martedì 14 aprile 2009

Anno zero: nuove accuse contro Michele Santoro


Come sempre, a parte pochi casi, il giornalismo deve essere asservito al potere, pena, come sta accadendo in questi giorni, la gogna politica mediatica, da parte del presidente del consiglio e del presidente della camera, che non hanno digerito le presunte polemiche mosse, non alla protezione civile nel suo insieme, ma alla lentezza dei ritardi nei soccorsi all’ospedale de L’Aquila, praticamente dichiarato inagibile, non da dopo il sisma, ma come mostrato un servizio di Studio Aperto, andato in onda su Italia 1 alle 12.30, dichiarato inagibile pochi giorni prima del terremoto, e un rapporto di polizia, mandato in onda, ha fatto vedere il documento depositato presso la stazione di polizia dell’ospedale stesso. Tanto è vero che oggi i Tg di Stato hanno accuratamente evitato di mandare in onda i servizi sugli edifici pubblici, edificati, parafrasando il Vangelo, sulla sabbia.

Basterebbe infatti riguardarsi la puntata di
Anno Zero, ancora disponibile in rete, per capire che l’attacco politico, è frutto dello spostamento del problema, in quanto nel pezzo d’apertura, curato da Marco Travaglio, sono stati messi a nudo le collusioni tra mafia, camorra, grande industria cementifera e politica. Questo naturalmente non essendo possibile essere smentito, visto che sono gli atti pubblici della magistratura che parlano, ha portato allo spostamento dell’attenzione dell’opinione pubblica, dalle parole di Travaglio, alle presunte affermazioni offensive e denigratorie nei confronti dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile e del capo bipartisan, Bertolaso.

Va aggiunto però anche il silenzio colpevole di De Magistris, che non ha saputo o voluto replicare ad un esponente del Partito della Libertà, quando quest’ultimo, ha dichiarato che una delle proroghe sulla legge antisismica, voluta anche dal governo Prodi, porta la firma del ministro delle infrastrutture, che al tempo era Antotnio di Pietro.

La cosa ributtante è l’assurdo clima di concordia politica che in questi giorni regna sovrano nel Paese, senza polemiche, tutti uniti in un volgarissimo “vogliamoci bene nel nome – dicono i vari esponenti politici – dei terremotati, mentre, proprio per virtù della mancanza di polemiche e accuse reciproche, è chiaro che le mancanze, le lacune, le assenze delle istituzioni stesse nelle procedure di controllo, in primo luogo degli edifici pubblici, devono passare sotto silenzio, gettati sotto il tappeto come se si potesse nascondere dietro un dito di bontà politica falsa lo stato disastroso dell’edilizia italiana, dove molto chiaramente anche a molti politici, oggi, probabilmente tremano le poltrone sotto gli onorevoli glutei, se la magistratura dovesse veramente a spingersi, sempre che non venga stoppata prima, ad indagare sulle responsabilità penali e politiche di un sistema che potrebbe crollare, come è avvento a L’Aquila, sotto il peso dei delitti commessi.

È interessante notare, come oggi per ricevere quelle informazioni che, a parte qualche rarissimo caso, mancano, il cittadino sia costretto a cercarsi le notizie non nei giornali dei grandi gruppi editoriali, ma in rete, dove oggi c’è da segnalare il video su You Tube di
Marco Travaglio, che riprende, alla fine, il suo intervento d’apertura di Anno Zero, entrando ancor più nei dettagli degli eventi così tanto vituperati dai quotidiani ufficiali che fanno da megafono, annebbiando i lettori, delle dichiarazioni di Berlusconi e Fini.

Ancora una volta, a parte pochi casi isolati, uno fra tutti, Emma Bonino, la rappresaglia politica contro Michele Santoro, continua ad animare la politica italiana, segno evidente di come il Politic Burò nazionale, ha una scarsa stima delle facoltà di discernimento dei telespettatori, come se questi fossero un branco di pecore che devono essere, prima imboccate, e poi avviate al macello. È assurdo, che in molti emettano commenti su una trasmissione televisiva di cui si dubita l’abbiano seguita dall’inizio alla fine, salvo poi, rilasciare dichiarazioni sull’onda del passaparola.

Invece d’attaccare un giornalista, che cerca di fare informazione, i politici dovrebbero preoccuparsi non delle frasi di Santoro, ma della “Cosa Pubblica” con la competenza e l’attenzione che questa meriterebbe d’avere.

Per concludere, sempre riferendosi alla puntata di giovedì scorso di Anno Zero, è indicativo, stando a quanto detto in studio, che ci sarebbero circa 8000 scuole in Italia da controllare, per vedere se i nostri figli entrano in ambienti sicuri, sotto tutti gli aspetti, soprattutto in quello antisismico. Ma questa denuncia dovrebbe essere fatta da tutti i genitori , tenendo i propri figli a casa da ogni scuola di ogni ordine grado, fino a quando non si ha la certezza che tutti plessi scolastici del Paese sono sismicamente sicuri.
Marco Bazzato
13.04.2009
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lunedì 13 aprile 2009

I pirati somali


Tanto clamore per nulla. Non ci si spiega, infatti, perché i media continuino a dare questo risalto, ad una normale attività lavorativa, come quella dei pirati somali, che nei loro mari, mettono a frutto, come i bianchi, la depredazione ed il furto, in questi casi con gli abbordaggi delle navi di passaggio e la richiesta dei relativi riscatti.

Eppure, tutti nell’infanzia, abbiamo avuto come idoli letterari svariati esempi, primo fra tutti Sandokan, La tigre della Malesia, il Corsaro nero ed altri romanzi del veronese Emilio Salgari, oppure dell’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson, o in tempi pi­ù recenti, con il film, interpretato dal Johnny Depp, I Pirati dei Carabi, dove è in lavorazione il quarto episodio Tutti eroi, secondo l’ampio riscontro di pubblico, positivi, perché combattono contro l’invasore straniero, il tiranno, il despota di turno, vincendolo.

Eppure i bucanieri somali sono visti oggi dalla comunità internazionale come dei terroristi, che mettono a repentaglio la sicurezza degli equipaggi – che non interessano a nessuno – delle navi e delle merci trasportate, e per questo che anche la marina americana, come già a fine ottocento fece l’armata di Sua Maestà, sta pattugliando i mari, dicono per la sicurezza di tutti – i loro traffici – cercando d’arrestare questi “negri” che si permettono di derubare i bianchi.
Può sembrare strano ma tutti gli eroi letterari, sia passati sia recenti, avevano una cosa in comune: erano bianchi o al massimo con la carnagione olivastra, ma mai negri, neri come la pece. E questo fa incazzare i bianchi, pronti ad annientarli con ogni mezzo.

