lunedì 17 febbraio 2014
Vladimir Luxuria arrestata a Sochi?
giovedì 19 dicembre 2013
Matrimonio convivenza, figli legittimi, figli “bastardi” e unioni gay
mercoledì 20 febbraio 2013
Italiani! Non votate con la testa e con il cuore, ma con il culo!
giovedì 14 febbraio 2013
Berlusconi aveva ragione: Sanremo 2013 come la Festa dell’Unità?
lunedì 19 marzo 2012
Festa del papà. Auguri!
giovedì 29 ottobre 2009
Nozze cattoliche proibite al castrato diventato “legalmente donna”
Dopo un abominio del genere e lo scandalo derivato, era il minimo che l’arcivescovo doveva fare, sebbene la condanna alla riduzione allo stato laicale sarebbe stata la giusta pena per lo sgarro fatto alla chiesa.
D’altronde che “questo matrimonio non s’ha da fare” anche per lo stolto doveva essere chiaro fin da principio, ma per il prete, che dovrebbe conoscere le regole, non solo divine, ma anche ecclesiastiche e del diritto canonico, evidentemente no.
Il fattaccio accade a Firenze, dove due uomini, secondo i certificati di battesimo, vogliono contrarre matrimonio religioso. Uno dei due da decenni è stato castrato, che si è fatto imbottire d’ormoni, ha cambiato il suo stato anagrafico, da uomo a donna, innanzi alle leggi dello Stato Italaino ed ha firmato davanti al sindaco un contratto matrimoniale con un altro uomo.. E questo matrimonio civile regge da 26 anni.
Ora però i due maschi, secondo i registri battesimali, che saggiamente non tiene conto delle eventuali castrazioni e agiungimenti posticci di seni e pseudo attributi femminili, volevano contrarre anche un matrimonio religioso, entro le mura di uno Stato Straniero – una chiesa – lo Stato Città del Vaticano, dove certe regolette dello Stato italaino sono carta straccia.
I due uomini, secondo i certificati di battesimo, avevano trovato un complice per il loro misfatto, un prete, che invece d’essere, come si conviene a ogni burocrate, non importa se di uno Stato laico, di uno Stato teocratico o di Dio, ligio alle leggi, ai regolamenti e alle carte, le ha palesemente e platealmente violate, e da qui è scattata la sospensione da parte del superiore, l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori.
Come sempre accade gli strenui difensori dei diritti degli omosessuali si sono scatenati, hanno accusato la chiesa di discriminazione e di ogni genere di nefandezza, dimenticando che per gli atti cartacei, uno dei due era un uomo con sembianze femminili, stando al certificato di battesimo. Stop. “…Tutto il resto è noia…” come canta Franco Califano.
Non va dimenticato che poche settimane fa, a Treviso, in questo caso l’errore di un funzionario pubblico poco solerte, aveva erroneamente trascritto un matrimonio, eseguito all’estero, di due persone dello stesso sesso, cosa giustamente proibita dalla legge italiana, esattamente come proibita nello Stato Città del Vaticano e quindi in tutte le chiese cattoliche del mondo. Questi due qui, con la complicità del prete, cosa volevano? Cambiare le regole in casa d’altri?
La cagnara indegna che si è scatenata sui media è poco consona alla presunta cattolicità della “coppia” in quanto se veramente cattolici dovrebbero conoscere almeno le regolette fondamentali, quelle del catechismo, sapendo che entrambi sono stati battezzati come maschi, e la chiesa non ammette nozze omosex.
Marco Bazzato
29.10.2009
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martedì 27 ottobre 2009
Piero Marrazzo e l’odissea familiare
Sarebbe bello poter avere dei microfoni direzionali, stile Diabolik, per sentire le maledizioni, le imprecazioni, gli insulti scagliati dai famigliari della moglie di Marrazzo nei confronti di quello che entro poco potrebbe essere – nel volgere di pochi mesi – solo un ex consorte. Forse le frasi pronunciate potrebbero essere l’apoteosi di tutti gli insulti che gli italiani serbano nel cuore nei confronti dei pervertiti, ma che per motivi d’opportunità sono costretti a tacere.
Roberta Serdoz rappresenta oggi la riscossa di tutte le donne d’Italia cornificate dai mariti che invece d’aver la decenza di tradire con altre donne, scivolano nella perversione del tradimento consumato con uomini. L’umiliazione per la donna in questi casi è amplificata oltre che dal senso di vergogna, anche dal senso di schifo e di repulso che sicuramente proverà nel guardare il fedifrago in faccia, ricordandosi le volte che si è concessa a lui, forse dopo una copulata perversa e a pagamento consumata dal marito con un uomo che pensa d’essere una donna.
Lo squallido che sta affiorando in questi giorni sta raggiungendo abissi di perversione fuori da ogni logica umana, non per un sentimento che potrebbe, se non viziato dal pagamento delle prestazioni sessuali, anche vero, ma proprio del degrado morale, inteso anche come impudicizia corporea e ambientale, viste anche le immagini degradate, non di via Gradoli, ma in via dei Due Ponti, sebbene la degradazione sia in questo caso dei comportamenti derivati dall’essere transessuali mercenari.
La grettezza del mercimoniale mondo del transessualismo fa emergere tutto il rifiuto sociale del tradimento, della fornicazione extraconiugale, del rifiuto a una normale vita affettiva creata da una coppia maschio/femmina. La pulsione, regressiva allo stato dei primati, porta l’individuo che si accoppia con un suo simile,pagandolo, che pensa d’essere donna, negli aspetti estetici esteriori, ma maschio di nascita e che mercifica il suo corpo, dovrebbe indurre, proprio alla luce dello scandalo Marrazzo a prendere in considerazione il fatto che certe “libertà” sessuali il più delle volte sono l’anticamera della tomba dell’amore coniugale e che a nulla servono i pianti, i piagnistei, i certificati medici, le perizie psicologiche che attestano lo stato di prostrazione psicofisica causati dalla distruzione scientemente cercata, a meno di non essere mentalmente dementi.
