lunedì 5 ottobre 2009

Messina, infuriano le polemiche



Il bilancio, non del disastro naturale, della frana che si è abbattuta su Messina, dovrebbe essere di 23 morti e 35 dispersi. Finalmente è ora delle polemiche, nonostante i morti non siano stati sepolti, i dispersi per sempre e il fango siano ancora dentro i fabbricati e le strade. E come accade in questi “tragici eventi naturali” inizia il rimpallo delle responsabilità, di chi sapeva e non ha fatto nulla per cambiare, a distanza di due anni dall’ultimo sgottamento della collina, la situazione.
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Va chiarito un fatto essenziale. La natura non c’entra nulla con quanto avvenuto, visto che questa se ne fotte bellamente di quei microbi camminati, che costruiscono le loro case-formicai nei luoghi più impensati. Luoghi che nemmeno un primate ci costruirebbe una tana. Ma l’uomo, essere senziente per eccellenza, è stupido. È stupido e poco previdente, come una cicala, che canta, balla, scopa e si ubriaca senza pensare al domani. Ma quel domani alla fine è arrivato, presentando il conto dei morti, dei dispersi e della distruzione naturale.

E ora si parla di ricostruzione, di stanziamenti di un miliardo di euro, ha dichiarato ieri il presidente del consiglio, per le nuove case.

Sbagliato!

Quelle case, se erano abusive, sulle mappe catastali non c’erano, in quanto la zona, e lo sapevano anche le cimici, era ad alto rischio di dissesto idrogeologico, tanto è vero che oggi sul Corriere della Sera, il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, dichiara che nella sola zona della frana, dovuto alla pioggerellina durata due ore, le abitazioni abusive siano circa 1.200. Che si abbattano tutte seduta stante, senza tanti complimenti, visto che gli abitanti ne hanno usufruito indebitamente e illegalmente per anni e anche se fossero state incluse nei vari condoni edilizi, buoni per rimpinguare le casse dello stato, rimarrebbe comunque il fatto che queste sono state edificate in una zona d’alto rischio idrogeologico.

In molti si sono lamentati del fatto che le istituzioni, pur conoscendo il problema non abbiano fatto nulla per risolvere il problema del rischio idrogeologico della collina sovrastante sulle case abusive. Ma cosa dovevano fare le istituzioni? Abbattere la collina per preservare le case abusive? Una collina, piaccia o no, fa la collina e quando le pioggerelline sono troppo elevate, se ai piedi di questa il terreno è stato reso friabile a causa dell’edificazioni di edifici ad uso civile che non dovrebbero esserci, questa si squaglia. Questo lo sanno anche i bambini, quando giocano sulla sabbia, in spiaggia. Ma gli adulti no. Quelli edificano abusivamente, nonostante forse possano essere stati sconsigliati da qualche tecnico lungimirante che prima o poi la situazione sarebbe collassata.
Ora Messina piange le sue vittime. Ma di chi è la colpa di questo scempio costruttivo indiscriminato? Della natura, del fato, della sfiga o del Mago Merlino?

È inutile girarci sopra, questo scempio ambientale è stato creato dall’uomo, dai fabbricanti abusivi, poi dal comune che non è intervenuto per abbattere, complice anche il caos legislativo, che per demolire una costruzione abusiva, fra ricorsi, controricorsi, appelli, contro appelli fanno passare anni, e intanto la natura – a ragione – se ne fotte delle umane scemenze giudiziarie e come un dio sterminatore, distrugge ciò che in lei è stato violentato dall’uomo, facendolo sprofondare nel fango primordiale della creazione, riducendo il tutto in poltiglia: uomini e case.

Ora i cittadini, colpiti non dalla catastrofe naturale, ma dallo scempio creato dall’uomo stesso, che ha favorito che la collina franasse, devono essere aiutati? Umanamente verrebbe da dire di si, perché è la perdita di vite è una tragedia per l’uomo stesso, ma una volta sepolti i morti, le case abusive, condonate o no, dovranno essere abbattute, per due ragioni fondamentali. La prima, costa meno abbattere le abitazioni che non mettere in teorica sicurezza una collina, la seconda,perché serva non solo da monito, ma perché sia veramente l’inizio di una distruzione/abbattimento di tutto ciò che è stato edificato senza rispettare i benché minimi criteri di sicurezza e di rispetto del territorio.

Ora resterà da vedere se il presidente della regione Sicilia darà ordine d’abbattere le 1.200 abitazioni abusive ai piedi della collina, oppure se i cittadini italiani che hanno edificato le proprie abitazioni, rispettando i vincoli, debbano sedersi, aspettando di godersi il prossimo spettacolo de ”La collina assassina”.

Marco Bazzato
05.10.2009

venerdì 2 ottobre 2009

Roman Polanski non vuole essere estradato


Prima o poi la mannaia della giustizia colpisce, decapitando i colpevoli. Non importa che essi siano sporchi assassini, barbari pedofili o osannati registi. Ne sa qualcosa il polacco Roman Polanski,che dal 1978 dopo aver violentato, drogato e sodomizzato una ragazzina di 13 anni, è fuggito dagli Stati Uniti, sua seconda patria, per rifugiarsi in Francia, paese che notoriamente accoglie ogni genere di feccia sociale, venduta al volgo come perseguitata in patria. Il regista Premio Oscar è stato arrestato il 26 settembre 1969 su mandato di cattura internazionale statunitense, eseguito in Svizzera, dove il fuggitivo si era recato per ricevere un premio.


Come sempre accade quando c’è di mezzo un intellettuale pervertito, sia esso letterato o regista, ecco che la solidarietà pelosa dei colleghi inizia a battere la gran cassa mediatica internazionale, per salvare, non il sodomizzatore schifoso dalla gogna, ma il grande regista, il premio oscar, che però in questa circostanza sono la medesima persona. Dal giorno seguente all’arresto del pedofilo latitante, è scattato il barbaro rito degli appelli sperticati per la liberazione del sodomizzatore della tredicenne.


Fa repulso pensare che questi fini intellettuali, per ragioni totalmente estranee all’umanità nei confronti della vittima, sposino le tesi difensive del carnefice, appellandosi al fatto che sono ormai passati 32 anni dall’atto brutalizzante violenta e che la ragazza, ormai di mezza età, l’abbia pubblicamente perdonato. Irrilevante. La giustizia non deve abbassarsi a questo becero pietismo da osteria, ma elevarsi oltre il tempo e il perdono della vittima, punendo moralmente, oltre che penalmente, con il pubblico ludibrio, specie se questi è una stella del firmamento cinematografico, seppur dietro la macchina da presa.


