martedì 19 febbraio 2013

Voto degli italiani all’estero: a Sofia, in Bulgaria, solo se….


Abito a Sofia, capitale della Bulgaria, e non ho ricevuto, come la legge italiana impone il plico elettorale per votare per corrispondenza.

 Doveva essermi inviato dall’Ambasciata di Italia a Sofia, in Bulgaria entro il 6 febbraio 2013, ma quando telefonai alla rappresentanza diplomatica italiana, parlando con un’addetta dell’Ufficio Consolare, mi disse che tutto era stato spedito entro la data di legge  e il mancato ricevimento era imputarsi alle poste bulgare e potevo andare a ritirarmi il plico, anche sabato e domenica 17 e 18.02.2013, dalle 09.00 alle 13.00.

Devo credere che il disguido sia colpa delle poste bulgare?

Se un cittadino italiano iscritto all’Aire abitasse nella provincia, distante decine e decine di chilometri dal Consolato più vicino cosa dovrebbe fare? Prendersi il treno o la macchina, andare a ritirarsi il plico che doveva essere spedito, rimettendoci tempo, denaro tra carburante, parcheggio e via discorrendo, senza contare il tempo?  E chi gli avrebbe restituito  i costi, per esercitare un diritto sancito dalla Costituzione italiana?  Perché se il plico fosse giunto in provincia, ma non nella capitale, la cosa sarebbe ancora più paradossale, in quanto discriminatoria nei confronti di tutti gli italiani iscritti all’Aire, residenti a Sofia.

 Da una parte le Ambasciate e i Consolati devono spedire entro i tempi utili, dall’altra se il materiale non arriva entro i quattordici giorni dalla data del voto via posta, in questo caso il 22, si dovrebbe andare al Consolato per ritirare quello che qualche dipendente, si è rifiutato di fare e/o ha ricevuto l’ordine di non fare… Chiaramente possono sembrare supposizioni complottistiche, ma non dobbiamo dimenticare il detto, “Pensare male non si sbaglia mai…”

 Ho letto su Facebook, nella pagina di un candidato che in Svezia e in Lituania tutto è arrivato, a casa degli elettori iscritti all’Aire, secondo i tempi e le modalità stabiliti dalla legge, mentre a Sofia, al mio indirizzo, no e presumo, che ad altri italiani residenti nelle capitale bulgara sia accaduta la stessa cosa. Da voci non confermate sembra che questa sia una prassi consolidata da anni, almeno da parte dell’Ambasciata d’Italia in Bulgaria.

 Quando telefonai giovedì 14.02.2013 all’Ambasciata, mi venne passato l’ufficio Consolare, dove un’addetta mi disse che il disguido non era da imputare a loro ma alle poste bulgare..

…..

La corrispondenza arriva eccome, tant’è che ho ricevuto, in mezzo a tutto il resto, anche vari depliant elettorali dall’Italia, a tariffa internazionale agevolata. È tutto qui, tra la mia corrispondenza cartacea.

Le poste bulgare hanno svolto il loro compito al meglio, come fanno sempre nel recapitare puntualmente bollette di luce, acqua, telefono e varie ed eventuali, quindi, visto che la matematica non è un’opinione, 2 + 2 fa…4 e non 3 o 5….
.
Anche se andassi a votare, il mio voto non servirebbe per far allontanare da quel posto di lavoro pubblico dei dipendenti di un’Ambasciata che, per quanto ne posso sapere, hanno e/o non hanno svolto le mansioni per cui sono incaricati e stipendiati, in base agli ordini ricevuti dall’alto.

Va ricordato che le Ambasciate sono a tutti gli effetti facenti parte della Repubblica italiana e che l’intera aerea, secondo il diritto internazionale,  è territorio italiano e non, come in questo caso, della Repubblica di Bulgaria e quindi non si capisce perché un italiano debba “rientrare in Italia” per ritirarsi il certificato elettorale..

Quindi…chi lavora contro gli italiani all’estero?

Non voglio fare il complottista: ma chi garantisce la regolarità del voto quando un cittadino italiano iscritto all’Aire, quando nella capitale bulgara, è costretto ad andare a ritirasi il tutto di persona, come se rientrasse nel Paese e che non lo sputino il nome in una qualche black list, di buoni e cattivi, come faceva la maestra quando tirava una riga sulla lavagna, segnando da una parte le pecore nere e dall’altra i  lecchini? Dove continuando a leggere i commenti su questa pagina di Facebook. Molti altri uffici Consolari hanno fatto il loro dovere, a favore degli italiani residenti all’estero e inscritti all’Aire, senza causare disagi, come è accaduto qui a Sofia.

E cosa si dovrebbe pensare dell’Istituzione italiana che rappresenta il Paese all’estero, in questo specifico caso, mentre in altri nulla da eccepire, anzi?

 E in fatti la stessa Ambasciata italiana poco tempo fa mi recapitò il messaggio del Ministro Giulio Terzi. Sulla busta ci stanno due timbri: 18 e 21.01.2013, ossia venerdì 18 e lunedì 21. Visto che di domenica le poste non consegnano… E quel mattino il postino, perché ha letto “Ambasciata d’Italia a Sofia” ha strimpellato a lungo il campanello. Anche in quel caso non posso dire che le Poste bulgare e i postini non siano stati solerti nella consegna, anzi..

Ma sappiamo come è fatto a volte l’uomo, gli italiani e non solo: la colpa è sempre degli altri se le cose non vanno, per la serie, lanciare sempre il gatto morto e putrefatto nel giardino de vicino, accusa dolo di puzzare.

Mi dispiace, ma se un Paese in questo semplice caso non riesce a fornire il minimo, cosa resta per il resto e che valore ha un mio voto, se per l’Italia, il cittadino italiano che vive all’estero, non è manco preso in considerazione? Alla faccia della demagogia della demagogia dei media?

Ma un candidato alla Camera o al Senato della Repubblica italiana come rappresentate nella Circoscrizione Estero, alzerebbe il telefono, per chiamare l’Ambasciatore? No, nessun candidato, soprattutto di primo pelo, non essendo ancora eletto non muove o si prende la briga di interessarsi del problema, mentre quelli che stanno per decadere se ne fregano, visto che potrebbero essere out….gli altri candidati di Camera e Senato, pensano giustamente alle loro circoscrizioni e quindi noi cittadini italiani, residenti a Sofia, in Bulgaria, per l’Aire dell’Ambasciata italiana a Sofia, cosa siamo?

Ed è per questo motivo che sarò costretto a non dire la mia alle prossime elezioni politiche…

Quindi per chi o per cosa andare a votare dall’estero che senso ha, quando un servizio minimo nemmeno viene garantito ai cittadini italiani iscritti all’Aire, porta a pensare che ciò che disse Kennedy:
 “Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi. Chiedetevi cosa potete fare voi per il vostro Paese”.

Penso che alla fine fosse il mondo educato per dire che il Paese non può darvi mai niente, ma può solo prendervi anche quel poco che dovrebbe spettarvi come diritto.

Marco Bazzato
19.02.2013

venerdì 15 febbraio 2013

Cosmogonia della ragione tra fede e religione



Molti mi accusano d’essere un nemico della religione cattolica, un mezzo ateo, un senza Dio perché sovente nei miei articoli mi scaglio contro la parte deviata e deviante della religione Cattolica, e questo mi è costato l’inimicizia di persone dal pensiero diversamente aperto, figli di analfabetismo storico scientifico e culturale e di un settarismo che nemesi della Ragione e dell’intelletto che la Divinità, se mai esiste, perché il dubbio permane, visto che nessuno a  memoria d’uomo, a parte il Cristo della tradizione messianica vetero e neo testamentaria, ma fa discorso a se –  e in altre religioni relegate da duemila anni al ruolo di miti sbiaditi, amati solo dai topi di biblioteca e da scrittori in cerca di ispirazioni, leggesi scopiazzature malfatte, –  non è mai tornato indietro a raccontare come e se, esiste un qualcosa dall’altra parte, che non riesce ad andare oltre al costrutti riduttivo e ridondante degli insegnamenti dottrinali, imposti e imparati in modo acritico, senza avere il coraggio di ampliare i propri orizzonti limitati, per provare ad afferrare una parte più ampia in cui sta racchiuso il tutto.