Piero Marrazzo dovrebbe riflettere se, alla luce di quanto ha causato alla famiglia in primo luogo e poi alla Regione Lazio, se non sia il caso d’applicare la filosofia del bushido, tramite – come scrive wilkipedia – il suicidio rituale, per salvare l’onore.
È strano però alla luce di quanto in questi giorni è venuto alla luce il silenzio delle associazioni gay, e il sindacato di battoni, battone, transessuali, mercifica tori d’ano e affini, abitualmente sempre pronti a scendere in piazza per ogni emissione d’aria contro i loro presunti diritti.
Ora sarebbe cosa buona e giusta che la moglie cornuta, la povera Roberta Serdoz ,andasse in ogni talk show a raccontare, per filo e per segno, insulti, contumelie, maledizioni e quant’altro la mente umana ha il pieno diritto di generare in queste situazioni distruttive, deflagranti e destrutturanti non per il cornificatore, a lui non deve essere dato nemmeno il rispetto che si deve a un clochard, ma alla moglie offesa, umiliata pubblicamente, distrutta negli affetti e nei sentimenti, sbattuta in prima pagina per colpa di un portatore insano di perversioni sessuali al limite dell’abominio umano.
Ma sfortunatamente potrebbe accadere che la vittima, ossia la moglie, possa venire dipinta come la carnefice, se decidesse con piena ragione, di divorziare, pretendere un risarcimento da strappa mutande, togliendo al marito ogni bene, non solo economico, ma anche sentimentale e affettivo, come ad esempio la figlia di otto anni, che in questi giorni sarà costretta, ingiustamente o giustamente, dipende dai punti di vista, per colpa del padre, a subire ogni genere di offesa e neffandeze come solo i bambini, nella loro pura innocenza, sanno trasmettere con virulenta e distruttiva semplicità.
Sta ai media ora non trasformare un carnefice, non solo nella vittima dei presunti ricatti, perché altrimenti sarebbe un’offesa nei confronti della vera vittima di queste perversioni sessuali, che duravano da anni, sette almeno. Non va dimenticato che i militari, le cosiddette mele marce non sono ancora state condannate in via definitiva, e quindi anche per loro esiste la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio. Senza contare che eventuale reato a parte, i militari hanno svolto un servizio non solo sociale, ma anche familiare e politico, facendo emergere il comportamento dell’ex Presidente della Regione Lazio, permettendo non solo alla politica, ma soprattutto alla famiglia di lui di fare pulizia, allontanando – si spera quanto prima – il soggetto dalle mura domestiche, senza dimenticare che i comportamenti licenziosi e libertini non avevano nulla di privato, in quanto partendo dalla scorta, l’autista, i vari transessuali prestatori d’ano a pagamento, altri clienti pervertiti e le due vie dove Marrazzo andava a pagare anche 5.000 euro per ricevere una marchetta, questa era tutto fuochè una faccenda privata. L’unica che sicuramente non conosceva il vizzietto del marito d’accoppiarsi carnalmente con uno più uomini, era la moglie, solitamente l’ultima a conoscere le cose, nonostante oggi, ,martedì, dai giornali si evinca la volontà della donna di rimanere vicino al cornificatore depravato. Parole che non dicono nulla, in quanto anche la donna a mente ancora troppo calda potrebbe essere stato facile perdonare, ma poi vedremo col passare dei giorni, dei mesi, quando inizierà a domandarsi dove va il marito ogni volta che esce da solo, quando si avvicineranno i momenti dei processi, dove dovrà ripercorrere nuovamente davanti a un giudice i suoi vizzietti, i costi pagati per le prestazioni, le bugie che ha detto, ma soprattutto dormirci assieme, senza non prima avergli fatto fare una serie di esami per appurare che non sia portatore di qualche malattia sessuale, o infezione dovuta ai rapporti anali se commessi senza l’uso del preservativo o peggio ancora dell’Aids.
Marrazzo però dovrà anche chiarire prima alla moglie e poi anche ai magistrati quanti denaro abbia letteralmente infilato nei “buchi dei cu.i” dei transessuali, perché sebbene il suo stipendio non sia certo da pezzente, 5.000 euro per commettere un atto sodomitico è una cifra da capogiro. Senza contare che bisognerebbe sapere quante volte la settimana o al mese spendeva certe cifre e per quanto tempo questo andazzo degradante e dispendioso è andato avanti, facendo così quattro conti per capire se ha usato solo il suo denaro o se ci sono stati altri introiti, anche perché è difficile da credere che la moglie, indipendentemente da tutto, non chiedesse almeno una volta ogni tanto conto delle entrate familiari, solo per un semplice calcolo dettato da una sana gestione dell’economia domestica.
Piero Marrazzo ora dice d’essere stressato, d’avere le palpitazioni, di sentirsi distrutto, di vergognarsi per ciò che ha fatto. Beh innanzitutto dovrebbe avere almeno come minino sette anni di vergogna, sette come gli anni che avrebbe frequentato questo transessuale, pagandolo.
