martedì 30 luglio 2013
Consigli utili pe chi vuole farsi svaligiare l’appartamento in vacanza
lunedì 6 dicembre 2010
Commercio illegale di animali provenienti dall’est Europa

Sta giungendo a grandi passi il Natale, festa che a parte pochi casi di religioso ha ben poco, e da settimane si moltiplicano i sequestri di animali provenienti dall’est Europa, prelevati dalla cucciolata in tenera età, privi di vaccini e spesso costretti a viaggiare in condizioni poco salutari per la loro fragile salute. I servizi giornalistici televisivi però puntano principalmente l’indice contro coloro che sono considerati dei trafficanti senza cuore, ma vanno sfatati alcuni luoghi comuni tipicamente italici. In primo luogo la sensibilità nei confronti degli animali nei paesi dell’est, per fortuna, deve ancora raggiungere i livelli patologici italiani. Lì infatti un cane o un gatto sono ancora solo dei cani e/o gatti, e non caricati dell’umanizzazione tipica dei cosiddetti paesi industrializzati. E nei paesi dell’est quando risultano delle eccedenze di produzione si preferisce, a ragione, addossarli a dei grulli micragnosi, che ben sanno che il prezzo che andranno a pagare sarà più basso di quello di mercato,ma se ne fottono. In fin dei conti potrebbero tranquillamente ammazzarli, gettarli in qualche cassonetto dei rifiuti dopo averi dato qualche mazzata ben assestata in testa. Invece a modo loro tengono, come gli italiani, il cuore a destra e il portafoglio a sinistra, e vendendo gli animali a soli 30 Euro a pezzo è come se garantissero loro la vittoria al terno al lotto della vita, scaricando la patata bollente agli animalisti dell’Europa Occidentale.
Le leggi basilari dell’economia, anche quella clandestina, dicono che per esserci offerta ci deve essere domanda. E infatti la domanda nasce dai cosiddetti “animalisti con le pezze al culo”, che a parole si getterebbero in un canale per salvare il pulcioso, ma nei fatti per risparmiare qualche centinaio di euro non si fanno scrupoli ad acquistare animali di dubbia provenienza, privi dei certificati veterinari legali che ne attestino il buon stato di salute. Ma si sa, devono accontentare i pargoli che vogliono, per i mesi invernali e primaverili, il cucciolo nuovo, salvo poi prima di partire per le ferie, abbandonarlo per strada, visto che alla fine il costo d’acquisto è stato irrisorio.
I sentimenti di questi animalisti accattoni sono ballerini come quelli di un ubriacone che si mette a sbraitare davanti ad un bordello, chiedendo che venga chiuso, perché visto il tanfo che emana, il buttafuori nemmeno si sognano di farli entrare. E il bello di questi loschi figuri è che nascondendo le origini dell’est europeo dell’animale, poi hanno anche la sfrontatezza d’andare a puntare l’indice contro coloro che li maltrattano, fingendosi indignati, mentre questi “San Francesco” dei coatti hanno dimenticato o fingono di non ricordare che l’animale che ora dicono di amare, è stato acquistato a sottocosto, come se fossero andati ad una svendita di rigattiere imbroglione.
Non è il caso di indignarsi, ma esistono degli animalisti più pulciosi del loro protetti se comprano animali al mercato nero, per spilorceria, ma esistono amanti degli animali e sonno la maggioranza , che sono persone degne di ogni rispetto e considerazione perché sanno dare il giusto valore – non patologico – all’animale d’affezione. Quest’ultimi dovrebbero essere i primi che vanno a denunciare i comportamenti bestiali degli animalisti della domenica, di coloro che sfoggiano il loro bell’amico a quattro zampe, avendo magari la faccia tosta d’andare a dire in giro che è stato un affare.
Prendersi un animale da compagnia non è una moda, un capriccio da bifolchi, ma è una responsabilità che solo le persone intelligenti e dotate di un intelletto equilibrato dovrebbero prendersi. Mentre per sfortuna si assiste a un mercimonio animalistico che odora peggio della Simonia, solo per il gusto di sfoggiare con le amiche o i compagni di merende l’ultimo modello di cane di razza pregiata, fregandosene se è stato portato a casa più morto che vivo e soprattutto privo, o con documenti veterinari falsi, e questi sono moralmente più colpevoli degli stessi criminali che effettuano i trasporti illegali, o di coloro, che pur sapendo dal triste destino che potrebbe accadere durante il viaggio verso occidente, vendono a prezzi da fame, i loro animali.
Certi pseudo animalisti sono la feccia di coloro che amano gli animali, una razza indegna che nel caso acquistasse animali al mercato nero dovrebbero essere costretti a viaggiare per almeno un migliaio di chilometri nelle stesse condizioni dei loro “amati”.. Forse così ci penserebbero un'altra volta prima di non imparare d’accertarsi della vera provenienza degli animali che dicono d’amare.
Un invito a tutti i taccagni che acquisteranno animali sottocosto: si spera che vi attacchino il cimurro e la rabbia. Se proprio volete risparmiare andate in un canile e accontentatevi di quello che passa il convento, perché l’animale, se proprio lo si vuole, dovrebbe essere un animale d’affezione e non da sfoggio come una pelliccia pregiata, acquistata per far si che le amiche della moglie siano invidiose.
L’animale per certi animalisti bifochi non è un essere da affezione, ma un modellino griffato da sfoggiare, da mostrare, da portare a passeggio al parco, possibilmente senza museruola e sacchetto raccogli escrementi, tanto se gli altri li calpesteranno, dice il proverbio, “La merda porta denaro”.
Puntare l’indice da parte degli italiani orbi solo contro i Paesi dell’est che esportano illegalmente le eccedenze canine e feline è un insulto alla ragione, perché gli italiani non si rendono conto che vendere unna cucciolata per 150 Euro è una miseria, ma i veri miseri sono gli italiani che avendo uno standard economico più elevato dei Paesi dell’est si comportano da morti di fame, peggio dei venditori, perché per una famiglia dell’est la vendita potrebbe significare la sopravvivenza mensile, mentre per gli italiani, spendere 100 euro per un cucciolo al mercato nero equivale a mangiare e ingrassarsi sopra, risparmiando, rispetto al reale valore di mercato, sulle povertà altrui.
I veri banditi e criminali di questo truce commercio non sono i poveri dell’est Europa, ma i ricchi dell’Ovest Europa, Italia compresa, che con le loro richieste fanno muovere questo commercio clandestino e criminale, giocato sulla pelle degli animali e sulla pelle di poveri cittadini dell’Est, anch’essi l vittime della diffusa illegalità transnazionale.
Marco Bazzato
06.12.2010
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lunedì 6 luglio 2009
Giovanardi: sanatorie per colf e badanti
Sarebbero circa 500 mila tra colf, badanti e babysitter clandestine, che se l’Italia avesse veramente “le palle” dovrebbe espellere senza tanti complimenti, liberando così quasi mezzo milione di posti di lavoro per gli italiani, ed applicando nei confronti dei datori di lavoro le pesanti sanzioni pecuniarie approvate dall’Unione Europea, proprio per contrastare il fenomeno.
Ora i partiti politici tremano, non tanto per i cittadini extracomunitari che potrebbero essere rispediti seduta stante fuori dai confini europei, senza tanti complimenti, ma per il timore della rivolta dei ricchi, per paura della rivolta di coloro che detengono in casa, in nero, collaboratori familiari , per risparmiare sui contributi. Nessun quotidiano, troppo impegnato a proteggere le clandestine, ha fatto i conti dell’evasione contributiva che i datori di lavoro hanno sottratto alle casse dello Stato in questi anni. La politica, facendo leva sul pietismo becero, sta usando colf, badanti e babysitter clandestine come scudi umani, affinché i disattenti non aprano gli occhi, su chi sono i veri responsabili di queste situazioni di irregolarità penale e fiscale diffuse come una pandemia nazionale.
