domenica 4 agosto 2013
Sandro Bondi: «Rischio guerra civile!»
Ormai sembra una gara a chi la spara più grossa, a chi ha il
cazzo più lungo o a chi di qunado va in cesso a cagare fa lo stronzo più
somigliante ad un palo di mandingo,
pesandolo ed esponendolo all’ammirazione estasiata dei fan. Infatti, dopo la
condanna di Berlusconi Silvio, è meglio chiamarlo con il suo cognome e nome,
come si fa nellrl aule di giustizia, che i servi del pregidicato sembrano
letteralmente fuori di cotenna, rilasciano farnetiticanti dichiarazoni ai
gioristi, non diverse da quelle che i cospiratori si scambiano “nei peggiori
bar di Caracas” tra sigari Avana e rum, con l’apoteosi l’ha faggiunta
l’apostata comunista Sandro Bondi, che
ha paventato il «Rischio guerra civile!».
Personalmente l’idea di una guerra civile in Italia potrebbe
essere anche una prospettiva affascinate, questa manca dalla fine della seconda
guerra mondiale, quando con la caduta del fascismo ci stavano le vendette
private, il più delle volte guarda caso volute dagli ex compagni comunisti di
Sandro Bondi. Evidentemente è nel sangue dei rossi l’idea di destabilizzare in
un modo o in un altro l’ordine costituito, ma oggi, per fortuna o sfortuna, non
vedo che gli adepti o i seguaci della setta politica denomiminata PDL scendano
in pizza imbracciando un fucile, un mitragliatore semiautomatico, per salvare
il culo ad un pregiudicato. Essere del PDLcome essere della Lega, del Movimento
Cinque Stelle, di Lista Civica, di Fratelli
d’Italia, del PD o del SEL, non necessariamente significa essere degli
oligofrenici guerrafondai, anche se in tutti i partiti l’idea esistono le
frange estreme e radicali che adornano menanre le mani come al tempo della
buoanima e comunisti o i postcomunisti non si sono mai tirati indietro manco
loro, anzi, hanno sempre fatto la loro porca parte!
La guerra civile paventata dal Bondi ci potrebbe anche
stare, ma ad una condizione, ossia che i gerarchi del PDL, femmine comprese,
combattano in prima linea, vadano in trincea, armi alla mano e baionetta tra i
denti, pronti a sparare, sventrare, squartare e le femmine, solo se belle fighe
che combattono nude, mentre i cessicol burqua, per non spaventare i bambini,
siano pronte a farsi violentare a subire
ogni genere di sevizie sessuali e psicologiche, pur di passare da vittime da
quei cattivoni che voglioono mandare via dal Senato il pregiudicato Berlusconi
Sivlio.
E poi ce li vediamo gli italiani combattersi a morte per la
causa del pregidicato? Certo ci sono stati cieci milioni di – omissis – che hanno creduto per quasi un ventennio
all’oggi pregiudicato Berlusconi Silvio, ma ce ne sono altrettanti che
continuano a credere che il PD si il partito della classe operaia, dei più
deboli. ìAh, sì in questo caso devonoessere immigrati clandestini di
colore, rom o al massimo omosessuali, il tutto come apparenze, perchè poi come
sostanza, al pari de PDL cista l’interesse della grande industria, delle banche
e della finanza. In totale questi quasi
ventimilioni di elettori, plagiati psicologociamente o dall’uno o dall’altro politico,
invece di darsele di santa ragione, dovrebbero fare un bel karakiri collettivo,
sventrandosi gli addomi nelle pubbliche piazze, diventando tante torce umane
stile bonzi o in tanti Ian Palach, patriota cecoslomucco, pardon cecoslovacco.
Ma alla fine sono venti milioni e più – omissis – senza i – omissis!
No, gli italiani sono troppo codardi, stanno ancora troppo
bene, nonostante la crisi economica per andare in piazza a manifestare, per farsi
prendere a manganellate dalle forze della polizia, non hanno i – omissis – per trasformare le strade in un campo di
battaglia siriano, libico, egiziano, per comattere porta a porta, per fare i
cecchini, come a Sarayevo, attualmente non ci sta un un Ratko Mladić, non hanno
le palle per creare nello stivalale una nuova
Srebrenica, non abbiamo truppe paramilitari nello stile tigri di Arkan...
Così anche per questo l’Italia dimostra la sua arretratezza culturale e gli
italiani di oggi manifestano la viltà e l’incapacità di combattere per una
buona causa, per il bene della nazione, anche se combattere per un miliardario
pregidicato, sceso in campo nel 1994 per salvarsi il – omissis – certo non è una buona causa, anzi, sarebbe dei
– omissis – se lo facessero!.
Morire per il pregiudicato Berlusconi Silvio? Da idioti!
Farsi manganellare per il pregiudicato Berlusconi Sivlio?
Sarebbe da teste di – omissis!
Rischiare di farsi segare in due da qualche raffica a
ripetizione sparata da qualche cecchino che sventaglia neò mucchio per creare
caos e tensione? Sarebbe da – omissis!
Gli italiani che stannno attaccati al culo del pregiudicato
Berlusconi Silvio non hanno capito che potrebbero ressere della marionette nelle
mani dei parlamentari del PDL, la cui prima paura è quella di rimanere orfani
non solo dei loro posto di lavoro come parlamentari, i ventimila euro mensili
fanno comodo per le piccole spese di soprovvivenza, nella giungla della
depressione economica, a cui le sorti del Paese non interessa una beata
minchia, figurarsi del destino degli italiani. E lo sfaldamento del PDL, previo
decadimento della carica di senatore del pregidudicato Berlusconi Silvio, porterebbe giocoforza alla perdita di
poltrone, prestigio, sempre che oggi i parlamentari di quasiasi schieramento
godano di qualche prestigio vero delle menti degli italiani dotati di sano
intelletto, in quato se i parlamentari del PDL fossero veramente solidali con
il loro leader non avrebbero consegnato le
dimissioni dagli incarichi di sottosegretari nelle mani dei rispettivi
capogruppi, no, si sarebbero dimessi in massa da parlamentari, ma sono troppo
attaccati al denaro per avere i – omissis – per farlo e i primi sono proprio i cosidetti
falchi, la “guardia pretoriana” del pregiudicato, Berlusconi Silvio.
La condanna inflitta all’ormai pregidicato Berlusconi Silvio
non è politica, checchè ne vogliano far credere i lacchè, ma è una sentenza di
condanna definitiva, giunta dopo quasi un decennio e se le cause penali sono
così lunghe, i politici inizino chidersi di chi è la colpa e il PD Trasformare
una giusta condanna giudiziaria in un
atto politico equivale a voler destabilizzare il Paese per scopi personali e
non fare gli interessi del medesimo.
L’oggi pregiudicato Berlusconi Silvio, nel 1994 poteva dire
di essere un neofita della politica, una vestale illibata, mna un imprenditore
scafato dalla politica in tutti gli orifizi, il cosidetto “uonmo nuovo sovietico” che
giungeva come un messia miliardario salvifico a mondare la nazione dai puzzoni, pardon, comunisti. Ma
oggi nel 2013, dopo diciannove anni in Parlamento si è trasformato in tutto
quello che all’inizio diceva che non sarebbe mai divenuto: un politico di professione,
dove sembra che voglia dare continuità
dinastica al partito, che in settembre dovrebbe tornare all’antico, Forza
Italia, cedendo le redini del comando alla figlia Marina, e con gli italiani –
omissis – che i il Paese si ritova,
onnibulati dal fatto di poter avere, come nei Paesi civili un primo ministro in
microgonna, reggicalze e guêpière, tutto in nero sadomaso, diventano come Roland D. LeBay , che vendette la a Plymouth
Fury del 1958 a Arnie Cunningham
nel romanzo di Stepen King, “Cristine, la macchina infernale” – 1983, che
pensano che «Non c’è profumo più buono
di quello di figa!”» e il padre, oggi pregiduicato, lo ha sempre saputo, visto
che di canubri nel Pdl non ce ne sta manco una, e infatti per diciannove anni
Silvio Berlusconi, per onnibulore i maschi primitivi o primati, ha usato la
vulva, facendne annsuare immaginariamente a migliaia, e questi, come tanti lobotomizzati analfabeti
mettevano la crocetta sulla tetta, pardon, sul nome più proprompentete e
prosperoso.
In conclusione chechè ne dicano i falchi del PDL, che come
tanti avvoltio non vedono l’ora di cibarsi delle carogne dei cittadini nemici
della loro libertà, nel Paese non ci sta il rischio guerra civile, a meno che
il gerarca del pregiudicato, Berlusconi Silvio, lapostata comunista Sandro Bondi, non sappia chenel
Paese sono pronte squadre di agitatori politici, provenienti anche dall’estero,
come accade sempre quando si vuole destabilizzarne uno.
La cosa migliore che dovrebbe fare il nipote del consigliere
privato del pregiudicato Berlusconi Silvio, ossia GianniLetta, eEnrico Letta,
sarebbe quella di rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato il quale
a sua volta dovrebbe dimettersi lui stesso, creando un ingorgo istituzionale,
che non potrebbe essere risolto entro il 15 di ottobre, data ultima nel quale
il pregiudicato Berlusconi Silvio dovrà decidere se restarsene buono buono agli
arresti domicilari, potendo vedere solo i famigliari più stretti, ossia i figli
o magari andare a rammazzare le strade,
come spazzino, in quanto affidato ai servizi sociali.
