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sabato 25 ottobre 2014

Iran, giustiziata Reyhaneh. Condannata a morte per aver ucciso l'uomo che tentò di stuprarla


Appena appresa la notizia, la rete è letteralmente è esplosa in contumelie contro l’Iran e la legge di quel Paese, in cui vige legittimamente la pena di morte. Pena di morte che del resto esiste in molti Paesi civilizzati, dagli Stati Uniti al Giappone.

Solo che se è l’Iran ad applicarla nel caso di un omicidio avvenuto per eccesso di legittima difesa, a seguito di un tentativo di tentato stupro, ecco che il mondo, ipocritamente, si indigna. 

Partiamo da un presupposto: la giovane aveva tutto il diritto/ dovere di ribellarsi contro colui che cercava di stuprarla, e si è difesa con le unghie e con i denti, arrivando come si sa a ucciderlo.

Il problema sta proprio qui:l’eccesso di legittima difesa, dove all’atto pratico la vita della donna non era in pericolo – raramente i violentatori uccidono le loro vittime – il loro imperativo è possederle, in quanto  la vittima del tentativo di stupro viene uccisa perché tenta di ribellarsi e colui che tenta lo stupro in preda ad un raptus,  la uccide. Un po’ ciò che è accaduto, si suppone, a parti invertite. Ossia Reyhaneh Jabbari, nella concitazione di difendersi – legittimamente – ha ucciso l’aggressore, passando dalla ragione, in quanto vittima, a quella del torto, come carnefice. È come carnefice è stata condannata.

I punti salienti sono altri: erano legittime le interferenze straniere di mezzo mondo contro il sistema giudiziario iraniano? No.  No perché la pena di morte, checché ne dicano i detrattori, ha la sua valenza e gli italiani, che sono un popolo di forcaioli a corrente alternata, basta leggersi cosa scrivono quando è menato o ucciso barbaramente un animale da affezione, in determinate situazioni: torture degne della Santa Inquisizione, come quelle inferte all’eretico di Giordano Bruno o i supplizi che avvenivano nel carcere iracheno di Abugraib, rendendo così, in via del teorica, un popolo, degno di andare a lavorare per qualche servizio segreto, in qualità di esperti in torture, sempre che dalle parole siano in grado di passare ai fatti e che non siano invece solo dei boccaloni, sono sempre pronti ad attaccare il carro, non dove sta la ragione, ma dove sta l’emozione.

Comunque la ragazza poteva avere salva la vita. Poteva salvarsi la vita, ma ha scelto di morire. Sì. Checché ne dicano i media, il sistema iracheno funziona meglio di ciò che si crede.  Alla donna era stata offerta, come viene offerto a tutti i condannati a morte per omicidio in Iran, la possibilità di aver salva la vita, come da legittima richiesta dei  parenti della vittima,  se avesse avuto il coraggio di fare come Galileo Galieli, ossia  abiurare, rinnegando ufficialmente la teoria Copernicana, a favore di quella eliocentrica – tolemaica –  entrando, tra le altre sue scoperte,  nella storia  con il suo mitico “Eppur si muove!”

La giovane avrebbe potuto “abiurare”. I famigliari della vittima erano disposti a perdonarla, imponendo una condizione, offrendole l’ancora di salvataggio, il salvagente e la cima, se avesse ritrattato il tentativo di stupro, ma ha rifiutato il “Do ut des”,  Sarebbe stata una ritrattazione convenite, in quanto non si sarebbe messa, con il suo rifiuto, da sola il cappio al collo, optando per fasi dare “l’eutanasia”.
Come per uno strano scherzo del destino, Reyhaneh Jabbari ha sbagliato mortalmente non una ma bensì due volte. La prima quando ha ucciso colui che tentava di violentarla, la seconda quando ha scelto di morire, vittima del proprio orgoglio. Orgoglio che non ha avuto lo scienziato Galileo Galieli, il quale, per dirla alla Montalbano, se ne è “catafottuto” e come recita una famosa pubblicità televisiva, andata in onda in Italia anni fa, ha scelto il mitico motto: “Io preferisco vivere!”

La cosa assurda è che adesso i media di mezzo mondo faranno passare l’Iran come Stato despota e tiranno, nemico delle donne e misogino, mentre i fatti, se analizzati nella loro interezza complessità, sono diversi.
Se la donna fosse stata intelligente, di morti invece di due, ce ne sarebbero stati uno solo, tanto tutto il mondo sapeva che era stata vittima di un tentato stupro, che se non si fosse attaccata al proprio orgoglio, sarebbe libera grazie un formalismo che le avrebbe resa salva la vita.
Reyhaneh Jabbari non ha saputo prendere il treno quando passava, non ha voluto come un cammello attraversare la cruna dell’ago –il formalismo della ritrattazione – e si è fatta dare la morte, “suicidandosi”, mettendo lei stessa la corda nelle mani del boia.

Come dice il proverbio: “Chi è causa del suo mal piaga se stesso”.

Marco Bazzato
25.10.2014

martedì 1 novembre 2011

La Palestina membro dell’Unesco

È un primo passo verso il riconoscimento dello Stato Palestinese, come entità territoriale autonoma. Ieri l’evanescente Palestina, è stato accettata in un’Agenzia ONU, l’Unesco (1), con voto favorevole di quasi  i 2/3 degli aventi diritto.

A favore107, contrari 52 e 14 astenuti, e tra qui l’Italia pilatesca democristiana, preferendo una posizione attendista, pur non scontentare nessuno.

La decisione democratica, perché, piaccia o no agli uccelli di sventura, di ha fatto venire i sorci verdi alla cosiddetta democrazia più grande del mondo, gli Stati Uniti d’America e all’unica “democrazia” presente in medio oriente: Israele, e non si comprende il motivo di tali reazioni esagitate, degne di un bambino a cui hanno preso la macchina con cui giocare, dove gli U.S.A. per democratica ritorsione hanno deciso di sospendere i finanziamenti all’Unesco, pari a quasi, alcuni quotidiani online dicono 60, altri 70, Il Sole 24 Ore, addirittura 80 (2).

