Il problema vero è soprattutto l’attuale società contemporanea che, a differenza del passato, offre infinite possibilità in infinite combinazioni per avere delle interazioni sociali, dove però, a differenza del tempo che fu, visto che ormai molto passa attraverso il filtro della rete, non avendo fin da subito un contatto diretto con la persona, si costruiscono più castelli in aria di come si faceva nel passato, cadendo facili prede di soggetti che per un motivo o per un altro, alla fine cercano , maschi e femmine, questo infoi mento generalizzato non fa distinzione di genere, trovano sesso “low cost”, perché anche il sesso stesso è un prodotto in che viene svenduto a prezzi di saldo di fine stagione, in quanto consumato non in modo diverso da come si consuma lo street food, il cibo di strada, chattando con la controparte, creandosi così un mondo di seghe mentali e amori illusori, frutto del mondo informatico, e poi queste illusioni, queste seghe mentali, come avviene da sempre, si trasferiscono in ogni caso nel mondo reale.
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lunedì 23 ottobre 2017
Pull a pig
Pull a pig,
letteralmente tradotto dall’inglese, “Inganna il maiale”, ma visto che il “gioco”
se di tal cosa si può parlare, andrebbe tradotto, volgendolo al femminile, con “Inganna
la scrofa”.
Ormai è noto che questo
non è certo un nuovo gioco, ma una semplice rivisitazione in chiave tecnologica
delle scommesse che si facevano da ragazzi, da teenager, da adolescenti, e perché
no, anche da adulti, quando tra amici, anche vincendo una certa forma di repulso,
si scommetteva nel “farsi” non solo la più cessa della scuola, ma in quei casi,
anche la più grassa, dicesi cicciona o altri aggettivi oggi considerati “fuori
moda”, soprattutto nel mondo virtuale dei social network, soffocati dalla
dittatura espressiva dei censori occulti, che ti bloccano l’accesso se provi,
come si diceva in passato, “a farla fuori dal vaso”, detta in termini più
attuali, se non usi un linguaggio non consono, dove il sessismo, anche in
termini generali, risulta offensivo per la suscettibilità delle donne e/o
femmine, le quali dovrebbero, sebbene siano in numero superiore rispetto ai
maschi, essere trattate, in rete, come dei Panda e protette, come si adopera il
WWF con le specie diversamente umanoidi, che popolano il pianeta Terra.
Il vecchio, ma presunto
nuovo gioco, antico come il mondo, Pull
a Pig sembra facile, ma la cosa va letta non solo in chiave femminile e/o
femminista, ma dovrebbe anche andar letta dal punto di vista maschile.
In quanto, mettiamoci
nei panni anche del ragazzo, il quale, come una prova di iniziazione per essere
accettato dal gruppo, deve avere lo stomaco e il fegato di interagire in un
modo o in un altro con una persona di sesso opposto, esteticamente attraente
come un boiler e non è detto che l’impresa titanica vada sempre a buon fine, perché
il maschio è “costretto” a mettere in atto, controvoglia, una serie di artifizi
psicologici, innanzitutto verso se stesso, per vincere sia le sue resistenze
interiori e poi quelle di lei. Dove spesso queste donne, avendo una bassa stima
di se stesse, a causa dell’aspetto fisico, essendo forse più diffidenti di
quelle fighe, di quelle ghocche che se la tirano, sono anche le più difficili
da conquistare, in quanto prima di “mordere l’osso”, ci sta una quantità
mostruosa di carne, di adipe, da superare e quindi a costoro, per assurdo, dovrebbe
essere data una medaglia, non essendo affetti da una parafilia sessuale che va
sotto il nome di “Adipofilia!”
Ma può essere anche
vero l’esatto opposto, ossia, costoro, avendo una bassa autostima, cadono ai
piedi del fighetto di turno che le annebbia con quattro complimenti dolci in
croce, due sorrisetti, tre emoticon, come va tanto di moda oggi, un uscita per
un caffè o una pizza e poi, come sovente da prassi, senza manco conoscere in
profondità la persona, perse e fatte come i cachi, gliela danno, illudendosi d’aver
trovato il grande amore della loro vita.
Grulle.
Attenzione però, il problema
vero non è il Pull a Pig.
Il problema vero è soprattutto l’attuale società contemporanea che, a differenza del passato, offre infinite possibilità in infinite combinazioni per avere delle interazioni sociali, dove però, a differenza del tempo che fu, visto che ormai molto passa attraverso il filtro della rete, non avendo fin da subito un contatto diretto con la persona, si costruiscono più castelli in aria di come si faceva nel passato, cadendo facili prede di soggetti che per un motivo o per un altro, alla fine cercano , maschi e femmine, questo infoi mento generalizzato non fa distinzione di genere, trovano sesso “low cost”, perché anche il sesso stesso è un prodotto in che viene svenduto a prezzi di saldo di fine stagione, in quanto consumato non in modo diverso da come si consuma lo street food, il cibo di strada, chattando con la controparte, creandosi così un mondo di seghe mentali e amori illusori, frutto del mondo informatico, e poi queste illusioni, queste seghe mentali, come avviene da sempre, si trasferiscono in ogni caso nel mondo reale.
Il problema vero è soprattutto l’attuale società contemporanea che, a differenza del passato, offre infinite possibilità in infinite combinazioni per avere delle interazioni sociali, dove però, a differenza del tempo che fu, visto che ormai molto passa attraverso il filtro della rete, non avendo fin da subito un contatto diretto con la persona, si costruiscono più castelli in aria di come si faceva nel passato, cadendo facili prede di soggetti che per un motivo o per un altro, alla fine cercano , maschi e femmine, questo infoi mento generalizzato non fa distinzione di genere, trovano sesso “low cost”, perché anche il sesso stesso è un prodotto in che viene svenduto a prezzi di saldo di fine stagione, in quanto consumato non in modo diverso da come si consuma lo street food, il cibo di strada, chattando con la controparte, creandosi così un mondo di seghe mentali e amori illusori, frutto del mondo informatico, e poi queste illusioni, queste seghe mentali, come avviene da sempre, si trasferiscono in ogni caso nel mondo reale.
Il problema, lo si
ribadisce, non è il Pull a Pig in se, quello fa parte della naturalità del genere
umano, ma va condannato è che questi disgraziati
e mi riferisco ai maschi senza onore, invece di vantarsi come si faceva in passato
con gli amici in piazza, al bar, raccontando i loro sforzi per raggiungere l’obbiettivo,
vadano a pubblicare tutto ciò in rete o che si scambino commenti nei vari
gruppi di discussione, dove purtroppo, il delatore o la delatrice, l’infame, l’infiltrato
o l’infiltrata, come una pettegola dal parrucchiere, va a far uscire dal gruppo
ristretto le conversazioni, creando l’immagine falsata di maschi mostri
che se ne approfittano di donne,
maggiorenni, che, volendo passare per indifese, si professano vittime, a
comunque affamate e saziatesi di carne maschile, esteticamente attraente,
altrimenti si dubita che gliela avrebbero data, no?
È vero che vale sempre “l’arcaico”
detto femminista de: “L’utero è mio e lo gestisco io”, nulla da eccepire su
questo loro sacrosanto diritto di proprietà privata, donata da madre natura
alle donne bio, ma va ricordato a queste donne che la danno via con estrema
facilità, senza le necessarie accortezze, poi il rischio che si corre, in primis è
quello di essere etichettate come donne dai facili costumi, in quanto perché,
piaccia o no, la nostra società è ancora, nel bene o nel male, intessuta da un
forte maschilismo, ma se anche così non fosse, una donna che ha rispetto di se
stessa, non va a darla al primo gonzo che passa, dopo qualche chattata sullo
smarphone, arrabbiandosi poi se in un modo o in un altro, viene fottuta.
Rimarco una cosa però,
riferita al genere maschile, genere del quale immodestamente sento d’appartenere:
i maschi di oggi non hanno onore, non hanno dignità, non hanno rispetto,
lasciamo stare per quella che ti sei portata a letto, brutta e grassa come la
morte, nessuno ti ha puntato la pistola addosso e ti ha costretto a farlo. I
maschi di oggi non hanno rispetto per se stessi: ti sei fatto la scopata? Bene.
Hai aggiunto un’altra tacca incisa sull’uccello? Hai fatto bene. Ma almeno abbi
l’onore di tacere e di non fartene vanto, soprattutto lasciando tracce nei
messenger. Quindi, se devi reclamare, legittimamente, la tua vittoria: datti
appuntamento al bar, davanti ad una birra, attorniato solo da amici fidati e
racconta, se vuoi, le tue prodezze amatorie. Poi, se qualcun altro le mette in
rete, orbene, ha tradito la tua fiducia
e questo, per dimostrare che si ha senso dell’onore, andrebbe escluso
dal gruppo e bloccato nei social network, in quanto “bocca da puttana!”, come
si diceva anni fa dalle mie parti.
Poi, visto che la
scommessa con gli amici l’hai vinta, sarebbe da persone intelligenti uscirne
con signorilità, scaricandola non spiattellandole in faccia la verità, ma
raccontando le solite balle diplomatiche che si usano per scaricare una
persona. Tanto il maschio, in quei casi lì, davanti a se stesso e davanti agli
amici ha già vinto e non ha senso distruggere, umiliare e destrutturare la
sconfitta, quella è già stata punita a sufficienza da madre natura, no?
Nota dell’autore: il
rispetto va dato alle persone, sempre, soprattutto quando si è faccia a faccia,
alle loro spalle, in privato, quando queste non ci sono, ci sta ancora per ora la libertà
di dire ciò che si vuole e con il linguatggio che si vuole, indipendentemente dal
sesso biologico di appartenenza, se non si vuole beccarsi come minimo uno sputo
in faccia o una denuncia!
Foto dalla rete
Marco Bazzato
23.10.2017
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giovedì 9 gennaio 2014
Il messaggio di di minacce private di un “animalista", ristoratore del Lazio
Innanzitutto buon anno a tutti, cari i miei lettori. Spero che abbiate
passato un buon Natale e un buo Capodanno e che il 2014 vi sia iniziato alla
grande e che possa continuare.
