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lunedì 23 ottobre 2017

Pull a pig

Pull a pig, letteralmente tradotto dall’inglese, “Inganna il maiale”, ma visto che il “gioco” se di tal cosa si può parlare, andrebbe tradotto, volgendolo al femminile, con “Inganna la scrofa”.

Ormai è noto che questo non è certo un nuovo gioco, ma una semplice rivisitazione in chiave tecnologica delle scommesse che si facevano da ragazzi, da teenager, da adolescenti, e perché no, anche da adulti, quando tra amici, anche vincendo una certa forma di repulso, si scommetteva nel “farsi” non solo la più cessa della scuola, ma in quei casi, anche la più grassa, dicesi cicciona o altri aggettivi oggi considerati “fuori moda”, soprattutto nel mondo virtuale dei social network, soffocati dalla dittatura espressiva dei censori occulti, che ti bloccano l’accesso se provi, come si diceva in passato, “a farla fuori dal vaso”, detta in termini più attuali, se non usi un linguaggio non consono, dove il sessismo, anche in termini generali, risulta offensivo per la suscettibilità delle donne e/o femmine, le quali dovrebbero, sebbene siano in numero superiore rispetto ai maschi, essere trattate, in rete, come dei Panda e protette, come si adopera il WWF con le specie diversamente umanoidi, che popolano il pianeta Terra.

Il vecchio, ma presunto nuovo gioco, antico come il mondo, Pull a Pig sembra facile, ma la cosa va letta non solo in chiave femminile e/o femminista, ma dovrebbe anche andar letta dal punto di vista maschile.

In quanto, mettiamoci nei panni anche del ragazzo, il quale, come una prova di iniziazione per essere accettato dal gruppo, deve avere lo stomaco e il fegato di interagire in un modo o in un altro con una persona di sesso opposto, esteticamente attraente come un boiler e non è detto che l’impresa titanica vada sempre a buon fine, perché il maschio è “costretto” a mettere in atto, controvoglia, una serie di artifizi psicologici, innanzitutto verso se stesso, per vincere sia le sue resistenze interiori e poi quelle di lei. Dove spesso queste donne, avendo una bassa stima di se stesse, a causa dell’aspetto fisico, essendo forse più diffidenti di quelle fighe, di quelle ghocche che se la tirano, sono anche le più difficili da conquistare, in quanto prima di “mordere l’osso”, ci sta una quantità mostruosa di carne, di adipe, da superare e quindi a costoro, per assurdo, dovrebbe essere data una medaglia, non essendo affetti da una parafilia sessuale che va sotto il nome di “Adipofilia!”

Ma può essere anche vero l’esatto opposto, ossia, costoro, avendo una bassa autostima, cadono ai piedi del fighetto di turno che le annebbia con quattro complimenti dolci in croce, due sorrisetti, tre emoticon, come va tanto di moda oggi, un uscita per un caffè o una pizza e poi, come sovente da prassi, senza manco conoscere in profondità la persona, perse e fatte come i cachi, gliela danno, illudendosi d’aver trovato il grande amore della loro vita.
Grulle.

Attenzione però, il problema vero non è il Pull a Pig. 

Il problema vero è soprattutto l’attuale società contemporanea che, a differenza del passato, offre infinite possibilità in infinite combinazioni per avere delle interazioni sociali, dove però, a differenza del tempo che fu, visto che ormai molto passa attraverso il filtro della rete, non avendo fin da subito un contatto diretto con la persona, si costruiscono più castelli in aria di come si faceva nel passato, cadendo facili prede di soggetti che per un motivo o  per un altro, alla fine cercano , maschi e femmine, questo infoi mento generalizzato non fa distinzione di genere,  trovano sesso “low cost”,  perché anche il sesso stesso è un prodotto in che viene svenduto a prezzi di saldo di fine stagione, in quanto consumato non in modo diverso da come si consuma lo street food, il cibo di strada, chattando con la controparte, creandosi così un mondo di seghe mentali e amori illusori, frutto del mondo informatico, e poi queste illusioni, queste seghe mentali, come avviene da sempre, si trasferiscono in ogni caso nel mondo reale.


Il problema, lo si ribadisce, non è il Pull a Pig in se, quello fa parte della naturalità del genere umano, ma  va condannato è che questi disgraziati e mi riferisco ai maschi senza onore, invece di vantarsi come si faceva in passato con gli amici in piazza, al bar, raccontando i loro sforzi per raggiungere l’obbiettivo, vadano a pubblicare tutto ciò in rete o che si scambino commenti nei vari gruppi di discussione, dove purtroppo, il delatore o la delatrice, l’infame, l’infiltrato o l’infiltrata, come una pettegola dal parrucchiere, va a far uscire dal gruppo ristretto le conversazioni, creando l’immagine falsata di maschi mostri che  se ne approfittano di donne, maggiorenni, che, volendo passare per indifese, si professano vittime, a comunque affamate e saziatesi di carne maschile, esteticamente attraente, altrimenti si dubita che gliela avrebbero data, no?

È vero che vale sempre “l’arcaico” detto femminista de: “L’utero è mio e lo gestisco io”, nulla da eccepire su questo loro sacrosanto diritto di proprietà privata, donata da madre natura alle donne bio, ma va ricordato a queste donne che la danno via con estrema facilità, senza le necessarie accortezze,  poi il rischio che si corre, in primis è quello di essere etichettate come donne dai facili costumi, in quanto perché, piaccia o no, la nostra società è ancora, nel bene o nel male, intessuta da un forte maschilismo, ma se anche così non fosse, una donna che ha rispetto di se stessa, non va a darla al primo gonzo che passa, dopo qualche chattata sullo smarphone, arrabbiandosi poi se in un modo o in un altro, viene fottuta.

Rimarco una cosa però, riferita al genere maschile, genere del quale immodestamente sento d’appartenere: i maschi di oggi non hanno onore, non hanno dignità, non hanno rispetto, lasciamo stare per quella che ti sei portata a letto, brutta e grassa come la morte, nessuno ti ha puntato la pistola addosso e ti ha costretto a farlo. I maschi di oggi non hanno rispetto per se stessi: ti sei fatto la scopata? Bene. Hai aggiunto un’altra tacca incisa sull’uccello? Hai fatto bene. Ma almeno abbi l’onore di tacere e di non fartene vanto, soprattutto lasciando tracce nei messenger. Quindi, se devi reclamare, legittimamente, la tua vittoria: datti appuntamento al bar, davanti ad una birra, attorniato solo da amici fidati e racconta, se vuoi, le tue prodezze amatorie. Poi, se qualcun altro le mette in rete, orbene, ha tradito la tua fiducia  e questo, per dimostrare che si ha senso dell’onore, andrebbe escluso dal gruppo e bloccato nei social network, in quanto “bocca da puttana!”, come si diceva anni fa dalle mie parti.

Poi, visto che la scommessa con gli amici l’hai vinta, sarebbe da persone intelligenti uscirne con signorilità, scaricandola non spiattellandole in faccia la verità, ma raccontando le solite balle diplomatiche che si usano per scaricare una persona. Tanto il maschio, in quei casi lì, davanti a se stesso e davanti agli amici ha già vinto e non ha senso distruggere, umiliare e destrutturare la sconfitta, quella è già stata punita a sufficienza da madre natura, no?

Nota dell’autore: il rispetto va dato alle persone, sempre, soprattutto quando si è faccia a faccia, alle loro spalle, in privato, quando queste non ci sono, ci sta ancora per ora la libertà di dire ciò che si vuole e con il linguatggio che si vuole, indipendentemente dal sesso biologico di appartenenza, se non si vuole beccarsi come minimo uno sputo in faccia o una denuncia!

Foto dalla rete

Marco Bazzato
23.10.2017


mercoledì 22 marzo 2017

Ciao Fernando!



Due giorni fa ho appreso della morte improvvisa, stroncato da un infarto, all’età di 77 anni, di Fernando Bettin.

A molti questo nome non dirà assolutamente nulla,soprattutto quando le notizie viaggiano nel mare dei social network, ma per i miei compaesani in Italia, in Veneto, tra Padova e Venezia, Fernando ha rappresentato la quint’essenza di un lavoratore instancabile. Svolgeva, come prosegue oggi l’attività il figlio, il mestiere di idraulico, ma smessi gli abiti da lavoro, ci stava una persona amante della famiglia, della moglie  e del figlio, Enrico, mio fraterno amico fin dall’infanzia. Ci stava l’amante dello sport.  Seguiva il calcio dilettantistico come dirigente sportivo, nella squadra del paese.

Ieri sera, parlando via WhatsApp, con una persona di cui non rivelerò il nome, ma solo il soprannome. Soprannome dato non so o non ricordo manco per quale motivo, CiQu, costui mi ha ricordato i suoi anni come giocatore di calco amatoriale, le “sgridate” bonarie e amichevoli di Fernando, l’essere una presenza fissa e costante, vicino a giovani, per farli crescere nell’amore dello sport e della sana competizione e nel rispetto reciproco, dentro e fuori il campo di calcio, nel campo della vita.