Israele ha parlato di una tragedia. Bisogna vedere se la tragedia è sotto il profilo politico o se sotto i vantaggi anche economici e culturali che l’essere membro dell’Unesco potrebbe comportare ai territori palestinesi. La tragedia potrebbe essere che essendoci un riconoscimento formale di un’entità territoriale sulla carta inesistente, molte operazioni militari potrebbero diventare meno semplici, anche se legittime sotto il profilo della sicurezza di Israele.

Il dilemma è un altro: come si modificheranno gli equilibri nello scacchiere mediorientale? C’è poco da dire che con questa scelta dei quasi i 2/3 degli aventi diritto, il processo di pace si allontana, anzi, potrebbe essere l’occasione per sedersi attorno ad un tavolo, quasi da pari, iniziando a mettere sul piatto proposte concrete per superare i decennali veti reciproci da parte di entrambi.

È chiaro che la “riconosciuta” Palestina e la Striscia di Gaza, in mano ad Hammas oggi hanno delle responsabilità in più nei riguardi della comunità internazionale: ossa fermare i lanci di missili verso Israele, perché la teoria della “guerra perenne” ha  causato nel corso dei decenni di centinaia di migliaia d morti innocenti, per colpa da ambo le parti, che preferiscono lasciar ammazzare i civili dalla parte avversa, piuttosto che sistemare una questione richiesta da tutto il mondo, in termini e in modo diversi, ma che per la “teoria” della non ingerenza degli affari interni di Israele, ha causato solo uno stallo e un muoversi da gamberi: un passo avanti e due indietro.

Marco Bazzato
01.11.2011



lunedì 13 dicembre 2010

Sakineh, il nuovo appello delle star



È strumentale l’uso che si fa della vicenda di Sakineh, la donna iraniana condannata a morte prima per lapidazione, successivamente commutata in impiccagione, con la pena sospesa, per aver partecipato all’omicidio del marito e adulterio.

Ora che la lapidazione possa essere considerata un’esecuzione atroce si può anche convenire, ma l’impiccagione no, è una tecnica usata spesso nelle condanne a morte nei paesi islamici, e l’ultimo fra i politici condannati fu proprio Saddam Hussein nel 2006.

Quello che è riprovevole non è tanto la condanna a morte ma il rimandarla continuamente perché i media internazionali hanno dato vita ad una campagna mediatica contro l’Iran e il suo sistema giudiziario.

A volte bisogna essere cinici, perché certe campagne di “solidarietà contro la pena di morte” sono mosse da intenti politici sovranazionali, non dall’interesse di salvare la vittima a una singola persona, o perché il mondo ne ha veramente a cuore la sua sorte. L’obbiettivo è destabilizzare in questo caso il sistema giuridico iraniano e il suo governo, e il mondo si sta rendendo complice di un utilizzo strumentale di una vicenda giudiziaria d’omicidio per fare pressioni internazionali a uno stato sovrano.

Sakineh non viene vista come una persona da salvare, ma come un simbolo da usare come ariete per fare pressioni contro un paese. Il simbolo potrebbe chiamarsi Sakineh, oppure invece d’esser una persona potrebbe essere un vegetale o un oggetto, e simboli, oggetti e persone sono sempre sostituibili.

"Liberatela, ha sofferto abbastanza" è il grido che alza dallo star sistem hollywoodiano, come se di “uomini o donne morte che camminano” gli americani non ne avessero a sufficienza di condannati nel braccio della morte, ma di quei condannati nemmeno si preoccupano, anzi il mondo nemmeno si preoccupa, al pari di quelli cinesi, per non fare ingerenza politica nei confronti della prima superpotenza del mondo.

No si sa come reagirebbe l’opinion pubblica italiana se partisse una campagna internazionale a favore di Sabrina e Michele Misseri, dove ottanta attori americani ne chiedessero la liberazione. Sicuramente si assisterebbe a un via vai continuo di politici nelle varie trasmissioni televisive italiane che condannano l’indebita ingerenza nei fatti giudiziari italiani, come sta accadendo in Iran, ma se i paesi manipolando l’opinion pubblica interna, si “coalizzano” contro una nazione oggi politicamente nel mirino,per problematiche che nulla hanno a che fare con i diritti umani. Sarebbe interessante vedere cosa accadrebbe in Italia se un domani mattina un gruppo di iraniani e statunitensi assieme, si mettessero a manifestare davanti alle ambasciate italiane nei rispettivi paesi per chiedere la liberazione dei Misseri, perché “hanno già sofferto abbastanza”. Purtroppo anche l’opinione pubblica internazionale quando si vuole colpire a livello d’immagine un paese all’estero, mettendolo sotto una luce negativa di comodo, reagisce con emozioni di pancia, senza prima pensare alle rogne di casa propria.

Infatti per fare un paragone di come il comportamento dell’opinione pubblica si muova a corrente alternata, le dichiarazioni a favore del neo Premio Nobel per la pace sono state assai risicate anche in Italia, d’altronde gli interessi economici con la Cina sono certamente più importanti di un dissidente in galera che si batte per la democrazia nel suo Paese. Non ci sono stati italiani, anche di sinistra, da sempre a favore della cultura e di diritti umani, che si siano dati appuntamento davanti all’ambasciata cinese per manifestare contro la mancata possibilità di ritiro del premio da parte del vincitore. La ragion di Stato anche di sinistra ha avuto il sopravvento rispetto alla logica e al buon senso.

I diritti umani non dovrebbero essere dei valori negoziabili, soprattutto per quei paesi, Italia compresa, che hanno l’arroganza, quando fa comodo, di dirsi civili, salvo chiudere gli occhi, specie se c’è di mezzo il dio dollaro, il dio Ren Min, che ha come unità di misura lo Yuan o il dio rublo, quando si tratta di fare affari con la Russia. Ma politica e diritti umani non sono mai andati d’accordo, anzi, in ogni paese che si “rispetti” in un modo o in un altro vengono calpestati, solo che raramente assurgono alla prima pagina o nei servizi d’apertura dei paesi interessati, si preferisce omettere.