Si mente anche quando si afferma che in questi casi si colpirebbero i soggetti più deboli, colf e badanti, in quanto appare chiaro che i veri soggetti deboli, che stanno facendo pressioni su ogni galoppino a contatto con i politici, sono i datori di lavoro, gli sfruttatori di manodopera clandestina, e che al pari degli sfruttatori degli stagionali – spesso raccoglitori di pomodori e/o frutta – andrebbero scovati e puniti, amministrativamente e penalmente, senza pietà, in quanto LADRI, CHE DERUBANO LO STATO E I CITTAIDNI, TRAMITE L’EVASIONE CONTRIBUTIVA.
A questo punto per rompere le uova nel paniere di un governo nazionale, sempre più n crisi sotto il profilo internazionale, sarebbe bello che le colf e le badanti clandestine, si riunissero in comitati, denunciando, visto che devono essere espulse dall’Italia, i datori di lavoro, specie se assunte senza contratto e senza la regolare documentazione. Tanto, a quel punto, se devono andare a fondo, ritornando in patria, che trascinino nel fango e nel pubblico ludibrio gli SFRUTTATORI DEL LAVORO NEROI DEI DATORI DI LAVORO.
Ora scende in campo anche la CEI, Conferenza Episcopale Italiana, forse anche molti sacerdoti hanno badanti o perpetue extracomunitarie che pagano in nero e hanno paura d’essere accusati di sfruttare la manodopera clandestina?
Nessun politico, come nessun quotidiano, ha posto l’accento sul fatto che rimandando a casa loro mezzo milione di clandestine, si libererebbero subito quei posti di lavoro per gli italiani, che probabilmente non avrebbero problemi a chiedere il pagamento dei contributi, sapendo di non essere in condizione d’inferiorità contrattuale, oppure, visto che nessuno ne parla, datori di lavoro e dipendenti potrebbero perdurare nel pagamento in nero, ma ameno in questi casi, il denaro ricevuto verrebbe speso in Italia, facendo almeno in parte ripartire i consumi, come auspicato dal presidente del consiglio, e non inviato all’estero, tolte le spese vive in Italia, per aiutare i famigliari delle clandestine rimasti in patria.
Marco Bazzato
06.07.2009
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martedì 30 giugno 2009
La morte di Michael Jakson
Ma com’era logico gli sciacalli che c’hanno pastetggiato sopra da vivo, vorranno continuare a banchettarci sopra anche da morto. Primi fra tutti i famigliari, interessati all’affidamento dei tre figli – bianchi – del cantante deceduto il 25 giugno 2009, dopo aver pagato, cause legali premettendo, i debiti.
Ed è attorno ai tre minori, che non possono essere in i figli biologici di Jakson, in quanto è impossibile che da un padre di colore, sbiancato artificialmente, non nasca nemmeno un figlio mulatto o meticcio, se si vuole essere politicamente corretti, o no. E sarebbe bellissimo, che i donatori del seme, i veri padri biologici, tanto per aprire un nuovo scandalo, si facessero vivi, reclamando una paternità impossibile da ottenere, ma dividendo, nell’ attesa delle sentenze di giudici, i tre fratelli, tanto per lasciare per un po’, con un pugno di mosche, quanti vogliono i figli per tenersi l’eventuale malloppo, depauperato da debiti e parcelle legali, che potrebbe aggirarsi, stando alle prime stime teoriche, a circa un miliardo di dollari.
Ma sono in agguato altri sciacalli, non solo i famigliari, ma anche i tanti presunti amici, che spunteranno fuori come funghi velenosi, dalle esequie in poi, sfruttando i concerti alla memoria, per raggranellare, da miliardari poveri, facendo il classico Sold Aut. Amici, che se fossero stati tali, avrebbero dovuto aiutarlo, anche facendolo internare per farsi curare da tutte le fobie di cui tutto il mondo sapeva, ma che nel nome dell’assurdo rispetto della privacy, per il fatto che era un artista, non doveva essere fatto, visto che per il suo enturange non era altro che una mucca da mungere, fino all’avizzimento.
Le foto che mostravano le sue tragiche condizioni di salute, con lui in carrozzella, avevano fatto il giro del mondo mesi fa, eppure sembra che la situazione anziché evolversi verso un ristabilimento, sia andata via via peggiorando, fino al decesso.
I lati oscuri, se mai saranno dissipati, verranno resi pubblici forse tra anni, per non intaccare la memoria, come è ipocritamente in uso, o centellinati col contagocce, se l’emozioni – ergo le vendite dei dischi, che saranno riproposte in Great Hits fino alla nausea, in tutte le salse, senza contare i presunti 200 inediti, foto, filmini e quant’altro i feticisti faranno a gara per accaparrarseli – scemeranno, diminuendo gli introiti dei diritti d’autore, che ora, grazie alla dipartita dell’artista, sono ripartite.
Il bello, oppure lo scherzo finale, è che i famigliari a tutt’oggi, a quattro giorni dalla morte, non hanno accesso al testamento, o ai testamenti, sebbene faccia fede sempre l’ultimo, del “caro” congiunto, bloccando di fatto anche lo svolgimento delle esequie, che il padre, bravissima persona, additato dal figlio Michael come un picchiatore, vorrebbe il 4 luglio, giorno della festa dell’indipendenza americana, dimostrando così come il vegliardo sia vittima di megalomania e desiderio d’incasso sulle spoglie mortali fatte a brandelli dalle due autopsie, del figlio.
Per avere un minimo di rispetto, non tanto nei confronti del cantante, ma nei confronti dei “presunti” figli del medesimo, sarebbe doveroso non presenziare ai funerali, ma soprattutto astenersi dall’acquistare i dischi dello, fino a quando no sarà chiarito se i figli sono il frutto di una donazione anonima di seme e di ovuli, chi siano i veri genitori, non legali, ma biologici. Per confutare questo basterebbe un test del DNA, salvo poi verificare gli atti nascita di quest’ultimi. Se a bocce ferme i tre minori non risultassero i figli naturali del cantante, e questi avesse compiuto delle illegalità, per la famiglia,, sarebbe più facile riappropriarsi delle sostanze e dei debiti del congiunto, lasciandoli in un orfanotrofio, rendendoli legalmente adottabili.
Sempre che non esca fuori un testamento chiarificatore, dove indipendentemente da tutto, il cantante, se all’atto della stesura fosse statonel pieno possesso delle sue facoltà mentali, dichiarasse non solo i suoi lasciti, ma anche la provenienza dei figli, lasciando a quest’ultimi tutti i diritti sulle sue sostanze. Allora gli eredi, che in lizza sarebbero comunque molti, compresi padri e madri biologici, dovrebbero mettersi in coda per ottenerne l’affidamento. E se i figli risultassero in tutti i casi figli biologici di madri e padri diversi si potrebbe assistere, forse, allo smembramento di ciò che resta di un inesistente nucleo famigliare.
E i legali delle parti in causa banchetterebbero di gioia per anni. Sotto, sotto è questo che tutti si aspettano, proprio per continuare ad alimentare il minto del povero cantante morto e per incrementare le vendite postume, proseguendo il dissanguamento economico, che stando ad alcuni siti, potrebbe averlo portato, stremato dalla paura di non riuscire a sostenere i 50 concerti previsti, al suicidio.
Marco Bazzato
30.06.2009
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venerdì 9 gennaio 2009
Campagna shok a Vigonza
Fonte Corriere della Sera
Ne sanno qualcosa i cittadini di Vigonza, che grazie all’assessore leghista Roberto Caon, sono rimbalzati alle cronache dei media nazionali, con un iniziativa lodevole sotto l’aspetto dell’immagine, se presa a debita distanza, ma poco comprensibile ai più non avulsi alla parlata dialettale del paese alle porte di Padova.