Ma Fernando non era solo questo. Era un donatore di sangue, impegnato nel sociale, medaglia d’oro per il numero di donazioni svolte nell’arco di quasi mezzo secolo. Ma era anche un amante della pesca, della sua piccola barca caricata sul tetto dell’auto, negli anni ’80 e ’90, prima di partire per le ferie, o in quell’altra, quella trainata sopra il carrello, attaccato alla macchina.
Sono molti i ricordi che mi legano a questa persona, padre di questo mio amico, che ha lasciato improvvisamente la moglie e il figlio.

Ero a casa sua, il giorno dell’attentato a Giovanni Paolo II, il 13 maggio 1981. Sì, mi ero recato per fare due chiacchere, come nostra abitudine quasi quotidiana, con Enrico e mentre guadavamo la Tv, apparve in sovraimpressione la notizia dell’attentato al Papa Polacco, con Fernando che rientrava proprio in quel momento, rimando per ore poi a commentare quanto avvenuto, in quanto erano iniziate le edizioni straordinarie dei telegiornali.

Ed ero sempre a casa sua, nel 1982, in occasione dei Mondiali spagnoli, vinti dall’Italia contro la Germania, dove guadammo la partita Brasile – Italia e, non ricordo con che ordine, anche quella Italia – Polonia. I suoi improperi contro i calciatori italiani quando sbagliavano, le “maledizioni bonarie” quegli “anatemi sportivi” legati al calcio che  possono uscire solo da un veneto d.o.c. erano musica per le orecchie degli astanti, essendo impegnati con l’udito ad ascoltare le parole del telecronista, Nando Martellini e le “sfuriate” di Fernando, con le prodezze degli  Azzurri che poi riuscirono a portarsi a casa la terza Coppa del Mondo. 

Fu in fatti in occasione della vittoria dell’Italia sul Brasile, ai Mondiali del 1982 che al termine del match, aprì la credenza, che si prese un sigaro cubano, accendendoselo,  fumandoselo, mezzo in salotto e l’altro mezzo sulla terrazza di casa, ebbro di gioia per la sconfitta dei brasiliani,: aveva gli occhi che gli brillavano di felicità, come quelli di un bambino, la notte di Natale, quando scarta i regali.

 E ricordando questa cosa, mi è venuto in mente un aneddoto, un racconto che mi fece al tempo, ossia di aver conosciuto in un bar, Gregorz Lato, un giocatore di calcio polacco, nome che a me francamente non diceva assolutamente nulla, ma per Fernando, appassionato, Milanista incallito e purosangue, tifoso ma non fanatico, sì.

 Era un piacere sentirlo “incazzato”, come solo lui sapeva esserlo, con il suo famoso e riconoscibilissimo “Boia can!”, esclamazione tipica dell’epoca, ormai in disuso, quando la sua squadra del cuore, non importa che fosse il Milan o quella dove faceva il dirigente, non girava come avrebbe desiderato.

Così com’era suo il sigaro che fumai la notte prima del mio intervento del dicembre 1994, sigaro che mi diede il figlio Enrico, sgraffignandolo dalla custodia – eravamo  praticamente dei “putei” entrambi, pochi giorni prima, in occasione di una visita che mi fece all’ospedale. Era il sigaro, uno dei sigari speciali di Fernando, quelli che teneva nella scatola di legno, dentro la credenza del salotto, appartenenti alla famosa scatola del Mundial 1982,  Quell’aroma, che mi ha impregnato le dita per ore quella notte, non l’ho dimenticato per anni.

Fernando non era il tipo di tante parole. Alle parole preferiva il fare, rispetto che al dire, ma erano sempre parole assestate nel modo giusto e lanciate, anche quando doveva darti una lavata di capo. Parole ben assetate. Parole che non facevano mai male, ma che sapevano colpirti nel segno.
Ormai sono anni che non lo vedevo, ma certi ricordi, così moltissimi altri che non starò qui a narrare, a scrivere e a descrivere, rimarranno dentro di me.

Il mio cordoglio e la mia vicinanza  va alla moglie, alla Zita, come si dice dalle mie parti, ad Enrico, quell’amico fraterno, come e più di un fratello, in moltissime occasioni della mia vita e gli sono vicino, pur nella distanza fisica. Così come mi sento vicino a sua moglie e a tutte quelle persone della famiglia Bettin che in questo momento piangono per la perdita di una persona amata, o di un amico stimato e apprezzato, per quello che ha saputo sempre essere: una persona semplice, dove la semplicità dell’essere, spesso alla fine rappresenta ed è il tutto.
Buon viaggio, Fernando!
Marco Bazzato
22.03.2017

giovedì 5 aprile 2012

Vigonovo: cittadino italiano si suicida o kamikaze fallito?


Sono giorni che seguo la vicenda del cittadino di origine “ignota”, visto che in alcuni siti viene dato per serbo, in altri per croato, in altri ancora come montenegrino. Insomma, quando si tratta di paesi dell’Est Europa la confusione italiana o la mancanza di voglia di chiarezza, crea un commistione e un caos, che potrebbe far scattare nei Paesi interessati un nuovo “Assedio di Sarajevo”.

 Per fortuna oggi ci pensa il cronista locale, Vittorino Compagno, a dipanare un po’ le lacune con un suo articolo – vedi nota 10 – dove in seguito ho scoperto che  Igor Milic è di origine Slovena, natio di  Senožeče, in italiano Senosecchia.

 Rimorchiarne l’origine omettendo la nazionalità italiana potrebbe essere letto come una pregiudiziale, in virtù dell’accaduto.

 Igor Milic era cittadino italiano a tutti gli effetti, avendo lo stesso passaporto e gli stessi diritti degli italiani. Esattamente come accade con gli sportivi che prendono la cittadinanza italiana per giocare con i colori azzurri.

Sta di fatto che lunedì, poco dopo mezzogiorno, stanco delle angherie dei dispetti, delle lacune, delle mancanze – a suo dire, stando a quanto pubblicato nel Corriere della Sera – che era costretto a sopportare per anni, ha deciso di farla finita, facendo pagare un conto salato ai condomini, scaraventando il paese per alcuni giorni sotto i riflettori della cronaca nazionale.

Ma dalle ricostruzioni giornalistiche si possono notare delle storture e dei dati che oggettivamente non quadrerebbero.

. Leggendo, vedendo i video in rete le interviste fatte ai vicini, sembrerebbe che costui fosse un “fuori di testa” maniacale, che minacciava tutto o tutti e che prendesse nota di ogni minima infrazione condominale che altri commettevano.

In una nazione e un paese di provincia dove tante cose sono fatte con approssimazione, un “razionale” e certosino pensiero “tedesco” poteva dare fastidio e apparire seccante ai condomini abituati al “tutto va bene” o come si dice anche, al “fare il tutto alla carlona” e questo alimentava gli attriti tra il “neoitalaino” e gli autoctoni, esasperando gli animi.

In molti piccoli paesi, c’è da dire, anche per colpa di taluni soggetti, non è facile per gli “importati”, vuoi dove alcuni hanno la mentalità ferma al tempo della servitù della gleba, vuoi anche l’influenza di un certo pensiero celodurista che non ha fatto bene all’apertura mentale dei nativi nei confronti degli “stranieri”, siano essi provenienti dalle grandi città o provenienti dall’estero, peggio ancora se da un Paese dell’Europa dell’Est.

È chiaro l’italiano Igor Milic, nel suo presunto desiderio omicida, ha fallito. Ha fallito come un kamikaze alle prime armi, professione che raramente ammette una seconda possibilità.

 Stando anche a quanto hanno dichiarato i vigili del fuoco, l’italiano ha operato con diabolica precisione (1). Se fosse stato un vero assassino e non un “boccalone verbale” come ne esistono molti, l’italiano d’adozione, non avrebbe toppato così clamorosamente nel suo pseudo intento stragista, in quanto risiedendo da tempo nel paese conosceva le abitudini locali e probabilmente il suo desiderio maggiore era quello di un gesto eclatante, che lasciasse un segno da ricordare, dove le eventuali vittime non sarebbero state altro che dei “danni collaterali”, termine militare usato in tempo di guerra.

Se fosse stato un vero criminale, avrebbe messo in pratica il suo intento “kamikaze” in orari più consoni, ossia a metà mattinata, oppure la notte, quando le probabilità che i suoi “nemici” fossero a letto, erano sicuramente più elevate. Come accadde aMoncalieri nel gennaio del 2010 (2) e in quel caso non era un ex straniero naturalizzato italiano, ma un autoctono doc.

Ci si pone anche un'altra domanda: ma chi ha dato a Igor Milic tutte le bombole che deteneva in garage? Ed erano bombole che, secondo la legge, era autorizzato a detenere, oppure qualcuno l’ha bypassata, per guadagnarci sopra qualche euro? E se è vero quanto scrive la Nuova Venezia (3)  “ Anche i carabinieri del posto avrebbero cercato, per quanto possibile, di indurlo alla ragione, richiamandolo al dovere di rispettare quelle regole di sicurezza che proprio lui avrebbe dovuto conoscere particolarmente bene”,  se sera risaputo che “trafficava” con bombole di gas, possibile che a nessuno sia venuto il dubbio di controllare se la quantità che deteneva in casa o nel garage fosse conforme alle quantità ammesse dalla legge per uso domestico?