E alzi la mano chi non vorrebe vedere un miliardario
rammzzare merda di cane o cocci di vetro, lungo una strada provinciale, battuta
da puttane?
Marco Bazzato
04.08.2013
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mercoledì 31 luglio 2013
Guida pratica per schiattare dal caldo e dall’afa in ferie e non!
Si dice che la madre degli idioti metta al mondo figli dementi, però, in
questa calda estate si sa che non sono mai abbastanza e questa piccola guida,
da non mettere in pratica, mai, è utile nella malcapitata idea che poi si gridi
alla scampata tragedia, alla tragedia anncuiata o alla tragedia consumata.
In citta:
Cosa fare quando la temperatura supera i 37º e dall’afa che fa sudare i
maschi come maiali e le femmine come
scrofe, messe a rosolare sul
fuoco alle tre del pomeriggio, nelle città, sfortunatamente svuotate dal
traffico e dallo smog?
Intanto niente abiti di contone o
leggeri, meglio l’acrilico, il sintetico, se femmine gli stivaloni da
baldrarcca, rigorosamente in plastica o
per le più abbienti in pelle di orso siberiano – che per fare incazzare
glianimalisti deve essere rigorosamente una specie protetta e ammazzato di
frodo – , con calze di mylon o calzettoni di lana.
Le crape di maschi e femmine non va
coperta nè con cappellini e nè con bandane o altro, rischiano di diminure la
temperatura, quinidi il cervello non si frigge.
Lavarsi come nel medioevo, ossia durante le feste comandate o al
massimo una volta la settimana. Non
usare i tanto reclamizzati prodotti antisudore o le creme contro gli eventuali
pruriti vaginali, causati da zecche o funghi internni o esterni della bernarda.
Parafrasando l’Ignazio la Russa di
Fiorello: “”L’essere umano deve puzza, al massimo mettere del formaggio grana
sulla pelle!” Questo fa godere gli
ambientalsiti radicali come se
fossero dei fortunati affetti dalla “Permanent Sexual
Arousal Syndrome” (PSAS, se
mediamente fortunati, da orgasmi multipli, se semplcemente fortunati da orgasmo
a cadenza annuale o se sfigati, completamente frigidi.
Sono consigliate le bibite gassate, molto giacchiate, meglio ancora gli
alcolici: birra, vino, whisky, grappa, ideali
congestioni o infarti, se no si è più di primo pelo.assolutamente
sconsigliato in questi casi la modica quantità, l’etilometro deve schizzare
alle stelle anche ad un metro di distanza.
Niente bevande dissetanti o gelati.
I beveroni a base di frutta sono out, tabù, pornografia liquida da vietare a
tut le età. Anche se alcune tendendze dell’antisalutismo radicale consigliano
di non assumere alcun tipo di liquidi, anche per giorni e giorni, quando le temperature sono canicolmente
africane o più specificatamente congolesi!
. Al posto della verdura. un ottuplo
Woohper del Burger King, ossia con otto hanburger, dal peso di 113,5gr, pari ad un totale di
567,5gr, e tre porzioni giganti di patate
fritte, oppure costate di maiale, ossetti con polenta e funghi, salse varie,
stile chili o tabasco, purchè piccanti, meglio ancora se si ingurgitano anche
una decina di peperoncino Habanero, i quali vanno, come piccantezza, dai 200.000 ai 350.000 della scala di
Sconville. Chiaramente le porzionioni, non importa se di pasta o di carne
devono essere abbondati. Per la pasta mai meno di 180 grammi, mentre per la
carne, meglio se di maiale e grigliata, che va abbondantemente espeziata e
salata, le singole porzioni, mao inferiori ai 900gr – il vostro colesterolo e
la pressione vi ringrazieranno di cuore!
Per smaltire il pasto si consiglia una corsa sotto ilsole rovente, mezzora
dopo il pranzo, quando è iniziata la digestione, senza rinunciare ad almeno tre
sigarette, da fumarsi al trotto, meglio se queste hanno un alto contenuto di nicotina e catrame,possibilmente
al mentolo e senza filtro. È chiaro che sono sconsigliati i parchi pubblici, le zone verdi.
L’ideale sarebbe correre dietro ai camion, meglio se vetusti, visto che il
particolato è più elevato. In mancanza di ciò va bene fare footing – che non
signfica fottere in corsa, chiavare o fare una sveltina, anche da soli – dietro ad auto vetuste, peccato che ne
esistano poche senza catalittica e che sia sparita dalla circolazione la
benzina super al piombo!
Al mare:
La spiaggia è un altro capitolo delicato.
Chiaramente a livello alimentare valgono le stesse regole della città, ma non va dimenticato che il
sole va preso nelle ore più calde della giornata e che non vanno utilizzate in
alcun modo le creme antiabbronzati o protettive. Anzi, sarebe meglio se si sta
delle ore sotto il sole di bagnare la pelle con acqua di mare, favorisce le
scottature, le bolle e le ustioni sulla pelle. Se si prende il lettino, per non
finire a righe al termine della giornata, non usare il parasole per la zucca,
il biaco latte, stile rigor mortis, della crapa e il rosso fuoco del resto del
corpo non fanno pandance, meglio una tinta unita omogenea.
Lo stesso vale per i bambini – se siete genitori sciagurati!.
Il bagno in mare, rigosamente a digestione iniziata,ossia dopo mezzora dal
termine del pranzo. Per assicurarsi una buona congestione, è bene accertarsi di
essere satolli come otri e che lo stomaco non possa ingurgitare manco un bicchiere di birra gelata o di whisky on the
rocks. È comunque “consigliato” fumarsi anche in questi casi almeno tre
sigarette senza filtro, ad lto contenuto di nicotina e catrame e al mentolo,
per poi tuffarsi, mentre i polmoni faticano a prendere aria.
Lo stesso rito del fumo va ripetuto,
se non si schiatta durante la nutoata per congestione o per arresto
cardiocircolatorio, appena si risale a riva, quando i polmoni sono bene aperti
per via dello sforzo. Se in questi casi sentite strani formicolii al
braccio sinistro, dolore al petto o che metà parte del corpo è informicolata, o
provate dolori alla nuca, non preoccupatevi, si sta solo avviciando un
principio di infarto o di ictus. Si consiglia in questi casi di pregare o bestemmiare a seconda delle
attitudini, potrebbe essere il vostro ultimo giorno di vita.
È chiaro che i maggiori fortuanati
in questa roulette russa estiva sono sempre gli over quaranta, che non fanno
moto durante l’anno e sono svorappeso, mentre gli altri, quelli altetici e
sportivi, potrebbero essere discriminati dal fato, dalla sfiga del che tutto va
bene, ma non disperarti, potrebbe toccare proprio a te, mio fedele lettore o
lettrice. Tutto sta a provarci.
Ora, cari lettori, avete in mano tutti gli strumenti per scelgiere se usare
il discernimeto o essere idioti e predisposti a far lavorare l’ambulanza con
tanto di defibrillatore e ossigeno, se in città, o far lavorare i bagnini, che
passano la maggor parte del loro tempo a guardare il culo delle bagnanti fighe,
a fare commenti tra di loro sulle più cesse, su quelle che hanno le tette
cadenti e il culo così flaccido che tocca la sabbia, tanto da crreare mentre
camminano una pista per le biglie, come consiglia la nonna a Chiara, nella
famosa pubblicità della Tim.
I maschi invece? Quando passano
davanti ai bagnini con i loro fisici scolpiti e i muscoli in bella mostra,
guardandosi il ventre rigonfio di birra e vino, bestemmiano e li malediscono, sapendo
che trombano come ricci, mentre loro, i bagnanti panzoni,sono costretti ad
accontentarsi dei quarti di bue che hanno per mogli o compagne o andare via di
manovella, se single, collegati ad
internet, immaginando come diceva Pop Merril ne “La metà oscura” di fottersi qualche
“Nobifiga di città” mentre i bagnini
sguazzano senza soluzione di continuità, puciando il randello ogni notte nei
ventri di vulve imperiali, dai ventri piatti e dalle mammelle dure come marmo
di Carrara.
In ogni caso: buone ferie a coloro
che possono, usando discernimento e ragione!
