lunedì 14 novembre 2011

Mario Monti: il “tetrarca”della grande finanza internazionale

Il Paese avrebbe voltato pagina?

È caduto Silvio Berlusconi, l suo posto è stato incaricato a formare un nuovo governo il professor Mario Monti (1), nominato all’uopo senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 Ma bisogna leggere nel suo curriculum storico per rendersi conto se il neo senatore, professor Mario Monti, farà gli interessi dell’Italia o si quello dei suoi ex datori di lavoro: la grande finanza. Il sito QUELSI (2) lo descrive così: “Dottorato a Yale, funzionario della Goldman Sachs, la banca d’affari che ha affossato l’Italia e la Grecia, membro del circolo di affaristi supernazionale e privato Bilderberg, presidente europeo della Commissione Trilateral – il super consiglio d’azienda di banche e multinazionali – eletto precipitosamente senatore a vita da Napolitano per farne un “politico”.
Ecco l’uomo chiamato a mettere in liquidazione l’Italia e a lasciarci in ginocchio, in coppia con Mario Draghi  e sotto le direttive della City, di Wall Street, del Fmi e del Wto. L’uomo che, “miracolosamente” mette d’accordo destre e sinistre.
Ecco l’effetto della crociata  condotta da giornalisti e da valletti bipartisan per “moralizzare” e per normalizzare la politica italiana, per renderla più accetta ai salotti internazionali di quanto lo fosse la corte di Arcore.”.

A ben guardare l’Italia sembra non aver fatto un buon affare, nonostante le alternative a disposizione siano scarse, per non dire impresentabili sotto l’aspetto della credibilità spendibile all’estero.

Pur con le dovute differenze, sembra trovarsi innanzi alla medesima situazione afgana, quando è stato “proposto” dagli invasori americani un ex dipendente dell’Unocal Corporation (3), ora controllata da Chevron  (4), Hamid Karzai (5), con un ex Controllore dell’Unione Europea , scavalcando la politica nazionale, come è accaduto in Grecia con le dimissioni del governo Papandreu, mettendo al suo posto un  primo ministro che piace ai nuovi “padroni” che grazie al Trattato di Lisbona ha abdicato le sovranità nazionali.

Che il precedente governo bunga bunga avesse perso la credibilità internazionale è acccalarato, ed è vero che l’Italia è stata attaccata da una guerra finanziaria internazionale, non diversa da quella scatenata con armi convenzionali contro la Libia che ha portato alla cacciata e all’uccisione dell’ex amico del premier, il colonnello Gheddafi (6) e con i lealisti di Berlusconi che scandivano il suo nome, sabato sera (7), tra una pletoria di contestatori che non si sono resi conto che l’Italia è caduta dalla padella nella brace.

Non va dimenticato che entro marzo 2012 andranno in scadenza 200 miliardi di euro di Titolo di Stato (8) e che debbono essere restituiti alla Finanza internazionale, che giustamente li reclamerà.

Il problema semmai è un altro: il premier incaricato farà gli interessi dell’Italia o quello dei creditori? È chiaro non saranno fatti quelli degli italiani, a quello avrebbe dovuto provvedere la politica, ma ha preferito fare un passo indietro, mettendosi al servizio di un tecnico, che anche se ufficialmente risponde al Capo dello Stato, de fatco fa gli interessi dei creditori internazionali,interessati a tutelare i loro investitori: azionisti, banche, fondi speculativi in primis, infischiandosene se le corde del nodo gordiano dei sacrifici richiesti al Paese ricadranno sulle fasce deboli della popolazione, perché è da starne certi che  Monti non  introdurrà una Tobian Tax (9), ossia sulle transazioni finanziarie internazionali, perché l’economia da decenni è la guida occulta dei vari Paesi, Unione Europea ed Italia compresa.

L’Italia, non per essere nazionalista, si troverà con un primo ministro “prestanome” dell’UE, che, se non vorrà essere spodestato alla prima votazione non potrà presentare sacrifici contro la “Casta” dei politici italiani e dei grandi gruppi economico-finanziari, che hanno sempre in mano l’arma dei licenziamenti e delle delocalizzazioni nel caso di attacco ai loro diritti acquisiti.

Quello che ha fatto una particolare impressione è stata l’euforia dei media internazionali, italiani compresi, controllati da grandi gruppi industriali e finanziari, che festeggiano per la detronizzazione della politica italiana, plaudendo all’avvento del “tetrarca” (10), Mario Monti, come fosse giunto un nuovo Erode  (11) finanziario, non a salvare i cittadini, ma gli Imperi che soffocano l’economia reale.

Evidentemente né i lealisti del premier cos’ come gli oppositori che sabato sera lo osannavano o insultavano davanti a Palazzo Grazioli si rendono conto dei sacrifici che saranno costretti a subire come vessazioni economiche per pagare i danni di una classe politica trentennale lassista, populista e assente, intenta a raggranellare consenso, presentando il piatto mezzo pieno, anche quando molte classi economiche e sociali stanno leccando il piatto vuoto, sperando si saziarsi con i fumi della cucina, come nel film “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno” di Mario Monicelli,  1984 (12), osannando il nuovo che avanza.

In molti non hanno compreso era che Berlusconi non era la malattia dell’Italia, ma il sintomo del malessere, tant’è  che anche se è cambiato il cavaliere, il cavallo Italia che non è da corsa, ma un somaro malridotto, mezzo spelacchiato, dal pelo sporco con zoccoli e  garrese fragili, perché i vari cavalieri che e palafrenieri che si sono succeduti nel corso dei decenni hanno pensato al proprio ingrasso e non a quello dell’animale ormai sfiancato. E i mercati finanziari sono in agguato alle spalle del Paese, sono pronti a continuare la loro guerra non convenzionale per appropriarsi delle ricchezze che saranno svendute dall’Italia, tramite le privatizzazioni, per tamponare un debito profondo come il pozzo nero di San Patrizio.

Il “tetrarca” Mario Monti potrebbe essere per l’Italia e per gli italiani sintomo e malattia del Paese,  perché gli italiani rimarranno con il cerino in mano, scottandosi e vedendo le tasche rattrappirsi  ancor di più di quanto lo siano ora.

All’orizzonte si stagliano nefaste nubi temporalesche, saranno in molti coloro che si vedranno privati dei ripari contro le intemperie e le tempeste economiche. Oggi tutti parlano di coesione, auspicando l’unità delle forze politiche, ma nessun politico in queste ore parla dei bisogni e delle necessità dei cittadini, i carrettieri che portano il somaro Italia sulle spalle vengono visiti come dei sovversivi reazionari se si permettono d’andare in piazza a protestare.

I “chiari di luna” si vedranno tra poche settimane e saranno dolori per tutti…
Marco Bazzato
14.11.2011


venerdì 11 novembre 2011

Pdl spaccato su Monti, Frattini contro i "fascisti" Bersani a Di Pietro: ripensaci, prima viene l'Italia

Si dice, stando agli analisti politici, che il nuovo primo ministro, l’economista eletto senatore a vita all’uopo, tanto per evitare gli sprechi così necessari per salvare l’Italia, dovrebbe essere operativo già dai primi della prossima settimana, sempre che l’attuale maggioranza, la Lega, l’Italia dei  - cosiddetti – Valori, decidano che posizione tenere.  L’emiciclo parlamentare appare sempre più come un’armata Brancaleone allo sbando, con i peones di ogni schieramento impegnati in una guerra di trincea, timorosi di perdere il posto di scaldapanche, numerini buoni all’abbisogna, ma scollati anche dalle minime conoscenze di base dei termini economici, (1) che in aula pigiano il pulsante delle votazioni come un branco di pecoroni, senza comprendere cosa vanno a votare: barboni e pecorone, trote senza identità.