Sono molte le domande che con il teorico senno del poi lasciano nella mente molti dubbi..

Così come non va dimenticato, e qualsiasi persona che ha sofferto di depressione grave, l’istinto suicida e il desiderio di vendetta ha le sue gradualità all’interno di questo tunnel di luce oscura La prima potrebbe essere il suicida solitario. Nel caso di Igor Milic, costui si potrebbe dire impropriamente che era nella fase intermedia, ossia quella di voler fare un ingresso in un'altra vita, con un’uscita a effetto che lasciasse tracce materiali del suo passaggio, cercando di non causare danni irreparabili a persone, ma solo a cose. L’ultimo stadio sarebbe stato l’atto” kamikaze” vero e proprio, ossia portare con se il maggior numero di persone possibili, facendo una strage, pensandola e organizzandola effettivamente nei minimi dettagli. Cosa che per pianificazione, si può desumere a questo punto, sia riuscita alla perfezione.

In base alle informazioni presenti nei vari quotidiani online sorge un ulteriore interrogativo. Igor Milic, essendo naturalizzato italiano risiedeva in Itala da almeno vent’anni, in quanto se non si è spostati con una cittadina italiana, la nazionalità la si riceve dopo dieci anni, quindi  costui potrebbe essere fuggito dal suo Paese natale a seguito della  dissoluzione dell’ex Jugoslavia (4).

Chi può dire, non essendo disponibili informazioni più dettagliate sulla sua storia che negli anni antecedenti alla sua venuta in Italia, a causa della dissoluzione della sua nazione d’origine (5) non possa aver perso qualche familiare e che potesse soffrire del “disturbo da stress post traumatico” (6) e che i suoi frequenti scatti d’ira incontrollata non fossero il sintomo di un disagio ben più grave che nessuno ha saputo o voluto intercettare e/o interpretare, in virtù anche delle numerose segnalazioni che si erano succedute nel corso del tempo?

Il sindaco stesso, Damiano Zecchianato, ha definito il suo comportamento “strano” (7), così’ come ha dichiarato a Vittorino Compagno, cronista locale del Gazzettino –     «In verità era solo un pazzo», dice Letizia Scanferla,   e nel medesimo si possono trovare anche alcune note circa la sua terra natia, Senožeče, in italiano Senosecchia (8), in Slovenia (9),  e in seguito in Italia.(10).

Non si tratta di giustificare il gesto che ha fatto, ma il . suicidio è una libera scelta dell’individuo, anche se non accettato dalla società contemporanea, è “ il desiderio reale in questa interpretazione sarebbe quello di affermare l'ideale di una vita liberata” (11).

Insomma, come spesso accade nei piccoli paesi, tutti sapevano, ma invece di capire, comprendere, ognuno secondo le proprie possibilità intellettuali e ruoli ufficiali, nel pieno rispetto della legge, ha è preferito attendere, anziché cercare di capire e comprendere che probabilmente gli indicatori di un forte disagio esistenziale erano ben presenti e manifesti.

Ma….

Marco Bazzato
05.04.2012


lunedì 16 gennaio 2012

Costa Concordia: tutto sommato è andata bene?


Poteva andare peggio.

 Il naufragio della Costa Concordia si è dimostrato “un’opera d’arte di scherzosa imperizia marinaresca” degna di un dilettante, studente superbo delle sceneggiate napoletane, alle prese con una bagnarola di pochi metri, che si arrampica sugli spuntoni di scogli che si manifestano dalla mattina alla sera, facendo affondare il Concordia, come se le Sirene di Ulisse  avessero attratto “l’impubere” capitano di passaggio, amante delle trovate goliardiche.

 Mettersi a fare lo slalom tra gli scogli, non è stata una delle mosse più intelligenti, eppure in rapporto al numero dei presenti, tra passeggeri ed equipaggio, più di quattromila persone, il numero delle vittime è stato per fortuna risicato – attualmente ce ne sono sei di ufficiali e sedici dispersi, lo 0,5%.

Al Titanic andò peggio.

Ma c’è un aspetto che per certi versi può essere considerato positivo: sono stati testati sul campo i sistemi di sicurezza di abbandono della nave, impensabile da fare a livello teorico, anche utilizzando i migliori supercomputer esistenti, mostrando i limiti e la preparazione dell’equipaggio, mal addestrato, spesso che manco parlavano un briciolo di italiano, impauriti e con le scialuppe che scendevano a fatica sull’acqua. I protocolli si testano nelle condizioni reali e non in simulazioni certificate, dove tutti – come marionette – e senza la variante del panico, sanno dare il meglio di se, come tanti soldatini indottrinati nella Corea del Nord.

Ci sono stati dei ritardi – quasi un ora –  delle omissioni, a quanto sembra, ma sarà la magistratura ad appurarlo, causati dal comandate, che ha tardato a darne comunicazioni alla Capitaneria di Porto, ma, quando la macchia dei soccorsi si è attivata, nonostante l’umano panico tra i passeggeri, il deflusso è stato regolare e rapido, vista anche la vicinanza all’isola del Giglio e al dirottamento di altri mezzi navali, giunti in soccorso.

Per i detrattori va ricordati che alla fine il naufragio si è svolto sottocosta, a 150 Mt dalla riva, con gli stessi isolani che si sono apprestati a fornire i primi soccorsi, con coperte, qualcosa di caldo e indumenti asciutti, agli sventurati profughi.

Nessuno ne ha parlato, ma in quel maledetto venerdì 13 dello “slalom del capitano”, più di 1000 persone, in una sola botta, hanno perso il lavoro,ma nessuno ne parla, forse perché la maggioranza delle maestranze erano lavoratori stranieri, quindi non vanno ad incidere nelle percentuali dei disoccupati italiani, anche se nella conferenza stampa di oggi dell’amministratore delegato di Costa Crociere ha dichiarato che tutti i dipendenti della Concordia verranno ricollocati in altre navi. Staremo a vedere.

La cosa più “spassosa” è che l’Italia, ancora, è diventata, per colpa di un codardo, la zimbella del mondo, per lo stupro delle più elementari norme delle leggi del mare – e del buon senso, senza dimenticare che sempre il comandate, rivoluzionando le regole non scritte del mare, ha scelto di “dare l’esempio” ai croceristi, essendo stato tra i primi sopraggiunti a terra,  battendo sul tempo tutti gli altri, indice di scarsa sportività e di totale assenza di sprezzo del pericolo, nonostante fosse stato invitato, dalla Capitaneria di Porto, a rientrare a bordo.

Se non ci fossero di mezzo dei morti, i sopravvissuti traumatizzati, che presenteranno per mesi sindromi da stress post traumatico e le class action che colpiranno la Costa Crociere e tutti i responsabili, il rischio di inquinamento ambientale a causa delle tonnellate di gasolio presenti nella pancia del cruiser che giace addormentato su un fianco, che rischia di colare a picco, ci sarebbe da “ridere” per lo “spettacolo” che l’Italia ha mostrato al mondo, con i media che hanno spedito i loro inviati per i reportage e con le prime pagine di quotidiani e siti internet che hanno consumato milioni di pixel, per descrivere gli eventi.

Come andrà a finire? Si spera non a tarallucci e vino, ma con i colpevoli che pagheranno fino all’ultimo euro per i danni morali e materiali patiti dai croceristi, anche se si potrebbe pensare che alla fine, come ormai già si sta appurando, tutte le colpe saranno scaricate – giustamente – sul comandate, e con le compagnie di assicurazioni che faranno il possibile per non pagare i danni. Insomma, gli avvocati stanno affilando i coltelli per combattere all’arma bianca, pregustando parcelle succulente, pur di far sganciare meno euro possibile ai loro assisiti, lasciando in secca tutti i danneggiati...

Marco Bazzato
16.01.2012

martedì 11 ottobre 2011

Don Paolo Spoladore è padre, lo ha sentenziato il tribunale

Ormai è ufficiale, Pimpi ha “vinto”, ma non è una vittoria, è una sentenza del tribunale che ha attribuito al signor Paolo Spoladore, sospeso a divinis (1) dal Vescovo di Padova, la paternità del bambino avuto dalla donna, una psicologa cinquantenne, nato da una relazione con il sacerdote padovano, dal 1999 al 2002.

 

Il tribunale di Venezia, dove il signor Spoladore non si è mai presentato, ha dato ragione alla donna, ordinando all’ex sacerdote il pagamento degli alimenti – nella misura di 300 Euro al mese – delle spese processuali e al diritto del piccolo di aggiungere anche il cognome “Spoladore” Va tenuto presente, che secondo quanto scrive il Giornale (2), il “Dompa”, così lo chiamano i suoi seguaci, non si sarebbe presentato per fornire il campione del Dna.

E qui sorgono le contraddizioni di un personaggio che ha fatto della Comunicazione, del Perdono e della Verità i suoi moti da rivoluzione francese, disattendendoli davanti alla prova più naturale per un uomo: il coraggio d’essere padre, stridendo in modo lampante con quanto “insegnato” nei suoi corsi, oltretutto calpestando l’obbligo del celibato sacerdotale.