È un’offesa per la giustizia stessa sapere che tanti pezzi da 90 si sono scomodati per difendere un pedofilo, facendo passare un messaggio volgare e banalizzante, dove tutto è permesso, se si hanno alle spalle gli adeguati gruppi di pressione che muovono l’opinione pubblica in una direzione o in un'altra.


Polanski – senza dimenticare la sua storia personale, il dramma della morte della madre ebrea in un campo di concentramento nazista, la barbara uccisione della giovane moglie all’ottavo mese di gravidanza – deve essere trattato al pari di ogni altro cittadino. Non importa se costui è un Premio Oscar, ritirato per suo conto da Harrison Ford, per paura dei braccialetti ai polsi, cosciente che prima o poi la tegola giudiziaria avrebbe bussato alla sua porta, in quanto proprio in virtù del suo tragico passato, da vittima si è trasformato in carnefice. E dare solidarietà a dei carnefici, indipendentemente da quale sia stata la loro storia passata, mette i firmatari sullo stesso piano del colpevole.


Se il pedofilo sodomizzatore non si fosse chiamato Roman Polanski, gli intellettuali si sarebbero mobilitati, oppure avrebbero scritto editoriali che alla fine il pervertito è stato fermato per essere consegnato alla giustizia?


È il solito sinistro imbarbarimento, che non conosce colore politico, ma solo ignominia per il relativismo con cui sono trattati i soggetti, rei d’essersi macchiati di colpe abominevoli. Non importa che questi siano pericolosi terroristi, schifosissimi pedofili, cinici politici senza paura d’arricchirsi, facendo i propri interessi, o finanzieri con le toppe al culo che campano sulle spalle dei cittadini, incassandosi gli utili, e facendo ricadere le predite societarie sulla società, sono tutti della stessa squallida pasta.


Ma va ricordato che difendere un pedofilo, abominevole bestia sub umana, che da vile fugge all’estro per non affrontare un giusto processo, è la cosa più abietta che un intellettuale, che ha la pretesa d’essere tale, possa fare, quando non è la propria figlia ad essere stata selvaggiamente drogata e brutalizzata analmente. E firmare appelli a favore di un pedofilo, potrebbe essere anche indice di collusione morale con l’esecrabile fatto, e questo un intellettuale che ha la pretesa d’essere tale, non dovrebbe mai farlo.

Marco Bazzato
02.10.2009
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giovedì 1 ottobre 2009

La D'Addario ad Annozero


In molti nel centrodestra hanno gli slip e i calzoni inzaccherati di una sostanza che non profuma di acqua di colonia, che cola sulle gambe, raggiungendo attaccandosi sui gambaletti, terminando la corsa sul pavimento, rischiando d’affondarci dentro. Credo che la strizza che prova il PDL, che stringe in una morsa gli intestini, possa esser metaforicamente descritta così: se la fanno letteralmente addosso.

Domanda: perché hanno paura che una puttana parli in tv? È strano, tutti si sono sbracciati a raccontare che gli incontri tra il premier e la battona d’alto bordo, Patrizia D’Addario erano incontri galanti, dove non c’è stato nulla di penalmente illecito commesso dal premier. Ottimo, se è così, ogni persona, sia essa puttana o attore consumato hanno il diritto di raccontare pubblicamente, se invitati in una trasmissione le proprie vicende private, visto che sono di dominio pubblico. Il ridicolo è che il PDL garantista fino al midollo quando fa comodo, ma nel caso della D’Addario in molti la vorrebbero veder penzolare da un pennone di una nave, senza i tre gradi di giudizio, solo per il fatto d’aver reso pubbliche le sue conversazioni con il premier, prima e dopo l’abbuffata sessuale. D’altronde chi ha voluto si è sorbito il pistolotto berlusconiano, a Porta a Porta, dove il primo ministro ribadiva – senza contradditorio – l’assoluta liceità del suo comportamento privato. E ora, visto che la D’Addario ha preso i soldi da Tarantini, e quindi la prestazione sessuale ricevuta dal premier era stata quitenziata da altri, perché costei non potrebbe confermare le parole del premier, aggiungendo per la delizia degli amanti dei particolari scabrosi e del gossip, qualcos’altro? Non va dimenticato che sebbene la D’Addario sia stata denunciata, secondo il nostro sistema giudiziario, questa deve essere considerata innocente fin tanto quanto non sarà emessa una sentenza definitiva, e in attesa di questo il PDL si appella al segreto istruttorio, per far si che la lucciola non parli in tv, almeno in quella italiana, visto che all’estero è stata sommersa da interviste e comparsate televisive, ma gli italiani, quelli che guardano la televisione e non leggono i giornali, non lo devono sapere. Forse il PDL ha paura della libertà d’espressione di una puttana?

Siamo alla farsa mediatica. Quello che è più ridicolo è una certa senilità di pensiero, un certo machismo che non vuole lasciare il passo allo scorrere e all’incartapecorisi del tempo, schiavo della presunzione d’essere affascinante per una donna che gli potrebbe quasi essere figlia, visti i 31 anni di differenza.

Quando il bubbone mignotta è scoppiato, come galline starnazzanti, il centrodestra ha gridato al complotto comunista, al nemico rosso che si è intrufolato nelle intimità di quel Deux ex Machina di Berlusconi. Allora sono proprio ignoranti oltre che ingenui come falsi impuberi. Ma possibile che a nessuno sia venuto il dubbio, anche il più piccolo, che se una te la cala, in due e due quattro, specie quando si è primo ministro, qualcosa deve esserci sotto?

Possibile che nessuno abbia poi detto al loro signore di Arcore: “Ma che parte fisiologica utilizza per formulare ragionamenti complessi? Forse non la testa, superiore, almeno.

Piaccia o no, la D’Addario ha il diritto di dire la sua verità ad Annozero, ha il diritto di togliersi non solo qualche sassolino, ma addirittura le zolle, scagliandole con più forza bruta contro chi osa dire che le registrazioni da lei fatte siano il frutto di una manipolazione.

Alcuni affermano che la meretrice non dovrebbe apparire in tv, in quanto sarebbe un utilizzo improprio della tv pubblica. Mentre mandare un premier in una tv pubblica perché si difenda per i suoi privati comportamenti lascivi e goderecci, non è un’offesa al servizio pubblico stesso?

Non occorre essere dei geni per rendersi conto che qualcuno dopo esseri rotto addosso le uova, sta cercando di addossare ad altri la colpa del danno, il che è una sporca abitudine della politica d’ogni latitudine incolpare altri d’essere la causa scatenante delle loro malefatte.