Non avrei mai immaginato di dover iniziare il nuovo anno con un articolo
incentrato ancora sugli animalisti o
in questo caso su un pseudo animalista.
Ma quando si aprono i “messaggi altri”
di Facebook,e ci si trova una missiva delirante e ricca di minacce, scritta il
29.12.2013, alle ore 02.18, accorgendosi di essere difronte al classico
sociopatico, appartenente ad una sottospecie dell’ Uomo di Neanderthal, è difficile non mettersi a riflettere su come
questo signore, forse prezzolato dalle
industrie dei cibi e dall’abbiglimanento pet,
che mi scrive un messaggio dalle pregno
di toni foschi e minacciosi, manco fosse un terrorista di Al Quaeda, o uno sfigato
nemmeno degno di allacciare i calzari degli ultimi rimasugli di quella putrida
feccia umana di matrice comunista delle Brigate
Rosse., In questi momenti si ringrazia la divinità di appartenere alla
specie umana amante degli animali, che li cura, li apprezza usandoli senza
essere ipocriti e falsi, non un membro
combattente delle inesistenti brigate dei
bestialisei zoofile..
Se fossi come uno dei membri delle inesistenti brigate bestialiste-zoofile passerei la notte a fantasticare a come
ficcare la testa dei suoi pet dentro un forno a microonde, visto che questo tipo
di animalista ha forse amplessi quasi sessuali, basati sul petting leggero, in qunato si fanno
slinguazzare quasi in bocca e non solo, dalle loro bestie. Passerei la notte a
sognare come infilare spilloni incandescenti nelle pupille dei loro amati,
sentendoli abbaiare e guaire, latrare di dolore per ore e ore. Ma le mie
fantasie sono fantasie di una persona che ha una una spiccata creatività, anche
per l’orrido e per far nascere un forte senso di disgusto, repulso e
indignazione nei suoi lettori. Ma questo fa parte del gioco di essere
scrittori, divertirsi con le parole, incasellandole l’una dietro l’altra,
scendendo sempre più nel profondo dell’aberrazione e dellla depravazione umana,
usando la fantasia.
Mentre altri, come questo ristoratore animalista della povincia
di Frosinone – che ha come comuni
confinati Arce, Castro dei Volsci, Ceprano, Pastena, San Giovanni Incarico, in
un villaggio arroccato in sperone
roccioso che domina la vallata, dove confluiscono i fiumi Lari e Sacco, che conta
non più di settecento abitanti – somministra ai suoi avventori carne o tranci di carne di
cadaveri di animali cucinati, non importa se mammifera o ittica, consciamente,
tutti i santi giorni. E l’assurdo, visto che, se si reputa animalista, dovrebbero sapere che gli animali sentono l’oodore
della morte prima di venire soppressi
nel mattatio. Un vero animalista non
fa il ristoratore, vendendo carne di cadavere di mammiferi o pesci, dovrebbe
sapere che quell’odore di morte si attacca e rimane impregnato dentro ogni
singola cellula e fibra, grasso e nervo dell’animle. Ma a questo signore, che ha il coraggio di venirmi a
fare la morale “privata” a suon di minacce, questo non interessa, ci passa
bellamente sopra, perchè è interessato solo
ed esclusivamente al profitto,
rendendolo non è dissimile, da chi in primis per profitto, e per distribuire dividenti agli azionisti, è nel ramo
della sperimentazione animale, per
scopi farmacologici e non. Varia solo il termine di ricchezza generata, ma il
principio è il medesimo, in quanto volente o nolente, anche se in modo
apparentemente differente, si trova all’interno della filiera di chi lucra
sulla morte degli animali, per arricchirsi!
Ma alcuni animalisti ristoratori
in questo caso, , no! Questi
andrebbero fermati, in qunato non
dovrebbero servire il loro dio animale e mammoma, somministrando ai loro
clienti carni di cadaveri di agnellini
per l’abbacchio, usandoli per i sacrifici pasquali, nel pieno rispetto della
tradizione e tutte le altre specie di mammiferi, voltatili o prodotti ittici,
cadaveri freschi o a lunga conservazione che somministrano. Sarebbero soggetti
da mettere in carcerazione preventiva, fino a quando non assimilino e fanno
propria la ragione, in quanto non sono
altro che sfuttatori della ricerca scientifica, visto che si presume che questo
bravo signore mi ha minacciato per
aver difeso pubblicamente la ricerca scientifica, usando anche la
sperimentazione animale – prendendo
spunto dal caso di Caterina Simonsen
in molte pagine di Facebook e anche nel mio blog con l’articolo dal titolo: “Caterina Simonsen e la “civilità” di alcuni
animmalisti” (1)
– avesse almeno la compiacenza di non
usare alcun tipo di droga legale uscita dai laboratori farmaceutici, che prima
di passare alla sperimentazione umana,
usa cavie animali da laboratorio, di non andare mai dal medico, visto che droghe
farmacologice legali e scienza medica si
basano anche sulla sperimentazione animale. Ma solo lui questo ristoratore
della provincia di Frosinone si deve e vuole alle spalle arricchirsi e curarsi alle degli
animali, ma tutti gli altri no. Gli altri che fanno le sue stesse identiche
cose, ai suoi occhi sono dei criminali... Meglio che prima di andare a guardare
la pagliuzza negli occhi altrui, e
prendendo coscienza di dovei si è infilato di sua spontanea volontà nel posteriore la trave, forse provando anche
un intenso piacere sessuale. Ma sono cose che riguardano lasua sfera privata.
Ma veniamo al testo di questo animalista,
dove visto che mi ha inviato un messaggio privato, per non ledere la sua
privacy lo citerò solo con le iniziali: L.G.
L.G. secondo le sue info del suo
profilo iFacebook è “commericante presso commerciante in proprio” mentre
facendo una ricerca più più
approfondita, scopro essere ristoratore,
nel Lazio, della provincia di Frosinone, secondo le Pagine Gialle e altri siti,
o come il come da sito internet del suo ristorante, dove almeno dalle foto
l’aspetto dei cibi appare conforme alle normative igenico sanitarie e
rispettoso delle leggi vigenti in tema di conservazione degli alimenti, ma
tutti noi leggiamo i giornali di gossip e sappiamo come anche la più cessa
dello showbiz, grazie al Photoshop, può apparire come una fna figa imperiale.
Il suo ristorante è specializzato
nello squartamento, sventramento, eviscerazione di specie ittiche, ossia, fa
mangiare carne magra di cadaveri di
pesci ai suoi clienti – compiendo tutte queste operazioni lontano dagli occhi
indiscerti dei clienti, quasi in modo carbonaro, secondo quanto prescrivono le
normative igienico-sanitarie in materia – ma si reputa animalista. Ricordatevi, avventori laziali, quando andate in un
ristorante di pesce e carne dal nome che evoca gli altifusti della foresta di
Sherwood, le querce di Utophia Plantia su Marte o le sequoie giganti nel Mare
della Tranquillità, sul nostro satellite,
che il padrone che fa servire carne di cadavere ittica o brandelli di
cadaveri di porco, agnello e affini, sottoforma di costate, costicine, oppure
salami, potrebbe essere quell’animalista
che mi ha scritto queste illuminate e illuminati parole, che mi hanno costretto
a dare avvio alla mia ricerca e allo scrivere questo articolo:
allora sentimi lurido cesso immondo che nn sei altro...la testa bacata
e malato di mente lo sarai tu e nn ti permettere mai più di offendere persone
che nn come te hanno cuore e tengono a cuore creature sicuramente migliori di
te e del cesso che sei...tu arrivi in questa pagina e pam spari a destra e a
sinistra su persone che nemmeno conosci e che nn sei nemmeno la suola delle
loro scarpe...poi hai già avuto a che fare con questa gentaccia????...gentaccia
lo sei te e chi ti sta vicino brutto cessu chinu de merda!!...stai ancora bene
perchè nn hai avuto a che fare con tipi come me e vedevi come ti chinavi a
raccogliere tutti i tuoi dentini x terra e dovevi vedere come te le davi a
gambe a furia di zampate in culo e nfaccia!!!ma mi auguro di incontrarti un
giorno poi vedremo chi se ne va con la coda tra le gambe A SCEMO!!!!!!!!!!!!faccia
di merda!!!!!marco stai a sentire a me abbassa la cresta e vedi di farti i
cazzacci tuoi...ti sai nascondere solo dietro un pc ed è quello che ti
salva...CREDIMI...!!se ti incontro ti cambio i connotati!!!!lo giuro sul mio
stesso sangue!!!nn è una minaccia ma è un consiglio....nn ti permettere mai
più!!!taci stai muto che n n fai una lira di danno!
Ecco chi potrebbe essere un animalista: un ristoratore che con gli
indumenti e la cerata da macellaio, del tagliacadaveri, non si fa problemi ad
mutilare piovre, ad squartare pesci ancora vivi, non si pone problemi a
tagliare l’agnello per l’abbacchio al forno. N si pone problemi a fare a fette,
con la sega da quercia la carne, inzaccherandosi le mani di sangue, ma ha il coraggio e la sfrontatezza di andare nella
piazza telematica ma non solo a fare il
difensore degli animali? Ma siamo sicuri che gli animali vogliano farsi
difendere da un tipo come questo? Praticamente quasi un maccellaio di bestie, escluse le sue
bestie, i suoi cani, naturalmente!
Ecco l’ipocrisia all’italiana al
lavoro. La falsità di questo signore
che con una mano accarezza il cane e con l’altra taglia la gola all’agnello
belante per il sacrificio pasqule cristiano.Naturalmente non glielo auguro, ma
sarebbe giusto che da oggi in poi, ogni volta che taglia un pezzo di carne,
nella sua mente si fomi l’immagine dei suoi amati cani, che ogni volta che
cuoce un cuore, un fegato, dei rognoni, nella sua mente da “animalista”, veda il cuore il fegato, i rognoni dei suoi
amati cani, dando continamente di stomaco.