L’uomo è il qui, adesso. L’uomo vive all’interno di un eternità finita, con un inizio e una fine. Fine e inizio dettati dalla biologia che diventa anima, coscienza e materia e solo all’interno di questo durante finito che egli è presente nella storia. Il resto è illusione, idea salvifica di una promessa o di una cambiale che potrebbe essere onorata, oppure finire in protesto, perché di là, non ci sta nulla pronto a onorarla.

Il Dio dell’uomo, è un qualcosa di intangibile, intoccabile, etero, che vive fuori dal tempo, eppure presente dentro il tempo, assieme e/o presente entro l’uomo stesso tramite la coscienza, il suo essere - anima, il pesare e agire, pro o contro se stesso.

Il mio anticlericalismo nasce dal fatto in quanto mi sento nemico di un’Istituzione umana che nulla a che fare con il pensiero di un Dio, perché troppo spesso all’intero della Chiesa, il nome di Dio è stato usato, violentato, manipolato, stuprato, le sue Parole sono state interpretate contro l’Uomo stesso, in nome di un mercimonio, di un interesse personale, privato, che va a vantaggio dei pochi a discapito di tutti. Lo vediamo quotidianamente aprendo i giornali, guardando la tv, vedendo come le immagini sacre siano usate per annichilire il pensiero e la ragione non dei semplici, ma dei sempliciotti, che ancora oggi, cadono preda di regole religiose e schemi di pensiero che legano l’uomo alla materia stessa e non viceversa, ossia elevandolo verso mete apparentemente irraggiungibili.

La Chiesa è come un drago composto da più di un miliardo di teste, ma le gerarchie ecclesiastiche non sono più di qualche milione, cifra che presumo per eccesso, che alla fine tirano le fila di un complesso economico-finanziario che va a circuire la maggioranza dei fedeli, che anche vedendo, perché condizionati dalla storia e dalla tradizione, mettono la testa sotto la sabbia, sovente affermando: “tanto anche se so le cose, il mondo gira così”.

Sicuramente hanno ragione loro, dal loro punto di vista. Ma i salmoni per deporre le uova risalgono la corrente dei fiumi, andando non verso la foce, dove l’acqua, man mano che ci si avvicina al mare, diventa sempre più torbida e carica di detriti, si muovono verso la fonte, verso dove l’acqua è più limpida, ricca di ossigeno, elemento vitale per la vita, per poter dar vita a nuova vita. E infatti ci sta una frase di Giovanni Paolo II che si dice abbia pronunciato poco prima di morire:”Lasciatemi ritornare alla Casa del Padre”, per risalire, proprio come i salmoni, verso la fonte dell’acqua pura e dell’acqua di vera vita.

Sovente quando leggo qualche notizia clericale in rete o la vedo in tv, lo confesso, non riesco a rimanere indifferente, mi sale il sangue alla testa e iniziano a formarsi domande a mille perché o iniziano a venirmi in mente i testi letti e riletti nella Bibbia, visti ogni volta con luce e coscienza diversa, man mano che la maturità e la conoscenza, sempre un nulla innanzi al Tutto, si evolve di qualche frazione di miliardesimo rispetto all’immensità. Ma è già all’interno di quell’Universo piccolissimo di conoscenza che sento il sangue ribollirmi, perché la parola, anzi la Parola, il Verbo parla, facendomi muovere l’indignazione che non riesco a trattenere e allora, come un vulcano che erutta lava, cenere e lapilli, le parole mi salgono da quella che spero sia la profondità più vera del mio essere. Non posso cambiare il mondo, ma non posso nemmeno rimanere indifferente a ciò che mi ferisce dentro come uomo, scollando le spalle, e dicendomi sottovoce:«Tanto il mondo funziona così, fottetene!» , tornando a rinchiudermi dentro un bozzolo, aspettando che la tempesta di pensieri passi.

Una volta un sacerdote mi disse: «Marco tu pensi troppo!», ma l’uomo che non si pone domande e non cerca risposte, a mio avviso è un cadavere puzzolente che deambula senza meta, aspettando che la vita gli scorra sotto la pelle, nell’attesa che la morte lo colga. Un uomo così non è diverso da un tavolo di marmo o di acciaio, dove si dissezionano carcasse umane, dove i brandelli di intelligenza, materia, cervello e frattaglie autoptiche gli scorrono sopra e vengono lavate a fine giornata, senza intaccarlo minimante. L’uomo, se è persona, non è né un cadavere che cammina, né un blocco di marmo senza vita che non si evolve, ma solo deperisce nell’attesa della morte.

So benissimo e lo dissi anche a una persona che mi cancellò dalla lista amici proprio per le mie idee anticlericali, che andavano a cozzare, non contro la sua Fede, ma contro i suoi valori religiosi, che esistono centinaia di migliaia di ecclesiastici e di laici che si dedicano al prossimo tra mille difficoltà. Io stesso avevo un cugino, non so se sia morto, visto contatti con il  parentando in Italia non ne ho da tempo, a parte qualche ciao via pc, che come missionario ha speso la vita per la sua Fede e non per convertire, ma per dare ciò che ai  suoi parrocchiani necessitavano maggiormente,  perché il suo primo compito, secondo ciò che mi diceva, non era imporre, ma proporre. E fa più rumore un albero che cade rispetto a una foresta che cresce secondo i propri tempi e i propri modi, verso il cielo. Però questa persona non si rende conto che quell’albero che cade con grande fragore uccide anche la terra e l’humus circostante, rendendo arido e secco il terreno per mesi, se non per anni o decenni e fingere che così non sia, equivale negare o rimuovere il problema. Ma non posso esimermi dallo sbeffeggiare e insultare quanti all’interno anche del Corpo Mistico del cattolicesimo romano, perché costoro in primis, come al tempo delle Crociate, hanno mentito a Dio, all’uomo, alla comunità dei fedeli e quindi perché si dovrebbe mostrare indifferenza, porgendo in eterno l’altra guancia, rischiando alla fine danni non solo allo spirito, ma anche fisici. sulle cervicali e sulla faccia?

L’abito non fa il monaco, ma il “monaco” che lorda la propria veste non merita alcun tipo di pietà umana e rispetto da parte del probo. Certo, Dio giudicherà la sua colpa, ma esiste anche il dovere di smascherare, anche a costo di distruggere l’integrità psicofisica del colpevole, sempre dopo l’accertamento oltre ogni ragionevole dubbio, senza avere paura, perché se è anche vero che Dio condanna il peccato e non il peccatore, il peccatore, nel mondo della materia, anche se questa materia è ispirata da Dio, ha l’obbligo di scontare le proprie pene e le proprie colpe, in ragione decuplicata,in virtù del l ruolo che ricopriva in seno alla comunità.

Non credo e non crederò mai nella supremazia di un pensiero di fede rispetto a un altro – lo trovo un ragionamento fraudolentemente orgoglioso e impossibile da dimostrare – o anche nell’assenza di una fede ben precisa o di una cultura religiosa strutturata. Nel corso degli anni ho conosciuto una quantità di persone, a iniziare dalla mia famiglia biologica, ma non solo loro, che si dicevano fedeli in qualcosa, solo perché si comunicavano regolarmente, partecipavano esteticamente alle funzioni durante le feste comandate, ma poi…. Mentre ho conosciuto persone che pur totalmente prive di alcun insegnamento religioso o dottrinale che erano dotate di valori etici e morali molto più elevati dei cosiddetti “credenti”, segno tangibile, che se esiste una Divinità assoluta, non opera nell’uomo attraverso le istituzioni e la “caltura” religiosa , strutturata attraverso libri più  o meno dogmatici o testi riconosciuti come ispirati da Dio, frutto della mediazione culturale dei vari Sinodi che si sono svolti in tempi ormai remoti, ma direttamente attraverso la coscienza dell’essere e dell’esistere, attraverso la coscienza dell’Io sono, in quanto esisto, penso e ragiono.  

La cosa più aberrante del pensiero di derivazione giudico cristiano della dottrina cattolica romana è la cosiddetta supremazia occidentale religiosa, che altro non è che una forma di relativismo assolutista che danneggia l’altra parte del genere umano che crede in modo diverso da quello comunemente conosciuto in occidente e in gran parte delle Ameiche e dell’Oceania.

