lunedì 7 novembre 2011

Comprare i titoli di Stato italiani? No, grazie!

Il Paese si avvicina a grandi passi verso il default, il fallimento, e l’Italia, come avviene per una grande società di capitali si appresta a portare i libri in tribunale, per essere messa in Amministrazione Controllata. In questo caso l’Amministrazione Controllata viene fatta dal Fondo Monetario Internazionale. Il governo, la maggioranza attuale è allo sbando e come in una nave alla deriva che sta affondando, i topi – i parlamentari del PDL – abbandonano il capitano – il premier, al suo destino, lasciandolo solo mentre il Titanic Italia si inabissa, sommerso dai debiti e dal lassismo cronico, dove i governi attuali e degli ultimi trent’anni ne portano le colpe, senza averle mai pagate, ma essendosi ingrassata sulle tasche dei cittadini.

Eppure gli economisti italiani, invece di dichiarare lo stato d’allarme, “Il si salvi chi può”, mentre la bagnarola imbarca acqua salata da tutte le parti, invitano i passeggeri – i cittadini italiani – a investire in Titoli di Stato, considerati dagli investitori stranieri spazzatura,per cercare, come se si volesse togliere l’acqua con il cucchiaino, salvare una nave sommersa dalle acque dell’oceano fino al pennone.

È come se la massaia andasse dal macellaio, e costui dicesse: «Guardi, signora. Abbiamo della carne che non siamo riusciti a sbolognare all’estero, manco nei Paesi delle “Economie emergenti”, perché non si fidano, hanno paura di beccarsi la BSE, ma stia serena è sana,controllata, proviene da allevamenti certificati, dove le bestie non sono state nutrite con mangimi di origine animale. La dia tranquillamente a suo figlio…»

La massaia, nonostante il prezzo allettante, e sebbene abbia fame, senza pensarci due volte fa il gesto dell’ombrello al macellaio e lo manda a  quel paese e pensa tra se: “Ma per chi mi hai preso, per una stupida? Tieniti la tua carne marcia!”. E dopo avergli voltato le spalle, chiude la porta dietro di se, sbattendogliela in faccia.

La situazione, pur con le dovute differenze è la stessa.  È simile a quando ai tempi del fascismo, per recuperare denaro, si davano le fedi nuziali d’oro alla Patria, sperando che il Duce li salvasse dalla catastrofe, con il risultato finale della distruzione del Paese da parte degli “Alleati” e fucilazione di Benito Mussolini e la sua“ostensione” e di Claretta Petacci a Piazzale Loreto, a Milano, per la gioia dei passanti in festa.

Si dice che oggi che oggi i cittadini italiani che non aiutano il Titanic Italia dovrebbero essere accusati roboantemente  di Alto Tradimento, ma a ben pensarci sono coloro che danno false informazioni ai cittadini dovrebbero essere accusati di Alto Tradimento (1), perché se gli investitori internazionali snobbano i Titoli di Stato italiani un motivo ci deve essere, e il motivo non è solo che Italia, e il governo, gode di scarsa credibilità internazionale, gli investitori se ne fregano se un governo è credibile o no, gli investitori guardano i fondamentali, quanta ricchezza – Pil (2) – produce ogni anno, e se questa ricchezza è sufficiente per ripagare i debiti. Ma allo stato attuale il Paese è in stagnazione, il Pil è piatto come quello di un paziente colpito da arresto cardiaco che a nulla servono le terapie e l’epinefrina per riamarlo, e dopo ore di tentativi inutili, ai sanitari non resta altro che constatarne il decesso.

Alcuni commentatori, in questi giorni febbrili di tensione e di presunta speculazione economica ai danni dell’Italia, mentre altro non è che una fuga in massa, giustificata dai dati macroeconomici e dall’insicurezza circa la solvibilità del Sistema Italia, affermano che non aiutare il Paese in questa difficile congiuntura sarebbe Alto Tradimento, mentre il tradimento  è dei commentatori, per salvare gli speculatori, che vanno a pontificare circa la presunta solidità dei titolo di Stato italiani, e il tradimento è quello di consigliare a investimenti capestro, danneggiando ancor di più i risparmi delle famiglie.

Ci si trova innanzi a come quando in borsa, negli anni passati, si sono fatti collocamenti di società capestro, dove per salvarle dalla bancarotta, e questo è avvenuto principalmente quando c’è stata la bolla speculativa nei titoli internet  (3), con molte società immesse sul mercato azionario a prezzi gonfiati, rispetto al valore reale, e dopo che i cittadini ne hanno sottoscritto le azioni, a prezzi da strozzo, hanno ritirato il capitale incassato, dichiarando bancarotta e portando i libri in tribunale, con i risparmiatori rimasti a bocca asciutta. E i casi da elencare sarebbero molti.

Investire oggi nei titoli di Stato italiano equivale a gettare i propri risparmi in un buco nero, un pozzo senza fondo che distruggerebbe gli ultimi risparmi, meglio sarebbe, perché questo potrebbe accadere nei prossimi mesi, che il Paese fosse dichiarato insolvente, perché così fanno le società di capitali quando vogliono salvare il capitale, sottraendolo ai creditori, e i creditori dell’Italia oggi sono i fondi d’investimento e le banche straniere, e non sarebbe un male se rimanessero a bocca asciutta.

Ma questa è una vana illusione visto che l’interesse prioritario della grande finanza internazionale e delle politiche nazionali, è il caso Papandreu lo sta a dimostrare, si muove sulla direttrice di salvataggio del sistema capitalistico speculativo, a discapito degli Stati, delle singole sovranità nazionali, dei diritti dei cittadini, così tanto sbandierati nei comizi populisti e demagogici acchiappa voti prima delle elezioni,  nelle varie Costituzioni nazionali e nel Trattato di Lisbona, ma così calpestate derise, sbeffeggiate tradite, quando si tratta d’ascoltare le istanze del popolo.

 Ma cosa si pretende quando una politica, non importa se provinciale, regionale, nazionale o europea vive scollata dai problemi e dalle necessità delle fasce più povere meno tutelate della popolazione, eppure hanno il coraggio d’andare a spingere i cittadini ad invitarli ad acquistare titoli di Stato di una nazione sull’orlo della bancarotta.

Marco Bazzato
07.11.2011






venerdì 4 novembre 2011

I risparmi degli italiani sono sicuri nelle banche?

Perché gli italiani dovrebbero fidarsi oggi in piena crisi di liquidità delle banche?

È la domanda che molti si pongono, quando il Paese è sotto la lente d’ingrandimento dell’Unione Europea, Banca Centrale e Fondo Monetario Internazionale, il quali mancando di fiducia su come è stata gestita dal governo la crisi finanziaria, con i risultati che tutti conoscono, sono in allerta e preoccupati, figuriamoci se si preoccupano loro, per quale motivo i cittadini devono illudersi di dormire sereni tra due guanciali?

