venerdì 12 aprile 2013

Carni di cani e di gatti nei cibi confezionati


Se la notizia fosse finalmente vera, la popolazione europea si troverebbe innanzi a una rivoluzione copernicana, per quanto concerne l’alimentazione umana e non.

Lo riporta in modo diametralmente opposto Giornalettismo, che riprende la notizia dal quotidiano Libero (1), il quale secondo cui sotto la dicitura  “carne non identificata nei cibi da asporto” si potrebbe nascondere una “contaminazione” a base di carne di cane e gatto,  “contaminazione” non dissimile a quella equina, che ha visto coinvolte varie multinazionali del settore pochi mesi fa, senza cagionare alcun danno alla salute umana, ma creando un gigantesco spreco, e danno economico per il settore, visto l’errore veniale della mancata dicitura della presenza di carne equina nelle confezioni in oggetto.

È da tenere presente che tutto l’articolo ripreso da Libero è al condizionale, quindi non ci sarebbe alcuna certezza circa l’eventuale presenza reale di carne di cane e di gatto, provenienti dalle 62 mila tonnellate di carne esportata dall’Olanda verso l’Italia.

Ma se anche fosse così, questo starebbe solo a significare che gli olandesi, assai più pragmatici e meno sempliciotti degli italiani, hanno deciso in modo subliminale che, in vista di probabili carestie di carne di manzo o di porco, non sarebbe stato sbagliato far abituare, con quantità omeopatiche, partendo proprio dall’Italia, al consumo bilanciato ed equilibrato di bocconcini di cane di cane o gatto, mescolandoli con altri tipi di carne, destinata al consumo umano così per quello animale.

Se la notizia fosse vera e venisse confermata dalle analisi, sarebbe un chiaro segnale che volge verso un pragmatismo economico che mira soprattutto a ridurre i costi sociali dello “stoccaggio” di animali da compagnia abbandonati dagli ex animalisti pentiti e che costano vagonate di soldi alle casse statali, regionali e comunali. Denari che giungono anche alle associazioni animaliste senza fini di lucro, sottoforma di finanziamenti per mantenere lo “stoccaggio” degli animali da affezione nelle strutture idonee. Euro che, volenti o nolenti, vengono rubati dalle tasche dei cittadini dalle varie pubbliche amministrazioni, per darli, anche se in minima parte alla massoneria animalista.

La logica olandese, se fosse confermata, il paese dei tulipani verterebbe verso il rendere desueta la vetusta Convenzione Europea sugli animali da compagnia, approvata il 13 novembre del 1987 (2), che all’Art. 11 – uccisione, non manifesta alcuna riserva esplicita o implicita contro la macellazione di cani e gatti, destinati al consumo alimentare di esseri umani e non, rendendola quindi legalmente possibile, a meno che non esitano singole leggi nazionali, le quali però potrebbero essere in contrasto la Convenzione stessa. Quindi, usando i servigi di ottimi avvocati profumatamente pagati dalle multinazionali della carne, questi potrebbero forse far aprire delle procedure di infrazione alle Convenzione comunitaria, in quanto difformi alla Convenzione stessa.

Poi alla fine rimarrebbe da vedere se l’eventuale presenza di “carne non identificata nei cibi da asporto” andrebbe a violare le normative comunitarie e/o le singole legislazioni dei Paesi membri, anche se potrebbe essere possibile sfruttare un certo range di discrezionalità, in rapporto alla quantità di carne di cane o gatto presente, rendendo così legale la commercializzazione e il consumo nell’alimentazione umana e non.

Superati tutti questi ostacoli burocratici, rimarrebbe lo scoglio più difficile da affrontare: il condizionamento sociale perpetrato negli ultimi decenni dalle campagne animaliste, che mirano a manipolare il pensiero logico-razionale degli italiani e non solo. visto che si tratta di una pandemia mondiale, che gli animalisti stanno cercando di diffondere come un virus mortale per la ragione anche nei Paesi dell’Asia  Orientale e dell’Oceania (3), nel nome degli interessi multimiliardari che gravitano, a livello planetario, attorno al commercio, la vendita, l’utilizzo di animali da affezione.

Oltre a ciò, non va dimenticato nel computo le centinaia di miliardi che ruotano, a livello globale, attorno alle strutture di “stoccaggio” di cani e gatti abbandonati,  arrivando a sfruttare soggetti emotivamente e psichiatricamente fragili che lavorano gratis, acquistando cibo per animali, pagandolo di tasca propria, mentre i vertici del Gotha Massonico dell’Animalismo mondiale (4)  si arricchiscono alle loro spalle.

Nel caso passasse la possibilità legale di macellare e distribuire cane o gatto sottoforma di “carne non identificata nei cibi da asporto”, una fetta del giro d’affari globale verrebbe a mancare, finendo nelle tasche delle multinazionali del settore alimentare e della ristorazione.

Questo danno economico che coinvolgerebbe l’intero pianeta, le associazioni animaliste, usando a loro vantaggio decenni di manipolazioni orwelliane, non lo potranno accettare e faranno il possibile per mettere in prima linea i prezzolati di questa lobby massonica globale,servi  consapevoli e non, che sfruttando bambini e cuccioli, faranno quanto è nelle loro possibilità, per dare via a rivolte sociali “pacifiche” e mediatiche, vedi Grenn Hill sotto attacco del “terrorismo animalista” (5),  in quanto l e,mssa non comprenderanno saranno manipolate dalle lobby massonico-animaliste, le quali vogliono mantenere il controllo sui guadagni, attraverso tutti i rivoli possibili e inimmaginabili, dello sfruttamento per fini economici degli impropriamente detti, come da dicitura legale,  “animali da compagnia.”

È ora di ribellarsi!

Marco Bazzato
12.04.2013


giovedì 11 aprile 2013

Velingrad – Велинград: Hotel Jeri - Xотел Жери


Attraversare la montagna dei Rodopi in Bulgaria, a primavera appena iniziata, per una due giorni fuori dal caos delle grandi città, viaggiando con un trenino che si muove su rotaie a scartamento ridotto, partendo da Septemvrii –  Септември, (1),  giungendo dopo un ora e quaranta minuti a  Velingrd – Велинград  (2), piccola cittadina di non pi di 46 mila abitanti, famosa in tutti i Balcani per le sue acque termali, è un esperienza che coinvolge tutti i sensi del turista.

Il trenino, mosso da un motore a gasolio avanza lentamente. Nei mesi più freddi il riscaldamento è assicurato dal vapore che sala nelle carrozze attraverso dei diffusori. La carrozza di coda, sconsigliata, è simile a quelle viste svariate volte in molti film di John Ford, mentre tra sbuffi di vapore si attraversano gli spazi sconfinati del West. Il lento incidere del mezzo porta il viaggiatore attraverso tornati e gallerie ad assaporarsi i colori della montagna bulgara. Colori, che soprattutto come in questo caso, sono una cacofonia primaverile che si fa strada verso un inverno che non vuole cedere il passo, creando una miscellanea di tonalità cromatiche e cangianti sempre diverse.  Un torrente impetuoso, leggermente ingrossato dalle piogge degli ultimi dì scorre verso la pianura. Il treno lo costeggia per breve tratto, diviso solo da una strada di nuova costruzione.

Già poco prima di entrare nella stazione  ferroviaria di Velingrd - Велинград si possono osservare allevamenti di cavalli e arnie dedicate all’apicoltura, quasi un preludio della qualità dei cibi che si potranno deliziare la vista e l’olfatto e il gusto nei locali della cittadina termale.

La cittadina all’apparenza non è grande, ma è in continua trasformazione, in evoluzione.  Velingrd – Велинград  è molto e ordinata, con aiuole ben curate. Le strade, anche se strette, almeno nelle vie centrali, permettono l’agile deflusso del traffico, senza dimenticare l’edilizia privata che è un miscuglio tipicamente balcanico di stili nuovi e antichi, dove accanto alle case classiche o storiche, si affacciano complessi di recente edificazione, rompendo completamente con gli schemi architettonici del passato.

 Il turista italiano deve dimenticare il confronto con le città italiche, ma apprezzare, all’interno di un contesto storico - culturale diverso da quello italiano, come i servizi siano elevati,vedendoli sotto il profilo qualità/prezzo, rapportandoli a ciò che offrono oggi le realtà termali italiane.

