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lunedì 17 febbraio 2014

Vladimir Luxuria arrestata a Sochi?

Il comunista italiano Vladimiro Guadagno, affetto da disturbo di identità di genere (1a), che vorrebbe essere chiamato da tutti Vladimir Luxuria e taluni italiani in passato, cadendo nella trappola politica l’hanno pure votato,  mandandolo  in  Parlamento tanto che aveva anche la pretesa, anche se maschio a tutti gli effetti, anche biologici, per quanto riguarda la tubazione esterna,  di utilizzare i servizi igienici femminili. (1)

Ebbene, il Dottor Vladimiro Guadagno, laureato in lettere e linue straniere, dopo  esser entrato legalmente in Russia, via cielo, non è dato a sapere se vestito come da certificato di nascita e passaporto, o se travesito da donna, con tanto di mammelle false, mostrando che già alla frontiera, alla faccia della propaganda, i russi sono stati tolleranti con una persona affetta da disturbo da idenità di genere, che rispettano le leggi del Paese.

Ma il Dottor Vladimiro Guadagno, noto “agitatore politico” che si spaccia per difensore dei diritti civili anche in patria, ha fatto fare una pessiama figura all’Italia e agli italiani, recandosi scientemente in Russia con lo scopo di provocare dare scandalo, pur di diffondere anche in quella terrra la sua ideologia figlia della toria dell’idenittà di genere. E lo fa, esponendo allo stadio, una delle tante famigerate bandiere arcobaleno, con la scritta in russo, “gay è ok”.

La polizia, gistamente ha preso subito in consegna il fascinoroso mascarato, portandolo al più vicino posto di Polizia, dove il Dottor Vladimiro Guadagno, al passaporto, si è poi lamentato, prima via telefono (2), poi, dopo il rilascio,  a mezzo stampa (3), durante un intervista in un inglesse maccaronico, che la Polizia russa, senza dirlo espressamente, è ignorante, perchè non parlava una sola parola di inglese, ma solo il russo. Bisognerebbe che se il Dottor Vladimiro Guadagno andasse in grio a parlare con i sottofuciali che prestano servizio in strada o dentro le caserme, della Polizia o dei Carabieneri per sincerarsi se tutti parlano l’inglese e se lo parlano, stia sicuro che forse si esprimono megliodi costui. Senza dimenticare che i russi, trovandosi a casa loro, parlano la loro lingua e non sono obbligati ad usare una lingua straniera per comunicare cona persona fermata, la quale, al massimo la forza  pubblica può mettere a disposizione un interprete. Ma evidentemente essendo solo stato in stato di fermo e quindi poi rilasciato, come spesso accade in Italia, con i fascinorosi da stadio o con gli ubriachi che vengono messi in guardina fino a quando non smaltiscono la sbornia, per fare un controllo dei documenti,  magari una piccola ricerca in rete dopo aver visto qualche sua immagine o video, hanno deciso di lasciarlo andare, aprendo le finestre, dopo la sua uscita, per cambiare l’aria, e andando in bagno,a turno, a lavarsi le mani, come loro all’igiene personale.

Ma la cosa esilarante è stato il web, Facebook in particolare,  sembrava impazzito. Nemmeno durante l’11 settembre del 2001 si vedevano le informazioni scorrere a tale velocità. Ma la cosa che scaldava il cuore erano i commenti d’amore nei confronti della Russia e dei polizziotti dell’ex Unione Sovietica, che avevano preso in momentanea consegna il Dottor Vladimiro Guadagno, per via del suo comportamento illegale e antisociale, a dimostrazione che gli italiani si stanno svegliando dai narcotici buonisti,a base di morfina mediatica e di laica ideologia religiosa che altro non è che il nuovo oppio dei popoli e come persone che aprono gli occhi dopo anni di sonno della ragione, imparano a distinguere non solo ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ma sopratutto ciò che è male da ciò che è bene.

E in questo caso il giusto e il bene era ed è dalla parte della polizia russa che con rispetto e diligenza della persona, ha fermato il fascinoroso per identificarlo, salvo poi rilasciarlo senza, e forse questo è stato un errore, ma evidenteente il codice pnale russo non lo prevede, un ingiunzione di rimpatrio immediata e un timbro nero sul passaporto, impendendogli di rimettere piede così nel suolo russo per almeno una decina di anni.

Se al Dottor Vladimiro Guadagno non è stata ingiunta l’espulsione immediata, oltretutto dopo averlo identificato e forse compreso che ruolo ha avuto in Italia nel corso dell’ultimo decennio, è un chiaro segno che le presunte diesciminazioni russe nei confronti degl LGBT sono solo una fantasia dentro le teste degli LGBT russi, riportate dai media occidentali come forma di pressione politica e di ingerenza nei confronti delle leggi ruse, perchè se così i locali gay di Shochi e nin solo, non sarebbero mai stati aperti e sopratutto pubblicizzati nei giornali online e nei media occidentali, affinchè i locali e gli ospiti potessero continuare a sguazzare sui loro gusti sessuali diversi da quelli etero. (4).

Tutta questa storia di “lussuria” o Luxuria ha mostrato in modo inequivocabile che il Dottor Vladimiro Guadagno, comunista di sangue e di professione, è diversamente amato dalla maggioranza silenziosa e non degli italiani, ma  sopratutto che non disegegna il denaro dell’odiato nemico, Silvio Berlusconi, amico di Vladimir Putin, in quanto sembrerebbe che fosse al seguito degli inviati della trasmissione le Iene di Italia 1, di proprietà Mediaset, che di cui una parte consistente delle azioni appartiene al grupppo Finivest, dove l’azionista di maggioranza è il pregiudicato Silvio  Berlusconi, decaduto dalla carica di Senatore, ma Presidente di Forza Italia.

Quando si parla di coerenza politica di un comunista.

Marco Bazzato
17.02.2014



(4) http://www.tuttosport.com/olimpiadi-invernali/2014/02/10-285362/Olimpiadi,+night+e+drag+queen%3A+Sochi+si+scopre+gay+friendly?src=correlato

giovedì 19 dicembre 2013

Matrimonio convivenza, figli legittimi, figli “bastardi” e unioni gay

Il lupo come si sa perde il pelo ma non il vizio, esattamente come i drogati, rimarranno ex drogati a vita, anhche se dovessero campare cent’anni, rimanendo senza buchi tossici, per almeno trenta. Il centro sinistra e la sinistra italiana, in ogni caso post comunista, ossia post puzzona, rimarrà sembre mendace e vigliacca, disonesta ad accordare la verità al loro pensiero, piuttosto che accordare il pensiero alla verità.

Un tipico esempio di questo modo di pensare deviato lo ha dimostrato propprio in questi giorni il Presidente della Camera, “signorina” o “missis” Laura Boldrini, che non  finge o peggio non riesce a comprendere la differenza che ci sta tra un compagno,un coinquilino, un covivente moreuxorio e un marito vero e prorpio e si che essendo laureata in giurisprudenza, il codice civile italiano dovrebebbe conoscerlo a menadito, invece nisba.

I post comunisti o neopuzzoni non perdono il vizio di mentire, anche innanzi alle ovvietà, perchè se in passato questi smemorati per interessi personali, attaccavano il matrimonio come barbara istituzione borghese da abbattere, oggi, e molti giornalisti sono complici di questa vigliaccheria linguistica, tendono ad uniformare, per plasmare il cervello degli idioti, il matrimonio con la convivenza. Infatti sempre più spesso, si utilizzano termini come marito o compagno, oppure moglie e compagna, come se agli effetti giuridici fosse la stessa cosa.

È uno stillicidio fetido e menzognero che si rinnova, come le feci che vengono evaquate fuori durante la deiazione quotidiana, che manipola le menti deboli delle giovani generazioni che ancora non sanno distinguere il giusto dallo sbagliato, il vero dal falso. È un martellamento – ai coglioni –  costante, sparato, gridato,  scritto, vomitato a tutto volume contro gli strati più deboli e psicoloabili della società, i quali, come i bambini che giocano con gli escrementi, costruiscono castelli fetidi di merda.

È infatti la stessa Boldrini Laura, dottoressa in Giurisprudenza, nell suo tentativo maldestro di autodifesa e di difesa  del suo “concubino”, da  laurata in legge doveva conoscere, che se il Presidente degli Stati Uniti, Obama, viaggia con la moglie, non con la compagna. Ma quello che è peggio che una persona che afferma ogni sinistro giorno che le istituzioni e le leggi vanno rispettate, ha l’ardire pubblico di paragonare la sua piccola persona e il suo piccolo ruolo da burocrate passacarte, a quello del Presidente degli Stati Uniti, facendo passare costui e la moglie, il primo come un suo pari, passacarte, e la seconda come una semplice concubina del marito, solo perchè priva di onestà intellettuale e legale, nel saper stare al proprio posto e di non confodnere i ruoli diversi e matrimonio legale, davanti alla legge, con un semplice concubinato.

Secondo voi,  la Laura Boldrini può paragonarsi come ruolo di persona di Stato a Barak Obama, e il suo convivente more uxorio può essere paragonato ad una legittima sposa, come lo è innanzi alla legge, Michelle Obanma?
Ma che stiamo scherzando?

E un iniziativa analoga, sempre nello spirito sinistro di una sinistra, sinistra, lo ha fatto anche Enrico Letta, il quale, legiferando l’uguaglianza dei figli nati all’interno di un matrimonio legittimo, con i figli  illegittimi, o naturali che dir si voglia, equiparando un “bastardo” –  termine oggettivo usato quasi oltre duemila anni, pper indicare una discendenza impura, rispetto ad uno sponsale legale, un pò come si è detto per secoli per i cani bastardi, oggi impropriamente, perchè vittime del politicamente corretto, ossia l’evidente falso  –  nato da una relazione extraconiugale, con i figli nati all’interno di un matrimonio legale, come se fossero la stessa cosa, legittimando in modo indiretto la cornificazione e la discendenza a discapito dei figli legittimi, con tanto di annessi e connessi ereditari, quasi a voler apparentemente rendere cosa buona e giusta  l’eventuale femminicidio della legittima consorte del padre, o l’omicidio del legittimo consorte della madre, per scopi economici ed ereditari.