Se volevo la dimostrazione pratica che dietro ai veri amanti degli animali
ci stanno dei soggetti affetti da falso amore, come in questo caso, un
ristoratore ipocrita, ho avuto anzi voi,cari lettori, avete avuto la conferma.
Quando mi sono messo a scrivere questo articolo poche ore fa, mettendomi a
fare ricerche in rete, mi sarei aspettato di tutto, ma non di trovarmi innanzi
a questa fossa asettica, sfortunatamente non a enuta stagna colma di scarti di
cadaveri di animali macellati e laida ipocrisia. Ttutto mi sarei aspettato
tranne che dietro a quella missiva minaccisa ci fosse un ristoratore che serve piatti a base di cadaveri di
animali, non importa se mammiferi o ittici. Almeno avesse avuto un ristorante di cibi vegetariani, vegani o un radicale fruttarista,
ma non un tizio che somministra abitualmetmente pezzi cadaveri di animali
cucinati e non, lavorati o insaccati, si permette di farmi la sua morale? Mi
sono cadute le braccia a terra e anche qualcos’altro.
Chiaramente ho risposto al ristoratore de villaggio della provincia di
Frosinone che va sotto le iniziali di
L.G.. in modo educato, secondo mio costume. Gli ho risposto il 7 di gennaio,
alle ore 13.51, in questo modo, non sapendo ancora che fosse un ristoratore:
Ciao gentile e nuovo amico. Ti ringrazio per le tue belle parole. Se
l’ennesima dimostrazione che io ho ragione su certi argomenti e tu, con il tuo
linguaggio da trivio e pieno di minacce, ti metti automaticamente dalla parte
del torto. Io posso avare anche un linguaggio colorito, che ad alcuni fanatici
può anche non piacere (non si può piacere a tutti) ma dai, comportarti così è
da bambini, oltre che svilente per la tua persona, ma forse non sai andare
oltre a ciò che hai scritto. Se ti senti offeso per le mie parole, mi dispiace
eti chiedo scusa, ma non sposto di una virgola i miei raginamenti. Di fanatici
ne ho conosciuti molti e tu sei solo uno in più. Sei un animalista, vero? Sei
anche contro la sperimentazione animale, immagino? Se è si, è probbabile che tu
sia uno di quei tipi che da una parte non vogliono la sperimentazione animale,
ma dall’altra non esitano a prendere qualsiasi tipo di farmaco, sperimentato
sugli animali, per salvarsi la pelle...a me la cosa sembra un pò paradossale,
non trovi? Le persone coerenti con i propri principi, in primis non vanno dal
medico – la medicina moderna e antica nasce e si evolve anche grazie alla
sperimentazione animale, lo stesso dicasi per la farmacologia e altre scienze
che anche tu, volente o nolente utilizzi. Quindi non venirmi a fare la morale,
quando tu non sei diverso da me, anzi lo sei, perchè neghi una realtà evidente
e acclarata dalla storia. In ogni caso, fammi un piacere, se vorrai contiuanre
la conversazione con me, inviami i link dove ti sei sentito tu personalmente
chiamato in causa, te ne sarei grato. In attesa di una tua cordiale risposta,
mi scusco per il ritardo con il quale ti ho risposto e ti auguro, se gli
accetti, i miei migliori auguri per un buon 2014. Cordialmente, Marco Bazzato
Al momento della stesura di questo aricolo questo gentile ed educato signore non mi ha risposto e nella mente sto pensando se agire oppure nò
per vie legali, visto quanto mi ha proferito in forma privata, codice penale
alla mano, dovrebbe essere attenzionato a rigor di Legge. In ogni caso il suo
gentile messaggio è a dispsizone delle Autorità nel caso ravvisassero gli
estremi di un qualsivoglia reato, legato al messaggio privato inviatomo da da
L.G.
La cosa assurda è che questo signore
ha anche l’ardire di indignarsi con me e con il mio essere favorevole alla
sperimentazione animale, per salvare delle vite umane, ma costui per arricchirsi quotidianamente, vive grazie
anche ai cadaveri di animali e alle loro parti lavorate che ogni giorno serve
sulla tavola dei clienti del suo ristornate, ma ha nel suo profilo, per
dimostrare l’amore che nutre, solo per alcune specie di animali, ci sono foto
di cani felici e gaudenti. mentre con quelle che deve farci la grana, la
pecunia, gli euri, alza le spalle, passando sopra ai suoi principi animalisti e
alle sofferenze degli animali di cui indirettamente, tramite la sua professione
è artefice.
Se fossi in lui proverei vergonga non solo per quanto mi ha scritto, ma
sopratutto vergona legata in merito alla professione di servo degli ammazzaanimali , na memesi mascherata da ristoratore di Ace
Ventura, e somminstratore diretto o tramite collanboratori di carni di cadaveri
di animali, cotte o crude ai clienti del
suo ristorante.
In ogni caso non, in virtù di quanto l’animalista
e signore L.G.mi ha scritto in forma
privata, non gli auguro, visto che poi
ho scoperto essere un ristoratore che campa sulla somministrazione di carni di
cadaveri di animali e affini, cucinati o insaccati, vento in popppa, ma a prua,
non gli auguro vele spiegate, ma ammainate, non auspico per la sua professione
una dolce brezza che sospinge in avanti la sua nave, ma al massimo un vento di
bonaccia, che mandandolo alla deriva lo spinga tra le braccia amorose e calde
di Equitalia, mentre a voi, miei fedeli lettori, amanti degli animali e non,
auguro un felice 2014, ricco di salute, successi personali e professionali,
perchè, anche se avolte mi odiate con educazione, lo meritate, così come tutti
coloro che amate.
Marco Bazzato
09.01.2014
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lunedì 28 ottobre 2013
Miss Italia 2013
Avrei voluto intitolare l’articolo: “Miss Italia 2013 – l’agonia di un
cadavare”, ma avendo rispetto relativo per i morti – dipende chi sono – mi sono
astenuto.
Morale della favola, ieri sera ho assistito al programma, guardandolo sul pc,
visto che questi figlio di una fellatzio di La7, trasmettono solo sulla
piattaforma Tvsat, ma criptano i programmi per l’estero e quindi, non avendola,
nisba.
Pazienza.
Da dove inizare? Innanzitutto non ci ono aggettivi diversamente positivi
per commentare il programm. Ho cercato anche sul dizionario dei sinonimi, alla
ricerca dei più cinici e spietati e tutti, in questo particolare caso, sapevano
da frutti canditi, zucchero a velo, oppure trasmettevano l’aroma delle castagne
di autunno della “Sagra del Folpo” di Noventa Padovana, visto che la “Sagra
della folpa rancida” impazzava su quel canale innominabile, che si sta già
masticando i coglioni, visto che sarà costretto a trasmettere lo show per altri
tre anni, tanto per perdere quei quattro spettatori che ha, visto che continua,
come nella “Terra dei fuochi” continuare a disseppellire rifiuti tossici di
Mediset e Rai.
Ma, giustamente, se si vuole fare una critica oggettiva non si può non dire
che lo spettacolo era pietoso, mediocre, il meccanismo di selezione
fatto con i piedi,pregno di miseria ad ogni angolo, tanto che sembrava di
essere all’inesistente “Fiera del finocchio” di Agna, vicino a Cavarzare, in
provincia Padova.
I due presentatori non si trovavano. Il comico, l’Alessandro Siani ha buttato
alla fine il suo intervento in politica, gli sponsor erano assenti, le
aspiranti e quasi respiranti miss, erano scialbe, alcune normali, altre
cicciottelle, mentre altre ancora, rispetto alla taglia 32 – 34 – 36 e 38,
erano addirittura obese.
Meglio dei chiodi anoressichi che non delle bulimiche!
Che dire dell’ex miss Italia, quella che si è fatta sb...re da da una Noce?
Analfabeta e inconcludente. Uno stuzzicadenti sporco di tartaro e sangue, anche
mestruale, avrebbe fatto una figura migliore e avrebbe saputo leggere meglio.
I testi erano uno schifo, forse sono stati scritti dal padre della Keynge,
il re della sua tribù
. Il finale poi, un vero inno alla divinità dei barboni, e all’accattonaggio mediatico: le due
finaliste come due stoccafisse, inespressive, senza anima e phatos, mentre la
Mirigliani, dopo la proclamazione, le ha
schiaffato la corna in testa e poi via col bottiglione di vino, cacciato quqsi
in gola, giù per il gargarozzo della vincitrice, in modo che bevesse quasi di
forza e a Gargamella, manco fossero in
osteria. E ciliegia sulla torta, nemmeno stelle filanti e coriandoli – ah, il personale delle pulizie
costa! – uno straccio di musichetta.
Per la serie, i fratelli Lo Tumulo almeno sanno renderti allegro l’ultimo
viaggio verso il camposanto.
La Rai ha fatto bene a lavarsene le mani, visto che il programma ormai
giaceva sul tavolo autoptico delpatologo forense, con il cervello messo sotto
formaldede, gli intestini puzzolenti messi da un’altra parte, e con il colon,
pieno di materia fecale, scagliato addosso, a pieni mani, a quei quattro gatti
di spettatori che tapezzavano il palaport, come un corpo pezzato dalla
vitiligine, o come le chiazze sulla pelle, causate da un fegato malridotto di
un vecchio settantacinquenne che bussa alle porte del Paradiso, ma con San
Pietro che irritato gli fa il gesto dell’ombrello, alzandogli , davanti agli
occhi velati dalla catarratta, il dito medio.
E infatti lo share omeopatico è stato confermato dagli indici di ascolto,
che come gli imperatori romani,
decretando la morte degli infami, delle piattole, degli schiavi inutili, faceva
il pollice verso il basso, ha dimostrato l’abisso putrescente in qui il
concorso arranca da almeno cinque anni, nuotando nei miasmi liquamosi del
nulla, ossia 937 mila spettatori, + 2, io e mia moglie, dalla Bulgaria.