L’hotel scelto è Hotel Jeri - Xотел Жери  (3).   Come spesso accade anche in Italia, non sempre scegliendo dalla rete, poi la realtà è quella mostrata dalle foto professionali e patinate delle pagine web, ma questo hotel, il Jeri - Жери , è andato ben oltre la presentazione, in senso positivo. Il  Jeri - Жери  è  tre stelle, composto da 16  stanze, tutte con WiFi.  L’ingresso e la reception e come la si può vedere dal sito.  L’addetta è cordiale in modo professionale e dopo aver espletato le pratiche di registrazione, ci accompagna in quella che definisce “cameretta”. Aperta la porta: sorpresa. L a camera è grande, spaziosa, 23 mq, luminosa. Le porte interne così come gli infissi esterni sono di ottima qualità e permettono un  ottima isolazione termica. La tv è via cavo dotata di 55 canali, alcuni dedicati ai bambini, ci sta la CNN, i canali sportivi e tematici, comprendenti tra gli altri, Discovery Chanel e National Geographic. Tra le sorprese la più gradita, oltre al letto molto comodo, è il bagno, grande, spazioso, piastrellato fino a soffitto, con tanto di l’asciugacapelli. La camera è dotata di terrazino, tavolino, sedie e portaceneri, per gli amanti delle bionde che on sanno resistere al loro fascino. In Bulgaria, come in Italia, è vietato fumare in ogni luogo aperto al pubblico, in primis bar e ristoranti e nelle stanze degli Hotel.

Una volta preso possesso della camera e lasciati i bagagli, partiamo per una camminata attraverso la via principale, o  come dicono a Las Vegas, the strip. La via centrale di Velingrd – Велинград è piccola, delicata, accoglie il turista in modo discreto, priva, in questa stagione, della frenesia estiva, ma coccola il turista con i suoi bar i casinò, situati a entrambi i lati della main street .I bar sono ottimi per un aperitivo o una rakia – ракия – grappa, che secondo la tradizione balcanica va bevuta a piccoli sorsi, accompagnandola con insalate di verdure e cetrioli sottoaceto e non.

Una volta rientrati in hotel si passa alla piccola ma calda piscina termale. Vi si accede dopo aver fatto pochi passi all’aperto, uscendo da una porta laterale a lato della reception.  L’acqua, come vuole la tradizione delle zone termali, è calda ma non insopportabile e fin da subito infonde una piacevole sensazione di benessere e relax a tutte le giunture, lasciando il corpo dopo quasi un’ora di “ammollo” beatamente stanco e rilassato.

Ma la sorpresa maggiore la si ha con le delicatessen gastronomiche della cucina tradizionale bulgara e non, anche se è un peccato che i menù siano solo in bulgaro, almeno quelli che ho visto e non sarebbe una cattiva idea, per attirare clientela straniera, che fossero quanto meno in inglese.  In ogni caso balzano immediatamente all’occhio le porzioni, che si possono definire con due solo aggettivi:abbondanti e maestose, oltre che gustose, naturalmente. Al termine della cena si aveva quasi l’impressione d’essere satolli come Adam Richman di Man V Food (4).

Una caratteristica degli hotel di Velingrd – Велинград è che ristoranti non sono a disposizione solo degli ospiti, ma ogni turista e non può accedervi, accomodandosi per il pranzo e/o la cena, come accaduto per una tavolata di amici, innanzi a maestosi piatti di insalate di verdure e uova, e ogni piatto era di dimensioni ciclopiche.

Il mattino seguente la colazione compresa nel prezzo della camera. Colazione a buffet, con a scelta: uova, prosciutto, latte, caffè, yogurt, pane, gelatina di marmellata, formaggio bianco, etc, servita dalle 08.00 alle 10.00. Le stanze che devono essere lasciate libere entro le 12.00 del giorno di partenza.

Prezzo complessivo per una due giorni infrasettimanale per due persone a Velingrad – Велинград, in bassa stagione? 120 Lev Bg, pari a poco meno di 60 euro, spese di viaggio in treno da Sofia incluse, ossia 30 Euro a testa.
Se si prendono i pacchetti dal lunedì al venerdì il costo per notte viene ridotto sensibilmente.

Servizio fotografico presente sulla mia pagina Facebook. Velingrd – Велинград (5)


Marco Bazzato
11.04.2013




mercoledì 3 aprile 2013

Vittorio Feltri e il politico che ha messo incinta la colf



Non ci sono ancora né conferme e né smentite, ma sembrerebbe che nel parlamento italiano, oggi come dai tempi del Regno d’Italia,  sia sempre stato pieno di montoni, intesi non come i maschi della pecora, ma come montoni che montano e/o fottono, e soprattutto fanno l’amore con le legittime consorti, (senza vivere nel peccato del concubinato novecentesco della convivenza more uxorio)  partendo dalla missionaria, passando per la pecorina, e con in mezzo  l’emiciclo di tutte le posizioni del Kamasutra (1), antico testo indiano sul comportamento sessuale umano che ne indica la bellezza di ben 64 posizioni, senza omettere il mitico rapporto oro genitale e lo sporcelloso 69.

Ma la notizia che dà Vittorio Feltri tramite i cinguetti di Twitter, ha trasformato gli italiani in fanatici della caccia grossa. Il cinguettio, riportato da Giornalettismo, dice: “
Un politico importante ha ingravidato la cameriera e la moglie lo ha buttato fuori di casa”. (2) e per chi ha Twitter, reperibile direttamente dalla pagina del giornalista (3).

Aprendo la pagina del quotidiano online e scorrendola verso il basso, così come nella pagina Twitter di Vittorio Feltri, si possono leggere le congetture dei lettori, a riguardo il politico, oggi irrilevante ai fini numerici,  forse memori della batosta elettorale che avrebbe preso nell’ultima tornata elettorale, quando asseriva di essere l’unico che aveva in bocca “parole di verità”. Vero ossimoro, in quanto politica e verità sono antagonisti senza soluzione di continuità, additandolo a carnefice e vittima dei suoi comportamenti ossessivo-compulsivi. Non mancava altro che dicesse: «Io sono la Verità e la via», Gv 14.16, che  gli italiani zeloti gli avrebbero organizzato  un bel Golgota,  con  tanto di 14 stazioni della Via Crucis, facenti parte del pacchetto completo. Dove però la resurrezione sarebbe stata un extra da pagare a parte a Dio in persona.

Per carità, esiste il diritto di ogni legittimo consorte o come va di moda, e come si vorrebbe legalizzare il concubinato more uxorio, per meri interessi economici,  anche nel nome del presunto bene dei figli nati fuori dalla licenza matrimoniale, definiti nei tempi andati bastardi, di far l’amore, montare in tutti “in tutti modi e in tutti i laghi”, parafrasando una nota canzone sanremese, facendola godere e ingravidandola, riempendola, con la “saccapoche,” con la crema  bignè  estratta dai rognoni. Ma andarsi a “inchiavardare” la colf rumena, quella che ti pulisce il cesso, ti scopa i pavimenti, lava i piatti e quant’altro, solo perché la moglie sfaticata non ha voglia di fare una beata fava, beh, la cosa puzza di schiavismo professionale e “abuso di posizione dominante” da parte del galletto sparagnino, che non potendo organizzare, perché cristianamente impegnato, un Bunga Bunga in casa, ed essendo così micragnoso per andare a puttane, ha preferito fottersi, pensando che il contratto fosse all inclusive,  la colf rumena , mentre la moglie era dal parrucchiere o a recitare le giaculatorie.

Chiaramente gli italiani daranno alla rumena della bagascia, della zoccola, della troia, della mignotta, della cagna, per aver aperto le gambe al potente, che come Satana ora sembra che sia stato scaraventato dal dio-moglie nelle fiamme dell’Inferno, o peggio a dormire sul poggiolo di casa, al freddo e al gelo. Si sa, in un mondo maschilista come quello italiano, sovente anche razzista, la colpa è sempre dell’altro sesso: della femmina, di quella che viene considerata un’eterna giovenca o vacca in calore, sopratutto se straniera e proveniente dall’Europa dell’Est. Peggio ancora se ora si porta dentro il futuro prodotto velenoso sputato  dal “serpente del Paradiso”, frutto della conoscenza del Pene, ops, del “Bene e delMale”, che le trasformerà, se non verrà utilizzato l’”Idraulico liquido stura vulve”, il ventre della donna, quando sarà in prossimità del nono mese di gravidanza, a quello di un Anaconda che si è divorato un capretto. 

E la cornuta cosa avrebbe fatto? Stando a ciò che scrive il Feltri, avrebbe preso le masserizie del fedifrago, dello spargitore di seme schizzato fuori durante la copula, grazie anche al lavoro dei dotti deferenti, mandandolo . come dice abitualmente nei suoi show in giro per l’Italia, Beppe Grillo, come nella celeberrima canzone di Marco Masini, a “Vaffanculo!”

Ora se l’inseminatore, che secondo alcuni dicono potrebbe avere il taglio di capelli alla Caio Giulio Cesare, fosse quello che hanno postulato, cristianamente, dopo aver  sfondato in pieno “l’Utero in Centro”, celato in quel mirabile cespuglio, messo in quella caverna sigillata all’origine dal Dio degli Eserciti ,  antro nascosto, rappresentato nel quadro L’origene du monde di  Gustave Coubet, 1866 (4), questi non dovrebbe o imporre lo svuotamento uterino della donna, ma dovrebbe prendersi cura della futura discendenza, che oggi nel  nome del politicamente corretto non si può più definire bastarda, al pari di altri figli e/o figlie nel caso che questi avesse già una progenie di primo, secondo, terzo, quarto o quinto letto, etc.