L’assessore, con una modica cifra, ha fatto mettere cinque autovetture sfasciate sulle aree di maggior flusso di traffico, per invitare – specie i giovani – alla prudenza, vista la moda, sempre presente, anche in quella zona che gravita direttamente sul capoluogo di provincia, di bere o essere quasi allattati a vino, adulterato con l’acqua, per proseguire poi, dall’età puberale in poi con birra, e via via, sino ad arrivare ai superalcolici, spesso ingurgiati, nei pub, locali irlandesi, per arrivare alla fine nelle discoteche o nei rave party illegali.
Peccato per alcune pecche della lodevole inizativa. La prima, sembra assurdo, riguarda le autovetture esposte, evidentemente demolite, che dalle immagini del Tg2 del 08.01.2009 delle 18.30 mostravano evidenti segni di ruggine, ma su questo ci si potrebbe – forse – passare sopra; proseguendo poi sul fatto che viene la domanda se dai mezzi sono stati estratti tutti i fluidi, come ad esempio l’olio motore, quello del cambio-differenziale, l’olio dei freni e il liquido refigerante. Prodotti che potrebbero essere rimasti nei veicoli, oppure grazie agli schianti, col tempo mostrare perdite, con rischio di inquinamento, cosa che sarebbe dovere dei vigli urbani del Comune stesso e degli enti per la sicurezza dell’ambiente, dover appurare ed eventualmente sanzionare, come abitualmente si farebbe ad ogni attività produttiva che non rispetta le leggi vigenti sui temi ambientali. Guardando le foto pubblicate da TGPaodva, e de “Il Corriere della Sera” permangono dei dubbi seri sul fatto che la sicurezza ambientale sia stata garantita nel rispetto della legge.
Ma la domanda che più angusita è come è stato trasmesso quel il tipo di messaggio, e sopratutto la “lingua” ossia il dialetto usato, che ai più, residenti e non, potrebbe apparire incomprensibile.
Ora, teoricamente ben venga l’utilizzo della lingua dialettale, visto che specie in quella zona, come in molte altre del Veneto è impossibile da estirpare, ma non vanno dimenticati altri fattori più importanti, primo fra tutti, essendo una lingua trasmessa esclusivamente per via orale, è impossibile da leggere in corsa, ancge rispettando i limiti di velocità, se non rallentando, col rischio, in caso di fermate brusche o improvvise, di causare incidenti, anzichè prevenitli. Senza dimenticare che, sebbene nella zona il 75% degli autoctoni parlino il dialtto, in quei tratti di strada transitano –fonte Corriere della Sera – circa 20 mila veicoli al giorno, e non è detto che tutti sappiano leggere il veneto, o lo comprendano.
Si potrebbe essere portati a pensare ad una forma di razzismo strisciante e mascherato, in quanto sono molti, non solo comunitati, ma anche extracomunitari che vivono e lavorano da anni nel paese e nelle zone limitrofe, specie nelle industrie calzaturire, ma non solo. Forse era volontà dell’amministratore leghista discriminare gli “stranieri” come ad esempio i cittadini itaiani provenienti o di passaggio da altre regioni, o gli stranieri, comunitari e non.
Strana anche la motivazione data dall’assessore, che per rimarcare quasi con orgoglio la scelta del dialetto ha dichiarato: «Volevamo che la gente si fermasse il tempo necessario a leggere, tradurre e comprendere il messaggio – spiega Caon – ma soprattutto volevamo parlare ai giovani e agli anziani indistintamente, a chi è colto e a chi non ha studiato. Senza contare che la lingua veneta è riconosciuta anche dalla Regione, quindi non c’è niente di male a usarla».
Parole all’apparenza sagge, ma rimane il fatto che i messaggi sono, per i veneti stessi, di difficile ed immediata comprensione, senza contare, che minoranze lingustiche a parte, nonostante siano riconosciute a livello nazionale, come ad esempio la lingua sarda, il dialetto veneto non è tra questi, ed imporlo, non solo alle persone di passaggio, ma anche agli emigrati residenti nel Comune e non, è sbagliato e segno di una chisura quasi a riccio e di una negazione del dititto di tutti di comprendere dei messaggi certamente meritevoli nelle intenzioni, mal attuato sotto tutti i diversi punti di vista.
Proviamo ad immaginare un turista straniero, con una conoscenza scarsa della lingua italiana, probabbilmente potrebbe pensare d’essere capitato in un paese, per dirla alla Marco Paolini, ne il Vajont: “...Contadini ignoranti...!”
Marco Bazzato
09.01.2009
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lunedì 1 settembre 2008
5 miliardi di dollari alla Libia
Lo dice chiaramente anche Maurizio Blondet, nemmeno questa volta tenero con la scelta del signore di Arcore, evidentemente più interessato ad arricchire i già ricchi, ed impoverire, se mai c’è ne fosse un ulteriore bisogno, un’Italia, avviata, senza trionfalismi e fanfare, ogni giorno di più, a far la fila alla mensa dei poveri.
Naturalmente il colonnello libico, ha promesso un controllo più serrato per arginare l’ondata di immigrazione clandestina, che parte principalmente dalle coste libiche, anche se visti i trascorsi passati del rais di Tripoli, visto che forse incassa Royalty anche da trafficanti e scafisti, difficilmente rinuncerà, se non per motivi di facciata, a quell’introito extra, necessario per la spesa quotidiana, e quindi, il flusso dei clandestini, scenderà si, ma in maniera quasi impercettibile, altrimenti il povero Gheddafi e i suoi cari, rischierebbero di finire in miseria, ma anche perché rischierebbe di provocare, in Italia, ma soprattutto a Lampedusa, disoccupazione, in quanto una diminuzione degli arrivi, porterebbe inevitabilmente alla diminuzione dei posti di lavoro nei centri di prima accoglienza, senza contare, che toglierebbe anche al Papa Tedesco, Ratzinger, la possibilità di sbraitare al megafono, da un balcone, il dovere d’accoglienza dell’Europa, ma guarda caso, non del Vaticano, visto che nel suo piccolo staterello, mantenuto ancora dall’Italia, non accoglie non un uomo, donna o bambino immigrati clandestinamente, che sia uno, ma pontifica su quello che dovrebbero fare gli altri. A parole tutti sono bravi ma questi cosa fa?
La Grande Jamāhīriyya Araba di Libia Popolare e Socialista, per bocca del suo dittatore, ci ha buggerati ancora una volta, e gli italiani, governati peggio che in una repubblica delle banane, sono stati nuovamente trattati come un bancomat, già quasi senza denaro ed indebitati, come idioti che continuano a pagare per colpe non loro, per errori politico-militari, non del decennio, ma del millennio passato, tacendo. Ingurgitando l’ennesimo lassativo economico, senza che nessuno dei grandi giornalisti italiani apra la bocca, abbia i cosiddetti attributi nel dar contro ad una decisione non dittatoriale ma servile, che impoverisce ulteriormente il Paese.
Domanda 1: Se gli sbarchi non diminuiscono dopo la firma di questo “storico” accordo, la marina militare italiana è autorizzata ad affondare le imbarcazioni dei clandestini?
Domanda 2: quanti posti di lavoro italiani, porterà vista la rinnovata collaborazione col dittatore libico? Stando ai messaggi da veline – di fascista memoria – della propaganda giornalistica, si, le industrie italiane saranno favorite, ma a parte qualche centinaio di tecnici specializzati, è chiaro, che, come ama definirle il Cavaliere, le maestranze saranno libiche: leggisi stipendi più bassi, quasi da fame, forse niente norme liberticide sulla sicurezza del lavoro, che strangolano, stando all’ecatombe quotidiana, le imprese in Italia.
Domanda 3: quanto denaro entrerà, secondo le stime del governo, nelle casse dello Stato, e quanto di questo sarà restituito, sottoforma d’agevolazioni fiscali, o migliori servizi ai cittadini?
Si spera che qualcuno, là in alto, prima o poi risponda, ma sussistono dei seri ed eterni dubbi, che porta alla certezza del “silenzio assordante”.
Per la serie: i soliti quattro Paperoni, taccagni peggio di Ebenezer Scroge, senza lieto fine, ci guadagneranno, mentre il parco buoi italico pagherà, per vent’anni il conto.
