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domenica 22 marzo 2020

Pandemia di Covid-19, non durerà poco, purtroppo!


Ormai è chiaro, la quarantena italica, ma non solo, non terminerà ai primi di aprile. Non terminerà nemmeno in maggio. Probabilmente manco in giugno o luglio. Ci sono troppi indicatori che volgono verso i tempi assai lunghi. Gli allarmi dei virologi. Il fatto che il virus stesso potrebbe, rispetto a quello cinese, essere mutato i Lombardia e non si sa se ha subito mutazioni, nel corso dei vari “attraversamenti delle frontiere”, adattandosi alle diverse specificità dei singoli Paesi. Nessuno lo sa. Gli stessi virologi brancolano al buio.
Il vaccino, semmai ci sarà non sarà disponibile prima di un anno e mezzo. Sono i tempi della sperimentazione e dell’approvazione, prima di essere inoculato a cittadini.
Ammesso e non concesso che un vaccino possa essere funzionale a livello planetario. E presumo che anche gli stessi biologi e virologi che lo stanno studiando, nutrano dei seri dubbi. Proprio per questo motivo le ricerche sono condotte dalle equipe dei singoli Paesi. Non tanto, presumo e forse anche gli stessi virologi lo presumono, per creare un vaccino che possa essere standard, ma perché potrebbe essere necessario, viste le mutazioni, crearne di specifici per le singole nazioni o gruppi anche ristretti di popolazione, suddivisi per aree geografiche.
Il quadro presente e futuro è a tinte non grigie, ma letteralmente nere.
Rimane un altro problema fondamentale che nessuno ha saputo dare una risposta specifica.
Gli asintomatici.
Ossia. Se una persona è asintomatica e quindi si muove liberamente, in virtù del fatto che sta bene, quanti continua ad infettarne o quanti può averne infettati nelle settimane passate? Nessuno lo sa. E soprattutto, quanti continuerà ad infettarne nelle settimane e nei mesi futuri, anche se uscisse di casa solo per lo stretto necessario, la spesa e la farmacia, in quanto essendo asintomatico potrebbe tranquillamente uscire senza alcuna protezione e se non tenesse le distanze minime, anche avendo una carica virale modesta, la possibilità che sia passata ad altri, non è pari rischio zero. Quindi, per la legge dei grandi numeri, l’incognita esiste. Ricordiamoci che in Cina è bastato un solo caso per far partire tutto.
Premetto, prima di proseguire, che non sono un virologo, ma quanto sto scrivendo è frutto delle deduzioni che sto facendo in questi giorni e di quanto ho elaborato nella mente, a seguito delle centinaia di articoli di varia natura letti da quando è iniziata l’epidemia in Cina.
Il mio auspicio più grande è di essere totalmente smentito dai fatti, da qui ai prossimi mesi.
Osservando però la curva di diffusione a livello europeo, la cosa non induce all’ottimismo, perché le crescite esponenziali nei Paesi europei aumentano di giorno in giorno, di ora in ora e al momento non si hanno dati univoci, sia sull’effettiva diffusione non solo in Europa o negli Stati Uniti , ma anche i Africa del Covid-19.
In molti non riescono a comprendere appieno quanto in Italia, ma non solo, sia grave la situazione sotto il profilo sanitario. Lasciamo perdere al momento l’aspetto economico e finanziario, dove sebbene non secondario, perché la gente deve pure vivere e mangiare, pagare le bollette e tutto il corollario che ci sta attorno, in molti non hanno chiaro che per via delle emergenze negli ospedali, tutto il sistema sanitario è virtualmente in stasi, fermo. Bloccato. Eppure le persone si ammalano lo stesso. Le donne devono partorire. Le persone in dialisi o che hanno altre patologie devono continuare ad essere seguite e via di seguito. Tutto però oggi cammina a velocità ridotta.
La macchina sociale e della società, non solo italiana, si è fermata. O se non si è fermata completamente, si muove con al lentezza di una lumaca, in quanto ogni passo verso un’accelerazione, potrebbe portare verso l’accelerazione stessa dalla diffusione dell’epidemia. Insomma è un enorme buco nero che sta inghiottendo la società italiana e on solo. Ogni giorno che ci piaccia o no, i cittadini italiani ed europei stanno al bordo dell’orizzonte degli eventi, dove il centro del buco nero è la malattia, la terapia intensiva e infine la morte. Sebbene è giusto ricordarlo, dati di ieri della Protezione Civile Italiana, il numero di morti PER Covid-19 è dello 0,8%, il restante 91.8% sono morti CON Corona Virus, ossia che avevano altre gravi patologie e che il Covid-19 ne ha “solo” accelerato la morte. Ma sono ancora cifre indicative, in quanto non validate completamente dall’Istituto Superiore di Sanità.
Sussiste però anche un altro problema, che al momento viene sottostimato. Quanto le singole famiglie possono avere la forza emotiva e psicologica di rimanere chiusi all’interno delle loro abitazioni? Certo, per chi vive in una casa singola con giardino, con del verde all’interno è come un carcerato che può avere varie ore d’aria nell’arco di una giornata. Ma per coloro che sono confinati in appartamenti piccoli per il numero dei loro componenti? Quanto tempo passerà prima che questi sviluppino delle fobie, delle intolleranze, l’uno verso gli altri e che gli stati di tensione famigliare si esasperino?
E poi, il rimanere confinati dentro gli appartamenti, piaccia o no, fa partire l’ennesimo circolo vizioso dell’abbassamento del sistema immunitario, esponendo i soggetti più deboli al rischio di malattie, infezioni, dove anche un semplice batterio potrebbe causare anche polmoniti o anche solo altre patologie, certo meno gravi, ma che destabilizzano situazioni già precarie.
Senza dimenticare che vi viene continuamente ripetuto di sanificare le superfici della casa, per evitare il diffondersi del virus. Vero. Però ci sta anche il rovescio della medaglia. Le nostre case rischiano di diventare ambienti quasi asettici. Riducendo in modo considerevole il numero di batteri presenti negli ambienti, il corpo umano potrebbe smettere di produrre quegli anticorpi che aveva creato, come normali difese, rendendo il nostro sistema immunitario meno resistente, facendo partire un nuovo circolo vizioso.
E quando tutto ciò finirà, nessuno sa tra quanti mesi, quanto saranno indeboliti i nostri corpi, proprio per via forse di questo eccesso di igiene?
Il sole. Non dimentichiamo che l’essere umano ha bisogno anche della luce solare e stare giorni, settimane o mesi, indebolisce non solo il sistema immunitario, ma anche l’apparato scheletrico, soprattutto negli anziani, ma non solo, causato sia dall’assenza della luce solare diretta e anche dall’assenza di movimento. Di quel minimo di 5000 passi al giorno che sarebbero necessari per evitare l’accumulo di peso e per mantenere tonici i muscoli.
Ho calcolato che, muovendomi ne mio appartamento, oggi non supero i 500 passi, meno di trecento metri nell’arco delle ventiquattro ore. Quando, come ho scritto sopra, il minimo dovrebbe essere di almeno 5000.
L’uomo si è evoluto fino alla forma attuale nell’arco di milioni di anni, adattandosi al cambiamento dell’ambiente circostante e adattandolo alle proprie esigenze. Oggi ci viene chiesto di fermare improvvisamente, non si sa per quanti mesi, in quanto anche se la pandemia finisse a fine giugno in Italia, vanno considerati gli altri Paesi e con la riapertura della frontiere, anche l’arrivo in Italia di un solo asintomatico, potrebbe potare alla ripartenza del tutto, nuovamente. Perciò è anche probabile che per dichiarare finita la pandemia ci vogliano almeno dai due ai tre anni. Non meno. Sempre che no si ripresenti poi a cadenza periodica, con forme locali più o meno virulente.
Tutti gli indicatori che ho analizzato in questi periodi non inducono al facile ottimismo e credo che anche il nostro governo sappia che tutto ciò potrebbe avere almeno una durata di sei mesi. E ciò lo si potrebbe dedurre da questo documento, trovato in rete: http://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/D20014.pdf?fbclid=IwAR0clBvESee0-R516PVDLTRqBHPwOTzBuL0I2JmYfIgRc6g9zDAtXo_wL64 del Servizio Studi della Senato della Repubblica Italiana che recita espressamente: “Per tutta la durata del periodo emergenziale, fissato in sei mesi dalla Delibera del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020 (dal 31 gennaio al 31 luglio 2020)…”, Articolo 6, pagina 23 del file PDF.
In sostanza ci attenderà un lungo periodo di “mutazione” non solo legato al fatto di essere confinati in casa, ma anche di “mutazioni emotive, caratteriali e comportamentali, che incideranno a lungo alle sula psiche e sulla salute fisica dei singoli cittadini.
Ho, tra gli innumerevoli altri quesiti che mi girano in testa, due e domande: se alla fine fossimo costretti, a livello planetario ad arrivare all’immunità di gregge? Sempre che ci si possa arrivare, nel caso che il Covid-19 non mutasse, quanti saranno i morti in totale?
All’inizio dell’epidemia, a gennaio, scrissi che se sarebbe stata confermata la media del 2,3% della percentuale di morti, il numero sarebbe stato attorno ai 300 milioni. Il genere umano non si estinguerebbe per questi “numeri esigui” in rapporto alla popolazione mondiale. Però significherebbe solo che il mondo come lo abbiamo conosciuto fino a poche settimane fa, sarebbe un modo e un avita personale e sociale, completamente differente dal quella odierna e che sulle ceneri della vecchia società , si sarebbe costretti a costruire in nuovo modello umano e sociale.
Per vedere se tutto ciò sarà vero, e spero veramente di essere in palese errore, i prossimi due o tre anni, per i “sopravvissuti”, saranno fondamentali.
Marco Bazzato
21.03.2020

