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martedì 26 gennaio 2016
Stepchild adoption? No grazie!
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giovedì 9 ottobre 2014
Aborto d’amore – romanzo e-book
martedì 17 dicembre 2013
Babbo Natale merita la morte?
mercoledì 31 luglio 2013
Guida pratica per schiattare dal caldo e dall’afa in ferie e non!
lunedì 15 luglio 2013
Roberto Calderoli Vs Cècilie Keyenge: 1-0?
Roberto Calderloli (1).
sabato 12 gennaio 2013
La Cassazione sentenzia l’affido esclusivo del figlio a una lesbica
lunedì 13 dicembre 2010
Sakineh, il nuovo appello delle star

È strumentale l’uso che si fa della vicenda di Sakineh, la donna iraniana condannata a morte prima per lapidazione, successivamente commutata in impiccagione, con la pena sospesa, per aver partecipato all’omicidio del marito e adulterio.
Ora che la lapidazione possa essere considerata un’esecuzione atroce si può anche convenire, ma l’impiccagione no, è una tecnica usata spesso nelle condanne a morte nei paesi islamici, e l’ultimo fra i politici condannati fu proprio Saddam Hussein nel 2006.
Quello che è riprovevole non è tanto la condanna a morte ma il rimandarla continuamente perché i media internazionali hanno dato vita ad una campagna mediatica contro l’Iran e il suo sistema giudiziario.
A volte bisogna essere cinici, perché certe campagne di “solidarietà contro la pena di morte” sono mosse da intenti politici sovranazionali, non dall’interesse di salvare la vittima a una singola persona, o perché il mondo ne ha veramente a cuore la sua sorte. L’obbiettivo è destabilizzare in questo caso il sistema giuridico iraniano e il suo governo, e il mondo si sta rendendo complice di un utilizzo strumentale di una vicenda giudiziaria d’omicidio per fare pressioni internazionali a uno stato sovrano.
Sakineh non viene vista come una persona da salvare, ma come un simbolo da usare come ariete per fare pressioni contro un paese. Il simbolo potrebbe chiamarsi Sakineh, oppure invece d’esser una persona potrebbe essere un vegetale o un oggetto, e simboli, oggetti e persone sono sempre sostituibili.
"Liberatela, ha sofferto abbastanza" è il grido che alza dallo star sistem hollywoodiano, come se di “uomini o donne morte che camminano” gli americani non ne avessero a sufficienza di condannati nel braccio della morte, ma di quei condannati nemmeno si preoccupano, anzi il mondo nemmeno si preoccupa, al pari di quelli cinesi, per non fare ingerenza politica nei confronti della prima superpotenza del mondo.
No si sa come reagirebbe l’opinion pubblica italiana se partisse una campagna internazionale a favore di Sabrina e Michele Misseri, dove ottanta attori americani ne chiedessero la liberazione. Sicuramente si assisterebbe a un via vai continuo di politici nelle varie trasmissioni televisive italiane che condannano l’indebita ingerenza nei fatti giudiziari italiani, come sta accadendo in Iran, ma se i paesi manipolando l’opinion pubblica interna, si “coalizzano” contro una nazione oggi politicamente nel mirino,per problematiche che nulla hanno a che fare con i diritti umani. Sarebbe interessante vedere cosa accadrebbe in Italia se un domani mattina un gruppo di iraniani e statunitensi assieme, si mettessero a manifestare davanti alle ambasciate italiane nei rispettivi paesi per chiedere la liberazione dei Misseri, perché “hanno già sofferto abbastanza”. Purtroppo anche l’opinione pubblica internazionale quando si vuole colpire a livello d’immagine un paese all’estero, mettendolo sotto una luce negativa di comodo, reagisce con emozioni di pancia, senza prima pensare alle rogne di casa propria.
