venerdì 12 aprile 2013
Carni di cani e di gatti nei cibi confezionati
Se la notizia fosse finalmente
vera, la popolazione europea si troverebbe innanzi a una rivoluzione
copernicana, per quanto concerne l’alimentazione umana e non.
Lo riporta in modo diametralmente
opposto Giornalettismo, che riprende la notizia dal quotidiano Libero (1),
il quale secondo cui sotto la dicitura
“carne non identificata nei cibi da asporto” si potrebbe nascondere una
“contaminazione” a base di carne di cane e gatto, “contaminazione” non dissimile a quella
equina, che ha visto coinvolte varie multinazionali del settore pochi mesi fa,
senza cagionare alcun danno alla salute umana, ma creando un gigantesco spreco,
e danno economico per il settore, visto l’errore veniale della mancata dicitura
della presenza di carne equina nelle confezioni in oggetto.
È da tenere presente che tutto
l’articolo ripreso da Libero è al condizionale, quindi non ci sarebbe alcuna
certezza circa l’eventuale presenza reale di carne di cane e di gatto,
provenienti dalle 62 mila tonnellate di carne esportata dall’Olanda verso
l’Italia.
Ma se anche fosse così, questo
starebbe solo a significare che gli olandesi, assai più pragmatici e meno
sempliciotti degli italiani, hanno deciso in modo subliminale che, in vista di
probabili carestie di carne di manzo o di porco, non sarebbe stato sbagliato
far abituare, con quantità omeopatiche, partendo proprio dall’Italia, al consumo
bilanciato ed equilibrato di bocconcini di cane di cane o gatto, mescolandoli
con altri tipi di carne, destinata al consumo umano così per quello animale.
Se la notizia fosse vera e
venisse confermata dalle analisi, sarebbe un chiaro segnale che volge verso un
pragmatismo economico che mira soprattutto a ridurre i costi sociali dello “stoccaggio”
di animali da compagnia abbandonati dagli ex animalisti pentiti e che costano
vagonate di soldi alle casse statali, regionali e comunali. Denari che giungono
anche alle associazioni animaliste senza fini di lucro, sottoforma di
finanziamenti per mantenere lo “stoccaggio” degli animali da affezione nelle
strutture idonee. Euro che, volenti o nolenti, vengono rubati dalle tasche dei
cittadini dalle varie pubbliche amministrazioni, per darli, anche se in minima
parte alla massoneria animalista.
La logica olandese, se fosse
confermata, il paese dei tulipani verterebbe verso il rendere desueta la
vetusta Convenzione Europea sugli animali
da compagnia, approvata il 13 novembre del 1987 (2),
che all’Art. 11 – uccisione, non
manifesta alcuna riserva esplicita o implicita contro la macellazione di cani e
gatti, destinati al consumo alimentare di esseri umani e non, rendendola quindi
legalmente possibile, a meno che non esitano singole leggi nazionali, le quali
però potrebbero essere in contrasto la Convenzione stessa. Quindi, usando i
servigi di ottimi avvocati profumatamente pagati dalle multinazionali della
carne, questi potrebbero forse far aprire delle procedure di infrazione alle
Convenzione comunitaria, in quanto difformi alla Convenzione stessa.
Poi alla fine rimarrebbe da
vedere se l’eventuale presenza di “carne non identificata nei cibi da asporto”
andrebbe a violare le normative comunitarie e/o le singole legislazioni dei
Paesi membri, anche se potrebbe essere possibile sfruttare un certo range di
discrezionalità, in rapporto alla quantità di carne di cane o gatto presente,
rendendo così legale la commercializzazione e il consumo nell’alimentazione
umana e non.
Superati tutti questi ostacoli
burocratici, rimarrebbe lo scoglio più difficile da affrontare: il
condizionamento sociale perpetrato negli ultimi decenni dalle campagne
animaliste, che mirano a manipolare il pensiero logico-razionale degli italiani
e non solo. visto che si tratta di una pandemia mondiale, che gli animalisti
stanno cercando di diffondere come un virus mortale per la ragione anche nei
Paesi dell’Asia Orientale e dell’Oceania
(3), nel nome degli
interessi multimiliardari che gravitano, a livello planetario, attorno al
commercio, la vendita, l’utilizzo di animali da affezione.
Oltre a ciò, non va dimenticato
nel computo le centinaia di miliardi che ruotano, a livello globale, attorno
alle strutture di “stoccaggio” di cani e gatti abbandonati, arrivando a sfruttare soggetti emotivamente e
psichiatricamente fragili che lavorano gratis, acquistando cibo per animali,
pagandolo di tasca propria, mentre i vertici del Gotha Massonico
dell’Animalismo mondiale (4) si arricchiscono alle loro spalle.
Nel caso passasse la possibilità
legale di macellare e distribuire cane o gatto sottoforma di “carne non
identificata nei cibi da asporto”, una fetta del giro d’affari globale verrebbe
a mancare, finendo nelle tasche delle multinazionali del settore alimentare e
della ristorazione.
Questo danno economico che
coinvolgerebbe l’intero pianeta, le associazioni animaliste, usando a loro
vantaggio decenni di manipolazioni orwelliane, non lo potranno accettare e
faranno il possibile per mettere in prima linea i prezzolati di questa lobby
massonica globale,servi consapevoli e
non, che sfruttando bambini e cuccioli, faranno quanto è nelle loro
possibilità, per dare via a rivolte sociali “pacifiche” e mediatiche, vedi Grenn Hill sotto attacco del “terrorismo
animalista” (5),
in quanto l e,mssa non comprenderanno saranno
manipolate dalle lobby massonico-animaliste, le quali vogliono mantenere il
controllo sui guadagni, attraverso tutti i rivoli possibili e inimmaginabili,
dello sfruttamento per fini economici degli impropriamente detti, come da
dicitura legale, “animali da compagnia.”
È ora di ribellarsi!
Marco Bazzato
12.04.2013
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giovedì 11 aprile 2013
Velingrad – Велинград: Hotel Jeri - Xотел Жери
Attraversare la montagna dei Rodopi in Bulgaria, a primavera appena iniziata, per una due giorni fuori dal caos delle grandi città, viaggiando con un trenino che si muove su rotaie a scartamento ridotto, partendo da Septemvrii – Септември, (1), giungendo dopo un ora e quaranta minuti a Velingrd – Велинград (2), piccola cittadina di non pi di 46 mila abitanti, famosa in tutti i Balcani per le sue acque termali, è un esperienza che coinvolge tutti i sensi del turista.
Il trenino, mosso da un motore a
gasolio avanza lentamente. Nei mesi più freddi il riscaldamento è assicurato
dal vapore che sala nelle carrozze attraverso dei diffusori. La carrozza di
coda, sconsigliata, è simile a quelle viste svariate volte in molti film di
John Ford, mentre tra sbuffi di vapore si attraversano gli spazi sconfinati del
West. Il lento incidere del mezzo porta il viaggiatore attraverso tornati e
gallerie ad assaporarsi i colori della montagna bulgara. Colori, che
soprattutto come in questo caso, sono una cacofonia primaverile che si fa
strada verso un inverno che non vuole cedere il passo, creando una miscellanea
di tonalità cromatiche e cangianti sempre diverse. Un torrente impetuoso, leggermente ingrossato
dalle piogge degli ultimi dì scorre verso la pianura. Il treno lo costeggia per
breve tratto, diviso solo da una strada di nuova costruzione.
Già poco prima di entrare nella
stazione ferroviaria di Velingrd -
Велинград si possono osservare allevamenti di cavalli e arnie dedicate
all’apicoltura, quasi un preludio della qualità dei cibi che si potranno
deliziare la vista e l’olfatto e il gusto nei locali della cittadina termale.
La cittadina
all’apparenza non è grande, ma è in continua trasformazione, in evoluzione. Velingrd – Велинград è molto e ordinata, con aiuole ben curate. Le
strade, anche se strette, almeno nelle vie centrali, permettono l’agile deflusso
del traffico, senza dimenticare l’edilizia privata che è un miscuglio
tipicamente balcanico di stili nuovi e antichi, dove accanto alle case
classiche o storiche, si affacciano complessi di recente edificazione, rompendo
completamente con gli schemi architettonici del passato.
Il turista italiano deve dimenticare il confronto
con le città italiche, ma apprezzare, all’interno di un contesto storico -
culturale diverso da quello italiano, come i servizi siano elevati,vedendoli sotto
il profilo qualità/prezzo, rapportandoli a ciò che offrono oggi le realtà
termali italiane.
L’hotel scelto è Hotel Jeri - Xотел
Жери (3).