Questa è una storia sordida, squallida che oggi peggio degli scandali di Berlusconi fa apparire, all’estero, un uomo delle istituzioni come un degenerato sessuale, mettendo ancor di più in cattiva luce l’Italia, gli italiani ma soprattutto la Regione Lazio e i laziali che l’hanno avuto come Presidente di Regione. Lo Stato e la Regione Lazio dovrebbero costituirsi parte civile contro Piero Marrazzo per il danno d’immagine che i suoi comportamenti teoricamente privati hanno cagionato, chiedendo un sostanzioso risarcimento.
Un consiglio alla moglie da parte di Cicerone e da Santa Caterina da Siena. Il primo diceva: Quando un marito soggiace a questo vizio, la moglie ha diritto alla separazione di corpo e di beni dal proprio marito e Santa affermava che la sodomia è ”vizio maledetto schifato dagli stessi demoni”.
La moglie mediti perché un vizio non sparisce quando uno scandalo, specie lo scandalo dell’ex giornalista e dell’ex Presidente della Regione Lazio, diventa di dominio pubblico, anzi potrebbe assumere nuove forme.
Marco Bazzato
27.10.2009
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martedì 20 ottobre 2009
“E lei è un sodomita e sostenitore di coppie sodomitiche”.
Una di queste frasi, colme di coraggio e priva di ogni orpello inneggiate all’ipocrisia del politicamente corretto è stata pronunciata domenica pomeriggio nello studio di Pomeriggio 5, il contenitore domenicale di Canale 5, condotto da Barbara D’Urso, dal cattolicissimo e i pissimo – molto più del papa che come capo di stato ècostretto al pelosissimo politicamente corretto – Maurizio Ruggero, Presidente dell'Associazione Sacrum Romanum Imperium, contro l’omofilo Alessandro Cecchi Paone, che non difeso né dalla D’Urso né tantomeno dal pubblico, evidentemente felice per il coraggio d’esternare, a nome della maggioranza degli italiani, quei pensieri, costretti a tener celati e che potrebbero essere fonte di acidità di stomaco è stati d’ansia perché si è costretti a reprimerli.
Il problema è che Maurizio Ruggero non ha detto nulla di offensivo, né tantomeno di falso nei confronti di soggetti dello stesso sesso commettono atti omofili. È acclarato non solo dai numerosi libri di pseudo cultura gay, e dalla pornografia omosessuale dilagante ormai anche nelle reti nazionali che l’atto sessuale è un atto sodomitico, il quale intende “Qualsiasi rapporto sessuale non finalizzato alla procreazione, specie se in vase indebito (“in un orifizio illecito”).
Ora scaldarsi tanto perché si è dichiarato un fatto, alzando la voce, urlando per mascherare – forse per vergogna – ciò che è risaputo dalla notte dei tempi, ma che non deve essere pubblicamente detto, appare come una sfida alla logica umana dell’intelligenza. D’altronde nessun etero si sognerebbe di arrabbiarsi se di parlasse apertamente di cosa si fa a letto con un esponente del sesso opposto, mentre i gay si vergognano di se stessi quando gli etero sono messi a conoscenza pubblicamente dei loro atti, perché potrebbero aver vergogna dei loro atti.
Scomodare, da parte di uno come Cecchi Paone Dio, appare come un insulto alla divinità, in quanto da quando si abbraccia l’omosessualità come stile di vita, e come atto di godimento carnale, si volta le spalle alla divinità sia quella superiore, sia alla stessa divinità umana presente nell’uomo.
Scriveva Daniel Jousse già nel 1711 “La sodomia è la più abominevole di tutte le impudicizie, e quella da sempre punita con la pena più severa; è questo il crimine che ha fatto perire per mezzo del fuoco le città di Sodoma e di Gomorra (Genesi, cap. 19, n. 24).
Ma anche Cicerone non ci andava leggero. “Quando un marito soggiace a questo vizio, la moglie ha diritto alla separazione di corpo e di beni dal proprio marito.
Anche i grandi Dottori della Chiesa, citati dai gay solo quando fanno comodo, non badavano alle sottigliezze.
“Non è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello de la sodomia maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che so’ vissuti secondo Iddio, (…) ‘La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore’. (…)Come de la gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno vi so’ luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in Prediche volgari, pp. 896-897 e 915).
Qualcuno potrà addurre che la società è cambiata, che la mentalità si è evoluta, che oggi non è più come in passato, usando il presente per giustificare se stessi o peggio incolpando la società se certi atti, oggi come in passato, non sono tollerati. Ma anche se ipoteticamente la società fosse cambiata, nei fatti gli atti commessi da due individui dello stesso sesso, anche se consenzienti, sono i medesimi e che i loro i praticanti continuano a provare pubblica vergogna, viste le reazioni, quasi oltre il limite dell’isteria.
Ma se non tanto la società fosse cambiata, ma se i gay accettassero veramente se stessi per quello che sono non si capirebbe il perché di certe reazioni esagitate. Evidentemente nel loro profondo sanno che su di loro non pende una condanna umana, ma una condanna ultraterrena.
Sono ridicoli anche su questi discorsi i politici quando parlano di radici cattoliche dell’Italia, quando citano anche loro, come gli omosessuali, i grandi Dottori della Chiesa estrapolandone i concetti, per mera propaganda. Le radici cattoliche dell’Italia si basano anche su questi scritti, volutamente dimenticati dall’ortodossia ideologica di stampo omosessuale, difensori dell’italianità che a loro fa comodo, non di quella vera, quella inscritta non nel dna italiano, ma nel dna umano e che questi vorrebbero sovvertire.
Le scuole, durante l’ora di religione cattolica, dovrebbero far leggere agli studenti, almeno quelli liceali, come fulgido esempio di cultura cattolica i passi riguardanti l’omosessualità dei grandi Dottori della Chiesa, senza timore d’essere attaccati, insultati, offesi e minacciati, perché anche questi brani hanno reso grande la cultura cattolica e il senso d’identità religiosa e culturale del Bel Paese.
