martedì 29 settembre 2015
Auguri di compleanno 2015, grazie a tutti!
So che sono in
terribile ritardo per ringraziarvi e mi scuso con ognuno di voi. È il 29
settembre e il mio genetliaco, capezzoli, manco fossi un Re, è caduto, facendosi
male perché ormai vecchio bolso claudicante, il 25 di settembre. Ma come dice
un detto: è più meglio tardi che mai, no?
Quindi eccomi qui.
Anche quest’anno siete stati veramente in
tanti un flusso inarrestabile, come un emorragia che colpisce un soggetto
affetto da emofilia d’affetto benigna e non mortale, che mi ha scaldato il
cuore, senza soluzione di continuità, per tutta la giornata, iniziando alle
00.00 del 25 settembre e terminando alle 00.00 del 26.
Siete stati in tanti,
tantissimi. Via Facebook, via mail, via cellulare, con sms, tramite whasApp,
Viber e chi più ne ha più ne metta.
Che dirvi e che volere
di più da ognuno di voi?
Tra i tutti, scusate
emi se non menziono gli altri, voglio ringraziare Alfonso Roberto Messina per
il fotomontaggio alcolico che mi ha dedicato su Facebook e che voglio
condividere. Per la verità è il primi
regalo di questo tipo che ricevo in vita mia e onestamente mi ha spiazzato
positivamente. Grazie, Alfonso!
Un abbraccio a voi
tutti!
Marco
Marco
Bazzato
29.09.2015
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Marco Bazzato
lunedì 28 settembre 2015
“Volkswagen, l’inquinamento? È Cosa Nostra!”
Ci sta poco da girarci
attorno. È una settimana che godo come un cammello infoiato. Che godo come un
vulcaniano alle prese con il Pon Farr, detto anche “La febbre del sangue”, vedi
episodio di Star Trek TOs, Amok Time del
1968, da quando è scoppiato, partendo dagli Stati Uniti, lo scandalo Volkswagen, sulle autovetture dalle emissioni
taroccate, che come una tempesta di sabbia del Sahara, ha investito
praticamente tutto il mondo motorizzato.
È la goduria di vedere
i nostri amati amici teutonici, che praticamente si sono fatti trovare con le
braghe abbassate e che stanno subendo un atto contronatura di sodomia
planetaria, da parte, non solo dei governi infuriati come bisce, per quanto
avvenuto, ma ormai anche dalle palle iniziano a fumare dei proprietari di
questi modelli, ai quali toccherà per lo meno perdere una mezza giornata, per,
quando sarà il momento, portare il mezzo
taroccato e adulterato, dal concessionario della casa automobilistica, fondata
nel 1937, ai tempi del nazismo, per
volere dello stesso Adolf Hitler, infatti Volkswagen significa “vettura del
popolo”, oggi non certo buona per le tasche di cani e porci, a far rimappare, a spese della Volkswagen, ,
la centralina incriminata di tale burdello.
Ci stanno però una
serie di domande che credo assalgano tutti i lettori. Innanzitutto il silenzio
omertoso dell’Unione Europea, la quale sapeva almeno dal 2013, stando alle
informazioni di stampa, che in alcuni specifici motori a nafta, più bello il
termine nafta, sa più da grande inquinatore, vedi quel bel fumo nero e oleoso
dei trattori o dei motori a nafta degli anni ’80, sputavano dai tubi di
scappamento, gas superiori a quanto dichiarato in fase di omologazione al
banco. Ma come spesso accade con i grandi gruppi industriali a livello
planetario, ci si accorge che la merda inizia a puzzare solo quando il cesso
si tappa e il solido marrone rischia di
cadere sul pavimento, appestando tutto il cesso, emanando soffici effluvi
ammazza olfatto.
Quanti effettivamente
sapevano di questo problema? Sempre stando alle informazioni di stampa, la cosa
era emersa negli Stati Uniti nel 2014, ma si è aspettato come spesso accade, a
discapito della salute pubblica, il momento politico opportuno per ammazzare il
maiale con la macellazione Haal, pardon, per assestare un bel colpo di reni non
solo alla credibilità tedesca, ma soprattutto per tramortire la cancelliera
teutonica, che sembra ormai perdere colpi, peggio di un vecchio motore ad aste
e bilancieri, con tanto di valvole consumate e fasce elastiche contenitive usurate, che consuma olio a più non posso.
Una voce però ancora
non si è fatta sentire: quella degli ambientalisti. Strano, quelli gridano
anche se si piscia fuori dal boccale, se un non si tira lo sciacquone dopo aver
defecato, o se le stalle colme di vacche, emettono gas metano. Ma in questo
frangente? Silenzio assoluto, mutismo. Che abbiano tutti la VW e non vogliano
andarsene via a piedi, magari mostrando al mondo che, da ambientalisti, usano
autovetture a nafta che inquinano più del culo di una vacca?
La cosa più assurda di
tutte è che nessuno al momento ha crocifisso e lapidato l’azienda che ha
prodotto la centralina, che non è la Volkswagen, ma bensì la Bosh, sempre
tedesca. Su di lei nessuno strale, nessuno ha puntato pubblicamente il suo CEO,
i dirigenti e i suoi tecnici, visto che
alla fine, certo, la Volkswagen, ha commercializzato dei veicoli a nafta
inquinanti, ma l’inquinamento sembrerebbe non dovuto tanto ai motori, ma alla
centralina prodotta dalla Bosh, la quale comprendeva benissimo quando il tubo
di scappamento di un mezzo sul rullo della revisione, quando gli veniva
infilato nell’ano la sonda dell’opacimetro, passava in modalità “risparmio”
tenendo le emissioni di gas entro i limiti di omologazione.
Un po’ come fanno
gli adolescenti quando, bravi e beati loro, iniziano a fumare di nascosto e come
troiette infoiate, prima tornare a casa, si appestano di profumo gli abiti,
mettendosi in bocca qualche centinaio Halls Mentho-Lyptus Extra Strong, per
nascondere l’odore sigaretta, dopo essersi fatti fuori un pacchetto di Malboro,
o di Lucky Strike senza filtro, convinti, poveri illusi, che quella cagna da tartufi
della madre, non li senta puzzare, appena entrano a casa, e questi, come
scolaretti che a scuola hanno riempito la turca di carta igienica, cercano
barbare e vili giustificazioni e la madre, sempre più incazzata come una biscia
assetata di sangue e con le fauci colme di veleno, non vede l’ora di prendere a randellate quel suo ovulo
fecondato da, non ricorda nemmeno lei chi, mendaci e falsi come una banconota da 600 mila lire!