Ma allargando la percezione del pensiero verso la Cosmogonia, che secondo i modelli più comunemente accettati dalla comunità scientifica internazionale, porta a postulare entro la fisica e la matematica quantistica una serie di multi universi interconnessi tra loro, entrando direttamente anche in quello che abbiamo la percezione di vivere, risulta logicamente impossibile che all’interno di questi multi universi quantistici, Dio abbia deciso di manifestarsi proprio nel nostro, duemila anni fa, ad una promessa sposa di un falegname di Nazareth, facendosi Carne, dopo l’Annunciazione, tramite l’Immacolata Concezione,  partorito da una Vergine priva del Peccato Originale, in seguito morendo e risorgendo sotto Ponzio Pilato, segno che il costrutto religioso è frutto del bisogno dell’uomo di trovare risposte a domande che sin dall’inizio della Storia, lo tormentano e lo turbano, cercando un appiglio entro una trascendenza che sicuramente può essere utile e necessaria nel Qui, Ora, ma che non fornisce risposte certe e assolute, non solo sull’origine dell’Universo e/o dei multi universi,  della vita sul terzo Pianeta del Sistema solare, che si trova nel margine esterno della Via Lattea, per ora l’unico abitato da creature senzienti, non perché non esistano altri pianeti e altre culture fuori dal Sistema solare, ma perché ad oggi, l’uomo, non è diverso da un neonato che ha appena messo fuori la testa dal grembo materno –  la Terra – e che non riesce a muovere alcun passo, che piange, defeca e lorda il suo spazio abitabile, sperando che ci sia un Padre Celeste pronto a perdonargli tutte le malefatte che commette verso se stesso, verso i suoi simili e verso il Sasso speso nel Cosmo che lo ospita, pulendogli eternamente il culo dalle feci che emette in ogni istante, credendo che basti una manciata di borotalco per farlo sentire pulito e lindo, pronto per la prossima deiazione .

La conoscenza è un viaggio senza fine che termina con la morte, mentre la religione, essendo dogma imposto è viaggio giunto al termine, privo di ogni attrattiva, perché si vive nell’illusione d’avere una risposta a tutto.

Marco Bazzato
15.02.2013

giovedì 14 febbraio 2013

Berlusconi aveva ragione: Sanremo 2013 come la Festa dell’Unità?


Si è giunti alla seconda serata del Festival di Sanremo e ancora non si riesce a comprendere se si svolge nell’ex città dei fiori, visto che di questi manco l’ombra, o alla festa della piadina, dentro uno stand della Festa dell’Unità, in quanto il convitato di pietra, Presidente del Gran Consiglio dei Dieci Assenti, è la Bandiera Rossa del Partito Comunista.

Iniziamo questa dissezione, che a onor del vero andrebbe fatta o con lanciafiamme o  la sega elettrica, direttamente sui diretti interessati, con i presentatori: hanno la professionalità della provola andata a male:

la Littizzetto che non riesce a uscire dal suo cliché stantio e stitico, si toglie le scarpe, fa le mosssette come una ventenne quasi ottuagenaria, perennemente infoiata, non riesce a leggere il gobbo e si deve aiutare, come al tempo della Rivoluzione di Ottobre del 1917,con il blocco con i testi. Quasi lo stesso per il suo compagno di merende, Fabio Fazio, che non riesce a smettere di arrossire, come se fosse in menopausa, balbetta, finge di incazzarsi e cammina avanti e indietro come se avesse innanzi il plotone di esecuzione, comandato dal colonnello Champignon  della Legione Straniera del famoso spot della Telecom, restando eternamente imprigionato al ruolo di “Che tempo che fa”.

La scenografia: è una chiavica, un mix tra un bordello di periferia per gli spettacoli di burlesque e un salone delle festicciole adolescenziali dove si svolge il Bunga Bunga, patrocinato dall’Arcigay. Le luci e i giochi di luce sono così tetri da far pensare ad una casa delle streghe che manco conoscono uno straccio di incantesimo per trasformarsi in principesse, visto che gli addetti alle luci sembrano una massa di falsi ipovedenti che percepiscono la pensione senza averne diritto.

Il Clan dei Piemontesi  e dei Liguri. Si dubita che esista a memoria d’uomo, anche partendo dal mesozoico, una tale infornata di corregionali .Luciana Littizzetto, Fabio Fazio, Maurizio Crozza, Neri Marcorè, Carla Bruni, tutti provenenti dalle due regione sopraindicate. Per fortuna si è in Europa e nel pieno del 2013! Manco durante le premiazioni dei concorsi di Poesia interpaesani si assiste a una tale povertà di ospiti stracittadini.

La presunta figona: Bar Refeli. Ma per cosa è stata chiamata? Per strimpellare, male, sui tamburi della batteria e per fare la presunta bella statuina, visto che manco è, secondo me, tutta sta gran bellezza, solo perché era l’ex fidanzata di Leonardo Di Caprio? Senza contare che la povera tapina, era costretta alla traduzione simultanea, perché i due presentatori, pagati quasi un milione di euro, nessuno parlava o voleva parlare in inglese. Bella figura di merda, in Eurovisione,  di un Italietta provincialotta e ignorante che in passato creava ed esportava arte, cultura e sapienza in tutto il mondo.

Crozza: Maurizio Crozza va preso a piccole dosi, alla lunga, come ogni cosa stanca e da assuefazione. Il suo interevento di quasi quaranta minuti era scontato e ripetitivo. I personaggi erano triti e ritriti, già fatti in Ballarò, Italialand e nei suoi spettacoli, senza contare che le battute di “Bersani” anch’esse erano riciclate, sono ormai stancati. L’unica nota positiva: il contestatore, che ha risvegliato gli spettatori in sala, che sembravano amorfi come tante marionette durante i comizi di Stalin. Ci si sarebbe aspettato più coraggio da Crozza, non solo nel monologo, ma anche durante la contestazione dei dissidenti. Infatti, visto il giramento di palle che aveva avuto molti si aspettavano che interrompesse completamente l’intervento, andandosene e sbattendo la porta. Ma poi, avendo forse prevalso il lato economico, avrà pensato alla penale e quindi ha ingoiato il boccone amaro e ha sopportato l’odiato dissidente di centro destra. Mentre quando la contestazione è dell’estrema sinistra, verso il centro destra, quella per gli ex e post comunisti, è sempre cosa buona e giusta.

Boh…facciaculaggine della politica di ogni schieramento.

L’Armata Rossa non è riuscita a frenare completamente la deriva omosessuale in Italia, nonostante in passato avesse sconfitto  i nazisti nella Battaglia di Stalingrado, riuscendo solo a rallentare la deriva controrivoluzionaria degli anarchici comunisti italiani, nemici dell’ortodossia sovietica e post sovietica, dei due uomini che volevano mostrare in video  una loro  “limonata” . Per fortuna l’Eurovisione e la Santa Madre Russia è venuta in aiuto della famiglia naturale, impedendo che il video andasse in onda, visto che l’Italia e la Rai avrebbero violato la legge Russa, voluta dall’ex capo del KGB, quindi comunista, e ora amico di Berlusconi, Vladimir Putin, che proibisce in ogni forma la propaganda omosessuale. E si sa, oggi i rubli russi pesano assai anche nell’economia e nella finanza italiana, Rai compresa.

 E i media italiani, specie quelli di centrosinistra? Silenzio osservanza, mutismo e rassegnazione, nel rispetto della tradizione che nell’ex Unione Sovietica, che ha inviato il Coro dell’Armata Rossa dove, fino al momento della caduta del Muro di Berlino, si favoleggiava che i membri fossero ufficiali e spie attive del KGB.

Ma il Coro dell’Armata Rossa non è riuscito a fermare completamente i due amici che vorrebbero sposarsi. Infatti sono saliti sul palco senza dire una parola, ma mostrando cartelli che declamavano i loro fatti privati, ma nell’ex  Unione Sovietica  non capiscono un cazzo della lingua italiana, come in Italia non si capisce un cazzo di russo. Ma non sono riusciti a fermare la canzone degna di un club per scambisti dell’Arcigay, di Enzo Rubino, “Amami uomo”, ma anche in quel caso gli ex sovietici non capiscono un cazzo della lingua italiana e non diventerà mai famosa come l’Italiano di Toto Cutugno, che ha ammesso pubblicamente di rimpiangere i bei tempi dell’ex CCCP, dove regnava l’ordine e la giustizia sociale.