E la cosa interessante è che la legge italiana punisce il villipedio di
cadavere, lasciando però indenni dagli strali della giustizia show televisivi
che sembravano trasmessi da una tv dell’Abissinia, dell’Albania o del Congo.
Nelle tv satellitari dei Paesi asiatici si possono vedere programmi
migliori e vallette veramente fighe, preparate, scosciate e anche mezze
smammellate, che non che si impappinano
e sbagliano riga – forse perchè pensano ad altre righe...
Morale finale della storia, quei
“quattro” telespettari che sono rimasti incollati fino al termine del supplizio,
hanno assistito ad un atto di necrofilia televiva, con lo stupratore mentale
che aveva assunto dosi assassine di viagra, per farsi avere una specie di
pseudo erezione, per provare a penetrare il cadavere nei tre orifizi, ma all
fine non è riuscito a raggiungere nemmeno l’orgasmo, trovandosi così la fava dura e dolorante, che lo ha portato –
per fortuna – verso una lenta e dolorosissima morte,schiumando bava dalla bocca
e rilasciando il contenuto degli intestini e della vescica sul pavimento,
mentre con gli occhi vitrei e vuoti fissavano la luce eterna della morte.
Marco Bazzato
28.10.2013
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venerdì 27 settembre 2013
Barilla: «Mai uno spot con famiglie gay, se a qualcuno non va, mangi un’altra pasta»
Barilla: «Mai uno spot con famiglie gay, se a qualcuno non va, mangi
un’altra pasta»
Cosa ci sta di offensivo in questa dichiarazione?
Logicamente nulla. Ma la cultura delle Brigate Rosse continua a permeare
gli italiani sinistrosi, figli del teorico politicamente corretto o meglio
politicamente corrotto, essendo compagni
che sbagliano, figli del motto, “colpiscine uno per educane 10, 100, 1000!” e
infatti da ieri la rete puzza di uova marce sessantottine, di appelli alla
mobilitazione nazionale contro la Barilla, rea di non utilizzare cosiddetta
“famiglia gay”, come famiglia tipo italiana negli spot pubblicitari, con tanto
di esagitati che invitano al boiccottaggio del marchio.
Siamo giunti ala pornografia e all a prostiuzione intellettuale degli ex
eteroingelligenti, al paradosso tafazziano di prendere a calci nei coglioni una
delle poche realtà economiche e produttive italiane, vanto nel mondo, perchè
non utilizzano gay negli spot pubblicitari.
Il bello è che questi pseudo intellettuali se ne sono accorti solo quando
il Barilla l’ha detto in modo chiaro e diretto, mentre fino al giorno prima,
andava tutto bene. Evidentemente la verità, se non detta, non fa male, ma se
detta in modo dritto, fa bruciare il culo, come se alcuni fossero colpiti da
improvvisi attacchi emorroidali, causati da penetrazione a secco di un corpo
estraneo, come si usa fare in certe pratiche sessuali estreme.
E infatti, come scrive Andrea Camilleri nei romanzi di Montalbano, ieri
tutti sembravano che “fossero stati presi dai turchi”, viste le grida , le
urli, la strilla isteriche vomitate ed evacuate in rete, in forme mollemente
solide, con tanto di gruppo Twitter e
scemenze su Facebook che invitavano al boicottaggio del marchio, colpevole di aver villipeso i tutti i reami
di Monte Allegro.
Puah! Ridicoli e incivili e oltretutto privi di cultura manageriale.
Infatti le tv italiane e straniere sono piene di spot gay, di pseudo “famiglie gaie” composte da due
uomini, con figlio che porta il patrimonio genetico di “coniugi”, lo stesso
dicasi per le pseudo “famiglie” composte da due donne con figlio avente il patrimonio
genetico di entrambi i “coniugi”.
La Barilla avrà fatto le sue ricerche di mercato: e i risultati potrebbero
avere evidenziato che uno spot con siffatte realtà, percentualemnte atipiche, potrebbe essere controproducente per le vendite,
quindi perchè gettare denaro in spot
dall’incidenza percentualmente
insignificatesulla popplazione italiana, andando ad urtare la sensibilità della
maggioranza degli etero intelligenti, i quali – giustamente dal loro punto di
vista – potrebbero scegliere prodotti che risaltino al meglio il loro senso di
appartenenza alla famiglia tradizionale e fondata sulla genetica discendenza
della progenie, all’interno della sacralità
della famiglia fondata sulla biologia riproduttia naturale, composta da un
maschio e da una femmina?
InItalia ormai la fa la padrone il leccaculoso politicamente corrotto,
pardon, politicamente corretto, a tutti
i costi, dove gli eteroidioti si comportano come servi della gleba, pronti ad
attaccarsi al birroccio riempito di
letame ma profumato di essenze apparentemente delicate, ma tossiche per la
psiciche umana e i risultati si sono visti, tanto è vero, che per dirla alla
Nico Giraldi: si sono beccati il Gaggio” quindi, «Se stavan a a magnar a merda
credendo che fosse formaggio!»
In rete però si è visto anche l’esatto opposto, in quanto in molti hannno
le palle sfracicate di questa ideologia che sta rendendo l’Italia “un’aula
sorda e grigia” tanto per citare il discorso del Bivacco di Benito Mussolini. Non
sta aumentando l’intolleranza nei confronti degli omosessuali, ma la
consapevolezza storico-tradizionale che essere etero è bello, che amare l’altra
metà del cielo è fantatstico, che avere una discendenza, frutto di un legame
d’amore , dove i figli possono essere il bastone della vecchiaia è cosa buona e
giusta, sancito non da Dio o da qualche legge di qualche Stato più o meno integralista,
ma dallla natura, che di per se è bastarda, puttana, ma spietatamente giusta
con tutti.
Negli eterointelligenti sta maturando un senso di rigetto non nei confronti
degli omosessuali in quanto persone, ma nei confronti dell’ideologia
dell’omosessualità, che come una locusta tende ad aggredire e voler sovvertire
e distruggere la tradizone e la storia umana, per provare plasmarla a loro
immagine e somiglianza.
È sta di fatto che se le associazioni gay desiderano così tanto vedere spot
omosessuali nelle tv nazionali generaliste, che si comprino una fabbrica di
pasta, si mettano nel mercato, lo affrontino, vincendolo: vediamo se facendo spot solo con
le cosidette “famiglie” diverse da quelle tradizionali, riusciranno a
sopravvivere in nun mercato globale altamente competitivo, oppure se, per
campare, non saranno costretti a fare
spot televisivi, per vedrli mandati inonda a tutte le fasce orarie, con l’odiato e vituperato nemico di sempre:
la famiglia naturale, altrimenti in pochi acquisteranno la loro pasta
politicamente corretta, secondo la loro
opinione!
Marco Bazzato
27.09.2013
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domenica 4 agosto 2013
Sandro Bondi: «Rischio guerra civile!»
Ormai sembra una gara a chi la spara più grossa, a chi ha il
cazzo più lungo o a chi di qunado va in cesso a cagare fa lo stronzo più
somigliante ad un palo di mandingo,
pesandolo ed esponendolo all’ammirazione estasiata dei fan. Infatti, dopo la
condanna di Berlusconi Silvio, è meglio chiamarlo con il suo cognome e nome,
come si fa nellrl aule di giustizia, che i servi del pregidicato sembrano
letteralmente fuori di cotenna, rilasciano farnetiticanti dichiarazoni ai
gioristi, non diverse da quelle che i cospiratori si scambiano “nei peggiori
bar di Caracas” tra sigari Avana e rum, con l’apoteosi l’ha faggiunta
l’apostata comunista Sandro Bondi, che
ha paventato il «Rischio guerra civile!».
Personalmente l’idea di una guerra civile in Italia potrebbe
essere anche una prospettiva affascinate, questa manca dalla fine della seconda
guerra mondiale, quando con la caduta del fascismo ci stavano le vendette
private, il più delle volte guarda caso volute dagli ex compagni comunisti di
Sandro Bondi. Evidentemente è nel sangue dei rossi l’idea di destabilizzare in
un modo o in un altro l’ordine costituito, ma oggi, per fortuna o sfortuna, non
vedo che gli adepti o i seguaci della setta politica denomiminata PDL scendano
in pizza imbracciando un fucile, un mitragliatore semiautomatico, per salvare
il culo ad un pregiudicato. Essere del PDLcome essere della Lega, del Movimento
Cinque Stelle, di Lista Civica, di Fratelli
d’Italia, del PD o del SEL, non necessariamente significa essere degli
oligofrenici guerrafondai, anche se in tutti i partiti l’idea esistono le
frange estreme e radicali che adornano menanre le mani come al tempo della
buoanima e comunisti o i postcomunisti non si sono mai tirati indietro manco
loro, anzi, hanno sempre fatto la loro porca parte!
La guerra civile paventata dal Bondi ci potrebbe anche
stare, ma ad una condizione, ossia che i gerarchi del PDL, femmine comprese,
combattano in prima linea, vadano in trincea, armi alla mano e baionetta tra i
denti, pronti a sparare, sventrare, squartare e le femmine, solo se belle fighe
che combattono nude, mentre i cessicol burqua, per non spaventare i bambini,
siano pronte a farsi violentare a subire
ogni genere di sevizie sessuali e psicologiche, pur di passare da vittime da
quei cattivoni che voglioono mandare via dal Senato il pregiudicato Berlusconi
Sivlio.