Come si permettono questi “africani negri inferiori” derubare i ricchi bianchi che da secoli schiavizzano il loro continente?

Come si permettono questi negri, come fecero i pirati al tempo della Compagnia delle Indie, ad attaccare gli oppressori, uccidendoli, ammazzandoli come cani rognosi, avendo dalla loro la popolazione civile, che a ragione, li sostiene, dando loro protezione, cibo e sicurezza?

Sono passati poco più di tre secoli da quando Edward Teach, meglio noto come Barbanera (c. 1680 - 22 novembre 1718), celebre pirata britannico, che ebbe il controllo del Mar dei Caraibi per un breve periodo fra il 1716 e il 1718, durante la cosiddetta età d'oro della pirateria, creando in seguito un enorme fonte di ispirazione letteraria prima, e cinematografica poi, segno evidente, che nonostante quanto l’attualità oggi afferma, per interesse economico e politico, questi ero positivi nell’immaginario collettivo assumono una valenza liberatoria e salvifica, contro la tirannia, molto forte. A patto che non siano “negri”.

Basta leggersi
Wilkypedia e di come la maggioranza di questi “terroristi”, siano stati proprio tre secoli fa, inglesi, segno di come i sudditi di Sua Maestà Britannica, al tempo ne avessero le scatole piene dei loro sovrani, che dettavano legge in tre continenti, realtà oggi cambiata nella forma, ma non nella sostanza, con la differenza che nel 2010 questo giusto ritorno in auge di antiche tradizioni marinare, sono un segno di quanto l’oppressione dei discendenti dei conquistadores spagnoli, dei Padri Pellegrini e quant’altro di nefando il genere umano abbia prodotto, continua ad avvelenare e far imbestialire i popoli oppressi, che in un modo o in un altro, come fu per il Risorgimento italiano, non vogliono potentati stranieri in casa loro.

Non si può, come abitualmente si usa fare, condannare i popoli oppressi se si ribellano, se imbracciano le armi e ammazzano, anche innocenti, persone che fanno onestamente il loro lavoro e che hanno come unica colpa di trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, sarebbe un delitto anche nei confronti della loro memoria, perché essi stessi sono vittime, non tanto di chi li uccide, ma di chi , nel pieno XXI secolo, tratta Paesi e civiltà, come inferiori, perché non hanno la stessa forza d’attacco dei Paesi cosiddetti culturalmente e civilmente evoluti.

Il pirata, sia del XVII secolo come quello del XXI secolo è un eroe romantico che combatte per la propria libertà, che ruba depreda e uccide, con una ferocia inferiore rispetto all’oppressore, che per sopprimerlo non esita a mettere in atto qualsiasi stratagemma e tipo d’arma evoluta per distruggere la resistenza, sebbene, non va dimenticato, visto che la storia insegna, che prima o poi gli oppressori, vedi il caso dell’Afganistan, dove la coalizione americana, dove da bravi servi della gleba sono presenti anche gli italiani, sta cercando un’onorevole via d’uscita, affinché non si ripeta la – giusta e sacrosanta – vergogna della sconfitta del 1975 in Vietnam,, dove una banda di contadini male armati, come oggi fanno i talebani, hanno tenuto impanantanato l’esercito più potente e meglio armato del mondo, per anni.

I pirati, piaccia o no, anche se sono “negri” hanno dalla loro la popolazione, i civili: uomini, donne, vecchi e bambini, che seppur stessero morendo di fame, al pari dei partigiani italiani, della seconda guerra mondiale, non esiterebbero, a ragione, mettere a repentaglio la loro vita per sostenere i connazionali, contro l’oppressore – economico – straniero. E per questo hanno bisogno del nostro sostengo morale, come i nostri partigiani che assaltavano i convogli nazisti, per liberare la nostra patria, l’Italia, dall’oppressore e dal tiranno.

Evidentemente abbiamo dimenticato la nostra stessa storia, visto che oggi, gli italiani stessi, complici i media sserviti, sono dalla parte dei despoti di turno.

Viva i nuovi Sandokan somali.

Marco Bazzato
13.04.2009
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venerdì 10 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: provvedimenti eccezionali


Oggi, venerdì santo, si da sepoltura alle vittime del terremoto dell’Aquila, con i solenni funerali di Stato, come se la presenza dei politici potesse far tornare indietro il tempo e/o restituire i morti alla vita. Questo bagno d’ipocrisia, infatti, alla luce di come sono crollati gli edifici ha una valenza ancor più pelosa e sfacciata in quanto paradossalmente la maggior parte degli edifici pubblici: ospedali, scuole, caserme, preture, prefetture sono state lesionate fortemente, segno che al tempo dell’edificazione dei medesimi lo Stato era totalmente impegnato a fare alto. Figurasi se non controlla i propri edifici, cosa resta delle abitazioni e delle imprese private. Ma ora, a morti avvenute a crolli distruggi città, lo Stato furbescamente si presenta, come un novello salvatore, assieme alla Chiesa che orchestra la cerimonia, usando come pietismo popolare il venerdì “santo” dando una valenza salvifica, non solo per i morti, ma anche per le istituzioni “civili” e religiose, nel segno della concordia politico-religiosa, in nome delle vittime. Come se i sopravissuti, che reclamano giustizia terrena vera, oggi importasse molto dell’eventuale futura giustizia divina post mortem, se effettivamente esiste sia una vita e una giustizia post mortem!

Quello che oggi, giorno di lutto nazionale, continua a far pensare è la pericolosa concordia politica tra maggioranza ed opposizione, che alla lunga non fa presagire nulla di buono in quanto col “volemoci tutti bene” il controllo dell’opposizione ne risulta totalmente assente e quindi probabilmente passabile di ogni tipo di nequizia.