Infatti per fare un paragone di come il comportamento dell’opinione pubblica si muova a corrente alternata, le dichiarazioni a favore del neo Premio Nobel per la pace sono state assai risicate anche in Italia, d’altronde gli interessi economici con la Cina sono certamente più importanti di un dissidente in galera che si batte per la democrazia nel suo Paese. Non ci sono stati italiani, anche di sinistra, da sempre a favore della cultura e di diritti umani, che si siano dati appuntamento davanti all’ambasciata cinese per manifestare contro la mancata possibilità di ritiro del premio da parte del vincitore. La ragion di Stato anche di sinistra ha avuto il sopravvento rispetto alla logica e al buon senso.
I diritti umani non dovrebbero essere dei valori negoziabili, soprattutto per quei paesi, Italia compresa, che hanno l’arroganza, quando fa comodo, di dirsi civili, salvo chiudere gli occhi, specie se c’è di mezzo il dio dollaro, il dio Ren Min, che ha come unità di misura lo Yuan o il dio rublo, quando si tratta di fare affari con la Russia. Ma politica e diritti umani non sono mai andati d’accordo, anzi, in ogni paese che si “rispetti” in un modo o in un altro vengono calpestati, solo che raramente assurgono alla prima pagina o nei servizi d’apertura dei paesi interessati, si preferisce omettere.
Gli italiani spesso si arrabbiano contro il sistema giudiziario, eccessivamente garantista, per capirlo basterebbe leggere anche molti commenti su Facebook di quanti sono coloro che invocano la pena di morte anche per “delitti contro gli animali”, contro la vivisezione, o contro i crimini efferrati commessi contro la persona, salvo poi mettersi in mostra, perché fa tanto di moda, quando si tratta di salvare un illustre sconosciuta, solo perché tutti si accodano alle notizie senza prima rifletterci sopra. Se la ragione non è un opinione, la certezza della pena, a seconda di ogni sistema giudiziario, dovrebbe valere come per l’Italia anche per l’Iran, ma così per i ciechi e sordi non è, preferiscono accodarsi alla massa, perché è più comodo
Marco Bazzato
13.12.2010
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giovedì 5 novembre 2009
Via il crocefisso dalle scuole
La sentenza, dettata dal buon senso e dalla ragione, pone simbolicamente l’Italia al pari dei Paesi tribali, come la Somalia che per tradizione – come detto dal ministro Gelimini, rappresenterebbe la tradizione italiana – ama infibulare le giovani somale, o come l’Afganistan che per tradizione tribale, non dettata dal Corano, impone alle donne l’uso del burqua.
Naturalmente sono partiti lanci d’agenzia di politici – che con la loro vita privata dissoluta hanno calpestato il cattolicesimo, stuprando metà dei dieci comandamenti che vorrebbero difendere – inneggiando all’attacco dei valori cristiani europei.
Naturalmente anche lo Stato città del Vaticano non è rimasto in silenzio, sentendosi defraudato di un qualche diritto divino che vorrebbe imporre il proprio marchio di fabbrica entro i confini di un altro Paese.
Il crocifisso è un simbolo d’appartenenza a una confessione religiosa, in contrapposizione con la stessa Costituzione italiana, dove ogni religione ha pari dignità, indipendentemente dal numero, non dei battezzati per tradizione familiare, ma dei fedeli effettivi di questa confessione che ogni giorno, non solo sta perdendo affiliati, con una maggioranza relativa in rapido declino, vista l’ascesa di altre confessioni o dell’ateismo e del razionalismo.
Il Vaticano, in modo velato, parla di “sentenza ideologica” omettendo però di dire che anche le religioni, con tutti i loro dogmi, possono essere annoverate a pieno titolo tra le ideologie idolatriche che nel corso dei secoli hanno mietuto, nel nome dei loro simboli,morte e distruzione. Evidentemente questa parte oscura delle storie delle religioni – cattolica compresa – viene allegramente omessa, rimossa, nascosta sotto gli errori e orrori umani della storia.
A ben guardare nelle scuole italiane non dovrebbe esserci il crocifisso, ma la Lupa, simbolo di Roma, in quanto dalla fondazione di Roma, come villaggio, ai giorni nostri sono passati molti più secoli, rispetto che ai solo duemila anni dalla nascita cattolicesimo papalino.