L’azienda
produttrice della centralina, stramente tace. Anzi, peggio ancora viene
esentata dal ciclone che ha colpito la Volkswagen. Nessun CEO si è dimesso, in
quanto non poteva non sapere, non sono giunte notizie di indagini interne e
della magistratura tedesca, per capire chi abbia ordinato cosa e chi, tra chi
sapeva che “l’adulterazione” era un reato, abbia taciuto o sia stato fatto
tacere. Ma è chiaro che, come si diceva
ai tempi di Tangentopoli in Italia, “I vertici non potevano non sapere!”.
Perché, diciamocelo, se
a un fornitore esterno, e la Bosh è un fornitore esterno della Volkswagen,
impartisci l’ordine di produrre qualcosa di fraudolento, chi opera direttamente
sulla creazione di questo software, doveva conoscere le leggi dei vari Paesi e
di conseguenza avrebbe dovuto avvisare i suoi superiori che si stava
commettendo un reato. Ma su questo versante, zero assoluto e la cosa di per se puzza
più dello scandalo stesso, perché la Bosh, dati del 2011, ha un fatturato di
51,4 miliardi di Euro, contro i 197 della Volkswagen, del 2013. Quindi si
auspica che le class action che stanno partendo in mezzo mondo, azzannino alla
gola gli utili della Volkswagen, così come quelli della Bosh, essendo
esecutrice materiale della “adulterazione” delle centraline, complice di quanto
avvenuto, visto che è palese che la colpa non è dei motori a nafta Ea189, ma
delle centraline taroccate dalla Bosh.
Parafrasando “The
Godfather” “Il Padrino” di Mario Puzo, ricordando una celebre copertina di un
settimanale tedesco di tanti anni fa, sembra che si sia sparsa la voce che recita:
“Volkswagen, l’inquinamento? È Cosa Nostra!”
Marco
Bazzato
28.09.2015
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giovedì 24 settembre 2015
Scandalo Volkswagen, aforisma!
Henry Ford diceva:
“Quando vedo passare un’Alfa
Romeo, mi tolgo il cappello.”
Ora, senza avere la presunzione di essere costui, affermo:
“ Quando vedo passare una Volkswagen, a scopo
precauzionale, indosso la mascherina!”
Marco Bazzato
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mercoledì 23 settembre 2015
Intervista a Marco Bazzato, pubblicata il 19 settembre 2015, rilasciata al quotidiano nazionale bulgaro “Duma”
Intervista a Marco
Bazzato, pubblicata il 19 settembre 2015, rilasciata al quotidiano nazionale bulgaro “Duma” al giornalista Boris Dankov,
traduzione dall’italiano al bulgaro di Vessela Lulova Tzalova.
L’annuncio
dell’articolo è stato messo in prima pagina, a sinistra, sotto il titolo della
testa e si trova a pagina 10, per poi riprendere e terminare a pagina 29.
- Signor Bazzato come
hai fatto a finire nel nostro paese, e con cosa vi ha attratto la Bulgaria?
Come
per quale motivo? (sorride). Mia moglie
è bulgara e quando ho visitato il Paese per la prima volta, mi è piaciuto nel
suo insieme, nonostante tutte le sue stridenti contraddizioni. Indipendentemente da queste contraddizioni,
sono convinto che i sentimenti che provo
verso questo Paese, sono nate proprio a forti contrasti, che a volte, dal mio
punto di vista, superano la logica della ragione. Alla
base di ciò comunque ci sta al primo posto l’amore.
-
Cosa pensa dei bulgari, per la loro mentalità, carattere nazionale, e spiritualità?
Definire
i bulgari senza cadere negli stereotipi non è facile. Si rischia di scivolare
nei luoghi comuni. Posso dire che in generale hanno apertura mentale e
accettano e ascoltano tutte le opinioni, ma fanno di testa loro, come è giusto
che sia. A differenza di molti italiani, sono più rapidi nel prendere decisioni.
Se al bulgaro stai sullo stomaco, rassegnati. Ma se gli stai simpatico, è
difficile che ti pugnali alle spalle. Se però poi decide di farlo, lo fa
guardandoti negli occhi: insomma, il buon sano sangue balcanico.
- Lei vive qui già da
diversi anni.. Quali caratteristiche bulgare le piacciono di più e quali meno?
Non
è nel mio stile esprimere opinioni estreme, come ad esempio quale
caratteristica bulgara mi piace e cosa
non mi piace, preferisco condividere con voi ciò che continua a stupirmi.
La
costanza e l’impazienza. Sono due facce della stessa medaglia e non si sa mai
quale compaia.
Impazzisco
per la lentezza nel bere il caffè. Così
lentamente che quando un bulgaro beve il caffè, al nettare nero arriva
sicuramente il rigor mortis!
A
tavola, durante l e festività religiose e civili in famiglia, non hanno eguali.
In passato credevo che solo i veneti
mettessero radici sulla sedia, i bulgari, le sedie le bucano addirittura, facendo sprofondare le radici nel pavimento.
Per non parlare della quantità di carni e salumi sulle tavole, dove il
vegetariano o chi fa una dieta povera di grassi, viene visto quasi con
sospetto. Povera gente, cadendo subito nell’elenco dei sospettati. Stavo per dimenticare, sale senza risparmio, acqua
a richiesta, come se berla fosse disdicevole (sorride), come avere un parente
non invitato in casa, tra il gran bazar di vino, rakia, superalcolici, birra e
bevande gassate, che zampillano copiose. Coronarie, pressione arteriosa,
fegato, bile e stomaco quel giorno non festeggiano, pregando di sopravvivere!
- Lei dice che scrive
per necessità interiore e non per vocazione. È veramente così?
Anche
le vocazioni nascono da necessità interiori generate da traumi, conflitti
irrisolti o cicatrici che hanno fatto deviare il percorso dell’esistenza.
All’inizio
ero come l’eruzione dell’Etna, dove il magma, usciva come una colata lavica di
parole.