Come
spesso accade anche in Italia, non sempre scegliendo dalla rete, poi la realtà
è quella mostrata dalle foto professionali e patinate delle pagine web, ma
questo hotel, il Jeri - Жери , è andato ben oltre la presentazione, in
senso positivo. Il Jeri - Жери è tre stelle, composto da 16 stanze, tutte con WiFi. L’ingresso e la reception e come la si può
vedere dal sito. L’addetta è cordiale in
modo professionale e dopo aver espletato le pratiche di registrazione, ci
accompagna in quella che definisce “cameretta”. Aperta la porta: sorpresa. L a
camera è grande, spaziosa, 23 mq, luminosa. Le porte interne così come gli
infissi esterni sono di ottima qualità e permettono un ottima isolazione termica. La tv è via cavo
dotata di 55 canali, alcuni dedicati ai bambini, ci sta la CNN, i canali
sportivi e tematici, comprendenti tra gli altri, Discovery Chanel e National
Geographic. Tra le sorprese la più gradita, oltre al letto molto comodo, è il
bagno, grande, spazioso, piastrellato fino a soffitto, con tanto di l’asciugacapelli.
La camera è dotata di terrazino, tavolino, sedie e portaceneri, per gli amanti
delle bionde che on sanno resistere al loro fascino. In Bulgaria, come in
Italia, è vietato fumare in ogni luogo aperto al pubblico, in primis bar e ristoranti
e nelle stanze degli Hotel.
Una volta preso possesso della
camera e lasciati i bagagli, partiamo per una camminata attraverso la via
principale, o come dicono a Las Vegas, the
strip. La via centrale di Velingrd – Велинград è
piccola, delicata, accoglie il turista in modo discreto, priva, in questa
stagione, della frenesia estiva, ma coccola il turista con i suoi bar i casinò,
situati a entrambi i lati della main street .I bar sono ottimi per un aperitivo
o una rakia – ракия – grappa, che secondo la tradizione balcanica
va bevuta a piccoli sorsi, accompagnandola con insalate di verdure e cetrioli
sottoaceto e non.
Una volta rientrati in hotel si
passa alla piccola ma calda piscina termale. Vi si accede dopo aver fatto pochi
passi all’aperto, uscendo da una porta laterale a lato della reception. L’acqua, come vuole la tradizione delle zone
termali, è calda ma non insopportabile e fin da subito infonde una piacevole
sensazione di benessere e relax a tutte le giunture, lasciando il corpo dopo
quasi un’ora di “ammollo” beatamente stanco e rilassato.
Ma la sorpresa maggiore la si ha
con le delicatessen gastronomiche della cucina tradizionale bulgara e non,
anche se è un peccato che i menù siano solo in bulgaro, almeno quelli che ho
visto e non sarebbe una cattiva idea, per attirare clientela straniera, che
fossero quanto meno in inglese. In ogni
caso balzano immediatamente all’occhio le porzioni, che si possono definire con
due solo aggettivi:abbondanti e maestose, oltre che gustose, naturalmente. Al
termine della cena si aveva quasi l’impressione d’essere satolli come Adam
Richman di Man V Food (4).
Una caratteristica degli hotel di
Velingrd – Велинград è che ristoranti non sono a disposizione solo degli
ospiti, ma ogni turista e non può accedervi, accomodandosi per il pranzo e/o la
cena, come accaduto per una tavolata di amici, innanzi a maestosi piatti di
insalate di verdure e uova, e ogni piatto era di dimensioni ciclopiche.
Il mattino seguente la colazione
compresa nel prezzo della camera. Colazione a buffet, con a scelta: uova,
prosciutto, latte, caffè, yogurt, pane, gelatina di marmellata, formaggio
bianco, etc, servita dalle 08.00 alle 10.00. Le stanze che devono essere
lasciate libere entro le 12.00 del giorno di partenza.
Prezzo complessivo per una due
giorni infrasettimanale per due persone a Velingrad –
Велинград, in bassa stagione? 120 Lev Bg, pari a poco meno di 60 euro, spese di
viaggio in treno da Sofia incluse, ossia 30 Euro a testa.
Se si prendono i pacchetti dal
lunedì al venerdì il costo per notte viene ridotto sensibilmente.
Servizio fotografico presente
sulla mia pagina Facebook. Velingrd – Велинград (5)
Marco Bazzato
11.04.2013
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mercoledì 3 aprile 2013
Vittorio Feltri e il politico che ha messo incinta la colf
Non ci sono ancora né conferme e
né smentite, ma sembrerebbe che nel parlamento italiano, oggi come dai tempi
del Regno d’Italia, sia sempre stato
pieno di montoni, intesi non come i maschi della pecora, ma come montoni che montano e/o fottono, e soprattutto fanno
l’amore con le legittime consorti, (senza vivere nel peccato del concubinato novecentesco
della convivenza more uxorio) partendo dalla
missionaria, passando per la pecorina, e con in mezzo l’emiciclo di tutte le posizioni del Kamasutra
(1), antico
testo indiano sul comportamento sessuale umano che ne indica la bellezza di ben
64 posizioni, senza omettere il mitico rapporto oro genitale e lo sporcelloso
69.
Ma la notizia che dà Vittorio
Feltri tramite i cinguetti di Twitter, ha trasformato gli italiani in fanatici
della caccia grossa. Il cinguettio, riportato da Giornalettismo, dice: “
Un politico importante ha ingravidato la cameriera e la moglie lo ha
buttato fuori di casa”. (2)
e per chi ha Twitter, reperibile direttamente dalla pagina del giornalista (3).
Aprendo la pagina del quotidiano
online e scorrendola verso il basso, così come nella pagina Twitter di Vittorio
Feltri, si possono leggere le congetture dei lettori, a riguardo il politico,
oggi irrilevante ai fini numerici, forse
memori della batosta elettorale che avrebbe preso nell’ultima tornata
elettorale, quando asseriva di essere l’unico che aveva in bocca “parole di verità”. Vero ossimoro, in
quanto politica e verità sono antagonisti senza soluzione di continuità,
additandolo a carnefice e vittima dei suoi comportamenti ossessivo-compulsivi.
Non mancava altro che dicesse: «Io sono
la Verità e la via», Gv 14.16, che
gli italiani zeloti gli avrebbero organizzato un bel Golgota, con
tanto di 14 stazioni della Via Crucis, facenti parte del pacchetto
completo. Dove però la resurrezione sarebbe stata un extra da pagare a parte a
Dio in persona.
Per carità, esiste il diritto di
ogni legittimo consorte o come va di moda, e come si vorrebbe legalizzare il
concubinato more uxorio, per meri interessi economici, anche nel nome del presunto bene dei figli
nati fuori dalla licenza matrimoniale, definiti nei tempi andati bastardi, di far l’amore, montare in tutti “in tutti modi e in tutti i laghi”, parafrasando una nota canzone
sanremese, facendola godere e ingravidandola, riempendola, con la “saccapoche,” con la crema bignè estratta dai rognoni. Ma andarsi a “inchiavardare” la colf rumena, quella
che ti pulisce il cesso, ti scopa i pavimenti, lava i piatti e quant’altro,
solo perché la moglie sfaticata non ha voglia di fare una beata fava, beh, la
cosa puzza di schiavismo professionale e “abuso
di posizione dominante” da parte del galletto sparagnino, che non potendo
organizzare, perché cristianamente impegnato, un Bunga Bunga in casa, ed
essendo così micragnoso per andare a puttane, ha preferito fottersi, pensando
che il contratto fosse all inclusive, la colf rumena , mentre la moglie era dal
parrucchiere o a recitare le giaculatorie.
Chiaramente gli italiani daranno
alla rumena della bagascia, della zoccola, della troia, della mignotta, della
cagna, per aver aperto le gambe al potente, che come Satana ora sembra che sia
stato scaraventato dal dio-moglie nelle fiamme dell’Inferno, o peggio a dormire
sul poggiolo di casa, al freddo e al gelo. Si sa, in un mondo maschilista come
quello italiano, sovente anche razzista, la colpa è sempre dell’altro sesso: della
femmina, di quella che viene considerata un’eterna giovenca o vacca in calore, sopratutto
se straniera e proveniente dall’Europa dell’Est. Peggio ancora se ora si porta
dentro il futuro prodotto velenoso sputato dal “serpente
del Paradiso”, frutto della conoscenza del Pene, ops, del “Bene e delMale”, che le trasformerà, se
non verrà utilizzato l’”Idraulico liquido
stura vulve”, il ventre della donna, quando sarà in prossimità del nono
mese di gravidanza, a quello di un Anaconda che si è divorato un capretto.
E la cornuta cosa avrebbe fatto?
Stando a ciò che scrive il Feltri, avrebbe preso le masserizie del fedifrago,
dello spargitore di seme schizzato fuori durante la copula, grazie anche al
lavoro dei dotti deferenti, mandandolo . come dice abitualmente nei suoi show
in giro per l’Italia, Beppe Grillo, come nella celeberrima canzone di Marco
Masini, a “Vaffanculo!”
Ora se l’inseminatore, che
secondo alcuni dicono potrebbe avere il taglio di capelli alla Caio Giulio
Cesare, fosse quello che hanno postulato, cristianamente, dopo aver sfondato in pieno “l’Utero in Centro”, celato in quel mirabile cespuglio, messo in
quella caverna sigillata all’origine dal Dio degli Eserciti , antro nascosto, rappresentato nel quadro L’origene du monde di Gustave Coubet, 1866 (4), questi non
dovrebbe o imporre lo svuotamento uterino della donna, ma dovrebbe prendersi
cura della futura discendenza, che oggi nel
nome del politicamente corretto non si può più definire bastarda, al
pari di altri figli e/o figlie nel caso che questi avesse già una progenie di
primo, secondo, terzo, quarto o quinto letto, etc.
