venerdì 22 febbraio 2013

Elettrodotto Dolo-Camin: oggi hanno ragione i costruttori!


Ieri leggendo un articolo su Veneziatoday  (1) e per l’ennesima volta ci si rende conto che anche in quella zona del ricco ed ottuso Nord Est, come in tutta Italia, i politici sono una masnada “de magnaschei!” – Mangiasoldi – che piuttosto di alzare il culo dalle poltrone, perché se un’Amministrazione Comunale non vuole fare pulizia, anche davanti prove evidenti, fornite a tutti gli uffici preposti, partendo dal Sindaco, per proteggere, forse a suon di stecche, un ex Presidente di Consorzio e suoi figli –  questi sono pesci piccoli – cosa resta combattere per il bene di tutti i cittadini, contro i grandi gruppi?

Infatti, i grandi gruppi conoscono le situazioni di voluta ignoranza cosmica in cui potrebbero versare le singole Amministrazioni interessate, ma è un andazzo lassista, presente in tutta Italia e non solo in quella zona interessata.

È grazie all’omertà delle P.A., all’inettitudine di una classa politica, brava esclusivamente a fare accattonaggio al momento delle elezioni, ma poi, come anche in questo caso, i grandi gruppi, “sodomizzano” i cittadini. Perché se gli interessi di questi non vengono tutelati dalle Amministrazioni Comunali, non sta a una società, magari quotata in borsa, fare gli interessi dei “servi della gleba”, visto che risponde, come per ogni attività,  agli interessi dei proprietari e agli azionisti, principio valido per lo scarparo  e quella è anche la zona – così come per la grande industria che scarica rifiuti tossici in qualche canale,salvo intervento della Magistratura, a seguito di denunce su denunce, segnalazioni “dimenticate”, interrogazioni ignorate dal Sindaco, facendo passare i 30 giorni previsti dalla legge, circa l’obbligatorietà della risposta ai consiglieri comunali che l’avevano formulata.

E l’azienda non ha preso in considerazione l’idea di interrare l’elettrodotto da 380 mila volt, lungo ben 15 chilometri, in quanto il costo sarebbe stato spaventoso. Meglio passare sopra le teste dei cittadini, sopra case, scuole, zone residenziali e artigianali, campi, i pochi rimasti, a costi molto inferiori. Poco importa, hanno oggi ragione i costruttori, se poi lungo l’elettrodotto, le case, le aziende si deprezzeranno, se qualche bambino rischierà la leucemia, se qualche vecchio con il pacemaker farà un colpo (una pensione in meno da pagare da parte dell’Inps, facendo risparmiare le casse dell’Istituto).  In quel caso spetterà, a tempo debito, alla Giustizia dimostrare se esiste un nesso scientifico tra l’elettrodotto e le malattie e/o le morti  o se il tutto è frutto della casualità.

Il concetto è sempre lo stesso: massimizzare i profitti,spendendo il meno possibile  e molti sfaticati anche nelle P.A. lo sanno e “nazionalizzare i costi ambientali, sanitari e sociali. Tanto, anche se da qui a vent’anni ci fossero dei casi di malattie e/o morte a presunta causa dell’elettrodotto ci vorrebbero lustri di inchieste, milioni di euro di perizie e controperizie, ingrassando avvocati da ambo le parti, per arrivare a un verdetto “politico” di non colpevolezza o di assoluzione per insufficienza di prove. O anche se ci fosse la condanna, come spesso accade in Italia, nessuno pagherebbe. Quindi ben venga il deprezzamento delle zone interessate all’elettrodotto, le eventuali malattie e morti di qualche centinaio di persone,ma prima, per l’ennesima volta, come se non lo si sapesse, andrebbe dimostrato il legame causa-effetto. Intanto, nel pieno rispetto delle leggi vigenti, giustamente secondo i proprietari e/o gli azionisti, lavorando al risparmio si ingrassano e comuni interessati si “accodano” alla Voce dei Padroni!

Marco Bazzato
22.02.2013


giovedì 21 febbraio 2013

Spot omofobo? Le scuse sbagliate di Crosetto e Meloni!


Si apre così il video di Guido Crosetto e Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia che impazza su Repubblica Tv: (1)

Abbiamo fondato Fratelli d’Italia, rinunciando a una poltrona sicura. Lo abbiamo fatto per ridare dignità alla politica. Da mesi parliamo di famiglie e di giovani e non interessa a nessuno, di impignorabilità della prima casa e non interessa a nessuno. Di impresa e di tasse e non interessa  nessuno, di banche e di Equitalia e non interessa a nessuno, ma se due cretini fanno un video idiota, diventiamo la notizia del giorno. Tutti parlano di noi, tutta la stampa ci cerca allora rispondiamo. A modo nostro chiediamo scusa per quel video offensivo che non ci rappresenta, né rappresenta Fratello d’Italia. Per noi la politica è impegno civile, per noi la politica è dignità e rispetto – (e diritto di satira, n.d.a.) –  Chiediamo a tutti di votare, con la testa e con il cuore , non importa per chi, l’importante è che votiate. Se poi volete sapere per chi voteremo noi: Fratelli d’Italia, Fratelli d’Italia, il centrodestra a testa alta.

Basta confrontare questo testo con quello del video precedente per dire che l’omofobia era presente solo nelle menti pervertite di quanti che si sentono inferiori, colmi dei complessi di Bradipo, Ediapo, Elettra, Castore, Pulluce, di Cloto, o Scroto, boh… e Lanchesi e di Atropo e infatti il testo recita:

Noi crediamo in un’Italia più pulita, dove la famiglia deve essere tutelata, dove un uomo e una donna possono fare un figlio, avere una casa senza il temere di perdere tutto, chiediamo che l’amore di un uomo e una donna sia alla base del futuro della nostra nazione. E per questo noi siamo impegnati in campagna elettorale, domenica e lunedì vota con al testa e con il cuore, non votare con il culo, noi amiamo le donne e in particolare Giorgia Meloni”

Ah, l’omofobia, secondo i retrogradi regressisti, starebbe nel fatto che si è parlato di famiglia naturale: uomo – donna e progenie biologica e d’amore. Questa è omofobia.

Infatti per i gay famiglia significa: uomo-  uomo o donna – donna e non progenie biologica d’amore, perché secondo loro quello dovrebbe essere il ramo  naturale dell’albero genealogico da cui discendono. 

Omofobia sarebbe parlare di amore tra un uomo e una donna. Madonna, che falsità è stata detta! O peggio, Madonna, che verità è stata detta, ma che non deve essere pronunziata per non offendere chi? La verità, nelle persone intelligenti e dotate di ragione, non deve offendere nessuno, mentre è offensiva la bugia, la menzogna e l’inganno, visto che la verità rende liberi e no schiavi dei propri pregiudizi, od orgogliosamente gelosi e invidiosi.

Le scuse potevano anche essere un atto politicamente dovute, ma sono state, per dirla alla Peppone di Don Camillo, un “calare le braghe” ai conservatori dei rami secchi, e come dice una frase di un antico proverbio cinese, “collendo il lischio di beccalsi una malattia inculabile”

Si auspica che Guido Crosetto e Giogia Meloni in cuor loro siano concordi con i due satiri veneti, e che questi abbiano ricevuto una telefonata, dove gli venivano spiegate le ragioni elettoralistiche di questa pubblica sconfessione e per il fatto che si siano beccati, anche se rispettavano le leggi dello Stato italiano, da cretini.

Sì, perché in Italia quando si rispetta la legge si passa da cretini. Mentre i furbi vanno avanti, fanno strada, carriera, passando sopra cadaveri, sotto le scrivanie,pur di arrivare al Potere, o per quanto poco poterne  assaggiare un piccolo spizzico, ma soprattutto abbuffarsi e ingozzarsi degli agi che offre, a spese dei cittadini..

