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martedì 12 gennaio 2016
La futura distruzione della cultura europea è colpa di una certa sinistra!
L’Europa dei burocrati
e dei politici di centro sinistra o quelli filo immigranti a tutti costi, adesso
ha paura.
Sì ha paura perché in
Europa si sta assistendo a una preoccupante, dicono loro, ascesa dei partiti di
destra, considerati xenofobi e soprattutto nemici dell’immigrazione
indiscriminata, voluta dai cosiddetti progressisti, interessati, non a fare gli
interessi degli indigeni locali, degli autoctoni da almeno quattro o più
generazioni, o gli immigrati integrati nel tessuto sociale e socioculturale, indipendentemente
dalla religione professata, o figli di immigrati, italiani a tutti gli effetti
al compimento del diciottesimo anno di età, a seguito di richiesta di
cittadinanza, in quanto questi partiti, desiderosi a difendere con le unghie e con i denti della
legalità, la propria identità culturale e storica, ma a rendere le varie
nazioni europee un crogiolo indiscriminato di illegalità diffusa, o peggio
ancora una percezione, cosa ancora più pericolosa, di illegalità diffusa.
Beh, la colpa di questa scesa, come il
principio della dinamica classica – «ad ogni azione corrisponde
sempre una uguale ed opposta reazione», detto anche concetto
newtoniano – è colpa di un progetto
che si snoderà da qui ai decenni avvenire di un certo modo sinistro di far politica della sinistra, mirata a svendere le
radici europee e italiane, facendo regredire il vecchio continente al medioevo
in salsa afgana.
Quindi si può dare
ormai per assodato che sono gli stessi governi del centro sinistra dei vari
Stati o gli euro burocrati che vogliono e desiderano un’ascesa dei partiti di
centrodestra o di estrema destra.
Ma perché?
È presto detto. Perché l’aumento
dei partiti cosiddetti legati all’amor di patria, lasciamo stare il termine
abusato e pluristuprato di nazionalismo, permetteranno, con la scusa di
contenere il fenomeno della presunta
xenofobia, di mettere in atto, come del
resto si sta già facendo sommessamente, leggi per limitare la libertà di stampa
e di espressione, il tutto in nome della difesa della libertà di tutti i
cittadini, perché è così, che come
polpette avvelenate al curaro, la venderanno al popolo bue e credulone del
centrosinistra.
Del resto lo abbiamo
visto con non solo con i recenti attentati in Francia, con “l’atto terroristico”
e di Colonia, che da come sta emergendo in questi giorni sono stati pianificati
a tavolino, sono avvenuti anche in altre città della Germania, sembrerebbero configurare
una strategia ad ampio raggio programmata, da interpretarsi come una guerra non
dichiarata pubblicamente, che mira ad infondere, soprattutto nelle donne, un
senso di insicurezza , non importa se reale o immaginario, costringendole a
modificare i loro comportamenti, nella
speranza di non essere attaccate nuovamente da dei terroristi che si nascondono
dietro la nomea di molestatori o peggio ancora di violentatori.
Infatti, mentre una
volta la sinistra era quella più antimoralista e più attenta alle libertà
fondamentali della donna, al suo diritto di libero arbitrio e di poter gestire
al meglio la propria vita, oggi spalleggia indirettamente chi vorrebbe ridurre
le donne alla stregua di oggetti, da rinchiudere in casa e da tenere segregate,
o al massimo essere “obbligate” ad uscire accompagnate, facendo così il gioco
di un certo fanatismo islamico che mira ad annientare e annichilire il libero
arbitrio della donna.
È chiaro che i silenzi
complici e colpevoli con il quale molti esponenti politici di un certo centrosinistra
al governo, o che da quasi esterni lo fiancheggiano, non sono molto interessati
al benessere psicofisico delle donne molestate o violentate – forse se la sono
cercata, penseranno tra se certe marionette, ragionando ormai com’ era nella
mentalità del peggior integralismo
moraleggiante dell’Italia bigotta, fascista e post fascista, dell’Italia
cattolica. Solo che adesso, fa molto radical chic fare , non pardon i bigotti, ma gli evoluti intellettuali,
difendendo il diritto della donna di essere liberamente sottomessa all’islam,
di vestire, quasi come palombare, soprattutto se queste sono islamiche di
nascita o italiane convertite all’islamismo
salafita, la corrente più radicale dell’Islam, che come l’Italia asservita
al Vaticano e ai diktat della chiesa, non fa distinzioni tra religione e Stato.
L’apparente progressismo
di una buona parte dell’emiciclo parlamentare di centro sinistra, come un
maschio traditore, fa gli occhi dolci a quella che crede essere una bella gnocca di passaggio, celata sotto il burqa , con il
quale, per una scopata o una fornicata, è pronto a tradire non solo la
moglie, ma anche la sua patria, la propria cultura ,
facendo arretrare il Paese al millennio passato.
La sinistra che per
anni ha fatto il possibile per staccare l’Italia e gli italiani da quell’abbraccio
stritolante che reputava, a torto o a ragione, della religione cattolica, oggi
sembra voglia consegnare al nuovo braccio secolare che avanza, nel nome del politicamente
corretto, non solo l’Italia, ma l’Europa intera.
Per concludere voglio
dire che non ho nulla contro i fedeli islamici e contro l’Islam in generale, ma
ci stanno troppe arre grigie dove chi di
dovere, invece di vigilare come si conviene, finge di non vedere e volta il
capo dall’altra parte, o peggio cala le
braghe per paura di essere tacciato come islamofobo.
Non è una religione in
se a essere nemica dell’uomo, ma è come la religione viene usata dall’uomo come
grimaldello per soggiogarlo e piegarlo ai propri voleri.
L’Italia ci ha messo duemila anni per uscire
da quella ombra chiaroscura che era il cattolicesimo romano, croce e delizia di duemila anni di vette di
umanità eccelsa e di abissi di bestialità disumana, che nulla avevano a che
fare né con Dio, né con il Cristo e adesso, però, in pochi se ne rendono conto,
stiamo facendo il percorso inverso, regredendo, annichilendo i nostri spazi di
libertà, in nome del diritto altrui di avere la propria libertà, secondo come
la religione di costoro comanda, in casa Europa… usando la solita formuletta da
vigliacchi: per non offendere i credenti di altre religioni.
Solo i codardi e i
venduti si comportano così!
Se un continente, o un
Paese come l’Italia, non dimostra di
avere rispetto per la propria storia e la propria cultura, sarà in un futuro più
o meno lontano facile prede di lupi travestiti da agnelli, ed è quello che gli
italiani stanno lasciando, per indolenza, e per paura di essere criticati o
tacciati come razzisti, che accada.
Il declivio che porta
all’abisso si avvicina sempre di più e come l’orizzonte degli eventi di un buco
nero, se ne rimarrà ingoiati e distrutti!
Marco Bazzato
12.01.2016
http://marco-bazzato.blogspot.com/
sabato 3 ottobre 2015
Coming out del vescovo: "Sono gay e ho un compagno"
Non c’è che dire, è stato, come si diceva molti anni
fa, “uno scherzo da prete”, un gancio ben assestato da parte di un Monsignore che,
alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, ha deciso di uscire dall’armadio e
dichiarare, mostrando pubblicamente anche il proprio compagno – a molti viene
voglia di fare il pugno chiuso – la propria omosessualità, venendo giustamente
e prontamente licenziato in tronco, Krzysztof
Charamsa - teologo, ufficiale della Congregazione per la dottrina
della fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale
vaticana, oggi ha mandato letteralmente in fibrillazione i siti di mezzo mondo.
Ha fatto bene? Ha fatto male?
Dal suo punto di vista
ha fatto bene.
Ha il diritto di godere
appieno della sua felicità con la persona con il quale afferma di provare degli
affetti che vanno ben oltre lo spirituale e che sfociano nella carnalità, nella
fornicazione e nella lussuria. Liberissimo di farlo. È un suo diritto, ma non
dentro i gangli della Chiesa Cattolica, dove fino a questo momento continua a farne parte – si
auspica per poco, in quanto la riduzione allo stato laicale, dopo il macello
che sta provocando, dovrebbe essere una semplice formalità.
Il futuro ex Monsignore evidentemente non ha ben chiari i voti che in passato ha dato a momento dell’
ordinazione sacerdotale. Voti ha infranti uno ad uno, rendendoli carta zozza, lurida e putrida. Lo stesso chiaramente dicasi
per tutti gli altri sacerdoti che hanno comportamenti carnali con donne, dove
anch’essi si appestano nella lussuria, nella fornicazione, nel coito, fuori dai
dettami cristiani, rendendosi sporchi ed indegni nell’indossare l’abito talare
e i relativi paramenti sacri.