Carla Bruni? Chi ha detto che sa cantare? Ne sento così tanti di quelli che chiamo “Poeti drin drin”, perché strimpellano quattro giri di note sulla chitarra, e a orecchio riesco a riconoscere le chiaviche. che non avendo una casa discografica alle spalle, essendo degli aborti di natura musicale, si stampano i CD clandestinamente in cantina. Ossequiosamente i due conduttori si sono ben guardati dal chiedere all’ex moglie del presidente francese, come mai, secondo voci, avesse favorito la fuga di un assassino che si nascondeva dietro la nomea vigliacca di terrorista. Il mio sogno di quel momento? L’irruzione sul palco dei Carabinieri, arrestandola per aver agevolato la fuga del condannato in contumacia, Cesare Battisti, nel nome del Popolo italiano.

Il pubblico e i dati d’ascolto. Ho la sensazione di trovarmi sia riferito al pubblico in sala sia con i dati d’ascolto nella Corea del Nord, con il pubblico che applaude perché alle spalle ci sta la milizia comunista con il mitra spianato, pronta a sparare ad ogni accenno di sedizione controrivoluzionaria, così come i dati che fino ad oggi vengono diffusi dai giornali che parlano di uno share, nelle due serate, quasi superiore a quello dello sbarco del primo uomo sulla Luna.

Le canzoni? Dove cazzo è andata a finire la melodia e la sonorità della musica italiana?  A puttane? Non sono un nostalgico delle canzonette stile Toto Cutugno, Ricchi e Poveri e Claudio Villa, ,ma questo festival progressista ha solo fatto ascoltare canzoni di borgata, di periferia,con testi e musiche così sciatti, da far rimpiangere “I bambini fanno ohh…”, “Luca era gay” di Povia e “Minchia signor tenetente” dell’ex Vito Catozzo, Giorgio Faletti. Se i quattro broccoli delle nuove proposte, forse pescati dentro qualche centro sociale, appestato dai fumi illegali della cannabis, rappresentano l’Italia,  la musica leggera è veramente fottuta, perché non si può far altro che dire che sono stati rapiti, per usi musicali impropri, delle braccia sane, destinate all’agricoltura.

Le ultime righe prima di concludere: Voglio annunciare a tutti i lettori, che mi sono messo le palle a “bagno Maria”, avendomele grattugiate durante le due serate del Festival, ora sono spellate e arrossate come il culo di una scimmia che soffre di emorroidi!

In ogni caso è sempre meglio una vera Festa dell’Unità che non questa sagra paesana che sembra la Festa di quartiere della verza bollita.. che puzza di carogna morta!.

Marco Bazzato
14.02.2013

mercoledì 13 febbraio 2013

Benedetto XVI ha tradito – come Giuda – il ruolo di Vicario di Cristo?


A molti la cosa potrà sembrare blasfema, però sta nascendo una corrente di pensiero che vede nel gesto di Benedetto XVI un’apertura “eutanasia papale e di Fede” non diversa dall’eutanasia commessa da Giovanni Paolo II, quando rifiutò, come suo diritto dissero al tempo,  le cure eroiche per tenerlo in vita, sancendo la sua volontà, con la sua ormai famosa frase: “Lasciatemi tornare alla Casa del Padre”.

Ora secondo la tradizione delle religione cattolica romana, il papa è considerato il successore di Pietro e Vicario di Cristo in Terra, che ne incarna, con tutte le debolezze umane, lo Spirito vivente del Cristo, che ha accettato le fatiche e i supplizi della Passione di Gesù, Luca 22, 42:
“Padre, se vuoi allontana da me questo calice” tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (1)

Ma nel codice di Diritto Canonico nasce lo scontro tra la Parola di Dio e l’articolo 332 che recita:
Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetta” tradendo la volontà di Dio, che tramite lo Spirito Santo che aveva illuminato i Cardinali durante il Conclave.

In questo stralcio, essenziale a del discorso innanzi al Concistoro per le Canonizzazioni  (2) dice espressamente:
“…Sono ben consapevole che questo ministero, per sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo oggi, soggetto a mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo che dell’animo, vigore che negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da riconoscere la mia capacità di amministrare bene il ministero a me affidato…”

Dove estrapolando ancora al meglio, “…per governare la barca di San Pietro….anche il vigore… dell’animo…”
Quando udì le parole  “..vigore…, dell’animo, la prima cosa che mi venne subito in mente fu Mt 26, 75 “Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte” E uscito all’aperto, pianse amaramente.”

Ma l’Apostolo Pietro, a differenza di Ratzinger, fu perdonato da Gesù, diventando, secondo la Fede e la tradizione cattolica romana, il primo Pontefice, morendo  martire alla veneranda età, per l’epoca , di forse 67 anni,, viste le condizioni di vita e le privazioni che aveva subito, a differenza di Ratzinger che ha sempre passato, dal momento della sua ordinazione sacerdotale all’interno dell’Istituzione Ecclesiastica, salendo i gradini della gerarchia, con anche il conseguente aumento degli agi  e dei benefit e dove certo è vero che la frenesia e la pressione del mondo moderno può essere grande, ma non la si può paragonare con la vita che secondo la tradizione cattolica ha vissuto San Pietro, perché sarebbe un insulto nei confronti di colui che lo si vorrebbe il primo successore di Cristo e di cui Jhoseph Ratzinger era stato chiamato, accettandone il ruolo, a seguire il solco della tradizione, nel segno della Fede.

Fa riflettere il fatto che nessuno dei grandi vaticanisti che parlano in tv e scrivono nei giornali metta in evidenza il fatto vero commesso da   Benedetto XVI, ossia la Grande  Eresia, rigettando la Teologia della Sofferenza di Giovanni Paolo II, cancellando nel tempo della lettura i più di due decenni di pontificato del Beato Karol Wojtyla, innalzato agli onori degli altari da Benedetto XVI.

Guardando il significato della parola “animo”, usato mentre invocava indirettamente l’articolo 332, tra i suoi significati troviamo: Principio attivo della personalità, delle facoltà intellettive, della volontà, degli affetti. Ergo, ha palesato implicitamente d’aver una personalità poco stabile, con le facoltà intellettive annebbiate e soprattutto con il principio degli affetti, in questo caso nell’affetto e nell’amore verso Dio e il Ministero che Dio stesso l’aveva chiamato a svolgere, sin ormai dalla “presunta” vocazione sacerdotale che lo portò a prendere i voti nel 1951,in quanto al momento della sua elezione al termine del Conclave, gli è stata posta  ladomanda:
 “Acceptasne election de tecanonice factam in Summun Pontificem?” – “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”

E da molte voci che continuano a rincorrersi sembra che Ratzinger sin dalla sua nomina non fosse molto disposto ad accettare il ruolo di successore di Giovanni Paolo II. Quindi se al momento dell’accettazione già in cuore era dubbioso, questo porta a Matteo 5, 36 – 37::  “Non giurare per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco il nero un solo capello, Sia invece il vostro parlare sì, sì, no, no il più viene dal maligno”.

Ratzinger sapeva bene, in quanto teologo di riconosciuta, e ormai in molti iniziano a pensare sopravvalutata, fama internazionale, che avrebbe messo in cortocircuito la stessa Santa Sede, visto che non esiste, nonostante i presunti precedenti storici, un appiglio teologico, quindi di Fede, basato proprio sulle Sacre Scritture,  perché nemmeno il brano del vangelo di Matteo 16. 16 – 19, che recita, 
“Rispose Simon Pietro: «tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la tua carne né il tuo sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia chiesa e la porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»”
gli viene in aiuto a riguardo il suo atto di rinuncia d’essere anche tra l’altro, “Il servo dei servi di Dio” – se non cadendo nel relativismo. Spirituale, aborrito dalla Chiesa – perché rinnegando, come Pietro prima del canto del gallo, la servitù ai servi di Dio si rinnega Dio stesso.

Nel mio romanzo “Progetto Emmaus, Nuovo Ordine Teocratico Mondiale” quasi al termine del libro scrissi:
   «Guardagli le maniche» disse Perla abbassando per un attimo il volume della Tv.
   «Ho visto» rispose Emmanuele.
   «Porta una maglietta nera» continuò la donna, «Significa qualcosa?» domandò.
   «Ai molti no. Ma in verità, in verità ti dico, che mio” fratello” è entrato dalla porta principale» rispose cercando di trattenere l’orrore.