Con
maturità si cambia. Ma alla base ci sta la necessità, quando le dita iniziano a
prudermi, di far uscire la storia che reclama vita, ma non dovete pensare che
come scrittore mi approfitti della storia, no, la verità è che questa storia
“mi usa” per darle sostanza.
- Lei dice che la scrittura guarisce le sue
ferite e i suoi tormenti personali.
Questo per
Lei
equivale a una sorta di terapia?
Nel
mio caso sicuramente sì, perché è un impegno liberatorio per lo spirito. Non è
obbligatorio essere scrittore professionista, basta avere il desiderio, almeno
un briciolo di talento e sentire il bisogno di esprimere gioie e dolori,
tramite questa forma d’arte, è liberatorio. Non molti sono disposti ad
accettare questa “parto in casa”,e preferiscono il “parto assistito”, cioè è
più facile rivolgersi allo psicologo o allo psicanalista, facendo piangere
l’anima innanzi a costoro, invece che sul foglio bianco.
- Il suo libro "libero arbitrio" è
stato pubblicato in bulgaro nel 2003. Questo è il suo primo libro?
Sì,
Libero Arbitrio” è stato il mio primo libro ed è stato un libro travagliato per
molteplici aspetti. In precedenza scrivevo sotto pseudonimo, quando mi sono
fatto le ossa, ho lasciato posto al mio vero nome.
- Poi di “Il campo del
vasaio, .Mt.27.7, poemi d'amore e
morte",in bulgaro e italiano che ha
ricevuto il Premio Europeo per la poesia a Taranto. Questo libro è dedicato
alla Bulgaria. Perché?
Perché
oggi come allora credo in questo Paese. La Bulgaria, così come l’Italia, li vedo come due vastissimi appezzamenti di terreno nella
penisola balcanica e appenninica, coltivati però macchia di leopardo, dove
crescono, come dappertutto delle malerbe. Entrambi sono terre fertili, ma da
dissodare e da arare, per essere seminati, “senza ogm”, “ricevendone ottimi
raccolti”. In entrambi i Paesi non mancano gli “agricoltori” , ma purtroppo non
tutti sono nei posti giusti e quelli inadeguati preferiscono rimanere
appollaiati sulle loro poltrone, piuttosto che prendere la zappa e andare a
zappare.
- Poco tempo fa è
uscito il romanzo “Aborto d’amore, il cui tema è il diritto alla felicità
personale e la violazione o della
libertà individuali da parte dei mass
media e l'intolleranza della società.
Questa non è che una continuazione del tema del "libero arbitrio"?
Il
tema del “Libero arbitrio”,è sempre presente, anche nei miei romanzi, partendo da
Progetto Emmaus. Ogni essere umano ricerca la felicità personale, ma come per
il libero arbitrio, non sempre abbiamo gli strumenti per usarla al meglio anzi,
spesso ne abusiamo, danneggiando noi stessi e gli altri.
L’intolleranza
è inscritta nell’uomo e quindi della società. Ogni volta che ci illudiamo di
averla debellata, ritorna sotto forma di tolleranza. E la tolleranza non è
altro che intolleranza latente. Prima o poi esplode. Tolleranza, accettazione e
reciprocità non sono sinonimi, e spesso, anche per colpa dei media, sono
utilizzati in modo fuorviante.
- In un suo discorso ha dichiarato che
l'uomo moderno non si discosta molto dall’uomo Neanderthal. Per quale ragione
la pensa così?
L’Uomo
di Neanderthal aveva un pregio: ammazzava e cacciava per sopravvivere e in
scala locale, mentre noi, uomini contemporanei, stiamo distruggendo il pianeta,
ci ammazziamo su scala planetaria, con metodi sempre più sofisticati e
tecnologici. Questa la chiamo evoluzione primitiva.
- In che modo e in quali cose
ci assomigliamo con "homo sapiens
primitivo?"
Per
l’atrocità. Coloro che detengono le redini reali del potere, in quanto mandati
e/o finanziatori occulti, non sono differenti
delle scimmie che frantumavano le ossa dei loro nemici nel film di Stanley Kubrik, “2001 – Odissea nello Spazio”, del 1969.
Forse
per il bene del Pianeta, l’Homo Sapiens Sapiens dovrebbe essere sostituito da
una specie umana eticamente ed empaticamente più evoluta e non votata all’autodistruzione.
Il fatto che l’umanità è giunta fino ad oggi, non significa che ci sarà domani.
- Pensa che siamo “subdolamente
forti verso i deboli e rigidamente servili i forti" servili e ossequiosi
al "cosiddetto potente." Giusto?
Basta
vedere come vanno le cose a livello politico europeo. Le direttive che
provengono dall’Unione Europea si accettano proni dai politici locali, non importa di quale
nazionalità o schieramento. Mi chiedo,
all’epoca quanti parlamentari italiani, ma non solo, si sono letti prima di
approvarlo, quasi all’unanimità, il Trattato di Lisbona, la Costituzione
Europea? Gli Stati hanno ceduto, senza consultare i cittadini, grosse fette di
sovranità nazionale. Questo è solo uno degli esempi riferiti a “deboli con i
forti e forti con i deboli”.
-
Cosa ne pensi della violenza come
caratteristica dell'uomo moderno?
Siamo
tutt’ora in preda a passioni che non sappiamo o peggio non vogliamo controllare,
perché razionalità, intelligenza emotiva ed empatia, non sono tra gli istinti
primitivi e primordiali della specie umana.
-
Siamo testimoni di guerre senza fine e di una nuovo "grande esodo di
popoli". Fino a dove si giungerà, se il mondo continua a muoversi in
questa spirale pericolosa?
Era
stato previsto tutto trent’anni fa. All’epoca un missionario comboniano mi
disse che se non si smetteva di depredare Africa e Medio Oriente, quelle
popolazioni si sarebbero riversate in Europa. La realtà oggi è innanzi ai
nostri occhi. Senza contare che il nuovo business grigio all’interno dell’
Unione Europea come ad esempio la nuova e moderna impresa quella dei centri di
accoglienza, , fatto con i denari dei fondi europei, che
drena risorse, che sono linfa vitale agli stesi cittadini europei. Alla
fine però quelli che alla lunga pagheranno i costi più elevati, saranno non
solo i Paesi che continuano ad essere destabilizzati da fuori, ma anche l’Europa e gli europei stessi.