Ma c’è poco da stare allegri, né l’ex maggioranza né l’ex opposizione vogliono le elezioni anticipate.  I peones rischierebbero la pensione o peggio, il non tornare a scaldare i banchi, ma per i grandi leader del populismo e della demagogia estrema, la sola idea di elezioni anticipate, quindi i relativi comizi e comparsate in tv, a raccontare balle agli italiani, quando i sassi sanno che la situazione è da cappio al collo, gli fa pensare che siano “Volatili per diabetici” (2),quindi per dirla alla Nico Giraraldi, meglio fare i “Paraculi” con un governo tecnico, usando il neo senatore a vita, Mario Monti, come parafulmine, in modo che poi, quando si di metterà, in campagna elettorale possa essere attaccato a destra e a manca, i modo che i cosiddetti partiti ufficiali, come tanti Giuda Iscariota o novelli Ponzio Pilato, possano scagliasi contro, lapidandolo di parole, uscendo puliti e mondi dall’oceano di nequizie che per decenni, in modo bipartisan, l’intero emiciclo ha commesso ai danni dell’Italia.

Sì, perché in Italia i cosiddetti governi tecnici, di transito, balneari, invernali o come diavolo vogliono chiamarli, hanno un solo scopo: fare il lavoro sporco, il lavoro che i politici da piazza arruffapopoli si rifiutano di fare, per timore dell’emorragia elettorale di voti. È sempre accaduto nella storia della Repubblica – delle banane. La mancanza di coraggio, l’incapacità politica di ripulire il Paese, bastonando sempre i soliti noti: le classi più deboli, perché non si possono intaccare i privilegi e i diritti acquisti delle classi agiate, che attraverso mille rivoli, mille associazioni, riescono in un modo o in un altro a inserire un qualche codicillo di legge “salva ano” e con il nuovo governo tecnico che avanza la solfa non cambierà, perché non c’è interesse a ridurre la spesa, a tagliare i rami secchi della pubblica amministrazione, non c’è interesse a diminuire il numero dei parlamentari, ad iniziare a licenziare i  fannulloni nella pubblica amministrazione, in quanto assieme alle famiglie, sono un serbatoio di voti. Più semplice fare come lo sceriffo di Nottingham, come William Hamleigh: crudele e ambizioso signore locale, prima conte, poi sceriffo di Shiring, del romanzo “I pilastri della Terra” di Ken Follet, che vessavano il ppolo.

Non c’è interesse a far pagare alla Chiesa, dove in tv tanti preti si sciacquano la bocca con la frase del Vangelo: “Dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” Mc, 12, 13 – 17  (3)  salvo poi il Vaticano incazzarsi se Cesare volesse di fargli pagare le tasse complete, come a tutti i comuni mortali, e in quei casi il Vangelo e il cristianesimo, nel nome del cattolicesimo peloso, può andare a farsi benedire. Ipocrisia papale ed episcopale straccia vesti degna di Caifa (4).

Il governo tecnico è la panacea momentanea della politica che non vuole decidere, di un sistema lassista che da trent’anni preferisce dormire tra guanciali di raso, materassi ricolmi di denaro, prebende, agi e benefit, quando fuori dal “Palazzo” il Paese va a rotoli, ma questi se ne fottono.

Ma il problema ultimo non sono i politici, che fanno i loro giochetti e i  interessi all’interno delle segreterie di partito, che compilano le liste dei fidati compagni di ventura che devono essere eletti, la colpa è dei cittadini, che vanno a votare certi gaglioffi, che vanno a fidarsi delle promesse da mercante, da spacciatori di merce avariata, che lordano piazze e muri con slogan mediocri, acchiappa polli.

L’Italia non sa produrre statisti, ma politicastri mediocri con una mentalità provinciale, ottusa, campanilistica, attaccata ad un Paese reale che risale al medioevo, legato alla cultura dei Principati e delle Signori, dove i villici, i servi della gleba, ossia i cittadini si fanno  abbindolare dal primo venditore di carabattole usate che spaccia le proprie idee o i propri pensieri per nuovi, perché questi “nuovi politici” sono figli dell’humus culturale e sociale di dove sono stati svezzati, allevati, nutriti, foraggiati, figli dell’inquinamento ambientale dei luoghi della prima infanzia.

Il problema di fondo è che all’orizzonte non esiste un ricambio, non esiste la volontà di dare un colpo di reni che porti a raddrizzare la bagnarola “Italia” che imbarca acqua da tutte le parti. Eppure ci sarebbero i rami morti da abbattere, i “palazzi del potere” da demolire, le corporazioni da fare tabula rasa i privilegi da cancellare, ma il “sistema” fa quadrato su se stesso, e  come in una guerra non convenzionale, ognuno cerca di scaricare ogive all’uranio impoverito entro il giardino altrui, all’interno di una guerra di posizione e di logoramento che alla fine sfinisce e impoverisce le truppe – i cittadini – che non sanno più a che santo voltarsi per mettere insieme il pranzo con la cena, sempre che ormai in molte famiglie esiste il pranzo e la cena.

Ma c’è in questa farsa tutta italiana il nodo della discordia dei cosiddetti traditori, quelli che prima dal centrosinistra sono passati al centrodestra e che poi altri, dal centrodestra sono passati al centrosinistra, facendo saltare i numeri del governo, costringendo il premier a fare una figura barbina davanti all’Italia. I cosiddetti “Traditori” da ambo le parti, a beneficio dei buoi che seguono la politica con orecchio sordo, politici di prima linea compresi, dimostrano la loro ignoranza per quanto riguarda la Costituzione Italiana, a cui hanno giurato. E la Costituzione, piaccia o no, non è stata scritta dai padri fondatori della Repubblica su un rotolo di carta igienica, buona per pulirsi la bocca quando la schiuma della rabbia sale agli occhi. La Costituzione all’articolo 67 recita: (5):

« Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato »

E quanto un politico, non importa di che schieramento, facendo populismo aizza popolo dimentica i principi fondamentali della Costituzione (6) , ha la pretesa che i cittadini extracomunitari, per diventare italiani, la conoscano, da l’idea che siamo un Paese governato da extracomunitari, con il rispetto per coloro che sfacchinano tutti i giorni per fare quei lavori che gli italiani non vogliono più fare.

Marco Bazzato
11.11.2011

(6) http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm

giovedì 10 novembre 2011

La proposta di Giancarlo Carocci di sopprimere i cani nei canili

Ha provocato un vespaio di polemiche la proposta del consigliere provinciale umbro, Giancarlo Carocci, circa la possibilità, per ora non contemplata dalla legge, di sopprimere i cani dal veterinario, piuttosto che abbandonarli per strada o che poi trovano rifugio, a spese della comunità, nei vari canili.

Apriti cielo, l’Empa ha dichiarato che provvederà a denunciare il consigliere umbro all’autorità giudiziaria per istigazione a delinquere, quanto la tutela giuridica degli animali è norma alla Legge 189/04 che punisce con la reclusione fino a due anni chiunque cagiona senza alcuna necessità la morte ad un animale (1).

Loro diritto farlo però, se questo è il comunicato, l’Empa non si fida dei veterinari, in quanto, stando alle dichiarazioni dello stesso consigliere umbro, dovrebbero essere loro che somministrano l’eutanasia e non i padroni. A ben pensarci, usando questo metro di ragionamento, i delinquenti finali non sarebbe chi porta l’animale per la soppressione, ma il “Menghele” che se ne occuperà, in quanto non andrebbero a rispettare le normative e le leggi vigenti a loro tutela. E la deduzione finale potrebbe essere: ma l’Empa non ha fiducia dei veterinari?

