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martedì 12 gennaio 2016

La futura distruzione della cultura europea è colpa di una certa sinistra!




L’Europa dei burocrati e dei politici di centro sinistra o quelli filo immigranti a tutti costi, adesso ha paura.

Sì ha paura perché in Europa si sta assistendo a una preoccupante, dicono loro, ascesa dei partiti di destra, considerati xenofobi e soprattutto nemici dell’immigrazione indiscriminata, voluta dai cosiddetti progressisti, interessati, non a fare gli interessi degli indigeni locali, degli autoctoni da almeno quattro o più generazioni, o gli immigrati integrati nel tessuto sociale e socioculturale, indipendentemente dalla religione professata, o figli di immigrati, italiani a tutti gli effetti al compimento del diciottesimo anno di età, a seguito di richiesta di cittadinanza,  in quanto questi  partiti, desiderosi  a difendere con le unghie e con i denti della legalità, la propria identità culturale e storica, ma a rendere le varie nazioni europee un crogiolo indiscriminato di illegalità diffusa, o peggio ancora una percezione, cosa ancora più pericolosa, di illegalità diffusa.

 Beh, la colpa di questa scesa, come il principio della dinamica classica – «ad ogni azione corrisponde sempre una uguale ed opposta reazione», detto anche concetto newtoniano –  è colpa di un progetto che si snoderà da qui ai decenni avvenire di un certo modo sinistro di far  politica della sinistra, mirata a svendere le radici europee e italiane, facendo regredire il vecchio continente al medioevo in salsa afgana.

Quindi si può dare ormai per assodato che sono gli stessi governi del centro sinistra dei vari Stati o gli euro burocrati che vogliono e desiderano un’ascesa dei partiti di centrodestra o di estrema destra.

Ma perché?

È presto detto. Perché l’aumento dei partiti cosiddetti legati all’amor di patria, lasciamo stare il termine abusato e pluristuprato di nazionalismo, permetteranno, con la scusa di contenere il fenomeno della  presunta xenofobia,  di mettere in atto, come del resto si sta già facendo sommessamente, leggi per limitare la libertà di stampa e di espressione, il tutto in nome della difesa della libertà di tutti i cittadini,  perché è così, che come polpette avvelenate al curaro, la venderanno al popolo bue e credulone del centrosinistra.

Del resto lo abbiamo visto con non solo con i recenti attentati in Francia, con “l’atto terroristico” e di Colonia, che da come sta emergendo in questi giorni sono stati pianificati a tavolino, sono avvenuti anche in altre città della Germania, sembrerebbero configurare una strategia ad ampio raggio programmata, da interpretarsi come una guerra non dichiarata pubblicamente, che mira ad infondere, soprattutto nelle donne, un senso di insicurezza , non importa se reale o immaginario, costringendole a modificare i  loro comportamenti, nella speranza di non essere attaccate nuovamente da dei terroristi che si nascondono dietro la nomea di molestatori o peggio ancora di violentatori.

Infatti, mentre una volta la sinistra era quella più antimoralista e più attenta alle libertà fondamentali della donna, al suo diritto di libero arbitrio e di poter gestire al meglio la propria vita, oggi spalleggia indirettamente chi vorrebbe ridurre le donne alla stregua di oggetti, da rinchiudere in casa e da tenere segregate, o al massimo essere “obbligate” ad uscire accompagnate, facendo così il gioco di un certo fanatismo islamico che mira ad annientare e annichilire il libero arbitrio della donna.

È chiaro che i silenzi complici e colpevoli con il quale molti esponenti politici di un certo centrosinistra al governo, o che da quasi esterni lo fiancheggiano, non sono molto interessati al benessere psicofisico delle donne molestate o violentate – forse se la sono cercata, penseranno tra se certe marionette, ragionando ormai com’ era nella mentalità del peggior integralismo  moraleggiante dell’Italia bigotta, fascista e post fascista, dell’Italia cattolica. Solo che adesso, fa molto radical chic fare , non pardon i  bigotti, ma gli evoluti intellettuali, difendendo il diritto della donna di essere liberamente sottomessa all’islam, di vestire, quasi come palombare, soprattutto se queste sono islamiche di nascita o italiane convertite all’islamismo salafita, la corrente più radicale dell’Islam, che come l’Italia asservita al Vaticano e ai diktat della chiesa, non fa distinzioni tra religione e Stato.

L’apparente progressismo di una buona parte dell’emiciclo parlamentare di centro sinistra, come un maschio traditore, fa gli occhi dolci a quella che  crede essere una bella gnocca  di passaggio, celata sotto il burqa , con il quale, per una scopata o una fornicata, è pronto a tradire non solo la moglie,  ma  anche la sua patria, la propria cultura , facendo arretrare il Paese al millennio passato.

La sinistra che per anni ha fatto il possibile per staccare l’Italia e gli italiani da quell’abbraccio stritolante che reputava, a torto o a ragione, della religione cattolica, oggi sembra voglia consegnare al nuovo braccio secolare che avanza, nel nome del politicamente corretto, non solo l’Italia, ma l’Europa intera.

Per concludere voglio dire che non ho nulla contro i fedeli islamici e contro l’Islam in generale, ma ci stanno troppe arre grigie  dove chi di dovere, invece di vigilare come si conviene, finge di non vedere e volta il capo dall’altra parte,  o peggio cala le braghe per paura di essere tacciato come islamofobo.
Non è una religione in se a essere nemica dell’uomo, ma è come la religione viene usata dall’uomo come grimaldello per soggiogarlo e piegarlo ai propri voleri.

 L’Italia ci ha messo duemila anni per uscire da quella ombra chiaroscura che era il cattolicesimo romano,  croce e delizia di duemila anni di vette di umanità eccelsa e di abissi di bestialità disumana, che nulla avevano a che fare né con Dio, né con il Cristo e adesso, però, in pochi se ne rendono conto, stiamo facendo il percorso inverso, regredendo, annichilendo i nostri spazi di libertà, in nome del diritto altrui di avere la propria libertà, secondo come la religione di costoro comanda, in casa Europa… usando la solita formuletta da vigliacchi: per non offendere i credenti di altre religioni.

Solo i codardi e i venduti si comportano così!

Se un continente, o un Paese come l’Italia,  non dimostra di avere rispetto per la propria storia e la propria cultura, sarà in un futuro più o meno lontano facile prede di lupi travestiti da agnelli, ed è quello che gli italiani stanno lasciando, per indolenza, e per paura di essere criticati o tacciati come razzisti, che accada.

Il declivio che porta all’abisso si avvicina sempre di più e come l’orizzonte degli eventi di un buco nero, se ne rimarrà ingoiati e distrutti!

Marco Bazzato

12.01.2016

http://marco-bazzato.blogspot.com/

sabato 3 ottobre 2015

Coming out del vescovo: "Sono gay e ho un compagno"


Non c’è che dire, è stato, come si diceva molti anni fa, “uno scherzo da prete”, un gancio ben assestato da parte di un Monsignore che, alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, ha deciso di uscire dall’armadio e dichiarare, mostrando pubblicamente anche il proprio compagno – a molti viene voglia di fare il pugno chiuso – la propria omosessualità, venendo giustamente e prontamente licenziato in tronco, Krzysztof Charamsa - teologo, ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana, oggi ha mandato letteralmente in fibrillazione i siti di mezzo mondo.

Ha fatto  bene? Ha fatto male?

Dal suo punto di vista ha fatto bene.

Ha il diritto di godere appieno della sua felicità con la persona con il quale afferma di provare degli affetti che vanno ben oltre lo spirituale e che sfociano nella carnalità, nella fornicazione e nella lussuria. Liberissimo di farlo. È un suo diritto, ma non dentro i gangli della Chiesa Cattolica, dove fino a  questo momento continua a farne parte – si auspica per poco, in quanto la riduzione allo stato laicale, dopo il macello che sta provocando, dovrebbe essere una semplice formalità.

Il futuro ex Monsignore evidentemente non ha ben chiari i voti che in passato ha dato a momento dell’ ordinazione sacerdotale. Voti ha infranti uno ad uno, rendendoli carta zozza,  lurida e putrida. Lo stesso chiaramente dicasi per tutti gli altri sacerdoti che hanno comportamenti carnali con donne, dove anch’essi si appestano nella lussuria, nella fornicazione, nel coito, fuori dai dettami cristiani, rendendosi sporchi ed indegni nell’indossare l’abito talare e i relativi paramenti sacri.

