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mercoledì 13 gennaio 2016
Pippo Baudo “molesta” una donna islamica a Ballarò
Per la serie: quando certi
ex grandi personaggi del panorama televisivo nazionale danno il peggio di se.
È accaduto ieri sera,
quando il Pippo
Nazionale, ha provato a “molestare” in diretta una giovane donna musulmana,
ma costei ha respinto l’assalto culturale italico, subendo passivamente un
baciamano, anch’esso non desiderato.
Apriti cielo, a detta
di alcuni questa maomettana non è una femmina ben integrata nel tessuto socio
culturale di un certo di tipo di macismo e maschilismo fallico
italico-italiota, dell’autoctono medio.
Già non c’è che dire:
che gran bella figuraccia da minchione ignorante ha fatto.
Strano Paese l’Italia,
tutto “baci, abbracci e cazzi in culo” come diceva il personaggio di uno
scrittore sconosciuto al grande pubblico, dove la mania –“ molestatrice” – del maschio italiano è
quella di infilare le labbra – già che ci siamo anche un rivolo di bava, dicesi
più correttamente liquido secreto dalle ghiandole salivari, ossia saliva
umidiccia che cola copioso dall’allupato di turno – o la guancia su ogni guancia
della prima preda femminile sprovveduta
che gli capita sotto il naso. Ma costei non era una donna sprovveduta.
Il classico maschio
italiano è un predatore sessuale frustrato che, sovente da bravo discepolo di
Onan, gli basta solo contatto guancia a guancia per avere un’erezione e di
conseguenza una eiaculazione precoce dentro gli slip.
Ma è la nostra cultura, ci diciamo per giustificarci,
che è fatta così. Aperta, espansiva, che bacerebbe anche del particolato in
sospensione colloidale, visto che prima di tale disfacimento era un essere umano del sesso opposto,
pur di soddisfare il proprio bisogno infinito
di contatto carnale.
Ciò che ha commesso ieri
Pippo Baudo è il becero frutto di
decenni di subcultura nazionalpopolare, di dozzinalità spacciata per
espansività tipica dell’italiano che sguazza, come e peggio di un bullo di
periferia, nella mediocrità irrispettosa nei confronti della donna, mascherata codardamente
e vigliaccamente da amichevole galanteria.
Insomma, con questa
storia dei baci dati a donne che consideriamo come “cagne e porche”, perché tanto
sono solo femmine, siamo più pezzenti di Giuda Iscariota, il quale almeno si
era beccato per il suo bacio dei bei 30 denari. Mentre chi si sollazza nell’impudica
assenza di lavacri etici, si accontenta, fingendo di apparire come una timida
educanda, tipica delle giostre medioevali, dimostrando però l’animo del “predatore”
per dirla alla Mani Pulite, “Dazione ambientale!”
Siamo un Paese popolato
da bestie bipedi autoctone ambosessi assai strane. Infatti, giustamente ci
indignamo se una donna italiana viene anche solo molestata verbalmente dai complimenti
di uno straniero, di uno sconosciuto, anche se indigeno locale, ma poi abbiamo
il coraggio di dare aduna donna che – giustamente – rifiuta il contatto fisico-carnale
guancia a guancia con uno sconosciuto, perché Pippo Baudo, anche se a costei è
un personaggio mediaticamente conosciuto, rimane, per la sua cerchia privata,
uno sconosciuto, uno extraneo, uno straniero, un forestiero, inteso come sue amicizie e/o conoscenze.
Peccato però che da alcuni è tacciata come una
maleducata, una male integrata perché non si è fatta “slignuazzare” la guancia.
Ha fatto bene. Ha
dimostrato una dignità che le nostre donne, non tutte, spesso hanno scordato,
in quanto viviamo in una società dall’abbraccio e dal coito facile, dove come un terreno ormai moralmente sterile, si fanno arare, metaforicamente parlando ma
non troppo, dal primo che passa.
Oltretutto siamo una
nazione strana. Alcuni maschi soffrono di galanteria a corrente alternata e cafonaggine
continua. Infatti, mi è capitato sovente di vedere i maschi che prima danno la
mano ad altri maschi e poi, quasi per forza, come se spingessero in preda misogina
bulimia emotiva, porgere la mano con ribrezzo, come fosse una cosa insignificante,
alla donna, quasi con fastidio.
Purtroppo siamo un Paese
a indignazione relativa e di rispetto relativo. Un Paese che ha perso da tempo
il senso della misura,incapacitato a mantenere le distanze fisiche e verbali in modo da non entrare
nelle zone di conforto altrui, anche nelle legittime differenze. Per questo all’estero
siamo derisi sotto i baffi o appena voltiamo la schiena. Siamo quello che
mostriamo di essere e troppo spesso questo, sfortunatamente siamo, per cultura,
(o incultura) naturalmente italiani!
Marco Bazzato
13.01.2016
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martedì 12 gennaio 2016
La futura distruzione della cultura europea è colpa di una certa sinistra!
L’Europa dei burocrati
e dei politici di centro sinistra o quelli filo immigranti a tutti costi, adesso
ha paura.
Sì ha paura perché in
Europa si sta assistendo a una preoccupante, dicono loro, ascesa dei partiti di
destra, considerati xenofobi e soprattutto nemici dell’immigrazione
indiscriminata, voluta dai cosiddetti progressisti, interessati, non a fare gli
interessi degli indigeni locali, degli autoctoni da almeno quattro o più
generazioni, o gli immigrati integrati nel tessuto sociale e socioculturale, indipendentemente
dalla religione professata, o figli di immigrati, italiani a tutti gli effetti
al compimento del diciottesimo anno di età, a seguito di richiesta di
cittadinanza, in quanto questi partiti, desiderosi a difendere con le unghie e con i denti della
legalità, la propria identità culturale e storica, ma a rendere le varie
nazioni europee un crogiolo indiscriminato di illegalità diffusa, o peggio
ancora una percezione, cosa ancora più pericolosa, di illegalità diffusa.
Beh, la colpa di questa scesa, come il
principio della dinamica classica – «ad ogni azione corrisponde
sempre una uguale ed opposta reazione», detto anche concetto
newtoniano – è colpa di un progetto
che si snoderà da qui ai decenni avvenire di un certo modo sinistro di far politica della sinistra, mirata a svendere le
radici europee e italiane, facendo regredire il vecchio continente al medioevo
in salsa afgana.