martedì 25 febbraio 2020

Perché trovo più che legittimo il panico da Corona Virus?


Lo scrissi fin dall’inizio: il Corona Virus, che in seguito sarebbe stato ribattezzato Covid-19, mi fece immediatamente venire in mente il romanzo di Stephen King, “L’ombra dello scorpione”, di cui in tempi diversi lessi sia la versione “breve”, così come quella estesa. Con la “piccola” differenza che nel romanzo del Re dell’horror il tasso di mortalità era del 99,4%, contro uno striminzito 2,5%, stando alle mie prime stime attuali, già dai primi giorni. Stime in questi giorni rivedute al ribasso.

Le dinamiche comportamentali non sono differenti e mi riferisco al romanzo di Tom Clancy, “Potere Esecutivo”, dove il  Presidente degli Stati Uniti, Jack Ryan, mise in atto il piano estremo, denominato “segregazione”, quella che noi, volgarmente, chiamiamo quarantena, con le stesse identiche dinamiche che ha prima applicato la Cina, nella provincia epicentro dell’epidemia e poi successivamente quanto sta accadendo oggi in Italia, con due regioni, con alcuni comuni in quarantena.

Il principio è lo stesso: segregazione, come dicono gli americani, dato che siamo assai anglofoni, quando ci fa comodo.

E ora veniamo al punto essenziale, perché trovo più che legittimo e giustificato il panico che si è scatenato nella popolazione. Per un motivo molto semplice. Perché il principio di precacauzionalità che legittimamente vale per i singoli Stati, per proteggere la salute dei cittadini, come loro dovere. Ebbene questo principio, ha avuto, come era lecito e legittimo aspettarsi, conseguenze sociali ed economiche a cascata. Non va dimenticato che in tempi oscuri, come sta accadendo da quasi un mese, vale, sia per gli Stati che per i singoli cittadini, il principio del “Si salvi chi può” oppure “Ognuno per se e Dio – per chi ci crede, naturalmente vale  per tutti, dal macro al singolo.

Quindi è inutile stare tanto a menarcela ed ascoltare i media, i giornalisti e soprattutto i quotati esperti in tali materie, che nemmeno sono d’accordo tra di loro, che continuano a lanciare appelli alla calma e non farsi prendere al panico. “Di ad una persona di non fare una cosa e quella persona – o quella società – si comporterà in modo diametralmente opposto. Quindi, un po’ di psicologia inversa non farebbe male da parte di tv e stampa e social network.

Oggi ci si stupisce dei supermercati vuoti . Sarebbe stato assurdo se fosse stato il contrario.  Già, perché soprattutto i cittadini che si trovano nelle zone interessate alla “segregazione”, adoro il termine del romanzo di Tom Clancy, essendo letteralmente confinati entro il perimetro delle zone interessate è normale che, potendo recarsi solo a fare spese, facciano incetta di generi di prima necessità, fottendosene, legittimamente delle necessità e dei bisogni altrui, seguendo il motto latino: “Mors tua vita mea”, “La tua morte è la mia vita!”.



E cos'altro dovrebbe fare il singolo cittadino? Farsi fregare il cibo o il disinfettante, la mascherina – che dicono non serva un emerito cazzo, oltretutto – e lasciare che l’acquisti qualcun altro? Per la serie: meglio che stiano senza glia altri, piuttosto che rischi di rimanere senza io, questa è l’amara e naturale verità del dell’animo umano, a tutti i livelli, da quello politico, chiudendo la frontiere, non facendo atterrare  i voli, ma non i barconi della ONg, perché in Italia siamo dei geni, salvo poi metterli tutti in quarantena, a spese della collettività.
 Già, perché il ragionamento politico, è che crepino a casa loro e non vengano ad appestarci in casa nostra, salvo poi dirsi indignati quando siamo noi che rischiamo di andare ad appestare in casa d’altri, allora ci sentiamo offesi, se legittimamente ci sbattono la porta in faccia! Quanto siamo patetici e ridicoli, no?

Ma se lo fa il privato cittadino, che non vuole accostarsi allo  presunto untore straniero o di un’altra regione, ecco  che da infingardi, alcuni gridano al razzismo o altre amenità varie, dimenticando che lo stesso principio di precauzionalità applicato su scala individuale o locale. Ma ciò scatena l’esecrazione di politici e ben pensanti, che pochi minuti prima avevano ordinato lo stesso, su scala internazionale, regionale o comunale, impedendo l’accesso o l’uscita delle persone dalle zone interessate, oppure chiudendo corridoi aerei o ferroviari.

Diciamocelo, il Corona Virus ci fa cagare sotto tutti, nessuno escluso. Sia esso il politico, come l’ultimi dei tangheri ubriaconi di qualche villaggio sperduto in mezzo ai monti.

 Perciò ribadisco il concetto: l’altruismo in certe situazioni può significare rischi per se stessi e per i propri cari. E smettiamola di fare gli ipocriti: ci si  dispiace solo se si ammala o muore una persona vicina, un amico, un parente, un conoscente, ecco che allora la cosa diventa una tragedia e un dolore personale. Per tutte le altre morti, vale la frase che viene attribuita ad “Acciaio – in italiano –  Stalin: “Un morto è una tragedia, un milione di morti sono una statistica”, ecco perché a i morti altrui, checché  se ne dica pubblicamente, solo per convenzione sociale, de facto, se non direttamente o indirettamente collegati, non ce ne può fregare di meno.

Ora, dopo questa immersione nel cinico e nel pragmatico, veniamo alle presunte buone notizie, se ce ne sono.