E poi dicono che la sinistra non è attaccata al denaro come un tarzanello sta attaccato al culo di un mulo!

Il tutto perchè?

Per distrugere l’istituzione legale del matrimonio, quello fondato su l’unione feconda di un uomo e di una donna, in quanto il passo successivo sarà quello di annacquarla, per far spazio anche alle unioni tra le persone dello stesso sesso, o legalizzare, come si vorrebbe fare per quelle tero, questo tipo di convivenze, ancora per tornaconto economico dell’uno o dell’altro.

Va ricordato che la sinistra, almeno quella italiana, ha sempre parlato di lussuria libera, di sesso aperto, di chiavate e inculate in libertà – non importa se sono le donne  quelle che se lo pigliano  nell’ano da un maschio o se sono maschi che inculano altri maschi –  ogni buco va bene. Basta godere, in quanto la discendenza non è importante, anzi. Avere figli è come avere un emorroide che fa male e pesa al culo per tutta la vita. Le vere femministe, almeno così si diceva negli anni settanta, aprono le gambe, prendono la pillola, fanno mettere il goldone, facendosi montare dal primo che passa, ma non sono vacche da fecondare a piacimento, da muugere quando gli infantivogliono rubargli il latte dalle mammmmelllle, succhiando i capezzoli fino a farle bestemniare e godere.  Manco debbono stare  a badare alla casa, ma in fabbrica a lavorare, a produrre e che in una società veramente libera il matrimonio è uno spillone inifilato al cazzo, un ago da balia messo al citoride, insomma una forma di costrizione e prostituzione arcaica e tribale, dove la donna è sottomessa all’uomo, non importa se alla missionaria o alla pecorina. In ogni caso lo pigliava sempre e comunque in qualche buco e quindi farsi fottere – gratis –  dallo Stato o da un prete, tramite uno sponsale, manco lo si doveva pensare.

E adesso? Contrordine compagni!

Viva il matrimonio, a patto solo che sia aperto a gay, lesbiche e trans, altrimenti è un istituzione che discrimina le diversità, dicono questi. Ma cazzo, se sono diversi perchè  diavolo vogliono le stesse cose degli “uguali?”

Anche se i veri diversi, nono sono gli  i gay, le lesbiche o trans, in quanto i primi si fanno ichiappettare da persone del loro stesso sesso, mentre le donne, beh,forse vanno via pricipalmente di 69...ma sono affari che riguardano la loro privacy no? Cosa fanno, come lo fanno e con chi lo fanno, sono cazzi loro,  vero?

Vero e quindi perchè si dovrebbe legalizzare e riconoscere un atto sessuale o un attrazione che compete  prettamente  la sferaprivata?

I veri diversi, ma lo sanno solo le persone intelligenti, ad onor di logica sono gli etero, in quanto vanno con una persona del sesso opposto, amando, godendo, facendo l’amore e anche creando una discendenza. Mentre i veri uguali sono gli omosessuali, quelli che vanno con persone del loro stesso sesso, perchè con gli etero, a differneza di gay e lesbiche, gli opposti e i veri diversi, si attraggono.

Il pronlema di fondo è che spiegare le cose semplici a dei politici e ad un popolo che mentalmente ha il cervello lavato dai media, da un’informazione falsamente corretta, è un impresa quasi impossibile, perchè come le scimme ignoranti si arrampicheranno sugli specchi, usando la parolina magica che in questi anni ha fatto breccia nella testa degli stolti: omofobia...già perchè quando non sanno cosa rispondere, perchè intellettualmente deficitari, la urlano ai quattro venti, come se questo potesse far crescere in costoro un briciolo di cervello, un lume di razioncinio, un grammo di ragione. Ma innanzi al vuoto pneumatico e privo di suono di una mente stolta, l’unico neurone funzionante che a questi rimane, è solo quello di girare in eternocome impazzito, per poi perire suicida, sbattendo con violenza addosso ad uno spigolo, entro una testa vuota, rotonda come una palla da biliardo.

Un ultima nota interessente, per far capire che una parte del mondo che faceva capo alle colonie inglesi si è svegliato e ha deciso, democraticamente, di dichiarare illegali i matrimoni tra le persone dello stesso sesso e questi due grandi nazioni sono l’Australia e l’India, certo non due Nazioni antidemocratiche, anzi, visto che l’India ha rispovlerato il diritto Vittoriano  e il regno vittoriano è stato un regno illuminato dalla saggezza....cosa che gli angolosassoni odierni hanno perso!

Forse il mondo si sta svegliando, ma  noi in Italia, per colpa di una certa sinistra, invece di fare passi in avanti, “retroc ediamo” come i gamberi, con un agran brcucior de bucio de cul, come dicono e fanno a Roma,, dentro i palazzi del potere politico,  nei confonti degli italiani.

Marco Bazzato
19.12.2013

mercoledì 20 febbraio 2013

Italiani! Non votate con la testa e con il cuore, ma con il culo!


Ha fatto scandalo ai falsi ben pensati il video oggettivamente veritiero di due veneti, tifosi di Giorgia Meloni,che hanno voluto ribadire il diritto e/o dovere degli italiani di andare a votare usando la testa e il cuore. (1), ma per fare piacere alle associazioni omosex, gli italiani devono votare, altrimenti le minoranze si sentono escluse, con il secondo canale, ossia l’ano.

I due veneti hanno fatto la parodia dei due omosessuali, che grazie ai russi e alla Banda dell’Armata Rossa, non hanno potuto mandare in onda il video, nella prima serata del Festival di Sanremo, del loro scambio di liquidi salivari, ma solo dei cartelli, privi di commenti, come da desiderio della Russia post Unione Sovietica di Putin, (2), perché  illegale nel Paese che ha  la capitale attraversata dal fiume Moskova.

Ma cosa hanno scritto di così omofobo, sebbene per ora, saggiamente in Italia non esiste il reato di omofobia e che questa al pari dell’omosessualità  non è malattia psichiatrica, infatti è assente  nel DSM IV e V – di prossima uscita – il che rende il video legale a termini di legge e psichiatricamente sano, ma solo un volgarissimo concetto politico?

Nulla, ecco la trascrizione:

“Noi crediamo in un’Italia più pulita, dove la famiglia deve essere tutelata, dove un uomo e una donna possono fare un figlio, avere una casa senza il temere di perdere tutto, chiediamo che l’amore di un uomo e una donna sia alla base del futuro della nostra nazione. E per questo noi siamo impegnati in campagna elettorale, domenica e lunedì vota con al testa e con il cuore, non votare con il culo, noi amiamo le donne e in particolare Giorgia Meloni”

E Giorgia Meloni innanzi a una simile e tenera manifestazione d’affetto è anche andata a scusarsi, ma a chi poi?

Perché due hanno fatto una parodia dei due che oggi secondo il Tg3 sono dovuti addirittura andare negli Stati Uniti per firmare innanzi a un ufficiale di Stato civile un pezzo di carta privo di alcun valore legale in Italia? Chiaramente i due amici non avevano la priorità, a differenza delle famiglie etero italiane che in piena crisi, faticano a mettere il pane in tavola e un biberon a un neonato, frutto del loro amore. Anna Paola Concia è stata più pragmatica. Ha preso un n volo low cost, andando a firmare, con l’amica, in Germania, un pezzo di carta che per la legge italiana non vale nemmeno il costo dell’inchiostro.

L’Italia è un Paese mediaticamente ottuso e i politici, anche quelli che dovrebbero avere gli attributi, invece di fregarsene, dimenticano che esistono delle leggi che vanno rispettate, corrono a scusarsi, con chi poi, per il timore di non avere i rimborsi elettorali, causati dai mancati voti, non ricordandosi che così potrebbe aver perso i voti di quel centrodestra, legato ai valori della “Famiglia Reale” anche, secondo la Costituzione italiana.

Nell’Italia dei gay pride è considerato incivile parlare di un valore progressista ella famiglia composta da uomo donna e figli che porta all’evoluzione e no all’arretratezza della società, perché a rigor di un certo tipo di logica è più giusto che gli italiani guardino ai rami secchi puntati che non ai rami rigogliosi di vita, che con i loro semi creano nuova vita.


Però, visto che l’Italia e gli italiani sono al termine di una miseranda campagna elettorale, per non offendere la comunità GBLT,alle elezioni di domenica e lunedì, è giusto che votino chi vogliono, a patto che  gli italiani votino con il culo.

Il Paese non merita altro!

Marco Bazzato
20.02.2013



(2) http://marco-bazzato.blogspot.com/2013/02/berlusconi-aveva-ragione-sanremo-2013.html

giovedì 14 febbraio 2013

Berlusconi aveva ragione: Sanremo 2013 come la Festa dell’Unità?


Si è giunti alla seconda serata del Festival di Sanremo e ancora non si riesce a comprendere se si svolge nell’ex città dei fiori, visto che di questi manco l’ombra, o alla festa della piadina, dentro uno stand della Festa dell’Unità, in quanto il convitato di pietra, Presidente del Gran Consiglio dei Dieci Assenti, è la Bandiera Rossa del Partito Comunista.

Iniziamo questa dissezione, che a onor del vero andrebbe fatta o con lanciafiamme o  la sega elettrica, direttamente sui diretti interessati, con i presentatori: hanno la professionalità della provola andata a male:

la Littizzetto che non riesce a uscire dal suo cliché stantio e stitico, si toglie le scarpe, fa le mosssette come una ventenne quasi ottuagenaria, perennemente infoiata, non riesce a leggere il gobbo e si deve aiutare, come al tempo della Rivoluzione di Ottobre del 1917,con il blocco con i testi. Quasi lo stesso per il suo compagno di merende, Fabio Fazio, che non riesce a smettere di arrossire, come se fosse in menopausa, balbetta, finge di incazzarsi e cammina avanti e indietro come se avesse innanzi il plotone di esecuzione, comandato dal colonnello Champignon  della Legione Straniera del famoso spot della Telecom, restando eternamente imprigionato al ruolo di “Che tempo che fa”.