Quindi si può dare
ormai per assodato che sono gli stessi governi del centro sinistra dei vari
Stati o gli euro burocrati che vogliono e desiderano un’ascesa dei partiti di
centrodestra o di estrema destra.
Ma perché?
È presto detto. Perché l’aumento
dei partiti cosiddetti legati all’amor di patria, lasciamo stare il termine
abusato e pluristuprato di nazionalismo, permetteranno, con la scusa di
contenere il fenomeno della presunta
xenofobia, di mettere in atto, come del
resto si sta già facendo sommessamente, leggi per limitare la libertà di stampa
e di espressione, il tutto in nome della difesa della libertà di tutti i
cittadini, perché è così, che come
polpette avvelenate al curaro, la venderanno al popolo bue e credulone del
centrosinistra.
Del resto lo abbiamo
visto con non solo con i recenti attentati in Francia, con “l’atto terroristico”
e di Colonia, che da come sta emergendo in questi giorni sono stati pianificati
a tavolino, sono avvenuti anche in altre città della Germania, sembrerebbero configurare
una strategia ad ampio raggio programmata, da interpretarsi come una guerra non
dichiarata pubblicamente, che mira ad infondere, soprattutto nelle donne, un
senso di insicurezza , non importa se reale o immaginario, costringendole a
modificare i loro comportamenti, nella
speranza di non essere attaccate nuovamente da dei terroristi che si nascondono
dietro la nomea di molestatori o peggio ancora di violentatori.
Infatti, mentre una
volta la sinistra era quella più antimoralista e più attenta alle libertà
fondamentali della donna, al suo diritto di libero arbitrio e di poter gestire
al meglio la propria vita, oggi spalleggia indirettamente chi vorrebbe ridurre
le donne alla stregua di oggetti, da rinchiudere in casa e da tenere segregate,
o al massimo essere “obbligate” ad uscire accompagnate, facendo così il gioco
di un certo fanatismo islamico che mira ad annientare e annichilire il libero
arbitrio della donna.
È chiaro che i silenzi
complici e colpevoli con il quale molti esponenti politici di un certo centrosinistra
al governo, o che da quasi esterni lo fiancheggiano, non sono molto interessati
al benessere psicofisico delle donne molestate o violentate – forse se la sono
cercata, penseranno tra se certe marionette, ragionando ormai com’ era nella
mentalità del peggior integralismo
moraleggiante dell’Italia bigotta, fascista e post fascista, dell’Italia
cattolica. Solo che adesso, fa molto radical chic fare , non pardon i bigotti, ma gli evoluti intellettuali,
difendendo il diritto della donna di essere liberamente sottomessa all’islam,
di vestire, quasi come palombare, soprattutto se queste sono islamiche di
nascita o italiane convertite all’islamismo
salafita, la corrente più radicale dell’Islam, che come l’Italia asservita
al Vaticano e ai diktat della chiesa, non fa distinzioni tra religione e Stato.
L’apparente progressismo
di una buona parte dell’emiciclo parlamentare di centro sinistra, come un
maschio traditore, fa gli occhi dolci a quella che crede essere una bella gnocca di passaggio, celata sotto il burqa , con il
quale, per una scopata o una fornicata, è pronto a tradire non solo la
moglie, ma anche la sua patria, la propria cultura ,
facendo arretrare il Paese al millennio passato.
La sinistra che per
anni ha fatto il possibile per staccare l’Italia e gli italiani da quell’abbraccio
stritolante che reputava, a torto o a ragione, della religione cattolica, oggi
sembra voglia consegnare al nuovo braccio secolare che avanza, nel nome del politicamente
corretto, non solo l’Italia, ma l’Europa intera.
Per concludere voglio
dire che non ho nulla contro i fedeli islamici e contro l’Islam in generale, ma
ci stanno troppe arre grigie dove chi di
dovere, invece di vigilare come si conviene, finge di non vedere e volta il
capo dall’altra parte, o peggio cala le
braghe per paura di essere tacciato come islamofobo.
Non è una religione in
se a essere nemica dell’uomo, ma è come la religione viene usata dall’uomo come
grimaldello per soggiogarlo e piegarlo ai propri voleri.
L’Italia ci ha messo duemila anni per uscire
da quella ombra chiaroscura che era il cattolicesimo romano, croce e delizia di duemila anni di vette di
umanità eccelsa e di abissi di bestialità disumana, che nulla avevano a che
fare né con Dio, né con il Cristo e adesso, però, in pochi se ne rendono conto,
stiamo facendo il percorso inverso, regredendo, annichilendo i nostri spazi di
libertà, in nome del diritto altrui di avere la propria libertà, secondo come
la religione di costoro comanda, in casa Europa… usando la solita formuletta da
vigliacchi: per non offendere i credenti di altre religioni.
Solo i codardi e i
venduti si comportano così!
Se un continente, o un
Paese come l’Italia, non dimostra di
avere rispetto per la propria storia e la propria cultura, sarà in un futuro più
o meno lontano facile prede di lupi travestiti da agnelli, ed è quello che gli
italiani stanno lasciando, per indolenza, e per paura di essere criticati o
tacciati come razzisti, che accada.
Il declivio che porta
all’abisso si avvicina sempre di più e come l’orizzonte degli eventi di un buco
nero, se ne rimarrà ingoiati e distrutti!
Marco Bazzato
12.01.2016
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lunedì 11 gennaio 2016
Lemmy Klimster e David Bowie: due stelle bizzarre nel cielo!
Lemmy Kilmister ,Ian Fraser Kilmister, detto Lemmy (Stoke-on-Trent, 24
dicembre 1945 – Los Angeles, 28 dicembre 2015), è
stato un cantante, musicista e compositore britannico,
occasionalmente anche attore.
David Bowie, pseudonimo di David
Robert Jones (Londra, 8 gennaio 1947– 10 gennaio 2016),
è stato un cantautore, polistrumentista, attore,compositore e produttore
discografico britannico.
Il 2015 si è chiuso con il
decesso di Lemmy
Klimster e il nuovo anno è partito alla grande con la dipartita di un altro
mostro sacro della musica internazionale, David
Bowie, l’husky della musica, per via degli occhi a due colori.
Personalmente mi ha toccato molto
di più la morte di Lemmy Klimster , fondatore dei Motörhead, che non la morte
di David Bowie.