Così come non va dimenticato che spesso la sinistrosa Luciana Littizzetto manda a “fare in culo” eterosessuali a destra e a manca e si dovrebbe ridere, perché  “normale”  che un etero vada a pigliarlo nel culo, anche se aborrisce  certe pratiche. Ma se si dice la verità ad un omosessuale, ossia che lo piglia nel culo e con piacere anche, ecco che  “andare a fare in culo” è offensivo e  omofobo. Se questo non è pervertimento della realtà….ah..sì, Si chiama politicamente corretto, ma falso e ipocrita, dove anche questa assurda polemica ha mostrato tutto il pregiudizio omosessuale nei confronti degli etero.

Per questo, oggi ancora più di ieri, gli italiani devono prendere atto che non si possono votare Guido Crosetto e Giorgia Meloni e soprattutto Fratelli d’Italia, perché, come scrissi ieri, “Italiani! Non votate con la testa e con il cuore, ma con il culo!” (2), altrimenti si è tutti omofobi.

Marco Bazzato
21.02.2013


mercoledì 20 febbraio 2013

Italiani! Non votate con la testa e con il cuore, ma con il culo!


Ha fatto scandalo ai falsi ben pensati il video oggettivamente veritiero di due veneti, tifosi di Giorgia Meloni,che hanno voluto ribadire il diritto e/o dovere degli italiani di andare a votare usando la testa e il cuore. (1), ma per fare piacere alle associazioni omosex, gli italiani devono votare, altrimenti le minoranze si sentono escluse, con il secondo canale, ossia l’ano.

I due veneti hanno fatto la parodia dei due omosessuali, che grazie ai russi e alla Banda dell’Armata Rossa, non hanno potuto mandare in onda il video, nella prima serata del Festival di Sanremo, del loro scambio di liquidi salivari, ma solo dei cartelli, privi di commenti, come da desiderio della Russia post Unione Sovietica di Putin, (2), perché  illegale nel Paese che ha  la capitale attraversata dal fiume Moskova.

Ma cosa hanno scritto di così omofobo, sebbene per ora, saggiamente in Italia non esiste il reato di omofobia e che questa al pari dell’omosessualità  non è malattia psichiatrica, infatti è assente  nel DSM IV e V – di prossima uscita – il che rende il video legale a termini di legge e psichiatricamente sano, ma solo un volgarissimo concetto politico?

Nulla, ecco la trascrizione:

“Noi crediamo in un’Italia più pulita, dove la famiglia deve essere tutelata, dove un uomo e una donna possono fare un figlio, avere una casa senza il temere di perdere tutto, chiediamo che l’amore di un uomo e una donna sia alla base del futuro della nostra nazione. E per questo noi siamo impegnati in campagna elettorale, domenica e lunedì vota con al testa e con il cuore, non votare con il culo, noi amiamo le donne e in particolare Giorgia Meloni”

E Giorgia Meloni innanzi a una simile e tenera manifestazione d’affetto è anche andata a scusarsi, ma a chi poi?

Perché due hanno fatto una parodia dei due che oggi secondo il Tg3 sono dovuti addirittura andare negli Stati Uniti per firmare innanzi a un ufficiale di Stato civile un pezzo di carta privo di alcun valore legale in Italia? Chiaramente i due amici non avevano la priorità, a differenza delle famiglie etero italiane che in piena crisi, faticano a mettere il pane in tavola e un biberon a un neonato, frutto del loro amore. Anna Paola Concia è stata più pragmatica. Ha preso un n volo low cost, andando a firmare, con l’amica, in Germania, un pezzo di carta che per la legge italiana non vale nemmeno il costo dell’inchiostro.

L’Italia è un Paese mediaticamente ottuso e i politici, anche quelli che dovrebbero avere gli attributi, invece di fregarsene, dimenticano che esistono delle leggi che vanno rispettate, corrono a scusarsi, con chi poi, per il timore di non avere i rimborsi elettorali, causati dai mancati voti, non ricordandosi che così potrebbe aver perso i voti di quel centrodestra, legato ai valori della “Famiglia Reale” anche, secondo la Costituzione italiana.

Nell’Italia dei gay pride è considerato incivile parlare di un valore progressista ella famiglia composta da uomo donna e figli che porta all’evoluzione e no all’arretratezza della società, perché a rigor di un certo tipo di logica è più giusto che gli italiani guardino ai rami secchi puntati che non ai rami rigogliosi di vita, che con i loro semi creano nuova vita.


Però, visto che l’Italia e gli italiani sono al termine di una miseranda campagna elettorale, per non offendere la comunità GBLT,alle elezioni di domenica e lunedì, è giusto che votino chi vogliono, a patto che  gli italiani votino con il culo.

Il Paese non merita altro!

Marco Bazzato
20.02.2013



(2) http://marco-bazzato.blogspot.com/2013/02/berlusconi-aveva-ragione-sanremo-2013.html

Benedetto XVI “morirà” il 28.02.2013 alle 19.59’.59’!’


Il conto alla rovescia delle dimissioni di Benedetto XIV continua. Secondi, minuti, ore, giorni, fino alle fatidiche ore 19.59’.59’’ del 28.02,, quando, acceso il TG1, sarà già a Castel Sant’Angelo in pantofole e giacca da camera, con un  Cohiba tra le dita, gentile omaggio di Fidel Castro e un bicchiere di brandy invecchiato qualche centinaio d’ani, pronto a godersi la pensione, come ogni vecchietto che viene rinchiuso e gettata via la chiave, in un ospizio!

Benedetto XVI…che se lo si guarda bene sugli occhi viene fa venire mente lo sguardo di Jack Torrance di Shining. – dal romanzo omonimo di Stephen King – e/o Leonard Lawrence, detto Palla di Lardo di Full Metal Jacket, capolavori entrambi diretti da Stanley Kubrick, per la storia e un papa che se l’è svignata dalle responsabilità e come mai come in questo momento, l’intero popolo della cristianità cattolica universale romana si appresta a gridare ad alta voce, alle 19.59’.59’’

«Benedetto XVI è morto! Viva Joseph Ratzinger !»

È in fatti, pur non ritrattando di una virgola quanto scritto nell’articolo: “Benedetto XVI ha tradito – come Giuda – il ruolo di vicario di Cristo?” (1), a Joseph Ratzinger va dato, vista l’età avanzata, il perdono cristiano e l’onore delle armi per l’inaudito coraggio dimostrato nel lasciate la Barca di Pietro, in mezzo al guado, al suo destino, come fanno i topi quando sanno che la bagnarola affonderà.

Dare rispetto a questo vecchietto stanco e sfiduciato della melma che alberga in seno alla “Sacre” mura vaticane sarebbe un imperativo, se l’uomo Ratzinger non fosse stato per decenni uno degli ingranaggi del sistema, una ruota, oliata, secondo gli ordini del Padrone, dell’ex Sant’Uffizio, il famigerato Tribunale dell’Inquisizione, del mitico e l’inarrivabile Torquemada, sbanchettato in Tribunale per la Dottrina della Fede, e non poteva non sapere, visto che per decenni era stato l’uomo ombra di Giovanni Paolo II, come funzionasse lo Stato Città del Vaticano.

Ma all’apertura del Conclave, salvo scherzi di Benedetto XVI, che potrebbe ritirargli lo zucchetto cardinalizio, ci sarà anche il “Santo protettore dei preti pedofili”, ossia l’immaginifico e indiscusso difensore dell’ortodossia vaticana, nemica degli scandali, perché abbassano il fatturato: il Cardinale Roger Mahoney, che molti segretamente, vorrebbero papa subito in modo che possa avere non solo l’immunità diplomatica dal suo essere Capo di Stato, ma che possa tentare di bloccare non l’emorragia di fedeli nelle chiese americane, ma il salasso economico che i “sedicenti” violentati da preti, continuano ad accampare , grazie alla complicità dei tribunali secolari, che  sono diventanti nemici del vero Dio e della vera Fede.

Se la cosa non fosse tremendamente seria ci sarebbe, se non da ridere per quanto poco, da piangere.

Giorno per giorno inizio a pensare che Ratzinger, grazie all’età avanzata, ne abbia avuto, come direbbero i laici, i comuni mortali, le palle piene del sistema “Vaticano”, fatto scandali, pugnalate alle spalle, giochi di potere, intrallazzi, di “…un Dio cattivo e noioso, appreso andando a dottrina” come cantava Marco Masini, in “Silvia lo sai” e che abbia preferito mettersi in panciolle, visto che alla fine si beccherà una pensioncina di 2.500 euro, non come ex Papa, ma come Cardinale in pensione, visto che il Papa non va in pensione, se non con i piedi in avanti, seguito da una nuvola di incenso.