- Cosa ne pensi
del futuro dell'Europa - della Bulgaria e l'Italia?
L’Unione
Europea adesso è come vecchia Moskvitch che emette un eccesso di anidride
carbonica nell’aria. È un nodello superato, ma nessuno sa, o peggio, vuole
aggiornarla, rendendola più economica, impegnando meglio i denari dei cittadini
europei, bulgari e italiani compresi.
L’Italia
ha perso molta dell’attrattiva che aveva in passato e come la Bulgaria oggi,
non riesce a esprimere tutte le sue potenzialità, nonostante il patrimonio
naturale e culturale di prim’ordine, e non per caso Plovdiv e Matera saranno le
due capitali della cultura nel 2019. Questa occasione non deve essere un punto
di arrivo, ma di partenza per aumentare l’interesse anche verso altre città
bulgare. Si devono trovare modi per attirare ancor di più turisti stranieri,
che con lo stesso desiderio con il quale visitano l’Italia, inizieranno a
visitare anche la Bulgaria per poter davvero conoscerla ed apprezzarla.
Una
cosa che mi ha fatto rammaricare e questo rammarico prosegue anche oggi è che la Bulgaria abbia perso l’occasione con l’Expo
di Milano. Mi spiace per il mancato ritorno economico che il Paese avrebbe
potuto avere, sia nel campo del turismo, così
come in altri settori, che il Paese avrebbe potuto avere, se fosse stato
presente in un così alto consesso mondiale.
-
È
ottimista o pessimista sul futuro
del mondo?
Indipendentemente
da tutto sono un ottimista, e mi piacerebbe che la specie umana di domani fosse
migliore di quella passata. Però…
- Qual è il tuo motto come
scrittore?
Il
foglio bianco è la mia malattia, la penna è la mia cura.
- Grazie.
Grazie
a Lei.
Vedi link al sito bulgaro
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lunedì 31 agosto 2015
Coppia uccisa a Palagonia, la colpa morale è del governo italiano e dell’Unione europea?
Quello non è un profugo, ma un clandestino. La figlia dovrebbe chiedere la messa in stato di accusa del Primo Ministro, Matteo Renzi, del Ministro degli Interni,Angelino Alfano, di quello degli Esteri, Paolo Gentiloni e anche dell’Alto rappresentante dell’Unione degli Affari Esteri della politica di Sicurezza – carica che puzza tanto da Impero Klingon , anche se i Klingon ai clandestini, che sbarcavano illegalmente nel loro pianeta, veniva usata contro costoro la Batlet ai tempi di Kahless l’invincibile– , Federica Mogherini, per concorso morale in immigrazione clandestina.Da un mio commento nella mia pagine di FacebookCi sta poco da girarci attorno, il barbaro duplice omicidio commesso pochi giorni addietro da un sedicente profugo, uno scroccone , per usare un eufemismo morbido, di immigrato irregolare – clandestino – che ruba, fosse l’unico in tutta Italia, agli aventi dritto un posto dove mangia, beve e non fa un cazzo tutto il giorno, a Cara di Mieno, prendendosi anche il lusso di impiegare il suo tempo inutile, andando ad ammazzare due vecchi, per derubarli.Ma quanti sono gli scrocconi di questo tipo che si spacciano per profughi con la complicità in primis degli altri vertici dello Stato italiano, delle istituzioni europee, e delle cooperative “No-Profit” dove il vero guadagno sta nei grandi numeri dei NON aventi diritto?Questi due morti devono necessariamente ricadere sulle coscienze di questi politici, assolutamente disinteressati ad arrestare l’onda, non di profughi,ma di clandestini a tutti gli effetti che ormai cingono d’assedio non solo l’Italia ma l’Europa intera.Il vero business, checché ne dicano i buonisti del politicamente corrotto, quelli con le pezze al culo, non sta nell’accoglienza dei profughi, quelli sono una percentuale assai minore,ma il business, il vero guadagno,il vero lucro sta nell’accoglienza degli imbucati alla festa, dei migranti economici che si spacciano per profughi e che andrebbero gettati fuori dai confini dell’Unione Europea, appena identificata la nazionalità e la provincia di provenienza. Mentre invece, anche se si sa già tutto, ancora per il lucro, o per le false scuse umanitarie, si preferisce tenersi in seno delle vipere succhia mammelle, che drenano denari dei cittadini comunitari.Razzismo? No, fatti.Pochi giorni fa mi scambiavo alcun messaggi con giornalista su Facebbok, il quale tirava fuori, a proposito dell’immigrazione dall’Africa, la solita solfa dei veneti che erano andati in Sud America e che interi paesi anche oggi in Argentina, parlino in dialetto veneto. Verissimo, ma quando gli ho fatto notare che i veneti non erano profughi, ma immigrati economici, giunti legalmente, non con navi che venivano a prenderseli praticamente quasi dentro le acque territoriali italiane, e che non ricevevano, tramite le cooperative che oggi ci lucrano sopra, alcun sostengo economico, mi ha cambiato discorso, tirando fuori la solita solfa del razzismo.In molti si staranno chiedendo ma cosa diavolo serve un Alto Rappresentante dell’Unione degli Affari Esteri della politica di Sicurezza, nel nostro caso l’Italiana Federica Mogherini, se l’Unione Europea non riesce a stipulare accordi di rimpatrio dei migranti economici con i Paesi extra Ue, insomma, extracomunitari, accordi di cui poi basterebbe la ratifica – a scatola chiusa come tanto fanno sempre, da parte dei singoli parlamenti nazionali dell’UE, sveltendo le pratiche e quindi i relativi costi di rientro, sul modello statunitense, togliendo l’assurda clausola del rimpatrio volontario degli irregolari, illegali o clandestini che dir si voglia? Non serve cedere sovranità nazionale per fare questo, basterebbe la ratifica dei singoli Paesi, ma evidentemente le soluzioni semplici non piacciono a nessuno, perché ci sta troppo da perdere a livello economico e poco da guadagnare per chi è impegnato nell’enorme business europeo dell’accoglienza.Questi due morti, piaccia o no, ricadono nelle coscienze di chi continua a dormire sugli allori, tanto poi i lutti umani e costi sociali vengono scaricati sui cittadini, visto che alla fine non esistono dati e cifre certe sul volume annuale degli stanziamenti dei fondi Ue, per tutti gli Stati e per ogni singolo Stato, per l’accoglienza dei profughi veri e imbucati illegali.In questi due file pdf Migrazione e Asilo e Frontiere e Sicurezza, della Commissione Europea, sono assai esaustivi, per comprendere l’Unione Europea stessa e per chiedersi, come mai innanzi a tanto predicare bene a parole, negli atti pratici, poi nei fatti,vista l’immigrazione di immigrati economici incontrollata, la realtà sia assai diversa, rispetto ai postulati teorici?Marco Bazzato31.08.2015
venerdì 28 agosto 2015
Dario Fo, “La figlia del papa” in Bulgaria
Ultima fatica della traduttrice bulgara Vessela
Lulova Tzalova, “La figlia del Papa” del Premio Nobel per la letteratura,Dario
Fo, nella versone bulgara, su scelta
dell’editore, Bard, di Sofia, Bulgaria, intitolato: “Lucrezia Borgia”
Sopra la copertina dell’edizione bulgara
In basso la copertina originale italiana.
