giovedì 5 aprile 2007

Bravo Ahmadinejad

La crisi diplomatica tra Iran e Gran Bretagna, si è risolta nel migliore dei modi, con una vittoria d’immagine del presidente iraniano Ahmadinejad, che con un colpo di teatro degno del migliore attore shakespeariano, ha saputo gestire mediaticamente e politicamente lo sconfinamento dei quindici marinai di Sua Maestà, facendo fare una figura barbina al primo ministro inglese, che usando la consueta tattica del bastone voleva indietro gli uomini di proprietà inglese, ma è riuscito nel facile compito di perdere la faccia e credibilità politica internazionale, per grazia ricevuta dal presidente iraniano.
Ora resterà a vedere che fine faranno i poveri diavoli di militari al rientro in patria. Sicuramente non tornano da eroi, ma in silenzio, lontano dai media internazionali e dai flash. Per sfortuna hanno confessato sotto le atroci torture del cibo iracheno, hanno osato dire la verità sotto gli occhi inflessibili delle telecamere, e la povera soldatessa Faye Turney ha chiesto in una lettere – giudicata dagli esperti calligrafici inglesi – scritta sotto stress il ritiro delle truppe dall’Iraq. Difficilmente i malcapitati soldati eviteranno la corte marziale per alto tradimento, a meno che gli psichiatri militari, non riescano a dimostrare che sono stati colpiti dalla Sindrome di Stoccolma.
Certo, ora l’occidente non può ignorare il gesto d’umanità iraniana, e questa vittoria mediatica apre nuovi scenari imprevedibili, anche per la risoluzione della crisi irachena.
La diplomazia dell’Unione Europea esce indebolita, con una perdita di prestigio e d’immagine, in quanto, invece di costringere l’alleato inglese ad una rapida retromarcia, hanno calcato la mano con pressioni indebite nei confronti del governo iraniano, fatto passare per un sequestratore di innocenti, a cui si richiedeva il rilascio incondizionato dei soldati, pena sanzioni politiche ed economiche.
I militari di Sua Maestà sono sfortunati due volte: la prima perché sono stati catturati in territorio straniero in tempo do pace, la seconda e più cinica, perché tornano a casa sani, salvi e sorridenti, non morti da eroi in casse di legno da poche sterline. Gli alti vertici inglesi, e la politica avranno il oro bel daffare a nasconderli dagli occhi i dei media, che curiosi vorranno sapere i particolari “dell’atroce e barbara detenzione nel paese teocratico”, e non sarà forse facile tenere nascosti i particolari umani ed umanitari di queste due settimane di detenzione, con grave imbarazzo per l’occidente che vuole cucire addosso al presidente iracheno un immagine truce, integralista e sanguinaria, nel tentativo di detronizzarlo dal potere.
Di questa situazione, l’occidente, e gli Stati Uniti, saranno costretti a tenerne conto, quando decideranno di fare la conferenza di pace per l’Iraq, in quanto l’Iran – aggredito a suo tempo dal regime irachen, su ordine statunitense come ritorsione al cambiamento di rotta politica di Komeini, che salito al potere, si è permesso il lusso di rapire i diplomatici statunitensi dell’ambasciata americana a Teheran – potrebbe essere la nazione che permetterebbe il disimpegno statunitense e non solo dal pantano iracheno – ormai simile ad un nuovo Vietnam – portando paradossalmente una pacificazione nella regione mediorientale. Queste sono ipotesi, ma resta il fatto, che ora la battaglia occidentale per destabilizzare l’Iran subisce una battuta d’arresto, dove l’Inghilterra in conserto con le forze armate statunitensi, si è resa complice della violazione dell’integrità territoriale irachena, e anche se non farà pubblica ammenda, il governo inglese – nonostante l’ aplomb – dovrà necessariamente tenerne conto.

Marco Bazzato
05.04.2007
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martedì 3 aprile 2007

Le verità della fede?

