosinone, secondo le Pagine Gialle e altri siti, o come il come da sito internet del suo ristorante, dove almeno dalle foto l’aspetto dei cibi appare conforme alle normative igenico sanitarie e rispettoso delle leggi vigenti in tema di conservazione degli alimenti, ma tutti noi leggiamo i giornali di gossip e sappiamo come anche la più cessa dello showbiz, grazie al Photoshop, può apparire come una fna figa imperiale.

 Il suo ristorante è specializzato nello squartamento, sventramento, eviscerazione di specie ittiche, ossia, fa mangiare  carne magra di cadaveri di pesci ai suoi clienti – compiendo tutte queste operazioni lontano dagli occhi indiscerti dei clienti, quasi in modo carbonaro, secondo quanto prescrivono le normative igienico-sanitarie in materia –  ma si reputa animalista. Ricordatevi, avventori laziali, quando andate in un ristorante di pesce e carne dal nome che evoca gli altifusti della foresta di Sherwood, le querce di Utophia Plantia su Marte o le sequoie giganti nel Mare della Tranquillità, sul nostro satellite,  che il padrone che fa servire carne di cadavere ittica o brandelli di cadaveri di porco, agnello e affini, sottoforma di costate, costicine, oppure salami, potrebbe essere quell’animalista che mi ha scritto queste illuminate e illuminati parole, che mi hanno costretto a dare avvio alla mia ricerca e allo scrivere questo articolo:

allora sentimi lurido cesso immondo che nn sei altro...la testa bacata e malato di mente lo sarai tu e nn ti permettere mai più di offendere persone che nn come te hanno cuore e tengono a cuore creature sicuramente migliori di te e del cesso che sei...tu arrivi in questa pagina e pam spari a destra e a sinistra su persone che nemmeno conosci e che nn sei nemmeno la suola delle loro scarpe...poi hai già avuto a che fare con questa gentaccia????...gentaccia lo sei te e chi ti sta vicino brutto cessu chinu de merda!!...stai ancora bene perchè nn hai avuto a che fare con tipi come me e vedevi come ti chinavi a raccogliere tutti i tuoi dentini x terra e dovevi vedere come te le davi a gambe a furia di zampate in culo e nfaccia!!!ma mi auguro di incontrarti un giorno poi vedremo chi se ne va con la coda tra le gambe A SCEMO!!!!!!!!!!!!faccia di merda!!!!!marco stai a sentire a me abbassa la cresta e vedi di farti i cazzacci tuoi...ti sai nascondere solo dietro un pc ed è quello che ti salva...CREDIMI...!!se ti incontro ti cambio i connotati!!!!lo giuro sul mio stesso sangue!!!nn è una minaccia ma è un consiglio....nn ti permettere mai più!!!taci stai muto che n n fai una lira di danno!


Ecco chi  potrebbe essere un animalista: un ristoratore che con gli indumenti e la cerata da macellaio, del tagliacadaveri, non si fa problemi ad mutilare piovre, ad squartare pesci ancora vivi, non si pone problemi a tagliare l’agnello per l’abbacchio al forno. N si pone problemi a fare a fette, con la sega da quercia la carne, inzaccherandosi le mani di sangue, ma ha  il coraggio e la sfrontatezza di andare nella piazza telematica ma non solo a fare  il difensore degli animali? Ma siamo sicuri che gli animali vogliano farsi difendere da un tipo come questo? Praticamente  quasi un maccellaio di bestie, escluse le sue bestie, i suoi cani, naturalmente!

 Ecco l’ipocrisia all’italiana al lavoro. La falsità di questo signore che con una mano accarezza il cane e con l’altra taglia la gola all’agnello belante per il sacrificio pasqule cristiano.Naturalmente non glielo auguro, ma sarebbe giusto che da oggi in poi, ogni volta che taglia un pezzo di carne, nella sua mente si fomi l’immagine dei suoi amati cani, che ogni volta che cuoce un cuore, un fegato, dei rognoni, nella sua mente da “animalista”,  veda il cuore il fegato, i rognoni dei suoi amati cani, dando continamente di stomaco.

Se volevo la dimostrazione pratica che dietro ai veri amanti degli animali ci stanno dei soggetti affetti da falso amore, come in questo caso, un ristoratore ipocrita, ho avuto anzi voi,cari lettori, avete avuto la conferma.

Quando mi sono messo a scrivere questo articolo poche ore fa, mettendomi a fare ricerche in rete, mi sarei aspettato di tutto, ma non di trovarmi innanzi a questa fossa asettica, sfortunatamente non a enuta stagna colma di scarti di cadaveri di animali macellati e laida ipocrisia. Ttutto mi sarei aspettato tranne che dietro a quella missiva minaccisa ci fosse un ristoratore  che serve piatti a base di cadaveri di animali, non importa se mammiferi o ittici.  Almeno avesse avuto un ristorante di cibi vegetariani, vegani o un radicale fruttarista, ma non un tizio che somministra abitualmetmente pezzi cadaveri di animali cucinati e non, lavorati o insaccati, si permette di farmi la sua morale? Mi sono cadute le braccia a terra e anche qualcos’altro.

Chiaramente ho risposto al ristoratore de villaggio della provincia di Frosinone  che va sotto le iniziali di L.G.. in modo educato, secondo mio costume. Gli ho risposto il 7 di gennaio, alle ore 13.51, in questo modo, non sapendo ancora che fosse un ristoratore:

Ciao gentile e nuovo amico. Ti ringrazio per le tue belle parole. Se l’ennesima dimostrazione che io ho ragione su certi argomenti e tu, con il tuo linguaggio da trivio e pieno di minacce, ti metti automaticamente dalla parte del torto. Io posso avare anche un linguaggio colorito, che ad alcuni fanatici può anche non piacere (non si può piacere a tutti) ma dai, comportarti così è da bambini, oltre che svilente per la tua persona, ma forse non sai andare oltre a ciò che hai scritto. Se ti senti offeso per le mie parole, mi dispiace eti chiedo scusa, ma non sposto di una virgola i miei raginamenti. Di fanatici ne ho conosciuti molti e tu sei solo uno in più. Sei un animalista, vero? Sei anche contro la sperimentazione animale, immagino? Se è si, è probbabile che tu sia uno di quei tipi che da una parte non vogliono la sperimentazione animale, ma dall’altra non esitano a prendere qualsiasi tipo di farmaco, sperimentato sugli animali, per salvarsi la pelle...a me la cosa sembra un pò paradossale, non trovi? Le persone coerenti con i propri principi, in primis non vanno dal medico – la medicina moderna e antica nasce e si evolve anche grazie alla sperimentazione animale, lo stesso dicasi per la farmacologia e altre scienze che anche tu, volente o nolente utilizzi. Quindi non venirmi a fare la morale, quando tu non sei diverso da me, anzi lo sei, perchè neghi una realtà evidente e acclarata dalla storia. In ogni caso, fammi un piacere, se vorrai contiuanre la conversazione con me, inviami i link dove ti sei sentito tu personalmente chiamato in causa, te ne sarei grato. In attesa di una tua cordiale risposta, mi scusco per il ritardo con il quale ti ho risposto e ti auguro, se gli accetti, i miei migliori auguri per un buon 2014. Cordialmente, Marco Bazzato

Al momento della stesura di questo aricolo questo gentile ed educato signore non mi ha risposto e  nella mente sto pensando se agire oppure nò per vie legali, visto quanto mi ha proferito in forma privata, codice penale alla mano, dovrebbe essere attenzionato a rigor di Legge. In ogni caso il suo gentile messaggio è a dispsizone delle Autorità nel caso ravvisassero gli estremi di un qualsivoglia reato, legato al messaggio privato inviatomo da da L.G.