I cittadini sono spaventati, e si chiedono se sia il caso di recarsi in banca a ritirare i risparmi, nascondendoli sotto il materasso, o nei barattoli del caffè come facevano i nonni, che non sapevano cosa sarebbe accaduto il giorno dopo?

In questi giorni nelle trasmissioni della fascia pomeridiana e non si alternano fior di opinionisti, di economisti che spacciano rassicurazioni circa la solidità del sistema bancario del Bel Paese. Ma che sia veramente così?

Invece di ragionare con le rassicurazioni che cadono “dall’alto” dove si hanno sotto gli occhi come questo “alto” si stia comportando, sarebbe utile vedere le cose dal basso, da parte del comune cittadino, della massaia di Voghera, attenta a far quadrare il bilancio familiare.

Ebbene, se a ogni sportello di ogni banca italiana si presentassero, nel volgere di poche settimane, ogni giorno centinaia di cittadini a ritirare i risparmi, gli ultimi troverebbero una bella sorpresa: la mancanza di Euro, di liquidità negli sportelli nel far fronte alle richieste dei correntisti che intendono, ed è un loro diritto, riprendersi i depositi.

Le banche hanno poco da rassicurare, perché non tutti sanno che i veri sostenitori del sistema non deriva dai prestiti che le banche erogano nei confronti di aziende e privati, ma il sistema si regge grazie alla fiducia che i cittadini hanno nel sistema bancario, ma se la fiducia, come in questi giorni è giusto che sia, venisse meno, l’intero sistema imploderebbe come un castello di carte “false” che si affloscia. Infatti basta a chiedere a qualsiasi artigiano o piccolo imprenditore un mutuo, la banca risponde nisba..non ci sono soldi….Come non ci sono soldi? Ma se dicono che il sistema è sano…evidentemente in troppi mentono!

E gli opinionisti e i direttori di banca hanno poco da dire che i risparmi sono garantiti fino a centomila euro. Il problema non sono i centomila euro, ma i problemi inizierebbero solo se gli italiani, in u n colpo se iniziassero a ritirarne trentamila. Già con questi prelevamenti il sistema imploderebbe per mancanza di liquidità, perché gli organismi bancari conoscono le disponibilità medie degli italiani, e hanno il sacro terrore che ne ritirino anche una parte.

E sembra strano ma dovrebbero essere i cittadini a dare una spallata al sistema Italia, facendolo implodere, perché cadrebbe come un castello di sabbia l’intera impalcatura bancaria e degli organismi dell’Unione Europea, visto che i direttori di banca sanno che non potrebbero far fronte alle legittime richieste dei correntisti.

 Per dare via al tutto non bisognerebbe ritirare il contante, ma chiudere i conti correnti, i libretti al portatore, restituendo alla banca le carte di credito, il bancomat, togliendo la delega di pagamento delle bollette bancarie: luce, acqua, telefono e altro, disinvestire cercando di salvare il capitale, esattamente come fanno gli speculatori che attendono all’angolo tempi migliori. Il tutto per far girare il denaro vero, la carta moneta, non quella elettronica che fa perdere di vista le spese reali, perché come dicono in molti: “pagheremo”.

Perché i cittadini non chiudono i conti correnti e i libretti di risparmio? Perché ci sono i costi di chiusura e vantaggi teorici nel demandare al sistema bancario il pagamento delle utenze, ma a ben guardare è meglio rimetterci cinquanta euro, pagando le commissioni da “strozzo” delle banche, che non lasciare, proprio con questi “chiari di Luna” i risparmi siano  in loro “ostaggio”.

Nel caso fosse impossibile per esigenze pratiche, visto che stipendi e pensioni vengono regolate via banca, la soluzione sarebbe quella di ritirare il giorno dell’accredito l’intero stipendio o pensione dalla banca o dall’ufficio postale, tornando a pagare in contanti. Mentre visto che la legge impone che per somme superiori a un determinato importo debba rimanere traccia contabile, come ad esempio l’acquisto di un una cucina, una camera da letto, o  la riparazione dell’auto dal meccanico, la soluzione è quella di conoscere l’importo in anticipo di spesa, andare in banca, con il contate e chiedere l’emissione di un Assegno Circolare intestato  a chi emette il servizio o vende un bene di consumo.

In questo modo si darebbe inizio a un circolo virtuoso, dove banche e poste sarebbero costrette a rinforzare i servizi alla clientela allo sportello, creando nuovi posti di lavoro, e il cittadino non avrebbe problemi a dimostrare le sue spese, in caso di controllo fiscale, perché ogni pagamento verrebbe fatto tramite Assegno Circolare, garantito dalla banca emittente e sarà cura del venditore incassarlo, lasciando comunque una doppia traccia dell’avvenuto pagamento, tramite segnatura del numero di assegno legata alla fattura o allo scontrino fiscale.

Ma la Banca Centrale Italiana e la Banca Centrale Europea sanno che la maggior parte del denaro è elettronico, per questo vogliono che ci si un aumento di questi sistemi di pagamento,  perché non esiste copertura “cartacea” rispetto al denaro virtualmente circolante , e  anche per sapere cosa ogni giorno una persona mette nel piatto o che tipo di cellulare acquista.

I cittadini comuni, senza andare in piazza, rischiare le manganellate da parte delle forze dell’ordine, se dotati di coraggio, avrebbero il coltello legale dalla parte del manico da puntare contro il sistema bancario nazionale ed europeo, dando una scossa devastante a un sistema marcio che usa il denaro dei correntisti per poi investire anche in fondi speculativi che scollano l’economia reale da quella finanziaria, e che il sistema speculativo attinge denaro dai correntisti che le banche dovrebbero investire con oculatezza,  ma grazie al cordone ombelicale che le lega indirettamente al sistema speculativo, manda in fumo.

Mandare il sistema in cortocircuito, lasciandolo a bocca asciutta, è possibile se italiani ed europei, invece d’essere divisi e fidarsi ciecamente di una politica europea e nazionale non è al servizio dei cittadini, ma al servizio di se stessa, e il caso Grecia, con la retromarcia di Papandreu che ha bidonato i connazionali, cedendo al ricatto della grande finanza,che utilizza le Istituzioni Europee come Don Rodrigo utilizzava i bravi nel romanzo i “Promessi Sposi “di  Alessandro Manzoni, dove gli sposi minacciati dalla Finanza e dal Sistema politico europeo sono i cittadini dell’Unione Finanziaria Europea, dovrebbero rimboccarsi le maniche con le uniche vere armi che hanno in mano: i risparmi.

E come ulteriore segnale nei confronti della finanza, i cittadini dovrebbero togliere l’”ossigeno” alle varie finanziarie, che come dei giocatori di poker scommettono il denaro altrui, tanto non importa se i fondi crescono o crollano, il “banco” la finanziaria si ingrassa sempre, e quando non ce la fa più chiude baracca e burattini, lasciando gli investitori a bocca asciutta.