Non si può dimenticare che i veri delinquenti sono gli “animalisti” della domenica, quei “cani” con tutto il rispetto per il quadrupede, che vanno a comprarsi animali importati clandestinamente dai Paesi dell’Est (2) che non hanno bisogno d’essere istigati.

Tutta questa crudeltà nei confronti di un consigliere provinciale è accanimento contro quelli che ragionano in modo non convenzionale, oppure dietro l’”amore” ci sta il business dei canili, un mercimonio di finanziamenti dello Stato, Regioni, Provincie e Comuni, la loro soppressione rappresenterebbe una perdita secca  e non di affettività nei loro confronti?

Un cane costa a un Comune dai trecento ai mille euro l’anno, la soppressione se si applicassero, dopo aver cambiato le leggi dello Stato italiane, quelle vigenti negli Stati Uniti, dove al randagio dopo sessanta giorni viene praticata l’eutanasia e la carcassa smaltita, in quanto rifiuto speciale, dentro un forno crematorio apposito, il risparmio annuale  sarebbe di circa duecento milioni di euro (3).

È più semplice il business della denuncia facile a chi esprime la propria opinione, piuttosto che  incidere realmente nelle situazioni di disagio e sofferenza degli animali. Basta guardarsi qualche volta Striscia la Notizia, con i servizi di Edoardo Stoppa. È mai possibile che i cittadini debbano chiamare un Tg satirico dopo che molte volte le denunce agli organi competenti, sono cadute nel vuoto e nel disinteresse generale?

Il problema del maltrattamento degli animali da compagnia è una patologia endemica di alcuni deviati sociali, che non si risolve però gettando via denaro in campagne mediatiche di sensibilizzazione sociale, che lasciano il tempo che trovano, ma trovando soluzioni apparentemente impopolari ma che diano una scossa a determinati soggetti, anche se è triste dirlo, ma certe persone, e sono una minoranza malata, quando hanno deciso d’abbandonare un animale nulla le può far recedere dalle loro intenzioni, così come non è con il mantenere gli animali in strutture fatiscenti nel totale degrado, abbandono e rispetto delle minime condizioni di vita che si risolve il problema..

Purtroppo sono i controlli sul territorio che latitano, agli onori della cronaca saltano i cosiddetti casi roboanti, quelli del singolo animale strappalacrime, che fanno indignare, ma non è l’evento mediatico sul singolo che risolve una situazione creatasi primis per interesse economico che non per amore nei confronti degli animali.

A voler essere cinici, a parte l’indignazione dei cittadini, esiste un problema di fondo. Se venissero fatti i controlli a tappeto nei canili convenzionati e non, facendoli chiudere se risultassero non a norma, ci si troverebbe nella situazione opposta: la mancanza di spazi, quindi si preferisce far notizia con un singolo di rilevanza mediatica che indagare, denunciando lo stato dei fatti, per non incidere in quella “torta economica” di aiuti erogati dallo Stato. Ergo il lassismo paga e fa guadagnare, perché altrimenti  si rischierebbe di dover ricorrere a soluzioni estreme e impopolari. Meglio lo Status Quo.

Leggendo la “Carta dei diritti degli animali” (4) all’articolo 3 è scritto testualmente:  “Art. 3 - Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti crudeli; b) Se la soppressione di un animale è necessaria, deve essere instantanea, senza dolore, nè angoscia”, come del resto lo si evince dal sito dell’A.S.L. CNI (5), dove dovrà, nel caso si volesse mettere mano alla legge, essere il legislatore che si assume l’onere di modificarla secondo le mutate esigenze, non tanto della sensibilità sociale, ma tenendo  conto degli eventuali risparmi per le casse dello Stato, ormai vuote, vista la congiuntura economica sfavorevole del Paese, fermo restando il principio che l’animale, nel caso di soppressione tramite eutanasia, nel rispetto delle convenzioni internazionali firmate anche dall’Italia, deve tenerne conto.

Come del resto fa la civilissima Svizzera, (6), dove dall’ambasciata Svizzera in Italia, si risponde alle accuse di soppressione indiscriminata di cani e gatti randagi inselvatichiti: “«Per quanto concerne la questione dei gatti domestici inselvatichiti come intervento ordinario di controllo ed equilibrio, ogni anno, in Svizzera oltre 10.000 esemplari vengono catturati, castrati o sterilizzati e poi liberati, da parte delle organizzazioni per la protezione degli animali, d'intesa con le autorità. La misura della "caccia" con la soppressione dell'animale è quindi una misura straordinaria e solo raramente utilizzata»”.

Evidentemente, pur rispettando tutti i Trattati e le Dichiarazioni dei diritti e le legislazioni nazionali vigenti, in alcuni Paesi più evoluti, in caso di necessità le leggi permettono, all’interno delle medesime delle deroghe a salvaguardia della salute pubblica dei cittadini umani, nel rispetto del diritto degli animali.

La colpa dell’incremento degli abbandoni di animali da compagnia, in particolare i cani durante il periodo estivo può essere imputata anche ai media, alla pubblicità di cibo, dei servizi su mostre canine che portano il telespettatore al desiderio emulativo, magari non avendone il tempo e le possibilità economiche, spinti dai messaggi pubblicitari ad alimentarlo e trattarlo come veniva fatto fino a pochi decenni fa da chi ne aveva gli spazi, nel modo adeguato, trasformando oggi per qualcuno da animale da compagnia a “oggetto di consumo”.

 Salvo poi una volta acquistato “l’oggetto” agognato, disfarsene alle prime difficoltà, perché non si sono tenuto in considerazione gli obblighi di legge a tutela dell’animale, e una volta fatti i conti, si decide di sbarazzarsene.

Sono chiaramente comportamenti estremi, che non vanno comunque sottovalutati, in quanto poi i costi di questo “oggetto ludico” alla fine vanno a ricadere su tutti i contribuenti, visto che poi lo Stato, tramite le associazioni degli amanti degli animali e i canili, sono costretti a farsi carico.

Marco Bazzato
10.11.2011


lunedì 7 novembre 2011

Comprare i titoli di Stato italiani? No, grazie!

Il Paese si avvicina a grandi passi verso il default, il fallimento, e l’Italia, come avviene per una grande società di capitali si appresta a portare i libri in tribunale, per essere messa in Amministrazione Controllata. In questo caso l’Amministrazione Controllata viene fatta dal Fondo Monetario Internazionale. Il governo, la maggioranza attuale è allo sbando e come in una nave alla deriva che sta affondando, i topi – i parlamentari del PDL – abbandonano il capitano – il premier, al suo destino, lasciandolo solo mentre il Titanic Italia si inabissa, sommerso dai debiti e dal lassismo cronico, dove i governi attuali e degli ultimi trent’anni ne portano le colpe, senza averle mai pagate, ma essendosi ingrassata sulle tasche dei cittadini.

Eppure gli economisti italiani, invece di dichiarare lo stato d’allarme, “Il si salvi chi può”, mentre la bagnarola imbarca acqua salata da tutte le parti, invitano i passeggeri – i cittadini italiani – a investire in Titoli di Stato, considerati dagli investitori stranieri spazzatura,per cercare, come se si volesse togliere l’acqua con il cucchiaino, salvare una nave sommersa dalle acque dell’oceano fino al pennone.

È come se la massaia andasse dal macellaio, e costui dicesse: «Guardi, signora. Abbiamo della carne che non siamo riusciti a sbolognare all’estero, manco nei Paesi delle “Economie emergenti”, perché non si fidano, hanno paura di beccarsi la BSE, ma stia serena è sana,controllata, proviene da allevamenti certificati, dove le bestie non sono state nutrite con mangimi di origine animale. La dia tranquillamente a suo figlio…»

La massaia, nonostante il prezzo allettante, e sebbene abbia fame, senza pensarci due volte fa il gesto dell’ombrello al macellaio e lo manda a  quel paese e pensa tra se: “Ma per chi mi hai preso, per una stupida? Tieniti la tua carne marcia!”. E dopo avergli voltato le spalle, chiude la porta dietro di se, sbattendogliela in faccia.