Non è perché costui si è dichiarato omosessuale che la cosa sia più o meno  grave e greve delle tentazioni della carne in cui cadono vittime/carnefici dei propri istinti lussuriosi e bestiali molti presbiteri che si a sollazzano  nella carnalità, accoppiandosi come cani in calore con femmine, sovente anche maritate,, dentro le sagrestie o nelle canoniche o andando a puttane, travestiti, trans, gay o peggio ancora, più sordidi e luridi, oltreuttto illegali sotto il profilo penale,  dandosi atti carnali di pedofilia.

Quindi il suo peccato, secondo la Chiesa Cattolica, non è solo il peccato di essersi unito carnalmente con un altro essere umano di sesso maschile. Il primo tradimento è stato contro il voto del celibato – chi può sapere quante volte ha somministrato l’Eucarestia o i sacramenti al temine di una ingroppata carnale con il suo “amichetto” –  ha tradito uno dei principi fondati della religione in cui ancora oggi asserisce ancora di credere.
Costui vorrebbe una Chiesa più aperta agli omosessuali?
Il catechismo della Chiesa Cattolica a tal riguardo è chiaro, ma l’ha calpestato, per un suo interesse  e piacere personale.
 La Chiesa Cattolica, come qualsiasi libera associazione ha le sue regole, i suoi statuti interni, i suoi credi e le sue leggi. Se queste leggi a questo stanno strette, nessuno gli vietava di uscirne allo scoccare dei primi pruriti omosessuali, e al cedere delle tentazioni della carne –  invece  ha voluto continuare a servire Dio e Mammona, Matteo 6: 24   –  e  fondare la sua Chiesa “cristiana,” fatta “A Sua immagine e somiglianza” Genesi 1: 26-28, in collaborazione con l’Arcigay, magari  autoproclamandosi Vescovo o Pastore, o meglio ancora Sommo Pontefice, come la Papessa Giovanna!

Purtroppo questo futuro ex ecclesiastico ha seguito la moda di apertura inaugurata da Papa Francesco, quando disse:  “chi sono io per giudicarla” – la persona gay, Nda – da tutti male interpretata come una apertura di credito incondizionato agli omosessuali. Mentre il Papa, con la frase: chi sono io per giudicare” chi conosce un po’ di Vangelo, avrà collegato subito il tutto con Matteo 7,1-5 .

 Senza tra l’altro scordare ciò che scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 2357, che tra le altre cose, espressamente dice: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».  Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita…Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza”.

 Oltre a quanto sopra va rammentato ciò che scrive San Paolo ai Romani 1, 26-27 o i Corinzi 6, 9-10. Auindi il Krzysztof Charamsa sapeva benissimo, oltretutto in quanto teologo,  che inclinazione, oggettivamente disordinata, era contraria a tutti i principi religiosi, etici e morali a cui era stato ordinato, secondo la  vocazione di donarsi a Dio e alla Chiesa, anima e corpo. Evidentemente però anima e corpo sono andati da qualche altra parte e potrebbero fare la fine postulata da Dante Alighieri ne “La divina Commedia”, dove i “sodomiti”, finiranno, come recita il XV Canto, nel VII cerchio dell’Inferno.

Evidentemente non ce la faceva più e di questo gli va dato – quasi – onore.

 Quasi.

 Sì, perché la scelta del giorno non è stata casuale, anzi, l’ha pensata bene. Infatti ha già un libro pronto in italiano e in polacco, tanto per proteggersi le spalle economicamente, per garantirsi un futuro, almeno nell’immediato, con il suo” amichetto del cuore”.

È chiaro che l’ala progressista del Vaticano ne esce – giustamente – ridimensionata, visto che lo stesso Pontefice, in casa d’altri, vedi il suo recente viaggio in America, dava troppo spazio a queste aperture, con addirittura un omosessuale dichiarato pro matrimonio gay, chiamato a leggere le letture, durante una celebrazione liturgica.  Adesso i tradizionalisti si spera che diano il via a purghe  Staliniane, metaforicamente parlando, naturalmente, per eliminare i Giuda  che si “prostituiscono” per “trenta denari” Gv, 13: 21-38, che albergano in seno al Vaticano e approfittano degli agi connessi al loro ruolo per darsi alla lussuria, alla fornicazione, in spregio alla loro ordinazione, in modo da fare un po’ di repulisti generale, separando il grano dalla pula, vedi Parabola della Zizzania, Mt13: 24-30, gettando quest’ultima nel fuoco della Geenna, M 5: 29-30.

Marco Bazzato
03.10.2015

lunedì 1 aprile 2013

Pasqua 2013:Papa Francesco: fa gli auguri in 72 lingue? No!


Se il buongiorno si vede dal mattino, la “Settimana Santa” di Papa Francesco, al secolo Ciccio-Checco si è conclusa con un sonoro tonfo di immagine e fischi, che nonostante le voci dei vaticanisti si sono sentite, eccome, in tv.

La “parabola da esodo biblico” ha toccato il suo apice mediatico venerdì, in occasione della Via Crucis. La manifestazione pubblica rappresentava una specie di esordio nella tv italiana del nuovo Papa. Eper quanto riguarda lo share, ha sconquassato il suo antagonista, l’oggi Papa emerito, Benedetto XVI, procurandogli una sonora sconfitta. Il Francesco ha battuto il Ratzinger come tamburo: 6.301.000 spettatori contro i 4.107.000 della precedente edizione della Via Crucis, l’ultima capitanata da Ratzinger.

E poi il crollo: La veglia pasquale non è stata trasmessa da nessuna delle reti Rai, né da Rai 1 e né da Rai news24, che al massimo, al pari di TGCOM 24, forniva le breaking news ogni mezzora, attendendo che qualche invasata facesse cadere il Papa, come avvenne nellaMessa di Natale del 25 dicembre 2009. Invece nisba. Lo show religioso era visibile solo su Sat2000, la tv della CEI. E non è stato uno spettacolo esaltante, sotto nessun punto di vista.

Ma andiamo con ordine: la liturgia, su volere del “Dittatore Vaticano”, alla Giulio Cesare, ha voluto fare dell’evento un copia e incolla, obbligando i sudditi in tonaca a rimaneggiare la sceneggiatura, riducendo le letture dell’Antico Testamento, che ne prevedono o  dodici o sette canoniche, arrivando invece alla modica cifra di tre misere letture, più il vangelo.

L’omelia: mediocre  (1) .Un discorsetto di pochi minuti, assolutamente sterile, senza nervo e privo di spunti di riflessioni profondi.  Quatto chiacchere buttate lì, incrociate senza arte e né parte come nella migliore tradizione di un dottore in chimica,  che nonostante tutto continua a fare esperimenti da alchimista, alla ricerca della mitica pietra filosofale, con ampolle e alambicchi, adoperando per reggere il pesantissimo libro della liturgia un “moretto”,come usavano dire le suore negli asili negli anni ’70, per indicare gli africani, o per dirla alla Mark Twin “negri” (2)  chiamati così dall’autore per ben 209 o 217, secondo alcuni, nel suo romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn,uscito in prima edizione nel 1884. Insomma, un’omelia da curato di campagna, priva di alcun spunto dottrinale e teologico elevato, ma molto terraterra, che non ha brillato né per sagacia e né per spirito sopraffino spirito teologico.

Il battesimo e la cresima: ne ha baciati tre su quattro, al momento della cresima, trascurando il vietnamita-americano che portava gli apparecchi acustici alle orecchie. Perché gli altri sì costui no?

Il suono delle campane: Dopo la benedizione del fuoco, un altro momento topico in questi tipi di show, o celebrazioni religiose, è il suono delle campane. Ebbene, abitualmente nelle celebrazioni serie, in tute le basiliche, cattedrali, chiese del mondo, anche in quelle di rito ortodosso, le campane si mettono a suonare allo scoccare della mezzanotte, stile fiaba di Cenerentola, e in quell’attimo tutta la cristianità grida in un'unica voce: Gesù è risorto, fusi orari permettendo. Ma Papa Ciccio – Francesco-Checco no. Forse voleva andare a letto presto. Sta di fatto che quelle vaticane hanno strimpellato alle 22.30 ora italiana. Ergo: questa volta hanno fatto fare una levataccia di un’ora e mezzo prima a Cristo, svegliandolo in piena fase Rem e lasciandolo, come accade a tutti i cristiani e non, incazzato furioso, per essere stato strappato all’improvviso dal sonno profondo.