E la donna che si è concessa stupidamente al “glande buana bianco”, essendo cittadina
Europea, dovrebbe uscire allo scoperto, reclamando il test genetico di
paternità, in modo da proteggersi, tutelando così anche frutto del peccato che
porta in grembo, dalle mire distruttive dell’ingravidatore che potrebbe avere
nei confronti del feto, protetto dalle Sante Leggi del Cristianesimo, senza, per
dirla parafrasando una parte del brano di Elio e le Storie Tese, Cara ti amo – risvolti psicologici tra
giovani uomini e giovani donne, 1989, “mettersi
il goldone”, perché si riteneva un drago nel coito interrotto, sebbene sia risaputo che come nella poesia,La Spigolatrice di Sapri di Luigi
Mercanti, 1837: “Eran trecento giovani e forti e sono morti”! (5),
sfortunatamente a volte, per dirla alla Gianni Morandi, “Uno su mille ce la fa/ come e dura la salita/ in gioco c’è la vita”
1985..
Come nell’articolo pubblicato nel
mio blog“La moglie fa le corna al sindaco (6) del 22 marzo u.s, l’opinione pubblica
dovrebbe avere il diritto di sapere chi sono questi politici di rilevanza nazionale o
amministratori locali della cosa pubblica, che giocano e usufruiscono di
dell’uso di vulve foreste, uscendo dal recinto del loro sponsali. Se non sanno
tenere il bigolo al loro posto, come
si può ipotizzare che sappiano tenere le mani solo dove devono essere tenute? Se
non riescono a tenere dentro braghe e mutande lo sventra papere, come è possibile che possano avere freni inibitori,
non facendo lavorare le mani, anche “,morte”,senza infilarle, ma rubando
comunque dalle tasche altrui?
Alla fine i fedifraghi dovrebbero
tenere presente che “L’operazione
aspiraminchia” anche se si tratta di una sveltina di pochi minuti, richiede
pianificazione, che nella maggioranza dei casi è solamente tattica, non esenti
in ogni caso da errori di valutazione sui vari ed eventuali danni collaterali
che potrebbero accadere in corso d’opera. Ma che poi sotto il profilo strategico potrebbe
rivelarsi alla fine una “Sconfitta di
Waterloo”, un attacco da parte di moltitudine agguerrita di “Crazy Horses”
nella “Battaglia di Little Big Horn”,
una “Disfatta di Caporetto”. Se poi si aggiunge una chiavata invalido ed economicamente ingravidante, con conseguenze
di non facile soluzione per il consorte beccato in un modo o in un altro con il
cane inzuppato dentro gli umori
femminili de L’origene du monde, generando
la perfetta sintesi della quadratura del cerchio dell’uomo Vitruviano, ecco che
si comprende perché i cittadini abbiamo il diritto di sottoporre questi maestri
di moralità – altrui – al più torbido, putrido e infamante pubblico ludibrio,
solo nel caso che l’identità del pubblico peccatore, pardon, politico o amministratore
della cosa pubblica, sia certa oltre ogni ragionevole dubbio.
03.04.2013
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lunedì 1 aprile 2013
Pasqua 2013:Papa Francesco: fa gli auguri in 72 lingue? No!
Se il buongiorno si vede dal
mattino, la “Settimana Santa” di Papa Francesco, al secolo Ciccio-Checco si è
conclusa con un sonoro tonfo di immagine e fischi, che nonostante le voci dei
vaticanisti si sono sentite, eccome, in tv.
La “parabola da esodo biblico” ha
toccato il suo apice mediatico venerdì, in occasione della Via Crucis. La
manifestazione pubblica rappresentava una specie di esordio nella tv italiana
del nuovo Papa. Eper quanto riguarda lo share, ha sconquassato il suo
antagonista, l’oggi Papa emerito, Benedetto XVI, procurandogli una sonora
sconfitta. Il Francesco ha battuto il Ratzinger come tamburo: 6.301.000
spettatori contro i 4.107.000 della precedente edizione della Via Crucis,
l’ultima capitanata da Ratzinger.
E poi il crollo: La veglia
pasquale non è stata trasmessa da nessuna delle reti Rai, né da Rai 1 e né da
Rai news24, che al massimo, al pari di TGCOM 24, forniva le breaking news ogni
mezzora, attendendo che qualche invasata facesse cadere il Papa, come avvenne
nellaMessa di Natale del 25 dicembre 2009. Invece nisba. Lo show religioso era
visibile solo su Sat2000, la tv della CEI. E non è stato uno spettacolo
esaltante, sotto nessun punto di vista.
Ma andiamo con ordine: la
liturgia, su volere del “Dittatore Vaticano”, alla Giulio Cesare, ha voluto
fare dell’evento un copia e incolla, obbligando i sudditi in tonaca a
rimaneggiare la sceneggiatura, riducendo le letture dell’Antico Testamento, che
ne prevedono o dodici o sette canoniche,
arrivando invece alla modica cifra di tre misere letture, più il vangelo.
L’omelia: mediocre (1)
.Un discorsetto di pochi minuti, assolutamente sterile, senza nervo e privo
di spunti di riflessioni profondi. Quatto chiacchere buttate lì, incrociate senza
arte e né parte come nella migliore tradizione di un dottore in chimica, che nonostante tutto continua a fare esperimenti
da alchimista, alla ricerca della mitica pietra filosofale, con ampolle e
alambicchi, adoperando per reggere il pesantissimo libro della liturgia un
“moretto”,come usavano dire le suore negli asili negli anni ’70, per indicare
gli africani, o per dirla alla Mark Twin “negri” (2)
chiamati così dall’autore per ben 209 o
217, secondo alcuni, nel suo romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn,uscito
in prima edizione nel 1884. Insomma, un’omelia da curato di campagna, priva di
alcun spunto dottrinale e teologico elevato, ma molto terraterra, che non ha
brillato né per sagacia e né per spirito sopraffino spirito teologico.
Il battesimo e la cresima: ne ha baciati tre su quattro, al momento
della cresima, trascurando il vietnamita-americano che portava gli apparecchi
acustici alle orecchie. Perché gli altri sì costui no?
Il suono delle campane: Dopo la benedizione
del fuoco, un altro momento topico in questi tipi di show, o celebrazioni
religiose, è il suono delle campane. Ebbene, abitualmente nelle celebrazioni
serie, in tute le basiliche, cattedrali, chiese del mondo, anche in quelle di
rito ortodosso, le campane si mettono a suonare allo scoccare della mezzanotte,
stile fiaba di Cenerentola, e in quell’attimo tutta la cristianità grida in
un'unica voce: Gesù è risorto, fusi orari permettendo. Ma Papa Ciccio –
Francesco-Checco no. Forse voleva andare a letto presto. Sta di fatto che
quelle vaticane hanno strimpellato alle 22.30 ora italiana. Ergo: questa volta
hanno fatto fare una levataccia di un’ora e mezzo prima a Cristo, svegliandolo
in piena fase Rem e lasciandolo, come accade a tutti i cristiani e non,
incazzato furioso, per essere stato strappato all’improvviso dal sonno
profondo.
Nel complesso, alla fine, la
sceneggiatura, i testi e i dialoghi, la veglia non ha superato le due ore e
mezzo.. Uno show liturgico rimaneggiato alla meno peggio, avente un canovaccio
impreciso e lacunoso, recitato in fretta, privo di patos e coinvolgimento emotivo
da parte dei concelebranti – molti
sbadigliavano quasi rumorosamente e altri ronfavano – e con il pubblico che
rispondeva come poteva,non apparentemente affascinato dal Bergoglio, che nelle
lunghe maratone celebrative, dove è primo officiante, si dimostra a corto di
fiato e di gambe. Tra l’altro non vanno dimenticati i tempi morti, causati dai
continui trasferimenti, come grilli, da un punto all’altro dell’enorme
palcoscenico nella la Basilica di San Pietro.
Almeno per i telespettatori a casa, sarebbe utile l’interruzione con
qualche stacco pubblicitario, per svuotare la vescica. Se non si volevano
mettere spot, sarebbe stata cosa buona e giusta l’ingresso di qualche bella
Creatura di Dio, in costume striminzito, o meglio ancora adamitico, che come
negli incontri di boxe, portante un cartello sopra la testa, indicasse che da
li a poco sarebbe iniziato il round successivo.
Ma apoteosi del cattivo gusto e
della mediocrità la si è raggiunta la domenica successiva,il 31 marzo, al
termine dello show liturgico solenne della Pasqua di Resurrezione. Papa Ciccio, una volta terminata la
celebrazione ufficiale, ha fatto il consueto giro di campo con la Mercedes
scoperta,e come un George W Bush qualsiasi, si è dato nuovamente da fare per
farsi portare dalla sicurezza bambini e malati da baciare. Dove i primi ormai
non sembrano molto propensi a farsi insalivare le guance e urlano e si dimenano
come anguille indemoniate, spaventati dall’eventuale frittura nell’olio ad
opera del successore di Pietro, pescatore e pescivendolo, mentre gli ammalatati
hanno l’illusione che costui abbia le doti divine e taumaturgiche del primo
presidente del cristianesimo, Gesù di Nazareth, ma sfortunatamente per
loro..ciccia!