Certamente due artisti agli
antipodi, ma Lemmy, almeno per il mio sangue da metallaro, rappresentava molto
di più di ciò che per molti ha rappresentato il Duca Bianco. Lemmy, come per
altri cantanti metal, rappresentava, rappresenta e rappresenterà sempre la
rabbia, il desiderio di combattere, a volte con armi sbagliate contro il
destino, contro la vita stessa, prima nemica dell’esistenza e lemmy, nel mio
universo musicale, assieme a molti altri cantanti del genere metal, faceva
parte di questo universo, ormai divenuto
di massa, popolare, avendo perso nel corso dei decenni quella patina
underground , che lo faceva odiare dai genitori e dagli amici fighetti e panozzi,
in quanto eravamo visti tutti come dei
topi di fogna, dei rifiuti sociali non solo del mondo musicale, dei disadattati
puzzolenti e ubriachi.
Due inglesi purosangue.
Strana terra l’Inghilterra, dove
il tradizionalismo culturale ha creato i più grandi fenomeni musicali del
ventesimo secolo e le loro influenze continuano, con le loro onde sonore, a
spargersi nel nostro presente. A partire dai Beatles, ai Rolling Stone, agli
Iron Maiden, agli stessi Motörhead,passando
per i Pink Floyd, David Bowie, ai Police, ai Judas Priest,Ozzy Ousborne, solo per citarne una minima parte di quelli
più rappresentativi, e molti altri.
È triste dirlo, ma i dinosauri
della musica, come è accaduto nel Giurassico, si stano lentamente estinguendo.
Non a causa di un meteorite, come alcune teorie affermano, ma a causa età,
causa eccessi alcolici e tossici, causa malattie, o semplicemente di morte
naturale – anche se la morte naturale non esiste, in quanto, in qualsiasi
referto di un medico legale che si rispetti, è risaputo che questi è costretto, anche in assenza di un’autopsia,
a scrivere le cause – vere o inventate – del decesso, ossia scrivendo quale
organo ha ceduto, trascinando così all’Inferno, o sparando direttamente in Paradiso,
tutto il resto del neomorto!
Lemmy e Bowie a modo, pur essendo
due artisti agli antipodi, hanno rappresentato la loro epoca, figli del loro
tempo, figli di quella rabbia e di quel desiderio di cambiamento che negli anni
’70, ’80 e ’90 era rivoluzione. Dove però, purtroppo, una volta divenuti
feticci di venerazione di massa, si erano trasformati in soggetti utili e usati
dall’enstabliment , come veicoli per il controllo sociale. Dove quell’anticonformismo
nemico dell’ordine costituito, si era trasformato, anche a causa delle mutate realtà
socio-culturali avvenute con il passare dei decenni,in icone socialmente accettate
dallo stesso mondo politico e culturale, perdendo, volenti o nolenti, come per
ogni fenomeno di massa, quell’aurea di verginità, perché apparentemente anche l’andare
contro corrente e contro i conformismi dei cliché sociali, non significava altro
che farsi trasportare dalla corrente
cavalcata dalla politica e della cultura, abituata fin da sempre ad utilizzare
anche l’arte e la musica come veicolo di consenso sociale e di indirizzamento
ideologico.
Con tutto il rispetto per i fans
a livello planetario del Duca Bianco, ma per me Lemmy, nel suo universo,
rappresentava un universo molto più vicino al mio. Un universo veramente
anticonformista per eccellenza, perché Lemmy alla fine è sempre rimasto se
stesso. Certo un artista borderline, ma che non si è nascosto nel camaleontismo
di Bowie, geniale per certi versi, ma privo di personalità per altri. Erano due personaggi che a modo loro avevano
modi agli antipodi per sperimentare e per essere le onde musicali portanti del
cambiamento nei rispettivi generi, ma Lemmy aveva quella marcia in più, pur
avendo in comune con David Bowie una proverbiale timidezza, Lemmy non aveva
paura di nasconderla, anzi, la sua timidezza era la sua forza, la sua
riservatezza era la fonte creativa della sua ruvidezza vocale e musicale.
Che dire alla fine? Nel Monte
Olimpo degli dei della musica oggi ci stanno due nuove divinità che pur nelle
distanze siderali dei rispettivi generi musicali, continueranno a scontrarsi e
forse a odiarsi sportivamente, entrambi si abbracceranno, ovunque essi si
trovino, sotto la bandiera dell’Union Jack!.
E, ovunque vuoi siate, R.I.P.
Marco Bazzato
11.01.2016
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venerdì 8 gennaio 2016
10, 100, 1000 notti di Colonia
Alzi la mano chi, dopo
la strage di Nassirya del 2003 non ricorda lo slogan dei puzzoni: “10,100,1000 Nassirya” creando l’esecrazione
nazionale contro i manifestanti comunisti dell’epoca?
Però, oggi, alla luce
di quanto è avvenuto a Colonia la notte di Capodanno, grido a gran voce: “10, 100, 1000 notti di Colonia”, come
quella del primo dell’anno.
I soliti malpensanti
diranno che odio le femmine e che parteggio per questi poveri sedicenti profughi o immigrati regolari o non. Ma che se
ne stiano zitti!
Le femministe italiane hanno fatto le grulle,
se ne sono state nascoste come talpe per paura di essere tacciate di razzismo.
No, il mio grido è un appello accorato affinché queste umilianti eventi per le
donne debbono ripetersi, anche in forme più gravi.
Sì, perché abbiamo bisogno che ci scappi il
femminicido, la morta, o il suicidio a mesi di distanza per rendersi conto che
il vaso è colmo di merda, per rendersi conto che l’Europa è proprio come gli
eurocrati la volevano e la principale responsabile di questo successo è la cancelliera
tedesca Angela Merkel, la quale da buon sangue dell’ex DDR, le cattive
abitudini acquisite da bambina, sono dure a morire, ha fatto il possibile per
non far arrivare le notizie ai media – aspettiamoci in un prossimo futuro una
stretta sui social network – che per primi si sono mossi , cercando, come una
cicciona prova a nascondere il grasso che trasborda, sotto dei vestiti
attillati, ma poi le cuciture e le zip
sono saltate e tutte, come un fetido fiume di fango liqumoso è trasbordato,
esondando in tutto il mondo.