 E la donna che si è concessa stupidamente al “glande buana bianco”, essendo cittadina Europea, dovrebbe uscire allo scoperto, reclamando il test genetico di paternità, in modo da proteggersi, tutelando così anche frutto del peccato che porta in grembo, dalle mire distruttive dell’ingravidatore che potrebbe avere nei confronti del feto, protetto dalle Sante Leggi del Cristianesimo, senza, per dirla parafrasando una parte del brano di Elio e le Storie Tese, Cara ti amo – risvolti psicologici tra giovani uomini e giovani donne, 1989, “mettersi il goldone”, perché si riteneva un drago nel coito interrotto, sebbene sia risaputo che come nella poesia,La Spigolatrice di Sapri di Luigi Mercanti, 1837:  “Eran trecento giovani e forti e sono morti”! (5), sfortunatamente a volte, per dirla alla Gianni Morandi, “Uno su mille ce la fa/ come e dura la salita/ in gioco c’è la vita” 1985..

Come nell’articolo pubblicato nel mio blog“La moglie fa le corna al sindaco (6)  del 22 marzo u.s, l’opinione pubblica dovrebbe avere il diritto di sapere chi sono questi  politici di rilevanza nazionale o amministratori locali della cosa pubblica, che giocano e usufruiscono di dell’uso di vulve foreste, uscendo dal recinto del loro sponsali. Se non sanno tenere il bigolo al loro posto, come si può ipotizzare che sappiano tenere le mani solo dove devono essere tenute? Se non riescono a tenere dentro braghe e mutande lo sventra papere, come è possibile che possano avere freni inibitori, non facendo lavorare le mani, anche “,morte”,senza infilarle, ma rubando comunque dalle tasche altrui? 

Alla fine i fedifraghi dovrebbero tenere presente che “L’operazione aspiraminchia” anche se si tratta di una sveltina di pochi minuti, richiede pianificazione, che nella maggioranza dei casi è solamente tattica, non esenti in ogni caso da errori di valutazione sui vari ed eventuali danni collaterali che potrebbero accadere in corso d’opera.  Ma che poi sotto il profilo strategico potrebbe rivelarsi alla fine una “Sconfitta di Waterloo”, un attacco da parte di moltitudine agguerrita di “Crazy Horses” nella “Battaglia di Little Big Horn”, una “Disfatta di Caporetto”.  Se poi si aggiunge una chiavata invalido ed economicamente ingravidante, con conseguenze di non facile soluzione per il consorte beccato in un modo o in un altro con il cane inzuppato dentro gli umori femminili de L’origene du monde, generando la perfetta sintesi della quadratura del cerchio dell’uomo Vitruviano, ecco che si comprende perché i cittadini abbiamo il diritto di sottoporre questi maestri di moralità – altrui – al più torbido, putrido e infamante pubblico ludibrio, solo nel caso che l’identità del pubblico peccatore, pardon, politico o amministratore della cosa pubblica, sia certa oltre ogni ragionevole dubbio.
03.04.2013


lunedì 1 aprile 2013

Pasqua 2013:Papa Francesco: fa gli auguri in 72 lingue? No!


Se il buongiorno si vede dal mattino, la “Settimana Santa” di Papa Francesco, al secolo Ciccio-Checco si è conclusa con un sonoro tonfo di immagine e fischi, che nonostante le voci dei vaticanisti si sono sentite, eccome, in tv.

La “parabola da esodo biblico” ha toccato il suo apice mediatico venerdì, in occasione della Via Crucis. La manifestazione pubblica rappresentava una specie di esordio nella tv italiana del nuovo Papa. Eper quanto riguarda lo share, ha sconquassato il suo antagonista, l’oggi Papa emerito, Benedetto XVI, procurandogli una sonora sconfitta. Il Francesco ha battuto il Ratzinger come tamburo: 6.301.000 spettatori contro i 4.107.000 della precedente edizione della Via Crucis, l’ultima capitanata da Ratzinger.

E poi il crollo: La veglia pasquale non è stata trasmessa da nessuna delle reti Rai, né da Rai 1 e né da Rai news24, che al massimo, al pari di TGCOM 24, forniva le breaking news ogni mezzora, attendendo che qualche invasata facesse cadere il Papa, come avvenne nellaMessa di Natale del 25 dicembre 2009. Invece nisba. Lo show religioso era visibile solo su Sat2000, la tv della CEI. E non è stato uno spettacolo esaltante, sotto nessun punto di vista.

Ma andiamo con ordine: la liturgia, su volere del “Dittatore Vaticano”, alla Giulio Cesare, ha voluto fare dell’evento un copia e incolla, obbligando i sudditi in tonaca a rimaneggiare la sceneggiatura, riducendo le letture dell’Antico Testamento, che ne prevedono o  dodici o sette canoniche, arrivando invece alla modica cifra di tre misere letture, più il vangelo.

L’omelia: mediocre  (1) .Un discorsetto di pochi minuti, assolutamente sterile, senza nervo e privo di spunti di riflessioni profondi.  Quatto chiacchere buttate lì, incrociate senza arte e né parte come nella migliore tradizione di un dottore in chimica,  che nonostante tutto continua a fare esperimenti da alchimista, alla ricerca della mitica pietra filosofale, con ampolle e alambicchi, adoperando per reggere il pesantissimo libro della liturgia un “moretto”,come usavano dire le suore negli asili negli anni ’70, per indicare gli africani, o per dirla alla Mark Twin “negri” (2)  chiamati così dall’autore per ben 209 o 217, secondo alcuni, nel suo romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn,uscito in prima edizione nel 1884. Insomma, un’omelia da curato di campagna, priva di alcun spunto dottrinale e teologico elevato, ma molto terraterra, che non ha brillato né per sagacia e né per spirito sopraffino spirito teologico.

Il battesimo e la cresima: ne ha baciati tre su quattro, al momento della cresima, trascurando il vietnamita-americano che portava gli apparecchi acustici alle orecchie. Perché gli altri sì costui no?

Il suono delle campane: Dopo la benedizione del fuoco, un altro momento topico in questi tipi di show, o celebrazioni religiose, è il suono delle campane. Ebbene, abitualmente nelle celebrazioni serie, in tute le basiliche, cattedrali, chiese del mondo, anche in quelle di rito ortodosso, le campane si mettono a suonare allo scoccare della mezzanotte, stile fiaba di Cenerentola, e in quell’attimo tutta la cristianità grida in un'unica voce: Gesù è risorto, fusi orari permettendo. Ma Papa Ciccio – Francesco-Checco no. Forse voleva andare a letto presto. Sta di fatto che quelle vaticane hanno strimpellato alle 22.30 ora italiana. Ergo: questa volta hanno fatto fare una levataccia di un’ora e mezzo prima a Cristo, svegliandolo in piena fase Rem e lasciandolo, come accade a tutti i cristiani e non, incazzato furioso, per essere stato strappato all’improvviso dal sonno profondo.

Nel complesso, alla fine, la sceneggiatura, i testi e i dialoghi, la veglia non ha superato le due ore e mezzo.. Uno show liturgico rimaneggiato alla meno peggio, avente un canovaccio impreciso e lacunoso, recitato in fretta, privo di patos e coinvolgimento emotivo da parte dei concelebranti –  molti sbadigliavano quasi rumorosamente e altri ronfavano – e con il pubblico che rispondeva come poteva,non apparentemente affascinato dal Bergoglio, che nelle lunghe maratone celebrative, dove è primo officiante, si dimostra a corto di fiato e di gambe. Tra l’altro non vanno dimenticati i tempi morti, causati dai continui trasferimenti, come grilli, da un punto all’altro dell’enorme palcoscenico nella la Basilica di San Pietro.  Almeno per i telespettatori a casa, sarebbe utile l’interruzione con qualche stacco pubblicitario, per svuotare la vescica. Se non si volevano mettere spot, sarebbe stata cosa buona e giusta l’ingresso di qualche bella Creatura di Dio, in costume striminzito, o meglio ancora adamitico, che come negli incontri di boxe, portante un cartello sopra la testa, indicasse che da li a poco sarebbe iniziato il round successivo.


