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domenica 26 ottobre 2008

Vessela Lulova Tzalova



Nella foto da sinistra a destra: Maya Raikova, coordinatrice de “La Dante Alighieri” di Sofia, la scrittrice bulgara Vessela Lulova Tzalova, il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Sofia, Dottor Ezio Peraro, e lo scrittore Marco Bazzato

Vessela Lulova Tzalova




La scrittrice e traduttrice bulgara Vessela Lulova Tzalova col Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Sofia, dottor Ezio Peraro.

Vessela Lulova Tzalova



La scrittrice bulgara Vessela Lulova Tzalova, membra dell’Associazione degli scrittori bulgari e dell’Associazione dei traduttori di Bulgaria,la serata di presentazione del suo romanzo Peccabilità, Slaviani editore, svoltasi presso la Casa di Cultura (Citaliste) Pencio Slaveikov, giovedì 23 ottobre c.a.

La scrittrice bulgara ha avuto l’onore d’avere tra i graditi ospiti il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Sofia, dottor Ezio Peraro, Maia Raikova, coordinatrice de “La Dante Alighieri” di Sofia.

Il romanzo è stato presentato dal critico letterario bulgaro Blagovesta Cassagova.

martedì 7 ottobre 2008

“Progetto Emmaus”, di Marco Bazzato



Vive, il mondo cristiano, di una promessa: Gesù di Nazareth, il Dio fatto carne che con la resurrezione sconfisse il supremo male della morte, ritornerà sulla Terra. Su questa certezza per i fedeli, sulla medesima, intrigante ipotesi per i non credenti, si sono spesi secoli congetturando il tempo, il luogo, la modalità di un ritorno così sconvolgente.

Marco Bazzato è l’autore che, più di recente, ha messo in moto la sua inesauribile fantasia per riportare tra noi il Cristo scegliendo, non certo a caso, di inserirlo in un presente che con le sue mille contraddizioni, con il progressivo distacco dalla spiritualità determinato dal materialismo imperante, non potrebbe presentarsi come più opportuno, e al tempo stesso scomodo, per una tale, tramutante venuta.

Non si pensi che l’autore di “Progetto Emmaus” voglia, attraverso il suo racconto, rubare il mestiere ai saggisti: la sua opera va semmai ad inserirsi nella corrente letteraria della fanta-teologia oggi in ascesa perché, proprio oggi, si fa sentire più acuto il bisogno del Grande Emendatore capace di curare i mali di un mondo che, il Pontefice stesso, definisce “gaudente e disperato”.

Ecco allora che Bazzato si fa avanti per gridare, attraverso la sua versione del ritorno del Salvatore, una denuncia forte e priva di qualsiasi reticenza o clemenza, contro i duemila anni di corruzioni e degenerazioni che hanno stravolto il senso stesso del Verbo. Sembra, anzi, che l’Emanuele dei nostri giorni immaginato dall’Autore non sia che l’efficacissimo pretesto per denudare dei suoi vistosi ma falsi orpelli ogni responsabile di un deviazionismo tanto nocivo.

Un pretesto - dicevo - ma intenso e ben definito assieme alla descrizione della sua corte di contemporanei seguaci; i medesimi che già gli furono accanto due millenni or sono. Non ne manca quasi nessuno: da Pietro a Giovanni a Paolo, dalla Maddalena a Maria stessa, trasfigurati nel costume epocale che ci è proprio, eppure così riconoscibili all’interno dei loro immutabili ruoli. E nella storia si muovono anche i nemici di allora divenuti gli avversari di oggi che, per non turbare uno status quo sorretto da giganteschi interessi inscindibilmente concatenati tra loro, ancora macchineranno affinché il sommo potere divino non venga a turbare quello bassamente terreno.

Qui non si dice, ovviamente, la conclusione di una vicenda che procede a tratti come un incalzante film d’azione per riassestarsi poi sulla connotazione del mistery più fitto: ma sappia il lettore che le trame ordite al fine di impedire che il disegno di Emanuele si realizzi, coinvolgono la CIA e il Mossad, gli emissari del mondo islamico, il potere finanziario internazionale, i governi degli Stati più potenti del pianeta. Tutti rotanti attorno ad un Vaticano conflittuale e lacerato dove l’Opera è un’influente congregazione, fulcro delle azioni messe in atto per neutralizzare gli intenti del redivivo Salvatore.