Va fatto notare, come ciliegina sulla torta, che questa sentenza potrebbe essere la prima di molte dovute al “Trattato – capestro – di Lisbona”, dove l’Italia ha abdicato la Costituzione e le leggi a favore di una fantomatica Commissione Europea, che fra pochi anni assomiglierà al “Gran Consiglio dei 10 assenti” sinistramente evocato da Fantozzi.
Marco Bazzato
05.11.2009
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martedì 10 febbraio 2009
Eluana Englaro è morta
Eluana Englaro è morta. Condoglianze una sega!
Può apparire barbarico, ma il barbarismo non è dello scrivente. Il barbarismo è di coloro che hanno sostenuto l’omicidio medico, desunto dalle presunte volontà della vittima.
Eluana, contro ogni previsione sbagliata dei medici, se ne è andata prima del previsto, come se il tutto fosse stato orchestrato dall’alto da qualche misteriosa forza divina, sempre che esista qualche divinità. Il suo corpo debilitiato dalla fame e dalla sete, che secondo i medici non poteva percepire ha detto basta, lasciando l’Italia ma non solo atterriti e disgustati da una volontà del padre, che in un delirio di onnipotenza ha deciso il destino della figlia, condannandola a morte, decesso avvenuto alle 20.10 ora italiana, secondo quanto comunicato dai media.
Eluana è la vittima sacrificale di un certo modo di far politica, è morta innolata sull’altare pagano dell’ideologia assissina che ha usato cinicamente il lassismo delle istituzioni italiane, costringendo la magistratura a decretarne la dipartita.
Ora a destra in molti si strappano le vesti, eppure per anni hanno dormito sugli allori, confidando che Beppino Englaro desistesse dai suoi propositi, ma questi non si è arreso davanti a nulla e nessuno, e ora reclama un rispettoso silenzio ipocrita, quando lui per primo ha trasfornato il dramma di Eluana in un evento mediatico.
Questa morte reclama giustizia e vendetta, non innanzi agli occhi di Dio, ma davanti alla giustizia umana, che se fosse giusta dovrebbe essere spietata e senza possibilità d’appello, scavando fino a far uscire carne e sangue nelle responsabilità individuali, mediche e politiche di questo assassino annunciato.
Nemmeno un cane rognoso sarebbe stato lasciato morire così, ma bensì con una pietosa sbadilata sul cranio, che gli avrebbe spappolato istantanemente il cervello, portandolo alla morte immediata. Eluana, a differenza di un cane, non ha avuto nemeno questo privilegio, non ha avuto nemmeno l’onore di una morte immedita, è stata lasciata morire di fame e di sete, uccisa, stando ai primi referti medici, secondo alcuni quotidiani, da un attacco cardiocircolatorio, secondo altri da un blocco renale dovuto alla disidatrazione.
Ora molti esponenti della classe medica sostengono che la donna non ha sofferto, ma chiaramente sono tutte opinioni velate dal dubbio e dall’incertezza su cosa effettivamente possa avvenire nel cervello di una persona in stato vegetativo permanente, in quanto non è assolutamente certo che una persona che non risponde agli stimoli esterni e/o interni non li percepisca, ma che visto il suo stato non possa comunicarli in modo compiuto.
È straziante pensare che un essere umano sia lasciato morire di sete, una delle morti più atroci che la natura possa riservare, senza contare che se effettivamente il decesso è avvenuto per blocco renale – lo scrivente lo sa per esperienza – questo è uno dei dolori più insopportabili che un corpo possa sostenere, superiore addirituttura a quello di un parto, e tutto questo è stato commesso deliberatamente nel pieno “interesse” dei medici, improntati tutti ad osservare le reazioni dell’agnello sacrificale, probabbilmente anche per scopo di ricerche mediche future.
Beppino Englaro ha dichiarato che che la figlia non avrebbe mai voluto viviere da vegetale, ma si dubita che Eluana, cosciente o no, abbia mai voluto morire di fame e di sete, vittima dei reni bloccati dell’urina che non viene più prodotta e con le scorie che intossicano completameente l’organismo, sino a portarla alla morte.
