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mercoledì 13 gennaio 2016

Pippo Baudo “molesta” una donna islamica a Ballarò



Per la serie: quando certi ex grandi personaggi del panorama televisivo nazionale danno il peggio di se.

È accaduto ieri sera, quando il Pippo Nazionale, ha provato a “molestare” in diretta una giovane donna musulmana, ma costei ha respinto l’assalto culturale italico, subendo passivamente un baciamano, anch’esso non desiderato.

Apriti cielo, a detta di alcuni questa maomettana non è una femmina ben integrata nel tessuto socio culturale di un certo di tipo di macismo e maschilismo fallico italico-italiota, dell’autoctono medio.

Già non c’è che dire: che gran bella figuraccia da minchione ignorante ha fatto.

Strano Paese l’Italia, tutto “baci, abbracci e cazzi in culo” come diceva il personaggio di uno scrittore sconosciuto al grande pubblico, dove la mania  –“ molestatrice” – del maschio italiano è quella di infilare le labbra – già che ci siamo anche un rivolo di bava, dicesi più correttamente liquido secreto dalle ghiandole salivari, ossia   saliva umidiccia che cola copioso dall’allupato di turno – o la guancia su ogni guancia della  prima preda femminile sprovveduta che gli capita sotto il naso. Ma costei non era una donna sprovveduta.

Il classico maschio italiano è un predatore sessuale frustrato che, sovente da bravo discepolo di Onan, gli basta solo contatto guancia a guancia per avere un’erezione e di conseguenza una eiaculazione precoce dentro gli slip.

 Ma è la nostra cultura, ci diciamo per giustificarci, che è fatta così. Aperta, espansiva, che bacerebbe anche del particolato in sospensione colloidale, visto che prima di tale  disfacimento era un essere umano del sesso opposto,  pur di soddisfare il proprio bisogno infinito di contatto carnale.

Ciò che ha commesso ieri Pippo  Baudo è il becero frutto di decenni di subcultura nazionalpopolare, di dozzinalità spacciata per espansività tipica dell’italiano che sguazza, come e peggio di un bullo di periferia, nella mediocrità irrispettosa nei confronti della donna, mascherata codardamente e vigliaccamente da amichevole galanteria.

Insomma, con questa storia dei baci dati a donne che consideriamo come “cagne e porche”, perché tanto sono solo femmine, siamo più pezzenti di Giuda Iscariota, il quale almeno si era beccato per il suo bacio dei bei 30 denari. Mentre chi si sollazza nell’impudica assenza di lavacri etici, si accontenta, fingendo di apparire come una timida educanda, tipica delle giostre medioevali, dimostrando però l’animo del “predatore” per dirla alla Mani Pulite, “Dazione ambientale!”

Siamo un Paese popolato da bestie bipedi autoctone ambosessi assai strane. Infatti, giustamente ci indignamo se una donna italiana viene anche solo molestata verbalmente dai complimenti di uno straniero, di uno sconosciuto, anche se indigeno locale, ma poi abbiamo il coraggio di dare aduna donna che – giustamente – rifiuta il contatto fisico-carnale guancia a guancia con uno sconosciuto, perché Pippo Baudo, anche se a costei è un personaggio mediaticamente conosciuto, rimane, per la sua cerchia privata, uno sconosciuto, uno extraneo, uno straniero, un forestiero,  inteso come sue amicizie e/o conoscenze.

 Peccato però che da alcuni è tacciata come una maleducata, una male integrata perché non si è fatta “slignuazzare” la guancia.

Ha fatto bene. Ha dimostrato una dignità che le nostre donne, non tutte, spesso hanno scordato, in quanto  viviamo in una società  dall’abbraccio e dal coito facile, dove  come un terreno ormai moralmente sterile,  si fanno arare, metaforicamente parlando ma non troppo, dal primo che passa.
Oltretutto siamo una nazione strana. Alcuni maschi soffrono di galanteria a corrente alternata e cafonaggine continua. Infatti, mi è capitato sovente di vedere i maschi che prima danno la mano ad altri maschi e poi, quasi per forza, come se spingessero in preda misogina bulimia emotiva, porgere la mano con ribrezzo, come fosse una cosa insignificante, alla donna, quasi con fastidio.

Purtroppo siamo un Paese a indignazione relativa e di rispetto relativo. Un Paese che ha perso da tempo il senso della misura,incapacitato a mantenere le distanze  fisiche e verbali in modo da non entrare nelle zone di conforto altrui, anche nelle legittime differenze. Per questo all’estero siamo derisi sotto i baffi o appena voltiamo la schiena. Siamo quello che mostriamo di essere e troppo spesso questo, sfortunatamente siamo, per cultura, (o incultura) naturalmente italiani!

Marco Bazzato
13.01.2016

http://marco-bazzato.blogspot.com/


martedì 12 gennaio 2016

La futura distruzione della cultura europea è colpa di una certa sinistra!




L’Europa dei burocrati e dei politici di centro sinistra o quelli filo immigranti a tutti costi, adesso ha paura.

Sì ha paura perché in Europa si sta assistendo a una preoccupante, dicono loro, ascesa dei partiti di destra, considerati xenofobi e soprattutto nemici dell’immigrazione indiscriminata, voluta dai cosiddetti progressisti, interessati, non a fare gli interessi degli indigeni locali, degli autoctoni da almeno quattro o più generazioni, o gli immigrati integrati nel tessuto sociale e socioculturale, indipendentemente dalla religione professata, o figli di immigrati, italiani a tutti gli effetti al compimento del diciottesimo anno di età, a seguito di richiesta di cittadinanza,  in quanto questi  partiti, desiderosi  a difendere con le unghie e con i denti della legalità, la propria identità culturale e storica, ma a rendere le varie nazioni europee un crogiolo indiscriminato di illegalità diffusa, o peggio ancora una percezione, cosa ancora più pericolosa, di illegalità diffusa.

 Beh, la colpa di questa scesa, come il principio della dinamica classica – «ad ogni azione corrisponde sempre una uguale ed opposta reazione», detto anche concetto newtoniano –  è colpa di un progetto che si snoderà da qui ai decenni avvenire di un certo modo sinistro di far  politica della sinistra, mirata a svendere le radici europee e italiane, facendo regredire il vecchio continente al medioevo in salsa afgana.