 E la politica italiana ed Europea hanno paura di una cosa solo: la sovranità popolare e il diritto dei cittadini d’essere padroni del loro denaro, per questo cercano di rassicurarli sulla fittizia solidità del sistema bancario, non per proteggerli, ma per proteggersi.

Bertold Brecht disse:
Cos’è rapinare una banca a paragone del fondare una banca?



Marco Bazzato
04.11.2011

mercoledì 2 novembre 2011

Atene tira dritto verso il referendum

Il primo ministro greco, Papandreu, ha fatto uno scherzo con i fiocchi all’Europa, annunciando una proposta referendaria da sottoporre ai cittadini: ossia se vogliono sottoporsi ai tagliagole dell’Unione Europea e dei mercati finanziari globali (1). Ora le banche interessate, principalmente francesi e tedesche, le maggiori esposte con i titoli greci hanno una strizza nera, perché il loro interesse non è salvare la Grecia, ma salvare gli investitori bancari e gli speculatori, e s spesso anche i piccoli azionisti che ignari acquistano pacchetti d’investimento diversificati, senza sapere quante “Mele marce” ci sia nella cesta, e in questa spiarle viziosa ci sta mezzo mondo industrializzato in parte Italia.

Il primo ministro ha tutti i diritti di sottoporre "Al popolo verrà chiesto se vogliono accettare [l’accordo] o rifiutare [l’accordo]. Questo voto di fiducia sarà una pietra di fondazione su cui verrà costruita una nuova struttura, una nuova Grecia." . (2) Ossia  se vogliono o no pagare i debiti per gli errori altrui. La cosa migliore per il Paese sarebbe che vincessero i coloro che rimandano al mittente le richieste dell’UE, e si arrangino, così come i greci potranno tornare a fare di testa loro, padroni del loro destino.

E le “pressioni” dell’Unione Europea non si sono fatte attendere. Se il referendum cassasse gli ordini del “Padrone”, questi ha già minacciato che verrebbero bloccate le erogazioni del Fondo Monetario Internazionale.  Peccato che a conti fatti sia più il denaro che i greci debbono restituire alle banche straniere rispetto a quelli che riceverebbero dal Fondo Monetario Internazionale, e i semplici conteggi del “dare” e dell’“avere” portano a protendere che è meglio perdere gli stanziamenti del Fondo Monetario, che tendenzialmente finiscono sempre nelle tasche dei “soliti noti”, che non garrottare i greci per salvare le banche straniere.

 Senza contare che se uscisse dall’Euro gli investitori industriali arriverebbero in virtù del risparmio sui costi di produzione, almeno fino a quando l’economia è asfittica,  andando ad investire in pompa magna

Così come non va dimenticato che quando l’Argentina ha dichiarato default, certo il popolo ha sofferto per anni, ma poi il Paese è ripartito con un’economia più sana e meno drogata dalla speculazione, e poco importa se migliaia di investitori di mezzo mondo si sono visti quasi azzerare il valore dei bond in portafoglio.  Anche in quel caso la minaccia usata contro il default è stata quella del taglio degli stanziamenti dell’F.M.I (3)   e della Banca Mondiale. A proposito di Argentina, ieri un economista su Rai news 24 parlava dell’ingordigia degli italiani, in quanto avevano investito nei bond del Paese sudamericano, attratti dagli alti tassi d’interesse. Lo stesso, visto che la situazione è quasi analoga, vale anche per i bond italiani,dove gli alti tassi  dovrebbero far accendere i campanelli d’allarme sul rischio di questi titoli considerati di rifugio, credendo che un Paese non possa dichiarare default.

Chiaramente le cancellerie europee sono in fibrillazione e faranno il possibile e l’impossibile affinchè il sovrano popolo greco rinunci alle loro idee “omicide” nei confronti dei galoppini finanziari dei burocrati europei che non hanno fatto altro che proteggere la grande speculazione, portando il vecchio continente alle condizioni attuali (4).

Molti si chiedono se questa sarà la fine dell’Euro? Probabilmente no. Sono molti i Paesi europei membri UE che hanno scelto, a ragione, di tenersi la loro valuta nazionale.

Ora la palla avvelenata, il cerino mezzo bruciante sta cadendo addosso anche all’Italia che per l’inedia politica per anni ha avuto, dal 2008 a oggi, nei confronti della crisi economica che è partita, guarda caso per l’ennesima volta dagli Stati Uniti con la crisi dei mutui sub prime, e i titoli tossici venduti a mezzo mondo, divenuti carta straccia, arricchendo gli speculatori legali – black blok  devastatori dell’economia reale, che creano nuove alchimie finanziarie per accumulare capitali, scollando l’economia reale dalla finanza, che poi  fanno ricadere i costi sui cittadini.

E l’Italia, con la teoria economica del “tutto va bene” si sta muovendo lo stesso abisso greco, in quanto i titoli italiani hanno quasi il valore della carta igienica nel medio e lungo termine dove il Paese è costretto ad aumentare i tassi per renderli appetibili agli investitori, che li snobbano come fossero appestati e portatori di lebbra.

Adesso i “caporioni” dell’UE sperano che i cosiddetti Paesi emergenti, tra cui la comunista Cina si facciano carico dei titoli spazzatura europei, e se lo faranno, non lo faranno per bontà d’animo nei confronti dei loro ex colonizzatori, ma per guadagnaci sopra sugli ex Padroni, visto che di conti storici ne hanno molti da regolare, e la cosa migliore è proprio di “papparsi” l’economia reale di questi presunti “Grandi Paesi Industrializzati”.

Tutto questo dovrebbe insegnare ai presunti grandi politici mondialisti, lassisti e assenti che la politica dovrebbe avere sulle corsare istituzioni finanziarie, funzioni di controllo, legiferando e non lasciandosi calpestare da questi “pirati globali”, che nel nome dell’autoregolazione dei mercati e dell’economia hanno distrutto non solo li hanno distrutti ma hanno distrutto le macro e le micro economie dei singoli Paesi, nonostante l’illusione di solvibilità e sanità dei fondamentali.

Marco Bazzato
02.11.2011



martedì 1 novembre 2011

La Palestina membro dell’Unesco

È un primo passo verso il riconoscimento dello Stato Palestinese, come entità territoriale autonoma. Ieri l’evanescente Palestina, è stato accettata in un’Agenzia ONU, l’Unesco (1), con voto favorevole di quasi  i 2/3 degli aventi diritto.

A favore107, contrari 52 e 14 astenuti, e tra qui l’Italia pilatesca democristiana, preferendo una posizione attendista, pur non scontentare nessuno.