Marco Bazzato
20.10.2009
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venerdì 16 ottobre 2009
Cacciare Paola Binetti dal PD
Evidentemente i generali
Il Partito Democratico, se democratico così può essere chiamato, si sta appiattendo in posizioni così radicali da rappresentare la pronezza nei confronti della casta, di quelli che secondo la Bibbia, possono essere considerati i discendenti di Sodoma.
Ora questa virulenza pandemica si sta dimostrando in tutta la sua ferocia, proprio contro Paola Binetti, colpevole di ragionare secondo la propria testa, la propria sensibilità personale e sociale, ben conscia di quanto sarebbe avvenuto nel caso avesse votato contro le direttive – dittatoriali – del partito, sta dimostrando all’Italia cosa veramente sarebbe successo al Paese se fosse passata la proposta di legge contro l’omofobia: la gogna per quanti solo osassero pensare in modo normale, rispetto alle diversità omosessuali. E queste diversità si stanno manifestando in tutta la loro rozzezza, con volgari attacchi pretestuosi nei confronti della presunta omofoba, solo perché cerca di marchiare al meglio il proprio territorio, evitando che le torme di invasori GBLT gli entrino dappertutto, costringendo non solo lei, ma la maggioranza degli italiani a alla ritirata, perché accerchiati peggio del Generale Custer.
La Binetti con il suo coraggio e abnegazione sta mostrando al Pese che non bisogna abdicare i propri diritti, nel nome dei presunti diritti altrui, diritti già esistenti, ma che alcuni poteri forti, complessati perché la natura, la genetica, o le condizioni sociali gli hanno consegnati al mondo in modo diverso, pretendono che lo stesso mondo si pieghi alle loro diversità, accettandoli per come sono, quando il loro primo problema e che non accettano se stessi e che intimano agli altri, anche con la coercizione d’essere accettati, togliendo agli etero il loro libero arbitrio e possibilità di scelta nel dire cosa piace e cosa intimamente disgusta.
Ma l’assurdo è proprio che la Binetti, con questa sua scelta autonoma e di coscienza, è diventata, all’interno del PD minoranza. Minoranza che in quanto tale dovrebbe essere tutelata proprio da quella maggioranza omofila che cerca di distruggerla, insultandola e volendone la sua testa su un piatto d’argento, comr sadiche messaline,manco la Binetti fosse Giovanni il Battista.
Ma l’aspetto sordido della vicenda, non è solo l’eventuale espulsione della Binetti dal PD, ma il silenzio vile del Centrodestra, che ha avuto, anche grazie a questa paladina della libertà, la possibilità d’affossare una legge farsa. Nemmeno una parola di solidarietà. Silenzio tombale.
Gli omofili a questo punto, forse, faticano a capire che la coscienza individuale è un diritto inalienabile da preservare, un diritto che vale più dell’orientamento sessuale, del transgenderismo, dell’omosessualità, perché la coscienza appartiene alle persone, non a quello che i GBLT vogliono ideologicamente chiamare generi sessuali. E il valore della scelta di coscienza, il libero arbitrio, vale più di qualsiasi valore omosex, per questo che la coscienza va preservata.
Marco Bazzato
16.10.2009
lunedì 12 ottobre 2009
50 mila in corteo contro l'omofobia
Niente immagini per on dare una visibilita' immeritata!
La manifestazione è stata un fiasco colossale. Niente diretta, niente servizi sul Tg3 e le foto in primo piano presenti nei quotidiani online, mostravano tutto fuorchè una manifestazione oceanica, al massimo, vista l’estensione di Roma, si può considerare come un rigagnolo secco.
Quello che non si riesce a capire e a cosa sia servita. Per sensibilizzare, dicono gli organizzatori, gli italiani sul presunto problema dell’omofobia, come se questa fosse una colpa degli italiani e non un numero sparuto di idioti che si comportano indegnamente, commettendo reati contro i non etero, come reazione estrema e totalmente fuori logica a seguito di comportamenti che non sono, da questi singoli violenti, accettati.
La parola d’ordine non dovrebbe essere in questi casi “manifestazione e ostentazione” ma discrezione, pudore e rispetto per le idee altrui, consci che ci si trova in un terreno non tanto che non accetta i portatori di comportamenti non etero, ma che trovandosi in un mondo, volente o nolente governato dagli etero, i non etero dovrebbero capire e comprendere le ragioni della maggioranza, senza pretendere d’imporre i loro comportamenti a chi non gli accetta e che questo non deve essere considerato né come colpa né come infamia, ma semplicemente come libertà di scelta su chi sostenere anche in base all’orientamento sessuale.
D’altronde basta vedere a che tipo di pressione sono sottoposti gli etero quando scelgono restare all’interno della propria cerchia. È il caso della squadra di calcio musulmana di Creteil, vicino a Parigi, costretta, a suon di contumelie popolari, ad accettare una partita di calcio Paris Foot Gay. Uccidendo il ibero arbitrio.
Lo stesso dicasi per il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a cui è appena stato conferito, immeritatamente, il Premio Nobel per la Pace, dove si sono avventate le organizzazioni gay, chiedendo di cancellare il saggio “Don't ask, don't tell” in vigore nelle forze armate statunitensi. Dove nessuno ti chiede e nessuno ti obbliga a rispondere di che orientamento sei. Mentre i gay,invece d’amare la privacy, vogliono essere interrogati sugli orientamenti sessuali, per sentirsi obbligatoriamente costretti a rispondere d’essere orgogliosamente gay. Assurdo. Vogliono un’indebita interferenza delle forze armate nella loro privacy sessuale, per poterla sbandierare. Se non è masochismo questo!