Ratzinger, è chiaro a tutti, è stanco e potrebbe avere i giorni contati. Il condizionale è obbligatorio, visto che il riposo potrebbe rallentare il lento ma inesorabile declino fisico, che spetta a tutti gli uomini, che indistintamente raggiungono un’età vegliarda e forse i bookmaker inglesi hanno già iniziato a  “dar di quota” e raccogliere le scommesse per la sua prossima o lontana dipartita da questa valle di lacrime.

In ogni caso: Riposa In Pace, Benedetto XVI e, come dicono i vulcaniani, tradotto in inglese standard, “Live long and prosper”


 Marco Bazzato
20.02.2013


martedì 19 febbraio 2013

Voto degli italiani all’estero: a Sofia, in Bulgaria, solo se….


Abito a Sofia, capitale della Bulgaria, e non ho ricevuto, come la legge italiana impone il plico elettorale per votare per corrispondenza.

 Doveva essermi inviato dall’Ambasciata di Italia a Sofia, in Bulgaria entro il 6 febbraio 2013, ma quando telefonai alla rappresentanza diplomatica italiana, parlando con un’addetta dell’Ufficio Consolare, mi disse che tutto era stato spedito entro la data di legge  e il mancato ricevimento era imputarsi alle poste bulgare e potevo andare a ritirarmi il plico, anche sabato e domenica 17 e 18.02.2013, dalle 09.00 alle 13.00.

Devo credere che il disguido sia colpa delle poste bulgare?

Se un cittadino italiano iscritto all’Aire abitasse nella provincia, distante decine e decine di chilometri dal Consolato più vicino cosa dovrebbe fare? Prendersi il treno o la macchina, andare a ritirarsi il plico che doveva essere spedito, rimettendoci tempo, denaro tra carburante, parcheggio e via discorrendo, senza contare il tempo?  E chi gli avrebbe restituito  i costi, per esercitare un diritto sancito dalla Costituzione italiana?  Perché se il plico fosse giunto in provincia, ma non nella capitale, la cosa sarebbe ancora più paradossale, in quanto discriminatoria nei confronti di tutti gli italiani iscritti all’Aire, residenti a Sofia.

 Da una parte le Ambasciate e i Consolati devono spedire entro i tempi utili, dall’altra se il materiale non arriva entro i quattordici giorni dalla data del voto via posta, in questo caso il 22, si dovrebbe andare al Consolato per ritirare quello che qualche dipendente, si è rifiutato di fare e/o ha ricevuto l’ordine di non fare… Chiaramente possono sembrare supposizioni complottistiche, ma non dobbiamo dimenticare il detto, “Pensare male non si sbaglia mai…”

 Ho letto su Facebook, nella pagina di un candidato che in Svezia e in Lituania tutto è arrivato, a casa degli elettori iscritti all’Aire, secondo i tempi e le modalità stabiliti dalla legge, mentre a Sofia, al mio indirizzo, no e presumo, che ad altri italiani residenti nelle capitale bulgara sia accaduta la stessa cosa. Da voci non confermate sembra che questa sia una prassi consolidata da anni, almeno da parte dell’Ambasciata d’Italia in Bulgaria.

 Quando telefonai giovedì 14.02.2013 all’Ambasciata, mi venne passato l’ufficio Consolare, dove un’addetta mi disse che il disguido non era da imputare a loro ma alle poste bulgare..

…..

La corrispondenza arriva eccome, tant’è che ho ricevuto, in mezzo a tutto il resto, anche vari depliant elettorali dall’Italia, a tariffa internazionale agevolata. È tutto qui, tra la mia corrispondenza cartacea.

Le poste bulgare hanno svolto il loro compito al meglio, come fanno sempre nel recapitare puntualmente bollette di luce, acqua, telefono e varie ed eventuali, quindi, visto che la matematica non è un’opinione, 2 + 2 fa…4 e non 3 o 5….
.
Anche se andassi a votare, il mio voto non servirebbe per far allontanare da quel posto di lavoro pubblico dei dipendenti di un’Ambasciata che, per quanto ne posso sapere, hanno e/o non hanno svolto le mansioni per cui sono incaricati e stipendiati, in base agli ordini ricevuti dall’alto.

Va ricordato che le Ambasciate sono a tutti gli effetti facenti parte della Repubblica italiana e che l’intera aerea, secondo il diritto internazionale,  è territorio italiano e non, come in questo caso, della Repubblica di Bulgaria e quindi non si capisce perché un italiano debba “rientrare in Italia” per ritirarsi il certificato elettorale..

Quindi…chi lavora contro gli italiani all’estero?

Non voglio fare il complottista: ma chi garantisce la regolarità del voto quando un cittadino italiano iscritto all’Aire, quando nella capitale bulgara, è costretto ad andare a ritirasi il tutto di persona, come se rientrasse nel Paese e che non lo sputino il nome in una qualche black list, di buoni e cattivi, come faceva la maestra quando tirava una riga sulla lavagna, segnando da una parte le pecore nere e dall’altra i  lecchini? Dove continuando a leggere i commenti su questa pagina di Facebook. Molti altri uffici Consolari hanno fatto il loro dovere, a favore degli italiani residenti all’estero e inscritti all’Aire, senza causare disagi, come è accaduto qui a Sofia.

E cosa si dovrebbe pensare dell’Istituzione italiana che rappresenta il Paese all’estero, in questo specifico caso, mentre in altri nulla da eccepire, anzi?

 E in fatti la stessa Ambasciata italiana poco tempo fa mi recapitò il messaggio del Ministro Giulio Terzi. Sulla busta ci stanno due timbri: 18 e 21.01.2013, ossia venerdì 18 e lunedì 21. Visto che di domenica le poste non consegnano… E quel mattino il postino, perché ha letto “Ambasciata d’Italia a Sofia” ha strimpellato a lungo il campanello. Anche in quel caso non posso dire che le Poste bulgare e i postini non siano stati solerti nella consegna, anzi..

Ma sappiamo come è fatto a volte l’uomo, gli italiani e non solo: la colpa è sempre degli altri se le cose non vanno, per la serie, lanciare sempre il gatto morto e putrefatto nel giardino de vicino, accusa dolo di puzzare.

Mi dispiace, ma se un Paese in questo semplice caso non riesce a fornire il minimo, cosa resta per il resto e che valore ha un mio voto, se per l’Italia, il cittadino italiano che vive all’estero, non è manco preso in considerazione? Alla faccia della demagogia della demagogia dei media?

Ma un candidato alla Camera o al Senato della Repubblica italiana come rappresentate nella Circoscrizione Estero, alzerebbe il telefono, per chiamare l’Ambasciatore? No, nessun candidato, soprattutto di primo pelo, non essendo ancora eletto non muove o si prende la briga di interessarsi del problema, mentre quelli che stanno per decadere se ne fregano, visto che potrebbero essere out….gli altri candidati di Camera e Senato, pensano giustamente alle loro circoscrizioni e quindi noi cittadini italiani, residenti a Sofia, in Bulgaria, per l’Aire dell’Ambasciata italiana a Sofia, cosa siamo?

Ed è per questo motivo che sarò costretto a non dire la mia alle prossime elezioni politiche…

Quindi per chi o per cosa andare a votare dall’estero che senso ha, quando un servizio minimo nemmeno viene garantito ai cittadini italiani iscritti all’Aire, porta a pensare che ciò che disse Kennedy:
 “Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi. Chiedetevi cosa potete fare voi per il vostro Paese”.

Penso che alla fine fosse il mondo educato per dire che il Paese non può darvi mai niente, ma può solo prendervi anche quel poco che dovrebbe spettarvi come diritto.