Una vota terminato il giro di
“pista”, di campo o di piazza che dir si voglia, il Bergoglio si è affacciato
dalla Loggia Centrale per la tradizionale Benedizione
Urbi et Orbi, (3)
Benedizione alla città e al mondo. Prima dell’inizio dell’ultimo atto i
vaticanisti di Rai News 24 e di TGCOM24, intessevano le doti di Ratzinger per
aver esteso gli auguri a 72 lingue, zulù compresi, perché alla fine anche
quella è una nicchia del mercato dell’evangelizzazione, sicuri che anche il
poliglotta Bergoglio proseguisse sul solco tracciato dalla tradizione dei suoi
predecessori. Invece niente. Silenzio assoluto. Benedizione in latino, auguri
in Italiano e poi tutti a rimpinzarsi di agnello, tra lo stupore generale,
giornalisti in prima fila,che come se avessero tutti preso un calcio nelle
palle o una mazzata nelle ovaie, in preda alla Sindrome di Stoccolma o da quella di shock post-traumatico, da
buoni servitori del Concordato, non sono o non hanno voluto scrivere manco un
rigo su questo atto di inaudita gravità, commesso da Papa Francesco nei
confronti dei cristiani-cattolici,ebrei compresi e non solo, di tutto il mondo,
visto che ad oggi è tutt’ora in corso la Pasqua ebraica.
Va detto che questo gesuita, e
dai gesuiti, viste le loro tradizioni latino-americane, al seguito dei
Conquistadores, è il minimo che ci si possa aspettare. L’insulto e l’offesa
alle altre nazioni, non avendo fatto gli auguri di Buona Pasqua in altre lingue,
è sembrato peggio di un cazzotto nella bocca dello stomaco, non solo a me, come telespettatore che guardava
lo show liturgico in tv, ma anche da parte dei fedeli, che secondo le stime –
si presume gonfiate – erano di 250 mila, che non hanno preso bene il gesto
dell’argentino, naturalizzato vaticano.
Simbolicamente con questo sfregio
alla tradizione la Chiesa, anzi Papa Francesco ha dimostrato quanto
effettivamente sia interessato a raggiungere, anche solo con un augurio nella
loro lingua, i poveri di tutto il mondo. Come ci si può aspettare da un
personaggio del genere comprensione e condivisione dei pesi e dei fardelli
della Croce di Cristo, se nemmeno è
interessato a raggiungere, gli angoli più sperduti del mondo, gli auguri per la
Resurrezione di colui che tramite San Pietro, gli ha permesso d’avere quel
posto di lavoro a tempo indeterminato?
In molti sono rimasti basiti,
affranti e offesi e non solo i cattolici, ma anche gli ortodossi, che per colpa
dei due calendari, gregoriano per i cattolici e giuliano per ortodossi, sono
costretti, per via delle divergenze millenarie tra i vertici delle rispettive
chiese, a “segare” in due Gesù Cristo, festeggiando simbolicamente due volte la
Sua resurrezione. Il che porta a pensare che avesse ragione Piergiorgio
Odifreddi, quando scrisse nel suo libro Perché
non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) , “…Addirittura,
lo stesso termine cretino deriva da “cristiano” (attraverso il francese crétin,
da chrétien), con un uso già attestato dall’Enciclopedia nel 1754…”
Longanesi, 2007, circa l’affronto commesso dal monarca della chiesa cattolica
universale a tutti i cristiani.
È chiaro che alla luce di quanto
commesso e/o omesso da Papa Francesco domenica,sarebbe giusto che le varie
televisioni che erano collegate in mondovisione e che hanno pagato i diritti di
trasmissione, come ritorsione, annullassero i contratti con lo Stato Città del
Vaticano, in quanto non avrebbe senso, visto che gli auguri e la Benedizione Urbi et Orbi, rappresentano
i momenti topici delle celebrazioni natalizie e pasquali, pagare per non ricevere manco uno straccio di
augurio sarebbe un assurdità.
Chiaramente questa serie di
ragionamenti non è contro la figura in se di Papa Francesco, ma per fare una
comparazione tra i differenti stili di pontificato, tra Bergoglio, Benedetto
XVI e Giovanni Paolo II, solo per citare gli ultimi trentacinque anni di storia
vaticana.
Se il Papa Francesco di ieri è il
nuovo che avanza, sta facendo terra bruciata, cospargendola di sale, come fecero
i romani con Cartagine, di tradizione e consuetudini radicate nei fedeli, non
solo cattolici, ma cristiani e non, da decenni. Allora in molti potrebbero
anche pensare che tramite Bergoglio potrebbe compiersi la Profezia di Malachia
e Papa Francesco potrebbe essere l’ultimo Papa, in quanto i fedeli amano il
cambiamento, ma muovendosi all’interno di tradizioni consolidate e che strette
di mano ai fedeli o i baci sulla guance agli impuberi non possono certo
compensare, in quanto sono solo delle volgari appendici populistiche, le spinte
intellettuali di apertura della Chiesa, anzi di Papa Francesco, verso il mondo,
come minimo con usando parole ben augurali, non solo in lingua italiana, verso
tutti i cittadini de mondo.
Marco Bazzato
01.04.2013
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giovedì 28 marzo 2013
L’animalismo pasquale istiga all’antisemitismo?
Premetto che non mangio carne
d’agnello non per motivi ideologici, ma semplicemente perché non mi piace. Da
carnivoro nutro rispetto per quelle culture e religioni, partendo
dall’ebraismo, passando per il cristianesimo e arrivando all’islam, che
annoverano certi tipi di piatti nelle loro cucine tradizionali e/o festività
religiose, o preparati laicamente in tutti gli altri giorni dell’anno,
rispettando nel contempo, laici, agnostici e atei che sentono nel consumo di
qualsiasi tipo di carne, una necessità fisiologica inscritta nell’uomo dalla
natura stessa, traendone beneficio proteico e soddisfazione psicofisica.
Ed è sulla base di questa
premessa che la società civile, specialmente quella che affonda le sue radici
nelle tradizioni religiose giudaico-cristiane, che dovrebbe indignarsi contro i
movimenti animalisti, in quanto tentano di strumentalizzare con la loro
ideologia reazionaria anche le parole di Papa Francesco, facendo tra l’altro il
possibile per danneggiare, in un periodo di depressione economica, le avvizzite
casse degli allevatori di carne, in questo periodo pasquale,, che cercando di
incentivare, tramite un boicottaggio non dichiarato di matrice pseudo cristiana,
il consumo di carne di agnello.
Il tutto parte dai una articolo
trovato in rete, dal titolo:
“Pasqua, animalisti a San Pietro, basta strage agnelli, non è
cristiano” (1)..
Già dal titolo si parte con la
manipolazione della storia religiosa anche delle radici giudaico cristiane del
cattolicesimo romano e del cristianesimo, nelle sue diverse componenti
planetarie.
Joshua, nome comunissimo all’epoca,
questo è il vero nome di Gesù,era un ebreo, partorito da madre ebrea, vergine, figlio, secondo
la tradizione Cristiana, del Dio di Israele e che stando quanto scritto nei Vangeli, questi
confermò a Caifa, Sommo Sacerdote, nell’interrogatorio avvenuto dopo l’arresto
nell’orto dei Getsemani,, in seguito del tradimento di Giuda Iscariota, voluto
e/o accettato da Dio, operato per mezzo
di Satana.
Ed è sulla base di questo che va
ricordato che Joshua per 32 anni, ha seguito la tradizione degli anziani, visto
che anche leggeva e commentava la Torah,, ossia i Rottoli della Legge, nelle
Sinagoghe o nel Tempio, dove tra gli altri testi sacri ci sta anche il Pentateuco,
con è scritta la narrazione dell’Esodo
verso la Terra promessa, Israele:
“l Signore disse a Mose e ad Aronne nel
paese di Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il
primo mese dell’anno. Prendete tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di
questo mese ciascuno di voi si procuri un agnello per la famiglia, un agnello
per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello si
assocerà al suo vicino, al prossimo della casa, secondo il numero delle
persone, calcolerete come dovrà essere l’agnello, secondo quanto ciascuno può
mangiare.” Esodo,
12, 1-4.
Quando Joshua di Nazareth si è
recava a Gerusalemme, ci andava anche per celebrare in primis la pasqua ebraica
e l’Alleanza che Dio aveva stretto con il popolo di Israele. Infatti una delle frasi pronunciate nell’”Ultima
Cena”, istituendo l’Eucarestia fu questa:
«Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, fate questo in
memoria di me.»
conscio che ci sarebbe stata la
morte in croce. Con questa frase Joshua non ha annullato Alleanza, fatta da Dio
con Mosè sul Monte Sinai, e con il suo popolo, a favore della Nuova Alleanza, instituita
durante l’Ultima Cena, ma l’ha integrata – “Non
sono venuto per abolire, ma per dare compimento” Mt. 15, 17 – creando un
legame di continuità, grazie o nonostante le differenze, religiosamente e
tradizionalmente indissolubile.