Foto dalla rete
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traduzioni,
Vessela Lulova Tzalova
sabato 22 agosto 2015
Anniversario di matrimonio
Oggi, 22 agosto 2015 io
e mia moglie festeggiamo l’anniversario delle nostre nozze, dieci anni assieme
alla mia “ciupettina!”. Questo è il vezzeggiativo che uso in privato con lei.
Grazie a tutti coloro
che ci hanno fatto i loro auguri, nelle forme e nei modi che hanno ritenuto più
opportuni.
E sono felice di
condividere questa mia gioia e questo mio amore quotidiano con tutti voi, miei
fedeli lettori e lettrici.
Marco
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lunedì 17 agosto 2015
Trucchi e segreti per tradurre Camilleri, Intervista di BookBank libri in Lingua
La scrittrice e traduttrice Vessela Lulova Tzalova ci spiega quali tecniche utilizza per far rendere la lingua vernacolare usata da Camilleri anche in bulgaro.
Signora Tzalova, grazie per la disponibilità e complimenti per il suo lavoro sui libri del commissario Montalbano. Partiamo proprio da Camilleri.
Partiamo proprio da Camilleri. Quanto è stato difficile rendere la “lingua” siciliana in bulgaro?
Tradurre i romanzi di Andrea Camilleri può apparire a primo acchito una fatica di Sisifo, però, quando ci si addentra all’interno della cultura siciliana, della lingua, degli usi e dei costumi, quelle che appaiono come difficoltà insormontabili, man mano che il lavoro procede, si dissipano, trasformandosi in un testo fruibile al lettore della lingua di arrivo.
Certo, è un lavoro di “chirurgia linguistica” in quanto sono necessarie ampie conoscenze legate alla specificità del nuovo linguaggio creato dall’autore, per trasporlo dal siculo-italiano a una lingua non romanza come è il bulgaro. Camilleri mette alla prova persino i propri connazionali non siciliani, non risparmiando, certamente, neanche il traduttore, quasi costringendolo ad andare oltre i limiti che fino a prima gli parevano come invalicabili.
Tradurre i romanzi di Andrea Camilleri può apparire a primo acchito una fatica di Sisifo, però, quando ci si addentra all’interno della cultura siciliana, della lingua, degli usi e dei costumi, quelle che appaiono come difficoltà insormontabili, man mano che il lavoro procede, si dissipano, trasformandosi in un testo fruibile al lettore della lingua di arrivo.
Certo, è un lavoro di “chirurgia linguistica” in quanto sono necessarie ampie conoscenze legate alla specificità del nuovo linguaggio creato dall’autore, per trasporlo dal siculo-italiano a una lingua non romanza come è il bulgaro. Camilleri mette alla prova persino i propri connazionali non siciliani, non risparmiando, certamente, neanche il traduttore, quasi costringendolo ad andare oltre i limiti che fino a prima gli parevano come invalicabili.
Il traduttore non deve mai scordare di essere al servizio dell’opera, rimanendo il più fedele possibile allo spirito originale.
Entrando nel dettaglio è necessario premettere che la Bulgaria a differenza dell’Italia è una nazione linguisticamente molto unita; per questo ho scelto di non utilizzare quasi nessuna parola dei dialetti bulgari (conosciuti da poche persone delle rispettive zone e che non possono essere considerati dialetti-lingue come sono alcuni dialetti italiani) per trasporre il siciliano. Su questa decisione non sono scesa a compromessi, poiché a mio parere ogni lettore di qualsiasi regione della Bulgaria andava messo nelle condizioni di comprendere appieno ciò che legge.
Personalmente mi sento molto affine in questo con le parole di Moshe Kahn, il traduttore tedesco di Camilleri, il quale disse che “il dialetto di una lingua non può essere trasmesso con il dialetto di un’altra lingua, così resta solo la possibilità di tradurre nella lingua letteraria tedesca ma con ricche sfumature”. Nel nostro caso, nella lingua letteraria bulgara.
Tradurre dall’italiano standard al bulgaro standard, come per ogni traduzione, presuppone gradi di difficoltà differenti, ma nel caso di Camilleri si va oltre, in quanto il suo linguaggio non può essere incasellato all’interno di un linguaggio e di uno stile statico e monocorde. Per le sue storie e i suoi personaggi ho scelto diversi livelli espressivi della lingua bulgara: il registro elevato, il familiare, il letterario, in quanto nella traduzione si è “obbligati” a muoversi sullo stesso piano dell’autore, ma nel frattempo senza mai trascurare le modulazioni linguistiche dettate dalla lingua bulgara.