Ora che la signora della notte, la lucciola, la prostituta, la mignotta, la baldracca, la prestatrice d’utero dietro compenso, o come si usa dire oggi per le battone d’altro bordo, la escort sia presente ad Annozero, Michele Santoro, ha saggiamente gestito l’evento mediatico, in quanto se questa signora dell’onorata società non sarà presente la colpa sarà del centrodestra illiberale, mentre se l’intervista ci sarà, ma senza il contradditorio, Michele Santoro potrà accusare il centrodestra di codardia mediatica, portando però ancora acqua al mulino del Cavaliere che proclamerà a rete unificate d’essere stato indegnamente attaccato, e i citrulli, come sempre ci cascheranno come pere cotte.

Marco Bazzato
01.10.2009
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giovedì 10 settembre 2009

Organista cambia sesso: "Via dalla cattedrale"


Che fare se un mattino ti arriva una tizia in cattedrale e ti dice: “Buongiorno padre, sono venuta a suonare l’organo!”

Forse il prete non potendo bestemmiare ad alta voce, potrebbe aver rischiato il coccolone in quanto quella roba li, davanti a lui, non era né donna né uomo, bensì’ una specie di ibrido alieno maschio/femmina malriuscito, ancora da riparare illusoriamente, come se fosse in una specie di bobina di transazione di fase – solo fisicamente – un mutante, non dotato di super poteri alla x-men. Una roba in evoluzione, nato uomo fecondo, ma poi per qualche scherzo della psiche ha deciso che doveva essere l’opposto: una femmina farlocca e sterile. Anzi, ad essere onesti un maschio imbottito di ormoni, con le tette posticce, come da anni troppe donne vere fanno, che per avere l’illusione d’essere donna si è fatto castrare – ergo via testicoli e membro – facendosi ricostruire un apparato esterno sessuale più falso di una banconota da 600 euro.

Cosa avrebbe dovuto fare il prete in questione? Tenersi quella roba che gira per la cattedrale, oppure rispondere che non la conosceva, in quanto l’organista titolare da 18 anni, felice di non essere mai stato contrattualizzato – lavorando in nero – senza avere in testa – o almeno manifestarle pubblicamente – idee eviratrici?


Sfortunatamente questa non è una storia inventata, ma accaduta nella Cattedrale di Lecce, dove i preti dopo aver visto la mutazione chimico-chirurigca dell’organista, hanno – a ragione – deciso d’interrompere con lui, secondo questi ora lei, il rapporto di collaborazione in nero, quindi da evasori fiscali e contributivi.

Ora l’ex organista, che dichiarando di non esser stato mai contrattualizzato, minaccia cause legali contro la Chiesa – auguri! – per una presunta discriminazione sessuale subita. Alcuni fanatici direbbero per discriminazione omofobica, che fa molto radical chic, buona per tutte le occasioni, dai raduni politici aisalotti televisivi che – per fortuna – fanno crollare l’audience. Si accomodi pure, ora che ha reso pubblico il presunto scandalo della Chiesa – dal suo punto di vista – con accuse pretestuose, perché rivuole il suo organo, ma non quello evirato!

Il punto è che le accuse sono pretestuose, in quanto non esistendo contrattualizzazione formalmente il rapporto di lavoro tra la Cattedrale di Lecce e l’organista non esiste. Semmai sorgerebbe un altro problema, di ordine fiscale, in quanto sbandierando ai quattro venti d’aver ricevuto compensi in nero, dovrebbe, se la Guardia di Finanza facesse il suo lavoro, essere indagato per evasione fiscale. Stessa indagine che dovrebbe essere aperta nei confronti della Curia di Lecce per pagamenti non contrattualizzati, in nero. Ma in Curia la Finanza non ci andrà in quanto è in regime concordatario, ergo ci vorrebbero rogatorie intenzionali per indagare sulla mancata regolarizzazione del contratto di lavoro.

Naturalmente non ci saranno conseguenze per l’organista in nero, visto chesi aprirebbe un vespaio senza fine, quindi come Ponzio Pilato, l’Amministrazione delle Entrate se ne laverà leverà le mani, lasciando l’ex organista tranquillo, tanti dioi ukil clamore mediatico scatenato dalla vicenda e la sua mutazione esteriore da uomo a femmina difficilmente gli o le permetterà di trovare un'altra occupazione in un'altra Chiesa, in quanto uniche detentrici d’organi (musicali) e ogni parrocchia si guarderà bene dall’accoglierlo non solo come organista, ma anche per i sacramenti.

Il magistero della Chiesa in proposito se ne frega dell’etica laica per quanto concerne l’omosessualità, la transessualità e il cambio di sesso. In questi casi cammina dritta per la sua strada – anche se ha in seno serpi che mirano alla distruzione della tradizione, sacerdoti progressisti che andrebbero ridotti allo stato laicale – chi ci sta è dentro altrimenti smammare, via, andarsene!

A ben guardare non c’è stata nessuna discriminazione sessuale, in quanto la Cattedrale di Lecce aveva – in nero – un organista di sesso maschile, mentre quella che si è presentata alla porta era una “femmina?” e costei non aveva, come il precedente, alcun contratto di lavoro, quindi se per 18 anni all’uomo fatto piacere essere pagato in nero, perché questa femmina che si è presentata alla soglia ora denuncia una presunta discriminazione in base al sesso. Assurdo! Semplicemente la Cattedrale di Lecce non aveva intenzione d’assumere una donna, e fino a prova contraria è una scelta del datore di lavoro, specie se questo fa riferimento come legislazione a un Paese straniero: Lo Stato Città del Vaticano.

Marco Bazzato
09.09.2009
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sabato 5 settembre 2009

Dino Boffo si è dimesso


Dino Boffo si è dimesso, come era stato pronosticato dal mio articolo del 02.09.2009, intitolato “Dino Boffo dovrebbe dimettersi da L’Avvenire.

Bisognerebbe saper rendere onore agli sconfitti, sempre. E nel caso di Dino Boffo l’onore da tributargli dovrebbe essere doppio, in quanto le dimissioni – seppur non mai pubblicamente richieste dalla Cei – sono divenute reali dopo due tira e molla di Boffo con il Cardinale Angelo Bagnasco che formalmente, per rispetto del protocollo, le aveva respinte, ma alla terza botta, con un corale respiro di sollievo, essendo irrevocabili, sono state accettate.

Ma qui l’onore dopo gli ultimi sviluppi, con l’accusa al morto, è morto.