Gli italiani spesso si arrabbiano contro il sistema giudiziario, eccessivamente garantista, per capirlo basterebbe leggere anche molti commenti su Facebook di quanti sono coloro che invocano la pena di morte anche per “delitti contro gli animali”, contro la vivisezione, o contro i crimini efferrati commessi contro la persona, salvo poi mettersi in mostra, perché fa tanto di moda, quando si tratta di salvare un illustre sconosciuta, solo perché tutti si accodano alle notizie senza prima rifletterci sopra. Se la ragione non è un opinione, la certezza della pena, a seconda di ogni sistema giudiziario, dovrebbe valere come per l’Italia anche per l’Iran, ma così per i ciechi e sordi non è, preferiscono accodarsi alla massa, perché è più comodo


Marco Bazzato
13.12.2010
http://marco-bazzato.blogspot.com/

mercoledì 6 gennaio 2010

Obama: "Gli 007 hanno fallito"




Il 2009 è morto sotto i migliori auspici.
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Una Madonna ha colpito Berlusconi, il Papa travolto da una fedele infoiata, che pensava che egli fosse veramente il vicario di Gesù Cristo e che dalla sua gonna uscisse la potenza del Padre, mentre è riuscita solo a far carambolare a terra l’ex membro della gioventù hitleriana, in mondo visione. Complimenti, forse il miglior strike di bowling di vaticana memoria.

M a la notizia più ghiotta in assoluto è stato il fallimento di un attentatore con l’esplosivo tra i coglioni, che sfortunatamente non è esploso, facendo apparire i servizi segreti americani (Cia, Nsa) una succursale della Banda Bassotti, per quanto riguarda la capacità di prevedere gli eventi.

Questo secondo i media ufficiali.

Ma potrebbe esistere un’altra verità, una verità più semplice che vedrebbe il meticcio neo Premio Nobel per la pace in ostaggio delle lobby guerrafondaie che per anni hanno supportato il precedente presidente degli Stati Uniti, l’ubriacone George W Bush. È chiaro infatti che sebbene fosse stato avvisato il referente della Cia nello Yemen della possibilità di attentati, questa abbia, non chiuso un occhio, ma tutti e due, permettendo così che il bravo ragazzo s’imbarcasse su un volo Delta, da Amsterdam, alla volta degli U.S.A.

Chi pagherà per l’inettitudine dei servizi segreti americani?

Naturalmente i cittadini di mezzo mondo, che si vedranno letteralmente spogliati dai Body Scanner installati nei principali aeroporti del mondo, nei gate d’ingresso per gli imbarchi verso gli Stati Uniti.

Bisogna sacrificare un po’ della propria privacy in nome della sicurezza, dicono gli idioti…Balle, bisognerebbe appendere per i testicoli gli ufficiali dei servizi americani di stanza in Yemen e gli addetti alla sicurezza dello scalo olandese, che forse non erano collegati con le banche date americane, altrimenti avrebbero potuto prendere, al momento dell’imbarco, le contromisure necessarie.

Ma ci pensiamo? La nazione più potente del mondo, sulla carta, che è la più indebitata col rischio di defalut finanziario se Cina e Russia mettessero sul mercato tutti i bond americani, che si fa mettere in scacco da 100 accattoni yemeniti, 100 terroristi del week end che possono far affondare nella merda, il gigante americano con i piedi d’argilla?

Se crediamo alle panzanatedi Babbo Natale, a Gesù Bambino, alla Befana, al Gnau Fufu possiamo credere che quest’attentato non si poteva prevedere e che l’attentatore non era una faccia schedata, quindi per i servizi americani, un emerito sconosciuto.

Il vero dramma per gli “amici” che tengono politicamente in ostaggio il meticcio, il presidente americano, è il fallimento dell’attentato. Il dramma è che l’aereo non sia esploso, permettendo così’ al mondo e alla sicurezza internazionale di evitare misure draconiane, come l’inasprimento delle sanzioni contro l’Iran, inviare ulteriori truppe in Afganistan, bombardare veramente lo Yemen.

Proviamo a immaginare cosa sarebbe accaduto se l’attentatore fosse riuscito nella sua impresa? Subito sarebbero partite le accuse rivolte a mezzo mondo, dove gli americani come loro prassi avrebbero visto nemici anche dentro i tombini delle fogne, costringendo il cosiddetto mondo civile, quello umano, non radicalizzato a far indossare gli elmetti ai soldati e andare in trincea a combattere, a morire, ancora per far piacere a qualche multinazionale del petrolio o altro.

Il problema che oggi ha l’America è il meticcio e la sua signora, il Premio Nobel e consorte non sono altro che degli arruffa popoli, dei populisti dell’ultima ora che hanno ingannato gli statunitensi, mostrandosi come persone del popolo, perché di colore, apparendo umili come coloro che per mancanza di denaro si ingozzano di Junk Food, cibo spazzatura, mostrandosi agricoltori alla Casa Bianca, interessati ai cibi biologici, e altre scemenze, mentre da quando, quello che prima della Guerra di Secessione, perduta dal Sud, non sarebbe stato altro che uno schiavo nelle piantagioni di cotone, oppure prima dell’avvento – nefasto – di Martin Luther King che ha fatto abolire le leggi sulla segregazione, al grido del motto rivoluzionario “I have the dream” avrebbe continuato a viaggiare negli autobus riservati alle persone di colore, continua a comportarsi con la mentalità dello schiavo, visto che i suoi padroni gli hanno ordinato di chiedere scusa pubblicamente per gli errori dei servizi segreti, ma nel contempo riducendo ancor di più il diritto alla privacy dei viaggiatori stranieri che si recano negli Stati Uniti.

Insomma, un inizio d’anno col botto mancato a fine anno e all’inizio, quando a Time Square hanno paralizzato mezza città per un furgoncino abbandonato da due giorni a poche centinaia di metri da dove alla mezzanotte del 31 dicembre sarebbe sceso l’enorme testicolo luminoso che sancisce l’arrivo del nuovo anno.
Ora che accadrà? Nulla, tutto continuerà come prima, muovendosi lungo il ripido declivio che porterà ad ulteriori restrizioni nelle libertà individuali, restrizioni che verranno accettate a scatola chiusa dall’Unione Europea, e dall’Italia che come un bastardino affamato obbedirà senza muovere alcuna obiezione, per spingere l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti verso una nuova forma di dittatura strisciante, perché il mondo è sotto scacco di quattro accattoni armati di Kalansnikov che come ogni partigiano che si rispetti, con una semplice fionda, i piccoli Davide, abbattono il gigante Golia, facendoli fare la figura del perfetto idiota!