Non è perché costui si
è dichiarato omosessuale che la cosa sia più o meno grave e greve delle tentazioni della carne in
cui cadono vittime/carnefici dei propri istinti lussuriosi e bestiali molti
presbiteri che si a sollazzano nella
carnalità, accoppiandosi come cani in calore con femmine, sovente anche
maritate,, dentro le sagrestie o nelle canoniche o andando a puttane, travestiti,
trans, gay o peggio ancora, più sordidi e luridi, oltreuttto illegali sotto il profilo penale, dandosi atti carnali di
pedofilia.
Quindi il suo peccato,
secondo la Chiesa Cattolica, non è solo il peccato di essersi unito carnalmente
con un altro essere umano di sesso maschile. Il primo tradimento è stato contro
il voto del celibato – chi può sapere quante volte ha somministrato l’Eucarestia
o i sacramenti al temine di una ingroppata carnale con il suo “amichetto” – ha tradito uno dei principi fondati della
religione in cui ancora oggi asserisce ancora di credere.
Costui vorrebbe una Chiesa più aperta agli
omosessuali?
Il catechismo della
Chiesa Cattolica a tal riguardo è chiaro, ma l’ha calpestato, per un suo
interesse e piacere personale.
La Chiesa Cattolica, come qualsiasi libera
associazione ha le sue regole, i suoi statuti interni, i suoi credi e le sue
leggi. Se queste leggi a questo stanno strette, nessuno gli vietava di uscirne
allo scoccare dei primi pruriti omosessuali, e al cedere delle tentazioni della
carne – invece ha voluto continuare a servire Dio e Mammona, Matteo 6: 24 – e fondare la sua Chiesa “cristiana,” fatta “A Sua immagine e somiglianza” Genesi
1: 26-28, in collaborazione con l’Arcigay,
magari autoproclamandosi Vescovo o
Pastore, o meglio ancora Sommo Pontefice, come la Papessa Giovanna!
Purtroppo questo futuro ex
ecclesiastico ha seguito la moda di apertura inaugurata da Papa Francesco,
quando disse: “chi sono io per giudicarla”
– la persona gay, Nda – da tutti male interpretata come una apertura di credito
incondizionato agli omosessuali. Mentre il Papa, con la frase: chi sono io per giudicare” chi conosce un
po’ di Vangelo, avrà collegato subito il tutto con Matteo
7,1-5 .
Senza tra l’altro scordare ciò che scrive il
Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 2357, che
tra le altre cose, espressamente dice: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura,
che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la
Tradizione ha sempre dichiarato che « gli
atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono
contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita…Un
numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali
profondamente radicate. Questa
inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte
di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione,
delicatezza”.
Oltre a quanto sopra va rammentato ciò che
scrive San Paolo ai Romani
1, 26-27 o i Corinzi
6, 9-10. Auindi il Krzysztof Charamsa sapeva benissimo, oltretutto in
quanto teologo, che inclinazione, oggettivamente disordinata, era contraria a tutti i
principi religiosi, etici e morali a cui era stato ordinato, secondo la vocazione di donarsi a Dio e alla Chiesa,
anima e corpo. Evidentemente però anima e corpo sono andati da qualche altra
parte e potrebbero fare la fine postulata da Dante Alighieri ne “La divina
Commedia”, dove i “sodomiti”, finiranno,
come recita il XV
Canto, nel VII cerchio dell’Inferno.
Evidentemente non ce la faceva
più e di questo gli va dato – quasi – onore.
Quasi.
Sì, perché la scelta del giorno non è stata
casuale, anzi, l’ha pensata bene. Infatti ha già un libro pronto in italiano e
in polacco, tanto per proteggersi le spalle economicamente, per garantirsi un
futuro, almeno nell’immediato, con il suo” amichetto del cuore”.
È chiaro che l’ala progressista
del Vaticano ne esce – giustamente – ridimensionata, visto che lo stesso
Pontefice, in casa d’altri, vedi il suo recente viaggio in America, dava troppo
spazio a queste aperture, con addirittura un omosessuale
dichiarato pro matrimonio gay, chiamato a leggere le letture, durante una
celebrazione liturgica. Adesso i
tradizionalisti si spera che diano il via a purghe Staliniane, metaforicamente parlando,
naturalmente, per eliminare i Giuda che
si “prostituiscono” per “trenta denari”
Gv, 13:
21-38, che albergano in seno al Vaticano e approfittano degli agi connessi
al loro ruolo per darsi alla lussuria, alla fornicazione, in spregio alla loro ordinazione,
in modo da fare un po’ di repulisti generale, separando il grano dalla pula,
vedi Parabola della Zizzania, Mt13:
24-30, gettando quest’ultima nel fuoco della Geenna, M
5: 29-30.
Marco Bazzato
03.10.2015
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lunedì 1 aprile 2013
Pasqua 2013:Papa Francesco: fa gli auguri in 72 lingue? No!
Se il buongiorno si vede dal
mattino, la “Settimana Santa” di Papa Francesco, al secolo Ciccio-Checco si è
conclusa con un sonoro tonfo di immagine e fischi, che nonostante le voci dei
vaticanisti si sono sentite, eccome, in tv.
La “parabola da esodo biblico” ha
toccato il suo apice mediatico venerdì, in occasione della Via Crucis. La
manifestazione pubblica rappresentava una specie di esordio nella tv italiana
del nuovo Papa. Eper quanto riguarda lo share, ha sconquassato il suo
antagonista, l’oggi Papa emerito, Benedetto XVI, procurandogli una sonora
sconfitta. Il Francesco ha battuto il Ratzinger come tamburo: 6.301.000
spettatori contro i 4.107.000 della precedente edizione della Via Crucis,
l’ultima capitanata da Ratzinger.
E poi il crollo: La veglia
pasquale non è stata trasmessa da nessuna delle reti Rai, né da Rai 1 e né da
Rai news24, che al massimo, al pari di TGCOM 24, forniva le breaking news ogni
mezzora, attendendo che qualche invasata facesse cadere il Papa, come avvenne
nellaMessa di Natale del 25 dicembre 2009. Invece nisba. Lo show religioso era
visibile solo su Sat2000, la tv della CEI. E non è stato uno spettacolo
esaltante, sotto nessun punto di vista.
Ma andiamo con ordine: la
liturgia, su volere del “Dittatore Vaticano”, alla Giulio Cesare, ha voluto
fare dell’evento un copia e incolla, obbligando i sudditi in tonaca a
rimaneggiare la sceneggiatura, riducendo le letture dell’Antico Testamento, che
ne prevedono o dodici o sette canoniche,
arrivando invece alla modica cifra di tre misere letture, più il vangelo.
L’omelia: mediocre (1)
.Un discorsetto di pochi minuti, assolutamente sterile, senza nervo e privo
di spunti di riflessioni profondi. Quatto chiacchere buttate lì, incrociate senza
arte e né parte come nella migliore tradizione di un dottore in chimica, che nonostante tutto continua a fare esperimenti
da alchimista, alla ricerca della mitica pietra filosofale, con ampolle e
alambicchi, adoperando per reggere il pesantissimo libro della liturgia un
“moretto”,come usavano dire le suore negli asili negli anni ’70, per indicare
gli africani, o per dirla alla Mark Twin “negri” (2)
chiamati così dall’autore per ben 209 o
217, secondo alcuni, nel suo romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn,uscito
in prima edizione nel 1884. Insomma, un’omelia da curato di campagna, priva di
alcun spunto dottrinale e teologico elevato, ma molto terraterra, che non ha
brillato né per sagacia e né per spirito sopraffino spirito teologico.
Il battesimo e la cresima: ne ha baciati tre su quattro, al momento
della cresima, trascurando il vietnamita-americano che portava gli apparecchi
acustici alle orecchie. Perché gli altri sì costui no?
Il suono delle campane: Dopo la benedizione
del fuoco, un altro momento topico in questi tipi di show, o celebrazioni
religiose, è il suono delle campane. Ebbene, abitualmente nelle celebrazioni
serie, in tute le basiliche, cattedrali, chiese del mondo, anche in quelle di
rito ortodosso, le campane si mettono a suonare allo scoccare della mezzanotte,
stile fiaba di Cenerentola, e in quell’attimo tutta la cristianità grida in
un'unica voce: Gesù è risorto, fusi orari permettendo. Ma Papa Ciccio –
Francesco-Checco no. Forse voleva andare a letto presto. Sta di fatto che
quelle vaticane hanno strimpellato alle 22.30 ora italiana. Ergo: questa volta
hanno fatto fare una levataccia di un’ora e mezzo prima a Cristo, svegliandolo
in piena fase Rem e lasciandolo, come accade a tutti i cristiani e non,
incazzato furioso, per essere stato strappato all’improvviso dal sonno
profondo.