La situazione, pur con le dovute differenze è la stessa.  È simile a quando ai tempi del fascismo, per recuperare denaro, si davano le fedi nuziali d’oro alla Patria, sperando che il Duce li salvasse dalla catastrofe, con il risultato finale della distruzione del Paese da parte degli “Alleati” e fucilazione di Benito Mussolini e la sua“ostensione” e di Claretta Petacci a Piazzale Loreto, a Milano, per la gioia dei passanti in festa.

Si dice che oggi che oggi i cittadini italiani che non aiutano il Titanic Italia dovrebbero essere accusati roboantemente  di Alto Tradimento, ma a ben pensarci sono coloro che danno false informazioni ai cittadini dovrebbero essere accusati di Alto Tradimento (1), perché se gli investitori internazionali snobbano i Titoli di Stato italiani un motivo ci deve essere, e il motivo non è solo che Italia, e il governo, gode di scarsa credibilità internazionale, gli investitori se ne fregano se un governo è credibile o no, gli investitori guardano i fondamentali, quanta ricchezza – Pil (2) – produce ogni anno, e se questa ricchezza è sufficiente per ripagare i debiti. Ma allo stato attuale il Paese è in stagnazione, il Pil è piatto come quello di un paziente colpito da arresto cardiaco che a nulla servono le terapie e l’epinefrina per riamarlo, e dopo ore di tentativi inutili, ai sanitari non resta altro che constatarne il decesso.

Alcuni commentatori, in questi giorni febbrili di tensione e di presunta speculazione economica ai danni dell’Italia, mentre altro non è che una fuga in massa, giustificata dai dati macroeconomici e dall’insicurezza circa la solvibilità del Sistema Italia, affermano che non aiutare il Paese in questa difficile congiuntura sarebbe Alto Tradimento, mentre il tradimento  è dei commentatori, per salvare gli speculatori, che vanno a pontificare circa la presunta solidità dei titolo di Stato italiani, e il tradimento è quello di consigliare a investimenti capestro, danneggiando ancor di più i risparmi delle famiglie.

Ci si trova innanzi a come quando in borsa, negli anni passati, si sono fatti collocamenti di società capestro, dove per salvarle dalla bancarotta, e questo è avvenuto principalmente quando c’è stata la bolla speculativa nei titoli internet  (3), con molte società immesse sul mercato azionario a prezzi gonfiati, rispetto al valore reale, e dopo che i cittadini ne hanno sottoscritto le azioni, a prezzi da strozzo, hanno ritirato il capitale incassato, dichiarando bancarotta e portando i libri in tribunale, con i risparmiatori rimasti a bocca asciutta. E i casi da elencare sarebbero molti.

Investire oggi nei titoli di Stato italiano equivale a gettare i propri risparmi in un buco nero, un pozzo senza fondo che distruggerebbe gli ultimi risparmi, meglio sarebbe, perché questo potrebbe accadere nei prossimi mesi, che il Paese fosse dichiarato insolvente, perché così fanno le società di capitali quando vogliono salvare il capitale, sottraendolo ai creditori, e i creditori dell’Italia oggi sono i fondi d’investimento e le banche straniere, e non sarebbe un male se rimanessero a bocca asciutta.

Ma questa è una vana illusione visto che l’interesse prioritario della grande finanza internazionale e delle politiche nazionali, è il caso Papandreu lo sta a dimostrare, si muove sulla direttrice di salvataggio del sistema capitalistico speculativo, a discapito degli Stati, delle singole sovranità nazionali, dei diritti dei cittadini, così tanto sbandierati nei comizi populisti e demagogici acchiappa voti prima delle elezioni,  nelle varie Costituzioni nazionali e nel Trattato di Lisbona, ma così calpestate derise, sbeffeggiate tradite, quando si tratta d’ascoltare le istanze del popolo.

 Ma cosa si pretende quando una politica, non importa se provinciale, regionale, nazionale o europea vive scollata dai problemi e dalle necessità delle fasce più povere meno tutelate della popolazione, eppure hanno il coraggio d’andare a spingere i cittadini ad invitarli ad acquistare titoli di Stato di una nazione sull’orlo della bancarotta.

Marco Bazzato
07.11.2011






venerdì 4 novembre 2011

I risparmi degli italiani sono sicuri nelle banche?

Perché gli italiani dovrebbero fidarsi oggi in piena crisi di liquidità delle banche?

È la domanda che molti si pongono, quando il Paese è sotto la lente d’ingrandimento dell’Unione Europea, Banca Centrale e Fondo Monetario Internazionale, il quali mancando di fiducia su come è stata gestita dal governo la crisi finanziaria, con i risultati che tutti conoscono, sono in allerta e preoccupati, figuriamoci se si preoccupano loro, per quale motivo i cittadini devono illudersi di dormire sereni tra due guanciali?

I cittadini sono spaventati, e si chiedono se sia il caso di recarsi in banca a ritirare i risparmi, nascondendoli sotto il materasso, o nei barattoli del caffè come facevano i nonni, che non sapevano cosa sarebbe accaduto il giorno dopo?

In questi giorni nelle trasmissioni della fascia pomeridiana e non si alternano fior di opinionisti, di economisti che spacciano rassicurazioni circa la solidità del sistema bancario del Bel Paese. Ma che sia veramente così?

Invece di ragionare con le rassicurazioni che cadono “dall’alto” dove si hanno sotto gli occhi come questo “alto” si stia comportando, sarebbe utile vedere le cose dal basso, da parte del comune cittadino, della massaia di Voghera, attenta a far quadrare il bilancio familiare.

Ebbene, se a ogni sportello di ogni banca italiana si presentassero, nel volgere di poche settimane, ogni giorno centinaia di cittadini a ritirare i risparmi, gli ultimi troverebbero una bella sorpresa: la mancanza di Euro, di liquidità negli sportelli nel far fronte alle richieste dei correntisti che intendono, ed è un loro diritto, riprendersi i depositi.

Le banche hanno poco da rassicurare, perché non tutti sanno che i veri sostenitori del sistema non deriva dai prestiti che le banche erogano nei confronti di aziende e privati, ma il sistema si regge grazie alla fiducia che i cittadini hanno nel sistema bancario, ma se la fiducia, come in questi giorni è giusto che sia, venisse meno, l’intero sistema imploderebbe come un castello di carte “false” che si affloscia. Infatti basta a chiedere a qualsiasi artigiano o piccolo imprenditore un mutuo, la banca risponde nisba..non ci sono soldi….Come non ci sono soldi? Ma se dicono che il sistema è sano…evidentemente in troppi mentono!

E gli opinionisti e i direttori di banca hanno poco da dire che i risparmi sono garantiti fino a centomila euro. Il problema non sono i centomila euro, ma i problemi inizierebbero solo se gli italiani, in u n colpo se iniziassero a ritirarne trentamila. Già con questi prelevamenti il sistema imploderebbe per mancanza di liquidità, perché gli organismi bancari conoscono le disponibilità medie degli italiani, e hanno il sacro terrore che ne ritirino anche una parte.

E sembra strano ma dovrebbero essere i cittadini a dare una spallata al sistema Italia, facendolo implodere, perché cadrebbe come un castello di sabbia l’intera impalcatura bancaria e degli organismi dell’Unione Europea, visto che i direttori di banca sanno che non potrebbero far fronte alle legittime richieste dei correntisti.