Il virus non è molto mortale, il tasso di mortalità non supera il 2,3% e ciò significa che se anche contagiasse tutti gli abitanti del  terzo pianeta del Sistema Solare, per chi non lo sapesse, questi è il pianeta Terra, il numero totale dei morti non supererebbe i 300 milioni, rispetto al numero di abitanti attuale, la continuazione della razza umana sarebbe comunque garantita. Niente estinzione, oppure solo rimandata.

Un’ altra nota “positiva”. È un virus che in minima parte aiuta i vari sistemi pensionistici, in quanto la maggioranza delle vittime sono persone molto anziane –  sovente con già malattie croniche e scarse difese immunitarie  e il Corona Virus o Covid-19 gli assesta solo un piccolo colpetto, scaraventandoli all’altro mondo –  quindi pensionati e ciò garantisce, seppur in modo al momento minimale, minori pensioni da erogare agli ultrasettantenni. Insomma, una forma letale dalla vita di “Esodati!”.

IL tasso di guarigione sembra essere, il condizionale è d’obbligo, dato che al  momento non ci sono certezze, assai elevato, oltre l’80%. Sembra che i giovani, sotto una determinata fascia di età, se lo possano beccare, ma senza alcun tipo di conseguenze.
 Insomma, per la serie, ci sta un’anarchia di informazioni scientifiche e mediche che sovente si contraddicono a vicenda, il che porta a pensare che il famoso detto “La scienza non è democratica” di Roberto Burioni, continui ad essere smentita dai fatti e   i precedenti circa il fatto che la scienza è democratica, sono innumerevoli, ma non è questa la sede di tale approfondimento.

Che altro aggiungere: reputo in queste situazioni l’egoismo individuale un diritto e un dovere civico per salvaguardare soprattutto se stessi e i propri cari, tutto il resto è relativo.
Se qualcuno prova a dire qualcosa in senso opposto, basta pensare alla reazioni delle borse, alle ingenti perdite che hanno subito in queste settimane e di come sia schizzato alle stelle prezzo dell’oro, come bene rifugio. 

Ciò che vale per la finanza, allo stesso identico cinico modo, vale per gli Stati, le regioni, i comuni, le città, i paesini, i singoli cittadini, dove ognuno, a modo suo, è tenuto a tutelare se stesso e  propri interessi.
Ad una sola condizione: rimanere all’interno della legalità e poi tutto il resto  è un diritto ed è consentito.

Marco Bazzato
25.02.2020

venerdì 13 ottobre 2017

I comunisti catalani indi pentisti!

Giuro, quando l’ho sentito in tv, non ci volevo credere.

 I comunisti catalani che, come i peggiori leghisti della Lega Nord del celourismo di bossiniana memoria, sono tra i grandi fiancheggiatori dell’indipendenza della Catalogna.

Francamente il mondo è invertito e la politica si è pervertita, come se non lo fosse mai stata, vero?

 Figuriamoci gli imbarazzi della sinistra italiana, quella post comunista, quelli del Pd, per intenderci o quei quattro gatti spelacchiati dei comunisti di casa nostra, oggi in che razza di imbarazzi ideologici si trovano, costretti ad arrampicarsi sopra gli specchi, o a camminare sullo sterco, illudendosi di non inzaccherarsi le “zampe”,  per giustificare i compagni rossi catarogni.
Già, perché il ginepraio che sta avvenendo in Spagna e nella regione indipendentista ribelle all’oppressore spagnolo, dove con l’indipendenza proclamata ma poi sospesa,  ha messo la Catalogna in un limbo giuridico controverso da dipanare, anche per le cancellerie europee.
 
Non dimentichiamoci che dopo la caduta del muro di Berlino, la Germania è stata una delle artefici della dissoluzione dell’ex Jugoslavia, che porterà alla guerra nei Balcani, ma adesso quell’Europa a favore della dissoluzione di altri Stati sovrani, per indebolirli, per interessi strategici ed economici, si rifiuta di riconoscere l’indipendenza della Catalogna.

Ancora due pesi e due misure, a seconda della convenienza di comodo del momento. Perché è risaputo che la politica non ha amici, ma ha solo interessi da difendere, sempre i propri, a svantaggio degli altri. In termini prettamente dell’uomo comune, si può affermare che la politica è la più alta forma di razzismo assoluto, anche quando fanno gli antirazzisti, per convenienza o per ideologia.

Però, tornando al discorso dei comunisti catalani, mi rammarica solo che non ci sia ancora, per le note vicende giudiziarie che hanno infangato tutta la Lega, il vecchio leone fondatore del partito, Umberto Bossi, a stringere la mano ai suoi acerrimi nemici mangiabambini di comunisti catalani.

Sarebbe come vedere i due terni antagonisti, Dio e Satana, stringersi la mano e andare a banchettare a Cana, nell’osteria di Gesmas, il ladrone impertinente, con Gesù testimone e garzone all’evento, che per allietare gli ospiti tramutava l’acqua in vino.

Bando alle battute fantateologiche. Quella dell’ indipendenza della Catalogna è più una gatta da pelare, ma è divenuta una gatta affetta da alopecia, già pelata come il culo di un macaco, esposto al sole del giungla, in quando è difficile pronosticare come andrà a finire, se in un bagno di sangue tra fratelli  o se finirà a paella e sangria, facendosi incornare per la gioia di quelli avvolto degli osservatori indipendenti – finanziari –  durante la giostra di San Firmino, a Pampolna, quando sarà il momento.

È difficile per tutti gli analisti degli scacchieri geopolitici e finanziari, capire come andrà a finire, in quanto le variabili sono tante, forse troppe. Sta di fatto che alle spalle ci sta un referendum, a mio avviso moralmente legittimo, ma dichiarato illegale dalla Corte Costituzionale spagnola, dove però solo il 68% della popolazione catalana, manco si è recata alle urne, mentre il 90% di quel 42% di chi si è recato, a votato a favore dell’indipendenza.

Possiamo allora dire che dietro a questa sovversione dell’ordine costituito, ci sta come è già accaduto nel corso della storia l’ideologia comunista?

La cosa bizzarra e imbarazzante è che se Veneto e Lombardia faranno due referendum per richiedere maggiore autonomia dall’oppressione fiscale del governo trinciapalle centrale di Roma, quelli, per i detrattori, sono dei populisti buzzurri ignoranti, razzisti che parlano alla pancia del paese.

Mentre se sono i rossi, come il sangue innocente che hanno sparso per quasi un secolo in mezzo mondo, che alzano ancora di più l’asticella delle libertà, ecco i termini populistici e razzisti spariscono, non parlano alla pancia del Paese, ma diventano ideali supremi e superiori di libertà, elaborati da fini intellettuali, dotati di una favella superiore, da imbonitori televisivi, non diversi da quella bravissima donna di Wanna Marchi.

 Come sempre ci sta una distonia pazzesca e manipolativa che rasenta il disumano, nel modo di presentare le notizie al popolo bove in modo da tirarlo per la giacchetta, ma in pratica facendogli tirare l’aratro da una parte o dall’altra, a seconda delle gli interessi politici in gioco.

A mio avviso in ogni caso la Catalogna ha sbagliato, non tanto perché dietro ci sta un partito comunista, ma perché un’indipendenza non riconosciuta dalla comunità internazionale, sarebbe come un dolce messo in forno senza averci messo il lievito. Manco si sgonfierebbe e sarebbe non solo inguardabile, ma immangiabile. Senza contare che in ogni caso la regione catalana, non avendo l’appoggio internazionale, e forse a questo che mirano sotto sotto, andrebbe incontro ad un rapido decadimento economico e finanziario, vedendo aumentare la disoccupazione e le diseguaglianze sociali, come se non ce ne fossero abbastanza, e poi, quando, come è accaduto, ma per motivazioni differenti in Grecia, sarebbe facile preda degli speculatori economici e finanziari, che potrebbero acquistare i gioielli della Corona, come si usa dire, a prezzi da fungo radioattivo, dopo una guerra nucleare
.
A ben vedere, un ritorno al tempo dei Comuni olle città Stato o, la cosa ideale sarebbe un ritorno delle macroregioni federate e indipendenti dai governi nazionali, con la supervisione di un’Unione Europea dei popoli e non della finanza, potrebbe essere la cosa migliore per il Vecchio Continente, avendo avuto cura di bonificarlo, derattizzarlo da tutti gli estremismi di centrosinistra, vere palle al piede dell’evoluzione della specie, non solo quella umana, ma dell’intero regno animale, in tutto il globo terraqueo, all’interno del Sistema Solare, all’interno della zona abitabile della Via Latte e in tutto l’Universo.