Comunque, l’unica nota positiva potrebbe essere che, per la necessità di mandare nuove truppe in Afganistan, il Presidente, potrebbe mandare i gay in prima linea, sotto il fuoco nemico, togliendo gli etero,visto che per anni ne sono morti un sacco. Potrebbe essere arrivato il momento di riequilibrare il piatto della bilancia che pendeva a sfavore degli etero per numero di morti.. Infatti meglio la morte sotto il fuoco nemico che il congedo con onore per colpa dell’orientamento sessuale. Co questa decisone, il Presidente Obama, farà sicuramente felice i falchi del Congresso, i Teocon.
È di ieri sera invece la notizia di un’aggressione a due persone non etero da parte di alcuni giovinastri dell’estrema destra. Atto esecrabile, da condannare, anche penalmente, se saranno presi e assicurati alla giustizia, ma per ora comunque avvolti dalla presunzione d’innocenza, secondo quanto dispone il codice penale italiano. Per questa aggressione, come sempre si è scatenato il solito bailame di dichiarazioni di condanna da parte degli esponenti politici sia di destra come di sinistra, dove le associazioni GBLT nuovamente sono pronte a cavalcare l’onda emotiva, che si è già sgonfiata, per gridare il loro sdegno per l’omofobia, a loro avviso, dilagante.
Rimane, per terminare, una solo alcune domande: ci sono più morti sul lavoro, morti causati dalla normale influenza, morti causati da incidenti stradali per colpa di idioti in preda ad alcol, che aggressioni a presunto sfondo omofobico?
Ai posteri l’ardua sentenza!
Per approfondimenti, vedi link.
Marco Bazzato
12.10.2009
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giovedì 10 settembre 2009
Organista cambia sesso: "Via dalla cattedrale"
Forse il prete non potendo bestemmiare ad alta voce, potrebbe aver rischiato il coccolone in quanto quella roba li, davanti a lui, non era né donna né uomo, bensì’ una specie di ibrido alieno maschio/femmina malriuscito, ancora da riparare illusoriamente, come se fosse in una specie di bobina di transazione di fase – solo fisicamente – un mutante, non dotato di super poteri alla x-men. Una roba in evoluzione, nato uomo fecondo, ma poi per qualche scherzo della psiche ha deciso che doveva essere l’opposto: una femmina farlocca e sterile. Anzi, ad essere onesti un maschio imbottito di ormoni, con le tette posticce, come da anni troppe donne vere fanno, che per avere l’illusione d’essere donna si è fatto castrare – ergo via testicoli e membro – facendosi ricostruire un apparato esterno sessuale più falso di una banconota da 600 euro.
Cosa avrebbe dovuto fare il prete in questione? Tenersi quella roba che gira per la cattedrale, oppure rispondere che non la conosceva, in quanto l’organista titolare da 18 anni, felice di non essere mai stato contrattualizzato – lavorando in nero – senza avere in testa – o almeno manifestarle pubblicamente – idee eviratrici?
Sfortunatamente questa non è una storia inventata, ma accaduta nella Cattedrale di Lecce, dove i preti dopo aver visto la mutazione chimico-chirurigca dell’organista, hanno – a ragione – deciso d’interrompere con lui, secondo questi ora lei, il rapporto di collaborazione in nero, quindi da evasori fiscali e contributivi.
Ora l’ex organista, che dichiarando di non esser stato mai contrattualizzato, minaccia cause legali contro la Chiesa – auguri! – per una presunta discriminazione sessuale subita. Alcuni fanatici direbbero per discriminazione omofobica, che fa molto radical chic, buona per tutte le occasioni, dai raduni politici aisalotti televisivi che – per fortuna – fanno crollare l’audience. Si accomodi pure, ora che ha reso pubblico il presunto scandalo della Chiesa – dal suo punto di vista – con accuse pretestuose, perché rivuole il suo organo, ma non quello evirato!
Il punto è che le accuse sono pretestuose, in quanto non esistendo contrattualizzazione formalmente il rapporto di lavoro tra la Cattedrale di Lecce e l’organista non esiste. Semmai sorgerebbe un altro problema, di ordine fiscale, in quanto sbandierando ai quattro venti d’aver ricevuto compensi in nero, dovrebbe, se la Guardia di Finanza facesse il suo lavoro, essere indagato per evasione fiscale. Stessa indagine che dovrebbe essere aperta nei confronti della Curia di Lecce per pagamenti non contrattualizzati, in nero. Ma in Curia la Finanza non ci andrà in quanto è in regime concordatario, ergo ci vorrebbero rogatorie intenzionali per indagare sulla mancata regolarizzazione del contratto di lavoro.
Naturalmente non ci saranno conseguenze per l’organista in nero, visto chesi aprirebbe un vespaio senza fine, quindi come Ponzio Pilato, l’Amministrazione delle Entrate se ne laverà leverà le mani, lasciando l’ex organista tranquillo, tanti dioi ukil clamore mediatico scatenato dalla vicenda e la sua mutazione esteriore da uomo a femmina difficilmente gli o le permetterà di trovare un'altra occupazione in un'altra Chiesa, in quanto uniche detentrici d’organi (musicali) e ogni parrocchia si guarderà bene dall’accoglierlo non solo come organista, ma anche per i sacramenti.
Il magistero della Chiesa in proposito se ne frega dell’etica laica per quanto concerne l’omosessualità, la transessualità e il cambio di sesso. In questi casi cammina dritta per la sua strada – anche se ha in seno serpi che mirano alla distruzione della tradizione, sacerdoti progressisti che andrebbero ridotti allo stato laicale – chi ci sta è dentro altrimenti smammare, via, andarsene!
