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sabato 28 aprile 2007

Intervista a Lucio Lami ril pubblicata il 28.04 2007 nel quotidiano nazionale bulgaro: Duma


Lucio Lami, di antica famiglia toscana, è nato in Lombardia nel 1936.
Iniziò a La Notte nel 1960, con Nino Nutrizio, per poi passare alla Domus, per il varo della rivista economica Quattrosoldi, poi a Gente con Rusconi . In seguito venne chiamato alla Rizzoli, dove, a 30 anni, divenne il più giovane direttore di settimanali della casa editrice. Nel 1971, passò alla Mondadori, caporedattore a Epoca.
Nel 1974, con la nascita de Il Giornale, entrò a far parte della redazione di Indro Montanelli. Per quel quotidiano ha viaggiato per vent'anni, in tutto il mondo, come inviato speciale, corrispondente di guerra e collaboratore della Terza Pagina.Come corrispondente di guerra è stato sui fronti della Cambogia, del Laos, della Prima e della Seconda Guerra del Golfo, del Libano, dell'Afghanistan, del Ciad, del Polisario (Marocco), dell'Eritrea e tra le guerriglie dell’Irlanda, dell'Etiopia, della Somalia, dell'Angola, del Mozambico, del Nicaragua e del Perù. Per i suoi grandi reportages è stato a lungo in Africa, in Medio Oriente, nei Paesi dell'Est e in America Latina.
Per anni si è occupato dei rapporti fra politica e cultura: ha fondato e diretto la rivista Commentari, chiamando a collaborare grandi firme internazionali, da Popper a J.F.Revel.
Lasciato il Giornale, ha diretto il quotidiano L'Indipendente.
Per la sua attività giornalistica, ha ottenuto il Premio Max David (1980), il Premio Hemingway (1986), riservati agli inviati speciali.
Come saggista ha vinto il Premio Estense (1981) e il Premio Sacharov (1986), con il volume Il grido delle formiche (Rusconi) sul dissenso sovietico.
Tra i suoi saggi: La scuola del plagio (Armando); Dai confini dell'Impero (Sugarco) ; Morire per Kabul (Bompiani); Giorni di Guerra (Mondadori); Cuba libre era solo un cockteil (Spirali), Giornalismo all’italiana (Ares), Visti e raccontati (Ares).Tra i suoi libri di storia: Isbuscenskij, l'ultima carica (Mursia); La Signora di Verrua ( Rizzoli); Garibaldi e Anita corsari (Mondadori), Il re di maggio (Ares).Tra quelli di narrativa: La donna dell’orso (Scheiwiller) e Il paradiso violato (Ares)È tradotto in Francia, Spagna e America Latina.
E' Presidente del Pen Club Italiano (associazione mondiale di scrittori). Docente di giornalismo all'Università Cattolica di Milano.



- 1) Egregio Dottor Lami, per anni, è stato Presidente del P.E.N. Club Italia, cosa può dirci di quest’esperienza?
- Faticosa per una serie di motivi: il governo ha tagliato i fondi a tutte quelle organizzazioni culturali che non siano legate a partiti, per questo mi sono dimesso. Poi, gli scrittori tendono a isolarsi, c'é poco spirito associativo, più che dare, chiedono.