La scenografia: è una chiavica, un mix tra un bordello di periferia per gli spettacoli di burlesque e un salone delle festicciole adolescenziali dove si svolge il Bunga Bunga, patrocinato dall’Arcigay. Le luci e i giochi di luce sono così tetri da far pensare ad una casa delle streghe che manco conoscono uno straccio di incantesimo per trasformarsi in principesse, visto che gli addetti alle luci sembrano una massa di falsi ipovedenti che percepiscono la pensione senza averne diritto.

Il Clan dei Piemontesi  e dei Liguri. Si dubita che esista a memoria d’uomo, anche partendo dal mesozoico, una tale infornata di corregionali .Luciana Littizzetto, Fabio Fazio, Maurizio Crozza, Neri Marcorè, Carla Bruni, tutti provenenti dalle due regione sopraindicate. Per fortuna si è in Europa e nel pieno del 2013! Manco durante le premiazioni dei concorsi di Poesia interpaesani si assiste a una tale povertà di ospiti stracittadini.

La presunta figona: Bar Refeli. Ma per cosa è stata chiamata? Per strimpellare, male, sui tamburi della batteria e per fare la presunta bella statuina, visto che manco è, secondo me, tutta sta gran bellezza, solo perché era l’ex fidanzata di Leonardo Di Caprio? Senza contare che la povera tapina, era costretta alla traduzione simultanea, perché i due presentatori, pagati quasi un milione di euro, nessuno parlava o voleva parlare in inglese. Bella figura di merda, in Eurovisione,  di un Italietta provincialotta e ignorante che in passato creava ed esportava arte, cultura e sapienza in tutto il mondo.

Crozza: Maurizio Crozza va preso a piccole dosi, alla lunga, come ogni cosa stanca e da assuefazione. Il suo interevento di quasi quaranta minuti era scontato e ripetitivo. I personaggi erano triti e ritriti, già fatti in Ballarò, Italialand e nei suoi spettacoli, senza contare che le battute di “Bersani” anch’esse erano riciclate, sono ormai stancati. L’unica nota positiva: il contestatore, che ha risvegliato gli spettatori in sala, che sembravano amorfi come tante marionette durante i comizi di Stalin. Ci si sarebbe aspettato più coraggio da Crozza, non solo nel monologo, ma anche durante la contestazione dei dissidenti. Infatti, visto il giramento di palle che aveva avuto molti si aspettavano che interrompesse completamente l’intervento, andandosene e sbattendo la porta. Ma poi, avendo forse prevalso il lato economico, avrà pensato alla penale e quindi ha ingoiato il boccone amaro e ha sopportato l’odiato dissidente di centro destra. Mentre quando la contestazione è dell’estrema sinistra, verso il centro destra, quella per gli ex e post comunisti, è sempre cosa buona e giusta.

Boh…facciaculaggine della politica di ogni schieramento.

L’Armata Rossa non è riuscita a frenare completamente la deriva omosessuale in Italia, nonostante in passato avesse sconfitto  i nazisti nella Battaglia di Stalingrado, riuscendo solo a rallentare la deriva controrivoluzionaria degli anarchici comunisti italiani, nemici dell’ortodossia sovietica e post sovietica, dei due uomini che volevano mostrare in video  una loro  “limonata” . Per fortuna l’Eurovisione e la Santa Madre Russia è venuta in aiuto della famiglia naturale, impedendo che il video andasse in onda, visto che l’Italia e la Rai avrebbero violato la legge Russa, voluta dall’ex capo del KGB, quindi comunista, e ora amico di Berlusconi, Vladimir Putin, che proibisce in ogni forma la propaganda omosessuale. E si sa, oggi i rubli russi pesano assai anche nell’economia e nella finanza italiana, Rai compresa.

 E i media italiani, specie quelli di centrosinistra? Silenzio osservanza, mutismo e rassegnazione, nel rispetto della tradizione che nell’ex Unione Sovietica, che ha inviato il Coro dell’Armata Rossa dove, fino al momento della caduta del Muro di Berlino, si favoleggiava che i membri fossero ufficiali e spie attive del KGB.

Ma il Coro dell’Armata Rossa non è riuscito a fermare completamente i due amici che vorrebbero sposarsi. Infatti sono saliti sul palco senza dire una parola, ma mostrando cartelli che declamavano i loro fatti privati, ma nell’ex  Unione Sovietica  non capiscono un cazzo della lingua italiana, come in Italia non si capisce un cazzo di russo. Ma non sono riusciti a fermare la canzone degna di un club per scambisti dell’Arcigay, di Enzo Rubino, “Amami uomo”, ma anche in quel caso gli ex sovietici non capiscono un cazzo della lingua italiana e non diventerà mai famosa come l’Italiano di Toto Cutugno, che ha ammesso pubblicamente di rimpiangere i bei tempi dell’ex CCCP, dove regnava l’ordine e la giustizia sociale.

Carla Bruni? Chi ha detto che sa cantare? Ne sento così tanti di quelli che chiamo “Poeti drin drin”, perché strimpellano quattro giri di note sulla chitarra, e a orecchio riesco a riconoscere le chiaviche. che non avendo una casa discografica alle spalle, essendo degli aborti di natura musicale, si stampano i CD clandestinamente in cantina. Ossequiosamente i due conduttori si sono ben guardati dal chiedere all’ex moglie del presidente francese, come mai, secondo voci, avesse favorito la fuga di un assassino che si nascondeva dietro la nomea vigliacca di terrorista. Il mio sogno di quel momento? L’irruzione sul palco dei Carabinieri, arrestandola per aver agevolato la fuga del condannato in contumacia, Cesare Battisti, nel nome del Popolo italiano.

Il pubblico e i dati d’ascolto. Ho la sensazione di trovarmi sia riferito al pubblico in sala sia con i dati d’ascolto nella Corea del Nord, con il pubblico che applaude perché alle spalle ci sta la milizia comunista con il mitra spianato, pronta a sparare ad ogni accenno di sedizione controrivoluzionaria, così come i dati che fino ad oggi vengono diffusi dai giornali che parlano di uno share, nelle due serate, quasi superiore a quello dello sbarco del primo uomo sulla Luna.

Le canzoni? Dove cazzo è andata a finire la melodia e la sonorità della musica italiana?  A puttane? Non sono un nostalgico delle canzonette stile Toto Cutugno, Ricchi e Poveri e Claudio Villa, ,ma questo festival progressista ha solo fatto ascoltare canzoni di borgata, di periferia,con testi e musiche così sciatti, da far rimpiangere “I bambini fanno ohh…”, “Luca era gay” di Povia e “Minchia signor tenetente” dell’ex Vito Catozzo, Giorgio Faletti. Se i quattro broccoli delle nuove proposte, forse pescati dentro qualche centro sociale, appestato dai fumi illegali della cannabis, rappresentano l’Italia,  la musica leggera è veramente fottuta, perché non si può far altro che dire che sono stati rapiti, per usi musicali impropri, delle braccia sane, destinate all’agricoltura.

Le ultime righe prima di concludere: Voglio annunciare a tutti i lettori, che mi sono messo le palle a “bagno Maria”, avendomele grattugiate durante le due serate del Festival, ora sono spellate e arrossate come il culo di una scimmia che soffre di emorroidi!

In ogni caso è sempre meglio una vera Festa dell’Unità che non questa sagra paesana che sembra la Festa di quartiere della verza bollita.. che puzza di carogna morta!.

Marco Bazzato
14.02.2013

lunedì 19 marzo 2012

Festa del papà. Auguri!

Oggi sarebbe la festa del papà, e si coglie l’occasione per fare gli auguri a tutti papà del mondo, indipendentemente da razza, nazionalità e religione.

Non tutti li meritano, la stragrande maggioranza sì’, ma esiste un esigua un’esigua minoranza una razza infame, volgari distributori di sperma dentro l’utero femminile, che non  meritano d’essere chiamati “papà, ma “p e/o l – adri” per come sono stati, per come sono tuttora e per come saranno forse fino alla morte, se la ragione non li coglie prima.

 “P e/o l – adri”: persone abiette e senza onore.  Che la morte li colga tra mille sofferenze e patimenti. I “p e/o l – adri” esistono, sono in mezzo a noi.

 Lupi travestiti da agnelli, sorridenti e infidi come serpenti a sonagli. I “p – e/o l – adri” non hanno nazionalità, colore, professione, mestiere.

Potrebbero essere artigiani, pensionati, che per tutta la vita hanno fatto i meccanici di uno sperduto paese dell’Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Professori universitari, medici, dentisti, dipendenti della Pubblica Amministrazione, carrozzieri, idraulici, imbianchini o spazzini…

Una cosa li accumuna: la menzogna e la vigliaccheria, una codardia endemica che li porta a guardare la povere in casa d’altri, mentre nella propria sono sommersi dal letame, a loro dire profumato, dove fanno vivere la moglie e crescere i figli.

Sono quei “p – e/o l – adri” dall’animo fetido, dalla psiche marcia fino al midollo, nati in miseria e/o in ricchezza, cresciuti derubando ai figli e alle figlie, picchiando, alzando le mani.

 Figure mendaci che odiavano la menzogna, ma che hanno passato la loro esistenza a mentire, a rubare al prossimo, allo Stato, al Comune di residenza, ai clienti o agli utenti che si recavano presso i loro uffici sfarzosi, pieni di nequizie e aberrazioni, ipocriti che purificate l’esterno del bicchiere e il piatto, mentre all’interno è pieno di rapina e intemperanza.

“P – e/o l – adri” biologici, forse, che si definiscono tali, perché hanno la presunzione d’essere genitore dei figli della moglie con cui hanno convissuto una vita.