Nel complesso, alla fine, la sceneggiatura, i testi e i dialoghi, la veglia non ha superato le due ore e mezzo.. Uno show liturgico rimaneggiato alla meno peggio, avente un canovaccio impreciso e lacunoso, recitato in fretta, privo di patos e coinvolgimento emotivo da parte dei concelebranti –  molti sbadigliavano quasi rumorosamente e altri ronfavano – e con il pubblico che rispondeva come poteva,non apparentemente affascinato dal Bergoglio, che nelle lunghe maratone celebrative, dove è primo officiante, si dimostra a corto di fiato e di gambe. Tra l’altro non vanno dimenticati i tempi morti, causati dai continui trasferimenti, come grilli, da un punto all’altro dell’enorme palcoscenico nella la Basilica di San Pietro.  Almeno per i telespettatori a casa, sarebbe utile l’interruzione con qualche stacco pubblicitario, per svuotare la vescica. Se non si volevano mettere spot, sarebbe stata cosa buona e giusta l’ingresso di qualche bella Creatura di Dio, in costume striminzito, o meglio ancora adamitico, che come negli incontri di boxe, portante un cartello sopra la testa, indicasse che da li a poco sarebbe iniziato il round successivo.


Ma apoteosi del cattivo gusto e della mediocrità la si è raggiunta la domenica successiva,il 31 marzo, al termine dello show liturgico solenne della Pasqua di Resurrezione.  Papa Ciccio, una volta terminata la celebrazione ufficiale, ha fatto il consueto giro di campo con la Mercedes scoperta,e come un George W Bush qualsiasi, si è dato nuovamente da fare per farsi portare dalla sicurezza bambini e malati da baciare. Dove i primi ormai non sembrano molto propensi a farsi insalivare le guance e urlano e si dimenano come anguille indemoniate, spaventati dall’eventuale frittura nell’olio ad opera del successore di Pietro, pescatore e pescivendolo, mentre gli ammalatati hanno l’illusione che costui abbia le doti divine e taumaturgiche del primo presidente del cristianesimo, Gesù di Nazareth, ma sfortunatamente per loro..ciccia!

Una vota terminato il giro di “pista”, di campo o di piazza che dir si voglia, il Bergoglio si è affacciato dalla Loggia Centrale per la tradizionale Benedizione Urbi et Orbi, (3) Benedizione alla città e al mondo.  Prima dell’inizio dell’ultimo atto i vaticanisti di Rai News 24 e di TGCOM24, intessevano le doti di Ratzinger per aver esteso gli auguri a 72 lingue, zulù compresi, perché alla fine anche quella è una nicchia del mercato dell’evangelizzazione, sicuri che anche il poliglotta Bergoglio proseguisse sul solco tracciato dalla tradizione dei suoi predecessori. Invece niente. Silenzio assoluto. Benedizione in latino, auguri in Italiano e poi tutti a rimpinzarsi di agnello, tra lo stupore generale, giornalisti in prima fila,che come se avessero tutti preso un calcio nelle palle o una mazzata nelle ovaie, in preda alla Sindrome di Stoccolma  o da quella di shock post-traumatico, da buoni servitori del Concordato, non sono o non hanno voluto scrivere manco un rigo su questo atto di inaudita gravità, commesso da Papa Francesco nei confronti dei cristiani-cattolici,ebrei compresi e non solo, di tutto il mondo, visto che ad oggi è tutt’ora in corso la Pasqua ebraica.

Va detto che questo gesuita, e dai gesuiti, viste le loro tradizioni latino-americane, al seguito dei Conquistadores, è il minimo che ci si possa aspettare. L’insulto e l’offesa alle altre nazioni, non avendo fatto gli auguri di Buona Pasqua in altre lingue, è sembrato peggio di un cazzotto nella bocca dello stomaco, non  solo a me, come telespettatore che guardava lo show liturgico in tv, ma anche da parte dei fedeli, che secondo le stime – si presume gonfiate – erano di 250 mila, che non hanno preso bene il gesto dell’argentino, naturalizzato vaticano.

Simbolicamente con questo sfregio alla tradizione la Chiesa, anzi Papa Francesco ha dimostrato quanto effettivamente sia interessato a raggiungere, anche solo con un augurio nella loro lingua, i poveri di tutto il mondo. Come ci si può aspettare da un personaggio del genere comprensione e condivisione dei pesi e dei fardelli della Croce di Cristo,  se nemmeno è interessato a raggiungere, gli angoli più sperduti del mondo, gli auguri per la Resurrezione di colui che tramite San Pietro, gli ha permesso d’avere quel posto di lavoro a tempo indeterminato?

In molti sono rimasti basiti, affranti e offesi e non solo i cattolici, ma anche gli ortodossi, che per colpa dei due calendari, gregoriano per i cattolici e giuliano per ortodossi, sono costretti, per via delle divergenze millenarie tra i vertici delle rispettive chiese, a “segare” in due Gesù Cristo, festeggiando simbolicamente due volte la Sua resurrezione. Il che porta a pensare che avesse ragione Piergiorgio Odifreddi, quando scrisse nel suo libro Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) , “…Addirittura, lo stesso termine cretino deriva da “cristiano” (attraverso il francese crétin, da chrétien), con un uso già attestato dall’Enciclopedia nel 1754…” Longanesi, 2007, circa l’affronto commesso dal monarca della chiesa cattolica universale a tutti i cristiani.

È chiaro che alla luce di quanto commesso e/o omesso da Papa Francesco domenica,sarebbe giusto che le varie televisioni che erano collegate in mondovisione e che hanno pagato i diritti di trasmissione, come ritorsione, annullassero i contratti con lo Stato Città del Vaticano, in quanto non avrebbe senso, visto che gli auguri e la Benedizione Urbi et Orbi, rappresentano i momenti topici delle celebrazioni natalizie e pasquali,  pagare per non ricevere manco uno straccio di augurio sarebbe un assurdità.

Chiaramente questa serie di ragionamenti non è contro la figura in se di Papa Francesco, ma per fare una comparazione tra i differenti stili di pontificato, tra Bergoglio, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, solo per citare gli ultimi trentacinque anni di storia vaticana.

Se il Papa Francesco di ieri è il nuovo che avanza, sta facendo terra bruciata, cospargendola di sale, come fecero i romani con Cartagine, di tradizione e consuetudini radicate nei fedeli, non solo cattolici, ma cristiani e non, da decenni. Allora in molti potrebbero anche pensare che tramite Bergoglio potrebbe compiersi la Profezia di Malachia e Papa Francesco potrebbe essere l’ultimo Papa, in quanto i fedeli amano il cambiamento, ma muovendosi all’interno di tradizioni consolidate e che strette di mano ai fedeli o i baci sulla guance agli impuberi non possono certo compensare, in quanto sono solo delle volgari appendici populistiche, le spinte intellettuali di apertura della Chiesa, anzi di Papa Francesco, verso il mondo, come minimo con usando parole ben augurali, non solo in lingua italiana, verso tutti i cittadini de mondo.

Marco Bazzato
01.04.2013


martedì 26 marzo 2013

Magdi Allam abiura il cattolicesimo romano


Mai fidarsi di un apostata! Nascondono in se il seme del fanatismo.

In molti nutrirono serissimi dubbi nel 2008 in occasione del suo battesimo, comunione e cresima celebrati in pompa manga dall’allora Papa Benedetto XVI, usati a mo di propaganda clericale dalle tv di Stato e non solo, nella speranza di reclutare nuovi adepti (1), con tanto di show televisivi che inneggiavano alla forza del messaggio cristiano, che batte e converte,  conducendo apostasia, i credenti di altre religioni.

Ma ieri la doccia fredda è arrivata ieri con il suo articolo di abiura del cattolicesimo romano, anche se non è chiaro se si senta cristiano e battezzato, oppure se abiuri anche il battesimo stesso, impartitogli dall’oggi Papa emerito, Ratzinger.(2), in questo caso sarebbe giusto che si sbattezzasse, scaricandosi dal sito dell’UAAR, Unione Atei e Razionalisti, l’apposito modulo, cosa che potrebbe essere impossibile in quanto Magdi Allam è stato battezzato in uno Stato straniero e teocratico. Teocratico come le teocrazie islamiche che avverma d’aver sempre combattuto a suon di articoli.