Paolo VI nella sua famosa omelia del 29 giugno 1972disse:  “di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio»”.

Era solo una sensazione legata a quel particolare tempo storico, oppure, oggi, alla luce dei recenti fatti del l’1 febbraio 2013,questa frase della lunga omelia di Paolo VI può essere letta anche come una Profezia?

Marco Bazzato
13.02.2013


martedì 12 febbraio 2013

Retroscena sulle dimissioni di Ratzinger



Dopo lo scherzo di carnevale delle dimissioni latine di Benedetto XVI, ragionando a mente fredda, si può notare come il teatrino Vaticano sia stato recitato da pessimi interpreti del metodo Stanislavskky  (1).

Nessuno dei presenti dava l’impressione palese d’essere smarrito o sorpreso dalle parole dell’annuncio in latino. Le cose erano due: o non capivano, per dirla alla Cetto Laqualunque, “Una beata minchia”, oppure sapevano tutto. E infatti sembravano così annoiati, tanto da essere sul punto di iniziare a fare le pulizie nasali di primavera con le dita con largo anticipo. Ad avvalorare questa seconda ipotesi ci sta la risposta del Cardinale Angelo Scola, dove basta osservare il filmato: non andava a braccio, ma leggeva un testo, in italiano, preparato in anticipo, visto che anche la scelta dell’annuncio in latino, lingua ufficiale dello Stato Città del Vaticano, assieme all’italiano, è stata fatta per aumentare l’aurea e l’alone di misticismo nei confronti della presunta libera scelta di Benedetto XVI di diventare, come si dice per una regina che abdica, la Regina Madre.

Mettiamo il caso che abbia deciso liberamente e in piena coscienza d’abbandonare l’incarico, quali potrebbero essere le motivazioni? Sicuramente è vetusto, ma non sembra avere un piede nella fossa o che sia pronto per l’ospizio e la sedia a rotelle, anche se è vero che negli ultimi mesi si muoveva sempre con maggior difficoltà e la voce spesso era incrinata.

Quindi, i motivi possono essere ben altri: il primo fra tutti, a detta di molti, lo scandalo Vatitanleaks (2), dove il perdono al maggiordomo fedifrago è stato dato a velocità curvatura, segno probabile che quando Benedetto XVI si è reso conto con che razza di ginepraio e vermaio ecclesiastico aveva quotidianamente a che fare e anche a lui sono iniziati a girare teologicamente parlando, i tedeschi maroni.

Probabilmente era anche stanco di dover spalare fuori dal cupolone vaticano, quegli zozzoni depravati pervertiti e invertiti di preti pedofili, che anche per via delle cause impiantate in mezzo mondo stanno disossando le casse delle varie diocesi, fino a minare quelle vaticane, già figlie di un tremendo rosso purpureo, non certo figlio dell’augusto lustro cardinalizio, visto che i fedeli, a ragione, scappano verso altre sette più sicure e/o meno mendaci, o per quanto poco con ministri meno sessualmente pervertiti di quelli coperti per decenni da tutti i gerarchi ecclesiastici sparsi per il mondo.

Ma forse il problema non erano manco i preti pedofili…lì basta riempire di pecunia le vittime e queste, felici come la Passione del Venerdì santo, godono di gioia, grondanti di denaro.

 No, il vero problema potrebbe essere il ciclone economico che si sta scatenando attorno al Monte dei Paschi di Siena e all’affare Antonveneta, che vedrebbe coinvolto ora come allora lo IOR, la banca Vaticana.

Già, perché per chi non lo ricordasse la Banca Antonventa h dentro il “il peccato originale” del Banco Ambrosiano (3), che vide coinvolto al tempo Roberto Calvi (4), Michele Sindona  (5) e Paul Marcinskus  (6), l’unico morto nel suo letto, a differenza di Calvi, Sindona e della presunta morte violenta di Giovanni Paolo I.  “Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria” – Paul Marcinskus

E visto che la storia sembra che stia per ripetersi: Benedetto XVI ha deciso e chi può dargli torto, di lavarsene pilatisticamente le mani, stanco d’essere usato come paravanto dei liquami tossici che ammorbano la barca di Pietro e lo scandalo MPS, che vede coinvolta la Fondazione MPS, proprietaria del 30% dell’MPS,  e sembrerebbe anche lo IOr (7), senza dimenticare che dal 1 gennaio erano stati bloccati i bancomat facenti capo alla Banca dello Stato città del Vaticano, essendo la “Santa Sede” inserita nella black list degli Stati canaglia in tema di antiriciclaggio (8).

La Chiesa e lo Stato città del Vaticano stanno passando un gran brutto momento in Europa e negli Stati Uniti, visto che le vocazioni sono in calo drastico e l’emorragia di fedeli e di riflesso chiese vuote e crollo delle offerte, sta portando forse il Vaticano all’idea di destabilizzare o la Cina, con un Papa asiatico o l’Africa, eleggendo un Papa nero, come cantavano i Pittura Freska al Festival di Sanremo nel lontano 1997 (9), segno del secolarismo relativista imperante in seno al Vaticano, visto che fino all’avvento di Daniele Comboni, per i cattolici, gli africani erano considerati, in virtù del colore della pelle, esseri privi di anima, generando così il rischio che l’Italia veda aumentare indiscriminatamente l’immigrazione cinese o africana.

In molti si chiedono perché proprio ieri, una risposta forse è stata data ieri proprio dallo scrivente (10), anche se non è impossibile non pensare che l’abbia fatto per non essere costretto a sorbirsi i riti stancanti e snervanti della Settimana Santa, partendo dalla Lavanda dei piedi, la Via Crucis e la Veglia Pasquale, una tre giorni di Passione che non sono uno scherzo manco per un maratoneta professionista, magari dopato per non sentire la fatica, figurarsi per un vecchietto, che per quanto ancora quasi arzillo e pimpante, alla veneranda età di ottantacinque anni, preferisce anche in quei giorni andarsene a letto presto e svegliarsi la domenica mattina con il sole già sorto e il Cristo, secondo tradizione, Risorto.

Benedetto XVI fa un passo indietro, ma Ratzinger ne fa dieci avanti, lasciando che da qui a poche settimane i cardinali si rinchiudano nello “scannatoio” nella Cappella Sistina per il Conclave, bruciando al termine di ogni votazione i pizzini (11), perché non deve rimanere traccia storica dei dissidi e dissensi circa le votazioni del Conclave, anche se alla fine i giochi e le alleanze vengono sempre fatti fuori dall’ufficialità del voto, nei momenti di convitto o nelle pause…. 

Ratzinger ha scelto, fino a quando non saranno sistemati i lavori nell’ex convento di clausura “Mater Ecclesiae “ di soggiornare Castel Gandolfo, godendosi lo spettacolo del Conclave da uomo libero, che terminerà d’essere papa il 28 febbraio 2013 alle ore 20.00, con la rottura dell’Anello del Pastore e la sua “deportazione” nei nuovi alloggi, in tempo giusto per la fine del TG1 (12), sperando che entro quella data siano state rese pubbliche le reali condizioni di salute, visto che quest’oggi in Sala Stampa, padre Lombardi, ha smentito che Ratzinger sia ammalato gravemente, a parte gli acciacchi dell’età. Ma come è stato fatto notare ieri da alcuni vaticanisti, il Vaticano abitualmente smentisce solo le notizie vere, mai quelle false e infondate.

Comunque sperando anche che sempre entro il 28.02.2013 alle ore 20.00 sia chiarita la posizione di Ratzinger, in quanto alcuni giornalisti asseriscono che tornerà ad essere un semplice Cardinale, altri Vescovo di Roma emerito, mentre altri affermano che sarà un Papa senza più poteri, insomma…un vero “burdello”, che fa pensare alla canzone di Domenico Modugno “Il vecchietto dove lo metto” (13), nella speranza che si avveri o non si avveri la gaffe o il vero retro pensiero che esternò  Mario Monti al Papa,  quando visitò Castel Gandolfo, dove quando questi gli ha elencato il le bellezze  del luogo etichettandolo come un paradiso e Mario Monti rispose, ma Lei merita il Paradiso…” (14).