Ora anche lì, in Vaticano, la porta teorica che dovrebbe condurre al Paradiso, sanno che la caduta nei meandri sulfurei dell’inferno, tra le fiamme perenni e stridor di denti della carne che arde, può essere questione di un attimo, a causa delle pene, non importa se sottoforma di sanzioni pecuniarie, inflitte dal braccio secolare – la giustizia laica dello Stato italiano – o se inflitte dalla Chiesa stessa che silenziosamente grida che il pubblico ludibrio che ha intaccato il quotidiano CEI, scatola cinese legale della Santa (?) Sede deve essere allontanato, scacciato ed esorcizzato quanto prima, anche se ne dichiara pubblicamente la stima.

Le espressioni reali, quelle private, non siamo tenuti a d esserne al corrente, ma dentro la mente d’ognuno, possono immaginare quali possano essere state, secondo alcuni maligni, bestemmie incluse.

Nelle orecchie degli alti papaveri delle gerarchie ecclesiastiche potrebbe continuare a risuonare ancora il fischio assordante dei fragori della battaglia mediatica appena conclusa, con la mente gli echi delle ricadute negative per il danno d’immagine non indifferente che questo scandalo pruriginoso di matrice eterofobica, perché di questo si tratta, di un maschio che molesta un esponente dell’altra metà del cielo – una donna – per giungere senza problemi nella caverna del peccato del suo – brrrrr – “amato”, trincerandosi dietro le colpe di una persona scomparsa, morta, che non può nè confermare e né smentire d’essere stato l’autore delle molestie telefoniche che hanno potato alla sanzione amministrativa, inflitta dal Tribunale di Terni, a Dino Boffo, in quanto a dire dello stesso Boffo, come un novello Gesù Cristo, si sarebbe addossato le colpe per proteggere drogato.

L’eterofobia è quella forma di odio che una persona seguace, secondo il cattolicesimo, delle inclinazioni di Sodoma, infligge – anche sottoforma di molestie telefoniche – contro un membro del sesso opposto, per arrivare al bramato atto concupiscente di congiungimento carnale con un esponente del proprio sesso.

Ora l’ex direttore Boffo, che afferma che questa vicenda ha danneggiato, violentandolo nei suoi affetti familiari più cari, imputando la colpa all’attacco virulento scatenato da Il Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi – Paolo Berlusconi, per l’esattezza – diretto da Vittorio Feltri, reo d’aver pubblicato una velina di dubbia provenienza. E su questo bisogna dare atto a Dino Boffo d’aver ragione, in quanto “Il Diavolo fa le pentole senza i coperchi” e la mancanza dei coperchi era la velina stesa, acclusa a detta di Vittorio Feltri nella sentenza che sanzionava amministrativamente Dino Boffo, con un’ammenda pecuniaria di 516 Euro.

Senza entrare oltre nel merito della questione, è necessario però far notare che l’ormai ex direttore de L’Avvenire ha sempre negato di non essere omosessuale.
Dando per buona la sua affermazione però resta da capire come mai una persona debba essere sanzionata per aver molestato telefonicamente una donna – regolarmente coniugata – se alle spalle di tutto ciò realmente non esisteva assolutamente nulla.

Nessuna persona infatti andrebbe a prendersela con la moglie di un altro se costei non avesse fatto qualcosa di sgradito o stesse facendo di tutto per tenersi il proprio marito – il che cattolicamente ed eticamente è una virtù – combattendo per lui come suo diritto. Alla luce di questo sorge un altro dilemma: ossia il silenzio assordante del marito della donna che ha preferito rimanere nell’ombra, lasciando che la moglie affrontasse, rivivendo almeno in parte, il suo dramma personale. Un uomo che ama sua moglie e che non intrattiene relazioni extraconiugali, non importa se etero – e nel male sarebbe comunque un bene – od omosessuali, dovrebbe per l’onore che lo lega nel vincolo matrimoniale a non aver timore di rivelare la verità, senza lasciare che la legittima consorte resti sola nell’affrontare la tempesta mediatica.

In ogni caso va ricordato che l’unica vera vittima di questa storia non è Dino Boffo, ma la donna molestata telefonicamente, a lei e solo a lei avrebbe dovuto andare la solidarietà del mondo politico, soprattutto di quella sparuta rappresentanza femminile che però, forse complice gli ultimi scorci d’agosto, ha preferito rimanere in silenzio, senza diramare nessuna nota di condanna – nonostante la recente leggi antistalking da poco approvata dal parlamento italiano.

Ecco lo schifo. Politicastri e politicastre tacciono sulla vittima e solidarizzano con il colpevole, secondo gli atti ufficiali del Tribunale di Terni. Nemmeno Ponzio Pilato sapeva lavarsi le mani così bene.

C’è un’ultima cosa che fa riflettere proprio su Dino Boffo: prima fa il signore accollandosi le colpe per difendere un drogato, non sporge denuncia se qualcuno usa il suo cellulare e paga la multa quando gli viene commutata dal tribunale. Poi quando scoppia il bubbone pubblico eccolo che dimentica la signorilità e la nobiltà d’animo che aveva profuso a piene mani, e senza pensarci due volte tira fuori la storia – a suo dire – vera di quella vicenda, incolpando il morto. Bella faccia tosta!

Il punto essenziale, nonostante quanti cerchino di spostare il problema e l’interesse dei lettori, non è la velina acclusa alla sentenza d’ammenda del Tribunale di Terni che da mesi – a detta di molti – girava tra le Curie italiane, ma la sentenza d’ammenda stessa che il Boffo tergivisando ha cercato di far passare per carta straccia come la velina, rimangiandosi perfino l’atto eroico – a suo pensare – d’essersi autoaccusato delle molestie.

Tutto questo per salvare il “carnefice” non la vittima di molestie sessuali da parte di un cattolico che invece di seguire le strade del Signore ha scelto le vie di Sodoma.

E questo al Vaticano non piace. No, No! Nonostante che Benedetto XVI abbia detto “Dio persegue le colpe, ma protegge i peccatori". Sfortunatamente il peccato è attaccato all’uomo come la carta moschicida o come i tarzanelli attaccati alla parte esterna del colon.