 Miseri donatori di sperma, che dopo aver schizzato il seme, hanno abiurato l’onore, la dignità. Apostati dell’amore, che si trincerano dietro la legge quando fa comodo, dimenticando la legge morale. Quella moralità che avevano l’ardire di insegnare ad altri, gonfiandosi il petto, elargendo sorrisi smaglianti e smargiassi, in un sala di teatro, con il microfono in mano, tessendo lodi all’oratore invitato, che per anni avevano odiato e insultato in famiglia, perché svolgeva diligentemente il proprio lavoro.

“P– e/o l – adri” ipocriti, che quando le verità e le meschinità salgono a galla, e vengono dette dai figli o dalle figlie fuggono come cani con la coda tra le gambe, latrando furiosi come se gli fossero stati pestati i testicoli.

“P – e/o l – adri” senza dignità, senza pudore, spudorati che dovrebbero sotterrarsi per la vergogna. “P – e/o l – adri” che ammazzano il figlio in mille modi diversi, aventi le mani apparentemente linde, ma l’anima lorda di sangue innocente.

“P – e/o l –  adri” che taglieggiano, rubano, estorcono, corrompono Pubblici Ufficiali per il benessere della loro progenie eletta, che architettano assieme ai figli preferiti e a mogli attaccate alla mammella dei mariti, metodi apparentemente legali per costruirsi abitazioni, in spregio agli accordi da loro stessi firmati con la Pubblica Amministrazione, corrompendo, pagando bustarelle o facendo regalie ai Pubblici Ufficiali che dovrebbero vigilare, ma che preferiscono voltare il capo, con la tasca gonfia di denaro sonante, dall’altra parte.

“P – e/o l –  adri” che corrompono sindaci delle vecchie amministrazioni, oggi appollaiati in altri scranni, ma che tacciono, perché complici omertosi.

“P – e/o l – adri”che hanno dimenticato, se mai l’hanno avuta quell’onesta che insegnavano e pretendevano dai figli, ma che poi hanno disatteso completamente.

“P – e/o l –  adri” da primo banco in chiesa, che vanno a prendere l’eucarestia ogni domenica, dopo essersi alzati dai primi banchi, attraversano la navata, mostrando contrizione.

Ai veri papà, tutti i miei più vividi auguri di cuore…

Marco Bazzato
19.03.2012

giovedì 29 ottobre 2009

Nozze cattoliche proibite al castrato diventato “legalmente donna”


Dopo un abominio del genere e lo scandalo derivato, era il minimo che l’arcivescovo doveva fare, sebbene la condanna alla riduzione allo stato laicale sarebbe stata la giusta pena per lo sgarro fatto alla chiesa.

D’altronde che “questo matrimonio non s’ha da fare” anche per lo stolto doveva essere chiaro fin da principio, ma per il prete, che dovrebbe conoscere le regole, non solo divine, ma anche ecclesiastiche e del diritto canonico, evidentemente no.
Il fattaccio accade a Firenze, dove due uomini, secondo i certificati di battesimo, vogliono contrarre matrimonio religioso. Uno dei due da decenni è stato castrato, che si è fatto imbottire d’ormoni, ha cambiato il suo stato anagrafico, da uomo a donna, innanzi alle leggi dello Stato Italaino ed ha firmato davanti al sindaco un contratto matrimoniale con un altro uomo.. E questo matrimonio civile regge da 26 anni.

Ora però i due maschi, secondo i registri battesimali, che saggiamente non tiene conto delle eventuali castrazioni e agiungimenti posticci di seni e pseudo attributi femminili, volevano contrarre anche un matrimonio religioso, entro le mura di uno Stato Straniero – una chiesa – lo Stato Città del Vaticano, dove certe regolette dello Stato italaino sono carta straccia.

I due uomini, secondo i certificati di battesimo, avevano trovato un complice per il loro misfatto, un prete, che invece d’essere, come si conviene a ogni burocrate, non importa se di uno Stato laico, di uno Stato teocratico o di Dio, ligio alle leggi, ai regolamenti e alle carte, le ha palesemente e platealmente violate, e da qui è scattata la sospensione da parte del superiore, l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori.

Come sempre accade gli strenui difensori dei diritti degli omosessuali si sono scatenati, hanno accusato la chiesa di discriminazione e di ogni genere di nefandezza, dimenticando che per gli atti cartacei, uno dei due era un uomo con sembianze femminili, stando al certificato di battesimo. Stop. “…Tutto il resto è noia…” come canta Franco Califano.

Non va dimenticato che poche settimane fa, a Treviso, in questo caso l’errore di un funzionario pubblico poco solerte, aveva erroneamente trascritto un matrimonio, eseguito all’estero, di due persone dello stesso sesso, cosa giustamente proibita dalla legge italiana, esattamente come proibita nello Stato Città del Vaticano e quindi in tutte le chiese cattoliche del mondo. Questi due qui, con la complicità del prete, cosa volevano? Cambiare le regole in casa d’altri?

La cagnara indegna che si è scatenata sui media è poco consona alla presunta cattolicità della “coppia” in quanto se veramente cattolici dovrebbero conoscere almeno le regolette fondamentali, quelle del catechismo, sapendo che entrambi sono stati battezzati come maschi, e la chiesa non ammette nozze omosex.

Marco Bazzato
29.10.2009
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martedì 27 ottobre 2009

Piero Marrazzo e l’odissea familiare


Probabilmente questi sono stati i giorni peggiori di Piero Marrazzo, che da Presidente di Regione, con tutti gli oneri che ne conseguono, si ritrova sbattuto nelle prime pagine dei giornali, secondo lui per una vicenda privata, ma secondo Vox populi, vox Dei per una storia di perversione, sodomia, cocaina e sesso mercenario. Sesso mercenario che si protraeva non da un giorno, oppure occasionale, ma da ben sette anni. E la moglie molto probabilmente non l’avrà certo presa bene. Scoprire infatti che il marito con cui condividi gioie e dolori “fotte” e si “fa fottere” da dei transessuali, per di più pagandoli profumatamente, certo non deve aver rallegrato alla giornalista del TG3 le ultime giornate.

Sarebbe bello poter avere dei microfoni direzionali, stile Diabolik, per sentire le maledizioni, le imprecazioni, gli insulti scagliati dai famigliari della moglie di Marrazzo nei confronti di quello che entro poco potrebbe essere – nel volgere di pochi mesi – solo un ex consorte. Forse le frasi pronunciate potrebbero essere l’apoteosi di tutti gli insulti che gli italiani serbano nel cuore nei confronti dei pervertiti, ma che per motivi d’opportunità sono costretti a tacere.

Roberta Serdoz rappresenta oggi la riscossa di tutte le donne d’Italia cornificate dai mariti che invece d’aver la decenza di tradire con altre donne, scivolano nella perversione del tradimento consumato con uomini. L’umiliazione per la donna in questi casi è amplificata oltre che dal senso di vergogna, anche dal senso di schifo e di repulso che sicuramente proverà nel guardare il fedifrago in faccia, ricordandosi le volte che si è concessa a lui, forse dopo una copulata perversa e a pagamento consumata dal marito con un uomo che pensa d’essere una donna.

Lo squallido che sta affiorando in questi giorni sta raggiungendo abissi di perversione fuori da ogni logica umana, non per un sentimento che potrebbe, se non viziato dal pagamento delle prestazioni sessuali, anche vero, ma proprio del degrado morale, inteso anche come impudicizia corporea e ambientale, viste anche le immagini degradate, non di via Gradoli, ma in via dei Due Ponti, sebbene la degradazione sia in questo caso dei comportamenti derivati dall’essere transessuali mercenari.

La grettezza del mercimoniale mondo del transessualismo fa emergere tutto il rifiuto sociale del tradimento, della fornicazione extraconiugale, del rifiuto a una normale vita affettiva creata da una coppia maschio/femmina. La pulsione, regressiva allo stato dei primati, porta l’individuo che si accoppia con un suo simile,pagandolo, che pensa d’essere donna, negli aspetti estetici esteriori, ma maschio di nascita e che mercifica il suo corpo, dovrebbe indurre, proprio alla luce dello scandalo Marrazzo a prendere in considerazione il fatto che certe “libertà” sessuali il più delle volte sono l’anticamera della tomba dell’amore coniugale e che a nulla servono i pianti, i piagnistei, i certificati medici, le perizie psicologiche che attestano lo stato di prostrazione psicofisica causati dalla distruzione scientemente cercata, a meno di non essere mentalmente dementi.

Piero Marrazzo dovrebbe riflettere se, alla luce di quanto ha causato alla famiglia in primo luogo e poi alla Regione Lazio, se non sia il caso d’applicare la filosofia del bushido, tramite – come scrive wilkipedia – il suicidio rituale, per salvare l’onore.

È strano però alla luce di quanto in questi giorni è venuto alla luce il silenzio delle associazioni gay, e il sindacato di battoni, battone, transessuali, mercifica tori d’ano e affini, abitualmente sempre pronti a scendere in piazza per ogni emissione d’aria contro i loro presunti diritti.

Ora sarebbe cosa buona e giusta che la moglie cornuta, la povera Roberta Serdoz ,andasse in ogni talk show a raccontare, per filo e per segno, insulti, contumelie, maledizioni e quant’altro la mente umana ha il pieno diritto di generare in queste situazioni distruttive, deflagranti e destrutturanti non per il cornificatore, a lui non deve essere dato nemmeno il rispetto che si deve a un clochard, ma alla moglie offesa, umiliata pubblicamente, distrutta negli affetti e nei sentimenti, sbattuta in prima pagina per colpa di un portatore insano di perversioni sessuali al limite dell’abominio umano.