Ma la cosa strana che dimostra di come Obama sia un presidente dimezzato, come il colore della sua pelle, è che non ha chiesto le dimissioni dei vertici dei servizi, anzi, sono ancora ai propri posti, come accade nella politica delle banane in Italia, che più danni si commettono durante l’esercizio delle proprie funzioni, più si spalancano le porte verso mete ambite sempre più alte e posti di prestigio meglio retribuiti, a dimostrazione che non si lavora, come si vorrebbe far credere ai grulli, per il popolo, ma contro di esso, e che i veri ordini, quelli esecutivi, non giungono dalla marionetta che appare come il comandante in capo, ma da altri che se ne stanno rintanati, dietro le quinte, premendo per portare avanti i loro interessi economici.

Marco Bazzato
06.01.2010

venerdì 2 ottobre 2009

Roman Polanski non vuole essere estradato


Prima o poi la mannaia della giustizia colpisce, decapitando i colpevoli. Non importa che essi siano sporchi assassini, barbari pedofili o osannati registi. Ne sa qualcosa il polacco Roman Polanski,che dal 1978 dopo aver violentato, drogato e sodomizzato una ragazzina di 13 anni, è fuggito dagli Stati Uniti, sua seconda patria, per rifugiarsi in Francia, paese che notoriamente accoglie ogni genere di feccia sociale, venduta al volgo come perseguitata in patria. Il regista Premio Oscar è stato arrestato il 26 settembre 1969 su mandato di cattura internazionale statunitense, eseguito in Svizzera, dove il fuggitivo si era recato per ricevere un premio.


Come sempre accade quando c’è di mezzo un intellettuale pervertito, sia esso letterato o regista, ecco che la solidarietà pelosa dei colleghi inizia a battere la gran cassa mediatica internazionale, per salvare, non il sodomizzatore schifoso dalla gogna, ma il grande regista, il premio oscar, che però in questa circostanza sono la medesima persona. Dal giorno seguente all’arresto del pedofilo latitante, è scattato il barbaro rito degli appelli sperticati per la liberazione del sodomizzatore della tredicenne.


Fa repulso pensare che questi fini intellettuali, per ragioni totalmente estranee all’umanità nei confronti della vittima, sposino le tesi difensive del carnefice, appellandosi al fatto che sono ormai passati 32 anni dall’atto brutalizzante violenta e che la ragazza, ormai di mezza età, l’abbia pubblicamente perdonato. Irrilevante. La giustizia non deve abbassarsi a questo becero pietismo da osteria, ma elevarsi oltre il tempo e il perdono della vittima, punendo moralmente, oltre che penalmente, con il pubblico ludibrio, specie se questi è una stella del firmamento cinematografico, seppur dietro la macchina da presa.


È un’offesa per la giustizia stessa sapere che tanti pezzi da 90 si sono scomodati per difendere un pedofilo, facendo passare un messaggio volgare e banalizzante, dove tutto è permesso, se si hanno alle spalle gli adeguati gruppi di pressione che muovono l’opinione pubblica in una direzione o in un'altra.


Polanski – senza dimenticare la sua storia personale, il dramma della morte della madre ebrea in un campo di concentramento nazista, la barbara uccisione della giovane moglie all’ottavo mese di gravidanza – deve essere trattato al pari di ogni altro cittadino. Non importa se costui è un Premio Oscar, ritirato per suo conto da Harrison Ford, per paura dei braccialetti ai polsi, cosciente che prima o poi la tegola giudiziaria avrebbe bussato alla sua porta, in quanto proprio in virtù del suo tragico passato, da vittima si è trasformato in carnefice. E dare solidarietà a dei carnefici, indipendentemente da quale sia stata la loro storia passata, mette i firmatari sullo stesso piano del colpevole.


Se il pedofilo sodomizzatore non si fosse chiamato Roman Polanski, gli intellettuali si sarebbero mobilitati, oppure avrebbero scritto editoriali che alla fine il pervertito è stato fermato per essere consegnato alla giustizia?


È il solito sinistro imbarbarimento, che non conosce colore politico, ma solo ignominia per il relativismo con cui sono trattati i soggetti, rei d’essersi macchiati di colpe abominevoli. Non importa che questi siano pericolosi terroristi, schifosissimi pedofili, cinici politici senza paura d’arricchirsi, facendo i propri interessi, o finanzieri con le toppe al culo che campano sulle spalle dei cittadini, incassandosi gli utili, e facendo ricadere le predite societarie sulla società, sono tutti della stessa squallida pasta.


Ma va ricordato che difendere un pedofilo, abominevole bestia sub umana, che da vile fugge all’estro per non affrontare un giusto processo, è la cosa più abietta che un intellettuale, che ha la pretesa d’essere tale, possa fare, quando non è la propria figlia ad essere stata selvaggiamente drogata e brutalizzata analmente. E firmare appelli a favore di un pedofilo, potrebbe essere anche indice di collusione morale con l’esecrabile fatto, e questo un intellettuale che ha la pretesa d’essere tale, non dovrebbe mai farlo.

Marco Bazzato
02.10.2009
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domenica 18 gennaio 2009

Anno Zero filo palestinese?


Premetto subito che Michele Santonro è simpatico come le emorroidi, gradito con la stessa intensità emotiva di una colonscopia e rasserena come un’angiofotoscintigrafia renale, con la conseguente introduzione di isotopi radiotattivi nelle vene, e quindi quando si guarda Anno Zero ci possono anche essere c attacchi diarroici.

Ma il punto non è questo, bensì il volgare attacco che ha subito dalla collega, Lucia Annunziata, amica di Gianfranco Fini che la fece divenire membra dell’
Aspen Institute, che come una tarantola indemoniata, ha attaccato il conduttore, accusandolo d’essere troppo filo palestinese, e di condurre un programma troppo sbilanciato e fazioso.

La stessa faziosità che guarda caso, l’attuale governo italiano, vuole per l’informazione italiana, cioè un’informazione a senso unico, che segua esclusivamente il punto di vista – di comodo – israeliano, un’ informazione da regime, che asservisca l’Italia, non ha una, ma a ben due potenze straniere, la prima, quella statunitense, la seconda quella israeliana.