Esiste una verità di fede? Per il credente certamente si, ma non significa che verità della fede, equivalga a verità dei fatti, verità storiche, verità scientifiche universalmente accettate e dimostrate.
I recenti attacchi del monarca Vaticano, stanno assumendo i toni di una crociata, “tra vera fede ed eresia”, quasi degne del millenario predecessore Urbano II.
La fede – recita il titolo di un libro di Don Giussani – è una proposta, ma non necessariamente una proposta, indica “La” risposta, o accettazione incondizionata, abbandonando e abiurando le verità storiche dei fatti, della scienza, dove anch’essa per sua natura, è mutevole e variabile, come l’evoluzione stessa della conoscenza.
Da mesi – dopo il discorso di Ratisbona – si assiste ad una battaglia di sapore medioevale, dove nei toni delle dichiarazioni, si ha la sensazione che si voglia alzare lo scontro verbale, con minacce di scomunica, violenze morali, se non sono accettate le posizioni imposte dal Capo di Stato Straniero, che si arrocca, dall’alto del suo scranno, di decidere della libertà di coscienza dei singoli individui,uccidendo e distruggendo il libero arbitrio.
I pesanti richiami ad un dogmatismo secolare, imposto non per volere divino, ma per volontà umana di dominio e modellamento psicologico, sta raggiungendo livelli e toni, che non hanno riscontro nel precedente e decennale pontificato, e i segni di questa discontinuità mediatica, stano avendo effetti controproducenti sia nei fedeli, ma anche da quanti, esasperati dagli attacchi virulenti, sono impossibilitati a difendersi dalle pesanti pressioni di cui continuamente sono investiti.
Evidentemente esiste un distacco tra le visoni d’oltre Tevere, e la società italiana e non solo, le prima vittime di questo accanimento terapeutico, sono quanti si vedono costretti ad alzare un muro di sbarramento emotivo e psicologico, che anziché rasserenare, complice anche la grancassa mediatica dei mezzi di comunicazione di massa nazionali, continuano a tenere accesi i riflettori su uno Stato e su un capo di Stato, che nulla ha a che vedere con la nazione che ospita la Città del Vaticano.
La chiesa cattolica, dichiara d’avere in mano una verità assoluta dei valori universali, priva delle confutabilità scientifiche, ma solo come atto d’abbandono all’irrazionale, come abbandono ad una trascendenza, forse soggettivamente giusta nell’aspetto personale – se si sceglie di credere – fuori luogo,quando esce dagli spazi a lei assegnati, volendo proporre la sua visione sociale, usata con la scusante d’aiutare e preservare gli umili.
Il problema però non à solo l’ingerenza dello Stato Città del Vaticano nella politica italiana ma la colpa primaria, l’errore ideologico, è nelle formazioni politiche, che nei simboli, richiamano o la tradizione cattolica, o cristiana, usandola a piacimento, secondo le necessità politiche del momento il senso di religiosità o di fede come veicolo comunicativo, dove in troppi nella sfera privata hanno comportamenti difformi dal dogma, e assurgono a difensori del cattolicesimo stesso, parlando a nome di quei valori, che loro per primi disattendono.
Leggendo i siti della Camera dei Deputati e del Senato, non si trova no informazioni sui difensori del cattolicesimo e ella Cristianità, del loro status personale: se sono sposati, divorziati, conviventi, o quant’altro. Se da una parte queste informazioni attengono alla sfera personale, dall’altra, il pubblico, l’elettore, il cittadino, colui, che per storia personale, famigliare e sociale, si riconosce nei valori cattolici, ha il diritto di sapere se un suo rappresentate rispecchia e rispetta appieno quei valori cui a parole, dichiara di riconoscersi.
Il commistione ideologico tra religione e politica, è una medusa, un drago da molte teste, che trasforma i cittadini in statue di sale – come a Sodoma – inviperiti e frustrati per i continui voltagabbana, salti su poltrone, arrembaggi d’una balena bianca arenata e compromessa, da decenni di politica ipocrita e pelosa, dove l’unico valore vero, è il relativismo del potere, non importa se esso proviene da un Vaticano, che universalmente detta le sue regole arbitrarie, o da una politica, che per dirla alla Collodi, cerca nei Pinocchi della situazione, i citrulli da condurre nell’inesistente paese dei balocchi.

Marco Bazzato
03.04.2007
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sabato 31 marzo 2007

Attacco all’Iran?

Il pretesto per un attacco all’Iran sembra cosa fatta. Gli infedeli, secondo il punto di vista occidentale hanno arrestato quindici marinai inglesi, rei d’aver sconfinato il 23 marzo nelle acque territoriali iraniane, fatto smentito sia dagli americani, sia dal primo ministro del Regno Unito.
Dai filmati diffusi dalle agenzie iraniane, sembrerebbe che i prigionieri – nonostante le parole di condanna – di occidentale sgomento peloso – godano di buona salute; nelle immagini trasmesse non si vedono volti eccessivamente tirati, tesi, facce tumefatte e spaurite, occhi fuori dalle orbite per la tensione, anzi sembrerebbe, a differenza dei trattamenti usati ad Abu Irgrab e nella base di Guantanamo, che sia stata rispettata la convenzione di Ginevra.
Il paradosso è che i Paesi occidentali, in prima linea stati Uniti ed Inghilterra, dopo aver imposto all’Onu, risoluzioni di condanna e sanzioni contro uno Stato sovrano, reo di voler disporre tra minimo dieci di energia nucleare per scopi civili, al pari di molti altri Stati nel mondo, rischia d’essere strangolato dalle sanzioni economiche, perché il primario interesse iraniano, non è il nucleare, ma l’avere il pagamento del proprio petrolio, non in dollari americani, ma in Euro; ma l’Europa, pur di non imicarsi il gigante americano, invece di fare i propri interessi, con evidenti vantaggi per i cittadini europei, che al pari degli americani, potrebbe avere il prezioso oro nero (bene reale)m scambiandolo con carta moneta (di valore simbolico), continua ad essere appiattita su posizioni guerrafondaie angolo-americane, che usano l’Onu come una clava mondiale imponendo embarghi e sanzioni strozza popoli.
Non si capisce il perché di tanta esecrazione occidentale per la confessione pubblica di sconfinamento, fatta dal soldato di Sua Maestà. Il giovane soldato, al pari di tanti innocenti iracheni torturati a morte, sta solo cercando di portare a casa la pelle, forse ammettendo ciò che ufficialmente deve essere negato a tutti i costi.
Tony Blair, gli omologhi europei e americani hanno poco da indignarsi per le immagini, e la “confessione”del mariano,, se fosse vera, sarebbe un atto infamante per Inghilterra, e se fosse stata estorta con la tortura, sarebbe in linea con il memorandum, del 16.4.2003 Rumsfeld ad uso interno al generale comandante del Comando statunitense meridionale, che contiene l'elenco e la descrizione delle tecniche di tortura approvate dal segretario alla difesa statunitense e se gli iracheni avessero usato lo stesso memorandum reperibile nella rete, non avrebbero fatto altro che applicare un principio di reciprocità, che è disumano, quando a subirlo sono cittadini o soldati occidentali, mentre è giusto, umano e corretto, quando i fruitori di queste attenzioni particolari, sono mediorientali, e presunti terroristi, vedi il rapimento da parte della Cia, con il contributo italiano dell’imam Abu Omar, dove dopo esser stato condotto in Egitto e torturato, è stato rilasciato, ma lo Stato italiano, gli ha negato il visto d’ingresso per venire a testimoniare al processo milanese.
Nel gioco infame della politica internazionale gli aggressori sono le vittime, gli aggrediti sono colpevoli perché difendono la loro integrità territoriale. Il cittadino medio annebbiato dalla maggior parte del potere mediatico, che con sapiente dosaggio di parole e frasi ad effetto, inducono malafede e all’interpretazione partigiana dei fatti reali e degli eventi, manipolando l’opinione pubblica, verso un pensiero unico.
La crisi diplomatica dovrebbe essere disinnescata non da parte iraniana, ma dagli inglesi, perché ammesso e non concesso che non abbiano sconfinato, nonostante l’ingente forza militare, non sono nella condizione di poter trattare il rilascio dei loro marinai, e se le forze politiche del Regno Unito hanno quell’amplomb diplomatico di qui spavaldamente vanno fieri, dovrebbero ammettere l’errore, e chiudere la faccenda con un congruo risarcimento, ma l’aristocratica e secolare spocchia inglese, difficilmente piegherà la schiena in un gesto d’umiltà plebea, li metterebbe alla pari di quegli straccioni, che come al tempo delle colonie dell’epoca vittoriana, desiderano ancora invadere e sottomettere.
Le uniche vittime, per ora di questa desolante situazione, sono i quindici marinai inviati al fronte a combattere una guerra, non loro, che dovrebbe essere combattuta armi alla mano dai politicanti da strapazzo, Iraniani od occidentali, a cui del popolo non importa nulla, e sono semplicemente carne da macello sacrificabile sull’altare della retorica politica nazionale e internazionale.