Non è necessario essere cristiani cattolici, fanatici integralisti dello Stato Città del Vaticano, oppure dediti a pratiche devozionali, secondo alcuni più o meno dettate dalla superstizione popolare, o secondo altri dalla fede in una vita ultraterrena, per capire che si si trova innazi ad un evento di inaudita gravità umana e politica, dove anche il centrodestra ha delle colpe politiche ed etiche che vanno oltre ogni ragionevole comportamento di responsabilità politica, in quanto “Il Caso Englaro” era dominio pubblico da anni, ma nessuno dei precedenti governi, anche di centrosinistra, esattamente come quello attuale, non hanno mai voluto affrontare energeticamente il “vernaio” bioetico del Testamento Biologico, fino a quanto lo Stato Città del Vaticano non ha dato il silenzio/assenso.
Viene da chiedersi cosa accadrà a livello politico dopo le esequie della donna uccisa? La prima indicazione è gia disponibile: il governo ha bloccato il decreto d’urgenza, visto che è inutile, rimandandolo – forse – come disegnodi legge alle prossime settimane, segno chiaro e tangibile che l’interesse per il problema Englaro era esclusivamente mediatico e quindi una priorità generata dall’opinone pubblica e ora che lo sgomento e il silenzio dovrebbe regnare sovrano in segno di rispetto, porta il tutto a non renderlo più attuale e che probabbilmente, come spesso accade, cadrà nel dimenticatoio fino ad un nuovo caso.
Eluana non è stata lasciata andare, ma è stata costretta a morire per colpa del lassismo della politica, dei politicanti che hanno demandato facendo si che la magistratura decretasse al posto del governo o che legiferasse il parlamento, perchè non avevano “le palle” per decidere in nome del Popolo italiano, come da mandato conferito dagli elettori, tradendo il mamdato popolare, tirando loro a campare e lasciando – menefreghisticamente parlando – qualcun’altra crepare.
I pianti politici di coccodrillo sono inutli, sono carne morta, esattamente come Eluana, sono il Canto del Cigno di una politica bipartisan che tra differenze e distinguo e veti contrapposti non agisce, non legifera, preferendo una letargia del quieto vivere, piuttosto che impegnare risorse intellettuali e politiche – se a questo punto esistono – per venire incontro ai bisogni dei sudditi.
Passi il comportamento negligente della politica davanti a questo evento omicida a livello nazionale, ma la figurccia che avanti al cosidetto mondo civile difficilmente sarà dimenticata. Ancora una volta – se mai fosse necessario – il Paese viene messo alla berlina dai media stranieri, passando forse alla storia come il primo omicidio di Stato dovuto all’imperizia politica per il non saper legiferare nei tempi giusti, dando l’immagine di un Italia allo sbando con una classe politica divisa e frazionata su tutto, incapace d’uscire dagli schemi di partito, completamente disarticolati, come se fosse in stato vegetativo permanente, che si bea quando riesce a far passare una moratoria all’ONU contro la pena di morte, ma che poi non riesce a legifare rapidamente per salvare la vita di una persona incapace a difendersi, spegnendo così il Faro di Civiltà Giuridica del Diritto Romano.
Quest’oggi la politica ipocrita chiede silenzio, chiede rispetto per la famiglia, per il padre che non ne merita nemmeno un po’, il tutto non per solidarietà nei confronti di Eluana, visto che se la politica avesse avuto rispetto per la vita umana si sarebbe attivata molti anni prima dell’omicidio-suicidio assisitito dietro il paravento di un protocollo dubbio, ma per il sacro terrore – della politica che vive sotto scorta – che ha dei cittadini e dell’opinione pubblica.