La cosa assurda è che questo signore ha anche l’ardire di indignarsi con me e con il mio essere favorevole alla sperimentazione animale, per salvare delle vite umane, ma costui per arricchirsi quotidianamente, vive grazie anche ai cadaveri di animali e alle loro parti lavorate che ogni giorno serve sulla tavola dei clienti del suo ristornate, ma ha nel suo profilo, per dimostrare l’amore che nutre, solo per alcune specie di animali, ci sono foto di cani felici e gaudenti. mentre con quelle che deve farci la grana, la pecunia, gli euri, alza le spalle, passando sopra ai suoi principi animalisti e alle sofferenze degli animali di cui indirettamente, tramite la sua professione è artefice.

Se fossi in lui proverei vergonga non solo per quanto mi ha scritto, ma sopratutto vergona legata in merito alla professione di  servo degli ammazzaanimali , na memesi mascherata da ristoratore di Ace Ventura, e somminstratore diretto o tramite collanboratori di carni di cadaveri di  animali, cotte o crude ai clienti del suo ristorante.

In ogni caso non, in virtù di quanto l’animalista e signore L.G.mi ha scritto in forma privata,  non gli auguro, visto che poi ho scoperto essere un ristoratore che campa sulla somministrazione di carni di cadaveri di animali e affini, cucinati o insaccati, vento in popppa, ma a prua, non gli auguro vele spiegate, ma ammainate, non auspico per la sua professione una dolce brezza che sospinge in avanti la sua nave, ma al massimo un vento di bonaccia, che mandandolo alla deriva lo spinga tra le braccia amorose e calde di Equitalia, mentre a voi, miei fedeli lettori, amanti degli animali e non, auguro un felice 2014, ricco di salute, successi personali e professionali, perchè, anche se avolte mi odiate con educazione, lo meritate, così come tutti coloro che amate.

Marco Bazzato
09.01.2014

(1)  http://marco-bazzato.blogspot.com/2013/12/caterina-simonsen-e-la-civilta-di.html

lunedì 28 ottobre 2013

Miss Italia 2013

Avrei voluto intitolare l’articolo: “Miss Italia 2013 – l’agonia di un cadavare”, ma avendo rispetto relativo per i morti – dipende chi sono – mi sono astenuto.

Morale della favola, ieri sera ho assistito al programma, guardandolo sul pc, visto che questi figlio di una fellatzio di La7, trasmettono solo sulla piattaforma Tvsat, ma criptano i programmi per l’estero e quindi, non avendola, nisba.

 Pazienza.

Da dove inizare? Innanzitutto non ci ono aggettivi diversamente positivi per commentare il programm. Ho cercato anche sul dizionario dei sinonimi, alla ricerca dei più cinici e spietati e tutti, in questo particolare caso, sapevano da frutti canditi, zucchero a velo, oppure trasmettevano l’aroma delle castagne di autunno della “Sagra del Folpo” di Noventa Padovana, visto che la “Sagra della folpa rancida” impazzava su quel canale innominabile, che si sta già masticando i coglioni, visto che sarà costretto a trasmettere lo show per altri tre anni, tanto per perdere quei quattro spettatori che ha, visto che continua, come nella “Terra dei fuochi” continuare a disseppellire rifiuti tossici di Mediset e Rai.

Ma, giustamente, se si vuole fare una critica oggettiva non si può non dire che lo  spettacolo era  pietoso, mediocre, il meccanismo di selezione fatto con i piedi,pregno di miseria ad ogni angolo, tanto che sembrava di essere all’inesistente “Fiera del finocchio” di Agna, vicino a Cavarzare, in provincia Padova.

I due presentatori non si trovavano. Il comico, l’Alessandro Siani ha buttato alla fine il suo intervento in politica, gli sponsor erano assenti, le aspiranti e quasi respiranti miss, erano scialbe, alcune normali, altre cicciottelle, mentre altre ancora, rispetto alla taglia 32 – 34 – 36 e 38, erano addirittura obese.

Meglio dei chiodi anoressichi che non delle bulimiche!

Che dire dell’ex miss Italia, quella che si è fatta sb...re da da una Noce? Analfabeta e inconcludente. Uno stuzzicadenti sporco di tartaro e sangue, anche mestruale, avrebbe fatto una figura migliore e avrebbe saputo leggere meglio.

I testi erano uno schifo, forse sono stati scritti dal padre della Keynge, il re della sua tribù

. Il finale poi, un vero inno alla divinità dei barboni,  e all’accattonaggio mediatico: le due finaliste come due stoccafisse, inespressive, senza anima e phatos, mentre la Mirigliani, dopo la proclamazione, le  ha schiaffato la corna in testa e poi via col bottiglione di vino, cacciato quqsi in gola, giù per il gargarozzo della vincitrice, in modo che bevesse quasi di forza e a Gargamella,  manco fossero in osteria. E ciliegia sulla torta, nemmeno stelle filanti e  coriandoli – ah, il personale delle pulizie costa! –   uno straccio di musichetta. Per la serie, i fratelli Lo Tumulo almeno sanno renderti allegro l’ultimo viaggio verso il camposanto.

La Rai ha fatto bene a lavarsene le mani, visto che il programma ormai giaceva sul tavolo autoptico delpatologo forense, con il cervello messo sotto formaldede, gli intestini puzzolenti messi da un’altra parte, e con il colon, pieno di materia fecale, scagliato addosso, a pieni mani, a quei quattro gatti di spettatori che tapezzavano il palaport, come un corpo pezzato dalla vitiligine, o come le chiazze sulla pelle, causate da un fegato malridotto di un vecchio settantacinquenne che bussa alle porte del Paradiso, ma con San Pietro che irritato gli fa il gesto dell’ombrello, alzandogli , davanti agli occhi velati dalla catarratta, il dito medio.

E infatti lo share omeopatico è stato confermato dagli indici di ascolto, che come  gli imperatori romani, decretando la morte degli infami, delle piattole, degli schiavi inutili, faceva il pollice verso il basso, ha dimostrato l’abisso putrescente in qui il concorso arranca da almeno cinque anni, nuotando nei miasmi liquamosi del nulla, ossia 937 mila spettatori, + 2,  io e mia moglie, dalla Bulgaria.

E la cosa interessante è che la legge italiana punisce il villipedio di cadavere, lasciando però indenni dagli strali della giustizia show televisivi che sembravano trasmessi da una tv dell’Abissinia, dell’Albania o del Congo.

Nelle tv satellitari dei Paesi asiatici si possono vedere programmi migliori e vallette veramente fighe,  preparate, scosciate e anche mezze smammellate, che  non che si impappinano e sbagliano riga – forse perchè pensano ad altre righe...

Morale finale della storia,  quei “quattro” telespettari che sono rimasti incollati fino al termine del supplizio, hanno assistito ad un atto di necrofilia televiva, con lo stupratore mentale che aveva assunto dosi assassine di viagra, per farsi avere una specie di pseudo erezione, per provare a penetrare il cadavere nei tre orifizi, ma all fine non è riuscito a raggiungere nemmeno l’orgasmo, trovandosi così  la fava dura e dolorante, che lo ha portato – per fortuna – verso una lenta e dolorosissima morte,schiumando bava dalla bocca e rilasciando il contenuto degli intestini e della vescica sul pavimento, mentre con gli occhi vitrei e vuoti fissavano la luce eterna della morte.

Marco Bazzato
28.10.2013

venerdì 27 settembre 2013

Barilla: «Mai uno spot con famiglie gay, se a qualcuno non va, mangi un’altra pasta»

Barilla: «Mai uno spot con famiglie gay, se a qualcuno non va, mangi un’altra pasta»

Cosa ci sta di offensivo in questa dichiarazione?