Ho fatto sì, quindi, che la traduzione di ogni opera di Camilleri si muovesse nella medesima diversità creata dall’autore. Ai vari personaggi presenti nei romanzi della serie di Montalbano ho dato un timbro e una ritmica differente. Al commissario – un linguaggio familiare, elevato, burocratico, ma mai servile. Livia (che arriva dal Nord Italia) – un linguaggio altezzoso, privo di inflessioni, pulito, senza alcun tipo di increspature. Mentre ad Adelina e Catarella, due personaggi assai ruspanti, mi sono sbizzarrita, trovando soluzioni peculiari, giocando con frasi e parole dialettali note a livello nazionale e dando vita a vere e proprie storpiature linguistiche e lessicali, soprattutto con Catarella. A riguardo le parolacce, ad esempio, dire “cornuto” in italiano o in bulgaro è la stessa cosa, mentre per altri termini volgari mi sono attenuta alla regola non scritta la quale enuncia che certi limiti e certi epiteti non vanno superati, ma contestualizzati secondo la lingua di arrivo. In altri punti ho lasciato la parola originale, cioè in siciliano, poi l’ho tradotta tramite note a piè pagina, dando così al lettore la possibilità di immergersi per alcuni brevi istanti nelle colorite e variegate espressioni siciliane.
Alla fine più che difficile, senza volere essere immodesta, la traduzione è stata una sfida. È stata come avere innanzi un grande cruciverba della Settimana Enigmistica, dove tutte le caselle della traduzione del romanzo in siculo-italiano dovevano essere riempite con le adeguate parole nella lingua di arrivo, rispettando appieno lo stile, lo spirito originario e originale dell’autore.
Ed è per queste opportunità che mi sono state date, debbo un ringraziamento particolare anche alla Casa Editrice Knigopis, nella persona di Gheorghi Alexandrov.
Personalmente mi sento molto affine in questo con le parole di Moshe Kahn, il traduttore tedesco di Camilleri, il quale disse che “il dialetto di una lingua non può essere trasmesso con il dialetto di un’altra lingua, così resta solo la possibilità di tradurre nella lingua letteraria tedesca ma con ricche sfumature”. Nel nostro caso, nella lingua letteraria bulgara.
Tradurre dall’italiano standard al bulgaro standard, come per ogni traduzione, presuppone gradi di difficoltà differenti, ma nel caso di Camilleri si va oltre, in quanto il suo linguaggio non può essere incasellato all’interno di un linguaggio e di uno stile statico e monocorde. Per le sue storie e i suoi personaggi ho scelto diversi livelli espressivi della lingua bulgara: il registro elevato, il familiare, il letterario, in quanto nella traduzione si è “obbligati” a muoversi sullo stesso piano dell’autore, ma nel frattempo senza mai trascurare le modulazioni linguistiche dettate dalla lingua bulgara.
Alla fine più che difficile, senza volere essere immodesta, la traduzione è stata una sfida. È stata come avere innanzi un grande cruciverba della Settimana Enigmistica, dove tutte le caselle della traduzione del romanzo in siculo-italiano dovevano essere riempite con le adeguate parole nella lingua di arrivo, rispettando appieno lo stile, lo spirito originario e originale dell’autore.
Ed è per queste opportunità che mi sono state date, debbo un ringraziamento particolare anche alla Casa Editrice Knigopis, nella persona di Gheorghi Alexandrov.
Ha conosciuto personalmente Camilleri? E quanto è importante in generale per un traduttore confrontarsi con l’autore?
No, non ho avuto al momento questo onore. Posso dire però che l’ho conosciuto tramite Valentina Alferj, la sua segretaria. La quale gentilmente ha girato al Maestro Camilleri le mie domande in quei punti che al momento mi apparivano controversi, dissipandomeli immediatamente.
Il confrontarsi con l’autore, quando si traduce, sarebbe essenziale. Purtroppo per cause diverse tutto ciò non sempre è possibile. Fino a questo momento però posso dire che sono stata fortunata, perché oltre al Maestro Camilleri, altri scrittori, in modi differenti, mi hanno dato il loro supporto e di questo, anche se sono passati anni, voglio ancora ringraziarli.
In ogni caso da tempo ho fatto mio il pensiero di Delphine Gay de Girardin, la quale disse: “Quel tale si crede Kant perché l’ha tradotto.” , in quanto credo che autore e traduttore, durante la traduzione di un opera letteraria, vivono quasi una specie di simbiosi, ma il traduttore non deve mai scordare di essere lo strumento, il mezzo, per rendere godibile l’opera in una lingua diversa da quella dell’autore, e quindi è al servizio dell’opera, rimanendo il più fedele possibile allo spirito originale.
No, non ho avuto al momento questo onore. Posso dire però che l’ho conosciuto tramite Valentina Alferj, la sua segretaria. La quale gentilmente ha girato al Maestro Camilleri le mie domande in quei punti che al momento mi apparivano controversi, dissipandomeli immediatamente.
Il confrontarsi con l’autore, quando si traduce, sarebbe essenziale. Purtroppo per cause diverse tutto ciò non sempre è possibile. Fino a questo momento però posso dire che sono stata fortunata, perché oltre al Maestro Camilleri, altri scrittori, in modi differenti, mi hanno dato il loro supporto e di questo, anche se sono passati anni, voglio ancora ringraziarli.
In ogni caso da tempo ho fatto mio il pensiero di Delphine Gay de Girardin, la quale disse: “Quel tale si crede Kant perché l’ha tradotto.” , in quanto credo che autore e traduttore, durante la traduzione di un opera letteraria, vivono quasi una specie di simbiosi, ma il traduttore non deve mai scordare di essere lo strumento, il mezzo, per rendere godibile l’opera in una lingua diversa da quella dell’autore, e quindi è al servizio dell’opera, rimanendo il più fedele possibile allo spirito originale.
Vessela Lulova Tzalova traduttrice in bulgaro di Camilleri
Ha tradotto altri autori italiani? La letteratura italiana è apprezzata in Bulgaria?
Nel corso della mia carriera, accanto ad alcuni scrittori considerati minori o poco conosciuti, ho tradotto tra le altre alcune opere di Valerio Massimo Manfredi, Sveva Casati Modignani, Danila Comastri Montanari, Pierdomenico Baccalario – Ulysses Moore. Ma non posso non menzionareCarlo Collodi, con Pinocchio, La Casta di Rizzo e Stella, dove la Bulgaria è stata l’unico Paese estero, almeno all’epoca, in cui il saggio politico è stato pubblicato; e di prossima uscita, Dario Fo.