Marco Bazzato
31.03.2007
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giovedì 29 marzo 2007

Se Maurizio Corona avesse un po’ di ragione?

Lo scandalo vallettopoli continua a far discutere. Fabrizio Corona, il principale imputato della vicenda, sarà l’unico costretto a pagare per tutti, ma il reality show, come un romanzo d’appendice di infima categoria, si arricchisce di nuovi elementi.
Il punto fondamentale è sapere se Corona è un estorsore, o un semplice commerciante che fa i suoi affari? Eventuali reati valutari, sono un’altra storia, naturalmente.
L’agenzia Corona’s è un piccolo ingranaggio della fabbrica delle popolarità di vip veri o presunti, di intoccabili da prima pagina, che pur di non veder rovinata l’immagine pubblica, erano disposti a scucire cifre non indifferenti, usando come scusante la privacy, quando venivano beccati in situazioni poco consone al loro “rango”,
Non si capisce il perché di questo can can mediatico. Vip, o presunti tali, hanno sempre sgomitato, chi tanto o chi poco, pur d’avere copertine dei rotocalchi, ma ora che si scopre il calderone, sembrerebbe ben documentato del letame che avvolge un determinato mondo, all’apparenza dorato, si arrabbiano col paparazzo di turno, con l’agenzia che vende a prezzi esorbitanti foto a settimanali che poi le tengono chiuse nei cassetti. Per quale utilizzo in futuro?
Qualsiasi persona sana di mente, non scucirebbe centomila euro, duecentomilioni delle vecchie lire, se non avesse intenzioni diverse da quelle pubblicamente dichiarate a destra e a manca. La presunta bontà d’animo di personaggi, più o meno glorificati, difensori strenui dell’integrità del politico, del politicante di turno, dell’industriale, a ben vederli, hanno una luce forse simile al Corna di turno.
Fa riflettere che foto, belle o brutte che siano, che in teoria lesive della presunta privacy di vip, politici beccati con trans, veline, velinette, attricette senza arte e né parte, sorpresi con il naso imbiancato dalla coca, ora si affannino ad infangare non se stessi per i loro “illegali” vizi cocainomani, e nessun profeta del liberismo estremo, fautore della libertà del commercio, abbia il coraggio di difendere la bontà del mercimonio fotografico di Corona, anzi, il linciaggio mediatico ha assunto i contorni tali, da far pensare ad un ondata giustizionalista e forcaiola, nei confronti d fotografi, e agenzie fotografiche, ree d’ave fatto il loro lavoro.
Le colpe, se tali sono, devono essere assunte da coloro che sono stati colti con le mani nel sacco, dove nessun frequentatore di posti Vip, ignora la presenza dei paparazzi appostati con i loro teleobiettivi, pronti a scattare rullini a ripetizione.
Corona certamente non è un martire, ma nemmeno non è un santo, perché nessun santo si muoverebbe concisamente in una vasca piena di squali, se egli per primo non appartenesse a quella specie.
La vicenda Vallettopoli sta assumendo le sembianze di un regolamento di conti con colpi bassi di dominio pubblico, dove nessuno dell’ambiente sa di chi deve fidarsi.
Cosa alla fine ha fatto l’agenzia Corona? Immetteva nel mercato, tramite asta privata, foto scattate dai collaboratori sparsi per Italia,non della massaia sconosciuta , ma del Vip – che voleva essere solo osannato, intoccabile – dell’industriale che col denaro può permettersi tutto o quasi, del politicante importante, amante di bianche piste, zoccole d’alto prezzo, trans e quant’altro.
Il p.m. Woodcock, obbligato dalla legge, ha dovuto segretare il nome del politico a bordo dello Yacht, fotografato in compagnia di tre donne di malaffare – come si diceva nell’antichità – e un transessuale ma, questa imposizione è scorretta nei confronti degli italiani – degli elettori in particolare – perché hanno il diritto di sapere da chi sono rappresentati.
A questo punto c’è da apprezzare Silvio Siriana – dopo le reticenze iniziali – ha ammesso il fatto, sgonfiando lo scoop, recuperando credibilità politica soprattutto, dichiarando che il fotografo che l’ha immortalato nella sequenza “incriminata” faceva il suo lavoro, cosa che altri politici vili, non hanno avuto il coraggio di fare, per paura forse delle mogli, e di perdere la faccia nei confronti del Paese intero.
Tante domande continuano a girare senza trovare risposte: perché Vip e politici non hanno mai denunciato l’attività estorsiva dell’Agenzia Corona? Se i direttori dei giornali erano al corrente di voci di corridoio di tale pratica, come mai non hanno sporto denuncia, come persone informate dei fatti? Sembra che molti sapessero ma tacevano, perché?Se i direttori dei giornali erano a conoscenza che molti “scoop” erano confezionati per mettere il personaggio di turno in copertina, per quale motivo, si sono prestati a questo gioco, pagando i servizi fotografici cifre esorbitanti? Striscia la notizia aveva documentato il fatto, già molto tempo fa.