Se si possono muovere delle “accuse” nei confronti di Pimpi, si potrebbe dire che questa donna abbia ceduto alle lusinghe del fascino del clergyman (3), abbandonandosi ad un amore che oggettivamente non poteva avere futuro, vedendola nell’ottica del personaggio mediatico e degli eventi che l’ex don Spoladore ha costruito attorno a se, libri, dischi e ai suoi Corsi di Comunicazione dove è stata aperta a suo tempo un istruttoria da parte dell’Ordine dei Medici (4) per la presenza del Dott. Raffaele Migliorini, inscritto all’albo, e dove si può avere un idea dello “Spoladore pensiero” inerente a quanto scrive circa il “Metodo Di Bella” (5).

Così come va detto, per chi non avesse fatto i suoi corsi, e lo scrivente in passato gli ha passati tutti, che alla fine quanto viene detto all’interno altro non è che una libera interpretazione di tanti libri di medicina alternativa, tecniche PNL, olistica, linguaggio e comunicazione verbale e non verbale, il tutto miscelato e presentato sotto una forma di spiritualità new age, che dice tutto e il contrario di tutto, prendendo principalmente spunto dalle teorie di Rüdiger Dahlke (6), “Malattie Linguaggio dell’anima” e “Crisi personale e crescita interiore”, così come dai testi di Dirk Hammer, “La Nuova Medicina” (7), il tutto riferito a quando svolsi i corsi. E per citare un esempio: durante l’ultimo corso l’allora Don Paolo Spoladore aveva mostrato la foto della Cometa di Halley, asserendo che quella, la luce che prorompe dall’oscurità, è la dimostrazione della presenza di Dio che irrompe nell’Universo. Gli dissi, guardi che è un naturale fenomeno della fisica astronomica, la massa della cometa ha la coda per il semplice fatto del calore e del vento solare. Nulla di divino o di così’ trascendente. Risposta: un’occhiataccia e «Ci siamo capiti!» e di rimando: «Certo e Lei ha capito che io ho capito?»

Che la situazione inerente ai Corsi di Comunicazione fosse alquanto bizzarra era una cosa risaputa già dalla metà degli anni ’90 a Padova,; ricordo una conversazione avuta con un frate, ora defunto, circa la liceità religiosa, in seno alla tradizione cattolica, circa i libri e i corsi del a suo tempo Don Paolo Spoladore.La risposta che ricevetti fu la seguente: Le cose si sanno, ma ci sono in ballo grossi interessi economici (8), tanto è vero che i suoi libri figuravano in bella mostra all’interno della libreria Al Santo, a Padova. Ergo: “Pecunia non olet”.

Senza entrare nel merito della sentenza, a detta dei giuristi rivoluzionaria per l’Italia, questo dovrebbe dar coraggio a tutte le donne che hanno avuto o che hanno dei figli con esponenti del clero di uscire allo scoperto, dall’anonimato, dalla paura, dalla vergogna e dal facile giudizio del bigottismo e dal falso moralismo religioso, perché se è vero che una donna libera può commettere il “peccato” di innamorarsi di un ecclesiastico, il peccato più grave viene commesso dall’ecclesiastico il quale non solo ha fornicato, ma ha tradito l’impegno, i voti dati alla Chiesa e a Dio e l’Eucarestia che va a celebrare ogni domenica, tradendo no solo il Corpo mistico della Chiesa, ma anche i fedeli, e il primo vero abuso che un ecclesiastico fa, in questi casi, è quello, non d’essere debole nei confronti del richiamo della carne, ma d’essere in una posizione “dominate” in virtù del suo status religioso, e questo può portare la donna alla debolezza della carne, per ragioni o motivazioni che nulla hanno a che fare con il desiderio sessuale o con l’idea di un amore fallace, dove anche se la donna avesse “peccato”, esiste la confessione e qualsiasi sacerdote assolve per il peccato di “fornicazione”, ma dopo l’assoluzione ecclesiastica deve arrivare per la vittima il momento del riscatto personale e non aver vergogna del proprio passato, perché Gesù stesso disse all’adultera “Neppure io ti condanno, va e non peccare più.” – Giovanni 8,3-11. Se Dio, tramite Suo figlio non condanna, le condanne morali e il “giudizio” pseudo moralista degli altri, alla fine è nulla.

Il cattolicesimo oggi in crisi ha bisogno di molte più “Pimpi”, di molte più donne coraggiose che squarcino il “Velo del Tempio” dell’ipocrisia di alcuni sacerdoti che confidano nel silenzio e nell’omertà delle persone più deboli, facendo leva anche sull’ipocrita morale pubblica da salvaguardare – del non dare scandalo – usando la debolezza della donna, nascondendosi dietro costoro, che tacciono per paura del pubblico ludibrio e del giudizio altrui.

“Pimpi” ha fatto non una ma ben due scelte coraggiose, la prima tenere quel frutto che aveva nel grembo e il secondo denunciare il tutto agli organi inquirenti, mantenendo un profilo pubblico uguale a zero, rimanendo nell’ombra, chiedendo e ottenendo giustizia.

Va rilevato in fine che la Chiesa, sia nei suoi organismi periferici che in quelli centrali, sanno di queste donne – Tom Clacny scriveva in un suo romanzo: la Chiesa Cattolica ha il miglior servizio segreto del mondo – ma preferiscono sperare che le donne tacciano, che non diano scandalo, e la Chiesa, invece di fare pulizia al proprio interno, se fosse vera maestra di verità e vita, preferisce attendere gli eventi della giustizia secolare piuttosto che prendere scopa e ramazza e far pulizia al proprio interno.

E che poi non vadano a lamentarsi in giro per l’emorragia di fedeli. Nessun ammalato andrebbe a farsi curare da un medico più malato del paziente stesso.

Marco Bazzato
11.10.2011


(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Sospensione_a_divinis
(2) http://www.ilgiornale.it/interni/il_bimbo_e_prete_lo_incastra_test_ora_deve_mantenerlo/11-10-2011/articolo-id=551014-page=0-comments=1

(3) http://it.wikipedia.org/wiki/Clergyman
(4) http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2010/03/10/news/padre-rock-sui-corsi-di-formazione-indagine-dell-ordine-dei-medici-1884605
(5). http://www.metododibella.org/cms-web/upl/doc/Don%20Paolo%20Spoladore.pdf  
  (6) http://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_rudiger_dahlke.php 
(7) http://www.disinformazione.it/hamer7.htm

domenica 13 marzo 2011

Terremoto in Giappone, una catastrofe imprevedibile



Come una donna in una vasca da bagno, immersa nelle abluzioni, prima di dedicarsi a una notte di sesso e lussuria, che emette dall’ano gas intestinali, facendo salire delle bolle d’aria in superficie che provocano onde e si propagano verso le sponde della vasca, così ì accaduto alla “Donna Terra”. Il pianeta ha emesso un peto, una flatulenza, un meteorismo, dagli abissi della crosta terrestre, come se una top model fosse stata investita improvvisamente da coliche addominali durante il lavacro, a causa delle cozze avariate consumate a cena.

Così è accaduto al Giappone. Paese da sempre abituato agli sconvolgimenti “intestinali” e vittima degli strali provenienti dalle profondità del corpo magmatico della crosta terrestre-mantello, dove il rilascio delle energie sono uscite uno degli sfinteri naturali del globo. Il Sol Levante non è caduto per lo scuotimento dettato dallo spasimo intestinale della Donna, Il Pese è stato devastato dall’emissione energetica salita sulla superficie dell’oceano che ha propagato la sua onda d’urto tra le due coste del Pacifico, colpendo con virulenza distruttiva a nord, con onde sino a dieci metri d’altezza, penetrate per quasi cinque chilometri dalla costa.

Il Giappone poteva essere preparato a tutto ma non a questo, poteva essere pronto a veder oscillare i grattacieli come fuscelli, senza spezzarsi. Ma non era pronto alla forza dell’oceano che si è riversata lungo le coste, non era pronto e forse nessuna nazione al mondo lo sarà mai, al naturale movimento interno del pianeta, ai suoi rantoli, alle deiazioni che si depositano sulle superfici terracquee dovute al sommovimento dei “canali rettali” apertesi improvvisamente negli gli abissi dell’oceano.

La “crisi intestinale” della Donna-Terra, per quanto possano essere avanzate le conoscenze sulle dinamiche “psichiche” del pianeta da parte degli esperti di “psicologia della crosta terrestre” rimarranno imperscrutabili, così come nessun psichiatra saprà mai prevedere come e quando un depresso cronico deriderà, una volta esaurite le alternative a disposizione, secondo il suo punto di vista, di lasciarsi andare a un massacro di civili indifesi.

La Terra-psicotica, top model cocainomane in vasca, che rilascia gas intestinali a seguito di un indigestione di cozze , durante l’abluzione, ha causato “effetti collaterali” sulla superficie della parte nord dell’isola di Honshu, che si sono tradotti in danni, anche mortali, contro gli esseri umani e animali nell’entroterra, senza contare i costi sociali e in termini di inquinamento da idrocarburi per le enormi quantità di prodotti petroliferi sversati non solo dalla raffineria esplosa, ma anche dai mezzi di trasporto di terra e di mare, travolti dallo tsunami.