Abbiamo bisogno di
altre donne violentate, inseguite, umiliate. Abbiamo bisogno, anche e soprattutto
in Italia di fatti come quelli di Colonia per svegliare una politica lassista e
interessata solo a far ingrassare le cooperative, Vaticano compreso, che si
occupano di gestione dei migranti.
È triste dirlo, ma è necessario che alcune
centinaia di donne, anche in Italia, siano, anche se per poche ore, delle
schiave sessuali, obbligate a soddisfare i bisogno carnali di questi maschi infoiati
e allupati, con i testicoli pieni e che hanno il bisogno fisico di scaricarsi,
con una femmina bianca, le palle.
Non serve infatti che
lo dica io, visto che questi vedono le femmine bianche come delle prede sessuali,
oltretutto vacche assai per come si vestono, per come sono libere, per come escono non accompagnate da
un marito o da un maschio di famiglia e
nelle menti bacate di questi degenerati, questo tipo di donne vengono
viste come puttane, come mignotte, come troie, come zoccole pronte a donarsi al
primo che passa. Non importa che per noi la realtà sia ben diversa, ma per
alcuni di loro, i più animali, le più bestie, le vedono proprio così.
Chiaramente questi
discorsi non valgono per tutti i profughi o i sedicenti tali di sesso maschile,
per carità, ma arrivati a questo punto, come direbbe un buon medico di
campagna: “Prevenire è meglio che curare”, ma alla politica italiana attualmente
al potere, della prevenzione “importa
sega!”, per dirla alla conte Mascetti!
Abbiamo bisogno delle
stesse violenze di Colonia perché forse questo è l’unico modo per svegliare “donne”
come il Presidente della Camera, Laura Boldrini, sempre in prima linea a bacchettare
qualcuno alla Camera se si rivolge a lei, dandole come si faceva con la
comunista Nilde Jotti, del “Signor Presidente” e costei,da vera donna delle Istituzioni,
non ha mai rotto i coglioni a nessuno con questi cazzo di “Signora
Presidentessa” o bestialità linguistiche varie, in quanto era sopra le declinazioni
maschili o femminili. Abbiamo bisogno anche in Italia di atti come quelli di
Colonia perché chissà che la Keynge si svegli e la smetta di appestare la sua
pagina di Facebook di desiderio di vendetta, nascosto malamente da giustizia,
mentre il suo è giustizialismo contro Calderoli e finalmente apra gli occhi su
quello che stanno commettendo alcuni
suoi compari di colore di pelle, in giro per l’Europa. Finalmente rammentando ciò che pochi mesi
addietro aveva dichiarato durante una tavola rotonda in Bulgaria, dove, facendo
ridere tutti, anche i telespettatori a casa, aveva dichiarato che tutti i
profughi arrivano nei rispettivi Paesi di accoglienza conoscendo la lingua, gli
usi, i costumi e le leggi, insomma, arrivano già integrati!
Abbiamo bisogno di
bianco sangue femminile europeo e quindi anche di italiane, sparso e profuso a piene mani. Ci sta poco da
voler fare gli indifferenti. Purtroppo il centrosinistra e le femmine di
sinistra in Italia sono delle “ritardate mentali”, con tutto il rispetto per i
portatori di tali disabilità psichiatrica, perché come le tre scimmiette,
queste “Non vedono, non sentono e non parlano” fino a quando la merda non le
sommerge, facendole crepare soffocate, ma a questo punto è troppo tardi!
Ora anche Germania la
Cancelliera sembra – a parole – intenzionata a usare il pugno di ferro, peccato
che siano tutte parole di propaganda, di circostanza, perché dubito che costei
potrà rimpatriare un sedicente profugo per avere molestato una femmina bianca
tedesca. Stiamo scherzando? A metterle i bastoni tra le ruote, come del resto
accade in Italia, ci penseranno i soliti avvocati prezzolati, pagati dallo
Stato e difensori dei cosidetti diritti umani, a corrente alternata. I quali
faranno il possibile per far annullare o per quanto poco ritardare fino a
quando al Terra non torni ad essere piatta,le espulsioni, fuori dal territorio
europeo e quindi i rimpatri, anche perché giurisprudenza alla mano, lo sanno
anche i muli, un richiedente asilo o un profugo, sentenze di vari Stati europei
e della giustizia europea, non possono essere rimpatriati, è già accaduto in
passato con un afgano, e il giudice ha deciso il non luogo a procedere, perché nella
sua cultura violentare una donna era considerato normale, in quanto costei era,
rispetto all’uomo, inferiore.
Insomma, si cerca di
chiudere la stalla quando i buoi sono già usciti. Peccato che le stalle
europee, tutti, i confini, sia quelli interni
e soprattutto quelli esterni, andavano sigillati prima che le bestie
entrassero come una mandria apparentemente mansueta, mentre, alcuni senza
controllo e freni inibitori dettati dalle loro culture di provenienza, si sta dimostrando refrattaria alle regole
alle leggi e alla cultura, per dire poco,
o peggio votata a sovvertire l’ordine democratico e culturale dell’Unione
Europea e dei singoli Stati membri.
Per questo alcuni, Italia esclusa
naturalmente, sempre il discorso delle tre scimmiette, hanno deciso di
sospendere gli accordi di Schengen, sulla libera circolazione all’interno dei
confini europei, come è giusto che sia, con l’Italia che diventerà, stiamone
certi, la discarica abusiva di sedicenti profughi che assaltano l’Europa via
mar Mediterraneo e via rotta balcanica e che o rimarranno fermi in Italia,
oppure, peggio ancora, visto che le frontiere sono chiuse e i controlli riattivati,
saranno dirottati in Italia, per la
gioia delle donne italiane che saranno molestate o peggio ancora violentate e
uccise.
Perché così vuole l’Europa
e così vogliono i nostri politici e le nostre femministe, le quali voltano il
capo dall’altra parte.
Marco Bazzato
08.01.2016
sabato 3 ottobre 2015
Coming out del vescovo: "Sono gay e ho un compagno"
Non c’è che dire, è stato, come si diceva molti anni
fa, “uno scherzo da prete”, un gancio ben assestato da parte di un Monsignore che,
alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, ha deciso di uscire dall’armadio e
dichiarare, mostrando pubblicamente anche il proprio compagno – a molti viene
voglia di fare il pugno chiuso – la propria omosessualità, venendo giustamente
e prontamente licenziato in tronco, Krzysztof
Charamsa - teologo, ufficiale della Congregazione per la dottrina
della fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale
vaticana, oggi ha mandato letteralmente in fibrillazione i siti di mezzo mondo.