Marco Bazzato
29.03.2007
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sabato 24 marzo 2007

Media e Vaticano


L’abitudine dei media al dare ampio risalto alle parole del Capo di Stato della Citta del Vaticano ha raggiunto livelli di saturazione fisiologica, difficili da smaltire. Non solo il cittadino italiano, è costretto a vedersi ormai quasi abitualmente le immagini del Capo di Stato della Santa Sede[1], ma anche uno straniero, non avvezzo agli usi e costumi italici, osservando l’Italia tramite i suoi telegiornali, ha l’impressione di piombare in un Paese dove, come in uno stato Teocratico, le prime parole d’apertura spettino di diritto, a questo signore che entra nelle case degli italiani, e non solo, facendo sembrare i media asserviti al piccolo Stato presente all’interno delle mura capitoline.
Il telespettatore, laico, ateo o cristiano, specie se straniero, o italiano residente all’estero è esterrefatto da tanto spazio mediatico, anche perché il piccolo ma potente Stato dispone di canali terrestri e satellitari, e non capisce a capire il motivo costante di tale intrusione, quasi sempre nei servizi d’apertura.
Nemmeno nelle programmazioni di tv internazionali come Al Arabia, o AL Jazira, si nota una presenza così massiccia di personaggi religiosi, infatti privilegiano notizie di carattere generale, nazionale, o internazionale, senza scendere nella classica omelia che un cattolico, se desidera può ascoltare in ogni chiesa del paese.
Il punto non sta nella limitazione della libertà religiosa, difesa dalla costituzione italiana, ma la Fede è un atto privato che il singolo sceglie se portare nella sfera pubblica, ma la Fede si trasforma in pericoloso strumento politico-religioso,quando ad enunciarla è un monarca assoluto, come il sovrano dello Stato della Città del Vaticano, che ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario[2].
Ogni qual volta il Papa parla, secondo la costituzione dello Stato della Città del Vaticano, è un soggetto politico, e i media internazionali, italiani compresi, dovrebbero per correttezza d’informazione, aprire i servizi dalla Città del Vaticano, annunciando un servizio di politica estera, perché giuridicamente e legalmente, secondo il diritto internazionale, di tale si tratta, lo stesso dicasi, quando il Sommo Pontefice, esce dalle Mura Vaticane, dove sempre e comunque, in primo luogo rappresenta il suo Paese.

Marco Bazzato
24.03.2007
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[1] www.vatican.va/phome_it.htm
[2] Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Niete cellulari in classe