Nel complesso, alla fine, la
sceneggiatura, i testi e i dialoghi, la veglia non ha superato le due ore e
mezzo.. Uno show liturgico rimaneggiato alla meno peggio, avente un canovaccio
impreciso e lacunoso, recitato in fretta, privo di patos e coinvolgimento emotivo
da parte dei concelebranti – molti
sbadigliavano quasi rumorosamente e altri ronfavano – e con il pubblico che
rispondeva come poteva,non apparentemente affascinato dal Bergoglio, che nelle
lunghe maratone celebrative, dove è primo officiante, si dimostra a corto di
fiato e di gambe. Tra l’altro non vanno dimenticati i tempi morti, causati dai
continui trasferimenti, come grilli, da un punto all’altro dell’enorme
palcoscenico nella la Basilica di San Pietro.
Almeno per i telespettatori a casa, sarebbe utile l’interruzione con
qualche stacco pubblicitario, per svuotare la vescica. Se non si volevano
mettere spot, sarebbe stata cosa buona e giusta l’ingresso di qualche bella
Creatura di Dio, in costume striminzito, o meglio ancora adamitico, che come
negli incontri di boxe, portante un cartello sopra la testa, indicasse che da
li a poco sarebbe iniziato il round successivo.
Ma apoteosi del cattivo gusto e
della mediocrità la si è raggiunta la domenica successiva,il 31 marzo, al
termine dello show liturgico solenne della Pasqua di Resurrezione. Papa Ciccio, una volta terminata la
celebrazione ufficiale, ha fatto il consueto giro di campo con la Mercedes
scoperta,e come un George W Bush qualsiasi, si è dato nuovamente da fare per
farsi portare dalla sicurezza bambini e malati da baciare. Dove i primi ormai
non sembrano molto propensi a farsi insalivare le guance e urlano e si dimenano
come anguille indemoniate, spaventati dall’eventuale frittura nell’olio ad
opera del successore di Pietro, pescatore e pescivendolo, mentre gli ammalatati
hanno l’illusione che costui abbia le doti divine e taumaturgiche del primo
presidente del cristianesimo, Gesù di Nazareth, ma sfortunatamente per
loro..ciccia!
Una vota terminato il giro di
“pista”, di campo o di piazza che dir si voglia, il Bergoglio si è affacciato
dalla Loggia Centrale per la tradizionale Benedizione
Urbi et Orbi, (3)
Benedizione alla città e al mondo. Prima dell’inizio dell’ultimo atto i
vaticanisti di Rai News 24 e di TGCOM24, intessevano le doti di Ratzinger per
aver esteso gli auguri a 72 lingue, zulù compresi, perché alla fine anche
quella è una nicchia del mercato dell’evangelizzazione, sicuri che anche il
poliglotta Bergoglio proseguisse sul solco tracciato dalla tradizione dei suoi
predecessori. Invece niente. Silenzio assoluto. Benedizione in latino, auguri
in Italiano e poi tutti a rimpinzarsi di agnello, tra lo stupore generale,
giornalisti in prima fila,che come se avessero tutti preso un calcio nelle
palle o una mazzata nelle ovaie, in preda alla Sindrome di Stoccolma o da quella di shock post-traumatico, da
buoni servitori del Concordato, non sono o non hanno voluto scrivere manco un
rigo su questo atto di inaudita gravità, commesso da Papa Francesco nei
confronti dei cristiani-cattolici,ebrei compresi e non solo, di tutto il mondo,
visto che ad oggi è tutt’ora in corso la Pasqua ebraica.
Va detto che questo gesuita, e
dai gesuiti, viste le loro tradizioni latino-americane, al seguito dei
Conquistadores, è il minimo che ci si possa aspettare. L’insulto e l’offesa
alle altre nazioni, non avendo fatto gli auguri di Buona Pasqua in altre lingue,
è sembrato peggio di un cazzotto nella bocca dello stomaco, non solo a me, come telespettatore che guardava
lo show liturgico in tv, ma anche da parte dei fedeli, che secondo le stime –
si presume gonfiate – erano di 250 mila, che non hanno preso bene il gesto
dell’argentino, naturalizzato vaticano.
Simbolicamente con questo sfregio
alla tradizione la Chiesa, anzi Papa Francesco ha dimostrato quanto
effettivamente sia interessato a raggiungere, anche solo con un augurio nella
loro lingua, i poveri di tutto il mondo. Come ci si può aspettare da un
personaggio del genere comprensione e condivisione dei pesi e dei fardelli
della Croce di Cristo, se nemmeno è
interessato a raggiungere, gli angoli più sperduti del mondo, gli auguri per la
Resurrezione di colui che tramite San Pietro, gli ha permesso d’avere quel
posto di lavoro a tempo indeterminato?
In molti sono rimasti basiti,
affranti e offesi e non solo i cattolici, ma anche gli ortodossi, che per colpa
dei due calendari, gregoriano per i cattolici e giuliano per ortodossi, sono
costretti, per via delle divergenze millenarie tra i vertici delle rispettive
chiese, a “segare” in due Gesù Cristo, festeggiando simbolicamente due volte la
Sua resurrezione. Il che porta a pensare che avesse ragione Piergiorgio
Odifreddi, quando scrisse nel suo libro Perché
non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) , “…Addirittura,
lo stesso termine cretino deriva da “cristiano” (attraverso il francese crétin,
da chrétien), con un uso già attestato dall’Enciclopedia nel 1754…”
Longanesi, 2007, circa l’affronto commesso dal monarca della chiesa cattolica
universale a tutti i cristiani.
È chiaro che alla luce di quanto
commesso e/o omesso da Papa Francesco domenica,sarebbe giusto che le varie
televisioni che erano collegate in mondovisione e che hanno pagato i diritti di
trasmissione, come ritorsione, annullassero i contratti con lo Stato Città del
Vaticano, in quanto non avrebbe senso, visto che gli auguri e la Benedizione Urbi et Orbi, rappresentano
i momenti topici delle celebrazioni natalizie e pasquali, pagare per non ricevere manco uno straccio di
augurio sarebbe un assurdità.
Chiaramente questa serie di
ragionamenti non è contro la figura in se di Papa Francesco, ma per fare una
comparazione tra i differenti stili di pontificato, tra Bergoglio, Benedetto
XVI e Giovanni Paolo II, solo per citare gli ultimi trentacinque anni di storia
vaticana.
Se il Papa Francesco di ieri è il
nuovo che avanza, sta facendo terra bruciata, cospargendola di sale, come fecero
i romani con Cartagine, di tradizione e consuetudini radicate nei fedeli, non
solo cattolici, ma cristiani e non, da decenni. Allora in molti potrebbero
anche pensare che tramite Bergoglio potrebbe compiersi la Profezia di Malachia
e Papa Francesco potrebbe essere l’ultimo Papa, in quanto i fedeli amano il
cambiamento, ma muovendosi all’interno di tradizioni consolidate e che strette
di mano ai fedeli o i baci sulla guance agli impuberi non possono certo
compensare, in quanto sono solo delle volgari appendici populistiche, le spinte
intellettuali di apertura della Chiesa, anzi di Papa Francesco, verso il mondo,
come minimo con usando parole ben augurali, non solo in lingua italiana, verso
tutti i cittadini de mondo.
Marco Bazzato
01.04.2013
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martedì 26 marzo 2013
Magdi Allam abiura il cattolicesimo romano
Mai fidarsi di un apostata! Nascondono
in se il seme del fanatismo.
In molti nutrirono serissimi dubbi
nel 2008 in
occasione del suo battesimo, comunione e cresima celebrati in pompa manga dall’allora
Papa Benedetto XVI, usati a mo di propaganda clericale dalle tv di Stato e non
solo, nella speranza di reclutare nuovi adepti (1),
con tanto di show televisivi che inneggiavano alla forza del messaggio cristiano,
che batte e converte, conducendo apostasia,
i credenti di altre religioni.
Ma ieri la doccia fredda è
arrivata ieri con il suo articolo di abiura del cattolicesimo romano, anche se
non è chiaro se si senta cristiano e battezzato, oppure se abiuri anche il
battesimo stesso, impartitogli dall’oggi Papa emerito, Ratzinger.(2),
in questo caso sarebbe giusto che si sbattezzasse, scaricandosi dal sito
dell’UAAR, Unione Atei e Razionalisti, l’apposito modulo, cosa che potrebbe
essere impossibile in quanto Magdi Allam è stato battezzato in uno Stato
straniero e teocratico. Teocratico come le teocrazie islamiche che avverma
d’aver sempre combattuto a suon di articoli.