D’altronde ora è il momento d’agire, è il momento in cui lo Stato deve trovare fondi sufficienti per la ricostruzione delle abitazioni, dei luoghi d’interesse storico,degli edifici pubblici e del sistema produttivo. Solo che il problema, vista la crisi momentaneamente rimossa dai palinsesti televisivi e dai quotidiani online, fa si che le casse di quello che resta dello Stato italiano siano, non solo vuote, ma bucate all’inverosimile, e indipendentemente dalle parole rassicuranti del premier, il governo effettivamente non sa dove reperire i fondi.

Chiedere un una tantum, in Italia significa “una sempre” e con questi chiari di luna, potrebbe risultare controproducente a livello d’immagine per l’esecutivo e per il “sistema Italia” nel suo insieme, soprattutto quando le basi stesse dell’economia sono frantumate dalla crisi economica in essere e che ha messo in dubbio le già poche certezze che gli italiani avevano e che i cittadini in questi giorno, come drogati d’informazione, sembrano presi dalla dipendenza delle donazioni via sms, bonifici bancari e altro, per alleviare si la sofferenza della popolazioni colpite dal sisma, ma facendo anche un enorme favore al governo italiano, che altrimenti non saprebbe da che parte iniziare a ricostruire.

Una delle soluzioni sarebbe a portata di mano e che non andrebbe ad incidere nelle tasche dei cittadini:

L’8 per mille della Chiesa Cattolica.

Sarebbe “cosa buona e giusta” se il governo italiano, per i prossimi quattro anni, dirottasse i fondi che i cittadini elargiscono alla Chiesa Cattolica, tramite l’
8 per mille, che a parole, stando alla pubblicità martellante della CEI, dovrebbe essere destinato alle opere di bene nel mondo, ma in sostanza, è utilizzato all’80% al sostentamento del clero: preti, suore, frati, vescovi etc, solo una minima parte, il 20% alle opere di carità, a meno che questa carità non sia ancora rivolta a loro stessi.

D’altronde i presupposti finanziari per “confiscare” l’8 per mille alla Chiesa Cattolica, fregandosene dei trattati “internazionali” nei confronti di uno Stato Sovrano ci sarebbero tutti, in quanto non va dimenticato che pochi giorni prima del terremoto che ha quasi raso al suolo l’Aquila, il G20 aveva parlato di lotta ai
paradisi fiscali, senza però guarda caso menzionare il più grande paradiso fiscale del mondo: Lo Stato Città del Vaticano e la sua banca privata: lo Ior. Quindi fino a quando il Vaticano, al pari degli altri Paesi non rientrerà nella legalità e nella trasparenza economica e finanziaria, l’Italia, se rispettasse veramente gli italiani ed il diritto internazionale, dovrebbe rompere ogni relazione diplomatica ed economica col Vaticano, in quanto proprio questi economicamente si autoesclude dal consesso di legalità economica internazionale, e quindi, non volendosi adeguare alle regole comuni, dovrebbe fare da solo, senza l’ausilio di alcun aiuto economico, pardon Patto con l’Italia.

È anche vero, se la propaganda vaticana non è mendace, che gli italiani essendo un Paese a maggioranza cattolica (o semplicemente battezzati contro la loro volontà, in quanto infanti) non dovrebbe aver nessun problema a sopperire con offerte, che lo Stato italiano dovrebbe tassare in modo progressivo su base annua, a sostenere il loro beneamato clero, facendo quindi a meno dei trattati bilaterali tra i due Paesi, in quanto i fedeli stessi basterebbero da soli a sostenere le esigenze economiche della loro chiesa.

Creando la vera laicità italiana, con la distinzione nette tra Stato italiano e chiesa. Ops, Stato Città del Vaticano.

Marco Bazzato
10.04.2009
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martedì 7 aprile 2009

Berlusconi: «Aiuti dall'estero? No, grazie»


Lo sciame sismico, che come ultimo ha colpito l’Abruzzo, più precisamente L’Aquila e i paesi limitrofi. Per ora, complice la copertura mediatica, volta a far vedere solo il lavoro dei soccorritori, i morti, le tendopoli, i sopravvissuti traumatizzati, i feriti, sta mostrando al mondo l’estrema superbia del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che ha affermato:

"Siamo in grado di rispondere da soli a alle esigenze, siamo un popolo fiero". Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, riferendosi alle richieste dell'opposizione secondo cui l'Italia dovrebbe accettare gli aiuti che gli stati esteri hanno offerto al nostro paese per l'emergenza terremoto. "Ringraziamo i paesi stranieri per la loro solidarieta' - ha detto il premier - ma invitiamo a non inviare qui i loro aiuti. Siamo in grado di rispondere da soli alle esigenze, siamo un popolo fiero e di benessere, li ringrazio ma bastiamo da soli". (AGI).
A nome di chi parla Berlusconi?

Degli abruzzesi, degli aquilani, dei cittadini che hanno perso tutto – cosa che mediaticamente, forse, il presidente nega – e che sicuramente, non sarebbero superbi come il “nostro” premier che tratta a pesci in faccia i partner stranieri che offrono solidarietà, esperienza e aiuti umanitari.

Solo nei regimi dittatoriali si assiste ad un simile disprezzo nei confronti degli stranieri; arroccandoci in una superbia che puzza di sciacallaggio, giocato sulla pelle dei morti e degli sfollati, semplicemente per un atto di arroganza.

Forse, l’idea che tecnici stranieri possano vedere “ufficialmente” e riferire in patria, a chi di dovere, le nostre magagne interne, le lacune, le deficienze costruttive, per quanto riguarda le tecniche antisismiche, indegne per un Paese che ha la pretesa di dirsi civile – che dovrebbe essere sbattuto fuori dal G8 e G vari – potrebbe far sfigurare l’Italia, fuori dai patri confini, come se all’estero tutto ciò non fosse risaputo da decenni.

D’altronde basta guardare i servizi televisivi, dove nessun giornalista ha fatto un minimo accenno al Giappone, che essendo un Paese ad elevatissimo rischio sismico, ha saputo negli ultimi decenni conciliare l’alto tasso di urbanizzazione con tecniche costruttive antisismiche all’avanguardia. Ma noi, da provincialisti, stiamo ancora negando che il terremoto poteva essere predetto, come ha annunciato il ricercatore del Gran Sasso, Gianpaolo Giuliani, beccandosi, per ora, una denuncia per procurato allarme.