Fa riflettere il fatto a Michele Santoro, oltre agli attacchi volgari di centro destra sempre più accucciato a terra su posizioni filo israeliane, come se quest’ultimi fossero gli unici da aver eternamente ragione, il centro sinistra è rimasto quasi in disparte, assente, in silenzio complice e colpevole, rinchiuso in un bozzolo che molti potrebbero pensare quasi omertoso, forse perché intimoriti dalla potenza di fuoco della presunta unica democrazia del Medio Oriente.

I cani da guardia del centro destra, si sono accaniti contro Michele Santoro, per due motivi fondamentali: Il primo è che Santoro, invece di mostrare la guerra dall’alto, dalle riprese fatte fuori dalla Striscia di Gaza, come se fosse un videogioco per bambini, dove i morti non sono altro che punti accumulati e la distruzione null’altro che un artifizio virtuale per passare al livello successivo, è stata mostrata la guerra vista con gli occhi dei bambini, vista con il pianto di chi non riesce a capire che colpa lui abbia per la morte e la distruzione che vede attorno a se, è stata mostrata con la spietatezza della disperazione delle madri che rovistano tra le macerie alla ricerca dei propri figli, è stata mostrata con la violenza distruttiva di un auto che corre al più vicino pronto soccorso, ormai al collasso, portando tra le braccia il corpo morente di una ragazzina che non ha più fiato per gridare il proprio dolore.

Il secondo motivo, quello che fa più paura, quello che spaventa tutti i politici al potere, indipendentemente dal colore, è che la puntata di giovedì di Anno Zero è stata seguita da quasi 3.170.000 spettatori, circa 230.000 spettatori in meno di quella fetecchia di Ballando con le Stelle, o con le Stalle, dipende dai punti di vista. Praticamente un programma di informazione si vede di più in proporzione, rispetto ad un programma leggero di intrattenimento, per questo da fastidio.

Quasi quattro milioni di telespettatori, che non è detto che siano tutti sinistroidi, che forse hanno potuto apprendere che la guerra, non importa combattuta sotto quale bandiera, genera morte e distruzione, sangue e sofferenza, pianti e cataste di cadaveri. E questo per chi sta al potere è politicamente scorretto, ma soprattutto non deve essere mostrato, naturalmente a patto che i morti o i bambini spaventati non siano israeliani, naturalmente a patto che le distruzioni che si vedono non siano solo quelle delle città di Sion.

I poteri dello Stato, partendo dal Primo Ministro in giù, attuano sistematicamente il revisionismo storico, il negazionismo ad oltranza, la cecità dei semplici fatti e dei dati oggettivi, a favore di una visone distorta, nel nome del “Diritto Internazionale” sistematicamente violato. Ma se lo fanno alcuni Paesi va bene. Se lo fanno altri, ecco che diventa subito terrorismo.

Eppure, sembrerebbe che quest’ ennesimo scoppio delle ostilità, non sia stato causato per la rottura della tregua da parte dell’uno o dell’altro dei due contendenti, ma come sempre per questioni economiche e per l’accesso alle risorse, come scriveva anche il quotidiano
Il Manifesto,il 15 giugno 2008, per avere accesso alle immense risorse di gas naturale, situate entro i confini marini della Striscia di Gaza. Notizia data dagli “antisionisti” giornali inglesi, evidentemente più liberi e meno prostrati in posizioni sodomitiche di quelli italiani, ma non da quelli della penisola forse per piaggeria o peggio per ignoranza per quanto concerne la conoscenza, anche minima, di una lingua straniera, che non sia il dialetto, almeno a questo punto si è costretti a pensare dei giornalisti dei grandi network mediatici. Indicando chiaramente che, come dice il proverbio, “Nelle botti piccole c’è il vino buono”.

Senza contare che è lo stesso
The Guardian, che da la notizia, il 13 gennaio 2009 della richiesta da parte di alcuni funzionari delle Nazioni Unite e di un portavoce dei Diritti Umani di voler portare Israele sul banco degli imputati per crimini contro l’umanità, per le vicende attuali della Striscia di Gaza, informazione che si trova tradotta solo in quei siti, vedi ad esempio Come Don Chisciotte cosiddetti di radicali, tacciati dai più, tra le altre cose, anche di antisemitismo, vedi la solita litania usata nei quotidiani italiani, di continuare a sbraitare contro il cosidetto “Odio anti ebraico, antisemitico, e antisionista, profuse a piene mani sui media, primo fra tutti Informazione Corretta – secondo la loro opinabilissima opinione –, che invece di informare i cittadini, volutamente disinformano sui fatti.

Ora Michele Santoro rischia nuovamente grosso, solo per aver provato a fare – in Italia – il proprio mestiere, secondo coscienza, dando un taglio umano ed umanista alla trasmissione, senza per altro entrare veramente, e questa è una sua colpa, anche nelle vere mire economico-politiche israeliane, che potrebbero, nonostante le indubbie colpe di Hamas, una nuova luce nei fatti di queste ultime settimane. Va ricordato, non per ridurre le colpe, che numericamente parlando, i morti uccisi in Israele da Hamas, negli ultimi anni, per fortuna, sono rispetto anche alla crisi attuale, praticamente irrisori, ma non per questo meno importanti della strage commessa da Israele, dal 27 dicembre, nella Striscia di Gaza.

Ma i mass media italiani, quelli generalista, non hanno intenzione ed interesse ad informare veramente, Santoro compreso, perché fornire informazione e conoscenza, è un atto, per chi sta al potere, estremamente pericoloso, visto potrebbe dare alle persone la libertà – nefasta – di ragionare con la propria testa. E questo è da vietare,negare, proibire in tutti i modi, proprio perché in Italia è pericoloso avere un pensiero individuale e non massificato, sia sotto una bandiera politica, sia sotto un'altra, che ultimamente sono diventate, se non sorelle, sorellastre che seppur non amandosi, nemmeno si odiano. Questo è ancor più pericoloso, perché potrebbe presupporre quasi un inizio di totalitario di larghe intese, tossico e potenzialmente pericoloso per la libertà di conoscenza ed espressione.

