giovedì 16 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo, via alle polemiche


Buone notizie dal L’Aquila: l’ospedale crollato era senza i certificati d’agibilità, perché edificato su un terreno argilloso, con buona pace delle più elementari norme antisismiche e di sicurezza.

Dov’erano i controlli, oggi così caldeggiati dalla politica, con la strizza all’intestino, quando queste strutture esteticamente all’avanguardia, ma praticamente edificate in modo fatiscente, peggio degli ovili, nemmeno buoni per il ricovero delle pecore?

La paura, sia dei precedenti governi, sia di quelli attuali impazza. Sono molte probabilmente le amministrazioni regionali, provinciali e locali che – se sarà permesso dalla politica – passeranno sotto la lente d’ingrandimento della magistratura, dove i cittadini attendono, con impazienza, il tintinnare delle manette per costruttori, ingegneri, politici, ufficiali del catasto, mafiosi, camorristi e sciacalli vari, che meriterebbero d’essere messi sotto un palazzo di loro costruzione, con i loro famigliari – neonati compresi – innocenti, facendolo collassare sui loro capi, quelle belle strutture da loro edificate o non controllate. Ma si sa, i bei sogni svaniscono all’alba.

Naturalmente com’è giusto che accada, finalmente iniziano le polemiche politiche, non sugli edifici crollati, ma anche su come lucrare – termine in uso nella chiesa cattolica quando si tratta di prendere un’indulgenza, dopo aver fatto la scala santa – dalle tasche dei cittadini, come ad esempio la proposta di Tremonti di istituire una nuova casella del 5 per mille a favore dei terremotati dell’Abruzzo. Naturalmente le associazioni No Profit sono subito insorte, spaventate dall’eventuale generosità degli italiani che potrebbero destinare il 5 per mille a quei “terremotati approfittatori” .

Naturalmente anche lo Stato Città del Vaticano ha paura che gli italiani, non sudditi, scelgano di non destinare l’8 per mille al piccolo potentato economico d’oltre Tevere, ma che lo devolvano ai loro connazionali, ed è anche in ragione di questa paura che in questi giorni si è recato a L’Aquila, per un tour del turismo del dolore, il segretario di Stato Vaticano, Angelo Bagnasco, che si è affrettato ad annebbiare gli italiani, dichiarando che la Cei avrebbe stanziato altri 2 milioni di Euro, per un totale di 5 – su un totale, dati 2008 di più di 1000 milioni di Euro, lo 0,5% dell’incassato, praticamente un inezia, una goccia nel mare, un elemosina da accattoni o cloachard – per l’emergenza terremoto in Abruzzo, denaro ancora non dello Stato Vaticano, ma giunto da quei “pii bovi” che barrano l’8 per mille a favore di un Paese straniero. Ergo, per dirla alla Mario Puzo, l’autore de “Il Padrino” quel denaro “è Cosa Nostra”. Per fare un esempio: è come se una persona che ha 1000.000 di euro in tasca, camminando per strada, vede un barbone e gli da come elemosina 5 centesimi di Euro. Questa, sarebbe carità cristiana, oppure taccagneria degna di Paperon de Paperoni? E il bello e che la propaganda mediatica, italo-vaticana, spaccia questa micragnosità universale per carità e spirito di carità cristiana!

Gli italiani, se usassero un minimo di coscienza civica in questa delicata situazione, dovrebbero, all’atto della firma di destinazione, non barrare la casella della Chiesa Cattolica o di altre confessioni religiose, ma devolvere il tutto allo Stato Italiano, nonostante questi sia assente e latitante, per quanto riguarda il controllo minimo delle strutture pubbliche, che tra le quali ci sono anche le chiese e non ad un Paese straniero che in virtù del concordato tra Stato e Chiesa fa praticamente il bello ed il cattivo tempo, come, quando e dove vuole.

Ora, tra le altre cose a cui si assiste, dopo lo sciacallaggio edilizio, si assiste a quello politico, il peggiore, perché mira a limitare il diritto sia d’informazione, sia di satira. È da dopo il terremoto d’Abruzzo, che la classe politica nazionale sia diventata estremamente sensibile, mediaticamente, ai problemi dei terremotati, tanto da non permettere ad un vignettista come Vauro che è stato sospeso, dopo la vignetta, ritenuta offensiva, dello scorso giovedì, come se nessuno degli intervistati, non solo ad Anno Zero, ma anche in tutti i Tg nazionali, non abbia messo in guardia dal rischio dell’ampliamento indiscriminato delle cubature, senza gli adeguati controlli. Siamo al teatro dell’assurdo. Esattamente come la definizione di “puntata riparatrice”, manco che Santoro, senza la benedizione “della Famiglia” avesse ingravidato una donna, prima del matrimonio, e che quindi urgano, come nella Sicilia arcaica del secolo passato, le nozze riparatrici. E questa puntata riparatrice, secondo i politici, farebbe dell’Italia un Paese evoluto. Se Darwin fosse vivo, definirebbe la politica italiana, ferma ai tempi di Lucy, senza offesa per Lucy naturalmente.

Marco bazzato
16.04.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

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