Quindi si può dare ormai per assodato che sono gli stessi governi del centro sinistra dei vari Stati o gli euro burocrati che vogliono e desiderano un’ascesa dei partiti di centrodestra o di estrema destra.

Ma perché?

È presto detto. Perché l’aumento dei partiti cosiddetti legati all’amor di patria, lasciamo stare il termine abusato e pluristuprato di nazionalismo, permetteranno, con la scusa di contenere il fenomeno della  presunta xenofobia,  di mettere in atto, come del resto si sta già facendo sommessamente, leggi per limitare la libertà di stampa e di espressione, il tutto in nome della difesa della libertà di tutti i cittadini,  perché è così, che come polpette avvelenate al curaro, la venderanno al popolo bue e credulone del centrosinistra.

Del resto lo abbiamo visto con non solo con i recenti attentati in Francia, con “l’atto terroristico” e di Colonia, che da come sta emergendo in questi giorni sono stati pianificati a tavolino, sono avvenuti anche in altre città della Germania, sembrerebbero configurare una strategia ad ampio raggio programmata, da interpretarsi come una guerra non dichiarata pubblicamente, che mira ad infondere, soprattutto nelle donne, un senso di insicurezza , non importa se reale o immaginario, costringendole a modificare i  loro comportamenti, nella speranza di non essere attaccate nuovamente da dei terroristi che si nascondono dietro la nomea di molestatori o peggio ancora di violentatori.

Infatti, mentre una volta la sinistra era quella più antimoralista e più attenta alle libertà fondamentali della donna, al suo diritto di libero arbitrio e di poter gestire al meglio la propria vita, oggi spalleggia indirettamente chi vorrebbe ridurre le donne alla stregua di oggetti, da rinchiudere in casa e da tenere segregate, o al massimo essere “obbligate” ad uscire accompagnate, facendo così il gioco di un certo fanatismo islamico che mira ad annientare e annichilire il libero arbitrio della donna.

È chiaro che i silenzi complici e colpevoli con il quale molti esponenti politici di un certo centrosinistra al governo, o che da quasi esterni lo fiancheggiano, non sono molto interessati al benessere psicofisico delle donne molestate o violentate – forse se la sono cercata, penseranno tra se certe marionette, ragionando ormai com’ era nella mentalità del peggior integralismo  moraleggiante dell’Italia bigotta, fascista e post fascista, dell’Italia cattolica. Solo che adesso, fa molto radical chic fare , non pardon i  bigotti, ma gli evoluti intellettuali, difendendo il diritto della donna di essere liberamente sottomessa all’islam, di vestire, quasi come palombare, soprattutto se queste sono islamiche di nascita o italiane convertite all’islamismo salafita, la corrente più radicale dell’Islam, che come l’Italia asservita al Vaticano e ai diktat della chiesa, non fa distinzioni tra religione e Stato.

L’apparente progressismo di una buona parte dell’emiciclo parlamentare di centro sinistra, come un maschio traditore, fa gli occhi dolci a quella che  crede essere una bella gnocca  di passaggio, celata sotto il burqa , con il quale, per una scopata o una fornicata, è pronto a tradire non solo la moglie,  ma  anche la sua patria, la propria cultura , facendo arretrare il Paese al millennio passato.

La sinistra che per anni ha fatto il possibile per staccare l’Italia e gli italiani da quell’abbraccio stritolante che reputava, a torto o a ragione, della religione cattolica, oggi sembra voglia consegnare al nuovo braccio secolare che avanza, nel nome del politicamente corretto, non solo l’Italia, ma l’Europa intera.

Per concludere voglio dire che non ho nulla contro i fedeli islamici e contro l’Islam in generale, ma ci stanno troppe arre grigie  dove chi di dovere, invece di vigilare come si conviene, finge di non vedere e volta il capo dall’altra parte,  o peggio cala le braghe per paura di essere tacciato come islamofobo.
Non è una religione in se a essere nemica dell’uomo, ma è come la religione viene usata dall’uomo come grimaldello per soggiogarlo e piegarlo ai propri voleri.

 L’Italia ci ha messo duemila anni per uscire da quella ombra chiaroscura che era il cattolicesimo romano,  croce e delizia di duemila anni di vette di umanità eccelsa e di abissi di bestialità disumana, che nulla avevano a che fare né con Dio, né con il Cristo e adesso, però, in pochi se ne rendono conto, stiamo facendo il percorso inverso, regredendo, annichilendo i nostri spazi di libertà, in nome del diritto altrui di avere la propria libertà, secondo come la religione di costoro comanda, in casa Europa… usando la solita formuletta da vigliacchi: per non offendere i credenti di altre religioni.

Solo i codardi e i venduti si comportano così!

Se un continente, o un Paese come l’Italia,  non dimostra di avere rispetto per la propria storia e la propria cultura, sarà in un futuro più o meno lontano facile prede di lupi travestiti da agnelli, ed è quello che gli italiani stanno lasciando, per indolenza, e per paura di essere criticati o tacciati come razzisti, che accada.

Il declivio che porta all’abisso si avvicina sempre di più e come l’orizzonte degli eventi di un buco nero, se ne rimarrà ingoiati e distrutti!

Marco Bazzato

12.01.2016

http://marco-bazzato.blogspot.com/

lunedì 11 gennaio 2016

Lemmy Klimster e David Bowie: due stelle bizzarre nel cielo!

Lemmy Kilmister ,Ian Fraser Kilmister, detto Lemmy (Stoke-on-Trent, 24 dicembre 1945 – Los Angeles, 28 dicembre 2015), è stato un cantante, musicista e compositore britannico, occasionalmente anche attore.


David Bowie, pseudonimo di David Robert Jones (Londra, 8 gennaio 1947– 10 gennaio 2016), è stato un cantautore, polistrumentista, attore,compositore e produttore discografico britannico.


 Il 2015 si è chiuso con il decesso di  Lemmy Klimster e il nuovo anno è partito alla grande con la dipartita di un altro mostro sacro della musica internazionale, David Bowie, l’husky della musica, per via degli occhi a due colori.