Ma apoteosi del cattivo gusto e della mediocrità la si è raggiunta la domenica successiva,il 31 marzo, al termine dello show liturgico solenne della Pasqua di Resurrezione.  Papa Ciccio, una volta terminata la celebrazione ufficiale, ha fatto il consueto giro di campo con la Mercedes scoperta,e come un George W Bush qualsiasi, si è dato nuovamente da fare per farsi portare dalla sicurezza bambini e malati da baciare. Dove i primi ormai non sembrano molto propensi a farsi insalivare le guance e urlano e si dimenano come anguille indemoniate, spaventati dall’eventuale frittura nell’olio ad opera del successore di Pietro, pescatore e pescivendolo, mentre gli ammalatati hanno l’illusione che costui abbia le doti divine e taumaturgiche del primo presidente del cristianesimo, Gesù di Nazareth, ma sfortunatamente per loro..ciccia!

Una vota terminato il giro di “pista”, di campo o di piazza che dir si voglia, il Bergoglio si è affacciato dalla Loggia Centrale per la tradizionale Benedizione Urbi et Orbi, (3) Benedizione alla città e al mondo.  Prima dell’inizio dell’ultimo atto i vaticanisti di Rai News 24 e di TGCOM24, intessevano le doti di Ratzinger per aver esteso gli auguri a 72 lingue, zulù compresi, perché alla fine anche quella è una nicchia del mercato dell’evangelizzazione, sicuri che anche il poliglotta Bergoglio proseguisse sul solco tracciato dalla tradizione dei suoi predecessori. Invece niente. Silenzio assoluto. Benedizione in latino, auguri in Italiano e poi tutti a rimpinzarsi di agnello, tra lo stupore generale, giornalisti in prima fila,che come se avessero tutti preso un calcio nelle palle o una mazzata nelle ovaie, in preda alla Sindrome di Stoccolma  o da quella di shock post-traumatico, da buoni servitori del Concordato, non sono o non hanno voluto scrivere manco un rigo su questo atto di inaudita gravità, commesso da Papa Francesco nei confronti dei cristiani-cattolici,ebrei compresi e non solo, di tutto il mondo, visto che ad oggi è tutt’ora in corso la Pasqua ebraica.

Va detto che questo gesuita, e dai gesuiti, viste le loro tradizioni latino-americane, al seguito dei Conquistadores, è il minimo che ci si possa aspettare. L’insulto e l’offesa alle altre nazioni, non avendo fatto gli auguri di Buona Pasqua in altre lingue, è sembrato peggio di un cazzotto nella bocca dello stomaco, non  solo a me, come telespettatore che guardava lo show liturgico in tv, ma anche da parte dei fedeli, che secondo le stime – si presume gonfiate – erano di 250 mila, che non hanno preso bene il gesto dell’argentino, naturalizzato vaticano.

Simbolicamente con questo sfregio alla tradizione la Chiesa, anzi Papa Francesco ha dimostrato quanto effettivamente sia interessato a raggiungere, anche solo con un augurio nella loro lingua, i poveri di tutto il mondo. Come ci si può aspettare da un personaggio del genere comprensione e condivisione dei pesi e dei fardelli della Croce di Cristo,  se nemmeno è interessato a raggiungere, gli angoli più sperduti del mondo, gli auguri per la Resurrezione di colui che tramite San Pietro, gli ha permesso d’avere quel posto di lavoro a tempo indeterminato?

In molti sono rimasti basiti, affranti e offesi e non solo i cattolici, ma anche gli ortodossi, che per colpa dei due calendari, gregoriano per i cattolici e giuliano per ortodossi, sono costretti, per via delle divergenze millenarie tra i vertici delle rispettive chiese, a “segare” in due Gesù Cristo, festeggiando simbolicamente due volte la Sua resurrezione. Il che porta a pensare che avesse ragione Piergiorgio Odifreddi, quando scrisse nel suo libro Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) , “…Addirittura, lo stesso termine cretino deriva da “cristiano” (attraverso il francese crétin, da chrétien), con un uso già attestato dall’Enciclopedia nel 1754…” Longanesi, 2007, circa l’affronto commesso dal monarca della chiesa cattolica universale a tutti i cristiani.

È chiaro che alla luce di quanto commesso e/o omesso da Papa Francesco domenica,sarebbe giusto che le varie televisioni che erano collegate in mondovisione e che hanno pagato i diritti di trasmissione, come ritorsione, annullassero i contratti con lo Stato Città del Vaticano, in quanto non avrebbe senso, visto che gli auguri e la Benedizione Urbi et Orbi, rappresentano i momenti topici delle celebrazioni natalizie e pasquali,  pagare per non ricevere manco uno straccio di augurio sarebbe un assurdità.

Chiaramente questa serie di ragionamenti non è contro la figura in se di Papa Francesco, ma per fare una comparazione tra i differenti stili di pontificato, tra Bergoglio, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, solo per citare gli ultimi trentacinque anni di storia vaticana.

Se il Papa Francesco di ieri è il nuovo che avanza, sta facendo terra bruciata, cospargendola di sale, come fecero i romani con Cartagine, di tradizione e consuetudini radicate nei fedeli, non solo cattolici, ma cristiani e non, da decenni. Allora in molti potrebbero anche pensare che tramite Bergoglio potrebbe compiersi la Profezia di Malachia e Papa Francesco potrebbe essere l’ultimo Papa, in quanto i fedeli amano il cambiamento, ma muovendosi all’interno di tradizioni consolidate e che strette di mano ai fedeli o i baci sulla guance agli impuberi non possono certo compensare, in quanto sono solo delle volgari appendici populistiche, le spinte intellettuali di apertura della Chiesa, anzi di Papa Francesco, verso il mondo, come minimo con usando parole ben augurali, non solo in lingua italiana, verso tutti i cittadini de mondo.

Marco Bazzato
01.04.2013


giovedì 28 marzo 2013

L’animalismo pasquale istiga all’antisemitismo?


Premetto che non mangio carne d’agnello non per motivi ideologici, ma semplicemente perché non mi piace. Da carnivoro nutro rispetto per quelle culture e religioni, partendo dall’ebraismo, passando per il cristianesimo e arrivando all’islam, che annoverano certi tipi di piatti nelle loro cucine tradizionali e/o festività religiose, o preparati laicamente in tutti gli altri giorni dell’anno, rispettando nel contempo, laici, agnostici e atei che sentono nel consumo di qualsiasi tipo di carne, una necessità fisiologica inscritta nell’uomo dalla natura stessa, traendone beneficio proteico e  soddisfazione psicofisica.


Ed è sulla base di questa premessa che la società civile, specialmente quella che affonda le sue radici nelle tradizioni religiose giudaico-cristiane, che dovrebbe indignarsi contro i movimenti animalisti, in quanto tentano di strumentalizzare con la loro ideologia reazionaria anche le parole di Papa Francesco, facendo tra l’altro il possibile per danneggiare, in un periodo di depressione economica, le avvizzite casse degli allevatori di carne, in questo periodo pasquale,, che cercando di incentivare, tramite un boicottaggio non dichiarato di matrice pseudo cristiana, il consumo di carne di agnello.

Il tutto parte dai una articolo trovato in rete, dal titolo:

“Pasqua, animalisti a San Pietro, basta strage agnelli, non è cristiano” (1)..

Già dal titolo si parte con la manipolazione della storia religiosa anche delle radici giudaico cristiane del cattolicesimo romano e del cristianesimo, nelle sue diverse componenti planetarie.

Joshua, nome comunissimo all’epoca, questo è il vero nome di Gesù,era un ebreo,  partorito da madre ebrea, vergine, figlio, secondo la tradizione Cristiana, del Dio di Israele e che  stando quanto scritto nei Vangeli, questi confermò a Caifa, Sommo Sacerdote, nell’interrogatorio avvenuto dopo l’arresto nell’orto dei Getsemani,, in seguito del tradimento di Giuda Iscariota, voluto e/o accettato da  Dio, operato per mezzo di Satana.

Ed è sulla base di questo che va ricordato che Joshua per 32 anni, ha seguito la tradizione degli anziani, visto che anche leggeva e commentava la Torah,, ossia i Rottoli della Legge, nelle Sinagoghe o nel Tempio, dove tra gli altri testi sacri ci sta anche il Pentateuco, con  è scritta la narrazione dell’Esodo verso la Terra promessa, Israele:

l Signore disse a Mose e ad Aronne nel paese di Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Prendete tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno di voi si procuri un agnello per la famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello si assocerà al suo vicino, al prossimo della casa, secondo il numero delle persone, calcolerete come dovrà essere l’agnello, secondo quanto ciascuno può mangiare.” Esodo, 12, 1-4.

Quando Joshua di Nazareth si è recava a Gerusalemme, ci andava anche per celebrare in primis la pasqua ebraica e l’Alleanza che Dio aveva stretto con il popolo di Israele. Infatti  una delle frasi pronunciate nell’”Ultima Cena”, istituendo l’Eucarestia fu questa: 

«Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, fate questo in memoria di me.»

conscio che ci sarebbe stata la morte in croce. Con questa frase Joshua non ha annullato Alleanza, fatta da Dio con Mosè sul Monte Sinai, e con il suo popolo, a favore della Nuova Alleanza, instituita durante l’Ultima Cena, ma l’ha integrata – “Non sono venuto per abolire, ma per dare compimento” Mt. 15, 17 – creando un legame di continuità, grazie o nonostante le differenze, religiosamente e tradizionalmente indissolubile.