E leggendo alcuni brani della sua lettera si rimane basiti da come questo egiziano con passaporto italiano, rinneghi, abiurandole le proprie origini. Infatti in un punto scrive:
“…Sono contrario al buonismo che porta la Chiesa a erigersi a  massimo protettore degli immigrati, compresi e soprattutto dei clandestini. Io sono per l’accoglienza con regole e la prima regola è che in Italia dobbiamo innanzitutto garantire il bene degli italiani…”

Quello che relativizza è ignorante sulle dinamiche non solo cattoliche, ossia dello Stato Città del Vaticano, ma anche su quelle propriamente cristiane, a dispetto del suo pomposo e superbo nome “Cristiano”, dimostrando un’assenza di conoscenza della spiritualità cristiana fuori dal comune per un “italiano” solo di passaporto, ma non svezzato all’italiana, ma con tutto il rispetto per la cultura egiziana, all’egiziana ,dove leggendo  quanto sopra riportato fa venire in mente una vecchia barzelletta razzista del nord Italia:

Ci sta una famiglia meridionale, dove nono riuscendo a trovare lavoro nella loro regione decidono di trasferirsi al nord, usando mezzi di fortuna. Arrivati sula riva del fiume Po’ e non avendo denaro per pagarsi l’attraversata, decidono di andare sull’altra sponda a nuoto. Si getta prima il padre, poi la madre e via via gli altri tre figli. Il padre, la madre e due figli raggiungono la riva, stremati. Ma l’ultimo, il più piccolo fatica sempre di più e spinto dalla corrente contraria viene quasi ricacciato indietro, finendo sottoacqua quando entra in un mulinello, iniziando a chiedere aiuto. Ma gli altri componenti della famiglia lo guardano con disprezzo fino a quando non smette di gridare stremato annega. E il padre sorridendo: «Meglio così, era solo un terrone!» Divenuti settentrionali partono alla ricerca di fortuna.

Madgi “Cristiano?” Allam, è il prototipo tipo dell’immigrato che ha dimenticato da dove è partito e chi era., essendo nato egiziano, con sangue egiziano, sempre con il massimo rispetto per gli egiziani che hanno sangue e  cuore migliori del suo, e perché ha in mano uno straccio di passaporto italiano ,vive nella superbia di essere diventato migliore di tanti suoi connazionali e immigrati, anche migliori di lui, che non hanno avuto la sua stessa fortuna e appoggi politici.

Va ricordato che Magdi “Cristiano?” Allam ha sempre sfruttato l’Italia e l’ottusità di certi italiani in quanto si è sempre nascosto dietro il paravento d’essere un nemico di qualsiasi forma di integralismo e a favore dell’integrazione mentre scriveva per il Manifesto, giornale comunista, favorevole all’apertura indiscriminata delle frontiere, proprio come lui, per poi passare a Repubblica e poi al Corriere della Sera, salvo adesso sembrare un Erminio Boso o il prosindaco di Treviso, Gentilini, o uno gli esponenti atei di Forza Nuova.

Facendo una breve ricerca in rete si trova che domenica 16/02/2007 rilasciòun’intervista a Stefano Lorenzetto, de Il Giornale (3), dove al termine dichiara quanto segue:

“Una volta ti sei persino accostato all’eucarestia.
«Sì al Cairo, avrò avuto 13-14 anni. Agii di impulso, pur sapendo che era un atto blasfemo, non essendo battezzato. Ho sempre provato attrazione per la religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico. Oggi sono convinto che l’occidente possa riscattarsi solo riscoprendo Dio.»
Che cosa ti impedisce di convertiti al Cristianesimo?
«Niente e nessuno. Il giorno che decidessi di farlo, sarei orgoglioso di annunciarlo.»”

Mentre il 23 maggio del 2008 scrive il giorno seguente alla sua iniziazione battesimale, a quella eucaristica e alla confermazione cristiana, nel Correre della Sera:

«Indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisone di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre un legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’unica  civiltà umana, a cui aderisco pienamente da cristiano, ispirandomi di nuova luce nella missione che dio mi ha riservato.» 

Semplicemente leggendo gli stralci di questi due testi si possono mettere in luce le enormi contraddizioni e/o menzogne che emergono. Il 16/02/2007, a domanda risponde: “Ho sempre provato attrazione per la religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico…” mentre solo 13 mesi dopo , “.., che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre…”sconfessandosi con le sue stesse mani, in quanto ora come allora non si capisce se e quale religione abbia mai professato.

Ieri con la sua abiura nei confronti del cattolicesimo romano, apparsa nel sito “Io amo l’Italia”, l’ex giornalista, l’ex politico, che evidentemente ha bisogno di farle parlare di se, in quanto già nel 2011 aveva dato prova di quanto disprezzasse l’Italia che gli ha dato un passaporto, che sfortunatamente gli era dovuto per legge, permettendogli di candidarsi ad un seggio al Parlamento Europeo, risultando tra i fanalini di coda in quanto a presenze,  abbia nel corso degli anni sputato addosso al tutti i piatti che l’hanno sfamato,. (3).

Ergo chi o cosa sarebbe Magdi “Cristiano?” Allam? Un egiziano con passaporto italiano, musulmano, ateo, agnostico, cristiano a seconda della convenienza dell’attimo, entrato piano piano entro i gangli del potere italiano, per poi tornare verso l’oblio della periferia, rinchiuso in un dimenticatoio mediatico, tanto più che oggi il pericolo islamista radicale sembra lontano, visto che l’onda lunga dall’11 settembre in poi, senza dimenticare la morte di Bin Laden, sta cercando una rivalsa e un riscatto sociale, dopo essersi bruciato da solo la terra sotto i piedi, per puro calcolo dilettantistico?

Esiste per carità il diritto dell’uomo di evolversi e di cambiare opinione, altrimenti rimarrebbe arroccato all’età della prima infanzia. Ma bisogna capire se il cambiare opinione è frutto di maturazione interiore o se di freddo calcolo cinico, legato a interessi più ampi. In ogni caso è chiaro che il fenomeno Magdi “Cristiano?” Allam è mediaticamente ridotto al lumicino e che la grande notizia di ieri, oggi appartiene alla storia e agli esempi diversamente positivi da ricordare a futura memoria dei posteri.

Nel dizionario della lingua italiana, alla parola Abiura, si legge:

Nel cristianesimo e nell’islamismo, solenne rinuncia ad un'altra religione o dottrina considerata falsa o erronea.  Formula scritta o orale, nella quale si esprime tale rinuncia.

Magdi Allam è figlio di quell’integralismo e culturale relativista, a seconda delle convenienze, della società in cui è nato e cresciuto. Può cambiare casacche , bandiere e religioni  ma rimarrà un integralista sempre.  La sua prima battaglia, persa in partenza, è contro se stesso, anche se ha sempre voluto rimuovere il problema profondo che del malessere che lo assale.

E quindi resta da spere se dopo aver abiurato per la seconda volta, prima l’islam, tramite l’apostasia e poi il cattolicesimo romano, forse per passare alla prima delle tre religioni Abramitiche, attraversando il Mar Rosso e pellegrinando simbolicamente per quarant’anni per giungere in Israele, abbracciando l’ebraismo, sulla scia del suo libro, “Viva Israele” del 2007, così che non potrà più essere criticato, in quanto altrimenti le critiche legittime potrebbero essere lette come critiche antisemite e antisioniste.

Marco Bazzato
26.03.2013


martedì 19 marzo 2013

Papa Francesco e la Chiesa al servizio dei poveri?



Ormai sembra diventato un mantra straccia palle. “La Chiesa torni a essere al servizio dei poveri…” e quando mai lo è stata? Papa Ciccio (Francesco), sembra l’Obama della prima elezione, del novembre del 2008. Dove il suo tanto becero populismo lo portò a beccarsi anche il premio Nobel per la Pace, sulla… fiducia, Nobel per la Pace che nessuno mai menziona più perché anche le capre sanno che è stata una bischerata politica. E Ciccio, Francesco, gli sta andando dietro a ruota, con i media che lo esaltano fino all’inverosimile, facendo assurgere la normalità che dovrebbe avere un qualsiasi essere umano, a simbolo – assurdamente inventato – di bontà e carità assoluta.