Marco Bazzato
19.02.2013

venerdì 15 febbraio 2013

Cosmogonia della ragione tra fede e religione



Molti mi accusano d’essere un nemico della religione cattolica, un mezzo ateo, un senza Dio perché sovente nei miei articoli mi scaglio contro la parte deviata e deviante della religione Cattolica, e questo mi è costato l’inimicizia di persone dal pensiero diversamente aperto, figli di analfabetismo storico scientifico e culturale e di un settarismo che nemesi della Ragione e dell’intelletto che la Divinità, se mai esiste, perché il dubbio permane, visto che nessuno a  memoria d’uomo, a parte il Cristo della tradizione messianica vetero e neo testamentaria, ma fa discorso a se –  e in altre religioni relegate da duemila anni al ruolo di miti sbiaditi, amati solo dai topi di biblioteca e da scrittori in cerca di ispirazioni, leggesi scopiazzature malfatte, –  non è mai tornato indietro a raccontare come e se, esiste un qualcosa dall’altra parte, che non riesce ad andare oltre al costrutti riduttivo e ridondante degli insegnamenti dottrinali, imposti e imparati in modo acritico, senza avere il coraggio di ampliare i propri orizzonti limitati, per provare ad afferrare una parte più ampia in cui sta racchiuso il tutto.

L’uomo è il qui, adesso. L’uomo vive all’interno di un eternità finita, con un inizio e una fine. Fine e inizio dettati dalla biologia che diventa anima, coscienza e materia e solo all’interno di questo durante finito che egli è presente nella storia. Il resto è illusione, idea salvifica di una promessa o di una cambiale che potrebbe essere onorata, oppure finire in protesto, perché di là, non ci sta nulla pronto a onorarla.

Il Dio dell’uomo, è un qualcosa di intangibile, intoccabile, etero, che vive fuori dal tempo, eppure presente dentro il tempo, assieme e/o presente entro l’uomo stesso tramite la coscienza, il suo essere - anima, il pesare e agire, pro o contro se stesso.

Il mio anticlericalismo nasce dal fatto in quanto mi sento nemico di un’Istituzione umana che nulla a che fare con il pensiero di un Dio, perché troppo spesso all’intero della Chiesa, il nome di Dio è stato usato, violentato, manipolato, stuprato, le sue Parole sono state interpretate contro l’Uomo stesso, in nome di un mercimonio, di un interesse personale, privato, che va a vantaggio dei pochi a discapito di tutti. Lo vediamo quotidianamente aprendo i giornali, guardando la tv, vedendo come le immagini sacre siano usate per annichilire il pensiero e la ragione non dei semplici, ma dei sempliciotti, che ancora oggi, cadono preda di regole religiose e schemi di pensiero che legano l’uomo alla materia stessa e non viceversa, ossia elevandolo verso mete apparentemente irraggiungibili.

La Chiesa è come un drago composto da più di un miliardo di teste, ma le gerarchie ecclesiastiche non sono più di qualche milione, cifra che presumo per eccesso, che alla fine tirano le fila di un complesso economico-finanziario che va a circuire la maggioranza dei fedeli, che anche vedendo, perché condizionati dalla storia e dalla tradizione, mettono la testa sotto la sabbia, sovente affermando: “tanto anche se so le cose, il mondo gira così”.

Sicuramente hanno ragione loro, dal loro punto di vista. Ma i salmoni per deporre le uova risalgono la corrente dei fiumi, andando non verso la foce, dove l’acqua, man mano che ci si avvicina al mare, diventa sempre più torbida e carica di detriti, si muovono verso la fonte, verso dove l’acqua è più limpida, ricca di ossigeno, elemento vitale per la vita, per poter dar vita a nuova vita. E infatti ci sta una frase di Giovanni Paolo II che si dice abbia pronunciato poco prima di morire:”Lasciatemi ritornare alla Casa del Padre”, per risalire, proprio come i salmoni, verso la fonte dell’acqua pura e dell’acqua di vera vita.

Sovente quando leggo qualche notizia clericale in rete o la vedo in tv, lo confesso, non riesco a rimanere indifferente, mi sale il sangue alla testa e iniziano a formarsi domande a mille perché o iniziano a venirmi in mente i testi letti e riletti nella Bibbia, visti ogni volta con luce e coscienza diversa, man mano che la maturità e la conoscenza, sempre un nulla innanzi al Tutto, si evolve di qualche frazione di miliardesimo rispetto all’immensità. Ma è già all’interno di quell’Universo piccolissimo di conoscenza che sento il sangue ribollirmi, perché la parola, anzi la Parola, il Verbo parla, facendomi muovere l’indignazione che non riesco a trattenere e allora, come un vulcano che erutta lava, cenere e lapilli, le parole mi salgono da quella che spero sia la profondità più vera del mio essere. Non posso cambiare il mondo, ma non posso nemmeno rimanere indifferente a ciò che mi ferisce dentro come uomo, scollando le spalle, e dicendomi sottovoce:«Tanto il mondo funziona così, fottetene!» , tornando a rinchiudermi dentro un bozzolo, aspettando che la tempesta di pensieri passi.

Una volta un sacerdote mi disse: «Marco tu pensi troppo!», ma l’uomo che non si pone domande e non cerca risposte, a mio avviso è un cadavere puzzolente che deambula senza meta, aspettando che la vita gli scorra sotto la pelle, nell’attesa che la morte lo colga. Un uomo così non è diverso da un tavolo di marmo o di acciaio, dove si dissezionano carcasse umane, dove i brandelli di intelligenza, materia, cervello e frattaglie autoptiche gli scorrono sopra e vengono lavate a fine giornata, senza intaccarlo minimante. L’uomo, se è persona, non è né un cadavere che cammina, né un blocco di marmo senza vita che non si evolve, ma solo deperisce nell’attesa della morte.

So benissimo e lo dissi anche a una persona che mi cancellò dalla lista amici proprio per le mie idee anticlericali, che andavano a cozzare, non contro la sua Fede, ma contro i suoi valori religiosi, che esistono centinaia di migliaia di ecclesiastici e di laici che si dedicano al prossimo tra mille difficoltà. Io stesso avevo un cugino, non so se sia morto, visto contatti con il  parentando in Italia non ne ho da tempo, a parte qualche ciao via pc, che come missionario ha speso la vita per la sua Fede e non per convertire, ma per dare ciò che ai  suoi parrocchiani necessitavano maggiormente,  perché il suo primo compito, secondo ciò che mi diceva, non era imporre, ma proporre. E fa più rumore un albero che cade rispetto a una foresta che cresce secondo i propri tempi e i propri modi, verso il cielo. Però questa persona non si rende conto che quell’albero che cade con grande fragore uccide anche la terra e l’humus circostante, rendendo arido e secco il terreno per mesi, se non per anni o decenni e fingere che così non sia, equivale negare o rimuovere il problema. Ma non posso esimermi dallo sbeffeggiare e insultare quanti all’interno anche del Corpo Mistico del cattolicesimo romano, perché costoro in primis, come al tempo delle Crociate, hanno mentito a Dio, all’uomo, alla comunità dei fedeli e quindi perché si dovrebbe mostrare indifferenza, porgendo in eterno l’altra guancia, rischiando alla fine danni non solo allo spirito, ma anche fisici. sulle cervicali e sulla faccia?

L’abito non fa il monaco, ma il “monaco” che lorda la propria veste non merita alcun tipo di pietà umana e rispetto da parte del probo. Certo, Dio giudicherà la sua colpa, ma esiste anche il dovere di smascherare, anche a costo di distruggere l’integrità psicofisica del colpevole, sempre dopo l’accertamento oltre ogni ragionevole dubbio, senza avere paura, perché se è anche vero che Dio condanna il peccato e non il peccatore, il peccatore, nel mondo della materia, anche se questa materia è ispirata da Dio, ha l’obbligo di scontare le proprie pene e le proprie colpe, in ragione decuplicata,in virtù del l ruolo che ricopriva in seno alla comunità.