 Ed è alla luce di questo legame che Giovanni Paolo II, durante la sua storica visita alla Sinagoga di Roma, chiamò gli ebrei “I fratelli maggiori!”..

  E alla luce del paragrafo predente che l’attacco reazionario alla tradizione  ebraico-cristiana,  potrebbe anche essere considerato come un atteggiamento antisemita, in quanto contro anche la tradizione di Pesach, la Pasqua ebraica, che quest’anno inizia il 26.03 e termina il 02.04, che come per quella cristiana, contempla la consumazione di carne di agnello, secondo i dettami e le modalità delle rispettive tradizioni religiose. Ma gli animalisti non hanno avuto il coraggio di andare a manifestare apertamente contro la medesima tradizione, innanzi alle sinagoghe o davanti all’ambasciata di Israele.  Per questo forse usano “l’attacco indiretto”, recandosi a Piazza San Pietro, perché il cristiano porge l’altra guancia, fino a quando non muore perché gli viene spezzato l’osso del collo a suon di ceffoni.

I fautori della protesta, prima di andare sotto le finestre di Papa Francesco, se cattolici-cristiani, avrebbero dovuto ripassarsi le Sacre Scritture, in modo da non fare  propaganda e proselitismo settario, altamente fuorviante, passando da ignoranti matricolati, circa i dettami basici del cristianesimo, traviando i fedeli,, con“pensieri, parole opere e omissioni”,  dove oltre che essere anticristiane, a causa di un ideologia di matrice  fondamentalista, sono  false e nemiche non solo della tradizione giudaico-cristiana  ma anche dell’industria zootecnica e della filiera legata alle carni di animale, l’agnello in questo particolare momento., animati dalla volontà pervicace di incrementare la crisi ad un settore che da lavoro, tra diretto e indotto, a centinaia di migliaia di persone, solamente in Italia.

 E se sono agnostici, razionalistici, laici, atei o semplici animalisti mal scolarizzati, sarebbe bene che si informassero – oppure avrebbero dovuto nuotare entro il loro stagno – circa i gusti alimentari di Joshua di Nazareth, che non ha mai disegnato la carne, essendo un piatto tipico della cultura ebraica di allora così come nell’ebraismo contemporaneo.

 Gesù poteva essere tutto, ma non era un fanatico animalista. Infatti in tutto il Pentateuco per gli Ebrei,  Antico Testamento,per i cristiani,  partendo dal sacrificio che Abramo doveva fare al Dio di Israele, offrendo in olocausto suo unico figlio Isacco, ma Dio vedendo la fedeltà di Abramo gli comandò di offrirgli in olocausto un ariete impigliato in un roveto Genesi, 22, 1-13,  o come sta scritto nel Levitico: 3, 1-17, e in particolare il versetto 5 che dice: “I figli di Aronne lo bruceranno sull’altare, sopra l’olocausto, posto sulla legna che è sul fuoco: è un sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave per il Signore”.

Così come nel Nuovo Testamento, con la parabola del Figliol prodigo, quando al ritorno di costui, il padre ordina di macellare il vitello grasso, nonostante che il secondogenito avesse dissipato tutta la sua parte di eredità, tornandosene alla casa del padre, pronto a essere il più umile tra gli umili dei suoi servi. Fedi Luca, 15,11-32.

Ormai è chiaro l’intento animalista: traviare le coscienze poco istruite a riguardo i temi religiosi, manipolando il contesto storico dei testi ritenuti sacri dalle due confessioni, quella ebraica e quella cristiana, dando un immagine del cristianesimo e del cristiano, contestualizzandola solo all’interno della realtà contemporanea, e non in Eterno Presente, , per dare un immagine difforme anche alla luce della Torah , dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Mentre, per essere oggettivi, l’eventuale invito a non consumare carne dovrebbe essere slegato dalla fallace e volutamente malevola manipolazione dei Testi Sacri, ma portando argomenti che forniscano una base scientifica oggettiva, scevra dall’intento palese o occulto di danneggiare non solo delle culture religiose, ma anche il tessuto zootecnico, già pesantemente compromesso dalla crisi economica.

Termino con una nota personale: augurando buona Pasqua a tutti i cristiani, i cristiani ortodossi la festeggiano il 5 maggio e agli ebrei per il loro Pesach già iniziato, che terminerà il 02 aprile.

Marco Bazzato
28.03.2013



mercoledì 27 marzo 2013

“Donne in Gioco”di Michelle Bovev





Sono le 11 di mattina del 27.03.2013 ora bulgara, quando inizio a scrivere questo pezzo e non dovendo smaltire una sbornia a base di rakia, vodka, birra, vino, batida de coco, limoncello e tequila, perché non bevendo né alcolici né superalcolici – a parte che in pochissime occasioni speciali – manco li detengo in casa. Sto comunque cercando di rimettere in ordine i pezzi della fiction tv, mandata in onda ieri sera da Canale 5, in prima serata, e che terminerà, a Dio e a Mediaset piacendo, questa sera, “Donne in Gioco”.

Lo show, che nelle intenzioni della produttrice-sceneggiatrice-regista-attrice, Michelle Bonev, al secolo Dragomira Boneva. Драгомира Бонева, ove Dragomira non sta per femmina dall’alito di drago, ma per “Cara al Mondo”, nelle intenzioni doveva essere una fitcion drammatica, pregna di “tensione interiore”, per citare un liottismo usato e abusato in un romanzo di un autore napoletano, ma non ha fatto altro che farmi scompisciare dalle risate, costringendomi a un via vai all’urinatioio per smaltire la sbronza di sganasciate strappa mandibole, che abitualmente avvengono durante la visone di b-movie “catastrofici” degli anni ’50-’60 o dopo l’ennesima replica de “La fuga del cavallo morto” o di “Ghiacciaio in fiamme”.

Descrivere la fiction è banale come la fiction stessa. L’unico problema sta nel trovare gli aggettivi e le metafore confacenti all’opera.

Sceneggiatura: assente o non pervenuta! Il canovaccio è così sottile che manco può essere utilizzato nemmeno per togliere la polvere da una vetrata panoramica, priva di vetri, in uno chalet a Borovetz, Боровец!

Regia: per rispetto nei confronti di una sentenza giudiziaria mi rivolgerò alla regista, Michelle Bonev, usando il maschile, avendo come regista, diretto da cani gli attori, cosa che potrebbe offendere le razze di canidi nel pianeta.  Probabilmente la fiction sarà studiata all’Accademia Nazionale di Arti Teatrali e Cinematografiche di Sofia, come esempio di come non deve essere diretto e/o recitato un film o una fiction, perché altrimenti Stanislavskij, al secolo, Konstantin Sergeevič Alekseev. in russo, Константин Сергеевич Станиславский, bestemmierebbe per l’eternità.

Testi e dialoghi: Una persona potrà vivere in Italia anche da più di un decennio, avere il passaporto italiano, ma rimarrà sempre straniera, in quanto i pensieri, formatisi nell’infanzia e nell’adolescenza e nella prima età adulta, permangono per sempre, e i dialoghi di “Donne in Gioco” risentono di questo. Infatti, anche se scritti direttamente in italiano, sono “viziati” del modo di pensare della lingua e della cultura bulgara, avendo significati non retorici in quanto contestualizzati entro un lessico e un idiomatismo strutturato, secondo la lingua e la cultura di origine,  mentre in italiano, se non adattati  da validi professionisti, risultano pensanti e ampollosi, soventemente ripetitivi. È starano che nessuno abbia fatto notare la cosa alla “produttrice-sceneggiatrice-regista-attrice!”. Oppure se ci hanno provato, costei essendo piena di se per dar retta ai consigli altrui, avendo acquisito l’umiltà di alcuni italiani, del “So tutto io”|, li ha ignorati. Forse si credeva Mel Gibson, sceneggiatore, regista e uno dei produttori di The Passion of Christ,, che fece ripetere 48 volte la scena del lancio dei 30 denari a Giuda.

Recitazione di Michelle Bonev: ha recitato? In molti potrebbero obiettare che se ha recitato, lo ha fatto diversamente bene. Si possono contare sulla punta delle dita gli attori-registi che godono dell’oggettività e del senso critico- estetico nel saper riconoscere in se stessi, nelle vesti di regista, quando recitano a livelli superati senza il complesso della telecamera da Cita, l’”antenato” quadrumane ma contemporaneo di Tarzan, ma la Bonev non appartiene a questi pochi eletti, a questi mostri sacri. Da ultimo ma non certo meno importante: l’accento.  Michelle Bonev, è nativa di Burgas, Бургас, nel Sud Est Bulgaria. Per i puristi bulgari gli abitanti di queste zone hanno una cadenza, il “meko” che li fa sembrare quasi come se parlassero con cadenza russa, visto che la “L” e le vocali vengono ammorbidite, con le frasi e/o parole, invece di uscire “secche e dure”, sono come allungate, cantilenanti. Un po’ simili come “musicalità” a quelle dei veneti.