Ma sfortunatamente potrebbe accadere che la vittima, ossia la moglie, possa venire dipinta come la carnefice, se decidesse con piena ragione, di divorziare, pretendere un risarcimento da strappa mutande, togliendo al marito ogni bene, non solo economico, ma anche sentimentale e affettivo, come ad esempio la figlia di otto anni, che in questi giorni sarà costretta, ingiustamente o giustamente, dipende dai punti di vista, per colpa del padre, a subire ogni genere di offesa e neffandeze come solo i bambini, nella loro pura innocenza, sanno trasmettere con virulenta e distruttiva semplicità.

Sta ai media ora non trasformare un carnefice, non solo nella vittima dei presunti ricatti, perché altrimenti sarebbe un’offesa nei confronti della vera vittima di queste perversioni sessuali, che duravano da anni, sette almeno. Non va dimenticato che i militari, le cosiddette mele marce non sono ancora state condannate in via definitiva, e quindi anche per loro esiste la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio. Senza contare che eventuale reato a parte, i militari hanno svolto un servizio non solo sociale, ma anche familiare e politico, facendo emergere il comportamento dell’ex Presidente della Regione Lazio, permettendo non solo alla politica, ma soprattutto alla famiglia di lui di fare pulizia, allontanando – si spera quanto prima – il soggetto dalle mura domestiche, senza dimenticare che i comportamenti licenziosi e libertini non avevano nulla di privato, in quanto partendo dalla scorta, l’autista, i vari transessuali prestatori d’ano a pagamento, altri clienti pervertiti e le due vie dove Marrazzo andava a pagare anche 5.000 euro per ricevere una marchetta, questa era tutto fuochè una faccenda privata. L’unica che sicuramente non conosceva il vizzietto del marito d’accoppiarsi carnalmente con uno più uomini, era la moglie, solitamente l’ultima a conoscere le cose, nonostante oggi, ,martedì, dai giornali si evinca la volontà della donna di rimanere vicino al cornificatore depravato. Parole che non dicono nulla, in quanto anche la donna a mente ancora troppo calda potrebbe essere stato facile perdonare, ma poi vedremo col passare dei giorni, dei mesi, quando inizierà a domandarsi dove va il marito ogni volta che esce da solo, quando si avvicineranno i momenti dei processi, dove dovrà ripercorrere nuovamente davanti a un giudice i suoi vizzietti, i costi pagati per le prestazioni, le bugie che ha detto, ma soprattutto dormirci assieme, senza non prima avergli fatto fare una serie di esami per appurare che non sia portatore di qualche malattia sessuale, o infezione dovuta ai rapporti anali se commessi senza l’uso del preservativo o peggio ancora dell’Aids.

Marrazzo però dovrà anche chiarire prima alla moglie e poi anche ai magistrati quanti denaro abbia letteralmente infilato nei “buchi dei cu.i” dei transessuali, perché sebbene il suo stipendio non sia certo da pezzente, 5.000 euro per commettere un atto sodomitico è una cifra da capogiro. Senza contare che bisognerebbe sapere quante volte la settimana o al mese spendeva certe cifre e per quanto tempo questo andazzo degradante e dispendioso è andato avanti, facendo così quattro conti per capire se ha usato solo il suo denaro o se ci sono stati altri introiti, anche perché è difficile da credere che la moglie, indipendentemente da tutto, non chiedesse almeno una volta ogni tanto conto delle entrate familiari, solo per un semplice calcolo dettato da una sana gestione dell’economia domestica.
Piero Marrazzo ora dice d’essere stressato, d’avere le palpitazioni, di sentirsi distrutto, di vergognarsi per ciò che ha fatto. Beh innanzitutto dovrebbe avere almeno come minino sette anni di vergogna, sette come gli anni che avrebbe frequentato questo transessuale, pagandolo.

Questa è una storia sordida, squallida che oggi peggio degli scandali di Berlusconi fa apparire, all’estero, un uomo delle istituzioni come un degenerato sessuale, mettendo ancor di più in cattiva luce l’Italia, gli italiani ma soprattutto la Regione Lazio e i laziali che l’hanno avuto come Presidente di Regione. Lo Stato e la Regione Lazio dovrebbero costituirsi parte civile contro Piero Marrazzo per il danno d’immagine che i suoi comportamenti teoricamente privati hanno cagionato, chiedendo un sostanzioso risarcimento.

Un consiglio alla moglie da parte di Cicerone e da Santa Caterina da Siena. Il primo diceva: Quando un marito soggiace a questo vizio, la moglie ha diritto alla separazione di corpo e di beni dal proprio marito e Santa affermava che la sodomia è ”vizio maledetto schifato dagli stessi demoni”.

La moglie mediti perché un vizio non sparisce quando uno scandalo, specie lo scandalo dell’ex giornalista e dell’ex Presidente della Regione Lazio, diventa di dominio pubblico, anzi potrebbe assumere nuove forme.

Marco Bazzato
27.10.2009
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martedì 20 ottobre 2009

“E lei è un sodomita e sostenitore di coppie sodomitiche”.

Ci sono delle frasi che dovrebbero essere impresse a caratteri cubitali nei libri di storia, che senza ombre di fraintendimento raccontano una storia, una verità, che dovrebbe essere storia e verità per tutti, senza i relativismi beceri di cui la moderna politica delle minoranze infinitesimali al livello subatomico ci ha abituato.

Una di queste frasi, colme di coraggio e priva di ogni orpello inneggiate all’ipocrisia del politicamente corretto è stata pronunciata domenica pomeriggio nello studio di
Pomeriggio 5, il contenitore domenicale di Canale 5, condotto da Barbara D’Urso, dal cattolicissimo e i pissimo – molto più del papa che come capo di stato ècostretto al pelosissimo politicamente corretto – Maurizio Ruggero, Presidente dell'Associazione Sacrum Romanum Imperium, contro l’omofilo Alessandro Cecchi Paone, che non difeso né dalla D’Urso né tantomeno dal pubblico, evidentemente felice per il coraggio d’esternare, a nome della maggioranza degli italiani, quei pensieri, costretti a tener celati e che potrebbero essere fonte di acidità di stomaco è stati d’ansia perché si è costretti a reprimerli.

Il problema è che Maurizio Ruggero non ha detto nulla di offensivo, né tantomeno di falso nei confronti di soggetti dello stesso sesso commettono atti omofili. È acclarato non solo dai numerosi libri di pseudo cultura gay, e dalla pornografia omosessuale dilagante ormai anche nelle reti nazionali che l’atto sessuale è un atto sodomitico, il quale intende “Qualsiasi rapporto sessuale non finalizzato alla procreazione, specie se in vase indebito (“in un orifizio illecito”).

Ora scaldarsi tanto perché si è dichiarato un fatto, alzando la voce, urlando per mascherare – forse per vergogna – ciò che è risaputo dalla notte dei tempi, ma che non deve essere pubblicamente detto, appare come una sfida alla logica umana dell’intelligenza. D’altronde nessun etero si sognerebbe di arrabbiarsi se di parlasse apertamente di cosa si fa a letto con un esponente del sesso opposto, mentre i gay si vergognano di se stessi quando gli etero sono messi a conoscenza pubblicamente dei loro atti, perché potrebbero aver vergogna dei loro atti.

Scomodare, da parte di uno come Cecchi Paone Dio, appare come un insulto alla divinità, in quanto da quando si abbraccia l’omosessualità come stile di vita, e come atto di godimento carnale, si volta le spalle alla divinità sia quella superiore, sia alla stessa divinità umana presente nell’uomo.

Scriveva
Daniel Jousse già nel 1711 “La sodomia è la più abominevole di tutte le impudicizie, e quella da sempre punita con la pena più severa; è questo il crimine che ha fatto perire per mezzo del fuoco le città di Sodoma e di Gomorra (Genesi, cap. 19, n. 24).

Ma anche Cicerone non ci andava leggero. “Quando un marito soggiace a questo vizio, la moglie ha diritto alla separazione di corpo e di beni dal proprio marito.
Anche i grandi Dottori della Chiesa, citati dai gay solo quando fanno comodo, non badavano alle sottigliezze.
Santa Caterina da Siena diceva ”vizio maledetto schifato dagli stessi demoni”.
Il francescano san Bernardino da Siena (1380-1444), celebre predicatore insigne per dottrina e per santità. Egli proclamò nella sua Predica XXXIX:
“Non è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello de la sodomia maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che so’ vissuti secondo Iddio, (…) ‘La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore’. (…)Come de la gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno vi so’ luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è è maggior peccato che sia” (San Ber
nardino da Siena, Predica XXXIX in Prediche volgari, pp. 896-897 e 915).

Qualcuno potrà addurre che la società è cambiata, che la mentalità si è evoluta, che oggi non è più come in passato, usando il presente per giustificare se stessi o peggio incolpando la società se certi atti, oggi come in passato, non sono tollerati. Ma anche se ipoteticamente la società fosse cambiata, nei fatti gli atti commessi da due individui dello stesso sesso, anche se consenzienti, sono i medesimi e che i loro i praticanti continuano a provare pubblica vergogna, viste le reazioni, quasi oltre il limite dell’isteria.

Ma se non tanto la società fosse cambiata, ma se i gay accettassero veramente se stessi per quello che sono non si capirebbe il perché di certe reazioni esagitate. Evidentemente nel loro profondo sanno che su di loro non pende una condanna umana, ma una condanna ultraterrena.

Sono ridicoli anche su questi discorsi i politici quando parlano di radici cattoliche dell’Italia, quando citano anche loro, come gli omosessuali, i grandi Dottori della Chiesa estrapolandone i concetti, per mera propaganda. Le radici cattoliche dell’Italia si basano anche su questi scritti, volutamente dimenticati dall’ortodossia ideologica di stampo omosessuale, difensori dell’italianità che a loro fa comodo, non di quella vera, quella inscritta non nel dna italiano, ma nel dna umano e che questi vorrebbero sovvertire.

Le scuole, durante l’ora di religione cattolica, dovrebbero far leggere agli studenti, almeno quelli liceali, come fulgido esempio di cultura cattolica i passi riguardanti l’omosessualità dei grandi Dottori della Chiesa, senza timore d’essere attaccati, insultati, offesi e minacciati, perché anche questi brani hanno reso grande la cultura cattolica e il senso d’identità religiosa e culturale del Bel Paese.