 Per dare via al tutto non bisognerebbe ritirare il contante, ma chiudere i conti correnti, i libretti al portatore, restituendo alla banca le carte di credito, il bancomat, togliendo la delega di pagamento delle bollette bancarie: luce, acqua, telefono e altro, disinvestire cercando di salvare il capitale, esattamente come fanno gli speculatori che attendono all’angolo tempi migliori. Il tutto per far girare il denaro vero, la carta moneta, non quella elettronica che fa perdere di vista le spese reali, perché come dicono in molti: “pagheremo”.

Perché i cittadini non chiudono i conti correnti e i libretti di risparmio? Perché ci sono i costi di chiusura e vantaggi teorici nel demandare al sistema bancario il pagamento delle utenze, ma a ben guardare è meglio rimetterci cinquanta euro, pagando le commissioni da “strozzo” delle banche, che non lasciare, proprio con questi “chiari di Luna” i risparmi siano  in loro “ostaggio”.

Nel caso fosse impossibile per esigenze pratiche, visto che stipendi e pensioni vengono regolate via banca, la soluzione sarebbe quella di ritirare il giorno dell’accredito l’intero stipendio o pensione dalla banca o dall’ufficio postale, tornando a pagare in contanti. Mentre visto che la legge impone che per somme superiori a un determinato importo debba rimanere traccia contabile, come ad esempio l’acquisto di un una cucina, una camera da letto, o  la riparazione dell’auto dal meccanico, la soluzione è quella di conoscere l’importo in anticipo di spesa, andare in banca, con il contate e chiedere l’emissione di un Assegno Circolare intestato  a chi emette il servizio o vende un bene di consumo.

In questo modo si darebbe inizio a un circolo virtuoso, dove banche e poste sarebbero costrette a rinforzare i servizi alla clientela allo sportello, creando nuovi posti di lavoro, e il cittadino non avrebbe problemi a dimostrare le sue spese, in caso di controllo fiscale, perché ogni pagamento verrebbe fatto tramite Assegno Circolare, garantito dalla banca emittente e sarà cura del venditore incassarlo, lasciando comunque una doppia traccia dell’avvenuto pagamento, tramite segnatura del numero di assegno legata alla fattura o allo scontrino fiscale.

Ma la Banca Centrale Italiana e la Banca Centrale Europea sanno che la maggior parte del denaro è elettronico, per questo vogliono che ci si un aumento di questi sistemi di pagamento,  perché non esiste copertura “cartacea” rispetto al denaro virtualmente circolante , e  anche per sapere cosa ogni giorno una persona mette nel piatto o che tipo di cellulare acquista.

I cittadini comuni, senza andare in piazza, rischiare le manganellate da parte delle forze dell’ordine, se dotati di coraggio, avrebbero il coltello legale dalla parte del manico da puntare contro il sistema bancario nazionale ed europeo, dando una scossa devastante a un sistema marcio che usa il denaro dei correntisti per poi investire anche in fondi speculativi che scollano l’economia reale da quella finanziaria, e che il sistema speculativo attinge denaro dai correntisti che le banche dovrebbero investire con oculatezza,  ma grazie al cordone ombelicale che le lega indirettamente al sistema speculativo, manda in fumo.

Mandare il sistema in cortocircuito, lasciandolo a bocca asciutta, è possibile se italiani ed europei, invece d’essere divisi e fidarsi ciecamente di una politica europea e nazionale non è al servizio dei cittadini, ma al servizio di se stessa, e il caso Grecia, con la retromarcia di Papandreu che ha bidonato i connazionali, cedendo al ricatto della grande finanza,che utilizza le Istituzioni Europee come Don Rodrigo utilizzava i bravi nel romanzo i “Promessi Sposi “di  Alessandro Manzoni, dove gli sposi minacciati dalla Finanza e dal Sistema politico europeo sono i cittadini dell’Unione Finanziaria Europea, dovrebbero rimboccarsi le maniche con le uniche vere armi che hanno in mano: i risparmi.

E come ulteriore segnale nei confronti della finanza, i cittadini dovrebbero togliere l’”ossigeno” alle varie finanziarie, che come dei giocatori di poker scommettono il denaro altrui, tanto non importa se i fondi crescono o crollano, il “banco” la finanziaria si ingrassa sempre, e quando non ce la fa più chiude baracca e burattini, lasciando gli investitori a bocca asciutta.

 E la politica italiana ed Europea hanno paura di una cosa solo: la sovranità popolare e il diritto dei cittadini d’essere padroni del loro denaro, per questo cercano di rassicurarli sulla fittizia solidità del sistema bancario, non per proteggerli, ma per proteggersi.

Bertold Brecht disse:
Cos’è rapinare una banca a paragone del fondare una banca?



Marco Bazzato
04.11.2011

mercoledì 2 novembre 2011

Atene tira dritto verso il referendum

Il primo ministro greco, Papandreu, ha fatto uno scherzo con i fiocchi all’Europa, annunciando una proposta referendaria da sottoporre ai cittadini: ossia se vogliono sottoporsi ai tagliagole dell’Unione Europea e dei mercati finanziari globali (1). Ora le banche interessate, principalmente francesi e tedesche, le maggiori esposte con i titoli greci hanno una strizza nera, perché il loro interesse non è salvare la Grecia, ma salvare gli investitori bancari e gli speculatori, e s spesso anche i piccoli azionisti che ignari acquistano pacchetti d’investimento diversificati, senza sapere quante “Mele marce” ci sia nella cesta, e in questa spiarle viziosa ci sta mezzo mondo industrializzato in parte Italia.

Il primo ministro ha tutti i diritti di sottoporre "Al popolo verrà chiesto se vogliono accettare [l’accordo] o rifiutare [l’accordo]. Questo voto di fiducia sarà una pietra di fondazione su cui verrà costruita una nuova struttura, una nuova Grecia." . (2) Ossia  se vogliono o no pagare i debiti per gli errori altrui. La cosa migliore per il Paese sarebbe che vincessero i coloro che rimandano al mittente le richieste dell’UE, e si arrangino, così come i greci potranno tornare a fare di testa loro, padroni del loro destino.

E le “pressioni” dell’Unione Europea non si sono fatte attendere. Se il referendum cassasse gli ordini del “Padrone”, questi ha già minacciato che verrebbero bloccate le erogazioni del Fondo Monetario Internazionale.  Peccato che a conti fatti sia più il denaro che i greci debbono restituire alle banche straniere rispetto a quelli che riceverebbero dal Fondo Monetario Internazionale, e i semplici conteggi del “dare” e dell’“avere” portano a protendere che è meglio perdere gli stanziamenti del Fondo Monetario, che tendenzialmente finiscono sempre nelle tasche dei “soliti noti”, che non garrottare i greci per salvare le banche straniere.

 Senza contare che se uscisse dall’Euro gli investitori industriali arriverebbero in virtù del risparmio sui costi di produzione, almeno fino a quando l’economia è asfittica,  andando ad investire in pompa magna

Così come non va dimenticato che quando l’Argentina ha dichiarato default, certo il popolo ha sofferto per anni, ma poi il Paese è ripartito con un’economia più sana e meno drogata dalla speculazione, e poco importa se migliaia di investitori di mezzo mondo si sono visti quasi azzerare il valore dei bond in portafoglio.  Anche in quel caso la minaccia usata contro il default è stata quella del taglio degli stanziamenti dell’F.M.I (3)   e della Banca Mondiale. A proposito di Argentina, ieri un economista su Rai news 24 parlava dell’ingordigia degli italiani, in quanto avevano investito nei bond del Paese sudamericano, attratti dagli alti tassi d’interesse. Lo stesso, visto che la situazione è quasi analoga, vale anche per i bond italiani,dove gli alti tassi  dovrebbero far accendere i campanelli d’allarme sul rischio di questi titoli considerati di rifugio, credendo che un Paese non possa dichiarare default.