E poi ce li vediamo gli italiani combattersi a morte per la
causa del pregidicato? Certo ci sono stati cieci milioni di – omissis – che hanno creduto per quasi un ventennio
all’oggi pregiudicato Berlusconi Silvio, ma ce ne sono altrettanti che
continuano a credere che il PD si il partito della classe operaia, dei più
deboli. ìAh, sì in questo caso devonoessere immigrati clandestini di
colore, rom o al massimo omosessuali, il tutto come apparenze, perchè poi come
sostanza, al pari de PDL cista l’interesse della grande industria, delle banche
e della finanza. In totale questi quasi
ventimilioni di elettori, plagiati psicologociamente o dall’uno o dall’altro politico,
invece di darsele di santa ragione, dovrebbero fare un bel karakiri collettivo,
sventrandosi gli addomi nelle pubbliche piazze, diventando tante torce umane
stile bonzi o in tanti Ian Palach, patriota cecoslomucco, pardon cecoslovacco.
Ma alla fine sono venti milioni e più – omissis – senza i – omissis!
No, gli italiani sono troppo codardi, stanno ancora troppo
bene, nonostante la crisi economica per andare in piazza a manifestare, per farsi
prendere a manganellate dalle forze della polizia, non hanno i – omissis – per trasformare le strade in un campo di
battaglia siriano, libico, egiziano, per comattere porta a porta, per fare i
cecchini, come a Sarayevo, attualmente non ci sta un un Ratko Mladić, non hanno
le palle per creare nello stivalale una nuova
Srebrenica, non abbiamo truppe paramilitari nello stile tigri di Arkan...
Così anche per questo l’Italia dimostra la sua arretratezza culturale e gli
italiani di oggi manifestano la viltà e l’incapacità di combattere per una
buona causa, per il bene della nazione, anche se combattere per un miliardario
pregidicato, sceso in campo nel 1994 per salvarsi il – omissis – certo non è una buona causa, anzi, sarebbe dei
– omissis – se lo facessero!.
Morire per il pregiudicato Berlusconi Silvio? Da idioti!
Farsi manganellare per il pregiudicato Berlusconi Sivlio?
Sarebbe da teste di – omissis!
Rischiare di farsi segare in due da qualche raffica a
ripetizione sparata da qualche cecchino che sventaglia neò mucchio per creare
caos e tensione? Sarebbe da – omissis!
Gli italiani che stannno attaccati al culo del pregiudicato
Berlusconi Silvio non hanno capito che potrebbero ressere della marionette nelle
mani dei parlamentari del PDL, la cui prima paura è quella di rimanere orfani
non solo dei loro posto di lavoro come parlamentari, i ventimila euro mensili
fanno comodo per le piccole spese di soprovvivenza, nella giungla della
depressione economica, a cui le sorti del Paese non interessa una beata
minchia, figurarsi del destino degli italiani. E lo sfaldamento del PDL, previo
decadimento della carica di senatore del pregidudicato Berlusconi Silvio, porterebbe giocoforza alla perdita di
poltrone, prestigio, sempre che oggi i parlamentari di quasiasi schieramento
godano di qualche prestigio vero delle menti degli italiani dotati di sano
intelletto, in quato se i parlamentari del PDL fossero veramente solidali con
il loro leader non avrebbero consegnato le
dimissioni dagli incarichi di sottosegretari nelle mani dei rispettivi
capogruppi, no, si sarebbero dimessi in massa da parlamentari, ma sono troppo
attaccati al denaro per avere i – omissis – per farlo e i primi sono proprio i cosidetti
falchi, la “guardia pretoriana” del pregiudicato, Berlusconi Silvio.
La condanna inflitta all’ormai pregidicato Berlusconi Silvio
non è politica, checchè ne vogliano far credere i lacchè, ma è una sentenza di
condanna definitiva, giunta dopo quasi un decennio e se le cause penali sono
così lunghe, i politici inizino chidersi di chi è la colpa e il PD Trasformare
una giusta condanna giudiziaria in un
atto politico equivale a voler destabilizzare il Paese per scopi personali e
non fare gli interessi del medesimo.
L’oggi pregiudicato Berlusconi Silvio, nel 1994 poteva dire
di essere un neofita della politica, una vestale illibata, mna un imprenditore
scafato dalla politica in tutti gli orifizi, il cosidetto “uonmo nuovo sovietico” che
giungeva come un messia miliardario salvifico a mondare la nazione dai puzzoni, pardon, comunisti. Ma
oggi nel 2013, dopo diciannove anni in Parlamento si è trasformato in tutto
quello che all’inizio diceva che non sarebbe mai divenuto: un politico di professione,
dove sembra che voglia dare continuità
dinastica al partito, che in settembre dovrebbe tornare all’antico, Forza
Italia, cedendo le redini del comando alla figlia Marina, e con gli italiani –
omissis – che i il Paese si ritova,
onnibulati dal fatto di poter avere, come nei Paesi civili un primo ministro in
microgonna, reggicalze e guêpière, tutto in nero sadomaso, diventano come Roland D. LeBay , che vendette la a Plymouth
Fury del 1958 a Arnie Cunningham
nel romanzo di Stepen King, “Cristine, la macchina infernale” – 1983, che
pensano che «Non c’è profumo più buono
di quello di figa!”» e il padre, oggi pregiduicato, lo ha sempre saputo, visto
che di canubri nel Pdl non ce ne sta manco una, e infatti per diciannove anni
Silvio Berlusconi, per onnibulore i maschi primitivi o primati, ha usato la
vulva, facendne annsuare immaginariamente a migliaia, e questi, come tanti lobotomizzati analfabeti
mettevano la crocetta sulla tetta, pardon, sul nome più proprompentete e
prosperoso.
In conclusione chechè ne dicano i falchi del PDL, che come
tanti avvoltio non vedono l’ora di cibarsi delle carogne dei cittadini nemici
della loro libertà, nel Paese non ci sta il rischio guerra civile, a meno che
il gerarca del pregiudicato, Berlusconi Silvio, lapostata comunista Sandro Bondi, non sappia chenel
Paese sono pronte squadre di agitatori politici, provenienti anche dall’estero,
come accade sempre quando si vuole destabilizzarne uno.
La cosa migliore che dovrebbe fare il nipote del consigliere
privato del pregiudicato Berlusconi Silvio, ossia GianniLetta, eEnrico Letta,
sarebbe quella di rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato il quale
a sua volta dovrebbe dimettersi lui stesso, creando un ingorgo istituzionale,
che non potrebbe essere risolto entro il 15 di ottobre, data ultima nel quale
il pregiudicato Berlusconi Silvio dovrà decidere se restarsene buono buono agli
arresti domicilari, potendo vedere solo i famigliari più stretti, ossia i figli
o magari andare a rammazzare le strade,
come spazzino, in quanto affidato ai servizi sociali.
E alzi la mano chi non vorrebe vedere un miliardario
rammzzare merda di cane o cocci di vetro, lungo una strada provinciale, battuta
da puttane?
Marco Bazzato
04.08.2013
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mercoledì 31 luglio 2013
Guida pratica per schiattare dal caldo e dall’afa in ferie e non!
Si dice che la madre degli idioti metta al mondo figli dementi, però, in
questa calda estate si sa che non sono mai abbastanza e questa piccola guida,
da non mettere in pratica, mai, è utile nella malcapitata idea che poi si gridi
alla scampata tragedia, alla tragedia anncuiata o alla tragedia consumata.
In citta:
Cosa fare quando la temperatura supera i 37º e dall’afa che fa sudare i
maschi come maiali e le femmine come
scrofe, messe a rosolare sul
fuoco alle tre del pomeriggio, nelle città, sfortunatamente svuotate dal
traffico e dallo smog?
Intanto niente abiti di contone o
leggeri, meglio l’acrilico, il sintetico, se femmine gli stivaloni da
baldrarcca, rigorosamente in plastica o
per le più abbienti in pelle di orso siberiano – che per fare incazzare
glianimalisti deve essere rigorosamente una specie protetta e ammazzato di
frodo – , con calze di mylon o calzettoni di lana.
Le crape di maschi e femmine non va
coperta nè con cappellini e nè con bandane o altro, rischiano di diminure la
temperatura, quinidi il cervello non si frigge.
Lavarsi come nel medioevo, ossia durante le feste comandate o al
massimo una volta la settimana. Non
usare i tanto reclamizzati prodotti antisudore o le creme contro gli eventuali
pruriti vaginali, causati da zecche o funghi internni o esterni della bernarda.
Parafrasando l’Ignazio la Russa di
Fiorello: “”L’essere umano deve puzza, al massimo mettere del formaggio grana
sulla pelle!” Questo fa godere gli
ambientalsiti radicali come se
fossero dei fortunati affetti dalla “Permanent Sexual
Arousal Syndrome” (PSAS, se
mediamente fortunati, da orgasmi multipli, se semplcemente fortunati da orgasmo
a cadenza annuale o se sfigati, completamente frigidi.
Sono consigliate le bibite gassate, molto giacchiate, meglio ancora gli
alcolici: birra, vino, whisky, grappa, ideali
congestioni o infarti, se no si è più di primo pelo.assolutamente
sconsigliato in questi casi la modica quantità, l’etilometro deve schizzare
alle stelle anche ad un metro di distanza.
Niente bevande dissetanti o gelati.
I beveroni a base di frutta sono out, tabù, pornografia liquida da vietare a
tut le età. Anche se alcune tendendze dell’antisalutismo radicale consigliano
di non assumere alcun tipo di liquidi, anche per giorni e giorni, quando le temperature sono canicolmente
africane o più specificatamente congolesi!
. Al posto della verdura. un ottuplo
Woohper del Burger King, ossia con otto hanburger, dal peso di 113,5gr, pari ad un totale di
567,5gr, e tre porzioni giganti di patate
fritte, oppure costate di maiale, ossetti con polenta e funghi, salse varie,
stile chili o tabasco, purchè piccanti, meglio ancora se si ingurgitano anche
una decina di peperoncino Habanero, i quali vanno, come piccantezza, dai 200.000 ai 350.000 della scala di
Sconville. Chiaramente le porzionioni, non importa se di pasta o di carne
devono essere abbondati. Per la pasta mai meno di 180 grammi, mentre per la
carne, meglio se di maiale e grigliata, che va abbondantemente espeziata e
salata, le singole porzioni, mao inferiori ai 900gr – il vostro colesterolo e
la pressione vi ringrazieranno di cuore!