  L’attenzione ai poveri? L’abbiamo vista quest’oggi la plebaglia, messa ai margini, distanti dal centro del potere. Infatti, alla faccia degli ultimi a cui prestare – a parole – attenzione, durante l’incoronazione, dopo il clero ci stavano le teste coronate, i altri leader dei paesi democratici, segno che lo Stato città del Vaticano, a livello sostanziale detesta e le democrazie,  in quanto gli eletti sono eletti, in modo diretto o indiretto, dalla plebaglia bastarda, e nono per Grazia Divina, poi i rappresentati delle altre confessioni religiose e per ultimi, come appestati, in piedi come tante vacche miggenti, il “popopulame”, i servi della gleba, i veri servi da sempre della Chiesa, mossi dal sacro terrore dell’inferno del peccato medioevale, che riempiono le bisacce degli ecclesiastici di denaro, pane e salame e quant’altro, a Gloria di Dio…che a differenza dei preti, non mangia non si ingrassa sulle spalle e sul sacrificio altrui..

Certo, si è parlato e si parlerà ancora molto dell’uscita di Papa Ciccio (Francesco) dopo la celebrazione liturgica di domenica, che come un pastore metodista si è messo a stingere mani, baciare uomini, donne, vecchi e bambini, uscendo dai confini pontifici, entrando in Italia, senza che nessun poliziotto fermasse l’extracomunitario, chiedendone i documenti e la motivazione della sua venuta nel Bel Paese. Una nazione civile, come USA o Australia, nel dubbio avrebbe ammanettato dietro la schiena il presunto clandestino, portato in caserma per accertarne ufficialmente l’identità e poi  rilasciato se in regola o con un decreto di espulsione se irregolare, o se aveva in tasca il Passaporto diplomatico, per quanto poco, come Capo di Stato straniero, aveva l’obbligo almeno morale di avvisare con largo anticipo del suo ingresso nel nostro Paese e non “invaderlo” simbolicamente, anche se per pochi minuti, in totale dispregio della Bossi-Fini, perché la legge non ammette l’ignoranza sia da parte dei poliziotti, così come dei papi extracomunitari.

Scene di simile populismo poco austero e per nulla papale si sono viste anche quest’oggi, quando ha ordinato all’autista di fermare la Mercedes per andare a salutare un povero Cristo in barella. Gesto nobile, per carità, ma ormai manca poco che quasi dia una legnata in testa al conducente, mettendosi a scorazzare con la Papamobile cabriolet – non è chiaro se si tratti di un modello nuovo o se è stata modificata quella di Ratzinger.Se fosse un modello ex novo, dimostrerebbe come ha risparmiato sull’anello e altri paramenti, ma il grosso del grano, se l’auto scoperta non è stata regalata al Vaticano,  questa sia un eminentissimo spreco, alla facciaccia dei poveri –  iniziando a fare numeri su due ruote alla Remi Julienne, famoso stutman cinematografico del cinema italiano degli anni ’70 e ’80.

Un Papa che afferma di rivolgersi ai poveri, i primi che darebbero anche il loro sangue se la Chiesa lo chiedesse, ma bisogna capire a che poveri si rivolge: ossia a quelli di spirito, i poveri di salute, di speranza, oppure ai poveri di cuore, ma ricchi nel portafoglio? È troppo fumoso e populista parlare di poveri, usandoli per la propria propaganda e per farsi bello agli occhi del mondo...

Inizia, piaccia o no, un papato che sotto certi punti di vista appare, si ribadisce appare, di rottura con il passato. Ma non va dimenticato che Bergoglio era il diretto antagonista nel precedente Conclave do Ratzinger e questo lo pone in una situazione non di outsider, perché facent parte del sistema da anni, dove il popolino, manipolato anche dai media, si lascia incantare e incaprettare dalle apparenze, dalla gestualità, ma poi, come per Obama, è alla lunga che si vedono con quali poteri starà per rimanere sulla cresta dell’onda, senza creare eccessivi fastidi ai veri poteri che comandano in Curia. Sì, perché va detto che Ratzinger faceva comodo perché era un teologo interessato a scrivere libri, Giovanni Paolo II a viaggiare,bighellonando e facendo  show in giro per il mondo, ed hanno lasciato la Barca di Pietro che venisse retta da altri. Dove piaccia o no, è dal 1978 che non siede un Papa italiano sul soglio Pietrino, perché che gli stranieri sono più manipolabili a livello linguistico in Curia, in quanto devono leggersi documenti non scritti nella loro lingua materna e si vedevano costretti, come accadrà anche a Bergoglio. a farseli in parte “premasticare” da altri.

Le bizzarrie di Papa Francesco saranno accettate in Curia fino a quando si limiterà ai gesti d’apparenza per accalappiare i miti, gli umili: il maggior bacino del mercato delle questue della Chiesa fin dagli esordi. Perché fino a quando coltiverà il suo orticello di fedeli, senza mettere le mani dentro i gangli del potere, “Nel porto delle nebbie”, come diceva Giovanni Falcone, sarà libero di muoversi come vuole, ma poi, nel caso dovesse andare a pestare troppi calli, alluci e testicoli ai veri poteri forti, beh, la musica potrebbe cambiare in modo molto amaro e improvviso.

La Chiesa, specialmente la Curia romana è sempre campata da papa grazie alla tradizione e anche la rottura dei presunti schemi fa parte della tradizione, a patto che non siano da ostacolo alla gestione del potere, non solo per quello delle anime, ma anche per quello economico, paradossalmente legati come il Serpente del Paradiso terrestre che circuì Eva. Il ruolo nei prossimi anni di Papa Francesco sarà di rinverdire i fasti mediatici e le adunate oceaniche di fanatici che furono per quasi trent’anni appannaggio di Giovanni Paolo II e che Benedetto XVI, freddo e teutonico, si è trovato a proseguire sul solco tracciato dal predecessore, a malavoglia.

Intanto l’inizio del Pontificato sembra che abbia già inanellato un clamoroso fiasco di pubblico, di share e di gradimento. I media la settimana scorsa parlavano di circa un milione di infedeli – secondo le religioni non cristiane – a Roma per la celebrazione odierna, mentre oggi, fonti giornalistiche televisive hanno parlato di non più di 350mila persone, 1/3 dei previsti, sebbene i costi per la Pubblica Amministrazione capitolina, visto che ci stava anche la metropolitana e i servizi pubblici gratis fino alle 14.00, da e per Piazza San Pietro, ancora una volta dimostrano come questi grandi eventi andrebbero delocalizzati fuori dalla capitale, fuori dall’Italia, in quanto oggi come in passato i fasti dell’ex Stato Pontificio si reggono sulle spalle della plebe, su cui indirettamente ricadono i costi economici e i disagi che certi eventi comportano.

Chiaramente Papa Francesco non è responsabile di tutto ciò, ma adesso egli è il monarca assoluto di questo meccanismo vaticano e se volesse veramente tenere fede al suo tanto blaterato interesse per i poveri, per gli ultimi, dovrebbe comprendere che certi grandi eventi sono economicamente dannosi per Roma, a livello di spesa pubblica, e che da questi agapi gigantesch,ne traggono vantaggi economici sempre i soliti “ignoti”, ossia i soggetti privati, a partire dai venditori di paccottiglie, pardon souvenir, agli albergatori, ai ristoratori, anche se la maggioranza dei presenti anche quest’oggi a Piazza San Pietro erano cittadini romani e o  Italiani che hanno fatto il classico turismo religioso mordi e fuggi, portandosi da casa pane e companatico, spendendo meno possibile e viaggiando magari utilizzando le agenzie di viaggi che in modo diretto  o indiretto  sono riconducibili ad stato straniero: lo Stato Città del Vaticano, contribuendo ad arricchirlo, alla faccia dei poveri, che pagano per tutti..