E leggendo alcuni brani della sua
lettera si rimane basiti da come questo egiziano con passaporto italiano,
rinneghi, abiurandole le proprie origini. Infatti in un punto scrive:
“…Sono contrario al buonismo che porta la Chiesa a erigersi a massimo protettore degli immigrati, compresi
e soprattutto dei clandestini. Io sono per l’accoglienza con regole e la prima
regola è che in Italia dobbiamo innanzitutto garantire il bene degli italiani…”
Quello che relativizza è
ignorante sulle dinamiche non solo cattoliche, ossia dello Stato Città del
Vaticano, ma anche su quelle propriamente cristiane, a dispetto del suo pomposo
e superbo nome “Cristiano”, dimostrando un’assenza di conoscenza della
spiritualità cristiana fuori dal comune per un “italiano” solo di passaporto,
ma non svezzato all’italiana, ma con tutto il rispetto per la cultura egiziana,
all’egiziana ,dove leggendo quanto sopra
riportato fa venire in mente una vecchia barzelletta razzista del nord Italia:
Ci sta una famiglia meridionale, dove nono riuscendo a trovare lavoro
nella loro regione decidono di trasferirsi al nord, usando mezzi di fortuna.
Arrivati sula riva del fiume Po’ e non avendo denaro per pagarsi
l’attraversata, decidono di andare sull’altra sponda a nuoto. Si getta prima il
padre, poi la madre e via via gli altri tre figli. Il padre, la madre e due
figli raggiungono la riva, stremati. Ma l’ultimo, il più piccolo fatica sempre
di più e spinto dalla corrente contraria viene quasi ricacciato indietro,
finendo sottoacqua quando entra in un mulinello, iniziando a chiedere aiuto. Ma
gli altri componenti della famiglia lo guardano con disprezzo fino a quando non
smette di gridare stremato annega. E il padre sorridendo: «Meglio così, era
solo un terrone!» Divenuti settentrionali partono alla ricerca di fortuna.
Madgi “Cristiano?” Allam, è il
prototipo tipo dell’immigrato che ha dimenticato da dove è partito e chi era.,
essendo nato egiziano, con sangue egiziano, sempre con il massimo rispetto per
gli egiziani che hanno sangue e cuore
migliori del suo, e perché ha in mano uno straccio di passaporto italiano ,vive
nella superbia di essere diventato migliore di tanti suoi connazionali e
immigrati, anche migliori di lui, che non hanno avuto la sua stessa fortuna e
appoggi politici.
Va ricordato che Magdi “Cristiano?”
Allam ha sempre sfruttato l’Italia e l’ottusità di certi italiani in quanto si
è sempre nascosto dietro il paravento d’essere un nemico di qualsiasi forma di
integralismo e a favore dell’integrazione mentre scriveva per il Manifesto,
giornale comunista, favorevole all’apertura indiscriminata delle frontiere,
proprio come lui, per poi passare a Repubblica e poi al Corriere della Sera,
salvo adesso sembrare un Erminio Boso o il prosindaco di Treviso, Gentilini, o
uno gli esponenti atei di Forza Nuova.
Facendo una breve ricerca in rete
si trova che domenica 16/02/2007 rilasciòun’intervista a Stefano Lorenzetto, de
Il Giornale (3),
dove al termine dichiara quanto segue:
“Una volta ti sei persino
accostato all’eucarestia.
«Sì al Cairo, avrò avuto 13-14 anni. Agii di impulso, pur sapendo che
era un atto blasfemo, non essendo battezzato. Ho sempre provato attrazione per
la religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico. Oggi
sono convinto che l’occidente possa riscattarsi solo riscoprendo Dio.»
Che cosa ti impedisce di
convertiti al Cristianesimo?
«Niente e nessuno. Il giorno che decidessi di farlo, sarei orgoglioso
di annunciarlo.»”
Mentre il 23 maggio del 2008
scrive il giorno seguente alla sua iniziazione battesimale, a quella
eucaristica e alla confermazione cristiana, nel Correre della Sera:
«Indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella
decisone di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho
ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre un legame
indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’unica civiltà umana, a cui aderisco pienamente da
cristiano, ispirandomi di nuova luce nella missione che dio mi ha riservato.»
Semplicemente leggendo gli
stralci di questi due testi si possono mettere in luce le enormi contraddizioni
e/o menzogne che emergono. Il 16/02/2007, a domanda risponde: “Ho sempre provato attrazione per la
religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico…” mentre
solo 13 mesi dopo , “.., che ho ammirato
e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre…”sconfessandosi con
le sue stesse mani, in quanto ora come allora non si capisce se e quale
religione abbia mai professato.
Ieri con la sua abiura nei
confronti del cattolicesimo romano, apparsa nel sito “Io amo l’Italia”, l’ex
giornalista, l’ex politico, che evidentemente ha bisogno di farle parlare di se,
in quanto già nel 2011 aveva dato prova di quanto disprezzasse l’Italia che gli
ha dato un passaporto, che sfortunatamente gli era dovuto per legge,
permettendogli di candidarsi ad un seggio al Parlamento Europeo, risultando tra
i fanalini di coda in quanto a presenze, abbia nel corso degli anni sputato addosso al
tutti i piatti che l’hanno sfamato,. (3).
Ergo chi o cosa sarebbe Magdi
“Cristiano?” Allam? Un egiziano con passaporto italiano, musulmano, ateo,
agnostico, cristiano a seconda della convenienza dell’attimo, entrato piano
piano entro i gangli del potere italiano, per poi tornare verso l’oblio della periferia,
rinchiuso in un dimenticatoio mediatico, tanto più che oggi il pericolo
islamista radicale sembra lontano, visto che l’onda lunga dall’11 settembre in
poi, senza dimenticare la morte di Bin Laden, sta cercando una rivalsa e un
riscatto sociale, dopo essersi bruciato da solo la terra sotto i piedi, per
puro calcolo dilettantistico?
Esiste per carità il diritto
dell’uomo di evolversi e di cambiare opinione, altrimenti rimarrebbe arroccato
all’età della prima infanzia. Ma bisogna capire se il cambiare opinione è
frutto di maturazione interiore o se di freddo calcolo cinico, legato a
interessi più ampi. In ogni caso è chiaro che il fenomeno Magdi “Cristiano?”
Allam è mediaticamente ridotto al lumicino e che la grande notizia di ieri,
oggi appartiene alla storia e agli esempi diversamente positivi da ricordare a
futura memoria dei posteri.
Nel dizionario della lingua
italiana, alla parola Abiura, si legge:
Nel cristianesimo e nell’islamismo, solenne rinuncia ad un'altra
religione o dottrina considerata falsa o erronea. Formula scritta o orale, nella quale si
esprime tale rinuncia.
Magdi Allam è figlio di quell’integralismo
e culturale relativista, a seconda delle convenienze, della società in cui è
nato e cresciuto. Può cambiare casacche , bandiere e religioni ma rimarrà un integralista sempre. La sua prima battaglia, persa in partenza, è
contro se stesso, anche se ha sempre voluto rimuovere il problema profondo che
del malessere che lo assale.
E quindi resta da spere se dopo
aver abiurato per la seconda volta, prima l’islam, tramite l’apostasia e poi il
cattolicesimo romano, forse per passare alla prima delle tre religioni
Abramitiche, attraversando il Mar Rosso e pellegrinando simbolicamente per
quarant’anni per giungere in Israele, abbracciando l’ebraismo, sulla scia del
suo libro, “Viva Israele” del 2007,
così che non potrà più essere criticato, in quanto altrimenti le critiche
legittime potrebbero essere lette come critiche antisemite e antisioniste.
Marco Bazzato
26.03.2013
martedì 19 marzo 2013
Papa Francesco e la Chiesa al servizio dei poveri?
Ormai sembra diventato un mantra
straccia palle. “La Chiesa torni a essere al servizio dei poveri…” e quando mai
lo è stata? Papa Ciccio (Francesco), sembra l’Obama della prima elezione, del
novembre del 2008. Dove il suo tanto becero populismo lo portò a beccarsi anche
il premio Nobel per la Pace, sulla… fiducia, Nobel per la Pace che nessuno mai
menziona più perché anche le capre sanno che è stata una bischerata politica. E
Ciccio, Francesco, gli sta andando dietro a ruota, con i media che lo esaltano
fino all’inverosimile, facendo assurgere la normalità che dovrebbe avere un
qualsiasi essere umano, a simbolo – assurdamente inventato – di bontà e carità
assoluta.