Logicamente nulla. Ma la cultura delle Brigate Rosse continua a permeare gli italiani sinistrosi, figli del teorico politicamente corretto o meglio politicamente corrotto,  essendo compagni che sbagliano, figli del motto,  “colpiscine uno per educane 10, 100, 1000!” e infatti da ieri la rete puzza di uova marce sessantottine, di appelli alla mobilitazione nazionale contro la Barilla, rea di non utilizzare cosiddetta “famiglia gay”, come famiglia tipo italiana negli spot pubblicitari, con tanto di esagitati che invitano al boiccottaggio del marchio.

Siamo giunti ala pornografia e all a prostiuzione intellettuale degli ex eteroingelligenti, al paradosso tafazziano di prendere a calci nei coglioni una delle poche realtà economiche e produttive italiane, vanto nel mondo, perchè non utilizzano gay negli spot pubblicitari.

Il bello è che questi pseudo intellettuali se ne sono accorti solo quando il Barilla l’ha detto in modo chiaro e diretto, mentre fino al giorno prima, andava tutto bene. Evidentemente la verità, se non detta, non fa male, ma se detta in modo dritto, fa bruciare il culo, come se alcuni fossero colpiti da improvvisi attacchi emorroidali, causati da penetrazione a secco di un corpo estraneo, come si usa fare in certe pratiche sessuali estreme.

E infatti, come scrive Andrea Camilleri nei romanzi di Montalbano, ieri tutti sembravano che “fossero stati presi dai turchi”, viste le grida , le urli, la strilla isteriche vomitate ed evacuate in rete, in forme mollemente solide, con tanto di  gruppo Twitter e scemenze su Facebook che invitavano al boicottaggio del marchio,  colpevole di aver villipeso i tutti i reami di Monte Allegro.

Puah! Ridicoli e incivili e oltretutto privi di cultura manageriale.

Infatti le tv italiane e straniere sono piene di spot gay, di  pseudo “famiglie gaie” composte da due uomini, con figlio che porta il patrimonio genetico di “coniugi”, lo stesso dicasi per le pseudo “famiglie” composte da due donne con figlio avente il patrimonio genetico di entrambi i “coniugi”.

La Barilla avrà fatto le sue ricerche di mercato: e i risultati potrebbero avere evidenziato che uno spot con siffatte realtà, percentualemnte atipiche,  potrebbe essere controproducente per le vendite,  quindi perchè gettare denaro in spot dall’incidenza  percentualmente insignificatesulla popplazione italiana, andando ad urtare la sensibilità della maggioranza degli etero intelligenti, i quali – giustamente dal loro punto di vista – potrebbero scegliere prodotti che risaltino al meglio il loro senso di appartenenza alla famiglia tradizionale e fondata sulla genetica discendenza della progenie, all’interno della  sacralità della famiglia fondata sulla biologia riproduttia naturale, composta da un maschio e da una femmina?

InItalia ormai la fa la padrone il leccaculoso politicamente corrotto, pardon, politicamente corretto,  a tutti i costi, dove gli eteroidioti si comportano come servi della gleba, pronti ad attaccarsi al  birroccio riempito di letame ma profumato di essenze apparentemente delicate, ma tossiche per la psiciche umana e i risultati si sono visti, tanto è vero, che per dirla alla Nico Giraldi: si sono beccati il Gaggio” quindi, «Se stavan a a magnar a merda credendo che fosse formaggio!»

In rete però si è visto anche l’esatto opposto, in quanto in molti hannno le palle sfracicate di questa ideologia che sta rendendo l’Italia “un’aula sorda e grigia” tanto per citare il discorso del Bivacco di Benito Mussolini. Non sta aumentando l’intolleranza nei confronti degli omosessuali, ma la consapevolezza storico-tradizionale che essere etero è bello, che amare l’altra metà del cielo è fantatstico, che avere una discendenza, frutto di un legame d’amore , dove i figli possono essere il bastone della vecchiaia è cosa buona e giusta, sancito non da Dio o da qualche legge di qualche Stato più o meno integralista, ma dallla natura, che di per se è bastarda, puttana, ma spietatamente giusta con tutti.

Negli eterointelligenti sta maturando un senso di rigetto non nei confronti degli omosessuali in quanto persone, ma nei confronti dell’ideologia dell’omosessualità, che come una locusta tende ad aggredire e voler sovvertire e distruggere la tradizone e la storia umana, per provare plasmarla a loro immagine e somiglianza.

È sta di fatto che se le associazioni gay desiderano così tanto vedere spot omosessuali nelle tv nazionali generaliste, che si comprino una fabbrica di pasta, si mettano nel mercato, lo affrontino,  vincendolo: vediamo se facendo spot solo con le cosidette “famiglie” diverse da quelle tradizionali, riusciranno a sopravvivere in nun mercato globale altamente competitivo, oppure se, per campare, non saranno  costretti a fare spot televisivi, per vedrli mandati inonda a tutte le fasce orarie,  con l’odiato e vituperato nemico di sempre: la famiglia naturale, altrimenti in pochi acquisteranno la loro pasta politicamente corretta, secondo la loro  opinione!

Marco Bazzato
27.09.2013

domenica 4 agosto 2013

Sandro Bondi: «Rischio guerra civile!»

Ormai sembra una gara a chi la spara più grossa, a chi ha il cazzo più lungo o a chi di qunado va in cesso a cagare fa lo stronzo più somigliante ad un palo di  mandingo, pesandolo ed esponendolo all’ammirazione estasiata dei fan. Infatti, dopo la condanna di Berlusconi Silvio, è meglio chiamarlo con il suo cognome e nome, come si fa nellrl aule di giustizia, che i servi del pregidicato sembrano letteralmente fuori di cotenna, rilasciano farnetiticanti dichiarazoni ai gioristi, non diverse da quelle che i cospiratori si scambiano “nei peggiori bar di Caracas” tra sigari Avana e rum, con l’apoteosi l’ha faggiunta l’apostata comunista Sandro Bondi,  che ha paventato il «Rischio guerra civile!».


Personalmente l’idea di una guerra civile in Italia potrebbe essere anche una prospettiva affascinate, questa manca dalla fine della seconda guerra mondiale, quando con la caduta del fascismo ci stavano le vendette private, il più delle volte guarda caso volute dagli ex compagni comunisti di Sandro Bondi. Evidentemente è nel sangue dei rossi l’idea di destabilizzare in un modo o in un altro l’ordine costituito, ma oggi, per fortuna o sfortuna, non vedo che gli adepti o i seguaci della setta politica denomiminata PDL scendano in pizza imbracciando un fucile, un mitragliatore semiautomatico, per salvare il culo ad un pregiudicato. Essere del PDLcome essere della Lega, del Movimento Cinque Stelle,  di Lista Civica, di Fratelli d’Italia, del PD o del SEL, non necessariamente significa essere degli oligofrenici guerrafondai, anche se in tutti i partiti l’idea esistono le frange estreme e radicali che adornano menanre le mani come al tempo della buoanima e comunisti o i postcomunisti non si sono mai tirati indietro manco loro, anzi, hanno sempre fatto la loro porca parte!

La guerra civile paventata dal Bondi ci potrebbe anche stare, ma ad una condizione, ossia che i gerarchi del PDL, femmine comprese, combattano in prima linea, vadano in trincea, armi alla mano e baionetta tra i denti, pronti a sparare, sventrare, squartare e le femmine, solo se belle fighe che combattono nude, mentre i cessicol burqua, per non spaventare i bambini, siano  pronte a farsi violentare a subire ogni genere di sevizie sessuali e psicologiche, pur di passare da vittime da quei cattivoni che voglioono mandare via dal Senato il pregiudicato Berlusconi Sivlio.