Conseguente ed ottimo è il modo in cui Bazzato assegna un ruolo fondamentale ai media, all’elemento cioè mancante nel secolo zero e che oggi, invece, è capace di determinare tanto; vuoi a favore, vuoi contro qualsivoglia vicenda debba coinvolgere una pubblica opinione in parte manovrata e in parte addirittura inconsapevole dell’evento straordinario, immenso che si sta consumando sotto i suoi occhi svagati.

Un Cristo-Emanuele ben tratteggiato nella sua sofferta debolezza fisica ed ancor più sicuro e determinato nella volontà divina che sorregge il suo disegno, si muove dunque nel romanzo procedendo sopra la traccia della scrittura di Bazzato come se nuovamente camminasse leggero sulle acque. Uno stile letterario scorrevole e piano, quanto mai attuale; a volte persino eccessivo nell’intrecciarsi dei dialoghi di protagonisti e comparse, contrassegnati da un linguaggio ordinario che si discosta in modo volutamente smaccato dall’eloquio antico, o fuori da ogni tempo, del Nazzareno.

Da questo insieme di coinvolgenti alchimie, insomma, deriva un libro che avvince, privo delle tanto comuni fasi di tedio. Infatti è davvero sorprendente la densità degli eventi che l’Autore propone in un susseguirsi che non dà tregua e che spinge il lettore alla conclusione dolce-amara della vicenda ad un ritmo più che incalzante.

Non è compito del recensore indagare sull’attendibilità delle ipotesi, né di certo è un dovere del romanziere proporre temi e narrazioni più condizionati dal reale che dall’inventiva: resta però una piacevole opzione del lettore quella di affrontare un libro vivace e ricco che saprà intrattenerlo facendolo anche riflettere sul degrado degli alti ranghi di una società di cui tutti, se non artefici, siamo certamente e tristemente partecipi.

Anna Antolisei
Giugno 2007

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Risveglio dal sonno cristiano




Questo sonno religioso è uno dei più continuativi della storia umana. Esso purtroppo aveva assai pochi centri d'attrazione, forse le forze centrifughe spesso avevano il sopravvento sopra le forze centripete, e inoltre si sentiva grande scarsezza di fascino. I motivi? Ormai sono storicamente noti: tradimento, vittoria fariseica, crocifissione, persecuzione dei cristiani, inquisizione, eresie…e sopra a tutto questo, da duemila anni pendono le reliquie martirizzate del Redentore. Che tuttora sono lì.

Ma cosa succederebbe se il sonno diventasse nuovamente realtà? Una domanda eretica che Marco Bazzato ambiziosamente si pone, e insistentemente cerca la risposta nel suo romanzo Progetto Emmaus.

Ad uno sguardo di sfuggita, questo è un libro con un appesantito inizio avventuroso: l'azione domina sul ragionamento, lo spazio designato per le deduzioni dell'autore è abbastanza chiuso, e le svolte sono più biografiche, piuttosto che la sfida rivolta verso il torrente della coscienza.

Dove sono però le precedenze di questo libro che vale la pena d'essere consigliato? Devono essere cercate innanzitutto nel suo carico morale. Nella critica verso l'ordine mondiale, non però da sinistra o da destra, ma dal punto di vista dell'umanesimo; nella sua furiosa negazione della piaghe rodenti dell'Istituzione Vaticana.

Il conflitto tra la Fratellanza, alle spalle di cui chiaramente si nasconde qualche tardivo ambiente gnostico, probabilmente di specie massonica in cui è implicato un cardinale di origine polacca, che successivamente diventerà Papa; e dall'altra: l'organizzazione Opus Dei che usa i principi di Sant'Ignazio de Loyola. L'Opera è durevolmente intrecciata nelle strutture del Vaticano, che in effetti sono una proiezione del antico conflitto tra eresia e potere ecclesiastico.

Ma nel romanzo sono propagate le profondità storiche di questo contrasto: Esseni e Farisei, cristianesimo primitivo e cristianesimo di Stato, Cristo e Satana, il Tempo di Salomone, e la chiesa di Pietro e Paolo, gnosi e cattolicesimo, eresia e sacra inquisizione, il libro segreto dei Bogomili di Concorrezzo, e la Sacra Scrittura canonizzata dalla chiesa.