Marco Bazzato
05.09.2009
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giovedì 3 settembre 2009

Vaticano: Feltri crea il caos


Si è vero. Feltri crea il caos. Come un magma primordiale, il direttore de Il Giornale sta lanciando i suoi soffi sulfurei, senza preoccuparsi, come la storia dello Stato Pontificio insegna, di quante vittime colpevoli o innocenti possa causare. Ma va bene così. Non importa quali siano le vere motivazioni che spingono il Feltri a caricare a testa bassa, accusando la Gendarmeria Vaticana d’essere l’autrice della velina anonima allegata alla sanzione pecuniaria a cui è stato condannato Dino Boffo. Quello che conta è che il Vaticano sia infuriato, arrabbiato, fuori – come direbbero dalle loro parti – dalla grazia di Dio e che stiano cercando d’allontanare da loro gli schizzi che imbrattano sia le divise delle Gendarmeria Vaticana, sia gli abiti talari dei sacerdoti-peones come di Vescovi e Cardinali.

Se il disegno feltriano è quello di indebolire la credibilità dello Stato Città del Vaticano, colpendo prima il direttore del giornale della Cei, Dino Boffo, e successivamente spostando il tiro direttamente, accusando la Gendarmeria di San Pietro, la minuscola cittadella teocratica del cattolicesimo, ci sta riuscendo, ameno a livello tattico, sebbene si possono avere dei forti dubbi sulla riuscita a livello strategico e sul lungo perido.

Cosa può fare il Vaticano effettivamente innanzi a questo presunto attacco contro la sua “integrità morale, nota a tutti sin dal tempo della caccia alle streghe, al caso Galileo, all’arrostimento di Giordano Bruno, alla messa all’indice, da parte del Sant’Uffizio, dei libri proibiti, giungendo fino agli ultimi scandali dei preti pedofili d’oltreoceano, che ha fatto dello Stato Pontificio prima e dello Stato Città del Vaticano, con monsignor
Paul Marcinkus in testa uno dei capisaldi dell’integrità etica e morale della Santa Chiesa Cattolica e Apostolica?

In molti sperano che dopo questo scandalo il Vaticano faccia carta straccia del concordato, che ritiri i suoi Ambasciatori dallo Stato italiano, che riporti entro le sue mura tutti i preti, suore e frati, rimanendo così – sorriso – pigiati come sardine.

L’ex Stato Pontificio non farà nulla di tutto ciò. È troppo attaccato alla pecunia italica che i “fedeli” versano ogni domenica e in tutte le feste comandate come obolo, è troppo attaccato all’otto per mille che gli incauti ogni anno firmano e il cui 80% invece d’andare a finire per opere di bene, serve a mantenere la macchina burocratica ecclesiastica, tramite il sostegno alla loro forza lavoro: il clero. Il Vaticano non rinuncerà ad avere – dopo il caso Feltri – i professori di religione assunti dallo Stato Italiano su segnalazione dei vescovi, e certo non rinuncerà alle scuole cattoliche – sovvenzionate anche con i sussidi dello stato italiano – parificate a quelle pubbliche e via discorrendo…

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, dice – a torto – “
Basta con il killer aggio”. Invece questo gioco al massacro dovrebbe continuare, proprio come una guerra vera, questa almeno non farebbe vittime innocenti, danni collaterali, cioè vittime fuori dal grande circo della politica, non farebbe vittime tra le gente comune, tra chi fatica ad arrivare a fine mese, ma solo vittime eccellenti. Infatti, la politica, non importa che sia Italiana o Vaticana ha paura delle eventuali vittime metaforiche o cadaveri reali illustri, di vittime dei loro circoli ristretti, in quanto quando le vittime sono tra il popolino, scrollano le spalle, allargano le braccia, visto che ogni guerra genera inevitabilmente morti.

Ora i cittadini italiani vorrebbero che questa inevitabilità continuasse, che questa guerra di poltrone e potere non si interrompesse per armistizio, resa o sventurato trattato di pace, che invece di creare opportunità per l’Italia, causerebbe danni economici ed etico-morali catastrofici in quanto tutto verrebbe insabbiato, tornado a una nefasta e pacifica convivenza politica che gioverebbe ancora ai “piani alti” del potere colluso secondo alcuni, di rispetto dei patti concordatari, italo-vaticano.

Oggi, sfortunatamente, non è come in passato, quando – tra uomini d’onore – ci si sfidava a
Singolar Tenzone, a duello. Dove l’uno, l’altro o a volte entrambi ci lasciavano le penne, risolvendo all’istante, senza inutili dispendi di energie, le dispute. Le regole, che fossero durante una giostra medioevale a colpi di lancia o spada, o i duelli di fioretto, o le sfide western da Ok Corral avevano un valore etico superiore agli scambi d’insulti pubblici – e abbracci privati – di oggi, che porta a pensare che il tutto – caso Boffo, omosessualità forse esclusa – sia solo un’immensa farsa a maleficio dei lettori del “Divide et Impera ” in quanto i sudditi, sovente da stolti, tifano per l’una o latra parte, facendo così il gioco dei dominatori democratici, ma non del Vaticano in quanto questo è retto da un regime teocratico, ispirato – dicono – direttamente da Dio, nonostante non esistano documenti ufficiali recenti, scritti di Suo pugno, che comprovino questo mandato o questa ispirazione.

L’imbarbarimento, se realmente si trattasse di ciò, si renderebbe necessario, proprio come quando sfocia un’influenza, vedi la famigerata H1N1, dove si sta approntando un
vaccino di cui nessuno conosce gli effetti collaterali, soprattutto tra i bambini, ma che a detta dell’OMS, per evitare la pandemia, è un imperativo, non importa quanti eventuali morti il vaccino possa causare, esse sarebbero morti trascurabili e utili per la salvezza degli altri.

Lo stesso vale per la situazione politica italo-vaticana. Ci si trova innanzi a un virus, che doveva essere affrontato decenni fa, ma che invece in Italia è cresciuto in scala esponenziale e come una piovra si è inserito negli incroci nei gangli di potere, e ora, un vaccino, sarebbe necessario un atto barbarico per estirparlo completamente dalla penisola, ma nonostante tutti nella politica italiana, seppur con i dovuti distinguo, vorrebbero farlo, preferiscono per interessi di bottega ed elettoralistici chetare, abbassando il capo e genuflettendosi come scolaretti impauriti, alle gerarchie politico-religioso di matrice teocratica dello Stato Città del Vaticano.

Queste “
faide” tra direttori di quotidiani sono uno spettacolo unico, che merita – nel caso di escalation – d’essere seguito in tutti i suoi sviluppi futuri. Non importa quante vittime possano esserci, l’importante che siano mediaticamente in vista da tempo e aristocraticamente parlando provochino le cosiddette cadute rovinose degli Dei.

E quando gli Dei cadono il popolo gode.

E il popolo ha il diritto di godere di qualche schizzo di fango e sangue.