La letteratura italiana è sempre stata apprezzata in Bulgaria. I classici italiani si studiano nelle scuole dell’obbligo, nei licei e nelle università. I lettori bulgari però sono voraci anche di novità, di nuovi autori e quindi guardano agli scrittori italiani con un occhio particolarmente interessato, e gli editori cercano di stare al passo, venendo incontro ai loro gusti eterogenei.
Nel corso della mia carriera, accanto ad alcuni scrittori considerati minori o poco conosciuti, ho tradotto tra le altre alcune opere di Valerio Massimo Manfredi, Sveva Casati Modignani, Danila Comastri Montanari, Pierdomenico Baccalario – Ulysses Moore. Ma non posso non menzionareCarlo Collodi, con Pinocchio, La Casta di Rizzo e Stella, dove la Bulgaria è stata l’unico Paese estero, almeno all’epoca, in cui il saggio politico è stato pubblicato; e di prossima uscita, Dario Fo.
La letteratura italiana è sempre stata apprezzata in Bulgaria. I classici italiani si studiano nelle scuole dell’obbligo, nei licei e nelle università. I lettori bulgari però sono voraci anche di novità, di nuovi autori e quindi guardano agli scrittori italiani con un occhio particolarmente interessato, e gli editori cercano di stare al passo, venendo incontro ai loro gusti eterogenei.
Quanto è valorizzato il lavoro di traduttore?
Purtroppo non come si dovrebbe. Infatti, a parole molti sono bravi a fare complimenti, ma poi nei fatti, soprattutto per quanto riguarda gli editori, non tutti, apprezzano il lavoro di pazienza certosina che sta dietro ad una traduzione letteraria, dove accade che per badare al risparmio, a discapito della qualità e della professionalità acquisita nel corso degli anni da parte dei traduttori esperti, molte opere vengono tradotte da soggetti privi di esperienza, i quali forniscono traduzioni scadenti o non all’altezza dell’opera originale, specie se di prestigio, danneggiando così l’opera, pregiudicandone un possibile successo commerciale.
Se poi entriamo nel dettaglio di quanto viene monetizzato il lavoro di un traduttore, questo lavoro artistico dovrebbe essere maggiormente remunerato. Infatti, il vero ginepraio è la contrattualistica, dove ogni editore può proporre al traduttore qualsiasi tipo di contratto, anche contratti che non tengono conto delle nuove tecnologie, le relative percentuali riferite al mercato non solo cartaceo ma anche digitale, o peggio ancora, “costringendo”, in quanto il traduttore è considerato la figura più debole, a cedere per sempre all’editore i diritti di traduzione, utilizzandolo come un semplice fornitore di servizi esterni, ignorando volutamente la legge sul diritto d’autore del traduttore.
E purtroppo in questi casi le associazioni di categoria fanno assai poco, o non vogliono fare nulla. Per modificare questa situazione, andrebbe, secondo me, regolamentata a livello nazionale o addirittura europeo.
Purtroppo non come si dovrebbe. Infatti, a parole molti sono bravi a fare complimenti, ma poi nei fatti, soprattutto per quanto riguarda gli editori, non tutti, apprezzano il lavoro di pazienza certosina che sta dietro ad una traduzione letteraria, dove accade che per badare al risparmio, a discapito della qualità e della professionalità acquisita nel corso degli anni da parte dei traduttori esperti, molte opere vengono tradotte da soggetti privi di esperienza, i quali forniscono traduzioni scadenti o non all’altezza dell’opera originale, specie se di prestigio, danneggiando così l’opera, pregiudicandone un possibile successo commerciale.
Se poi entriamo nel dettaglio di quanto viene monetizzato il lavoro di un traduttore, questo lavoro artistico dovrebbe essere maggiormente remunerato. Infatti, il vero ginepraio è la contrattualistica, dove ogni editore può proporre al traduttore qualsiasi tipo di contratto, anche contratti che non tengono conto delle nuove tecnologie, le relative percentuali riferite al mercato non solo cartaceo ma anche digitale, o peggio ancora, “costringendo”, in quanto il traduttore è considerato la figura più debole, a cedere per sempre all’editore i diritti di traduzione, utilizzandolo come un semplice fornitore di servizi esterni, ignorando volutamente la legge sul diritto d’autore del traduttore.
E purtroppo in questi casi le associazioni di categoria fanno assai poco, o non vogliono fare nulla. Per modificare questa situazione, andrebbe, secondo me, regolamentata a livello nazionale o addirittura europeo.
Qual’è lo stato del mercato dei libri e si sente di suggerire qualche autore bulgaro?
La crisi economica non ha risparmiato nemmeno il settore editoriale bulgaro, anche se i bulgari sono sempre stati dei grandi amanti della lettura in generale. Negli ultimi anni purtroppo però si traducono e si pubblicano principalmente opere di autori che hanno vinto premi letterari nazionali ed europei, emarginando de facto quelli che potrebbero essere gli autori meritevoli, i quali non avendo “santi in Paradiso” sono letteralmente lasciati cadere nell’oblio, salvo poi, come a volte accade, ricevere una rivalutazione postuma.
A mio avviso, le due scrittrici bulgare della nuova generazione che andrebbero valorizzate anche in Italia sono Nellie Nedeva, che attualmente vive in Nuova Zelanda, con il romanzo La donazione, e Silvia Tomova, con i suoi romanzi Pelle, Tito di Nicomedia e l’ultima opera di prossima uscita, Il tipografo.
Vorrei infine ringraziare il sito BookBank.it per questa intervista e per le Sue domande interessanti.
Tutti i libri di Camilleri e Tzalova in bulgaro e sono disponibili presso BookBank.
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Vessela Lulova Tzalova
martedì 16 giugno 2015
Individual italian lessons online, whit italian mother tongue teacher
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participant. Saturday and Sunday!
The t teacher
is happy to present you the new Italian online courses has started to
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Individual italian lessons offers all students a 45
minute lesson free, to see if the teacher likes and if the student interested
in the method. If the student decides to do the course, following the payment,
you will receive two hours of lessons, 90 minutes free.
or call the numner: 00359 893329799, sms at WhatsApp e/o Viber.
The teacher offer six levels of courses, from Beginners
to Advanced, using as a guide the Common European Framework of Reference
for Languages (CEFR) designed by the Council of Europe.
Common European Framework of Reference for Languages
Level
A1 Breakthrough or beginner
Can understand and use familiar everyday expressions
and very basic phrases aimed at the satisfaction of needs of a concrete type.