Per smaltire il pasto si consiglia una corsa sotto ilsole rovente, mezzora
dopo il pranzo, quando è iniziata la digestione, senza rinunciare ad almeno tre
sigarette, da fumarsi al trotto, meglio se queste hanno un alto contenuto di nicotina e catrame,possibilmente
al mentolo e senza filtro. È chiaro che sono sconsigliati i parchi pubblici, le zone verdi.
L’ideale sarebbe correre dietro ai camion, meglio se vetusti, visto che il
particolato è più elevato. In mancanza di ciò va bene fare footing – che non
signfica fottere in corsa, chiavare o fare una sveltina, anche da soli – dietro ad auto vetuste, peccato che ne
esistano poche senza catalittica e che sia sparita dalla circolazione la
benzina super al piombo!
Al mare:
La spiaggia è un altro capitolo delicato.
Chiaramente a livello alimentare valgono le stesse regole della città, ma non va dimenticato che il
sole va preso nelle ore più calde della giornata e che non vanno utilizzate in
alcun modo le creme antiabbronzati o protettive. Anzi, sarebe meglio se si sta
delle ore sotto il sole di bagnare la pelle con acqua di mare, favorisce le
scottature, le bolle e le ustioni sulla pelle. Se si prende il lettino, per non
finire a righe al termine della giornata, non usare il parasole per la zucca,
il biaco latte, stile rigor mortis, della crapa e il rosso fuoco del resto del
corpo non fanno pandance, meglio una tinta unita omogenea.
Lo stesso vale per i bambini – se siete genitori sciagurati!.
Il bagno in mare, rigosamente a digestione iniziata,ossia dopo mezzora dal
termine del pranzo. Per assicurarsi una buona congestione, è bene accertarsi di
essere satolli come otri e che lo stomaco non possa ingurgitare manco un bicchiere di birra gelata o di whisky on the
rocks. È comunque “consigliato” fumarsi anche in questi casi almeno tre
sigarette senza filtro, ad lto contenuto di nicotina e catrame e al mentolo,
per poi tuffarsi, mentre i polmoni faticano a prendere aria.
Lo stesso rito del fumo va ripetuto,
se non si schiatta durante la nutoata per congestione o per arresto
cardiocircolatorio, appena si risale a riva, quando i polmoni sono bene aperti
per via dello sforzo. Se in questi casi sentite strani formicolii al
braccio sinistro, dolore al petto o che metà parte del corpo è informicolata, o
provate dolori alla nuca, non preoccupatevi, si sta solo avviciando un
principio di infarto o di ictus. Si consiglia in questi casi di pregare o bestemmiare a seconda delle
attitudini, potrebbe essere il vostro ultimo giorno di vita.
È chiaro che i maggiori fortuanati
in questa roulette russa estiva sono sempre gli over quaranta, che non fanno
moto durante l’anno e sono svorappeso, mentre gli altri, quelli altetici e
sportivi, potrebbero essere discriminati dal fato, dalla sfiga del che tutto va
bene, ma non disperarti, potrebbe toccare proprio a te, mio fedele lettore o
lettrice. Tutto sta a provarci.
Ora, cari lettori, avete in mano tutti gli strumenti per scelgiere se usare
il discernimeto o essere idioti e predisposti a far lavorare l’ambulanza con
tanto di defibrillatore e ossigeno, se in città, o far lavorare i bagnini, che
passano la maggor parte del loro tempo a guardare il culo delle bagnanti fighe,
a fare commenti tra di loro sulle più cesse, su quelle che hanno le tette
cadenti e il culo così flaccido che tocca la sabbia, tanto da crreare mentre
camminano una pista per le biglie, come consiglia la nonna a Chiara, nella
famosa pubblicità della Tim.
I maschi invece? Quando passano
davanti ai bagnini con i loro fisici scolpiti e i muscoli in bella mostra,
guardandosi il ventre rigonfio di birra e vino, bestemmiano e li malediscono, sapendo
che trombano come ricci, mentre loro, i bagnanti panzoni,sono costretti ad
accontentarsi dei quarti di bue che hanno per mogli o compagne o andare via di
manovella, se single, collegati ad
internet, immaginando come diceva Pop Merril ne “La metà oscura” di fottersi qualche
“Nobifiga di città” mentre i bagnini
sguazzano senza soluzione di continuità, puciando il randello ogni notte nei
ventri di vulve imperiali, dai ventri piatti e dalle mammelle dure come marmo
di Carrara.
In ogni caso: buone ferie a coloro
che possono, usando discernimento e ragione!
Marco Bazzato
31.07.2013
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venerdì 10 maggio 2013
Cecilie Kyenge rende patriottici gli italiani, figli del Jus sanguis
Premesso che gli italiani Jus sanguis (1), nati in Italia,
civili non si lordano le mani, la bocca e le dita, esprimendosi a insulti, anche
nei confronti di un ex extracomunitaria, ex clandestina, e non si capisce perché al tempo non siano
stati incriminanti coloro che l’anno aiutata durante la clandestinità e ora si
pensa di essere, anche se a rigor di legge lo è, avendo sì il passaporto, ma
non né la paternità e le maternità italiana,conseguito a seguito degli sponsali
con un italiano, vorrebbe, non solo la cancellazione del reato di immigrazione
clandestina, - vedi “Cecilie Kyenge e il “razzismo” ministeriale?”
(2),
ma anche il passaggio dal ius sanguis, al Jus soli (3),
attualmente applicato in solo 30 Stati in tutto il terzo pianta del Sistema
Solare e allo stato attuale si presume anche in tutta la Via Lattea, all’interno
dei suoi quattro quadranti galattici, Alfa,
Beta, Gamma e Delta – Vedi
Universo Star Trek – che stando alle conoscenze acquisite ante Zefram Cochrane sembrava priva di
qualsiasi forma di vita umanoide, nel 2063, anno del “Primo Contatto!”
Ora non si sa o a cosa mirasse Cecilie
Kyenge.
Se voleva spaccare il Paese,
grazie alle dichiarazioni rilasciate a ½
ora di Lucia Annunziata, non ci è riuscita, in quanto le fronde degli
autoctoni, ossia gli italiani figli del principio del Jus sanguis, pur con toni e accenti diversi, a partire dai vertici
del suo stesso partito, il Pd, l’hanno demolita e quasi sconfessata
pubblicamente. Senza dimenticare la cosa più importante: la levata di scudi di
quella società civile, che nelle sue visoni “mistiche” credeva di
rappresentare, mentre è stata quella stessa società civile a non sentirsi
rappresentata da Cecilie Kyenge. Se si volesse tirare la cosa per i capelli, se
ci fosse un magistrato con gli attributi, forse potrebbe aprire un fascicolo
investigando se nelle sue dichiarazioni possano sussistere gli estremi del reato di istigazione all’odio razziale cercato
nei suoi confronti, per passare come vittima degli uomini bianchi che non
rispettano le minoranze. Come diceva il fu Giulio Andreotti: “Pensare male è peccato, ma sicuramente non si sbaglia”.
Ma sembra che a dare spalla alla
Cecilie Kyenge ci sia anche la mondialista e Presidente della Camera dei
Deputati, Laura Boldrini, in quota Sinistra e Libertà, una fazione radicale del
Partito Comunista Italiano (P:C:I) – comunismo all’amatriciana – che sembrerebbe concordare con le posizioni
estremistiche della Kyenge, il Ministro per l’Integrazione, dove a questo punto molti potrebbero pensare che
invece di essere il Ministero per l’Integrazione, nella mente di qualcuno
desidererebbe che fosse il Ministero dell’Invasione, portando taluni a fare
degli accostamenti sicuramente impropri con
Anna , della serie Tv, Visitors -2009-2011
e il suo mantra: “Veniamo in Pace”, anche se la Cecilie Kyenge, a detta di tanti potrebbe
assomigliare come tempra e carattere al Segretario di Stato del secondo governo
di George W. Bush, Condolezza Rice
Ma proviamo a immaginare cosa
accadrebbe all’Italia se si passasse dal
Jus sanguis, al Jus soli: La nazione e gli italiani, ossia quel che
resta degli autoctoni da generazioni, potrebbe venire spazzata via nel volgere di pochi decenni nel suo tessuto sociale e antropologico.
In primis potrebbero iniziare gli sbarchi o
voli charter a iosa, muniti di regolari visti turistici, di carrettate di donne
europee ed extraeuropee all’ottavo e/o nono mese di gravidanza, attratte
dall’idea di far nascere il pupo nel suolo italiano, per via della cittadinanza.
Poi, le solite ONG, le ONLUS, finanziate dallo Stato italiano, con il denaro
dei contribuenti italiani, metterebbero a disposizione i loro “volontari”, per
le pratiche di ricongiungimento familiare, quindi marito e cucciolata di figli
al seguito, avendo così il diritto, una volta che avessero tutti documenti in
ordine di attraversare tutti confini dell’Unione Europea.
Il razzismo è un comportamento
abietto da parte di esseri spregevoli che fanno della discriminazione, causa
ignoranza intellettuale la loro bieca bandiera, da combattere in ogni sede e in
ogni luogo. Ma la stessa battaglia però va combattuta a livello politico,
morale ed intellettuale contro tutte quelle persone o soggetti politi che
intendono destabilizzare, tramite invasione scientifica legalizzata, il tessuto
sociale storico, sociale, culturale e antropologico italiano, che è già
sufficientemente variegato ed eterogeneo, se si prendono in considerazione le
differenze somatiche esistenti tra i nativi italiani, secondo il modello
del Jus
sanguis.
Forse l’Italia e gli
italiani autoctoni, ma dovrebbe essere la politica e la vera società civile a
chiederlo scendendo in piazza, manifestando pacificamente le proprie idee, senza insulti,
offese, improperi, chiedere come si fa con i vini e alimenti il DOP (4) o
il DOC (5),
il tutto con l’avallo dell’Unione Europea, tenendo conto dell’essere caucasico
all’interno dei Paesi dell’Unione, fermo restando i diritti acquisiti.