Marco Bazzato
31.07.2013
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martedì 30 luglio 2013
La Keyge attacca la Lega e Roberto Maroni
Premetto che non ho intenzione di trasfomare questo mio spazio di libertà
in un blog contro la ministra Keynge, nè difendere la Lega Nord, i leghisti, in quanto almeno negli anni passati, visto che ora il
raduno di Pontida è quasi lettera morta, con i loro abiti caratteristici, non erano molto
diversi dai partecipanti sopra i carretti deei vari gay pride, ma quando un’ex immingrata irregolare, leggesi
ex immigrata clandestina, secondo la dicotomia successiva della legge Bossi
Fini, divenuta italiana per diritto di matrimonio, continua a lanciare strali contro gli italiani indigeni e
autoctoni da secoli, e non perde l’occasione per attaccare l’Italia e l’italianità,
figlia prima del Risorgimento e poi della Costituzione, nata al termine della
seconda guerra mondiale, che vorrebbe rimodellare a sua immagine e somiglianza,
eliminado il Jus Solis a favore del Jus Sanguis ed eliminare il reato di
immigrazione clandestina, aprendo indiscimiatamente le porte, senza controllo
preventivi alle frontiere di terra, di mare e di cielo, come impone il Trattato
di Lisbona, che la Keynge non conosce nei dettagli, starsene in silenzio sarebbe come diventare
politicamente complici della sua visione ideologica dell’immigrazione, ma nel
cotempo non si deve rimanere imbrigliati nella visione leghista, che non va difesa, ma nremmeno vituperata più del
necessario, quando lo merita, ma forse non in questi frangenti.
È chiaro che è in atto uno scontro di civilità.
Basta leggersi i commenti su Facebook, anche nei quotiani o nelle pagine
notoriamente di sinistra, la Keinge sta trasformanodo gli italiani in tanti
intolleranti, non tanto alla sua persona, ma alle sue idee, che se tramutate in
leggi, per colpa di un parlamento succube, rischiano di portare il Paese a diventare
ostaggio di un Apartheid bianca, come fu in Sud Africa e dove l’italia e gli
italiani bianchi potrebbero aver bisgono di un Nelson Mandela caucasico, nel
giro di qualche decennio, per cercare di ristabilire l’ordine antropologico e
la coesistenza pacifica tra persone e razze diverse da quella caucasica, che
potrebbero portare alla reclusione nella riserve dei caucasici, trasfomandoli
in reitti in casa loro.
E ora per concludere la Keynge attacca frontalmente la Lega e il suo segretario,
Roberto Maroni, il quale, a dire della
ministra dovrebbe intevenire contro le presunte e si ribadisce presunte
manifestazionidi razzismo, commesse a
dire della Keynge, nei suoi confronti.
Intanto vanno chiarite alcuni concetti fondamentali che un ministro della
Repubblica italiana dovrebbe conoscere bene.Nessun cittadino italino può essere
etichetato impunemente del marchio infame di razzista se non esiste una
conanna definitiva, lo stesso dicasi per
coloro che a dire dei giornali e della ministra, si sarebbero macchiati di insulti nei suoi confronti: dove stanno le
conanne definitve per affermare tutto questo corrisponde alla verità
giudiziaria?
Oppure il Pd vuole instaurare una
dittatura del popolo di stalinana memoria in Italia, fatta di condanne politiche, forse anche
capitali, nei confronti dei dissidenti o degli avversari politici, considerati
nemici dei loro interessi di bottega?
In secondo lugo quando si legge su Repubblica: Keynge. “Non vado alla festa della lega. Maroni fermi i leghisti” (1).
Come se Maroni avesse responsabilità politiche, morali e/o penali di
qualsiasi atto compiuto da un leghista
nel suo privato, sui social network o di ciò che dice all’interno dicirocli
ristretti di persone che lapensano come lui, nei confronti della Keynge.
Certo, se poi dopo ci stanno le presunte offese, deve essere la magistratura
a vagliare i singoli casi ed eventualmennte decidere se istituire i processi, esulando dalla politica, in quanto
se si usasse il principio di ribaltamento della situazione, sarebbe come se gli
italiani incolpassero il ministro Keynge dei reati che commettono gli
extracomunitari in Italia.
Ma se ciò viene fatto ecco che l’attaco politico, a dire della Keynge si trasforma, come per la magia di
qualche stregone meticcio, in un atto di razzismo nei suoi confronti.
La Keynge dichiarato: “E io non sono
di colore, sono fiera di essere nera” (2).
Ma cosa accadrebbe se in Italia se un ministro italiano dicesse: “Io non sono pallido, sono fiero di essere
biaco!”?
In un Paese dove la Costituzione italina afferma all’articolo 3 che “tutti
i cittadini hanno pari dignità sociale e innanzi alla legge, senza distione di
razza...” si griderebbe allo scandalo al razzismo, fioccherebbero
interrogazioni parlamentari, la magistratura interverebbe applicando il pugno
di ferro della legge Mancino (3), con la distinzione,
assurda per cultura sociale, che se una persona di colore è orgoglioso di
essere nero, è un valore aggiunto, ma se è un caucasico a dirlo, diventa
discriminante nei confronti di chi ha una razza diversa. Esattamente come
accade per gli omosessuali, dove questi possono sentirsi – impuemente –
orgogliosi del loro essere, ma se passasse la legge contro l’omofobia, essere
orgogliosi di essere eterosessuali che figliano tramite un atto sessuale
d’amore, quello viene considerato omofobico.
Il solito relativismo di comodo dei
sinistri internazionali, italiani compresi.
Chi purtroppo ha iniziato questo
scontro politico tra razze è stata la ministra congolo-italiana, ed è
fisiologico che quando chiunque, indendentemente dal sesso, dalla razza, dalla
nazionalità o dall’orientameto sessuale, manifesta superbamente il proprio ogoglio,
giocoforza si catenano reazioni ugali e contrarie, in quanto è la famosa frase
del Marchese del Grillo: “Mi dispiace, ma
io sono io e voi non siete un cazzo!” (4) non è altro che la
palese conferma, all’interno di un film, di come culturlmente le persone siano
affette dal vizio capitale della superbia (tra i quali rientra anche l’orgoglio
razziale, omo od eterosessuale che dir si voglia), è da considerarsi uno dei più pericolosi, da
combattere di una guerra senza quartiere e che non ammette alcun tipo di prigionero, nero bianco, rosso, giallo o
quant’altro che sia.
Il punto è che la ministra Kengye fin dall’inizio del suo mandato è partita
a testa bassa, attaccando leggi e e conseutudini italiane, con una pacata
violenza verbale, fatta di toni bassi, dagli accenti attenti, iniziando
un’aggressione quasi virulenta, entro i limiti delle sue pregoativa come
ministro, che hanno costretto la maggioranza degli italiani, ove checchà nè
dica la Keynge, non sono, anche se lo vorrebbe, dalla sua parte, costringendoli
alla difesa.
Questa difesa dell’idenità cultuale
nazionale del Ju Soli e il diritto di sicurezza dei confini via mare, terra e
cielo, viene però spacciata dalla
sinistra sinstra e dai giornali compiacenti,
con però peggio ancora anche una parte del centro destra si sta
appiattendo su posizoni sinistre, come un’aggressione contro la sua persona,
trincerandosi dietro il razzismo.
La situazione è identica a quella di una partita di calcio, dove un arbitro
bianco finge di non vedere il fallo commesso da un giocare nero, ma espelle il
giocatore bianco per fallo di reazione, anche se entrambi sono a terra, con gli
stessi danni fisici. È evidentemente che da una parte esiste una forma di sudditanza
psicologica o di principio del castrato da parte dell’arbitro bianco, che per
mazzette o altro, finge di non vdere i falli del giocare di colore, ma nel
contempo mazzola alla grande il giocare caucasico per i falli di reazione.
E in questo momento l’Italia e gli italiani sono letteralmente sottoposti a
questo abbagliante oscurantismo celebrale dettato dal colore della pelle del
ministro, dove i giornalisti , come tanti pennivendoli fatti di cannabis,
accorrono ai piedi della congolo-italiana come fosse l’Oracolo di Delfi, di
Kuma, di Elk, la Sibilla Cumana e la Bocca della Verità, senza mai mettere
l’accento su nessuna delle costanti incongruenze di un ministro, che non ha mai
trovato il tempo di spendere, a quanto è dato sapere, una parola di cordoglio
per i crimini commessi dagli immigrati in Italia, visto che il 50% della
popolazione carceraria è composta da immigrati, il che rapportato alla
popolazione totale della penisola, desunto il numero degli immigrati, volenti o
nolenti si è costretti a pensare che, sebbene la maggioranza degli immigrati
siano persone oneste che fanno ilpossibile per integrarsi e rispettare le leggi
del Paese, in Italia arriva anche così tanta feccia umana, che ora, a causa
della sovrapopolazione caceraria si pensa ad un decreto svuota carceri. Scaricando
ancora i problemi sui cittadini onesti.
Ma la ministra per l’integrazione ha preferito non esprimersi mai su questo
argomento, un diplomatico del Congo che li ha definiti “immondizia! (5)
– N.d.A, leggersi l’articolo per non estrapolare una parola dal contesto del
dipolmatico.
Ma la colpa maggiore non è della Keynge, visto che alla fine ogni persona è quello che è. No, la
colpa è del Pd che l’ha voluta in quel posto come parafulmine per tutto il
resto e perchè il Pd ragiona solo in termini di consensi elettorali prossimi
venturi e si sta cercando nuovi elettori, anteponendo,come fa il Sel di Nichi
Vendola, gli interessi di partito a quelli dell’Italia e degli italiani
indigeni da generazioni, con buona pace delle parole ripetute fino allo
sfinimento del Presidente della Repubblica che ha sempre auspicato che la
politica metta al primo posto gli interessi generali del Paese, rispetto a
quelli particolari o di lobby, che danneggiano la nazione stessa, in quanto
remano contro la medesima.