Marco Bazzato
13.10.2017



giovedì 12 ottobre 2017

Jus Soli: le motivazioni per il no

Questa mattina mi sono guardato la famigerata proposta di legge sullo Jus Soli,per consegnare in mano a dei minori stranieri, previa richiesta di uno dei due genitori, l’altro, a differenza degli Stati Uniti, che se irregolare viene rimpatriato, in possesso di un permesso soggiorno, al compimento del dodicesimo anno d’età, il genitore in regola può fare richiesta di naturalizzazione del discendente, a patto che questi abbia compiuto un ciclo di studi di almeno cinque, jus culturae.

Come se cinque anni di scuola fossero sufficienti per plasmare una persona alla cultura e alla mentalità italiana.

Stiamo scherzando, vero?

I cinque anni di Jus Culturee sono pochi, perché non va dimenticato il retaggio culturale in cui cresce il minore, ossia la famiglia, soprattutto se entrambi i genitori sono stranieri e quindi, come si sa, spesso quando arrivano alla prima elementare, manco sanno parlare uno straccio di lingua italiana e gli insegnanti sono costretti a rallentare i programmi scolastici, a discapito degli indigeni italiani, degli autoctoni, che avendo i genitori nativi, a parte il fatto del dialetto in alcuni casi, o degli zucconi patologici, sono poco o tanto intessuti di lingua e cultura italiana e la riprova di quanto affermo è che spesso dove ci stanno le famigerate classe multietniche – dove giustamente, a mio avviso, i genitori indigeni, spostano i figli, per timore che l’apprendimento ne risulti rallentato –  tanto care alle  sinistra, che vuole diluire e annacquare l’italianità, perché più si annacqua il sangue e la cultura di un popolo, seguendo il moto latino divide et impera, tanto più facile,  nel breve e medio periodo, sarà fottere quel popolo, in quanto privo di radici storico-culturali comuni, molti genitori indigeni, con discendenza italiana indigena da generazioni, per tutelare i loro figli, fanno il possibile, cosa ahimè non sempre fattibile, per farli andare a scuola con i loro connazionali, figli e discendenti del Jus Sanguies.
Jus Sanguies che anche gli stranieri naturalizzati potranno trasmettere ai loro figli, senza alcun problema. Come già avviene adesso, senza che nessuno se ne abbia mai avuto da lamentare, nascendo così indigeni italiani de facto.

Dico no a questa legge perché andrebbe ad anticipare di sei anni un processo che già avviene con la legge vigente, quando lo straniero, al compimento del diciottesimo anno di età, può farne richiesta, ma l’accoglimento, non è automatico, essendoci dei filtri che ne potrebbero impedire l’ottenimento.

Se ci si riflette bene è più corretto che sia un maggiorenne, da straniero nato in Italia, a farne richiesta, perché, nel caso avesse dei carichi pendenti, oppure avesse già  subito delle misure di custodia cautelare, o altro, questo potrebbe essere un motivo di legittimo impedimento alla naturalizzazione. Mentre naturalizzare un dodicenne, quando questi a causa della minore età, non essendo perseguibile per legge, potrebbe accadere, una volta cresciuto, avendo ottenuto  in tempi immaturi la cittadinanza italiana,  non possa essere espulso, o rimpatriato – cosa che già accade  assai raramente, nel Paese di origine del genitore, residente in Italia, anche con regolare permesso di soggiorno.

Certo, sto parlando di casi estremi, e questo non sta a significare che questi  siano la regola, per fortuna, anzi, statisticamente parlando, è l’esatto opposto, ma è un po’ come i vaccini obbligatori o la vaccinazione antinfluenzale, come asseriva una nota pubblicità: Prevenire è meglio che curare.

Va detto che la propaganda di sinistra da più di due anni sta alzando la cortina fumogena delle menzogne e della disinformazione, contro i nativi da generazioni in Italia, spacciando fake a rotta di collo, asserendo che un minore straniero è già un italiano fatto e finito, soprattutto se ha compiuto un ciclo in Italia, come se ciò fosse un assioma, un postulato matematico.
Ma crediamo veramente a queste bugie politiche?

A dodici anni i ragazzi e le ragazze sono frutti acerbi, incapacitati ad analizzare la complessità della realtà e avere la presunzione che cinque anni di scuola possano creare degli italiani fatti e finiti, integrati e/o assimilati, vedetela come meglio credete, oppure, con il nuovo termine che va tanto in voga oggi, inclusi , non solo è una visone ideologica, ma anche utopica e come la storia insegna, ogni visione utopica o ideologica, genera pesanti ricadute nella realtà e nel mondo reale, dagli esiti spesso nefasti. Basta ricordarsi quanto è accaduto in Belgio e in Francia con gli attentati terroristici, in quanto gli attentatori, sebbene naturalizzati, erano di origine straniera, segno evidente che nei casi più estremi, l’integrazione o l’assimilazione non è avvenuta e cerchiamo di non dare la colpa allo Stato o alla società che non ha saputo integrali. Spesso taluni soggetti che non sono minimamente interessati ad integrasi e quindi chi può escludere che ciò non possa accadere anche in Italia?

Molti potrebbero addurre che i miei siano pretesti politici, razzistici o altro; mentre la realtà è più semplice, visto che vivendo da anni all’estero, so quanto sia difficile integrarsi, assimilarsi e lasciarsi assimilare  da una cultura non propria, certo, ci sono giunto ad un età non più di primo pelo, non vetusta, ma che era quasi “Nel bel mezzo del cammin di nostra vita….”, quindi è giocoforza che il processo sia stato più lento, ma questa lentezza ha l’aspetto positivo che non è mai stata in alcun modo forzata, ma introitata giorno per giorno.

Come molti sapranno vivo in Bulgaria, l’integrazione è, sperimentata sulla mia pelle, è un processo lungo, che non si apprende né in un anno e nemmeno in cinque e forse manco in una vita. Certo, personalmente, con tutte le difficoltà che si possono incontrare ogni giorno, mi sento abbastanza integrato in quello che in passato per me non era il mio tessuto sociale e che ora, almeno in parte, lo sento parte di me, senza però tradire la mia italianità.

Già, senza mai tradire le proprie origini.

E certo sappiamo tutti quanto siamo “sboroni”, soprattutto nei servizi giornalistici di cultura, quando si tratta di italiani all’estero che portano la cultura italiana, facciamo la ruota come i pavoni, in netto contrasto con quello che però quotidianamente è la realtà dei fatti.  

Il punto è proprio questo: le proprie origini.

Siamo quello che siamo,in base alle origini e le stratificazioni culturali del nostro Paese di provenienza, certo, possiamo ampliare la nostra cultura, possiamo ampliare la nostra conoscenza della lingua, apprendendo altre lingue, vivendo in culture diverse da quella materna, non me ne vogliano i cultori del politicamente corrotto in quanto con il termine cultura materna, non ho incluso gli omosessuali che affittano l’utero di una donna per avere un figlio, ma a me il termine cultura materna, con tutto il rispetto per mio padre, piace molto.