Sfortunatamente un’esigua
minoranza di italiani, a cui il cervello per ottusità è nato atrofizzato,
questa settima si sono lasciati andare pubblicamente, non solo sulla rete,vedi
Facebook e altri Social Network, ma anche nel mondo “tridimensionale” e reale,
ad impropri, insulti, offese, minacce, puntualmente registrate dai media,
facendo il gioco delle nemesi politiche, offrendo la sponda per poter forse dire che quelle poche
migliaia di idioti non rappresentavano la società civile, perché la vera
società civile, a detta di alcuni, deve essere quella che tace e subisce a
prescindere e acriticamente incassa ogni
genere nequizia politica, illudendosi che poi il conto finale venga pagato
dagli altri.
Ma la vera società civile, ossia
la massa silenziosa e lavoratrice ha il diritto/dovere di alzare la schiena e
gonfiarsi il petto, forti della propria storia, delle proprie origini e senza
cedere agli attacchi mondialisti, facendo sentire con un'unica voce il proprio
no, senza se e senza ma, perché certi soggetti politici, dall’altro dei loro
scranni, non capiscono o peggio ancora, fingono di non capire le conseguenze a
cascata che le loro parole dette a ruota libera, potrebbero avere, se attuate a
livello legislativo, non solo per gli equilibri interni italiani, ma per
l’intera Unione Europea, in quanto per via dell’acquisizione della cittadinanza
italiana di centinaia di migliaia di neonati, e il relativo ricongiungimento
famigliare, potrebbe partire una transumanza umana dilagante in tutta l’Unione
Europea, tale da destabilizzare culturalmente l’intero continente.
Gli statunitensi per secoli, ma
esistono tutt’ora, hanno avuto gli W.A.S.P.,
White Anglo-Saxon Protestant (6). Forse
non sarebbe sbagliato, se partendo dall’Italia, tramite ONG o ONLUS,
all’interno della Nazione europea, si fondasse in un futuro immediato, come
movimento civilmente lobbistico transnazionale gli W.E.C.., White Europepean
Christian?
Marco Bazzato
10.05.2013
mercoledì 27 marzo 2013
“Donne in Gioco”di Michelle Bovev
Sono le 11 di mattina del
27.03.2013 ora bulgara, quando inizio a scrivere questo pezzo e non dovendo
smaltire una sbornia a base di rakia, vodka, birra, vino, batida de coco,
limoncello e tequila, perché non bevendo né alcolici né superalcolici – a parte
che in pochissime occasioni speciali – manco li detengo in casa. Sto comunque
cercando di rimettere in ordine i pezzi della fiction tv, mandata in onda ieri
sera da Canale 5, in
prima serata, e che terminerà, a Dio e a Mediaset piacendo, questa sera, “Donne in Gioco”.
Lo show, che nelle intenzioni
della produttrice-sceneggiatrice-regista-attrice, Michelle Bonev, al secolo Dragomira
Boneva. Драгомира Бонева, ove Dragomira non sta per femmina dall’alito di drago,
ma per “Cara al Mondo”, nelle
intenzioni doveva essere una fitcion drammatica, pregna di “tensione interiore”,
per citare un liottismo usato e abusato in un romanzo di un autore napoletano, ma
non ha fatto altro che farmi scompisciare dalle risate, costringendomi a un via
vai all’urinatioio per smaltire la sbronza di sganasciate strappa mandibole,
che abitualmente avvengono durante la visone di b-movie “catastrofici” degli
anni ’50-’60 o dopo l’ennesima replica de “La
fuga del cavallo morto” o di “Ghiacciaio
in fiamme”.
Descrivere la fiction è banale
come la fiction stessa. L’unico problema sta nel trovare gli aggettivi e le
metafore confacenti all’opera.
Sceneggiatura: assente o non pervenuta! Il canovaccio è così
sottile che manco può essere utilizzato nemmeno per togliere la polvere da una
vetrata panoramica, priva di vetri, in uno chalet a Borovetz, Боровец!
Regia: per rispetto nei confronti di una sentenza giudiziaria mi
rivolgerò alla regista, Michelle Bonev, usando il maschile, avendo come
regista, diretto da cani gli attori, cosa che potrebbe offendere le razze di
canidi nel pianeta. Probabilmente la
fiction sarà studiata all’Accademia Nazionale di Arti Teatrali e Cinematografiche
di Sofia, come esempio di come non deve essere diretto e/o recitato un film o
una fiction, perché altrimenti Stanislavskij, al secolo, Konstantin Sergeevič Alekseev. in
russo, Константин Сергеевич Станиславский, bestemmierebbe per l’eternità.
Testi e dialoghi: Una persona potrà vivere in Italia anche da più
di un decennio, avere il passaporto italiano, ma rimarrà sempre straniera, in
quanto i pensieri, formatisi nell’infanzia e nell’adolescenza e nella prima età
adulta, permangono per sempre, e i dialoghi di “Donne in Gioco” risentono di questo. Infatti, anche se scritti
direttamente in italiano, sono “viziati” del modo di pensare della lingua e
della cultura bulgara, avendo significati non retorici in quanto
contestualizzati entro un lessico e un idiomatismo strutturato, secondo la
lingua e la cultura di origine, mentre
in italiano, se non adattati da validi
professionisti, risultano pensanti e ampollosi, soventemente ripetitivi. È
starano che nessuno abbia fatto notare la cosa alla “produttrice-sceneggiatrice-regista-attrice!”.
Oppure se ci hanno provato, costei essendo piena di se per dar retta ai
consigli altrui, avendo acquisito l’umiltà di alcuni italiani, del “So tutto io”|,
li ha ignorati. Forse si credeva Mel Gibson, sceneggiatore, regista e uno dei
produttori di The Passion of Christ,,
che fece ripetere 48 volte la scena del lancio dei 30 denari a Giuda.
Recitazione di Michelle Bonev: ha recitato? In molti potrebbero obiettare che se
ha recitato, lo ha fatto diversamente bene. Si possono contare sulla punta
delle dita gli attori-registi che godono dell’oggettività e del senso critico-
estetico nel saper riconoscere in se stessi, nelle vesti di regista, quando recitano
a livelli superati senza il complesso della telecamera da Cita, l’”antenato”
quadrumane ma contemporaneo di Tarzan, ma la Bonev non appartiene a questi
pochi eletti, a questi mostri sacri. Da ultimo ma non certo meno importante:
l’accento. Michelle Bonev, è nativa di
Burgas, Бургас, nel Sud Est Bulgaria. Per i puristi bulgari
gli abitanti di queste zone hanno una cadenza, il “meko” che li fa sembrare
quasi come se parlassero con cadenza russa, visto che la “L” e le vocali
vengono ammorbidite, con le frasi e/o parole, invece di uscire “secche e dure”,
sono come allungate, cantilenanti. Un po’ simili come “musicalità” a quelle dei
veneti.
La cosa che salva l’onore bulgaro
è che Dragomira Boneva, Драгомира
Бонева, Michelle Bonev, ha passaporto italiano. Per questo Wilkipedia, nelle
pagine bulgare così come in quelle italiane, non le dedicano che poche
striminzite righe. Un po’ come se fosse figlia di N.N.
Recitazione degli altri attori: mediocre. Ma la colpa non è di
costoro ma della regista che non ha saputo dirigerli, in quanto la Bonev ha un
background sociale e ambientale, anche e soprattutto nei suoi inizi di
“carriera” appena giunta in Italia agli “antipodi inginocchiati,” rispetto al cinema, regia e recitazione cinematografica
o teatrale. In alcuni momenti sembrava d’essere all’interno della parodia in
salsa brasiliana da telenovelas dei “Promessi
Sposi,” di Anna Marchesini, Massimo Lopez e Tullio solenghi, con i
personaggi che assomigliavano a tanti Pedro Ghilberto Imenez Perito per Aria, o
a quello di un palazzinaro laziale, eternamente rosso come un gambero
lampadato, “Che non vende sogni, ma solide realtà”.
Questa produzione
bulgaro-italiana della Romantica Entertainment – la casa di produzione di
Michelle Bonev, che per scrivere – male – la sceneggiatura ci ha impiegato
quasi due anni – e RTI, non rappresenta la cinematografia e le fiction bulgare,
passate e contemporanee, avendo abbassato all’inverosimile la recitazione degli
attori bulgari che vi hanno preso parte,
alcuni veri mostri sacri in patria –
ove la Bonev non viene, per dirla
con un termine gergale tutto italiano, “cagata
manco di striscio” – degradando la
recitazione anche degli attori italiani che apparivano come burattini smarriti
e guardavano verso la macchina da presa senza sapere in che direzione sarebbero
stati gettati. Primi tra tutti Lando Buzzanca e Martina Colombari: due statue
di gesso.
Location e fotografia: campi stretti, primi piani malfatti e
fotografia da B movie degli anni ’80, fatta, in totale economia. Niente a che
vedere con le produzioni di Pietro Valescchi della Taodue o le regie di Alexis
Swet. Le immagini il più delle volte sembravano smorte, sgranate, e una
definizione così’ bassa che non si è vista nemmeno ai tempi di Kojak,
1973-1978.
A tirar le somme ci si trova innanzi
ad uno show quattro ore,diviso in due
parti, di pessima qualità. Ieri mattina anche se Federica Panicucci a Mattino
Cinque cercando di non dimostrarlo, sembrava nutrire dubbi abissali sulle
qualità artistiche dell’italiana Michelle Bonev – produttrice,sceneggiatrice, regista
e attrice e di tale egocentrismo
sparagnino fa sembrare “Donne in Gioco”
come ne “La famiglia del professore matto”con Eddy Murphy – presente in studio per promuovere, al pari di uno scrittorino sconosciuto, la sua
autoproduzione cinematografica, in quanto nessuno le offrirebbe un lavoro né come
sceneggiatrice, né come regista e né tantomeno come attrice.