Previsione che certamente, sebbene ufficialmente smentita, è stata tenuta in debita considerazione, in quanto i soccorsi, stando alle testimonianze di molti cittadini, sono arrivati pochi minuti dopo la scossa delle 3.30 del mattino, segno chiaro che la macchina organizzativa era pronta a muoversi, in attesa dell’evento. Altrimenti non si potrebbe spiegare, vista la cronica inefficienza italiota, tanta celerità.

Ora fermo restando il dovere di arrestare gli sciacalli che si aggirano tra le rovine, c’è da tenere presente “lo sciacallaggio della ricostruzione”, come l’esperienza dell’Irpinia insegna, con 62 mila miliardi delle vecchie lire “sparite” e con i cittadini ancora in attesa di una casa.

È interessante ascoltare quanto afferma
Marco Travaglio a tal proposito, dal blog di Beppe Grillo, facendo una breve cronistoria degli spechi italiani, post terremoto.

È assurdo, alla luce della storia recente dei disastri italiani, di come il “nostro beneamato premier” non voglia deliberatamente vedere oltre il proprio naso ed il proprio narcisismo personale, disinteressandosene, con il silenzio quasi complice dell’opinione pubblica, dei veri interessi dei cittadini, come se la superbia fosse concepita come una dote e non come un vizio infernale che dovrebbe essere estirpato dall’animo umano, lasciando il peso della tragedia sulle spalle dei cittadini italiani tutti, perché al tempo, non avendo di meglio da scegliere, sono stati costretti ad eleggere, quello che appariva come il male minore per il Paese. Ma oggi, anche alla luce delle ultime “belle figure” in campo internazionale, in cui, a ragione, la stampa estera si divertita a “massacrare” l’immagine del premier, che con i suoi comportamenti avventati e poco educati, ha messo alla berlina tutti gli italiani, che si vergognano – manco fossero ladri – per le figuracce barbine che ricadono sui loro capi.

Marco Bazzato
07.04.2009
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Beppe Grillo a La7


In tutta franchezza ci si aspettava di meglio dal ritorno di Beppe Grillo in tv, dopo anni d’assenza. La sua “performance” è stata oltre che di una mediocre monotonia,abissale, anche di una maleducazione indegna per uno che ha la presunzione di erigersi da paladino dei cittadini e difensore dei deboli.

Beppe Grillo è andato in onda da Bruxelles, in collegamento su La7, nel programma Exit, condotto dalla giornalista Ilaria d’Amico. Ed il comico-politico ne ha, come sua abitudine, per tutti, peccato però che da paladino di quella democrazia che vorrebbe difendere, si rifiuta di lasciar spazio al contraddittorio degli ospiti in studio, comportandosi praticamente allo stesso modo di Silvio Berlusconi quando ha abbandonato, praticamente al termine, l’intervista con Lucia Annunziata, lasciando la giornalista quasi di stucco.

Sebbene Grillo dica cose giuste, vere, sacrosante, oggi che effettivamente il suo ruolo pubblico è cambiato, continua a pensare d’essere un comico, che quando prende in mano il microfono può e deve reggere la scena da solo, senza essere interrotto. Questo può andar bene in un teatro, quando il pubblico paga biglietti salati per ascoltarlo, ma non quando, essendo ospite di una trasmissione d’approfondimento politico ha la pretesa di comportarsi esclusivamente da comico non lasciando spazio alla discussione e al dialogo. Simili comportamenti, piaccia o no, sono tipici dei dittatori, che si fingono paladini della libertà, la propria, nascondendosi dietro i diritti di tutti, ma poi tali diritti non li concedono. Comunque il guitto deve essersi reso conto dell’enorme danno d’immagine che si è inferto con le proprie mani, tant’è che al 3 aprile,, nel blog che porta il suo nome, non figura il video della sua performance televisiva, Questo potrebbe da l’idea di come la libertà d’informazione, in questo caso se contro il suo potere, deve essere nascosta e celata. Per fortuna, come dice Grillo, che la rete oggi è ancora libera, basta, infatti, andare su
You Tube, per vedersi il video, diviso in due parti, per rendersi conto che anche lui, da politico, come i politici, ha paura e teme, il dialogo, il dibattito, forse perché a parte quei monologhi che da quattro anni a questa parte, girati in un modo o in un altro, sono praticamente sempre gli stessi, dove nulla toglie e nulla aggiunge a quanto ormai della situazione italiana è universalmente risaputo.

Eppure, non si capisce perché, continua a far notizia.

Il nodo focale è che Grillo comico, se preso a piccole dosi, può anche piacere, intenerire, far riflettere, ma in dosi massicce diventa pesante, estremamente pesante ed indigeribile, in quanto, leggendo anche sul suo blog i suoi intereventi video settimanali, ci si rende conto, che a parte qualche rara novità, i temi sono sempre gli stessi, i personaggi citati dalla Parmalat in poi, sono sempre i medesimi – Tanzi, Tronchetti Provera, Geronzi, Fiat e mappa del potere italiano (ne parla dal 2005) – dcome un ritmo sincopato e stancante, perché, ormai al pari di un politico, non ha più nulla da dire, ma come una macchina ben oliata, continua a mietere denaro dalle tasche dei cittadini, che come per i politici, lo ascoltano e lo seguono in modo acritico, senza porsi troppe domande.

Sembra strano, ma come Berlusconi, Grillo è diventato un concentrato di populismo svenduto all’ingrosso, acquistato e conteso non tanto dai grandi sponsor, quale veicolo pubblicitario, ma acclamato dalle masse che vedono in lui una specie di novello messia, che potrebbe, tramite le sue Liste Civiche, redimere un Italia che non sarebbe redenta nemmeno da un nuovo diluvio universale.

Grillo indipendentemente da tutto, ha l’indubbio merito d’aver risvegliato dalla letargia perenne, per un breve periodo, quella parte assonnata degli italiani, che colpiti dall’indolenza e dall’inedia, poltrivano senza porsi mai nemmeno una domanda, davanti alla tv, digerendo passivamente ogni trasmissione venefica.

Il problema è che Grillo, come tutti del resto, una volta rientrato nel sistema televisivo, si è comportato nel medesimo modo del sistema politico che vorrebbe scardinare, senza averne gli strumenti, avendo si la forza di denunciare il malaffare ed il malessere italico, ma non sapendo proporre valide alternative, che tengano conto, non dei molteplici interessi, ma delle molteplici necessità da equilibrare.