Niente cellulari in classe. Sai che scoperta. C’era bisogno che un Ministro della Repubblica dicesse ciò? Evidentemente la scuola è alla frutta (avariata) e invece di sfornare studenti con un minimo di educazione civica, sono costretti a rincorrere marmocchi in classe, urlando come ossessi, affinché spengano l’odiato strumento di comunicazione, usato per giocare, filmare, scambiarsi mms, giochini e altre amenità, distraendosi dalle lezioni.
C’è da dubitare che appelli e sanzioni serviranno a qualcosa. I genitori scenderanno sul piede di guerra, pronti a difendere il sangue del loro sangue, dagli attacchi feroci di una scuola, che invece d’insegnare, vuole proibire comunicazioni (inutili), pronti a scendere in piazza, scioperando accanto a studenti svogliati che non possono recidere il cordone ombelicale con la madre, pronta a raccontare e a farsi descrivere l’ultima avventura amorosa, o lo strillo del professore-dittatore di turno, per poi fondarsi a sbraitare come ossesse dal preside.
Siamo al capolinea del buon senso, dell’educazione, calpestata da scorrettezze, sgambetti, professori sbeffeggiati, insultati, vittime di scherzi che farebbero uscire pazzo un morto.
Viene da chiedersi, come le generazioni precedenti, non siano morte sui banchi di scuola, distrutti dallo sfinimento, costretti ad ascoltare tediose lezioni, senza nessuno svago senza possibilità di giocare durante le lezioni, distraendosi dalla noia.
Non serve andare molto indietro nel tempo, per ricordare che prima dell’avvento della “generazione Gsm”, i genitori che dovevano comunicare cose importanti ai figli, telefonavano alla segreteria della scuola, la quale avvisava un membro del personale non docente, che prelevava il pargolo dalla classe e lo accompagnava al telefono, riportandolo poi in classe. Oggi invece lo stress e il disturbo costante è un obbligo, un diritto conquistato da genitori apprensivi, da figli svogliati, allattati al seno televisivo, dove padri e madri, pur di non sentire lamenti e strilli in famiglia li accontentano in ogni capriccio, altrimenti i debosciati si sentono degli esclusi dalla società, che li vuole filmati e firmati, bulli, con l’ultimo modello di telefonino in mano, e attenti ad ogni banalità commerciale.
D’altronde la rivoluzione culturale è gia in atto. È notizia di pochi giorni fa, che in un Istituto Tecnico professionale di Siracusa,una professoressa è stata picchiata da un’alunna e dalla madre a causa di un brutto voto. La malcapitata ha dovuto recarsi al pronto soccorso. Questi, ma non tutti, sono le nuove generazioni,e se in passato il brutto voto comportava da parte delle famiglie una serie di punizioni ai figli svogliati, oggi la colpa è dell’insegnante di turno, rea di fare il suo lavoro, mentre avrebbe dovuto tapparsi gli occhi tornando al voto politico da distribuire con gratuita magnanimità a buoi, asini, ciuchi e somari.
Non si possono incolpare solo gli alunni di questa situazione. I primi somari che dovrebbero tornare sui banchi di scuola, sono certa gentaglia genitoriale imbarbarita, svogliata, che non vuole educare, detesta punire, e menefreghista si disinteressa dei figli, ma li difende oltre la soglia dell’indifendibile, quando si accorgono che, complice anche della loro asineria educativa, si giustificano dicendo: i”o non ho avuto nulla, e mio figlio deve avere tutto quello che io non ho avuto”, con la differenza, che troppi alunni e studenti d’oggi, non conoscono il valore del sacrificio e della rinuncia, e per colpa del modo di diseducare dei genitori, credono che a loro tutto sia dovuto.

Marco Bazzato
24.03.2007
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mercoledì 21 marzo 2007

Il diritto al “Puttan tour”

È inutile nascondersi dietro un’ipocrisia pelosa, una falsa facciata di perbenismo familiare e sociale, perchè sarebbe utile sapere quanti sono stati i maschi, in vita loro, non hanno mai fatto il classico “Puttan Tour”, probabilmente non sono pochi i giovani, che carichi di ormoni, partono con l’auto piena d’amici, per visitare le vie o le zone dell’amore a pagamento.
D’altronde si è giovani e curiosi, o semplicemente impertinenti, e si guida a passo d’uomo, lungo i viali battuti dalle “buone donne” si strabuzzano gli occhi, e gli occupanti nell’auto si lasciano andare a battute volgari, grevi, e fantasie erotiche più o meno spinte, ma senza fermarsi, abbassare il finestrino per iniziare una trattativa commerciale. Diverso è se il Tour” è fatto da un uomo sposato, solo in auto, padre di famiglia, con una carica politica nazionale fotografato da un paparazzo. “Certo, non si crocifigge un uomo perché una volta ha fatto una sciocchezza”. Ma chi vuole crocifiggerlo? L’opposizione politica, la stampa schierata? L’italia perbenista e ipocrita per quella sosta fatta a tarda sera in una via battuta dai trans? Siamo seri, il tapino, ha abbastanza guai in famiglia, con la moglie, presumibilmente incazzata come una faina nello scoprire che il marito, il padre dei suoi figli, l’uomo accanto al Presidente del Consiglio in Italia e all’estero, è attirato, o semplicemente incautamente incuriosito dal fascino ambiguo delle passeggiatrici transgender.
A nulla era servito l’intervento di un settimanale che aveva sborsato la bellezza di centomila euro per ritirare dal mercato gli scatti “proibiti”. Il che fa sorgere la domanda: come mai un settimanale dovrebbe pagare una cifra spropositata per tenere le foto in un cassetto? C’è da dubitare che il direttore abbia pagato le foto di tasca propria, o abbia così tanta discrezionalità di spesa, per non dover rendere conto a nessuno dell’esborso astronomico degli scatti, che da più di una settimana fanno parlare l’Italia. Oltretutto non risulta che tanta bontà di cuore, tanto amore venga riservato da parte di un direttore di settimanale, se il beccato è un operaio qualsiasi, un disoccupato, o un cassaintegrato. Certe forme di bontà d’animo, puzzano come il pecorino, come i calzettoni di lana, tenuti ai piedi d’estate, sotto la canicola rovente, per settimane.
Tante domande, troppi dubbi su questa vicenda Boccaccesca di vizi privati e pubbliche virtù di un alto esponente di governo, che quando apprese la notizia venne ricoverato per una colica addominale.
Molti si chiedono dove finisce il diritto di cronaca, e inizia il confine privato dell’inviolabilità della privacy. Il confine è labile, quasi inesistente, quando una personalità pubblica, una figura politica soprattutto, decide di combinare “marachelle?” in una strada pubblica, conscio di quello che fa, e non possono essere accusati giornalisti, media, organi d’informazione, che per gossip o speculazione politica, riportano in modo documentale il fatto, che non ha mancato di rispetto solo agli elettori, ma alla in primis moglie e alla famiglia, e non può fare altro che prendersela con se stesso per la sua scarsa avventatezza personale.