Chiaramente le cancellerie europee sono in fibrillazione e faranno il possibile e l’impossibile affinchè il sovrano popolo greco rinunci alle loro idee “omicide” nei confronti dei galoppini finanziari dei burocrati europei che non hanno fatto altro che proteggere la grande speculazione, portando il vecchio continente alle condizioni attuali (4).

Molti si chiedono se questa sarà la fine dell’Euro? Probabilmente no. Sono molti i Paesi europei membri UE che hanno scelto, a ragione, di tenersi la loro valuta nazionale.

Ora la palla avvelenata, il cerino mezzo bruciante sta cadendo addosso anche all’Italia che per l’inedia politica per anni ha avuto, dal 2008 a oggi, nei confronti della crisi economica che è partita, guarda caso per l’ennesima volta dagli Stati Uniti con la crisi dei mutui sub prime, e i titoli tossici venduti a mezzo mondo, divenuti carta straccia, arricchendo gli speculatori legali – black blok  devastatori dell’economia reale, che creano nuove alchimie finanziarie per accumulare capitali, scollando l’economia reale dalla finanza, che poi  fanno ricadere i costi sui cittadini.

E l’Italia, con la teoria economica del “tutto va bene” si sta muovendo lo stesso abisso greco, in quanto i titoli italiani hanno quasi il valore della carta igienica nel medio e lungo termine dove il Paese è costretto ad aumentare i tassi per renderli appetibili agli investitori, che li snobbano come fossero appestati e portatori di lebbra.

Adesso i “caporioni” dell’UE sperano che i cosiddetti Paesi emergenti, tra cui la comunista Cina si facciano carico dei titoli spazzatura europei, e se lo faranno, non lo faranno per bontà d’animo nei confronti dei loro ex colonizzatori, ma per guadagnaci sopra sugli ex Padroni, visto che di conti storici ne hanno molti da regolare, e la cosa migliore è proprio di “papparsi” l’economia reale di questi presunti “Grandi Paesi Industrializzati”.

Tutto questo dovrebbe insegnare ai presunti grandi politici mondialisti, lassisti e assenti che la politica dovrebbe avere sulle corsare istituzioni finanziarie, funzioni di controllo, legiferando e non lasciandosi calpestare da questi “pirati globali”, che nel nome dell’autoregolazione dei mercati e dell’economia hanno distrutto non solo li hanno distrutti ma hanno distrutto le macro e le micro economie dei singoli Paesi, nonostante l’illusione di solvibilità e sanità dei fondamentali.

Marco Bazzato
02.11.2011



martedì 1 novembre 2011

La Palestina membro dell’Unesco

È un primo passo verso il riconoscimento dello Stato Palestinese, come entità territoriale autonoma. Ieri l’evanescente Palestina, è stato accettata in un’Agenzia ONU, l’Unesco (1), con voto favorevole di quasi  i 2/3 degli aventi diritto.

A favore107, contrari 52 e 14 astenuti, e tra qui l’Italia pilatesca democristiana, preferendo una posizione attendista, pur non scontentare nessuno.

La decisione democratica, perché, piaccia o no agli uccelli di sventura, di ha fatto venire i sorci verdi alla cosiddetta democrazia più grande del mondo, gli Stati Uniti d’America e all’unica “democrazia” presente in medio oriente: Israele, e non si comprende il motivo di tali reazioni esagitate, degne di un bambino a cui hanno preso la macchina con cui giocare, dove gli U.S.A. per democratica ritorsione hanno deciso di sospendere i finanziamenti all’Unesco, pari a quasi, alcuni quotidiani online dicono 60, altri 70, Il Sole 24 Ore, addirittura 80 (2).

Israele ha parlato di una tragedia. Bisogna vedere se la tragedia è sotto il profilo politico o se sotto i vantaggi anche economici e culturali che l’essere membro dell’Unesco potrebbe comportare ai territori palestinesi. La tragedia potrebbe essere che essendoci un riconoscimento formale di un’entità territoriale sulla carta inesistente, molte operazioni militari potrebbero diventare meno semplici, anche se legittime sotto il profilo della sicurezza di Israele.

Il dilemma è un altro: come si modificheranno gli equilibri nello scacchiere mediorientale? C’è poco da dire che con questa scelta dei quasi i 2/3 degli aventi diritto, il processo di pace si allontana, anzi, potrebbe essere l’occasione per sedersi attorno ad un tavolo, quasi da pari, iniziando a mettere sul piatto proposte concrete per superare i decennali veti reciproci da parte di entrambi.

È chiaro che la “riconosciuta” Palestina e la Striscia di Gaza, in mano ad Hammas oggi hanno delle responsabilità in più nei riguardi della comunità internazionale: ossa fermare i lanci di missili verso Israele, perché la teoria della “guerra perenne” ha  causato nel corso dei decenni di centinaia di migliaia d morti innocenti, per colpa da ambo le parti, che preferiscono lasciar ammazzare i civili dalla parte avversa, piuttosto che sistemare una questione richiesta da tutto il mondo, in termini e in modo diversi, ma che per la “teoria” della non ingerenza degli affari interni di Israele, ha causato solo uno stallo e un muoversi da gamberi: un passo avanti e due indietro.

Marco Bazzato
01.11.2011



lunedì 31 ottobre 2011

Fiction televisive: finalmente torna l’alcol e sigarette

Era ora che tornassero, non se ne poteva più di fiction televisive prive di alcolizzati e fumatori. Sembrava essere in un mondo falso, senza spessore psicologico, ansie e tensioni. L’alcol e, whisky principalmente, sigarilli e sigarette mancavano per colpa di leggi antitabagiste che stanno togliendo l’informazione commerciale sui nuovi prodotti, negando la possibilità ai giovani telespettatori d’avere modelli da imitare, per essere simili e migliori di loro.

Siamo al parossismo, al paradosso comunicativo. Basta guardarsi la pubblicità indiretta che viene fatta all’alcol nei programmi di enogastronomia, come se senza vino non si potesse campare, salvo rimpinzare, peggio di un tacchino farcito per il giorno del Ringraziamento, le fiction seriali con mezze alcolizzate, o fumatori di sigarette dentro le questure o negli uffici di polizia, che tra l’altro è vietato dalla legge. Se gli esempi bislacchi li danno i grandi “fighi” televisivi, sempre in primo piano, perché ci si dovrebbe lamentare se i giovani fumano nei cessi scolastici o nei piazzali delle scuole?

 
E ci si lamenta per il giusto aumento del tabagismo e dell’alcol tra i giovani? Ma costoro hanno ragione, se non ci pensano gli “adulti” a dare delle direttive e/o dei valori, non ci si può lamentare se qualche idiota si sfrittella contro un palo, ubriaco marcio, così come diventa un inutile spreco di risorse pubbliche le Campagne Pubblicitarie di sensibilizzazione contro il tabagismo e l’alcol. Meglio darsi al Bunga Bunga!

Per carità, lungi dall’idea di dare lezioni moralistiche, quelle appartengono ai preti, ma i media dimostrano tutta l’ipocrisia dando spazi sociali informative sui rischi di determinati prodotti. La cosa migliore, anche per la libertà d’ammazzarsi dell’individuo, sarebbe di tornare a fare pubblicità di alcol e sigarette a tutte le ore, permettendo gli spot, tabelloni sulle autostrade, le strade di maggior scorrimento e nei centri storici, come si faceva in passato con le grandi marche, ora vietate, per cercare di rallentarne la diffusione, creando perdite di posti di lavoro nel settore e nell’indotto.