- 2) Com’è cambiato, secondo Lei,, negli ultimi anni il mondo degli scrittori italiani?
- Molti giovani si adattano a scrivere su commissione degli editori. Si cerca il best seller prodotto in laboratorio e talvolta lo si trova. O lo si compra dall'estero. Il libro è diventato un prodotto esclusivamente commerciale.
- 3) Sappiamo, che anche in Italia, si pubblica molto, ma si legge poco, è perché forse manca un’educazione alla lettura e alla letteratura, o ci possono essere delle altre cause?
- ) Le scuole non insegnano più a leggere, ma a "consultare" via computer.La formula "Scire est reminisci" non è più valida. Si privilegia il consumo di tematiche alla moda (fantasy, polizieschi). Il fenomeno non è causa ma effetto della diffusione dell'ignoranza, che comincia in casa dei "grandi" editori e dilaga.
- 4 Lei è stato per anni corrispondente di guerra, in varie zone del mondo, e questo l’ha portata a ricevere importanti premi giornalistici, come il il Premio Max David e il Premio Hemingway per gli inviati, com’è cambiato il mondo del giornalismo italiano, rispetto ai suoi esordi? Cose non Le piace del giornalismo attuale?
- Non mi piace la rinuncia alla deontologia. Il trionfo del "Comprati e venduti". La dipendenza delle carriere dal servilismo verso i politici. La pratica universale dell'ars absentandi.La morte dell'indipendenza intellettuale.
- 5) In Bulgaria, l’interesse per la letteratura italiana, non è mai scemato, anzi, negli ultimi tempi, ha preso nuovo slancio, manca però l’interscambio. Esiste secondo Lei un modo per equilibrare questa tendenza?
- Gli interscambi culturali dovrebbero essere affidati a istituzioni come il Pen e, prima ancora, agli Istituti Italiani di Cultura, ma il Pen è sempre alle prese con la ricerca di fondi che gli permettano di operare. Quanto agli Istituti di Cultura, costretti a fare le nozze con i fichi secchi, con bilanci ridicoli, spesso sono anche affidati a personaggi modesti, per ragioni di nepotismo o di intrallazzo politico. Sono pochi gli Istituti con gli uomini e i mezzi necessari e sono quasi sempre quelli che servono più alla politica che alla cultura.
- 6) Essere scrittore, non è un lavoro facile, in molti si cimentano, ma pochi sfondano a livello commerciale. Il successo commerciale, è sempre sinonimo d’elevata qualità?
- Il successo ha tante facce, può essere dovuto al caso, o costruito a tavolino.L'importante è non invaghirsene.
- 7) Lei è stato giornalista, ma anche un acuto saggista; oltre al naturale amore per lo scrivere, qual è essenzialmente la molla che la spinge ad un’accurata e minuziosa ricerca storiografica?
Io scrivo perchè mi diverto a farlo, perchè mi piace dare la caccia ai documenti, costruire delle storie. Ho nel cassetto libri che non ho avuto tempo di presentare agli editori, perchè stavo già scrivendone un altro. Sono un pianista che suona anche in assenza di pubblico.
- 8) Cosa non le piace della letteratura contemporanea italiana, e perché?
- La continua circumnavigazione del proprio ombelico. Ridatemi il Gattopardo e Il Mulino sul Po.
- 9) Il giornalista descrive i fatti, lo scrittore prende spunto da svariate realtà per creare le sue opere, il saggista e lo storico incide la Storia con la mano ferma del chirurgo in sala operatoria, a suo avviso, cos’hanno in comune queste professioni apparentemente così diverse? Dove assolutamente non si toccano?
- Il giornalista si affida sempre più acriticamente alle nuove tecnologie. Rischia di diventare solo un megafono.
- 10) Può indicarci alcuni errori tipici da evitare assolutamente per chi vuole diventare scrittore?
- Partecipare a corsi di scrittura.
- 11) Nella sua pratica come giornalista, scrittore, e non ultimo Presidente del P.E.N. Club Italia, quali sono state le figure letterarie, e non solo che l’hanno particolarmente colpita?
- La vita mi ha concesso un gruppo di amici che hanno influenzato il mio pensiero: Aron e Revel in Francia, De Felice , Romeo e Abbagnano in Italia, Uslar Petri e Paz in America Latina, Maximov e Bukovskij in Russia... La conversazione con loro era un vero ricostituente.
- 12) Ha avuto nel corso degli anni, la possibilità di conoscere opere d’autori bulgari?
- No. Ma uno dei miei amici più intimi, per almeno 35 anni, è stato un bulgaro. Si chiamava Citovic, era figlio di un grande cattedratico bulgaro, era anche esperto d'architettura.Finito in Italia fu accusato, nel dopoguerra, di aver fatto l'interprete per i tedeschi, in tempo di guerra.In effetti, parlava otto lingue diverse. Era un filosofo e non si interessava che di filosofia. Per vivere, faceva il giornalista . Umilissimo, accettava qualsiasi lavoro in redazione. Pochi si erano accorti che era un pensatore coltissimo. Morì in perfetta, disperata solitudine, mentre collaborava al Giornale di Montanelli.
- 13 Come vede il futuro del P.E.N. Club Italia, e cosa augura al suo successore?
- Di occuparsi degli scrittori imprigionati nel mondo, conservando tuttavia la matrice colta dell'associazione, senza trasformarla in un prodotto sociologico.
- 14 II premio P.E.N. Club da anni è uno dei più prestigiosi premi letterari italiani, a cos’è dovuto il suo crescente successo e importanza a livello nazionale, e non solo?
- Il Premio Pen ha successo perchè, a differenza degli altri 1500 premi letterari italiani, non è nelle mani degli editori, che se li spartiscono come mezzi promozionali, né nelle mani degli assessorati alla cultura, che cultura non hanno e pensano ai vantaggi politici. E' un premio che pensa solo alla qualità letteraria dei libri.
- 16) Per concludere, qual è il suo libro attualmente sul comodino?
- Per il lavoro di revisione tengo il dattiloscritto del mio ultimo libro appena terminato, sulla cacciata dei turco-musulmani dall'Europa, all'inizio del 700. Per mio diletto invece ho il libro "Racconti di un pellegrino russo", di un asceta anonimo, pubblicato più di trent'anni fa.