Grillo, politico-comico, questa volta non ha bucato il video, ma nonostante gli applausi ricevuti dal pubblico presente in studio, si è fatto letteralmente bucare dal medesimo, facendosi prendere la mano dal desiderio smodato di non essere trattato come una comparsa, che passa come una meteora, dopo aver partecipato al Grande Fratello, con l’imposizione totalitaria e a senso unico del proprio pensiero. Paradossalmente, facendo allo stesso modo de, citando soprannome dato da Grillo stesso a Silvio Berlusconi, “Lo Psiconano”.

Marco Bazzato
04.04.2009
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lunedì 30 marzo 2009

Berlusconi: «Più potere al premier»


Si dice che nei Paesi dell’ex blocco sovietico, in tempi di crisi economica, per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai reali problemi, si tenessero dei mega congressi, per narrare – mentendo – cosa si era fatto e cosa restava da fare, lasciando sotto lo zerbino l’immondizia dei veri problemi dei Paesi, per non turbare le masse che dovevano essere asservite al potere.

Lo stesso faceva anche la Buon’anima di Benito Mussolini, con i suoi mega comizi dal balcone di Piazza Venezia, a Roma.

Nei giorni scorsi è andata in onda l’ennesima replica degli eventi della storia passata, peccato che molti dei presenti e la maggior parte degli italiani, mentalmente logorati dai vari X-Factor, Fattoria e Grandi Fratalli vari abbiano subito una lobotmia mia della memora storica senza precedenti. E oggi non riescono a rendersi conto che il copione si sta ripetendo. Infatti, per la politica, indipendentemente dal colore, gli archivi sono una pericolosa bomba ad orologeria, che dovrebbero essere rimossi e distrutti, sempre, il più in fretta possibile, a meno che non siano utili, nei tempi e nei modi migliori, al potere stesso.

Si è conclusa infatti domenica, per acclamazione popolare, da parte dei delegati, l’ennesima vittoria, acritica, di Silvio Berlusconi, contro la plebe. Questi infatti è stato nominato, per acclamazione, nuovo segretario de PDL, il soggetto politico nato dalla fusione di Allenza Nazionale con Forza Italia, ricreando, di fatto, la Balena Bianca: La Democrazia Cristiana, che di cristiano naturalmente, il PDL, non ha nlla, sebbene abbia la pretesa di autodefinirsi difensore della cristianità e del vaticano stesso, nonostante il nuovo segretario del PDL e l’ex delfino del missino Giorgio Almirante, Gianfranco Fini, siano sposati e divorziati, e che Silvio Berlusconi non faccia mistero delle sue continue conquiste amatorie, da vero tombeur de femmes, rendendo cornuta l’attuale concubina, secondo il cattolicesimo, Veronica Lario, che stranamente tace e non si ribella mai. Eppure gli sherpa, i delegati del nuovo partito “cattolico” gli battono anche le mani. Alla faccia della coerenza.

Ma il comizio finale del futuronuovo segretario del PDL, Silvio Berlusconi, è stato di un qualunquismo senza fine, un concentrato di populismo degno della casalinga di Voghera, con tutto il rispetto per le casalinghe italiane e non solo, un discorso imperniato sul vuoto pneumatico di contenuti e proposte, infarcito della cosidetta demagogia della “Libertà” – la loro – non quella degli altri, naturalmente, che da quasi tre lustri sta facendo sproondare il Paese sotto lo zerbino dei Paesi industrializzati, impoverito fino all’inverosimle da pratiche depredatorie nell’economia, nella scuola, nella cultura, nella scienza, ma sopratutto nella libertà d’espressione che ha sta facendo si che l’Italia, per quanto riguarda la libertà di stampa sia al livello dei più beceri paesi ditattoriali, in quanto i i principali canali televisivi nazionali _Rai e Mediaset – sono praticamente a reti, quasi, unificate da Endemol Italia, come il pensiero unico che vorrebbe imporre al Paese, Sivio Berlusconi.

Non c’è dubbio, viste le proposte che ha avanzato durante il suo comizio d’insediamento Berlusconi, che il rischio deriva populistico ditattoriale potrebbe nei prossimi mesi essere reale. Potrebbe perchè nel centrosinistra, manca il progetto, la visione l’idea, la vera alternativa democratica alla deriva che si sta compiendo ogni giorno di più e anche il nuovo segretario, nonostante la buona volontà, non riesce a risalire una china, che da anni sembra inesorabile, imposibilitato a parlare e capire la base del suo partito, chiuso dentro un bunker di neoideologismo, dove, come i suoi predecessori, vorrebbe coniugare salotti buoni, i preferiti dalla nomeklatura, con la base, la piazza, i lavoratori, visti quasi come soggetti ingombrati e scomodi, rimasugli di un passato di staliniana memoria, che non vogliono smettere di rivendicare i soliti stantii diritti: occupazione, lavoro, sicurezza sociale ed economica. Slogan forse oggi sentiti da un certo tipo di centrosinistra, come antistorici e anacronistici, per questo preferiscono “accoppiarsi” con la grande finanza, le banche, gli speculatori finanziari – che non condannano mai apertamente piuttosto che tendere una mano a tutti coloro che per vivere sono costretti, a differenza dei politici, a lavorare, invece che perdersi in banali discussioni da bar, chiamate oggi congressi, che dicono molto, ma non risolvono mai nulla, anzi, fanno peggiorare sempre di più, facendo cadere in un abisso sempre più profondo la società, che poi vede nei novelli salvatori della civiltà personaggi come Silvio Berlusconi, interessato solo alla sua libertà, fregandosene bellamente di quella altrui, tant’è che vorrebbe candiarsi, e riuscirà a farsi eleggere, al Parlamento Europeo. Quindi, in caso di elezione, come farà ad essere Presidente del Consiglio in Italia, e parlamentare Europeo, seguendo nel contempo i due parlamenti. La cosa sa molto da “Arlecchino servitore di due padroni” di goldoniana memoria.

Una volta, in tempi di maoista memoria, era reato di lesa maestà controrivoluzionaria, disturbare Mao, il Grande Timoniere. Oggi il grande timoniere risiede ad Arcore, a Palazzo Chigi, anche se vorrebbe Il Colle, Villa Certosa in Sardegna e molto altro.