Marco Bazzato
18.01.2009
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lunedì 5 gennaio 2009

Nessuna tregua nella Striscia di Gaza



Si sta compiendo, sotto gli occhi del mondo, sopratutto quello politico occidentale, un vero e proprio massacro di inermi: donne, vecchi e bambini, nel nome del presunto diritto di difendersi contro un organizzazione terroristica regolarmente eletta dal popolo palestinese, di cui la comunità internazionale non ne vuol sentir parlare, mandado letteralmente al diavolo il diritto di autodeterminazione dei popoli. Chiaramente, per alcuni esistono popoli di “serie A” e popoli di serie indefinita, come se questi non fossero esseri umani.
http://marco-bazzato.blogspot.com/

Nella Striscia di Gaza, nel nome solo dei diritto d’esistenza d’Israele, il mondo, sopratutto l’ONU – per veto americano – vola codardemente la testa da verso una sola parte.

Ora appare chiaro che Hammas ha certamente delle colpe non indifferenti, ma che aldilà dei proclami – di facciata – in nessun modo è in grado di distruggere lo Stato di Israele, che ha tra le sue fila uno degli eserciti meglio armati a livello planetario, che ha la pretesa di dirsi civile.

Ma oltre aquesto, non si può altro che pensare che Israele e il suo famoso servzio segreto, tanto osannato per affidabilità e bravura insuperabile, non è in grado, in conserto con l’esercito, di scovaere i terruristi di Hammas, evitando le ingenti perdite civili di questi giorni, segno evidente che la cosidetta “guerra chirurgica” non è che l’ennesima fantasia, nata dalle menti malate degli strateghi militari, che per colpirne uno, ne debbono massacrare 100. Se questa è chirugia, assomiglia alla famigerata chirugia medioevale, che per asportare il dito del piede destro, amputavano entrambe le gambe.

Oltre 500 morti e più di 2500 feriti, che non possono uscire dalla Striscia, dove i giornalisti non possono entrare e mostrare quanto avviene, ma possono essere spettatori esterni, grazie alla democratica apertura di Israele nei loro confronti. Tutti i valichi d’accesso sono chiusi, nessuna delle più di 1.400.000 persone possono uscire, e i soccorsi medci e alimentari non possono accedervi. Tutto questo è solo per colpa di Hammas?

Domanda banale: ma questo 1.400.000 sono tutti ostaggi di Hammas che impedisce loro l’uscita, oppure dall’altra parte, l’esercito di Sion ne impedisce l’entrata, cosi come l’Egitto?

Di fatto, i palestinesi, rimanendo – secondo alcuni ostaggi di Hammas – confinati entro i propri confini,viene tolto anche il diritto d’essere profughi, negandoli di fatto gli aiuti internazionale.
Fa ridere, se non ci fossero di mezzo persone affamate, allo stremo, con i campi bombardati, per impossibilitare i palestinesi ad un minimo di autosufficienza alimentare, lo “sforzo stitico” dell’Unione Europea, che ha stanziato tre milioni di euro in aiuti umanitari. Praticamente poco più di due euro a persona, un’ elemosina infame che non si da nemmeno ad un barbone, uscendo da messa, il giorno di Natale.

Ah già, i palestinesi non lo festeggiano. Capito il motivo di tanta micragneria europea.

Ma quello che fa ridere, per l’enorme “verità” politica, è quanto dichiarato dal ministro degli interni istraeliano, Tipzi Livni, che pochi giorni fa a Parigi, ha dett che “Nella Striscia di Gaza, non esiste un emergenza umanitaria”. Domanda idiota: se ci fosse sua figlia li, direbbe la stessa cosa? E il bello è che anche i nostri politici, specie quelli di centro destra ci credono. Primo tra tutti Gian Franco Fini, che semnra ossessionato dai fantasmi di un ventennio che nemmeno ha vissuto, tanto che da ex membro dell’MSI, ex delfino del CAMERATA Giorgio Almirante, continua a condannare le leggi razziali, come se avesse qualche conto lui aperto con la propria coscienza missina. Ma quello è solo un suo problema. O come Franco Frattini, che in barba ad ogni misera regola di buon senso, vede con gli occhi chiusi, solo responsabilità di Hammas che tiene in ostaggio il popolo palestinese.

Se ciò che Frattini affema corrispondesse al vero, potrbbe essere dimostrato in modo semplice: Aprendo i valichi, e vedendo se i palestinesi rimangono felici a farsi massacrare dagli israeliani, oppure preferiscono fuggire, diventando profughi e ricevendo gli aiuti umanitari, che in teoria, gli spetterebbero di diritto.

C’è da dubitare infatti che Hammas riesca a trattenere più di un milione di persone contro la loro volontà, a patto che non ci sia qualcuno, oltre i confini, pronto a sparare ad altezza d’uomo, per impedrine la fuga. Se cosi fosse, la Striscia di Gaza, potrebbe essere già considerata da tempo, un enorme prigione a cielo aperto, dove non si attende altro che i “carcerati” aiutati anche dalle incursioni belliche “di mare, di cielo e di terra” mettano fine – con la morte dei “carcerati” – alla vita degli abitanti e/o ostaggi e/o prigionieri di Israele, dove secondo quest’ultimo, l’unico colpevole è Hammas.

Quello che davanti a tutto questo “macello” fa schifo, è oltre all’indolenza, la piaggeria – a senso unico – anche dell’Italia, ma non solo, pena d’essere politicamente bollati come sovversivi di estrema sinistra, dando ai famigerati diritti umani, quella valenza relativa, ottima se esclusivamente a senso unico, alternato.

Ci sarà da ridere veramente, se quando ci sarà la tanto “invocata” tregua, saranno riaperti i valichi per consentire alla popolazione civile – tutta – d’uscire, curarsi e mangiare. Anche se il democraticco Paese di Sion, non vuole nè tregua, nè osservatori internazionali – forse per paura – che gli atti dello Stato ebraico, non siano eticamente e moralmente accettabili.

Ma l’etica non va a braccetto con la politica, non importa il colore d’appartenenza. L’etica per la politica non è altro che un mostro appestato che deve essere chiacciato e ucciso, come la maggioranza dei palestinesi innocenti, uccisi da un Paese straniero, che incolpa sempre qualcun altro dei propri problemi interni. E che ora ha bisgono di fare piazza pulita, dei nemici esterni, per l’avvicinarsi delle elezioni politiche. Quindi guerra per scopopi elettoralistici.
Evidentemente ammazzare civili fa bene per incrementare il bacino di voti. Tanto non sono ebrei, ma palestinesi.