Si rimpiangono i vecchi campionati mondiali di Formula Uno, degli anni ’80. visibili su Rai Sport 1 e 2, dove le scuderie erano sponsorizzate dai grandi marchi, in modo diretto e non occulto – per presunte esigenze di copione – dando uno spaccato di una cultura che oggi si vorrebbe sotto lo zerbino, ma che nei fatti è ancora viva. Così come sono in molti quelli che rimpiangono la possibilità di fumare dentro le sale cinematografiche o nelle corsie degli ospedali. Quanto bello era a metà degli anni ’70 quando si vedevano medici con la cicca in bocca, dentro dei cubicoli della pediatria, intenti a visitare, tra un rantolo di catarro e l’altro, dei bambini magari asmatici, che tossivano come indemoniati, dando la possibilità al medico di prescrivere uno sciroppo contro la tosse.

Per carità nulla contro i fumatori e per i forti bevitori di superalcolici, visto che non ci si rende conto di quanto sborsano per le imposte sui Monopoli di Stato e di Imposte di Fabbricazione, demonizzati teoricamente ed esaltati praticamente nelle fiction.

Sarebbe ora che ci fossero programmi televisivi, anche comparativi tra le varie marche, che insegnino l’arte del buon fumare, del buon bere, esaltandone le qualità, i pregi, l’aiuto che forniscono nei momenti di forte stress, magari il mattino quando ci si sveglia dopo una sbronza colossale e non c’è nulla di meglio di una sigaretta, possibilmente senza filtro, o di un buon sigaro spacca polmoni da aspirare con voluttà e piacerea stomaco vuoto, emettendo quasi coniati di vomito per via della nicotina che prende la tangente verso il cervello e il catrame che si riversa a fiotti nei polmoni, dando una scossa di adrenalina, creando un piacevole tremolio alle mani, facendo salire coniati di vomito e catarro nero da sputare sul lavandino mentre ci si sciacqua il volto e gli occhi ciposi.

I giovani, i minorenni, hanno bisogno di più alcol nelle fiction, di più fumatori, bevitori di whisky – il vino ha stancato – di pubblici ufficiali ch se ne fregano delle leggi dello Stato quando si tratta d’accendersi una bionda, o scolarsi un buon di whisky invecchiato, dal sapore di malto e torba, che lascia sulle papille gustative e sullo stomaco un delicato ma forte sapore legnoso, perché le giovani generazioni, guidati da “adulti “ sapienti abbisognano di molto più fumo e alcol in tv.

Marco Bazzato
31.10.2011


sabato 29 ottobre 2011

Codice della Strada, l'obbligo di soccorso agli animali feriti è Legge

L'obbligo di soccorrere gli animali feriti diventa legge. Passata la modifica al Codice della Strada, per i trasgressori in arrivo multe salatissime. Il nuovo provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 29 Luglio, sarà in vigore dal 13 agosto: per chi non rispetterà la nuova direttiva pene pecuniarie previste dai 389 ai 1.559 euro.

 

Questo è quanto costerà al responsabile di un'incidente stradale il non aver soccorso l'eventuale animale ferito. Occorrerà fermarsi e garantire un aiuto tempestivo allertando le strutture sanitarie. Rischia anche chi dovesse essere a vario titolo coinvolto nell'incidente e non provveda a prestare la dovuta assistenza (nell'eventualità il responsabile evada ai suoi compiti): in questo caso la multa andrà dai 78 ai 311 euro.

Per la prima volta, il nostro Codice della strada riconosce gli animali come “esseri senzienti”, capaci cioè di provare dolore e gioia, importante principio in vigore dal gennaio scorso con il Trattato dell’Unione Europea.

* I numeri da contattare in caso di necessità sono quelli della Polizia Stradale, della Polizia Municipale o del Servizio Veterinario della ASL di competenza territoriale. Qualora si assista ad un evento simile, ma non si sia direttamente coinvolti, sarà opportuno procedere all'annotazione della targa delle vetture coinvolte: sarà così possibile fornire agli agenti di polizia i dati utili per comminare ai trasgressori le dovute pene amministrative. (1) – (2).

Le leggi così come le sentenze vanno rispettate, ma se ne possono commentare le assurde conseguenze a cascata che creano, e questa è una delle leggi più idiote e inutili dell’ordinamento italiano. Inapplicabile frutto bacato della volontà pervicace di “quattro” animalisti fanatici per punire gli automobilisti a causa di colpe non loro, addossandoli responsabilità inutili, assurde, rischiose e costose. (3), visto che sono gli animali che vanno a finire sotto le auto, e non gli automobilisti che per sport – non essendo disciplina riconosciuta dal CONI – lo fanno per ludico piacere.

La legge così scritta non definisce le specie di animali: se da compagnia, selvatici, inselvatichiti, insetti, ma si limita a un generico riconoscimento da parte di quel bidone del Trattato dell’Unione Europea degli animali come esseri senzienti, capaci cioè di provare dolore.

Ragionando in termini assolutistici, quando un automobilista, di notte, vede spiaccicarsi sul parabrezza moscerini, insetti, zanzare e quant’altro, appartenenti al regno animale che provano gioia e dolore – costringendo gli utenti ad andare a piedi, membri della Lav (4) e fiancheggiatori e/o sostenitori in primis – perché potrebbero ammazzarne qualcuno, si dovrebbe allertare le forze dell’ordine e i servizi veterinari per raschiare via sopravissuti dal parabrezza, farli curare, beccandosi qualche denuncia per averli “inavvertitamente investiti!” (5).

Ma sì sa: gli animalisti da DDT, si sa, sono relativisti: spiaccicano moscerini sul parabrezza, vanno via di Autan, Vapemat, derattizzazioni contro i topi grigi, fregandosene delle agonie se crepano tra i dolori lancianti delle velenose pasticche colorate, ma facendo ignobili casini per “Quattro topi bianchi” utilizzati per tesare farmaci, pro umani, se aperti a pelo vivo.

Ma proviamo a fare qualche ipotesi, entrando nel dettaglio dei rischi che dovrebbe correre un automobilista, se ha la malaugurata sfortuna di vedersi un cane, un gatto o un cerbiatto, in qualche strada di montagna che gli finisce sotto le ruote.

Intanto se l’animale scappa dal controllo del padrone, la colpa quest’ultimo, avendone omessa la custodia, il quale dovrebbe immediatamente sporgere denuncia di scomparsa agli organi preposti, per scaricarsi quantomeno le responsabilità civili e penali, cosa che di solito non fa, e non addossarne la colpa all’investitore, per le sue negligenze.

Se l’animale anche da compagnia,si è inselvatichito, finisce sotto le ruote, il guidatore, a patto che la bestia non sia mezza agonizzante, potrebbe anche correre il rischio di beccarsi un morso, con le relative malattie trasmissibili. Quindi, a chi dovrebbe dare priorità? Stando alla legge, se venisse applicata ottusamente, il morsicato dovrebbe prima preoccuparsi dell’animale ferito e poi, andare a farsi medicare, altrimenti si becca la sanzione pecuniaria, se trova qualche delatore, pardon cittadino zelante, che gli annota il numero di targa e sporge denuncia per omissione di soccorso.

Nel caso di un cerbiatto… la soluzione ovvia sarebbe caricarselo in auto e “matarlo” per farsi una cenetta succulenta con polenta e funghi se pratici di scuoiamenti, squartamenti e smembramenti di animali selvatici, altrimenti si sarebbe costretti a chiamare un macellaio fidato, pregando che non sia un delatore animalista…meglio non rischiare e riflettere se è il caso di lasciarlo dove sta….

Le rogne possono arrivare quando si crea un ragù alla bolognese di carne di cane o gatto, peli compresi, senza prezzemolo e cipolla, se ci si trova in autostrada o in una strada cittadina.

Che fare?