Non credo e non crederò mai nella supremazia di un pensiero di fede rispetto a un altro – lo trovo un ragionamento fraudolentemente orgoglioso e impossibile da dimostrare – o anche nell’assenza di una fede ben precisa o di una cultura religiosa strutturata. Nel corso degli anni ho conosciuto una quantità di persone, a iniziare dalla mia famiglia biologica, ma non solo loro, che si dicevano fedeli in qualcosa, solo perché si comunicavano regolarmente, partecipavano esteticamente alle funzioni durante le feste comandate, ma poi…. Mentre ho conosciuto persone che pur totalmente prive di alcun insegnamento religioso o dottrinale che erano dotate di valori etici e morali molto più elevati dei cosiddetti “credenti”, segno tangibile, che se esiste una Divinità assoluta, non opera nell’uomo attraverso le istituzioni e la “caltura” religiosa , strutturata attraverso libri più  o meno dogmatici o testi riconosciuti come ispirati da Dio, frutto della mediazione culturale dei vari Sinodi che si sono svolti in tempi ormai remoti, ma direttamente attraverso la coscienza dell’essere e dell’esistere, attraverso la coscienza dell’Io sono, in quanto esisto, penso e ragiono.  

La cosa più aberrante del pensiero di derivazione giudico cristiano della dottrina cattolica romana è la cosiddetta supremazia occidentale religiosa, che altro non è che una forma di relativismo assolutista che danneggia l’altra parte del genere umano che crede in modo diverso da quello comunemente conosciuto in occidente e in gran parte delle Ameiche e dell’Oceania.

Ma allargando la percezione del pensiero verso la Cosmogonia, che secondo i modelli più comunemente accettati dalla comunità scientifica internazionale, porta a postulare entro la fisica e la matematica quantistica una serie di multi universi interconnessi tra loro, entrando direttamente anche in quello che abbiamo la percezione di vivere, risulta logicamente impossibile che all’interno di questi multi universi quantistici, Dio abbia deciso di manifestarsi proprio nel nostro, duemila anni fa, ad una promessa sposa di un falegname di Nazareth, facendosi Carne, dopo l’Annunciazione, tramite l’Immacolata Concezione,  partorito da una Vergine priva del Peccato Originale, in seguito morendo e risorgendo sotto Ponzio Pilato, segno che il costrutto religioso è frutto del bisogno dell’uomo di trovare risposte a domande che sin dall’inizio della Storia, lo tormentano e lo turbano, cercando un appiglio entro una trascendenza che sicuramente può essere utile e necessaria nel Qui, Ora, ma che non fornisce risposte certe e assolute, non solo sull’origine dell’Universo e/o dei multi universi,  della vita sul terzo Pianeta del Sistema solare, che si trova nel margine esterno della Via Lattea, per ora l’unico abitato da creature senzienti, non perché non esistano altri pianeti e altre culture fuori dal Sistema solare, ma perché ad oggi, l’uomo, non è diverso da un neonato che ha appena messo fuori la testa dal grembo materno –  la Terra – e che non riesce a muovere alcun passo, che piange, defeca e lorda il suo spazio abitabile, sperando che ci sia un Padre Celeste pronto a perdonargli tutte le malefatte che commette verso se stesso, verso i suoi simili e verso il Sasso speso nel Cosmo che lo ospita, pulendogli eternamente il culo dalle feci che emette in ogni istante, credendo che basti una manciata di borotalco per farlo sentire pulito e lindo, pronto per la prossima deiazione .

La conoscenza è un viaggio senza fine che termina con la morte, mentre la religione, essendo dogma imposto è viaggio giunto al termine, privo di ogni attrattiva, perché si vive nell’illusione d’avere una risposta a tutto.

Marco Bazzato
15.02.2013

giovedì 14 febbraio 2013

Berlusconi aveva ragione: Sanremo 2013 come la Festa dell’Unità?


Si è giunti alla seconda serata del Festival di Sanremo e ancora non si riesce a comprendere se si svolge nell’ex città dei fiori, visto che di questi manco l’ombra, o alla festa della piadina, dentro uno stand della Festa dell’Unità, in quanto il convitato di pietra, Presidente del Gran Consiglio dei Dieci Assenti, è la Bandiera Rossa del Partito Comunista.

Iniziamo questa dissezione, che a onor del vero andrebbe fatta o con lanciafiamme o  la sega elettrica, direttamente sui diretti interessati, con i presentatori: hanno la professionalità della provola andata a male:

la Littizzetto che non riesce a uscire dal suo cliché stantio e stitico, si toglie le scarpe, fa le mosssette come una ventenne quasi ottuagenaria, perennemente infoiata, non riesce a leggere il gobbo e si deve aiutare, come al tempo della Rivoluzione di Ottobre del 1917,con il blocco con i testi. Quasi lo stesso per il suo compagno di merende, Fabio Fazio, che non riesce a smettere di arrossire, come se fosse in menopausa, balbetta, finge di incazzarsi e cammina avanti e indietro come se avesse innanzi il plotone di esecuzione, comandato dal colonnello Champignon  della Legione Straniera del famoso spot della Telecom, restando eternamente imprigionato al ruolo di “Che tempo che fa”.

La scenografia: è una chiavica, un mix tra un bordello di periferia per gli spettacoli di burlesque e un salone delle festicciole adolescenziali dove si svolge il Bunga Bunga, patrocinato dall’Arcigay. Le luci e i giochi di luce sono così tetri da far pensare ad una casa delle streghe che manco conoscono uno straccio di incantesimo per trasformarsi in principesse, visto che gli addetti alle luci sembrano una massa di falsi ipovedenti che percepiscono la pensione senza averne diritto.

Il Clan dei Piemontesi  e dei Liguri. Si dubita che esista a memoria d’uomo, anche partendo dal mesozoico, una tale infornata di corregionali .Luciana Littizzetto, Fabio Fazio, Maurizio Crozza, Neri Marcorè, Carla Bruni, tutti provenenti dalle due regione sopraindicate. Per fortuna si è in Europa e nel pieno del 2013! Manco durante le premiazioni dei concorsi di Poesia interpaesani si assiste a una tale povertà di ospiti stracittadini.

La presunta figona: Bar Refeli. Ma per cosa è stata chiamata? Per strimpellare, male, sui tamburi della batteria e per fare la presunta bella statuina, visto che manco è, secondo me, tutta sta gran bellezza, solo perché era l’ex fidanzata di Leonardo Di Caprio? Senza contare che la povera tapina, era costretta alla traduzione simultanea, perché i due presentatori, pagati quasi un milione di euro, nessuno parlava o voleva parlare in inglese. Bella figura di merda, in Eurovisione,  di un Italietta provincialotta e ignorante che in passato creava ed esportava arte, cultura e sapienza in tutto il mondo.

Crozza: Maurizio Crozza va preso a piccole dosi, alla lunga, come ogni cosa stanca e da assuefazione. Il suo interevento di quasi quaranta minuti era scontato e ripetitivo. I personaggi erano triti e ritriti, già fatti in Ballarò, Italialand e nei suoi spettacoli, senza contare che le battute di “Bersani” anch’esse erano riciclate, sono ormai stancati. L’unica nota positiva: il contestatore, che ha risvegliato gli spettatori in sala, che sembravano amorfi come tante marionette durante i comizi di Stalin. Ci si sarebbe aspettato più coraggio da Crozza, non solo nel monologo, ma anche durante la contestazione dei dissidenti. Infatti, visto il giramento di palle che aveva avuto molti si aspettavano che interrompesse completamente l’intervento, andandosene e sbattendo la porta. Ma poi, avendo forse prevalso il lato economico, avrà pensato alla penale e quindi ha ingoiato il boccone amaro e ha sopportato l’odiato dissidente di centro destra. Mentre quando la contestazione è dell’estrema sinistra, verso il centro destra, quella per gli ex e post comunisti, è sempre cosa buona e giusta.

Boh…facciaculaggine della politica di ogni schieramento.

L’Armata Rossa non è riuscita a frenare completamente la deriva omosessuale in Italia, nonostante in passato avesse sconfitto  i nazisti nella Battaglia di Stalingrado, riuscendo solo a rallentare la deriva controrivoluzionaria degli anarchici comunisti italiani, nemici dell’ortodossia sovietica e post sovietica, dei due uomini che volevano mostrare in video  una loro  “limonata” . Per fortuna l’Eurovisione e la Santa Madre Russia è venuta in aiuto della famiglia naturale, impedendo che il video andasse in onda, visto che l’Italia e la Rai avrebbero violato la legge Russa, voluta dall’ex capo del KGB, quindi comunista, e ora amico di Berlusconi, Vladimir Putin, che proibisce in ogni forma la propaganda omosessuale. E si sa, oggi i rubli russi pesano assai anche nell’economia e nella finanza italiana, Rai compresa.