Ed è alla luce di questo legame che Giovanni
Paolo II, durante la sua storica visita alla Sinagoga di Roma, chiamò gli ebrei
“I fratelli maggiori!”..
E alla luce del paragrafo predente che l’attacco reazionario alla
tradizione ebraico-cristiana, potrebbe anche essere considerato come un
atteggiamento antisemita, in quanto contro anche la tradizione di Pesach, la Pasqua ebraica, che
quest’anno inizia il 26.03 e termina il 02.04, che come per quella cristiana,
contempla la consumazione di carne di agnello, secondo i dettami e le modalità
delle rispettive tradizioni religiose. Ma gli animalisti non hanno avuto il
coraggio di andare a manifestare apertamente contro la medesima tradizione,
innanzi alle sinagoghe o davanti all’ambasciata di Israele. Per questo forse usano “l’attacco indiretto”,
recandosi a Piazza San Pietro, perché il cristiano porge l’altra guancia, fino
a quando non muore perché gli viene spezzato l’osso del collo a suon di
ceffoni.
I fautori della protesta, prima
di andare sotto le finestre di Papa Francesco, se cattolici-cristiani,
avrebbero dovuto ripassarsi le Sacre Scritture, in modo da non fare propaganda e proselitismo settario, altamente
fuorviante, passando da ignoranti matricolati, circa i dettami basici del cristianesimo,
traviando i fedeli,, con“pensieri, parole
opere e omissioni”, dove oltre che
essere anticristiane, a causa di un ideologia di matrice fondamentalista, sono false e nemiche non solo della tradizione
giudaico-cristiana ma anche
dell’industria zootecnica e della filiera legata alle carni di animale,
l’agnello in questo particolare momento., animati dalla volontà pervicace di
incrementare la crisi ad un settore che da lavoro, tra diretto e indotto, a
centinaia di migliaia di persone, solamente in Italia.
E se sono agnostici, razionalistici, laici,
atei o semplici animalisti mal scolarizzati, sarebbe bene che si informassero –
oppure avrebbero dovuto nuotare entro il loro stagno – circa i gusti alimentari
di Joshua di Nazareth, che non ha mai disegnato la carne, essendo un piatto tipico
della cultura ebraica di allora così come nell’ebraismo contemporaneo.
Gesù poteva essere tutto, ma non era un fanatico
animalista. Infatti in tutto il Pentateuco per gli Ebrei, Antico Testamento,per i cristiani, partendo dal sacrificio che Abramo doveva fare
al Dio di Israele, offrendo in olocausto suo unico figlio Isacco, ma Dio
vedendo la fedeltà di Abramo gli comandò di offrirgli in olocausto un ariete
impigliato in un roveto Genesi, 22, 1-13, o come sta scritto nel Levitico: 3, 1-17, e in
particolare il versetto 5 che dice: “I figli di Aronne lo bruceranno sull’altare, sopra
l’olocausto, posto sulla legna che è sul fuoco: è un sacrificio consumato dal
fuoco, profumo soave per il Signore”.
Così come nel Nuovo Testamento, con
la parabola del Figliol prodigo,
quando al ritorno di costui, il padre ordina di macellare il vitello grasso,
nonostante che il secondogenito avesse dissipato tutta la sua parte di eredità,
tornandosene alla casa del padre, pronto a essere il più umile tra gli umili
dei suoi servi. Fedi Luca, 15,11-32.
Ormai è chiaro l’intento
animalista: traviare le coscienze poco istruite a riguardo i temi religiosi,
manipolando il contesto storico dei testi ritenuti sacri dalle due confessioni,
quella ebraica e quella cristiana, dando un immagine del cristianesimo e del
cristiano, contestualizzandola solo all’interno della realtà contemporanea, e
non in Eterno Presente, , per dare un immagine difforme anche alla luce della
Torah , dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Mentre, per essere oggettivi,
l’eventuale invito a non consumare carne dovrebbe essere slegato dalla fallace
e volutamente malevola manipolazione dei Testi Sacri, ma portando argomenti che
forniscano una base scientifica oggettiva, scevra dall’intento palese o occulto
di danneggiare non solo delle culture religiose, ma anche il tessuto zootecnico,
già pesantemente compromesso dalla crisi economica.
Termino con una nota personale:
augurando buona Pasqua a tutti i cristiani, i cristiani ortodossi la
festeggiano il 5 maggio e agli ebrei per il loro Pesach già iniziato, che terminerà il 02 aprile.
Marco Bazzato
28.03.2013
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mercoledì 27 marzo 2013
“Donne in Gioco”di Michelle Bovev
Sono le 11 di mattina del
27.03.2013 ora bulgara, quando inizio a scrivere questo pezzo e non dovendo
smaltire una sbornia a base di rakia, vodka, birra, vino, batida de coco,
limoncello e tequila, perché non bevendo né alcolici né superalcolici – a parte
che in pochissime occasioni speciali – manco li detengo in casa. Sto comunque
cercando di rimettere in ordine i pezzi della fiction tv, mandata in onda ieri
sera da Canale 5, in
prima serata, e che terminerà, a Dio e a Mediaset piacendo, questa sera, “Donne in Gioco”.
Lo show, che nelle intenzioni
della produttrice-sceneggiatrice-regista-attrice, Michelle Bonev, al secolo Dragomira
Boneva. Драгомира Бонева, ove Dragomira non sta per femmina dall’alito di drago,
ma per “Cara al Mondo”, nelle
intenzioni doveva essere una fitcion drammatica, pregna di “tensione interiore”,
per citare un liottismo usato e abusato in un romanzo di un autore napoletano, ma
non ha fatto altro che farmi scompisciare dalle risate, costringendomi a un via
vai all’urinatioio per smaltire la sbronza di sganasciate strappa mandibole,
che abitualmente avvengono durante la visone di b-movie “catastrofici” degli
anni ’50-’60 o dopo l’ennesima replica de “La
fuga del cavallo morto” o di “Ghiacciaio
in fiamme”.
Descrivere la fiction è banale
come la fiction stessa. L’unico problema sta nel trovare gli aggettivi e le
metafore confacenti all’opera.
Sceneggiatura: assente o non pervenuta! Il canovaccio è così
sottile che manco può essere utilizzato nemmeno per togliere la polvere da una
vetrata panoramica, priva di vetri, in uno chalet a Borovetz, Боровец!
Regia: per rispetto nei confronti di una sentenza giudiziaria mi
rivolgerò alla regista, Michelle Bonev, usando il maschile, avendo come
regista, diretto da cani gli attori, cosa che potrebbe offendere le razze di
canidi nel pianeta. Probabilmente la
fiction sarà studiata all’Accademia Nazionale di Arti Teatrali e Cinematografiche
di Sofia, come esempio di come non deve essere diretto e/o recitato un film o
una fiction, perché altrimenti Stanislavskij, al secolo, Konstantin Sergeevič Alekseev. in
russo, Константин Сергеевич Станиславский, bestemmierebbe per l’eternità.
Testi e dialoghi: Una persona potrà vivere in Italia anche da più
di un decennio, avere il passaporto italiano, ma rimarrà sempre straniera, in
quanto i pensieri, formatisi nell’infanzia e nell’adolescenza e nella prima età
adulta, permangono per sempre, e i dialoghi di “Donne in Gioco” risentono di questo. Infatti, anche se scritti
direttamente in italiano, sono “viziati” del modo di pensare della lingua e
della cultura bulgara, avendo significati non retorici in quanto
contestualizzati entro un lessico e un idiomatismo strutturato, secondo la
lingua e la cultura di origine, mentre
in italiano, se non adattati da validi
professionisti, risultano pensanti e ampollosi, soventemente ripetitivi. È
starano che nessuno abbia fatto notare la cosa alla “produttrice-sceneggiatrice-regista-attrice!”.
Oppure se ci hanno provato, costei essendo piena di se per dar retta ai
consigli altrui, avendo acquisito l’umiltà di alcuni italiani, del “So tutto io”|,
li ha ignorati. Forse si credeva Mel Gibson, sceneggiatore, regista e uno dei
produttori di The Passion of Christ,,
che fece ripetere 48 volte la scena del lancio dei 30 denari a Giuda.
Recitazione di Michelle Bonev: ha recitato? In molti potrebbero obiettare che se
ha recitato, lo ha fatto diversamente bene. Si possono contare sulla punta
delle dita gli attori-registi che godono dell’oggettività e del senso critico-
estetico nel saper riconoscere in se stessi, nelle vesti di regista, quando recitano
a livelli superati senza il complesso della telecamera da Cita, l’”antenato”
quadrumane ma contemporaneo di Tarzan, ma la Bonev non appartiene a questi
pochi eletti, a questi mostri sacri. Da ultimo ma non certo meno importante:
l’accento. Michelle Bonev, è nativa di
Burgas, Бургас, nel Sud Est Bulgaria. Per i puristi bulgari
gli abitanti di queste zone hanno una cadenza, il “meko” che li fa sembrare
quasi come se parlassero con cadenza russa, visto che la “L” e le vocali
vengono ammorbidite, con le frasi e/o parole, invece di uscire “secche e dure”,
sono come allungate, cantilenanti. Un po’ simili come “musicalità” a quelle dei
veneti.