E lo stesso vale, che ci piaccia o no, anche per gli stranieri nati in Italia.
Certo per loro il processo di dissoluzione della cultura materna potrebbe essere, forse, teoricamente più breve, ma quel seme istillato dalla nascita, quelle prime parole pronunciate dai loro genitori nella loro lingua, saranno l’imprinting, quelle prime nozioni culturali, apprese all’interno di un consesso straniero, perché, non nascondiamoci dietro una foglia di fico, negando, oppure fingendo che così non sia, tutti coloro che vivono all’estero,   io compreso, mantengono i contatti con la madrepatria, non solo grazie alla rete, a internet, agli smatphone, ma a livello informativo e ludico, grazie alle parabole per la ricezione dei canali satellitari dei Paesi di provenienza, possono essere, dentro la loro abitazione, come in una specie di “Bolla  Extraterritoriale”, ancora in patria.

Io stesso, qui in Bulgaria, guardo principalmente la tv italiana, ma se lo fa un italiano all’estero, quello è positivo perché continua a essere informato su quanto avviene nel suo Paese Natale.  Ma poi, la politica fa la struzza, negando che gli stessi cittadini stranieri, con figli nati in Italia, non facciano crescere i loro figli, almeno la maggioranza, nella stessa “Bolla extraterritoriale” in Italia, perché come fa un italiano all’estero, vogliono mantenere, per quanto possibile, il contatto con le loro radici.

Infatti i bambini stranieri nati in Italia, piaccia o no, passano la maggior parte del loro tempo all’interno di questa “bolla extraterritoriale”, in stretto contatto, linguisticamente e culturalmente con la terra d’origine dei loro genitori, oppure se sono figli di famiglie miste, la cosa risulta ancora più stressante, in quanto si sentono figli di due culture differenti, ma alla fine di nessuna, che lì fa  sentire come piante senza radici, confuse e a volte anche socialmente disadattate. E posso assicurarvi che questi discorsi ne ho uditi tantissimi nel corso degli anni, grazie ai miei contatti, non solo in Italia, ma anche in Bulgaria e Germania.

E anche alla luce di tutto ciò che francamente sono assurde quelle mense scolastiche che offrono piatti multietnici, così i bambini italiani sanno come si alimentano i bambini stranieri, preparando i cosiddetti piatti etnici, tramite nuove esperienze gastronomiche, che faciliterebbero la loro integrazione e/o assimilazione,come gesto di accoglienza e fraternizzazione, dimenticando che i bambini a casa loro,all’interno della “Bolla Extraterritoriale” quei piatti li mangiano quotidianamente, in quanto non è che i genitori appena arrivano in Italia, immediatamente  si mettano a mangiare all’italiana, ma continuano a consumare i pasti e le cene, secondo i loro usi e costumi.

Oltretutto, se diciamo sempre che la cucina italiana è la migliore al mondo, per cosa dobbiamo “imbarbarirci” più del necessario, facendo mangiare ai bambini indigeni piatti di cucine che noi stessi, reputiamo inferiori ai nostri, sia a livello di gusto e di genuinità? E quindi per essere multiculturali, facciamo mangiare male i bambini indigeni italiani e non educhiamo quelli stranieri alla buona tavola? Siamo in contraddizione con la nostra stressa propaganda gastronomica, no?

 Esattamente come faccio, qui, nella mia “Bolla Extraterritoriale. Tanto è vero che quando vado a mangiare in casa d’altri, mangio i piatti bulgari che mi piacciono e declino, gentilmente, quelli che non sono di mio gradimento. Ma non per questo mi sento vittima di razzismo o di discriminazione, anzi, come invece la propaganda politica e buonista fa vedere in Italia, che se non ci si adegua in casa propria alle culture altrui si è dei razzisti o si vuole emarginare qualcuno.

Attenzione però, con tutto il discorso precedente non voglio affermare che un minore straniero, anche se nato in Italia, debba sentirsi isolato o respinto o non accettato nella cultura dove nasce e cresce, ma tengo a precisare che un conto è il piano legale, legato al Jus Soli e un altro, più importante del precedente, è il piano umano e di assimilazione sociale e culturale. È risaputo che la vera integrazione non passi attraverso un passaporto dato anzitempo, messo nelle tasche di un dodicenne, ma la vera integrazione o assimilazione, nasce all’interno dei rapporti sociali, dei rapporti umani,interpersonali,  nella capacità di tutti non  far sentire l’altro un diverso. E tutto ciò vale per l’italiano nei confronti dello straniero nato in Italia, così come per lo straniero appena giunto in Italia e naturalmente viceversa, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione professata o altro.

Sorpassare legalmente questo lento processo di elaborazione per legge non aiuta l’integrazione, soprattutto dei minori, ma fa a costoro bruciare le tappe, un po’ come vedere i loro genitori fare sesso, spiandoli attraverso il buco della serratura.

Purtroppo la politica di sinistra e sfortunatamente questo modo insulso di ragionare, sta appestando anche alcuni settori del centrodestra, dove con distinguo più o meno sfumati, cercano, perché a caccia di voti, di far passare questo bruciare le tappe, come un qualcosa di utile per i minori stranieri nati in Italia, ma la realtà dei fatti, rispetto alle folli logiche ideologiche della politica, è ben diversa e dove l’apoteosi dell’ipocrisia di una classe politica da strapazzo, la raggiunge quando dichiarano di fare lo sciopero della fame, a favore di questo scellerato disegno di legge.

Invece di fare lo sciopero della fame a livello simbolico, magari solo al sabato, dovrebbero essere costretti a cibarsi di pane ammuffito e acqua contaminata di sostanze chimiche tossico-nocive per qualche mese, mettendosi veramente per un certo periodo a vivere nel mondo reale, evitando i voli pindarici, perché coloro che hanno cercato di edificare la Civiltà dell’Utopia, sono miseramente caduti a terra, inzuppando il terreno di cadaveri, lasciando dietro si se, solo morte, desolazione e devastazione.

Marco Bazzato

12.10.2017

martedì 22 novembre 2016

Lettera di Matteo Renzi ai cittadini italiani residenti all’estero

Questa mattina mi è giunta dall’Italia una lettera del “nostro beneamato premier”, per dirla alla Beppe Grillo, “Killer della democrazia” che mi elencava le ragioni per il quale, a suo dire,  dovrei votare “Sì” al referendum del 4 dicembre 2016.

Ebbene, già quando ho visto il faccione di Mr. Bean mi sono quasi caduti quei pochi capelli che mi sono rimasti, ma quando l’ho visto fotografato accanto a quel presidente fallito di Barack  Obama, mi è salita la scimmia su per il collo e ha iniziato a gridare in modo disarticolato, emettendo striduli suoni indistinti.. Due falliti, uno che quello bianco, che manco è diventato presidente del consiglio per voto popolare, ma che è stato messo lì dal capobranco che muove le fila della politica italiana da più di un ventennio, il Craxi Comunista, Giorgio Napolitano, che si è svenduto l’anima ai poteri forti, e l’altro, il “meticcio,” per dirlo alla Keynge, termine sbagliato, questo accade quando si studia per corrispondenza,  perché quello corretto è mulatto, del futuro ex presidente degli Stati Uniti, che non è riuscito a far eleggere come suo successore, la compagna di merende, Ilaria Clinton..