Un tempo, durante il periodo di libertà rivoluzionaria in Cina, nessuno doveva disturbare il “Grande Timoniere”. Oggi, seppur in forme diverse, il maoismo sta tornando, sotto la nomea del Popolo della Libertà, con un grande comunicatore, che negli anni settanta e ottanta veniva definito dai suoi detrattori più accesi: Il venditore di Aspirapolveri. E quello che negli ultimi anni sembra essere stato aspirato a troppi italiani è la facoltà di capire e comprendere che la storia si sta ripetendo, che tutto nei libri è già stato scritto, basterebbe aprirli e fare le debite somme, ma questo ai più, oggi, risulta un esercizio troppo difficile, meglio rincitrullirsi di pelle parole, veline, Amici Vari ed X-Fatctor. Questa è la cultura dell’italiano informatizzato e collegato col mondo nell’erea della comunicazione in tempo reale. Per capirlo basta guardare lo share di certe trasmissioni. Ma anche questo è troppo difficile da fare. Questa non curanza, ricadrà, prima o poi, sui capi di tutti i cittadini italiani.

Incrociamo le dita, se dovesse andare male, a questo infausto evento manca poco, troppo poco, e quando lo si capirà, sarà troppo tardi.

Marco Bazzato
30.03.2009
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sabato 28 marzo 2009

In Europa caccia ai dirigenti bancari criminali


C’era da aspettarselo che prima o poi sarebbe accaduto. In Inghilterra e in Francia sembrerebbe che si sia scatenata la caccia grossa, da parte di alcune frange estremiste di cittadini inferoci, ai dirigenti che hanno praticamente mandato in bancarotta il sistema finanziario. Sempre che questa non sia la classica operazione eteroguidata per poi rafforzare le misure di repressione in vista di nuovi diastri economici e per contenere il dilagante malcontento generale.

D’altonde, la situazione, non si poteva, vista l’indedia generale della politica e dell’economia, sopratutto della Banca Centrale Europea e delle varie banche nazionali, non aspettarsi prima o poi che il cittadino affamato, andasse, forse a ragione, a prendersela con i responsabili dirigenziali degli sfaceli attuali.

E come sempre la politica dorme e condanna, non i banchieri e gli speculatori, ma i cittadini furiosi, per gli atti vandalici commessi, dimenticando che questi sono dettati dal bisogno di giustiza – assente – delle istituzioni, che per anni hanno preferito assecondare e liberalizzare il mercato finanziario globale, che in teoria avrebbe dovuto autoregolamentarsi, mentre invece non ha fatto altro che spostare sempre più vicino al dirupo, causando la depredazione e la perdita di miliardi di euro e milioni di posti di lavoro.

Ed ora, secondo la politica, i colpevoli sono i disoccupati.

Nemmeno la situazione italiana, nonostante le rassicurazioni della politica, naviga in acque placide e tranquille, sopratutto quando il premier, Silvio Berlusconi, invita “chi ha lavoro a lavorare di più”, dimenticando che se mancano le commesse, perchè i consumi e il denaro a disposzione delle familgie è ridotto al lumicino, che senso ha produrre e lavorare, quando manca la richiesta di merci e servizi? Il populismo da piazzista invece di rasserenare gli animi dei cittadini, proprio per essere sfottuti potrebbe portarli alla rivolta stessa, con esiti ad oggi imprevedibili per l’ordine pubblico.

Ma la demagogia politica non appartiene solamente al centro destra, anche il cento sinistra, o quel che ne resta, ma seppur con toni diversi, cavalca la medesima onda, mettendosi sottovento, come per non farsi fiutare, senza proporre alternative, anche forti, contro il sistema bancario e finanziario, nazionale ed internazionale, che rendano giustizia ai cittadini, proponendo pene esmplari nei confronti dei colpevoli dei delitti finanziari che stanno distruggendo il tessuto sociale europeo.

La politica, in conserto col sistema economico, anzichè perseguire penalmente i colpevoli, cerca in ogni modo di proteggersi a vicenda, lasciando i cittadini disorientati e privi di guide che sappiano o che vogliano ripulire un sistema che continua a marcire ogni giorno di più.

Anche la stampa sembra addormentata, caduta in una catalessi pericolosa, priva ormai di critica, senza un giornalismo d’inchiesta, che abbia “le palle” di mettere a nudo il perenne conflitto d’interesse tra politica e grandi affari, che vede i cittadini anche del rischio d’essere ad una deriva dittatoria-dirigistica della politica. Emblematiche, a questo proposito, sono le parole del primo ministro, Silvio Berlusconi, che vorrebbe de facto esautorare il parlamento lasciando il diritto di voto solo ai capigruppo dei partiti, accentuando ancor di più la deriva illiberale dell’Italia, o meglio della sua libertà d’avere le mani libere da lacci, legacci e manette.

A questo proposito, va ribadito il concetto, espresso comunque spesso anche dai media, che la maggior parte dei parlamentari di Camera e Senato sono de facto inutili, tant’è, che a ragione, sono soprannominati “Peones, che in lingua spagnola significa “manovali, braccianti, servi della gleba, pedine” praticamente soggetti inutili, pagati col denaro dei contribuenti, utili – come le pecore da tosare – quando è ora delle votazioni in aula di leggi che spesso nemmeno conoscono e natantomeno si rendono conto di tutte le implicazioni che poi ne conseguono sul tessuto civile, sociale ed economico in campo nazionale sia in internazionale.

Per rendersi conto di quanto la politica italiana sia caduta in basso, per quanto riguarda i rappresentanti dei cittadini, eletti anche al parlamento europeo, basti ricordare
Iva Zanicchi – 25.000 Euro al mese – invece d’essere al suo posto di lavoro, se ne sta tranquillamente in patria per partecipare al Festival di Sanremo, poi giustamente eliminata dal disguusto popolare, o a presentare la parata di glutei cosparsi di cellulite e pelle a buccia d’arancia e “tette” cadenti di Miss Padani, o della parlamentare Giulia Bongiorno, che forse avendo il dono dell’obiquità riesce a seguire i lavori parlamentari e nel contempo, ultimo della serie, per ora, Raffaele Sollecito. Ergo oltre allo stipendio da parlamentare anche la libera professione, a suondi parcelle non certo da mensa dei poveri, visto il rango della sua vasta clientela. E per fortuna che si parlava del conflitto d’interessi di Berlusconi.