La cosa che salva l’onore bulgaro è che Dragomira Boneva,  Драгомира Бонева, Michelle Bonev, ha passaporto italiano. Per questo Wilkipedia, nelle pagine bulgare così come in quelle italiane, non le dedicano che poche striminzite righe. Un po’ come se fosse figlia di N.N.

Recitazione degli altri attori: mediocre. Ma la colpa non è di costoro ma della regista che non ha saputo dirigerli, in quanto la Bonev ha un background sociale e ambientale, anche e soprattutto nei suoi inizi di “carriera” appena giunta in Italia agli “antipodi inginocchiati,” rispetto  al cinema, regia e recitazione cinematografica o teatrale. In alcuni momenti sembrava d’essere all’interno della parodia in salsa brasiliana da telenovelas dei “Promessi Sposi,” di Anna Marchesini, Massimo Lopez e Tullio solenghi, con i personaggi che assomigliavano a tanti Pedro Ghilberto Imenez Perito per Aria, o a quello di un palazzinaro laziale, eternamente rosso come un gambero lampadato,  “Che non vende sogni, ma solide realtà”.

Questa produzione bulgaro-italiana della Romantica Entertainment – la casa di produzione di Michelle Bonev, che per scrivere – male – la sceneggiatura ci ha impiegato quasi due anni – e RTI, non rappresenta la cinematografia e le fiction bulgare, passate e contemporanee, avendo abbassato all’inverosimile la recitazione degli attori bulgari che vi hanno preso parte,  alcuni veri mostri sacri in patria –  ove  la Bonev non viene, per dirla con un termine gergale tutto italiano, “cagata manco di striscio” –  degradando la recitazione anche degli attori italiani che apparivano come burattini smarriti e guardavano verso la macchina da presa senza sapere in che direzione sarebbero stati gettati. Primi tra tutti Lando Buzzanca e Martina Colombari: due statue di gesso.

Location e fotografia: campi stretti, primi piani malfatti e fotografia da B movie degli anni ’80, fatta, in totale economia. Niente a che vedere con le produzioni di Pietro Valescchi della Taodue o le regie di Alexis Swet. Le immagini il più delle volte sembravano smorte, sgranate, e una definizione così’ bassa che non si è vista nemmeno ai tempi di Kojak, 1973-1978.

A tirar le somme ci si trova innanzi ad uno show  quattro ore,diviso in due parti, di pessima qualità. Ieri mattina anche se Federica Panicucci a Mattino Cinque cercando di non dimostrarlo, sembrava nutrire dubbi abissali sulle qualità artistiche dell’italiana Michelle Bonev – produttrice,sceneggiatrice, regista e attrice e  di tale egocentrismo sparagnino fa sembrare “Donne in Gioco”  come ne “La famiglia del professore matto”con Eddy Murphy –  presente in studio per promuovere, al pari  di uno scrittorino sconosciuto, la sua autoproduzione cinematografica, in quanto  nessuno le offrirebbe un lavoro né come sceneggiatrice, né come regista e né tantomeno come attrice.

I mostri sacri del cinema bulgaro, primi tra tutti gli attori Stefan Danailov, Hristo Shopov, o registi come  Binka Zeliaskova ,Anri Kulev, Ivan Nichev, Metodi Andonov o sceneggiatori come Boris  Hristov,, Kiran Koralov, solo per citare tra i più noti in Bulgaria, alcuni totalmente sconosciuti in Italia probabilmente diranno tra di loro, non ammettendolo mai pubblicamente, che con “Donne in Gioco”non ha vinto per fortuna la cinematografia bulgara, ma l’arrivismo della mediocrità della naturalizzazione italiana, come proseguo  del deludente esordio di Michelle Bonev alla regia nel film – fisco –  “Goodbye Mama,”  e le meritatissime polemiche mediatiche in seguito al premio – politico –  ricevuto alla Mostra del Cinema di Venezia, si ripete in uno show che si muove nella direzione d opposta rispetto all’eccellenza,. A detta  di tanti addetti ai lavori non fa altro che rafforzare l’idea che “Donne in Gioco” non sia altro che un Голямо гюбре, essendo  “l’opera” la nemesi della fiction televisiva, e i 3.311.000 telespettatori italiani lo stanno a dimostrare.  E Mediaset, per non gettare troppo denaro al vento, facendo infuriare gli inserzionisti pubblicitari, presupponendo uno share quasi da seconda serata, ha preferito metterlo in programmazione in concomitanza con la partita Malta-Italia, per nascondere, sotto il tappeto della scusante della nazionale di calcio, la genesi di un progetto fallimentare, concepito peggio di due neonati morti a causa di un aborto a nascita parziale.

Marco Bazzato
27.03.2013

martedì 26 marzo 2013

Magdi Allam abiura il cattolicesimo romano


Mai fidarsi di un apostata! Nascondono in se il seme del fanatismo.

In molti nutrirono serissimi dubbi nel 2008 in occasione del suo battesimo, comunione e cresima celebrati in pompa manga dall’allora Papa Benedetto XVI, usati a mo di propaganda clericale dalle tv di Stato e non solo, nella speranza di reclutare nuovi adepti (1), con tanto di show televisivi che inneggiavano alla forza del messaggio cristiano, che batte e converte,  conducendo apostasia, i credenti di altre religioni.

Ma ieri la doccia fredda è arrivata ieri con il suo articolo di abiura del cattolicesimo romano, anche se non è chiaro se si senta cristiano e battezzato, oppure se abiuri anche il battesimo stesso, impartitogli dall’oggi Papa emerito, Ratzinger.(2), in questo caso sarebbe giusto che si sbattezzasse, scaricandosi dal sito dell’UAAR, Unione Atei e Razionalisti, l’apposito modulo, cosa che potrebbe essere impossibile in quanto Magdi Allam è stato battezzato in uno Stato straniero e teocratico. Teocratico come le teocrazie islamiche che avverma d’aver sempre combattuto a suon di articoli.

E leggendo alcuni brani della sua lettera si rimane basiti da come questo egiziano con passaporto italiano, rinneghi, abiurandole le proprie origini. Infatti in un punto scrive:
“…Sono contrario al buonismo che porta la Chiesa a erigersi a  massimo protettore degli immigrati, compresi e soprattutto dei clandestini. Io sono per l’accoglienza con regole e la prima regola è che in Italia dobbiamo innanzitutto garantire il bene degli italiani…”

Quello che relativizza è ignorante sulle dinamiche non solo cattoliche, ossia dello Stato Città del Vaticano, ma anche su quelle propriamente cristiane, a dispetto del suo pomposo e superbo nome “Cristiano”, dimostrando un’assenza di conoscenza della spiritualità cristiana fuori dal comune per un “italiano” solo di passaporto, ma non svezzato all’italiana, ma con tutto il rispetto per la cultura egiziana, all’egiziana ,dove leggendo  quanto sopra riportato fa venire in mente una vecchia barzelletta razzista del nord Italia:

Ci sta una famiglia meridionale, dove nono riuscendo a trovare lavoro nella loro regione decidono di trasferirsi al nord, usando mezzi di fortuna. Arrivati sula riva del fiume Po’ e non avendo denaro per pagarsi l’attraversata, decidono di andare sull’altra sponda a nuoto. Si getta prima il padre, poi la madre e via via gli altri tre figli. Il padre, la madre e due figli raggiungono la riva, stremati. Ma l’ultimo, il più piccolo fatica sempre di più e spinto dalla corrente contraria viene quasi ricacciato indietro, finendo sottoacqua quando entra in un mulinello, iniziando a chiedere aiuto. Ma gli altri componenti della famiglia lo guardano con disprezzo fino a quando non smette di gridare stremato annega. E il padre sorridendo: «Meglio così, era solo un terrone!» Divenuti settentrionali partono alla ricerca di fortuna.

Madgi “Cristiano?” Allam, è il prototipo tipo dell’immigrato che ha dimenticato da dove è partito e chi era., essendo nato egiziano, con sangue egiziano, sempre con il massimo rispetto per gli egiziani che hanno sangue e  cuore migliori del suo, e perché ha in mano uno straccio di passaporto italiano ,vive nella superbia di essere diventato migliore di tanti suoi connazionali e immigrati, anche migliori di lui, che non hanno avuto la sua stessa fortuna e appoggi politici.