I mostri sacri del cinema
bulgaro, primi tra tutti gli attori Stefan Danailov, Hristo Shopov, o registi
come Binka Zeliaskova ,Anri Kulev, Ivan
Nichev, Metodi Andonov o sceneggiatori come Boris Hristov,, Kiran Koralov, solo per citare tra
i più noti in Bulgaria, alcuni totalmente sconosciuti in Italia probabilmente
diranno tra di loro, non ammettendolo mai pubblicamente, che con “Donne in Gioco”non ha vinto per fortuna
la cinematografia bulgara, ma l’arrivismo della mediocrità della
naturalizzazione italiana, come proseguo
del deludente esordio di Michelle Bonev alla regia nel film – fisco – “Goodbye
Mama,” e le meritatissime polemiche
mediatiche in seguito al premio – politico –
ricevuto alla Mostra del Cinema di Venezia, si ripete in uno show che si
muove nella direzione d opposta rispetto all’eccellenza,. A detta di tanti addetti ai lavori non fa altro che
rafforzare l’idea che “Donne in Gioco”
non sia altro che un Голямо гюбре, essendo
“l’opera” la nemesi della fiction televisiva,
e i 3.311.000 telespettatori italiani lo stanno a dimostrare. E Mediaset, per non gettare troppo denaro al
vento, facendo infuriare gli inserzionisti pubblicitari, presupponendo uno
share quasi da seconda serata, ha preferito metterlo in programmazione in
concomitanza con la partita Malta-Italia, per nascondere, sotto il tappeto
della scusante della nazionale di calcio, la genesi di un progetto
fallimentare, concepito peggio di due neonati morti a causa di un aborto a
nascita parziale.
Marco
Bazzato
27.03.2013
giovedì 14 marzo 2013
Habemus Papam, Jorge Maria Bergoglio: Papa Francesco
Alla fine hanno eletto un
argentino, che si è auto battezzato: Francesco, ossia Ciccio o Checco e che
secondo il quotidiano online, Leggo, fin da ragazzo camperebbe con un solo
polmone (1).
Lo show del conclave è durato,
grazie al Signore degli Inferi, solo due giorni, al quinto scrutinio, è uscita
la fumata bianca, liberando Roma dalla cappa di smog che appestava l’intera
capitale a causa delle fumante nere, che uscivano dal camino della Cappella
Sistina, in quanto guardando la tv italiana sembrava che il mondo si fosse
fermato ed esistesse solo quel fottutissimo fumaiolo, ogni tanto usato come
campo base da qualche uccello, causata
anche dalla notoria assenza in Vaticano di doppiette visibili, per abbatterlo.
Lo Stato Città del Vaticano ha
rispettato tutti i tempi televisivi concordatari, con la fumata bianca partita
poco dopo l’inizio del TG3, per poi attendere fino alle 20.21, l’uscita di Papa
Francesco, Checco Ciccio, visto che per avere un maggiore effetto scenico,e
Papa Francesco Checco Ciccio, da buon pastore ha pazientemente atteso agnelli, pecore, capre e caproni, il
comandante in capo della Barca di Pietro, riempissero Piazza San Pietro fino
all’inverosimile, colma così anche di sardine, scardole e tinche, triglie e
acciughe.
Quando giornalisti,
telespettatori e pubblico di adepti e/o fedeli, dipende dai punti di
vista, in Piazza hanno compreso, dopo l’Habemus Papam – scopiazzato di santa e sana pianta dal film
di Nanni Moretti – che il nuovo Maestro Costruttore di Ponti, è un
extracomunitario argentino,, hanno forse pensato che non era Belen Rodriguez, e
ci sono stati alcuni interminabili secondi di gelo, di shock, di terrore
assoluto. I giornalisti sono stati i più lesti a riprendersi. Iniziando a
snocciolare alcuni dati di questo Bergoglio: avi piemontesi, ordinato sacerdote
a 33 anni – mistica cifra cabalistico massonica, eletto al soglio pontificio a
76 anni, vetustello che non dovrebbe campare molto, dopo che nel conclave
precedente aveva, si è fatto volutamente sorpassare nello sprint finale
l’attuale Papa Emerito, Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, e cosa forse peggiore
e/o migliore di tutte: gesuita. Sì, perché non dobbiamo dimenticare che i
gesuiti furono collaborazionisti intransigenti e ligi alla corona spagnola,
Conquistadores col motto: “Siamo venuti per servire Dio, il Re e anche
per diventare ricchi.” Risultato? Le civiltà precolombiane spazzate via a
suon di cataste di cadaveri o convertite a forza al presunto Unico e Vero Dio…
il denaro?
E infatti la scelta del nome:
Francesco, in omaggio al vero e unico morto di fame con la tonaca, il poverello
d’Assisi sembra quasi una cannibalizzazione della holding della Compagnia di
Gesù, nei confronti di un ordine rivale,
quello dei confratelli francescani, dove il nuovo Pontefice potrebbe “prendere
le armi” della fede, ma non solo, dando nuovo impulso alla teologia della
liberazione (2).
Alla fine il Francesco – Ciccio Checco è uscito. La prima impressione?
Apparentemente sembra un buon diavolo mite, di buon cuore, quasi bonario e
pacioso e come un attore consumato, abituato ai palchi sopraelevati degli
altari ha iniziato il suo pontificato con un alcune frasi:
«Fratelli
e sorelle, Buonasera! Voi sapere che il dovere del conclave era di dare un
vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo
quasi alla fine del mondo, ma ora siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La
comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo. Grazie! E prima di tutto vorrei
fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo
tutti insieme per lui, che il Signore lo Benedica e la Madonna lo accudisca.»,
con una preghiera pubblica del Padre Nostro, dell’Ave Maria e un
Gloria al Padre, e a differenza dei due predecessori niente “umile servo nella vigna del Signore”
del tedesco o “se mi sbaglio mi
corrigerete” del polacco.
Poi però l’uomo ha lasciato posto
al Papa, e anche qui, la prima impressione è stata positiva: riesce a fare
gruppo, comunella, con una spiritualità da curato di campagna degli anni ’60
italiani, una spiritualità diretta e asciutta e proprio per questo più calzante
anche con i desideri degli adepti e/o fedeli, sapendo creare un buon feeling con versatori all’offertorio
domenicale e se italiani, ossia con coloro che anche firmano per devolvere l’otto per mille alla Chiesa
Cattolica. Ma non è per questo che Francesco Ciccio potrebbe non piacere alla
curia Romana, ma per la quasi somiglianza fisica con Albino Luciani, Giovanni Paolo
I, che regnò per 33 giorni – come i 33
gradini del Rito Scozzese Accettato –
somiglianza che non essere di buon auspicio per saldare una cambiale con
scadenza 2020/2025n quanto potrebbe diventare inesigibile, causa trasferimento
in un non luogo – Aldilà, Paradiso – in tempi molto più recenti, mesi, o
al massimo non più di un lustro…oppure dando
le dimissioni. Ma non avendo dentro la follia razionale del tedesco, sarebbe
impossibile, anche se è interessante sognare la convivenza di due Papi Emeriti
entro le mura Vaticane e con un terzo al potere… creando così una fotocopia del
Parlamento italiano, pieno di vegliardi inutili, nominati senatori a vita, che
ritirano ogni mese il ricco bottino senza dare alcun contributo al Paese.
Papa Francesco – Checco Ciccio
potrebbe essere un Papa amato dalle masse filo clericali, ma potrebbe trovare
le sue nemesi, i suoi antagonisti naturali all’interno dei palazzi curiali
romani che non amano il cambiamento, anzi preferiscono avere, come tutti i
politici, non importa se con le gonne, pardon tonache o in giacca e cravatta,
varie poltrone – quindi prebende – su cui poggiare comodamente le natiche.
Resterà da vedere come si adatterà
Papa Francesco –Ciccio Checco ad avere la testa verso l’alto, non a testa in
giù, come accade nell’emisfero meridionale, correndo il rischio che polpacci e
caviglie gli si gonfino a dispetto della testa, proprio a causa della posizione
capovolta, per lui, del mondo, qui, nell’emisfero settentrionale.
In ogni caso le strategie
politiche dal Vaticano hanno cercato di guardare in primis al portafoglio dell’ex
Stato Pontificio. In quanto un papa americano sarebbe stato mal visto dagli
islamici e cattolici, filo vaticani negli U.S.A. sono una sparuta minoranza,
generati miseri utili, mentre l’ingrasso per i prossimi trent’anni sarà
assicurato ora dall’America Latina, in seguito dall’Asia, quando il Vaticano si
deciderà a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, rompendo le relazioni diplomatiche con Taiwan,
visto che non è il gigante – la Cina –
che deve riconoscere per primo la pulce – lo Stato Città del Vaticano –
e infine l’Africa. Tre continenti che attualmente sono il maggior bacino di vocazioni
e di creduloni, pardon, di fedeli, che forniscono materie prime: preti e
denaro, alla Casa Madre, ossia lo Stato Città del Vaticano. Perché oggi come quasi 2000 anni fa, come
disse il grande Giuda Iscariota, i trenta denari fanno sempre comodo a tutti.
In ogni caso, qualunque sia il
suo destino prossimo o venturo, il tutto è nelle mani del suo Dio, e ai comuni
mortali, che stanno imparando ad amare l’uomo, il Cardinale, Jorge Maria
Bergoglio (3), che a
differenza degli argentini non lo conoscono, auguriamo, come dicono i vulcani
nani:«Lunga vita e prosperità», perché indipendentemente che il suo pontificato
sia breve o lungo, l’uomo Jorge Maria Bergoglio, ha già aperto i cuori di molti
e molti potrebbe aprine, sempre che non rimanga imbrigliato entro le maglie
della curia e dei giochi di potere romani.
Evviva, quindi, a Papa Francesco,
venuto per noi dell’emisfero settentrionale da un mondo capovolto.
Marco Bazzato
14.03.2013
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