Marco Bazzato
31.07.2013
(2) http://www.ilgiornale.it/news/interni/kyenge-anti-retorica-non-sono-colore-fiera-essere-nera-913959.html
Consigli utili pe chi vuole farsi svaligiare l’appartamento in vacanza
Consigli utili per chi vuole farsi svaligiare l’appartamento
in vacanza: comunicare la data di
partenza e di arrivo sulla pagina di Facebook, in bella evidenza, mettendo in
risalto aspettative, gioie sopratutto distanza dal luogo di residenza, es: ah,
Carnarie, Lova, Sanpiero, Lughetto, Campagna Lupia, Bojon, Cona, Agna, Londra,
Edimburgo, Parigi, etc.. in modo che i ladri possano regolarsi e fare il loro
sporco lavoro, che qualcuno lo deve pur fare, in santa pace.
Se si vuole invece fare una sorpresa agli amici, se si va in
compagnia, mettere anche i nomi e congnomi dei compagni di viaggio, in modo che
i ladri possano avere un ventalgio più ampio circa gli appartamenti da
svaligiare.
Cosa importante: avvisare se le chiavi vengono lasciate ad
un partente, va assolutamente comunicato sulla bacheca di Facebook, con tanto
di nome, cognome e indirizzo o se vengono lasciate sotto lo zerbino o dentro un
vaso di fiori, onde avitare che i ladri siano costretti a rompervi delle
imposte, facendo rumore e correndo il rischio di venire scoperti da quei soliti
quattro morti di fame, che per mancanza di denaro non vanno in vacanza.
Pezzenti. Oltretutto costringendovi a fare ingenti spese di riparazione al
vostro rientro.
Se il vostro antifurto di casa è dotatodi password,
rendetela pubblica, la potrete cambiare al vostro rientro, ma tanto non avrete
più nulla da farvi rubare,i n compenso non avrete danni.
Prevenire è sempre meglio che curare!
Le ferie vannno annuciate, sbandierate, con le foto immesse
direttamente nei social network, in tempo reale, in modo che i ladri e
sicuramente nei profili di ogni uno ci sta qualcuno che volente o nolente ha
qualche amico ladro, come può avere qualche amica puttana che fa la spia, e da
palo per tenere aggiornanati online i complici, con i quali forse poi le verrà
riservato una parte, piccola del bottino.
Nell’era digitale, dei social network, il compito essenziale
del vacanziero è quello di aggevolare il lavoro di chi è costretto ad operare
negli appartamenti, nelle abitazioni private, solo durante l’assenza dei
proprietari e quindi è giusto tutelare, al pari delle mignotte che lavorano in
nero, questi lavoratori che si fanno la pagnotta tra mille rischi e difficoltà,
che però sentono la crisi in modo opposto rispetto alle persone normali. Infatti,
più aumenta la disoccupazione ufficale e più aumenta l’occupazione ufficiosa di
questi lavoratori “clandestini”, costretti ad operare in situazioni mpervie,
ostacolati da cani, allarmi, vicini spioni che non si fanno i cazzi loro.
Quindi, amici dei social network in questa calda estate 2013
fate un opera di carità: adottate un ladro in casa vostrra, dandogli la
possibilità di lavorare.
Oggi è senza un
lavoro ufficiale lui, domani potreste essere proprio voi, costretti ad andare a
rubare in casa d’altri.
Mettetevi nei suoi panni e lasciatelo lavorare!
Marco Bazzato
30.07.2013
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martedì 16 luglio 2013
Siamo tutti Roberto Calderoli
Gli italiani indigeni e autoctoni che alla luce delle continue esternazioni
sia della Boldrini che della Keynge, sul dare la casa prima ai rom, poi agli
extacomunitari con figli, o che vorrebbero l’apertura indiscriminata delle
frontiere italiane, per far felici looro capi mondialisti, o togliere il
diritto dei figli degli italiani nati all’estero di sentirsi italiani,
elimindando il Jus Sanguis, a favore del Jus Soli, in una sorta di razzismo discriminatorio al
contrario, ossia contro i nativi italiani che da decenni sono figli del Jus
Sanguis, dovrebbero alzare la schiena e gridare orgogliosI i proprio “Natali di
Sangue”:
SIAMO TUTTI ROBERTO
CALDEROLI.
Già, perchè non se ne può più del finto buonismo sinistro della sinistra
che, che sta causando un assurda tempesta in un bicchiere d’acqua, una
escalation di dichiarazioni contro un legittimo ragionamento oggettivo espresso
da un autorevole membro del parlamento e vicepresidente della camera, dei paladini delle libertà altrui, sempre
buone nei periodi di vacche morte della politica, hanno fatto uscire cani,
cagne, porci e porche dal recinto dei cervelli lobotomizzati, per iniziare una
lotta senza quartiere contro la neutra dichiarazione di Roberto Calderoli nei
confronti del ministro della (dis)integrazione, Keynge, che recita:
«Io mi consolo, quando navigo in Internet e vedo le fotografie del
governo. Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini
della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle
sembianze di orango».
I cittadini autoctoni e indigeni italiani, se non vogliono fare la fine
degli indiani chiusi nelle riserve, dove i colonizzatori extracomunitari hanno
eroso giorno per giorno grazie a fiancheggiatori come la Laura Boldrini,
Presidente della Camera, che non perde l’occasione per ribadire, nel nome del
diritto di accoglienza indiscriminato – a spese degli italiani – la superiorità
degli invasori stranieri attualmente illegali nei confronti dei nativi di
sangue che cercano, seppur tra mille difficoltà, di sbarcare un lunario sempre
pù oscuro e funereo.
Oggi
SIAMO TUTTI ROBERTO CALDEROLI
, perchè “l’italiano vero”, come cantava Toto Cutugno, è stanco dei
sopprusi della politica, è stanco di sentirsi e trasformarsi ogni giorno di più
in servo di un esercito di invasione e occupazine, spalleggiato da soggetti che
fanno comunella, per non utilizzare altri aggettivi, con il “nemico!” nel nome
del presunto diritto degli altri – stranieri – a discapito degli indigeni
nativi di sangue in Italia.
SIAMO TUTI ROBERTO CALDEOLI
perchè a una vacca, una una donna, una scimpanzè, una cagna non può
alllattare per sempre, ed essere munta fino all’avvizzimento delle tette da
parte di lupi ingordi e affamati che gli si attaccano alle zizze e succhiano,
succhiano, succhiano, fino a quando questa non crepa e poi, iniziano a
pasteggiare sopra il cadavere.
La nostra Italia è come una donna, come nostra madre, nostra sorella,
nostra moglie, e costei non deve essere violentata, così come da nemici interni
– che sono sempre troppi – anche da da
nemici esterni, che come vandali giungono per violentarla, stuparla,
sodomizzarla, sgozzarla, squartarla, rendendola schiava e serva di orde barbariche provenienti dai quattro punti
cardinali, per poi una volta presa e ridotta alla fame, esporla come il trofeo
di un animale maciullato da un orda di bestie selvagge finanziarie, economiche
e culturali, senza scrupoli.
Se i politici italiani di centro destra fossero mentalmente più liberi, e
non legati al loro misero e miserevole
stipendiucolo da 20.000 euro al mese, netti, naturalmente, come estremo gesto
di solidarietà,, farebbero cadere il governo Letta, ritirando i ministri,
togliendo la fiducia all’esecuivo, in modo da mandare a casa personaggi come la
Boldrini e la Keynge, le quali probabbilmente, viste le loro idee radicali, se
non venissero canddiate in circoscrizioni sicure, come capoliste, a fatica tornerebbero nel giro della grande
politica a fare danni e malanni agli indigeni italiani e autoctoni.
Il problema è che la Lega ormai è un partito defunto e il PDL si è venduto
e svenduto alla sinistra, calando le braghe e facendosi inchiappettare
bellamente – oltretutto a secco, senza manco un pò di olio di vaselina o grasso
di foca, visto che va di moda e fa tanto radical chic – dai radicali post
comunisti che, come vermistriscianti, si sono accomodati al banchetto del PD, come ospiti indesiderati alla stregua
del meteorismo, dell’aerofagia, dell’alito cattivo, del calboniano “ventilazio intestinalis putres,” ma necessari per la tenuta del governo.