E poi ce li vediamo gli italiani combattersi a morte per la causa del pregidicato? Certo ci sono stati cieci milioni di – omissis –  che hanno creduto per quasi un ventennio all’oggi pregiudicato Berlusconi Silvio, ma ce ne sono altrettanti che continuano a credere che il PD si il partito della classe operaia, dei più deboli.  ìAh, sì in questo  caso devonoessere immigrati clandestini di colore, rom o al massimo omosessuali, il tutto come apparenze, perchè poi come sostanza, al pari de PDL cista l’interesse della grande industria, delle banche e della finanza.   In totale questi quasi ventimilioni di elettori, plagiati psicologociamente o dall’uno o dall’altro politico, invece di darsele di santa ragione, dovrebbero fare un bel karakiri collettivo, sventrandosi gli addomi nelle pubbliche piazze, diventando tante torce umane stile bonzi o in tanti Ian Palach, patriota cecoslomucco, pardon cecoslovacco. Ma alla fine sono venti milioni e più – omissis – senza i – omissis!

No, gli italiani sono troppo codardi, stanno ancora troppo bene, nonostante la crisi economica per andare in piazza a manifestare, per farsi prendere a manganellate dalle forze della polizia, non hanno i – omissis –  per trasformare le strade in un campo di battaglia siriano, libico, egiziano, per comattere porta a porta, per fare i cecchini, come a Sarayevo, attualmente non ci sta un un Ratko Mladić, non hanno le palle per creare nello stivalale una nuova  Srebrenica, non abbiamo truppe paramilitari nello stile tigri di Arkan... Così anche per questo l’Italia dimostra la sua arretratezza culturale e gli italiani di oggi manifestano la viltà e l’incapacità di combattere per una buona causa, per il bene della nazione, anche se combattere per un miliardario pregidicato, sceso in campo nel 1994 per salvarsi il –  omissis –  certo non è una buona causa, anzi, sarebbe dei – omissis – se lo facessero!.

Morire per il pregiudicato Berlusconi Silvio? Da idioti!
Farsi manganellare per il pregiudicato Berlusconi Sivlio? Sarebbe da teste di – omissis!
Rischiare di farsi segare in due da qualche raffica a ripetizione sparata da qualche cecchino che sventaglia neò mucchio per creare caos e tensione? Sarebbe da – omissis!

Gli italiani che stannno attaccati al culo del pregiudicato Berlusconi Silvio non hanno capito che potrebbero ressere della marionette nelle mani dei parlamentari del PDL, la cui prima paura è quella di rimanere orfani non solo dei loro posto di lavoro come parlamentari, i ventimila euro mensili fanno comodo per le piccole spese di soprovvivenza, nella giungla della depressione economica, a cui le sorti del Paese non interessa una beata minchia, figurarsi del destino degli italiani. E lo sfaldamento del PDL, previo decadimento della carica di senatore del pregidudicato Berlusconi Silvio,  porterebbe giocoforza alla perdita di poltrone, prestigio, sempre che oggi i parlamentari di quasiasi schieramento godano di qualche prestigio vero delle menti degli italiani dotati di sano intelletto, in quato se i parlamentari del PDL fossero veramente solidali con il loro leader non avrebbero consegnato le  dimissioni dagli incarichi di sottosegretari nelle mani dei rispettivi capogruppi, no, si sarebbero dimessi in massa da parlamentari, ma sono troppo attaccati al denaro per avere i – omissis –  per farlo e i primi sono proprio i cosidetti falchi, la “guardia pretoriana” del pregiudicato, Berlusconi Silvio.

La condanna inflitta all’ormai pregidicato Berlusconi Silvio non è politica, checchè ne vogliano far credere i lacchè, ma è una sentenza di condanna definitiva, giunta dopo quasi un decennio e se le cause penali sono così lunghe, i politici inizino chidersi di chi è la colpa e il PD Trasformare una giusta condanna giudiziaria in  un atto politico equivale a voler destabilizzare il Paese per scopi personali e non fare gli interessi del medesimo.

L’oggi pregiudicato Berlusconi Silvio, nel 1994 poteva dire di essere un neofita della politica, una vestale illibata, mna un imprenditore scafato dalla politica in tutti gli orifizi,  il cosidetto “uonmo nuovo sovietico” che giungeva come un messia miliardario salvifico a mondare  la nazione dai puzzoni, pardon, comunisti. Ma oggi nel 2013, dopo diciannove anni in Parlamento si è trasformato in tutto quello che all’inizio diceva che non sarebbe mai divenuto: un politico di professione, dove  sembra che voglia dare continuità dinastica al partito, che in settembre dovrebbe tornare all’antico, Forza Italia, cedendo le redini del comando alla figlia Marina, e con gli italiani – omissis –  che i il Paese si ritova, onnibulati dal fatto di poter avere, come nei Paesi civili un primo ministro in microgonna, reggicalze e guêpière, tutto in nero sadomaso, diventano come  Roland D. LeBay , che vendette la a Plymouth Fury del 1958 a  Arnie Cunningham  nel romanzo di Stepen King, “Cristine, la macchina infernale” – 1983, che pensano  che «Non c’è profumo più buono di quello di figa!”» e il padre, oggi pregiduicato, lo ha sempre saputo, visto che di canubri nel Pdl non ce ne sta manco una, e infatti per diciannove anni Silvio Berlusconi, per onnibulore i maschi primitivi o primati, ha usato la vulva, facendne annsuare immaginariamente a migliaia,  e questi, come tanti lobotomizzati analfabeti mettevano la crocetta sulla tetta, pardon, sul nome più proprompentete e prosperoso.

In conclusione chechè ne dicano i falchi del PDL, che come tanti avvoltio non vedono l’ora di cibarsi delle carogne dei cittadini nemici della loro libertà, nel Paese non ci sta il rischio guerra civile, a meno che il gerarca del pregiudicato, Berlusconi Silvio, lapostata  comunista Sandro Bondi, non sappia chenel Paese sono pronte squadre di agitatori politici, provenienti anche dall’estero, come accade sempre quando si vuole destabilizzarne uno.

La cosa migliore che dovrebbe fare il nipote del consigliere privato del pregiudicato Berlusconi Silvio, ossia GianniLetta, eEnrico Letta, sarebbe quella di rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato il quale a sua volta dovrebbe dimettersi lui stesso, creando un ingorgo istituzionale, che non potrebbe essere risolto entro il 15 di ottobre, data ultima nel quale il pregiudicato Berlusconi Silvio dovrà decidere se restarsene buono buono agli arresti domicilari, potendo vedere solo i famigliari più stretti, ossia i figli o magari andare  a rammazzare le strade, come spazzino, in quanto affidato ai servizi sociali.

E alzi la mano chi non vorrebe vedere un miliardario rammzzare merda di cane o cocci di vetro, lungo una strada provinciale, battuta da puttane?

Marco Bazzato
04.08.2013

mercoledì 31 luglio 2013

Guida pratica per schiattare dal caldo e dall’afa in ferie e non!

Si dice che la madre degli idioti metta al mondo figli dementi, però, in questa calda estate si sa che non sono mai abbastanza e questa piccola guida, da non mettere in pratica, mai, è utile nella malcapitata idea che poi si gridi alla scampata tragedia, alla tragedia anncuiata o alla tragedia consumata.

In citta:

Cosa fare quando la temperatura supera i 37º e dall’afa che fa sudare i maschi come maiali e le femmine come  scrofe,  messe a rosolare sul fuoco  alle tre del pomeriggio,  nelle città, sfortunatamente svuotate dal traffico e dallo smog?
Intanto niente abiti di contone  o leggeri, meglio l’acrilico, il sintetico, se femmine gli stivaloni da baldrarcca, rigorosamente in plastica o  per le più abbienti in pelle di orso siberiano – che per fare incazzare glianimalisti deve essere rigorosamente una specie protetta e ammazzato di frodo – , con calze di mylon o calzettoni di lana.

 Le crape di maschi e femmine non va coperta nè con cappellini e nè con bandane o altro, rischiano di diminure la temperatura, quinidi il cervello non si frigge.