Marco Bazzato
03.09.2009
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mercoledì 2 settembre 2009

Dino Boffo deve dimettersi da L’Avvenire?


Era bello in questi giorni di ferie vedere il caos giornalistico creatosi attorno a Dino Boffo,Avvenire il direttore dell’Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Non importa se questo attacco viscerale condotto dal nuovo direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, sia giunto due giorni dopo il suo rientro, dopo un’assenza durata anni. Il cavallo di razza ha picchiato duro, molto duro, colpendo al cuore la Conferenza Episcopale Italiana, e poco importa se l’informativa allegata all’estratto del casellario giudiziario è una patacca, un documento redatto dai servizi segreti oppure costruito ad arte dalla Spectre o dalla Banda Bassotti. Quello sarà eventualmente un problema della magistratura che dovrà indagare sull’origine della velina allegata, prendendo provvedimenti nei confronti del quotidiano della famiglia Berlusconi che l’ha pubblicata.

Ma il punto nevralgico della storia è un altro: può un omosessuale, di cui sembrerebbe che le tendenze fossero note da tempo, dirigere il quotidiano dei vescovi, quando le posizioni della Chiesa nei confronti dell’omosessualità sono note.

Peggio ancora, può un omosessuale condannato per
molestie telefoniche ad una donna ad un ammenda pecuniaria essere il direttore di un quotidiano cattolico?
Evidentemente no, tant’è che alcune voci di corridoio, pubblicate in questi giorni dai quotidiani lo danno prossimo alle dimissioni, nonostante la pubblica difesa – ipocrita – delle alte gerarchie vaticane che hanno rinnovato – a parole – la fiducia all’omosessuale con un passato da molestatore telefonico.

Ma se certe voci giravano da tempo, possibile che le gerarchie ecclesiastiche, sempre così attente a salvare le apparenze, non abbiano chiesto al diretto interessato lumi sulla vicenda, proprio in virtù del fatto che, oltre all’estratto del casellario giudiziario, girava acclusa anche una lettera anonima?

Strano, la chiesa solitamente e – come ha dimostrato lo scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti – cerca sempre di lavare i panni sporchi in casa, evitando – per quanto possibile – il pubblico ludibrio che fa male ai ricavi economici, questa volta protegge fin troppo un omosessuale condannato per molestie telefoniche, che addossa la colpa ad un tossicodipendente – morto – che non può difendersi.

Ora però sorge il dilemma: Boffo dopo il danno d’immagine cagionato alla Chiesa può rimanere a dirigere l’Avvenire? Non importa che sia colpevole o innocente, quello lo appurerà il tempo, ma c’è l’immagine del quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana da salvaguardare, a tutti i costi e certo il dubbio non fa bene nè alle vendite, ai Vescovi e ai cattolici più oltranzisti e radicali che vedono negli atti omosessuali, come aveva già dichiarato a suo tempo Giovanni Paolo II: “
Intrinsecamente disordinati” e Boffo e la compagine vescovile dovevano esserne necessariamente al corrente.

La conferenza episcopale italiana e di riflesso lo Stato Città del Vaticano, indipendentemente che la velina su Boffo sia vero oppure una patacca, si trova tra l’incudine e il martello, in quanto o accetta le dimissioni del direttore, oppure , in caso di respingimento, le donne cattoliche dovrebbero infuriarsi come aquile e le famiglie etero, le uniche esistenti sia in natura sia riconosciute dalla chiesa cattolica, dovrebbero boicottare per almeno sei mesi tutte le funzioni religiose, risparmiando un bel gruzzolo all’offertorio ed il prossimo anno devolvere l’otto per mille, non alla chiesa cattolica, ma o allo Stato italiano, oppure ad altre confessioni che non tengono omosessuali nei gangli di potere cattolico, per avere almeno un minimo di coerenza pubblica e di rispetto proprio nei confronti del magistero della Chiesa.
Fa riflettere, alla luce di questo scandalo di molestie omosessuali, il silenzio dei
Teodem, fortemente critici, tra le altre cose, nei confronti di un eventuale legge antiomofobia. Questo silenzio, colpevole e imbarazzante, per tutti quelli che si dichiarano a favore dell’ortodossia cattolica più radicale anche su temi legati allo scontro tra omosessualità e cattolicesimo, porta a riflettere sul radicalismo relativistico – di matrice secolare – tanto osteggiato, in via teorica dall’imperatore tedesco dello Stato Città dei Vaticano e dai suoi anfitrioni, inapplicato però nei fatti, o almeno in questo, senza remora alcuna, secolarizzando il magistero stesso della Chiesa Cattolica. Bravi!

Ora in molti temono un’ eventuale guerra a colpi di scoop giudiziari, di imbarazzi privati e d’interesse, ma se così fosse, sarebbe per l’Italia un piacere, una necessità, un bisogno di pulizia etica, morale e giudiziaria che da tempo latita e di cui in molti, soprattutto i cosiddetti poteri forti, temono come la peste, in quanto potrebbe far vacillare molte poltrone se venissero pubblicati dal centro destra gli altarini nascosti del centrosinistra e viceversa.

Con gioia, parafrasando un proverbio cinese “Attendiamo in riva al fiume che i cadaveri dei nemici passino” si spera che siano tanti.
Per concludere, citando un passo del
Vangelo secondo Luca: “Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che ì non sarà conosciuto.

Le gerarchie ecclesiastiche che oggi esprimono tanta solidarietà per le vicende di Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, almeno questo passo del vangelo, sempre che non lo rinneghino, dovrebbero non solo conoscerlo a menadito, ma soprattutto applicarlo alla lettera, senza solidarietà ed ipocrisie pelose. Evidentemente il messaggio Cristico da secoli, vista la storia dello Stato Pontificio prima e dello Stato città dei Vaticano poi, è stato rimosso, come un virus malefico che appesta i pensieri, da tempo nelle menti e nei cuori delle alte gerarchie vaticane, partendo dal suo monarca assoluto, passando per vescovi e cardinali, fino all’ultimo dei prevosti di campagna.


Marco Bazzato
02.09.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

giovedì 13 agosto 2009

Prof di religione, la CEI attacca


È un attacco senza precedenti, quello della CEI al cuore dello Stato italiano, un attacco che dimentica il detto evangelico “porgi l’altra guancia” – evidentemente Cristo in questo caso è relativo – e che sta alzando il livello dello scontro tra l’Italia sotto la ciabatta talebana dello Stato Città del Vaticano, tramite i vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, imbufaliti perché il TAR ha capito l’inutilità didattica dell’insegnamento della religione cattolica e quindi ha escluso i professori – scelti dalla curia – dagli scrutini, togliendo così giustamente il voto di religione dal computo dei crediti scolastici.