Personalmente mi ha toccato molto di più la morte di Lemmy Klimster , fondatore dei Motörhead, che non la morte di David Bowie.

Certamente due artisti agli antipodi, ma Lemmy, almeno per il mio sangue da metallaro, rappresentava molto di più di ciò che per molti ha rappresentato il Duca Bianco. Lemmy, come per altri cantanti metal, rappresentava, rappresenta e rappresenterà sempre la rabbia, il desiderio di combattere, a volte con armi sbagliate contro il destino, contro la vita stessa, prima nemica dell’esistenza e lemmy, nel mio universo musicale, assieme a molti altri cantanti del genere metal, faceva parte di questo universo, ormai divenuto  di massa, popolare, avendo perso nel corso dei decenni quella patina underground , che lo faceva odiare dai genitori e dagli amici fighetti e panozzi, in quanto eravamo  visti tutti come dei topi di fogna, dei rifiuti sociali non solo del mondo musicale, dei disadattati puzzolenti e ubriachi.

Due inglesi purosangue.

Strana terra l’Inghilterra, dove il tradizionalismo culturale ha creato i più grandi fenomeni musicali del ventesimo secolo e le loro influenze continuano, con le loro onde sonore, a spargersi nel nostro presente. A partire dai Beatles, ai Rolling Stone, agli Iron Maiden, agli stessi Motörhead,passando  per i Pink Floyd, David Bowie, ai Police,  ai Judas Priest,Ozzy Ousborne,  solo per citarne una minima parte di quelli più rappresentativi,  e molti altri.

È triste dirlo, ma i dinosauri della musica, come è accaduto nel Giurassico, si stano lentamente estinguendo. Non a causa di un meteorite, come alcune teorie affermano, ma a causa età, causa eccessi alcolici e tossici, causa malattie, o semplicemente di morte naturale – anche se la morte naturale non esiste, in quanto, in qualsiasi referto di un medico legale che si rispetti, è risaputo che questi  è costretto, anche in assenza di un’autopsia, a scrivere le cause – vere o inventate – del decesso, ossia scrivendo quale organo ha ceduto, trascinando così all’Inferno, o sparando direttamente in Paradiso,  tutto il resto del neomorto!

Lemmy e Bowie a modo, pur essendo due artisti agli antipodi, hanno rappresentato la loro epoca, figli del loro tempo, figli di quella rabbia e di quel desiderio di cambiamento che negli anni ’70, ’80 e ’90 era rivoluzione. Dove però, purtroppo, una volta divenuti feticci di venerazione di massa, si erano trasformati in soggetti utili e usati dall’enstabliment , come veicoli per il controllo sociale. Dove quell’anticonformismo nemico dell’ordine costituito, si era trasformato, anche a causa delle mutate realtà socio-culturali avvenute con il passare dei decenni,in icone socialmente accettate dallo stesso mondo politico e culturale, perdendo, volenti o nolenti, come per ogni fenomeno di massa, quell’aurea di verginità, perché apparentemente anche l’andare contro corrente e contro i conformismi dei cliché sociali, non significava altro che  farsi trasportare dalla corrente cavalcata dalla politica e della cultura, abituata fin da sempre ad utilizzare anche l’arte e la musica come veicolo di consenso sociale e di indirizzamento ideologico.

Con tutto il rispetto per i fans a livello planetario del Duca Bianco, ma per me Lemmy, nel suo universo, rappresentava un universo molto più vicino al mio. Un universo veramente anticonformista per eccellenza, perché Lemmy alla fine è sempre rimasto se stesso. Certo un artista borderline, ma che non si è nascosto nel camaleontismo di Bowie, geniale per certi versi, ma privo di personalità per altri.  Erano due personaggi che a modo loro avevano modi agli antipodi per sperimentare e per essere le onde musicali portanti del cambiamento nei rispettivi generi, ma Lemmy aveva quella marcia in più, pur avendo in comune con David Bowie una proverbiale timidezza, Lemmy non aveva paura di nasconderla, anzi, la sua timidezza era la sua forza, la sua riservatezza era la fonte creativa della sua ruvidezza vocale e musicale.

Che dire alla fine? Nel Monte Olimpo degli dei della musica oggi ci stanno due nuove divinità che pur nelle distanze siderali dei rispettivi generi musicali, continueranno a scontrarsi e forse a odiarsi sportivamente, entrambi si abbracceranno, ovunque essi si trovino, sotto la bandiera dell’Union Jack!.
E, ovunque vuoi siate, R.I.P.

Marco Bazzato
11.01.2016
http://marco-bazzato.blogspot.com/

venerdì 8 gennaio 2016

10, 100, 1000 notti di Colonia


Alzi la mano chi, dopo la strage di Nassirya del 2003 non ricorda lo slogan dei puzzoni: “10,100,1000 Nassirya” creando l’esecrazione nazionale contro i manifestanti comunisti dell’epoca?

Però, oggi, alla luce di quanto è avvenuto a Colonia la notte di Capodanno, grido a gran voce: “10, 100, 1000 notti di Colonia”, come quella del primo dell’anno.

I soliti malpensanti diranno che odio le femmine e che parteggio per questi poveri sedicenti  profughi o immigrati regolari o non. Ma che se ne stiano zitti!

 Le femministe italiane hanno fatto le grulle, se ne sono state nascoste come talpe per paura di essere tacciate di razzismo. No, il mio grido è un appello accorato affinché queste umilianti eventi per le donne debbono ripetersi, anche in forme più gravi.

 Sì, perché abbiamo bisogno che ci scappi il femminicido, la morta, o il suicidio a mesi di distanza per rendersi conto che il vaso è colmo di merda, per rendersi conto che l’Europa è proprio come gli eurocrati la volevano e la principale responsabile di questo successo è la cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale da buon sangue dell’ex DDR, le cattive abitudini acquisite da bambina, sono dure a morire, ha fatto il possibile per non far arrivare le notizie ai media – aspettiamoci in un prossimo futuro una stretta sui social network – che per primi si sono mossi , cercando, come una cicciona prova a nascondere il grasso che trasborda, sotto dei vestiti attillati, ma  poi le cuciture e le zip sono saltate e tutte, come un fetido fiume di fango liqumoso è trasbordato, esondando in tutto il mondo.