La cosa che salva l’onore bulgaro
è che Dragomira Boneva, Драгомира
Бонева, Michelle Bonev, ha passaporto italiano. Per questo Wilkipedia, nelle
pagine bulgare così come in quelle italiane, non le dedicano che poche
striminzite righe. Un po’ come se fosse figlia di N.N.
Recitazione degli altri attori: mediocre. Ma la colpa non è di
costoro ma della regista che non ha saputo dirigerli, in quanto la Bonev ha un
background sociale e ambientale, anche e soprattutto nei suoi inizi di
“carriera” appena giunta in Italia agli “antipodi inginocchiati,” rispetto al cinema, regia e recitazione cinematografica
o teatrale. In alcuni momenti sembrava d’essere all’interno della parodia in
salsa brasiliana da telenovelas dei “Promessi
Sposi,” di Anna Marchesini, Massimo Lopez e Tullio solenghi, con i
personaggi che assomigliavano a tanti Pedro Ghilberto Imenez Perito per Aria, o
a quello di un palazzinaro laziale, eternamente rosso come un gambero
lampadato, “Che non vende sogni, ma solide realtà”.
Questa produzione
bulgaro-italiana della Romantica Entertainment – la casa di produzione di
Michelle Bonev, che per scrivere – male – la sceneggiatura ci ha impiegato
quasi due anni – e RTI, non rappresenta la cinematografia e le fiction bulgare,
passate e contemporanee, avendo abbassato all’inverosimile la recitazione degli
attori bulgari che vi hanno preso parte,
alcuni veri mostri sacri in patria –
ove la Bonev non viene, per dirla
con un termine gergale tutto italiano, “cagata
manco di striscio” – degradando la
recitazione anche degli attori italiani che apparivano come burattini smarriti
e guardavano verso la macchina da presa senza sapere in che direzione sarebbero
stati gettati. Primi tra tutti Lando Buzzanca e Martina Colombari: due statue
di gesso.
Location e fotografia: campi stretti, primi piani malfatti e
fotografia da B movie degli anni ’80, fatta, in totale economia. Niente a che
vedere con le produzioni di Pietro Valescchi della Taodue o le regie di Alexis
Swet. Le immagini il più delle volte sembravano smorte, sgranate, e una
definizione così’ bassa che non si è vista nemmeno ai tempi di Kojak,
1973-1978.
A tirar le somme ci si trova innanzi
ad uno show quattro ore,diviso in due
parti, di pessima qualità. Ieri mattina anche se Federica Panicucci a Mattino
Cinque cercando di non dimostrarlo, sembrava nutrire dubbi abissali sulle
qualità artistiche dell’italiana Michelle Bonev – produttrice,sceneggiatrice, regista
e attrice e di tale egocentrismo
sparagnino fa sembrare “Donne in Gioco”
come ne “La famiglia del professore matto”con Eddy Murphy – presente in studio per promuovere, al pari di uno scrittorino sconosciuto, la sua
autoproduzione cinematografica, in quanto nessuno le offrirebbe un lavoro né come
sceneggiatrice, né come regista e né tantomeno come attrice.
I mostri sacri del cinema
bulgaro, primi tra tutti gli attori Stefan Danailov, Hristo Shopov, o registi
come Binka Zeliaskova ,Anri Kulev, Ivan
Nichev, Metodi Andonov o sceneggiatori come Boris Hristov,, Kiran Koralov, solo per citare tra
i più noti in Bulgaria, alcuni totalmente sconosciuti in Italia probabilmente
diranno tra di loro, non ammettendolo mai pubblicamente, che con “Donne in Gioco”non ha vinto per fortuna
la cinematografia bulgara, ma l’arrivismo della mediocrità della
naturalizzazione italiana, come proseguo
del deludente esordio di Michelle Bonev alla regia nel film – fisco – “Goodbye
Mama,” e le meritatissime polemiche
mediatiche in seguito al premio – politico –
ricevuto alla Mostra del Cinema di Venezia, si ripete in uno show che si
muove nella direzione d opposta rispetto all’eccellenza,. A detta di tanti addetti ai lavori non fa altro che
rafforzare l’idea che “Donne in Gioco”
non sia altro che un Голямо гюбре, essendo
“l’opera” la nemesi della fiction televisiva,
e i 3.311.000 telespettatori italiani lo stanno a dimostrare. E Mediaset, per non gettare troppo denaro al
vento, facendo infuriare gli inserzionisti pubblicitari, presupponendo uno
share quasi da seconda serata, ha preferito metterlo in programmazione in
concomitanza con la partita Malta-Italia, per nascondere, sotto il tappeto
della scusante della nazionale di calcio, la genesi di un progetto
fallimentare, concepito peggio di due neonati morti a causa di un aborto a
nascita parziale.
Marco
Bazzato
27.03.2013
martedì 26 marzo 2013
Magdi Allam abiura il cattolicesimo romano
Mai fidarsi di un apostata! Nascondono
in se il seme del fanatismo.
In molti nutrirono serissimi dubbi
nel 2008 in
occasione del suo battesimo, comunione e cresima celebrati in pompa manga dall’allora
Papa Benedetto XVI, usati a mo di propaganda clericale dalle tv di Stato e non
solo, nella speranza di reclutare nuovi adepti (1),
con tanto di show televisivi che inneggiavano alla forza del messaggio cristiano,
che batte e converte, conducendo apostasia,
i credenti di altre religioni.
Ma ieri la doccia fredda è
arrivata ieri con il suo articolo di abiura del cattolicesimo romano, anche se
non è chiaro se si senta cristiano e battezzato, oppure se abiuri anche il
battesimo stesso, impartitogli dall’oggi Papa emerito, Ratzinger.(2),
in questo caso sarebbe giusto che si sbattezzasse, scaricandosi dal sito
dell’UAAR, Unione Atei e Razionalisti, l’apposito modulo, cosa che potrebbe
essere impossibile in quanto Magdi Allam è stato battezzato in uno Stato
straniero e teocratico. Teocratico come le teocrazie islamiche che avverma
d’aver sempre combattuto a suon di articoli.
E leggendo alcuni brani della sua
lettera si rimane basiti da come questo egiziano con passaporto italiano,
rinneghi, abiurandole le proprie origini. Infatti in un punto scrive:
“…Sono contrario al buonismo che porta la Chiesa a erigersi a massimo protettore degli immigrati, compresi
e soprattutto dei clandestini. Io sono per l’accoglienza con regole e la prima
regola è che in Italia dobbiamo innanzitutto garantire il bene degli italiani…”
Quello che relativizza è
ignorante sulle dinamiche non solo cattoliche, ossia dello Stato Città del
Vaticano, ma anche su quelle propriamente cristiane, a dispetto del suo pomposo
e superbo nome “Cristiano”, dimostrando un’assenza di conoscenza della
spiritualità cristiana fuori dal comune per un “italiano” solo di passaporto,
ma non svezzato all’italiana, ma con tutto il rispetto per la cultura egiziana,
all’egiziana ,dove leggendo quanto sopra
riportato fa venire in mente una vecchia barzelletta razzista del nord Italia:
Ci sta una famiglia meridionale, dove nono riuscendo a trovare lavoro
nella loro regione decidono di trasferirsi al nord, usando mezzi di fortuna.
Arrivati sula riva del fiume Po’ e non avendo denaro per pagarsi
l’attraversata, decidono di andare sull’altra sponda a nuoto. Si getta prima il
padre, poi la madre e via via gli altri tre figli. Il padre, la madre e due
figli raggiungono la riva, stremati. Ma l’ultimo, il più piccolo fatica sempre
di più e spinto dalla corrente contraria viene quasi ricacciato indietro,
finendo sottoacqua quando entra in un mulinello, iniziando a chiedere aiuto. Ma
gli altri componenti della famiglia lo guardano con disprezzo fino a quando non
smette di gridare stremato annega. E il padre sorridendo: «Meglio così, era
solo un terrone!» Divenuti settentrionali partono alla ricerca di fortuna.
Madgi “Cristiano?” Allam, è il
prototipo tipo dell’immigrato che ha dimenticato da dove è partito e chi era.,
essendo nato egiziano, con sangue egiziano, sempre con il massimo rispetto per
gli egiziani che hanno sangue e cuore
migliori del suo, e perché ha in mano uno straccio di passaporto italiano ,vive
nella superbia di essere diventato migliore di tanti suoi connazionali e
immigrati, anche migliori di lui, che non hanno avuto la sua stessa fortuna e
appoggi politici.
Va ricordato che Magdi “Cristiano?”