Naturalmente non si sa, realmente in quanti anni questa dilapidazione di denaro pubblico, rientrerà, grazie alle tasse – ove la maggior parte,probabilmente saranno pagate non in Italia, ma in Libia, in quanto molte società dovranno avere la sede fiscale lì , con gli utili poi riversati in qualche conto straniero, dove il fisco è meno vorace ed affamato – torneranno nelle tasche dei cittadini italiani. Eppure Berlusconi aveva promesso che non avrebbe messo le mani nelle tasche dei cittadini, ma nessuno sa da dove questi denari, e tagliando cosa dal bilancio dello Stato, saranno reperiti.
Onestamente non ci si poteva aspettare che una mossa del genere, da parte di un governo, che ha diviso in due l’Alitalia, lasciando la carne morta, avariata, con l’Afta epizootica,e andata a male, a carico dello Stato, che farà pagare, per l’ennesima volta, la colpa economica del disastro ai cittadini. La nuova società, che teoricamente nasce senza debiti, ma de facto, vedrà – forse – il pareggio di bilancio tra non meno di due o tre anni, e se la matematica non è un’opinione, è già iniziato, a pochi giorni dalla presentazione del piano di salvataggio, a vedere il segno meno.
domenica 18 maggio 2008
Emergenza rom
Victoria Mohacsi, europarlamentare
A Ponticelli, un quartiere di Napoli, si è ballato e festeggiato, dopo che gli zingari se ne sono andati. La situazione è esplosa, quando una zingara di sedici anni, ha tentato di rapire neonato, facendo, giustamente, esplodere la protesta.
Napoli è la Campania, si sa, hanno due grandi emergenze: zingari e i rifiuti, praticamente la stessa cosa. Con la differenza che gli zingari, con quattro tegami battuti, un po’ di urla, qualche baracca incendiata, se ne vanno, mentre per i rifiuti, la munnezza, non ci sono bestemmie che tengano.
È chiaro, come hanno detto alcuni osservatori, che gli incendi nei campi nomadi, potrebbero essere stati appiccati su ordine di qualche clan camorristico, che ha inviato i soliti idioti dal cervello vuoto a fare il lavoro sporco, rendendo magari i terreni nuovamente appetibili per la speculazione edilizia.
Fa riflettere, come i media, abbiano improvvisamente cambiato bandiera, sposando la causa zingaresca, sposando la causa degli sgomberati, dei cosiddetti poveri diavoli scacciati, non dalle loro terre, o dalle loro case, ma da terreni che occupano abusivamente, mostrando i volti dei poveri bambini con i lucciconi agli occhi, i capelli infestati di pidocchi, e abiti sporchi, facendo passare il messaggio – falso – che se si trovano in quelle condizioni, la colpa è della società che non accetta il loro modo di vivere.
Quello che non si vuole dire, e che gli zingari, non importa se italiani o stranieri, perché non va dimenticato che lo zingheraggio non è una piaga solamente straniera, ma anche italiana, è che questi signori del rame, questi pascià del ferro battuto, questi santi dalle nere Mercedes e carovane a volte chilometriche, dotate di ogni lusso e confort, non vogliono adattarsi al vivere entro il tessuto sociale, perché sanno che esistono sempre degli intelligentoni, che si prendono a cuore i loro - falsi – problemi, trasformandoli in problemi – veri - per l’intera società, dove questi “bravi” figuri mandano i figli a delinquere, con scippi, borseggi e rapine.
L’Italia e gli italiani, che a certi benpensanti piaccia o no, né ha le scatole piene di questi “poveri”, che oltretutto, non vanno ad insediare i loro campi nei salotti buoni delle città, nei centri storici, o turistici. Li i ricchi, per un fatto di decoro urbano – a ragione – non li vogliono, e in pochi minuti, senza tanti complimenti vengono fatti sloggiare e allontanati, andando ad ingrassare, guarda caso, proprio la periferia, che già degradata si degrada ancor di più. Salvo poi trovare sempre qualche “deficiente”, che pur di non averli entro o vicino le mura condominiali, ha pure l’ardire di tacciare di razzismo, se gli abitanti di un quartiere, stanchi di soprusi e angherie, prima li fa sloggiare, e poi per scaldarsi, appicca qualche fuocherello alle baracche.
Italiani razzisti? Se non lo erano, per colpa della politica idiota di qualcuno, che getta i rifiuti – anche umani – non dappertutto, ma nelle periferie delle città, lo sono diventati, spinti dall’esasperazione quotidiana, spinti dall’inedia e dalla sonnolenza delle istituzioni, che per accontentare tutti, alla fine non possono, e questo lo sanno anche le zucche, accontentare nessuno.
Le forze dell’ordine, è inutile giraci attorno, si sono arresi, visto che una volta presi i delinquenti con fedine penali lunghe chilometri, sono comunque rimessi in libertà, spesso per colpa di qualche errore o cavillo tecnico, che poi nessuno penalmente ed economicamente paga. La politica, fino a quando il problema non diviene pubblico, e sbattuto in prima pagina, se ne fotte, salvo poi, preparare il classico decreto legge, che dopo sessanta giorni, passata la buriana, nemmeno viene convertito in legge, aumentando a dismisura il caos normativo, dove i buoni avvocati difensori, ci sguazzano come bisce, dando via a quell’escalation, che alcuni chiamano erroneamente intolleranza, o peggio ancora razzismo, ma che nei fatti, nella pelle di chi vive il disagio, o peggio lo sfregio di vedersi prigionieri in casa propria, costringe le persone ad incivili, ma Draconiane misure di tutela della propria sicurezza e di quella dei propri cari.
L’Italia, indipendentemente da quanto sproloquiano i buonisti a tutti costi, se permane l’andazzo decadente attuale, costringe i cittadini a trasformarsi presunti razzisti inconsci, a tutela del proprio vivere.
La colpa di questa situazione, al limite dello sfascio sociale e culturale, è equamente suddivisa in molteplici rigagnoli di responsabilità ormai impossibili da accertare, ma sta dimostrando, almeno in molte grandi città italiane, che la politica delle porte aperte, a tutti i costi, da tempo è alla frutta, dove però, la politica italiana, stretta nella garrota dell’Unione Europea, difficilmente avrà spazi di movimento per mettere in cantiere misure veramente drastiche per fermare il fenomeno migratorio, anche all’interno dell’Unione Europea, di individui o tribù, che anche nei loro Paesi d’origine, non vogliono integrarsi nel tessuto sociale, preferendo vivere, da imbarraccati, d’espedienti, diventando humus fertile della piccola e grande criminalità.
Parlano di xenofobia e razzismo, r per far vedere quanto incivile è l’Italia, quanto inospitale, barbara, e cattiva coi rom, il Parlamento Europeo, manda una zingara ungherese, Victoria Mohacsi, eurodeputata, a fare le pulci in casa d’altri, avendo la presunzione d’insegnare come si deve fare pulizia in Italia, dimenticandosi, prima d’andare a far critiche in altre Paesi, di tornarsene al suo, a fare casino con le Istituzioni locali e nazionali, per le condizioni i cui vivono gli zingari lì. Parlamentare europea, o no, la zingarella, si sentirà, giustamente, rispondere per le rime. La cara parlamentare europea, prima d’andare a impiantare casini, in Paesi altrui, si adoperi per far vivere nel modo migliore gli zingari ungheresi, come quella lì, così i suoi cari compaesani, viste le migliorate condizioni di vita e igieniche, torneranno sicuramente in patria. Ma la Rom, sa che educare ed insegnare qualcosa di socialmente utile, per il proprio gruppo etnico, per vivere ed inserirsi nella società civile, è un impresa praticamente impossibile, preferendo accusare Stati ed istituzioni, per la mancata integrazione degli zingari. Dimostri a tutti che prima risolve il problema in Ungheria, e poi arrivi in Italia dimostrando con i fatti, come ha educato al rispetto dei valori civili la sua etnia. Altrimenti taccia. Il tacere – specie quando delle faccende di casa propria è meglio non parlare – permette di fare una figura, anche mediatica, migliore!