Lavarsi come nel medioevo, ossia durante le feste comandate o al massimo  una volta la settimana. Non usare i tanto reclamizzati prodotti antisudore o le creme contro gli eventuali pruriti vaginali, causati da zecche o funghi internni o esterni della bernarda.

 Parafrasando l’Ignazio la Russa di Fiorello: “”L’essere umano deve puzza, al massimo mettere del formaggio grana sulla pelle!” Questo fa godere gli  ambientalsiti radicali come  se fossero dei fortunati affetti dalla “Permanent Sexual Arousal Syndrome” (PSAS, se mediamente fortunati, da orgasmi multipli, se semplcemente fortunati da orgasmo a cadenza annuale o se sfigati, completamente frigidi.



Sono consigliate le bibite gassate, molto giacchiate, meglio ancora gli alcolici: birra, vino, whisky, grappa, ideali  congestioni o infarti, se no si è più di primo pelo.assolutamente sconsigliato in questi casi la modica quantità, l’etilometro deve schizzare alle stelle anche ad un metro di distanza.

 Niente bevande dissetanti o gelati. I beveroni a base di frutta sono out, tabù, pornografia liquida da vietare a tut le età. Anche se alcune tendendze dell’antisalutismo radicale consigliano di non assumere alcun tipo di liquidi, anche per giorni e giorni,  quando le temperature sono canicolmente africane o più specificatamente congolesi!

.  Al posto della verdura. un ottuplo Woohper del Burger King, ossia con otto hanburger,  dal peso di 113,5gr, pari ad un totale di 567,5gr,  e tre porzioni giganti di patate fritte, oppure costate di maiale, ossetti con polenta e funghi, salse varie, stile chili o tabasco, purchè piccanti, meglio ancora se si ingurgitano anche una decina di peperoncino Habanero, i quali vanno, come  piccantezza,  dai 200.000 ai 350.000 della scala di Sconville. Chiaramente le porzionioni, non importa se di pasta o di carne devono essere abbondati. Per la pasta mai meno di 180 grammi, mentre per la carne, meglio se di maiale e grigliata, che va abbondantemente espeziata e salata, le singole porzioni, mao inferiori ai 900gr – il vostro colesterolo e la pressione vi ringrazieranno di cuore!

Per smaltire il pasto si consiglia una corsa sotto ilsole rovente, mezzora dopo il pranzo, quando è iniziata la digestione, senza rinunciare ad almeno tre sigarette, da fumarsi al trotto, meglio se queste hanno  un alto contenuto di nicotina e catrame,possibilmente al mentolo e senza filtro. È chiaro che sono  sconsigliati i parchi pubblici, le zone verdi. L’ideale sarebbe correre dietro ai camion, meglio se vetusti, visto che il particolato è più elevato. In mancanza di ciò va bene fare footing – che non signfica fottere in corsa, chiavare o fare una sveltina, anche da soli –  dietro ad auto vetuste, peccato che ne esistano poche senza catalittica e che sia sparita dalla circolazione la benzina super al piombo!

Al mare:
La spiaggia è un altro capitolo delicato.

Chiaramente a livello alimentare valgono le stesse regole  della città, ma non va dimenticato che il sole va preso nelle ore più calde della giornata e che non vanno utilizzate in alcun modo le creme antiabbronzati o protettive. Anzi, sarebe meglio se si sta delle ore sotto il sole di bagnare la pelle con acqua di mare, favorisce le scottature, le bolle e le ustioni sulla pelle. Se si prende il lettino, per non finire a righe al termine della giornata, non usare il parasole per la zucca, il biaco latte, stile rigor mortis,  della crapa e il rosso fuoco del resto del corpo non fanno pandance, meglio una tinta unita omogenea.

Lo stesso vale per i bambini – se siete genitori sciagurati!.

Il bagno in mare, rigosamente a digestione iniziata,ossia dopo mezzora dal termine del pranzo. Per assicurarsi una buona congestione, è bene accertarsi di essere satolli come otri e che lo stomaco non possa ingurgitare manco un  bicchiere di birra gelata o di whisky on the rocks. È comunque “consigliato” fumarsi anche in questi casi almeno tre sigarette senza filtro, ad lto contenuto di nicotina e catrame e al mentolo, per poi tuffarsi, mentre i polmoni faticano a prendere aria.

 Lo stesso rito del fumo va ripetuto, se non si schiatta durante la nutoata per congestione o per arresto cardiocircolatorio, appena si risale a riva, quando i polmoni sono bene aperti per via dello sforzo.  Se  in questi casi sentite strani formicolii al braccio sinistro, dolore al petto o che metà parte del corpo è informicolata, o provate dolori alla nuca, non preoccupatevi, si sta solo avviciando un principio di infarto o di ictus. Si consiglia in questi casi  di pregare o bestemmiare a seconda delle attitudini, potrebbe essere il vostro ultimo giorno di vita.

 È chiaro che i maggiori fortuanati in questa roulette russa estiva sono sempre gli over quaranta, che non fanno moto durante l’anno e sono svorappeso, mentre gli altri, quelli altetici e sportivi, potrebbero essere discriminati dal fato, dalla sfiga del che tutto va bene, ma non disperarti, potrebbe toccare proprio a te, mio fedele lettore o lettrice. Tutto sta a provarci.

Ora, cari lettori, avete in mano tutti gli strumenti per scelgiere se usare il discernimeto o essere idioti e predisposti a far lavorare l’ambulanza con tanto di defibrillatore e ossigeno, se in città, o far lavorare i bagnini, che passano la maggor parte del loro tempo a guardare il culo delle bagnanti fighe, a fare commenti tra di loro sulle più cesse, su quelle che hanno le tette cadenti e il culo così flaccido che tocca la sabbia, tanto da crreare mentre camminano una pista per le biglie, come consiglia la nonna a Chiara, nella famosa pubblicità della Tim.

 I maschi invece? Quando passano davanti ai bagnini con i loro fisici scolpiti e i muscoli in bella mostra, guardandosi il ventre rigonfio di birra e vino, bestemmiano e li malediscono, sapendo che trombano come ricci, mentre loro, i bagnanti panzoni,sono costretti ad accontentarsi dei quarti di bue che hanno per mogli o compagne o andare via di manovella, se single,  collegati ad internet, immaginando come diceva Pop Merril ne “La metà oscura” di fottersi qualche “Nobifiga di città”  mentre i bagnini sguazzano senza soluzione di continuità, puciando il randello ogni notte nei ventri di vulve imperiali, dai ventri piatti e dalle mammelle dure come marmo di Carrara.

In ogni caso: buone ferie a  coloro che possono, usando discernimento e ragione!

Marco Bazzato
31.07.2013

venerdì 10 maggio 2013

Cecilie Kyenge rende patriottici gli italiani, figli del Jus sanguis


Premesso che gli italiani Jus sanguis (1), nati in Italia, civili non si lordano le mani, la bocca e le dita, esprimendosi a insulti, anche nei confronti di un ex extracomunitaria, ex clandestina,  e non si capisce perché al tempo non siano stati incriminanti coloro che l’anno aiutata durante la clandestinità e ora si pensa di essere, anche se a rigor di legge lo è, avendo sì il passaporto, ma non né la paternità e le maternità italiana,conseguito a seguito degli sponsali con un italiano, vorrebbe, non solo la cancellazione del reato di immigrazione clandestina, - vedi  “Cecilie Kyenge e il “razzismo” ministeriale?” (2), ma anche il passaggio dal  ius sanguis, al Jus soli (3), attualmente applicato in solo 30 Stati in tutto il terzo pianta del Sistema Solare e allo stato attuale si presume anche in tutta la Via Lattea, all’interno dei suoi quattro quadranti galattici, Alfa, Beta, Gamma e Delta – Vedi Universo Star Trek –  che stando alle conoscenze acquisite ante Zefram Cochrane sembrava priva di qualsiasi forma di vita umanoide, nel 2063, anno del “Primo Contatto!”