É ridicolo, tra le altre cose, sempre per citare il “nostro” beneamato Premier che questi abbia anche la faccia tosta di dire agli italiani, quelli che hanno un lavoro, che “devono lavorare di più”, quando i parlamentari italiani, quando lavorano tanto,
lavorano tre giorni alla settimana, senza contare, che da bravi legislatori, secondo un servizio de Le Iene, trasmesso venerdì sera su Italia 1, hanno la buona abitudine di pagare i loro collaboratori, portaborse, in nero, senza contributi, con stipendi praticamente da fame. E se un commerciante non rilascia lo scontrino fiscale , sono dolori.

Ma i parlamentari possono! E poi parlano di lotta all’evasione fiscale e contributiva, quando i primi evasori sono proprio loro.

E questa sarebbe la democrazia in Italia, quello che di questa che conosciamo? Figuriamoci quello che non conosciamo.

Alla fine di tutto, non stupiamoci se gli animi si infervorano, e se avvengono atti contro la “presunta” giustizia, quando la legalità stessa e ormai costruita attorno ad una classe economico-politica dominante, che non lascia spazio nè alla giustizia, nè tantomeno al diritto, quello vero, non quello leguleo che sta mettendo ogni giorno di più in ginocchio non solo l’Italia, ma l’Europa intera ed il cosidetto mondo civilizzato. Se questa è la civiltà che abbiamo, i risultati, catastrofici, sono sotto gli occhi di tutti.

Marco Bazzato
27.03.2008
http://marco-bazzato.blogspot.com/

martedì 24 marzo 2009

"Contro il Papa offese inaccettabili"


Si è espresso in questi termini, Angelo Bagnasco, il cardinale presidente della Cei (Conferenza episcopale Italiana).
Forse Bagnasco dimentica che la stampa, nel mondo civile, è libera, e – teoricamente – scevra – da influenze religiose o politiche. Come del resto non va dimenticato che il Papa è liberissimo, nel suo piccolo regno, lo Stato Città del Vaticano, d’essere omaggiato quanto e come meglio gli aggrada. Ma fuori da lì, nel mondo civile, reale, non teocratico dei palazzi vaticani, la vita scorre in modo diverso, esiste una libertà più ampia, meno dogmatica, dove quello che secondo Bagnasco è un offesa, per altri è libertà d’espressione e di critica, anche feroce, all’operato di un sovrano temporale, che vorrebbe imporre la sua visione religiosa, fuori dal tempo e dalla storia, solo perchè lo dice la Bibbia, e dipende sopratutto quale versetto, visto che questa contiene il tutto ed il contrario di tutto.

Arrabbiarsi per cosa? Perchè gli è stato fatto notare d’essersi espresso in modo antistorico e antiscientifico? Va ricordato che non avendo parlato “Ex Chattedra”, non tocccando dogmi di fede – i suoi – è una persona come un’altra, passabile di eresia scientifica, ed in quanto tale, come fu fatto dalla chiesa stessa in passato, messo all’indice. Cosa che evidentemente non piace al “successore” teorico di Pietro, e vicario di Cristo in Terra, visto che la Chiesa – vedi Galileo – è abituata a rimangiarsi i propri errori, con secoli di ritardo.

C’è però una colpa, non indifferente, da attribuire ai giornalisti, non solo italiani, ma anche stranieri: continuare a dar retta ciò che vien detto dal Pontefice, continuare a riportare ogni respiro, ogni parola, spesso banale e fumosa, come la Londra Vittoriana, continuando a documentare e dando risalto mediaticamente a quanto afferma. Se i media tacessero, quelli italiani tra tutti, il Vaticano ed il Papa stesso, come per magia scomparirebbe dalle tv, dai giornali, dai siti internet, piombando nell’assoluta oscurità e giusta indifferenza dei cittadini, che nel volgere di pochi anni si dimenticherebbero – felicemente – di quanto dice, perchè diverebbe improvvisamente un residuato di un mondo perduto da secoli.

Ciò naturalmente non pregiudicherebbe l’esistenza dello Stato Città del Vaticano, ma certamente si ridurrebbe in modo considerevole l’influenza che questi pretende d’avere – mediaticamente – sulla vita dei cittadini di ogni latitudine, costretti, volenti o nolenti ad ascoltarsi le sue opinioni, non richieste.
D’altronde, non va dimenticato che ci sono decine e decine di Stati nel mondo di cui i media sistematicamente si disinteresseno, mediaticamente negati, a meno che non accadano fatti straordinari, salvo poi tornare nel dimenticatoio della coscienza collettiva, senza pietà.

Il Vaticano chi è per meritare tutta questa platea planetaria? Non produce reddito, non produce ricchezza, anzi, nel caso dell’Italia, drena ricchezza, per colpa del concordato, mussoliniano e craxiano, due statisti che non hanno fatto una buona fine: il primo fucilato e impiccato per i piedi, il secondo morto – da latitante – in Tunisa, perchè condannato in Italia, i cui denari sono impegnati all’80% per il sostentamento del clero, e il restante 20 per opere di carità. Un secondo parassitismo statale di uno staterello che con l’Italia non ha nulla a che vedere, ma che da questa viene mantenuto.

Attenzione, Dio, in tutto questo non c’entra, perchè chi ha fede non ha bisogno nè del Papa, nè tantomeno del Vaticano. E la prova è che più distanti si è da questi, più la fede aumenta, mentre più vicini si è più questa tende a decrescere, fino a morire soffocata da regole – assurde – leggi senza senso e dogmi che non stanno nè in cielo nè in Terra.

Bisogna dare datto però a Benedetto XVI che se il suo intento era quello d’allontanare i fedeli, quelli veri, dal cattolicesimo, ci sta riuscendo benissimo, visto che dopo la sua elezione, l’emorragia di credenti e vocazioni è crollata ai minimi termini, cadendo in stato comatoso e premorte, tanto che si può ipotizzare che Dio – se esiste – debba essere abbastanza incazzato col vicario di Suo figlio in Terra.

Una domanda sorge spontanea: ma crediamo che tutti i missionari, sparsi nei paesi appestati dall’Aids siano così idioti da non cosngliare il preservativo? Crediamo che questi uomini, dotati di fede autentica e vera, non siano persone pratiche, che vivendo quotidianamente a contatto con la malattia e la morte, non consiglino, facendo prevenzione la regola, parafrasata dai Benedettini, “Profilattici e Preghiera?”.