La decisione democratica, perché, piaccia o no agli uccelli di sventura, di ha fatto venire i sorci verdi alla cosiddetta democrazia più grande del mondo, gli Stati Uniti d’America e all’unica “democrazia” presente in medio oriente: Israele, e non si comprende il motivo di tali reazioni esagitate, degne di un bambino a cui hanno preso la macchina con cui giocare, dove gli U.S.A. per democratica ritorsione hanno deciso di sospendere i finanziamenti all’Unesco, pari a quasi, alcuni quotidiani online dicono 60, altri 70, Il Sole 24 Ore, addirittura 80 (2).

Israele ha parlato di una tragedia. Bisogna vedere se la tragedia è sotto il profilo politico o se sotto i vantaggi anche economici e culturali che l’essere membro dell’Unesco potrebbe comportare ai territori palestinesi. La tragedia potrebbe essere che essendoci un riconoscimento formale di un’entità territoriale sulla carta inesistente, molte operazioni militari potrebbero diventare meno semplici, anche se legittime sotto il profilo della sicurezza di Israele.

Il dilemma è un altro: come si modificheranno gli equilibri nello scacchiere mediorientale? C’è poco da dire che con questa scelta dei quasi i 2/3 degli aventi diritto, il processo di pace si allontana, anzi, potrebbe essere l’occasione per sedersi attorno ad un tavolo, quasi da pari, iniziando a mettere sul piatto proposte concrete per superare i decennali veti reciproci da parte di entrambi.

È chiaro che la “riconosciuta” Palestina e la Striscia di Gaza, in mano ad Hammas oggi hanno delle responsabilità in più nei riguardi della comunità internazionale: ossa fermare i lanci di missili verso Israele, perché la teoria della “guerra perenne” ha  causato nel corso dei decenni di centinaia di migliaia d morti innocenti, per colpa da ambo le parti, che preferiscono lasciar ammazzare i civili dalla parte avversa, piuttosto che sistemare una questione richiesta da tutto il mondo, in termini e in modo diversi, ma che per la “teoria” della non ingerenza degli affari interni di Israele, ha causato solo uno stallo e un muoversi da gamberi: un passo avanti e due indietro.

Marco Bazzato
01.11.2011



lunedì 31 ottobre 2011

Fiction televisive: finalmente torna l’alcol e sigarette

Era ora che tornassero, non se ne poteva più di fiction televisive prive di alcolizzati e fumatori. Sembrava essere in un mondo falso, senza spessore psicologico, ansie e tensioni. L’alcol e, whisky principalmente, sigarilli e sigarette mancavano per colpa di leggi antitabagiste che stanno togliendo l’informazione commerciale sui nuovi prodotti, negando la possibilità ai giovani telespettatori d’avere modelli da imitare, per essere simili e migliori di loro.

Siamo al parossismo, al paradosso comunicativo. Basta guardarsi la pubblicità indiretta che viene fatta all’alcol nei programmi di enogastronomia, come se senza vino non si potesse campare, salvo rimpinzare, peggio di un tacchino farcito per il giorno del Ringraziamento, le fiction seriali con mezze alcolizzate, o fumatori di sigarette dentro le questure o negli uffici di polizia, che tra l’altro è vietato dalla legge. Se gli esempi bislacchi li danno i grandi “fighi” televisivi, sempre in primo piano, perché ci si dovrebbe lamentare se i giovani fumano nei cessi scolastici o nei piazzali delle scuole?

 
E ci si lamenta per il giusto aumento del tabagismo e dell’alcol tra i giovani? Ma costoro hanno ragione, se non ci pensano gli “adulti” a dare delle direttive e/o dei valori, non ci si può lamentare se qualche idiota si sfrittella contro un palo, ubriaco marcio, così come diventa un inutile spreco di risorse pubbliche le Campagne Pubblicitarie di sensibilizzazione contro il tabagismo e l’alcol. Meglio darsi al Bunga Bunga!

Per carità, lungi dall’idea di dare lezioni moralistiche, quelle appartengono ai preti, ma i media dimostrano tutta l’ipocrisia dando spazi sociali informative sui rischi di determinati prodotti. La cosa migliore, anche per la libertà d’ammazzarsi dell’individuo, sarebbe di tornare a fare pubblicità di alcol e sigarette a tutte le ore, permettendo gli spot, tabelloni sulle autostrade, le strade di maggior scorrimento e nei centri storici, come si faceva in passato con le grandi marche, ora vietate, per cercare di rallentarne la diffusione, creando perdite di posti di lavoro nel settore e nell’indotto.

Si rimpiangono i vecchi campionati mondiali di Formula Uno, degli anni ’80. visibili su Rai Sport 1 e 2, dove le scuderie erano sponsorizzate dai grandi marchi, in modo diretto e non occulto – per presunte esigenze di copione – dando uno spaccato di una cultura che oggi si vorrebbe sotto lo zerbino, ma che nei fatti è ancora viva. Così come sono in molti quelli che rimpiangono la possibilità di fumare dentro le sale cinematografiche o nelle corsie degli ospedali. Quanto bello era a metà degli anni ’70 quando si vedevano medici con la cicca in bocca, dentro dei cubicoli della pediatria, intenti a visitare, tra un rantolo di catarro e l’altro, dei bambini magari asmatici, che tossivano come indemoniati, dando la possibilità al medico di prescrivere uno sciroppo contro la tosse.

Per carità nulla contro i fumatori e per i forti bevitori di superalcolici, visto che non ci si rende conto di quanto sborsano per le imposte sui Monopoli di Stato e di Imposte di Fabbricazione, demonizzati teoricamente ed esaltati praticamente nelle fiction.

Sarebbe ora che ci fossero programmi televisivi, anche comparativi tra le varie marche, che insegnino l’arte del buon fumare, del buon bere, esaltandone le qualità, i pregi, l’aiuto che forniscono nei momenti di forte stress, magari il mattino quando ci si sveglia dopo una sbronza colossale e non c’è nulla di meglio di una sigaretta, possibilmente senza filtro, o di un buon sigaro spacca polmoni da aspirare con voluttà e piacerea stomaco vuoto, emettendo quasi coniati di vomito per via della nicotina che prende la tangente verso il cervello e il catrame che si riversa a fiotti nei polmoni, dando una scossa di adrenalina, creando un piacevole tremolio alle mani, facendo salire coniati di vomito e catarro nero da sputare sul lavandino mentre ci si sciacqua il volto e gli occhi ciposi.

I giovani, i minorenni, hanno bisogno di più alcol nelle fiction, di più fumatori, bevitori di whisky – il vino ha stancato – di pubblici ufficiali ch se ne fregano delle leggi dello Stato quando si tratta d’accendersi una bionda, o scolarsi un buon di whisky invecchiato, dal sapore di malto e torba, che lascia sulle papille gustative e sullo stomaco un delicato ma forte sapore legnoso, perché le giovani generazioni, guidati da “adulti “ sapienti abbisognano di molto più fumo e alcol in tv.