Ma la CEI non si sporca le mani ad intervenire facendo appello al Consiglio di Stato, ma manda avanti in avanscoperta il ministro – italiano – della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, che da brave esecutrice si accolla l’onore del ricorso.

Domanda: quante telefonate avrà ricevuto da vescovi e politici cattolici pluridivorziati, che vivono in concubinato, sposati in municipio, che non rispettano privatamente i precetti di Santa Romana Chiesa, ma che vogliono imporre agli altri la cultura cattolica agli studenti, in nome di un concordato di matrice fascista e rinnovato poi dal latitante morto in contumacia in Tunisia, Bettino Craxi? Due loschi figuri condannati sia dalla storia che dalla giustizia! Ecco con chi ha fatto affari il Vaticano.

Secondo la CEI è una discriminazione in quanto il 92% degli alunni delle scuole dell’obbligo si avvale dell’insegnamento della cultura cattolica, e quindi secondo questa cifra il Paese, secondo i Vescovi è cattolico. Balle.

I ragazzi vengono iscritti dai genitori all’ora di religione per tradizione non per convinzione, vengono iscritti perché forse le scuole non offrono o non vogliono offrire programmi alternativi e quindi sarebbero costretti a bighellonare.

Il Vaticano, usando dei minori e nascondendosi dietro la loro “libertà” imposta dai genitori vuole continuare a proseguire la talebanizzazione dell’Italia, visto che è l’unico Paese europeo che cede ai ricatti dell’ex Stato Pontificio.

Ma che benefici reali porta l’insegnamento della cultura cattolica agli studenti? Evidentemente non molti visto che bevono fino ad andare in come etilico, si drogano come scimmie, i maschi scopano come ricci e le ragazze aprono le gambe e la danno via con la disinvoltura di pornostar acclamate dai fans. Forse il TAR del Lazio avrà tenuto conto, per emettere la sua sentenza, di tutto questo e quindi ha ragione ha deciso di escludere i professori di religione dagli scrutini, dando così un segnale chiaro alle gerarchie ecclesiastiche che si tratta solo di mangia pane a U.f.o. sulle spalle degli italiani.

Il problema di fondo è che a nessuno interessa nulla delle opinioni degli studenti, ne alla politica italiana, figuriamoci a quella vaticana, entrambi si attaccano al rispetto dei patti concordatari fascisti e tangentari, al rispetto dei patti firmati da parte italiana da briganti acclarati.

La cosa rivoltante sono stati i media, che invece di spiegare le ragioni del Tar con servizi ed approfondimenti, hanno preferito lavare i cervelli degli italiani con interviste e servizi di matrice vaticana, con i perdenti che protestavano contro le leggi dello Stato italiano, politici compresi che non rispettano l’indipendenza del Tribunale Amministrativo del Lazio, ma che sono partiti a testa bassa ad attaccarlo.
È una vergogna.

Il Vaticano attaccandosi al pretesto del concordato continua ad interferire non solo nelle attività politiche italiane, ma pretende anche d’avere – come Stato stranieri – diritto d’ingerenza sia d’assunzione e di educazioni entro i confini italiani ed i politici proni per interessi elettorali ed elettoralistici continuano a prestare non solo l’altra guancia, ma il volto, corpo e psiche compresi.

Domanda per la CEI e per i professori di cultura cattolica italiana: quanti dei loro studenti, dopo gli insegnamenti e l’indottrinamento, seguono i precetti inculcati?

Un ultima cosa: tutti i grandi artisti del passato e del presente, sono stati pagati per le loro opere, in quanto hanno prestato la loro opera ai committenti, come oggi fa qualsiasi artista o architetto e non certo per fede, visto che molti erano atei o peggio, secondo la chiesa, nei loro cuori erano anticlericali. Ma erano dei professionisti. E come tali hanno lavorato. Stop! Tutto il resto è fumo negli occhi in salsa religiosa.

Marco Bazzato
13.08.2009
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Gabbie salariali, scoppia la polemica



Ormai anche ai limoni la cosa appare chiara. In meridione, chi ha lavoro vive meglio che al nord Italia, la vita al sud infatti costa meno, sia come servizi, poco importa che siano peggiori di quelli del nord, sia come affitti cibo. Ergo, se non sono scialacquoni, risparmiano di più rispetto al “ricco” nord Italia. Ed è per questo che urge la necessità di reintrodurre le gabbie salariali, ossia gli stipendi differenziati in base agli standard locali. Naturalmente le opposizioni, che quando non dormono fingono d’ascoltare, con i sindacati che insorgono. Sarebbe una discriminazione, sbraitano all’unisono, starnazzando di dolore come se gli stessessero schiacciando i testicoli in una morsa. E il grido che risuona nell’aria è come l’urlo di un agnello sgozzato, pronto per essere insaporito di spezie prima d’essere messo in forno.

Le gabbie salariali sono una necessità sociale necessaria per eliminare le sperequazioni tra il nord povero e il sud ricco. Certo ai puristi della statistica potrebbe risuonare questa affermazione come una bestemmia. Ma tralasciando i dati macroeconomici, e soffermandoci esclusivamente su quelli della microeconomia, una famiglia del nord, a parità di stipendio e numero di figli, con un affitto da pagare, fatica più di una famiglia del sud ad arrivare a fine mese. Poco importa se il sud è sottosviluppato, rispetto al nord Italia, per quanto concerne infrastrutture, autostrade, industrie. Per decenni sulle spalle dei meridionali, il meridione ha sperperato miliardi di risorse pubbliche, scomparsi nel buco nero del clientelismo, degli intrecci illeciti, pagati con i sacrifici di tutti gli italiani e che non hanno creato frutti.

D’altronde, nonostante ciò che gli ipocriti si affannano a dire, le gabbie salariali esistono. Non sono gabbie salariali su base regionale, ma gabbie salariali su basi europee. Un lavoratore italiano, di pari livello, guadagna di più rispetto ad un lavoratore rumeno, bulgaro o polacco e meno rispetto ad un lavoratore tedesco o francese. Quindi le gabbie salariali – su scala europea – esistono, con buona pace dei detrattori della lega. D’altronde sono sempre i sindacati che si ostinano a rimarcare il problema, quando sbraitano che il lavoratore italiano guadagna meno rispetto all’omologo inglese o francese. Ma sempre i sindacati non dicono mai che lo stesso lavoratore italiano guadagna di più rispetto all’omologo romeno, polacco o bulgaro. Quelli non contano per i sindacati italiani quei lavoratori non esistono, esistono solo quelli che guadagnano di più rispetto agli italiani. Bell’esempio d’ipocrisia transnazionale a corrente alternata.