La naturalità dell’evento avvenuto in Giappone, non deve essere letto, come spesso accade, con brodose tesi millenariste, con teorie cabalistiche che incolpano il numero 11, o causate dal’ perigeo lunare, rispetto alla terra del 2011, o con l’ormai quasi onnipresente presunta fine del mondo, secondo il calendario Maia, che dovrebbe avvenire il 20 dicembre 2012.
Quando la Donna rilascia gas intestinali in vasca, e le bolle salgono in superficie, nessuno si affanna a perdersi in elucubrazioni fantasiose, tipiche degli eventi catastrofici secondo il metro umano, ma naturali per la cosmologia che la inserisce in una visione più ampia e meno emotivamente pregnante, degli eventi che accadono al terzo pianeta del sistema solare, nel quadro ristretto della sismologia.

Certo, scendendo sempre di più nel dettaglio e variando il punto d’osservazione circa la prospettiva del rilascio dei “gas intestinali” tanto più si entra nel particolarismo degli effetti a breve e lunga scadenza e dei danni che questo ha causato, ingenerando, soprattutto nei confronti di coloro che ne subiscono gli effetti diretti, un senso di impotenza davanti alla forza delle energie creativamente distruttive rilasciate dalla natura entro dei confini apparentemente circoscritti, ma che provocano ricadute a cascata in ogni settore dell’economia, dei rapporti personali e sociali con conseguenti lutti e distacchi emotivi che ne conseguono.

Osservare l’evento Terreemoto-Tsunami nel paese del天皇 tennō, ossia il Sovrano Celeste, porta a delle considerazioni filosofiche, dove l’essere umano dovrebbe essere portato a ragionare in termine di ospite all’interno di una vasca da bagno, con una Donna – Cosmo – intenta a dirigere gli eventi, secondo leggi che a tutt’oggi, con la presunzione di conoscere e comprendere, ci sono impossibili da dominare e asservire ai voleri dei parassiti che edificano e modificano le strutture superficiali del pianeta, secondo disegni che possono apparire intelligenti, se letti in un’ottica sociale, dove l’Homo sapiens sapiens, nelle sue diverse sfaccettature millenarie, è il primo e il maggior responsabile della morte di altri esseri umani, nel caso che avvenisse un disastro nucleare, dovuto alla fuga di radioattività dalle centrali di Fukushima e Onagawa, avendo la presunzione di poter controllare, nel caso eventi naturali, catastrofici per l’uomo, la reazione all’interno di un reattore i cui parametri di sicurezza sono stati sottostimati perché la Donna-Terra e l’oceano si muovono in modo diverso e più ampio, rispetto a quello che le moderne scienze hanno la presunzione di sapere, conoscere e poter controllare.

Albert Einstein disse: “Dio non gioca a dadi con l’universo”.

L’uomo evidentemente sì, visto che spera che dai dadi escano sempre dei numeri vincenti. Il cosmo, la Terra, la natura è di diverso avviso, alla fine vincono sempre, con l’essere umano che grazie alla morte ne esce inevitabilmente sconfitto.

Marco Bazzato
13.03.2011
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giovedì 9 luglio 2009

La Cina usa la pena di morte per riprendersi lo Xinjiang



Davvero strana questa rivolta nello Xinjiang. Di punto in bianco col premier Hu Jintao in procinto di partire per l’Italia, portandosi appresso un codazzo di 300 imprenditori,che hanno portato alla stipula di accordi per più di un miliardo di euro, ed un leggerissimo accento al rispetto dei diritti umani, durante l’incontro con il presidente della repubblica italiana, Giorgio Napolitano.

Cosa può esserci sotto?

La rivolta, stando alle informazioni assenti della stampa italiana, sembrerebbe secondo le fonti ufficiali aver causato circa 140 morti, mentre secondo altri, circa 400, ma le cifre, come ha detto il Tg1 delle 20.00 del 08.07.2009, non sono importanti!

A chi fa comodo l’assenza della Cina al G8 in corso a l’Aquila? Agli americani soprattutto, indebitati con i cinesi, detentori di miliardi di dollari di buoni del tesoro statunitensi, che se assieme alla Russia, secondo possessore al mondo, decidessero di piazzarli sul mercato internazionale, manderebbe letteralmente a K.O il dollaro, facendo crollare ancor di più, se mai ce ne fosse bisogno, l’economia mondiale. Tant’è che i cinesi si sono comprati l’Hammer e i russi sembrerebbero in trattativa per l’Opel.. Attività produttive in cambio di carta straccia, pessimo affare per gli americani, che nazionalizzando in parte scaricano i costi sui cittadini, ottimo per cinesi e russi. Per questo i media tacciono sul bagno di sangue, e nessuno va a protestare, a differenza di quanto è avvenuto con l’Iran, davanti all’ambasciata, nessuno grida al mancato rispetto dei diritti umani e soprattutto nessun paese occidentale, in primis gli Stati Uniti, tramite il Dipartimento di Stato, Foggy Bottom, rilasciano nessuna nota, tantomeno nessuna condanna per l’annuncio di condanne a morte contro i fomentatori e i partecipanti alle rivolte. Silenzio su tutti i fronti. Il centro destra, con Berlusconi, anticomunista a corrente alternata, pronto ad insultare operai disoccupati che protestare. Tace. Frattini , ministro degli esteri, idem. I pacifisti, gli universitari dei centri sociali, tutti morti. Manco uno straccio di fiaccolata, manco un rigo sui giornali o sui siti internet, silenzio assoluto. Ci sono in ballo più di un miliardo di buone ragioni, più il nuovo stabilimento Fiat in Cina.

Allora mano libera alla repressione, tramite silenzio/assenso.

E come ai tempi di Mao, non disturbiamo il grande timoniere. D’altronde l’Italia tiene nel Paese gli immigrati clandestini cinesi, come merce di scambio, visto che vendono paccottiglie ai ceti meno abbienti, senza contare la grande distribuzione che sempre di più acquista in Cina.,per entrare nel mercato del lusso del Paese di Mezzo, che conta circa 10 milioni di nuovi ricchi e 150 mila super ricchi.

D’altronde, ad essere cinici, cinismo identico a quello del silenzio dei media, anche se avessero ammazzato 140, 2000, 1000 o 10.000 persone, questi appartengono ad una provincia povera, ma ricca di petrolio, non certo alle grandi città dove i ricchi pullulano, ma in una provincia dove i grandi brand sono assenti, anche se spaccano qualche vetrina, non è di un grande brand occidentale, e poi i cinesi, non importa di che etnia o religione, continuano nonostante le politiche di pianificazione familiare a riprodursi in modo vertiginoso. Queste morti potrebbero essere lette, visto il silenzio assordante internazionale, come un piccolo contributo, una piccola goccia nel mare, visto che non si riesce a fare di più, alla causa del calo demografico del calo planetario. In Africa lentamente, ancora tropo lentamente, ci si sta riuscendo, ora lasciamo fare alla Cina, che nella sua storia ha già esperienza di
pratiche mauthalsiane.

Il pungo di ferro, cinese lo sta dimostrando tutto, mettendo dei fermi paletti alla riduzione delle emissioni inquinanti nell’atmosfera. D’altronde, secondo il principio dell’equilibrio, la Cina non sono nemmeno vent’anni che si inquina a più non posso, spesso proprio grazie alle tecnologie occidentali desuete e fuori normative, che venivano e vengono vendute tutt’ora a prezzi di rottamazione, pur di non sostenere i pesanti costi di smaltimento.

Speriamo che non recedano di un passo, cosa che potrebbero fare solo in cambio di rassicurazioni globali di totale silenzio, se la situazione non dovesse stabilizzarsi nella provincia – grande 5 volte l’Italia – dello Xinjiang, in quanto affari interni. Esattamente come da anni avviene in Georgia, dove nessun giornale occidentale, per non far infuriare i russi, si azzarda a fare qualche servizio.

In compenso il G8 si appresta a condannare l’Iran per la repressione delle rivolte scoppiate dopo la riconferma di Ahmadinejad, perché questi ha sostenuto tesi negazioniste sull’olocausto, e perché vuole dotarsi di armi nucleari. Ricordiamo che
la Cina nel 2006 aveva 145 testate attive su un totale di 200. Senza contare che ufficialmente Israele non possiede 200 testate nucleari.

Marco Bazzato
09.07.2009
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lunedì 13 aprile 2009

I pirati somali


Tanto clamore per nulla. Non ci si spiega, infatti, perché i media continuino a dare questo risalto, ad una normale attività lavorativa, come quella dei pirati somali, che nei loro mari, mettono a frutto, come i bianchi, la depredazione ed il furto, in questi casi con gli abbordaggi delle navi di passaggio e la richiesta dei relativi riscatti.