Per questo, nel pieno rispetto delle leggi sul diritto di cittadinanza
attuali, oggi più che mai gli italiani veri, dovrebbero essere un unico cuore
uniti in un unico:
SIAMO TUTTI ROBERTO CALDEROLI
rubando il motto del comunsita Pietro Calamndrei, “ora e sempre resistenza” perchè, come La canzone del Piave – fiume sacro alla patria –
“...il Piave mormorò: non passa lo straniero
Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento
ahim, quanta gente hai visto lasciar il tetto,
per l’onta subita a Caporetto....”
con questa sinistra al potere la Caporetto economica, sociale e culturale è
ormai dietro l’angolo, è alle porte e i risultati li vedono tutti gli italiani,
figli di genitori, aventi nonni, bisnonni e trisnonni italiani, per questo
innazi a questa Desert Storm scatentata dalla sinistra, in questo tristo
momento, dove sembra che le orde di Annibale vogliano invadere l’Italia, senza passare dalle Alpi, ma via
mare – con l’appoggio delle orde papaline dell’ex Stato Pontificio, che però
nel suo “sacro” suolo di immigrati o rifiugati politici non ne ospita manco uno
– quasi com eun eterna spedizione dei
Mille, non per la liberazione dell’Italia, ma come un’invasione strisciante e
silenziosa, oggi avendo una classe
politica vigliacca e prona alla pecorina, si è giocoforza costretti, per
evitare la vicina Waterloo economica, culturale e sociale, gridare in un unica
voce e con un unico cuore, visto che la congolo-italiana ha accettato le scuse:
“SIAMO TUTTI ROBERTO CALDEROLI!”
Marco Bazzato
16.07.2013
P.s: l’articolo in questione non è ne a favore e nècontro
la congolo-italiana Cècilie Keynge, per
le presunte offese proferite dal Roberto Calderoli nei suoi confronti, ma è
contro un certi medodi squadristi di far
politica del centro sinistra, viste le loro inusitate e violentissime reazioni
masturbatorio-verbali che hanno proferito
contro Roberto Calderoli, l’hznno
obbligato a fare abiura e/o potrgere
umilianti scuse pubbliche in Senato,
anche se queste erano già stato poste in privato alla diretta
interessat, a seguito delle reazioni verbli non diverse da un attacco effettuato
con armi di stermionio di massa, come il gas Sarin, l’Antrace, il Mostarda, lo
zylcon B, utilizzando armi vietate da
tutte le convezioni internazionali, tipo fosforo bianco, , dimostrando che la
presunta superiorità intellettuale dei sinistroidi è un utopia, mentre la reatà
è che quando si lasciano andare la favella, in modo incontrollato non sono
diversi dagli scaricatori di porto o i preti pedofili che,parafrasando “Cara ti amo” di Elio e le storie tese,
“bestemmiano e picchiano i bambini.”
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lunedì 15 luglio 2013
Roberto Calderoli Vs Cècilie Keyenge: 1-0?
«Io mi consolo, quando navigo in Internet e vedo le fotografie del
governo. Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini
della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle
sembianze di orango».
Roberto Calderloli (1).
Roberto Calderloli (1).
L’Italia è un paese strano, basta che un avvocato-politico centellini con attenzione
le parole e subito lo stivale si trasforma in una Repubblica delle banane (2), dove il
liet motiv sinistroide e filogovernativo
è l’aggettivo razzista, usato,
abusato, linguisticamente è
culturalmente privo di appel.
La ministra dell’integrazione Keyenge, non gioca
ad armi pari.
L’attuale ministra che va ricordato che è giunta in Italia commettendo il
reato di immigrazione clandestina, dove se il Paese funzionasse a dovere,
costei manco avrebbe potuto o dovuto rimetterci
piedide per lungo tempo, se le leggi fosseroapplicate allo stesso modo e con la
stessa solerzia – totalmente fuori luogo in questo caso, visto che i passaporti
di ingresso erano in ordine – utilizzata
nei confronti di Alma
Shalabayeva e figlia (3),
o semplicemente copiando dalla legislazione australina che non è tenera
con coloro che sono stati già
rimpatriati per essersi macchiati del reato di immigrazine illegale.
Da “italiana e” come ama definirsi
lei, italiana per causa sponsali, si nasconde dietro al colore della sua pelle,
per passare da vittima, anche davanti
alla frase di Calderoli dove il razzismo assolutamente non è presente,visto che
questi faceva menzione ad un pensiero che potrebbe essere comune a tanti
indigeni e autoctoni italiani, quando vedodono la Keynge. Pensiero che se non
esplicitati pubblicamente, esattamente come ha fatto Calderoli, dosando da buon
avvocato le parole, sono pensieri che appartengono alla sfera intima dei
singoli individui, dove, a giudicare dalle reazioni scomposte ed esagitate, si
ha quasi l’impressione, che si voglia creare una specie di psicopolizia, pronta
a scansionare preventivamente i pensieri degli italiani alla ricerca di
presunti reati pensati, in modo da sederli appena si presentano a livello di rete neurale e di sinapsi.
Se si da del caimano a Berlusconi va bene.
Se, come ha fatto per anni Strisiscia la Notizia a George Bush Junior dello
scimpanzè, quello va bene, quella è satira accettata. Eed è proprio alla luce di questa accettazione
che sarebbe ora che in una società multietnica, c i fosse finalmente un Tarzan
appartenente alla razza negreide, o nel caso di una sceneggiatura
cinematografica o di un romanzo, afroamericano, in quanto figlio di qualche
industriale di colore, disperso nell’Africa nera e allevato da scimpanzè, dal
titolo: “Tarzan l’uomo scimmia, l’africano.”
Ma se per caso si facessro gli
stessi accostamenti con i progenitori
dell’homo sapiens sapiens, qualsiasi specie di prmati va bene, con un esponente
della razza negride, come si dice in antropologia, che a livello evolutivo più
vicina agli homo sapiens sapiens di razza caucasica, ecco che la politica,
composta da ignorantoni figli dell’attimo e malamente istruiti, partono alla
carica, manco fossero il settimo cavalleggeri del generale Custer, pronti a
farsi massacrare intellettualmente nella loro personale sconfitta a Little Big
Horn.
Perchè certi politici e cittadini italini, sinistramente sinistri, devono
ancora capire che se l’aricolo 3 della
Costiuzione vale per tutti, “...senza
distinzione di razza...” non si può nascondersi dietro una razza – in quanto la politica non fa distinzioni di
razze – per andare a cercare difesa o spalla, per passare da eterne vittime di
un razzismo inesistente, dove oltretutto
il Calderoli si è espresso nel pieno
rispetto dell’articolo 68 della Costituzione, delle sue prerogative come
parlamentare, tanto è che l’ex immigrata clandestina, ora ministro
dell’integrazione, manco ha pensato di
quererarlo “in tutti i modi, in tutti i
luoghi e in tutti i laghi” per dirla alla Valerio Scanu, ma si è limitata a tirare in mezzo tutti gli
italiani – senza oltretutto porsi la
domanda semplice: ma sono daccordo con me? Scadendo così nella banale demagia e
nel populismo infruttifero – i quali a
suo dire, dovrebbero sentirsi offesi loro per le parole in libertà,
giuridicamente inattaccabili, di Calderoli, che, in quanto avvocato, sa come
muoversi sul filo del rasoio della dialettica, senza offrire la sponda ad
attachi giudiziari di inusitata ed inutile violenza, che potrebbero risolversi
dopo anni con la condanana della querelante, costringendola a pagare le spese
giudiziarie, essendo difficile che un ex immigrata clandestina, sepppur medico, italiana a causa sponsali, vada a sostenere
un dibatttimento contro un avvocato, in quanto questi, la pagnotta se la fa
anche sulle virgole e sulla semantica, sapendo usarla a suo vantaggio, e che se fosse assistito da un valido
collega, questi potrebbe acusare in
questo caso la congolo-italiana di diffamazione, passando così da presunta
vittima di un inesistente razzismo a, ipoteticamente parlando, colpevole di
diffamazione, quindi condannata di conseguenza.
È chiaro però che Calderoli ha sbagliato.
Ma non ha sbagliato a pensare ciò che ha pensato e che quotidianmaente
potrebbe continuare a pensare quando vede la Keynege in tv o in Parlamento, perchè è, come per tutti gli italiani indigeni e atoctoni da almeno sei
generazioni, un suo sacrosanto diritto Ma ha sbagliato a rendere pubblico il
suo pensiero. Ha sbagliato quando ha trasformato certi legittimi pensieri in
parole, seppur all’interno di un suo diritto costituzionale, come parlamentare
della Repubblica italiana.
È chiaro che seppur avendo ragione a livello logico e costituzionale, Calderoli
ha sbagliato sotto il profilo politico, fottendosi con le proprie mani come un novellino, in quanto,
ora, la ministra congolo-italiana
potrebbe diventare ancora più radicale con le sue pretese, e il parlamento e
il governo, per non essere accusati a
loro volta di razzismo, discriminazione, non solo nei suoi confronti, ma anche dall’Unione Europea o da frange
radicali di europarlamentari, proporre
idee ancora più estremistiche del Juos soli o dell’apertura indiscriminata
delle frontiere italiane, come ad
esempio la chiusura dei nativi italiani, nati dal jous sangui, nelle riserve,
come è accaduto per i nativi americani, quando sono giunti nel nuovo mondo i
colonizzatori inglesi.
Le scuse di Calderoli alla ministra congolo-italiana? Intelligenti, da
persona razionale e ragionevole, sempre che le scuse siano sentite dal cuore,
perchè se solo di facciata, a beneficio dei media, scuse e perdono sono una
bella sceneggiata di due attori consumati, in quanto resta da vedere se a monte
di tale scuse, se ci sarà il perdondo cristiano, senza se, senza ma e senza
strascichi di sorta, perchè se le scuse come il perdono sono vere,
assolute e totalo, se invece sono
parziali , sono scuse è un perdono di facciata ossia falsi, ma questo in coscienza lo sanno
solo i direttiinteressati..