Marco Bazzato
31.10.2011


sabato 29 ottobre 2011

Codice della Strada, l'obbligo di soccorso agli animali feriti è Legge

L'obbligo di soccorrere gli animali feriti diventa legge. Passata la modifica al Codice della Strada, per i trasgressori in arrivo multe salatissime. Il nuovo provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 29 Luglio, sarà in vigore dal 13 agosto: per chi non rispetterà la nuova direttiva pene pecuniarie previste dai 389 ai 1.559 euro.

 

Questo è quanto costerà al responsabile di un'incidente stradale il non aver soccorso l'eventuale animale ferito. Occorrerà fermarsi e garantire un aiuto tempestivo allertando le strutture sanitarie. Rischia anche chi dovesse essere a vario titolo coinvolto nell'incidente e non provveda a prestare la dovuta assistenza (nell'eventualità il responsabile evada ai suoi compiti): in questo caso la multa andrà dai 78 ai 311 euro.

Per la prima volta, il nostro Codice della strada riconosce gli animali come “esseri senzienti”, capaci cioè di provare dolore e gioia, importante principio in vigore dal gennaio scorso con il Trattato dell’Unione Europea.

* I numeri da contattare in caso di necessità sono quelli della Polizia Stradale, della Polizia Municipale o del Servizio Veterinario della ASL di competenza territoriale. Qualora si assista ad un evento simile, ma non si sia direttamente coinvolti, sarà opportuno procedere all'annotazione della targa delle vetture coinvolte: sarà così possibile fornire agli agenti di polizia i dati utili per comminare ai trasgressori le dovute pene amministrative. (1) – (2).

Le leggi così come le sentenze vanno rispettate, ma se ne possono commentare le assurde conseguenze a cascata che creano, e questa è una delle leggi più idiote e inutili dell’ordinamento italiano. Inapplicabile frutto bacato della volontà pervicace di “quattro” animalisti fanatici per punire gli automobilisti a causa di colpe non loro, addossandoli responsabilità inutili, assurde, rischiose e costose. (3), visto che sono gli animali che vanno a finire sotto le auto, e non gli automobilisti che per sport – non essendo disciplina riconosciuta dal CONI – lo fanno per ludico piacere.

La legge così scritta non definisce le specie di animali: se da compagnia, selvatici, inselvatichiti, insetti, ma si limita a un generico riconoscimento da parte di quel bidone del Trattato dell’Unione Europea degli animali come esseri senzienti, capaci cioè di provare dolore.

Ragionando in termini assolutistici, quando un automobilista, di notte, vede spiaccicarsi sul parabrezza moscerini, insetti, zanzare e quant’altro, appartenenti al regno animale che provano gioia e dolore – costringendo gli utenti ad andare a piedi, membri della Lav (4) e fiancheggiatori e/o sostenitori in primis – perché potrebbero ammazzarne qualcuno, si dovrebbe allertare le forze dell’ordine e i servizi veterinari per raschiare via sopravissuti dal parabrezza, farli curare, beccandosi qualche denuncia per averli “inavvertitamente investiti!” (5).

Ma sì sa: gli animalisti da DDT, si sa, sono relativisti: spiaccicano moscerini sul parabrezza, vanno via di Autan, Vapemat, derattizzazioni contro i topi grigi, fregandosene delle agonie se crepano tra i dolori lancianti delle velenose pasticche colorate, ma facendo ignobili casini per “Quattro topi bianchi” utilizzati per tesare farmaci, pro umani, se aperti a pelo vivo.

Ma proviamo a fare qualche ipotesi, entrando nel dettaglio dei rischi che dovrebbe correre un automobilista, se ha la malaugurata sfortuna di vedersi un cane, un gatto o un cerbiatto, in qualche strada di montagna che gli finisce sotto le ruote.

Intanto se l’animale scappa dal controllo del padrone, la colpa quest’ultimo, avendone omessa la custodia, il quale dovrebbe immediatamente sporgere denuncia di scomparsa agli organi preposti, per scaricarsi quantomeno le responsabilità civili e penali, cosa che di solito non fa, e non addossarne la colpa all’investitore, per le sue negligenze.

Se l’animale anche da compagnia,si è inselvatichito, finisce sotto le ruote, il guidatore, a patto che la bestia non sia mezza agonizzante, potrebbe anche correre il rischio di beccarsi un morso, con le relative malattie trasmissibili. Quindi, a chi dovrebbe dare priorità? Stando alla legge, se venisse applicata ottusamente, il morsicato dovrebbe prima preoccuparsi dell’animale ferito e poi, andare a farsi medicare, altrimenti si becca la sanzione pecuniaria, se trova qualche delatore, pardon cittadino zelante, che gli annota il numero di targa e sporge denuncia per omissione di soccorso.

Nel caso di un cerbiatto… la soluzione ovvia sarebbe caricarselo in auto e “matarlo” per farsi una cenetta succulenta con polenta e funghi se pratici di scuoiamenti, squartamenti e smembramenti di animali selvatici, altrimenti si sarebbe costretti a chiamare un macellaio fidato, pregando che non sia un delatore animalista…meglio non rischiare e riflettere se è il caso di lasciarlo dove sta….

Le rogne possono arrivare quando si crea un ragù alla bolognese di carne di cane o gatto, peli compresi, senza prezzemolo e cipolla, se ci si trova in autostrada o in una strada cittadina.

Che fare?

Nel caso dell’autostrada, se si intravvede il pericolo, sarebbe utile stringere il volante e tiare dritto, auspicando che l’animale non sia troppo grosso da creare dei danni alle parti meccaniche – sospensioni – e paraurti. Sarebbe da intelligenti non inchiodare mai di colpo, o essere così idioti da sterzare bruscamente. Nel primo caso si rischierebbe il tamponamento – rischio colpo di frusta, collare e bestemmie – nel secondo andare fuori strada. Per nessun animale il gioco vale la candela: distruggere l’auto o peggio rimetterci la carcassa, l’involucro di carne, escrementi, nervi, ossa, cervello e quant’altro racchiude lo spirito umano, è un amore per gli animali che certo non vale l’esile candela di una vita umana.

Nel caso che si fosse così sciagurati da fermarsi a prestare soccorso entro una strada di grande scorrimento: autostrada, superstrada o provinciale si dovrebbe accostare in sicurezza, scendere dall’auto, indossare il giubbino d’emergenza, prendere il triangolo, posizionarlo alla giusta distanza per avvisare gli altri utenti, sempre che costoro, fregandosene e non senza un barlume di ragione, continuino a passar sopra all’animale mezzo moribondo, trasformandolo in una bella pasta sfoglia da lasagne. Avvicinarsi all’animale, pregando le divinità presenti e trapassate di non essere investito; avere una pala – tutti viaggiano con una pala in auto per raccattare cani e gatti e animali – guanti in lattice, facendo gli scongiuri che non morda. Prenderlo, fare lo slalom tra le auto, deporlo sul sedile posteriore, magari avendo un nylon o una coperta a disposizione, per non sporcare i sedili di sangue e frattaglie. Chiamare il “Soccorso animali” – Istituzione che dovrebbe essere sostenuta dagli animalisti, non dallo Stato – e nel caso di indisponibilità, avviare l’auto, partire a rotta di collo, tanto si è essenti da contravvenzioni e via cellulare trovare un veterinario di turno,magari telefonando per la concitazione e i guaiti senza usare l’auricolare, specie se di notte o di domenica, che visiti e ripari lo sconosciuto animale.