Eppure, tutti nell’infanzia, abbiamo avuto come idoli letterari svariati esempi, primo fra tutti Sandokan, La tigre della Malesia, il Corsaro nero ed altri romanzi del veronese Emilio Salgari, oppure dell’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson, o in tempi pi­ù recenti, con il film, interpretato dal Johnny Depp, I Pirati dei Carabi, dove è in lavorazione il quarto episodio Tutti eroi, secondo l’ampio riscontro di pubblico, positivi, perché combattono contro l’invasore straniero, il tiranno, il despota di turno, vincendolo.

Eppure i bucanieri somali sono visti oggi dalla comunità internazionale come dei terroristi, che mettono a repentaglio la sicurezza degli equipaggi – che non interessano a nessuno – delle navi e delle merci trasportate, e per questo che anche la marina americana, come già a fine ottocento fece l’armata di Sua Maestà, sta pattugliando i mari, dicono per la sicurezza di tutti – i loro traffici – cercando d’arrestare questi “negri” che si permettono di derubare i bianchi.
Può sembrare strano ma tutti gli eroi letterari, sia passati sia recenti, avevano una cosa in comune: erano bianchi o al massimo con la carnagione olivastra, ma mai negri, neri come la pece. E questo fa incazzare i bianchi, pronti ad annientarli con ogni mezzo.

Come si permettono questi “africani negri inferiori” derubare i ricchi bianchi che da secoli schiavizzano il loro continente?

Come si permettono questi negri, come fecero i pirati al tempo della Compagnia delle Indie, ad attaccare gli oppressori, uccidendoli, ammazzandoli come cani rognosi, avendo dalla loro la popolazione civile, che a ragione, li sostiene, dando loro protezione, cibo e sicurezza?

Sono passati poco più di tre secoli da quando Edward Teach, meglio noto come Barbanera (c. 1680 - 22 novembre 1718), celebre pirata britannico, che ebbe il controllo del Mar dei Caraibi per un breve periodo fra il 1716 e il 1718, durante la cosiddetta età d'oro della pirateria, creando in seguito un enorme fonte di ispirazione letteraria prima, e cinematografica poi, segno evidente, che nonostante quanto l’attualità oggi afferma, per interesse economico e politico, questi ero positivi nell’immaginario collettivo assumono una valenza liberatoria e salvifica, contro la tirannia, molto forte. A patto che non siano “negri”.

Basta leggersi
Wilkypedia e di come la maggioranza di questi “terroristi”, siano stati proprio tre secoli fa, inglesi, segno di come i sudditi di Sua Maestà Britannica, al tempo ne avessero le scatole piene dei loro sovrani, che dettavano legge in tre continenti, realtà oggi cambiata nella forma, ma non nella sostanza, con la differenza che nel 2010 questo giusto ritorno in auge di antiche tradizioni marinare, sono un segno di quanto l’oppressione dei discendenti dei conquistadores spagnoli, dei Padri Pellegrini e quant’altro di nefando il genere umano abbia prodotto, continua ad avvelenare e far imbestialire i popoli oppressi, che in un modo o in un altro, come fu per il Risorgimento italiano, non vogliono potentati stranieri in casa loro.

Non si può, come abitualmente si usa fare, condannare i popoli oppressi se si ribellano, se imbracciano le armi e ammazzano, anche innocenti, persone che fanno onestamente il loro lavoro e che hanno come unica colpa di trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, sarebbe un delitto anche nei confronti della loro memoria, perché essi stessi sono vittime, non tanto di chi li uccide, ma di chi , nel pieno XXI secolo, tratta Paesi e civiltà, come inferiori, perché non hanno la stessa forza d’attacco dei Paesi cosiddetti culturalmente e civilmente evoluti.

Il pirata, sia del XVII secolo come quello del XXI secolo è un eroe romantico che combatte per la propria libertà, che ruba depreda e uccide, con una ferocia inferiore rispetto all’oppressore, che per sopprimerlo non esita a mettere in atto qualsiasi stratagemma e tipo d’arma evoluta per distruggere la resistenza, sebbene, non va dimenticato, visto che la storia insegna, che prima o poi gli oppressori, vedi il caso dell’Afganistan, dove la coalizione americana, dove da bravi servi della gleba sono presenti anche gli italiani, sta cercando un’onorevole via d’uscita, affinché non si ripeta la – giusta e sacrosanta – vergogna della sconfitta del 1975 in Vietnam,, dove una banda di contadini male armati, come oggi fanno i talebani, hanno tenuto impanantanato l’esercito più potente e meglio armato del mondo, per anni.

I pirati, piaccia o no, anche se sono “negri” hanno dalla loro la popolazione, i civili: uomini, donne, vecchi e bambini, che seppur stessero morendo di fame, al pari dei partigiani italiani, della seconda guerra mondiale, non esiterebbero, a ragione, mettere a repentaglio la loro vita per sostenere i connazionali, contro l’oppressore – economico – straniero. E per questo hanno bisogno del nostro sostengo morale, come i nostri partigiani che assaltavano i convogli nazisti, per liberare la nostra patria, l’Italia, dall’oppressore e dal tiranno.

Evidentemente abbiamo dimenticato la nostra stessa storia, visto che oggi, gli italiani stessi, complici i media sserviti, sono dalla parte dei despoti di turno.

Viva i nuovi Sandokan somali.

Marco Bazzato
13.04.2009
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venerdì 2 gennaio 2009

Felice 2009, tra bombe, morti e bombardamenti



Finalmente si torna alla normalità. Smaltiti i festeggiamenti, e dopo aver preso supposte, lassativi, e amenità varie, con l’intestino finalmente vuoto, come un catetere sterilizzato, o dei bisturi pronti per una lobotomia radicale, finalmente si ricomincia.

Grazie a Dio si ricomincia alla grande. Un morto ammazzato – a Napoli naturalmente, chissà mai perchè – e altri circa 400 idioti in tutto il Paese, che hanno avuto l’intelligenza, degna di un primate, di farsi espolodere qulache petardo sul volto o sulle dita, godendo per la futura pensione d’invalidità. Idioti.
Il rito degli stolti, come ogni primo dell’anno, si è ripetuto. A nulla sono servite le campagne di sensibilizzazione, i sequestri, gli avvertimenti alle piú elemntari norme di sicurezza, per garantire dei festeggiamenti sereni. Evidentemente come dice il detto “La madre dei cretini – da buona mignotta – è sempre gravida”. Bisognerebbe mandare tutti quei figli di buona donna, che amano sparare, come fossero a Beirut, una settimana nella “Striscia di Gaza” a godersi i Bang sonici dei caccia dell’Armata di Sion, oppure sempre a Gaza, a festeggiare l’ultimo dell’anno sotto una granuola di bombe, vedendo poi se – presi dalla necessità di salvare la loro schifosissima pellaccia – hanno ancora il tempo d’accendere le loro belle “bombe carta” i razzi di fabbricazione artigianale e altre amenità da pseudo terroristi di capodanno.

Per la prima volta in vita mia, mi sono tolto lo sfizio di guardare – a debita distanza – i bombaroli d’inizio anno. Francamente non ho capito dove stia il divertimento: prendi il petardo, lo accendi, lo lanci – possibilmente non sotto l’auto di qualche conosciuto – e poi ti allontani in attesa dello scoppio. E poi – come un drogato da botti – ripeti l’operazione con raudi, razzi e girandole varie, pregando sempre qualche divinità pagana che la sfiga guardi da tutt’altra parte e che faccia esplodere arti e occhi ad altri. Quello che alla fine non si capisce è perchè medici e paramedici si ostinino a curare i feriti da botti. Come se prma di farsi esplodere addosso qualcosa, questi bifolchi, non fossero al corrente dei rischi. Esattamente come gli alcolizzati e drogati al volante, che poverini alla fine, molto raramente rispondono dei loro omicidi, colposi secondo una legge garantista, criminali, secondo i familiari delle vittime, che dalla giustizia umana sono inascoltati, e quindi possono essere legalmente presi per il cu..dallo Stato.

Per fortuna si sta tornando alla normalità. Sono riprese le stragi da rientro dalla discoteca, le faide, i furti, gli omicidi su commissione, i regolamenti di conti. Insomma quella sequela di catastrofiche buone notizie che – a forza di toccarsi – non fanno altro che consumare le palle.

All’appello, per ora mancano, senza mancare a nessuno, i politici italiani. Impegnati chi rimpinzarsi come otri in Patria o all’estero, vedi ad esempio Daniela Santanchè che si è vista svaligiare la casa milanese da dei gentilumini che hanno preso ad una ricca, per donare ai poveri, cioè a se stessi.

In compenso, il Presidente della Repubblica francese, Sarkozy, che stando a quanto dice la moglie, figlia non del marito della madre, ma di un altro, Carla Bruni – che grazie a Pazuzu ha preso il passaporto francese, facendoci comuque vergognare per le sue origini italiane – avrebbe l’alito che puzza – come una ciminiera – di fumo, sta provando, senza successo, a far cessare i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, che secondo il ministro degli esteri dello stato ebraico, non sarebbe in emergenza umanitaria, come fosse una situazione normale farsi bombardare senza pietà, che sta portando alla modificazione del detto “colpiscili tutti per educarne qualcuno. Un pò come la canzone dei Metallica Kill 'Em All, “Ammazzali tutti”.