Marco Bazzato
05.01.2009

venerdì 2 gennaio 2009

Felice 2009, tra bombe, morti e bombardamenti



Finalmente si torna alla normalità. Smaltiti i festeggiamenti, e dopo aver preso supposte, lassativi, e amenità varie, con l’intestino finalmente vuoto, come un catetere sterilizzato, o dei bisturi pronti per una lobotomia radicale, finalmente si ricomincia.

Grazie a Dio si ricomincia alla grande. Un morto ammazzato – a Napoli naturalmente, chissà mai perchè – e altri circa 400 idioti in tutto il Paese, che hanno avuto l’intelligenza, degna di un primate, di farsi espolodere qulache petardo sul volto o sulle dita, godendo per la futura pensione d’invalidità. Idioti.
Il rito degli stolti, come ogni primo dell’anno, si è ripetuto. A nulla sono servite le campagne di sensibilizzazione, i sequestri, gli avvertimenti alle piú elemntari norme di sicurezza, per garantire dei festeggiamenti sereni. Evidentemente come dice il detto “La madre dei cretini – da buona mignotta – è sempre gravida”. Bisognerebbe mandare tutti quei figli di buona donna, che amano sparare, come fossero a Beirut, una settimana nella “Striscia di Gaza” a godersi i Bang sonici dei caccia dell’Armata di Sion, oppure sempre a Gaza, a festeggiare l’ultimo dell’anno sotto una granuola di bombe, vedendo poi se – presi dalla necessità di salvare la loro schifosissima pellaccia – hanno ancora il tempo d’accendere le loro belle “bombe carta” i razzi di fabbricazione artigianale e altre amenità da pseudo terroristi di capodanno.

Per la prima volta in vita mia, mi sono tolto lo sfizio di guardare – a debita distanza – i bombaroli d’inizio anno. Francamente non ho capito dove stia il divertimento: prendi il petardo, lo accendi, lo lanci – possibilmente non sotto l’auto di qualche conosciuto – e poi ti allontani in attesa dello scoppio. E poi – come un drogato da botti – ripeti l’operazione con raudi, razzi e girandole varie, pregando sempre qualche divinità pagana che la sfiga guardi da tutt’altra parte e che faccia esplodere arti e occhi ad altri. Quello che alla fine non si capisce è perchè medici e paramedici si ostinino a curare i feriti da botti. Come se prma di farsi esplodere addosso qualcosa, questi bifolchi, non fossero al corrente dei rischi. Esattamente come gli alcolizzati e drogati al volante, che poverini alla fine, molto raramente rispondono dei loro omicidi, colposi secondo una legge garantista, criminali, secondo i familiari delle vittime, che dalla giustizia umana sono inascoltati, e quindi possono essere legalmente presi per il cu..dallo Stato.

Per fortuna si sta tornando alla normalità. Sono riprese le stragi da rientro dalla discoteca, le faide, i furti, gli omicidi su commissione, i regolamenti di conti. Insomma quella sequela di catastrofiche buone notizie che – a forza di toccarsi – non fanno altro che consumare le palle.

All’appello, per ora mancano, senza mancare a nessuno, i politici italiani. Impegnati chi rimpinzarsi come otri in Patria o all’estero, vedi ad esempio Daniela Santanchè che si è vista svaligiare la casa milanese da dei gentilumini che hanno preso ad una ricca, per donare ai poveri, cioè a se stessi.

In compenso, il Presidente della Repubblica francese, Sarkozy, che stando a quanto dice la moglie, figlia non del marito della madre, ma di un altro, Carla Bruni – che grazie a Pazuzu ha preso il passaporto francese, facendoci comuque vergognare per le sue origini italiane – avrebbe l’alito che puzza – come una ciminiera – di fumo, sta provando, senza successo, a far cessare i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, che secondo il ministro degli esteri dello stato ebraico, non sarebbe in emergenza umanitaria, come fosse una situazione normale farsi bombardare senza pietà, che sta portando alla modificazione del detto “colpiscili tutti per educarne qualcuno. Un pò come la canzone dei Metallica Kill 'Em All, “Ammazzali tutti”.

Insomma, un inizo d’anno partito sotto i peggiori auspici, specie dopo anche il discorso del Presidente della Repubblica, che non ha detto nulla di significativo, ha parlato di ovvietà generiche, senza entrare in nessun dettaglio. Discorso ottimo per non scontentare nessuno, discorso degno di un equilibrista che – come l’Italia – cammina sopra il filo della catastrofe economica, dove nessuno dei nostri amministratori pubblici, di qualsiasi ordine e grado, è mai colpevole di nulla, e nel caso qualcuno lo fosse, il popolo bue, non lo dovrà in futuro venire a sapere, questo è quanto continua ad affermare “l’amico della libertà” – la sua – Silvio Berlusconi, che della libertà altrui se ne fotte beatamente.

Per fortuna c’è l’imprenditore Alfredo Romeo, da un po’ di tempo gradito ospite del carcere di Poggioreale, che sta scrollando “La Magherita”, sostiuendo il classico “M’ama. Non m’ama” col nuovo liet motiv “spalmo addosso merd..a tutti. Non spalmo mer..a addosso a nessuno”. E i tanti politici – non chiamati per ora in causa – viaggiano a velocità stratosferiche tra gli uffici degli avvocati e il cesso, intendi a domare, a forza di Imodium, gli spasmi dirrotici che rischiano di trasformarsi in dolorose fuoriuscite emorroidali. E il bello è che alcuni hanno anche il coraggio di chiamare questo “giustizialismo”, dimenticando che per colpa di eventuali tangenti, appalti truccati, bustarelle e favori vari, i costi sociali e quindi i sallassi economici per i cittadini aumentano. Ma su queste cose, se i magistrati indagano, fanno piazza pulita, gettando in galera corrotti e corruttori, chissà perchè improvvisamente diventano nemici dei politici stessi, che si nascondono dietro il popolo, come codardi, incolpando la giustizia se cerca, a fatica, di trovare la verità, cercando di sbattere fuori dal gioco gli “affammatori sociali ed economici” non importa se imprenditori o politici, che avendo un sistema immunitario ditattoriale, detestano la presenza degli antibiotici giudiziari, cercano in tutti i modi di deviarne verso altri lidi, meno pericolosi per loro, l’efficacia.