E alla fine chi paga il veterinario? L’investitore, se è una bestia randagia, oltre al danno dell’auto, lo sporco, il rischio di farsi travolgere, la beffa del doversi accollare le spese mediche di un animale non suo? Se invece l’animale è tracciabile? Arriva un fottuto “amante” degli animali,che se l’è fatto scappare,che incazzato come un alligatore potrebbe passare alle vie di fatto, all’aggressione fisica, come accaduto al tassista di Milano, ammazzato a suon di botte da un gruppo di “animalisti” inferociti per la trasformazione da quadrupede a polpetta!

Senza poi tralasciare l’ultima chicca fiscale (6): le spese del veterinario fanno coefficiente di reddito. Ergo un tapino – idiota a questo punto – si affanna a salvare un animale, gli viene fatta la ricevuta fiscale per le spese sostenute, le mette nella dichiarazione dei redditi,rischia di trovarsi dopo anni un accertamento induttivo per aver rispettato una legge voluta, non per proteggere gli animali ma, per proteggere certi presunti amanti degli animali, che per pigrizia, stanchezza o svogliatezza si stancano e li abbandonano, scaricando sull’utente della strada i costi e rischi del soccorso…


Marco Bazzato
29.10.2011






venerdì 28 ottobre 2011

Marco Simoncelli: insegna agli angeli a impennare

Appena domenica vidi le foto dell’incidente accaduto durante il secondo giro del gran premio di motociclismo, valido per il motomondiale, classe GP, a Marco Simocelli, era chiaro che non c’era nulla da fare, anche se l’umana speranza è un appiglio a cui tutti si aggrappano, fino a quando non arriva la comunicazione ufficiale.

Non sono un fanatico di moto, preferendo la Formula 1, però Simoncelli, visto dalla tv, durante le numerose apparizioni era un qualcosa di diverso, e se si può dire,aveva un unico grande “difetto”: la schiettezza. Il candore scanzonato che lo poteva quasi far apparire antipatico. Però quel suo “difetto” era la sua forza, fino a quell’ultimo maledetto giro di pista.

 
Simoncelli non poteva essere catalogato, messo dentro una specie di box, e incasellato. Era un “cavallo pazzo”, che da buon ruspante emiliano, se ne sbatteva di tutto e di tutti. Ma era uno “sbattersi” particolare, uno “sbattersi” che generava empatia e simpatia, perché guardando i numerosi servizi fatti in questi giorni, compresi i tanti spezzoni di interviste inedite, si vedeva un ragazzo che non aveva timore di mostrarsi così com’era, e tra i numerosi giornalisti, e operatori che seguivano il motomondiale, Simoncelli rompeva quel dogma che vorrebbe il distacco tra l’intervistato e l’intervistatore, trattando i professionisti della comunicazione con una familiarità, che stupiva gli stessi giornalisti. Perché era fatto così. Guardava le persone in faccia e con l’istinto di uno che corre sul filo della vita, aveva la capacità di spezzare quel filo del distacco professionale, trasformando un’intervista in una specie di festa, una sagra paesana dove il divertimento e l’albero della cuccagna sono un obbligo, come il bicchiere di rosso e la partita a carte, per allentare la tensione di una giornata.

Simoncelli, nella sua breve ma intensa vita, ha lanciato dei messaggi, che in parte si sono visti durante i suoi funerali: il primo quello della famiglia, di un padre, una madre, una sorella e una fidanzata che hanno abbracciato la tragedia con una dignità e un sorriso che sembrava quasi disumano. Ma era il sorriso di una famiglia unita, che ha seguito il figlio, il fratello, il fidanzato, sposandone le scelte, i sogni, le aspirazioni, nella voglia di sfidare il limite, spostandolo sempre un secondo più in là.

Ma il messaggio più importante che lascia è quello della consapevolezza di quello che voleva fare, nel realizzarsi in quello che amava, dando un messaggio alle giovani generazioni che andava oltre l’aspetto sportivo di una gara, oltre l’immagine di un cespuglio di capelli che sfuggivano via da tutte le parti, come se anche i capelli, come per le piegate in curva, volessero sfidare la forza di gravità e l’appuntamento con il destino.

Da dopo il funerale i riflettori sulla sua vita terrena di Marco Simoncelli si sono spenti, le luci si sono abbassate, e il casco, assieme alle moto, alle tute, saranno riposte in bella mostra, perché così avrebbe voluto. Ora rimane una famiglia, due genitori, una sorella, una fidanzata, che superato l’abbraccio che li ha sostenuti in questa tremenda settimana si ritroveranno soli, con le immagini, i filmati, i ricordi, i momenti di tristezza e gioia, ma soprattutto con lo sconforto che il loro Marco non c’è più, con quella camera che rimarrà vuota per sempre, con quell’ordine, oggi innaturale, che veniva scompigliato ogni volta che il figlio tornava a casa.

Ieri, durante la cerimonia religiosa, non si è riunito solo il paese di Simoncelli, ma l’Italia, che ha voluto, in un abbraccio ideale, sedersi con i genitori davanti alla bara del figlio, ascoltando nel silenzio, rotto dagli applausi e dalla commozione, “Siamo solo noi” di Vasco Rossi, perché dal momento che il feretro è stato caricato nel carro funebre la famiglia ha sentito che d’ora in poi saranno immersi in quel “Siamo solo noi”, per sempre.

Ai genitori di Marco Simoncelli, come ieri tutti abbiamo abbracciato il loro figlio idealmente, va il nostro abbraccio, la nostra forza, perché da ieri hanno il compito più difficile e innaturale di questa vita terrena: sopravvivere alla morte di un figlio, e per questo, a moto rientrata per sempre nei box, non devono essere lasciati soli.

Marco Bazzato
28.10.2011

giovedì 20 ottobre 2011

Gheddafi e morto


Mu ammar Abū Minyar Abd al-Salām al-Qadhdhāfī
Detto Muammar Gheddafi, Sirte, 7 giugno 1942 – Sirte, 20 ottobre 2011





Gheddafi e morto.

 Onore all’amico dell’Italia. Ora il mondo “piange” il grande dittatore, e l’Italia in primis. Al premier e al Ministro degli Esteri dispiacerà per l’impossibilità di poter ospitare più la sua tenda, le amazzoni, i cavalli ei beduini armati.