Ora non si sa o a cosa mirasse Cecilie Kyenge.

Se voleva spaccare il Paese, grazie alle dichiarazioni rilasciate a ½ ora di Lucia Annunziata, non ci è riuscita, in quanto le fronde degli autoctoni, ossia gli italiani figli del principio del Jus sanguis, pur con toni e accenti diversi, a partire dai vertici del suo stesso partito, il Pd, l’hanno demolita e quasi sconfessata pubblicamente. Senza dimenticare la cosa più importante: la levata di scudi di quella società civile, che nelle sue visoni “mistiche” credeva di rappresentare, mentre è stata quella stessa società civile a non sentirsi rappresentata da Cecilie Kyenge.   Se si volesse tirare la cosa per i capelli, se ci fosse un magistrato con gli attributi, forse potrebbe aprire un fascicolo investigando se nelle sue dichiarazioni possano sussistere gli estremi del  reato di istigazione all’odio razziale cercato nei suoi confronti, per passare come vittima degli uomini bianchi che non rispettano le minoranze. Come diceva il fu  Giulio Andreotti: “Pensare male è peccato, ma sicuramente non si sbaglia”.

Ma sembra che a dare spalla alla Cecilie Kyenge ci sia anche la mondialista e Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, in quota Sinistra e Libertà, una fazione radicale del Partito Comunista Italiano (P:C:I) – comunismo all’amatriciana –  che sembrerebbe concordare con le posizioni estremistiche della Kyenge, il Ministro per l’Integrazione, dove  a questo punto molti potrebbero pensare che invece di essere il Ministero per l’Integrazione, nella mente di qualcuno desidererebbe che fosse il Ministero dell’Invasione, portando taluni a fare degli accostamenti sicuramente impropri con Anna , della serie Tv, Visitors -2009-2011 e  il suo mantra: “Veniamo in Pace”, anche se la  Cecilie Kyenge, a detta di tanti potrebbe assomigliare come tempra e carattere al Segretario di Stato del secondo governo di George W. Bush,  Condolezza Rice

Ma proviamo a immaginare cosa accadrebbe all’Italia se si passasse dal  Jus sanguis, al  Jus soli:  La nazione e gli italiani, ossia quel che resta degli autoctoni da generazioni, potrebbe venire  spazzata via nel volgere di pochi decenni nel  suo tessuto sociale e antropologico.

 In primis potrebbero iniziare gli sbarchi o voli charter a iosa, muniti di regolari visti turistici, di carrettate di donne europee ed extraeuropee all’ottavo e/o nono mese di gravidanza, attratte dall’idea di far nascere il pupo nel suolo italiano, per via della cittadinanza. Poi, le solite ONG, le ONLUS, finanziate dallo Stato italiano, con il denaro dei contribuenti italiani, metterebbero a disposizione i loro “volontari”, per le pratiche di ricongiungimento familiare, quindi marito e cucciolata di figli al seguito, avendo così il diritto, una volta che avessero tutti documenti in ordine di attraversare tutti confini dell’Unione Europea.

Il razzismo è un comportamento abietto da parte di esseri spregevoli che fanno della discriminazione, causa ignoranza intellettuale la loro bieca bandiera, da combattere in ogni sede e in ogni luogo. Ma la stessa battaglia però va combattuta a livello politico, morale ed intellettuale contro tutte quelle persone o soggetti politi che intendono destabilizzare, tramite invasione scientifica legalizzata, il tessuto sociale storico, sociale, culturale e antropologico italiano, che è già sufficientemente variegato ed eterogeneo, se si prendono in considerazione le differenze somatiche esistenti tra i nativi italiani, secondo il modello del  Jus sanguis.

 Forse l’Italia e gli italiani autoctoni, ma dovrebbe essere la politica e la vera società civile a chiederlo scendendo in piazza, manifestando  pacificamente le proprie idee, senza insulti, offese, improperi, chiedere come si fa con i vini e alimenti il DOP (4) o il DOC (5), il tutto con l’avallo dell’Unione Europea, tenendo conto dell’essere caucasico all’interno dei Paesi dell’Unione, fermo restando i diritti acquisiti.

Sfortunatamente un’esigua minoranza di italiani, a cui il cervello per ottusità è nato atrofizzato, questa settima si sono lasciati andare pubblicamente, non solo sulla rete,vedi Facebook e altri Social Network, ma anche nel mondo “tridimensionale” e reale, ad impropri, insulti, offese, minacce, puntualmente registrate dai media, facendo il gioco delle nemesi politiche, offrendo la  sponda per poter forse dire che quelle poche migliaia di idioti non rappresentavano la società civile, perché la vera società civile, a detta di alcuni, deve essere quella che tace e subisce a prescindere e  acriticamente incassa ogni genere nequizia politica, illudendosi che poi il conto finale venga pagato dagli altri.

Ma la vera società civile, ossia la massa silenziosa e lavoratrice ha il diritto/dovere di alzare la schiena e gonfiarsi il petto, forti della propria storia, delle proprie origini e senza cedere agli attacchi mondialisti, facendo sentire con un'unica voce il proprio no, senza se e senza ma, perché certi soggetti politici, dall’altro dei loro scranni, non capiscono o peggio ancora, fingono di non capire le conseguenze a cascata che le loro parole dette a ruota libera, potrebbero avere, se attuate a livello legislativo, non solo per gli equilibri interni italiani, ma per l’intera Unione Europea, in quanto per via dell’acquisizione della cittadinanza italiana di centinaia di migliaia di neonati, e il relativo ricongiungimento famigliare, potrebbe partire una transumanza umana dilagante in tutta l’Unione Europea, tale da destabilizzare culturalmente l’intero continente.

Gli statunitensi per secoli, ma esistono tutt’ora, hanno avuto gli W.A.S.P., White Anglo-Saxon Protestant (6). Forse non sarebbe sbagliato, se partendo dall’Italia, tramite ONG o ONLUS, all’interno della Nazione europea, si fondasse in un futuro immediato, come movimento civilmente lobbistico transnazionale gli W.E.C.., White Europepean Christian?


Marco Bazzato
10.05.2013

mercoledì 27 marzo 2013

“Donne in Gioco”di Michelle Bovev





Sono le 11 di mattina del 27.03.2013 ora bulgara, quando inizio a scrivere questo pezzo e non dovendo smaltire una sbornia a base di rakia, vodka, birra, vino, batida de coco, limoncello e tequila, perché non bevendo né alcolici né superalcolici – a parte che in pochissime occasioni speciali – manco li detengo in casa. Sto comunque cercando di rimettere in ordine i pezzi della fiction tv, mandata in onda ieri sera da Canale 5, in prima serata, e che terminerà, a Dio e a Mediaset piacendo, questa sera, “Donne in Gioco”.

Lo show, che nelle intenzioni della produttrice-sceneggiatrice-regista-attrice, Michelle Bonev, al secolo Dragomira Boneva. Драгомира Бонева, ove Dragomira non sta per femmina dall’alito di drago, ma per “Cara al Mondo”, nelle intenzioni doveva essere una fitcion drammatica, pregna di “tensione interiore”, per citare un liottismo usato e abusato in un romanzo di un autore napoletano, ma non ha fatto altro che farmi scompisciare dalle risate, costringendomi a un via vai all’urinatioio per smaltire la sbronza di sganasciate strappa mandibole, che abitualmente avvengono durante la visone di b-movie “catastrofici” degli anni ’50-’60 o dopo l’ennesima replica de “La fuga del cavallo morto” o di “Ghiacciaio in fiamme”.

Descrivere la fiction è banale come la fiction stessa. L’unico problema sta nel trovare gli aggettivi e le metafore confacenti all’opera.