Marco Bazzato
21.03.2007
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martedì 20 marzo 2007

Sbronzi prima della discoteca

Il quotidiano Repubblica.it, pubblica un articolo apparentemente interessante, solo che fotografa una realtà non solo Veronese, dove i giovani già da decenni arrivano nelle discoteche già sbronzi. La storia da più di vent’anni continua a ripetersi, non tanto perché le nuove statistiche sostengono che si è abbassata la soglia d’età di abuso d’alcolici, ma perché da anni, è a quei livelli, dovuti anche a tradizioni locali di difficile estirpazione.
Un adolescente, già negli anni ottanta, difficilmente si prendeva la fatica “balla” in discoteca, ma arrivava già fatto e barcollante, in quanto, per una sbronza coi fiocchi, avrebbe dovuto dar fondo alla paghetta settimanale o mensile, per bsallare barcollante sulla pista da ballo, fare il fighetto con la squinzia di turno.
I maggiorenni invece, quelli che già si muovevano o con l’auto di papà, o con qualche vecchio macinino di seconda mano, il venerdì sera, andavano in pellegrinaggio supermercato, facendo scorta di birra, whisky e Batida al Cocco, per estrarle dal baule nel parcheggio della discoteca, carburando, come si usava all’ora e tracannando a garganella, prima d’entrare.
Non c’era bisogno di scomodare un’illustre psichiatra per trovare riscontro a quanto è di conoscenza comune, ai residenti nelle vicinanze dei luoghi del divertimentificio a tutti i costi.
Certo, gli sballati del 2007 sono diversi da quelli di vent’anni fa, ma i conti in tasca li sanno fare, tanto è che la tradizione continua, con delle necessità in più. Se vent’anni fa per partire per voli pindarici bastava un francobollo di Lsd, oggi fuori moda, argomento da vecchi fossili preistorici, ora il giovane sballa con pastiglie sintetiche, piste di coca vendute a prezzi di svendita di fine stagione, tanto il costo al grammo è sceso negli ultimi anni, in quanto l’offerta non è più contingentata, ma oltre ad essere aumentata la capacità produttiva, di pari passo, è cresciuta la distribuzione capillare, che grazie alle potenzialità del commercio globale, permette avere un puscher sotto casa, davanti e dentro le scuole, nei luoghi di ritrovo,e dove la fiumana bianca è inarrestabile.
Tornando alla realtà Veronese e Veneta, non va dimenticato, che il Veneto, anche nelle province padovane e veneziane, è allattato ad “ombrette de vin” fin dall’infanzia, dove l’imbevere il dito fin dal bambini, o di nettare di bacco annacquato, è una prassi abbastanza diffusa , senza contare l’enorme esplosione delle enoteche, che stanno soppiantando nel tessuto sociale e culturale della regione, ma non solo, birrerie e fast food.
Esiste in Veneto un retaggio culturale, di matrice contadina duro a morire, dove non serve scomodare abitudini importate dall’Inghilterra, per capire e conoscere una realtà sociale, che spesso appare in evoluzione costante, ma che invece è il rinnovarsi di tradizioni, usi familiari e locali, radicati nella coscienza collettiva della regione da generazioni.

Marco Bazzato
20.03.2007
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sabato 17 marzo 2007

Rapimento Mastrogiacomo:ipocrisia italica

Da giorni la vicenda del giornalista Daniele Mastrogiacmo del quotidiano La Repubblica, rapito in Afganistan, tiene l’Italia con il fiato sospeso.
Nelle ultime ore è trapelata la notizia dell’uccisione dell’autista afgano, accusato d’essere una spia, e giustiziato dagli stessi carcerieri che detengono Daniele Mastrogiacomo.
Ma quanto vale la vita di un ostaggio afgano? Evidentemente per la stampa italiana nulla. L’ucciso,.Saied Agha, 25 anni, padre di quattro figli, saputa della morte del marito, la moglie incinta dell'autista residente a Kandahar, ha perso il bambino,non ha tavuto una parola di pubblico cordoglio da parte del direttore del quotidiano italiano, dalle forze politiche inostrane, che hanno attivato tutti i canali, forse, per salvare solo la vita del giornalista.
Fa orrore pensare che davanti alla morte di un essere umano, forse pagato pochi euro per il servizio di trasporto, nessuno abbia avuto l’umanità, il decoro e il rispetto di spendere due righe di cordoglio, mentre il sostegno a Daniele Mastrogiacomo ai familiari continuano a sprecarsi con appelli alla liberazione, manifestazioni di piazza, illustri premi nobel che si sperticano in parole d’affetto solo al professionista nostrano.
Si è toccato il fondo dell’inciviltà. L’Italia è presente in Agfanistan come esercito invasore, nonostante si continui a spacciare la missione dei nostri soldati, come una forza di pace armata, a cui si chiede il cambiamento delle regole d’ingaggio per partecipare alla prevista offensiva di primavera.
Certo dispiace per il giornalista e i suoi familiari ma loro, almeno per ora, hanno la quasi certezza che il loro caro sia ancora vivo, mentre una vedova afgana (ma chi se ne frega, è una povera stracciona) con quattro figli, sta piangendo, forse nascondesi, e nessuno si degna di scrivere due righe di pubblico cordoglio. Bell’esempio di oggettività, obiettività, etica professionale del giornalismo di casa nostra, dove il provincialismo di cui è intessuto, ha in questa vicenda raggiunto un livello di bassezza, tale da far pensare che il cinismo abbia preso il posto alla dignità professionale e il rispetto per una vita (anche se non appartenente alla ricca e opulenta Italia) strappata ai suoi cari.
Ma se per una malaugurata ipotesi, ciò dovesse accadere anche al prigioniero italiano, ecco che assisteremo allo stracciarsi delle vesti, ai funerali di Stato, a parate di politici in prima fila, forse con la cipolla tra le mani per simulare lacrime di commozione, cordoglio per i famigliari, dimenticando la vittima straniera, il collaborazionista al soldo di un inviato, un collaborazionista pagato, secondo i partigiani antifascisti afgani, dal nemico invasore che vuole fare propaganda.