Va ricordato che Magdi “Cristiano?” Allam ha sempre sfruttato l’Italia e l’ottusità di certi italiani in quanto si è sempre nascosto dietro il paravento d’essere un nemico di qualsiasi forma di integralismo e a favore dell’integrazione mentre scriveva per il Manifesto, giornale comunista, favorevole all’apertura indiscriminata delle frontiere, proprio come lui, per poi passare a Repubblica e poi al Corriere della Sera, salvo adesso sembrare un Erminio Boso o il prosindaco di Treviso, Gentilini, o uno gli esponenti atei di Forza Nuova.

Facendo una breve ricerca in rete si trova che domenica 16/02/2007 rilasciòun’intervista a Stefano Lorenzetto, de Il Giornale (3), dove al termine dichiara quanto segue:

“Una volta ti sei persino accostato all’eucarestia.
«Sì al Cairo, avrò avuto 13-14 anni. Agii di impulso, pur sapendo che era un atto blasfemo, non essendo battezzato. Ho sempre provato attrazione per la religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico. Oggi sono convinto che l’occidente possa riscattarsi solo riscoprendo Dio.»
Che cosa ti impedisce di convertiti al Cristianesimo?
«Niente e nessuno. Il giorno che decidessi di farlo, sarei orgoglioso di annunciarlo.»”

Mentre il 23 maggio del 2008 scrive il giorno seguente alla sua iniziazione battesimale, a quella eucaristica e alla confermazione cristiana, nel Correre della Sera:

«Indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisone di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre un legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’unica  civiltà umana, a cui aderisco pienamente da cristiano, ispirandomi di nuova luce nella missione che dio mi ha riservato.» 

Semplicemente leggendo gli stralci di questi due testi si possono mettere in luce le enormi contraddizioni e/o menzogne che emergono. Il 16/02/2007, a domanda risponde: “Ho sempre provato attrazione per la religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico…” mentre solo 13 mesi dopo , “.., che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre…”sconfessandosi con le sue stesse mani, in quanto ora come allora non si capisce se e quale religione abbia mai professato.

Ieri con la sua abiura nei confronti del cattolicesimo romano, apparsa nel sito “Io amo l’Italia”, l’ex giornalista, l’ex politico, che evidentemente ha bisogno di farle parlare di se, in quanto già nel 2011 aveva dato prova di quanto disprezzasse l’Italia che gli ha dato un passaporto, che sfortunatamente gli era dovuto per legge, permettendogli di candidarsi ad un seggio al Parlamento Europeo, risultando tra i fanalini di coda in quanto a presenze,  abbia nel corso degli anni sputato addosso al tutti i piatti che l’hanno sfamato,. (3).

Ergo chi o cosa sarebbe Magdi “Cristiano?” Allam? Un egiziano con passaporto italiano, musulmano, ateo, agnostico, cristiano a seconda della convenienza dell’attimo, entrato piano piano entro i gangli del potere italiano, per poi tornare verso l’oblio della periferia, rinchiuso in un dimenticatoio mediatico, tanto più che oggi il pericolo islamista radicale sembra lontano, visto che l’onda lunga dall’11 settembre in poi, senza dimenticare la morte di Bin Laden, sta cercando una rivalsa e un riscatto sociale, dopo essersi bruciato da solo la terra sotto i piedi, per puro calcolo dilettantistico?

Esiste per carità il diritto dell’uomo di evolversi e di cambiare opinione, altrimenti rimarrebbe arroccato all’età della prima infanzia. Ma bisogna capire se il cambiare opinione è frutto di maturazione interiore o se di freddo calcolo cinico, legato a interessi più ampi. In ogni caso è chiaro che il fenomeno Magdi “Cristiano?” Allam è mediaticamente ridotto al lumicino e che la grande notizia di ieri, oggi appartiene alla storia e agli esempi diversamente positivi da ricordare a futura memoria dei posteri.

Nel dizionario della lingua italiana, alla parola Abiura, si legge:

Nel cristianesimo e nell’islamismo, solenne rinuncia ad un'altra religione o dottrina considerata falsa o erronea.  Formula scritta o orale, nella quale si esprime tale rinuncia.

Magdi Allam è figlio di quell’integralismo e culturale relativista, a seconda delle convenienze, della società in cui è nato e cresciuto. Può cambiare casacche , bandiere e religioni  ma rimarrà un integralista sempre.  La sua prima battaglia, persa in partenza, è contro se stesso, anche se ha sempre voluto rimuovere il problema profondo che del malessere che lo assale.

E quindi resta da spere se dopo aver abiurato per la seconda volta, prima l’islam, tramite l’apostasia e poi il cattolicesimo romano, forse per passare alla prima delle tre religioni Abramitiche, attraversando il Mar Rosso e pellegrinando simbolicamente per quarant’anni per giungere in Israele, abbracciando l’ebraismo, sulla scia del suo libro, “Viva Israele” del 2007, così che non potrà più essere criticato, in quanto altrimenti le critiche legittime potrebbero essere lette come critiche antisemite e antisioniste.

Marco Bazzato
26.03.2013


venerdì 22 marzo 2013

La moglie fa le corna col sindaco.


La notizia è stata da poco pubblicata su Venice today (1). Anche se abitualmente questo blog non si occupa di gossip, a memo che non abbiano rilevanza nazionale o internazionale, la notizia era troppo ghiotta per non inspirarmi un breve racconto fantastico, di pura fantasia.

Dal diario segreto di Gnao Fufu!

Quando lessi la notizia mi venne lo stesso freddo alla nuca che sentì John Clark, in “Raimbow Six”, di Tom Clancy – Rizzoli, 1999 – prima dell’attentato fallito nell’aereo che portava costui, il cognato, la moglie e la figlia in Inghilterra.

 Il paese della chiavata fedifraga era forse a me noto e subito. Come in un sogno Mariano, mi vennero in mente alcuni volti che probabilmente conoscevo. Voci e suoni provenienti da un passato ormai lontano. Lui sembrava il guerriero Alberto da Giussano, un celodurista apparentemente moscio, una mezza sega, alto più non più di un metro e uno sputo di Lama, e nonostante il culo non dei più ciompi riusciva a mantenerlo incollato a due poltrone, ben pagato dalla Pubblica Amministrazione. Poltrone che si trovano sia in Comune che in una diretta emanazione di rango inferiore della Regione.

Nel sogno Mariano, questi mi è apparso, con le fattezze di “Er Mutanda”come un Neil Amostong, piantatore di bandiere del Fiore della Vita nei posti sbagliati, causanti grandi incazzatura del Prefetto. In più questo sindaco immaginario che non concede, giustamente, la cittadinanza italiana agli extracomunitari che non sanno leggere il testo del giuramento.

Mentre lei, la “nobildonna” ha le fattezze quasi simili, a parte che invece di usare la tonaca, porta gonne o pantaloni, a Jorge da Burgos, de “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco – Bompiani 1980 –  facendo sovvenire in mente ciò che disse Umbertino da Casale ad Adso da Melk:
«Se gli uomini vedessero quello che è sotto la pelle come accade con la lince di Beozia, rabbrividirebbero alla visione della donna. Tutta quella grazia consiste di mucosità e di sangue, umori e bile. Se ci pensa a ciò che si nasconde nelle narici, nella gola e nel ventre non troverà che lordume. E se ti ripugna toccare il muco o lo sterco con la punta del dito come mai potremmo desiderare di abbracciare il sacco stesso che contiene lo sterco» (ct. pg 220).

Sempre nel sogno Mariano la mente mi corse verso le “Infinite diversità in infinite combinazioni” dell’IDIC, la domanda di come questo amministratore della cosa pubblica abbia potuto passare, saltando da un “bidone” con cui si è congiunto per anni carnalmente, a un altro bidone che donava le sue [dis] grazie (?) al legittimo consorte e che questo, per citare Riccardo Cocciante, con l’inizio del brano, “Cervo a Primavera” il qui testo recita: “ Io rinascerò, cervo a primavera”,sembra quasi che le streghe di Salem o le fate di Wicca ci abbiano messo lo zampino, proprio in occasione dell’equinozio, quasi che questi avesse ricevuto un ammonimento dalla moglie di Giulio Cesare, udendo dall’aldilà: «Attento alle idi di Marzo!»

Ora, nel sogno che da Mariano si è trasformato in un incubo stile Bestia dell’Apocalisse, il mitico 666, “The number of the beast” degli Iron Maiden. 