L’attenzione ai poveri? L’abbiamo vista quest’oggi la plebaglia, messa
ai margini, distanti dal centro del potere. Infatti, alla faccia degli ultimi a
cui prestare – a parole – attenzione, durante l’incoronazione, dopo il clero ci
stavano le teste coronate, i altri leader dei paesi democratici, segno che lo
Stato città del Vaticano, a livello sostanziale detesta e le democrazie, in quanto gli eletti sono eletti, in modo
diretto o indiretto, dalla plebaglia bastarda, e nono per Grazia Divina, poi i
rappresentati delle altre confessioni religiose e per ultimi, come appestati,
in piedi come tante vacche miggenti, il “popopulame”, i servi della gleba, i
veri servi da sempre della Chiesa, mossi dal sacro terrore dell’inferno del
peccato medioevale, che riempiono le bisacce degli ecclesiastici di denaro,
pane e salame e quant’altro, a Gloria di Dio…che a differenza dei preti, non
mangia non si ingrassa sulle spalle e sul sacrificio altrui..
Certo, si è parlato e si parlerà
ancora molto dell’uscita di Papa Ciccio (Francesco) dopo la celebrazione liturgica
di domenica, che come un pastore metodista si è messo a stingere mani, baciare
uomini, donne, vecchi e bambini, uscendo dai confini pontifici, entrando in
Italia, senza che nessun poliziotto fermasse l’extracomunitario, chiedendone i
documenti e la motivazione della sua venuta nel Bel Paese. Una nazione civile,
come USA o Australia, nel dubbio avrebbe ammanettato dietro la schiena il
presunto clandestino, portato in caserma per accertarne ufficialmente
l’identità e poi rilasciato se in regola
o con un decreto di espulsione se irregolare, o se aveva in tasca il Passaporto
diplomatico, per quanto poco, come Capo di Stato straniero, aveva l’obbligo
almeno morale di avvisare con largo anticipo del suo ingresso nel nostro Paese
e non “invaderlo” simbolicamente, anche se per pochi minuti, in totale
dispregio della Bossi-Fini, perché la legge non ammette l’ignoranza sia da
parte dei poliziotti, così come dei papi extracomunitari.
Scene di simile populismo poco
austero e per nulla papale si sono viste anche quest’oggi, quando ha ordinato
all’autista di fermare la Mercedes per andare a salutare un povero Cristo in
barella. Gesto nobile, per carità, ma ormai manca poco che quasi dia una
legnata in testa al conducente, mettendosi a scorazzare con la Papamobile cabriolet
– non è chiaro se si tratti di un modello nuovo o se è stata modificata quella
di Ratzinger.Se fosse un modello ex novo, dimostrerebbe come ha risparmiato
sull’anello e altri paramenti, ma il grosso del grano, se l’auto scoperta non è
stata regalata al Vaticano, questa sia
un eminentissimo spreco, alla facciaccia dei poveri – iniziando a fare numeri su due ruote alla
Remi Julienne, famoso stutman cinematografico del cinema italiano degli anni
’70 e ’80.
Un Papa che afferma di rivolgersi
ai poveri, i primi che darebbero anche il loro sangue se la Chiesa lo
chiedesse, ma bisogna capire a che poveri si rivolge: ossia a quelli di
spirito, i poveri di salute, di speranza, oppure ai poveri di cuore, ma ricchi
nel portafoglio? È troppo fumoso e populista parlare di poveri, usandoli per la
propria propaganda e per farsi bello agli occhi del mondo...
Inizia, piaccia o no, un papato
che sotto certi punti di vista appare, si ribadisce appare, di rottura con il
passato. Ma non va dimenticato che Bergoglio era il diretto antagonista nel
precedente Conclave do Ratzinger e questo lo pone in una situazione non di
outsider, perché facent parte del sistema da anni, dove il popolino, manipolato
anche dai media, si lascia incantare e incaprettare dalle apparenze, dalla gestualità,
ma poi, come per Obama, è alla lunga che si vedono con quali poteri starà per
rimanere sulla cresta dell’onda, senza creare eccessivi fastidi ai veri poteri
che comandano in Curia. Sì, perché va detto che Ratzinger faceva comodo perché
era un teologo interessato a scrivere libri, Giovanni Paolo II a viaggiare,bighellonando
e facendo show in giro per il mondo, ed
hanno lasciato la Barca di Pietro che venisse retta da altri. Dove piaccia o
no, è dal 1978 che non siede un Papa italiano sul soglio Pietrino, perché che
gli stranieri sono più manipolabili a livello linguistico in Curia, in quanto
devono leggersi documenti non scritti nella loro lingua materna e si vedevano costretti,
come accadrà anche a Bergoglio. a farseli in parte “premasticare” da altri.
Le bizzarrie di Papa Francesco
saranno accettate in Curia fino a quando si limiterà ai gesti d’apparenza per
accalappiare i miti, gli umili: il maggior bacino del mercato delle questue
della Chiesa fin dagli esordi. Perché fino a quando coltiverà il suo orticello
di fedeli, senza mettere le mani dentro i gangli del potere, “Nel porto delle
nebbie”, come diceva Giovanni Falcone, sarà libero di muoversi come vuole, ma
poi, nel caso dovesse andare a pestare troppi calli, alluci e testicoli ai veri
poteri forti, beh, la musica potrebbe cambiare in modo molto amaro e
improvviso.
La Chiesa, specialmente la Curia
romana è sempre campata da papa grazie alla tradizione e anche la rottura dei
presunti schemi fa parte della tradizione, a patto che non siano da ostacolo
alla gestione del potere, non solo per quello delle anime, ma anche per quello
economico, paradossalmente legati come il Serpente del Paradiso terrestre che
circuì Eva. Il ruolo nei prossimi anni di Papa Francesco sarà di rinverdire i
fasti mediatici e le adunate oceaniche di fanatici che furono per quasi
trent’anni appannaggio di Giovanni Paolo II e che Benedetto XVI, freddo e
teutonico, si è trovato a proseguire sul solco tracciato dal predecessore, a
malavoglia.
Intanto l’inizio del Pontificato
sembra che abbia già inanellato un clamoroso fiasco di pubblico, di share e di
gradimento. I media la settimana scorsa parlavano di circa un milione di infedeli
– secondo le religioni non cristiane – a Roma per la celebrazione odierna,
mentre oggi, fonti giornalistiche televisive hanno parlato di non più di
350mila persone, 1/3 dei previsti, sebbene i costi per la Pubblica Amministrazione
capitolina, visto che ci stava anche la metropolitana e i servizi pubblici
gratis fino alle 14.00, da e per Piazza San Pietro, ancora una volta dimostrano
come questi grandi eventi andrebbero delocalizzati fuori dalla capitale, fuori
dall’Italia, in quanto oggi come in passato i fasti dell’ex Stato Pontificio si
reggono sulle spalle della plebe, su cui indirettamente ricadono i costi
economici e i disagi che certi eventi comportano.
Chiaramente Papa Francesco non è
responsabile di tutto ciò, ma adesso egli è il monarca assoluto di questo meccanismo
vaticano e se volesse veramente tenere fede al suo tanto blaterato interesse
per i poveri, per gli ultimi, dovrebbe comprendere che certi grandi eventi sono
economicamente dannosi per Roma, a livello di spesa pubblica, e che da questi
agapi gigantesch,ne traggono vantaggi economici sempre i soliti “ignoti”, ossia
i soggetti privati, a partire dai venditori di paccottiglie, pardon souvenir,
agli albergatori, ai ristoratori, anche se la maggioranza dei presenti anche
quest’oggi a Piazza San Pietro erano cittadini romani e o Italiani che hanno fatto il classico turismo
religioso mordi e fuggi, portandosi da casa pane e companatico, spendendo meno
possibile e viaggiando magari utilizzando le agenzie di viaggi che in modo diretto o indiretto
sono riconducibili ad stato straniero: lo Stato Città del Vaticano,
contribuendo ad arricchirlo, alla faccia dei poveri, che pagano per tutti..