Sceneggiatura: assente o non pervenuta! Il canovaccio è così sottile che manco può essere utilizzato nemmeno per togliere la polvere da una vetrata panoramica, priva di vetri, in uno chalet a Borovetz, Боровец!

Regia: per rispetto nei confronti di una sentenza giudiziaria mi rivolgerò alla regista, Michelle Bonev, usando il maschile, avendo come regista, diretto da cani gli attori, cosa che potrebbe offendere le razze di canidi nel pianeta.  Probabilmente la fiction sarà studiata all’Accademia Nazionale di Arti Teatrali e Cinematografiche di Sofia, come esempio di come non deve essere diretto e/o recitato un film o una fiction, perché altrimenti Stanislavskij, al secolo, Konstantin Sergeevič Alekseev. in russo, Константин Сергеевич Станиславский, bestemmierebbe per l’eternità.

Testi e dialoghi: Una persona potrà vivere in Italia anche da più di un decennio, avere il passaporto italiano, ma rimarrà sempre straniera, in quanto i pensieri, formatisi nell’infanzia e nell’adolescenza e nella prima età adulta, permangono per sempre, e i dialoghi di “Donne in Gioco” risentono di questo. Infatti, anche se scritti direttamente in italiano, sono “viziati” del modo di pensare della lingua e della cultura bulgara, avendo significati non retorici in quanto contestualizzati entro un lessico e un idiomatismo strutturato, secondo la lingua e la cultura di origine,  mentre in italiano, se non adattati  da validi professionisti, risultano pensanti e ampollosi, soventemente ripetitivi. È starano che nessuno abbia fatto notare la cosa alla “produttrice-sceneggiatrice-regista-attrice!”. Oppure se ci hanno provato, costei essendo piena di se per dar retta ai consigli altrui, avendo acquisito l’umiltà di alcuni italiani, del “So tutto io”|, li ha ignorati. Forse si credeva Mel Gibson, sceneggiatore, regista e uno dei produttori di The Passion of Christ,, che fece ripetere 48 volte la scena del lancio dei 30 denari a Giuda.

Recitazione di Michelle Bonev: ha recitato? In molti potrebbero obiettare che se ha recitato, lo ha fatto diversamente bene. Si possono contare sulla punta delle dita gli attori-registi che godono dell’oggettività e del senso critico- estetico nel saper riconoscere in se stessi, nelle vesti di regista, quando recitano a livelli superati senza il complesso della telecamera da Cita, l’”antenato” quadrumane ma contemporaneo di Tarzan, ma la Bonev non appartiene a questi pochi eletti, a questi mostri sacri. Da ultimo ma non certo meno importante: l’accento.  Michelle Bonev, è nativa di Burgas, Бургас, nel Sud Est Bulgaria. Per i puristi bulgari gli abitanti di queste zone hanno una cadenza, il “meko” che li fa sembrare quasi come se parlassero con cadenza russa, visto che la “L” e le vocali vengono ammorbidite, con le frasi e/o parole, invece di uscire “secche e dure”, sono come allungate, cantilenanti. Un po’ simili come “musicalità” a quelle dei veneti.

La cosa che salva l’onore bulgaro è che Dragomira Boneva,  Драгомира Бонева, Michelle Bonev, ha passaporto italiano. Per questo Wilkipedia, nelle pagine bulgare così come in quelle italiane, non le dedicano che poche striminzite righe. Un po’ come se fosse figlia di N.N.

Recitazione degli altri attori: mediocre. Ma la colpa non è di costoro ma della regista che non ha saputo dirigerli, in quanto la Bonev ha un background sociale e ambientale, anche e soprattutto nei suoi inizi di “carriera” appena giunta in Italia agli “antipodi inginocchiati,” rispetto  al cinema, regia e recitazione cinematografica o teatrale. In alcuni momenti sembrava d’essere all’interno della parodia in salsa brasiliana da telenovelas dei “Promessi Sposi,” di Anna Marchesini, Massimo Lopez e Tullio solenghi, con i personaggi che assomigliavano a tanti Pedro Ghilberto Imenez Perito per Aria, o a quello di un palazzinaro laziale, eternamente rosso come un gambero lampadato,  “Che non vende sogni, ma solide realtà”.

Questa produzione bulgaro-italiana della Romantica Entertainment – la casa di produzione di Michelle Bonev, che per scrivere – male – la sceneggiatura ci ha impiegato quasi due anni – e RTI, non rappresenta la cinematografia e le fiction bulgare, passate e contemporanee, avendo abbassato all’inverosimile la recitazione degli attori bulgari che vi hanno preso parte,  alcuni veri mostri sacri in patria –  ove  la Bonev non viene, per dirla con un termine gergale tutto italiano, “cagata manco di striscio” –  degradando la recitazione anche degli attori italiani che apparivano come burattini smarriti e guardavano verso la macchina da presa senza sapere in che direzione sarebbero stati gettati. Primi tra tutti Lando Buzzanca e Martina Colombari: due statue di gesso.

Location e fotografia: campi stretti, primi piani malfatti e fotografia da B movie degli anni ’80, fatta, in totale economia. Niente a che vedere con le produzioni di Pietro Valescchi della Taodue o le regie di Alexis Swet. Le immagini il più delle volte sembravano smorte, sgranate, e una definizione così’ bassa che non si è vista nemmeno ai tempi di Kojak, 1973-1978.

A tirar le somme ci si trova innanzi ad uno show  quattro ore,diviso in due parti, di pessima qualità. Ieri mattina anche se Federica Panicucci a Mattino Cinque cercando di non dimostrarlo, sembrava nutrire dubbi abissali sulle qualità artistiche dell’italiana Michelle Bonev – produttrice,sceneggiatrice, regista e attrice e  di tale egocentrismo sparagnino fa sembrare “Donne in Gioco”  come ne “La famiglia del professore matto”con Eddy Murphy –  presente in studio per promuovere, al pari  di uno scrittorino sconosciuto, la sua autoproduzione cinematografica, in quanto  nessuno le offrirebbe un lavoro né come sceneggiatrice, né come regista e né tantomeno come attrice.

I mostri sacri del cinema bulgaro, primi tra tutti gli attori Stefan Danailov, Hristo Shopov, o registi come  Binka Zeliaskova ,Anri Kulev, Ivan Nichev, Metodi Andonov o sceneggiatori come Boris  Hristov,, Kiran Koralov, solo per citare tra i più noti in Bulgaria, alcuni totalmente sconosciuti in Italia probabilmente diranno tra di loro, non ammettendolo mai pubblicamente, che con “Donne in Gioco”non ha vinto per fortuna la cinematografia bulgara, ma l’arrivismo della mediocrità della naturalizzazione italiana, come proseguo  del deludente esordio di Michelle Bonev alla regia nel film – fisco –  “Goodbye Mama,”  e le meritatissime polemiche mediatiche in seguito al premio – politico –  ricevuto alla Mostra del Cinema di Venezia, si ripete in uno show che si muove nella direzione d opposta rispetto all’eccellenza,. A detta  di tanti addetti ai lavori non fa altro che rafforzare l’idea che “Donne in Gioco” non sia altro che un Голямо гюбре, essendo  “l’opera” la nemesi della fiction televisiva, e i 3.311.000 telespettatori italiani lo stanno a dimostrare.  E Mediaset, per non gettare troppo denaro al vento, facendo infuriare gli inserzionisti pubblicitari, presupponendo uno share quasi da seconda serata, ha preferito metterlo in programmazione in concomitanza con la partita Malta-Italia, per nascondere, sotto il tappeto della scusante della nazionale di calcio, la genesi di un progetto fallimentare, concepito peggio di due neonati morti a causa di un aborto a nascita parziale.