Il Colonnello Gheddafi, diventato un feroce dittatore solo che dopo i Bruto europei hanno iniziato a pugnalare alle spalle il Cesare libico, ma prima nominato da tutti i media italiani come Augusto e Illuminato capo di Stato, nonostante avesse riempito Lampedusa di immigrati clandestini e profughi, ma era un “amico” dell’Italia e delle grandi corporation petrolifere e del gas naturale, che tutti gli altri si fottano…

Era chiaro, nessuno aveva intenzione catturarlo vivo, sia da parte degli “amici” della politica internazionale, sia dai suoi ex seguaci in patria, dove molti dei suoi ex papaveri hanno fatto il “salto della quaglia” trasformandosi da feroci esecutori dei suoi voleri, a democratici aperti agli interessi del popolo, pur di mantenere il loro status e il loro tenere di vita.

Gheddafi era l’amico di tutti, perché, indipendentemente dalle sue nefandezze, a partire dalla giusta cacciata colonialisti italiani, alla strage di Lokerbie, alle sei infermiere bulgare accusate ingiustamente d’aver infettato dei bambini in un ospedale di Bengasi, per quasi quarant’anni ha fatto comodo a tutti: terroristi e “democrazie civili”. I primi perché era una fonte inesauribile di idee e di sistemi per creare terrore, alle “democrazie europee”, Italia in primis, perché interessata al petrolio e al gas naturale del Paese.

A Gheddafi, proprio per via del suo essere “sopra le righe” gli è sempre stato perdonato tutto, sono state accantonate le sue nequizie e i suoi atti criminali. A modo suo, aveva fascino, aveva quel fascino nero e boheme e zingaricamente beduino, affascinato dalla mimica e dalla loquacità oratoria della Buon anima di Benito Mussolini, di cui aveva tutti i suoi discorsi pubblici, per attirare a se le masse e i politici, quest’ultimi, asserviti dalla grande industria, attratti dai contratti commerciali ed economici, e dalla possibilità di de localizzare, producendo a basso costo e con pochi controlli sul mercato del lavoro e sulla sicurezza.

L’Italia deve ringraziare il “fu” dittatore libico, che sembra sia stato ucciso, da voci frammentarie, dopo la cattura, con un colpo alla testa.

Bell’inizio per la nuova democrazia.


Poi, va detto, che al Tribunale dell’Aia nessuno ce lo voleva, vivo. Avrebbe potuto parlare, raccontare un bel po’ di retroscena a riguardo la politica terroristica degli ultimi quarant’anni, e le Cancellerie certamente non avrebbero voluto cattiva pubblicità, e si sa, come tutti i parenti, amici e fratelli scomodi, si preferisce asserire che costoro sono impazziti o che sono stati “suicidati!”

Ora i presunti insorti, aiutati dalla Nato e dalle cancellerie europee, dopo essersi tolti la polvere da sparo e il sangue dalle mani, messe sotto naftalina le divise colme di carne umana, che, sono pronti a mettere le mani sull’oro e sulle riserve economiche dell’ex leader libico, accantonando l’idea – giusta – di Gheddafi, di una moneta unica africana con cui farsi pagare dai Paesi ricchi le risorse naturali, come oro, petrolio, uranio e altro. Il ricco mondo civilizzato mai avrebbe accettato, gli americani in primis, di iniziare finalmente a pagare le materie prime, acquistando valuta estera, come fa l’Europa e che è stato anche il motivo della cacciata di Saddam Husseim che voleva passare all’Euro, come valuta di scambio per l’acquisto del petrolio iracheno.

Ed è chiaro che il Governo Provvisorio alla fine si non sarà diverso dal padrone precedente, visto che le vendette sono già iniziate con esecuzioni, sommarie,stupri e distruzione , alla fine farà quello che i padroni occulti, i bombaroli della Coalizione dei Volenterosi, vorranno.

La differenza tra il prima e il dopo: Se prima le democrazie civili volevano fare affari con la Libia, dovevano fare i conti con il colonnello, mentre ora, il Governo Provvisorio e quello che verrà, sarà un governo fantoccio, come è accaduto in Afganistan e Iraq, voluto dai colonizzatori, che adesso, dopo aver devastato il Paese a suon di bombe, e fatto arretrare la popolazione, come standard di vita, indietro di quarant’anni, si sfregano le mani per la ricostruzione di ponti, strade, infrastrutture, e per le royality petrolifere e sul gas che ruberanno legalmente al popolo libico, grazie agli accordi bilaterali per la ricostruzione di un Paese, come diranno nei prossimi mesi, messo in ginocchio da quarant’anni di feroce dittatura.

Marco Bazzato
20.10.2011

mercoledì 19 ottobre 2011

Caso don Paolo spoldadore: Pimpi doveva andare dal Vescovo?



A volte seguendo i programmi televisivi pomeridiani ci si imbatte in trasmissioni strane, come “La vita in diretta”, dove nella puntata di venerdì 14 settembre, gli argomenti di un certo spessore umano e sociale vengono affrontati con una frivolezza decadente e per quanto poco sospetta.

È il caso di Pimpi, la psicologa che ha avuto in passato una storia “d’amore” con l’allora don Paolo Spoladore, e da questa relazione è nato un figlio, la cui paternità è stata attribuita dal tribunale veneziano al sacerdote sospeso a divinis.

Fa un certo che è vedere con che faciloneria un esponente del clero, presente alla trasmissione, abbia cercato di salvare la faccia della Chiesa e la sua presunta dirittura morale, quando la frittata dei comportamenti traditori nei confronti del voto di celibato, infranti dal sacerdote,che a detta dell’ecclesiastico, la cosa era risaputa nel paese dove viveva la donna, la quale senza è stata additata, come principale artefice dello scandalo che ne è scaturito, perché non doveva andare a spiattellare i propri fatti privati in rete e men che meno sporgere denuncia alla Giustizia Secolare – termine caro ai tempi bui alla “Santa” Inquisizione.

A detta dell’ecclesiastico, l’essere impuro per autonomasia – come descritto nel romanzo “Il nome della Rosa”, Umberto Eco , “Se gli uomini vedessero quello che è sotto la pelle, così come accade con la lince di Beozia, rabbrividirebbero alla visione della donna. Tutta quella grazia consiste di mucosità e di sangue, di umori e di bile. Se si pensa a ciò che si nasconde nelle narici, nella gola e nel ventre, non si troverà che lordume. E se ti ripugna toccare il muco o lo sterco con la punta del dito, come mai potremmo desiderare di abbracciare il sacco stesso che contiene lo sterco?” – avrebbe dovuto, per spirito di cattolica obbedienza, riferire il al Vescovo, non rivolgersi, da laica, alla Giustizia dello Stato italiano, come se la Giustizia italiana fosse per la Chiesa un grosso foruncolo “genera scandali” e gli scandali si sa, danneggiano gli interessi economici e le firme dell’otto per mille, che i Mercanti nel Tempio Adorano…

“Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe 16 e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. 17 Ed insegnava loro dicendo: "Non sta forse scritto:

La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!". 18 L'udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. 19 Quando venne la sera uscirono dalla città”.