Abbiamo bisogno di altre donne violentate, inseguite, umiliate. Abbiamo bisogno, anche e soprattutto in Italia di fatti come quelli di Colonia per svegliare una politica lassista e interessata solo a far ingrassare le cooperative, Vaticano compreso, che si occupano  di gestione dei migranti.
  È triste dirlo, ma è necessario che alcune centinaia di donne, anche in Italia, siano, anche se per poche ore, delle schiave sessuali, obbligate a soddisfare i bisogno carnali di questi maschi infoiati e allupati, con i testicoli pieni e che hanno il bisogno fisico di scaricarsi, con una femmina bianca, le palle.

Non serve infatti che lo dica io, visto che questi vedono le femmine bianche come delle prede sessuali, oltretutto vacche assai per come si vestono, per come sono  libere, per come escono non accompagnate da un marito o da un maschio di famiglia e  nelle menti bacate di questi degenerati, questo tipo di donne vengono viste come puttane, come mignotte, come troie, come zoccole pronte a donarsi al primo che passa. Non importa che per noi la realtà sia ben diversa, ma per alcuni di loro, i più animali, le più bestie, le vedono proprio così.

Chiaramente questi discorsi non valgono per tutti i profughi o i sedicenti tali di sesso maschile, per carità, ma arrivati a questo punto, come direbbe un buon medico di campagna: “Prevenire è meglio che curare”, ma alla politica italiana attualmente al potere, della prevenzione  “importa sega!”, per dirla alla conte Mascetti!

Abbiamo bisogno delle stesse violenze di Colonia perché forse questo è l’unico modo per svegliare “donne” come il Presidente della Camera, Laura Boldrini, sempre in prima linea a bacchettare qualcuno alla Camera se si rivolge a lei, dandole come si faceva con la comunista Nilde Jotti, del “Signor Presidente” e costei,da vera donna delle Istituzioni, non ha mai rotto i coglioni a nessuno con questi cazzo di “Signora Presidentessa” o bestialità linguistiche varie, in quanto era sopra le declinazioni maschili o femminili. Abbiamo bisogno anche in Italia di atti come quelli di Colonia perché chissà che la Keynge si svegli e la smetta di appestare la sua pagina di Facebook di desiderio di vendetta, nascosto malamente da giustizia, mentre il suo è giustizialismo contro Calderoli e finalmente apra gli occhi su quello che stanno  commettendo alcuni suoi compari di colore di pelle, in giro per l’Europa.  Finalmente rammentando ciò che pochi mesi addietro aveva dichiarato durante una tavola rotonda in Bulgaria, dove, facendo ridere tutti, anche i telespettatori a casa, aveva dichiarato che tutti i profughi arrivano nei rispettivi Paesi di accoglienza conoscendo la lingua, gli usi, i costumi e le leggi, insomma, arrivano già integrati!

Abbiamo bisogno di bianco sangue femminile europeo e quindi anche di italiane,  sparso e profuso a piene mani. Ci sta poco da voler fare gli indifferenti. Purtroppo il centrosinistra e le femmine di sinistra in Italia sono delle “ritardate mentali”, con tutto il rispetto per i portatori di tali disabilità psichiatrica, perché come le tre scimmiette, queste “Non vedono, non sentono e non parlano” fino a quando la merda non le sommerge, facendole crepare soffocate, ma a questo punto è troppo tardi!

Ora anche Germania la Cancelliera sembra – a parole – intenzionata a usare il pugno di ferro, peccato che siano tutte parole di propaganda, di circostanza, perché dubito che costei potrà rimpatriare un sedicente profugo per avere molestato una femmina bianca tedesca. Stiamo scherzando? A metterle i bastoni tra le ruote, come del resto accade in Italia, ci penseranno i soliti avvocati prezzolati, pagati dallo Stato e difensori dei cosidetti diritti umani, a corrente alternata. I quali faranno il possibile per far annullare o per quanto poco ritardare fino a quando al Terra non torni ad essere piatta,le espulsioni, fuori dal territorio europeo e quindi i rimpatri, anche perché giurisprudenza alla mano, lo sanno anche i muli, un richiedente asilo o un profugo, sentenze di vari Stati europei e della giustizia europea, non possono essere rimpatriati, è già accaduto in passato con un afgano, e il giudice ha deciso il non luogo a procedere, perché nella sua cultura violentare una donna era considerato normale, in quanto costei era, rispetto all’uomo, inferiore.

Insomma, si cerca di chiudere la stalla quando i buoi sono già usciti. Peccato che le stalle europee, tutti, i confini, sia quelli interni  e soprattutto quelli esterni, andavano sigillati prima che le bestie entrassero come una mandria apparentemente mansueta, mentre, alcuni senza controllo e freni inibitori dettati dalle loro culture di provenienza,  si sta dimostrando refrattaria alle regole alle leggi e alla cultura, per dire poco,  o peggio votata a sovvertire l’ordine democratico e culturale dell’Unione Europea e dei singoli Stati membri.

 Per questo alcuni, Italia esclusa naturalmente, sempre il discorso delle tre scimmiette, hanno deciso di sospendere gli accordi di Schengen, sulla libera circolazione all’interno dei confini europei, come è giusto che sia, con l’Italia che diventerà, stiamone certi, la discarica abusiva di sedicenti profughi che assaltano l’Europa via mar Mediterraneo e via rotta balcanica e che o rimarranno fermi in Italia, oppure, peggio ancora, visto che le frontiere sono chiuse e i controlli riattivati, saranno dirottati  in Italia, per la gioia delle donne italiane che saranno molestate o peggio ancora violentate e uccise.

Perché così vuole l’Europa e così vogliono i nostri politici e le nostre femministe, le quali voltano il capo dall’altra parte.

Marco Bazzato

08.01.2016


sabato 3 ottobre 2015

Coming out del vescovo: "Sono gay e ho un compagno"


Non c’è che dire, è stato, come si diceva molti anni fa, “uno scherzo da prete”, un gancio ben assestato da parte di un Monsignore che, alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, ha deciso di uscire dall’armadio e dichiarare, mostrando pubblicamente anche il proprio compagno – a molti viene voglia di fare il pugno chiuso – la propria omosessualità, venendo giustamente e prontamente licenziato in tronco, Krzysztof Charamsa - teologo, ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana, oggi ha mandato letteralmente in fibrillazione i siti di mezzo mondo.