Marco Bazzato
27.03.2013

giovedì 14 marzo 2013

Habemus Papam, Jorge Maria Bergoglio: Papa Francesco

Alla fine hanno eletto un argentino, che si è auto battezzato: Francesco, ossia Ciccio o Checco e che secondo il quotidiano online, Leggo, fin da ragazzo camperebbe con un solo polmone (1).


Lo show del conclave è durato, grazie al Signore degli Inferi, solo due giorni, al quinto scrutinio, è uscita la fumata bianca, liberando Roma dalla cappa di smog che appestava l’intera capitale a causa delle fumante nere, che uscivano dal camino della Cappella Sistina, in quanto guardando la tv italiana sembrava che il mondo si fosse fermato ed esistesse solo quel fottutissimo fumaiolo, ogni tanto usato come campo base da qualche uccello,  causata anche dalla notoria assenza in Vaticano di doppiette visibili, per abbatterlo.

Lo Stato Città del Vaticano ha rispettato tutti i tempi televisivi concordatari, con la fumata bianca partita poco dopo l’inizio del TG3, per poi attendere fino alle 20.21, l’uscita di Papa Francesco, Checco Ciccio, visto che per avere un maggiore effetto scenico,e Papa Francesco Checco Ciccio, da buon pastore ha pazientemente atteso  agnelli, pecore, capre e caproni, il comandante in capo della Barca di Pietro, riempissero Piazza San Pietro fino all’inverosimile, colma così anche di  sardine, scardole e tinche, triglie e acciughe.

Quando giornalisti, telespettatori e pubblico di adepti e/o fedeli, dipende dai punti di vista,  in Piazza hanno compreso, dopo l’Habemus Papam –  scopiazzato di santa e sana pianta dal film di Nanni Moretti – che il nuovo Maestro Costruttore di Ponti,   è un extracomunitario argentino,, hanno forse pensato che non era Belen Rodriguez, e ci sono stati alcuni interminabili secondi di gelo, di shock, di terrore assoluto. I giornalisti sono stati i più lesti a riprendersi. Iniziando a snocciolare alcuni dati di questo Bergoglio: avi piemontesi, ordinato sacerdote a 33 anni – mistica cifra cabalistico massonica, eletto al soglio pontificio a 76 anni, vetustello che non dovrebbe campare molto, dopo che nel conclave precedente aveva, si è fatto volutamente sorpassare nello sprint finale l’attuale Papa Emerito, Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, e cosa forse peggiore e/o migliore di tutte: gesuita. Sì, perché non dobbiamo dimenticare che i gesuiti furono collaborazionisti intransigenti e ligi alla corona spagnola, Conquistadores  col motto: “Siamo venuti per servire Dio, il Re e anche per diventare ricchi.” Risultato? Le civiltà precolombiane spazzate via a suon di cataste di cadaveri o convertite a forza al presunto Unico e Vero Dio… il denaro?

E infatti la scelta del nome: Francesco, in omaggio al vero e unico morto di fame con la tonaca, il poverello d’Assisi sembra quasi una cannibalizzazione della holding della Compagnia di Gesù,  nei confronti di un ordine rivale, quello dei confratelli francescani, dove il nuovo Pontefice potrebbe “prendere le armi” della fede, ma non solo, dando nuovo impulso alla teologia della liberazione (2).

Alla fine il Francesco – Ciccio  Checco è uscito. La prima impressione? Apparentemente sembra un buon diavolo mite, di buon cuore, quasi bonario e pacioso e come un attore consumato, abituato ai palchi sopraelevati degli altari ha iniziato il suo pontificato con un alcune frasi:

 «Fratelli e sorelle, Buonasera! Voi sapere che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma ora siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo. Grazie! E prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, che il Signore lo Benedica e la Madonna lo accudisca.», con una preghiera pubblica del Padre Nostro, dell’Ave Maria  e  un Gloria al Padre, e a differenza dei due predecessori niente “umile servo nella vigna del Signore” del tedesco o “se mi sbaglio mi corrigerete” del polacco.

Poi però l’uomo ha lasciato posto al Papa, e anche qui, la prima impressione è stata positiva: riesce a fare gruppo, comunella, con una spiritualità da curato di campagna degli anni ’60 italiani, una spiritualità diretta e asciutta e proprio per questo più calzante anche con i desideri degli adepti e/o fedeli, sapendo creare un  buon feeling con versatori all’offertorio domenicale e se italiani, ossia con coloro che anche firmano  per devolvere l’otto per mille alla Chiesa Cattolica. Ma non è per questo che Francesco Ciccio potrebbe non piacere alla curia Romana, ma per la quasi somiglianza fisica con Albino Luciani, Giovanni Paolo I, che regnò per 33 giorni –  come i 33 gradini del Rito Scozzese Accettato –   somiglianza che non essere di buon auspicio per saldare una cambiale con scadenza 2020/2025n quanto potrebbe diventare inesigibile, causa trasferimento in un non luogo – Aldilà, Paradiso – in tempi molto più recenti, mesi, o al  massimo non più di un lustro…oppure dando le dimissioni. Ma non avendo dentro la follia razionale del tedesco, sarebbe impossibile, anche se è interessante sognare la convivenza di due Papi Emeriti entro le mura Vaticane e con un terzo al potere… creando così una fotocopia del Parlamento italiano, pieno di vegliardi inutili, nominati senatori a vita, che ritirano ogni mese il ricco bottino senza dare alcun contributo al Paese.

Papa Francesco – Checco Ciccio potrebbe essere un Papa amato dalle masse filo clericali, ma potrebbe trovare le sue nemesi, i suoi antagonisti naturali all’interno dei palazzi curiali romani che non amano il cambiamento, anzi preferiscono avere, come tutti i politici, non importa se con le gonne, pardon tonache o in giacca e cravatta, varie poltrone – quindi prebende – su cui poggiare comodamente le natiche.

Resterà da vedere come si adatterà Papa Francesco –Ciccio Checco ad avere la testa verso l’alto, non a testa in giù, come accade nell’emisfero meridionale, correndo il rischio che polpacci e caviglie gli si gonfino a dispetto della testa, proprio a causa della posizione capovolta, per lui, del mondo, qui, nell’emisfero settentrionale.

In ogni caso le strategie politiche dal Vaticano hanno cercato di guardare in primis al portafoglio dell’ex Stato Pontificio. In quanto un papa americano sarebbe stato mal visto dagli islamici e cattolici, filo vaticani negli U.S.A. sono una sparuta minoranza, generati miseri utili, mentre l’ingrasso per i prossimi trent’anni sarà assicurato ora dall’America Latina, in seguito dall’Asia, quando il Vaticano si deciderà a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese,  rompendo le relazioni diplomatiche con Taiwan, visto che non è il gigante – la Cina –  che deve riconoscere per primo la pulce – lo Stato Città del Vaticano – e infine l’Africa. Tre continenti che attualmente sono il maggior bacino di vocazioni e di creduloni, pardon, di fedeli, che forniscono materie prime: preti e denaro, alla Casa Madre, ossia lo Stato Città del Vaticano.  Perché oggi come quasi 2000 anni fa, come disse il grande Giuda Iscariota, i trenta denari fanno sempre comodo a tutti.

In ogni caso, qualunque sia il suo destino prossimo o venturo, il tutto è nelle mani del suo Dio, e ai comuni mortali, che stanno imparando ad amare l’uomo, il Cardinale, Jorge Maria Bergoglio (3), che a differenza degli argentini non lo conoscono, auguriamo, come dicono i vulcani nani:«Lunga vita e prosperità», perché indipendentemente che il suo pontificato sia breve o lungo, l’uomo Jorge Maria Bergoglio, ha già aperto i cuori di molti e molti potrebbe aprine, sempre che non rimanga imbrigliato entro le maglie della curia e dei giochi di potere romani.
Evviva, quindi, a Papa Francesco, venuto per noi dell’emisfero settentrionale da un mondo capovolto.

Marco Bazzato
14.03.2013