Marco Bazzato
20.10.2009
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venerdì 16 ottobre 2009

Cacciare Paola Binetti dal PD



Le voci continuano a rincorrersi in modo frenetico. L’aria che tira nei confronti di Paola Binetti, ogni giorno che passa, dopo che costei ha votato a favore della pregiudiziale di incostituzionalità sulla legge contro l’omofobia, voluta dalla sua collega di partito, in palese conflitto d’interesse, in quanto lesbica dichiarata, con un coinvolgimento emotivo sulla questione, Paola Concia, facendo così girare la voce che la Binetti potrebbe essere espulsa dal Partito Democratico.

Evidentemente i generali
omofili stanno mandando all’attacco le truppe dei disertori etero, passati dall’altra sponda, dalla parte del nemico, che oggi stanno facendo di tutto per impallinare politicamente Paola Binetti, rea d’aver votato secondo coscienza.

Il Partito Democratico, se democratico così può essere chiamato, si sta appiattendo in posizioni così radicali da rappresentare la pronezza nei confronti della casta, di quelli che secondo la Bibbia, possono essere considerati i discendenti di Sodoma.

Ora questa virulenza pandemica si sta dimostrando in tutta la sua ferocia, proprio contro Paola Binetti, colpevole di ragionare secondo la propria testa, la propria sensibilità personale e sociale, ben conscia di quanto sarebbe avvenuto nel caso avesse votato contro le direttive – dittatoriali – del partito, sta dimostrando all’Italia cosa veramente sarebbe successo al Paese se fosse passata la proposta di legge contro l’omofobia: la gogna per quanti solo osassero pensare in modo normale, rispetto alle diversità omosessuali. E queste diversità si stanno manifestando in tutta la loro rozzezza, con volgari attacchi pretestuosi nei confronti della presunta omofoba, solo perché cerca di marchiare al meglio il proprio territorio, evitando che le torme di invasori GBLT gli entrino dappertutto, costringendo non solo lei, ma la maggioranza degli italiani a alla ritirata, perché accerchiati peggio del Generale Custer.

La Binetti con il suo coraggio e abnegazione sta mostrando al Pese che non bisogna abdicare i propri diritti, nel nome dei presunti diritti altrui, diritti già esistenti, ma che alcuni poteri forti, complessati perché la natura, la genetica, o le condizioni sociali gli hanno consegnati al mondo in modo diverso, pretendono che lo stesso mondo si pieghi alle loro diversità, accettandoli per come sono, quando il loro primo problema e che non accettano se stessi e che intimano agli altri, anche con la coercizione d’essere accettati, togliendo agli etero il loro libero arbitrio e possibilità di scelta nel dire cosa piace e cosa intimamente disgusta.

Ma l’assurdo è proprio che la Binetti, con questa sua scelta autonoma e di coscienza, è diventata, all’interno del PD minoranza. Minoranza che in quanto tale dovrebbe essere tutelata proprio da quella maggioranza omofila che cerca di distruggerla, insultandola e volendone la sua testa su un piatto d’argento, comr sadiche messaline,manco la Binetti fosse Giovanni il Battista.

Ma l’aspetto sordido della vicenda, non è solo l’eventuale espulsione della Binetti dal PD, ma il silenzio vile del Centrodestra, che ha avuto, anche grazie a questa paladina della libertà, la possibilità d’affossare una legge farsa. Nemmeno una parola di solidarietà. Silenzio tombale.

Gli omofili a questo punto, forse, faticano a capire che la coscienza individuale è un diritto inalienabile da preservare, un diritto che vale più dell’orientamento sessuale, del transgenderismo, dell’omosessualità, perché la coscienza appartiene alle persone, non a quello che i GBLT vogliono ideologicamente chiamare generi sessuali. E il valore della scelta di coscienza, il libero arbitrio, vale più di qualsiasi valore omosex, per questo che la coscienza va preservata.

Marco Bazzato
16.10.2009
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lunedì 12 ottobre 2009

50 mila in corteo contro l'omofobia

Niente immagini per on dare una visibilita' immeritata!

Erano in 50 mila, secondo gli organizzatori, i partecipanti alla manifestazione romana contro l’omofobia, svoltasi sabato. Praticamente un numero omeopatico, non solo rispetto al numero degli abitanti della penisola, ma anche semplicemente rispetto al numero degli abitanti di Roma, che ne conta circa 2.700 mila. Il che stando alle statistiche che vorrebbero circa un 10% della popolazione sessualmente attiva non eterosessuale, indicherebbe che meno di 1/6 dei non etero romani erano presenti alla passeggiata per le vie romane, di questi 50 mila vanno tolti anche i fiancheggiatori etero che nulla avevano a che fare con questi presunti problemi, ma che forse si trovavano lungo il tragitto per fare shopping e tanto per fare numero sono stati inseriti nel computo.

La manifestazione è stata un fiasco colossale. Niente diretta, niente servizi sul Tg3 e le foto in primo piano presenti nei quotidiani online, mostravano tutto fuorchè una manifestazione oceanica, al massimo, vista l’estensione di Roma, si può considerare come un rigagnolo secco.

Quello che non si riesce a capire e a cosa sia servita. Per sensibilizzare, dicono gli organizzatori, gli italiani sul presunto problema dell’omofobia, come se questa fosse una colpa degli italiani e non un numero sparuto di idioti che si comportano indegnamente, commettendo reati contro i non etero, come reazione estrema e totalmente fuori logica a seguito di comportamenti che non sono, da questi singoli violenti, accettati.

La parola d’ordine non dovrebbe essere in questi casi “manifestazione e ostentazione” ma discrezione, pudore e rispetto per le idee altrui, consci che ci si trova in un terreno non tanto che non accetta i portatori di comportamenti non etero, ma che trovandosi in un mondo, volente o nolente governato dagli etero, i non etero dovrebbero capire e comprendere le ragioni della maggioranza, senza pretendere d’imporre i loro comportamenti a chi non gli accetta e che questo non deve essere considerato né come colpa né come infamia, ma semplicemente come libertà di scelta su chi sostenere anche in base all’orientamento sessuale.

D’altronde basta vedere a che tipo di pressione sono sottoposti gli etero quando scelgono restare all’interno della propria cerchia. È il caso della squadra di calcio musulmana di Creteil, vicino a Parigi, costretta, a suon di contumelie popolari, ad accettare una partita di calcio Paris Foot Gay. Uccidendo il ibero arbitrio.

Lo stesso dicasi per il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a cui è appena stato conferito, immeritatamente, il Premio Nobel per la Pace, dove si sono avventate le organizzazioni gay, chiedendo di cancellare il saggio “Don't ask, don't tell” in vigore nelle forze armate statunitensi. Dove nessuno ti chiede e nessuno ti obbliga a rispondere di che orientamento sei. Mentre i gay,invece d’amare la privacy, vogliono essere interrogati sugli orientamenti sessuali, per sentirsi obbligatoriamente costretti a rispondere d’essere orgogliosamente gay. Assurdo. Vogliono un’indebita interferenza delle forze armate nella loro privacy sessuale, per poterla sbandierare. Se non è masochismo questo!

Comunque, l’unica nota positiva potrebbe essere che, per la necessità di mandare nuove truppe in Afganistan, il Presidente, potrebbe mandare i gay in prima linea, sotto il fuoco nemico, togliendo gli etero,visto che per anni ne sono morti un sacco. Potrebbe essere arrivato il momento di riequilibrare il piatto della bilancia che pendeva a sfavore degli etero per numero di morti.. Infatti meglio la morte sotto il fuoco nemico che il congedo con onore per colpa dell’orientamento sessuale. Co questa decisone, il Presidente Obama, farà sicuramente felice i falchi del Congresso, i Teocon.

È di ieri sera invece la notizia di un’aggressione a due persone non etero da parte di alcuni giovinastri dell’estrema destra. Atto esecrabile, da condannare, anche penalmente, se saranno presi e assicurati alla giustizia, ma per ora comunque avvolti dalla presunzione d’innocenza, secondo quanto dispone il codice penale italiano. Per questa aggressione, come sempre si è scatenato il solito bailame di dichiarazioni di condanna da parte degli esponenti politici sia di destra come di sinistra, dove le associazioni GBLT nuovamente sono pronte a cavalcare l’onda emotiva, che si è già sgonfiata, per gridare il loro sdegno per l’omofobia, a loro avviso, dilagante.

Rimane, per terminare, una solo alcune domande: ci sono più morti sul lavoro, morti causati dalla normale influenza, morti causati da incidenti stradali per colpa di idioti in preda ad alcol, che aggressioni a presunto sfondo omofobico?

Ai posteri l’ardua sentenza!

Per approfondimenti, vedi
link.

Marco Bazzato
12.10.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

giovedì 10 settembre 2009

Organista cambia sesso: "Via dalla cattedrale"


Che fare se un mattino ti arriva una tizia in cattedrale e ti dice: “Buongiorno padre, sono venuta a suonare l’organo!”

Forse il prete non potendo bestemmiare ad alta voce, potrebbe aver rischiato il coccolone in quanto quella roba li, davanti a lui, non era né donna né uomo, bensì’ una specie di ibrido alieno maschio/femmina malriuscito, ancora da riparare illusoriamente, come se fosse in una specie di bobina di transazione di fase – solo fisicamente – un mutante, non dotato di super poteri alla x-men. Una roba in evoluzione, nato uomo fecondo, ma poi per qualche scherzo della psiche ha deciso che doveva essere l’opposto: una femmina farlocca e sterile. Anzi, ad essere onesti un maschio imbottito di ormoni, con le tette posticce, come da anni troppe donne vere fanno, che per avere l’illusione d’essere donna si è fatto castrare – ergo via testicoli e membro – facendosi ricostruire un apparato esterno sessuale più falso di una banconota da 600 euro.