Per concludere, alla fine non va scordato che i politici,
tutti, quando vogliono leggono con attenzione puntigliosa le dichiarazioni, per
tirarne fuori i distinguo del
caso, a seconda della convenienza politica, mentre quando fingono di non
comprendere le sfumature della lingua italiana, tutti, si fingono
ignoranti, abbandonandosi a
farneticazioni populistiche e volutamente errate e travianfi per il popolino, dove la maggioranza sinistra li segue come tanfe
nutrie, non diversi dai sorci che andavano dietro alla musica mortale suonata
dal pifferaio di Hamelin.
Marco Bazzato
15.07.2013
(1)
http://www.corriere.it/politica/13_luglio_14/calderoli-stop-clandestini_25a417fe-ec09-11e2-8187-31118fc65ff2.shtml
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mercoledì 22 maggio 2013
Cecilie Kyenge e il razzismo africano contro i bianchi?
Ieri la congolo-italiana,
italiana per matrimonio, Cecilie Kyenge, ex immigrata clandestina e attuale
Ministro dell’Integrazione, a detta di alcuni Ministro della – Dis – Integrazione,
usando a posteriori la banale scusa della scorta, a margine di un incontro a
Milano, per la consegna ad alcun minori della cittadinanza ufficialmente
simbolica, praticamente fittizia, a dei figli di immigrati, si è rifiutata, e le
immagini sono chiare, di stingere la mano ad un uomo bianco. A detta di
qualcuno il rifiuto può essere stato causato per via del colore bianco della
pelle, mente per altri, perché questi era leghista. Dalle immagini si evince
chiaramente che se il ministro, razzista a questo punto, avesse voluto, avrebbe
potuto ordinare alla scorta di lasciarlo passare, dando così l’esempio di buona
educazione e di essersi integrata, lei ex immigrata clandestina, oggi ministra,
negli usi e costumi italiani, ma purtroppo così non è stato. Portando quindi a
pensare che le cose sono due: o è tipico della tradizione congolese non
stringere le mani agli uomini bianchi, oppure da politica congolo-italiana, ha
preso tutti i difetti peggiori degli italiani, mescolando il peggio del Congo
con il peggio dell’italiota mediocre, anche se laureato in un “meticciato” culturale che produce, in
alcune minoranze, frutti avvelenati. (1).
Ora bisognerebbe capire se il
comportamento quasi da Black Panter (Pantere Nere) (2), vuole rimanere
all’interno della legalità, sancita anche dal Trattato di Lisbona, o come
dichiara Cecilie Kyenge, “Io credo che il
tema della cittadinanza è un tema che dobbiamo tutti affrontare, aldilà delle
leggi, aldilà di qualunque ideologia, ma è un tema che dobbiamo affrontare e va
affrontato da diversi punti di vista, non soltanto la sottoscritta, ma credo
che sia un esigenza del Paese” – Giornalista – “Le polemiche leghiste le
hanno fare un po’ un passo indietro?”, Cecilie Kyenge, “Ma la risposta io ho sempre detto, non la devo fare io, la risposta la
deve dare la società civile. La mia posizione è sempre stata chiara. Quindi la
risposta è quello che deve dimostrare il Paese e la società civile”. (3).
Il che porta molti a pensare: ma cosa ha veramente detto o cosa voleva, visto
il lessico deboluccio, dire?
Nelle 89 parole pronunciate, la Cecilie
Kyenge, senza dire quasi nulla, ha utilizzato due volte “dobbiamo tutti affrontare”, due volte “aldilà”, due volte “tema”,
due volte “Paese”, due volte “Società Civile”, tre volte “Risposta”, dimostrando un lessico
misero, da studente straniero, livello B1, del Quadro comune europeo di riferimento di conoscenza delle lingue (4).
Che non sia la persona più
preparata a livello linguistico e di conoscenza della lingua e della cultura
italiana, quella lingua e quella cultura italiana, presente nel sangue degli
autoctoni, lo dimostra anche il video (5),
dove in un brano del discorso dice: “Un’iniziativa
come questa è una di quelle buone pratiche che bisogna sostenere con forza nel
Paese. Bisogna sostenere un’intesa che faccia capire che siamo tutti cittadini.
Questo segnale non lo deve dare soltanto il Comune di Milano, ma la mia
presenza è quella di dire che come istituzione, a livello nazionale bisogna
cercare di fare passare questo messaggio, quello di una nuova convivenza, di
una cittadinanza forte, una cittadinanza dove ognuno di noi possa ritrovarsi,
dove ognuna di noi dove essere sicura lì, dove scegliere di abitare, lì è casa
sua. Il meticciato, come ho detto anche prima, è già una realtà nelle nostre
scuole. Se voi guardate questa sala, ve ne potrete accorgere. Se voi uscite,
andate nella stazione, andate negli ospedali, andate ovunque, vi rendete conto
che non sono parole mie, ma sono quelli che, è la fotografia del Paese….”, e
nella sua pagina Facebook, si trova anche scritto: “Non si può non dare una risposta ai 200 bambini qui oggi, ai 34 mila
a Milano, al milione in tutta Italia che ancora oggi aspettano. Il meticciato è
già una realtà, è una fotografia del Paese. Questo impone un cambiamento di una
visione generale, è la base per costruire un Paese moderno e un’Italia
migliore” (6).
Se il Ministro per l’Integrazione
fosse veramente integrata e calata nella cultura italiana, saprebbe che
l’aggettivo “meticcio” oltre che essere
politicamente scorretto, lo si utilizza nel linguaggio comune per gli animali
di razza bastarda, è anche antropologicamente errato, almeno nel contesto
italiano. Infatti, se prima di lasciarsi andare a simili parole, avesse
controllato in un qualsiasi dizionario, avrebbe imparato che “meticcio”
significa: “Che ha il sangue misto in
quanto nato da genitori di due popolazioni antropologicamente differenti, in
particolare da un genitore bianco e da un altro ameridio. Sin: mezzosangue, le
popolazioni M dell’America Latina.
In zootecnia, animale fecondo, nato dall’incrocio di due razze diverse
della stessa specie Sin. Ibrido. (7).
È strano perché il ministro, che
appartiene al Pd, quindi di sinistra che più di sinistra non si può, dopo il
SEL di Vendola, dovrebbe sapere che qualsiasi genitore, amante del politically correct (8) e costei
prima di essere Ministra è madre di due figli, usando l’aggettivo “meticcio”, va contro “una linea di opinione e un atteggiamento
che sociale di estrema attenzione ,
soprattutto rifugge l’offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi
linea di condotta in deroga, più o meno aperta a tale utilizzo, appare per
contro come politically scorrect” –fonte Wilipedia, rendendola non diversa,
per l’uso di questo aggettivo politicamente scorretto ad un Erminio Boso, a
Gentilini, solo che dalla pelle, per dirla come nei romanzi di Mark Twin, “negra”, portando a pensare che gli
opposti alla fine siano identici, almeno nel linguaggi dispregiativo
utilizzato.
Il che porta a pensare un’altra
cosa, ossia quanto ci sia di congolese in Cecilie Kyenge, che la porta a
utilizzare l’aggettivo meticcio in un
modo così politicamente scorretto, oppure che secondo la cultura africana di
provenienza, l’aggettivo meticcio, rientri
nella normalità della loro cultura, facendomi tornare in mente le parole che
anni fa mi disse un missionario comboniano che operava in Mozambico e che mi
disse: «Sai, Marco. Per gli africani, gli
uomini biancchi, per il colore l’odore
della pell, per loro noi assomigliamo e puzziamo come cadaveri…» e
riflettei tra me: “Paese che vai, usanze
e detti che trovi…”.
Chiaramente si auspica che nel lessico
italiano, seguendo l’esempio del Ministro per l’Integrazione, Cecilie Kyenge,
l’aggettivo meticcio (9) torni ad essere
comunemente utilizzato nel lessico di tutti i giorni, in tutte le sue
declinazioni, soprattutto dalle giovani generazioni, essendo assurto al rango
di aggettivo ministeriale.
Marco Bazzato
22.05.2013
(3)
http://video.repubblica.it/edizione/milano/kyenge-risposta-alle-polemiche-dalla-lega-deve-darla-la-societa-civile/129044/127546?auto
(4)
http://it.wikipedia.org/wiki/Quadro_comune_europeo_di_riferimento_per_la_conoscenza_delle_lingue
(5),
http://video.repubblica.it/edizione/milano/integrazione-kyenge-il-meticciato-e-una-realta/129056/127558?ref=NRCT-59280682-2
lunedì 13 maggio 2013
L’insegnate espulso dall’Eritrea perché omosessuale
Quando ho letto l’articolo su
Repubblica online, (1)
le sensazioni all’inizio sono state contrapposte, tanto da pensare “maledetti negri razzisti e omofobi”: Ma
se avessi espresso pubblicamente questo pensiero politicante scorretto, gli
antirazzisti mi avrebbero attaccato, in un modo o in un altro, per aver usato
il termine “maledetti”, accostato a
quello di “negri”. Meglio evitare. In
compenso forse potevo trovare sponda nella comunità omosessuale e nei loro
fiancheggiatori, ma sarei stato poco oggettivo nell’analisi degli eventi
raccontati dal quotidiano, dove del resto è assodato che l’errore, il peccato
originale, la genesi della colpa non era dell’Eritrea, dei suoi cittadini e
delle sue leggi, ma l’errore era dell’Italiano partito per l’ex colonia, forse
come uno sprovveduto o con la vana speranza che gli africani non scoprissero quello
che secondo la loro cultura era il suo sordido e depravato segreto.