 E i media italiani, specie quelli di centrosinistra? Silenzio osservanza, mutismo e rassegnazione, nel rispetto della tradizione che nell’ex Unione Sovietica, che ha inviato il Coro dell’Armata Rossa dove, fino al momento della caduta del Muro di Berlino, si favoleggiava che i membri fossero ufficiali e spie attive del KGB.

Ma il Coro dell’Armata Rossa non è riuscito a fermare completamente i due amici che vorrebbero sposarsi. Infatti sono saliti sul palco senza dire una parola, ma mostrando cartelli che declamavano i loro fatti privati, ma nell’ex  Unione Sovietica  non capiscono un cazzo della lingua italiana, come in Italia non si capisce un cazzo di russo. Ma non sono riusciti a fermare la canzone degna di un club per scambisti dell’Arcigay, di Enzo Rubino, “Amami uomo”, ma anche in quel caso gli ex sovietici non capiscono un cazzo della lingua italiana e non diventerà mai famosa come l’Italiano di Toto Cutugno, che ha ammesso pubblicamente di rimpiangere i bei tempi dell’ex CCCP, dove regnava l’ordine e la giustizia sociale.

Carla Bruni? Chi ha detto che sa cantare? Ne sento così tanti di quelli che chiamo “Poeti drin drin”, perché strimpellano quattro giri di note sulla chitarra, e a orecchio riesco a riconoscere le chiaviche. che non avendo una casa discografica alle spalle, essendo degli aborti di natura musicale, si stampano i CD clandestinamente in cantina. Ossequiosamente i due conduttori si sono ben guardati dal chiedere all’ex moglie del presidente francese, come mai, secondo voci, avesse favorito la fuga di un assassino che si nascondeva dietro la nomea vigliacca di terrorista. Il mio sogno di quel momento? L’irruzione sul palco dei Carabinieri, arrestandola per aver agevolato la fuga del condannato in contumacia, Cesare Battisti, nel nome del Popolo italiano.

Il pubblico e i dati d’ascolto. Ho la sensazione di trovarmi sia riferito al pubblico in sala sia con i dati d’ascolto nella Corea del Nord, con il pubblico che applaude perché alle spalle ci sta la milizia comunista con il mitra spianato, pronta a sparare ad ogni accenno di sedizione controrivoluzionaria, così come i dati che fino ad oggi vengono diffusi dai giornali che parlano di uno share, nelle due serate, quasi superiore a quello dello sbarco del primo uomo sulla Luna.

Le canzoni? Dove cazzo è andata a finire la melodia e la sonorità della musica italiana?  A puttane? Non sono un nostalgico delle canzonette stile Toto Cutugno, Ricchi e Poveri e Claudio Villa, ,ma questo festival progressista ha solo fatto ascoltare canzoni di borgata, di periferia,con testi e musiche così sciatti, da far rimpiangere “I bambini fanno ohh…”, “Luca era gay” di Povia e “Minchia signor tenetente” dell’ex Vito Catozzo, Giorgio Faletti. Se i quattro broccoli delle nuove proposte, forse pescati dentro qualche centro sociale, appestato dai fumi illegali della cannabis, rappresentano l’Italia,  la musica leggera è veramente fottuta, perché non si può far altro che dire che sono stati rapiti, per usi musicali impropri, delle braccia sane, destinate all’agricoltura.

Le ultime righe prima di concludere: Voglio annunciare a tutti i lettori, che mi sono messo le palle a “bagno Maria”, avendomele grattugiate durante le due serate del Festival, ora sono spellate e arrossate come il culo di una scimmia che soffre di emorroidi!

In ogni caso è sempre meglio una vera Festa dell’Unità che non questa sagra paesana che sembra la Festa di quartiere della verza bollita.. che puzza di carogna morta!.

Marco Bazzato
14.02.2013

mercoledì 13 febbraio 2013

Benedetto XVI ha tradito – come Giuda – il ruolo di Vicario di Cristo?


A molti la cosa potrà sembrare blasfema, però sta nascendo una corrente di pensiero che vede nel gesto di Benedetto XVI un’apertura “eutanasia papale e di Fede” non diversa dall’eutanasia commessa da Giovanni Paolo II, quando rifiutò, come suo diritto dissero al tempo,  le cure eroiche per tenerlo in vita, sancendo la sua volontà, con la sua ormai famosa frase: “Lasciatemi tornare alla Casa del Padre”.

Ora secondo la tradizione delle religione cattolica romana, il papa è considerato il successore di Pietro e Vicario di Cristo in Terra, che ne incarna, con tutte le debolezze umane, lo Spirito vivente del Cristo, che ha accettato le fatiche e i supplizi della Passione di Gesù, Luca 22, 42:
“Padre, se vuoi allontana da me questo calice” tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (1)

Ma nel codice di Diritto Canonico nasce lo scontro tra la Parola di Dio e l’articolo 332 che recita:
Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetta” tradendo la volontà di Dio, che tramite lo Spirito Santo che aveva illuminato i Cardinali durante il Conclave.

In questo stralcio, essenziale a del discorso innanzi al Concistoro per le Canonizzazioni  (2) dice espressamente:
“…Sono ben consapevole che questo ministero, per sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo oggi, soggetto a mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo che dell’animo, vigore che negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da riconoscere la mia capacità di amministrare bene il ministero a me affidato…”

Dove estrapolando ancora al meglio, “…per governare la barca di San Pietro….anche il vigore… dell’animo…”
Quando udì le parole  “..vigore…, dell’animo, la prima cosa che mi venne subito in mente fu Mt 26, 75 “Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte” E uscito all’aperto, pianse amaramente.”

Ma l’Apostolo Pietro, a differenza di Ratzinger, fu perdonato da Gesù, diventando, secondo la Fede e la tradizione cattolica romana, il primo Pontefice, morendo  martire alla veneranda età, per l’epoca , di forse 67 anni,, viste le condizioni di vita e le privazioni che aveva subito, a differenza di Ratzinger che ha sempre passato, dal momento della sua ordinazione sacerdotale all’interno dell’Istituzione Ecclesiastica, salendo i gradini della gerarchia, con anche il conseguente aumento degli agi  e dei benefit e dove certo è vero che la frenesia e la pressione del mondo moderno può essere grande, ma non la si può paragonare con la vita che secondo la tradizione cattolica ha vissuto San Pietro, perché sarebbe un insulto nei confronti di colui che lo si vorrebbe il primo successore di Cristo e di cui Jhoseph Ratzinger era stato chiamato, accettandone il ruolo, a seguire il solco della tradizione, nel segno della Fede.

Fa riflettere il fatto che nessuno dei grandi vaticanisti che parlano in tv e scrivono nei giornali metta in evidenza il fatto vero commesso da   Benedetto XVI, ossia la Grande  Eresia, rigettando la Teologia della Sofferenza di Giovanni Paolo II, cancellando nel tempo della lettura i più di due decenni di pontificato del Beato Karol Wojtyla, innalzato agli onori degli altari da Benedetto XVI.

Guardando il significato della parola “animo”, usato mentre invocava indirettamente l’articolo 332, tra i suoi significati troviamo: Principio attivo della personalità, delle facoltà intellettive, della volontà, degli affetti. Ergo, ha palesato implicitamente d’aver una personalità poco stabile, con le facoltà intellettive annebbiate e soprattutto con il principio degli affetti, in questo caso nell’affetto e nell’amore verso Dio e il Ministero che Dio stesso l’aveva chiamato a svolgere, sin ormai dalla “presunta” vocazione sacerdotale che lo portò a prendere i voti nel 1951,in quanto al momento della sua elezione al termine del Conclave, gli è stata posta  ladomanda:
 “Acceptasne election de tecanonice factam in Summun Pontificem?” – “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”

E da molte voci che continuano a rincorrersi sembra che Ratzinger sin dalla sua nomina non fosse molto disposto ad accettare il ruolo di successore di Giovanni Paolo II. Quindi se al momento dell’accettazione già in cuore era dubbioso, questo porta a Matteo 5, 36 – 37::  “Non giurare per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco il nero un solo capello, Sia invece il vostro parlare sì, sì, no, no il più viene dal maligno”.