Cosa avrebbe dovuto fare il prete in questione? Tenersi quella roba che gira per la cattedrale, oppure rispondere che non la conosceva, in quanto l’organista titolare da 18 anni, felice di non essere mai stato contrattualizzato – lavorando in nero – senza avere in testa – o almeno manifestarle pubblicamente – idee eviratrici?


Sfortunatamente questa non è una storia inventata, ma accaduta nella Cattedrale di Lecce, dove i preti dopo aver visto la mutazione chimico-chirurigca dell’organista, hanno – a ragione – deciso d’interrompere con lui, secondo questi ora lei, il rapporto di collaborazione in nero, quindi da evasori fiscali e contributivi.

Ora l’ex organista, che dichiarando di non esser stato mai contrattualizzato, minaccia cause legali contro la Chiesa – auguri! – per una presunta discriminazione sessuale subita. Alcuni fanatici direbbero per discriminazione omofobica, che fa molto radical chic, buona per tutte le occasioni, dai raduni politici aisalotti televisivi che – per fortuna – fanno crollare l’audience. Si accomodi pure, ora che ha reso pubblico il presunto scandalo della Chiesa – dal suo punto di vista – con accuse pretestuose, perché rivuole il suo organo, ma non quello evirato!

Il punto è che le accuse sono pretestuose, in quanto non esistendo contrattualizzazione formalmente il rapporto di lavoro tra la Cattedrale di Lecce e l’organista non esiste. Semmai sorgerebbe un altro problema, di ordine fiscale, in quanto sbandierando ai quattro venti d’aver ricevuto compensi in nero, dovrebbe, se la Guardia di Finanza facesse il suo lavoro, essere indagato per evasione fiscale. Stessa indagine che dovrebbe essere aperta nei confronti della Curia di Lecce per pagamenti non contrattualizzati, in nero. Ma in Curia la Finanza non ci andrà in quanto è in regime concordatario, ergo ci vorrebbero rogatorie intenzionali per indagare sulla mancata regolarizzazione del contratto di lavoro.

Naturalmente non ci saranno conseguenze per l’organista in nero, visto chesi aprirebbe un vespaio senza fine, quindi come Ponzio Pilato, l’Amministrazione delle Entrate se ne laverà leverà le mani, lasciando l’ex organista tranquillo, tanti dioi ukil clamore mediatico scatenato dalla vicenda e la sua mutazione esteriore da uomo a femmina difficilmente gli o le permetterà di trovare un'altra occupazione in un'altra Chiesa, in quanto uniche detentrici d’organi (musicali) e ogni parrocchia si guarderà bene dall’accoglierlo non solo come organista, ma anche per i sacramenti.

Il magistero della Chiesa in proposito se ne frega dell’etica laica per quanto concerne l’omosessualità, la transessualità e il cambio di sesso. In questi casi cammina dritta per la sua strada – anche se ha in seno serpi che mirano alla distruzione della tradizione, sacerdoti progressisti che andrebbero ridotti allo stato laicale – chi ci sta è dentro altrimenti smammare, via, andarsene!

A ben guardare non c’è stata nessuna discriminazione sessuale, in quanto la Cattedrale di Lecce aveva – in nero – un organista di sesso maschile, mentre quella che si è presentata alla porta era una “femmina?” e costei non aveva, come il precedente, alcun contratto di lavoro, quindi se per 18 anni all’uomo fatto piacere essere pagato in nero, perché questa femmina che si è presentata alla soglia ora denuncia una presunta discriminazione in base al sesso. Assurdo! Semplicemente la Cattedrale di Lecce non aveva intenzione d’assumere una donna, e fino a prova contraria è una scelta del datore di lavoro, specie se questo fa riferimento come legislazione a un Paese straniero: Lo Stato Città del Vaticano.

Marco Bazzato
09.09.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

giovedì 18 giugno 2009

Gay Pride a Roma

Ci risiamo. Per l’ennesimo anno consecutivo Roma è stata invasa. Per sfortuna non erano Unni ma omosessuali con i loro consueti carrettini di offese agli etero e blasfemie varie, hanno trasformato Cristo e la Madonna in loro degni compari.

Erano, rispetto ai cittadini italiani che conta di quasi 57.000.000, 250.000, praticamente quattro gatti – secondo gli organizzatori, questa volta la questura sembra per non offenderli, forse ha evitato di dar cifre – su una popolazione romana di circa 2.700.000, da questi 250.000 vanno tolti i minori, trascinati da genitori etero-snaturati e conniventi, e gli etero adulti presenti, non si capisce perché, ad ingrassare le fila degli
antagonisti.

Per fortuna quest’anno la tv ci ha risparmiato immagini sconvenienti e volgari, filmando una manifestazione quasi civile, nascondendoci alla vista i peggiori esibizionisti del genere umano: uomini che si credono donne, donne che si credono uomini, abbigliamenti sadomaso di chiara impostazione nazista e quanto di peggio si possa indossare per evidenziare la propria “diversità”, vche tutti, secondo loro, dovrebbero accettare.

Ma il massimo della ributtanza, dell’estremismo contestatore, volgare e blasfemo, è stata l’offesa, non tanto eventualmente al Vaticano, che ci potrebbe anche stare, ma ai due simboli maggiori della storia occidentale degli ultimi duemila anni del genere umano: Gesù e Maria, la Madonna. Blasfemia offensiva non solo nei confronti di milioni di fedeli del cristianesimo, ma per assurdo anche per gli stessi omosessuali che nonostante gli anatemi del vaticano contro l’omosessualità, si sentono cristiani e che come tali venerano queste due figure religiose. Quindi gli omosessuali blasfemi attaccano e offendono i loro stessi compagni di sventura, gli omosessuali credenti, i quali – forse per abitudine – subiscono passivamente.

Una delle note positive del TG1 delle 20.00 di domenica sera, è stato l’applauso che si è levato dalla piazza, quando sono stati ricordati gli incidenti al Gay Pride di Mosca, in Russia, dove i russi, non intesi come estremisti di matrice ortodossa, ma ancora liberi nel pensiero ateista di discendenza comunista, non prendono mai di buon cuore queste manifestazioni sgangherate, e le grida fragorose di giubilo scattate a Roma, potevano anche essere interpretate come un plauso accorato e liberatorio nei confronti delle forze dell’ordine russe che hanno disperso la manifestazione non autorizzata, per mantenere integro il buon nome della capitale dell’ex impero sovietico e per la tutela della morale pubblica dei cittadini.

Ora non si discute sulla liceità o meno di tali eventi, sebbene la maggioranza dei cittadini ne farebbe volentieri a meno, come non si discute il diritto degli omosessuali di manifestare, quando sfila in modo civile, vestendosi come persone normali, quali vorrebbero essere trattati, o farsi passare, e senza atti di blasfemia, mentre pur rispettando, tenendosi stretto lo stomaco, trattenendo i coniati di vomito, il diritto di esibirsi in abiti discinti, di appropriarsi di tematiche che non sono mai appartenute al mondo omosex, vedi il Cristo omosessuale, o la storia di Pinocchio, riscritta da Wladimiro Guadagno, detto erroneamente Vladimir Luxuria, dove Pinocchio, da burattino non voleva essere – secondo il Guadagno – un maschio ma una femmina, segno evidente che la cosiddetta cultura omosex non crea nulla, ma si appropria dei simboli altrui – rovinandone il candore e l’innocenza – per piegarli, in posizioni innaturali, ai loro desideri, sapendo benissimo che rispetto ai grandi artisti omosex o bisessuali, vedi Leonardo da Vinci, sono distanti anni luce, sia come fantasia creativa, sia come statura universale, nonostante i loro istinti privati.

La piazza appartiene a tutti, etero e non, a patto che questa sia utilizzata in modo moralmente civile, almeno per quanto concerne la sfera pubblica, poi nel privato ogni persona è libera d’inventarsi una finta cerimonia religiosa o civile, per “unirsi in matrimonio” con altro esponente del suo stesso sesso, senza aver la pretesa di imporlo agli altri come un diritto che tutti dovrebbero accettare, cedendo le armi senza combattere per le proprie convinzioni famigliari, sociali e culturali.

Comunque, a ben vedere, quella di quest’anno, forse per la crisi, o per la diminuzione pubblica degli omosessuali, questo Gay Pride è apparso in tono minore, non ancora a livello della mazziniana carboneria, ma se si ha pazienza, forse almeno in Italia, nel giro di qualche decennio, si spera che si possa tornare al più assoluto e sano silenzio su queste tematiche. Tutti, indistintamente vivevano benissimo lo stesso, prima dell’inizio di queste “carnevalate blasfeme”, che non fanno bene nemmeno a chi le promuove, sebbene sempre si difendono,a ffermando che i partecipanti mascherati alla carnevalata, sono una minima parte del movimento. Isolateli allora, visto che alla fine danneggiano tutti gli altri, perché a ragione, i media preferiscono filmare loro anziché le persone normali, nonostante naturalmente, qualche eccezione.

Nota finale di oggi, a proposito di assurdità: il presidente meticcio Barak Obama, creando una discriminazione senza precedenti, ha esteso i diritti di “famiglia” ai dipendenti statali, negli Stati Uniti, creando una pericolosissima discriminazione nei confronti dei lavoratori non etereo del settore privato, contraddicendo al tempo stesso, anche lo stesso Stato della California, che ha cassato – tramite referendum – la legalizzazione dei “matrimoni” tra le persone dello stesso sesso.

Marco Bazzato
18.06.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

venerdì 27 febbraio 2009

Povia, Luca era Gay. Vincitore morale



A bocce ferme non si può che affermare che il vincitore morale del Festival di Sanremo sia Povia e la sua stupenda canzone Luca era Gay.

A nulla son servite le manifestazioni dell’ultima serata, gli articoli di giornale, i proclami sbandierati a destra e manca, verbalmente violente come una dichiarazione di guerra, per arrestare la scalata al successo del cantante sanremese, con buona pace di chi lo vorrebbe impalato e messo in graticola, reo d’aver raccontato una storia.