Purtroppo il nostro “beneamato” ducetto da quattro soldi è giunto, con la sua meschina letterina, manco scritta da lui e manco firmata a penna di suo pugno, in ritardo, visto che il mio voto, per corrispondenza l’ho spedito all’Ambasciata italiana di Sofia, venerdì scorso e a quest’ora, se le poste bulgare sono veloci, come sono veloci quando è ora di recapitare le bollette,  e vi posso assicurare che sono veloci, la  busta dovrebbe essere già giunta nella rappresentanza diplomatica, dove, chiaramente si “è certi” che non avverrà, come è avvenuto con le elezioni presidenziali austriache, dove ci sono stati dei “giochini proibiti”, dei “pastrocchi”, in pratica degli insulti e della cagate in testa sopra la volontà popolare dei cittadini, compromettendone vigliaccamente l’esito, tanto è vero che sono state annullate e gli austriaci torneranno alle urne, si spera senza essere inculati dalle loro ambasciate sparse per il mondo. Ma in Italia, questo non accadrà vero, visto che gli italiani all’estero potrebbero, a detta di alcuni, essere l’ago della bilancia.

Non dirò in questo momento come ho votato, questo è un segreto che appartiene alla mia coscienza, ma come mio diritto, a casa mia ho fotografato il mio voto e lo renderò pubblico a urne chiuse.

È chiaro che questo referendum sta dividendo il Paese, anzi, da una parte ci stanno i cittadini, stanchi di una politica infame e dall’altra ci sta la politica infame, che invece di essere meno infame e mettersi a lavorare per il bene della Patria e degli italiani, preferisce svendere, ancora di più il Paese ai poteri forti e questi, come avvoltoi affamati, sono pronti ad avventarsi sulla carogna per spolpare ciò che resta delle sue misere e miserevoli carni, con i giornali stranieri, soprattutto quelli finanziari, che come accadde con la Brexit, o in seguito con le elezioni americane, i sondaggi davano per certi, cercando di condizionare gli elettori, che il Regno Unito sarebbe rimasto nell’Unione Europea e che la Clinton avrebbe sodomizzato il Trump, mentre è stato il Trump ad infilare alla Clinton il suo parrucchino, color dei capelli di Mastro Ciliegia, come berretto,  sul Monte di Venere della perdente Ilaria.

In conclusione, tornando al Referendum, ho trovato vile e vigliacca la lettera del Premier, un’indebita ingerenza di un capo partito ridotto ai minimi termini, lacerato da lotte intestine, che lo vorrebbero vedere, simbolicamente, appeso a testa in giù come un salame a stagionare o ad imputridirsi o ad ammuffirsi, che si ricorda degli italiani all’estero solo quando è ora provare ad elemosinare voti, perché la garrotta della sconfitta si stringe come un nodo gordiano attorno al suo esile collo, costringendolo a mollare la presa del culo dalla carega, in caso di sconfitta, che a detta di molti, come un temporale stivo di fine autunno, si sta profilando all’orizzonte.

Marco Bazzato


22.11.2016


mercoledì 9 novembre 2016

Ha vinto Trump!

Devo confessarlo, quando questa mattina ho acceso il wifi e ho dato un’occhiata alle news su La Repubblica, stentavo a crederci.

La Clinton aveva perso e sonoramente. Era stata bastonata dagli elettori americani, esattamente come si dovrebbe bastonare un cane rabbioso che cerca di aggredire vostra figlia, con il desiderio prima di azzannarle la gola e poi lasciarla morire dissanguata.

Ma la cosa migliore non è stata tanto la sconfitta della Clinton, ma la vittoria, che auspicavo da mesi, del miliardario americano Donald Trump, il quale come il nostro ex amato premier, Silvio Berlusconi, ama la gnocca, anche straniera, non si sa se più o meno del denaro.

Sta di fatto che il Trump ha sbaragliato la Clinton in questa infernale campagna elettorale, fatta di menzogne, calci ai coglioni mollati dalla Clinton al suo rivale, e martellate alle ovaie date dal Trump alla Clinton. È stata, dicono alcuni osservatori, la campagna elettorale americana più vuota d contenuti della storia recente. A me personalmente è piaciuta, ho adorato le zuffe, gli insulti, gli sputi – metaforici – lanciati ad arco contro l’avversario. Ho amato le contumelie reciproche che i due candidati si scambiavano a distanza, o anche nei faccia a faccia e alla fine la più mediocre ha perso.

Sì, perché diciamocelo, la Clinton, se ha sposato il Bill Clinton, deve certo essere una cima, anzi.  E soprattutto gli americani sanno che costei, quella che avrebbe venduto anche al mercato nero un rene del nipote, ossia del figlio della figlia, pur di fregiarsi del titolo “Boldriniano” di Presidentessa degli Stati Uniti e per questo, come si fa con una cagna randagia, hanno sterilizzato le sue velleità presidenziali, relegandola al ruolo di zerbino e di legittima consorte di un ex presidente che quando era nello Studio Ovale, si faceva fare pompini macchia calzoni di sborra da una stagista.

Ha vinto il migliore? Per il popolo americano sì. per me, a mio avviso, ha vinto il meno controverso, quello che politicamente, a differenza della Clinton era ed è al momento, politicamente più puro, visto che nell’arena politica ci si ficca a capofitto da questo momento. E gli americani, stanchi di guerre e tutto il resto, l’hanno capito e quindi l’hanno premiato.

Certo,il Trump a detta di qualcuno è un razzista, se essere razzisti significa rimandare in patria i clandestini, come fanno Australia, Nuova Zelanda e Canada che non fanno passare manco un spillo e quando beccano uno spillo fuoriposto, lo ricacciano al suo Paese, ebbene sì, è un fautore della legalità, e se essere difensori della legalità significa essere razzisti, nessun problema, si accetta la menzogna, l’essere infangati per il bene della legalità.

Anche perché  dubito fortemente che il Trump sia stato votato dalla maggioranza W.A.S.P. statunitense, anzi presumo che molti latinos regolari abbiano votati per lui, latinos che vivono da anni negli U.S.A. stanchi dei loro connazionali che, a differenza loro, sono giunti nel Paese in modo illegale e per questo, giustamente,  vorrebbero che fossero rispediti nella madrepatria.

Lo hanno accusato di essere un elusore fiscale? Al Capone è stato messo in galera perché non riuscivano a incastrarlo come mafioso, e quindi l’hanno fottuto con la scusa dell’evasione fiscale. Trump è non solo a piede libero, ma da adesso è Presidente degli Stati Uniti, e  non è un evasore solo perché, grazie ai suoi avvocati e ai suoi commercialisti, ha utilizzato le stesse leggi  che sostengono l’elusione fiscale legale di tutti i gradi gruppi americani e non sembra che ci siano dei CEO al gabbio per aver rispettato le leggi che sono state emanate in precedenza a tal proposito dai vari governi degli Stati Uniti, per far piacere alla cricca dei miliardari, delle corporation, che tramite i lobbisti, hanno i loro emissari…

Trump è in combutta con Putin, sgallinava nei comizi la Clinton e i media a lei vicini, sorvolando che avesse distrutto, grazie al nano francese del precedente presidente, il marito della Carla Bruni,  la Libia di quel brav’uomo di Gheddafi, compianto in Italia e dagli italiani i quali, grazie al suo omicidio a sangue freddo, l’Italia è diventata un Paese dove la marina militare, con il pretesto umanitario, fa da scafista e concorrenza sleale agli scafisti a cottimo e  le cooperative rosse e il Vaticano, tramite la Caritas, si ingrassano, tanto da scoppiare di denaro, peggio di sanguisughe ricolme di sangue succhiato.



Trump aiutato dai servizi russi che hanno hacherato, diceva la moglie dell’ex presidente statunitense, le sue mail…Ah,sì, la Clinton era finanziata dall’Arabia Saudita, e dal Qatar, paesi femministi, i quali amano così tanto le loro femmine che le obbligano a vestirsi di nero come sacchi di immondizia,  amano così tanto le loro femmine tanto da frustarle sulla pubblica piazza, e magari anche ammazzarle di nerbate. Amano così tanto da negarle il diritto di voto e vietarle di guidare – ma forse questo è un bene, no, la macchina(?) –  Ma la Clinton è una fervente femminista, in America ma nei due Paesi sopramenzionati,  se ne fotte il cazzo delle condizioni della donna… Arabia Saudita e Qatar che hanno distrutto la Siria, appestandoci di profughi veri, una minima parte, falsi la maggioranza – Grazie Ilaria.