In ogni caso stiamo sereni: Papa Francesco non cambierà nulla di sostanziale nella Curia romana. È troppo attaccato e ama la vita per fare il martire, non della Fede, ma contro ingordigia e la sete di potere politico-affaristico-religsa, perché la Chiesa si sa, nella sua storia è piena di Papa morti… improvvisamente…

Marco Bazzato
19.03.2013

giovedì 14 marzo 2013

Habemus Papam, Jorge Maria Bergoglio: Papa Francesco

Alla fine hanno eletto un argentino, che si è auto battezzato: Francesco, ossia Ciccio o Checco e che secondo il quotidiano online, Leggo, fin da ragazzo camperebbe con un solo polmone (1).


Lo show del conclave è durato, grazie al Signore degli Inferi, solo due giorni, al quinto scrutinio, è uscita la fumata bianca, liberando Roma dalla cappa di smog che appestava l’intera capitale a causa delle fumante nere, che uscivano dal camino della Cappella Sistina, in quanto guardando la tv italiana sembrava che il mondo si fosse fermato ed esistesse solo quel fottutissimo fumaiolo, ogni tanto usato come campo base da qualche uccello,  causata anche dalla notoria assenza in Vaticano di doppiette visibili, per abbatterlo.

Lo Stato Città del Vaticano ha rispettato tutti i tempi televisivi concordatari, con la fumata bianca partita poco dopo l’inizio del TG3, per poi attendere fino alle 20.21, l’uscita di Papa Francesco, Checco Ciccio, visto che per avere un maggiore effetto scenico,e Papa Francesco Checco Ciccio, da buon pastore ha pazientemente atteso  agnelli, pecore, capre e caproni, il comandante in capo della Barca di Pietro, riempissero Piazza San Pietro fino all’inverosimile, colma così anche di  sardine, scardole e tinche, triglie e acciughe.

Quando giornalisti, telespettatori e pubblico di adepti e/o fedeli, dipende dai punti di vista,  in Piazza hanno compreso, dopo l’Habemus Papam –  scopiazzato di santa e sana pianta dal film di Nanni Moretti – che il nuovo Maestro Costruttore di Ponti,   è un extracomunitario argentino,, hanno forse pensato che non era Belen Rodriguez, e ci sono stati alcuni interminabili secondi di gelo, di shock, di terrore assoluto. I giornalisti sono stati i più lesti a riprendersi. Iniziando a snocciolare alcuni dati di questo Bergoglio: avi piemontesi, ordinato sacerdote a 33 anni – mistica cifra cabalistico massonica, eletto al soglio pontificio a 76 anni, vetustello che non dovrebbe campare molto, dopo che nel conclave precedente aveva, si è fatto volutamente sorpassare nello sprint finale l’attuale Papa Emerito, Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, e cosa forse peggiore e/o migliore di tutte: gesuita. Sì, perché non dobbiamo dimenticare che i gesuiti furono collaborazionisti intransigenti e ligi alla corona spagnola, Conquistadores  col motto: “Siamo venuti per servire Dio, il Re e anche per diventare ricchi.” Risultato? Le civiltà precolombiane spazzate via a suon di cataste di cadaveri o convertite a forza al presunto Unico e Vero Dio… il denaro?

E infatti la scelta del nome: Francesco, in omaggio al vero e unico morto di fame con la tonaca, il poverello d’Assisi sembra quasi una cannibalizzazione della holding della Compagnia di Gesù,  nei confronti di un ordine rivale, quello dei confratelli francescani, dove il nuovo Pontefice potrebbe “prendere le armi” della fede, ma non solo, dando nuovo impulso alla teologia della liberazione (2).

Alla fine il Francesco – Ciccio  Checco è uscito. La prima impressione? Apparentemente sembra un buon diavolo mite, di buon cuore, quasi bonario e pacioso e come un attore consumato, abituato ai palchi sopraelevati degli altari ha iniziato il suo pontificato con un alcune frasi:

 «Fratelli e sorelle, Buonasera! Voi sapere che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma ora siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo. Grazie! E prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, che il Signore lo Benedica e la Madonna lo accudisca.», con una preghiera pubblica del Padre Nostro, dell’Ave Maria  e  un Gloria al Padre, e a differenza dei due predecessori niente “umile servo nella vigna del Signore” del tedesco o “se mi sbaglio mi corrigerete” del polacco.

Poi però l’uomo ha lasciato posto al Papa, e anche qui, la prima impressione è stata positiva: riesce a fare gruppo, comunella, con una spiritualità da curato di campagna degli anni ’60 italiani, una spiritualità diretta e asciutta e proprio per questo più calzante anche con i desideri degli adepti e/o fedeli, sapendo creare un  buon feeling con versatori all’offertorio domenicale e se italiani, ossia con coloro che anche firmano  per devolvere l’otto per mille alla Chiesa Cattolica. Ma non è per questo che Francesco Ciccio potrebbe non piacere alla curia Romana, ma per la quasi somiglianza fisica con Albino Luciani, Giovanni Paolo I, che regnò per 33 giorni –  come i 33 gradini del Rito Scozzese Accettato –   somiglianza che non essere di buon auspicio per saldare una cambiale con scadenza 2020/2025n quanto potrebbe diventare inesigibile, causa trasferimento in un non luogo – Aldilà, Paradiso – in tempi molto più recenti, mesi, o al  massimo non più di un lustro…oppure dando le dimissioni. Ma non avendo dentro la follia razionale del tedesco, sarebbe impossibile, anche se è interessante sognare la convivenza di due Papi Emeriti entro le mura Vaticane e con un terzo al potere… creando così una fotocopia del Parlamento italiano, pieno di vegliardi inutili, nominati senatori a vita, che ritirano ogni mese il ricco bottino senza dare alcun contributo al Paese.

Papa Francesco – Checco Ciccio potrebbe essere un Papa amato dalle masse filo clericali, ma potrebbe trovare le sue nemesi, i suoi antagonisti naturali all’interno dei palazzi curiali romani che non amano il cambiamento, anzi preferiscono avere, come tutti i politici, non importa se con le gonne, pardon tonache o in giacca e cravatta, varie poltrone – quindi prebende – su cui poggiare comodamente le natiche.

Resterà da vedere come si adatterà Papa Francesco –Ciccio Checco ad avere la testa verso l’alto, non a testa in giù, come accade nell’emisfero meridionale, correndo il rischio che polpacci e caviglie gli si gonfino a dispetto della testa, proprio a causa della posizione capovolta, per lui, del mondo, qui, nell’emisfero settentrionale.

In ogni caso le strategie politiche dal Vaticano hanno cercato di guardare in primis al portafoglio dell’ex Stato Pontificio. In quanto un papa americano sarebbe stato mal visto dagli islamici e cattolici, filo vaticani negli U.S.A. sono una sparuta minoranza, generati miseri utili, mentre l’ingrasso per i prossimi trent’anni sarà assicurato ora dall’America Latina, in seguito dall’Asia, quando il Vaticano si deciderà a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese,  rompendo le relazioni diplomatiche con Taiwan, visto che non è il gigante – la Cina –  che deve riconoscere per primo la pulce – lo Stato Città del Vaticano – e infine l’Africa. Tre continenti che attualmente sono il maggior bacino di vocazioni e di creduloni, pardon, di fedeli, che forniscono materie prime: preti e denaro, alla Casa Madre, ossia lo Stato Città del Vaticano.  Perché oggi come quasi 2000 anni fa, come disse il grande Giuda Iscariota, i trenta denari fanno sempre comodo a tutti.

In ogni caso, qualunque sia il suo destino prossimo o venturo, il tutto è nelle mani del suo Dio, e ai comuni mortali, che stanno imparando ad amare l’uomo, il Cardinale, Jorge Maria Bergoglio (3), che a differenza degli argentini non lo conoscono, auguriamo, come dicono i vulcani nani:«Lunga vita e prosperità», perché indipendentemente che il suo pontificato sia breve o lungo, l’uomo Jorge Maria Bergoglio, ha già aperto i cuori di molti e molti potrebbe aprine, sempre che non rimanga imbrigliato entro le maglie della curia e dei giochi di potere romani.
Evviva, quindi, a Papa Francesco, venuto per noi dell’emisfero settentrionale da un mondo capovolto.

Marco Bazzato
14.03.2013

domenica 24 febbraio 2013

Le ingerenze Vaticane sui media italiani


È stato un attacco continuo a tutta “Mitra” quello condotto dalle gerarchie vaticane nei confronti dei media stranieri, ossia dell’Italia, ma non solo. Prima ci si mette padre Lombrardi, direttore della Sala Stampa Vaticana e poi il Cardinale Bertone, che accusa la stampa di “Falsità per condizionare il Conclave” (1).