Nel caso dell’autostrada, se si intravvede il pericolo, sarebbe utile stringere il volante e tiare dritto, auspicando che l’animale non sia troppo grosso da creare dei danni alle parti meccaniche – sospensioni – e paraurti. Sarebbe da intelligenti non inchiodare mai di colpo, o essere così idioti da sterzare bruscamente. Nel primo caso si rischierebbe il tamponamento – rischio colpo di frusta, collare e bestemmie – nel secondo andare fuori strada. Per nessun animale il gioco vale la candela: distruggere l’auto o peggio rimetterci la carcassa, l’involucro di carne, escrementi, nervi, ossa, cervello e quant’altro racchiude lo spirito umano, è un amore per gli animali che certo non vale l’esile candela di una vita umana.

Nel caso che si fosse così sciagurati da fermarsi a prestare soccorso entro una strada di grande scorrimento: autostrada, superstrada o provinciale si dovrebbe accostare in sicurezza, scendere dall’auto, indossare il giubbino d’emergenza, prendere il triangolo, posizionarlo alla giusta distanza per avvisare gli altri utenti, sempre che costoro, fregandosene e non senza un barlume di ragione, continuino a passar sopra all’animale mezzo moribondo, trasformandolo in una bella pasta sfoglia da lasagne. Avvicinarsi all’animale, pregando le divinità presenti e trapassate di non essere investito; avere una pala – tutti viaggiano con una pala in auto per raccattare cani e gatti e animali – guanti in lattice, facendo gli scongiuri che non morda. Prenderlo, fare lo slalom tra le auto, deporlo sul sedile posteriore, magari avendo un nylon o una coperta a disposizione, per non sporcare i sedili di sangue e frattaglie. Chiamare il “Soccorso animali” – Istituzione che dovrebbe essere sostenuta dagli animalisti, non dallo Stato – e nel caso di indisponibilità, avviare l’auto, partire a rotta di collo, tanto si è essenti da contravvenzioni e via cellulare trovare un veterinario di turno,magari telefonando per la concitazione e i guaiti senza usare l’auricolare, specie se di notte o di domenica, che visiti e ripari lo sconosciuto animale.

E alla fine chi paga il veterinario? L’investitore, se è una bestia randagia, oltre al danno dell’auto, lo sporco, il rischio di farsi travolgere, la beffa del doversi accollare le spese mediche di un animale non suo? Se invece l’animale è tracciabile? Arriva un fottuto “amante” degli animali,che se l’è fatto scappare,che incazzato come un alligatore potrebbe passare alle vie di fatto, all’aggressione fisica, come accaduto al tassista di Milano, ammazzato a suon di botte da un gruppo di “animalisti” inferociti per la trasformazione da quadrupede a polpetta!

Senza poi tralasciare l’ultima chicca fiscale (6): le spese del veterinario fanno coefficiente di reddito. Ergo un tapino – idiota a questo punto – si affanna a salvare un animale, gli viene fatta la ricevuta fiscale per le spese sostenute, le mette nella dichiarazione dei redditi,rischia di trovarsi dopo anni un accertamento induttivo per aver rispettato una legge voluta, non per proteggere gli animali ma, per proteggere certi presunti amanti degli animali, che per pigrizia, stanchezza o svogliatezza si stancano e li abbandonano, scaricando sull’utente della strada i costi e rischi del soccorso…


Marco Bazzato
29.10.2011






venerdì 28 ottobre 2011

Marco Simoncelli: insegna agli angeli a impennare

Appena domenica vidi le foto dell’incidente accaduto durante il secondo giro del gran premio di motociclismo, valido per il motomondiale, classe GP, a Marco Simocelli, era chiaro che non c’era nulla da fare, anche se l’umana speranza è un appiglio a cui tutti si aggrappano, fino a quando non arriva la comunicazione ufficiale.

Non sono un fanatico di moto, preferendo la Formula 1, però Simoncelli, visto dalla tv, durante le numerose apparizioni era un qualcosa di diverso, e se si può dire,aveva un unico grande “difetto”: la schiettezza. Il candore scanzonato che lo poteva quasi far apparire antipatico. Però quel suo “difetto” era la sua forza, fino a quell’ultimo maledetto giro di pista.

 
Simoncelli non poteva essere catalogato, messo dentro una specie di box, e incasellato. Era un “cavallo pazzo”, che da buon ruspante emiliano, se ne sbatteva di tutto e di tutti. Ma era uno “sbattersi” particolare, uno “sbattersi” che generava empatia e simpatia, perché guardando i numerosi servizi fatti in questi giorni, compresi i tanti spezzoni di interviste inedite, si vedeva un ragazzo che non aveva timore di mostrarsi così com’era, e tra i numerosi giornalisti, e operatori che seguivano il motomondiale, Simoncelli rompeva quel dogma che vorrebbe il distacco tra l’intervistato e l’intervistatore, trattando i professionisti della comunicazione con una familiarità, che stupiva gli stessi giornalisti. Perché era fatto così. Guardava le persone in faccia e con l’istinto di uno che corre sul filo della vita, aveva la capacità di spezzare quel filo del distacco professionale, trasformando un’intervista in una specie di festa, una sagra paesana dove il divertimento e l’albero della cuccagna sono un obbligo, come il bicchiere di rosso e la partita a carte, per allentare la tensione di una giornata.

Simoncelli, nella sua breve ma intensa vita, ha lanciato dei messaggi, che in parte si sono visti durante i suoi funerali: il primo quello della famiglia, di un padre, una madre, una sorella e una fidanzata che hanno abbracciato la tragedia con una dignità e un sorriso che sembrava quasi disumano. Ma era il sorriso di una famiglia unita, che ha seguito il figlio, il fratello, il fidanzato, sposandone le scelte, i sogni, le aspirazioni, nella voglia di sfidare il limite, spostandolo sempre un secondo più in là.

Ma il messaggio più importante che lascia è quello della consapevolezza di quello che voleva fare, nel realizzarsi in quello che amava, dando un messaggio alle giovani generazioni che andava oltre l’aspetto sportivo di una gara, oltre l’immagine di un cespuglio di capelli che sfuggivano via da tutte le parti, come se anche i capelli, come per le piegate in curva, volessero sfidare la forza di gravità e l’appuntamento con il destino.

Da dopo il funerale i riflettori sulla sua vita terrena di Marco Simoncelli si sono spenti, le luci si sono abbassate, e il casco, assieme alle moto, alle tute, saranno riposte in bella mostra, perché così avrebbe voluto. Ora rimane una famiglia, due genitori, una sorella, una fidanzata, che superato l’abbraccio che li ha sostenuti in questa tremenda settimana si ritroveranno soli, con le immagini, i filmati, i ricordi, i momenti di tristezza e gioia, ma soprattutto con lo sconforto che il loro Marco non c’è più, con quella camera che rimarrà vuota per sempre, con quell’ordine, oggi innaturale, che veniva scompigliato ogni volta che il figlio tornava a casa.

Ieri, durante la cerimonia religiosa, non si è riunito solo il paese di Simoncelli, ma l’Italia, che ha voluto, in un abbraccio ideale, sedersi con i genitori davanti alla bara del figlio, ascoltando nel silenzio, rotto dagli applausi e dalla commozione, “Siamo solo noi” di Vasco Rossi, perché dal momento che il feretro è stato caricato nel carro funebre la famiglia ha sentito che d’ora in poi saranno immersi in quel “Siamo solo noi”, per sempre.

Ai genitori di Marco Simoncelli, come ieri tutti abbiamo abbracciato il loro figlio idealmente, va il nostro abbraccio, la nostra forza, perché da ieri hanno il compito più difficile e innaturale di questa vita terrena: sopravvivere alla morte di un figlio, e per questo, a moto rientrata per sempre nei box, non devono essere lasciati soli.

Marco Bazzato
28.10.2011