A ben guardare non c’è stata nessuna discriminazione sessuale, in quanto la Cattedrale di Lecce aveva – in nero – un organista di sesso maschile, mentre quella che si è presentata alla porta era una “femmina?” e costei non aveva, come il precedente, alcun contratto di lavoro, quindi se per 18 anni all’uomo fatto piacere essere pagato in nero, perché questa femmina che si è presentata alla soglia ora denuncia una presunta discriminazione in base al sesso. Assurdo! Semplicemente la Cattedrale di Lecce non aveva intenzione d’assumere una donna, e fino a prova contraria è una scelta del datore di lavoro, specie se questo fa riferimento come legislazione a un Paese straniero: Lo Stato Città del Vaticano.
Marco Bazzato
09.09.2009
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giovedì 18 giugno 2009
Gay Pride a Roma
Erano, rispetto ai cittadini italiani che conta di quasi 57.000.000, 250.000, praticamente quattro gatti – secondo gli organizzatori, questa volta la questura sembra per non offenderli, forse ha evitato di dar cifre – su una popolazione romana di circa 2.700.000, da questi 250.000 vanno tolti i minori, trascinati da genitori etero-snaturati e conniventi, e gli etero adulti presenti, non si capisce perché, ad ingrassare le fila degli antagonisti.
Per fortuna quest’anno la tv ci ha risparmiato immagini sconvenienti e volgari, filmando una manifestazione quasi civile, nascondendoci alla vista i peggiori esibizionisti del genere umano: uomini che si credono donne, donne che si credono uomini, abbigliamenti sadomaso di chiara impostazione nazista e quanto di peggio si possa indossare per evidenziare la propria “diversità”, vche tutti, secondo loro, dovrebbero accettare.
Ma il massimo della ributtanza, dell’estremismo contestatore, volgare e blasfemo, è stata l’offesa, non tanto eventualmente al Vaticano, che ci potrebbe anche stare, ma ai due simboli maggiori della storia occidentale degli ultimi duemila anni del genere umano: Gesù e Maria, la Madonna. Blasfemia offensiva non solo nei confronti di milioni di fedeli del cristianesimo, ma per assurdo anche per gli stessi omosessuali che nonostante gli anatemi del vaticano contro l’omosessualità, si sentono cristiani e che come tali venerano queste due figure religiose. Quindi gli omosessuali blasfemi attaccano e offendono i loro stessi compagni di sventura, gli omosessuali credenti, i quali – forse per abitudine – subiscono passivamente.
Una delle note positive del TG1 delle 20.00 di domenica sera, è stato l’applauso che si è levato dalla piazza, quando sono stati ricordati gli incidenti al Gay Pride di Mosca, in Russia, dove i russi, non intesi come estremisti di matrice ortodossa, ma ancora liberi nel pensiero ateista di discendenza comunista, non prendono mai di buon cuore queste manifestazioni sgangherate, e le grida fragorose di giubilo scattate a Roma, potevano anche essere interpretate come un plauso accorato e liberatorio nei confronti delle forze dell’ordine russe che hanno disperso la manifestazione non autorizzata, per mantenere integro il buon nome della capitale dell’ex impero sovietico e per la tutela della morale pubblica dei cittadini.
Ora non si discute sulla liceità o meno di tali eventi, sebbene la maggioranza dei cittadini ne farebbe volentieri a meno, come non si discute il diritto degli omosessuali di manifestare, quando sfila in modo civile, vestendosi come persone normali, quali vorrebbero essere trattati, o farsi passare, e senza atti di blasfemia, mentre pur rispettando, tenendosi stretto lo stomaco, trattenendo i coniati di vomito, il diritto di esibirsi in abiti discinti, di appropriarsi di tematiche che non sono mai appartenute al mondo omosex, vedi il Cristo omosessuale, o la storia di Pinocchio, riscritta da Wladimiro Guadagno, detto erroneamente Vladimir Luxuria, dove Pinocchio, da burattino non voleva essere – secondo il Guadagno – un maschio ma una femmina, segno evidente che la cosiddetta cultura omosex non crea nulla, ma si appropria dei simboli altrui – rovinandone il candore e l’innocenza – per piegarli, in posizioni innaturali, ai loro desideri, sapendo benissimo che rispetto ai grandi artisti omosex o bisessuali, vedi Leonardo da Vinci, sono distanti anni luce, sia come fantasia creativa, sia come statura universale, nonostante i loro istinti privati.
La piazza appartiene a tutti, etero e non, a patto che questa sia utilizzata in modo moralmente civile, almeno per quanto concerne la sfera pubblica, poi nel privato ogni persona è libera d’inventarsi una finta cerimonia religiosa o civile, per “unirsi in matrimonio” con altro esponente del suo stesso sesso, senza aver la pretesa di imporlo agli altri come un diritto che tutti dovrebbero accettare, cedendo le armi senza combattere per le proprie convinzioni famigliari, sociali e culturali.
Comunque, a ben vedere, quella di quest’anno, forse per la crisi, o per la diminuzione pubblica degli omosessuali, questo Gay Pride è apparso in tono minore, non ancora a livello della mazziniana carboneria, ma se si ha pazienza, forse almeno in Italia, nel giro di qualche decennio, si spera che si possa tornare al più assoluto e sano silenzio su queste tematiche. Tutti, indistintamente vivevano benissimo lo stesso, prima dell’inizio di queste “carnevalate blasfeme”, che non fanno bene nemmeno a chi le promuove, sebbene sempre si difendono,a ffermando che i partecipanti mascherati alla carnevalata, sono una minima parte del movimento. Isolateli allora, visto che alla fine danneggiano tutti gli altri, perché a ragione, i media preferiscono filmare loro anziché le persone normali, nonostante naturalmente, qualche eccezione.