Ratzinger sapeva bene, in quanto teologo di riconosciuta, e ormai in molti iniziano a pensare sopravvalutata, fama internazionale, che avrebbe messo in cortocircuito la stessa Santa Sede, visto che non esiste, nonostante i presunti precedenti storici, un appiglio teologico, quindi di Fede, basato proprio sulle Sacre Scritture,  perché nemmeno il brano del vangelo di Matteo 16. 16 – 19, che recita, 
“Rispose Simon Pietro: «tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la tua carne né il tuo sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia chiesa e la porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»”
gli viene in aiuto a riguardo il suo atto di rinuncia d’essere anche tra l’altro, “Il servo dei servi di Dio” – se non cadendo nel relativismo. Spirituale, aborrito dalla Chiesa – perché rinnegando, come Pietro prima del canto del gallo, la servitù ai servi di Dio si rinnega Dio stesso.

Nel mio romanzo “Progetto Emmaus, Nuovo Ordine Teocratico Mondiale” quasi al termine del libro scrissi:
   «Guardagli le maniche» disse Perla abbassando per un attimo il volume della Tv.
   «Ho visto» rispose Emmanuele.
   «Porta una maglietta nera» continuò la donna, «Significa qualcosa?» domandò.
   «Ai molti no. Ma in verità, in verità ti dico, che mio” fratello” è entrato dalla porta principale» rispose cercando di trattenere l’orrore.

Paolo VI nella sua famosa omelia del 29 giugno 1972disse:  “di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio»”.

Era solo una sensazione legata a quel particolare tempo storico, oppure, oggi, alla luce dei recenti fatti del l’1 febbraio 2013,questa frase della lunga omelia di Paolo VI può essere letta anche come una Profezia?

Marco Bazzato
13.02.2013


martedì 12 febbraio 2013

Retroscena sulle dimissioni di Ratzinger



Dopo lo scherzo di carnevale delle dimissioni latine di Benedetto XVI, ragionando a mente fredda, si può notare come il teatrino Vaticano sia stato recitato da pessimi interpreti del metodo Stanislavskky  (1).

Nessuno dei presenti dava l’impressione palese d’essere smarrito o sorpreso dalle parole dell’annuncio in latino. Le cose erano due: o non capivano, per dirla alla Cetto Laqualunque, “Una beata minchia”, oppure sapevano tutto. E infatti sembravano così annoiati, tanto da essere sul punto di iniziare a fare le pulizie nasali di primavera con le dita con largo anticipo. Ad avvalorare questa seconda ipotesi ci sta la risposta del Cardinale Angelo Scola, dove basta osservare il filmato: non andava a braccio, ma leggeva un testo, in italiano, preparato in anticipo, visto che anche la scelta dell’annuncio in latino, lingua ufficiale dello Stato Città del Vaticano, assieme all’italiano, è stata fatta per aumentare l’aurea e l’alone di misticismo nei confronti della presunta libera scelta di Benedetto XVI di diventare, come si dice per una regina che abdica, la Regina Madre.

Mettiamo il caso che abbia deciso liberamente e in piena coscienza d’abbandonare l’incarico, quali potrebbero essere le motivazioni? Sicuramente è vetusto, ma non sembra avere un piede nella fossa o che sia pronto per l’ospizio e la sedia a rotelle, anche se è vero che negli ultimi mesi si muoveva sempre con maggior difficoltà e la voce spesso era incrinata.

Quindi, i motivi possono essere ben altri: il primo fra tutti, a detta di molti, lo scandalo Vatitanleaks (2), dove il perdono al maggiordomo fedifrago è stato dato a velocità curvatura, segno probabile che quando Benedetto XVI si è reso conto con che razza di ginepraio e vermaio ecclesiastico aveva quotidianamente a che fare e anche a lui sono iniziati a girare teologicamente parlando, i tedeschi maroni.

Probabilmente era anche stanco di dover spalare fuori dal cupolone vaticano, quegli zozzoni depravati pervertiti e invertiti di preti pedofili, che anche per via delle cause impiantate in mezzo mondo stanno disossando le casse delle varie diocesi, fino a minare quelle vaticane, già figlie di un tremendo rosso purpureo, non certo figlio dell’augusto lustro cardinalizio, visto che i fedeli, a ragione, scappano verso altre sette più sicure e/o meno mendaci, o per quanto poco con ministri meno sessualmente pervertiti di quelli coperti per decenni da tutti i gerarchi ecclesiastici sparsi per il mondo.

Ma forse il problema non erano manco i preti pedofili…lì basta riempire di pecunia le vittime e queste, felici come la Passione del Venerdì santo, godono di gioia, grondanti di denaro.

 No, il vero problema potrebbe essere il ciclone economico che si sta scatenando attorno al Monte dei Paschi di Siena e all’affare Antonveneta, che vedrebbe coinvolto ora come allora lo IOR, la banca Vaticana.

Già, perché per chi non lo ricordasse la Banca Antonventa h dentro il “il peccato originale” del Banco Ambrosiano (3), che vide coinvolto al tempo Roberto Calvi (4), Michele Sindona  (5) e Paul Marcinskus  (6), l’unico morto nel suo letto, a differenza di Calvi, Sindona e della presunta morte violenta di Giovanni Paolo I.  “Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria” – Paul Marcinskus

E visto che la storia sembra che stia per ripetersi: Benedetto XVI ha deciso e chi può dargli torto, di lavarsene pilatisticamente le mani, stanco d’essere usato come paravanto dei liquami tossici che ammorbano la barca di Pietro e lo scandalo MPS, che vede coinvolta la Fondazione MPS, proprietaria del 30% dell’MPS,  e sembrerebbe anche lo IOr (7), senza dimenticare che dal 1 gennaio erano stati bloccati i bancomat facenti capo alla Banca dello Stato città del Vaticano, essendo la “Santa Sede” inserita nella black list degli Stati canaglia in tema di antiriciclaggio (8).

La Chiesa e lo Stato città del Vaticano stanno passando un gran brutto momento in Europa e negli Stati Uniti, visto che le vocazioni sono in calo drastico e l’emorragia di fedeli e di riflesso chiese vuote e crollo delle offerte, sta portando forse il Vaticano all’idea di destabilizzare o la Cina, con un Papa asiatico o l’Africa, eleggendo un Papa nero, come cantavano i Pittura Freska al Festival di Sanremo nel lontano 1997 (9), segno del secolarismo relativista imperante in seno al Vaticano, visto che fino all’avvento di Daniele Comboni, per i cattolici, gli africani erano considerati, in virtù del colore della pelle, esseri privi di anima, generando così il rischio che l’Italia veda aumentare indiscriminatamente l’immigrazione cinese o africana.

In molti si chiedono perché proprio ieri, una risposta forse è stata data ieri proprio dallo scrivente (10), anche se non è impossibile non pensare che l’abbia fatto per non essere costretto a sorbirsi i riti stancanti e snervanti della Settimana Santa, partendo dalla Lavanda dei piedi, la Via Crucis e la Veglia Pasquale, una tre giorni di Passione che non sono uno scherzo manco per un maratoneta professionista, magari dopato per non sentire la fatica, figurarsi per un vecchietto, che per quanto ancora quasi arzillo e pimpante, alla veneranda età di ottantacinque anni, preferisce anche in quei giorni andarsene a letto presto e svegliarsi la domenica mattina con il sole già sorto e il Cristo, secondo tradizione, Risorto.