Can introduce him/herself and others and can ask and
answer questions about personal details such as where he/she lives, people
he/she knows and things he/she has.
Can interact in a simple way provided the other person
talks slowly and clearly and is prepared to help.
A2 Way stage or elementary
Can understand sentences and frequently used
expressions related to areas of most immediate relevance (e.g. very basic
personal and family information, shopping, local geography, employment).
Can communicate in simple and routine tasks requiring
a simple and direct exchange of information on familiar and routine matters.
Can describe in simple terms aspects of his/her
background, immediate environment and matters in areas of immediate need.
B1 Threshold or
intermediate
Can understand the main points of clear standard input
on familiar matters regularly encountered in work, school, leisure, etc.
Can deal with most situations likely to arise while
traveling in an area where the language is spoken.
Can produce simple connected text on topics that are
familiar or of personal interest.
Can describe experiences and events, dreams, hopes and
ambitions and briefly give reasons and explanations for opinions and plans.
B2 Vantage or upper intermediate
Can understand the main ideas of complex text on both
concrete and abstract topics, including technical discussions in his/her field
of specialization.
Can interact with a degree of fluency and spontaneity
that makes regular interaction with native speakers quite possible without
strain for either party.
Can produce clear, detailed text on a wide range of
subjects and explain a viewpoint on a topical issue giving the advantages and
disadvantages of various options.
C1 Effective operational proficiency or advanced
Can understand a wide range of demanding, longer
texts, and recognize implicit meaning.
Can express ideas fluently and spontaneously without
much obvious searching for expressions.
Can use language flexibly and effectively for social,
academic and professional purposes.
Can produce clear, well-structured, detailed text on
complex subjects, showing controlled use of organizational patterns, connectors
and cohesive devices.
C2 Mastery or proficiency
Can understand with ease virtually everything heard or
read.
Can summarize information from different spoken and
written sources, reconstructing arguments and accounts in a coherent
presentation.
Can express him/herself spontaneously, very fluently
and precisely, differentiating finer shades of meaning even in the most complex
situations.
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sabato 18 aprile 2015
Laura Boldrini contro l’obelisco
È triste dirlo
ma non ci si abitua mai alle intemperanze e alle uscite estemporanee fuori
luogo del Presidente, sì Presidente, non Presidentessa come vorrebbe lei,
stravolgendo la tradizione linguistica italiana, la quale ha dichiarato, a
margine di un incontro con dei vecchi partigiani, che l’obelisco del Foro
Italico, che porta la scritta “Dux”, andrebbe “sbianchettato”, anche se qualche
vecchio partigiano integralista, nostalgico anche di quelle che furono gli anni
della Volante Rossa[1],
vorrebbe abbatterlo!
È strano, perché
proprio in questi mesi gli uomini dell’Isis stanno facendo una cosa analoga, a
suon di martellate contro tutti i simboli pagani, nei luoghi sacri, musei
archeologici, siti storico nei territori da loro conquistati e questo punto,
giocoforza, sorge un parallelismo: l’epoca fascista è per la comunista Boldrini
uguale al paganesimo di matrice islamica? Perché altrimenti non si spiegherebbe
altrimenti il suo desiderio di distruggere o cancellare la storia de nostro
Paese, solo per dar retta ad un gruppo di senescenti con il pannolone e l’arteriosclerosi,
tirati fuori non si da dove e rianimati in che modo, per l’abbisogna. Ma prima
o poi estingueranno tutti i partigiani, come si sono estinti i Cavalieri di
Vittorio Veneto[2],
che oggi manco vengono più ricordati quasi di striscio! Anche se ad onor di
storia la I guerra mondiale ci ha visti vincitori, mentre la II, sconfitti..
visto che i partigiani di sinistra tifavano per Stalin a quel tempo!
Che piaccia o
no, l’odierna Repubblica italiana, nasce sulle basi anche Istituzionali del
ventennio fascista, che a sua volta fonda le sue radici nell’Unità d’Italia e
lo Statuto Albertino. È un’amara verità, ma è la verità.
Molte delle strutture e delle infrastrutture italiane
sono state progettate e edificate proprio durante il “famigerato?” ventennio
fascista e che alla Boldrini non vada giù, stanno ancora lì e a questo punto
seguendo la logica del suo ragionamento andrebbero abbattute.
Per assurdo si
potrebbe anche essere d’accordo, seguendo l’illogicità del suo modus operandi
intellettivo, ma devono essere abbattute tutte, non solo simbolicamente, ma
distrutte, bruciate, incendiate, demolite a colpi di spingarde o usando aerei
da caccia, strade, autostrade, palazzi, usando gli artificieri esperti nelle
demolizioni controllate… e poi sarebbe interessante vedere cosa rimarrà in piedi,
chiaramente sgomberando coloro che hanno in affitto o in proprietà una casa o
che vivono dentro un palazzo costruito durante il fascismo, Palazzo di
Giustizia di Milano[3]
compreso, in quanto costruito dal 1932 al 1940, in pieno regime fascista!
Naturalmente
andrebbero smantellate tutte le Istituzioni anche previdenziali, usate tutt’oggi,
da milioni di italiani, comunisti, anche antifascisti, ai quali andrebbero tolte eventuali pensioni,
agevolazioni, o quant’altro, visto che queste Istituzioni hanno in se il
peccato originale, il seme marcio e dannato del ventennio fascista, ma si sa,
per i comunisti radical chic,il denaro non puzza e non importa quali siano
le sue origini.
Credo che a molti, visto l’intolleranza atavica del Presidente
della Camera, si chiedano come la Boldrini possa continuare a calcare le aule
parlamentari, sapendo benissimo che in ogni angolo la presenza del fascismo è
ancora forte e vivida all’interno dei muri, come fantasmi che continuano ad
aleggiare nell’aria?
Nota finale: la
Boldrini ha appena affermato che lei non “Ha mai detto di volerlo abbattere”[4]
ma il senescente che stava con lei al raduno nell’”ospizio” della Camera dei
Deputati, manco l’ha zittito il vegliardo che aveva detto una fregnata[5]…e
in Italia e soprattutto in politica,, si sa, chi tace acconsente!
Marco Bazzato
18.04.2015
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