Indirizzare il Paese in questo momento al silenzio non significa altro che chiedere di mettere subito una lapide su tutto, dimenticando e rimuovendo dalla memoria collettiva il fannullonismo politico. Eluana forse poteva essere salvata, se il parlamento avesse avuto la volontà – visto quello che ogni parlamentare porta a casa ogni mese – di lavorare sabato e domenica, portandosi avanti come fa ogni buon lavoratore responsabile, il lavoro, ma così non è avvenuto. È stato più comodo diramare comunicati stampa, farsi mettere sotto il naso un microfono, sparando la solita litania di frasi di circostanza, anzichè agire. La domenica per i politici cristiano-cattolici è sacra, e l’orazione e la preghiera non può essere distolta da banali sedute parlamentari, da riunioni dei capigruppo. D’altrode bastava vedere le immagini di lunedì sera, per rendersi conto di quanto il “dramma Englaro” fosse sentito dai Senatori a destra e a manca: l’emiciclo era praticamente quasi vuoto, alla faccia della necessità di legifare d’urgenza.
Vergogna!
Innanzi a questi comportamenti delle iItituzioni, dei nostri orani di governo, Camera e Senato non può esserci silenzio rispettoso, ma sdegno politico e sociale e mediatico, lo stesso sdengo che lo scrivente ha sentito quando ieri sera tornanto a casa, ha visto che il satellite, ricevendo i programmi italiani dal medesimo, i tre canali della tv di Stato, Rai 1, Rai, 2 e Rai 3 l’audio per tutta la serata era assente. Si ricevevano solo le immagini, ma mute, mentre gli altri canali italiani – Mediaset – si ricevevano perfettamente. Molto probabbilmente un gusto tecnico, anche se ciò potrebbe portare a pensare ad un atto deliberato di oscuramento audio internazionale, proprio per non far udire quanto stava avvenendo in Italia. Naturalmente si spera che non sia così e che ogni congettura sia destituita di ogni fondamento.
La vicenda Englaro ci si augura che non temini con le esquie della donna, ma che si apra un dibattito serio, non solo politico, ma anche sotto il profilo delle responsabilità penali di quanto avvenuto, perchè non nè umano nè etico che si possa uccidere una vita umana senza alcun riscontro oggettivo scritto, ma solo sulla base di dichiarazioni del padre.
Non ci si può stringere in un abbraccio di condoglianze alla famiglia Englaro quando una morte è avvenuta con questo sistema, perchè la morte di Eluana Englaro è un offesa alla dignità della vita e della morte stessa, visto che è stata inferta in un regime di teorica insensibilità sensoriale.
Addio Eluana, in qualsiasi posto tu ti trovi ora, sei più amata che dal tuo padre biologico, che per non soffrire più lui ti ha offerto in sacrificio alla medicina, alla politica, agli interessi di partito e di ideologia.
Buon viaggio.
Marco Bazzato
10.02.2009
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lunedì 9 febbraio 2009
I Radicali dietro Beppino Englaro?
Al termine dell’intervista registrata, il presidente dell’associazione Luca Coscioni, ha rinnuvato gli insulti a Pietro Cristafulli, accusadolo d’essere un « parassita», in quanto al tempo della vicenda Welby, si era schierato nella barricata opposta, provita, a favore del fratello. Il radicale, sempre in prima linea quando si tratta di battaglie per i liberismo estremo, per aumentare il numero dei drogati, in nome dell’antiproibizionismo, ha un concetto così personale della libertà altrui, a patto che non sia d’ostacolo alla propaganda del suo partitucolo, composto da quattro gatti, e che non avendo rappresentanza in parlamento, perchè i gli elettori da anni lo considerano contronatura, sono costretti – sembrebbe – a sovenzionare operazioni omicide, davanti alla magistratura, pagandone, si presume, le parcelle, per manipolare l’opinione pubblica, piegandola ai loro pervesi voleri.
Anna La Rosa si è però ben guardata dal domandare al Radicale se è vero che dietro a Beppino Englaro ci fossero i Radicali. Già il non chiederlo è stata un’ ammissione non detta di paternità, che non giova alll’immagine della giornalista, nè tantomeno ha fatto un favore al diritto d’informazione dei cittadini.