Non si crede che l’Italia e i media italiani, per quanto proni al potere, ossia editore di riferimento, inserzionisti pubblicitari e aiuti di Stato, secondo le modalità prescritte dalla legge, meritino l’ingerenza di un Segretario di Stato, Stato – il Vaticano – che campa e si ingrassa grazie anche agli errori storici del fascismo che firmò i Patti Lateanensi, di Craxi, fino agli “aiuti dello Stato italiano” e ai numerosi benefit che questi riceve, ultima e non meno importante la stupidità patologica di quegli italiani che firmano per l’otto per mille, finanziando uno Paese straniero.

Lo sanno tutti che entro le mura dello Stato Città del Vaticano la libertà di pensiero e i diritti umani, sono quasi inferiori a quelli della Corea del Nord, con tanto di scene di cannibalismo e vampirismo eucaristico che si reiterano simbolicamente nel mondo cattolico, frutto della diffusione della primitiva setta cristiana da parte di San Pietro e Paolo apostoli e  via  via tutti gli altri..

Ma come? Il Vaticano che non ha mai avuto timore nel corso della sua storia di fare comunella con i peggiori regimi dittatoriali del Pianeta, oggi, come un bambino impaurito, teme la libertà di espressione? Evidentemente all’interno di quella dittatura monarchica è poco chiaro il concetto di pluralità, dove l’ecumenismo cattolico, interpretato laicamente significa omertà e silenzio. Significa nascondimento degli errori, orrori, gettati sotto il tappeto, non per quanto commesso in nome di un loro dio, ma per il “sacro” terrore di perdere prestigio e potere economico e psicologico.

Il Bertone dovrebbe spiegare alla stampa italiana come tutti i membri del Conclave, uno a uno, possono essere deviati, traviati, condizionati dalla stampa antagonista e nemica del clero, perché altrimenti significherebbe che la loro fede nei confronti dell’Istituzione vaticana è fondata sulla sabbia e non sulla Pietra, come richiedeva duemila anni fa il mitologico fondatore di questa dottrina e che gli ammessi al Conclave sono persone psicologicamente deboli e condizionabili. Senza dimenticare tra l’altro, che proprio perché sono giunti a portare gli zucchetti cardinalizi, sono scafati a ogni genere di intrallazzo, politico, anche corrotto, atti contro natura e brutalizzazione dei neofiti che venderebbero il cxxxo, pur di fare carriera, di sgambetti e religiose pugnalate alle spalle, frustate con catene e strizzate di palle al cilicio, il tutto all’interno del Paese più misogino della storia umana.

L’Italia, se fosse un Paese intellettualmente libero e laico, farebbe partire alla luce di questi attacchi di inusitata violenza verbale, una rappresaglia diplomatica degna dell’assalto di Fort Alamo, o della Battaglia di Little Big Horn, interrompendo, come segno di vibrata e vigorosa protesta, la fornitura di luce, acqua e il blocco delle acque nere, sicura che lo Spirito Santo verrà in loro aiuto, mondando e purificando le acque, illuminandoli l’intero ex Stato Pontificio, con la Spirituale luce elettrica, tagliando finalmente le catene da questo mondo secolare, recidendo, una volta per tutte, il cordone ombelicale che lega lo Stato Città del Vaticano all’Italia, con gran gioia di tutti gli italiani…

Bertone fa demagogia: i cardinali in Conclave non hanno né giornali e tablet. Il condizionamento? Lo Spirito Santo..se esiste, è comunque “bandito” dal Conclave,  potrebbe condizionare, positivamente, l’elezione!

È chiaro che Lombardi e il Bertone, con questo attacco furioso contro la libertà di informazione, indirettamente hanno confermato la veridicità di quanto scritto dai media. Si auspica che si continui a rimestare nel torbido Vaticano, snidando almeno un po’ una piccola parte del lerciume figlio di “Demonica” che lo copre come un mantello di putridume, nequizie e altre amenità umanamente figlie delle debolezze umane, o come si usa dire in Vaticano per deresponsabilizzarsi.  figlie di Satana…

Marco Bazzato
24.02.2013


mercoledì 20 febbraio 2013

Benedetto XVI “morirà” il 28.02.2013 alle 19.59’.59’!’


Il conto alla rovescia delle dimissioni di Benedetto XIV continua. Secondi, minuti, ore, giorni, fino alle fatidiche ore 19.59’.59’’ del 28.02,, quando, acceso il TG1, sarà già a Castel Sant’Angelo in pantofole e giacca da camera, con un  Cohiba tra le dita, gentile omaggio di Fidel Castro e un bicchiere di brandy invecchiato qualche centinaio d’ani, pronto a godersi la pensione, come ogni vecchietto che viene rinchiuso e gettata via la chiave, in un ospizio!

Benedetto XVI…che se lo si guarda bene sugli occhi viene fa venire mente lo sguardo di Jack Torrance di Shining. – dal romanzo omonimo di Stephen King – e/o Leonard Lawrence, detto Palla di Lardo di Full Metal Jacket, capolavori entrambi diretti da Stanley Kubrick, per la storia e un papa che se l’è svignata dalle responsabilità e come mai come in questo momento, l’intero popolo della cristianità cattolica universale romana si appresta a gridare ad alta voce, alle 19.59’.59’’

«Benedetto XVI è morto! Viva Joseph Ratzinger !»

È in fatti, pur non ritrattando di una virgola quanto scritto nell’articolo: “Benedetto XVI ha tradito – come Giuda – il ruolo di vicario di Cristo?” (1), a Joseph Ratzinger va dato, vista l’età avanzata, il perdono cristiano e l’onore delle armi per l’inaudito coraggio dimostrato nel lasciate la Barca di Pietro, in mezzo al guado, al suo destino, come fanno i topi quando sanno che la bagnarola affonderà.

Dare rispetto a questo vecchietto stanco e sfiduciato della melma che alberga in seno alla “Sacre” mura vaticane sarebbe un imperativo, se l’uomo Ratzinger non fosse stato per decenni uno degli ingranaggi del sistema, una ruota, oliata, secondo gli ordini del Padrone, dell’ex Sant’Uffizio, il famigerato Tribunale dell’Inquisizione, del mitico e l’inarrivabile Torquemada, sbanchettato in Tribunale per la Dottrina della Fede, e non poteva non sapere, visto che per decenni era stato l’uomo ombra di Giovanni Paolo II, come funzionasse lo Stato Città del Vaticano.

Ma all’apertura del Conclave, salvo scherzi di Benedetto XVI, che potrebbe ritirargli lo zucchetto cardinalizio, ci sarà anche il “Santo protettore dei preti pedofili”, ossia l’immaginifico e indiscusso difensore dell’ortodossia vaticana, nemica degli scandali, perché abbassano il fatturato: il Cardinale Roger Mahoney, che molti segretamente, vorrebbero papa subito in modo che possa avere non solo l’immunità diplomatica dal suo essere Capo di Stato, ma che possa tentare di bloccare non l’emorragia di fedeli nelle chiese americane, ma il salasso economico che i “sedicenti” violentati da preti, continuano ad accampare , grazie alla complicità dei tribunali secolari, che  sono diventanti nemici del vero Dio e della vera Fede.

Se la cosa non fosse tremendamente seria ci sarebbe, se non da ridere per quanto poco, da piangere.

Giorno per giorno inizio a pensare che Ratzinger, grazie all’età avanzata, ne abbia avuto, come direbbero i laici, i comuni mortali, le palle piene del sistema “Vaticano”, fatto scandali, pugnalate alle spalle, giochi di potere, intrallazzi, di “…un Dio cattivo e noioso, appreso andando a dottrina” come cantava Marco Masini, in “Silvia lo sai” e che abbia preferito mettersi in panciolle, visto che alla fine si beccherà una pensioncina di 2.500 euro, non come ex Papa, ma come Cardinale in pensione, visto che il Papa non va in pensione, se non con i piedi in avanti, seguito da una nuvola di incenso.