Nota finale di oggi, a proposito di assurdità: il presidente meticcio Barak Obama, creando una discriminazione senza precedenti, ha esteso i diritti di “famiglia” ai dipendenti statali, negli Stati Uniti, creando una pericolosissima discriminazione nei confronti dei lavoratori non etereo del settore privato, contraddicendo al tempo stesso, anche lo stesso Stato della California, che ha cassato – tramite referendum – la legalizzazione dei “matrimoni” tra le persone dello stesso sesso.
Marco Bazzato
18.06.2009
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venerdì 27 febbraio 2009
Povia, Luca era Gay. Vincitore morale
A bocce ferme non si può che affermare che il vincitore morale del Festival di Sanremo sia Povia e la sua stupenda canzone Luca era Gay.
A nulla son servite le manifestazioni dell’ultima serata, gli articoli di giornale, i proclami sbandierati a destra e manca, verbalmente violente come una dichiarazione di guerra, per arrestare la scalata al successo del cantante sanremese, con buona pace di chi lo vorrebbe impalato e messo in graticola, reo d’aver raccontato una storia.
Gli italiani – che non sono idioti – hanno capito il messaggio, fino in fondo, e hanno dato il loro responso, innapellabile, anche se francamente, in un Italia affetta da eterofobia strisciante e mediatica, sarebbe stato troppo invocare il primo posto, in un Paese, secondo i gay, affetto da omofobia.
Ma l’italiano è stanco di vedere, come si è chiesto Aldo Grasso,la «gayzzazione della tv»? Gli italiani sembrerebbo stanchi, esausti, con i nervi a fior di pelle, nel vedersi imporre omosessuali ad ogni ora del giorno e della notte, come se – oggi – essere gay fosse un valore aggiunto, da imporre a tutti, per far piacere ad una minoranza.
Povia, col suo testo equilibrato, ha lanciato un segnale chiaro, recepito in maniera straordinara da quanti lo hanno portato al secondo posto del festival, facendo passare finalmente un sano messagigo d’amore etero, un messaggio che edifica e che costriusce una famiglia naturale, compsta da marito (uomo), moglie (donna) e figli biologogici avuti dalla coppia, mettendo al primo posto – finalmente – l’unica famiglia naturale esistente in natura, l’unica famiglia che da continuità alla specie umana e che come tale deve essere tutelata, senza riserve, da ogni tipo d’attacco politico-ideologico strumentale che sta facendo letteralmente morire il Paese, che vede l’incremento delle nascite solo da parte dei cittadini extracomunitari, che continano ad avere nel D.N.A il concetto di famiglia, intesa come atto d’amore riproduttivo, non solamente, come viene inteso dagli omosex, finalizzato al soddisfacimento fisico, che muore un attimo dopo l’orgasmo.
Quello che ha fatto male, è stato vedere il cantante, sabato, scortato da uomini in divisa, segno chiaro di quanto la libertà d’espressione sia oggi un’utopia, riservata ad una minoraza eletta, ad una minoranza che non vuole ingerenze, contro il loro pensiero unico dominante, una minoranza spalleggiata anche da apostati eterosessuali, nemici dell’eterosessualità stessa, che per piaggeria e vanagloria, hanno svenduto la coscenza all’altra metà del cielo, inesistente. Arruffapopoli pericolosi, pronti a saltare sul carro dei vincitori, pronti a difendere l’indifendibile, offendendo alla maggioranza delle persone di buona volotà, per accreditarsi - come paladini prezzolati – ai detentori del potere, o a quanti vorrebbero sovvertire l’ordine legale, portando in alto una presunta bandiera di legalità, appoggiandoin modo smodato i “matrioni” tra persone dello stesso sesso, o la fecondazione eterologa ai portatori di eterofobia.
L’attacco che questa minoranza organizzata ha messo in essere contro una canzone, contro un’artista è stato respinto, praticamente con la forza brutale della democrazia, con la forza di un televoto, che ha elevato Povia al sescondo gradino del podio,in barba ai gufi, in barba a tutte le accuse capziose, pretenzionse ed oscurantismi, di stampo, per assurdo, clericale che avrebbe voluto la canzone “Luca era gay” all’indice, nemmeno fosse un testo eretico, un testo da appestati, un testo infame ed offensivo per qualuno o contro qualcosa.
La musica, indipendentemente da quanto o cosa si canta, è patrimonio primo dell’artista che la crea e del pubblico che l’ascolta, la segue, l’apprezza anche, quando il testo come quello di Povia pè equilibrato, ci ragiona sopra. La musica, una canzone non può sottostare ad diktat politici, non può essere censurata, indipendentemente dal contenuto. Certo può essere criticata, non condivisa, non ascoltata, ma non per questo si deve attaccare mediaticmaente un’artista solo per il fatto d’aver cantato qualcosa, che secondo alcuni, andrebbe contro la “morale” imposta da una minoranza agguerrita, contro una maggioranza, che almeno in quest’occasione non si è dimostrata nè silenziosa, nè distratta e/o assente, distante dalla tematica si personale del testo stesso, ma che potrebbe avere un valore sociale più ampio di quello che al primo ascolto potrebbe apparire.
Marco Bazzato
27.02.2009
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mercoledì 18 febbraio 2009
Sanremo 2009: Povia, Luca era Gay
Che dire del brano di Povia, che già prima d’essere cantato aveva dato inizio ad un valzer di polemiche – inutili – ed attacchi – violenti, contro il cantante, reo d’aver espresso , in parole e musica, un’esperienza vissuta da un amico?