In ogni caso stiamo sereni: Papa
Francesco non cambierà nulla di sostanziale nella Curia romana. È troppo
attaccato e ama la vita per fare il martire, non della Fede, ma contro ingordigia
e la sete di potere politico-affaristico-religsa, perché la Chiesa si sa, nella
sua storia è piena di Papa morti… improvvisamente…
Marco Bazzato
19.03.2013
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giovedì 14 marzo 2013
Habemus Papam, Jorge Maria Bergoglio: Papa Francesco
Alla fine hanno eletto un
argentino, che si è auto battezzato: Francesco, ossia Ciccio o Checco e che
secondo il quotidiano online, Leggo, fin da ragazzo camperebbe con un solo
polmone (1).
Lo show del conclave è durato,
grazie al Signore degli Inferi, solo due giorni, al quinto scrutinio, è uscita
la fumata bianca, liberando Roma dalla cappa di smog che appestava l’intera
capitale a causa delle fumante nere, che uscivano dal camino della Cappella
Sistina, in quanto guardando la tv italiana sembrava che il mondo si fosse
fermato ed esistesse solo quel fottutissimo fumaiolo, ogni tanto usato come
campo base da qualche uccello, causata
anche dalla notoria assenza in Vaticano di doppiette visibili, per abbatterlo.
Lo Stato Città del Vaticano ha
rispettato tutti i tempi televisivi concordatari, con la fumata bianca partita
poco dopo l’inizio del TG3, per poi attendere fino alle 20.21, l’uscita di Papa
Francesco, Checco Ciccio, visto che per avere un maggiore effetto scenico,e
Papa Francesco Checco Ciccio, da buon pastore ha pazientemente atteso agnelli, pecore, capre e caproni, il
comandante in capo della Barca di Pietro, riempissero Piazza San Pietro fino
all’inverosimile, colma così anche di sardine, scardole e tinche, triglie e
acciughe.
Quando giornalisti,
telespettatori e pubblico di adepti e/o fedeli, dipende dai punti di
vista, in Piazza hanno compreso, dopo l’Habemus Papam – scopiazzato di santa e sana pianta dal film
di Nanni Moretti – che il nuovo Maestro Costruttore di Ponti, è un
extracomunitario argentino,, hanno forse pensato che non era Belen Rodriguez, e
ci sono stati alcuni interminabili secondi di gelo, di shock, di terrore
assoluto. I giornalisti sono stati i più lesti a riprendersi. Iniziando a
snocciolare alcuni dati di questo Bergoglio: avi piemontesi, ordinato sacerdote
a 33 anni – mistica cifra cabalistico massonica, eletto al soglio pontificio a
76 anni, vetustello che non dovrebbe campare molto, dopo che nel conclave
precedente aveva, si è fatto volutamente sorpassare nello sprint finale
l’attuale Papa Emerito, Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, e cosa forse peggiore
e/o migliore di tutte: gesuita. Sì, perché non dobbiamo dimenticare che i
gesuiti furono collaborazionisti intransigenti e ligi alla corona spagnola,
Conquistadores col motto: “Siamo venuti per servire Dio, il Re e anche
per diventare ricchi.” Risultato? Le civiltà precolombiane spazzate via a
suon di cataste di cadaveri o convertite a forza al presunto Unico e Vero Dio…
il denaro?
E infatti la scelta del nome:
Francesco, in omaggio al vero e unico morto di fame con la tonaca, il poverello
d’Assisi sembra quasi una cannibalizzazione della holding della Compagnia di
Gesù, nei confronti di un ordine rivale,
quello dei confratelli francescani, dove il nuovo Pontefice potrebbe “prendere
le armi” della fede, ma non solo, dando nuovo impulso alla teologia della
liberazione (2).
Alla fine il Francesco – Ciccio Checco è uscito. La prima impressione?
Apparentemente sembra un buon diavolo mite, di buon cuore, quasi bonario e
pacioso e come un attore consumato, abituato ai palchi sopraelevati degli
altari ha iniziato il suo pontificato con un alcune frasi:
«Fratelli
e sorelle, Buonasera! Voi sapere che il dovere del conclave era di dare un
vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo
quasi alla fine del mondo, ma ora siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La
comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo. Grazie! E prima di tutto vorrei
fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo
tutti insieme per lui, che il Signore lo Benedica e la Madonna lo accudisca.»,
con una preghiera pubblica del Padre Nostro, dell’Ave Maria e un
Gloria al Padre, e a differenza dei due predecessori niente “umile servo nella vigna del Signore”
del tedesco o “se mi sbaglio mi
corrigerete” del polacco.
Poi però l’uomo ha lasciato posto
al Papa, e anche qui, la prima impressione è stata positiva: riesce a fare
gruppo, comunella, con una spiritualità da curato di campagna degli anni ’60
italiani, una spiritualità diretta e asciutta e proprio per questo più calzante
anche con i desideri degli adepti e/o fedeli, sapendo creare un buon feeling con versatori all’offertorio
domenicale e se italiani, ossia con coloro che anche firmano per devolvere l’otto per mille alla Chiesa
Cattolica. Ma non è per questo che Francesco Ciccio potrebbe non piacere alla
curia Romana, ma per la quasi somiglianza fisica con Albino Luciani, Giovanni Paolo
I, che regnò per 33 giorni – come i 33
gradini del Rito Scozzese Accettato –
somiglianza che non essere di buon auspicio per saldare una cambiale con
scadenza 2020/2025n quanto potrebbe diventare inesigibile, causa trasferimento
in un non luogo – Aldilà, Paradiso – in tempi molto più recenti, mesi, o
al massimo non più di un lustro…oppure dando
le dimissioni. Ma non avendo dentro la follia razionale del tedesco, sarebbe
impossibile, anche se è interessante sognare la convivenza di due Papi Emeriti
entro le mura Vaticane e con un terzo al potere… creando così una fotocopia del
Parlamento italiano, pieno di vegliardi inutili, nominati senatori a vita, che
ritirano ogni mese il ricco bottino senza dare alcun contributo al Paese.
Papa Francesco – Checco Ciccio
potrebbe essere un Papa amato dalle masse filo clericali, ma potrebbe trovare
le sue nemesi, i suoi antagonisti naturali all’interno dei palazzi curiali
romani che non amano il cambiamento, anzi preferiscono avere, come tutti i
politici, non importa se con le gonne, pardon tonache o in giacca e cravatta,
varie poltrone – quindi prebende – su cui poggiare comodamente le natiche.
Resterà da vedere come si adatterà
Papa Francesco –Ciccio Checco ad avere la testa verso l’alto, non a testa in
giù, come accade nell’emisfero meridionale, correndo il rischio che polpacci e
caviglie gli si gonfino a dispetto della testa, proprio a causa della posizione
capovolta, per lui, del mondo, qui, nell’emisfero settentrionale.
In ogni caso le strategie
politiche dal Vaticano hanno cercato di guardare in primis al portafoglio dell’ex
Stato Pontificio. In quanto un papa americano sarebbe stato mal visto dagli
islamici e cattolici, filo vaticani negli U.S.A. sono una sparuta minoranza,
generati miseri utili, mentre l’ingrasso per i prossimi trent’anni sarà
assicurato ora dall’America Latina, in seguito dall’Asia, quando il Vaticano si
deciderà a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, rompendo le relazioni diplomatiche con Taiwan,
visto che non è il gigante – la Cina –
che deve riconoscere per primo la pulce – lo Stato Città del Vaticano –
e infine l’Africa. Tre continenti che attualmente sono il maggior bacino di vocazioni
e di creduloni, pardon, di fedeli, che forniscono materie prime: preti e
denaro, alla Casa Madre, ossia lo Stato Città del Vaticano. Perché oggi come quasi 2000 anni fa, come
disse il grande Giuda Iscariota, i trenta denari fanno sempre comodo a tutti.
In ogni caso, qualunque sia il
suo destino prossimo o venturo, il tutto è nelle mani del suo Dio, e ai comuni
mortali, che stanno imparando ad amare l’uomo, il Cardinale, Jorge Maria
Bergoglio (3), che a
differenza degli argentini non lo conoscono, auguriamo, come dicono i vulcani
nani:«Lunga vita e prosperità», perché indipendentemente che il suo pontificato
sia breve o lungo, l’uomo Jorge Maria Bergoglio, ha già aperto i cuori di molti
e molti potrebbe aprine, sempre che non rimanga imbrigliato entro le maglie
della curia e dei giochi di potere romani.
Evviva, quindi, a Papa Francesco,
venuto per noi dell’emisfero settentrionale da un mondo capovolto.
Marco Bazzato
14.03.2013
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domenica 24 febbraio 2013
Le ingerenze Vaticane sui media italiani
È stato un attacco continuo a
tutta “Mitra” quello condotto dalle gerarchie vaticane nei confronti dei media
stranieri, ossia dell’Italia, ma non solo. Prima ci si mette padre Lombrardi,
direttore della Sala Stampa Vaticana e poi il Cardinale Bertone, che accusa la
stampa di “Falsità per condizionare il Conclave” (1).