Gli italiani – che non sono idioti – hanno capito il messaggio, fino in fondo, e hanno dato il loro responso, innapellabile, anche se francamente, in un Italia affetta da eterofobia strisciante e mediatica, sarebbe stato troppo invocare il primo posto, in un Paese, secondo i gay, affetto da omofobia.

Ma l’italiano è stanco di vedere, come si è chiesto Aldo Grasso,la «gayzzazione della tv»? Gli italiani sembrerebbo stanchi, esausti, con i nervi a fior di pelle, nel vedersi imporre omosessuali ad ogni ora del giorno e della notte, come se – oggi – essere gay fosse un valore aggiunto, da imporre a tutti, per far piacere ad una minoranza.

Povia, col suo testo equilibrato, ha lanciato un segnale chiaro, recepito in maniera straordinara da quanti lo hanno portato al secondo posto del festival, facendo passare finalmente un sano messagigo d’amore etero, un messaggio che edifica e che costriusce una famiglia naturale, compsta da marito (uomo), moglie (donna) e figli biologogici avuti dalla coppia, mettendo al primo posto – finalmente – l’unica famiglia naturale esistente in natura, l’unica famiglia che da continuità alla specie umana e che come tale deve essere tutelata, senza riserve, da ogni tipo d’attacco politico-ideologico strumentale che sta facendo letteralmente morire il Paese, che vede l’incremento delle nascite solo da parte dei cittadini extracomunitari, che continano ad avere nel D.N.A il concetto di famiglia, intesa come atto d’amore riproduttivo, non solamente, come viene inteso dagli omosex, finalizzato al soddisfacimento fisico, che muore un attimo dopo l’orgasmo.

Quello che ha fatto male, è stato vedere il cantante, sabato, scortato da uomini in divisa, segno chiaro di quanto la libertà d’espressione sia oggi un’utopia, riservata ad una minoraza eletta, ad una minoranza che non vuole ingerenze, contro il loro pensiero unico dominante, una minoranza spalleggiata anche da apostati eterosessuali, nemici dell’eterosessualità stessa, che per piaggeria e vanagloria, hanno svenduto la coscenza all’altra metà del cielo, inesistente. Arruffapopoli pericolosi, pronti a saltare sul carro dei vincitori, pronti a difendere l’indifendibile, offendendo alla maggioranza delle persone di buona volotà, per accreditarsi - come paladini prezzolati – ai detentori del potere, o a quanti vorrebbero sovvertire l’ordine legale, portando in alto una presunta bandiera di legalità, appoggiandoin modo smodato i “matrioni” tra persone dello stesso sesso, o la fecondazione eterologa ai portatori di eterofobia.

L’attacco che questa minoranza organizzata ha messo in essere contro una canzone, contro un’artista è stato respinto, praticamente con la forza brutale della democrazia, con la forza di un televoto, che ha elevato Povia al sescondo gradino del podio,in barba ai gufi, in barba a tutte le accuse capziose, pretenzionse ed oscurantismi, di stampo, per assurdo, clericale che avrebbe voluto la canzone “Luca era gay” all’indice, nemmeno fosse un testo eretico, un testo da appestati, un testo infame ed offensivo per qualuno o contro qualcosa.

La musica, indipendentemente da quanto o cosa si canta, è patrimonio primo dell’artista che la crea e del pubblico che l’ascolta, la segue, l’apprezza anche, quando il testo come quello di Povia pè equilibrato, ci ragiona sopra. La musica, una canzone non può sottostare ad diktat politici, non può essere censurata, indipendentemente dal contenuto. Certo può essere criticata, non condivisa, non ascoltata, ma non per questo si deve attaccare mediaticmaente un’artista solo per il fatto d’aver cantato qualcosa, che secondo alcuni, andrebbe contro la “morale” imposta da una minoranza agguerrita, contro una maggioranza, che almeno in quest’occasione non si è dimostrata nè silenziosa, nè distratta e/o assente, distante dalla tematica si personale del testo stesso, ma che potrebbe avere un valore sociale più ampio di quello che al primo ascolto potrebbe apparire.


Marco Bazzato
27.02.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

mercoledì 18 febbraio 2009

Sanremo 2009: Povia, Luca era Gay




Che dire del brano di Povia, che già prima d’essere cantato aveva dato inizio ad un valzer di polemiche – inutili – ed attacchi – violenti, contro il cantante, reo d’aver espresso , in parole e musica, un’esperienza vissuta da un amico?

Semplicemente stupendo.

Non esistono altri aggettivi per descrivere la delicatezza del testo, la poesia e la leggerezza con cui è stata affrontata una tematica, da alcuni faziosi, ritenuta intoccabile, manco fosse un dogma religiosamente laico.

Si è visto fin da prima della presentazione del cantante, che Paolo Bonolis era imbarazzato, confuso, ma comuque sicuro d’aver fatto la scelta giusta, nonostante poco meno di un’ora prima, Roberto Benigni, avesse rovinato la sua magnifica performance decantando un brano di Oscar Wilde, forse gettato, alla carlona, per fare da contraltare alla canzone, rea di lesa maestà omosex.

Ma il pubblico, gli spettatori, a differenza di quanto vorrebbero imporre anche un certo tipo di giornalismo partigiano, hanno le idee chiare sull’argomento, tanto è che gli applausi finali sono stato copiosi e d’approvazione, nonostante fosse inquadrato Franco Girillini, presidente onorario dell’Arcygay, che scuoteva il cranio sconsolato.

La maggioranza degli italiani aveva bisogno di un’artista che sollevasse il velo dell’omertà dilagante, dell’omologazione mediatica imposta, senza possibilità di contradditrorio, che trasforma ogni opinione difforme a quella del pensiero omosex mediaticamente dominate in offese, calunnie ed attacchi verbali, indegni per un Paese che ha la presunzione di definirsi democratico. E per fortuna che Bonolis ha dato – anche se non nè aveva assolutamente nessun diritto – la parola a Grillini, che dopo aver la espresso la sua opinione, al pari del cantante, ha letto un messaggino telefonico, che raccontava di un’esperienza privata, sbandierata in pubblico, senza porsi la domanda se al pubblico in sala e ai telespettatori a casa la cosa fosse di un qualche interesse.

Tra le altre cose, sono ridicole le dichiarazioni di Vladimiro Guadagno, che ha la pretesa assurda di parlare a nome di tutti gli italiani, mettendo in bocca ai cittadini pensieri o parole pro omosex che probabbilmente non hanno mai pensato nè tantomeno voluto che li venissero affibbiate. Guadagno, quando parla, farebbe bene parlare esclusivamente a titolo personale, in quanto è offensivo farsi mettere in bocca da un altro espressioni non proprie, senza contare che oggi Vladimiro Guadagno è un meteorino come tanti nel varigato mondo dello spettacolo.

D’altronde che Povia abbia ragione lo si evince dalle proteste faziose che si sono scatenate contro di lui, segno inequivocabile che col suo brano ha cantato una reatà scomoda, che non deve essere narrata, che non può essere diffusa, non tanto per la presunta omofobia, sbandierata peggio di quelli che gridano sempre, senza motivo, “Al lupo! Al Lupo!”, oppure “Affogo! Affogo!, ma perchè si ha paura di un brano che farebbe rialzare la testa e le convinzioni della maggioranza silenziosa dei cittadini, continuamente sono costretti a sorbirsi, dai media i comportamenti omosex, come se questi fossero un valore aggiunto alla alla qualità, e non un modo per affossare la qualià stessa dei programmi, facendo leva sulla morbosità – malata – delle persone.

A tutt’oggi su
You Tube si trovano parodie volgari, dimostrando chiaramente cos’è la “Cultura Gay” se mai ce ne fosse bisogno, ma senza il brano incriminato dagli omosex, sebbene per fortuna, grazie a musicjam.it è possibile leggerlo, nonostante secondo questi “democratici” andrebbe censurato. Alla faccia della libertà d’espressione e della Costituzione Italiana.

Il brano di Povia, “Luca era Gay” indipendentemente dalle opinioni, tutte di una minoranza rumorosa che ha accesso ai media, è bello, melodico ma sopratutto ha un testo ricco di contenuti forti, che portano a riflettere, a ragionare, a pensare, non importa se in chiave progay oppure, naturalmente pro diversità vera, quella etero, quella che cerca ama e rispetta e anche, possibilità e volontà permettendo, di procera naturalmente, generando vita, facedo progredire al specie unama verso il futuro. Questo, come nella favola di Esopo “La Volpe e l’Uva, naturalmente, da fastidio, secca, rompe, sfracella, col rischio di far cadere rovinosamente a terra il castello di nulla, mal efabbricato sulla sabbia, un castello di fumo sugli occhi, dove osservando bene Benigni prima e Bonolis poi, quando si sperticavano in lodi e salamelacchi al mondo gay, era chiaro che erano parole dette per circostanza, per obblighi contrattuali, costretti da ordini superiori, lanciando ingomignosamente il tizzone ardente contro il cantante, ma in loro, fissandoli attentamente non si poteva altro che leggere, nel profondo, che gioia per il coraggio di Povia per essere andato, non contro corrente, ma verso i fatti, raccontandoli con delicatezza e senza volgarismi di bassa lega, dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio che l’ex gay, Luca, si è denudato senza paura, davanti a tutti, dando al mondo la sua anima, dichiarando il suo amore, all’unica e vera altra metà del cielo: Il sesso opposto.

Sarebbe bellissimo, per l’Italia intera, se il brano di Povia vincesse, in quanto sarebbe una vittoria meritata, sentita forse dalla gran parte dei cittadini che oggi vedono in lui e Luca dei paladini dell’amore vero, e la vittoria, non sarebbe altro che un atto d’amore vero nei confronti della musica, che oggi come non mai ha bisogno di verità.

Marco Bazzato
18.02.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/