Marco Bazzato
17.05.2008
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martedì 25 settembre 2007
Catastrofe Miss Italia
Finalmente è finita, grideranno sottovoce conduttori e spettatori. L’agonia, durata quattro giorni, per l’elezione della “più bella d’Italia” è giunta al termine, sebbene le note polemiche e dolenti, sin dalla prima serata, con la sfuriata in diretta di Loretta Goggi, non sono mancate. Dicasi lo stesso per le serate successive. Polemiche diverse s'intende, ma non per questo meno dolenti e che hanno messo a nudo le carenze e la mancanza di mezzi, anche economici, dell'organizzazione, che non ha saputo o potuto, come in passato, creare una manifestazione degna di questo nome e della sua storia.
Una delle note più dolenti, è stata la doppia conduzione, affidata ad un inossidabile Mike Buongiorno, e a una “novizia”: Loretta Goggi, che cercando d’atteggiarsi a prima donna spesso, non solo, scombinato la scaletta con interventi inopportuni, al limite del buon gusto, e risate fuori contesto, mettendo a dura prova i nervi dello storico conduttore, che in più di un occasione, ha mostrato pubblicamente evidenti segni di insofferenza nei confronti della collega, ma mettendo in evidente disagio, l'organizzazione, che dalle inquadrature fatte alla Mirigliani, in più di un occasione, ha mostrato evidenti segni di nervosismo.
Una Miss Italia, così caratterizzata da attriti, pochezza di mezzi, e scarsa presenza di personaggi internazionali di grosso calibro, non ha giovato all'aria che si respirava al Palacotonella, né tantomeno alle partecipanti, che non hanno esitato a manifestare, nella serata conclusiva, il disappunto, all'eliminazione, da parte del pubblico a casa, di una loro favorita.
Fare un elenco di cosa, nella macchina organizzativa, non ha girato sarebbe come sparare sulla croce rossa, mentre porta qualche paziente colpito da infarto all'ospedale, anche se tra fin dalle prime inquadrature si è notata una regia, svogliata e disattenta, spesso impossibilitata, per colpa dei continui interventi della Goggi, che spezzavano il ritmo del programma, facendo saltare la scaletta, con disappunto, spesso trattenuto a stento da Mike Buongiorno, che non ha favorito il lavoro dei tecnici di studio, costretti a continui salti, tra un conduttore e l'altro.
Praticamente, non è stato un bello spettacolo da vedersi, Indipendentemente dalle dichiarazioni ufficiali, per le polemiche delle ragazze nei confronti di Guglielmo Mariotto, reo d’ aver preso le misure ad una miss, sembrano aver premiato, forse complici le continue risse televisive, gli ascolti, ma non facendo un buon servizio d'immagine ad una manifestazione, che come ha dichiarato Mike Buongiorno nel "Dopo Miss" andrebbe rivista, specie nella lunghezza, e in alcuni suoi punti portanti che hanno mostrato la corda.
C’è un’ultima domanda che riguarda i conduttori. Perchè, forse si chiedono in molti, Miss Italia è stata affidata a due veterani, uno tra i quali è un mostro sacro della tv, invece che a volti emergenti?
Le polemiche e i colpi di fioretto tra Mike Buongiorno e Loretta Goggi, non sono destinate a spegnersi, in quanto il presentatore, non ha esitato nella conferenza stampa di martedì, ha attaccato la partner, colpevole di non avergli posto le scuse per il suo comportamento - poco professionale - dopo che lo stesso l'aveva "proposta", sebbene i dirigenti Rai, fossero di opinione diversa.
Marco Bazzato
25.09.2007
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domenica 2 settembre 2007
Multe ai lavavetri? Indignazione immotivata
Naturalmente le forze politiche di sinistra si sono scagliate contro questa decisione indegna ed incivile, che non fa onore al Paese. Usando la solita retorica dei piazzisti di paccottiglie.
Il presidente della Camera Fausto Bertinotti, vuole tenersi fuori dalle polemiche ma, precisa di dubitare «sempre quando la severità interviene sugli ultimi invece che sui primi colpevoli, in questo caso il racket».
Già da qui, parte l’ipocrisia politica, e arruffa popoli. Scopre solamente ggi che esiste il racket dei lavavetri e dell’accattonaggio? È comodo scagliarsi in difesa degli ultimi, consci dell’illegalità diffusa dello sfruttamento di minori, zingari, barboni, finiti sotto le maglie di bestiali sfruttatori. Si è mai preso la briga di lanciare strali, contro i mercanti di carne umana prima di questo “contestato” provvedimento comunale?
Rimane il problema di fondo, quello del cittadino che in coda ad un semaforo, si vede aggredita l’auto dal lavavetri di turno, anche se è appena uscita dall’autolavaggio ed ha i vetri splendenti come specchi, ma gli viene lordato il parabrezza con acqua nera, e “pulito” alla meno peggio, vedendosi quasi imporre il pizzo un servizio non richiesto.
È facile blaterare, quando si viaggia con auto di Stato, scorta e autista, sirene spiegate per le vie delle città, dove i semafori rossi s’inchinano al passaggio delle auguste auto blu non venendo toccati da queste faccende plebee.
Nessun cittadino italiano vuole essere razzista per diletto, ma si è portati e costretti a diventarlo, quando la mastodontica macchina dello Stato è inerte alle istanze di sicurezza e più elementari dei cittadini.
C'è da dubitare che faccia piacere, a qualche vigile, fermare e chiedere le generalità allo zingaro, non solo straniero ma anche italiano che lavava i vetri, o accattoni, rischiando per quanto poco, primo, d'essere picchiati, secondo, spesso le generalità sono false, e tutto finirebbe in un buco nell'acqua nera delle risorse sprecate.
Esiste il racket dei lavavetri e dell’accattonaggio? Sai che novità. Sono almeno vent’anni, questi che si muovono su e giù per l’Italia, auto con frotte di bambini dentro, e sulla cappelliera posteriore dell’auto, scritte su pezzi di cartone richieste di aiuto ed elemosina, tutti con i medesimi errori ortografici standard. Basta aguzzare la vista sui vari marciapiedi o sotto i portici di qualche città storica, per osservare tutto ciò, ma non è detto, che sempre questi siano sottoposti al racket, anzi, sovente lavorano in propri come liberi professionisti della miseria, non sempre per necessità reale, ma a volte solo per apparenza.
D’altronde, indipendentemente dal polverone politico, scatenato dal buonismo a tutti i costi, in barba agli elementari diritti dei cittadini, le leggi in proposito, anche senza la delibera fiorentina, sono chiare, rimanendo inaplicate per strumentalizzazione politica.
Sarebbe bastato ai signori, che si sciacquano la bocca, navigando nell'ignoranza, dando una semplice lettura, prima di sparare – causa mancati collegamenti tra ugola e sistema nervoso centrale – a vanvera, su quello che prescrive il codice civile e penale italiano, cioè Legge dello Stato:
Art. 651 Rifiuto d'indicazioni sulla propria identità personale (codice penale)Chiunque, richiesto da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, rifiuta di dare indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato, o su altre qualità personali, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a lire quattrocentomila.
Art. 669 Esercizio abusivo di mestieri girovaghi (codice penale)Chiunque esercita un mestiere girovago senza la licenza dell'Autorità o senza osservare le altre prescrizioni stabilite dalla legge, è punito con la sanzione amministrativa da lire ventimila a lire cinquecentomila. Alla stessa pena soggiace il genitore o il tutore che impiega in mestieri girovaghi un minore degli anni diciotto, senza che questi abbia ottenuto la licenza o abbia osservato le altre prescrizioni di legge. La pena è della sanzione amministrativa (1) da lire ventimila a lire cinquantamila e può essere ordinata la libertà vigilata: 1) se il fatto è commesso contro il divieto della legge o dell'Autorità; 2) se la persona che esercita abusivamente il mestiere di girovago ha riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto non colposo. (1) Sanzione così modificata dall'art. 33, L. 24 novembre 1981, n. 689.