Marco Bazzato
17.03.2007
http://marco-bazzato.blogspot.com/

Lettera aperta al predicatore del papa (E se “in capite” ci fosse il veleno)

Caro predicatore del Papa,

tu predichi la quaresima al papa, ma chi la predica a te? Non credi che spetta di diritto a noi, le vittime dei preti pedofili, perché ci hanno definiti “invisibili”, come gli angeli? O, se vuoi, ai martiri, perché quelle mani consacrate, che hanno profanato il nostro corpo, ci hanno ucciso anche l’anima. E pensare che perfino gli atei romani erano arrivati a dire: “Maxima debetur puero reverentia”!

Quando predichi non girare attorno a te stesso per spiegare e tra-spiegare quel Cristo che si spiega solo vivendoLo. E’ per questo che vedi i peccati degli altri e non quelli di santa madre-chiesa? Non possiamo tacere, griderebbero le pietre: e se “in capite” ci fosse il veleno? Con quale autorevolezza può insegnare una chiesa, che assiste alla strage degli innocenti senza gridare in casa propria: “Chi scandalizza un bambino sarebbe meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel mare”? Negli USA le vittime l’hanno scritto su un monumento dedicato a se stesse, piazzando una macina da mulino davanti all’episcopio di Davenport. Che lezione! Perché non ne mettiamo una nella piazza San Pietro? Tutto il mondo applaudirà quel papa che avrà questo santo coraggio.

“Sepolcri imbiancati, razza di vipere”, il Cristo non lo urla agli atei, alle prostitute, alle copie di fatto, ai divorziati, ma ai sacerdoti del suo tempo. Chi mai, oggi, osa gridarlo ai nuovi “padroni del tempio”? Siamo stufi di chiacchiere, specie se sanno d’incenso. La quaresima non può essere ridotta a uno sterile esercizio di belle devozioni, perché è il luogo di opere di giustizia, cioè di riparazione delle ingiustizie anche nei nostri confronti. Quindi:

1- Né esecutori materiale né mandanti né complici, nessuno resti impunito. Non si tratta di “errori”, ma di “crimini”. Se alcuni Vescovi sono colpevoli, per quale privilegio non devono pagare?
2- La tolleranza zero comincia dall’alto. Non si può premiare i complici per aver nascosto e smistato “le mele marce”, amplificando il disastro. Il card. Bernard Law, promosso arciprete della basilica di S. Maria Maggiore, pontifica (si dice che i comunicandi, quando si trovano davanti a lui si spostano nell’altra fila) e gode del privilegio dell’immunità. Per noi, ogni notte, il privilegio dell’incubo che qualcuno si infili nel nostro letto. I prelati colpevoli di omissione in atti d’ufficio siano giudicati, scontino la pena, facciano penitenza per il resto della loro vita.
3- Opera di giustizia è consegnare i latitanti alla polizia e rimpatriare i fuggitivi dai paesi d’origine alla vigilia del processo (almeno 200 dagli USA). Chi li nasconde sottocoperta nella “barca di Pietro”? Secondo il codice penale è reato di complicità.
4- Perché non hai il coraggio di dire al papa, che il card. Ratzinger ha sbagliato quando dettava ai vescovi le “istruzioni per l’uso” della pedofilia clericale? Può un papa starsene assiso sul trono di Pietro, cioè sul mucchio dei bambini macellati e farsi chiamare “padre di tutti”? Non sarebbe meglio buttare via le insegne pagane, vestirsi di sacco, coprirsi la testa di cenere, convocare dodici vittime e lavargli i piedi, urbi et orbi?
5- La Conferenza Episcopale Americana solo nel 2006 emana le “Norme essenziali” per gestire “la cosa”. Se oggi si riconosce che i delinquenti vanno consegnati alla polizia, vuol dire che ieri, coprendoli, si è sbagliato. Quale penitenza ci si propone di fare?
6- Chiudete tutti i seminari, per carità!, é contro natura crescere un ragazzo senza la mamma e la famiglia, che voi tanto predicate a parole. Se è così essenziale, non è una violenza educare in un ambiente di soli maschi? Se i trasgressori avessero avuto una formazione “normale”, avreste la consolazione di dire: “Non è colpa nostra se, ecc.”. Invece vi confortate con giustificazioni speciose, distinguendo tra pedofilia ed efebofilia o allegando: “Dopotutto la pedofilia si consuma soprattutto tra le mura domestiche…”. Ma chi commette di questi crimini non ha fatto professione di castità, non ha dichiarato al mondo di “agire in persona Christi”. Di grazia, il prete è “configurato a Cristo” anche quando consuma il suo delitto? Nessuna tolleranza zero toglierà di mezzo “le mele marce”, perché il marcio prima di stare nei frutti bacati, negli effetti, sta ma nella causa, l’apartheid del seminario. Il direttore spirituale non sostituisce la mamma; le pratiche di pietà non suppliscono le emozioni né controllano le pulsioni; ascetismo e misticismo non sostituiscono quella “dolce metà”, che completa “l’altra metà”. Ricordi s. Tommaso? “Gratia naturam non destruit”. Perfino l’ONU condanna ogni forma di reclutamento e di segregazione dei minori dalla famiglia (cf Convention on the Rights of the Child, U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989). I primi cristiani ci hanno lasciato in eredità un’esperienza insuperabile: i presbiteri erano coltivati nel popolo, dal popolo. Solo persone mature, anziane, di provata esperienza possono presiedere la comunità.
7- La causa ultima della pedofilia (agli esperti pronunciarsi su possibili fattori genetici e socio-culturali) non sta anche in una visione distorta del piacere sessuale? Nelle facoltà teologiche sarebbe doveroso approfondire dei testi come quello di C. Jacobelli, Risus pascalis, Il fondamento teologico del piacere sessuale. Fino a quando non avremo una cultura positiva della corporeità; fino a quando non impareremo dai laici, che la gestione del regno del corpo umano appartiene al loro sacerdozio, non potremo mai cambiare rotta. A loro, non a voi, spetta di dettar legge sulla famiglia.
8- Prima di cercare la pagliuzza nell’occhio del fratello (gay, divorziato, ecc.), togliamo la trave dal nostro. Come riparate il male che voi avete occasionato, se non provocato? E la condizione di tutto è la trasparenza. Perfino i senza Dio hanno fatto la loro glasnost! Perché nascondete i numeri (=la realtà) dei preti e delle suore costretti/e a lasciare, occultate i loro figli, le suore abusate, le donne tradite, le novizie importate dal sud del mondo? Riparare vuol dire restituire agli umiliati e offesi la dignità di persone e non costringerli all’anonimato, a farsi “invisibili” per non dare scandalo. Il loro annientamento è il vero scandalo. Il figlio del prete ha diritto di avere un padre; il figlio della suora non sia abortito; il prete che si innamora si sposi. Non è un delitto. Legiferate che non potete fare quello che volete delle offerte, dell’8 per mille, degli immobili e dei capitali, perché “i figli” devono mangiare prima dei “padri/madri”.