La Clinton, con la complicità dei boiardi dell’Unione Europea, che ha messo al potere in Ucraina i fascisti “democratici”la sinistra che mette al potere l’estrema destra, solo per andare rompere i coglioni a Putin, per impossessarsi delle basi navali nel Mar Nero… E quando a questo sono girati i marroni, l’Unione Europea ha sanzionato la Russia e l’Italia, come Tafazzi, le ha approvate, danneggiando per più di due miliardi di Euro le imprese italiane.  La mamma degli idioti partorisce sempre politicanti strategicamente ed economicamente figli mongoloidi, con tutto il rispetto per i portatori della Sindrome di Down!

Ma il cattivone era quel pincione, misogino e razzista di Trump.

Evidentemente il popolo americano ne ha i coglioni sfraciati di guerre non dichiarate e quindi ha scelto un sano e legittimo protezionismo, un sano e legittimo isolazionismo e gli altri, se sono così idioti da scannarsi tra di loro che lo facciano.

Anche l’Europa dovrà svegliarsi. La cosa migliore sarebbe quella di smantellare, almeno in Europa, la Nato, ricacciando a casa i militari americani e rispedendo al mittente i missili nucleari e le armi varie di cui il vecchio continente è appestato e che l’Europa si faccia la propria difesa, anche nucleare, la Francia è già una potenza. Che ci sia il ritorno nei singoli stati dell’Unione alla ferma di leva obbligatoria per almeno diciotto mesi, che l’obiezione di coscienza per schivare il servizio militare sia dichiarata illegale e chi non vuole servire la patria o le istituzioni militari europee, entro e/o fuori dai patri confini, coloro che si dichiarano pacifisti o anarchici, siano privati dei diritti civili per almeno dieci anni, passando nel contempo i diciotto mesi dentro un carcere militare di massima sicurezza.

Ma la cosa più ridicola del dopo elezioni è che ora tutti accusano i sondaggisti di aver sbagliato, toppato  nei sondaggi…dando sempre la neoperdente alle presidenziali in testa, ance se di un pelo di filo di Tampax, mentre la verità è che i media pompavano la Clinton, dopandola, allo stesso modo in cui si dopava Lance Amstong. Eppure, forse proprio perché mediaticamente drogata, e la maggioranza degli americani odiano, come è giusto che sia,  i tossici, alla fine è stata votata solo dalle persone della sua stessa risma  ideologico-narcomane.

Un’altra cosa: il muro tra Messico è Stati Uniti è stato progettato in piena amministrazione Obama. Il fatto che il Trump voglia portarlo a termine, realizzandolo, non sarebbe altro che la realizzazione di un progetto dei democratici e non certo del repubblicano Trump. Un po’ come il Berlusca quando voleva fare il ponte sullo stretto di Messina, con tutti i post puzzoni che gli davano contro e adesso che la stessa bischerata è stata riproposta da Renzi…silenzio di tomba…ma si sa, in Italia, come in America, quando le cose sporche vengono fatte dalla sinistra, si dice che anche la merda sa di buono ed è commestibile e digeribile, mentre se le stesse cose sporche le fa la destra, la merda rimane merda, oppure anche il cibo migliore, peggio ancora, viene classificato come percolato anale.

E poi che male fa un muro?  Chi vuole entrare legalmente negli Stati Uniti potrà farlo attraversando i confini in modo legale, come fanno la maggioranza dei latinos in generale o dei messicani civili, in particolare!

Una cosa solo mi rammarica nella sconfitta della Clinton: il vedere la cantante madonna – escort da quattro soldi – fare  in tv milioni di pompe con ingoio, come aveva promesso, agli elettori americani… anche se con questa dichiarazione, nessuno l’ha fatto notare, costei ha bellamente ignorato, da brava omofoba, le milioni di lesbiche che sicuramente avranno votato la Clinton, infatti a costoro non ha promesso di leccargli la patata al sugo!

Marco Bazzato
09.11.2016

martedì 26 gennaio 2016

Stepchild adoption? No grazie!

Meglio un Family Day o un “Family” Gay?


Ormai è un attacco continuo. Ogni santo giorno stanno tempestando l’Italia e la maggioranza degli italiani con queste “benedette” (?)  unioni civili, come se l’Italia, nuovamente in preda alla recessione che sta arrivando, con il rischio che quattro grandi banche finiscano nel baratro, deve distogliere l’attenzione dei cittadini con questa carnevalat dei presunti diritti civili negati, che il decreto Cirinnà vorrebbe samare.

Ma l’Italia ne ha veramente bisogno?

Assolutamente no.
Soprattutto in questo delicato momento storico.

Abbiamo visto l’ennesima “manifestazione oceanica” sabato 23 gennaio nelle piazze italiane con questa orda barbarica di rivoluzionari arcobaleno, dove secondo le stime delle propaganda gay ci stavano in totale nelle le varie piazze, a loro dire, un milione di persone. La cosa stana è che nessun organo di stampa ha riportato le stime delle varie questure sparse per il Paese, le quali solitamente forniscono delle ufficiali, circa le effettive presenze alle manifestazioni.  

Che i media si siano messi ad angolo retto davanti alle lobby Gay?

Strano, a Padova ci stavano una cinquantina di gatti spauriti e metà erano fiancheggiatori eterosessuali. Il che, statisticamente parlando, significa che nemmeno la maggioranza silenziosa degli omosessuali è interessata a questa farsa dei cosiddetti diritti civili, in quanto è risaputo, secondo la vulgata popolare, che gli omosessuali sono molto meno monogami degli eterosessuali, i quali  manco loro a volte sono campioni di fedeltà coniugali.

È chiaro che giunto allo stato attuale di rottura generalizzata qualche contentino, qualche caramellina, anche amara,  a questi va data. Ma ciò non significa certo calare le braghe ed equiparare il matrimonio etero con la firma di un pezzo di carta davanti ad un pubblico ufficiale di due persone dello stesso sesso. D’altronde due sentenze della Consulta hanno ficcato in profondità dei paletti giuridici e costituzionali ben definiti.

La cosa assurda è che dalla contestazione studentesca del ’68 fino a metà degli anni ’80 del millennio passato,  il matrimonio, soprattutto per la sinistra italiana, era una volgare e becera istituzione borghese da abbattere, rimangiandosi le loro stesse parole degli anni ’40 e ’50, quando il Partito Comunista Italiano nei suoi slogan proclamava: “Per la difesa della famiglia, vota Partito Comunista Italiano.” E poi, hanno cambiato idea e dalla fine degli anni sessanta in poi hanno iniziato l’opera di demolizione del matrimonio e adesso hanno fatto l’ennesimo salto della quaglia, l’ennesima piroetta, per quattro volte a novanta gradi, fino a saltare dalla parte opposta e a volere il “patrimonio” chiama molo con nome diverso, per le persone dello stesso sesso.

Il pomo della discordia è diventato l’adozione del figliastro, che in Italia per non usare quel temine – dispregiativo –, che equivarrebbe a dover dare “all’amico carnale di letto” del padre biologico, del patrigno, si preferisce usare il termine inglese “stepchild adoption” –  sappiamo tutti  che vita face  Cenerentola  quando suo padre morì e rimase  con  la matrigna e le due sorellastre, ed era eterosessuale –  che non è altro che un cavallo di Troia per legalizzare i figli  di una sega “acquistati” all’estero, avuti grazie  alla maternità surrogata, detta anche gestazione d’appoggio, sebbene preferisco il termine politicamente scorretto, prostituta d’utero, o gestazione della mignotta.