Art. 670 Mendicità (codice penale)Chiunque mendica in luogo pubblico o aperto al pubblico è punito con l'arresto fino a tre mesi. La pena è dell'arresto da uno a sei mesi se il fatto è commesso in modo ripugnante o vessatorio, ovvero simulando deformità o malattie, o adoperando altri mezzi fraudolenti per destare l'altrui pietà.
Art. 671 Impiego di minori nell'accattonaggio (codice penale)Chiunque si vale, per mendicare, di una persona minore degli anni quattordici o, comunque, non imputabile, la quale sia sottoposta alla sua autorità o affidata alla sua custodia o vigilanza, ovvero permette che tale persona mendichi, o che altri se ne valga per mendicare, è punito con l'arresto da tre mesi a un anno. Qualora il fatto sia commesso dal genitore o dal tutore, la condanna importa la sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori o dall'ufficio di tutore.
Tutto il cancan mediatico riguardo alla decisione della giunta fiorentina, che non è altro che un doppione inutile di leggi già esistenti nel sistema giuridico italiano, scatenante solo una ridda di inutili polemiche politiche pretestuose, che non fanno altro che agitare le acque a favore dell’illegalità stessa, a dispregio delle leggi vigenti, predicando e catechizzando contro esse, dando un pessimo esempio di falsa tolleranza e accettazione, che mal si addicono ad un moderno Stato democratico dovrebbe fare della legalità, dai ceti meno abbienti, fino ai massimi organi di governo, il suo faro guida, senza retoriche polulistiche, ma semplicemente spingendo, in tutte le direzioni, dalle forze dell'ordine, magistrati, organi inquirenti e giudicanti affinchè stronchino l'illegalità, usando come unica bibbia il codice civile e penale. Il resto è solo sabbia sugli occhi, per accecare le coscienze e per renderle buone e docili verso le situazioni di illegalità, diffuse ormai come una cancrena infetta, in troppi strati della vita “civile” del Paese.
Marco Bazzato
02.09.2007
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venerdì 17 agosto 2007
Il diritto d’ubriacarsi e drogarsi
Le colpe naturalmente non sono di nessuno, tranne nella responsabilità individuale del singolo, che con l’ignoranza del superuomo, immune al rischio, marchia indelebilmente l'esistenza dei familiari delle vittime, spesso non pagando nemmeno con un giorno di galera, la sua infamità. Non si può più parlare di omicidio colposo nei confronti di un ubriacone, o di un drogato alla guida di un auto impazzita. In questo senso, il diritto al garantismo italiano, mostra le sue crepe, e tutta l’ingiustizia, nei confronti delle vittime dei pirati.
Ammazzi un povero diavolo perché ti sei appena sparato sul naso una spolverata di coca? Carcere a vita, anche se è la prima volta. Crepa lì, fino alla fine dei tuoi giorni, visto che la vita che hai rubato, ammazzato, sfrittellato sull’asfalto, era degna, al pari della tua d’essere vissuta fino all’ultimo respiro.
Trovare attenuanti al presunto disagio sociale di alcolizzati e tossici, sembra divento lo sport nazionale di coloro che non hanno perso nessuno in questo barbaro modo. La compassione nei confronti dei carnefici, da tempo ha rubato il posto al dolore nei confronti delle vittime, come se quest'ultime fossero colpevoli, d’essersi trovate nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.
Perché mai un narcomane, un alcolista, occasionale oppure no, dovrebbe godere di impunità per i crimini che commette?
Poverini, gridano alcune anime belle antiproibizioniste, che vorrebbero insegnare a scuola, fin dalle elementari, come ci si rolla una canna, e dalle superiori, come ci si mette il laccio emostatico per trovarsi meglio la vena, e farsi d’eroina. A quando, nel nome dell'antiproibizionismo, si faranno corsi per imparare, quando” si è fatti”, come colpire meglio un pedone, o avere ’'istinto di accelerare quando qualcuno attraversa sulle strisce pedonali?
È ora di smetterla con questi controlli vessatori, strozza gole nei confronti dei poveri autisti ubriachi o drogati!. Basta con il sequestro delle patenti. I comuni, i sindaci, dovrebbero consegnare una medaglia a questi difensori del diritto civico di sbronzarsi o di rincoglionirsi.
Bisognerebbe educare i bambini già in età prescolare, ad imparare a tracannare birra, in modo che una volta diventati adolescenti, lo Stato fornisca eroina o cocaina gratuita, e pasticche a questi cronici del nulla, a questi adolescenti, e futuri adulti del vuoto assoluto.
La colpa di tutto è degli antiproibizionisti, che non sono ancora riusciti ad introdurre la droga di stato, il diritto, sancito dalla costituzione all’autodistruggersi, e la condanna, ad iniezioni forzate di eroina, o ad ubriacature forzose, nei confronti dei riottosi dissidenti amanti dal salutismo, e della sicurezza personale e sociale.
La droga sembrerebbe non essere più un problema personale, ma uno status sociale. Non ti fai una pista di coca in un privè in discoteca? Sei out, un parassita, uno schifosissimo salutista. Tanto è, che sono spariti anche dai media, i termini come drogati, o tossici. Queste discariche sociali, sono denominati, neutramente, per non offenderli, consumatori di stupefacenti, al pari dei consumatori di caffè, pasta o formaggi. Praticamente consumare formaggio, è come consumare droga, secondo l’uso terminologico deviato corrente.
Bisogna mettersi in testa, che si deve lasciare spazio ai tossici, agli ubriaconi del sabato sera, agli impasticcati, a tutta la feccia di varia subumanità, che abitualmente impugna il volante, come fosse una "spada" da iniettarsi in vena, o una "pista" da farsi sul naso. Gli altri, i normali, sono fetecchie, burattini, poveri idioti, da centrare come birilli, sono degli inutili parassiti sociali, che anche se vengono spazzati via da un'ubriacone o da un tossico, non meritano nemmeno giustizia, visto che il garantismo assoluto assicura l'impunità ai colpevoli, e il dimenticatoio per le vittime.
Marco Bazzato
17.08.2007
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domenica 12 agosto 2007
Case chiuse (puttanifici)? Magari
In questa torrida estate, un parlamentare che si dice cristiano, è stato beccato con una mignotta, ops prostituta, o come si dice in bulgaro “curva”, andata in overdose di coca, sembrerebbe gentilmente concessa dall’onorevoleo, e dopo le sparate dell’ex Sindaco di Treviso, che in un impeto di moralità, usando termini poco edificanti, ha chiesto di non vedere più il piazzale dell'ospedale civile, lordato dalla presenza di eteroscambisti, mignotte da quattro soldi -forse per via dell’alito e delle ascelle puzzolenti, che non valgono il prezzo delle accompagnatrici professioniste di parlamentari o magnati dell’industria, o da prostituti maschili per uomini virili, amanti delle brutalizzazioni consenzienti.
Il problema dell‘immondizia di strada, non esiste solo a Treviso. Sono molte le città costrette a convivere con questo degradante fenomeno, che sebbene rientri nella sfera privata dei singoli, e nessuno ha il diritto di metter bocca, dovrebbero essere compiuti, come in un Paese che vorrebbe definirsi civile, in quartieri, o in case preposte al meretricio eternaturale e non.
In fin dei conti i puttanifici, o case chiuse, sono presenti, sebbene con nomi diversi in altri Paesi meno clericalizzati del nostro, non si sono persi d’animo in assurde battaglie di principi supremi, con l’illusione di combattere – la marchetta – il lavoro più antico del mondo, basti pensare ai quartieri a luci rosse di Amsterdam, Berlino, o gli stessi Stati Uniti, che del puritanesimo perbenista hanno fatto una bandiera morale, con Stati come il Nevada, che a Rino, o della più famosa Las Vegas, hanno creato il business legale del gioco d'azzardo e della perdizione meretricia.