E già, perché ci sta poco da
incazzarsi e sentirsi offesi.
La multiculturalità presuppone in primis il
rispetto delle leggi, delle tradizioni della cultura e delle sensibilità non
solo dei singoli cittadini di dove l’emigrante, anche se a tempo determinato, si reca. Quindi il
dovere primario è quello di sapere, conoscere e comprendere che certe tendenze,
che sono imposte dall’alto in Italia, non necessariamente in tutti i Paesi
africani debbano godere dello stesso range di tolleranza spacciata per diritti
civili dei cittadini, o della stessa accettazione incondizionata che gli
omosessuali godono in occidente, in quanto in Eritrea, l’omosessualità è punita
e punibile con una pena detentiva che va dai tre ai dieci anni di prigione, ed
evidentemente secondo la loro cultura e la loro storia è giusto che sia e che
continui a essere così.
E visto che solitamente la
comunità GBLT sono assai informate sulle diverse legalità esistenti, in molti
potrebbero obiettare che fosse oggettivamente impossibile che il docente non
avesse dato un’occhiata a “Diritti GBLT
in Africa” su Wilkipedia, (2) dove ci
stanno tanto di articoli del Codice Penale. (2).
Evidentemente il governo e le
forze di sicurezza di Asmara, come dovrebbero fare tutti i Paesi civili, si è
premunito di scavare nel passato del docente italiano, anche se questi, secondo
quanto scrive il quotidiano La Repubblica, si è sempre comportato con
correttezza e discrezione a riguardo il suo orientamento sessuale – e ci
mancherebbe, costui è risultato “coniugato”
– ma le autorità hanno fatto quello che è giusto che facessero:
raccogliere informazioni, per avere un quadro completo sulla persona, è un loro
diritto/dovere.
E quando hanno scoperto che il
docente era “sposato” in Spagna, sebbene se in Italia “l’unione” tra due
persone dello stesso sesso a tutt’oggi,a
torto o ragione, dipende dai punti di vista, non abbia alcun valore
giuridico, tanto è bastato per definirlo, in ottemperanza alle della legge eritrea, “un individuo pericoloso e potenzialmente destabilizzante per l’ordine
pubblico del Paese”, costringendolo alla clandestinità, in quanto ricercato
e al rientro in patria.
Certamente le autorità consolari
hanno fatto il loro dovere per tutelare l’incolumità del docente, ma non
potevano e non dovevano interferire con i processi legali, legislativi e
culturali dell’Eritrea, altrimenti si sarebbe configurata un’indebita ingerenza
nelle leggi e nelle tradizioni secolari del Paese, che ogni nazione libera e
indipendente ha il diritto di continuare a coltivare per il benessere, anche
psicofisico, della propria cittadinanza.
Alla luce di tutto ciò è chiaro
che in Eritrea, considerato a torto o a ragione, visti tutti i problemi che il
Paese ha, come Paese del terzo mondo, almeno per quanto riguarda l’immigrazione
momentanea per motivi di lavoro, o anche per turismo, cerca per quanto
possibile, di non farsi contaminare da quello che secondo la loro cultura è un
comportamento destabilizzante sia per i singoli che per la società e, come ha
giustamente fatto presente l’Ambasciatore eritreo, convocato immotivatamente
alla Farnesina, che, stando a La Repubblica, avrebbe dichiarato che“qualsiasi straniero presente sul suo
territorio ha l’obbligo di rispettare gli usi ed i costumi locali, e a maggior
ragione, le disposizioni di legge, e che in Eritrea i rapporti omosessuali sono
reati”, quindi è giocoforza dedurre che in Eritrea, come in Italia, come
dicevano i latini: “Ignorantia legis non
excusant” , “La legge non ammette
ignoranza”.
Forse l’italiano pensava che
visto che si recava in uno dei Paesi più poveri, grazie anche e non solo alla
follie imperiali italiane di Mussolini, che gli eritrei si passassero le
informazioni come diceva Tarzan: “Tramite
il tam tam della giungla!” e che l’unico etere che gli etiopi conoscessero
fosse quello dell’aria, da liana a liana.
Comunque, nel loro piccolo, gli
eritrei hanno saputo dimostrare al mondo che quando vogliono la legge funziona
e che non si fa soggiogare dall’uomo bianco, in casa propria. Speriamo che per
il continente africano questa legalità segni una demarcazione tra la Vecchia Era
e l’inizio di una Nuova Era, esattamente che come vogliono gli italiani con gli
immigrati che commettono o sono portatori di atti contrari alla legge, ossia sentirsi
padroni in casa propria.
La cosa interessante è che
nell’articolo manco si usa mai il termine, abusato e inesistente a livello
giuridico e psichiatrico, tanto caro ai gay, come simbolo di violenza verbale e
psicologica nei confronti di chi gli è avverso, ossia omofobia, termine
inventato di mala pianta nel 1985.
Evidentemente innanzi alla saggezza della legge etiope, e nel rispetto
delle relazioni internazionali, forse hanno capito che è un termine logoro,
ripetitivo noioso non solo da ascoltare, ma soprattutto da pronunciare.
Marco Bazzato
13.05.2013
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Chi è la più “Vulva” dei cartoni animati giapponesi?
Era un po’ che la cosa mi ronzava
in testa, ossia cercare di trovare, a mio modesto avviso, l’eroina dei cartoni
animati giapponesi degli anni ’70 e ‘80 che risultasse la più vulva del creato animato nipponico.
Certo, passarli in rassegna tutti
sarebbe stata un’impresa titanica, anche perché le serie passate in tv sono
state più di qualche decina e non le ricordo tutte, oppure non tutte sono
presenti, almeno con qualche video su You Tube e quindi i lettori non me ne
vogliano, per le dimenticanze.
Comunque le prime analizzate sono
state le creazioni di Go Nagai, con in prima fila, quasi a pari merito, Mazinga
Z, Il Grande Mazinga, Atlas Ufo Robot, passando attraverso Jegg,, Gacken , Gaiking, e Space Robot e Daikengo.
Non per questo si può dimenticare
il Daitarn 3, Baldios, Danguard, Trider G7, oppure Tekkaman, Kiashian, Gundam,
Ken Falco, Gordian, Starzinger, Gattiger, l’Uomo Tigre II, e Calendarman ,Lamù
Ramna ½, Lupin III e Star Blazers, Hurricane Polimar e Daltanius.
Di tutte queste serie, molte
erano le eroine, comprimarie, che viste con l’occhio adulto di oggi,
rappresentano il non plus ultra della maialaggine e che forse hanno animato le
fantasie onaniste degli adolescenti di allora e di persone e oggi come me,
quasi vecchi puzzoni rincoglioniti.
Molte di queste però possono
essere scartate a priori. Prime tra tutte Saika, di Mazinga z, l’isterica
adolescente che oltre a farsi distruggere il robottone, altro non riusciva a
combinare. Miwa di Jegg, anche se dotata di tette procaci e con il professor
Dairi che si immaginava la topa la attraverso gli slip – annaspando tra bave e
tre atroci dilemmi: che sia depilata? E cosa usa quando ha le sue cose:
assorbenti interni o esterni? – quando collegava con la Base Antiatomica, ha
l’espressone e i lineamenti troppo seri,quasi una specie di maestrina dalla
penna rossa da libro cuore di De Amicis.
Non vanno tenute in
considerazione né Venusia e né Maria Fleed, la sorella di Actars. Venusia,
eternamente isterica, sembrava costantemente in preda ad ovulazioni orgasmiche,
mentre Maria, essendo un maschiaccio, appariva più come una lesbica che si
fingeva innamorata di Alcor – Kojj Kabuto, anche se questi ha sempre avuto
l’idea di inzuppare il biscotto in Saiaka.
Su Danguard ci sarebbe stata
Nova, ma il pel di carota, e l’acconciatura le stanno malissimo. Per Daitarn
III, Reika e Beauty sono sì due bei pezzi di bernarda, entrambe portatrici di
un davanzale non da poca cosa, ma la bionda è isterica quasi come Venusia e la
mora seria è come la Elsa Fornero degli ultimi trent’anni del millennio
passato.
Luna di Kiashian,, mi è sempre stata
antipatica con quelle due ciocche di capelli che arrivavano quasi al culo,
mentre Hiromi, di Hurrricane Polimar, ha le labbra troppo carnose che la fanno
assomigliare ad un Alba Pairetti, bionda al posto delle tette sembra che abbia
due pere marce.