Ratzinger, è chiaro a tutti, è stanco e potrebbe avere i giorni contati. Il condizionale è obbligatorio, visto che il riposo potrebbe rallentare il lento ma inesorabile declino fisico, che spetta a tutti gli uomini, che indistintamente raggiungono un’età vegliarda e forse i bookmaker inglesi hanno già iniziato a  “dar di quota” e raccogliere le scommesse per la sua prossima o lontana dipartita da questa valle di lacrime.

In ogni caso: Riposa In Pace, Benedetto XVI e, come dicono i vulcaniani, tradotto in inglese standard, “Live long and prosper”


 Marco Bazzato
20.02.2013


martedì 12 febbraio 2013

Retroscena sulle dimissioni di Ratzinger



Dopo lo scherzo di carnevale delle dimissioni latine di Benedetto XVI, ragionando a mente fredda, si può notare come il teatrino Vaticano sia stato recitato da pessimi interpreti del metodo Stanislavskky  (1).

Nessuno dei presenti dava l’impressione palese d’essere smarrito o sorpreso dalle parole dell’annuncio in latino. Le cose erano due: o non capivano, per dirla alla Cetto Laqualunque, “Una beata minchia”, oppure sapevano tutto. E infatti sembravano così annoiati, tanto da essere sul punto di iniziare a fare le pulizie nasali di primavera con le dita con largo anticipo. Ad avvalorare questa seconda ipotesi ci sta la risposta del Cardinale Angelo Scola, dove basta osservare il filmato: non andava a braccio, ma leggeva un testo, in italiano, preparato in anticipo, visto che anche la scelta dell’annuncio in latino, lingua ufficiale dello Stato Città del Vaticano, assieme all’italiano, è stata fatta per aumentare l’aurea e l’alone di misticismo nei confronti della presunta libera scelta di Benedetto XVI di diventare, come si dice per una regina che abdica, la Regina Madre.

Mettiamo il caso che abbia deciso liberamente e in piena coscienza d’abbandonare l’incarico, quali potrebbero essere le motivazioni? Sicuramente è vetusto, ma non sembra avere un piede nella fossa o che sia pronto per l’ospizio e la sedia a rotelle, anche se è vero che negli ultimi mesi si muoveva sempre con maggior difficoltà e la voce spesso era incrinata.

Quindi, i motivi possono essere ben altri: il primo fra tutti, a detta di molti, lo scandalo Vatitanleaks (2), dove il perdono al maggiordomo fedifrago è stato dato a velocità curvatura, segno probabile che quando Benedetto XVI si è reso conto con che razza di ginepraio e vermaio ecclesiastico aveva quotidianamente a che fare e anche a lui sono iniziati a girare teologicamente parlando, i tedeschi maroni.

Probabilmente era anche stanco di dover spalare fuori dal cupolone vaticano, quegli zozzoni depravati pervertiti e invertiti di preti pedofili, che anche per via delle cause impiantate in mezzo mondo stanno disossando le casse delle varie diocesi, fino a minare quelle vaticane, già figlie di un tremendo rosso purpureo, non certo figlio dell’augusto lustro cardinalizio, visto che i fedeli, a ragione, scappano verso altre sette più sicure e/o meno mendaci, o per quanto poco con ministri meno sessualmente pervertiti di quelli coperti per decenni da tutti i gerarchi ecclesiastici sparsi per il mondo.

Ma forse il problema non erano manco i preti pedofili…lì basta riempire di pecunia le vittime e queste, felici come la Passione del Venerdì santo, godono di gioia, grondanti di denaro.

 No, il vero problema potrebbe essere il ciclone economico che si sta scatenando attorno al Monte dei Paschi di Siena e all’affare Antonveneta, che vedrebbe coinvolto ora come allora lo IOR, la banca Vaticana.

Già, perché per chi non lo ricordasse la Banca Antonventa h dentro il “il peccato originale” del Banco Ambrosiano (3), che vide coinvolto al tempo Roberto Calvi (4), Michele Sindona  (5) e Paul Marcinskus  (6), l’unico morto nel suo letto, a differenza di Calvi, Sindona e della presunta morte violenta di Giovanni Paolo I.  “Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria” – Paul Marcinskus

E visto che la storia sembra che stia per ripetersi: Benedetto XVI ha deciso e chi può dargli torto, di lavarsene pilatisticamente le mani, stanco d’essere usato come paravanto dei liquami tossici che ammorbano la barca di Pietro e lo scandalo MPS, che vede coinvolta la Fondazione MPS, proprietaria del 30% dell’MPS,  e sembrerebbe anche lo IOr (7), senza dimenticare che dal 1 gennaio erano stati bloccati i bancomat facenti capo alla Banca dello Stato città del Vaticano, essendo la “Santa Sede” inserita nella black list degli Stati canaglia in tema di antiriciclaggio (8).

La Chiesa e lo Stato città del Vaticano stanno passando un gran brutto momento in Europa e negli Stati Uniti, visto che le vocazioni sono in calo drastico e l’emorragia di fedeli e di riflesso chiese vuote e crollo delle offerte, sta portando forse il Vaticano all’idea di destabilizzare o la Cina, con un Papa asiatico o l’Africa, eleggendo un Papa nero, come cantavano i Pittura Freska al Festival di Sanremo nel lontano 1997 (9), segno del secolarismo relativista imperante in seno al Vaticano, visto che fino all’avvento di Daniele Comboni, per i cattolici, gli africani erano considerati, in virtù del colore della pelle, esseri privi di anima, generando così il rischio che l’Italia veda aumentare indiscriminatamente l’immigrazione cinese o africana.

In molti si chiedono perché proprio ieri, una risposta forse è stata data ieri proprio dallo scrivente (10), anche se non è impossibile non pensare che l’abbia fatto per non essere costretto a sorbirsi i riti stancanti e snervanti della Settimana Santa, partendo dalla Lavanda dei piedi, la Via Crucis e la Veglia Pasquale, una tre giorni di Passione che non sono uno scherzo manco per un maratoneta professionista, magari dopato per non sentire la fatica, figurarsi per un vecchietto, che per quanto ancora quasi arzillo e pimpante, alla veneranda età di ottantacinque anni, preferisce anche in quei giorni andarsene a letto presto e svegliarsi la domenica mattina con il sole già sorto e il Cristo, secondo tradizione, Risorto.

Benedetto XVI fa un passo indietro, ma Ratzinger ne fa dieci avanti, lasciando che da qui a poche settimane i cardinali si rinchiudano nello “scannatoio” nella Cappella Sistina per il Conclave, bruciando al termine di ogni votazione i pizzini (11), perché non deve rimanere traccia storica dei dissidi e dissensi circa le votazioni del Conclave, anche se alla fine i giochi e le alleanze vengono sempre fatti fuori dall’ufficialità del voto, nei momenti di convitto o nelle pause…. 

Ratzinger ha scelto, fino a quando non saranno sistemati i lavori nell’ex convento di clausura “Mater Ecclesiae “ di soggiornare Castel Gandolfo, godendosi lo spettacolo del Conclave da uomo libero, che terminerà d’essere papa il 28 febbraio 2013 alle ore 20.00, con la rottura dell’Anello del Pastore e la sua “deportazione” nei nuovi alloggi, in tempo giusto per la fine del TG1 (12), sperando che entro quella data siano state rese pubbliche le reali condizioni di salute, visto che quest’oggi in Sala Stampa, padre Lombardi, ha smentito che Ratzinger sia ammalato gravemente, a parte gli acciacchi dell’età. Ma come è stato fatto notare ieri da alcuni vaticanisti, il Vaticano abitualmente smentisce solo le notizie vere, mai quelle false e infondate.

Comunque sperando anche che sempre entro il 28.02.2013 alle ore 20.00 sia chiarita la posizione di Ratzinger, in quanto alcuni giornalisti asseriscono che tornerà ad essere un semplice Cardinale, altri Vescovo di Roma emerito, mentre altri affermano che sarà un Papa senza più poteri, insomma…un vero “burdello”, che fa pensare alla canzone di Domenico Modugno “Il vecchietto dove lo metto” (13), nella speranza che si avveri o non si avveri la gaffe o il vero retro pensiero che esternò  Mario Monti al Papa,  quando visitò Castel Gandolfo, dove quando questi gli ha elencato il le bellezze  del luogo etichettandolo come un paradiso e Mario Monti rispose, ma Lei merita il Paradiso…” (14).

Marco Bazzato
12.02.2013