In Italia, invece spinta da frange opposte, che da una parte vorrebbero imporre la propria visione sociale decadente , facendo passare il "presunto diritto” che nel nome della libertà d’espressione del singolo ogni cosa è lecita, calpestando le normali regole del comune vivere, nel nome dei diritti di pochi, e l’altro frangente, che del principio assolutistico-clericale, vorrebbe con un colpo di bacchetta magica, o meglio, con un bagno d'acqua santa, eliminare il problema alla radice confidando nella conversione forzosa.
La realtà è molto più complessa, in quanto zoccole, travestiti, e operatori/ci sessuali di brutalizzazioni consenzienti, non possono essere cancellati, e nemmeno devono essere negati i loro "diritti", ma se ci fosse volontà politica, potrebbero essere incanalati in spazi chiusi, in quartieri, vicino ai maggiori centri di potere istituzionale, o nelle lontane periferie, in modo, che la depravazione, o la libertà individuale, secondo i diversi punti di vista, possa avere il suo libero sfogo, e che gli operatori sessuali, possano “noleggiare gli orifizi” ai clienti, in tutta sicurezza, con controlli sanitari adeguati, magari con la possibilità di drogarsi, andare in overdose di coca, e schiattare, senza che nessuno li disturbi, offrendo la possibilità legale di andarsene, soffocati dal proprio vomito, impasticcati come scimmie o ubriachi come somari, in assoluta libertà.
C’è però un altro aspetto fondamentale, e cioè che il puttanismo, la prostituzione, nasce dal puttanerismo, dai puttanieri. Non va dimenticato, e non per fare un plauso alla donna, che se non esistessero maschi infami, tendenzialmente pugnettari, privi di rispetto per se stessi, e nei confronti delle altre/i, non ci sarebbe l'esigenza di “prestatrici/ori di orifizi a pagamento”.
La piaga, o per dirla meglio, la cancrena putrescente, non va curata con il lassismo politico, o le barricate ideologiche di stampo laico o clericale, ma rendendosi conto, che a monte esiste un problema individuale di sfruttamento, e di persone operanti professionalmente in nero, con sacche d'evasione contributiva e di risorse economiche sottratte alla collettività.
Capofila dei quartieri a luce rossa, sembrerebbe finalmente essere Bologna, che sta pensando di legalizzare i puttanai, anche se i facinorosi di centrodestra, usano come pretesto, che non si può, grazie alle case chiuse, legalizzare il meretricio e la tratta delle donne sfruttate come bestie da infami senza scrupoli. Tecnicamente è vero, ma preferire l’immobilismo, lasciando inalterata una situazione, è il rimedio peggiore, visto che per queste sventurate sarebbe più salutare noleggiare gli orifizi - se veramente lo desiderano - da uno Stato pappone, che almeno offrirebbe sicurezza e assistenza, piuttosto che da trafficanti di carne umana senza scrupoli, che le mandano letteralmente al macello.
Senza contare che, sarebbe ora stringere il nodo gordiano nei confronti di quelle/i che smerciano il proprio corpo tramite annunci su giornali, nascoste sotto la voce massaggi, massaggiatrici e affini. Fingere che queste/i evasori fiscali cronici non sottraggano denaro alla collettività, lavorando in lussuosi appartamenti, o stamberghe fatiscenti, orestando la loro "opera" a domicilio, esattamente come fa un idraulico, o un elettricista.
Certo a livello pratico, nessuna persona sana di mente, desidera i puttanifici nel proprio quartiere, o nella propria via, ma è anche vero, che nessuna persona sana di mente, ama vedere ricci impazziti, copulare come scimmie negli androni dei palazzi, o nei giardini in penombra o in piazzali malamente illuminati di ospedali, o circonvallazioni. Spetta alla politica arginare, con meno danno possibile, la cancrena inguaribile di puttanieri e mignotte i/, trovando luoghi adatti, perchè i primi possano dar sfogo ai loro pruriti e le seconde/i possano mercificare gli orifizi in piena libertà, pagando le tasse all'erario.
Marco Bazzato
12.08.2007
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giovedì 9 agosto 2007
Sciopero del Volontariato? Si grazie
Perché un cittadino sano di mente, dovrebbe dedicare parte del proprio tempo, per sopperire alle inefficienze, ai consumismi esasperati di uno Stato, che arranca sempre di più, e che usa il medesimo – già vessato a sufficienza – come un somaro facendo leva sul senso di colpa e sulla ricchezza, per lenire i disagi, a cui lo Stato stesso non vuole, o non può più sostenere?
Che senso ha fare volontariato alla croce rossa, negli ospizi, nelle case d’accoglienza per drogati, o rifiuti sociali di varia natura avariata, quando si potrebbe liberamente impegnarsi per istruirsi, per leggere, per evitare di farsi continuamente gabbare da una politica che truffa da decenni?
È veramente uno stato d’animo vero, questa profondersi nei confronti dei meno fortunati? A livello individuale, sicuramente si, ma a livello sociale ed economico, con la scusa del solidarismo a tutti i costi, si favorisce il lavoro non retribuito, gratis, e che potrebbe essere letto come una forma di libero sfruttamento individuale, spinto ad espandersi, non per ragioni di solidarietà, ma per interesse politico, in quanto, meno il cittadino è impegnato ad informarsi, occupato com'è con il secondo lavoro sociale, meno riesce a conoscere ed essere aggiornato dei veri fatti di casa propria, impegnato a difendere gli interessi solo dell'altro, trascurando i propri.
Sarebbe interessante vedere, cosa succederebbe, se per un mese o più, si istituisse il primo sciopero nazionale della solidarietà, lasciando sguarniti ospedali, centri anziani, ambulanze, sospendendo a tempo indeterminato, qualsiasi attività di volontariato e donazioni ad enti pubblici o privati, che facendo leva emotiva su un sentimentalismo peloso e dannoso per la dignità stessa della persona, danneggiano l’integrità individualista, che dovrebbe per un senso di equità identica a quella di un politico scafato, e che guadagna decine di migliaia di euro al mese, spesso non facendo quasi nulla.
Non si tratta di non aiutare chi è meno fortunato, anzi, ma nemmeno usare in modo fraudolento gli stati di necessità individuali e sociali di determinate fasce di popolazione, lasciando sempre campo libero, ai vari governi che si sono succeduti, di fare man bassa delle risorse del Paese, tanto sanno che gli allocchi che lavorano gratis, esistono sempre.
Che senso hanno – ad esempio – le campagne di sensibilizzazione sociale per ripulire gli argini di un fiume magari usando minorenni, con al scusa di educarli all’ambiente, quando “cittadini”, appena escono in strada si comportano come letamai ambulanti, gettando mozziconi di sigarette, carte, o addirittura portando in riva ai fiumi i rifiuti che gli costerebbe un sacco di denaro,smaltire legalmente?
Non è immorale a ben pensarci, educare i propri figli, nel nome dell’ecologia al lavoro nero, al raccattar immondizia, lerciume, fetenzia, quando uno Paese che si dice civile, dovrebbe già poter far leva sul senso civico individuale, evitando così il sovrapporsi di ruoli e lavori?
Un Paese che ha la pretesa di dirsi civilizzato, non dovrebbe aver bisogno di questi meschini trucchi da sagrestia ammuffita, per dare servizi degni di questo nome ai meno abbienti.
Basterebbe un mese di braccia sociali conserte per ridurre a più miti consigli una classe politica che fa dello sperpero la sua bandiera. Un mese con anziani rinchiusi in casa, perché nessuna buon’anima porta il cibo, un mese senza preti che fanno servizi sociali gratuiti, tenendo nei Patronati i figli di operai, o anche della borghesia, quando i primi sono impegnati a sgobbare per salari da fame, o i secondi, impegnati a sfruttare i primi.