Semplicemente stupendo.
Non esistono altri aggettivi per descrivere la delicatezza del testo, la poesia e la leggerezza con cui è stata affrontata una tematica, da alcuni faziosi, ritenuta intoccabile, manco fosse un dogma religiosamente laico.
Si è visto fin da prima della presentazione del cantante, che Paolo Bonolis era imbarazzato, confuso, ma comuque sicuro d’aver fatto la scelta giusta, nonostante poco meno di un’ora prima, Roberto Benigni, avesse rovinato la sua magnifica performance decantando un brano di Oscar Wilde, forse gettato, alla carlona, per fare da contraltare alla canzone, rea di lesa maestà omosex.
Ma il pubblico, gli spettatori, a differenza di quanto vorrebbero imporre anche un certo tipo di giornalismo partigiano, hanno le idee chiare sull’argomento, tanto è che gli applausi finali sono stato copiosi e d’approvazione, nonostante fosse inquadrato Franco Girillini, presidente onorario dell’Arcygay, che scuoteva il cranio sconsolato.
La maggioranza degli italiani aveva bisogno di un’artista che sollevasse il velo dell’omertà dilagante, dell’omologazione mediatica imposta, senza possibilità di contradditrorio, che trasforma ogni opinione difforme a quella del pensiero omosex mediaticamente dominate in offese, calunnie ed attacchi verbali, indegni per un Paese che ha la presunzione di definirsi democratico. E per fortuna che Bonolis ha dato – anche se non nè aveva assolutamente nessun diritto – la parola a Grillini, che dopo aver la espresso la sua opinione, al pari del cantante, ha letto un messaggino telefonico, che raccontava di un’esperienza privata, sbandierata in pubblico, senza porsi la domanda se al pubblico in sala e ai telespettatori a casa la cosa fosse di un qualche interesse.
Tra le altre cose, sono ridicole le dichiarazioni di Vladimiro Guadagno, che ha la pretesa assurda di parlare a nome di tutti gli italiani, mettendo in bocca ai cittadini pensieri o parole pro omosex che probabbilmente non hanno mai pensato nè tantomeno voluto che li venissero affibbiate. Guadagno, quando parla, farebbe bene parlare esclusivamente a titolo personale, in quanto è offensivo farsi mettere in bocca da un altro espressioni non proprie, senza contare che oggi Vladimiro Guadagno è un meteorino come tanti nel varigato mondo dello spettacolo.
D’altronde che Povia abbia ragione lo si evince dalle proteste faziose che si sono scatenate contro di lui, segno inequivocabile che col suo brano ha cantato una reatà scomoda, che non deve essere narrata, che non può essere diffusa, non tanto per la presunta omofobia, sbandierata peggio di quelli che gridano sempre, senza motivo, “Al lupo! Al Lupo!”, oppure “Affogo! Affogo!, ma perchè si ha paura di un brano che farebbe rialzare la testa e le convinzioni della maggioranza silenziosa dei cittadini, continuamente sono costretti a sorbirsi, dai media i comportamenti omosex, come se questi fossero un valore aggiunto alla alla qualità, e non un modo per affossare la qualià stessa dei programmi, facendo leva sulla morbosità – malata – delle persone.
A tutt’oggi su You Tube si trovano parodie volgari, dimostrando chiaramente cos’è la “Cultura Gay” se mai ce ne fosse bisogno, ma senza il brano incriminato dagli omosex, sebbene per fortuna, grazie a musicjam.it è possibile leggerlo, nonostante secondo questi “democratici” andrebbe censurato. Alla faccia della libertà d’espressione e della Costituzione Italiana.
Il brano di Povia, “Luca era Gay” indipendentemente dalle opinioni, tutte di una minoranza rumorosa che ha accesso ai media, è bello, melodico ma sopratutto ha un testo ricco di contenuti forti, che portano a riflettere, a ragionare, a pensare, non importa se in chiave progay oppure, naturalmente pro diversità vera, quella etero, quella che cerca ama e rispetta e anche, possibilità e volontà permettendo, di procera naturalmente, generando vita, facedo progredire al specie unama verso il futuro. Questo, come nella favola di Esopo “La Volpe e l’Uva, naturalmente, da fastidio, secca, rompe, sfracella, col rischio di far cadere rovinosamente a terra il castello di nulla, mal efabbricato sulla sabbia, un castello di fumo sugli occhi, dove osservando bene Benigni prima e Bonolis poi, quando si sperticavano in lodi e salamelacchi al mondo gay, era chiaro che erano parole dette per circostanza, per obblighi contrattuali, costretti da ordini superiori, lanciando ingomignosamente il tizzone ardente contro il cantante, ma in loro, fissandoli attentamente non si poteva altro che leggere, nel profondo, che gioia per il coraggio di Povia per essere andato, non contro corrente, ma verso i fatti, raccontandoli con delicatezza e senza volgarismi di bassa lega, dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio che l’ex gay, Luca, si è denudato senza paura, davanti a tutti, dando al mondo la sua anima, dichiarando il suo amore, all’unica e vera altra metà del cielo: Il sesso opposto.
Sarebbe bellissimo, per l’Italia intera, se il brano di Povia vincesse, in quanto sarebbe una vittoria meritata, sentita forse dalla gran parte dei cittadini che oggi vedono in lui e Luca dei paladini dell’amore vero, e la vittoria, non sarebbe altro che un atto d’amore vero nei confronti della musica, che oggi come non mai ha bisogno di verità.
Marco Bazzato
18.02.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/