Allam ha sempre sfruttato l’Italia e l’ottusità di certi italiani in quanto si
è sempre nascosto dietro il paravento d’essere un nemico di qualsiasi forma di
integralismo e a favore dell’integrazione mentre scriveva per il Manifesto,
giornale comunista, favorevole all’apertura indiscriminata delle frontiere,
proprio come lui, per poi passare a Repubblica e poi al Corriere della Sera,
salvo adesso sembrare un Erminio Boso o il prosindaco di Treviso, Gentilini, o
uno gli esponenti atei di Forza Nuova.
Facendo una breve ricerca in rete
si trova che domenica 16/02/2007 rilasciòun’intervista a Stefano Lorenzetto, de
Il Giornale (3),
dove al termine dichiara quanto segue:
“Una volta ti sei persino
accostato all’eucarestia.
«Sì al Cairo, avrò avuto 13-14 anni. Agii di impulso, pur sapendo che
era un atto blasfemo, non essendo battezzato. Ho sempre provato attrazione per
la religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico. Oggi
sono convinto che l’occidente possa riscattarsi solo riscoprendo Dio.»
Che cosa ti impedisce di
convertiti al Cristianesimo?
«Niente e nessuno. Il giorno che decidessi di farlo, sarei orgoglioso
di annunciarlo.»”
Mentre il 23 maggio del 2008
scrive il giorno seguente alla sua iniziazione battesimale, a quella
eucaristica e alla confermazione cristiana, nel Correre della Sera:
«Indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella
decisone di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho
ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre un legame
indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’unica civiltà umana, a cui aderisco pienamente da
cristiano, ispirandomi di nuova luce nella missione che dio mi ha riservato.»
Semplicemente leggendo gli
stralci di questi due testi si possono mettere in luce le enormi contraddizioni
e/o menzogne che emergono. Il 16/02/2007, a domanda risponde: “Ho sempre provato attrazione per la
religiosità, anche quando mi sono cono professato ateo o agnostico…” mentre
solo 13 mesi dopo , “.., che ho ammirato
e difeso da musulmano per la sua maestria nel proporre…”sconfessandosi con
le sue stesse mani, in quanto ora come allora non si capisce se e quale
religione abbia mai professato.
Ieri con la sua abiura nei
confronti del cattolicesimo romano, apparsa nel sito “Io amo l’Italia”, l’ex
giornalista, l’ex politico, che evidentemente ha bisogno di farle parlare di se,
in quanto già nel 2011 aveva dato prova di quanto disprezzasse l’Italia che gli
ha dato un passaporto, che sfortunatamente gli era dovuto per legge,
permettendogli di candidarsi ad un seggio al Parlamento Europeo, risultando tra
i fanalini di coda in quanto a presenze, abbia nel corso degli anni sputato addosso al
tutti i piatti che l’hanno sfamato,. (3).
Ergo chi o cosa sarebbe Magdi
“Cristiano?” Allam? Un egiziano con passaporto italiano, musulmano, ateo,
agnostico, cristiano a seconda della convenienza dell’attimo, entrato piano
piano entro i gangli del potere italiano, per poi tornare verso l’oblio della periferia,
rinchiuso in un dimenticatoio mediatico, tanto più che oggi il pericolo
islamista radicale sembra lontano, visto che l’onda lunga dall’11 settembre in
poi, senza dimenticare la morte di Bin Laden, sta cercando una rivalsa e un
riscatto sociale, dopo essersi bruciato da solo la terra sotto i piedi, per
puro calcolo dilettantistico?
Esiste per carità il diritto
dell’uomo di evolversi e di cambiare opinione, altrimenti rimarrebbe arroccato
all’età della prima infanzia. Ma bisogna capire se il cambiare opinione è
frutto di maturazione interiore o se di freddo calcolo cinico, legato a
interessi più ampi. In ogni caso è chiaro che il fenomeno Magdi “Cristiano?”
Allam è mediaticamente ridotto al lumicino e che la grande notizia di ieri,
oggi appartiene alla storia e agli esempi diversamente positivi da ricordare a
futura memoria dei posteri.
Nel dizionario della lingua
italiana, alla parola Abiura, si legge:
Nel cristianesimo e nell’islamismo, solenne rinuncia ad un'altra
religione o dottrina considerata falsa o erronea. Formula scritta o orale, nella quale si
esprime tale rinuncia.
Magdi Allam è figlio di quell’integralismo
e culturale relativista, a seconda delle convenienze, della società in cui è
nato e cresciuto. Può cambiare casacche , bandiere e religioni ma rimarrà un integralista sempre. La sua prima battaglia, persa in partenza, è
contro se stesso, anche se ha sempre voluto rimuovere il problema profondo che
del malessere che lo assale.
E quindi resta da spere se dopo
aver abiurato per la seconda volta, prima l’islam, tramite l’apostasia e poi il
cattolicesimo romano, forse per passare alla prima delle tre religioni
Abramitiche, attraversando il Mar Rosso e pellegrinando simbolicamente per
quarant’anni per giungere in Israele, abbracciando l’ebraismo, sulla scia del
suo libro, “Viva Israele” del 2007,
così che non potrà più essere criticato, in quanto altrimenti le critiche
legittime potrebbero essere lette come critiche antisemite e antisioniste.
Marco Bazzato
26.03.2013
venerdì 22 marzo 2013
La moglie fa le corna col sindaco.
La
notizia è stata da poco pubblicata su Venice today (1).
Anche se abitualmente questo blog non si occupa di gossip, a memo che non
abbiano rilevanza nazionale o internazionale, la notizia era troppo ghiotta per
non inspirarmi un breve racconto fantastico, di pura fantasia.
Dal
diario segreto di Gnao Fufu!
Quando
lessi la notizia mi venne lo stesso freddo alla nuca che sentì John Clark, in “Raimbow
Six”, di Tom Clancy – Rizzoli, 1999 – prima dell’attentato fallito nell’aereo
che portava costui, il cognato, la moglie e la figlia in Inghilterra.
Il paese della chiavata fedifraga era forse a
me noto e subito. Come in un sogno Mariano, mi vennero in mente alcuni volti
che probabilmente conoscevo. Voci e suoni provenienti da un passato ormai
lontano. Lui sembrava il guerriero Alberto da Giussano, un celodurista
apparentemente moscio, una mezza sega, alto più non più di un metro e uno sputo
di Lama, e nonostante il culo non dei più ciompi riusciva a mantenerlo
incollato a due poltrone, ben pagato dalla Pubblica Amministrazione. Poltrone
che si trovano sia in Comune che in una diretta emanazione di rango inferiore
della Regione.
Nel
sogno Mariano, questi mi è apparso, con le fattezze di “Er Mutanda”come un Neil
Amostong, piantatore di bandiere del Fiore della Vita nei posti sbagliati,
causanti grandi incazzatura del Prefetto. In più questo sindaco immaginario che
non concede, giustamente, la cittadinanza italiana agli extracomunitari che non
sanno leggere il testo del giuramento.
Mentre
lei, la “nobildonna” ha le fattezze quasi simili, a parte che invece di usare
la tonaca, porta gonne o pantaloni, a Jorge da Burgos, de “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco – Bompiani
1980 – facendo sovvenire in mente ciò
che disse Umbertino da Casale ad Adso da Melk:
«Se gli uomini vedessero quello che è sotto la pelle come accade con la
lince di Beozia, rabbrividirebbero alla visione della donna. Tutta quella
grazia consiste di mucosità e di sangue, umori e bile. Se ci pensa a ciò che si
nasconde nelle narici, nella gola e nel ventre non troverà che lordume. E se ti
ripugna toccare il muco o lo sterco con la punta del dito come mai potremmo
desiderare di abbracciare il sacco stesso che contiene lo sterco» (ct. pg 220).
Sempre
nel sogno Mariano la mente mi corse verso le “Infinite diversità in infinite combinazioni” dell’IDIC, la domanda
di come questo amministratore della cosa pubblica abbia potuto passare,
saltando da un “bidone” con cui si è congiunto per anni carnalmente, a un altro
bidone che donava le sue [dis] grazie (?) al legittimo consorte e che questo,
per citare Riccardo Cocciante, con l’inizio del brano, “Cervo a Primavera” il
qui testo recita: “ Io rinascerò, cervo a
primavera”,sembra quasi che le streghe di Salem o le fate di Wicca ci
abbiano messo lo zampino, proprio in occasione dell’equinozio, quasi che questi
avesse ricevuto un ammonimento dalla moglie di Giulio Cesare, udendo dall’aldilà:
«Attento alle idi di Marzo!»
Ora,
nel sogno che da Mariano si è trasformato in un incubo stile Bestia
dell’Apocalisse, il mitico 666, “The
number of the beast” degli Iron Maiden.