Ha fatto  bene? Ha fatto male?

Dal suo punto di vista ha fatto bene.

Ha il diritto di godere appieno della sua felicità con la persona con il quale afferma di provare degli affetti che vanno ben oltre lo spirituale e che sfociano nella carnalità, nella fornicazione e nella lussuria. Liberissimo di farlo. È un suo diritto, ma non dentro i gangli della Chiesa Cattolica, dove fino a  questo momento continua a farne parte – si auspica per poco, in quanto la riduzione allo stato laicale, dopo il macello che sta provocando, dovrebbe essere una semplice formalità.

Il futuro ex Monsignore evidentemente non ha ben chiari i voti che in passato ha dato a momento dell’ ordinazione sacerdotale. Voti ha infranti uno ad uno, rendendoli carta zozza,  lurida e putrida. Lo stesso chiaramente dicasi per tutti gli altri sacerdoti che hanno comportamenti carnali con donne, dove anch’essi si appestano nella lussuria, nella fornicazione, nel coito, fuori dai dettami cristiani, rendendosi sporchi ed indegni nell’indossare l’abito talare e i relativi paramenti sacri.

Non è perché costui si è dichiarato omosessuale che la cosa sia più o meno  grave e greve delle tentazioni della carne in cui cadono vittime/carnefici dei propri istinti lussuriosi e bestiali molti presbiteri che si a sollazzano  nella carnalità, accoppiandosi come cani in calore con femmine, sovente anche maritate,, dentro le sagrestie o nelle canoniche o andando a puttane, travestiti, trans, gay o peggio ancora, più sordidi e luridi, oltreuttto illegali sotto il profilo penale,  dandosi atti carnali di pedofilia.

Quindi il suo peccato, secondo la Chiesa Cattolica, non è solo il peccato di essersi unito carnalmente con un altro essere umano di sesso maschile. Il primo tradimento è stato contro il voto del celibato – chi può sapere quante volte ha somministrato l’Eucarestia o i sacramenti al temine di una ingroppata carnale con il suo “amichetto” –  ha tradito uno dei principi fondati della religione in cui ancora oggi asserisce ancora di credere.
Costui vorrebbe una Chiesa più aperta agli omosessuali?
Il catechismo della Chiesa Cattolica a tal riguardo è chiaro, ma l’ha calpestato, per un suo interesse  e piacere personale.
 La Chiesa Cattolica, come qualsiasi libera associazione ha le sue regole, i suoi statuti interni, i suoi credi e le sue leggi. Se queste leggi a questo stanno strette, nessuno gli vietava di uscirne allo scoccare dei primi pruriti omosessuali, e al cedere delle tentazioni della carne –  invece  ha voluto continuare a servire Dio e Mammona, Matteo 6: 24   –  e  fondare la sua Chiesa “cristiana,” fatta “A Sua immagine e somiglianza” Genesi 1: 26-28, in collaborazione con l’Arcigay, magari  autoproclamandosi Vescovo o Pastore, o meglio ancora Sommo Pontefice, come la Papessa Giovanna!

Purtroppo questo futuro ex ecclesiastico ha seguito la moda di apertura inaugurata da Papa Francesco, quando disse:  “chi sono io per giudicarla” – la persona gay, Nda – da tutti male interpretata come una apertura di credito incondizionato agli omosessuali. Mentre il Papa, con la frase: chi sono io per giudicare” chi conosce un po’ di Vangelo, avrà collegato subito il tutto con Matteo 7,1-5 .

 Senza tra l’altro scordare ciò che scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 2357, che tra le altre cose, espressamente dice: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».  Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita…Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza”.

 Oltre a quanto sopra va rammentato ciò che scrive San Paolo ai Romani 1, 26-27 o i Corinzi 6, 9-10. Auindi il Krzysztof Charamsa sapeva benissimo, oltretutto in quanto teologo,  che inclinazione, oggettivamente disordinata, era contraria a tutti i principi religiosi, etici e morali a cui era stato ordinato, secondo la  vocazione di donarsi a Dio e alla Chiesa, anima e corpo. Evidentemente però anima e corpo sono andati da qualche altra parte e potrebbero fare la fine postulata da Dante Alighieri ne “La divina Commedia”, dove i “sodomiti”, finiranno, come recita il XV Canto, nel VII cerchio dell’Inferno.

Evidentemente non ce la faceva più e di questo gli va dato – quasi – onore.

 Quasi.

 Sì, perché la scelta del giorno non è stata casuale, anzi, l’ha pensata bene. Infatti ha già un libro pronto in italiano e in polacco, tanto per proteggersi le spalle economicamente, per garantirsi un futuro, almeno nell’immediato, con il suo” amichetto del cuore”.

È chiaro che l’ala progressista del Vaticano ne esce – giustamente – ridimensionata, visto che lo stesso Pontefice, in casa d’altri, vedi il suo recente viaggio in America, dava troppo spazio a queste aperture, con addirittura un omosessuale dichiarato pro matrimonio gay, chiamato a leggere le letture, durante una celebrazione liturgica.  Adesso i tradizionalisti si spera che diano il via a purghe  Staliniane, metaforicamente parlando, naturalmente, per eliminare i Giuda  che si “prostituiscono” per “trenta denari” Gv, 13: 21-38, che albergano in seno al Vaticano e approfittano degli agi connessi al loro ruolo per darsi alla lussuria, alla fornicazione, in spregio alla loro ordinazione, in modo da fare un po’ di repulisti generale, separando il grano dalla pula, vedi Parabola della Zizzania, Mt13: 24-30, gettando quest’ultima nel fuoco della Geenna, M 5: 29-30.

Marco Bazzato
03.10.2015

venerdì 2 ottobre 2015

Guerra Mediaset Sky: chi vince e chi perde?


A mezzanotte del 08.09.2015 alle 00.00 ora italiana, 01.00 ora bulgara, quando il segnale dei canali Mediaset, Canale 5, Italia 1 e Rete 4 è stato criptato, si è elevato un  bestemmione mentale infinito. Vi posso garantire non solo da parte mia. Un bestemmione di quelli che farebbero rizzare i capelli sia al Papa che dall’ultimo curato di campagna che celebra ancora la messa con il Rito Tridentino.