Benedetto XVI fa un passo indietro, ma Ratzinger ne fa dieci avanti, lasciando che da qui a poche settimane i cardinali si rinchiudano nello “scannatoio” nella Cappella Sistina per il Conclave, bruciando al termine di ogni votazione i pizzini (11), perché non deve rimanere traccia storica dei dissidi e dissensi circa le votazioni del Conclave, anche se alla fine i giochi e le alleanze vengono sempre fatti fuori dall’ufficialità del voto, nei momenti di convitto o nelle pause…. 

Ratzinger ha scelto, fino a quando non saranno sistemati i lavori nell’ex convento di clausura “Mater Ecclesiae “ di soggiornare Castel Gandolfo, godendosi lo spettacolo del Conclave da uomo libero, che terminerà d’essere papa il 28 febbraio 2013 alle ore 20.00, con la rottura dell’Anello del Pastore e la sua “deportazione” nei nuovi alloggi, in tempo giusto per la fine del TG1 (12), sperando che entro quella data siano state rese pubbliche le reali condizioni di salute, visto che quest’oggi in Sala Stampa, padre Lombardi, ha smentito che Ratzinger sia ammalato gravemente, a parte gli acciacchi dell’età. Ma come è stato fatto notare ieri da alcuni vaticanisti, il Vaticano abitualmente smentisce solo le notizie vere, mai quelle false e infondate.

Comunque sperando anche che sempre entro il 28.02.2013 alle ore 20.00 sia chiarita la posizione di Ratzinger, in quanto alcuni giornalisti asseriscono che tornerà ad essere un semplice Cardinale, altri Vescovo di Roma emerito, mentre altri affermano che sarà un Papa senza più poteri, insomma…un vero “burdello”, che fa pensare alla canzone di Domenico Modugno “Il vecchietto dove lo metto” (13), nella speranza che si avveri o non si avveri la gaffe o il vero retro pensiero che esternò  Mario Monti al Papa,  quando visitò Castel Gandolfo, dove quando questi gli ha elencato il le bellezze  del luogo etichettandolo come un paradiso e Mario Monti rispose, ma Lei merita il Paradiso…” (14).

Marco Bazzato
12.02.2013


lunedì 11 febbraio 2013

Ratzinger si dimette dal 28.02.2013



Benedetto XVI da la dimissioni e dal primo marzo 2013 il titolo sarà vacante, il soglio pontificio sarà sguarnito, andandosene bellamente in pensione, magari a svernare al caldo, perché come diceva Alessia Marcuzzi durante il Grande Fratello, si è autoeliminato, visto che forse non vuole arrivare all’appuntamento davanti ai cancelli del Paradiso, con San Pietro, in abbigliamento e carica pontificia, ma come “un umile lavoratore alla vigna del Signore”.

In questo momento la rete, i social network, i siti, twitter e compagnia briscola sono letteralmente impazziti, è come se fosse stato dato un calcio sulla mono palla del pianeta Terra, che ha avuto come un sussulto tellurico, che ha colpito anche i pesci della Fossa delle Marianne.

Viene da pensare perché proprio adesso?  In molti iniziano riflettere sul fatto che questa sia una mossa politica fatta anche per destabilizzare le prossime elezioni politiche italiane e il Festival di San Remo che aprirà i battenti tra due giorni.

Ora in Vaticano sono partite le primarie e gli “scannamenti” tra i candidati papabili, per le prossime votazioni che si terranno quanto prima, con lo Spirito Santo, lasciato fuori dalle mura perché parafrasando “Fantozzi alla Riscossa”, “bisogna sempre essere sempre disonesti, sleali. Non praticare amicizie disinteressate, usare il ricatto, il leccaculismo, praticando spesso la delazione, perché solo così si può assurgere alle più alte vette  (1), mercimoni che lo Spirito Santo e Dio stesso, dall’inizio della Storia hanno sempre aborrito.

Benedetto XVI si è dimesso e i molti a felicitarsi per la coraggiosa scelta del tedesco, probabilmente è stata la stessa Angela Merkel, che sicuramente, anche se non ha remato a sfavore delle dimissioni ha sentito nella viscere magno gaudio per quanto il momento fosse favorevole proprio alla Germania e all’Unione Europea. questa fuga del trono che scotta.

La cosa peggiore per l’Italia è che in questo modo si è mandato letteralmente a puttane le ultime due settimane di campagna elettorale, tanto è che sarà possibile vedere il Paese mediaticamente talebanizzato da servizi giornalistici, intrattenitori, opinionisti, vaticanisti, pronti a lodare il Benedetto XVI che abbandona per raggiunti limiti suoi d’età, “consapevole della gravità del mio gesto”. innalzandolo immeritatamente alle gloria degli altari , per il coraggio dimostrato nello scarnificare l’Istituzione vaticana, a norma dell’ articolo 332 del Codice di Diritto Canonico che recita:  Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti. Ossia, per dirla alla Aldarico in  “Attila il Flagello di Dio”, “… Avanti miei scroti….Io sono lo Re!” (2)

La data scelta da Benedetto XVI per le sue dimissioni è anche altamente simbolica: l’11 febbraio del 1929 infatti l’Italia monarchica e fascista – Regno del Male assoluto, giustamente secondo i comunisti, nemici del revisionismo storico del periodo fascista –  e lo Stato Vaticano firmavano i Patti Lateranensi (3), dimostrando ancora una volta come il Vaticano può influenzare la politica, provando a circuire, in piena campagna elettorale, l’opinione degli elettori.

È chiaro che Benedetto XVI non ha e non ha mai avuto le qualità eroiche di sacrificio di Giovanni Paolo II (4). Infatti, il papa dimissionario e futuro ex pontefice perde il confronto alla grande con il suo predecessore, visto che ha girato il globo terrestre come una trottola fino all’ultimo respiro del suo pontificato, cosa che Benedetto XVI, forse non vuole mettere davanti alle telecamere di mezzo mondo il suo lento, umano e inesorabile declino fisico.

Discorso diverso invece per Joseph Ratzinger (5), detto “Bepi” dalla cerchia ristretta di amici intimi.

All’ex membro delle gioventù hitleriana, Hitler –Jungend (6), che disertò nell’aprile del 1944, scampando dal plotone di esecuzione, grazie ad un sergente che lo fece fuggire, quando aveva capito che ormai la guerra era perduta e l’Italia aveva firmato l’armistizio con un gli alleati –  la diserzione o il trasformarsi da aguzzini a difensori della libertà, e l’Italia antifascista al termine della seconda guerra mondiale ne era piena – al quale, come uomo, ormai vetusto ottantacinquenne va dato l’onore delle armi, l’onore del riposo del guerriero, del fine teologo gettato sul soglio pontificio dopo una “sveltina” durante il Conclave (7) fatto solo quattro votazioni. “Sveltina” analoga a quella di Albino Luciani – d Giovanni Paolo I (8) che poi “diede le dimissioni mortali” dopo solo 33 giorni di pontificato – 33 gli anni di Cristo e 33° –  Sovrano e Grande Ispettore Generale –del Rito Scozzese Accettato (9).   In ogni caso la palma della “svetliana” all’elezione  Eugenio Pacelli, Papa Pio XII (10).

Alla fine però bisogna dare atto al “Bepi” Ratzinger che si è comportato in questo frangente da uomo e non da papa, abbandonando il cadregone e la sedia gestatoria, mollando, sfortunatamente solo metaforicamente parlando, dei sonori calci sulle palle alla classe politica internazionale – soprattutto quella italiana, incollata alla poltrona fino a quando la morte non li coglie, pronti a ricandidarsi fino a quando i peli del buco del c…o non diventano grigi e sono costretti a muoversi con il deambulatore o se fossimo nel XXIV secolo, come il dottor Leonard Horatio Mc Coy (11), in un romanzo della TOS,, visto che aveva 147  e impiantato un esoscheletro. – o che oggi, come quell’aprile del 1944 non stia disertando, perché molto spesso l’uomo tende a commettere i medesimi errori o le medesime scelte giuste…il tutto dipende dai punti di vista….

In ogni caso alla fine non va dimenticato che il potere all’interno de Lo Stato Città del Vaticano (12) è come i transgender (13): Stato temporale e/o potere  spirituale all’abbisogna, alla faccia del relativismo secolare!

Marco Bazzato
11.02.2013