Insomma, un inizo d’anno partito sotto i peggiori auspici, specie dopo anche il discorso del Presidente della Repubblica, che non ha detto nulla di significativo, ha parlato di ovvietà generiche, senza entrare in nessun dettaglio. Discorso ottimo per non scontentare nessuno, discorso degno di un equilibrista che – come l’Italia – cammina sopra il filo della catastrofe economica, dove nessuno dei nostri amministratori pubblici, di qualsiasi ordine e grado, è mai colpevole di nulla, e nel caso qualcuno lo fosse, il popolo bue, non lo dovrà in futuro venire a sapere, questo è quanto continua ad affermare “l’amico della libertà” – la sua – Silvio Berlusconi, che della libertà altrui se ne fotte beatamente.

Per fortuna c’è l’imprenditore Alfredo Romeo, da un po’ di tempo gradito ospite del carcere di Poggioreale, che sta scrollando “La Magherita”, sostiuendo il classico “M’ama. Non m’ama” col nuovo liet motiv “spalmo addosso merd..a tutti. Non spalmo mer..a addosso a nessuno”. E i tanti politici – non chiamati per ora in causa – viaggiano a velocità stratosferiche tra gli uffici degli avvocati e il cesso, intendi a domare, a forza di Imodium, gli spasmi dirrotici che rischiano di trasformarsi in dolorose fuoriuscite emorroidali. E il bello è che alcuni hanno anche il coraggio di chiamare questo “giustizialismo”, dimenticando che per colpa di eventuali tangenti, appalti truccati, bustarelle e favori vari, i costi sociali e quindi i sallassi economici per i cittadini aumentano. Ma su queste cose, se i magistrati indagano, fanno piazza pulita, gettando in galera corrotti e corruttori, chissà perchè improvvisamente diventano nemici dei politici stessi, che si nascondono dietro il popolo, come codardi, incolpando la giustizia se cerca, a fatica, di trovare la verità, cercando di sbattere fuori dal gioco gli “affammatori sociali ed economici” non importa se imprenditori o politici, che avendo un sistema immunitario ditattoriale, detestano la presenza degli antibiotici giudiziari, cercano in tutti i modi di deviarne verso altri lidi, meno pericolosi per loro, l’efficacia.

E per concludere, meglio terminare con un detto antico: “Avanti col Cristo che la processione d’ingruma”, visto che il nuovo anno – antico pargolo neonato – puzza non solo feci, ma sopratutto della muffa umana, sociale, della politica nazionale e internazionale, che si trascina, peggio delle scorie radiottive, i rifiuti tossici per l’eternità, come gentile eredità, non richiesta, per le generazioni future, indebitate fin dal primo vagito, fino alla morte.

Marco Bazzato
02.01.2009
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giovedì 18 dicembre 2008

Crisi globale: i colpevoli sono i consumatori?



Ora è chiaro, anche colpa della crisi dell’auto è da imputare ai consumatori. È colpa dei mancati clienti che visti i chiari di luna, preferiscono tenersi i loro macinini, facendoli riparare, invece che indebitarsi con le banche, che ogni giorno di più appaiono come sanguisughe di denaro, dove nessuno vuole metter mano, cercando i colpevoli del disastro dell’economia globale preannunciato da tempo.

Eppure già più di un anno fa, le cosidette Cassandre, avevano paventato il rischio d’espolosione della bolla speculativa che aveva gonfiato – peggio di un tacchino OGM del ringraziamento – i mercati finanziari internazionali.

Gli Stati, i nostri rappresentanti politici, i grandi economisti, le banche centrali, le agenzie di rating o dormivano tra guanciali di banconote, oppure sono stati complici della masnada depredatoria che si sta aggravando ogni giorno di più. Ora dopo che i gli animali sono scappati dal recinto, per colpa dei guardiani assenti, si cerca di correre ai ripari in modo ancor più nefasto per la comunità umana internazionale.

Alla luce di quello che sta accadendo, sorge spontanea la domanda: ma dov’erano i controllori del mercato le agenzi di
rating, i revisori dei conti, le associazioni degli industriali, dei banchieri fino ad oggi?

È chiaro che nessuno ha il coraggio di mettere mano al vermaio economico di collusioni ad altissimi livelli, appare chiaro che ora è più importante salvare la faccia, evitando possibilmente la galera e le rivolte sociali – con leggi e finanziamenti statali, pagati per l’ennesima volta dai cittadini – che non intervenire con l’accetta, senza pietà, tagliando, non solo metaforicamente però, teste.

In
Germania quasi 100.000 tra auto e mezzi pesanti sono ferme al porto, guarda caso per colpa, stando ai media, dove sembrano essere gli unici colpevoli di questa situazione,siano mancati clienti, non le politiche industriali e finanziarie, cristalline limpide come discariche di rifiuti tossico-nocivi e radiotattivi.

È il cittadino, l’uomo della strada il colpevole di questa situazione, è sua la colpa della disoccupazione, è sua la responsabilità se le vendite in Europa sono crollate del 25 e più percanto, è del cliente americano la colpa se la Crysler, ma non solo, sta andando in bancarotta. Sono i mancati consumatori i responsabili di questo collasso planetario dell’economia. Questi tangheri non vogliono comprare, non vogliono rinnovare il parco auto familiare, non vogliono regalare un auto nuova al figlio neopatentato, preferendo – in caso d’incidente – farla riparare dal carrozziere, anzichè sostituirla.

C’è nell’alta finanza, e nei media controlalti dagli stessi, la volontà – criminale – di cercare i colpevoli di questo disastro nel posto sbagliato, addossando alla vittime prime, i cittadini, la mancanza di coraggio nel guardare serenamente ad un futuro – come incita il plutocrate Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, titolare di tre televisioni private, di cui una Rete 4, dovrebbe andare sul satellite, per sentenza dell’Unione Europea, ma dove gli italiani, stanno pagando la multa dell’Unione, perchè il T4 non vuuole essere spedito in orbita – e che oggi più che mai, chissà perchè, tutti gli operatori economici e politici, si sono accorti, come se si fossero svegliati dalla letargia, che il mondo è economicamente crollato e per assurdo nessuno è colpevole. Nessuno.

Ora i governi intervengono in difesa dell’economia, dicono, drenando in scala biblica denaro dalle tasche dei contribuenti, fabbricandolo letteralmente, facendo aumentare il debito pubblico in modo esponenziale. Non importa che sia americano, europeo, italiano o francese, o tedesco. Ma a favore ancora di chi?

Siamo in un mondo rovesciato, i primi turlupinati sono i cittadini, i primi derubati dei propri risparmi, dei fondi pensione, i primi andati in miseria per colpa delle banche fallite sono ancora una volta i cittadini comuni, coloro che depositano il denaro in banca, e poi questa si permette di prestare – fino a dieci volte di pù del depositato - somme che non gli appartengono, e che fisicamente non esistono, ma sono fabbricate elettronicamente – che hanno semplicemente i custodia per giocare nelle roulette globali delle speculazioni finanziarie. E come ogni gioco d’azzardo, perchè la speculazione finanziaria non è altro che un enorme bisca clandestina, destinata all’elite, a cielo aperto, che viaggia da un capo all’altro del mondo elettronico, senza controllo, dove il biscazziere, cioè il banco vince , occultando, la coleettività non sai mai dove, sempre, e gli scommettitori, sopratutto i cittadini ignari, e non a conoscenza dei giochi macrofinanziari che si giocano sulle loro teste, perdono.

Domanda: si è mai osservato un mercato borsistico, o una piazza finanziaria, dove un singolo operatore tiene “sotto controllo” anche quattro,cinque o più monitor, con videate che scorrono a velocità impressionante. Ebbene questi operatori non commettono mai nessun erore, cosa sono macchine? Riescono a lavorare – nel cosidetto tempo reale – col denaro altrui in condizioni a dir poco allucinanti, tra urla, schamazzi, telefoni che squillano in continuazione, ordini di acquisto e vendita che fioccano da tutte le parti, e questi stakanovisti borsistici sono così perfetti che riescono ad operare in modo perfetto ogni digitazione d’ordini d’acquisto e vendita? A chi vorrebbero raccontarla?

Si presume che si possano nutrire dei seri dubbi, in quanto se in una banca ti sbagliano per ben tre volte l’emissione di una carta di debito, figurarsi chi lavora tra una confusione più grande di quella di una fonderia d’acciaio...

Quanti errori avvengono quotidianamente tra questa frenesia? E quanto a fine giornata viene coperto, celato, tenuto segreto, nascosto “forse” anche ai revisori di bilancio, che poi stilano le classifiche di affidabilità finanziarie di banche, multinazionali, e nazioni? Vedi ad esempio
Standard & Poor's, Moody's e Fitch Ratings, per citare le più rinomate a livello internazionale.