Non si crede che l’Italia e i
media italiani, per quanto proni al potere, ossia editore di riferimento,
inserzionisti pubblicitari e aiuti di Stato, secondo le modalità prescritte
dalla legge, meritino l’ingerenza di un Segretario di Stato, Stato – il Vaticano
– che campa e si ingrassa grazie anche agli errori storici del fascismo che
firmò i Patti Lateanensi, di Craxi, fino agli “aiuti dello Stato italiano” e ai
numerosi benefit che questi riceve, ultima e non meno importante la stupidità
patologica di quegli italiani che firmano per l’otto per mille, finanziando uno
Paese straniero.
Lo sanno tutti che entro le mura
dello Stato Città del Vaticano la libertà di pensiero e i diritti umani, sono
quasi inferiori a quelli della Corea del Nord, con tanto di scene di cannibalismo
e vampirismo eucaristico che si reiterano simbolicamente nel mondo cattolico,
frutto della diffusione della primitiva setta cristiana da parte di San Pietro
e Paolo apostoli e via via tutti gli altri..
Ma come? Il Vaticano che non ha
mai avuto timore nel corso della sua storia di fare comunella con i peggiori
regimi dittatoriali del Pianeta, oggi, come un bambino impaurito, teme la
libertà di espressione? Evidentemente all’interno di quella dittatura
monarchica è poco chiaro il concetto di pluralità, dove l’ecumenismo cattolico,
interpretato laicamente significa omertà e silenzio. Significa nascondimento degli
errori, orrori, gettati sotto il tappeto, non per quanto commesso in nome di un
loro dio, ma per il “sacro” terrore di perdere prestigio e potere economico e
psicologico.
Il Bertone dovrebbe spiegare alla
stampa italiana come tutti i membri del Conclave, uno a uno, possono essere
deviati, traviati, condizionati dalla stampa antagonista e nemica del clero,
perché altrimenti significherebbe che la loro fede nei confronti
dell’Istituzione vaticana è fondata sulla sabbia e non sulla Pietra, come
richiedeva duemila anni fa il mitologico fondatore di questa dottrina e che gli
ammessi al Conclave sono persone psicologicamente deboli e condizionabili. Senza
dimenticare tra l’altro, che proprio perché sono giunti a portare gli zucchetti
cardinalizi, sono scafati a ogni genere di intrallazzo, politico, anche
corrotto, atti contro natura e brutalizzazione dei neofiti che venderebbero il
cxxxo, pur di fare carriera, di sgambetti e religiose pugnalate alle spalle,
frustate con catene e strizzate di palle al cilicio, il tutto all’interno del
Paese più misogino della storia umana.
L’Italia, se fosse un Paese
intellettualmente libero e laico, farebbe partire alla luce di questi attacchi
di inusitata violenza verbale, una rappresaglia diplomatica degna dell’assalto
di Fort Alamo, o della Battaglia di Little Big Horn, interrompendo, come segno
di vibrata e vigorosa protesta, la fornitura di luce, acqua e il blocco delle
acque nere, sicura che lo Spirito Santo verrà in loro aiuto, mondando e
purificando le acque, illuminandoli l’intero ex Stato Pontificio, con la
Spirituale luce elettrica, tagliando finalmente le catene da questo mondo
secolare, recidendo, una volta per tutte, il cordone ombelicale che lega lo
Stato Città del Vaticano all’Italia, con gran gioia di tutti gli italiani…
Bertone fa demagogia: i cardinali
in Conclave non hanno né giornali e tablet. Il condizionamento? Lo Spirito Santo..se
esiste, è comunque “bandito” dal Conclave, potrebbe condizionare, positivamente,
l’elezione!
È chiaro che Lombardi e il
Bertone, con questo attacco furioso contro la libertà di informazione,
indirettamente hanno confermato la veridicità di quanto scritto dai media. Si auspica
che si continui a rimestare nel torbido Vaticano, snidando almeno un po’ una
piccola parte del lerciume figlio di “Demonica” che lo copre come un mantello
di putridume, nequizie e altre amenità umanamente figlie delle debolezze umane,
o come si usa dire in Vaticano per deresponsabilizzarsi. figlie di Satana…
Marco Bazzato
24.02.2013
mercoledì 20 febbraio 2013
Benedetto XVI “morirà” il 28.02.2013 alle 19.59’.59’!’
Il conto alla rovescia delle
dimissioni di Benedetto XIV continua. Secondi, minuti, ore, giorni, fino alle
fatidiche ore 19.59’.59’’ del 28.02,, quando, acceso il TG1, sarà già a Castel
Sant’Angelo in pantofole e giacca da camera, con un Cohiba tra le dita, gentile omaggio di Fidel
Castro e un bicchiere di brandy invecchiato qualche centinaio d’ani, pronto a
godersi la pensione, come ogni vecchietto che viene rinchiuso e gettata via la
chiave, in un ospizio!
Benedetto XVI…che se lo si guarda
bene sugli occhi viene fa venire mente lo sguardo di Jack Torrance di Shining.
– dal romanzo omonimo di Stephen King – e/o Leonard Lawrence, detto Palla di
Lardo di Full Metal Jacket, capolavori entrambi diretti da Stanley Kubrick, per
la storia e un papa che se l’è svignata dalle responsabilità e come mai come in
questo momento, l’intero popolo della cristianità cattolica universale romana
si appresta a gridare ad alta voce, alle 19.59’.59’’
«Benedetto XVI è morto! Viva Joseph Ratzinger !»
È in fatti, pur non ritrattando
di una virgola quanto scritto nell’articolo: “Benedetto XVI ha tradito – come Giuda – il ruolo di vicario di Cristo?”
(1),
a Joseph Ratzinger va dato, vista l’età avanzata, il perdono cristiano e l’onore
delle armi per l’inaudito coraggio dimostrato nel lasciate la Barca di Pietro,
in mezzo al guado, al suo destino, come fanno i topi quando sanno che la
bagnarola affonderà.
Dare rispetto a questo vecchietto
stanco e sfiduciato della melma che alberga in seno alla “Sacre” mura vaticane
sarebbe un imperativo, se l’uomo Ratzinger non fosse stato per decenni uno
degli ingranaggi del sistema, una ruota, oliata, secondo gli ordini del
Padrone, dell’ex Sant’Uffizio, il famigerato Tribunale dell’Inquisizione, del
mitico e l’inarrivabile Torquemada, sbanchettato in Tribunale per la Dottrina
della Fede, e non poteva non sapere, visto che per decenni era stato l’uomo
ombra di Giovanni Paolo II, come funzionasse lo Stato Città del Vaticano.
Ma all’apertura del Conclave, salvo
scherzi di Benedetto XVI, che potrebbe ritirargli lo zucchetto cardinalizio, ci
sarà anche il “Santo protettore dei preti pedofili”, ossia l’immaginifico e
indiscusso difensore dell’ortodossia vaticana, nemica degli scandali, perché
abbassano il fatturato: il Cardinale Roger Mahoney, che molti segretamente,
vorrebbero papa subito in modo che possa avere non solo l’immunità diplomatica
dal suo essere Capo di Stato, ma che possa tentare di bloccare non l’emorragia
di fedeli nelle chiese americane, ma il salasso economico che i “sedicenti”
violentati da preti, continuano ad accampare , grazie alla complicità dei
tribunali secolari, che sono diventanti
nemici del vero Dio e della vera Fede.
Se la cosa non fosse
tremendamente seria ci sarebbe, se non da ridere per quanto poco, da piangere.
Giorno per giorno inizio a
pensare che Ratzinger, grazie all’età avanzata, ne abbia avuto, come direbbero
i laici, i comuni mortali, le palle piene del sistema “Vaticano”, fatto
scandali, pugnalate alle spalle, giochi di potere, intrallazzi, di “…un Dio
cattivo e noioso, appreso andando a dottrina” come cantava Marco Masini, in
“Silvia lo sai” e che abbia preferito mettersi in panciolle, visto che alla
fine si beccherà una pensioncina di 2.500 euro, non come ex Papa, ma come Cardinale
in pensione, visto che il Papa non va in pensione, se non con i piedi in
avanti, seguito da una nuvola di incenso.
Ratzinger, è chiaro a tutti, è
stanco e potrebbe avere i giorni contati. Il condizionale è obbligatorio, visto
che il riposo potrebbe rallentare il lento ma inesorabile declino fisico, che
spetta a tutti gli uomini, che indistintamente raggiungono un’età vegliarda e
forse i bookmaker inglesi hanno già iniziato a
“dar di quota” e raccogliere le scommesse per la sua prossima o lontana
dipartita da questa valle di lacrime.