La ringrazio per la disponibilità accordatami.

martedì 17 aprile 2007

Antono Di Pietro in esclusiva per il quotidiano bulgaro Duma


Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, onorevole Antonio di Pietro, ha rilasciato un’intervista esclusiva al quotidiano nazionale bulgaro Duma, pubblicata il 17.04.2007
Ringrazio il Dottor Di Pietro in nome dei lettori bulgari e della redazione del quotidiano, per la disponibilità e la gentilezza.


Mar co Bazzato
1. Signor Ministro, vorrei iniziare – se lo desidera – con alcuni suoi ricordi degli anni in Germania, e com’era visto a quel tempo un emigrato italiano?

Bisogna dire che la Germania è stata sempre un Paese civile, quindi, a parte sparuti casi di razzismo, gli italiani sono sempre stati ben visti, soprattutto perché sono sempre stati dei gran lavoratori


2. L’Italia in passato era un paese di forte emigrazione interna e verso l’estero, ora è meta ambita d’immigrazione. Anche i bulgari – ora membri dell’Unione Europa Europei – come altri cittadini provenienti dagli ex paesi del blocco sovietico, a volte sono visti con sospetto e diffidenza. Cosa si sentirebbe di dire ai bulgari, quando sono vittime di questi pregiudizi? Ed eventualmente, come affrontarli e superarli?

Innanzitutto le cose oggi sono molto cambiate un po’ ovunque, per fortuna, e parlare di pregiudizi verso un popolo come i bulgari mi sembra un azzardo. In ogni caso posso dire, in caso qualcuno utilizzasse nei loro confronti del razzismo, di ricordare che, appunto, tutta l’Europa è un continente di emigranti, non per niente ha scoperto e fondato l’America, e quindi è come darsi la zappa sui piedi.

3. Di lei si dice che abbia azzerato un’intera classe politica italiana. In tutta franchezza, sente che sulle sue spalle grava questo peso, oppure ha solamente cercato di fare al meglio delle Sue possibilità il lavoro di magistrato?

Ho solo cercato di fare al meglio il mio lavoro di magistrato. Sull’azzeramento di un’intera classe politica, ci andrei cauto. Quello che si vede oggi in politica non è propriamente l’invasione dei volti nuovi.

4. La corruzione, sembra un male endemico – che non appartiene solo all’Italia – esiste secondo Lei una via maestra da seguire?

Non credo che esista. Forse perché non ne esiste una sola. La corruzione fa anche parte di una cultura, e di un modo di vivere dei popoli. Ognuno in fondo c’ha la sua. L’essenziale è tenerla a livelli tollerabili, estirparla completamente mi sembra un’utopia.

5. Se dovesse darsi una definizione come politico, come si definirebbe?

Non mi saprei definire, mi piacerebbe passare per un uomo politico che fa politica come un cittadino.

6. Lei non ha mai avuto paura dei cambiamenti, la Sua storia professionale lo dimostra, ora che è un Ministro della Repubblica, a parte responsabilità diverse, in cosa crede che le Sue precedenti esperienze, le possono essere utili per condurre il suo ministero?

Credo nella trasparenza e nella correttezza. E soprattutto nel rispetto delle regole. Io sto qui non per pigliare lo stipendio a fine mese ma per fare un servizio alla collettività.

7. Come si svolge generalmente la Sua giornata?

Arrivo molto presto in ufficio, prima degli altri, e sono l’ultimo ad andarmene. In mezzo ci sono un sacco di cose da fare, dagli appuntamenti istituzionali ai consigli dei ministri agli incontri con la stampa.

8. La politica italiana a volte è complessa da capire anche per gli italiani stessi, spesso si ha l’impressione che sia quasi un gioco di ripicche reciproche. Cosa l’ha spinta, e la spinge tutt’ora ad’essere uno dei mattatori in quest’ arena?