Marco Bazzato
12.02.2013


lunedì 11 febbraio 2013

Ratzinger si dimette dal 28.02.2013



Benedetto XVI da la dimissioni e dal primo marzo 2013 il titolo sarà vacante, il soglio pontificio sarà sguarnito, andandosene bellamente in pensione, magari a svernare al caldo, perché come diceva Alessia Marcuzzi durante il Grande Fratello, si è autoeliminato, visto che forse non vuole arrivare all’appuntamento davanti ai cancelli del Paradiso, con San Pietro, in abbigliamento e carica pontificia, ma come “un umile lavoratore alla vigna del Signore”.

In questo momento la rete, i social network, i siti, twitter e compagnia briscola sono letteralmente impazziti, è come se fosse stato dato un calcio sulla mono palla del pianeta Terra, che ha avuto come un sussulto tellurico, che ha colpito anche i pesci della Fossa delle Marianne.

Viene da pensare perché proprio adesso?  In molti iniziano riflettere sul fatto che questa sia una mossa politica fatta anche per destabilizzare le prossime elezioni politiche italiane e il Festival di San Remo che aprirà i battenti tra due giorni.

Ora in Vaticano sono partite le primarie e gli “scannamenti” tra i candidati papabili, per le prossime votazioni che si terranno quanto prima, con lo Spirito Santo, lasciato fuori dalle mura perché parafrasando “Fantozzi alla Riscossa”, “bisogna sempre essere sempre disonesti, sleali. Non praticare amicizie disinteressate, usare il ricatto, il leccaculismo, praticando spesso la delazione, perché solo così si può assurgere alle più alte vette  (1), mercimoni che lo Spirito Santo e Dio stesso, dall’inizio della Storia hanno sempre aborrito.

Benedetto XVI si è dimesso e i molti a felicitarsi per la coraggiosa scelta del tedesco, probabilmente è stata la stessa Angela Merkel, che sicuramente, anche se non ha remato a sfavore delle dimissioni ha sentito nella viscere magno gaudio per quanto il momento fosse favorevole proprio alla Germania e all’Unione Europea. questa fuga del trono che scotta.

La cosa peggiore per l’Italia è che in questo modo si è mandato letteralmente a puttane le ultime due settimane di campagna elettorale, tanto è che sarà possibile vedere il Paese mediaticamente talebanizzato da servizi giornalistici, intrattenitori, opinionisti, vaticanisti, pronti a lodare il Benedetto XVI che abbandona per raggiunti limiti suoi d’età, “consapevole della gravità del mio gesto”. innalzandolo immeritatamente alle gloria degli altari , per il coraggio dimostrato nello scarnificare l’Istituzione vaticana, a norma dell’ articolo 332 del Codice di Diritto Canonico che recita:  Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti. Ossia, per dirla alla Aldarico in  “Attila il Flagello di Dio”, “… Avanti miei scroti….Io sono lo Re!” (2)

La data scelta da Benedetto XVI per le sue dimissioni è anche altamente simbolica: l’11 febbraio del 1929 infatti l’Italia monarchica e fascista – Regno del Male assoluto, giustamente secondo i comunisti, nemici del revisionismo storico del periodo fascista –  e lo Stato Vaticano firmavano i Patti Lateranensi (3), dimostrando ancora una volta come il Vaticano può influenzare la politica, provando a circuire, in piena campagna elettorale, l’opinione degli elettori.

È chiaro che Benedetto XVI non ha e non ha mai avuto le qualità eroiche di sacrificio di Giovanni Paolo II (4). Infatti, il papa dimissionario e futuro ex pontefice perde il confronto alla grande con il suo predecessore, visto che ha girato il globo terrestre come una trottola fino all’ultimo respiro del suo pontificato, cosa che Benedetto XVI, forse non vuole mettere davanti alle telecamere di mezzo mondo il suo lento, umano e inesorabile declino fisico.

Discorso diverso invece per Joseph Ratzinger (5), detto “Bepi” dalla cerchia ristretta di amici intimi.

All’ex membro delle gioventù hitleriana, Hitler –Jungend (6), che disertò nell’aprile del 1944, scampando dal plotone di esecuzione, grazie ad un sergente che lo fece fuggire, quando aveva capito che ormai la guerra era perduta e l’Italia aveva firmato l’armistizio con un gli alleati –  la diserzione o il trasformarsi da aguzzini a difensori della libertà, e l’Italia antifascista al termine della seconda guerra mondiale ne era piena – al quale, come uomo, ormai vetusto ottantacinquenne va dato l’onore delle armi, l’onore del riposo del guerriero, del fine teologo gettato sul soglio pontificio dopo una “sveltina” durante il Conclave (7) fatto solo quattro votazioni. “Sveltina” analoga a quella di Albino Luciani – d Giovanni Paolo I (8) che poi “diede le dimissioni mortali” dopo solo 33 giorni di pontificato – 33 gli anni di Cristo e 33° –  Sovrano e Grande Ispettore Generale –del Rito Scozzese Accettato (9).   In ogni caso la palma della “svetliana” all’elezione  Eugenio Pacelli, Papa Pio XII (10).

Alla fine però bisogna dare atto al “Bepi” Ratzinger che si è comportato in questo frangente da uomo e non da papa, abbandonando il cadregone e la sedia gestatoria, mollando, sfortunatamente solo metaforicamente parlando, dei sonori calci sulle palle alla classe politica internazionale – soprattutto quella italiana, incollata alla poltrona fino a quando la morte non li coglie, pronti a ricandidarsi fino a quando i peli del buco del c…o non diventano grigi e sono costretti a muoversi con il deambulatore o se fossimo nel XXIV secolo, come il dottor Leonard Horatio Mc Coy (11), in un romanzo della TOS,, visto che aveva 147  e impiantato un esoscheletro. – o che oggi, come quell’aprile del 1944 non stia disertando, perché molto spesso l’uomo tende a commettere i medesimi errori o le medesime scelte giuste…il tutto dipende dai punti di vista….

In ogni caso alla fine non va dimenticato che il potere all’interno de Lo Stato Città del Vaticano (12) è come i transgender (13): Stato temporale e/o potere  spirituale all’abbisogna, alla faccia del relativismo secolare!

Marco Bazzato
11.02.2013



sabato 12 gennaio 2013

La Cassazione sentenzia l’affido esclusivo del figlio a una lesbica






A leggere il titolo di Repubblica sembra che il riconoscimento a quella che la lobby gay chiama impropriamente ed erroneamente “Famiglia omosessuale” – biologicamente inesistente in n natura –  sia cosa quasi fatta in quanto nella versione online il quotidiano scrive: Cassazione difende coppie omosessuali,  Famiglia gay non dannosa per i figli (1), e che il che non significa che una cosa se non è dannosa, che questa sia positiva ma solo che non si è voluto  scavare a fondo, investigando in  ogni singolo anfratto, non solo in Italia, su quelle persone che essendo state etero prima  e avendo figliato, poi si sono convertite all’omosessualità costringendo i minori, anche a causa delle sentenze dei tribunali, a vivere sotto lo stesso tetto in compagnia dell’amico del padre o dell’amica della madre.

La Cassazione ha semplicemente sancito che un figlio essere costretto e/o obbligato a vivere con la madre, ex tossica, anche se professa privatamente e pubblicamente il lesbismo –  il che non è né un attenuante e né un aggravante, ma un dato oggettivo accertato dalla stessa Corte Costituzionale – condividendo lo stesso tetto con la sua amica, educatrice della comunità di recupero dei narcoamani, dove era in passato allocata.

Ora bisognerebbe leggere per intero ciò che hanno scritto i giudici della Prima Corte di Cassazione di Roma, visto che in rete si trovano solo estratti”manipolati” a seconda delle convenienze politiche, e infatti anche l’Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, emissari di un governo straniero, lo Stato Città del Vaticano, scrive: “Figli alle coppie gay? Sentenza pericolosa(2), tirando dala parte oppostala sentenza, esattamente come fa l’in fluentissima  lobby gay, capeggiata  in Parlamento dalla Deputata Anna Paola Concia, che dichiara all’Adnkronos: “La Cassazione giustamente afferma che non ci sono certezze scientifiche a questi preconcetti. In realtà ci sono tanti studi anche provenienti da Oltreoceano che dimostrano – prosegue la donna che ha studiato all’Isef (3) senza citarne uno –  che l’orientamento sessuale all’interno della coppia non condiziona in alcun modo la crescita di un bambino – visto che una  persone dello stesso sesso non lo possono mettere al mondo, parla “saggiamente” solo di crescita – che ha necessità di amore e affetto”

Nella sentenza non si fa menzione né di adozioni ad amici omosessuali o lesbiche che condividono gli stessi spazi abitativi né di adozioni e/p semplice affidamento anche da parte dell’amica educatrice nella comunità di recupero di drogati, ma che il minore è affidato esclusivamente alla madre naturale e biologica. L’amica della madre, giustamente, non ha alcun titolo legale nell’educazione e/o nessun diritto e non può in nessun caso fare le veci della madre biologica, in qualunque sede e in qualunque luogo.