Mediaset aveva messo in atto il dispetto a Sky, criptando il segnale sul satellite Hot Bird 13, non essendo da quel momento più FTA – Free To Air, perché il segnale veniva ripreso dalla piattaforma a pagamento di Sky – impedendo a tutti i cittadini europei di vedere i programmi Mediaset, rinchiudendo il segnale satellitare attraverso la piattaforma  TV Sat, solo per l’Italia e gli italiani residenti in patria che, a causa di zone d’ombra, non sono raggiunti dal segnale del digitale terrestre.

Per fortuna ci stracciano i coglioni ogni giorno con il mondo globalizzato e altre bischerate, salvo poi mettere in atto strategie industriali degne dei due confinanti del podere del primo film di Don Camillo, i Filotti e i Della Bruciata.

Mossa intelligente diranno alcuni.  Mossa stupida diranno altri.

Già, perché è come se uno per fare un dispetto a un concorrente decidesse di prendere il trapano a percussione, montare la punta più grossa e trapanarsi un testicolo, sicuro che il concorrente soffrirà per questa scelta di auto castrazione. 

Praticamente questo è  ciò che ha fatto Mediaset.

Infatti la sua scelta suicida le si sta ritorcendo contro.

 Gli ascolti sono in preoccupante caduta libera e di riflesso anche gli investitori pubblicitari stanno dirottando le loro risorse verso altre reti televisive, prime fra tutte la Rai, che continua a trasmettere i canali Rai 1, 2 e 3, i generalisti, ma anche altri, sul satellite  in modalità FTA – Free To Air e su TV Sat.

Sicuramente a causa di questa decisione sta perdendo non solo Mediaset – se l’è cercata e voluta, ma sta danneggiando gli italiani residenti all’estero che seguivano i programmi via satellite e molti cittadini stranieri che avevano nei loro pacchetti televisivi via cavo i canali Mediaset, ora criptati.
Infatti  il provincialismo italiano ha scordato è che i canali  satellitari italiani  FTA – Free To Air, all’estero o poco tanto fanno parte del bouquet dei canali inseriti nelle offerte di questi venditori di servizi televisivi, perché esiste un universo di stranieri che amano vedersi le fiction, i film italiani, gli show in lingua originale e non doppiati, magari alla cazzo di cane, standosene comodamente seduti in poltrona, in salotto, dopo cena.

 Senza contare il danno fatto agli studenti che nei loro Paesi studiano la lingua italiana, agli  imprenditori, ma non solo, anche semplici turisti,  che viaggiano per lavoro dai loro Paesi per l’Italia, e  amano tenersi aggiornati, seguendo i canali Mediaset, che oggi non vengono più invogliati all’acquisto di determinati prodotti reclamizzati in quelle reti, perché sono stati violentemente mutilati di questa possibilità, che danneggia  non solo gli italiani in Italia e residenti all’estero per svariati motivi,  ma anche gli investitori pubblicitari, in quanto si sono visti togliere visibilità continentale, e costretti a riposizionare i loro investimenti pubblicitari nella TV di Stato, la quale sicuramente si sfregherà le mani per la gioia, in quanto questa mossa danneggia in primis i loro fatturati.

Con termini diversi lo afferma anche “Il fatto quotidiano”, nel suo articolo: “Mediaset, costa caro l’addio alla piattaforma Sky: oltre un punto di share in meno. Freccero: “Errore industriale”. Simonelli: “Autogol” di Claudia Rossi.  

Solo che l’analisi, a mio avviso, non tiene conto della perdita degli telespettatori europei, e quindi il danno economico, non solo per Mediaset, ma per l’economia italiana, potrebbe essere più elevato, se si tenesse conto anche di questa quota non indifferente di telespettatori continentali persi, privati della ricezione satellitare  FTA – Free To Air.

Le perdite reali però non si possono effettivamente quantificare nel breve termine, ma ci vorrà, a mio avviso, almeno un anno per comprendere come l’emorragia reale, su base europea, di telespettatori causerà perdite ben più elevate del mancato accordo con Sky, danneggiando anche il Made in Italy italiano, il quale attraverso i canali Mediaset, disponibili gratuitamente sul satellite in scala continentale, venivano veicolati e visti da un numero di potenziali consumatori che adesso l’Italia ha praticamente perduto.

Marco Bazzato
02.10.2015

domenica 5 aprile 2015

Buona Pasqua a tutti



Per l’ennesima volta Papa Francesco ha deluso. I giornali e i social network tacciono, per piaggeria, ma il popolo non è né bue e manco vile e lo ha dimostrato la Piazza San Pietro, praticamente deserta, e no certo per via della pioggia.

I fedeli stranieri hanno capito che nonostante le belle parole di facciata, manco sono presi in considerazione di striscio negli auguri e quindi hanno disertato, preferendo andare dove almeno, per quanto poco, vengono rispettati.

Francamente sono sempre più sconcertanti i segni evidenti di disinteresse nei confronti dei fedeli. Certo ci stanno i teorici gesti simbolici, incentrati sulla Sua persona, il buonismo apparentemente sparso a piene mani, dilapidando le casse vaticane, le telefonatine, che ora sembrano essersi fermate, ma per il resto, è calma piatta.

Comunicazione pari a zero, discorsi scialbi, intrisi di mediocre retorica trita e ritrita. E in fatti il popolo dei fedeli, checché ne dicano i giornali, come i cani da tartufo, a naso sentono la qualità e la bontà ed è chiaro che ormai scavano sempre meno, disertano, se ne stanno distanti, preferiscono starsene a casa a mangiarsi l’agnello, soprattutto se abitano a Roma e dintorni, piuttosto che gettare via la loro mattinata in modo infruttifero.

  E poi, dai, diciamocelo: un tizio papale che al termine della benedizione Urbi et Orbi termina con: «Buona Pasqua e buon pranzo» lo si può accettare da “Gigi er troione” quando te serve l’abbacchio al forno e te manna afanculo, ma non certo dal “Santo Padre!”, gli Apostoli, dopo la resurrezione, grazie allo Spirito Santo, si facevano capire in molte lingue,costui invece, forse per pigrizia, si limita ai saluti in Italiano!