Vangelo secondo Marco, c.11, vv. 15-19.

E qui sorge la domanda: Il Vescovo cosa avrebbe fatto? Avrebbe ordinato al sacerdote di riconoscere il figlio, compito che appartiene alla giustizia civile, a cui la Chiesa si attiene solo quando fa comodo, oppure l’avrebbe invitata al silenzio per non macchiare l’onore di un ecclesiastico? Tante domande, oltre a questa, frullano nella testa dei fedeli non asserviti al potere “spirituale” di una Chiesa, che in troppi frangenti, sa essere debole con i forti, e forte con i deboli, dimenticando che il suo compito principale è la difesa degli ultimi, dove in questa situazione non sono nè l’ex don Paolo Spoladore nè Pimpi, ma un minore. La Chiesa, secondo quanto detto in tv dall’ecclesiastico, come avrebbe tutelato i diritti del minore? Con il silenzio, che in questo caso odora tanto da omertà imposta e/o mediaticamente proposta, col senno del poi…. a una laica?

Un cittadino o una cittadina italiana deve, in caso di controversie giuridiche, rivolgersi alla Giustizia italiana, e non a un Vescovo dell’ex Stato Pontificio, ossia lo Stato Città del Vaticano, che è per istituzione giuridica è una teocrazia.

La Chiesa accampa degli “obblighi morali” a causa del battesimo – impartito contraddicendo l’esempio Cristico somministrato nel fiume Giordano agli adulti – già da infanti “diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione” (1)., a causa del pretesto secolare del Limbo che non è mai stato una Verità di Fede (2), ma che nei secoli passati fatto sì che ci fossero cimiteri per gli infanti non battezzati, considerati de dannati perché morti con il “peccato originale” (3). Questo è il sistema che la Chiesa usa, far leva sul condizionamento dettato dal “sacramento battesimale” ma essere battezzati non significa essere asserviti a un’istituzione temporale, ma a una spirituale, e in questa storia di spiritualità ce né assai poca, anzi.(4)

Il messaggio passato ai telespettatori si potrebbe considerare devastante, perché ha colpevolizzato una donna che invece di chiedere aiuto alla Curia ha avuto l’”ardire” di rivolgersi alla Giustizia, non tanto per lei, ma per il figlio avuto con un sacerdote, dando l’impressione che sia errato rivolgersi agli organi giudiziari nazionali preposti, perché i panni sporchi vanno lavati entro la “casa ecclesiastica” che leggendo “Sex in the vatican” (5) di Carmelo Abbate, appare come un bordello , o come descritto nel libro di Assen Marcewsky (6) “Il Codice di Marcewsky” – inedito in Italia – a discapito dei diritti riconosciuti dalla legislazione italiana sui minori.

C’è un’ultima nota da fare: se è vero che questa storia tra Pimpi e Don Paolo Spoladore era una cosa di dominio pubblico nel luogo di residenza di lei, perchè la Curia non è intervenuta per chiedere lumi al sacerdote circa la moralità e il rispetto dei suoi obblighi sacerdotali, richiamandolo all’ordine e al decoro, facendo – nel limite del giusto – il possibile che i due “concubini” interrompessero la relazione, e perché la Curia, visto che tutti sapevano, ora in tv si usa pubblicamente l’arma del “bastone” morale quasi solo contro costei?

La Chiesa in queste delicata situazione che coinvolge un minore, dimostra il suo disinteresse e la mancanza di rispetto non solo nei confronti di costui,ma anche delle leggi dello Stato italiano, da cui è foraggiata, e questi sono gli “schiaffi” che il Paese riceve, chiedendo a una cittadina italiana di non cercare Giustizia presso lo Stato, andando in udienza ad un Vescovo, come scrisse a suo tempo Il Mattino di Padova (7) facendo sorgere il dubbio nei telespettatori che anche nei casi molto più gravi il silenzio sia l’”arma” migliore.

Sì, ma per chi è l’arma migliore? Per la vittima o per il “carnefice?”

Marco Bazzato
17.10.2011



venerdì 14 ottobre 2011

Don Paolo Spoladore: come tutto è iniziato da Pimpi

Risposta inserita da Pimpi il 20/02/2010 18.37.11 (1)



favoletta:


Un bimbo di quasi otto anni chiede a sua madre: - mamma, perchè il mio papà non mi vuole? -


La mamma, con il cuore spezzato, risponde: - Amore mio, lui ti ama ma non lo sa -


- Ma i preti non possono avere figli, mamma? -


-No, tesoro, per la chiesa questo è un peccato -


- Allora io sono un peccato? -


Dialogo tra madre e figlio.


Il piccolo ha saputo da poco chi è suo padre. Un prete, di quelli controcorrente, diventato un personaggio pubblico, amato, idealizzato, idolatrato da migliaia di fans, per i suoi concerti, i suoi cd, i suoi corsi e, sembra, addirittura per certe sue guarigioni!!!


Ma non vuole, non sente, di riconoscere suo figlio. "Non ha tempo" dichiara freddamente l'ultima volta che incontra sua madre, che spera, che aspetta, che chiede da anni di non far soffrire quel piccolo angelo mandato dal Signore.


Nessuna ripicca, nessuna vendetta, nessun male. Solo amore chiede per suo figlio, solo dignità e rispetto.


Il bambino quando ha saputo di suo padre si è ammalato.


Seguito da un medico di competenza e profondo conoscitore dell'animo umano e da una psicologa di grande cuore e capacità sta lentamente migliorando.


Ma non smette di chiedere perchè, perchè non viene a trovarmi, perchè non vuole stare con me...


lo chiede con le modalità di un bambino, si arrabbia, lancia i giocattoli contro il muro, si sveglia di notte urlando, comincia a non fare i compiti e a non voler andare a scuola.


Tutto questo suo padre lo sa perchè sempre è stato messo al corrente di tutto.


Quando è nato lo ha battezzato in incubatrice, perchè era piccolo piccolo, e quando la sua lunga mano si è posata sulla testolina recitando una preghiera una manina si è alzata a stringere il suo dito medio.


Ma questa immagine deve averla dimenticata, quel padre, perchè poi è sparito per otto anni.


Fino a circa due mesi fa, quando si è avvicinato al figlio per fare la prova del DNA, per essere sicuro che fosse suo...


E' suo.


Ma non ha tempo, dice, non lo sente questo figlio...anche se lui lo ha perdonato, perchè un bambino non sa odiare, un bambino aspetta, ama, e chiede amore. E se non lo riceve si dà una sola risposta: "Non sono degno. Devo aver fatto qualcosa di cattivo per non essere voluto dal mio papà".


E la sua vita è rovinata per sempre.






(1) http://laici.forumcommunity.net/?t=35706778