In ogni caso: Riposa In Pace,
Benedetto XVI e, come dicono i vulcaniani, tradotto in inglese standard, “Live long and prosper”
Marco Bazzato
20.02.2013
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martedì 12 febbraio 2013
Retroscena sulle dimissioni di Ratzinger
Dopo lo scherzo di carnevale
delle dimissioni latine di Benedetto XVI, ragionando a mente fredda, si può
notare come il teatrino Vaticano sia stato recitato da pessimi interpreti del
metodo Stanislavskky (1).
Nessuno dei presenti dava
l’impressione palese d’essere smarrito o sorpreso dalle parole dell’annuncio in
latino. Le cose erano due: o non capivano, per dirla alla Cetto Laqualunque,
“Una beata minchia”, oppure sapevano tutto. E infatti sembravano così annoiati,
tanto da essere sul punto di iniziare a fare le pulizie nasali di primavera con
le dita con largo anticipo. Ad avvalorare questa seconda ipotesi ci sta la
risposta del Cardinale Angelo Scola, dove basta osservare il filmato: non
andava a braccio, ma leggeva un testo, in italiano, preparato in anticipo,
visto che anche la scelta dell’annuncio in latino, lingua ufficiale dello Stato
Città del Vaticano, assieme all’italiano, è stata fatta per aumentare l’aurea e
l’alone di misticismo nei confronti della presunta libera scelta di Benedetto
XVI di diventare, come si dice per una regina che abdica, la Regina Madre.
Mettiamo il caso che abbia deciso
liberamente e in piena coscienza d’abbandonare l’incarico, quali potrebbero
essere le motivazioni? Sicuramente è vetusto, ma non sembra avere un piede
nella fossa o che sia pronto per l’ospizio e la sedia a rotelle, anche se è
vero che negli ultimi mesi si muoveva sempre con maggior difficoltà e la voce
spesso era incrinata.
Quindi, i motivi possono essere
ben altri: il primo fra tutti, a detta di molti, lo scandalo Vatitanleaks (2),
dove il perdono al maggiordomo fedifrago è stato dato a velocità curvatura,
segno probabile che quando Benedetto XVI si è reso conto con che razza di
ginepraio e vermaio ecclesiastico aveva quotidianamente a che fare e anche a
lui sono iniziati a girare teologicamente parlando, i tedeschi maroni.
Probabilmente era anche stanco di
dover spalare fuori dal cupolone vaticano, quegli zozzoni depravati pervertiti
e invertiti di preti pedofili, che anche per via delle cause impiantate in
mezzo mondo stanno disossando le casse delle varie diocesi, fino a minare quelle
vaticane, già figlie di un tremendo rosso purpureo, non certo figlio dell’augusto
lustro cardinalizio, visto che i fedeli, a ragione, scappano verso altre sette
più sicure e/o meno mendaci, o per quanto poco con ministri meno sessualmente
pervertiti di quelli coperti per decenni da tutti i gerarchi ecclesiastici
sparsi per il mondo.
Ma forse il problema non erano
manco i preti pedofili…lì basta riempire di pecunia le vittime e queste, felici
come la Passione del Venerdì santo, godono di gioia, grondanti di denaro.
No, il vero problema potrebbe essere il
ciclone economico che si sta scatenando attorno al Monte dei Paschi di Siena e
all’affare Antonveneta, che vedrebbe coinvolto ora come allora lo IOR, la banca
Vaticana.
Già, perché per chi non lo
ricordasse la Banca Antonventa h dentro il “il peccato originale” del Banco
Ambrosiano (3), che
vide coinvolto al tempo Roberto Calvi (4), Michele Sindona (5) e Paul Marcinskus (6), l’unico morto nel
suo letto, a differenza di Calvi, Sindona e della presunta morte violenta di
Giovanni Paolo I. “Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria” – Paul Marcinskus
E visto che la storia sembra che
stia per ripetersi: Benedetto XVI ha deciso e chi può dargli torto, di lavarsene
pilatisticamente le mani, stanco d’essere usato come paravanto dei liquami
tossici che ammorbano la barca di Pietro e lo scandalo MPS, che vede coinvolta
la Fondazione MPS, proprietaria del 30% dell’MPS, e sembrerebbe anche lo IOr (7),
senza dimenticare che dal 1 gennaio erano stati bloccati i bancomat facenti
capo alla Banca dello Stato città del Vaticano, essendo la “Santa Sede” inserita
nella black list degli Stati canaglia in tema di antiriciclaggio (8).
La Chiesa e lo Stato città del
Vaticano stanno passando un gran brutto momento in Europa e negli Stati Uniti,
visto che le vocazioni sono in calo drastico e l’emorragia di fedeli e di
riflesso chiese vuote e crollo delle offerte, sta portando forse il Vaticano
all’idea di destabilizzare o la Cina, con un Papa asiatico o l’Africa,
eleggendo un Papa nero, come cantavano i Pittura Freska al Festival di Sanremo
nel lontano 1997 (9),
segno del secolarismo relativista imperante in seno al Vaticano, visto che fino
all’avvento di Daniele Comboni, per i cattolici, gli africani erano
considerati, in virtù del colore della pelle, esseri privi di anima, generando
così il rischio che l’Italia veda aumentare indiscriminatamente l’immigrazione
cinese o africana.
In molti si chiedono perché
proprio ieri, una risposta forse è stata data ieri proprio dallo scrivente (10),
anche se non è impossibile non pensare che l’abbia fatto per non essere
costretto a sorbirsi i riti stancanti e snervanti della Settimana Santa,
partendo dalla Lavanda dei piedi, la Via Crucis e la Veglia Pasquale, una tre
giorni di Passione che non sono uno scherzo manco per un maratoneta
professionista, magari dopato per non sentire la fatica, figurarsi per un
vecchietto, che per quanto ancora quasi arzillo e pimpante, alla veneranda età
di ottantacinque anni, preferisce anche in quei giorni andarsene a letto presto
e svegliarsi la domenica mattina con il sole già sorto e il Cristo, secondo
tradizione, Risorto.
Benedetto XVI fa un passo
indietro, ma Ratzinger ne fa dieci avanti, lasciando che da qui a poche
settimane i cardinali si rinchiudano nello “scannatoio” nella Cappella Sistina
per il Conclave, bruciando al termine di ogni votazione i pizzini (11), perché non deve rimanere traccia
storica dei dissidi e dissensi circa le votazioni del Conclave, anche se alla fine
i giochi e le alleanze vengono sempre fatti fuori dall’ufficialità del voto,
nei momenti di convitto o nelle pause….
Ratzinger ha scelto, fino a
quando non saranno sistemati i lavori nell’ex convento di clausura “Mater
Ecclesiae “ di soggiornare Castel Gandolfo, godendosi lo spettacolo del
Conclave da uomo libero, che terminerà d’essere papa il 28 febbraio 2013 alle
ore 20.00, con la rottura dell’Anello del Pastore e la sua “deportazione” nei
nuovi alloggi, in tempo giusto per la fine del TG1 (12), sperando che entro quella data siano
state rese pubbliche le reali condizioni di salute, visto che quest’oggi in
Sala Stampa, padre Lombardi, ha smentito che Ratzinger sia ammalato gravemente,
a parte gli acciacchi dell’età. Ma come è stato fatto notare ieri da alcuni
vaticanisti, il Vaticano abitualmente smentisce solo le notizie vere, mai
quelle false e infondate.
Comunque sperando anche che
sempre entro il 28.02.2013 alle ore 20.00 sia chiarita la posizione di
Ratzinger, in quanto alcuni giornalisti asseriscono che tornerà ad essere un
semplice Cardinale, altri Vescovo di Roma emerito, mentre altri affermano che
sarà un Papa senza più poteri, insomma…un vero “burdello”, che fa pensare alla
canzone di Domenico Modugno “Il
vecchietto dove lo metto” (13), nella speranza che
si avveri o non si avveri la gaffe o il vero retro pensiero che esternò Mario Monti al Papa, quando visitò Castel Gandolfo, dove quando
questi gli ha elencato il le bellezze
del luogo etichettandolo come un paradiso e Mario Monti rispose, ma Lei
merita il Paradiso…” (14).
Marco Bazzato
12.02.2013
(7)
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/tre-piccoli-orcel-lini-tra-lo-ior-e-lo-scandalo-antonvenetamps-un-testimone-racconta-50372.htm
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