Le gabbie salariali, in salsa europea, esistono già, ma i sindacati italiani e Confindustria fingono di non saperlo, ma si lamentano a seconda dell’interesse di bottega del momento, tant’è che molte industrie italiane delocalizzano nei Paesi dell’est perché il costo del lavoro e gli stipendi da pagare sono più bassi.

Queste come si chiamano? Gabbie Salariali Europee.

Marco Bazzato
12.08.2009
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lunedì 3 agosto 2009

RU-486: la Chiesa non può tacere



Finalmente anche in Italia arriva la famigerata RU-486, il cosiddetto “lassativo uterino” o “clistere vaginale” per mignottelle in calore, con il solito codazzo che compete alla piccola Italia e con le opinioni – non richieste, ma tollerate – dell’ex Stato Pontificio e dei suoi, per dirla alla Bebbe Grillo, dipendenti, dai cardinali in giù, pagati con “piccioli” italiani.

“La pillola non è sicura” sbraitano i fanatici baciapile. “Ha causato la morte di 29 nel mondo dall’anno di commercializzazione, in Francia, ad oggi. Il Vaticano si attacca a queste 29 sconosciute per far partire la sua crociata dal sapore medievale. Onestamente, a parte i parenti stretti delle vittime, a tutti gli altri praticamente cosa importano queste morti? Come sempre le inutile propagande Teodem che minacciano sfaceli, consci di non poterli attuare.

Le donne vogliono scaricarsi l’utero con clistere vaginale? Affari loro.

Corrono il rischio, remotissimo, di beccarsi un volo diretto con Creatore, se ci credono? Libertà di scelta.

A ben vedere ammazza di più l’Aspirina, oppure è più probabile essere ammazzati sulle strisce pedonali da uno schifoso drogato e alcolizzato, o vincere il Superenalotto, che schiattare per colpa della
RU-486.

Ma la cosa bella è il terrorismo di matrice psicologica lanciata come un anatema al mondo, dove senza mezze misure da parte del paesello di uomini con le tuniche è stata paventata la terribile “
scomunica” contro i medici che prescrivono lo svuota uteri chimico e contro le donne che, tramite ospedalizzazione, si fanno praticare il clistere vaginale sciogli embrione.

Le codarde gerarchie ecclesiastiche sono così pronte ad attaccare medici e donne, ma non hanno le palle di scomunicare il governo, primo ministro compreso, ministri e parlamentari, che hanno approvato l’immissione nel mercato del farmaco. Quelli, a differenza della plebe, non debbono essere colpiti dal terrorismo psicologico, dall’anatema, e soprattutto dalla scomunica in quanto reggono i cordoni della borsa e se fossero intelligenti strozzerebbero nel giro di sei mesi, prendendolo per fame il papato vaticano, lasciandolo al buio, senza rifornimento di generi di prima necessità e soprattutto senza megafoni per blaterare ad ogni piè pari in Italia. E il resto del mondo ignora il papato a meno che non debba farci affari sordidi.

Anatema e scomunica per i medici che prescriveranno e per le donne che usaranno la “svuota utero”, il “lassativo uterino”. Facile e vile colpire la catena debole, medici di famiglia e donne con le scomuniche. Il solito comportamento “forti con i deboli” ma “deboli con i forti”. Perché il Vaticano non si va a prendere i verbali dell’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, mandando ai membri che hanno votato a favore del “clistere uterino”, dimostrando così,
Bagnasco in primis, che il Vaticano non guarda in faccia a nessuno e che non fa terrorismo psicologico solo nei confronti degli ultimi.

Non va dimenticato l’impossibilità pratica da parte dei preti vaticani d’eseguire la scomunica nei confronti dei medici e delle utilizzatrici dello “svuota utero chimico” in quanto non è detto che i medici pur essendo stati battezzati siano credenti e/o praticanti, lo stesso vale per le donne. Come se non bastasse la confessione è anonima, e può essere fatta in tutte le chiese italiane, ed è risaputo che molti preti sono abbastanza pratici e quando si forniscono giustificazioni plausibili, l’assoluzione può essere assicurata, nel caso contrario visto si può sempre chiedere lumi al confessore su come mai la chiesa ha celebrato il funerale religioso al dittatore cileno
Augusto Pinochet che aveva le mani più lorde di sangue di un macellaio che sgozza porci dalla mattina alla sera. Vedrete che il prete se è intelligente, pur di non aprire una polemica sugli errori e gli orrori della Chiesa manda via il penitente assolto e mondato e pronto per la comunione. D’altronde è solo un fatto di dialettica e nessun prete vuole essere accusato degli errori commessi da altri. Senza contare che in ogni caso non esistendo nelle varie parrocchie le liste di proscrizione degli scomunicati, tramite aggiornamento in tempo reale, se non dovesse andare bene con un confessore si passa ad un altro, poi ad un altro ancora fino a quando non si trova un confessore con un po’ di sale in zucca.
E così Bagnasco è sistemato!

Non va dimenticato però il ruolo dei medici obbiettori di coscienza, che non necessariamente debbono far capo alle gerarchie religiose o appartenere ad un qualsiasi tipo di confessione religiosa, ma possono essere tranquillamente atei,e proprio in virtù di questo atismo sentono che il problema della gravidanza indesiderata della donna è solo ed esclusivamente un problema femminile – a meno che quest’ultima non sia stata vittima di stupro, cosa che cambia la visione della realtà – e che come dice un detto Veneto “No se poe sogare coi strumenti del pisso e non soeo dopo incazarse” – traduzione “Non si può giocare con lo strumento della pipì e non solo e poi arrabbiarsi” col seme se ha ingravidato e con l’ovulo che come l’utero si è fatto penetrare e fecondare, pensateci prima, uomini chiavatori e donne chiavatrici.

Comunque, senza voler essere maschilisti, ma sostenendo in toto il femminismo radicale che fece in passato de
“L’utero è mio e me lo gestisco io” uno degli slogan più gettonati, va ribadito che il diritto d’obiezione di coscienza per quanto concerne la RU-486 detta “La svuota utero” è un problema femminile e la donna e si deve arrangiare, che scegliere di non prescrivere un farmaco abortivo deve essere un diritto del medico in quanto questi ha il diritto d’agire secondo coscienza, che non necessariamente deve essere vincolata ad una coscienza religiosa o confessionale, ma solo alla propria.

Marco Bazzato
03.08.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/