Quindi di cosa cianciano la lobby gay  e lo Stato città del Vaticano?

La Prima sezione della Corte di Cassazione di Roma,con la sentenza 601, ha scelto il male minore per il minore –  il padre del piccolo, di religione musulmana, scrive La Repubblica,  , stando a quanto scrive L’Avvenire, picchiava la madre, anche sotto gli occhi del minore che  assisteva –  rimanendo, non potendo far giustamente altrimenti, all’interno della Carta Costituzione e delle leggi della Repubblica italiana, visto che probabilmente mancavano i presupposti giuridici per allontanarlo anche dalla madre, ospitandolo in una casa famiglia, rendendolo successivamente adottabile.

La Cassazione non ha fatto alcuna apertura nei confronti delle amicizie omosessuali e lesbiche, ribadendo implicitamente i concetti presenti negli Art. 29,30 e 31 (4), della Costituzione italiana, in quanto, l’amica della madre non avendo nessun legame legale con la madre biologica del minore, per questo, sempre secondo la Costituzione, non ha nessun diritto nell’intervenire, intromettersi, interferire nell’educazione del minore, in quanto questi è tutelato dalla Costituzione, anche se dalla sentenza la famiglia nucleare,  come in sociologia si intende la famiglia riproduttiva, (5) ne esce amputata dal padre, in quanto ora composta solo dalla madre e dal figlio., mentre l’amica della madre, a riguardo la famiglia nucleare è da considerarsi solo un corpo estraneo e/o alieno alla famiglia stessa.

Non è migliore la demagogia che ne fa lo Stato Città del Vaticano attraverso i suoi  emissari osservatori vescovili in Italia. La sentenza della Cassazione se ne frega bellamente – avendo fatto probabilmente i controlli di rito, anche sulla fedina penale dell’amica della madre biologica del minore, risultando non giuridicamente pericolosa per costui – considerando il loro rapporto, un’amicizia tra adulti consenzienti e senziienti, priva di alcun risvolto giuridico, sia per le due amiche, sia per il minore nei confronti dell’amica della madre naturale, che  implica direttamente o indirettamente alcuna possibilità di adozione ad un single di un minore,a patto che sotto l’onda populista e qualunquista di questa sentenza ineccepibile sotto il piano giuridico e Costituzionale, nella prossima legislatura non si di decida di intervenire, modificando lo status quo, per far piacere alla  lobby omosessuale, che ormai miete seguaci e fiancheggiatori anche tra gli etero,  in quanto da decenni manipola le persone, utilizzando il populismo qualunquista, facente facile presa sui manipolabili, che al pari dello Stato Città del Vaticano,  utilizzano , il  Quarto Potere (6)  a volte anche per fini e interessi privati, e particolarismi di bottega, trasformandosi in  nemici feroci del bene comune.

Marco Bazzato
12.01.2013


venerdì 11 gennaio 2013

Clown negli ospedali? Per carità…


La cosa peggiore negli ospedali quando si è infanti o bambini? Oltre  naturalmente le grida, la paura con il suo tanfo nauseante che ti si attacca addosso, le flebo, gli esami – anche se a me personalmente gli esami del sangue sono sempre piaciuti…il medico che ti cerca la vena, ti infila l’ago, non la becca, inizia a rigirarti l’ago dentro la carne, bucandoti la vena, facendoti uscire un ematoma, che rendendoti il punto la pelle, piena di sangue, sottopelle, molto simile alla ferita causata ad Actarus, il Principe di Feed, pilota di Goldrake, di Atlas Ufo Robot – i cateteri, il freddo dello stetoscopio sul torace infreddolito, la calligrafia illeggibile del dottore e le minestre ospedaliere, una vera sbobba mai mangiata, visto il tanfo che emanavano, almeno quelle al IV piano del Monoblocco dell’Ospedale Civile di Padova, nel reparto di Urologia, quando nel corso degli anni  ’80, vi rimasi “detenuto” per cause nefrologiche dovute a problemi genetici, come si usa dire oggi, congenite come si diceva fino a pochi decenni fa. Ebbene oltre a quanto soprascritto, la maggior rottura era la visita di losche figure, non importa se di sesso maschile o femminile che arrivavano con i loro camici blu o rosa a far giocare i piccoli degenti,due volte la settimana, per non più di un ora al giorno, di pomeriggio abitualmente, dopo il giro dei dottori.

L’evoluzione di quella perversione si è evoluta grazie ad un bischero americano, tale Patch Addams  (1),che nel 1971 ideò la terapia olistica conosciuta come clownterapia (2).

Come molte idee bislacche americane, vedi Babbo Natale, un prodotto della Coca Cola, oppure Halloween, anche questa ha attecchito, come la gramigna, essendo nate associazioni no prfot di clownterapia dedite, e piene di buone intenzioni, atte a fardivertire i pazienti, con i loro membri alabardati come tanti Pennywise, il clown danzante, Booby Grant, It, Esso (3) pronti a succhiare l’energia vitale, emessa in abbondanza dalle tempre malate ma desiderose di guarigione, dei piccoli degenti.

La cosa che allora ma anche oggi, era il fatto che delle stronzette, almeno quelle dei miei tempi erano delle ragazzotte, per fortuna passabili e non dei cessi, entrassero nelle stanze alabardate di giocattoli, costruzioni, macchinine, dove con la scusa di far divertire i bambini, queste allora e forse anche alcuni pagliacci dediti alla clownterapia, si comportavano come i gatti che, secondo alcune leggende, succhiano l’energia vitale ai bambini, non diverse a modo loro dalle vampiresse succhiasangue!.

La scusa che adottano questi  Pennywise è che gli si riempie il cuore quando vedono il sorriso sbocciare, come un fiore malato, dal volto dei bambini. Ma questi non vogliono o fingono di non capire, che a un bambino malato, quel sorriso, proprio in virtù della malattia che lo soggiace, è un sorriso o una risata estratta quasi a forza, come se un dentista volesse estrarre ad un paziente impubere il dente del giudizio, senza anestesia, all’insaputa della madre, mettendogliela poi comunque in conto.

Ricordo ancora come le mamme di quando ero ricoverato, spingessero i figli a giocare con le “signorine,” come venivano chiamate, non per il bene della distrazione dei figli malati, che sovente si accostavano a costoro a malavoglia, anzi, qualche volta quasi piangendo, vendendosi “costretti” a giocare, per dare un po’ di tregua alle madri che facevano assistenza ai piccoli.

Non ho mai giocato con quelle “signorine”, oltretutto vedendo come alla fine i miei compagni di “prigionia” si accostavano recalcitranti a quelle donzelle dagli giochi di ghiaccio e dal – falso –  sorriso facile, in modo non dissimile da quello di un puledrino che viene costretto a forza a trottare verso un ostacolo.

Oggi come allora,almeno io ricordo bene la Pediatria dell’Ospedale Civile di Padova, luna delle cose peggiori erano le stanze dei bambini, così tristemente ricche di colori e immagini della Disney o altro, come se Paperino, Qui, Quo, Qua, Nonna Papera, Zio Paperone  o i colori sgargianti alle pareti potessero lenire il dolore e la sofferenza. E un bambino, purtroppo a volte è peggio di un cucciolo di cane ammaestrato, ossia per compiacere pagliacci, clown, Pennywise e genitori, è costretto a mentire, fingendo di divertirsi, sorridendo e ridendo forzatamente come un ebete perché altrimenti i presunti sguardi assenti, ma presenti dentro l’universo inesplorato e inesplorabile della sua mente, vengono interpretati come scontrosità, scarsa volontà di collaborare e interagire con il mondo esterno, come una sorta di autismo protettivo, che porta i saccenti a reputarlo poco incline alla volontà e alla voglia di guarire e  per questo il piccolo deve continuamente essere costretto a distrarsi con immagini apparentemente allegre, ma che per costui, in quanto malato, trasmettono solo rabbia, odio e profondo disgusto, perché i Pennywise o le immagini di Paperi, Sirenette, Mulan e via discorrendo, gli unici dolori di carta che hanno patito sono quelli imposti gli sceneggiatori.