Nel
paese innominato non si parla
d’altro. I vecchi fuori dai bar mentre giocano a bestia o a briscola,
commentano bestemmiando. I giovani mimano il coito facendo l’ok con il pollice
e l’indice della mano sinistra, infilando velocemente, in un rapido su e giù
l’indice della destra. Le suore, rinchiuse ne convento di clausura, recitano
giaculatorie affinchè il Signore Santissimo, non quello delle mosche, conceda, proprio che nel mentre Suo figlio,
Gesù di Nazareth, si appresta a tornare a Gerusalemme per celebrare la Pasqua,
scacciando i mercanti dal Tempio, ai due fornicatori smascherati il perdono e
in quando ci sarà la morte certa, la vita eterna. Mentre il parroco si sciacqua
le mani nell’acquasantiera, messa a bollire per l’occasione, sperando che
queste si purifichino, essendo stato costretto a stingerle al primo cittadino,
svariate e svariate volte…
Ma
nella mente continuano a formarsi immagini, questa volta infernali, circa le
pene che i due fornicatori stanno subendo dai legittimi consorti. Urla,
imprecazioni contro le divinità divenute mito e leggenda e contro quelle à
attuali. Porte sbattute, piatti frantumati a terra e sedie scagliate contro il mondo.
Oppure silenzi assordanti e punizioni che vanno ben oltre il sadomaso, fatte di
letti di chiodi, frustate ai genitali o alla clitoride, cilici e perforazioni
delle mani e dei piedi, come se un professionista di piercing si fosse messo
all’opera utilizzando strumenti non sterili, infettati preventivamente,
lasciandoli a mollo per qualche giorno nella fossa biologica.
In
questo sogno simile al Decameron boccaccesco in salsa padana, sembra quasi una
parodia de “Le baruffe Chiozzotte” di
Carlo Goldoni, dove in questo caso “goldoni” non sta per plurale di
profilattici – auspicando che i rapporti siano sempre stati improntati alla
protezione, usandolo, per la prevenzione di malattie venere come scolo,
sifilide, o micosi della vagina, ossia crescita impropria di funghi velenosi
nella vulva, che le “guardie forestali” vietano di raccogliere – ma è il
cognome del noto drammaturgo, scrittore, librettista e avvocato italiano, nato
a Venezia il 25 febbraio 1707 e morto a Parigi il 6 febbraio 1793.
Ma
alla fine anche i sogni mariani,colmi di Arcobaleno Sei, in Rose nominate, trasformatisi in incubi apocalittici e in
romanzi boccacceschi, quasi di matrice goldoniana, spariscono. Al risveglio ci sta solo lo stomaco che
reclama la cena e una notizia di gossip che parla di corna, dove alla fine si
dice tutto e nulla, perché tutto e nulla è accaduto, in quanto solo i cornuti e
cornificatori conoscono la felicemente triste verità della loro meschina e
gretta esistenza. Siano essi sindaci, carrozzieri che vanno di dima o a
manovella, bibliotecarie annoiate casalinghe infoiate, spargitori dei semi di
Onan o quant’altro, perché come scrisse questa sera un amico, «Sono solo cazzi
loro e lasciamoli in pace.» Perche di pace, piaccia o no,per un po’ di tempo non
ne avranno , come dice sempre Cetto Laqualunque: «Una beata minchia!»
Amen.
Marco
Bazzato
22.03.2013
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Letteratura,
satira
I marò rispediti in India per il bene dell’economia italiana?
I due marò del Battaglione San
Marco non dovevano nemmeno rientrare in Italia per le due licenza: né per
quella di Natale e Capodanno, né per le elezioni politiche. Ma tanto la politica ha fatto e l’ambasciata italiana ha brigato ha
che alla fine, una volta tornati, si sentivano
belli e al sicuro, mentre dopo l’ennesimo voltagabbana nei loro confronti
e dell’India,i due fucilieri sono stati rispediti nel paese dove stanno
scontando la loro detenzione dorata in attesa di processo.
D’altronde con la grana
dell’ambasciatore italiano – che per rappresentare il Paese e gli interessi del
Made in Italy viaggia in Volvo – a cui
era stato ordinato di non lasciare il Paese, ritirandogli l’immunità e l’accredito
diplomatico, fregandosene, ragione, della Convenzione di Vienna, era come se
per alcuni giorni, anche se i media italiani non l’hanno detto, si fossero
rotte relazioni diplomatiche tra i due Paesi. E rompere le relazioni
diplomatiche significa mettere in pericolo in primis milioni di Euro di
contratti e va ricordato che l’India senza l’Italia campa, ma molte grosse
aziende italiane senza i contratti con l’India rischiano assai, e non è da
escludere che queste abbiano fatto forti pressioni sussurate sulla politica, affinché,
per il bene dell’industria in affanno, i due marò venissero rispediti nel
subcontinente indiano, in quanto sacrificabili nel nome degli interessi
economici della penisola italica.
I due marò sono stati usati dalla
politica interna italica per finalità anche elettoralistiche e propagandistiche.
Il governo morituro di Mario Monti sperava con questo atto populista e
nazionalista di raccattare qualche voto in più, ma gli italiani, se ne sono ben
guardati dal farsi coinvolgere a suon di croci sulle schede elettorali. Dove i
politicastri nostrani che non avevano previsto la sacrosanta reazione iraconda
indiana. Per questo, visto anche la “rottura
delle relazioni diplomatiche” con il rischio che finisse al gabbio
l’ambasciatore italiano in India per essersi impegnato personalmente con la sua
firma a far rientrare i due marò nel Paese di Gandi, ha fatto sì che i due militari
divenissero, a detta di alcuni, e della nomenclatura oligarchica
politico-militare-industriale, sacrificabili, in nome della ragion di Stato.
Visto che, a detta dei silenziosi che operano da dietro le quinte, è meglio due
marò arrestati all’estero in attesa di processo per omicidio, piuttosto che un
ambasciatore ingabbiato per falso. A livello di immagine per l’Italia la
seconda accusa sarebbe più devastante, nonostante sia riconosciuto all’estero
che gli italiani sono dei voltagabbana patentati, in “casa” come in
“trasferta!”.
Ma la cosa “divertente” è che i
due marò sono stati traditi dalle stesse istituzioni nazionali, politiche e militari.
Senza dimenticare che l’Unione Europea, si guarda bene dall’intervenire nel
contenzioso giuridico italo-indiano. Ogni Paese UE, ha interessi economici e
scambi commerciali da difendere con l’India e visto che l’Italia, rispetto a
quel subcontinente è considerata una nazione in de pressione economica e
l’India, un Paese in crescita, e è meglio fare affari concresce, che non con un
Paese depresso, quasi ridotto come
Cipro.
In molti si stanno chiedendo come
questi possano sentirsi nei confronti della patria che li utilizza,
correttamente secondo la politica economica, come merce di scambio, ciarpame
sacrificabile da barattare per un ambasciatore e qualche centinaio di milioni
di Euro in commesse commerciali o industriali, e qualche migliaio di posti di lavoro in
Italia, come se ci si trovasse sulle bancarelle di Porta Portese o allo scambio
delle figurine Panini dei bambini della scuola primaria?
Ma la parodia dell’assurdo è che
l’Italia, dopo aver pagato il risarcimento danni alle famiglie dei due
pescatori assassinati, facendo oggettivamente passare i due marò per rei
confessi, prima di una sentenza definitiva, dopo aver perso faccia e
credibilità in patria e nel resto del mondo il “Bel Paese” ha la pretesa,
assurda, di dettare le regole in casa d’altri, ossia ricevendo rassicurazioni
scritte che i due fucilieri del Battaglione San Marco non possano essere
condannati a morte, ottenendo così un trattamento di favore, discriminatorio
rispetto alla legge e gli altri cittadini indiani, nei reati ascritti di pari
gravità capitale., Il tutto porterebbe a supporre che le autorità italiane
siano ragionevolmente certe che i marò saranno condannati e che dovranno
scontare la pena in India, auspicando che le leggi indiane non siano morbide
come quelle italiane nei confronti degli assassini e/o omicidi e non prevedano
sconti di pena misure alternative, indulti o permessi premio.
Sempre che gli indiani non
facciano come gli italiani: mentendo. Emettendo una sentenza di pena capitale
anziché di lunga detenzione e che, i due marò non vengano spediti, secondo i
tempi della giustizia indiana, innanzi al boia, per l’esecuzione della sentenza.
È chiaro che se in caso di
condanna a morte, pena legittima nell’ordinamento giuridico indiano, se in Italia
dovessero esserci manifestazioni, anche razzistiche, contro l’India, questa non
esiterebbe, come suo diritto, a fare carta straccia dei contratti con il nostro
Paese. E quando le aziende interessate saranno obbligate a licenziare, a causa
del diritto indiano di far rispettare le loro leggi in casa propria, le
manifestazioni a favore dei due marò condannati cesseranno.
Due sole vite da salvare dal boia
non possono e non devono rischiare di mettere a repentaglio migliaia di
lavoratori, con conseguenze a cascata sul reddito delle famiglie degli operai,
causando il crollo del benessere economico e sociale nelle zone interessate, perché
parafrasando ciò che auspica sempre il nostro beneamato Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, “Bisogna guardare agli interessi generali
dell’Italia e non ai particolarismi o agli interessi dei singoli”.
Proprio come nel finale di “Star
Trek II – L’Ira di Kan”:in quanto:
.È la logica. Le necessità dei
molti sono più importanti delle necessità dei pochi o di quelle di uno»
Marco Bazzato
22.03.2013
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