E per concludere, meglio terminare con un detto antico: “Avanti col Cristo che la processione d’ingruma”, visto che il nuovo anno – antico pargolo neonato – puzza non solo feci, ma sopratutto della muffa umana, sociale, della politica nazionale e internazionale, che si trascina, peggio delle scorie radiottive, i rifiuti tossici per l’eternità, come gentile eredità, non richiesta, per le generazioni future, indebitate fin dal primo vagito, fino alla morte.

Marco Bazzato
02.01.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

mercoledì 31 dicembre 2008

Israele- Striscia di Gaza: massacro 2008


360 a 6. Non è il risultato di una qualche competizione sportiva, ma il numero dei morti mietuti dai due contendenti in quattro giorni di guerra, tra gli abitanti della Strisia di Gaza e Israele, lo Stato ebraico.
Hammas, che avrebbe unilateralmente rotto la tregua, ricominciando a lanciare i Razzi Quassam, razzi che dal 2002, anno di inizio del loro impiego hanno causato non piú di 50 morti, in sei anni tra gli israeliani.

Sembra infatti – stando alle dichiarazioni del governo israeliano – destinato a durare a lungo l’attacco contro
sraaele, che secondo Mordechai Vanunu, che ha dichiarato nello Stato ebraico, nel 1986, esistenvano 200 testate nucleari , e per questo è stato condannato a 18 anni di prigione per aver detto la verità, cioè accusato d’altro tradimento, dall’altra i palestinesi della Striscia di Gaza, che secondo l’intelligence internazionale, sarebbero armati tra l’altro anche dall’Iran, così come Israele è armato dagli Stati Uniti.

Anche un osservatore distratto, potrebbe rendersi conto che la disparità tra le forze in campo è siderale. Da una parte, I

Israele è considerato, da fonti politiche internazionali, che si definiscono di alto livello, l’unca democrazia esistente in medio oriente, sebbene il Paese sia tutt’ora privo di una Costituzione.

Non va dimenticato, che nel corso dei decenni, le guerre sostenute dallo Stato ebraico, nel nome del suo unico diritto d’esistere, hanno portato a massacri, vedi

Ora fa orrore, vedere il silenzio assordante, non solo dell’Unione Europea, ma anche degliStati Uniti, dove Bush sta per andarsene, e quindi pensa alla pensione, ed Obama entrando ufficialmente in carica, ha oggi la preoccupazione di dove potrà

Israele si comporta peggio di un bullo di quartiere, che se riceve un

È strano, che metà dell’accozzaglia dei politici internazionali, molti dei quali hanno anche studiato legge, dovrebbero sapere che “la difesa deve essere proporzionata all’offesa” e che esiste per il privato cittadino il reato di eccesso di legittima difesa, che comporta una condanna penale. Evidentemente, nel nome del diritto di Israele di esisstere, deve esserci anche una sottoclausola segreta, che da all’unica “democrazia del medioriente” il diritto di distruggere, per 100, e non per 10, in caso di rapresaglia, con naturalmente la comunità internazionale che si guarda lo sporco delle unghie delle mani e dei piedi, o si annusa le ascelle, anzichè condannaare sonoramente in tutte le sedi istituzionali l’aggressione o difesa, dipende dai punti di vista, sempre e comunque sproporzionata rispetto all’offesa ricevuta.

Del resto sarebbe abbastanza semplce per l’opinione pubblica farsi un idea di chi sono gli aggrediti e chi sono gli aggrressori, basterebbe trovare le cifre dei morti e dei feriti degli ultimi sessantanni da ambo le parti, il numero dei mutilati permanenti e dei traumatizzati; le cifre delle centianaia di migliaia di tonnellate di bombe, missili, razzi, gas e quant’altro utilizzati, in questa “faida religiosa” che si trascina da piú di mezzo secolo, in barba a tutte le risoluzioni internazionali, dove l’unico “MUST” è quello di lanciare oltre che cadaveri dall’altra parte, lanciarsi accuse, senza mai voler venire a capo di nulla. Cifre alla mano, sarebbe semplice venire a capo del dilemma storico politico relgiogioso, ma di statistiche – in rete per ora – nemmeno l’ombra.

È interessante vedere come lo stesso problema, visto da angolazioni diverse, sia descritto in modo differente, dove anche il lettore piú mediocre può rendersi conto di quanto sia ancora lungo il cammino, non voluto da entrambi i contendenti, per giungere ad un a pace giusta e duratura che permetta ad Israele di vivere in pace entro i suoi confini, e lo stesso dicasi per la Palestina, che nessuna istituzione internazionale vuole riconoscerne il diritto all’esistenza e ad avere un suo Stato, esattamente come Israle. Cosa che per qualche oscuro motivo, le cancellerie internazionali, ONU in primis, non vogliono. Forse perchè questa guerra permette tra le altre cose di sperimentare armi sempre piú sofisticate sui civili, valutandone gli effetti negli anni.

Per concludere, ecco due link interessanti, dove poter valutare serenamente i diversi punti di vista.
Come Don Chischotte e Informazione Corretta. Entrambi i siti sono faziosi, ma il secondo, Informazione Corretta, lo è molto di piú, in quanto sembra un sito di proscrizione, contro coloro che vengono additati come antisemiti o antisionisti e questo fa assomigliare il tutto ad una strana forma di teocrazia quasi di stampo iraniano.

Marco Bazzato
31.12.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/
pestone al piede, da inizio alla faida, non accettando le scuse, e chiamando a raccolta gli “amici” – leggesi soldati, inizia il pestaggio a sangue, lasciando in fin di vita il giovane, dimostrando così al mondo la sua pietà, certo dell’impunità internazionale, perchè nel millennio passato, durante la seconda guerra mondiale ha subito la Shoà, e con questa scusa, può permettersi l’impunità assoluta, e sempre e comunque il plauso internazionale per aver esercitato – anche con forme estreme – che vanno contro a qualsiasi convenzione internazionale, il suo diritto di difesa.
fumare alla Casa Bianca.
Sabra e Shatila che certo non hanno giovato all’immagine internazionale della potenza nucleare, che nessuno può criticare, pena l’accusa d’essere tacciato come antisemita.