Sakura, di Ken Falco, Lamù di
Lamù, Akane di Ramna ½, Sanae di Daltanius, Midori di Gaiking, Cleo di Daikengo,
essendo minorenni nelle anime, non vengono tenute in considerazione, per il
rispetto che è dovuto alla loro età. Ma Cleo, anche se minorenne merita una
menzione particolare per l’acconciatura, che la fa sembrare una ninfetta
bionda, tenuta a bada da qualche pappone a forza di eroina.
Sul Gundam, Trider GT 7, Star
Blazers, le femmine erano delle autentiche “ciospe”, esclusa Nova di Star
Blazers e le aliene, ma visto che qui si parla solo di terrestri, un po’ di
sano razzismo intergalattico, anche se alcune sono gnocche, visti i tempi di picconate alle sicurezze
degli italiani autoctoni, e in questo caso ai terrestri il Jus Soli va
applicato con estrema severità e rigore legale.
Ma non va dimenticata, tra le
ultime nell’ordine delle quasi passabili, Midori de L’uomo tigre II e la
Principessa Domenica di Calendarman, passabili, volubili come l’andamento
sinusoidale della corrente alternata.
Un discorso a parte potrebbe
riguardare Fujiko/Margot di Lupin III, sì ben popputa e con tutta la
carrozzeria in ottimo stato di conservazione, ma ha sempre dato l’impressione
d’essere una delle tante “figlie di
Maria, che sono le prime a darla via”, lasciando sovente il Lupin III
arrapato come un molosso, con la fava che gli arrivava, senza flettersi di un
grado, sino a Marte.
Ora dovrei essere alla fine e
quindi si possono nominare le finaliste. Se dovessi averne saltate qualcuna,
beh, o la memoria mi è andata momentaneamente in ferie, oppure erano così
brutte che i neuroni si sono rifiutati, per evitare sindromi da stress post
traumatici, di farsi eccitare, visto il disgusto che potevano causarmi.
Comunque rimangono in ballo: la dottoressa Queennstain di Baldios, Koros di
Daitarn III, una terrestre emigrata, non si sa se clandestinamente su marte e
uccisa da Aran Banjio e Jun Hono de Il Grande Mazinga.
Diciamocelo:la Queennstain di
Baldios, anche se stagionata, farebbe la sua porca figura in qualsiasi harem
sbaragliando, per esperienza troionesca, qualsiasi ninfetta strafatta di coca,
pur di farsi coraggio – ha sempre segretamente voluto farsi sbattere da Marin.
Costei meriterebbe a pieno il titolo di donna Cougar – memorabile la scena della Quinstain mentre si fa la
doccia, dove forse nella sua mente perversa si stava immaginando un’ipotetica
copulata con Marin, il terrestre proveniente da un’altra dimensione.
E poi, in cima alla lista, per
prima, ci sta senza ombra di dubbio Jun Hono, la giovane mulatta,
nippo-africana, adottata da Kenzo Kabuto, assieme a Tetsuja Tsurugi, la prima
per pilotare il robot Venus, dalle tette e dai capezzoli micidiali – anche se
in molti f si sono sempre chiesti: ma dove cazzo li tiene tutti i missili
popputi, che sembrano zizze quasi di settima misura? – e il secondo, Tetsuja Tsurugi, per pilotare Il Grande
Mazinga.
Non possiamo nascondercelo: Jun,
a differenza di Cecilie Kyenge, è una gnocca transazionale a tutti gli effetti.
Jun ,ha due mammelllle
antigravitazionali, dove si presume che i capezzoli puntino in avanti, senza
paura e senza complessi di inferiorità e poi, maremma bucaiola, il culo a
mandolino, dove il vedi/ non vedi era
lasciato all’immaginazione grazie alla
minigonna, dove ogni tanto gli sceneggiatori, grazie alla magia depravata dei
disegnatori, hanno fatto intravvedere gli slip bianchi – con le solita
ciclopica domande degli “smanettoni”: depilata o non depilata? Quando le
arrivava il “marchese”, assorbente interno od esterno? – d che si abbinavano
alla perfezione con le cosce di color ebano, tornite alla perfezione,
probabilmente prive di smagliature e di antiestetiche bucce di arancia.
Oltre all’aspetto estetico, non
va dimenticata la voce italiana: il tono basso e soffuso,teneramente dolce ma
deciso, fa apparire Jun come portatrice
sana della sindrome da eccitazione sessuale permanente, sia quando favella
normalmente, ma soprattutto quando gridava: “Regina delle stelle, Via”, “Venus,
fuori!”, “Agganciamento!” , “missili digitali”, “Venus salto”, fino al giungere delle due missilistiche tette sul
volto del fortunato succhiatore dei capezzoli ricolmi di latte delle
gigantesche mammellllle esplosive!
Insomma, la vera Regina delle
Stelle, la donna non più ragazza, ma non certo vetusta e necessariamente troppo
usurata negli organi genitali e nelle zone erogene, potrebbe essere, se non si
è razzisti, proprio Jun, non per piaggeria politica verso una meticcia, un
ibrido creato dalla fantasia di Go Nagai, ma perché potrebbe rappresentare
l’ideale di donna che se le danzi troppo sopra le ovaie, ti spara due tette in
faccia, facendoti saltare in aria, lasciandoti sbudellatamente morto a terra.
Quindi credo che ormai si possa dire, oltre ogni ragionevole dubbio che è lei
la grande Vulva dei cartoni animati
giapponesi degli anni ’70 e ’80!
Marco Bazzato
13.05.2013
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Opinioni,
Televisione
domenica 12 maggio 2013
Festa della Mamma – Mater Tenebrarum
Non c’è modo migliore che
iniziare con la prima strofa di Mater
Tenerbrarum dei Necrodeath:
“Libro infernale
simbolo di blasfemia e paura
Svela il segno
impolverato di morte
Le madri si uniscono
come una forma del male stesso
respirando oscurità e lacrime
Mater Tenebrarum”
Infatti per una esigua minoranza degli italiani, ma
non solo, sono occupati nella fantomatica Festa
della mamma, perchè per costoro, costei non è altro che un antro ventriforme
che ha espulso un foruncolo dall’utero, per poi essere costrette a svezzarlo,
infilandogli prima quasi tutta la mammella rigonfia di latte in gola, facendolo
poi ruttare e vomitare per mesi, tenendolo tra lo sporco dei culi
impiastricciati di piscio feci, col pannolino puzzolente, non cambiato da
giorni.
Festa della mamma, specchio infausto di contati padri, (1),
unitesi carnalmente a dei figli di Elena, inoculate tramite membro infetto di
un patrimonio genetico, materno e paterno, arretrante la specie, che
tramanderanno ai loro discendenti la continuazione del peccato originale.
Il mondo è appestato da una parte
di figlie di Eva, mitica primadonna dell’Eden che si sollazzò le cavità col turgido
serpente tentatore, che con la sua lingua biforcuta carezzava gli antri
ovarici, facendola colare di vischioso piacere, che come una colla l’attaccava
al terreno infuocato dell’Inferno.
Festa della mamma – Mater
Tenebrarum è la festa di una parte del lato oscuro del cielo, della Luna,
della freddezza fecondamente infeconda di amore del cosmo. Festa della mamma – Mater
Tenebrarum è un inno malato all’oscurità, a quel cordone ombelicale che non
doveva dare discendenza da nonna a madre a figlia, in quanto radici tronco fronde del Giardino
dei fiori del Male, in quanto, quando un sangue nero femminile si unisce con il
sangue nero maschile, a questi dovrebbe essere vietata la progenie, dovrebbero
essere deprivati dalla capacità di provare orgasmico piacere e sterilizzati,
per non spargere nell’universo semi fecondanti ovuli, creanti gameti avvelenati.
Ma a tutte le vere madri, madri
di ieri, madri di oggi e di domani, a quelle donne che dal concepimento fino
alla morte, sanno essere madri presenti, madri vive nel cuore e nella capacità
di dare amore, a quelle donne che hanno in se lo spirito sacrificale di Maria, donna
tra le donne, madre tra le madri, a costoro ove vive lo spirito e l’anima di
verità, giustizia, tenacia e forza, a costoro, principesse e regine della
Creazione, Signore biancovestite di luce, che sanno andare oltre l’interesse
materiale, non essendo gravate dall’eterno peso sotto le braccia, figlie di un
pensiero scansafatiche nemiche, avversarie e nemesi della loro stessa progenie,
a queste vere donne, madri e mamme, va il più caro e dolce degli auguri, il più
profondo rispetto per quello che fin dall’inizio della loro esistenza, fino
alla vetusta età sono state: donne che con il loro ventre rigonfio e con i loro
sforzi e sacrifici, quotidiani, giorno dopo giorno, hanno saputo dare esempi e
non vuote parole, con fatti, e non arrampicandosi sugli specchi delle banali
giustificazioni, che dalla madre e dal padre si prendono le cose belle,
fingendo che i lati negativi i pesi morti, le menzogne, e malsana compagnia
bella non siano mai esistiti e che vadano rimossi dalla mente dei figli, per il
buon nome della famiglia.
A tutte le vere mamme-donne, a
tutte le vere donne-mamme: auguri di tutto cuore, perché siete il ventre
fecondo preposto alla continuazione del mondo e della vita.
Marco Bazzato
12.05.2013
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