Anche noi piangiamo sulla Chiesa. Papa Ratzinger non fa altro che “parlare” di amore, ma lascia in ombra il suo presupposto: la giustizia, che è il suo piedestallo. In campo civile, trattandosi di delitti, bisogna applicare la giustizia. Se rompo la gamba a uno non posso aggiustargliela con una preghierina, con la carità, ma per giustizia devo risarcire i danni. Non si può obliterare la giustizia in nome dell’amore. Sarebbe come dire: noi cristiani, siamo passati al piano superiore, quello inferiore della giustizia non ci riguarda. Senza giustizia non c’è neanche l’uomo come fai a fare il cristiano? La giustizia umana è imperfetta, certo, ma guai se non ci fosse almeno quella nel serraglio della storia. Gesù propone la “sua” legge, la carità, il perdono, nell’intimo della coscienza, non in piazza, cioè nella gestione della convivenza civile. Al giudizio l’esame è in umanità, non in cristianità. Ci verrà chiesto come abbiamo trattato l’uomo nei suoi bisogni primari. Se trovi uno senza scarpe e tu ne hai due paia; per giustizia uno spetta a te, l’altro a lui. Se arrivano due senza scarpe, per amore le dai a loro e tu resti senza. Se non c’è cultura, si capovolgono le cose, come ha fatto l’arcivescovo di Agrigento, contro-denunciando la vittima di don Puleo. E’ il replay della famosa favola del lupo, che beve a monte, e dice all’agnello: “Perché mi sporchi l’acqua?”. Ma mons. Ferraro è ancora là, nel suo regno, a pontificare.
Don Zeno, un vero profeta, diceva: una civiltà si giudica da come tratta la sessualità. Aveva immerso mani e cuore nelle vittime di tante aberrazioni. Noi cristiani, diceva, non chiamiamo il figlio della ragazza madre: "figlio del peccato" come se l'avesse generato il diavolo? Agli orfani abbiamo dato l'istituto non la paternità/maternità, perché non abbiamo messo a frutto la fede, che fa fare le cose impossibili all’uomo (superare i vincoli del sangue). Scriveva al papa di essere un "segugio di Dio. Io conosco il tanfo di satana. E in Vaticano ce n'è parecchio...". Perché la vostra dottrina e la vostra prassi sono funzionali ad un sistema di ingiustizia.

Come possiamo pretendere, da chi non ha vissuto il Calvario nella propria carne, che provi quello che proviamo noi? Tra noi e te c’è il guado delle nostre lacrime e del nostro sangue. E’ questo il battesimo di cui tutti abbiamo bisogno. Visto che sei prossimo alla pensione, perché non vai a stare con gli ultimi per vedere quali quaresimali ti suggerisce la nostra vita di croce? Coraggio, alcuni sono andati a passare la vecchiaia nelle baraccopoli. Noi, con tutte le vittime dell’ingiustizia, ti faremo vedere che il nostro corpo è un ostensorio esposto 24 ore su 24 con le stesse stigmate di Cristo. Ti aspettiamo a cuore e braccia aperti.
p. fausto marinetti