Ha fatto bene? Ha fatto male?
Dal suo punto di vista
ha fatto bene.
Ha il diritto di godere
appieno della sua felicità con la persona con il quale afferma di provare degli
affetti che vanno ben oltre lo spirituale e che sfociano nella carnalità, nella
fornicazione e nella lussuria. Liberissimo di farlo. È un suo diritto, ma non
dentro i gangli della Chiesa Cattolica, dove fino a questo momento continua a farne parte – si
auspica per poco, in quanto la riduzione allo stato laicale, dopo il macello
che sta provocando, dovrebbe essere una semplice formalità.
Il futuro ex Monsignore evidentemente non ha ben chiari i voti che in passato ha dato a momento dell’
ordinazione sacerdotale. Voti ha infranti uno ad uno, rendendoli carta zozza, lurida e putrida. Lo stesso chiaramente dicasi
per tutti gli altri sacerdoti che hanno comportamenti carnali con donne, dove
anch’essi si appestano nella lussuria, nella fornicazione, nel coito, fuori dai
dettami cristiani, rendendosi sporchi ed indegni nell’indossare l’abito talare
e i relativi paramenti sacri.
Non è perché costui si
è dichiarato omosessuale che la cosa sia più o meno grave e greve delle tentazioni della carne in
cui cadono vittime/carnefici dei propri istinti lussuriosi e bestiali molti
presbiteri che si a sollazzano nella
carnalità, accoppiandosi come cani in calore con femmine, sovente anche
maritate,, dentro le sagrestie o nelle canoniche o andando a puttane, travestiti,
trans, gay o peggio ancora, più sordidi e luridi, oltreuttto illegali sotto il profilo penale, dandosi atti carnali di
pedofilia.
Quindi il suo peccato,
secondo la Chiesa Cattolica, non è solo il peccato di essersi unito carnalmente
con un altro essere umano di sesso maschile. Il primo tradimento è stato contro
il voto del celibato – chi può sapere quante volte ha somministrato l’Eucarestia
o i sacramenti al temine di una ingroppata carnale con il suo “amichetto” – ha tradito uno dei principi fondati della
religione in cui ancora oggi asserisce ancora di credere.
Costui vorrebbe una Chiesa più aperta agli
omosessuali?
Il catechismo della
Chiesa Cattolica a tal riguardo è chiaro, ma l’ha calpestato, per un suo
interesse e piacere personale.
La Chiesa Cattolica, come qualsiasi libera
associazione ha le sue regole, i suoi statuti interni, i suoi credi e le sue
leggi. Se queste leggi a questo stanno strette, nessuno gli vietava di uscirne
allo scoccare dei primi pruriti omosessuali, e al cedere delle tentazioni della
carne – invece ha voluto continuare a servire Dio e Mammona, Matteo 6: 24 – e fondare la sua Chiesa “cristiana,” fatta “A Sua immagine e somiglianza” Genesi
1: 26-28, in collaborazione con l’Arcigay,
magari autoproclamandosi Vescovo o
Pastore, o meglio ancora Sommo Pontefice, come la Papessa Giovanna!
Purtroppo questo futuro ex
ecclesiastico ha seguito la moda di apertura inaugurata da Papa Francesco,
quando disse: “chi sono io per giudicarla”
– la persona gay, Nda – da tutti male interpretata come una apertura di credito
incondizionato agli omosessuali. Mentre il Papa, con la frase: chi sono io per giudicare” chi conosce un
po’ di Vangelo, avrà collegato subito il tutto con Matteo
7,1-5 .
Senza tra l’altro scordare ciò che scrive il
Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 2357, che
tra le altre cose, espressamente dice: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura,
che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la
Tradizione ha sempre dichiarato che « gli
atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono
contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita…Un
numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali
profondamente radicate. Questa
inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte
di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione,
delicatezza”.
Oltre a quanto sopra va rammentato ciò che
scrive San Paolo ai Romani
1, 26-27 o i Corinzi
6, 9-10. Auindi il Krzysztof Charamsa sapeva benissimo, oltretutto in
quanto teologo, che inclinazione, oggettivamente disordinata, era contraria a tutti i
principi religiosi, etici e morali a cui era stato ordinato, secondo la vocazione di donarsi a Dio e alla Chiesa,
anima e corpo. Evidentemente però anima e corpo sono andati da qualche altra
parte e potrebbero fare la fine postulata da Dante Alighieri ne “La divina
Commedia”, dove i “sodomiti”, finiranno,
come recita il XV
Canto, nel VII cerchio dell’Inferno.
Evidentemente non ce la faceva
più e di questo gli va dato – quasi – onore.
Quasi.
Sì, perché la scelta del giorno non è stata
casuale, anzi, l’ha pensata bene. Infatti ha già un libro pronto in italiano e
in polacco, tanto per proteggersi le spalle economicamente, per garantirsi un
futuro, almeno nell’immediato, con il suo” amichetto del cuore”.
È chiaro che l’ala progressista
del Vaticano ne esce – giustamente – ridimensionata, visto che lo stesso
Pontefice, in casa d’altri, vedi il suo recente viaggio in America, dava troppo
spazio a queste aperture, con addirittura un omosessuale
dichiarato pro matrimonio gay, chiamato a leggere le letture, durante una
celebrazione liturgica. Adesso i
tradizionalisti si spera che diano il via a purghe Staliniane, metaforicamente parlando,
naturalmente, per eliminare i Giuda che
si “prostituiscono” per “trenta denari”
Gv, 13:
21-38, che albergano in seno al Vaticano e approfittano degli agi connessi
al loro ruolo per darsi alla lussuria, alla fornicazione, in spregio alla loro ordinazione,
in modo da fare un po’ di repulisti generale, separando il grano dalla pula,
vedi Parabola della Zizzania, Mt13:
24-30, gettando quest’ultima nel fuoco della Geenna, M
5: 29-30.
Marco Bazzato
03.10.2015
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venerdì 2 ottobre 2015
Guerra Mediaset Sky: chi vince e chi perde?
A mezzanotte del 08.09.2015
alle 00.00 ora italiana, 01.00 ora bulgara, quando il segnale dei canali
Mediaset, Canale 5, Italia 1 e Rete 4 è stato criptato, si è elevato un bestemmione mentale infinito. Vi posso garantire
non solo da parte mia. Un bestemmione di quelli che farebbero rizzare i capelli
sia al Papa che dall’ultimo curato di campagna che celebra ancora la messa con
il Rito Tridentino.