Nel paese innominato non si parla d’altro. I vecchi fuori dai bar mentre giocano a bestia o a briscola, commentano bestemmiando. I giovani mimano il coito facendo l’ok con il pollice e l’indice della mano sinistra, infilando velocemente, in un rapido su e giù l’indice della destra. Le suore, rinchiuse ne convento di clausura, recitano giaculatorie affinchè il Signore Santissimo, non quello delle mosche,  conceda, proprio che nel mentre Suo figlio, Gesù di Nazareth, si appresta a tornare a Gerusalemme per celebrare la Pasqua, scacciando i mercanti dal Tempio, ai due fornicatori smascherati il perdono e in quando ci sarà la morte certa, la vita eterna. Mentre il parroco si sciacqua le mani nell’acquasantiera, messa a bollire per l’occasione, sperando che queste si purifichino, essendo stato costretto a stingerle al primo cittadino, svariate e svariate volte…

Ma nella mente continuano a formarsi immagini, questa volta infernali, circa le pene che i due fornicatori stanno subendo dai legittimi consorti. Urla, imprecazioni contro le divinità divenute mito e leggenda e contro quelle à attuali. Porte sbattute, piatti frantumati a terra e sedie scagliate contro il mondo. Oppure silenzi assordanti e punizioni che vanno ben oltre il sadomaso, fatte di letti di chiodi, frustate ai genitali o alla clitoride, cilici e perforazioni delle mani e dei piedi, come se un professionista di piercing si fosse messo all’opera utilizzando strumenti non sterili, infettati preventivamente, lasciandoli a mollo per qualche giorno nella fossa biologica.

In questo sogno simile al Decameron boccaccesco in salsa padana, sembra quasi una parodia de “Le baruffe Chiozzotte” di Carlo Goldoni, dove in questo caso “goldoni” non sta per plurale di profilattici – auspicando che i rapporti siano sempre stati improntati alla protezione, usandolo, per la prevenzione di malattie venere come scolo, sifilide, o micosi della vagina, ossia crescita impropria di funghi velenosi nella vulva, che le “guardie forestali” vietano di raccogliere – ma è il cognome del noto drammaturgo, scrittore, librettista e avvocato italiano, nato a Venezia il 25 febbraio 1707 e morto a Parigi il 6 febbraio 1793.

Ma alla fine anche i sogni mariani,colmi di Arcobaleno Sei, in Rose nominate,  trasformatisi in incubi apocalittici e in romanzi boccacceschi, quasi di matrice goldoniana, spariscono.  Al risveglio ci sta solo lo stomaco che reclama la cena e una notizia di gossip che parla di corna, dove alla fine si dice tutto e nulla, perché tutto e nulla è accaduto, in quanto solo i cornuti e cornificatori conoscono la felicemente triste verità della loro meschina e gretta esistenza. Siano essi sindaci, carrozzieri che vanno di dima o a manovella, bibliotecarie annoiate casalinghe infoiate, spargitori dei semi di Onan o quant’altro, perché come scrisse questa sera un amico, «Sono solo cazzi loro e lasciamoli in pace.» Perche di pace, piaccia o no,per un po’ di tempo non ne avranno , come dice sempre Cetto Laqualunque: «Una beata minchia!»
Amen.

Marco Bazzato
22.03.2013

(1) http://www.veneziatoday.it/cronaca/sindaco-provincia-venezia-scoperto-amante-albergo.html

I marò rispediti in India per il bene dell’economia italiana?


I due marò del Battaglione San Marco non dovevano nemmeno rientrare in Italia per le due licenza: né per quella di Natale e Capodanno, né per le elezioni politiche. Ma tanto  la politica ha  fatto e l’ambasciata italiana ha brigato ha che alla fine, una volta tornati, si sentivano  belli e al sicuro, mentre dopo l’ennesimo voltagabbana nei loro confronti e dell’India,i due fucilieri sono stati rispediti nel paese dove stanno scontando la loro detenzione dorata in attesa di processo.

D’altronde con la grana dell’ambasciatore italiano – che per rappresentare il Paese e gli interessi del Made in Italy viaggia in Volvo –  a cui era stato ordinato di non lasciare il Paese, ritirandogli l’immunità e l’accredito diplomatico, fregandosene, ragione, della Convenzione di Vienna, era come se per alcuni giorni, anche se i media italiani non l’hanno detto, si fossero rotte relazioni diplomatiche tra i due Paesi. E rompere le relazioni diplomatiche significa mettere in pericolo in primis milioni di Euro di contratti e va ricordato che l’India senza l’Italia campa, ma molte grosse aziende italiane senza i contratti con l’India rischiano assai, e non è da escludere che queste abbiano fatto forti pressioni sussurate sulla politica, affinché, per il bene dell’industria in affanno, i due marò venissero rispediti nel subcontinente indiano, in quanto sacrificabili nel nome degli interessi economici della penisola italica.

I due marò sono stati usati dalla politica interna italica per finalità anche elettoralistiche e propagandistiche. Il governo morituro di Mario Monti sperava con questo atto populista e nazionalista di raccattare qualche voto in più, ma gli italiani, se ne sono ben guardati dal farsi coinvolgere a suon di croci sulle schede elettorali. Dove i politicastri nostrani che non avevano previsto la sacrosanta reazione iraconda indiana. Per questo, visto anche la “rottura delle relazioni diplomatiche” con il rischio che finisse al gabbio l’ambasciatore italiano in India per essersi impegnato personalmente con la sua firma a far rientrare i due marò nel Paese di Gandi, ha fatto sì che i due militari divenissero, a detta di alcuni, e della nomenclatura oligarchica politico-militare-industriale, sacrificabili, in nome della ragion di Stato. Visto che, a detta dei silenziosi che operano da dietro le quinte, è meglio due marò arrestati all’estero in attesa di processo per omicidio, piuttosto che un ambasciatore ingabbiato per falso. A livello di immagine per l’Italia la seconda accusa sarebbe più devastante, nonostante sia riconosciuto all’estero che gli italiani sono dei voltagabbana patentati, in “casa” come in “trasferta!”.

Ma la cosa “divertente” è che i due marò sono stati traditi dalle stesse istituzioni nazionali, politiche e militari. Senza dimenticare che l’Unione Europea, si guarda bene dall’intervenire nel contenzioso giuridico italo-indiano. Ogni Paese UE, ha interessi economici e scambi commerciali da difendere con l’India e visto che l’Italia, rispetto a quel subcontinente è considerata una nazione in de pressione economica e l’India, un Paese in crescita, e è meglio fare affari concresce, che non con un Paese depresso,  quasi ridotto come Cipro.

In molti si stanno chiedendo come questi possano sentirsi nei confronti della patria che li utilizza, correttamente secondo la politica economica, come merce di scambio, ciarpame sacrificabile da barattare per un ambasciatore e qualche centinaio di milioni di Euro in commesse commerciali o industriali,  e qualche migliaio di posti di lavoro in Italia, come se ci si trovasse sulle bancarelle di Porta Portese o allo scambio delle figurine Panini dei bambini della scuola primaria?

Ma la parodia dell’assurdo è che l’Italia, dopo aver pagato il risarcimento danni alle famiglie dei due pescatori assassinati, facendo oggettivamente passare i due marò per rei confessi, prima di una sentenza definitiva, dopo aver perso faccia e credibilità in patria e nel resto del mondo il “Bel Paese” ha la pretesa, assurda, di dettare le regole in casa d’altri, ossia ricevendo rassicurazioni scritte che i due fucilieri del Battaglione San Marco non possano essere condannati a morte, ottenendo così un trattamento di favore, discriminatorio rispetto alla legge e gli altri cittadini indiani, nei reati ascritti di pari gravità capitale., Il tutto porterebbe a supporre che le autorità italiane siano ragionevolmente certe che i marò saranno condannati e che dovranno scontare la pena in India, auspicando che le leggi indiane non siano morbide come quelle italiane nei confronti degli assassini e/o omicidi e non prevedano sconti di pena misure alternative, indulti o permessi premio.

Sempre che gli indiani non facciano come gli italiani: mentendo. Emettendo una sentenza di pena capitale anziché di lunga detenzione e che, i due marò non vengano spediti, secondo i tempi della giustizia indiana, innanzi al boia, per l’esecuzione della sentenza.

È chiaro che se in caso di condanna a morte, pena legittima nell’ordinamento giuridico indiano, se in Italia dovessero esserci manifestazioni, anche razzistiche, contro l’India, questa non esiterebbe, come suo diritto, a fare carta straccia dei contratti con il nostro Paese. E quando le aziende interessate saranno obbligate a licenziare, a causa del diritto indiano di far rispettare le loro leggi in casa propria, le manifestazioni a favore dei due marò condannati cesseranno.

Due sole vite da salvare dal boia non possono e non devono rischiare di mettere a repentaglio migliaia di lavoratori, con conseguenze a cascata sul reddito delle famiglie degli operai, causando il crollo del benessere economico e sociale nelle zone interessate, perché parafrasando ciò che auspica sempre il nostro beneamato Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, “Bisogna guardare agli interessi generali dell’Italia e non ai particolarismi o agli interessi dei singoli”.
Proprio come nel finale di “Star Trek II – L’Ira di Kan”:in quanto:
 .È la logica. Le necessità dei molti sono più importanti delle necessità dei pochi o di quelle di uno»


Marco Bazzato
22.03.2013