La tecnica moderna e metodi medioevali e inquisitoriali, si fondono idealmente per realizzare il Progetto Emmaus. Il romanzo ha una domanda fondamentale: è possibile con mezzi meccanici corrispondenti come sostanza ad un'epoca materiale come quella attuale, far tornare il Redentore sulla terra affinché riprenda nuovamente come una spugna cosmica i nostri peccati bimillenari?
Fino a che livello Emmanuele copre l'immagine di Gesù? Questo rimane come un punto interrogativo durante l'intero romanzo. Uno però è condotto categoricamente: se oggi il Messia apparisse nuovamente all'umanità, verrebbe accolto come ingannatore, brigante, distruttore dello status quo della chiesa, mettendo in pericolo il potere sacerdotale. Anche la risposta dell'autore del romanzo è inequivocabile; che cosa attende questo Redentore nella vecchia Europa? Sofferenze inquisitoriali e per la seconda volta la crocifissione; e nella nuova Atlantide al di là dell'oceano - un processo che lo porterà alla condanna, e nel caso migliore, il successivo spegnimento tormentoso in qualche manicomio.
Il messaggio di Marco Bazzato è enunciato chiaramente: la storia del Golgota è destinata a ripetersi, se è destinata a ripetersi anche la storia di Betlemme. Detto con altre parole: né nei confronti del semidio, né nei confronti dell'individuo semplice, qualcosa è generalmente cambiato in duemila anni di storia terrestre.
E la salvezza? E la luce nel tunnel? Per Bazzato essa è nell'unità dei figli di Abramo: Giudei, Cristiani, Musulmani contro le istituzioni e i poteri delle tenebre. Solo così Emmanuele potrà essere liberato dal crocifisso e riportato nel Tempio; solo così potranno guarire le sacre ferite nel suo corpo, e tramite lui potranno essere concepiti i figli dell'Eden. Questa unione è stata vista nuovamente dalla visione dei Bogomili e dei Catari- come resistenza contro Satana e la sua entrata solenne attraverso la porta Vaticana, spalancata davanti a lui.

Il romanzo è un racconto ansimante per la battaglia eterna dell'elitarismo del Tempio e la profanazione della Chiesa. Dove si trova però lungo questa strada l'autore? Lui tuttora non è penetrato nella Dimora, perché altrimenti il suo verbo e il suo pensiero sarebbero stati diversi. Le lingue iniziatiche suonano più metaforiche e più assorte, con una grande sensibilità verso il mistico. Ma da un'altra parte, Bazzato da un tempo ha girato le spalle anche alle folla all'atrio del Tempio. I doni che porta e lascerà sotto le sue colonne sono antichi: umanismo, fede, tolleranza religiosa, e libero pensiero.

Gli basteranno però, le forze e il tempo per vedere il mondo della vanità, anche dal lato interno del suolo del Tempio? Qualche segni parlano in merito ad una simile supposizione: i riferimenti verso gli Apocrifi, il suo fatidico rapporto con la Bulgaria-Terra di eresia secolare, di tolleranza religiosa millenaria, come la sua curiosità verso frutti proibiti vietati dal Dogma.Forse il suo appello per l'alleanza religiosa ha sorpassato assai il tempo. Forse fino ad un certo punto, questa speranza può apparire naif, che i figli dell'Eden scendano sulla terra in sembianze umane, tramite l'amore tra uomo e donna. Forse il vagabondare dei personaggi del romanzo possono assomigliare al movimento caotico delle particelle di Brown, e l'ultimo messaggio finale del libro è più pessimistico, di quanto presuppone l'amore nella piramide di Cheope, e la cicatrizzazione delle ferite di Gesù. Alla fine, la sorte dell'alunno può ancora perdersi nella nebbia del tempo futuro, e anche dalla strada di apprendista, del Maestro e il paladino della Rosa e della Croce, dividendolo ancora in trentatre gradini. Ognuno di essi, porta un dono all'adepto, ma a volte la ruotine sovrasta e ferma l'evoluzione. A volte non basta la fede per continuare a salire verso il mistero. A volte l'animo umano non sa se è meglio continuare a sognare, oppure finalmente svegliarsi dal sonno religioso. A volte il velo, coprendo gli occhi, impedisce di vedere la porta del Tempio di Salomone.Passerà Bazzato il suo suolo? E cosa troverà lì?

Il vertice della Piramide appartiene ad un altro mondo che è invisibile al non iniziato, sono pochi i prescelti che entreranno in esso, e meno solo quelli di che sono destinati a vedere la prima pietra del mondo di Dio.

Probabilmente il restarne fuori, porta e crea meno disagi. Marco Bazzato però in nessun caso non è quell'adepto che una volta affacciatosi innanzi al suolo del Tempio si rifiuterà d'entrarvi dentro.
Natalia Andreeva
Germania, 2006