Mediaset aveva messo in
atto il dispetto a Sky, criptando il segnale sul satellite Hot Bird 13, non
essendo da quel momento più FTA – Free To
Air, perché il segnale veniva ripreso dalla piattaforma a pagamento di Sky –
impedendo a tutti i cittadini europei di vedere i programmi Mediaset, rinchiudendo
il segnale satellitare attraverso la piattaforma TV Sat, solo per l’Italia e gli italiani
residenti in patria che, a causa di zone d’ombra, non sono raggiunti dal
segnale del digitale terrestre.
Per fortuna ci
stracciano i coglioni ogni giorno con il mondo globalizzato e altre bischerate,
salvo poi mettere in atto strategie industriali degne dei due confinanti del
podere del primo film di Don Camillo, i Filotti e i Della Bruciata.
Mossa intelligente
diranno alcuni. Mossa stupida diranno
altri.
Già, perché è come se
uno per fare un dispetto a un concorrente decidesse di prendere il trapano a
percussione, montare la punta più grossa e trapanarsi un testicolo, sicuro che
il concorrente soffrirà per questa scelta di auto castrazione.
Praticamente questo è ciò che ha fatto Mediaset.
Infatti la sua scelta
suicida le si sta ritorcendo contro.
Gli ascolti sono in preoccupante caduta libera
e di riflesso anche gli investitori pubblicitari stanno dirottando le loro
risorse verso altre reti televisive, prime fra tutte la Rai, che continua a
trasmettere i canali Rai 1, 2 e 3, i generalisti, ma anche altri, sul
satellite in modalità FTA – Free To Air e su TV Sat.
Sicuramente a causa di
questa decisione sta perdendo non solo Mediaset – se l’è cercata e voluta, ma sta
danneggiando gli italiani residenti all’estero che seguivano i programmi via
satellite e molti cittadini stranieri che avevano nei loro pacchetti televisivi
via cavo i canali Mediaset, ora criptati.
Infatti il provincialismo italiano ha scordato è che i
canali satellitari italiani FTA – Free To Air, all’estero
o poco tanto fanno parte del bouquet dei canali inseriti nelle offerte di
questi venditori di servizi televisivi, perché esiste un universo di stranieri
che amano vedersi le fiction, i film italiani, gli show in lingua originale e
non doppiati, magari alla cazzo di cane, standosene comodamente seduti in
poltrona, in salotto, dopo cena.
Senza contare il danno fatto agli studenti che
nei loro Paesi studiano la lingua italiana, agli imprenditori, ma non solo, anche semplici
turisti, che viaggiano per lavoro dai
loro Paesi per l’Italia, e amano tenersi
aggiornati, seguendo i canali Mediaset, che oggi non vengono più invogliati all’acquisto
di determinati prodotti reclamizzati in quelle reti, perché sono stati
violentemente mutilati di questa possibilità, che danneggia non solo gli italiani in Italia e residenti
all’estero per svariati motivi, ma anche
gli investitori pubblicitari, in quanto si sono visti togliere visibilità continentale,
e costretti a riposizionare i loro investimenti pubblicitari nella TV di Stato,
la quale sicuramente si sfregherà le mani per la gioia, in quanto questa mossa
danneggia in primis i loro fatturati.
Con termini diversi lo
afferma anche “Il fatto quotidiano”,
nel suo articolo: “Mediaset, costa caro
l’addio alla piattaforma Sky: oltre un punto di share in meno. Freccero:
“Errore industriale”. Simonelli: “Autogol” di Claudia
Rossi.
Solo che l’analisi, a
mio avviso, non tiene conto della perdita degli telespettatori europei, e
quindi il danno economico, non solo per Mediaset, ma per l’economia italiana,
potrebbe essere più elevato, se si tenesse conto anche di questa quota non
indifferente di telespettatori continentali persi, privati della ricezione
satellitare FTA – Free To Air.
Le perdite reali però
non si possono effettivamente quantificare nel breve termine, ma ci vorrà, a
mio avviso, almeno un anno per comprendere come l’emorragia reale, su base
europea, di telespettatori causerà perdite ben più elevate del mancato accordo
con Sky, danneggiando anche il Made in Italy italiano, il quale attraverso i
canali Mediaset, disponibili gratuitamente sul satellite in scala continentale,
venivano veicolati e visti da un numero di potenziali consumatori che adesso l’Italia
ha praticamente perduto.
Marco Bazzato
02.10.2015
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domenica 5 aprile 2015
Buona Pasqua a tutti
Per l’ennesima volta Papa Francesco ha
deluso. I giornali e i social network tacciono, per piaggeria, ma il popolo non
è né bue e manco vile e lo ha dimostrato la Piazza San Pietro, praticamente
deserta, e no certo per via della pioggia.
I fedeli stranieri hanno capito che
nonostante le belle parole di facciata, manco sono presi in considerazione di
striscio negli auguri e quindi hanno disertato, preferendo andare dove almeno,
per quanto poco, vengono rispettati.
Francamente sono sempre più sconcertanti
i segni evidenti di disinteresse nei confronti dei fedeli. Certo ci stanno i
teorici gesti simbolici, incentrati sulla Sua persona, il buonismo apparentemente
sparso a piene mani, dilapidando le casse vaticane, le telefonatine, che ora
sembrano essersi fermate, ma per il resto, è calma piatta.
Comunicazione pari a zero, discorsi
scialbi, intrisi di mediocre retorica trita e ritrita. E in fatti il popolo dei
fedeli, checché ne dicano i giornali, come i cani da tartufo, a naso sentono la
qualità e la bontà ed è chiaro che ormai scavano sempre meno, disertano, se ne
stanno distanti, preferiscono starsene a casa a mangiarsi l’agnello, soprattutto
se abitano a Roma e dintorni, piuttosto che gettare via la loro mattinata in
modo infruttifero.
E poi, dai, diciamocelo: un tizio papale che al termine della
benedizione Urbi et Orbi termina con: «Buona Pasqua e buon pranzo» lo si può
accettare da “Gigi er troione” quando te serve l’abbacchio al forno e te manna afanculo, ma non certo dal “Santo
Padre!”, gli Apostoli, dopo la resurrezione, grazie allo Spirito Santo, si
facevano capire in molte lingue,costui invece, forse per pigrizia, si limita ai
saluti in Italiano!