Naturalmente se fossero vere le accuse formulate da Pietro Cristafulli contro Beppino Englaro, cioè che la figlia non ha mai chiesto d’essere ammazzata, ma che tutto parte dal padre della donna in stato vegetativo permamente, la magistratura dovrebbe intervenire per appurare la verità, acquisendo la registrazione di Telecamere, bloccando nel contempo quella che si paventa come un’esecuzione per fame e sete di Eluana, perchè se trovassero riscontro le frasi di Pietro Cristafulli, ci si troverebbe inanzi non a una volontà presunta della figlia, ma ad una volontà omicida del padre.
È chiaro che si si potrebbe trovare davanti ad una manipolazione dei fatti e della realtà che va indirezione diamettralmente opposta rispetto alle volontà di Eluana, usata a favore della volontà di Beppino Englaro, ma peggio ancora, montata e finanziata –senbrebbe grazie agli aiuti – da un partito politico che della morte, nel nome della libertà dell’individuo, ha sempre fatto il suo cavallo – morto – di battaglia.
Il punto essenziale è che tutto si basa sulle “presunte” volontà di Eluana, frutto del racconto dei genitori e di alcuni amici, mentre la magistratura stessa non avrebbe tenuto conto delle voci contarie, rispetto a quelle accettate come verità quasi dogmatiche.
La situazione sarebbe stata ben diversa se esistessero prove certe, non basate sul sentito dire, circa i desideri di Eluana, come ad esempio un testamento scritto, una registrazione, un qualsiasi straccio di prova che possa avvalorare, oltre ogni ragionevole dubbio, che quanto oggi in essere è frutto del diritto di autodeterminazione della paziente in stato vegetativo permanente.
È chiaro che gli attacchi alla Chiesa Cattolica da parte di Beppino Englaro siano alquanto pretestuosi, non tanto per l’ingerenza dello Stato Città del Vaticano nella vita dei cittadini italiani, ma perchè non ci si trova innazi solo ad un problema etico, ma ad un accertamento di una verità che ogni giorno di più risulta sempre più labile e fragile, che potrebbe infrangersi – se venissero svolte ricerche giudiziarie e fiscali approfondite, da un un momento all’altro.
Appare strano che a nessuno sia venuto in mente di chiedere a Beppino Englaro, andando a spulciare nelle dichiarazioni dei redditi, su come in questi anni abbia potuto far fronte alle spese giudiziarie e di cancelleria, parcelle di avvocati e quant’altro si è reso necessario per condizionare anche l’opinione pubblica. È palese che questa mole di ricorsi e controricorsi debba aver avuto un costo non indifferente per il padre, e che in un modo o nell’altro qualcuno potrebbe averlo sovvenzionato, non importa se Associazioni e/o partiti politici, ma che nessuno abbia svolto una seria inchiesta – anche giornalistica – circa l’origine delle disponibilità economiche per i costi legali, questo non fa onore al gionalismo italiano, che appare più interessato a far da microfono e cassa di risonanza, piuttosto che giornalismo investigativo.
Rimane oltre all’accertamento della verità sulle presunte dichiarazioni di Eluana Englaro un problema etico e legale di fondo, cioè la mancanza – per ora – circa la possibilità del testamento biologico, che non può essere affronato o discusso sotto la spinta emotiva dell’opinione pubblica e tantomeno sotto i diktat di uno Paese straniero, come il Vaticano, che pur avendo il diritto di liberà d’espressione, non deve fare pressioni velate e non sia all’opinione pubblica, sia alle forze politiche italiane, che hanno il diritto e dovere di legiferare secondo coscienza.
Rimarrà da vedere, se Eluana non morirà prima, cosa potrà accadere dopo che il decreto legge sarà approvato, ma sopratutto se una volta calmatesi le acque, il tutto cadrà nel dimenticatoio, in quanto l’obbiettivo è stato raggiunto, oppure – a boccie ferme – ci saranno vere indagini sui finanziatori politici di Beppino Englaro, l’eventuale provenienza del denaro, in quanto non risulta che sia mai stata aperta una sottoscrizione pubblica per sostenere la famiglia nella sua battaglia contro la giustizia e la politica – lassista – italiana, per porre in essere le “presunte” volontà di Eluana Englaro.
Marco Bazzato
09.02.2009