Un mese senza volontari nelle ambulanze, nei vigili del fuoco, specie in questa stagione di incendi ininterrotti, e quant’altro. Tutti fermi in riva al fiume ad attendere. Ad osservare, a leggere i bollettini quotidiani di guerra dell'iinnefficuenza vorace, sostituita e scaricata ancora sulle spalle dei più doboli.
Qualche ben pensante, potrebbe obbiettare che questo sia un invito alla sovversione dell’ordine sociale, mentre invece non è altro che una presa di coscienza sulla necessità di stare fermi ed immobili, lasciando che tutto attorno cada e decada, che tramite le scelte individuali dei singoli, siano essi anziani, giovani in cerca di lavoro, liberi professionisti, operai, casalinghe annoiate o quant'altro, per far capire al potere dominante, sia esso comunale, regionale o statale, che anche i cittadini hanno potere, che e possono stringere la garrota nei confronti dell'inneficienza pubblica e privata. Che anche loro hanno diritto di parola, d'essere ascoltati, non come prestatori di volontariato, ma come persone di serie A.
Lo sciopero del volontariato come libertà e riscatto,, come diritto ad avere servizi sociali ed assistenziali degni di questo nome, efficienti e funzionanti per tutti, senza distinzione di classe e conto in banca, sovvertendo quella frase dannosa ma famosa di Kennedy che ha massacrato la coscienza collettiva, americana ma non solo, che disse: “Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per Voi, ma cosa Voi potete fare per lui”. Le tragiche conseguenze di questo nefasto pensiero, ormai da decenni si vedono anche in Italia.
W lo sciopero della solidarietà e del volontariato!
Marco Bazzato
09.08.2007
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mercoledì 2 maggio 2007
Il proiettile a Bagnasco
Le scritte offensive sui muri, gli attacchi politici dei presunti difensori delle libertà di tutti nel nome di una dissoluzione dei costumi e della morale pubblica – da non confondere con il diritto privato di fare dentro le mura di casa propria ciò che meglio aggrada – stanno mandando in ebollizione gli animi, specie di frange radicali, che vedono nel Magistero della Chiesa, un’indebita interferenza dentro i talami, cosa assolutamente falsa.
Lo scontro ha alzato i toni, da parte però di uno solo dei contendenti, e non è la Chiesa, da sempre nelle medesime posizioni non integraliste, ma d'integrità – anche se sfortunatamente a volte, per colpa sempre di troppi sciagurati, solo a parole – ma che hanno valore indicativo per i credenti.
Il vero pericolo è l’attentato alla libertà di coscienza del cittadino da parte dei fautori di questi presunti diritti sociali, che vogliono dare una falsa pari dignità a forme di convivenza non eterosessuale, attaccando alla radice la famiglia – non intesa solo come realtà confessionale, ma viste le cifre del calo dei matrimoni religiosi, sempre più spesso laica – che nell’ intimo, conscio e inconscio, hanno tutto diritto di aborrire privatamente e pubblicamente quello che considerano un sovvertimento della società e dei principi regolatori che la sorreggono.
La colpa maggiore di questo attacco – non ai valori religiosi, ma alla libertà di pensiero e coscienza – giungono da coloro che pur d’avere forme di convivenza eterosessuale, hanno sposato una causa contraria ai loro principi e orientamenti personali e sociali, saltando per opportunità mediatica, o politica, quell'invisibile ma netto muro di separazione, gettandosi a copro morto in una irrealtà all’antitesi, nel dome del diritto dell'altro (omeopatica percentuale) che porta a mettere in secondo piano, se non ad annullare il proprio, lasciando campo libero a forme sempre più radicali di rivendicazioni e sopraffazioni.
Questi “cattivi maestri” hanno le maggiori responsabilità nell'alimentare queste fiammate di intolleranza, non sono solamente gli eterofobici, e nemmeno la Chiesa, che nei rispettivi ruoli difendono e dichiarano apertamente in ciò che credono, ma coloro che tengono i piedi su sponde diverse, contribuendo a creare una zona grigia di confusione, negativa e destrutturate, soprattutto nei confronti di quanti si lasciano condizionare dai pensieri altrui, facendosi rincitrullire da proclami altisonanti fatti di presunti alti valori civici, che nulla hanno a che fare con la vera laicità, dove il cittadino – non necessariamente sotto la ciabatta delle gerarchie religiose – ha opinioni di coscienza private e pubbliche, che li portano a rifiutare socialmente forme di riconoscimento diverse da quelle eterosessuali, e inglobati in realtà confessionali, in cui non si riconoscono. La vera ingerenza nelle coscienze, è compiuta da coloro che desiderano impiantare con la forza nella menti altrui, pensieri, valori, realtà “familiari" e sociali, contrarie a quelle di naturale procreazione del singolo individuo.
Marco Bazzato
02.05.2007
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sabato 24 marzo 2007
Niete cellulari in classe
C’è da dubitare che appelli e sanzioni serviranno a qualcosa. I genitori scenderanno sul piede di guerra, pronti a difendere il sangue del loro sangue, dagli attacchi feroci di una scuola, che invece d’insegnare, vuole proibire comunicazioni (inutili), pronti a scendere in piazza, scioperando accanto a studenti svogliati che non possono recidere il cordone ombelicale con la madre, pronta a raccontare e a farsi descrivere l’ultima avventura amorosa, o lo strillo del professore-dittatore di turno, per poi fondarsi a sbraitare come ossesse dal preside.
Siamo al capolinea del buon senso, dell’educazione, calpestata da scorrettezze, sgambetti, professori sbeffeggiati, insultati, vittime di scherzi che farebbero uscire pazzo un morto.
Viene da chiedersi, come le generazioni precedenti, non siano morte sui banchi di scuola, distrutti dallo sfinimento, costretti ad ascoltare tediose lezioni, senza nessuno svago senza possibilità di giocare durante le lezioni, distraendosi dalla noia.
Non serve andare molto indietro nel tempo, per ricordare che prima dell’avvento della “generazione Gsm”, i genitori che dovevano comunicare cose importanti ai figli, telefonavano alla segreteria della scuola, la quale avvisava un membro del personale non docente, che prelevava il pargolo dalla classe e lo accompagnava al telefono, riportandolo poi in classe. Oggi invece lo stress e il disturbo costante è un obbligo, un diritto conquistato da genitori apprensivi, da figli svogliati, allattati al seno televisivo, dove padri e madri, pur di non sentire lamenti e strilli in famiglia li accontentano in ogni capriccio, altrimenti i debosciati si sentono degli esclusi dalla società, che li vuole filmati e firmati, bulli, con l’ultimo modello di telefonino in mano, e attenti ad ogni banalità commerciale.
D’altronde la rivoluzione culturale è gia in atto. È notizia di pochi giorni fa, che in un Istituto Tecnico professionale di Siracusa,una professoressa è stata picchiata da un’alunna e dalla madre a causa di un brutto voto. La malcapitata ha dovuto recarsi al pronto soccorso. Questi, ma non tutti, sono le nuove generazioni,e se in passato il brutto voto comportava da parte delle famiglie una serie di punizioni ai figli svogliati, oggi la colpa è dell’insegnante di turno, rea di fare il suo lavoro, mentre avrebbe dovuto tapparsi gli occhi tornando al voto politico da distribuire con gratuita magnanimità a buoi, asini, ciuchi e somari.
Non si possono incolpare solo gli alunni di questa situazione. I primi somari che dovrebbero tornare sui banchi di scuola, sono certa gentaglia genitoriale imbarbarita, svogliata, che non vuole educare, detesta punire, e menefreghista si disinteressa dei figli, ma li difende oltre la soglia dell’indifendibile, quando si accorgono che, complice anche della loro asineria educativa, si giustificano dicendo: i”o non ho avuto nulla, e mio figlio deve avere tutto quello che io non ho avuto”, con la differenza, che troppi alunni e studenti d’oggi, non conoscono il valore del sacrificio e della rinuncia, e per colpa del modo di diseducare dei genitori, credono che a loro tutto sia dovuto.
Marco Bazzato
24.03.2007
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