Perché a detta delle associazioni omosessuali i figli per costoro sarebbero un diritto. Starno, ma la natura, nella sua infinita sapienza, se non ha dato alle sane “coppie” omosessuali la possibilità biologica di riprodursi tramite coito, come avviene nelle sane coppie eterosessuali. Quindi un motivo ci sarà, o no?. La natura non può sbagliare in questo modo in scala planetaria con  più del 99,99%   dellespecie animali, homo sapiens sapiens, compreso, no?

Eppure con pretesti banalotti  e statisticamente irrilevanti, come ad esempio la morte del padre biologico, si vorrebbe affidare il minore “amico carnale di letto” del padre, al patrigno  - e qui la storia di Cenerentola torna ancora in ballo – perché è risaputo che un conto è una coppia eterosessuale adotti un minore, entrambi non avendo legami di sangue potrebbero dare lo stesso amore e forse di più, rispetto a dei genitori biologici,  sopratutto se questi erano dei figli di puttana che magari lo menavano, si facevano le pere innanzi al piccolo, oppure il maschio picchiava la femmina o costei si faceva sbattere anche dai pali della luce.  Un altro conto è che il padre biologico abbia un legame di sangue, mentre il patrigno, sapendo di non essere il padre biologico, ma solo “l’amico carnale di letto” del padre, alla fine in fondo in fondo, non nutra dei sentimenti di odio e/o di avversione verso colui che non è il frutto dei suoi lombi.  

Oltretutto ci stanno una camionata di ricerche, che naturalmente le associazioni LGBT non diranno mai, che asseriscono che – ops, strano – un minore debba crescere in un ambiente dove ci siano due figure opposte di riferimento, quella maschile e quella femminile e che l’ambiente omo, sia esso maschile o femminile , non è la migliore soluzione per costui.

Ma al centrosinistra, ai suoi fiancheggiatori e a macchia di leopardo anche il centrodestra, non interessa una beta minchia dei diritti dei minori. No, tutti sono ammanicati e silenziosi, con l’industria e la produzione dei figli di una sega, fatti con le prostitute d’utero, con la relativa esportazione di capitali all’estero. Si perché la prostituzione d’utero a scopi riproduttivi è vietata in Italia,e condannata dal Parlamento Europeo, quindi, solo chi può, gli omosessuali sani benestanti e le coppie eterosessuali, dove la donna ha problemi di sterilità, vanno all’estero ad “acquistarsi” il neonato. Dove il pacchetto tutto compreso può arrivare a costare fino a 135 mila euro, viaggi e costi extra esclusi. Starno che la Guardia di Finanza ed Equitalia  non abbia mai indagato su questi “acquirenti”, per capire se avevano i necessari introiti finanziari , che poi hanno esportato all’estero!


Secondo molti a questi gaglioffi, che se ne fottono dell’orientamento sessuale, andrebbe in primis tolto il neonato, il minore e andrebbero multati per una somma venti volte superiore rispetto alla somma spesa per “l’acquisto”. Naturalmente il minore dovrebbe essere reso immediatamente disponibile per l’adozione.  Perché come dicevano i latini, anche in questi casi è meglio: “Unum castigabis, centum emendabis”, che tradotto letteralmente significa: “Ne castigherai uno, ne correggerai cento”


Non va dimenticato anche un’altra cosa fondamentale, ossia che la prostituta d’utero cede, a seguito di regolare contratto prestazionale, il neonato, subito dopo il parto “all’acquirente”, senza nemmeno far passare i sessanta  giorni che i medici veterinari prescrivono per lo svezzamento dei cuccioli di cane. Ossia, per i difensori dei diritti dei minori, il diritto di un neonato ad essere svezzato dalla madre vale, meno del diritto di un cucciolo di essere svezzato dalla cagna che l’ha partorito.  A questo punto mi chiedo: chi è la vera cagna,  visto che gli acquirenti fanno venire al mondo un minore volutamente “orfano” della madre biologica?

Tra le altre cose finalmente sembra che anche le femministe nostrane, in ordine sparso, stiano debolmente alzando la voce contro la pratica della gestazione della mignotta, pardon dell’utero in affitto, però la Cirinnà e i parlamentari che la sostengono, fanno le orecchie da mercanti, perché, da vili, hanno paura che alzare la voce su questa delicata tematica li faccia passare per omofobi e per nemici degli omosessuali. Quindi preferiscono, metaforicamente parlando, prendere a calci nelle ovaie le donne straniere, dove questa pratica è legale, pur di non perdere i voti dei gay italiani e dei loro fiancheggiatori.


Questo avviene nella vita reale, mentre invece cosa vediamo anche nei film e telefilm, anche italiane? Le famiglie etero, sempre piene di problemi, colme di conflitti generazionali, liti tra padri e figli, rivalità, rabbie, rivalse, mentre le cosiddette “famiglie omogenitoriali” – capezzoli, mai uno screzio, sempre armonia perfetta tra il padre biologico, il figlio e tra il figlio e “l’amico carnale di letto” del padre, insomma, la “famiglia” del Mulino Bianco,in salsa gay, rischia di far crepare tutti di ipoglicemia, causa eccesso di zucchero e/o aspartame.

Nessuno si è mai chiesto  il perché dell’assenza di conflitti tra  genitore, figlio biologico e “amico carnale di letto” del padre? Perché altrimenti la “normalità” della cosiddetta “famiglia” gay potrebbe essere interpretata come pregiudizievole da parte dei telespettatori,  o  perché il figlio biologico rispondesse  indietro al padre o “all’amico carnale di letto” del padre, o avessero degli alterchi verbali molto accesi, con tanto di liti e scontri, e questo potrebbe  mettere in cattiva luce queste “famiglie stereotipate e perfettine..

Oppure come è accaduto nella fiction “Alla ricerca della felicità” dove, la povera figlia lesbica, con il posto fisso alle Poste, passava il tempo a chiacchierare con le colleghe, il padre e con” l’amica carnale di letto”, che faceva la guardia giurata nello stesso ufficio postale – quando si dice culo cinematografico – con la madre indisponente, perché la figlia stramba si era fatta ingravidare all’estero, da un segaiolo sconosciuto, che davanti ad un giornaletto e un filmetto porno, mentre pensava ai cazzi suoi, gli sputava in una fialetta qualche miliardo di “bambini liquidi” che poi sarebbero stati sparati nell’utero a costei.... Alla faccia dell’amore e de sentimenti!

Anche questo “orfano” di padre, perché per i gay, a loro dire, i figli sono un diritto! E qualsiasi mezzo è lecito ed etico pur di poter soddisfare il loro desiderio contronatura!

Ecco, alla fine di chi l’Italia e mezza Europa è in “ostaggio”. È presa in ostaggio dalla lobby gay, che come una piovra ormai, dalle alte sfere dell’Unione Europea, ha allargato tutti i suoi tentacoli, peggio del Professor Moriarty –   acerrimo nemico di Sherlock Holmes, il quale sè chiaro che si faceva ingroppare o veniva ingroppato dal Dottor Watson , come lo si evince leggendo con attenzione  Il ritorno di Sherlock Holmes del 1905,dove a pagina 13 del racconto “La casa vuota”,  - Alberto Peruzzo Editore, 1988 – l’autore scrive:  Non so come Holmes aveva capito del triste lutto che mi aveva colpito, e mi mostrò la sua affettuosa comprensione più con i modi che non con le parole”  –  all’inizio del regno di Edoardo III, il male anche nei racconti veniva combattuto e la letteratura e la cultura britannica avevano la pudicizia di tenere determinate cose dentro la sfera privata. 

Marco Bazzato

26.01.2016


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