Sorge invece il sospetto più profondo, più maligno e becero: che tutti quelli che dovevano sapere, sapevano, ma gli unici che dovevano sapere le reali condizioni della finanza internazionale, cioè i cittadini, siano stati tenuti volutamente all’oscuro, non vendendo informati – per non creare allarmmismi ai piccoli risparmiatori che si sarebbero affettati a vendere, praticamente nello stesso tempo dei grandi colossi finanziari, impedendo così anche ai piccoli risparmiatori di salvare non solo l’eventuale plus valore, ma in molti casi anche il capitale – oppure informati quando, come sempre avviene i morti finanziari iniziano a camminare per strada come zombi, crollando a terra, deflagrando e portadosi appresso i risparmi dell’ignaro parco buoi, cioè i risparmiatori.

Infatti oggi chi mette sotto inchiesta il sistema? Nessuno.

Anzi lo stesso sistema – il commistone tra politica e grandi affari – cerca di salvare se stesso, evitando d’indagare sulle responsabilità penali individuli, societarie e sociali di tale tracollo.

Sarebbe troppo distruttivo per il sistema indagare su se stesso, perchè lo potrebbe portare al collasso, sempre che ancor oggi questo non stia già avvenendo, ma si è resterà all’oscuro di tutto, fino al momento che saranno prese misure Draconiane, ancora contri i cittadini – per la sua salvaguardia – come ad esempio legge marziale, razionamenti alimentari, tribunali militari sommari, annullamento dei diritti civili e delle libertà individuali, nel nome chiaramente della libertà del Loro sistema, spacciato per libertà di tutti.

E ci stavano già provando, sebbene per ora il pericolo sia stato momentaneamente scongiurato. Ci stavano provando, primo fra tutti il ministro del welfare
Maurizio Sacconi, che avrebbe volentieri fatto “morire” i cittadini europei – in deroga – fino a 65 ore lavorative settimanali. Praticamente al nostro ministro sarebbe piaciuto – quando i parlamentari italiani non lavorano più di tre giorni alla settima in Parlamento, con uno stipendio base di 19.150 Euro lordi al mese, più benefit vari, che gli “schiavi” i quali a fatica arrivano a 2.000 euro mensili, quando son ben retribuiti, , facessero, in barba alle più elementari regole di buon senso e di sicurezza sul lavoro, visto che il primato di quasi 1300 “morti bianche” all’anno non è sufficiente, fino a 13 ore di lavoro, se la settimana fosse di 5, o fino a quasi, se la fosse di sei giorni. Senza contare i tempi di trasferimento e tutto il resto.

Questo secondo alcuni “eurocrati” dovrebbe essere il destino dei cittadini europei: schiavismo in salsa cinese, senza sicurezze, senza certezze, ma sopratutto senza diritti? Per famare una
La Casta, non importa se italiana, europea o internazionale di mangiapane a U:F:O?

Alcuni affermano che la crisi durerà fino a tutto il 2009, ma come molte altre previsioni, probabbilmente anche questa potrebbe essere errata, o volutamente fatta apparire come il passaggio di una tempesta in un bicchier d’acqua. Rimane il fatto che alla fine ci saranno milioni di disoccupati tra America, Europa e Asia, ma come sempre accade, i responsabili dadranno “in piedi” erigendosi da salvatori dei mercati e dell’economia planetaria, avendoci guadagnato sopra queste frodi finanziarie, avendo a disposizione un’imensa quantità di liquidità, per acquistare a prezzo di svendita fallimentare aziende nazionali e multinazionali, da loro stessi decotte, facendo ripartire la giostra sino all’ennesima crisi.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale fu istituito il “
Tribunale internazionale Contro i crimini dell’umanità”, dove molti corpi penzolarono dalla forca del boia, o finirono innanzi al loro Dio, grazie alla fucilazione.

Sarebbe ora che i cittadini, tutti, indipendentemente dagli Stati d’appartenenza, chiedessero all’ONU l’apertura di “Tribunale internazionale per i crimini finanziari contro l’umanità”, iniziando ad avere vera giustizia dei torti e dei sopprusi arbitrari compiuti nei confronti del cittadino qualsiasi della comunità internazionale.


Marco Bazzato
18.12.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/

domenica 14 dicembre 2008

Arriva il Natale, sfiga economica sicura



Manca poco ormai. Pochi giorni e sarà prima il 25 dicembre e poi Capodanno.

Che sfiga.

Si pensava di poterla scampare, si pensava che prima o poi la festa inutile del Natale venisse cancellata – almeno per decreto legge – dalla storia e dalla cultura. Invece nulla, è ancora qui. Si sperava almeno di scampare le solite banali, vuote, bifolche e bislacche pubblicità natalizie, con bambini telegenicamente felici, famiglie più ricche di Creso che – pubbliciatariamente parlando – dilapidano migliaia di euro per i frugoli smanettoni, o interessati a rimpinzarsi come maiali, che poi non possono essere macellati e trasformati in salami, mariti e mogli – per fortuna rigorosamente etero – che si scambiano gioielli grossi come noci di cocco, orologi buoni per andare sullo spazio, oppure abiti che sembrano stati rubati dalla grotta a Sandkan a Mompracem. Insomma un invito continuo a dilapidare, a spendere, a gettare via denaro per fa felici i figli rompipalle, la mogli scassamarroni, mariti rincoglioniti dal calcio e i parenti, specie suoceri a volte peggio dei serpenti velenosi negli slip.

In questi giorni, non di vacche magre ma di vacche morte, si è colpiti ad ogni angolo, in ogni canale televisivo pubblico, privato, in ogni radio da messaggi pubblicitari che vanno oltre il pornografico, che dovrebbero essere – per legge – vietati ai minori di 180 anni che sembrano scritti dal Primo Ministro, Silvio Berlusconi, che invitano a spendere, spendere, spendere. Messaggi che invitano a mandare a puttane le tredicesima, che invitano ad usare la carta di credito, tanto ci si penserà il mese successivo quando arriva l’estratto conto, pregando qualche divinità di non esser stati licenziati via sms alla mezzanotte o del 31 a spese già fatte.

Come ogni anno dal 10 al 31 i media ma non solo, ci caricano come molle pronte a esplodere, bombardano come se i cittadini, pardon i potenziali consumatori, dal concepimento alla morte non importa se naturale o per aver vinto – senza saper d’aver partecipato – alla roulette della sfiga, debbano essere spremuti come limoni, per raschiare dai portafogli vuoti le ultime gocce di liquidità economica, gocce forse essenziali domani per la sopravvivenza.

Come in una commedia degli orrori, sembra che per le festività di Natale e Capodanno, la fortuna non sia vivere, ma augurarsi che lo sguardo nero, dell’assassina dea bendata, si sia posato su di noi, accompagnandoci – con un unico botto al cuore – al camposanto.

È ridicolo festeggiare il Natale, è assurdo, ma soprattutto antieconomico sotto ogni punto di vista.
Festeggiare in qualsiasi modo il Natale è un insulto all’intelligenza umana, un atto ostile contro la sanità mentale dell’uomo, in quanto il vile bombardamento terroristico-mediatico di spot pubblicitari che violentano, come soldati in astinenza da mesi, uomini, donne e bambini, conducendoli alla morte economica e all’asservimento consumistico di un capitalismo defunto.

Tra poco si avvicina questa nefasta festa consumistica, e l’unica cosa saggia da fare è quella d’astenersi completamente da ogni acquisto, regalo, viaggio, dono piccolo o grande, pensiero, festeggiamento, evitando – senza compromessi – d’acquistare alberi – in plastica o veri – di Natale, non fare il presepe, disertare centri commerciali, mercatini natalizi e amenità varie. Da sconsigliare totalmente pranzi e cenoni natalizi, mangiando come un giorno qualsiasi, anzi possibilmente meno, non fare addobbi, evitando tassativamente il ladrocinio del veglione dell’ultimo dell’anno, non acquistando abiti e botti, disertando spumante, panettoni e pandori, andandosene a letto alle 22 per svegliarsi il giorno dopo tranquillamente, e controllando subito il cellulare per vedere se non si è stati licenziati alla mezzanotte, come augurio di Felice Anno Nuovo.

Insomma attendere il 25 e il 31 dicembre, trattandoli per quello che esattamente questi due giorni sono: giorni qualsiasi, giorni come gli altri, ma gonfiati ad arte dal consumismo e dalla religione che vuole avere il 25 e nei giorni precedenti, introiti aggiuntivi, per puntellare l’emoragia di fedeli, che nelle altre settimane dell’anno liturgico se ne fregano altamente; mentre i commercianti sperano – alle vigilie di questi giorni – di risollevare i magri guadagni fatti durante l’anno, invogliando o quasi costringendo le per tradizione pagana, mascherata da giornata religiosa, ad essere più buoni, perché come dice una tediosa campagna pubblicitaria. “È Natale, è Natale e si può dare di più…” Ma a chi e, e perché? Se non si è dato nulla durante l’anno, non si vede alla fine il motivo di dare qualcosa in più alla fine.

Ma bisogna consumare. Per fortuna ci ha pensato la grande finanza truffaldina internazionale e mettere a carità il mezzo mondo ricco. Quello più povero invece, ringrazia, perché si ritroverà ancora più povero, senza anche questo caso saper chi ringraziare di tanta bontà di cuore.

Marco Bazzato
14.12.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/