A mio avviso appestare gli ospedali, le cliniche pediatriche di spacciatori omeopatici di filosofie clownesche è un insulto alla ragione e alla malattia stessa dei minori, in quanto questi sognano spazi aperti, sognano e bramano di sgambettare, correre a piedi, in bicicletta, cadere e sbucciarsi le ginocchia, cieli azzurri incontaminati, anche se sovente dai piani alti degli ospedali si vedono nuvole di smog, arti e menti che rispondono ai comandi che il cervello invia e la volontà ferrea e combattiva d’uscire dal tunnel della sofferenza e della malattia, se questa è clinicamente, farmacologicamente o chirurgicamente vincibile, altrimenti in ogni caso, vista la giovane età combattono, accettando il fato che le sorelle Cloto, Lanchesi e Atropo, le  figlie del “filo” del “destino” “ineluttabile”, hanno in serbo per costui.

Oggi i Pennywise ospedalieri fanno capo a Onlus, Associazione No Profit, che sovente fanno lavorare gratuitamente i volontari,sebbene queste ricevono finanziamenti statali, regionali o comunali per il sostentamento, facendosi belle alle spalle dei minori malati e di chi crede di farli divertire, ma i  piccoli malati hanno bisogno di ben altro per guarire: hanno bisogno di una buona sanità, di medici e paramedici preparati, di servizi per i genitori e non di buffoni con il naso rosso, la faccia pitturata ei capelli posticci, che strappano sorrisi forzati e non essere “usati” per i divertimenti ludici da adulti estranei al loro consesso familiare.

Marco Bazzato
11.01.2013




giovedì 10 gennaio 2013

Restrizioni per la vendita di armi ai cittadini negli U.S.A? No, grazie!


Finalmente gli americani sono tornati a ragionare come loro costume, ossia come una nazione che vive col sangue il mito del west e il diritto sancito dal Secondo Emendamento della Costituzione che recita: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”, tonando ad acquistare armi come più di prima, e ora anche giubbotti antiproiettili per i figli minori,  per recarsi a scuola in tutta sicurezza.

Chiaramente durante il turbino emozionale dettato dal calore in fase di dissipazione dei corpi dei venti bambini  uccisi  e dei cinque adulti, più  il suicida che ha dato il via alle danze nella scuola   Sandy Hook di Newtown (1), anche da parte del Presidente americano, Barack Hussein Obama, che non ha resistito, come la Elsa Fornero, a farsi lacrimare gli occhi, a beneficio dei media, impegnandosi a parole affinchè ci sia un maggiore controllo sulla vendita di armi, semiautomatiche e non.

Bubbole.

Per fortuna erano frasi di circostanza, visto che ci pensa la National Rifle Assciation (2) a tenere dritta la barra della libertà sancita dal Secondo Emendamento, , onde evitare che un manipolo di reazionari vogliano cancellare o modificarlo, cosa  impossibile, vista la tradizione che hanno verso le verso le armi da fuoco.

Passata la buriana emotiva e con l’avvento delle festività natalizie gli americani hanno reagito secondo la tradizione, riscoprendo il piacere di armarsi, riarmarsi, aumentando le Santa Barbara private, regalandosi pistole, fucili semiautomatici e quant’altro, a beneficio della sicurezza  personale, anche per esorcizzare l’atto isolato di un folle che non rappresenta l’americano medio, amante e dedito alla coltivazione dell’hobby di questi oggetti culturali, dal sapore antico ma sempre attuale.

Ma la “danse macabre” alla  Sandy Hook di Newtown, non è la maggior mattanza scolastica o liceale della storia degli Stati Uniti. Infatti, il record di macelleria studentesca è stato raggiunto e ancora insuperato nel millennio passato, il 18 maggio del 1927, presso la Bath Township, grazie all’utilizzo di tre ordigni che hanno causato quarantacinque morti, e la maggioranza di questi erano studenti della  Bath  Consolidated School (3), anche se il teatro dell’operazione bellica non può essere annoverato ufficialmente tra le stragi scolastiche, essendo avvenuto in un luogo differente rispetto alla  Bath  Consolidated School, frequentata alla maggioranza delle vittime e dall’autore della medesima, Andrew Ketoe, anch’egli impegnato in attività scolastiche.  Si può dire che a modo suo questa apoteosi insuperata faccia parte degli annali scolastici. 

Negli Stati Uniti, Paese abitato da 300 milioni di persone, circolano 300 milioni di armi, possedute dai privati cittadini, e queste causano solamente 30mila morti l’anno, morti percentualmente irrisori in rapporto alla popolazione e le armi in mano ai privati, segno che sebbene armati per difesa personale, tutto sommato sono dotati di grande autocontrollo per quanto concerne l’utilizzo, indipendentemente che siano  pistole o fucili semiautomatici.

Non va dimenticato che questi 30 mila sono utili all’ingrasso di becchini, fabbriche di feretri, fiori, pastori che durante le funzioni religiose raccolgono offerte, ergo psicologi, psichiatri per l’elaborazione del lutto, perché come dicono lì “the business il business”, non sono morti invano in quanto generano un indotto economico non indifferente, dando occupazione, tramite tutta la filiera “del caro estinto” a migliaia di persone, questo solo riferito ai semplici morti. Mentre la filiera dal produttore al consumatore i vari passaggi di mano, movimentano miliardi di dollari ogni anno, che alla fine diventano anche tasse per le casse dei singoli Stati e del governo Federale. Rinunciare a queste entrate, senza contare la perdita di posti di lavoro, ai costi per i sussidi di disoccupazione, non può essere motivato da una strage che per quanto crudele possa essere, statisticamente è un evento isolato, episodico e sporadico, dove alla fine il computo dei morti fa a finire nel grande paniere statistico annuale, disperdendosi come un principio attivo all’interno dell’acqua di un farmaco omeopatico.

Per capire come a livello pratico agli americani siano interessati al mantenimento dello status quo, riferito al Secondo Emendamento, poche settimane dopo la mattanza alla Sandy Hook di Newtown, a Camden, nel New Jersey città di 79 mila abitanti, i pastori della Antioch Baptist Church e Higler Ground Temple Church of God in Crist hanno cercato di redimere i fedeli, proponendo uno scambio:  cash-for-guns (4) , con una risposta da parte di quest’ultimi veramente miserevole:  1.137 armi da fuoco, atte alla difesa personale, ma che secondo i funzionari statali si tratta di un vero record, anche se parte di queste armi erano dei ferrivecchi e i volenterosi si sono fatti pagare, per scaricare l’immondizia ai pastori.

Il problema delle armi negli Stati Uniti, se analizzato con distacco, è un non problema, in quanto ci sta solo un’esigua percentuale di statunitensi, da considerarsi dei reazionari al sistema, vorrebbero maggiori restrizioni nella vendita ai civili di armi, come se non potessero essere trovate, certo a prezzi maggiorati, al mercato nero – come del resto accade in Italia –  perché le morti di persone sono effetti collaterali, legati dall’utilizzo in luoghi e in situazioni improprie, diverse dalla difesa personale per le quali erano state legittimamente e legalmente detenute, e perché probabilmente il più delle volte i segnali di disagio mentale e sociale dei futuri pluriomicidi, c’erano da prima delle stragi, ma chi di dovere, come psicologi, psichiatri e assistenti sociali e scolastici, non sono stati in grado di intercettare e comprendere la gravità dei sintomi, tramite i segnali di disturbo che questi volontariamente o involontariamente emettevano, a dimostrazione di come questi lettori dei fondi di caffè siano bravi con il senno del poi, ma per quanto riguarda il prima, non sono diversi dagli accalappiabesughi, incapaci a formulare diagnosi, corrette su soggetti psichiatricamente e/o psicologicamente disturbati.

Marco Bazzato
10.01.2013