Certo si capisce l’utopia della
famigliarità, ma ci stanno anche delle regole, delle tradizioni di rispetto che
questo Pontefice continua a calpestare bellamente, infischiandosene dei fedeli
stranieri, come se il suo obbiettivo fosse proprio quello di allontanare con questi
suoi atti poco cristiani gli stranieri da Roma.
Non si sa cosa effettivamente abbia i
mente, ma la china distruttiva che ha preso, certo non fa onore a lui e soprattutto
infanga decenni di lavoro dei suoi predecessori, che sta mandando letteralmente
a farsi fottere.
Marco Bazzato
05.04.2015
sabato 10 gennaio 2015
Gli attentati di Parigi e il “terrorismo mediatico” italiano
Innanzitutto voglio
esprimere il mio vivo cordoglio per i morti a Parigi ai famigliari e agli amici
delle vittime – tutte. Senza distinzioni tra vittime e carnefici. I vivi da
vivi si possono insultare e offendere, quando sono morti ancora caldi, il
discorso cambia, piaccia o no, altrimenti diventeremo tutti come quelli dell’ISIS!
Detto questo, tralasciando
le dietrologie, ormai se ne contano a centinaia, quello che mi preme analizzare
in questo articolo è la bagarre e il “terrorismo mediatico” scatenato dai media, classici e digitali, in seguito a
questa strage.
Va fatta però una
doverosa premessa, e la faccio con un proverbio: “Scherza
con i fanti e lascia stare i santi!”, questa è la saggezza popolare
dimenticata dall’assurdità del modernismo relativista.
È vero che in una
normale democrazia il diritto di satira e di espressone deve essere
salvaguardato a prescindere, purtroppo però vivendo noi tutti in una società imperfetta, anche
qui regna un relativismo politico assurdo, peloso e vigliacco. Infatti, se si
fanno vignette antisemite, ecco che partono gli strali dell’opinione pubblica,
e a volte qualcuno si cosparge il capo
di cenere e fa pubblica ammenda. Se le vignette sono anticristiane e altri si
indignano, l’opinione pubblica e la
sinistra soprattutto grida alla censura, parla e straparla di un Paese
retrogrado e bigotto, attaccato a dei valori morali e sociali che vanno derisi
e soffocati, nel nome della laicità e della pluralità di pensiero. Giusto? Se invece le vignette sono anti islamiche, si
assiste alla cosa più assurda, specie se si è abituati ad osservare determinati
siti, e parlo di coloro che scrivono nei
siti atei o dell’ateismo razionalista, quindi delle opinioni personali dei
lettori: silenzio assoluto, di tomba,
nessuna condanna, nessuna esultanza per aver sbeffeggiato il Profeta o l’Islam,
in quei casi lì, tutti zitti come mosche.
E sapete perché? Perché
in Italia ci stanno due paure fetenti che fanno inzaccherare le mutande: la
paura di essere marchiati come antisemiti e quella di essere affetti da
islamofobia, mentre sono felicemente fieri se malati cristianofobia.
Già perché in Italia è
politicamente e socialmente accettata dai più, da coloro che si credoo radica
chic – mentre i più sono una manica di ignorantoni e lazzaroni senza arte, né parte
, privi di spessore intellettuale e
culturale – la cristianofobia, mentre è pubblicamente
esecrata l’islamofobia, anche se la legge in teoria dovrebbe punirli tutti in egual misura sebbene non si
è mai sentito nessuno che sia stato denunciato e processato per cristianofobia?
Qui ci vorrebbe un estensione della legge Mancino. Mentre per l’antisemitismo e
l’islamofobia, tutti ci fanno con i piedi di piombo, attenti a come aprono
bocca. (vigliacchi!)
Resta da capire se alla
fine sono idioti i cristiani o se sono più volpi gli altri?
Rimane in ballo un
fatto essenziale da comprendere, ma di cui nessuno ha avuto le palle di
affrontare il problema alla radice: il limite etico della satira. Sì, perché piaccia
o no un confine, se non impartito dalla legge, deve almeno essere frutto della
libera coscienza dell’individuo o del vignettista, ci deve essere.
Noi crediamo che la
libertà sia un valore assoluto, infatti lo è. La libertà, come tutte le libertà è un diritto
che va dosato, centellinato e usato con estrema accortezza. Nessuno di noi è
Signore e Padrone assoluto della propria libertà, ogni persona ne è
beneficiario,ma come colui che beneficia di un dono, questo va usato e
manipolato come se fosse una persona inferma, malata, bisognosa di cure e
attenzioni, perché altrimenti la presunzione dell’eccesso di libertà può far
attivare in alcuni strati della società delle formazioni cancerose, che poi
attaccano all’improvviso e con esisti difficilmente poi controllabili, soprattutto
quando si è nelle mani di una politica infingarda e che usa, per i propri
tornaconti personali, il terrore della gente e delle persone, gridando ai
quattro venti: “siamo in guerra, andiamo felici alla guerra, dobbiamo
schierarci. Bisogna combattere”, e altre amenità del genere. Certo, ma poi a
fare la guerra mica ci vanno questi che la invocano.
Non difendo l’Islam in
quanto tale, ma difendo la buona fede di milioni persone di islamici, anche quelli che vivono
in Europa e in Italia, a cui si è chiesto di fare pubblica condanna di questi
atti terroristici. Hanno fatto bene
a tacere, perché in ogni caso, qualsiasi
cosa avessero detto, visto il panico mediatico che stanno scatenando politici e
giornalisti, sarebbe stato distorto, manipolato e manco sarebbero stati
creduti, perché alla fine anche loro sono vittime, come è stato vittima il poliziotto musulmano
che aveva fatto giuramento alla bandiera francese, freddato dai terroristi.
L’Europa, le
Istituzioni Europee, i politici italiani e i cittadini italiani devono innanzitutto
interrogarsi sul significato vero di libertà, perché troppo spesso si crede che
libertà significhi fregarsene degli altri, in nome del proprio libero arbitrio.