Certo si capisce l’utopia della famigliarità, ma ci stanno anche delle regole, delle tradizioni di rispetto che questo Pontefice continua a calpestare bellamente, infischiandosene dei fedeli stranieri, come se il suo obbiettivo fosse proprio quello di allontanare con questi suoi atti poco cristiani gli stranieri da Roma.

Non si sa cosa effettivamente abbia i mente, ma la china distruttiva che ha preso, certo non fa onore a lui e soprattutto infanga decenni di lavoro dei suoi predecessori, che sta mandando letteralmente a farsi fottere.

Marco Bazzato

05.04.2015

sabato 10 gennaio 2015

Gli attentati di Parigi e il “terrorismo mediatico” italiano

Innanzitutto voglio esprimere il mio vivo cordoglio per i morti a Parigi ai famigliari e agli amici delle vittime – tutte. Senza distinzioni tra vittime e carnefici. I vivi da vivi si possono insultare e offendere, quando sono morti ancora caldi, il discorso cambia, piaccia o no, altrimenti diventeremo tutti come quelli dell’ISIS!

Detto questo, tralasciando le dietrologie, ormai se ne contano a centinaia, quello che mi preme analizzare in questo articolo è la bagarre e il “terrorismo mediatico” scatenato dai  media, classici e digitali, in seguito a questa strage.

Va fatta però una doverosa premessa, e la faccio con un proverbio:  “Scherza con i fanti e lascia stare i santi!”, questa è la saggezza popolare dimenticata dall’assurdità del modernismo relativista.

È vero che in una normale democrazia il diritto di satira e di espressone deve essere salvaguardato a prescindere, purtroppo però vivendo  noi tutti in una società imperfetta, anche qui regna un relativismo politico assurdo, peloso e vigliacco. Infatti, se si fanno vignette antisemite, ecco che partono gli strali dell’opinione pubblica, e  a volte qualcuno si cosparge il capo di cenere e fa pubblica ammenda. Se le vignette sono anticristiane e altri si indignano,  l’opinione pubblica e la sinistra soprattutto grida alla censura, parla e straparla di un Paese retrogrado e bigotto, attaccato a dei valori morali e sociali che vanno derisi e soffocati, nel nome della laicità e della pluralità di pensiero. Giusto?  Se invece le vignette sono anti islamiche, si assiste alla cosa più assurda, specie se si è abituati ad osservare determinati siti,  e parlo di coloro che scrivono nei siti atei o dell’ateismo razionalista, quindi delle opinioni personali dei lettori:  silenzio assoluto, di tomba, nessuna condanna, nessuna esultanza per aver sbeffeggiato il Profeta o l’Islam, in quei casi lì, tutti zitti come mosche.

E sapete perché? Perché in Italia ci stanno due paure fetenti che fanno inzaccherare le mutande: la paura di essere marchiati come antisemiti e quella di essere affetti da islamofobia, mentre sono felicemente fieri se malati cristianofobia.
Già perché in Italia è politicamente e socialmente accettata dai più, da coloro che si credoo radica chic – mentre i più sono una manica di ignorantoni e lazzaroni senza arte, né parte ,  privi di spessore intellettuale e culturale –  la cristianofobia, mentre è pubblicamente esecrata l’islamofobia, anche se la legge in teoria dovrebbe punirli tutti  in egual misura sebbene  non  si è mai sentito nessuno che sia stato denunciato e processato per cristianofobia? Qui ci vorrebbe un estensione della legge Mancino. Mentre per l’antisemitismo e l’islamofobia, tutti ci fanno con i piedi di piombo, attenti a come aprono bocca. (vigliacchi!)

Resta da capire se alla fine sono idioti i cristiani o se sono più volpi gli altri?

Rimane in ballo un fatto essenziale da comprendere, ma di cui nessuno ha avuto le palle di affrontare il problema alla radice: il limite etico della satira. Sì, perché piaccia o no un confine, se non impartito dalla legge, deve almeno essere frutto della libera coscienza dell’individuo o del vignettista, ci deve essere.
Noi crediamo che la libertà sia un valore assoluto, infatti lo è.  La libertà, come tutte le libertà è un diritto che va dosato, centellinato e usato con estrema accortezza. Nessuno di noi è Signore e Padrone assoluto della propria libertà, ogni persona ne è beneficiario,ma come colui che beneficia di un dono, questo va usato e manipolato come se fosse una persona inferma, malata, bisognosa di cure e attenzioni, perché altrimenti la presunzione dell’eccesso di libertà può far attivare in alcuni strati della società delle formazioni cancerose, che poi attaccano all’improvviso e con esisti difficilmente poi controllabili, soprattutto quando si è nelle mani di una politica infingarda e che usa, per i propri tornaconti personali, il terrore della gente e delle persone, gridando ai quattro venti: “siamo in guerra, andiamo felici alla guerra, dobbiamo schierarci. Bisogna combattere”, e altre amenità del genere. Certo, ma poi a fare la guerra mica ci vanno questi che la invocano.

Non difendo l’Islam in quanto tale, ma difendo la buona fede di milioni  persone di islamici, anche quelli che vivono in Europa e in Italia, a cui si è chiesto di fare pubblica condanna di questi atti terroristici.  Hanno fatto bene a  tacere, perché in ogni caso, qualsiasi cosa avessero detto, visto il panico mediatico che stanno scatenando politici e giornalisti, sarebbe stato distorto, manipolato e manco sarebbero stati creduti, perché alla fine anche loro sono vittime,  come è stato vittima il poliziotto musulmano che aveva fatto giuramento alla bandiera francese,  freddato dai terroristi.
L’Europa, le Istituzioni Europee, i politici italiani e i cittadini italiani devono innanzitutto interrogarsi sul significato vero di libertà, perché troppo spesso si crede che libertà significhi fregarsene degli altri, in nome del proprio libero arbitrio. Ebbene, questa non è libertà, questa è anarchia, è assenza di regole e l’assenza di regole certe per tutti, fa covare nel tempo anche questi mostri, sebbene a questi le armi morali siano state messe in mani da altri: ossia su chi, nel nome assolutamente relativo della libertà assoluta di satira, ha permesso che si passasse sopra tutto, a tutti. A sentimenti, a credi, a culture, non importa che queste culture siano islamiche, cattoliche,ebree o di altre confessioni religiose non appartenenti alle tre religioni monoteiste.