Chi è quotidiamente a contatto con la morte, con la sofferenza, col dolore, e certamente il Papa non lo è, visto che è facile pontificare da un balcone a debita distanza da tutto e da tutti, malattie comprese, tocca la realtà per quella che è, ed agisce di conseguenza, senza porsi la domanda – ridicola – “La Bibbia parla del profilattico?”

Il mondo, “Caro” Ratzinger è un qualcosa di diverso, rispetto ad un vecchio libro, rimasticato e riscritto migliaia di volte, e per questo snaturato nel suo valore essenziale. Il mondo è una realtà in perenne movimento, e i biblisti lo sanno, rispetto a quello che le astrattezze teologiche possono portare a pensare. D’altronde, basta leggersi il
documento della Cei, il modo ampolloso e vuoto di tutto, per rendersi conto di quanto questi “guardiani della fede rivoluzionaria” vivano in un mondo tutto loro, disarticolato dalla realtà stessa, pervaso da un dogmatismo e da una fraternità che francamente, per i toni usati, risulta altamente stomachevole, visto che il mondo reale, quello fatto dai veri rapporti umani e sociali, è ben altra cosa.

Evidentemente i membri di questo Politic Burò in salsa vaticana lo devono ancora capire!

Marco Bazzato
24.03.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

venerdì 20 marzo 2009

Ritirare dale banche il 30% dei depositi bancari?


La crisi economica continua a perdurare. I licenziamenti, ormai all’ordine del giorno, non fanno più notizia, oppure vengono centellinati col contagoccie per non deprimere ancor di più un opinione pubblica affranta e sfiduciata.
Le banche, come accattone, chiedono denaro allo Stato, cioè ai cittadini, senza che nulla sia chiesto loro in cambio, come se fosse un obbligo mantenere una casta di parassiti, di speculatori sapientemente ignoranti, che, dietro regole legulee, hanno gabellato a man bassa.

Appare strano infatti che nel fuggi fuggi generale, nessun organo giudiziario abbia ancora messo il naso nei bilanci bancari, e come sia possibile che il sistema bancario sia praticamente senza controllo, in quanto la Banca d’Italia, avendo come soci la maggior parte delle banche italiane, questa non si prende la briga di controllarle, quando controllori e controllati sono praticamente gli stessi soggetti.

Ma quello che appare strano – agli occhi di un profano – è come mai le banche si prestino denaro – i soldi dei risparmi dei cittadini – tra loro. Sorge la domanda – visto che il tasso Euribor esiste e sembrerebbe praticato come una costante, tra banche, quasi come fosse un rapporto incestuoso, nato proprio dieci anni fa, con l’inizio della speculazione finanziaria, che ha portato alla crisi attuale – su che garanzie abbiano i risparmiatori circa l’effettiva solvibibilità delle banche che chiedono prestiti, per poi riversarli anche nelle speculazioni finanziarie?

Alla luce dello sfacelo attuale, possibile che a nessuno sia venuto in mente di spulciare tra i bilanci su come i grandi banchieri abbiano giocato alla roulette russa nei mercati finanziari, perdendo, probabilmente cifre spaventose, senza che nessuno avesse l’accortezza di invitare alla moderazione?

I risparmiatori e i cittadini in generale, vista la stretta creditizia dovuta alla mancanza di liquidità – reale – del sistema bancario, sono costretti a tirare la cinghia, a ridurre i consumi, nonostante gli inviti allo sperpero del plutocrate, in miliardi di Euro, Silvio Berlusconi, che come un disco anziano, vista la vetusta età, continua a sollecitare, gli impoveriti ad indebitarsi per rimettere in moto i cosumi.

Per capirlo basta guardare l’offerte, da prostitute in svendita a prezzo di saldi di fine stagione, delle case automobilistiche, preoccupate per il drastico calo dei veicoli nuovi che in america sta portando alla morte – si spera certa – della General Motors.

E ci si domanda, anche su come le banche abbiano continuanto a versare denaro nella bara di un morto, che già da nni puzzava di cadavere, senza aver avuto il sentore, da tomba scoperchiata, che emanava?

È infatti il capitolo prestiti, a tutti i lvelli, che ha messo in crisi il sistema bancario mondiale, non solo i cosidetti mutui subprime, che a differenza di quello che i media e le banche, proprietari di quest’ultimi, vogliono far credere all’opinione pubblica, spostando per l’ennesima volta il problema dai piccoli insolventi, i comuni cittadini a cui sono stati concessi prestiti, senza le necessarie garanzie, ai grandi gruppi industriali, che in virtù dell’alto numero di occupati,per mettere con le spalle al muro, usando i licenziamenti come forma di ricatto, per continuare a farsi sovvenzionare progetti aziendali fuori da ogni logica di mercato. Senza contare la croce più grande, il boccone più indigeribile, quello dei prestiti che le banche si fianno l’un l’altra.

Ora si parla che il sistema bancario dei Paesi dell’Est sia al collasso e come se la guerra fredda non fosse finita, si continua a gettare il gatto morto nel giardino altrui, senza ricordare che molte banche “occidentali” sono entrate, certamente non per spirito di carità, ma per interesse, in quelle dei Paesi dell’Est. Il che potrebbe anche indurre a pensare che queste, come spesso accade, siano state svuotate dei capitali, per prestarli – tramite Euribor – alle consociate in occidente, salvo poi andare in giro a raccontare che la colpa è delle singole banche dei Paesi dell’Est che concedono prestiti facili agli insolventi, senza voler ricordare che le procedure d’erogazione del credito sono internazionalizzate.
La domanda finale visto làandamento attuale, dettato dalle speculazioni finanziarie, fatte anche dalle banche – con il denaro dei correntisti – usati come fossero fiches nella roulette dei mercati speculativi – è che senso ha al giorno d’oggi continuare ad avere fiducia in un sistema bancario che odora di carne decomposta, con stok option regalate ai dirigenti, non per gli utili, ma per le perdite, senza che nessuno venga incirminato per delitti contro i correntisti, che dovrebbero – per far colassare definitivamente il sistema bancario? Basterebbe infatti che ogni correntista ritirasse dai propri conti il 30% del depositato. Basterbbe solamente questo gesto simbolico – ma non troppo – per far cadere nel giusto panico un sistema creditizio che al risparmiatore non offre più alcuna sicurezza in termini reali.

Marco Bazzato
20.03.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/

martedì 3 marzo 2009

Sesso sul web: 40.000 nuovi appestati da AIDS?

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