Ebbene, questa non è libertà, questa è anarchia, è assenza di regole e l’assenza
di regole certe per tutti, fa covare nel tempo anche questi mostri, sebbene a
questi le armi morali siano state messe in mani da altri: ossia su chi, nel
nome assolutamente relativo della libertà assoluta di satira, ha permesso che
si passasse sopra tutto, a tutti. A sentimenti, a credi, a culture, non importa
che queste culture siano islamiche, cattoliche,ebree o di altre confessioni
religiose non appartenenti alle tre religioni monoteiste.
Le stragi di Parigi
sono i frutti avvelenati di questa libertà, che oggi va sotto il nome assurdo
di t”tolleranza”.
Personalmente trovo
osceno il termine “Tolleranza”, perché tolleranza significa solo mandare giù
e/o far mandare bocconi amari nel nome del diritto – arbitrario – proprio e/o
dell’altro, e questo diritto ci ha resi proni e/o arroganti, lavando il cervello, mentre il termine più
corretto dovrebbe essere accettazione, perché la tolleranza è come una bombola di gas , prima o poi esplode, con esiti deflagranti.
Il termine migliore è reciprocità, ma il
termine reciprocità e riconoscimento reciproco è un termine sconosciuto alla
razza umana, visto che il più delle volte è la politica, per interessi economici apparentemente occulti,
che soffia sul fuoco delle divisioni, fomentandole e facendo leva sugli istinti più biechi dell’essere umano,
il quale, come un fuscello al vento, è facilmente manipolabile.
Marco Bazzato
10.01.2015
sabato 25 ottobre 2014
Iran, giustiziata Reyhaneh. Condannata a morte per aver ucciso l'uomo che tentò di stuprarla
Appena appresa la notizia, la rete è
letteralmente è esplosa in contumelie contro l’Iran e la legge di quel Paese,
in cui vige legittimamente la pena di morte. Pena di morte che del resto esiste
in molti Paesi civilizzati, dagli Stati Uniti al Giappone.
Solo che se è l’Iran ad applicarla nel
caso di un omicidio avvenuto per eccesso di legittima difesa, a seguito di un
tentativo di tentato stupro, ecco che il mondo, ipocritamente, si indigna.
Partiamo da un presupposto: la giovane aveva
tutto il diritto/ dovere di ribellarsi contro colui che cercava di stuprarla, e
si è difesa con le unghie e con i denti, arrivando come si sa a ucciderlo.
Il problema sta
proprio qui:l’eccesso di legittima difesa, dove all’atto pratico la vita della
donna non era in pericolo – raramente i violentatori uccidono le loro vittime –
il loro imperativo è possederle, in quanto
la vittima del tentativo di stupro viene uccisa perché tenta di
ribellarsi e colui che tenta lo stupro in preda ad un raptus, la uccide. Un po’ ciò che è accaduto, si
suppone, a parti invertite. Ossia Reyhaneh
Jabbari, nella concitazione di difendersi – legittimamente – ha ucciso l’aggressore,
passando dalla ragione, in quanto vittima, a quella del torto, come carnefice. È
come carnefice è stata condannata.
I punti salienti
sono altri: erano legittime le interferenze straniere di mezzo mondo contro il
sistema giudiziario iraniano? No. No perché
la pena di morte, checché ne dicano i detrattori, ha la sua valenza e gli
italiani, che sono un popolo di forcaioli a corrente alternata, basta leggersi
cosa scrivono quando è menato o ucciso barbaramente un animale da affezione, in
determinate situazioni: torture degne della Santa Inquisizione, come quelle
inferte all’eretico di Giordano Bruno o i supplizi che avvenivano nel carcere
iracheno di Abugraib, rendendo così, in via del teorica, un popolo, degno di
andare a lavorare per qualche servizio segreto, in qualità di esperti in
torture, sempre che dalle parole siano in grado di passare ai fatti e che non
siano invece solo dei boccaloni, sono sempre pronti ad attaccare il carro, non
dove sta la ragione, ma dove sta l’emozione.
Comunque la ragazza
poteva avere salva la vita. Poteva salvarsi la vita, ma ha scelto di morire. Sì.
Checché ne dicano i media, il sistema iracheno funziona meglio di ciò che si
crede. Alla donna era stata offerta,
come viene offerto a tutti i condannati a morte per omicidio in Iran, la possibilità
di aver salva la vita, come da legittima richiesta dei parenti della vittima, se avesse avuto il coraggio di fare come
Galileo Galieli, ossia abiurare,
rinnegando ufficialmente la teoria Copernicana, a favore di quella eliocentrica
– tolemaica – entrando, tra le altre sue
scoperte, nella storia con il suo mitico “Eppur si muove!”
La giovane avrebbe
potuto “abiurare”. I famigliari della vittima erano disposti a perdonarla, imponendo
una condizione, offrendole l’ancora di salvataggio, il salvagente e la cima, se
avesse ritrattato il tentativo di stupro, ma ha rifiutato il “Do ut des”, Sarebbe stata una ritrattazione convenite, in
quanto non si sarebbe messa, con il suo rifiuto, da sola il cappio al collo, optando
per fasi dare “l’eutanasia”.
Come per uno
strano scherzo del destino, Reyhaneh Jabbari ha sbagliato mortalmente non una
ma bensì due volte. La prima quando ha ucciso colui che tentava di violentarla,
la seconda quando ha scelto di morire, vittima del proprio orgoglio. Orgoglio che
non ha avuto lo scienziato Galileo Galieli, il quale, per dirla alla
Montalbano, se ne è “catafottuto” e come recita una famosa pubblicità
televisiva, andata in onda in Italia anni fa, ha scelto il mitico motto: “Io
preferisco vivere!”
La cosa assurda
è che adesso i media di mezzo mondo faranno passare l’Iran come Stato despota e
tiranno, nemico delle donne e misogino, mentre i fatti, se analizzati nella
loro interezza complessità, sono diversi.
Se la donna fosse
stata intelligente, di morti invece di due, ce ne sarebbero stati uno solo, tanto
tutto il mondo sapeva che era stata vittima di un tentato stupro, che se non si
fosse attaccata al proprio orgoglio, sarebbe libera grazie un formalismo che le
avrebbe resa salva la vita.
Reyhaneh Jabbari
non ha saputo prendere il treno quando passava, non ha voluto come un cammello
attraversare la cruna dell’ago –il formalismo della ritrattazione – e si è
fatta dare la morte, “suicidandosi”, mettendo lei stessa la corda nelle mani
del boia.
Come dice il
proverbio: “Chi è causa del suo mal piaga se stesso”.
Marco Bazzato
25.10.2014
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