Le stragi di Parigi sono i frutti avvelenati di questa libertà, che oggi va sotto il nome assurdo di t”tolleranza”.

Personalmente trovo osceno il termine “Tolleranza”, perché tolleranza significa solo mandare giù e/o far mandare bocconi amari nel nome del diritto – arbitrario – proprio e/o dell’altro, e questo diritto ci ha resi proni e/o arroganti,  lavando il cervello, mentre il termine più corretto dovrebbe essere accettazione, perché la tolleranza è come una bombola di gas , prima o poi esplode, con esiti deflagranti.

 Il termine migliore è reciprocità, ma il termine reciprocità e riconoscimento reciproco è un termine sconosciuto alla razza umana, visto che il più delle volte è la politica, per  interessi economici apparentemente occulti, che soffia sul fuoco delle divisioni, fomentandole e facendo leva  sugli istinti più biechi dell’essere umano, il quale, come un fuscello al vento, è facilmente manipolabile.

Marco Bazzato

10.01.2015 

sabato 25 ottobre 2014

Iran, giustiziata Reyhaneh. Condannata a morte per aver ucciso l'uomo che tentò di stuprarla


Appena appresa la notizia, la rete è letteralmente è esplosa in contumelie contro l’Iran e la legge di quel Paese, in cui vige legittimamente la pena di morte. Pena di morte che del resto esiste in molti Paesi civilizzati, dagli Stati Uniti al Giappone.

Solo che se è l’Iran ad applicarla nel caso di un omicidio avvenuto per eccesso di legittima difesa, a seguito di un tentativo di tentato stupro, ecco che il mondo, ipocritamente, si indigna. 

Partiamo da un presupposto: la giovane aveva tutto il diritto/ dovere di ribellarsi contro colui che cercava di stuprarla, e si è difesa con le unghie e con i denti, arrivando come si sa a ucciderlo.

Il problema sta proprio qui:l’eccesso di legittima difesa, dove all’atto pratico la vita della donna non era in pericolo – raramente i violentatori uccidono le loro vittime – il loro imperativo è possederle, in quanto  la vittima del tentativo di stupro viene uccisa perché tenta di ribellarsi e colui che tenta lo stupro in preda ad un raptus,  la uccide. Un po’ ciò che è accaduto, si suppone, a parti invertite. Ossia Reyhaneh Jabbari, nella concitazione di difendersi – legittimamente – ha ucciso l’aggressore, passando dalla ragione, in quanto vittima, a quella del torto, come carnefice. È come carnefice è stata condannata.

I punti salienti sono altri: erano legittime le interferenze straniere di mezzo mondo contro il sistema giudiziario iraniano? No.  No perché la pena di morte, checché ne dicano i detrattori, ha la sua valenza e gli italiani, che sono un popolo di forcaioli a corrente alternata, basta leggersi cosa scrivono quando è menato o ucciso barbaramente un animale da affezione, in determinate situazioni: torture degne della Santa Inquisizione, come quelle inferte all’eretico di Giordano Bruno o i supplizi che avvenivano nel carcere iracheno di Abugraib, rendendo così, in via del teorica, un popolo, degno di andare a lavorare per qualche servizio segreto, in qualità di esperti in torture, sempre che dalle parole siano in grado di passare ai fatti e che non siano invece solo dei boccaloni, sono sempre pronti ad attaccare il carro, non dove sta la ragione, ma dove sta l’emozione.

Comunque la ragazza poteva avere salva la vita. Poteva salvarsi la vita, ma ha scelto di morire. Sì. Checché ne dicano i media, il sistema iracheno funziona meglio di ciò che si crede.  Alla donna era stata offerta, come viene offerto a tutti i condannati a morte per omicidio in Iran, la possibilità di aver salva la vita, come da legittima richiesta dei  parenti della vittima,  se avesse avuto il coraggio di fare come Galileo Galieli, ossia  abiurare, rinnegando ufficialmente la teoria Copernicana, a favore di quella eliocentrica – tolemaica –  entrando, tra le altre sue scoperte,  nella storia  con il suo mitico “Eppur si muove!”

La giovane avrebbe potuto “abiurare”. I famigliari della vittima erano disposti a perdonarla, imponendo una condizione, offrendole l’ancora di salvataggio, il salvagente e la cima, se avesse ritrattato il tentativo di stupro, ma ha rifiutato il “Do ut des”,  Sarebbe stata una ritrattazione convenite, in quanto non si sarebbe messa, con il suo rifiuto, da sola il cappio al collo, optando per fasi dare “l’eutanasia”.
Come per uno strano scherzo del destino, Reyhaneh Jabbari ha sbagliato mortalmente non una ma bensì due volte. La prima quando ha ucciso colui che tentava di violentarla, la seconda quando ha scelto di morire, vittima del proprio orgoglio. Orgoglio che non ha avuto lo scienziato Galileo Galieli, il quale, per dirla alla Montalbano, se ne è “catafottuto” e come recita una famosa pubblicità televisiva, andata in onda in Italia anni fa, ha scelto il mitico motto: “Io preferisco vivere!”

La cosa assurda è che adesso i media di mezzo mondo faranno passare l’Iran come Stato despota e tiranno, nemico delle donne e misogino, mentre i fatti, se analizzati nella loro interezza complessità, sono diversi.
Se la donna fosse stata intelligente, di morti invece di due, ce ne sarebbero stati uno solo, tanto tutto il mondo sapeva che era stata vittima di un tentato stupro, che se non si fosse attaccata al proprio orgoglio, sarebbe libera grazie un formalismo che le avrebbe resa salva la vita.
Reyhaneh Jabbari non ha saputo prendere il treno quando passava, non ha voluto come un cammello attraversare la cruna dell’ago –il formalismo della ritrattazione – e si è fatta dare la morte, “suicidandosi”, mettendo lei stessa la corda nelle mani del boia.

Come dice il proverbio: “Chi è causa del suo mal piaga se stesso”.

Marco Bazzato
25.10.2014