Guardi, non lo so, probabilmente la mia passione e la mia caparbietà. Mi piacciono le sfide nuove. Non mi sottraggo quando ci sono.

9. Durante questi mesi di permanenza al Ministero dei lavori pubblici, cos’è riuscito a cambiare, e cosa vorrebbe poter fare?

C’è ancora tanto da fare mi creda. Credo però di aver ridato fiducia alla gente, il caso Abertis e adesso quello delle concessionarie per la TAV sono stati due segnali di forte trasparenza e legalità che ho voluto dare. Con me non si può continuare a fare come se le regole non esistessero e si passa come niente fosse sulla pelle dei cittadini che pagano le tasse.

10. Lei ha un rapporto privilegiato con i Suoi elettori – ma non solo – ha un blog dove interagisce personalmente. Questo contatto quasi quotidiano, Le da una marcia in più, permettendoLe di rimanere vicino al “mondo reale” e ai problemi quotidiani dei cittadini?

Certamente, l’ho voluto proprio per questo motivo. Credo che internet offra strumenti di comunicazione immediata importanti, come il blog ad esempio. Si scavalcano, velocemente, tanti filtri che in passato sarebbe stato inimmaginabili ipotizzare.

11. In Italia è scoppiato lo scandalo Vallettopoli, può sembrarle strano, ma anche il pubblico bulgaro segue la vicenda, non solo come un fatto di gossip e costume. Lei, che opinione si è fatto?

Che ogni tanto esce fuori un pezzetto di malaffare, che purtroppo è generalizzato e connesso con tutto il sistema ma di cui ci si può occupare solo a compartimenti stagni. Non commento le vicende dei singoli personaggi coinvolti in questa vicenda, ognuno nella sua vita privata può fare quello ce vuole. Ciò che non va bene, e che giustamente abbiamo fermato, è fare ricatti sulla vita privata delle persone; intollerabile e incivile.

12. Esiste un confine invalicabile tra il diritto alla privacy, soprattutto del politico, oppure i cittadini dovrebbero essere informati delle vicende personali, con vere inchieste giornalistiche, sui loro rappresentanti?

Il confine è sottile. Quando il comportamento privato del politico è rilevante penalmente e per l’interesse pubblico allora il diritto alla privacy a mio modo decade, in tutti gli altri casi è fondamentale. Siccome a stabilirlo deve essere il magistrato che fa un lavoro estremamente delicato, è d’obbligo non solo lasciarlo lavorare in pace ma non rigirare la frittata, come ormai si fa sempre più spesso, e accusare il magistrato perché si è permesso di avviare quelle indagini.

13. Lei ha avuto modo di venire in Bulgaria in passato, che ricordi ha di quell’esperienza non solamente sotto il profilo politico?
Una esperienza che mi ha particolarmente affascinato. Nella gente ho trovato una serenità non comune, nonostante tutto. La pacatezza di un popolo on profonde e solide radici storiche e culturali.

14. I legami tra Italia e Bulgaria, sono storicamente più profondi di quanto il cittadino medio conosca, i bulgari guardano all’Italia con un occhio particolarmente benevolo, a volte non contraccambiato, cosa potrebbero fare – secondo Lei – i due Paesi, nei confronti dei rispettivi cittadini per accrescere la reciproca conoscenza?
E’ così. C’è bisogno di incentivare una reciproca conoscenza, soprattutto tra i giovani. Uno scambio culturale che può favorire la comprensione e l’accettazione tra popoli che hanno più punti in comune di quanto si pensi. Una disposizione che ci auguriamo si possa, un domani, affermare tra tutti i popoli della terra.

15. Come ex magistrato, conosce la giustizia e i suoi meccanismi, esiste la giustizia vera, oppure è ancora una magnifica utopia irrealizzabile?

Credo che la Giustizia sia un obiettivo da perseguire sempre, forse non ci si stancherà mai di perseguirla, forse ci saranno sempre impedimenti, ma è proprio di questa magnifica utopia il suo essere sfuggente.

16. Un Suo pensiero finale e un saluto ai lettori.

Innanzitutto auguro a tutti buona Pasqua, poi invito ogni cittadino a fare il proprio dovere, con onestà e senso civico, credo che sia il contributo più grande che si possa dare per crescere insieme, soprattutto in un momento come questo in cui l’Europa si allarga e nuove importanti sfide ci aspettano.

La ringrazio per la gentile cortesia e disponibilità accordatami.